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Nuovo gas serra «dagli schermi del Pc»

Tuesday, October 28th, 2008

Piante in decomposizione e schermi a cristalli liquidi di computer e tv sono i due nuovi nemici del clima che, a quanto sembra, hanno cominciato a dare un pericoloso contributo al surriscaldamento del pianeta. Le ultime ricerche di scienziati americani, in corso di pubblicazione sulla rivista Geophysical Research Letters, hanno messo in evidenza, infatti, che i due soggetti risultano legati alle emissioni di potenti gas serra in netto aumento negli ultimi anni.

LE PIANTE INTRAPPOLATE - Le piante in decomposizione sono quelle intrappolate in enormi spessori di terreno ghiacciato in diverse regioni circumpolari come Canada, Siberia, Groenlandia, dove l’aumento delle temperature medie, sta portando al progressivo scioglimento dei ghiacci permanenti. Associati a questi antichi depositi di materia organica vegetale, ci sono anche enormi bolle di metano che stanno passando velocemente dal suolo all’atmosfera. «Il metano è un potente gas serra, ventuno volte più efficace dell’anidride carbonica, anche se la sua presenza in atmosfera è meno abbondante –spiega Ron Prinn, professore al Massachusetts Institute of Technology e il capofila dei ricercatori-. La brutta notizia sta nel fatto che dopo diversi anni in cui la sua concentrazione atmosferica si era stabilizzata, dal 2006 ha ricominciato a crescere. Dal giugno 2006 all’ottobre 2007 abbiamo misurato un’aggiunta di 28 milioni di tonnellate su un totale di 5,5 miliardi di tonnellate che è la stima della quantità totale di metano oggi presente in atmosfera». E’ chiaro, aggiunge Prinn, che questo è solo un indizio, non è detto che il flusso di metano continui a questo ritmo, ma se dovesse andare avanti si tradurrà in un notevole aggravamento dell’effetto serra. Non è la prima volta che il metano procura grattacapi agli scienziati del clima. Già tre anni fa, un gruppo di scienziati italiani dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia coordinati dal geologo Giuseppe Etiope aveva scoperto che nell’inventario dei gas serra compilato dall’Ipcc era stato omesso un contributo di circa 50 milioni di tonnellate l’anno di metano di origine geologica, proveniente per esempio, da fenditure e bocche vulcaniche, corrispondente a circa 1/7 del contributo antropico.

SCHERMI DI COMPUTER - L’altro imputato è il trifluoruro di azoto, un gas serra in tracce talmente piccole in atmosfera che finora non era stato preso nemmeno in considerazione. Tuttavia, negli ultimi anni, il suo impiego nell’industria che produce gli schermi a cristalli liquidi di computer e altri apparecchi multimediali sta aumentando considerevolmente, tanto che ora si parla di includerlo nel cosiddetto paniere dei gas serra da ridurre. Tanto più che la molecola del trifluoruro di azoto ha un potere riscaldante valutato 17 mila volte maggiore dell’anidride carbonica: quindi ne basta poco per produrre un grande effetto. Trovare un sostituto del trifluoruro di azoto innocuo per l’atmosfera non dovrebbe costituire un gran problema per l’industria chimica. Il vero guaio sarà se si libera il metano attualmente conservato in quel freezer naturale che è il Polo Nord.

Franco Foresta Martin
Fonte: Corriere della Sera

Sei gradi alla fine del mondo

Wednesday, October 1st, 2008
Il riscaldamwento del pianeta entro fine secolo può portare a una catastrofe ambientale di portata inimmaginabile. E’ la tesi di Sei gradi» di Mark Lynas, best seller mondiale pubblicato negli Stati Uniti dal National Geographic e in Italia da Fazi. Ma è davvero così? Ne discutono in questa pagina il geologo Mario Tozzi, Richard Lindzen, professore di Meteorologia al Massachusetts Institute of Technology e Piero Bianucci.
Nel 2001, il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc, vincitore del Nobel per la pace nel 2007) pubblicò uno studio sconvolgente in cui prevedeva che, se l’umanità non avesse cambiato rotta, entro la fine del secolo la temperatura globale sarebbe aumentata da un minimo di 1,4 a un massimo 5,8 °C.Nel suo libro Mark Lynas, descrive, grado per grado, le conseguenze di un tale cambiamento climatico – apparentemente di poco conto – sulla Terra. Con l’innalzamento di un grado, secondo Lynas, gran parte delle barriere coralline e dei ghiacciai scomparirebbero. Se si salisse di tre gradi la maggioranza della foresta amazzonica verrebbe distrutta da incendi e periodi di siccità. Un ulteriore innalzamento (4 gradi) vedrebbe il livello degli oceani alzarsi al punto di distruggere paesi quali il Bangladesh e l’Egitto e sommergere città come Venezia. Con cinque gradi in più milioni di persone sarebbero costrette a lasciare le aree in cui vivono perché oramai inabitabili. Ma con sei gradi in più, quasi tutte le forme di vita (compresa quella umana) scomparirebbero.L’AUTORE
Giornalista, scrittore e ambientalista Mark Lynas ha trentacinque anni e vive a Oxford. Si è laureato in Storia e Politica all’Università di Edimburgo. La sua passione è lo studio dei cambiamenti climatici. Collabora a riviste prestigiose come New Statesman, Ecologist, Granta e ai quotidiani The Guardian e The Observer. E’ conosciuto in tutto il mondo per il saggio Sei gradi.IL VERDETTO
di PIERO BIANUCCI
Certezze. La temperatura della Terra sta salendo, 10 degli ultimi 11 anni sono stati i più caldi dall’Ottocento ad oggi. Un secolo fa nell’aria c’erano 290 parti di anidride carbonica per milione, ora sono 380 e ciò si deve al consumo di combustibili fossili. I carotaggi fatti in Antartide e nell’Artico hanno permesso di ricostruire il clima fino a un milione di anni fa, confermando le preoccupazioni.
Dubbi. I modelli climatici indicano aumenti da 1,5 a 5 °C per il 2100. La stima più ragionevole dice 2 gradi. La maggioranza dei climatologi è in allarme, alcuni gridano alla catastrofe, pochi altri minimizzano. Ma nella scienza non si vota, l’esperimento ha l’ultima parola, e i modelli al computer non sono esperimenti.
Azioni. L’esperimento vero lo sta facendo l’umanità intera. Purtroppo ha il difetto di essere quasi irreversibile. Senza drammi e senza scrollate di spalle, conviene dunque smettere fin d’ora di aggiungere gas serra all’atmosfera. Tra un secolo petrolio e metano saranno in ogni caso insufficienti. Tanto vale lavorare subito per sostituirli. Chiunque abbia ragione. Come si dice, due piccioni con una fava.

Fonte : La Stampa