Posts Tagged ‘terremoto’

Giustino Parisse racconta l’Aquila di notte. Viaggio nella città che affoga nel silenzio

Friday, March 19th, 2010
Sul finire del primo anno dalla scossa il viaggio notturno di Giustino Parisse tra i luoghi frantumati dalla scossa e quelli nuovi ricostruiti in pochi mesi per dare un tetto a chi non aveva più una casa. Da Onna all’Aquilone, passando per il centro spettrale del capoluogo tutto è avvolto da un silenzio spettrale

di Giustino Parisse

L’AQUILA. Sono le 22 quando inizia il viaggio nei luoghi vecchi e nuovi dell’Aquila. E’ una notte qualunque. Di un giorno qualunque. Sul finire dell’anno primo del terremoto. Non ci sono più i paesi, non c’è più una città. Nel buio le luci ti indicano una meta. Ma non sai, quando ci arrivi, se hai trovato la vita oppure la tristezza dell’abbandono e del vuoto lasciati dalla paura di trenta secondi da incubo.Alla fine del giro ti accorgi che non c’è molta differenza fra i luoghi veri frantumati dalla scossa e i luoghi finti ricostruiti in pochi mesi per dare un tetto ai fuggiaschi. Il silenzio è lo stesso. Inquietante quello che circonda gli alloggi del cosiddetto piano Case; spettrale e tragico quello che trovi fra edifici crollati, feriti e ingessati.

 

Il viaggio parte da Onna. Esco dalla mia casetta di legno. La notte è stellata, fa freddo, quasi come quella notte. L’ultima notte. Il villaggio si è ormai acquietato. Si ode solo il lamento dei cani che abbaiano alla luna. All’incrocio con la statale 17, ci sono le macchine della polizia. Mi faranno da scorta lungo percorsi che sembrano gli stessi però all’improvviso cambiano, prendono altre direzioni. I posti della comunità si sono moltiplicati. Ma sono come spariti, indistinti. Tutti uguali. Lì, dentro quei caseggiati, potrebbe esserci chiunque, quasi mai è il tuo vicino di casa, quello dell’anno prima del terremoto.

Con me ci sono il capo delle Volanti della polizia, Paolo Pitzalis e altri due dirigenti Patrizio Cardelli e Gianfranco Giuliani. Patrizio è stato forse il primo a dare attraverso i canali ufficiali la notizia della scossa. Alle 3,32 era su una Volante. Stava salendo verso il santuario di Roio. Il boato, l’urlo della terra tremante. La macchina sbanda. Dal microfono della radio di servizio un grido: «Forte scossa, crolli a Roio». Quella frase è incisa su un nastro, come tutte quelle di quella notte infernale. E’ la cronaca che diventa storia e la storia è ancora lì, davanti ai nostri occhi.

A Paganica 2 (così l’hanno chiamata tanto per evitare confusioni con la Paganica vera) la luce delle lampade che rischiarano le strade sbatte sugli occhi. Scendo dalla mia macchina per vedere meglio e ascoltare il respiro della vita. Ma non si sente niente. In giro non c’è nessuno. E’ come se quelle casette fossero blindate, nemmeno il rimbalzo dell’audio di qualche apparecchio televisivo. Siamo a Paganica ma potremmo stare a Bazzano, Preturo, Coppito, Camarda. Il piano Case è questo: un grande dormitorio. Chiedo alla “scorta” quali sono gli interventi più richiesti dagli inquilini degli enormi palazzoni poggiati su piastre antisismiche. La risposta mi sorprende: sono i rumori che quelli del piano di sopra fanno disturbando quelli del piano di sotto. In case in cui ci si deve solo dormire non sono ammesse distrazioni. Andiamo verso Paganica, quella che conoscevo fino a 12 mesi fa.

Entriamo nella piazza. Dalla fontana sgorga l’acqua, è l’unico suono che ti ricorda che lì c’è stata vita. Per secoli. Il bar Fashion café è chiuso. Sulla vetrina un manifesto che annunciava un concerto degli “Amici” per il 12 aprile 2009. Quel giorno non c’è mai stato, saltato a piè pari: era iniziato il tempo del terremoto.

Ci avviamo verso via Duca degli Abruzzi. Gli edifici sono stati quasi tutti messi in sicurezza. Per fortuna non ci sono le enormi gabbie nere che tutti hanno visto all’Aquila. Diciamo che è una “ ingessatura” un po’ più elegante. Si ode in lontananza un suono prima soffocato e poi sempre più chiaro. E’ la banda del paese che sta provando un “pezzo” nella sala civica. Quella marcetta si diffonde per vicoli chiusi, sbarrati, intasati dalle macerie. «Sembra la scena di un film di Fellini» mi fa notare Pitzalis. E in effetti tutto appare così incredibile da essere vero. Tragicamente vero.

C’è una porta aperta. Uno degli agenti entra per un attimo. Dentro trova spuntoni di ferro che sono stati infilati dall’esterno. Servono a non far crollare quello che è rimasto.

Io sono con la polizia, ma ho l’impressione che se fra due giorni ci torno da solo, lì, a Paganica, potrei entrare ovunque, come hanno fatto i tanti sciacalli che ai terremotati hanno rubato anche l’anima. L’agente richiude la porta e lo fa come se lo facesse a casa sua, consapevole però che lì dentro le persone ci torneranno fra tanti anni.

Giriamo ancora per qualche vicolo. Colpiscono i particolari. Nei centri storici che il terremoto ha distrutto, sono i portali di pietra a raccontarti del tempo che fu. E’ lì che ci sono scolpite le date, i simboli delle famiglie, i segni della religiosità popolare. E quando li inquadri con la luce della lampada è come se li separassi dal contesto. Intorno ci sono le macerie, ma loro sono lì. Generazioni di paganichesi li hanno visti e se la ricostruzione sarà fatta bene altre generazioni continueranno a passarci davanti, magari a guardarli distrattamente. Ma saranno il segno che il terremoto non ha cancellato la storia. E’ per questo che vanno difesi e tutelati. Purtroppo, mi confermano i miei accompagnatori, molti “materiali lapidei” sono spariti soprattutto nella confusione dei primi giorni dopo la scossa. Mentre si piangevano le vittime, c’ era chi pensava ad accaparrarsi qualche pezzo di pietra. Che strana e assurda umanità.

A Bazzano, quello vero, c’è un cane che abbaia. La sua cuccia è a due passi dalla chiesa di Santa Giusta. Ci “arrampichiamo” verso il cuore dell’abitato. Di Bazzano nelle cronache dell’anno primo del terrenoto si è parlato poco. Ma la distruzione, nella parte alta, è quasi totale.

Ci infiliamo in via del Meriggio e arriviamo a piazza delle Sirene. Doveva essere un posto bellissimo, soprattutto nelle assolate mattine di primavera. C’è un passaggio ad arco scavato nella roccia. In un angolo che sembrava dipinto da un artista, una scala formava una “elle”. Ora è spezzato, piegato, paurosamente in bilico. Mi ricorda quell’angolo della casa di Onna finito in polvere trascinandosi via mio padre e i miei figli.

Alle 23,30 siamo a piazza Duomo, all’Aquila. Due tocchi di campana si diffondono nell’aria. Partono dalla chiesa delle Anime Sante. Ma allora, mi dico, le campane suonano ancora. Non tutte però. Quelle della cattedrale sono ancora poggiate a terra. A mezzanotte, girando la città, ti rendi conto meglio di come è ridotto oggi il capoluogo d’Abruzzo. Da Collemaggio, andando su su verso il centro, non si incontra anima viva. Ai varchi d’accesso ci sono i militari. Dopo una certa ora c’è il coprifuoco, non si passa. Le fontane grandi di piazza Duomo sono mute come tutto il resto. La fontanella piccola al centro invece fa il suo dovere. L’acqua e le campane, le fontane e le chiese: L’Aquila c’è direbbe un cronista sportivo che si esalta alle vittorie di Valentino Rossi.

L’Aquila c’è ma adesso le mancano la benzina e persino le ruote. In via Sassa che fu il luogo della vita notturna, le insegne dei locali mi ricordano mille polemiche. Stanotte non c’è chiasso. Non ci sono bottiglie sparse qua e là. Non ci sono angoli dove fare i bisogni. Semplicemente non c’è la città.

Ci avviamo verso la periferia. Solo in viale della Croce Rossa, dove si sono spostati alcuni locali, si notano i segni che il popolo della notte non si vuole arrendere e si arrangia come può.

Una lunga fila di auto tratteggia il lato sinistro, da dopo lo stadio fino a via Vicentini. Da lì in un attimo si arriva nel quartiere di Santa Barbara e subito dopo a Pettino. Incrociamo un’a ltra Volante della polizia. Gli agenti notano un camion fermo in mezzo alla strada con le luci accese. In due minuti lo passano ai raggi x: nessun sospetto, l’autista ha solo dimenticato di spegnere i fari. A Pettino i controlli sono stati rafforzati. Ecco via Colombo Andreassi: la strada è ampia, i palazzi a un primo sguardo non sembrano messi male. Ma è solo un’impressione. La realtà è ben diversa. Saltando da una finestra all’altra e sfondando le porte gli sciacalli, proprio qui, in via Andreassi, hanno fatto man bassa di oggetti preziosi e di tutto ciò che hanno potuto portare via. Una macchina che sta arrivando verso di noi all’improvviso fa marcia indietro e si allontana. Alle volanti bastano duecento metri per raggiungerla e fermarla. Dentro ci sono due giovani che hanno un comportamneto un po’ sospetto e non sanno dare una spiegazione convincente alla loro presenza in quella zona a quell’ora. Vengono identificati e tenuti d’occhio per un po’.

L’ultima tappa è all’Aquilone. Da un anno quel centro commerciale è diventato la nuova piazza della città. Il luogo degli incontri dove, mi dicono, i giovani si dividono gli spazi, come si faceva con le colonne dei portici. Ma nella notte qualunque di un giorno qualunque anche L’Aquilone è nel silenzio. Si rianimerà, come sempre, nel fine settimana.
E’ l’una: torno a Onna. Fa freddo. Il cielo è sereno. Nella mia casetta di legno cerco inutilmente le mie stelle.

Fonte: La Repubblica

Turchia, terremoto a est, almeno 41 morti e 60 feriti

Tuesday, March 9th, 2010

È di 57 morti e circa 50 feriti il bilancio del terremoto di magnitudo 6 che la scorsa notte alle 4.32 (ora locale, le 3.32 in Italia) ha colpito la provincia orientale turca di Elazig.

Le vittime, fra cui diversi bambini, abitavano in cinque villaggi situati nei pressi Karakoçan, dove è stato localizzato l’epicentro.

La provincia di Elazig è attraversata dalla faglia sismica attiva dell’Anatolia orientale. Intanto sono già cessate le ricerche di eventuali superstiti. «Non ci sono più persone sotto le macerie», ha annunciato il governatore provinciale Muammer Erol. Anche il portavoce della cellula di crisi locale, contattata telefonicamente da Ankara, ha confermato all’Afp che non ci sono sopravvissuti da cercare.

Le case nei villaggi colpiti sono costruite generalmente con fango e con altri materiali poco resistenti ai terremoti, frequenti in questa zona.

Il premier turco Recep Tayyp Erdogan ha invitato gli sfollati a non rientrare nelle abitazioni danneggiate, anche perchè la prima scossa è stata seguita da una ventina di scosse di assestamento, la più forte di magnitudo 4,1 La terra ha tremato anche nelle vicine province di Tunceli, Bingol e Diyarbakir

Fonte: L’Unità

Il terremoto in Cile ha accorciato la durata del giorno e spostato l’asse terrestre

Wednesday, March 3rd, 2010

 Come avviene in tutti i grandi terremoti, anche il sisma di 8,8 gradi della scala Richter di sabato scorso al largo delle coste del Cile ha spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno. La differenza è stata calcolata tramite un modello matematico complesso da Richard Gross del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) di Pasadena, in California.

GIORNI PIÙ CORTI - Secondo Gross la zolla di Nazca, che subduce sotto quella sudamericana e ha generato il terremoto cileno, ha spostato masse verso l’interno della Terra. Come avviene nei pattinatori quando, durante la trottola, portano le braccia al petto e aumentano la velocità di rotazione, così capita al nostro pianeta. Masse più vicine al centro della Terra determinano una maggiore velocità di rotazione e quindi un accorciamento della durata del giorno. Per la precisione, hanno calcolato Gross e i suoi colleghi del Jpl, il giorno si è accorciato di 1,26 microsecondi, ossia 1,26 milionesimi di secondo. Una differenza molto piccola, ma permanente, che è addirittura sotto la soglia dell’osservazione diretta strumentale, che è di 5 microsecondi.

ASSE DI ROTAZIONE - Il terremoto ha avuto conseguenze anche sull’asse di rotazione che, secondo Gross, si è spostato di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri. Per Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’asse terrestre si è spotato di ben 12 centimetri.

DIFFERENZA - Anche il terremoto di Sumatra del 26 dicembre 2004, che è stato più forte (9,1 gradi Richter) determinò importanti cambiamenti: una diminuzione della durata del giorno di 6,8 microsecondi e uno spostamento dell’asse terrestre di 2,32 millisecondi di arco, pari a circa 7 centimetri. La differenza dello spostamento dell’asse terrestre del terremoto cileno rispetto a quello indonesiano è dovuto a due fattori: il terremoto dell’Indonesia avvenne quasi all’equatore, quindi alla maggiore distanza possibile dal centro della Terra (il pianeta non è perfettamente sferico: è schiacciato presso i poli e rigonfio all’equatore) e quindi le masse non si spostarono così tanto verso il centro. Inoltre l’angolo della faglia che subduce sotto il Sudamerica è maggiore rispetto a quella della zolla indo-australiana che subduce sotto l’Asia, quindi anche per questo motivo le masse crostali asiatiche sono affondate di meno e hanno prodotto un minore spostamento dell’asse.

EFFETTI - Questi cambiamenti, però, sono troppo piccoli per incidere in alcun modo sulla vita umana né sull’ambiente fisico terrestre. Boschi aggiunge che per ora i dati riportati sono stime e «stiamo aspettando le verifiche sperimentali che saranno effettuate nel centro dell’Agenzia spaziale italiana di Matera».

Catastrofe in Cile, il sisma genera uno tsunami

Sunday, February 28th, 2010

Una devastante terremoto di magnitudo 8.8 della scala Richter si e’ verificato in Cile, alle 3.34 ora locale (le 7.34 in Italia). E’ di 147 morti il bilancio aggiornato delle vittime del terremoto che ha colpito oggi il Cile. Lo ha reso noto l’ufficio nazionale cileno per le emergenze. Un’onda tsunami alta oltre due metri ha raggiunto la costa cilena nelle città di Talca, Valparaiso e Coquimbo.

Dieci ore prima era stato preceduto da una scossa 6.9 sull’isola giapponese di Okinawa. E’ scattato cosi’ l’allarme tsunami praticamente nell’intero Oceano Pacifico, dal Centroamerica fino alla Polinesia. Ed una prima gigantesca ondata si e’ abbattuta sull’isola di Juan Fernandez al largo di Valparaiso. Sulla costa si e’ scatenato il terrore, ma secondo una prima valutazione i danni sono stati relativamente contenuti rispetto alla violenza del sisma.

Il sisma si è verificato vicino a Concepcion, scuotendo gli edifici e provocando blackout in alcuni quartieri della capitale Santiago. Lo hanno riferito il Servizio geologico statunitense e testimoni.

Secondo il Servizio geologico americano, il terremoto si è verificato 90 chilometri a Nord-Est di Concepcion, a una profondità di 55 chilometri, alle 3:34 del mattino ora locale (le 7:34 in Italia). Il Centro tsunami ha detto in un comunicato che “un terremoto di queste proporzioni ha il potenziale per generare uno tsunami distruttivo che può colpire le coste vicino all’epicentro nel giro di minuti e quelle più distanti nel giro di ore”.

L’allarme è stato in seguito ampliato anche a Colombia, Panama, Costarica e Antartide.

Anche il Giappone ha emesso un’allerta tsunami per le coste dell’Oceano Pacifico, dopo il sisma al largo del Cile. Lo hanno annunciato i servizi meteorologici giapponesi.

Il servizio geologico americano Usgs ha registrato una replica del sisma che ha colpito il Cile di magnitudo 6,2 e una terza di magnitudo 5,6.

 L’Usgs (il servizio geologico americano) ha esteso l’allarme tsunami a tutto il Pacifico dopo il terremoto che ha avuto come epicentro il Cile.

IN 11 ORE 46 SCOSSE IN UNA  FASCIA DI 500 KM - E’ un impressionante sciame sismico quello che sta colpendo il Cile: dopo la prima scossa di magnitudo 8.8 Richter che è stata registrata alle 3.54 locali dall’istituto americano di geofisica Usgs, altre 45 si sono verificate nelle successive 11 ore, nessuna delle quali inferiore alla magnitudo 5.0, tutte lungo in una linea di circa 500 km. Le scosse hanno epicentri che seguono approssimativamente la linea principale della faglia, in una fascia che si allunga appuntio per circa 500 chilometri. Nella mappa pubblicata da Usgs, solo sei delle scosse si sono verificate in alto mare. La maggior parte hanno colpito le zone di Maule (nei pressi di Concepcion), Bio-Bio, Valparaiso, Aracaunia. Alle 12.09 locali una scossa di magnitudo 5.2, la 37/a della serie, è stata registrata nella ‘Regione Metropolitana’ di Santiago, a 75 chilometri a sudovest della capitale.

UN CENTINAIO SOTTO MACERIE CONCEPCION - Sono circa un centinaio le persone che si trovano intrappolata tra le macerie di un edificio di 14 piani crollato nel centro di Concepcion a causa del terremoto: lo ha confermato il governatore della città, Jaime Tohà.

TWITTER TV, 265 EVASI DA CARCERE
Duecentosessantacinque prigionieri sono evasi del carcere di Chillan, località nell’entroterra cileno 140 chilometri a sud di Talca. Lo scrive in un messaggio Twitter il sito del canale all news della tv pubblica cilena, Tvn 24H, affermando che la notizia è stata confermata dalla gendarmeria.

OBAMA, PRONTI AD ASSISTERE CILE - Gli Usa sono pronti ad aiutare il Cile. Lo ha detto il presidente Usa Barack Obama, che ha parlato con la presidente cilena Michelle Bachelet.

LA CASA BIANCA PRONTA AD AIUTARE - La Casa Bianca “segue da vicino” le situazione dopo il terremoto in Cile, compresi i rischi di tsunami, e gli Stati Uniti sono pronti ad intervenire: lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs.

BACHELET DICHIARA STATO CATASTROFE - Il presidente cileno, Michelle Bachelet, ha dichiarato lo stato di catastrofe a seguito del sisma che ha colpito il paese.

BARROSO: UE PRONTA PER 3 MLN EURO DI AIUTI - La Commissione Ue è pronta a dare il suo via libera ad un finanziamento di 3 milioni di euro per aiuti di prima necessità alle popolazioni colpite dal tremendo terremoto in Cile. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso, il quale si è detto “profondamente scioccato dalla portata della devastazioni provocate dal sisma in Cile”. “Siamo pronti a fare tutto quello che serve per aiutare le autorità cilene in questo momento di necessita”, ha detto Barroso, esprimendo le sue condoglianze per le vittime del terremoto.

CHIUSO SCALO SANTIAGO, VOLI CANCELLATI - L’aeroporto internazionale di Santiago del Cile è stato chiuso e tutti i voli sono stati cancellati fino a nuovo ordine in seguito al sisma. Lo hanno annunciato fonti aeroportuali brasiliane e peruviane. La rampa di accesso al terminal è crollata, così come la zona destinata agli equipaggi, dove è caduto il tetto e si sono rotti i vetri.

FARNESINA, PER ORA NO VITTIME ITALIANE - “Al momento non si registrano vittime italiane” nel sisma che ha colpito il Cile, “ma purtroppo è un dato provvisorio che richiede verifiche continue”. Lo ha detto il responsabile dell’Unità di crisi della Farnesina Fabrizio Romano a Sky tg24 precisando che il ministero degli Esteri “sta cercando di completare il quadro della situazione dei nostri connazionali” presenti in Cile. Attraverso l’ambasciata d’Italia a Santiago del Cile l’Unità di crisi del ministero degli Esteri sta cercando di verificare l’entità dei danni del violento sisma che, nella notte ha colpito il Cile con epicentro nella città di Concepcion. In tutto il Cile, si è appreso alla Farnesina, gli italiani registrati all’anagrafe consolare sono 50 mila. I connazionali residenti nella città di Concepcion sono un po’ più di 500.

A SANTIAGO CROLLI E BLACK OUT - L’Onemi, l’Ufficio nazionale emergenze cileno, ha situato il sisma alle 03.34 (le 06.34 gmt) e l’epicentro a 90 km a nord est di Concepcion. A Santiago del Cile (cinque milioni di abitanti) sono crollati diversi ponti. In gran parte della città non c’é nessuna comunicazione telefonica e si verificano black out elettrici. Molte persone erano in strada e nei locali per l’inizio del week end, ma la maggior parte dormiva.

CILE, TURISTI IN FUGA DALLA COSTA - Nella città di Al Garrobo, 100 km a nord est di Santiago, il mare si è ritirato e molti turisti stanno fuggendo all’interno verso le autostrade, per cercare di rientrare a Santiago.

CILE, DUE REGIONI ISOLATE NEL SUD - Le autorità cilene hanno reso noto che in seguito al terremoto risultano isolate due regioni nel sud del Paese, Biobio e Talca.

APPELLO BACHELET IN TV, RIMANDATE CONTROESODO - Il presidente del Cile Michelle Bachelet si è appellata alla popolazione chiedendo di soprassedere dal tradizionale controesodo previsto questo week-end, l’ultimo dell’estate cilena. Parlando alla Cnn in spagnolo, Bachelet ha chiesto ai cileni di desistere dal mettersi in auto. Lunedì è prevista la riapertura delle scuole per l’inizio dell’anno scolastico in tutto il paese.

ONDATA GIGANTESCA SU ISOLOTTO JUAN FERNANDE - Sull’isolotto Juan Fernandez al largo di Valparaiso si è abbattuta un’ondata gigantesca di tsunami dopo il sisma che ha colpito il Cile. Lo affermano fonti concordanti.

Associate

Fonte: Ansa.it

Un G8 da 500 milioni

Friday, February 26th, 2010

Tra la Maddalena e L’Aquila speso oltre mezzo miliardo per tre giorni di vertice. Con appalti affidati ai soliti amici. Ecco la lista di tutti gli sprechi della megalomania del premier

 

L’ex arsenale militare ristrutturato per ospitare il G8

Il vertice G8 più caro della storia: oltre mezzo miliardo di euro per soli tre giorni di riunioni. Una follia mediatica per assicurare una platea tra i grandi della Terra al capo del governo Silvio Berlusconi nel momento di massima crisi per lo scandalo Noemi. Cinquecentododici milioni 474 mila euro, per la precisione, è la somma finale pagata dagli italiani per quel summit trasferito a L’Aquila dall’8 al 10 luglio 2009. E, mentre i terremotati abruzzesi soffrivano nell’afa delle tendopoli, gli uomini di Guido Bertolaso spendevano 24 mila euro in asciugamani, 22 mila 500 euro in ciotoline Bulgari d’argento, altri 350 mila per televisori Lcd e al plasma e 10 mila euro per i bolliacqua del the. Alla faccia degli intenti frugali, che avevano convinto a rinunciare alle strutture della Maddalena per testimoniare la solidarietà dei Grandi alle vittime del sisma, non si è risparmiato su nulla.

Il gran banchetto Eppure per dotare l’isola sarda di alberghi, sale conferenze, porti e giardini erano già stati bruciati 327 milioni 500 mila euro. Fondi che ora gli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze rileggono in una chiave diversa, descrivendoli come il banchetto di una “cricca” tutta presa dalla spartizione di appalti senza concorrenza e senza trasparenza. I magistrati hanno arrestato i protagonisti di quelle opere: Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, ai vertici della struttura di Bertolaso che ha gestito l’affare, e il costruttore rampante Diego Anemone, dominus di queste opere. Ma lo stesso numero uno della Protezione civile è sotto inchiesta, come altri tecnici e imprenditori impegnati nei cantieri sardi. Tutte le opere della Maddalena sono diventate inutili quando il premier ha deciso di cambiare scenario e spostare la riunione internazionale all’Aquila, tra le macerie e i senzatetto. Una mossa di grande effetto mediatico, che ha ridotto a zero il rischio di manifestazioni no global e ha anche azzerato l’agenda dei lavori, sottraendo in nome del lutto il premier al rischio di insuccessi diplomatici o di imbarazzi per lo scandalo di escort e festini presidenziali. Il tutto a carissimo prezzo: altri 184 milioni 974 mila euro bruciati per le tre giornate abruzzesi. In tutto, appunto, oltre mezzo miliardo: il tributo dei contribuenti italiani al vertice più folle, costoso e inutile della storia recente. E come nell’assegnazione delle opere della Maddalena, anche scorrendo la lista dei lavori per l’Aquila le sorprese abbondano.

Ci sono anzitutto i soliti noti del ristretto giro di Palazzo Chigi e che tra i clienti privilegiati di tutti gli eventi internazionali non mancano mai. Come Relais le jardin che per oltre un milione di euro si è aggiudicata la fornitura del servizio di catering per i banchetti organizzati per i capi di Stato. Solo che Relais non è una società qualsiasi: appartiene alla famiglia di Stefano Ottaviani, sposato con Marina Letta, figlia di Gianni, l’onnipotente sottosegretario alla presidenza del Consiglio. O come la Triumph dell’immancabile Maria Criscuolo, incaricata dei materiali per giornalisti e delegazioni estere e del servizio di interpretariato con un compenso di un milione 250 mila euro.

Colpo Grosso Altro caso in cui i legami con la presidenza del Consiglio contano eccome è quello di Mario Catalano. Famoso come scenografo di “Colpo grosso”, la prima scollacciatissima trasmissione andata in onda sulle tv private negli anni Ottanta, Catalano è già stato premiato dal Cavaliere a inizio legislatura con una ricca consulenza a Palazzo Chigi dove cura l’immagine del premier e gli eventi pubblici in cui è coinvolto. Ma evidentemente la prebenda non basta ed ecco infatti Catalano accorrere tra le macerie dell’Aquila per le performance del presidente. Con l’incarico di verificare, vai a capire perché proprio lui, la piena applicazione della legge 626 che regola la sicurezza sul lavoro. Il tutto per altri 92 mila euro.

Chi invece ha conquistato a sorpresa la vetrina del G8 è Giulio Pedicone, titolare della Pedicone Holding e della Las Mobili, azienda abruzzese che fabbrica attrezzature per uffici. Imprenditore venuto dal niente, Pedicone ha visto la sua carriera coronata dal vertice dove la Las è stata chiamata direttamente e senza alcuna gara a fornire mobili per circa 300 mila euro. Gli uomini di Bertolaso non ammettono dubbi sul fatto che ciò è avvenuto «dopo un’approfondita indagine di mercato». Altrettanto sicuro però è che della Pedicone Holding, titolare del 64 per cento della Las, dal 2007 è sindaco supplente Gianni Chiodi, commercialista con studio a Teramo in società con Carmine Tancredi (a sua volta cugino di Paolo, senatore del Pdl), ma soprattutto presidente della Regione Abruzzo dal dicembre 2008 e commissario delegato all’emergenza terremoto e alla ricostruzione.

In alto le bandierine Il legame con il governatore è solo una delle note singolari in una lista della spesa sterminata. Dei circa 185 milioni divorati dal summit, 52 milioni 666 mila euro sono stati utilizzati da Bertolaso in parte per investimenti in «infrastrutture tecnologiche» e il resto in «spese di funzionamento » ossia per forniture e servizi, dalla ristorazione alle bandierine per le auto. Altri 43 milioni 807 mila euro se ne sono andati invece per rimborsare gli interventi fatti da altre amministrazioni, come la Guardia di Finanza che ha ospitato la sede del G8, o il Provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna che ha curato l’adeguamento della scuola sottufficiali e del minuscolo aeroporto di Preturo assieme alla realizzazione della strada per Coppito. Infine ulteriori 88 milioni 500 mila euro sono stati stanziati dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti ai dicasteri della Difesa e degli Interni, oltre alle Capitanerie di porto, per finanziare la cupola protettiva che ha difeso quei tre giorni di incontri: una triplice barriera di sicurezza in cielo, mare e terra.

Immergersi nella lunga catena di 145 fatture saldate dalla Protezione civile per l’evento fa scoprire più di una nota stonata. Lussi e sprechi che poco si addicono a un vertice spostato tra i terremotati in nome della sobrietà e della solidarietà. In una regione che aveva pianto almeno 308 morti per il sisma e doveva restituire una vita dignitosa a 80 mila senzatetto, i gadget delle grandi occasioni paiono affronti. Trascurando le ciotoline d’argento Bulgari gentile omaggio per i capi di Stato, si va dalle 60 penne “edizione unica” fornite da Museovivo al costo di 26 mila euro e utilizzate dai leader solo per apporre il loro prezioso autografo sui trattati. Ci sono poi la fornitura di poltrone Frau per le sedute di quei tre giorni e costate 373 mila euro; gli addobbi floreali per 63 mila euro; la pellicola protettiva per il rivestimento degli ascensori (9 mila); i portablocchi notes forniti dalla rinomata Pineider al prezzo di 78 mila euro.

Premier in primo piano E non è finita. Si possono forse trascurare le grosse commesse nelle quali primeggiano Selex e Seicos (Finmeccanica) per le forniture tecnologiche relative alla sicurezza (oltre 18 milioni di euro) con la centrale di coordinamento delle forze schierate, Telecom per gli apparati telefonici(12 milioni) e Limelite per la realizzazione dell’areagiornalisti (altri 2 milioni)? E poi: Studio Ega per l’accoglienza e prenotazioni alberghiera delle delegazioni (2 milioni e mezzo); Tecnarr per l’allestimento della sala conferenze (quasi 2 milioni); Semeraro per gli arredi (1 milione 700 mila euro); Composad per i frigoriferi e altri arredamenti (1 milione 500 mila euro); Jumbo grandi eventi per le prenotazioni e il trasporto delle delegazioni (1 milione 200 mila euro). Per non parlare della D and d lighting & truck, sponsorizzatissima a Palazzo Chigi per soddisfare tutte le esigenze sceniche e televisive del premier: al G8 è stata premiata con una commessa di un milione 700 mila euro per la fornitura di attrezzature tecniche.

Insomma, una vera abbuffata. Nella quale si sommano pure le spese per il logo della manifestazione (22 mila euro); le prese elettriche; i pennoni portabandiere e le bandiere (155 mila); 30 distruggi-documenti come nei film di 007 (13 mila euro); asciugamani elettrici; stampe (126 mila); tessuto e divise per steward e hostess (18 mila euro); altre divise non meglio specificate (54 mila euro) e persino la fornitura di tessuto e adesivi per personalizzare le transenne dentro e fuori la caserma di Coppito e i contenitori per la raccolta differenziata. Altra follia da oltre 20 mila euro.

Ma gli aspetti suggestivi non sono finiti. Una “spesa infrastrutturale” di Bertolaso viene considerata la copertura (anche con fondi extra budget G8, non è chiaro) di una lacuna da sempre lamentata dai guidatori sull’autostrada Roma-Aquila- Pescara da anni gestita in concessione da Carlo Toto, l’ex proprietario di AirOne. Il problema? Su questa autostrada era pressoché impossibile ascoltare Isoradio, la rete Rai con le notizie in tempo reale sul traffico. Ma alla vigilia del G8 ecco entrare in azione Bertolaso. Certo ai pendolari abruzzesi costretti a fare la spola con la capitale pesava viaggiare senza le informazioni sul traffico. E qualcuno deve avere pensato che anche i cortei blindati dei Grandi avevano bisogno dei bollettini sulle code lanciati da Onda verde: così Isoradio è stata installata lungo tutta l’autostrada dalle cento gallerie a spese della Protezione civile. Un regalo a Toto che vanifica l’accordo tra Rai e società autostradali che pure obbligherebbe la prima a reperire le frequenze e le seconde a garantire l’acquisizione e la manutenzione degli impianti.

Scuola modello Singolare anche la sorte dei quasi 29 milioni rimborsati dalla Protezione civile per le spese di “investimento” eseguite da altre amministrazioni pubbliche. Ben 23 milioni se ne sono andati per gli interventi nella scuola sottufficiali delle Fiamme Gialle. In questa caserma serrata da alte mura che si sviluppano su oltre due chilomentri per 45 ettari si sono concentrati i lavori per creare gli ambienti del vertice inclusa la ristrutturazione di 1.090 stanze nelle quali hanno soggiornato i leader e i loro staff. Sono stati ritinteggiati la decina di edifici che la compongono; è stata installata una rete in fibra ottica; sono stati sistemati oltre 120 mila metri quadrati di verde; piantati alberi ad alto fusto; le camere sono state arredate al top, dotandole di tv, telefoni e ogni altro tipo di comfort (di cui adesso godrebbero i senzatetto del sisma). Ma ci sono stati pure i lavori radicali negli impianti: l’adeguamento della rete di distribuzione dell’energia elettrica, la manutenzione delle apparecchiature da cucina e persino la messa a punto della pressione dell’acqua.

Soldi ben spesi? I restauri in genere valorizzano gli investimenti immobiliari. Ma qui è diverso. La caserma non è di proprietà dello Stato: con le cartolarizzazioni volute dal vecchio governo Berlusconi per reperire denaro fresco per le casse pubbliche, è stata venduta nel 2004 e appartiene ora a un pool di banche e istituzioni finanziarie come Immobiliare Sgr spa, Imi, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e persino Lehman Brothers. A loro lo Stato paga ogni anno 13 milioni di euro di affitto. Un canone ragguardevole, che nel 2009 si è arricchito anche dei vantaggi conseguenti ai faraonici lavori di adeguamento pretesi dall’impresa B&B Berlusconi-Bertolaso sulla struttura.

Opere dispendiose a fronte delle quali la proprietà non si è lasciata intenerire. Il pool ha preteso dalla Protezione civile due regali polizze assicurative. Una per la completa copertura dei rischi infortuni dei partecipanti al vertice (Ati Willis spa, 50 mila euro): non fosse mai che Obama scivolasse dalle scale. L’altra polizza per risarcire gli eventuali attacchi terroristici alla caserma nonostante caccia supersonici, missili terra-aria e migliaia di uomini in armi. Non solo, a G8 terminato hanno ottenuto il totale ripristino dei luoghi, ossia il ritorno delle sale da summit al loro compito di scuola militare costato altri 4 milioni di euro. Con tanti saluti ai terremotati aquilani che continuano a protestare per le carenze della ricostruzione e vogliono rimuovere da soli le macerie.

Fonte: L’Espresso

L’Aquila ecco la vera situazione

Thursday, February 25th, 2010

Il dramma di chi abitava nel centro storico, oggi diventato Zona rossa
Affitti, pedaggi autostradali, scuole: i costi ricadono sulle famiglie evacuate

 

"Impossibile qualsiasi intervento se prima non si tolgono le macerie"
Villa Sant’Angelo, lo stato delle cose: immagine scattata il 23 febbraio da Carmine Tomei

Le macerie, il primo problema
La nostra casa è a metà strada tra casa dello studente e Piazza Duomo nel punto più panoramico della città. Un palazzo anni 50  di 5 piani + cantine in materiale misto (cemento armato e pietre). La struttura per fortuna ha retto, grazie anche al tetto in legno sistemato qualche anno fa che, non pesando troppo non ha scaricato il peso sui pilastri. Le cantine e i primi due piani non hanno più tramezzi e i piani più alti hanno crepe visibili ma non profondissime. L’edificio è stato classificato E, in piena zona rossa. Il problema maggiore prima ancora di poter pensare di iniziare i lavori di ricostruzione è costituito dalla rimozione delle macerie e dalla messa in sicurezza dei palazzi vicini. Uno è crollato per metà nel nostro cortile e le macerie sono ancora là. Dopo 10 mesi possiamo entrare ancora solo con i vigili del fuoco per recupero beni. Nella piazzetta davanti al garage che abbiamo in una stradina parallela a quella in cui c’è la nostra casa c’è un cumulo di macerie e carcasse di automobili miste ad oggetti venuti giù con le mura dei palazzi.

Attualmente abitiamo a Roma con i miei genitori che dal 6 aprile contano i giorni che li separano al rientro a casa… ma è difficile contare se nessuno fissa la data finale. Nemmeno di tornare a L’aquila per ora se ne parla: i miei non hanno ottenuto la casetta sostitutiva perché per ora, dicono dal Comune, non ce ne sono abbastanza.

Cosa si è fatto? Niente. Hanno puntellato i palazzi vicini, ma il nostro è com’era quella notte, anzi peggio. Dopo pioggia e scosse continue le crepe si sono allargate, le tamponature si sono scollate. Nella cantina non si può entrare perché il travetto sulla porta ha ceduto e blocca l’accesso.

Quanto al rientro, non danno tempi. Nessuno sa fare previsioni attendibili, in un primo momento qualcuno aveva parlato di 5 anni, ma siamo ancora fermi allo studio del terreno in attesa delle ordinanze.

Siamo quattro, io, mia sorella e i miei genitori. Fortunatamente nessuna ripercussione sul lavoro, perché già da prima lavoravo a Roma. Almeno quello…
Amalia Matteucci

LE ALTRE STORIE 1/ 2

In rovina non solo le case
La mansarda al 4^ piano del palazzo in cui vivevo (pieno centro storico) è stato classificato ‘E’. L’edificio non è stato ancora messo in sicurezza per cui dentro quella casa lascio 9 anni di vita materiale a marcire e molto, molto di più.

Dopo 9 anni di indipendenza sono tornata a vivere con i miei genitori in una zona di provincia nel Teramano. Nel frattempo viaggio tutte le mattine verso L’Aquila.

Per la mia casa, nulla è stato fatto. Il palazzo non solo è rimasto come la notte del 6 aprile, ma è ancora totalmente aperto e accessibile a chiunque abbia il coraggio di entrare dentro per prendere ciò che resta ancora integro.

"Impossibile qualsiasi intervento se prima non si tolgono le macerie"L’Aquila, i danni sulla palazzina al Torrione. Immagine inviata da Angela la Cecilia ed Enrico Tassoni

L’edificio è situato in piena zona rossa nel centro città, non credo che potrò mai poter tornare a viverci anche per l’entità del danno che esso ha subito.

La famiglia? Quello che era il mio ‘nucleo familiare aquilano’ non esiste più. Il sisma ha distrutto non solo case, ma anche relazioni durature. Il senso di spaesamento e precarietà ha intaccato idelebilmente anche i rapporti personali. Attualmente svolgo un progetto di volontariato in città.
Moira Facciolini

Ho sistemato la casa a spese mie
La mia casa si trova a Villa Sant’Angelo e ha subito danni contenuti, che io stesso ho provveduto a
riparare.
Attualmente e dal primo di giugno del 2009 abito nella mia casa, che ha la parziale agibilità
Ho ripristinato l’abitazione a mie spese.
In famiglia siamo in due, io e mia moglie e siamo entrambi pensionati
Carmine Tomei

Abitazione inagibile e sempre più spese a carico nostro
Sono Rossella Graziani, cittadina de L’Aquila e, per ora,
dipendente dell’Università degli Studi.
La mia casa era in un palazzo antico, sottoposto a vincolo della
soprintendenza ai beni storici e artistici, in via Bominaco, n.14. E’ il
cuore della città, a ridosso dell’antico corso Vittorio, nel quarto
di Santa Maria Paganica. All’esito delle verifiche effettuate è stata
classificata “E”, ovvero con gravi danni, e ne era stato disposto
l’immediato puntellamento. Ora è esattamente com’era all’indomani del
sisma e siamo ancora in attesa del puntellamento.

Attualmente io e la mia famiglia viviamo a Teramo, e ogni giorno
percorriamo 68 km per venire a lavorare. La casa è in affitto e per
questo il Comune versa ai proprietari, a fronte degli 800 euro da noi
pagati, la somma di 500 euro mensili. Bollette di luce, gas, immondizia
e quant’altro sono integralmente a nostro carico. Mio figlio Stefano, di
8 anni, è stato iscritto alla scuola elementare di Teramo: purtroppo in
mancanza di tempo pieno e considerato che non riusciamo a rientrare a
Teramo prima delle 16-17 del pomeriggio, abbiamo dovuto contattare un vicino istituto
di suore che custodisce il bimbo fino al nostro arrivo (per questo
servizio paghiamo poco più di 200 euro al mese).

Come detto, la mia abitazione è rimasta com’era all’indomani
del terremoto, anzi il tempo e le intemperie stanno peggiorando la
situazione. Dunque non stanno facendo assolutamente nulla. E’ in
zona rossa per noi inaccessibile se non con l’accompagnamento dei pompieri.

Nessuno ci ha detto quando potremo tornare a viverci. In verità, temo che sarà mio figlio a poter tornare se, quando questo avverrà, ne avrà ancora voglia e sempre che la sua vita, nel
frattempo, non abbia preso altre strade.

In famiglia siamo tre. A breve andrò a lavorare a Teramo, dove ho
chiesto di essere comandata. Naturalmente in altro ente: si ricomincia!
Mio marito continua a fare il medico presso l’ospedale de L’Aquila, o
meglio in quel che resta dell’ospedale.

Aggiungo che dal 31 gennaio è stata eliminata anche la viacard gratuita e dunque,
pur dovendo  percorrere ogni giorno l’autostrada A25, affrontiamo una
spesa di 8 euro solo per il pedaggio autostradale.

Da qualche giorno sembra che un super consulente del Comune
de L’Aquila abbia proposto delle linee guida per la realizzazione del
piano strategico di ricostruzione del centro storico,
che prevedono la realizzazione di aggregati urbani obbligatoriamente
pubblico-privati. Questo al fine di attribuire alla Regione e al Comune,
attraverso appalti pubblici, la ricostruzione della città antica e ciò
fare anche per le private abitazioni. Insomma gare pubbliche per edifici
privati: illegittimo e tale da realizzare un esproprio di fatto!

Rossella Graziani
“Non possiamo soddisfare la vostra richiesta”
La nostra era una bellissima casa al Torrione, adesso è inagibile, class. E.
Oggi abitiamo ad Avezzano. Abbiamo chiesto il contributo di autonoma sistemazione, poi abbiamo chiesto una casa del progetto CASE, ma era troppo tardi; a dicembre ci è arrivata una lettera per dirci: “al momento non possiamo soddisfare la vostra richiesta”. Abbiamo chiesto spiegazioni e lo sportello per il cittadino ci ha detto “ve la dovete vedere da soli”.

 

Per la nostra casa inagibile, al momento c’è una fila di professionisti che sta “valutando” la sua riparazione. Quanto alle previsioni di rientro, solo punti interrogativi.

In famiglia siamo 4, fortunatamente non abbiamo avuto ripercussioni sul lavoro ma abbiamo avuto una vittima del terremoto in famiglia, la madre di Enrico, mio marito, che ci aiutava in modo pesante con le nostre due bambine, di 9 mesi e 3 anni al 6 aprile 2009.

Angela la Cecilia ed Enrico Tassoni
Mi arresteranno, ma rientrerò a casa mia
La mia casa è in centro storico, in un piccolo condominio isolato (nel senso che non ci sono edifici contigui), è del Dopoguerra ed è in muratura. Dal 6 aprile ha acqua e luce, ma non il gas; è classificata F solo per il rischio di crolli lungo le strade di accesso; dentro ha danni di lieve entità. Dal 31 dicembre è fuori dalla zona rossa, ma non è stata ancora riclassificata. Se non fosse gelida in questo periodo, ci dormirei.

 

Attulamente sono in autonoma sistemazione, ho preso una casa in affitto a Pescara da giugno scorso per un anno. La prima settimana dopo il terremoto ho dormito in macchina, poi, quando hanno blindato la zona rossa (e la mia casa) sono fuggita sulla costa. Non ho passato un giorno in albergo. Ho cercato subito una casa, prima a Silvi Marina, poi a Pescara. L’idea era di ricreare la “normalità” e l “autonomia”, per fortuna ho potuto permettermelo.
 
Per la mia casa non è stato fatto nulla. Da 2 mesi è fuori zona rossa, ma non è stata nemmeno riclassificata da F che era. Non sono stati fatti ulteriori sopralluoghi, per il centro storico non sono ancora uscite le linee guida.
Di conseguenza, nessuno mi ha ancora detto che potrò tornare a viverci, figuriamoci quando. Io ci torno appena fa un po’ più caldo, metto uno scaldabagno elettrico per l’acqua calda e aspetto che mi arrestino per aver occupato casa mia.

Vivo con l’adorato Arturo, il mio jack russell. Ero sola con lui anche quella notte e da allora non ci siamo lasciati un giorno, se non quando lo lascio a fare compagnia ai miei genitori. Lui, più di me, vuole tornare a correre al parco del Castello. Lavoro in un ente pubblico a L’Aquila, le uniche ripercussioni sul lavoro sono state di tipo logistico. Fino a gennaio ho lavorato presso la sede di Pescara, da febbraio sono tornata a lavorare nella nuova sede di L’Aquila. E viaggio.
Carla Cimoroni

Da casa al lavoro ogni giorno 180 chilometri
La mia casa era bellissima.. ora è inagibile, ma non ancora classificata in quanto zona rossa.
Adesso abito in provincia di Teramo e percorro 180Km al giorno per venire all’Aquila al lavoro.
Per la mia casa non è stato fatto niente e non so quando potrò tornarci.
Il mio nucleo familiare è di 5 persone; mia madre è in cassa integrazione a causa del terremoto.
Lavoro in un container. Ovviamente sono precaria.
Questa è l’altra mia vita dopo il terremoto, altro che cambiamento!
Laura

L’Aquila, i terremotati invadono la zona rossa

Monday, February 15th, 2010

Sono saliti sui cumuli di macerie  urlando la propria rabbia. Ognuno ha preso una pietra

 

L'Aquila, i terremotati invadono la zona rossa "Non possono portarci via 700 anni di storia"
Foto di Fabio Iuliano

L’AQUILA - Centinaia di aquilani si sono ritrovati stamani in piazza con cartelli con su scritto “Io non ridevo” e “Riprendiamoci la nostra città”. Una protesta organizzata dopo le intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all’inchiesta fiorentina sugli appalti del G8. I manifestanti hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a piazza Palazzo, considerata inaccessibile.

Le forze dell’ordine, dalla polizia all’esercito, hanno provato a impedire ai dimostranti, circa 300, di varcare le transenne, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone al posto di guardia hanno preferito lasciar passare la gente per evitare disordini. Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di aquilani sono saliti, urlando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sé una pietra dalle macerie residue dai crolli del terremoto di aprile.

“Non possono portarci via 700 anni di storia - ha commentato la docente universitaria Giusi Pitari, tra i manifestanti - è ora di riprenderci la nostra città. Siamo indignati anche di fronte all’assenza dei nostri rappresentanti istituzionali”.

“Non ridevamo, non ridevamo quella notte - ha urlato un altro dei manifestanti, Stefano Cencioni - perché tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza”. Cencioni, un uomo sulla quarantina, ha voluto precisare che il suo “non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città”. “Ho conosciuto volontari  che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d’Aosta per venire ad aiutarci e la persona a capo di questo sistema non può essere una persona da condannare”, ha detto riferendosi a Guido Bertolaso. Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento ‘3e32′ che fin da subito non hanno risparmiato contestazioni al sistema del Dipartimento.

“La manifestazione  è una conseguenza naturale, una reazione, a ciò che l’inchiesta sul G8 ha fatto emergere in questi giorni, oltre allo squallore per l’episodio legato alle risate di sciacalli che hanno visto nel terremoto un affare su cui lucrare”. E’ Michele Fina, segretario provinciale del Partito Democratico ed assessore all’ambiente ed alla protezione civile della provincia de L’Aquila, a spiegare così che “la protezione civile ha dato una risposta importante all’emergenza, ma ad oggi non c’è una vera e seria legge sulla ricostruzione. Allo stato attuale l’economia del territorio è ferma perchè, al di la delle realizzazione del progetto case, stenta a partire una ricostruzione capillare della città e dei borghi. L’effetto - conclude Fina - sembra quello di un forte doping, che però non ripara le ossa rotte, non guarisce dalla malattia. Un effetto che, per quanto forte, è oramai giunto al termine”.
 

Fonte: La Repubblica

Lasciateci entrare nella nostra città

Thursday, February 4th, 2010

Lei ci aspetta e noi aspettiamo lei

Da Giusi Pitari, aquilana, docente di biochimica (sul terremoto ha scritto il libro Trentotto secondi), riceviamo questo appello.

Sono davvero stanca. Stanca di mettermi al letto la sera e non sapere cosa succede della mia città. Come altri cerco di frequentare quel piccolissimo pezzetto di centro nel quale si può camminare e, tutte le volte, mi chiedo come mai pian piano non si aprano altre strade.

Un pomeriggio di qualche tempo fa ho trovato aperto il varco che, dai Quattro Cantoni, attraverso il Corso Vecchio, porta alla Fontana Luminosa. Ho sentito rumori, di persone che lavoravano all’interno dei palazzi, fuori tutto sgombro e messo in sicurezza. Ho sperato che riaprisse, e invece nulla.

Un’altra volta ho trovato aperto il vicolo delle 3 Marie, l’ho percorso, sono arrivata fino a piazzetta Machilone, non c’era alcun pericolo! Poi ho visto piazza Sallustio (in foto), ci sono macerie, sì, ma il resto è in sicurezza e via Sallustio da lontano, la stessa sensazione.

Sono stanca di aspettare domani.

E lo sono ancor di più dopo aver ricevuto le foto che allego e che parlano di incuria, di cumuli di macerie miste a immondizia di ogni genere, e persino di pietre storiche che chissà se, e quando, verranno recuperate.

La nostra città è lì che ci aspetta e noi aspettiamo lei, ma sembra che nessuno, nessuno ci dica almeno un po’ di verità. Noi vogliamo vedere la nostra città. Vogliamo che sia curata, perché è un malato grave e penso che in molti vorrebbero darsi da fare.

Perché c’è ancora immondizia? Forse perché, visto che i lavori saranno lunghi, visto che non c’è un progetto, visto che tanto stiamo zitti, meglio lasciar correre? Ma cosa è L’Aquila senza quel centro? Possibile che nessuno si renda conto che l’identità di una città è più importante delle pietre? Possibile che nessuno si renda conto che questi cittadini dispersi lo rimarranno senza un punto, seppur ferito e diroccato, di riferimento?

Il successo di riaprire una parte, seppur piccolissima, del centro lo abbiamo visto con la Cantina del Boss e il Bar dei Fratelli Nurzia, ma il vero miracolo è che ci siano altre attività aperte: l’ottico, il giornalaio, la tabaccheria, la gioielleria. E mentre qualche cittadino metteva in ordine l’aiuola di piazza regina Margherita, quei commercianti in attesa della città li ringraziavano.

Ma più che qualche sporadica visita, noi cittadini non sappiamo fare.

Ci occorre che si aprano strade, ci occorre vedere, ci occorre sentirci partecipi, ci occorre che qualcuno ci faccia sentire che passo dopo passo la città sarà nostra, ancora.

Questo rinnovato spirito di appartenenza ci porterà a vigilare, ad essere presenti, a pretendere e. . ad aiutare.

Chiedo a tutti coloro che ne hanno la competenza, di spiegarci perché non si ha accesso a determinate aree, perché nessuno toglie di mezzo i detriti e le macerie “non preziose”, perché la nostra città deve continuare ad esistere in questo stato di abbandono, perché. Aspettando cosa? Fateci rientrare, riaprite la città, non chiamate la mancanza di soldi a giustificazione dell’inoperosità. E non continuiamo a dire che ci sono questioni più urgenti. La città si fa tutti insieme, un tassello la volta, sì, ma ovunque.

Giusi Pitari
Fonte: La Repubblica

Paura ad Haiti, nuove scosse

Friday, January 22nd, 2010

La terra continua a tremare ad Haiti, dove in giornata uno sciame sismico, con la scossa più forte che ha raggiunto magnitudo 4.8 gradi Richter, ha fatto ripiombare nel panico al popolazione. A nove giorni dalla devastante scossa del 12 gennaio, si scava ancora alla ricerca di sopravvissuti, anche se si affievoliscono le speranze di trovare persone ancora in vita. E mentre l’Onu ammette che forse il bilancio complessivo delle vittime non si saprà mai, il governo haitiano smorza le polemiche sulla presunta occupazione militare dell’isola da parte degli Stati Uniti. Un volontario italiano intanto denuncia: gli aiuti umanitari essenziali non hanno ancora raggiunto la popolazione. Secondo Bertolaso, in partenza per Haiti, mancano coordinamento e interlocutori.

- GOVERNO: Il governo haitiano ha risposto alle accuse di aver permesso l’occupazione militare da parte degli Stati Uniti rivolte da alcuni Paesi, Venezuela e Bolivia in testa. “Gli americani sono qui su nostra richiesta per assisterci”, ha detto il premier Jean Max Bellerive. “Haiti non è sotto tutela. Il governo sta riprendendo il controllo”, gli ha fatto eco il presidente René Preval.

- AIUTI: E’ ancora caos sulla distribuzione degli aiuti, anche se la situazione va lentamente migliorando. Secondo Maurizio Barcaro, volontario italiano a Port-au-Prince dal 1994, gli aiuti umanitari essenziali - acqua, cibo e medicinali - non hanno ancora raggiunto la popolazione. Il comando Usa ha intanto reso noto che è stato riaperto l’aeroporto di Jacmel, nel sud dell’isola, e anche il porto della capitale. I militari Usa hanno anche riattivato due scali aerei minori nella Repubblica Dominicana per permettere l’arrivo di aiuti alla popolazione haitiana. La Croce rossa sta inviando cinque aerei con aiuti di emergenza, mentre le equipe di Medici senza frontiere stanno effettuando una media di 130 interventi chirurgici al giorno. La portavoce dell’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), Elisabeth Byrs, ha detto che ad Haiti c’é “bisogno anche di psicologi e psichiatri per curare le ferite dell’anima”. In serata è in partenza il team italiano guidato dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. “Non faremo un intervento a macchia di leopardo, ma in un’area specifica per creare alloggi, per realizzare una tendopoli e per dare assistenza sanitaria”, ha detto Bertolaso.

- SFOLLATI: Sono circa 500.000 gli sfollati a Port-au-Prince radunati al momento nei 447 accampamenti di fortuna sorti nella capitale. Lo rende noto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). “Non si tratta di campi veri e propri, ma piuttosto di raggruppamenti di persone” in luoghi o edifici preservati dal sisma, ha spiegato il portavoce Jean Philippe Chauzy. Dei 447 accampamenti, 179 sono rifugi di fortuna e solo tre hanno accesso all’acqua potabile. Le condizioni igieniche sono spaventose ed è forte il rischio di epidemie.

- FUGA DALLA CITTA’: Chi può, abbandona la capitale Port-au-Prince su mezzi di fortuna messi a disposizione gratuitamente dal governo per spostarsi nei paesini della provincia, dove la situazione è migliore. Lo rivela il volontario italiano Maurizio Barcaro.

- ITALIANI: Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, invita i soccorritori a fare ulteriori sforzi prima di concludere la fase delle ricerche. “In queste ore si sta decidendo la sospensione definitiva delle ricerche, anche se ieri sono state trovate vive alcune persone e quindi, francamente, qualche sforzo ulteriore a mio avviso si deve ancora fare”, ha affermato Frattini. Sono ancora due gli italiani che mancano all’appello, mentre altri due sono stati dichiarati “definitivamente dispersi”.

- SQUADRE SOCCORSO: sono 43 le squadre internazionali impegnate nei soccorsi, in totale circa 1.800 persone che operano con l’ausilio di 161 cani appositamente addestrati. Elysabeth Byrs (Ocha) ha detto che “le squadre di soccorso lavorano come nel primo giorno”. “Ci sono squadre che cominciano ad andarsene, in particolare quelle che non dispongono di equipaggiamenti pesanti, ma altre restano”, ha precisato.

- OSPEDALI: a Port-au-Prince sono operativi otto ospedali, di cui la metà sono strutture con pochi mezzi. Intanto è giunta ad Haiti la nave ospedale americana ‘Comfort’. E’ dotata di mille posti letto e ha già cominciato a ricoverare i primi pazienti, portati in elicottero.

- TRUPPE USA: gli Stati Uniti invieranno altri 4.000 soldati ad Haiti nei prossimi giorni, portando così a circa 15.000 il numero dei militari operativi sull’isola. Sono 1.960 i marines dell’unità navale ‘Bataan’ che hanno cominciato ad operare a Leogane, una delle città più colpite dal sisma.

- VITTIME ONU: E’ di 61 morti l’ultimo bilancio delle vittime delle Nazioni Unite; i dispersi sono 179. Lo ha riferito Farhan Haq, portavoce del Palazzo di Vetro.

- BANCA MONDIALE: La Banca Mondiale ha annunciato di aver sospeso per cinque anni il pagamento del debito dovuto da Haiti, che ammonta a circa 38 milioni di dollari. La Banca mondiale ha annunciato anche che sta lavorando per l’annullamento totale del debito.

- ADOZIONI: L’Unicef ne chiede il congelamento temporaneo, almeno durante la fase d’urgenza.

Haiti, arrivano gli aiuti.

Friday, January 15th, 2010

Manca tutto ad Haiti, tranne i cadaveri. A due giorni dal devastante terremoto che ha colpito l’isola caraibica radendo al suolo la capitale Port-au-Prince, i primi soccorritori si sono trovati di fronte solo scene di morte, devastazione e saccheggi, mentre mancano ancora all’appello un centinaio di italiani e si teme per la sorte di almeno due di loro. “La situazione è anche peggio di quanto mostrano le tv. Mancano acqua potabile e cibo, le vittime sono ammassate in strada”, ha detto l’ambasciatore di Haiti a Roma, Geri Benoit, in un’intervista all’ANSA.

In serata, il presidente haitiano, René Preval, ha reso noto che 7mila cadaveri sono stati seppelliti in una fossa comune. La Croce rossa haitiana stima oggi in circa 50 mila i morti, mentre i feriti ed i senzatetto sarebbero addirittura tre milioni su una popolazione di poco più di nove. Oltre 1.500 cadaveri sono stati ammassati nell’obitorio del policlinico di Port-au-Prince, dove camion requisiti dalla polizia continuano incessantemente a trasportare cadaveri in decomposizione per il caldo tropicale raccolti dalle strade o estratti dalle macerie. Tra le vittime figurano anche 36 membri della missione Onu ad Haiti; i dispersi sono circa un centinaio e le speranze di trovarli in vita si affievoliscono con il passare delle ore, ha detto il portavoce David Wimhurst.

Nelle ultime ore si segnalano anche numerosi saccheggi di negozi di generi alimentari della capitale e la missione di peacekeeping Onu è preoccupata per l’eventuale saccheggio di armi, sostiene l’ambasciatore di Haiti in Argentina, Raymond Mathieu. La macchina degli aiuti umanitari si è intanto messa in moto e il presidente statunitense Barack Obama ha assicurato agli haitiani: “Non sarete dimenticati, l’America è al vostro fianco”. Il presidente Usa ha annunciato l’invio di militari, di una nave ospedale e di 100 milioni di dollari di aiuti immediati ad Haiti, il più povero tra i Paesi del continente. Anche l’Unione europea e altri Paesi hanno annunciato aiuti monetari. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha detto che sono un centinaio gli italiani che mancano ancora all’appello. “La situazione è devastante e il dolore di tutti noi è inimmaginabile. Siamo angosciati perché ci sono forse 100 mila morti e ci auguriamo che i circa 100 italiani che mancano all’appello stiano bene e che siano trovati”. Frattini, che si trova in visita in Kenya, ha detto che lunedì ci sarà una riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo dell’Ue. “Sarà una prima decisione di forte coordinamento”, ha detto. L’ambasciatore di Haiti presso la Santa Sede, Carl Henri Guiteau, ha intanto rivelato che nell’Hotel Montana di Port-au-Prince, dove un testimone aveva segnalato la presenza di alcuni italiani, “ci sono 200 persone sotto le macerie. Ma - ha precisato - non abbiamo notizie degli italiani”. I funzionari del ‘team avanzato’ italiano, giunti oggi a Port-au-Prince per rintracciare i nostri connazionali ancora dispersi, testimoniano di “strade piene di feriti che chiedono soccorso, e di cadaveri. Molti feriti sono sistemati sotto le piante o sui marciapiede, gli ospedali sono crollati”. Oltre agli edifici, il terremoto ha fatto crollare le già fragilissime istituzioni democratiche haitiane.

Il presidente René Preval, scampato al crollo della residenza ufficiale, è ricomparso in pubblico ma il caos regna sovrano nella capitale haitiana. In una nazione che nel recente passato ha visto succedersi guerre civili e colpi di stato, il rischio che qualcuno possa approfittare della situazione per conquistare con le armi il potere è alto. L’ambasciatore Benoit ricorda che in febbraio sono previste le elezioni legislative e in novembre quelle presidenziali. “Al momento non so però dire cosa succederà, un rinvio appare probabile”, ha detto l’ambasciatore haitiano a Roma che comunque non vuole nemmeno sentire parlare di rischio golpe. “Non esiste il pericolo, le priorità sono altre. E poi i nostri alleati americani si sono mobilitati per aiutarci”. Come sempre hanno fatto per mettere ordine nel Paese quando la situazione andava normalizzata. I primi militari Usa sono già arrivati e hanno riaperto l’aeroporto, mentre l’amministrazione Obama ha annunciato l’invio di una brigata di 3.500 uomini dell’82ma divisione aviotrasportata.

ANSIA PER GLI ITALIANI NON CONTATTATI -  La Farnesina invita chiunque sia a conoscenza di amici o parenti italiani che si trovano ad Haiti a contattare l’Unita’ di crisi al numero 06-36225 per accelerare la ricerca dei nostri connazionali.

Fonte: Ansa.it

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!