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Vaccino per il virus H1N1, Novartis-Governo Ecco il contratto segreto

Saturday, January 16th, 2010
Fino ad oggi non si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate, sui tempi di consegna, sui prezzi. Ma l’accordo tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1 non è più un segreto

Novartis è obbligata a produrre le dosi di vaccino e a rispettare l’accordo con il ministero della Salute. Ma solo fino a quando ciò sia ritenuto “ragionevole”. E ancora, se il siero vaccinale è dannoso per la salute “il Ministero è tenuto a tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole, se il vaccino fa male a chi lo assume paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione. Infine, se il prodotto non viene consegnato per mancato ottenimento dell’autorizzazione all’immissione al commercio e di prove cliniche positive, è ancora il Ministero a pagare. Il forfait è di 24 milioni di euro netti.

Il contratto tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1 non è più un segreto. Lo pubblica il sito del mensile Altreconomia, proprio adesso che Ferruccio Fazio, ministro della Salute, in un’interrogazione ha annunciato che ha annullato metà delle dosi che avrebbe dovuto ricevere dalla Sanofi, cioè 24 milioni.

Fino ad oggi non si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate dalla Novartis, sui tempi di consegna, sui prezzi. L’unica cosa nota dell’accordo con la multinazionale era che la Corte dei conti aveva ‘bacchettato’ il governo perché colpevole di aver accettato clausole troppo favorevoli all’azienda. Fra queste l’assenza di penali, l’acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite.

Il contratto è stato firmato il 21 agosto 2009 tra il direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e l’amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Nel testo si regolamenta l’acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa. Di queste sono state prodotte e consegante dieci milioni di dosi. Mentre quelle usate sono quasi 900 mila. Il contratto si può leggere e scaricare, sebbene ci sia la presenza di omissis.

Nell’articolo 1 si stabilisce che Novartis è obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia ‘ragionevole’. Dove per ‘sforzi commercialmente ragionevoli’ si intende che l’azienda si impegna ad adempiere all’incarico ma che laddove intervengano ‘fattori esulanti dal pieno controllo della Novartis’ l’accordo decade, e lo Stato paga lo stesso (art.3.1).
Tra questi: “La disponibilità di uova e di altri materiali e il successo delle sperimentazioni cliniche necessarie a convalidare le caratteristiche di sicurezza e immunogenicità del prodotto”.

La confezione? Decide l’azienda. Ancora, il ministero non è autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa. Alterare, oscurare, rimuovere o manomettere il marchio commerciale.

La consegna e la spedizione.
La multinazionale – si legge nell’articolo 3 – si impegna a consegnare entro una data concordata il vaccino, ma qualora non sia in grado di consegnare il prodotto basta una comunicazione al Ministero sette giorni prima della scadenza, per ottenere un rinvio concordato tra le parti. E se il ministero si dovesse trovare impossibilitato a ritirare il prodotto Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni.

Articolo 4: garanzie e indennizzi.
E se dall’assunzione del vaccino deriva un danno alla salute? L’azienda non è responsabile. Si legge nell’articolo 4.6: “Il Ministero è tenuto a indennizzare, manlevare e tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole se il vaccino è dannoso paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione.

Prezzo.
Il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro. Totale: 168 milioni di euro più iva. Il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall’emissione della fattura, su un conto corrente del Monte dei Paschi di Siena (articolo 5).

Cause di forza maggiore.
Ministero e azienda non sono responsabili l’uno nei confronti dell’altra se intervengono cause di forza maggiore. Quelle che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come “epidemie e pandemie”, “atti di qualsiasi autorità pubblica”, “atti di enti sopranazionali”, come per esempio l’Oms (art. 8.3).

Durata e risoluzione (9.3).
Nel caso in cui il vaccino non possa essere consegnato per mancato ottenimento dell’autorizzazione all’immissione al commercio e di prove cliniche positive, il ministero paga Novartis con un forfait: 24 milioni di euro netti. E per chiudere, nell’articolo dieci, le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate..

Cina, aglio come vaccino contro l’influenza: schizzano i prezzi

Saturday, November 28th, 2009
 
   
Il costo è aumentato di 15 volte: secondo la medicina tradizionale
il bulbo ha capacità curative
ROMA
In Cina sta montando una bolla speculativa anche sui prezzi dell’aglio, che secondo la medicina tradizionale del Dragone ha capacità preventive contro l’influenza. Lo riporta il Financial Times, spiegando che l’impennata dei prezzi dell’aglio deriva dall’effetto combinato della sua rinnovata popolarità come “profilassi” anti pandemia da nuova influenza, e le basse forniture legate alle precedenti ricadute della crisi economica. Ma potrebbe esserci anche lo zampino della mafia cinese, scrive il quotidiano.

Nei mesi scorsi i contadini della Cina - primo produttore mondiale di aglio - avevano ridotto la semina a causa del calo dei prezzi innescato dalla recessione mondiale. Ma adesso la domanda è balzata in avanti - in Cina le stesse scuole hanno aumentato gli acquisti di aglio per utilizzarlo come profilassi anti influenzale per i bambini - e i prezzi sono volati alle stelle.

Da marzo a oggi nelle grandi città come Pechino i prezzi del bulbo odoroso sono aumentati di 15 volte. Secondo alcuni analisti finanziari citati dal quotidiano, dietro questo boom dei prezzi ci sono anche manipolazioni di mercato da parte di speculatori, che in un contesto di grande liquidità hanno puntato anche su questo segmento. Secondo la stampa cinese a Jinxiang, nella provincia del Shandong, il cuore della produzione di aglio cinese, i bancomat sono sempre vuoti, mentre impazza la febbre degli affari.

«Ti servono un magazzino, un mucchio di contanti e qualche camion» spiega Jerry Lou, strategist di Morgan Stanley per la Cina. «il gioco consiste nel bloccare quanta più produzione possibile e poi fare offerte molto alte per far salire i prezzi. Spostando l’aglio da un magazzino all’altro fai milioni». I grandi grossisti di aglio, scrive il Financial Times, raccontano che le gang, che hanno fatto fortuna nell’immobiliare e in borsa, hanno preso di mira il mercato dell’aglio. La Cina produce i tre quarti dell’aglio mondiale. Gli altri due grandi esportatori sono Argentina a Spagna.

Influenza A, Fazio: “Il virus cambierà assolutamente importante vaccinarsi”

Friday, November 20th, 2009

 ”Ribadisco l’assoluta importanza di vaccinarsi contro il virus H1N1 dell’influenza A. Ricordo infatti che si tratta di una pandemia contro la quale bisogna immunizzare il maggior numero di persone, soprattutto i bambini”. Lo ha detto il vice ministro alla Salute, Ferruccio Fazio, in visita all’ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù.
Secondo Fazio, il pericolo maggiore risiede nella possibile mutazione del virus: “Nel 1918 - ha detto il viceministro - la Spagnola uccise nel secondo anno e nel ‘68 accadde la stessa cosa perché questi virus possono mutare. Per questo motivo andiamo avanti con la campagna di vaccinazione che interesserà anche i bambini sani”.

Contagi a quota 2,3 milioni Fazio ha fornito anche le cifre del ministero sui contagi, che sarebberso stati 750mila solo nell’ultima settimana: “Siamo vicini al picco, con circa 2 milioni e 300 mila casi di infettati, ma l’influenza A H1N1 ha un tasso di mortalità 40 volte inferiore a quella stagionale”. Secondo il ministero, i decessi in qualche modo collegati al virus sono stati finora 66, mentre i casi gravi in corso sono 227. Le Marche sono la regione con la maggiore incidenza del contagio (2,9%), seguite da Emilia Romagna (1,8%), Lazio (1,7), Abruzzo e Campania (1,6). L’influenza ha colpito soprattutto bambini e adolescenti da zero a 14 anni.

Vaccinazione per tutti gli under 27 In polemica con chi dubita dell’efficacia del vaccino, il viceministro ha stigmatizzato le accuse del ministro polacco: aveva parlato di vaccini truffa, definendola una presa di posizione legata a ragioni politiche; ma anche chi in generale mette in dubbio l’efficacia del vaccino: “Bisogna smetterla con le false informazioni, soprattutto da parte di quei singoli pediatri che fanno solo allarmismo. Tutte le associazioni pediatriche nazionali, infatti, concordano sulla utilità del vaccino”.

Per Fazio, infatti, “bisogna fare in modo che il virus H1N1 non si trasformi, incontrando quello dell’aviaria, in un virus ancora più pericoloso. Per questo bisogna immunizzare anche i bambini”. In proposito, il 26 novembre si riunirà l’unità di crisi del ministero per decidere l’avvio della nuova campagna di vaccinazione tra soggetti sani dai zero ai 27 anni.

Contagi in caso di decesso Anche oggi ci sono stati diversi casi di persone decedute che sono risultate anche contagiate dal virus H1N1: due in Sicilia, uno a Vittoria e l’altro a Ragusa; tre a Napoli, uno a Foggia e uno a Trento. In tutti i casi si trattava di pazienti già sofferenti per altre gravi patologie.

L’influenza A e il business delle uova

Wednesday, November 18th, 2009

Dietro l’influenza A non c’è solo il business dei vaccini e dei farmaci, ma anche quello delle galline e delle uova. Sì, perché il virus che serve per fabbricare il vaccino cresce sulle uova di pollo. Non semplici uova da supermercato, ma uova «embrionate», cioè fecondate e già sulla strada per dare origine a un pulcino. Per ottenere una dose di vaccino ci vuole un uovo: 24 milioni di dosi per la prima tranche di vaccinazione degli italiani, 24 milioni di uova. I conti li ha fatti un gruppo di giornalisti che ha firmato con il nome «Progetto Wachdog» il libro «Nuova influenza, quello che non ci dicono», in uscita per Terre di Mezzo Editore. Proprio come «cani da guardia» gli autori hanno analizzato che cosa sta dietro il vaccino antinfluenzale, hanno fatto i conti in tasca alle industrie, hanno analizzato le prove dell’efficacia e i rischi della vaccinazione e degli antivirali, hanno monitorato le cronache di giornali e Tv che hanno parlato di pandemia in questi ultimi mesi, hanno registrato gli allarmi delle autorità sanitarie. E hanno scoperto l’affare delle uova.

NON UOVA QUALSIASI - A Rosia, vicino a Siena, dove si trova lo stabilimento della multinazionale svizzera Novartis che produce il vaccino, arrivano, da quest’estate, 150 mila uova al giorno. Un uovo da vaccino vale più del doppio di quello che finisce sulle nostre tavole: almeno venti centesimi. Proprio perché deve essere fecondato, non bastano le galline: ci vuole anche il gallo. Per questo il procedimento è più complesso. Un tempo le galline predilette dall’industria farmaceutica, si legge nel libro, erano le livornesi: piumaggio bianco e uova bianche, perché così è più facile vedere attraverso il guscio se si è formato l’embrione. Adesso però si usano anche quelle dal guscio rosso dal momento che le macchine più moderne riescono lo stesso a vedere all’interno. A fornire le uova alla Novartis è un allevamento di Faenza della famiglia Morini che fa quattro consegne alla settimana. Una volta arrivate a destinazione, le uova vengono inoculate con il virus fra il nono e l’undicesimo giorno di vita, poi vengono incubate per tre giorni e infine vengono aperte: si estrae il liquido e i virus vengono isolati, purificati e frammentati per ottenere quelle proteine che servono per fabbricare il vaccino. Ecco perché chi è allergico alle proteine dell’uovo va vaccinato in ambienti protetti che possano cioè far fronte a eventuali, anche se rare, reazioni avverse. Il Morini Group è nel business delle uova da vaccino dal 1996 e fin dal 2005 aveva messo a punto con le industrie e con il governo un piano pandemico. Ma anche per quanto riguarda il contratto per le uova, come per quello dei vaccini, l’entità rimane sconosciuta. Si può invece immaginare che quest’anno gli allevatori delle uova da vaccino prolungheranno la stagione di produzione. E c’è anche chi è certo che si troveranno meno uova e polli sul mercato e che i loro prezzi saliranno.

Adriana Bazzi

Influenza A:
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Fonte: Corriere della Sera

influenza A: I pediatri: affrettare le vaccinazioni

Monday, November 2nd, 2009

E’ già psicosi, come si temeva, per l’influenza A che continua a causare casi gravi e ricoveri. I pediatri della società italiana di pediatria hanno registrato nell’ultima settimana un aumento del ricorso al pronto soccorso dell’80% per i bambini. Corse, per fortuna, quasi sempre inutili. Il timore rischia inevitabilmente di crescere dopo la morte della bambina a Napoli, dodicesima vittima in Italia, prima fra i bambini nel nostro paese. E ora i pediatri invitano ad immunizzare subito i piccoli, rinvigorendo così le preoccupazioni sui ritardi in alcune regioni del vaccino. Ma, ha spiegato il ministero del Welfare, alla data del 30 ottobre scorso, tutte le Regioni sono state in grado di iniziare l’offerta vaccinale. Una terza quota di vaccino sarà distribuita nei prossimi giorni e complessivamente, con queste prime tre consegne, alle Regioni sono distribuite più di 2 milioni di dosi di vaccino, ripartite proporzionalmente alla popolazione residente di ciascuna.

Ma dalle regioni le notizie sono meno rassicuranti, almeno per quello che riguarda la tempistica. A parte l’Emilia Romagna che ha cominciato per prima, solo la Lombardia ha annunciato la vaccinazione da domani della popolazione a rischio, quella inserita nell’elenco del ministero. In attesa di vaccinare i propri figli, Gianni Bona, vice presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), “se si sono verificati molti casi di influenza a scuola si può anche evitare di mandare i propri figli negli istituti”. Secondo il pediatra, ‘e’ importante che tutte le regioni avviino il prima possibile le vaccinazioni per i bambini con più di sei mesi a cominciare da quelli che hanno patologie a rischio”.

COSA FARE. Nel caso in cui una madre sospetti che il figlio abbia contratto l’influenza A, invece, “meglio consultare il pediatra - ha sottolineato Bona - piuttosto che andare al pronto soccorso rischiando di fare lunghe e inutili code per farsi prescrivere un antifebbrile”. Gli antivirali, invece, “devono essere prescritti e somministrati solo in determinati casi”. I sintomi più frequenti sono sempre febbre alta, dolori diffusi, mal di testa, nausea e, nel caso di bambini più piccoli, diarrea. “Normalmente - ha dichiarato Bona - la febbre si manifesta per 3-5 giorni durante i quali basta somministrare antifebbrili. Per evitare ulteriori contagi è importante - ha concluso - tenere i bambini a casa per sette giorni dal momento in cui si manifestano i primi sintomi”.

I CASI. Non migliorano le condizioni della bambina bolzanina di 11 anni affetta da influenza A e ricoverata da più di una settimana nel reparto di rianimazione della Clinica universitaria di Innsbruck (Austria). Una bambina di 12 anni, ricoverata a Portogruaro e trasferita “a titolo precauzionale” a Padova. La ragazzina, affetta sin dalla nascita da una malattia rara - spiegano i sanitari - era stata accolta giovedì scorso nel reparto di pediatria dell’ospedale di Portogruaro. Un donna in gravidanza, un uomo adulto e un ragazzo sono stati ricoverati per precauzione nell’ospedale Umberto I a Roma. Nello stesso ospedale rimangono stabili le condizioni dei tre bambini ricoverati in terapia intensiva, sempre per l’influenza, ma già affetti da patologie croniche invalidanti. Le condizioni di altri due bambini postivi al test del virus H1N1, ricoverati in osservazione breve all’interno del nosocomio romano, sono in netto miglioramento. Permangono critiche le condizioni di un anziano di 79 anni e di una donna di 35 anni, alla quale è stato anche praticato un parto cesareo, colpiti da influenza A in Liguria e ricoverati nel reparto di terapia intensiva dell’ Ospedale San Mertino di Genova. Per entrambi, sedati e ventilati, le prossime ore sono ritenute decisive Altri due casi di influenza A “potenzialmente gravi” sono stati segnalati oggi in Puglia dopo i primi due “gravi” riscontrati ieri che sono una donna di 52 anni, ora in “lieve miglioramento” e una puerpera trentunenne che ha partorito due giorni fa con taglio cesareo alla 31/ma settimana di gravidanza

BIMBA MORTA A NAPOLI, ANTICIPATA AUTOPSIA - I genitori di Emiliana, la bambina morta a Napoli, fanno sapere che “la figlia era sana a quanto loro sapessero”. Se la piccola avesse patologie congenite non note lo si saprà solo al termine dell’autopsia. La ragazzina di Pompei e’ la dodicesima vittima dell’influenza A in Italia. Dal mese di settembre è la sesta morte a Napoli, la prima fra i bambini nel nostro Paese. Inizialmente in programma per domani, l’autopsia sul corpo di Emiliana è stata anticipata ad oggi. La decisione forse anche per cercare di tranquillizzare la comunità che dopo il decesso della bimba si é quanto mai allarmata. Per ora nessuna indiscrezione sui possibili risultati dell’esame autoptico in corso all’Istituto di medicina legale del II Policlinico di Napoli

Fonte: Ansa.it

Sintomi, vaccinazioni, pronto soccorso Il vademecum dei pediatri sull’influenza A

Saturday, October 3rd, 2009

Come riconoscere l’influenza A/H1N1 in un bimbo, come gestire la malattia, qual è la migliore terapia, quando è necessaria la vaccinazione. A queste domande, e a molte altre, provano a rispondere gli specialisti della Società italiana di pediatria e di alcune associazioni scientifiche collegate come gli infettivologi e gli esperti in Urgenza pediatrica. Il documento, una sorta di vademecum con le lineee guida su come comportarsi, è stato presentato nei giorni scorsi al Ministero alla Salute e ai diversi assessorati regionali.

IL DOCUMENTO DEI PEDIATRI

Il documento si apre con la premessa che saranno i bambini i più esposti al rischio di contrarre l’influenza. “Un massiccio afflusso di minori al pronto soccorso in seguito ad una pandemia - spiega il professor Angelo Tovo, presidente degli infettivologi pediatrici - è prevedibile tenendo conto che durante la stagione invernale un bambino di 2-3 anni di solito manifesta sei episodi con sintomi del tutto sovrapponibili alla diagnosi di influenza A”.

In questo scenario, il presidente dei pediatri italiani Pasquale Di Pietro ricorda la funzione di filtro che potranno fare gli specialisti, mettendo in guardia i genitori dal correre subito in ospedale: “In una fase epidemica, il Pronto soccorso di un ospedale pediatrico costituisce il luogo di maggiore potenziale pericolo per il contagio”. Un altro consiglio che arriva dai pediatri è quello di non avere fretta. “I virus influenzali - continua Tovo - tendono a replicarsi più a lungo nel bambino e non ci sono dati certi sulla durata dell’eliminazione del nuovo A/H1N1. Un minore che ha avuto l’influenza non dovrebbe tornare all’asilo o a scuola prima che siano trascorsi sette giorni dall’inizio dei sintomi”.

Nel documento della Società si analizza la terapia antivirale: il nuovo virus risulta sensibile agli inibitori della neuroaminidasi. I due farmaci individuati, l’Oseltamivir (Tamiflu) e lo Zanamivir (Relenza), risultano efficaci il primo per i bambini da un anno in su, il secondo per quelli sopra i sei anni. I pediatri ricordano che la terapia va somministrata entro 48 ore dalla comparsa dai sintomi per garantirne l’efficacia. La durata della terapia, secondo quanto accertato dagli ultimi studi internazionali, deve essere di almeno 5 giorni anche se alcuni specialisti consigliano di sospendere il trattamento 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi. Nei casi gravi appare ragionevole, sempre secondo quanto accertato dagli studi, continuare la somministrazione del farmaco fino al miglioramento del quadro clinico. L’eliminazione del virus sembra certa a quattro giorni dall’inizio della terapia ma non ci sono ancora dati certi. Il documento presenta anche una serie di tabelle con le dosi consigliate per fasce di età.


Per quanto riguarda le vaccinazioni, i pediatri confermano che la priorità va data ai bambini con età compresa tra i 6 mesi e i 4 anni inclusi, ai minori nella fascia tra i 5 e i 18 anni, a tutti i soggetti sotto i 18 anni a rischio e alle persone che hanno contatti streti (caregivers) con neonati sotto i sei mesi. Un ultimo consiglio riguarda i dubbi sulla doppia vaccinazione. Sempre secondo il professor Pier Angelo Tovo, “le due vaccinazioni, cioè quella per l’influenza A e quella stagionale, sono indipendenti e vanno fatte entrambe. Unica avvertenza praticarle non sullo stesso braccio”.

Fonte: La Repubblica

Malaria, passo decisivo nel 2012 sarà pronto il vaccino

Wednesday, September 9th, 2009

Un vaccino contro la malaria che evita l’infezione nel 64% dei casi è un grande successo sociale, economico e scientifico. Significa ogni anno circa 300 milioni di malati in meno e un milione di morti in meno (perlopiù bambini) e un bel freno all’espansione della malattia dalle zone tropicali ad Europa e Stati Uniti. Un successo scientifico a cui si lavora da 30 anni. La sfida: riuscire a far produrre al sistema immunitario anticorpi che colpiscano il microrganismo in un punto vitale ed in tale quantità da distruggerlo in pochi minuti. È il breve tempo in cui il Plasmodio della malaria viaggia nel sangue, dal punto di inoculazione della zanzara sino alle cellule del fegato dove si moltiplica, al riparo dagli anticorpi. E poi nelle successive migrazioni, sempre di pochi minuti, dalle cellule del fegato ai globuli rossi, dove è di nuovo intoccabile.

Ci è riuscito Joe Cohen, 65 anni, ex ricercatore della New York University, ora capo della ricerca sui vaccini che sfidano malattie infettive imprendibili come malaria, tubercolosi e Aids, della Glaxo Smith Kline, azienda incaricata della “mission impossible” dalle forze armate statunitensi 30 anni fa. Erano gli anni del grande impegno militare nelle zone tropicali e la malaria era a volte più pericolosa della guerriglia.

“Abbiamo lavorato con il Walter Reed Army Institute of Research (WRAIR) americano sul vaccino antimalarico sin dai primi anni ‘80, investendoci 300 milioni di dollari. - spiega Cohen - Poco dopo l’inizio della collaborazione fu scoperto il gene del “nemico” strategico per la sua aggressione all’uomo. Produce la proteina della superficie del parassita della malaria che gli permette di trovare riparo nelle cellule del fegato. Poi riuscimmo a fondere questa proteina con quella del nostro vaccino contro l’Epatite B. La risultante particella RTS, S stimolava la produzione di anticorpi. Aggiungemmo dei “potenziatori” della reazione di difesa, o adiuvanti, sviluppati da noi, e la reazione immunitaria crebbe ulteriormente”. Eppure realizzare un vaccino contro la malaria è compito molto difficile. Il parassita che la causa, svolge il suo ciclo vitale in parte fuori dell’uomo, nell’insetto vettore, e poi dentro le cellule del malato, dove non è colpito dagli anticorpi.


Ma la particella RTS, S ha dimostrato di riuscire a stimolare una produzione di anticorpi più che sufficiente a dare la protezione. Non è l’unico vaccino allo studio. “Vi sono circa altri 70 vaccini antimalarici in preparazione, ma il nostro - precisa Cohen - è 15 anni avanti a tutti”. Ottimi i risultati della sperimentazione umana? “Iniziò su adulti sani negli Usa e Belgio. Dal 1998 in Africa su soggetti a rischio malaria, prima adulti e poi bambini per avere un vaccino somministrabile nell’infanzia dove la malaria fa 900.000 morti l’anno. Il vaccino ha dimostrato di ridurre del 64% il rischio di contagio, abbattendo drasticamente la mortalità. Per questo è iniziata a maggio 2009 la sperimentazione finale che porterà alla registrazione entro 3 anni, in accordo con l’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

Fonte: La Repubblica

Influenza A: saranno vaccinati 15,4 milioni di italiani tra i 2 e i 27 anni

Friday, July 24th, 2009

«Si sta considerando di vaccinare contro la nuova influenza anche la fascia di popolazione pari a 15,4 milioni di soggetti tra i 2 e i 27 anni, da gennaio 2010». Lo ha affermato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Secondo il piano già annunciato dal governo, una prima fase delle vaccinazioni interesserà, entro la fine del 2009, le categorie maggiormente a rischio ed i lavoratori dei settori sensibili, pari a 8,6 milioni di cittadini.

VACCINO - «Verranno acquisite 48 milioni di dosi di vaccino pandemico dalla fine di novembre a gennaio 2010», ha aggunto Sacconi, «secondo la programmazione di produzione delle ditte farmaceutiche con le quali l’Italia ha stipulato contratti di prelazione dal 2005». «In Italia le misure adottate hanno consentito di limitare a 320 i casi confermati di nuova influenza, di cui solo quattro non legati a viaggi», ha chiarito Sacconi rispondendo alla Camera a un’interrogazione di esponenti del Pd. È previsto anche in Italia «un aumento dei casi di influenza A», ma questo «non desta particolare preoccupazione», ha aggiunto il ministro

EUROPA - In Europa in 30 Paesi finora sono stati diagnosticati 17.189 casi di influenza A/H1N1 con 29 decessi nel Regno Unito e quattro in Spagna. I casi diagnosticati extra-Europa sono stati 149.364 con 810 decessi. «L’aspetto positivo», ha detto la commissaria Ue alla Sanità Andorula Vassiliou, «è che il tasso di mortalità resta relativamente debole, ma nessuno sa come il virus evolverà. Ci aspettiamo che i casi di nuova influenza aumenteranno nel periodo estivo in conseguenza dei flussi turistici e temiamo che, in autunno, la pandemia possa legarsi alla normale influenza facendo aumentare la mortalità».

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