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Sciame sismico, quattro scosse a Montereale

Tuesday, August 31st, 2010

Lo sciame sismico sui monti reatini non si ferma. Dopo le due scosse di questa mattina, alle 13:45 la terra ha tremato di nuovo nella zona di Montereale. Secondo l’Ingv la magnitudo è di 2,3 con epicentro a una profondità di 9,9 chilometri. Nuova scossa venti minuti dopo, alle 14:05, con magnitudo 3,3 e profondità 2,3.

IL VERTICE Intorno alle sette si è concluso il vertice convocato dal prefetto dell’Aquila Giovanna Iurato per fare il punto sulla situazione con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, i sindaci dei comuni coinvolti dallo sciame cioè Montereale, Capitignano, Cagnano Amiterno e Campotosto, le forze dell’ordine, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile.

I sindaci hanno chiesto al prefetto che nelle zone in cui erano state installate le tendopoli dopo il sei aprile vengano montati dei container visto che, come ha sottolineato il sindaco di Cagnano Amiterno, Donato Circi, “dentro le case la gente ha timore di stare. Indubbiamente - ha proseguito Circi - c’e’ molta paura e tanta preoccupazione e queste sono azioni preventive dal momento che i terremoti non possono essere previsti e nessuno puo’ sapere che cosa succedera”. Il prefetto ha ascoltato le proposte, le sta valutando e ha fatto sapere che risponderà entro 24-48 ore.

Circi comunque ha sottolineato che non bisogna creare allarmismi e che comunque i sindaci attenderanno la decisione del prefetto che verra’ comunicata in una riunione da convocare nel giro di 24-48 ore”.

BLOG Lo sciame sismico a Montereale di Giustino Parisse

CANTIERI BLOCCATI PER DUE GIORNI Intanto il Servizio Emergenza Sisma e Ricostruzione del Comune dell’Aquila ha intanto emesso un ordine di servizio per sospendere per 48 ore e quindi fino a tutto il 2 settembre prossimo l’attività dei cantieri nel centro storico e nelle frazioni dove si stavano effettuando interventi di messa in sicurezza.

La decisione, come recita il provvedimento, è stata adottata in seguito “all’incremento dello sciame sismico sismico delle ultime ore, vista la complessità delle lavorazioni da effettuare per la messa in scurezza del comune dell’Aquila e della frazioni”.

L’ordine di servizio è stato suggerito dalla Prefettura dell’Aquila al Comune che ha immediatamente inviato la nota alle aziende in azione sul territorio comunale.

LE SCOSSE E LA PAURA Le due scosse sismiche di stamani sono state registrate dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia tra le province di L’Aquila e Rieti, entrambe nettamente avvertite dalla popolazione che si e’ riversata in strada. Le scosse sono state avvertite anche nella zona ovest dell’Aquila. La seconda scossa c’e’ stata alle 9.12 con magnitudo 3.6. La prima, alle ore 5, e’ stata di magnitudo 3.4 e ha interessato, in particolare, i Comuni di Borbona (Rieti), Citta’ Reale (Rieti) Cagnano Amiterno (L’Aquila) e Montereale (L’Aquila).

I Comuni prossimi all’epicentro sono stati Borbona, Cagnano Amiterno e Montereale. Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a persone o cose.

Alle 13:45 la terra ha tremato di nuovo. La magnitudo è stata di 2,3 con epicentro a 9,9 chilometri. Nuova scossa venti minuti dopo, alle 14:05, con magnitudo 3,3 e profondità 2,3

Sono oltre cento le chiamate giunte da stamane al centralino dei vigili del fuoco dell’Aquila da parte di cittadini che dalle prime ore della mattina, distintamente, continuano ad avvertire lo sciame sismico in atto. “Si tratta - dicono i vigili del fuoco - per lo più di
telefonate in cui ci si chiede cosa bisogna fare, come ci si dovrebbe comportare in queste situazioni. Altre invece sono telefonate in cui la popolazione chiede informazioni

CHIODI, RIUNIONE CON LA PROTEZIONE CIVILE Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha presieduto nel pomeriggio una riunione con i responsabili della Protezione civile regionale avente lo scopo di conoscere, nei dettagli, la situazione sismica che sta interessando alcuni Comuni dell’Alto Aterno e del reatino.

Al termine della riunione, lo stesso Chiodi ha precisato che la Protezione civile e’ stata attivata allo scopo di fornire la massima assistenza alla popolazione interessata e di soddisfare le eventuali richieste che dovessero provenire dai sindaci dei comuni ricadenti nel territorio, cioè Montereale, Campotosto, Capitignano, Cagnano Amiterno.
sull’entità delle scosse, l’epicentro, la profondità

Fonte: La Repubblica

Forte scossa di terremoto alle Eolie, segnalati sette feriti lievi

Monday, August 16th, 2010

Una scossa di terremoto di 4,5 gradi della scala Richter - la più forte in Italia nel 2010 - è stata registrata alle 14,54 alle isole Eolie. A Lipari la caduta di massi sulle spiagge ha causato il ferimento di sette persone. «Le loro condizioni non destano particolare preoccupazione», ha riferito un sanitario di Lipari. Non sono segnalati danni nelle cittadine delle isole Eolie, anche se sono in corso accertamenti più accurati, nessun danno alle imbarcazioni. Non ci sono state onde anomale.

Audio - La testimonianza di un ristoratore di Vulcano

SISMA - Il sisma è stato avvertito distintamente dalla popolazione e dai numerosi turisti che affollano in agosto le isole e anche nella costa settentrionale siciliana. A Lipari ci sono state frane e smottamenti nella zona di Valle Muria, tra la spiaggia di Gelso e quella dell’Asino. Il sindaco Mario Bruno ha istituito un’unità di crisi e ha vietato l’accesso alle spiagge dove si è verificata la caduta di massi. Segnalati crolli anche a Quattrocchi e a Vulcano. La Guardia costiera ha evacuato una quarantina di persone sulle spiagge a Lipari. «C’è stato un po’ di panico, ma nessun incidente ci è stato segnalato», ha detto Riccardo Gullo, sindaco di Leni, nell’isola di Salina.

EPICENTRO IN MARE - L’epicentro della scossa è stato registrato in mare a 19 chilometri di profondità e a sei chilometri da Lipari. Una squadra di esperti della Protezione civile è partita da Roma per le Eolie. «Non è stato un terremoto particolarmente forte», ha detto il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi, secondo il quale le frane che ha provocato si devono «soprattutto alla scarsa manutenzione del territorio». La scossa, ha aggiunto, «è stata avvertita molto bene dalla popolazione perché è avvenuta a una profondità molto bassa. I terremoti di questo tipo non sono mai molto forti e rientrano nella normale e ben conosciuta attività sismica del Mediterraneo

Fonte:Corriere della Sera

L’Aquila, la strage del cemento scadente

Monday, August 2nd, 2010

Il pm: dieci edifici crollarono per errori nel progetto e uso di materiali di scarsa qualità

di GIUSEPPE CAPORALE

L’AQUILA - Ad uccidere 150 persone su 308 durante il terremoto dell’Aquila, fu il cemento «scadente». Dieci condomini si trasformarono in tombe per «errori di progetto e di calcolo delle strutture», «violazione delle norme antisismiche» e soprattutto «scadente qualità del calcestruzzo». Lo scrive il sostituto procuratore Fabio Picuti in una voluminosa memoria consegnata al giudice per le udienze preliminari dell’Aquila, pochi giorni fa. Un fascicolo istruito, in realtà, per chiedere il rinvio a giudizio dei vertici della Protezione Civile (con l’accusa di omicidio colposo per non aver valutato correttamente il rischio terremoto durante il periodo delle sciame sismico), ma che contiene all’interno anche un’analisi dei crolli del 6 aprile 2009.

In queste pagine, per la prima volta, il magistrato che - assieme al procuratore Alfredo Rossini - coordina le 190 indagini sui palazzi-killer, svela i risultati delle perizie tecniche. E i dati sono impressionanti. «L’edificio di via Cola dell’Amatrice numero 17, dove sono morte 12 persone, realizzato in cemento armato e costruito negli anni 1959/1960, è crollato - scrive il pm - per la scadente qualità del calcestruzzo utilizzato, per errori di progetto e di calcolo delle strutture». «L’edificio di via XX settembre numero 123 dove perirono in totale 5 persone, costruito in cemento armato nel 1955, crollava per la carenza di calcestruzzo utilizzato, per errori di progetto e di calcolo» e per «violazione delle norme antisimiche».

E ancora «L’edificio di via XX settembre numero 46/52 in cemento armato e costruito negli anni 1963/1965, dove perirono in totale 8 persone (la Casa dello Studente, ndr) crollava per la scadente qualità del calcestruzzo utilizzato, per errori di progetto e di calcolo» e per «la violazione delle norme antisismiche». «L’edificio di via Generale Francesco Rossi 22 dove morirono 17 persone, costituita da struttura portate in muratura e solai e tetto in cemento armato, costruito nella prima metà degli anni ‘50, è crollato per errori di progetto e di calcolo, per errati interventi nella realizzazione del tetto in cemento armato». Per questi edifici-killer ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio, come per i crolli dell’ospedale, del tribunale, del catasto, della facoltà di ingegneria e una decina di scuole e dove, fortunatamente, non ci furono vittime.

Oltre cento indagini su 190, invece, si chiuderanno senza processo. Oltre un centinaio di edifici tra il centro storico dell’Aquila e i paesi della zona vennero giù solo per «vetustà delle strutture sismicamente inadeguate», ha scritto il magistrato. Non ci sarà quindi processo per gli oltre quaranta morti di Onna, e per quelli di San Demetrio, Tempera, Paganica, Fossa, Villa Sant’Angelo

Fonte: La Repubblica

Paganica, le erbacce coprono la vergogna

Tuesday, June 22nd, 2010

Il centro storico, abbandonato dopo il terremoto del 6 aprile, è irriconoscibile. Ecco come sta sparendo uno dei borghi più belli

  • tutto come 15 mesi fa

PAGANICA. Dopo quello dell’Aquila è il centro storico più esteso fra quelli colpiti e distrutti dal terremoto del sei aprile. Ma oggi Paganica è come se avesse rinunciato alla sua storia, al suo passato, alla sua memoria. Nella valle fra la “vecchia” Paganica e Bazzano è nato un mega quartiere: 25 palazzoni anonimi in cui di Paganica forse ci sono le persone ma non certo l’anima. Quella, l’anima, è sepolta sotto le macerie che invadono e bloccano strade e vicoli.

FOTO Ecco la ricostruzione che non c’è

Ieri con Ugo De Paulis (presidente della circoscrizione di Paganica) e Alvaro Jovannitti (ex parlamentare) sono entrato nella zona rossa. L’anno scorso per andare a vedere il paese distrutto dovetti attendere un’ora fra permessi e pezzi di carta che si rincorrevano. Quest’anno è bastato spostare un traballante cancello per posare subito lo sguardo su un mondo scomparso in pochi secondi di cui, in alcuni punti, non riconosci nemmeno le tracce che erano segnate nella memoria. Sono partito da Largo Garibaldi, proprio all’inizio della zona rossa. Lì c’è una casa che qualche anno fa ho avuto in eredità da un mio zio. Per metà è messa molto male. L’altra metà se pur inagibile è diventata, nella parte bassa, il “rifugio” della mia biblioteca.

Sono andato per prima cosa a “visitare” le mie carte, che raccontano quasi giorno per giorno Onna (ma non solo) degli ultimi 40 anni. Davanti alla fontana che nell’aprile del 2009 era stata appena restaurata trovo un abitante di Paganica. Mi porta vicino a quello che ormai sembra un rudere tanto è stato scosso e devastato dal sisma: dentro ci sono tubi innocenti, montati come una ragnatela, a sorreggere soffitti che andranno comunque abbattuti e rifatti. E’ un esempio di come si possano buttare via i soldi per puntellamenti inutili. Ma tant’è, basta girare per L’Aquila e si vedono cose ancora peggiori.

Poco più in là c’è uno degli edifici storici di Paganica: palazzo Nannicelli che negli anni aveva subìto modifiche e aggiunte che lo avevano già abbastanza compromesso. Azzardiamo ed entriamo. Il cortile - che fu il “regno” nel XVII e XVIII secolo di una delle più ricche, anche se non nobili, famiglie paganichesi - è ormai irriconoscibile travolto in parte dal terremoto ma anche dell’erba, cresciuta dappertutto. Le erbacce sono diventate le vere “padrone” di Paganica. Le trovi ovunque, persino sopra le macchine che furono sepolte da pietre e calcinacci e che sono ad attendere che qualcuno rammenti che la “vera” Paganica è ancora lì e che ha bisogno di aiuto o quanto meno di attenzione. Ugo e Alvaro mi fanno un po’ tenerezza quando a ogni angolo ricordano, con nomi, cognomi e a volte anche soprannomi, chi nel tempo ha abitato fra quei muri ora squarciati e sfigurati.

Dentro palazzo Nannicelli troviamo le tracce di una “cantina”, antenata dei moderni bar. Sul portale di pietra c’è ancora una scritta: «Vino, 8 soldi». Andando verso la piazza, lungo la parallela di via Duca degli Abruzzi, c’è via ed Arco dei Giudei, un nome che evoca storie tristi e terribili di altri tempi.

Quel vicolo, che era vanto di questo centro storico bellissimo e intrigante, ora è solo un contenitore di macerie e di oggetti della quotidianità violata.

Ma c’è chi non si arrende. Non vuole arrendersi. L’unico vicolo lindo e pulito è quello che fa angolo con il “nido” di Angiolino. Lo troviamo in via delle Scalette. Racconta che non è riuscito a star lontano dalla sua casa. Nonostante sia classificata E, un po’ al giorno l’ha ripulita, ha tolto polvere e detriti. Insomma le ha ridato dignità anche se non sa ancora come e quando potrà ricostruirla o ristrutturarla. Una volta finito il “lavoro” dentro ha cominciato all’esterno.

Oggi il “suo” vicolo è quasi come 15 mesi fa. E’ un piccolo esempio che non cambia la storia e non restituisce vita al centro storico, ma è segno che può fare molto anche l’amore degli abitanti per il proprio borgo. Forse anche a Paganica una “protesta” delle carriole potrebbe servire a riportare l’attenzione sul nulla che si sta facendo. Certo non sono mancate riunioni, assemblee. E’ nata l’associazione “Salviamo Paganica Onlus”, presieduta da Berardino Zugaro che si occupa delle problematiche legate al post terremoto. Da mesi l’architetto Roberto Pirzio-Biroli con una università austriaca sta studiando e suggerendo soluzioni per una rapida ricostruzione. Ma la questione resta anche qui la stessa: pochi fondi e un quadro normativo incerto.

In via Arenali c’è chi approfittando della giornata festiva è venuto a recuperare, dopo 15 mesi, qualche mobile scampato ai crolli. Ci sono i vigili del fuoco che con pazienza e una buona dose di coraggio entrano ancora nei locali pericolanti per fare ciò che è ancora umanamente possibile.

Lungo la strada troviamo un mucchio di patate - ormai marce - e una “collana” di aglio che prima era conservata al fresco in qualche “cantina”.

Ugo De Paulis mi parla anche delle cose che si stanno cercando di fare come, ad esempio, ridare senso alla piazza del paese portandoci il mercato settimanale che al venerdì era un appuntamento fisso per Paganica. La Provincia di Trento sta realizzando una nuova chiesa, le altre, quelle storiche, sono inagibili a parte la basilica di San Giustino e il santuario della Madonna d’Appari.

Ma a Paganica c’è tanto da fare. E oggi tocca anche ai paganichesi. Lo scrittore Mauro Corona mi ha detto qualche giorno fa: L’Aquila per risorgere dovrà prima insorgere. Vale anche per Paganica.

Fonte: La Repubblica

L’Aquila, migliaia di persone al corteo per la ricostruzione

Thursday, June 17th, 2010

Striscioni, bandiere, anche vuvuzela, ma nessun simbolo politico, solo i colori neroverde, simbolo dell’Aquila: in migliaia hanno aderito all’appello della mobilitazione cittadina alla Villa Comunale per chiedere la sospensione dei contributi per tutti senza limiti - e non solo per gli autonomi con redditi inferiori di 200 mila euro annui - e lo sblocco dei fondi per la ricostruzione, oltre che per denunciare che decine di migliaia di persone - oltre 32 mila - sono ancora assistite. La mobilitazione, nella città colpita dal devastante terremoto dell’aprile 2009, è stata aperta da uno striscione con scritto ‘SOS’.

AUTOSTRADA - Al corteo hanno partecipato migliaia di persone: ventimila secondo gli organizzatori, diecimila per la questura. Alla manifestazione, oltre al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente - senza fascia tricolore in segno di protesta - i sindaci di decine di altri comuni del cratere (i quali, però, indossavano la fascia). A un certo punto numerose persone si sono staccate dal corteo e si sono dirette verso il casello autostradale dell’Aquila Ovest, rimasto bloccato fino a quando i manifestanti - dopo avere percorso alcune centinaia di metri sull’autostrada A/24 - hanno fatto dietrofront. Ci sono stati disagi per gli automobilisti, ma la polizia stradale precisa che tutto si è svolto nella maniera più pacifica. Cialente è salito sul camioncino dei comitati, che ha fatto da apripista all’occupazione dell’autostrada, e preso il microfono ha improvvisato un comizio. «Non stiamo chiedendo nulla, ma rivendicando i nostri diritti» ha detto il sindaco dell’Aquila. Finito il discorso Cialente, visibilmente commosso, è stato abbracciato dagli altri sindaci e dagli organizzatori della manifestazione.

LE RICHIESTE - I partecipanti chiedono il congelamento di tasse, mutui, prestiti e altre imposte per 5 anni e la successiva restituzione in 10 anni senza interessi; più garanzie per disoccupati, cassaintegrati e precari; provvedimenti per far ripartire le attività economiche e commerciali; subito le risorse necessarie per la ricostruzione, anche attraverso una tassa di scopo; lo snellimento delle procedure per la ricostruzione.

Un momento della protesta
Un momento della protesta

Infiltrazioni, ruggine e lavori a metà il dossier: quelle case fanno acqua

Saturday, June 12th, 2010

Dai garage allagati alle ringhiere montate al contrario: tutte le magagne scoperte dai tecnici del Comune. “A soli 90 giorni dalla consegna segni di deterioramento inaccettabili”

di CARLO BONINI e GIUSEPPE CAPORALE

L’AQUILA - Se il Progetto C. a. s. e. (Complessi antisismici ecocompatibili) doveva essere un “miracolo”, il miracolo è di quelli che cominciano a fare acqua (per altro, non per modo di dire). E a documentarlo, a neppure novanta giorni dalla definitiva consegna agli sfollati degli 85 edifici antisismici costati alle casse del Paese 803 milioni di euro, sarebbe in fondo sufficiente questo epitaffio: “Si rendono evidenti segni di deterioramento degli edifici inaccettabili”. Il giudizio è in una articolata relazione del marzo scorso di una sessantina di pagine, corredata da un centinaio di fotografie e redatta dagli ingegneri dell’Ufficio Tecnico del comune de L’Aquila a conclusione di due mesi di certosini sopralluoghi in ogni angolo di quelle costruzioni. Piastra dopo piastra, ballatoio dopo ballatoio, garage dopo garage. Ringhiera dopo ringhiera.

“Questo ufficio  -  si legge nell’incipit del documento (”Relazione sullo stato dei fabbricati del progetto C. a. s. e.”)  -  ha potuto riscontrare alcune criticità. E le problematiche più evidenti riguardano perdite nelle tubazioni dei garage”. Le foto scattate dagli ingegneri sono nitide quanto e più delle parole. Dai rivestimenti in cemento e talvolta dalla base dei pilastri che sostengono le piastre antisismiche si allargano lingue d’acqua lercia in cui galleggiano rifiuti di cantiere e macchine in parcheggio. E, in qualche caso, i fiotti hanno cominciato ad allagare anche ballatoi e piani bassi degli edifici. “Alcune ditte  -  chiosano gli ingegneri  -  per ovviare al problema, hanno escogitato soluzioni artigianali, costruendo contenitori in acciaio e tubazioni di scolo a vista, eludendo palesemente la riparazione della causa delle perdite”. Insomma, ci si arrangia con “il secchio”, comunque con pezze peggiori del buco. Anche perché l’acqua non è il solo problema. “Nei garage  -  proseguono i tecnici  -  si evidenzia la mancanza quasi generalizzata dei corollari antifuoco nelle colonne di scarico, con grave pregiudizio per il rispetto delle norme antincendio. In aggiunta, sono stati riscontrati: a) l’assenza di rivestimento coibente delle tubazioni esterne o la sua installazione precaria; b) lavori molto approssimativi nei rivestimenti con finitura in alluminio delle tubazioni; c) collegamenti elettrici e telefonici con cavi penzolanti o addirittura appoggiati a terra senza protezione”.

Non va meglio, a quanto pare, neppure con gli standard di sicurezza degli edifici. “In diverse palazzine  -  documenta la relazione  -  sono stati installati parapetti in ferro o legno con listelli orizzontali facilmente scavalcabili dai bambini. In alcuni casi, sono stati lasciati pericolosamente dei vuoti nel giunto di separazione tra la piastra e i vani scala esterni per l’accesso ai garages. In altri fabbricati, i vani scala esterni presentano pericoli da urto, a causa dei pianerottoli costruiti con profilati in ferro a spigoli vivi. Nei percorsi pedonali tra i garage e gli appartamenti, sono stati riscontrati lavori incompleti nelle pavimentazioni con rischio per le persone anziane o i non deambulanti”. Fino a un paradosso, se si pensa alle polemiche sulla qualità del cemento che ha accompagnato la tragedia aquilana. “In un caso, la struttura in cemento armato del vano ascensore palesa carenze nella qualità del calcestruzzo”.

E non è finita. Con i vizi di costruzione, “a pochi mesi dalla consegna degli appartamenti agli sfollati, si rendono evidenti segni di deterioramento inaccettabili. Ad esempio: ringhiere e passamano già arruginiti o sverniciati, macchie nelle tinteggiature esterne, mancanza di battiscopa intorno ai fabbricati”. Per carità, gli ingegneri del Comune convengono che “la velocità di esecuzione dei lavori, può giustificare alcune disfunzioni”. E però, “è altresì vero  -  scrivono  -  che in alcuni casi si contrappongono fabbricati completati egregiamente ed altri con problematiche serie da risolvere”. Domanda: da chi? E con quali soldi?

Il 31 marzo scorso, la gestione degli 85 edifici è passata proprio al Comune de L’Aquila. Gli ingegneri suggeriscono che siano le ditte appaltatrici a farsi carico di riparare ciò che si è rotto. E a consegnare finalmente e non a metà ciò che gli è stato pagato per intero. Mentre il sindaco Massimo Cialente, proprio ieri, ha affidato il suo ennesimo disperato messaggio in bottiglia all’indifferenza del Governo. Nelle casse del Comune sono rimasti 122 milioni di euro. Una briciola di fronte ai 400 milioni necessari per la sola “assistenza agli sfollati, i puntellamenti, l’emergenza abitativa”. Perché, che lo si voglia o no, ci sono ancora mille famiglie che non hanno un tetto. Quale che sia.

Fonte: La Repubblica

Berlusconi: “Protezione civile mai più in Abruzzo”

Wednesday, June 9th, 2010

Il premier sull’inchiesta sul mancato allarme: “Finché esisterà l’accusa di omicidio colposo gli operatori non andranno più”. Il procuratore: “Continuiamo a lavorare”. Consiglieri Csm: “Tutelare magistrati”

ROMA -  “La Protezione Civile non si recherà più in Abruzzo finché esisterà l’accusa di omicidio colposo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo all’Assemblea di Federalberghi, a Roma. E il premier rivela di aver dato disposizione agli uomini della Protezione civile di non recarsi nelle zone terremotate in Abruzzo o, quanto meno, di farlo senza rendersi riconoscibili perché “qualcuno con la mente fragile rischia che gli spari in testa”. Il presidente del Consiglio fa riferimento alle recenti vicende giudiziarie sul mancato allarme 1 per il terremoto e rivela appunto di aver “detto agli uomini della Protezione civile di non andare in Abruzzo o almeno di farlo senza insegne o almeno senza rendersi riconoscibili” proprio perché dopo l’apertura di quel fascicolo “rischi che qualcuno che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, gli spari in testa

GUARDA IL VIDEO 2

La replica dei giudici è arrivata per bocca del procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini: “Non entro in polemica. Continuiamo a lavorare come al solito bene, velocemente e rispettando le leggi vigenti”. L’inchiesta ha portato all’emissione di sette avvisi di garanzia alle persone, tra cui i vertici della Protezione Civile, che hanno partecipato alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 a soli cinque giorni dalla tragica scossa. Per la Procura che ha indagato sull’ipotesi di reato di omicidio colposo, la Commissione Grandi Rischi non ha adottato provvedimenti preventivi.

E un gruppo, maggioritario, di consiglieri del Csm chiede in un documento che il Consiglio intervenga a tutela dei magistrati dell’Aquila che hanno messo sotto inchiesta la Protezione civile e che sono stati accusati dal presidente del Consiglio di essere politicizzati e di aver messo a rischio l’opera della Protezione civile nei luoghi del disastro. Il documento sta per essere presentato al Comitato di presidenza.

Abruzzo, 50 mila senza tetto

Thursday, April 29th, 2010

Secondo la Protezione civile, a febbraio le vittime del terremoto ancora prive di una casa erano poco più di 10 mila. Adesso, stando al rapporto del presidente della Regione sono quasi cinque volte tanto. Come “L’espresso” aveva documentato

 

Foto di Giuseppe Carotenuto

Altro che diecimila, siamo a 48 mila sfollati. Se l’Italia fosse un Paese serio ed esistesse un minimo di rispetto per i disgraziati abruzzesi vittime del terremoto i vertici della Protezione civile sarebbero già stati spediti a casa da un pezzo. Ai loro danni si è infatti consumata una specie di ‘truffa’ mediatica tesa a occultare il vero numero dei cittadini sfollati. Tutto per accreditare il miracolo governativo su dopoterremoto.

All’inizio di febbraio, sul sito della Protezione civile compariva una tabella in cui si assicurava che il totale della popolazione assistita ammontava a sole 10.315 persone. L’espresso fece un’inchiesta (L’Aquila aspetta ancora il miracolo’) nella quale documentò invece che gli sfollati erano oltre 40 mila.

Una bella differenza. Resa ancora più indigesta dalle rivelazioni sui ritardi della ricostruzione, a cominciare dal dramma delle macerie. 

Ebbene, in quella occasione qualcuno a Palazzo Chigi storse il naso quasi che L’espresso avesse inventato questa cifra. Ora invece il Commissario delegato per la Ricostruzione, il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, diffonde un report nel quale certifica che al 27 aprile 2010 gli sfollati sono per la precisione 48.545.

Che dire? Le cifre si commentano da sole. E spiegano anche quanto bene hanno fatto all’Aquila a non concedere la cittadinanza onoraria al sottosegretario Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. Proprio lui, il Grande Guido, è stato infatti più volte indicato da Berlusconi come l’autore del ‘miracolo’ abruzzese.

Fonte: L’Espresso 

Abruzzo, due giorni di iniziative in ricordo

Monday, April 5th, 2010

Primo anniversario del terremoto che la notte del 6 aprile di un anno fa ha devastato la provincia dell’Aquila, in Abruzzo. Tante le iniziative per ricordare la tragedia, organizzate da Comune, Prefettura, forze dell’ordine, vigili del fuoco, Protezione civile, associazioni culturali, il Comitato vittime casa dello studente e gli altri enti nati dopo il sisma. Le manifestazioni cominciano nel tardo pomeriggio di lunedì, quando da Tornimparte, Poggio Picenze, Lucoli e Castelnuovo partiranno staffette di cittadini che alle 20.30 saranno accolte in piazza Duomo dalla Corale Gran Sasso “L’Aquila Bella Mè”. Alle 21.30, nella stessa piazza, si terrà un Consiglio comunale straordinario con la partecipazione di rappresentanti degli enti locali.

 

FIACCOLATE - Alle 22 partiranno quattro fiaccolate da altrettanti punti della periferia della città (Pettino, Roio, Torriono e Sant’Elia): i cortei si incontreranno alle 23.30 presso la Fontana Luminosa. A mezzanotte saranno accese le luci della basilica di San Bernardino e avrà inizio lo spettacolo “Interventi d’arte luminosi” di Mario Airò, organizzato dall’associazione Musei d’Abruzzo in collaborazione con Collettivo 99 .Re-place, che coinvolgerà San Bernardino, via Garibaldi e corso Vittorio Emanuele. I cittadini parteciperanno a un corteo per le vie del centro storico passando per Fontana Luminosa, via Castello, via Zara, San Bernardino, porta Leone, via Atri, via Strinella, via Caldora, viale Collemaggio, Villa Comunale, corso Federico II fino a piazza Duomo. Il Coordinamento 6 aprile chiede a tutti i partecipanti il silenzio: assolutamente vietati striscioni di partiti politici, croci e slogan di protesta. Alle 3 i cittadini saranno accolti dal Continuo Ensemble che si esibirà in un concerto d’archi dentro un tendone nella piazza principale della città; alle 3.32 saranno letti i nomi delle vittime, ricordate anche con rintocchi di campana. Alle 4 verrà infine celebrata una messa nella basilica di Collemaggio.

RACCOLTA DI FIRME - Il 6 aprile le celebrazioni riprenderanno alle 9, nella caserma della Guardia di finanza: alle 9.30 in piazza 6 Aprile sarà posata una corona in ricordo delle vittime. L’associazione Mia Casa d’Abruzzo alle 10.30, terrà un sit-in di solidarietà nella piazza della Villa Comunale dell’Aquila, davanti al Palazzo dell’Emiciclo del Consiglio regionale, con una raccolta di firme per una petizione al Parlamento e al Consiglio regionale in merito alla riparazione e ricostruzione delle abitazioni. Una delegazione andrà dove un anno fa sorgeva la palazzina Ater di via XX Settembre 123, crollata in pochi secondi durante il terremoto, per una cerimonia pubblica in ricordo delle sei vittime e in solidarietà e incoraggiamento ai familiari e ai sopravvissuti, con deposizione di fiori e lettura di messaggi. Alle 11 padre Candido celebrerà una messa nella chiesa di San Sisto e pianterà un abete donato dalla Forestale AQ. Alle 11 e alle 17 nell’aula magna del liceo scientifico Bafile dell’Aquila si terranno due concerti del violinista Michele Gazich. Alle 12.30 un altro concerto all’università.

CORONA UMANA - Nel pomeriggio di martedì si torna nel centro storico dell’Aquila: alle 15 i cittadini realizzeranno una “corona umana” con la collaborazione dei bambini e verranno liberati in aria dei palloncini e palloni bianchi, a simboleggiare «le 308 vittime del terremoto e tutti gli anziani che, allontanati dalla loro città e separati dai loro affetti, hanno perso la vita». L’iniziativa, che sarà ripresa dall’alto, coinvolgerà numerose zone della città: Fontana Luminosa, via Castello, via Zara, San Bernardino, Corso, piazza Duomo, Federico II, Villa Comunale, Collemaggio, via Caldora, via Strinella. Alle 17.30 la chiesa di S. Maria del Suffragio ospiterà la celebrazione del Consiglio regionale, alla presenza dell’arcivescovo Giuseppe Molinari. Alle 18.45 presso la basilica di Collemaggio l’Istituzione sinfonica abruzzese, la Società dei concerti Barattelli e l’Orchestra giovanile abruzzese si esibiranno in un concerto e verranno proclamati dei brani dai testi “Città Invisibili” di Italo Calvino e “Scene da un terremoto” di Maurizio Cerini.

FACEBOOK - Ma le iniziative di solidarietà vanno oltre il territorio dell’Aquilano grazie a internet. Su Facebook sono più di 19mila le adesioni al gruppo “Una candela per L’Aquila”: tramite il social network ci si sta organizzando per incontrarsi nel capoluogo abruzzese, presso la Fontana Luminosa, martedì alle ore 22.30 e accendere una candela, un cero, una torcia, una luce per partecipare alla “Notte della Memoria”, in ricordo delle vittime del terremoto. Molti non saranno fisicamente presenti in città, ma comunque accenderanno un cero nella notte fra il 5 e il 6 aprile, ma in migliaia hanno annunciato la partecipazione all’incontro. I promotori di “Una candela per L’Aquila” - che intendono la manifestazione anche come gesto di ringraziamento a quanti si sono adoperati in questi dodici mesi per soccorrere e sostenere i bisogni dei terremotati - vogliono così integrarsi nel programma ufficiale delle celebrazioni.

Fonte : Corriere della Sera

Un anno dopo: i luoghi, le persone e gli oggetti che raccontano come è cambiata la vita - Inviate la vostra foto-simbolo

La leader del popolo delle carriole Hanno lasciato morire la città

Sunday, April 4th, 2010

«Sì, l’ho sentito Bertolaso. Non mi stupisce, è un anno che va dicendo queste cose. La verità è che l’Aquila è una città morta e forse non tornerà mai a vivere. Ma non si può dire, altrimenti vieni considerato un eversore». Giusi Pitari insegna chimica all’Università dell’Aquila ed è arrivata alla sua quarta vita. La prima era da bambina ad Avezzano, la seconda da professoressa in città, la terza da sfollata. La quarta è iniziata il 13 febbraio di quest’anno, quando è entrata nella zona rossa e con il popolo delle carriole ha chiesto la rimozione delle macerie dal centro storico. Professoressa, lei di quel movimento è la persona più conosciuta. Cosa non la convince della ricostruzione? «Che la ricostruzione non c’è. Hanno deciso di abbandonare al suo destino il nostro centro storico, il terzo d’Italia con 160 ettari. E di creare dei villaggi anonimi senza negozi, senza servizi, senza vita. Pure per comprare il sale bisogna prendere la macchina. E i nostri vecchi vivono come reclusi». Forse in un anno non era possibile fare di più.

«Non siamo sprovveduti, non pretendevamo che dopo un anno fosse tutto a posto. Ma è stata scelta la strada più facile per chi doveva costruire. Non la migliore per chi qui ci deve vivere». Cosa intende? «Per gli appartamenti del progetto Case hanno speso un miliardo di euro. Sarebbero andati benissimo i moduli provvisori, che costano la metà. I soldi avanzati si potevano usare per ricostruire la città». Lei dove vive adesso? «Proprio in un appartamento del progetto Case. Sessanta metri quadrati in quattro. Non mi lamento, anche se usiamo un camper come ripostiglio. Ma per quanti anni staremo ancora qui? Forse con i moduli provvisori adesso stareste ancora peggio. «Ma era meglio fare qualche sacrificio in più all’inizio per cominciare subito a ricostruire. Ora sotto le nuove case vogliono fare il marciapiede. E chissenefrega del marciapiede se il centro muore. Il guaio è che siamo abruzzesi». Perché, è un guaio? «Siamo troppo piccoli per far sentire la nostra voce. E invece c’è sempre un carrarmato che ci passa sopra». Chi è che vi passa sopra con il carrarmato? «Guardi che io ce l’ho soprattutto con Berlusconi e con Bertolaso. Ma non solo». Con chi altro ce l’ha? «Ho visto le foto di Bersani che da ragazzo andava a spalare il fango dopo l’alluvione di Firenze. Per carità L’Aquila non è Firenze. Ma la sinistra dove è stata tutto questo tempo? Dopo questo primo anniversario vi dimenticherete tutti di noi».

Lorenzo Salvia

Fonte: Corriere della Sera

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