Posts Tagged ‘UE’

Ue: nuove regole per l’efficienza energetica

Tuesday, December 23rd, 2008

La Commissione Ue ha presentato tre proposte per migliorare l’efficienza energetica promuovendo la certificazione energetica ed aumentando il numero di prodotti sottoposti ad un particolare “label energetico”

Sono diverse proposte: una in merito all’etichettatura e all’informazione sui prodotti che consumano energia, una sul rendimento energetico nel settore dell’edilizia e un’altra ancora sull’etichettatura dei pneumatici in merito al consumo di carburante e altri parametri. Queste nuove normative sono una parte del pacchetto “Second Strategic Energy Review”, quelle misure per la sicurezza, la solidarietà e l’efficienza energetica reso noto dalla Commissione a metà novembre. In questo pacchetto sono compresi un Libro verde sulle reti energetiche, un inedito sistema in materia di sicurezza e solidarietà energetica – con una priorità alle infrastrutture e alle risorse energetiche interne .
Tutto per puntare al risparmio energetico in alcuni ambiti significativi, come gli edifici, conferendo maggior importanza alla certificazione delle prestazioni energetiche dei vari prodotti, per una revisione delle certificazioni delle prestazioni energetiche.
La Commissione Ue vuole poi mettere in pratica la Direttiva sull’eco-progettazione, per la dotazione, di requisiti minimi per tutta una serie di dispositivi di uso quotidiano.
Per migliorare l’efficienza dell’approvvigionamento energetico, la Commissione ha adottato una Direttiva sulla cogenerazione per favorire la diffusione di impianti ad alto rendimento energetico per la produzione di elettricità.
Nel 2009 la Commissione presenterà anche un Pacchetto di Tasse Verdi a complemento del Pacchetto energia-clima, secondo il quale si attuerà una revisione della Direttiva sulle Tasse Energetiche in modo che sia compatibile con gli obiettivi in materia di energia e clima. Inoltre l’Iva e altri strumenti fiscali potrebbero essere potenziati per incentivare l’efficienza energetica. Le proposte specifiche, dovrebbero arrivare non prima di marzo 2010.

Fonte: La Repubblica

Barroso: «Limiti CO2 intoccabili»

Wednesday, December 10th, 2008

Link 11 dicembre: in piazza per il clima

Gli obiettivi del pacchetto clima dell’Unione europea, il cosiddetto 20-20-20, “non sono negoziabili”. Lo ha indicato il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durao Barroso, il quale ha spiegato che è comunque necessario garantire “un’equa distribuzione” dei costi del pacchetto con una “flessibilità” a fronte di “preoccupazioni giustificate”.

Il presidente della Commissione annuncia che fra due giorni lancerà  un “messaggio molto chiaro” al vertice Ue: non sarebbe giusto per l’Unione europea “annacquare” le ambizioni del suo pacchetto sul clima, ora che gli Stati Uniti, con il presidente eletto Barack Obama, si stanno avvicinando alle posizioni Ue.

Nel frattempo dal Bruxelles giunge la notizia che è stata raggiunta un’intesa sulle energie rinnovabili fra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo al termine dell’ennesima nottata di negoziato. L’intesa, a quanto si apprende, tiene conto della richiesta italiana di una clausola di revisione nel 2014.

L’intesa, secondo quanto si apprende, non riguarda direttamente gli obiettivi sia a livello Ue sia a livello nazionale. Il pacchetto clima prevede che a livello europeo si arrivi al 20% di energie rinnovabili nel mix energetico per il 2020. La clausola di revisione nel 2014 riguarda sostanzialmente i meccanismi di cooperazione fra Stati con riferimento ai progetti comuni e alla possibilità di trasferire quote di rinnovabili da un paese all’altro.
 
Il negoziato notturno, che proseguito stamattina a livello tecnico, ha anche inserito una norma che consente di conteggiare, anche solo in parte, l’energia prodotta da fonti rinnovabili, ma non ancora consumata per la mancanza di connessione, di progetti in paesi terzi, in particolare quelli della sponda sud del Mediterraneo.

 Fonte: La nuova ecologia

UE: RIFORMA AGRICOLA, RAGGIUNTO ACCORDO QUOTE LATTE ITALIA +600 MILA TONNELLATE

Friday, November 21st, 2008

BRUXELLES - Il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue - per l’Italia il ministro Luca Zaia - ha raggiunto dopo 18 ore ininterrotte di negoziati un accordo sulla revisione della politica agricola comune, che garantisce all’Italia un forte aumento della quota di produzione nazionale di latte, che dovrebbe permettere di regolamentare il settore e mettere fine alle sanzioni europee sui surplus di produzione italiani.

+600 MILA TONN. PER QUOTE LATTE ITALIA - La quota di produzione italiana di latte potrà aumentare di 600 mila tonnellate a partire dal primo aprile 2009, con l’inizio della nuova campagna lattiera. E’ il risultato dell’accordo - secondo quanto appreso dall’ANSA - sulla revisione della politica agricola comune (Pac) che la delegazione guidata dal ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia ha negoziato ininterrottamente da ieri a Bruxelles.

ZAIA, VITTORIA SU TUTTO TRANNE TABACCO - “E’ una vittoria straordinaria, tutte le proposte italiane, tranne il tabacco, sono state accolte. L’apporto della Commissione europea, ed in particolare della commissaria all’Agricoltura Mariann Fischer Boel, e del presidente del Consiglio Ue, il ministro francese Michel Barnier, è stato straordinario”.

 Questa la prima reazione a caldo del ministro per le Politiche agricole e alimentari Luca Zaia, al termine della maratona ministeriale sulla revisione della Politica agricola comune (Pac) che permetterà all’Italia di incrementare, di 600 mila tonnellate, dal primo aprile 2009, la quota di produzione nazionale di latte. Per il settore del tabacco, Fischer Boel ha rifiutato di rivedere le condizioni dell’accordo sulla riforma messo a punto dall’Ue nel 2004.

 La commissaria non ha voluto cioé prorogare dal 2010 al 2013 il sistema di aiuti Ue ai produttori europei attualmente in vigore. Ciò non toglie che l’accordo raggiunto oggi dall’Ue preveda una nuova opportunità, nell’ambito di una maggiore flessibilità sui fondi per lo sviluppo rurale, che potrebbe andare a beneficio delle piccolissime aziende, che decidano di intraprendere una ristrutturazione aziendale. A determinate condizioni infatti, possono ottenere un sostegno per tre anni, dal 2011 al 2013, che può essere considerato un aiuto all’ettaro, ma che non deve eccedere i 4.500 euro il primo anno, 3.000 il secondo e 1.500 il terzo.

Fonte: Ansa.it

NASCE EERA, RICERCA E SVILUPPO PER L’ENERGIA

Wednesday, November 5th, 2008

 Sottoscritta a Parigi Eera (European Energy Research Alliance), un’Alleanza per la ricerca sull’ energia. La creazione di Eera rappresenta solo una delle azioni delineate nel Piano Strategico per la Tecnologia Energetica (SET-Plan) dell’UE. Lanciato nel novembre 2007, il SET-Plan e’ progettato per aiutare l’Europa a raggiungere, nel campo dei cambiamenti climatici, il suo ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020 e di circa l’80% entro il 2050. Il SET-Plan intende anche accrescere la competitivita’ europea garantendo all’Europa la leadership nello sviluppo delle tecnologie innovative necessarie nell’economia a basso impiego di carbonio del futuro. I firmatari sono i dieci principali Istituti Europei di Ricerca e il nostro Paese e’ presente attraverso l’Enea, che si era fatta promotrice della proposta di realizzare un incontro operativo del SET Plan. Nel loro insieme, i 10 istituti dispongono di un bilancio annuale per le attivita’ di ricerca e sviluppo (R&S) in campo energetico di oltre 1300 milioni di euro. Mediante Eera, gli istituti progetteranno e svilupperanno programmi di ricerca congiunti pan-europei e promuoveranno la condivisione di strutture nazionali di ricerca di livello mondiale. Il lancio dei primi programmi congiunti e’ programmato per il 2009.

Il principale interesse di Eera sara’ lo sviluppo strategico e mirato delle prossime generazioni di tecnologie energetiche, ottenuto attingendo dai risultati della ricerca fondamentale e delle tecnologie in via di sviluppo, fino al punto di poterlo integrare nella ricerca promossa dall’industria. Tra le altre cose, Eera promuovera’ la ricerca in aree fondamentali come energia eolica e solare, biocarburanti di seconda generazione, cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, reti elettriche interattive e celle a combustibile. Oltre ad avviare i programmi di ricerca congiunti in linea con le priorita’ del SET-Plan e a condividere le infrastrutture di ricerca, i partner si impegnano a rafforzare i collegamenti con l’industria, accrescendo cosi’ la capacita’ dell’Europa di effettuare grandi programmi di R&S ad alto rischio e grande profitto, e a sviluppare attivita’ di formazione, istruzione e mobilitazione. Altre attivita’ previste nell’ambito del SET-Plan sono la creazione di Iniziative Industriali europee, che faranno aumentare la ricerca industriale e l’innovazione in sei settori chiave, la creazione di un sistema informativo strategico sulle attivita’ di ricerca e sviluppo riguardanti l’energia, regolari conferenze e vertici sulla ricerca energetica e l’aumento dei fondi a disposizione della ricerca e sviluppo in campo energetico in Europa. (ANSA).

CLIMA: ITALIA-UE - NUOVO TAVOLO TECNICO A PARIGI

Wednesday, November 5th, 2008

Nuovo tavolo tecnico Italia-Ue sul pacchetto clima. L’incontro si svolgera’ a Parigi, fra presidenza francese, Governo italiano e Commissione Ue, martedi’ 4 novembre, a quanto si e’ appreso. Al centro del confronto, il rapporto che il ministero dell’ Ambiente ha presentato alla Commissione Europea nel quale si mettono in evidenza ben 18 punti critici delle valutazioni della Commissione. Documento oggetto del primo tavolo tecnico che si e’ svolto lo scorso 24 ottobre a Bruxelles. In quell’occasione, come ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, l’Italia ha ottenuto due importanti chiarimenti: ”le stime italiane fanno riferimento ai dati forniti dagli studi della Commissione; quale che sia la valutazione dei costi finali, l’onere per l’Italia e’ superiore del 40% alla media europea europea e, in ogni caso, maggiore di quello sui Pil di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna”. In particolare, secondo le ultime valutazioni dei tecnici, il peso percentuale del costo complessivo aggiuntivo sul totale dell’Ue a 27 per l’Italia e’ del 19,7%, a fronte di un peso del 12,7% del Pil del Paese sul Pil totale dell’Ue a 27. Un peso per l’ Italia superiore al 17% della Spagna (8,4% Pil paese sul Pil Ue a 27); del 14,9% della Francia (15,4% Pil paese su Pil Ue a 27); del 13,2% della Germania (20% Pil paese su Pil Ue a 27) e del 12,5% del Regno Unito (16,5% Pil paese su Pil Ue a 27). (ANSA).

E il Cavaliere disse ai premier europei “L’accordo non mi piace, l’ha firmato Prodi”

Tuesday, October 21st, 2008

“Questo accordo non mi sta bene. Del resto non sono stato io a firmarlo ma il mio predecessore, Romano Prodi”. La frase pronunciata da Silvio Berlusconi al vertice dei capi di governo mercoledì scorso per giustificare l’opposizione dell’Italia al pacchetto sulla riduzione delle emissioni tossiche proposto dall’Unione europea, ha fatto infuriare non pochi dei suoi interlocutori. Per tre motivi.

Il primo è che viola uno dei dogmi europei, cioè che ogni governo si fa carico delle decisioni prese dal governo precedente. Non essendoci guerre o rivoluzioni ma un normale avvicendamento democratico, in Europa si dà per scontato il principio della continuità statuale.

Il secondo motivo è che il governo Berlusconi ha confermato a più riprese il proprio accordo di massima sul pacchetto clima, varato dai capi di governo nel marzo 2007 ma poi regolarmente riconfermato ad ogni successivo vertice europeo, in media ogni tre mesi. Senza contare le numerose riunioni dei ministri competenti che avrebbero potuto sollevare obiezioni di merito già da gennaio scorso, quando la Commissione presentò i dettagli dell’accordo, e si sono invece svegliati solo all’ultimo momento.

Il terzo motivo è che, agli occhi della Commissione e degli altri governi europei, proprio grazie a Prodi, che venne apposta a Bruxelles per negoziare discretamente la questione, l’Italia ha già ottenuto condizioni di estremo favore che molti Paesi ci invidiano e che al tempo fecero arrabbiare parecchie cancellerie.

Per capirlo, occorre fare un po’ di conti. L’accordo di principio varato nel marzo 2007 prevede che l’Unione tagli le emissioni di gas a effetto serra del 20 per centro entro il 2020. L’onere necessario a raggiungere questa cifra varia però da Paese a Paese ed è stato attribuito dalla Commissione in base ad alcuni parametri oggettivi, tra cui quello del Pil nazionale. Ma occorre tener presente che il nuovo pacchetto è solo la continuazione del protocollo di Kyoto, che già impegnava i governi a ridurre le emissioni di ciascun Paese entro il 2010 rispetto ai livelli del 1990. Ora l’Italia, in base agli accordi di Kyoto, avrebbe dovuto tagliare la propria quota del 6,5 per cento. Ma, negli anni del berlusconismo imperante, mentre altri Paesi come la Germania o la Gran Bretagna prendevano misure adeguate a raggiungere i tagli concordati, l’Italia invece che ridurle ha aumentato le proprie emissioni di un ulteriore 7 per cento.


Entro il 2010, dunque, dovremmo abbattere le emissioni del 13 per cento già per rispettare gli accordi di Kyoto. Il nuovo pacchetto proposto dalla Commissione ci chiede invece di tagliare i nostri gas del 13 per cento entro il 2020. E lo fa partendo dal livello delle emissioni del 2005 e non del 1990. Poiché l’Italia è uno dei pochi paesi che, nonostante Kyoto, hanno aumentato le loro emissioni, ci troviamo dunque decisamente favoriti. E’ meglio infatti avere un tetto pari all’87 per cento di un volume di emissioni elevato, come quello del 2005, che un volume più basso, come era quello del 1990.

Ieri Berlusconi ha voluto negare di aver posto l’Italia in una situazione di isolamento, spiegando che “altri nove” Paesi sono sulla sua stessa posizione. Questa considerazione è formalmente vera, ma sostanzialmente falsa. E’ vero cioè che tutti o quasi i Paesi dell’Est europeo, che hanno ereditato un sistema industriale antiquato e sono spesso stati costretti dalla Ue a chiudere centrali nucleari obsolete, si trovano in serie difficoltà a rispettare i termini del pacchetto energia e dunque preferirebbero rimetterlo in discussione.

Ma, a parte ogni considerazione circa la convenienza politica di allineare l’Italia sulle posizioni dei paesi più regrediti d’Europa, è assolutamente falso che le nostre esigenze e quelle dei governi dell’Est coincidano. Anzi, sono diametralmente opposte. Paesi come la Polonia e i suoi vicini, infatti, si battono tenacemente per mantenere come livello di riferimento nello stabilire il tetto delle emissioni, gli standard del 1990, e non quelli del 2005. Il motivo è semplice. Nel ‘90 questi paesi erano ancora inseriti in una economia paleoindustriale di tipo sovietico e avevano livelli di emissioni tossiche elevatissimi. Dopo la caduta dei regimi comunisti ebbero un tracollo nella produzione industriale da cui cominciarono lentamente a riprendersi solo agli inizi del nuovo secolo. Per loro, dunque, ridurre le emissioni rispetto a quelle già basse del 2005 comporta un onere molto superiore che se dovessero prendere come riferimento le emissioni molto elevate del 1990. Esattamente il contrario dell’interesse italiano.
Riaprire radicalmente il vaso di Pandora del pacchetto clima, come vorrebbe il nostro governo, comporta quindi il rischio che si rimetta in discussione la data di riferimento. Tornare a prendere come standard le emissioni del 1990 potrebbe in definitiva convenire sia ai paesi virtuosi, che per rispettare Kyoto hanno nel frattempo ridotto il loro inquinamento, sia ai presunti “alleati” di Berlusconi, che lo hanno ridotto per motivi di forza maggiore. Gli unici a cui non conviene siamo proprio noi italiani. E’ questo, in sostanza, che il commissario europeo per l’ambiente, il popolare greco Stavros Dimas, spiegherà oggi al ministro Prestigiacomo, suo collega di partito, in margine alla riunione dei ministri dell’ambiente che si terrà a Lussemburgo. Il governo italiano farebbe bene ad ascoltarlo attentamente

Fonte: La Repubblica

Costi, strumenti e il ruolo della Cina, ecco perché Roma e Ue non si capiscono

Monday, October 20th, 2008

- Dopo il duro scambio di accuse dei giorni scorsi, una scheda per capire punto per punto i temi al centro dello scontro sul clima tra Roma e l’Unione Europea. Un duello che si annuncia ancora lungo e che vivrà una nuova tappa in occasione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente che si terrà lunedì a Lussemburgo.

I COSTI

Per il governo. Secondo il governo adempiere agli obiettivi previsti dalla direttiva 20-20-20 costerebbe all’Italia una cifra compresa tra i 18 e i 25 miliardi l’anno, pari a circa l’1,14 del Pil. Dati che secondo Palazzo Chigi si desumono da valutazioni della stessa Unione Europea nei suoi studi preliminari. Risorse superiori a quelle chieste ad altri stati dell’Unione e che avrebbero l’effetto di frenare la ripresa economica nazionale. Posizione questa, in sintonia con quella di Confindustria, grande sponsor dell’indietro tutta nella lotta ai cambiamenti climatici.

Per l’Unione Europea. Secondo Bruxelles i conti vanno fatti però in maniera diversa. “La stima dei costi aggiuntivi - spiega il commissario all’Ambiente, il conservatore greco Stavros Dimas - secondo la Commissione, è pari infatti al massimo allo 0,66% del Pil. E questo dato prende in conto tutti gli elementi del pacchetto su clima ed energia: non solo gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra e per lo sviluppo delle rinnovabili, ma anche i ‘meccanismi flessibili’ che si possono utilizzare per raggiungerli”.

Per gli ambientalisti. Gli ambientalisti insistono poi affinché parlando dell’agenda 20-20-20 il discorso venga allargato alle ricadute positive che il governo italiano sembra non voler contabilizzare. “Per l’Italia - spiega Edoardo Zanchini di Legambiente - l’Ue stima un risparmio di 7,6 miliardi l’anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare l’inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600 milioni di euro l’anno. Questo senza contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita occupazionale”.


Per gli industriali. Posizioni almeno in parte simili sono condivise anche da larghi settori dell’industria europea. Il Gruppo europeo dei dirigenti di impresa, che raggruppa i vertici di grandi società come Phillips, Shell, Tesco e Vodafone, ha inviato recentemente a ogni membro dell’Europarlamento una lettera in cui esprimeva il proprio favore nei confronti delle misure proposte. “Siamo dell’idea - si leggeva nella missiva - che i benefici di un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico siano superiori ai costi dell’inazione. Riconosciamo che le questioni legate alla competitività europea e le preoccupazioni europee riguardo alla recessione economica globale influenzeranno il dibattito, ma siamo certi che l’adozione di un pacchetto legislativo deciso ed efficace alla fine avrà effetto positivo sulle imprese europee”.

I MECCANISMI FLESSIBILI

Secondo il governo. Altro tema di scontro tra Roma e l’Europa è il mercato delle emissioni di CO2 (Ets, Emission trading scheme). Si tratta in poche parole di una speciale “Borsa”, la cui creazione era già prevista dal Protocollo di Kyoto, che permette agli operatori virtuosi (coloro che hanno ridotto le proprie emissioni) di vendere i tagli in eccesso alle imprese rimaste invece indietro. Un meccanismo che dovrebbe permettere di incentivare l’innovazione che migliora l’efficienza e il risparmio energetico. Secondo il presidente del Consiglio la compravendita di questi titoli assomiglia a un mercato dei derivati simile a quello dei mutui subprime e pertanto va assolutamente abbandonata.

Secondo l’Unione Europea. In questo caso da Bruxelles nessuno si è scomodato per rispondere in maniera diretta a Berlusconi, tanto il mercato delle emissioni (che gode anche della benedizione delle Nazioni Unite) è ritenuto uno strumento chiave. “Il commercio dei diritti di emissione - ha ricordato ancora il Commissario Dimas - consente alle industrie dell’Ue di scambiarsi le quote di CO2 assegnate loro, garantendo che le emissioni siano ridotte laddove è meno costoso farlo”. Recentemente il meccanismo Ets è uscito tra l’altro rafforzato (anche se con delle modifiche sgradite agli ambientalisti) dal voto della Commissione Ambiente dell’Europarlamento.

USA E CINA

Secondo Berlusconi. Altro elemento portato dall’Italia a sostegno dello stop alla direttiva 20-20-20 è l’obiezione che l’Europa da sola non è in grado di ottenere nessun risultato di rilievo nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre Stati Uniti e Cina continuano ad inquinare senza freni.

Secondo gli altri leader. Si tratta di un’affermazione vera solo in parte. I leader dell’Unione più impegnati nella lotta ambientale come Angela Merkel hanno presente il problema e non hanno esitato ad ammettere la questione, ma hanno più volte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergenti recalcitranti (Cina, India e Brasile innanzitutto) è dimostrare che chi sino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l’Occidente) sia credibile nel dare il buon esempio.

Cosa accade in Cina. Inoltre non è esattamente vero che Cina e Stati Uniti non intendono impegnarsi. Pechino, che sicuramente non vede positivamente l’idea di sottostare a vincoli internazionali, non ha però escluso del tutto un’adesione al rinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi) e al momento sta mercanteggiando per ottenere aiuti tecnologici dall’Occidente. Allo stesso tempo la Cina internamente sta portando avanti obiettivi ambiziosi quanto quelli dell’Ue (rinnovabili al 19% entro il 2020) e il risparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicate dal Partito comunista.
Cosa accade negli Usa. Anche negli Usa le cose non sono così statiche come descritte da Berlusconi. Pochi in questi giorni hanno sottolineato che tra i provvedimenti inseriti nel piano di salvataggio del ministro del Tesoro Henry Paulson è stato inserito anche il rifinanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili. Inoltre, seppur tra contraddizioni e ambiguità, tanto Obama quanto McCain, hanno ammesso la necessità di regolamentare in maniera stringente le emissioni di anidride carbonica. Aperture dettate sia dal fatto che chiunque vinca la Casa Bianca dovrà vedersela sicuramente con una maggioranza democratica (un disegno di legge in proposito è già stato depositato), sia dal fatto che molti Stati stanno andando avanti per conto proprio. A fine settembre, ad esempio, si è svolta la prima asta organizzata da una coalizione di 10 stati del Nordest, la Regional Greenhouse Gas Initiative, per l’acquisto dei diritti d emissione. Un’iniziativa che si richiama all’Ets europeo.

Fonte: La Repubblica

Clima, il governo alla Ue “Fermiamo tutto per un anno”

Sunday, October 19th, 2008

Sul clima, il governo italiano chiede una proroga. Dopo la feroce polemica tra l’Italia e l’Unione europea sugli interventi per contenere le emissioni di anidride carbonica, Roma propone di congelare la discussione per dodici mesi: “Assicurare un’analisi costi-efficacia nei prossimi 12-15 mesi; approvare a dicembre il pacchetto con una clausola di “revisione” che preveda l’aggiustamento delle misure in relazione ai risultati dell’analisi costi-efficacia da effettuare nel corso del 2009″.

Se ne parlerà lunedì a Bruxelles. Il commissario Ue all’Ambiente, il greco Stavros Dimas, ha annunciato che incontrerà i rappresentanti del governo italiano la prossima settimana. Dopo lo scontro di ieri, Dimas, “allibito” per l’ostruzionismo del premier Silvio Berlusconi, ora tenta la mediazione.

La Commissione Ue, ha sottolineato uno dei portavoce della Commissione Ue, Jens Mester - è “consapevole che alcuni stati membri hanno preoccupazioni, ma è anche fiduciosa che un accordo complessivo verrà trovato entro dicembre senza indebolire il livello generale di ambizione del pacchetto”.

Ma da Roma giungono le parole del presidente del Senato Renato Schifani che avvalora la posizione del governo italiano e avverte: la tutela dell’ambiente va in secondo piano quando il mondo finanziario subisce una crisi economica come quella che sta vivendo in queste settimane: “Consapevole del pericolo che incombe sull’economia reale - spiega Schifani - l’Europa trovi una sintesi su temi altrettanto importanti, come quello della tutela dell’ambiente, ma sicuramente meno emergenziali rispetto alla crisi finanziaria e al rischio di recessione”.


A differenza del capo dello Stato Napolitano che aveva avvisato della necessità di tenere conto dell’ambiente, il ministro Brunetta entra nella discussione a gamba tesa. “E’ una follia”, tuona il ministro della Funzione pubblica parlando a Buttrio in provincia di Udine dove partecipa a una convention all’università. “L’Italia bene ha fatto a rallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati dieci miliardi di euro in più al 2020. Vogliamo controlli di tipo ambientale - ha concluso Brunetta - che non uccidano però le nostre imprese e le nostre famiglie”.

Motivo del contendere è la decisione dei leader europei di tagliare il 20% di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera entro il 2020 aumentando l’incidenza delle fonti rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica. Da allora la Commissione europea ha stilato le proposte legislative che in settimana sono tornate sul tavolo dei capi di Stato e di governo dei 27 con Italia e Polonia che hanno minacciato il veto se non avessero ottenuto una serie di modifiche.

Se il presidente del Consiglio italiano ieri calcolava che il prezzo per ridurre l’emissione di CO2 sarà di 18 miliardi all’anno (mercoledì erano 25 miliardi), per il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas, i numeri forniti da Roma “sono completamente al di fuori di ogni proporzione”: i costi per l’Italia sarebbero compresi tra i 9,5 e i 12,3 miliardi. Anzi, la rivoluzione verde “creerà nuovi posti di lavoro (0,3%), spingerà l’innovazione e darà sicurezza energetica”.

Fonte : La Repubblica

Clima, Bruxelles contro l’Italia

Saturday, October 18th, 2008

 A Bruxelles sono “allibiti”: sul costo del pacchetto di misure europee per contenere l’effetto serra, “l’Italia dà numeri sbagliati”. Se Berlusconi ieri calcolava che il prezzo per ridurre l’emissione di CO2 sarà di 18 miliardi all’anno (mercoledì erano 25 miliardi), per il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas, i costi sarebbero tra i 9,5 e i 12,3 miliardi.

Anzi, per la Ue, “l’Italia è uno dei Paesi che probabilmente farà l’affare migliore” sul clima, anzichè subire uno svantaggio insopportabile. Dati e cifre che provocano l’affondo di Walter Veltroni (”Berlusconi ci isola dalla Ue”) e di Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente nel governo ombra del Pd che, lapidario, dichiara: “Come al solito, Berlusconi ci regala una pessima figura a livello internazionale”.

Ue: “Numeri sproporzionati”. Dichiarazioni pesanti quelle del commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas: “In Italia, i numeri sono completamente al di fuori di ogni proporzione rispetto a quello che chiediamo ai Paesi di fare. Non so da dove vengono, ma non sono quelli che noi chiediamo”.

Il commissario ha voluto comunque precisare che “non c’è alcun attacco all’Italia”, anzi, “puntiamo alla massima cooperazione. Forse - ha detto tentando ai ammorbidire le precedenti dichiarazioni sui dati italiani “sproporzionati” - può esserci stato qualche malinteso; forse non abbiamo bene spiegato le nostre misure”. E poi ha spiegato: il pacchetto per contenere l’effetto serra, “permetterà all’Italia di fare l’affare migliore. Gli interventi per contenere le emissioni faranno crescere l’occupazione dello 0,3%, e il costo per lo Stato italiano non sarà l’1,4% del Pil entro il 2020, ma sarà contenuto tra lo 0,51% e lo 0,66% del Pil. Non capisco perchè l’Italia sia così pessimista”.


Veltroni: “Berlusconi ci isola dalla Ue”.
Parole che fanno gridare allo scandalo l’opposizione. Il leader del Pd Walter Veltroni accusa il governo di “isolare il nostro paese dal nucleo storico dell’Unione europea. La drammatica crisi finanziaria di queste settimane - ha detto Veltroni - non ferma i mutamenti climatici e dunque non può e non deve fermare l’impegno per arginarli”.

Replica Ronchi: “Attacco irresponsabile”. Replica secco il ministro delle politiche Europee Andrea Ronchi: “Veltroni continua con i suoi irresponsabili attacchi e conferma di non avere a cuore l’interessi dell’Italia. Il governo ha tutta l’intenzione di rispettare gli impegni presi a favore dell’ambiente - precisa il ministro - ma non può accettare un pacchetto che penalizza così pesantemente imprese e cittadini. L’obiettivo del nostro paese è di arrivare a un accordo equo”.

“Insopportabili 18 miliardi all’anno”. Roma lamenta che il pacchetto chiamato a sostituire Kyoto, i cui effetti scadono nel 2012, comporta troppi costi per economia e industria. “Non è possibile che l’Italia si addossi 18 miliardi all’anno di gravame”, ha ribadito ieri il Cavaliere al vertice Ue. La soluzione, ha aggiunto il premier, deve guardare ad una migliore ripartizione dei costi tra i vari stati che “sia basata sulla popolazione di ciascuna nazione” e non sul prezzo dei permessi di inquinare che le industrie dovranno pagare.

Entro il 2020 taglio del 20% di CO2. Il tutto si inserisce nel piano ideato dagli stessi leader Ue che chiedono, entro il 2020, il taglio del 20% delle emissioni di CO2, l’aumento delle fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica.
Salta il calendario della Ue. Nella due giorni di Bruxelles il fronte del no - guidato da Italia e Polonia - è riuscito a far saltare il calendario del presidente di turno dell’Ue, il francese Nicolas Sarkozy, che puntava all’approvazione di tutte le misure prima di dicembre.

Squali, i predatori diventano prede Una petizione alla Ue per salvarli

Friday, October 17th, 2008

Salvate gli squali. E’ l’allarme che lanciano alcune associazioni ambientaliste europee nella settimana dedicata a questi straordinari pesci, che dopo aver regnato nei fondali marini per 400 milioni di anni, vengono ora seriamente minacciati da un acerrimo nemico, il solito: l’uomo. Al via c’è una raccolta di firme a favore di una petizione, da presentare a Bruxelles, affinché la Ue includa gli squali tra le specie protette e ne blocchi l’inutile mattanza.

LO SPECIALE REPUBBLICA TV

Convegni e seminari si tengono in tutta Europa, in Italia a Palermo, Milano, Roma e Genova, nella Settimana dello squalo, di scena fino al 19 ottobre, a cura di Shark Alliance, associazione che raduna 55 organizzazioni non governative in tutto il mondo. Il motivo: denunciare il pericolo che pescicani e razze corrono in tutti i mari del mondo, e nel Mediterraneo in particolare. L’obiettivo finale: promuovere la raccolta di firme per una petizione a favore di una legge europea a tutela di queste specie animali, in particolare sul fronte della pesca, ad oggi lasciata all’arbitrio dei singoli, più ancora che dei singoli Paesi.

GUARDA LE IMMAGINI

Uno studio dello Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura) ha evidenziato che 30 specie di squali e razze presenti del Mediterraneo sono a rischio estinzione: il 42 per cento di quelle che abitano il Mare Nostrum. Di quelle che abitano i nostri fondali, solo 13 “stanno bene”, ovvero non corrono rischi nel breve periodo. Un altro studio, che ha stimato, per gli ultimi due secoli, i trend delle popolazioni delle 20 specie dei grandi squali predatori stanziali nel Mediterraneo, ha evidenziato un autentico tracollo: meno 97 per cento in media. Gli squali sono letteralmente scomparsi - e la prova lampante è data dal fatto che non ne finiscono più nelle reti - anche in aree marine, come l’Adriatico, che per secoli hanno utilizzato per la riproduzione.


“Gli squali godono di pessima fama - ha spiegato Eleonora de Sabata, presidente di Medsharks, associazione italiana che fa capo a Shark Alliance - cui la recente cinematografia non ha giovato. In realtà, i casi di esseri umani uccisi da questi animali sono dell’ordine dei 5 casi annui, contro i 100 milioni di squali uccisi dall’uomo. Di fatto, le specie pericolose sono solo tre - squalo bianco, squalo tigre e squalo leuca. Comunque, non rientriamo tra le loro prede, le aggressioni avvengono perlopiù per errore”.

L’ecatombe, però, non è il frutto di irrazionalità collettiva, la reazione alla paura diffusa, come accade ad esempio dove l’uomo incrocia il proprio habitat con quello della tigre. E’ qualcosa di molto più venale. “In aree extramediterranee, gli squali vengono cacciati per le loro pinne, purtroppo assai ambite dalla cucina di molti Paesi asiatici. In questo caso, gli animali vengono catturati, si taglia la parte che interessa, e poi li si lascia liberi… di andare incontro a morte certa”.

Nel Mediterraneo, però, si assiste un altro fenomeno, se possibile di ancor più bassa lega. Squali e razze finiscono nelle reti a strascico - come accade ai delfini. Ma nel caso dei cetacei esistono moti di natura etica che fermano la mattanza al penultimo stadio, qui il passo dal peschereccio al supermercato è breve. “In un’epoca in cui le specie pregiate, come il tonno e il pescecane, scarseggiano a loro volta - spiega de Sabata - anche pesci dal valore commerciale basso diventano appetibili. Ma l’assurdo è proprio questo: nessuno si sognerebbe di pescarli di proposito, perché valgono ben poco”. Negli scaffali, il gioco è semplice: siccome l’utente medio scarterebbe qualunque trancio di pesce associabile all’idea di squalo, vengono utilizzati i nomi reali delle singole specie, qualora fuorvianti a sufficienza, come palombo, smeriglio o ventresca; in altri casi, si ricorre a denominazioni fittizie, come vitella di mare, o regionali, tipo Asià e Cagnetto. “Intendiamoci - dicono a Shark Alliance - qui non si tratta di un ‘no a priori’ all’impiego alimentare, in fondo si tratta di pesci come altri. Il problema è che si tratta di animali a rischio estinzione: in altre parole è come se al supermercato si trovassero palesemente esposte bistecche di tigre, con la differenza che per gli squali non c’è alcuna legge che vieta di farlo”.
Insomma, una strage che rischia di far sparire animali straordinari, oltreché di compromettere inesorabilmente l’ecosistema del Mediterraneo, che vedrebbe inesorabilmente svanito il vertice della propria catena alimentare, con conseguenze gravissime e imprevedibili. Il tutto per incuria, sciatteria ancor prima che per interessi economici. Da qui, la petizione. “L’obiettivo è riuscire a fare approvare la legge entro l’inizio del prossimo anno, alla riunione dei ministri dell’Agricoltura dei Paesi Ue - conclude Eleonora de Sabata - Abbiamo già 20mila firme, e una petizione pronta, anche se sappiamo che alcuni Paesi, come la Spagna e il Portogallo, premeranno per il mantenimento delle ‘non regole’ attuali”.

Fonte: La Repubblica

CLIMA: BARROSO, NESSUNA FLESSIBILITA’ SU OBIETTIVI

Thursday, October 16th, 2008

L’Unione Europea deve mantenere gli obiettivi di lotta al cambiamento climatico per i quali non è possibile “nessuna flessibilità”. Lo ha detto il presidente della commissione Ue, José Manuel Durao Barroso, interpellato sulla posizione dell’Italia che ritiene insostenibili gli oneri per l’industria e l’economia.

 ”Nessuna flessibilità per gli obiettivi, ma solo per centrare gli obiettivi”, ha detto Barroso per il quale sarebbe “un vero errore mondiale se la crisi finanziaria facesse dimenticare la sfida del cambiamento climatico”.

Il presidente della commissione Ue si augura che ci possa essere un accordo finale sul pacchetto clima ”entro dicembre” e che domani, al vertice Ue dei capi di Stato e di governo, possa fare ”qualche progresso”. ”I leader si devono impegnare a rispettare gli obiettivi da loro stessi decisi”, ha detto Barroso presentando il vertice. ”Non dobbiamo diluire le nostre ambizioni”.

Il calendario UE delle attività su ambiente e energia

Tuesday, October 14th, 2008

Settimana con diversi momenti importanti dal convegno per il clima dopo il 2012, alla sessione della commissione industria sull’energia sostenibile dai carburanti fossili

Per quanto riguarda i temi ambientali ed energetici, in questa settimana, ecco il programma delle attività a Bruxelles.
Mercoledì 15, alle 12,30 il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas terrà una conferenza stampa sulla deforestazione illegale. Alle 16.00 interverrà ad un convegno allo Charlemagne sul tema “Verso un accordo completo e ambizioso sul clima per il dopo 2012”.
Giovedi 16, presso il Parlamento europeo, alle 15,30, in commissione Industria si voterà il rapporto su “La dimostrazione di produzione di energia sostenibile a partire da combustibili fossili”.
Venerdì 17, alle 10.00 sempre il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas, riceve Andrea Benassi, segretario generale dell’Associazione europea delle piccole e medie imprese dell’Artigianato, Ueapme.

Fonte: La Repubblica

PRESTIGIACOMO RINVIARE DECISIONE UE

Monday, October 13th, 2008

Italia ”inflessibile” sulla necessita’ di rivedere il pacchetto clima-energia dell’Ue. ”In un momendo di crisi come questo e’ irresponsabile insistere su un insieme di misure” dal forte impatto economico e senza risultati ambientali non solo per il sistema Italia ma anche per le economie di altri Paesi europei. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, annunciando che l’Italia ”chiedera’ il rinvio della decisione”. Il ministro e’ tornato sul pacchetto clima al termine del Consiglio dei Ministri odierno a Napoli. L’appuntamento piu’ importante sara’ la riunione dei Capi di Stato e di Governo il prossimo 15 e 16 ottobre. Al centro la situazione economica. Da qui la richiesta di ”rinviare la valutazione” sul pacchetto clima-energia. ”Non e’ il momento per questi impegni”, ha detto Prestigiacomo sottolineando che visto che le decisioni in quella sede vengono prese all’ unanimita’ ”la posizione italiana sara’ determinante” e di ”forte peso”. ”Chiediamo - ha aggiunto Prestigiacomo - che l’ Ue tenga in considerazione l’impatto insostenibile per la nostra economia e per il nostro sistema. E anche se le scadenze delle misure non sono cosi’ vicine, non e’ il momento per decisioni cosi’ vincolanti”.

Per l’Italia si tratterebbe di fatto di una ”tassa aggiuntiva” ha proseguito Prestigiacomo dai risultati ambientali ”inutili”. All’Italia, ha spiegato quindi il ministro, il pacchetto europeo che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di Co2, l’aumento del 20% delle rinnovabili e la crescita dell’efficienza energetica del 20% costera’ ”l’1,14% annuo del Pil nazionale senza risultati ambientali visto che l’incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sara’ dello 0,03% e per tutta l’Ue del 2-3 per cento”. Senza contare che l’Italia, ha proseguito Prestigiacomo, ”e’ costretta a investimenti piu’ onerosi rispetto a Paesi piu’ inquinatori”. Il ministro chiede quindi un rinvio sulla decisione di approvare il pacchetto entro l’anno sottolineando la ”necessita’ di aprire un vero e proprio negoziato nel momento in cui il provvedimento verra’ esaminato nel merito”. L’Europa vorrebbe arrivare all’appuntamento del dicembre del 2009 di Copenaghen, quando si dovra’ decidere il futuro dopo il Protocollo di Kyoto, con le misure gia’ approvate pensando di convincere Usa, Cina ed India ad aderire agli obblighi di riduzione delle emissioni. Ma, secondo il ministro, in questo momento ”l’Europa sembra essere sorda e non accorgersi di quello che sta succedendo nei singoli paesi senza contare le spinte di natura elettoralistica in seno al Parlamento europeo”. (ANSA).

L’Europarlamento resiste al primo assalto confermati i tagli alle emissioni di CO2

Thursday, October 9th, 2008

 Gli ambientalisti di Greenpeace alla fine parlano di voto con “luci e ombre”, ma in realtà vista la pessima aria che tirava, l’impressione è che per il movimento verde si sia trattato di una vittoria. La commissione Ambiente dell’Europarlamento ha approvato infatti con 44 voti contro 20 (e 1 astenuto) la parte più importante e controversa del pacchetto dell’Unione Europea su clima ed energia, riguardante la nuova ‘borsa delle emissioni’ di gas serra (Ets) che funzionerà dal 2013 al 2020.

Il voto conferma l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020, che passerebbe automaticamente al 30% in caso di accordo internazionale alla conferenza di Copenaghen del dicembre 2009 sul periodo post-Kyoto. Un obiettivo che in questi giorni era stato bersaglio di attacchi concentrici da parte di governi e settori industriali in forte ritardo nelle riconversione verde, a iniziare proprio da quelli italiani. Contro la conferma del pacchetto Ue si erano scagliati infatti nei giorni scorsi sia il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi, sia il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Ma a cercare di gettare i bastoni tra le ruote del percorso ambientalista intrapreso da Bruxelles erano anche molti paesi dell’ex blocco comunista, Polonia in testa.


Il voto di questa mattina conferma anche la posizione iniziale della Commissione europea riguardo ai permessi di emissione, che prevede fin dal 2013 l’obbligo per il settore energetico di acquistare all’asta il 100% delle emissioni attribuite a ciascuna installazione (oggi le quote di anidride carbonica sono assegnate gratis, e si paga solo in caso di superamento dei tetti previsti).

Nel 2013, gli altri settori industriali, invece, dovranno pagare solo per il 15% dei loro premessi di emissione, ma ogni anno questa percentuale aumenterà fino a raggiungere il 100% nel 2020. E’ previsto, tuttavia, che entro il 31 marzo 2010 la commissione valuti l’opportunità di concedere un trattamento di favore ai settori ad alto consumo energetico (acciaio e cemento in particolare), dopo aver preso in conto i risultati e l’eventuale accordo internazionale di Copenaghen.

Dove si concentrano però gli aspetti più ambigui e controversi è la parte del pacchetto che affronta il futuro del carbone, la fonte energetica dal maggior impatto sul clima. Un emendamento approvato prevede che dal 2015 sia proibito costruire centrali termoelettriche che emettano più di 500 grammi di CO2 per kilowatt ora generato. Questa disposizione mette al bando, di fatto, le centrali a carbone, a meno che non siano dotate della tecnologia Ccs (carbon capture and storage), ovvero un dispositivo di “cattura” delle emissioni e il loro stoccaggio in un deposito geologico.

Un tecnologia ancora agli albori (il primo e unico impianto è stato inaugurato recentemente in Germania) che gli ambientalisti avversano fortemente, ritenendola poco sicura (chi garantisce che in futuro non ci siano fughe di CO2?) e soprattutto colpevole di drenare risorse che potrebbero essere molto più proficue se investite nel miglioramento delle fonti rinnovabili. “Una truffa per tenere in piedi l’industria del carbone”, non esita a definirla Greenpeace.

Con un voto separato su un altra sezione del pacchetto clima-energia, gli eurodeputati della commissione Ambiente hanno approvato infatti la proposta di destinare al sostegno finanziario di 12 progetti pilota di impianti Ccs, nel periodo 2013-2020, il ricavato derivante dalla messa all’asta dei permessi relativi a 500 milioni di tonnellate di CO2 (pari a circa 10 miliardi di euro agli attuali prezzi di mercato).
Soprattutto per questo motivo la soddisfazione di Greenpeace non è completa. “Il Parlamento - afferma una nota dell’associazione ambientalista - ha confermato che l’obiettivo unilaterale per la riduzione dei gas serra scatterà al 30% in caso di raggiungimento di un accordo internazionale per la seconda fase di Kyoto. Tuttavia - si legge - sono stati stanziati nuovi sussidi all’industria del carbone, concedendo crediti di CO2 per 10 miliardi di euro a progetti di cattura e sequestro della CO2. La patata bollente passerà ora nelle mani del Consiglio europeo dell’energia il prossimo 10 ottobre”.

Fonte: La Repubblica

AMBIENTE: DE PETRIS, EMENDAMENTO PRESTIGIACOMO FUORI DA UE

Sunday, October 5th, 2008

”Si tratta di una vera e propria vergogna che ci riporta fuori dall’Europa e che rischia di far pagare ai cittadini italiani una multa salatissima: cosi’ si riapre una infrazione comunitaria che con molta fatica eravamo risusciti a far chiudere”. Cosi’ Loredana De Petris del Coordinamento nazionale dei Verdi ha commentato l’emendamento alla Finanziaria presentato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sugli incentivi Cip6 agli impianti di termovalorizzazione di rifiuti in deroga alla direttiva comunitaria 77/2001. ”Evidentemente il ministro Prestigiacomo soffre di amnesie - ha concluso la De Petris -. Vorremmo ricordale che e’ il ministro dell’ambiente e che gli incentivi Cip6 sono destinati alle fonti rinnovabili. Si ripropone una vera e propria truffa alle spalle dei cittadini e dell’ambiente”. (ANSA).

NUCLEARE: LEGAMBIENTE,VOTO PARLAMENTO UE IN GIUSTA DIREZIONE

Monday, September 15th, 2008

”E’ un passo importante nella giusta direzione”. Cosi’ il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, commenta la bocciatura della commissione industria dell’Europarlamento sul nucleare come strumento di contrasto al mutamento climatico. Secondo Cogliati Dezza ”l’atomo non e’ la soluzione contro l’effetto serra e a dirlo oggi non sono gli ambientalisti ma la Commissione industria del Parlamento europeo, che con il voto odierno migliora inoltre sensibilmente la direttiva sulle rinnovabili proposta dalla Commissione europea”. Due, spiegano gli ambientalisti, i punti salienti introdotti in materia di rinnovabili: una maggiore flessibilita’ del mercato dei certificati verdi che tutela le politiche nazionali di sostegno alle rinnovabili e l’innalzamento al 45% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per i biocarburanti. ”E’ giunto il momento che anche il nostro governo prenda atto che il nucleare non e’ la soluzione al conseguimento degli obiettivi di Kyoto” conclude il presidente di Legambiente.(ANSA