Posts Tagged ‘sindaci’

Stop ai mozziconi in strada

Monday, March 19th, 2012

Stop ai mozziconi in strada La crociata dei sindaci

A TRENTO se si getta il mozzicone di sigaretta a terra arriva una multa che fa venire voglia di smettere di fumare, 500 euro. A Firenze un po’ meno, 150 euro, ma ci va aggiunta la reprimenda verbale del vigile e l’obbligo di “ripristinare lo stato dei luoghi”, cioè di raccogliere il corpo del reato e accompagnarlo fino al più vicino cestino. A Parma l’incivile gesto costa 300 euro.

A Lecce la lotta alla “cicca selvaggia” si concentra sui gestori che non posizionano il portacenere fuori dal locale. Addirittura a Cornedo, nel vicentino, si utilizzano le telecamere per riconoscere i trasgressori. Da Nord a Sud sempre più comuni inaspriscono multe e controlli per arginare l’inquinamento da mozzicone. Un danno enorme per le città e per l’ambiente, quasi sempre sottovalutato. Invece i numeri del fenomeno sono spaventosi.

Si stima che siano 72 miliardi i mozziconi che in Italia finiscono a terra, nelle spiagge e nel mare, nell’arco di un anno. Messe su una bilancia, peserebbero quanto una nave corazzata, 21.600 tonnellate. In fila una accanto all’altra, coprirebbero 5 volte la distanza dalla Terra alla Luna. Tanto per dare l’idea. Per rimuovere completamente i mozziconi da tutti i pertugi dove si possono infilare ci sono amministrazioni come Ferrara che arrivano a pagare il triplo per la pulizia delle strade. “Ci costa di più anche la manutenzione della viabilità - spiega Rossella Zadro, l’assessore all’Ambiente di Ferrara (l’ultima città a introdurre una sanzione per

chi getta i mozziconi in strada), - perché per ripulire i sampietrini con gli aspiratori si rende la pavimentazione più fragile”. I filtri delle sigarette ci mettono 5 anni per diventare biodegradabili, qualcosa meno in acqua. A Pollica, perla del Cilento, il sindaco “pescatore” Angelo Vassallo (ucciso nel 2010) pur di non vedere la sua città ridotta a un portacenere a cielo aperto, aveva introdotto una multa che poteva arrivare fino a 1000 euro.

Ma queste sanzioni funzionano? A Firenze il comandante della Polizia municipale, Antonella Manzione, sostiene di sì, anche se glissa un po’ sulle cifre: “Il divieto ha avuto un effetto deterrente discreto, e di sicuro ha avuto il merito di far riflettere i cittadini sul problema”. Le città italiane ora stanno seguendo le orme di Singapore, la prima metropoli al mondo ad aver introdotto parecchi anni fa una sanzione esemplare contro chi getta per terra le “cicche”, l’equivalente degli attuali 1000 euro. Nel frattempo anche altre capitali si sono mosse: a Parigi la multa è di 35 euro (è stata introdotta a gennaio scorso), a Rotterdam 100 euro, a Barcellona vengono sanzionati dalla polizia gli automobilisti sorpresi a gettarle dal finestrino.

E Roma, che è rivestita di sampietrini e combatte con i cronici problemi di intasamento dei tombini per sporcizia, che cosa fa? Non c’è una norma specifica. Il sindaco Alemanno aveva pensato di introdurla nel 2010 con le ordinanze antidegrado, poi non se ne fece nulla. “Ma anche da noi è vietato buttarli a terra - dice Marco Visconti, assessore all’Ambiente - perché il Regolamento rifiuti prevede sanzioni per chi non conferisce correttamente”. Un divieto indiretto, dunque. “Sulle spiagge di Ostia - aggiunge - abbiamo distribuito posacenere ecologici”. Ogni metro quadrato di spiaggia italiana però contiene almeno due mozziconi. E il 40 per cento del volume dei rifiuti recuperato nel Mediterraneo è composto da filtri di sigarette. “Arrivano in mare - spiega Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente - attraverso le fognature perché il 30 per cento delle città non ha il depuratore”.

Fonte: La Repubblica

La battaglia dei sindaci contro le case troppo calde

Tuesday, November 30th, 2010

“Abbassate la temperatura, oltre i 18 gradi fa male a salute e ambiente”. I pediatri: il superamento dei 24 gradi favorisce l’asma bronchiale nei bambini e le infezioni di PAOLA COPPOLA

STRETTA sul caldo nelle case e negli uffici. A Udine il Comune controllerà che non siano superati i 19 gradi negli edifici pubblici. A Vigevano per chi ha alternative per scaldarsi vietato l’uso del camino che si potrà accendere solo a metà di aprile: una delibera del sindaco mette al bando quelli “chiusi, stufe e qualunque tipo di apparecchio alimentato a biomassa legnosa”. Nuove misure contro le “case-forno” da oggi a Prato contro le polveri sottili oltre i livelli di guardia: il riscaldamento si potrà accendere 10 ore e a 19 gradi. Ha fatto scuola il “rigore” voluto dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ha abbassato la temperatura a 18 gradi in casa e 17 in ufficio. È cominciata la battaglia dei primi cittadini contro le case iper-riscaldate, per contenere le emissioni di PM10 e gli sprechi.

SONDAGGIO: Preferite una casa forno o frigo? 1

“Seguiranno altre iniziative perché restano responsabili della salute dei cittadini ma oltre ai divieti dovrebbero poter essere propositivi”, commenta Flavio Morini, responsabile nazionale territorio e ambiente di Anci. “Serve l’esempio di ridurre la temperatura negli edifici pubblici perché a causa degli impianti di riscaldamento e raffreddamento consumano in media 220 chilowatt calorici a metro quadro quando ne dovrebbero consumare 60, e sono utili l’informazione e le ordinanze”.

La differenza però la fanno gli interventi strutturali in chiave di risparmio energetico: “I 18 gradi bastano a raggiungere il benessere termico percepito a 21 gradi - continua Morini - con un impianto a pavimentazione o a parete”.

Due giorni fa i pediatri si sono rivolti al sindaco di Milano, Letizia Moratti, per chiedere attenzione per lo smog indoor oltre che per quello del traffico. “I cittadini devono essere sensibilizzati su un uso responsabile del calore: una temperatura giusta, il controllo dell’umidità e il ricambio dell’aria combattono l’accumularsi di polveri e allergeni responsabili di infezioni respiratorie e asma bronchiale in età pediatrica”, avverte Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana medici pediatri. Niente di male a abbassare la temperatura: “Meglio vestirsi a strati in casa”, suggerisce Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale.

Ma un’indagine di Altroconsumo racconta le cattive abitudini degli italiani: a Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani il 42 per cento usa il riscaldamento oltre i limiti previsti; Milano, Torino e Bologna più inclini a violare il divieto notturno. Così il riscaldamento rappresenta il 78 per cento dell’energia consumata in edifici residenziali, uffici e in quelli commerciali. Se ne abusa soprattutto nei condomini, dove - avverte Stefano Casiraghi, esperto dell’associazione - per il cattivo isolamento e gli impianti inadeguati si è costretti ad alzare la temperatura, ma per ogni grado in più i consumi energetici lievitano dell’8 per cento”.

Fonte: La Repubblica

La marcia dei sindaci

Sunday, September 12th, 2010

«Sono qui. E sono con voi. Lo scempio ambientale che questo progetto porterà a Chiusa, a Vaie, a Sant’Ambrogio e a Susa è intollerabile. Chi ha a cuore la valle deve protestare in forma pacifica».

Le parole di Sandro Plano, presidente Pd della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, scaldano il popolo No Tav che dopo una marcia di un paio d’ore rifiata nei campi sportivi di Giaglione. Quanti saranno? Cinque-seimila per i comitati. Millecinquecento per le forze dell’ordine. Ma al di là dei numeri il dato del corteo di ieri è la ritrovata saldatura tra gli amministratori di centrosinistra e il movimento.

Un’unità da «ritrovare» dopo le divisioni del passato ma che ieri si è evidenziata appena superato il torrente Clarea in secca. Lì finisce il territorio del comune di Chiomonte, governato da un sindaco, Renzo Pinard, indipendente Pdl, favorevole all’opera, e inizia quello di Giaglione dove comanda Ezio Paini che saluta i manifestanti così: «Restiamo uniti. Ora e sempre resistenza». Superato il confine, così come promesso, i sindaci o i loro rappresentati contrari all’opera indossano la fascia tricolore. Plano, che regge lo striscione degli amministratori, sorride compiaciuto mentre fa l’elenco: Avigliana, San Giorio, Venaus, Vaie, Chiusa, Sant’Ambrogio e San Didero, Novalesa, Villarfocchiardo… Alla fine le fasce tricolori sono quattordici, e due tra loro - Mattioli e Durbiano - sono tesserati Pd.

Si dà per giustificata l’assenza del primo cittadino di Almese (Gonnella, pure lui Pd) e poco importa della mancanza di Ferrentino perché c’è un assessore di Sant’Antonino. In queste settimane il presidente della Comunità lavorerà per consolidare questo «processo di riunificazione» infischiandosene degli strali del suo partito: «Sono sempre stato coerente con le mie posizioni». L’appuntamento è per il 9 ottobre a Vaie con la manifestazione organizzata dai sindaci: «Dobbiamo essere tanti e più di oggi. Abbiamo bisogno di tutti e dobbiamo essere uniti contro questa linea».

Plano sollecita il sostegno attivo dei comitati e Alberto Perino, uno dei leader della protesta, accoglie l’invito: «Noi appoggiamo e saremo collaborativi con i sindaci». La ritrovata unità comitati-amministratori è la conseguenza della presentazione del progetto preliminare della tratta internazionale della Torino-Lione da parte di Ltf. Esperti del movimento e tecnici dei comuni di Vaie, Chiusa e San Michele hanno messo in evidenza le criticità di quella proposta che adesso saranno raccolte nelle delibere dei consigli comunali. La marcia di ieri è servita per «segnare» il territorio con scritte sui piloni dell’autostrada, recinzione dell’area archeologica e posa di cartelli con scritto No cantiere.

E poi la costruzione di un primo presidio su un piccolo dosso che domina la strada d’accesso all’area del cantiere adesso occupata da un grande bosco. Il corteo è servito anche per fare conoscere quello che secondo Lele Rizzo, del centro sociale Askatasuna e del comitato lotta popolare di Bussoleno, «sarà il teatro di una delle più grandi battaglie per fermare definitivamente la Tav in Valsusa». Rizzo rappresenta l’ala più radicale di un movimento che userà tutti gli strumenti leciti per stoppare il grande cantiere. Dalle delibere dei consigli comunali ad un incontro con i responsabili dell’Ue, dagli esposti alla magistratura ai ricorsi legali.

Fino all’acquisto di alcuni terreni della Maddalena con l’obiettivo di piazzare un presidio nel cuore dell’area di cantiere. Questo, però, è il futuro. Il presente è fatto di musica, autofinanziamento - un piccolo drappello No Tav ha chiesto un pedaggio di 50 centesimi prima di percorrere la strada delle vigne - e di cartelli come questo: «Noi vi diamo carote e cavoli. Voi carotaggi e cavolate». Il movimento rivendica la sua autonomia dai partiti anche se ha trovato una sponda istituzionale nei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Per il capogruppo Davide Bono la «Valsusa è un esempio di responsabilità e libertà».

Fonte: La Stampa

L’allarme dei sindaci: “Turisti senza bon ton”

Monday, May 31st, 2010

Estate, caldo, voglia di trascorrere ore in libertà. Anche sacrificando qualcosa in termini di bon ton. Abbigliamento fin troppo “easy” e schiamazzi diventano routine. Soprattutto (magari non solo) nelle cittùà ad alta vocazione vacanziera. Tanto che i sindaci di località come Taormina o Capri, ma anche Firenze o Venezia, dichiarano di essere delusi dalla mancanza di bon ton da parte dei turisti, e cercano di correre ai ripari annunciando misure restrittive che riportino maggior decoro nelle loro città.

Da uno studio promosso dalla rivista “Vie del Gusto” in edicola nei prossimi giorni, condotto dalla Bocconi Trovato & Partners dalle interviste fatte a circa 100 sindaci italiani, emerge un quadro poco confortante e in controtendenza con quanto siamo abituati a vedere all’estero dove quegli stessi turisti sono di casa. Per sette sindaci italiani su dieci (67%), i turisti vanno in giro vestiti in modo troppo succinto e poco consono (53%), aumentano gli schiamazzi notturni (45%), si fanno più di frequente le “ore piccole” e aumenta il consumo di alcol (31%). Inoltre, alcuni turisti si sentono liberi di fare ciò che vogliono (19%).

Secondo i sindaci (tra quelli intervistati vi sono anche i primi cittadini di Rimini, Viareggio, Cagliari) molte volte i turisti, durante la loro permanenza, manifestano poco rispetto per le città che li accolgono. Il 44% infatti risponde che non si curano molto della città che li ospita. Anche l’attenzione all’ambiente e alle abitudini del luogo “ospitante” è minima (appena il 17 dei sindaci la rileva). Alcuni scambiano la città per un parco divertimenti dove tutto è lecito (lo dice un primo cittadino su 10). Solo il 26% dichiara invece espliciti sentimenti positivi riguardo al bon ton dei turisti affermando che si dimostrano molto educati e rispettosi della città che li accoglie. Da segnalare il 31% che lancia l’allarme parcheggio, in quanto l’aumento esponenziale dei non residenti non fa che congestionare le località già normalmente sotto pressione, soprattutto nei centri storici.

L’attenzione al rispetto dell’ambiente crolla drasticamente (29%) e c’è chi segnala che nella bolgia di auto che arrivano soprattutto nelle città turistiche non c’è alcun rispetto per i pedoni (23%). Ciò nonostante sei sindaci italiani su dieci ritengono che i cittadini reagiscano bene accogliendo con favore i turisti in visita nelle nostre città (31%) e socializzino con loro (30%). Qualche dubbio nasce  per il 36% degli intervistati secondo i quali molte volte i cittadini sopportano a mala pena i turisti (25%) o li ignorano (11 per cento).

Fonte: La Repubblica

Le dieci regole del buon sindaco di località turistica

Monday, May 31st, 2010

La Provincia di Teramo e il Patto dei Sindaci

Thursday, March 18th, 2010

Quarantasette sindaci della Provincia abruzzese hanno sottoscritto il patto europeo per la riduzione delle emissioni di CO2 e l’incremento delle fonti rinnovabili nel territorio locale.

(Rinnovabili.it) – In occasione della EUSEW 2008, la seconda edizione della settimana europea dell’energia sostenibile, la Comunità europea lanciò il progetto Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), al fine di indirizzare le città europee verso la sostenibilità energetica ed ambientale, in accordo con gli obiettivi che l’UE si è posta di raggiungere entro il 2020: ridurre i gas effetto serra, incrementare l’efficienze energetica e la produzione di energia da fonti alternative nella famosa formula del 20-20-20. Ogni comune è quindi libero di aderire volontariamente al progetto, programmando un Piano d’Azione atto al raggiungimento degli obiettivi sopra citati. A tale scopo le città aderenti potranno servirsi degli “Elementi guida”, stilati dalla Commissione Europea in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, oltre che rivolgersi al Centro Comune di ricerca (CCR/JRC, Ispra –Va) della Commissione europea, che fornirà un contributo tecnico-scientifico nella realizzazione dei Piani d’Azione a tutti i soggetti interessati. Dalle 28 città italiane aderenti al momento della presentazione del progetto, avvenuto a Bruxelles il 10 febbraio 2009, si è passati a 239 comuni attualmente coinvolti, con l’ultima adesione in ordine temporale proveniente da 47 comuni del teramese. L’impegno ufficiale è stato sottoscritto ieri dai Sindaci della Provincia di Teramo, anche se la firma ufficiale risale al 13 marzo scorso, in presenza del rappresentante europeo, Pedro Ballesteros Torres, responsabile della Direzione Energia e Trasporti della commissione Europea nonché responsabile del progetto Patto dei Sindaci, e ai Sindaci baby in rappresentanza dei diritti delle future generazioni. Ciascun comune dovrà quindi impegnarsi nella stesura e adozione dei Piani d’azione, affiancati dalla Provincia accreditata come “struttura tecnica di supporto” dall’UE, fornendo supporto, coordinamento e collaborazione tecnica ai municipi sottoscriventi. L’assessore all’Ambiente, Francesco Marconi, lo considera un “punto di partenza verso un traguardo ambizioso ma ampiamente alla nostra portata”.

Rifiuti, Maroni rimuove tre sindaci casertani

Saturday, January 2nd, 2010

 ”Gravi e reiterate inadempienze nel settore della gestione dei rifiuti, tali da esporre a concreto e grave pericolo la salute dei cittadini e pregiudicare la salubrità dell’ambiente”. Con questa motivazione il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha disposto la rimozione dei sindaci dei comuni di Castel Volturno, Maddaloni e Casal di Principe (tutti in provincia di Caserta). I tre decreti sono stati firmati questa mattina dal presidente della Repubblica.

Il ministro ha inoltre interessato i Prefetti competenti affinché diano corso nel mese di gennaio ad una attenta attività di monitoraggio nei confronti di altri comuni della Campania, per verificare se adotteranno le misure adeguate per garantire il ritorno alla normalità nello smaltimento dei rifiuti. In caso contrario il titolare del Viminale procederà, come avvenuto oggi, alla rimozione dei sindaci inadempienti.

La decisione del ministro dell’Interno arriva dopo il vaglio delle richieste di scioglimento del commissario straordinario per la gestione dei rifiuti, Guido Bertolaso, che riguardano nove comuni: sette in provincia di Caserta (Aversa, Casal di Principe, Casaluce, Castelvolturno, Maddaloni, San Marcellino, Trentola Ducenta) e due della provincia di Napoli (Giugliano e Nola).

E’ la prima volta che si applica la nuova norma che sanziona i comuni inadempienti nella raccolta e rimozione dei rifiuti del territorio comunale. La nuova norma è entrata in vigore nella fase acute dell’emergenza rifiuti in Campania.

Fonte: La Repubblica

130 sindaci italiani siglano un patto per ridurre le emissioni

Friday, December 4th, 2009
Vi parteciperanno il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e l’assessore regionale all’energie e all’ambiente, Anna Rita Bramerini
Sindaci, Regioni e Autonomie locali, a pochi giorni dalla Conferenza mondiale sul clima in programma a Copenaghen dal 7 al 18 prossimi, siglano un patto per la riduzione delle emissioni e la lotta ai cambimenti climatici. Se ne parlera’ sabato 5 dicembre a Grosseto nel corso dell’iniziativa dedicata a ”La politica delle citta’ nella lotta ai cambiamenti climatici. Countdown verso Copenaghen”, in programma presso la sede del polo universitario, in via Ginori 43, e organizzata da Anci e Provincia di Grosseto, in collaborazione con il Cosvig (il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche) e con il Ministero dell’ambiente e il patrocinio di Regione Toscana e Comune di Grosseto.
Vi parteciperanno il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e l’assessore regionale all’energie e all’ambiente, Anna Rita Bramerini. Nell’occasione sara’ presentata la ”Carta d ei Comuni”, il documento che intende rafforzare il ”Patto dei sindaci”, cioe’ l’iniziativa lanciata dalla Commissione europea per coinvolgere le citta’ nella lotta ai cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra, alla quale hanno aderito 130 citta’ italiane. A Grosseto interverranno, oltre al presidente della Provincia, Leonardo Marras, i sindaci di Grosseto, Udine, Alessandria e Lecce. I sindaci saranno i protagonisti della tavola rotonda in programma per le 11. 

Nel pomeriggio e’ previsto un incontro tecnico, coordinato dal Ministero dell’ambiente e dal Cosvig, per la presentazione delle ”Linee guida per il piano d’azione per l’energia sostenibile”, il documento strategico che le citta’ dovranno redigere per applicare gli impegni contenuti nel Patto dei sindaci. 

Oltre il 50% dell’energia viene mediamente consumata nelle citta’ ed e’ quindi fondamentale coinvolgere le citta’ nelle azioni di riduzione delle emissioni. Le linee guida dell’Unione europea, pienamente recepite dalla Regione Toscana nel suo Piano energetico, pongono l’obiettivo di arrivare, entro il 2020, ad una riduzione del 20% delle emissioni in atmosfera di gas serra, rispetto al livello del 1990. 

Ad oggi si tratta di un obiettivo di non semplice realizzabilita’. Di questo, e di altri aspetti legati all’impegno sul clima, parleranno sabato a Grosseto il presidente Martini e l’assessore Bramerini.

Fonte: Adnkronos

Emergenza rifiuti nel Palermitano

Saturday, November 14th, 2009

Sindaci e amministratori di 65 comuni del palermitano in piazza nel capoluogo siciliano contro l’emergenza rifiuti. Tra i primi ad arrivare davanti alla Presidenza della Regione siciliana, Biagio Sciortino, il sindaco di Bagheria, paese che sta accusando in modo particolare il grave problema. Per primo ha disposto la chiusura delle scuole per motivi igienico-sanitari, poi seguito da un’altra decina di enti. Al loro fianco il presidente della Provincia Giovanni Avanti, che ha presieduto la Conferenza dei sindaci del territorio . L’obiettivo della protesa, spiega Avanti, è concordare con il governo regionale iniziative e interventi necessari «per scongiurare il pericolo di interruzione di un pubblico servizio e problemi di ordine pubblico e sicurezza sociale determinati dalla grave emergenza rifiuti in tutto il territorio provinciale».

ROGHI - Intanto continuano i roghi di spazzatura. In particolare a Bagheria, in via Gagliardo, sono stati dati alle fiamme cumuli di rifiuti sparsi per strada. L’incendio ha danneggiato il portone d’ingresso di un’autocarrozzeria. Sul posto si è recata la polizia. Episodi del genere sono stati segnalati anche in altre zone ad opera di vandali e gente esasperata.

Fonte :Corriere della Sera

Aggressioni di cani, mancano le leggi

Tuesday, March 17th, 2009

- Il giorno dopo la morte di Giuseppe Brafa, 10 anni, aggredito da un branco di cani randagi nel Ragusano, le polemiche e la richiesta di provvedimenti concreti partono dalla Sicilia e arrivano a Roma. Il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque parla di «tragedia annunciata» e denuncia sia il vuoto legislativo che non consente di abbattere cani ritenuti pericolosi, sia la mancanza di fondi per rispettare la legge che impone a tutti i Comuni di avere un canile.

«INATTIVITÀ DEI SINDACI» - Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha chiesto un incontro con l’assessore siciliano alla Sanità Massimo Russo. «Da quando mi sono insediata denuncio l’inattività colpevole dei sindaci del centro-sud» dice Martini, sottolineando che «il randagismo è un problema gravissimo di salute e incolumità pubblica e che i mancati investimenti di risorse destinate alla raccolta, alla “chippatura” e al ricovero degli animali vaganti sta diventando un fenomeno altrettanto grave. La Sicilia è ampiamente nota per fatti gravissimi non solo di randagismo, ma anche per di maltrattamento sugli animali». Era stata l’Associazione dei veterinari a chiedere l’intervento del ministero e la creazione di un tavolo di coordinamento con le strutture private. «Il randagismo è un’emergenza nazionale» scrive in una nota il presidente Carlo Scotti, sottolineando che «la tragedia di Modica si poteva evitare». Dal canto suo l’assessore Russo ha chiesto ai dirigenti del servizio veterinario dell’assessorato e dell’Ausl 7 di Ragusa una relazione urgente per chiarire la dinamica della morte del bambino e si è impegnato a varare un piano straordinario di interventi per ridurre il fenomeno del randagismo che in Sicilia ha raggiunto livelli di emergenza.

ABBATTIMENTO - «C’è l’assenza di leggi e, se ci sono, sono superficiali - accusa il sindaco Venticinque -. Cominciamo a preventivare l’abbattimento degli animali, qualora si ritengano pericolosi. Questa possibilità non esiste in Italia. Non erano cani randagi, ma erano affidati dalla Procura di Modica a un privato cittadino, un animalista convinto che li teneva. Le ultime segnalazioni risalivano allo scorso agosto, da allora nessun’altra segnalazione. Avevamo affidato tutto alla Procura, toccava alle forze dell’ordine intervenire, per noi non era più un problema. I cani inoltre stavano in una recinzione, non erano in balia di loro stessi».

NESSUN CANILE - Il sindaco ha ammesso di non essere in regola con la legge che impone ai Comuni di avere un canile. Per questo i 50 cani, dopo l’aggressione a una turista l’estate scorsa, erano stati affidati al privato. «Siamo indietro anni luce, stiamo cercando di costruire una struttura, ma abbiamo solo 15mila euro all’anno in bilancio per le società che chiamiamo per portare i cani in canile. Il governo dia soldi per obbligare e mettere in condizioni le amministrazioni a costruirli».

LUTTO CITTADINO - I funerali di Giuseppe Brafa si terranno martedì alle 15 nella chiesa di San Giorgio a Modica e il sindaco Antonello Buscema ha proclamato il lutto cittadino. «La tragica e assurda morte del piccolo Giuseppe è un evento luttuoso che addolora la nostra comunità - si legge nella nota del primo cittadino -. Siano vicini e solidali nel dolore alla famiglia e continuiamo a chiederci se tutti i provvedimenti necessari siano stati attivati per evitare che ancora oggi possano accadere simili tragedie». Annullate le iniziative culturali e di intrattenimento in programma martedì a Modica.

BAMBINO SOTTO CHOC - Oltre al bambino di 10 anni, domenica sono stati aggrediti dallo stesso branco un uomo di 47 anni (medicato e subito dimesso) e un piccolo di 9 anni, soccorso da un passante. Quest’ultimo è ricoverato nel reparto di pediatria dell’ospedale Maggiore di Modica con una prognosi di venti giorni. Le sue condizioni sono stazionarie, ma è sotto choc e non parla. Un blocco psicologico, ipotizzano i medici, legato a una crisi di panico per l’aggressione.

PAURA IN UNA VILLA - Il custode dei cani intanto è stato arrestato: è Virgilio Giglio, 62 anni. Gli animali responsabili delle tre aggressioni sono stati catturati dai carabinieri e verosimilmente saranno abbattuti. Ma parte del branco continua a seminare il terrore. Lunedì alcuni cani hanno tentato di entrare in una villetta: dentro c’era una donna di 74 anni, riuscita a chiudere la porta in tempo, che ha visto dalla finestra i randagi avventarsi con violenza su una bambola rimasta in giardino. Gli animali ancora in libertà sono riusciti finora a sfuggire ai tentativi di cattura. Al lavoro i carabinieri di Modica: gli animali in circolazione sarebbero una decina.

«OTTANTA CANI» - Giglio era stato incaricato della custodia dei randagi dalla Procura di Modica, in assenza di un canile nella zona. Doveva nutrirli e tenerli sotto controllo, ma evidentemente non ha ottemperato al compito assegnato. Quando i carabinieri sono andati a prenderlo, si è barricato in casa e ha aizzato contro i militari una decina di animali. «All’interno del recinto ne abbiamo trovati circa ottanta» ha detto il capitano dei carabinieri di Modica Alessandro Loddo. Le accuse per Giglio sono di concorso in omicidio colposo, malversazione di animali, omessa custodia e resistenza a pubblico ufficiale. Da tempo gli abitanti della zona avevano segnalato la presenza di cani allo stato brado e nei mesi scorsi c’erano già state aggressioni e denunce.

LAV: COMMISSIONE D’INCHIESTA - Secondo la Lav, che ha chiesto al sottosegretario Martini e all’assessore regionale Russo di istituire una commissione d’inchiesta, non si è trattato di una tragedia annunciata bensì di un dramma che vede precise responsabilità umane. «Chiediamo di appurare le motivazioni che hanno portato ad affidare questi cani, dopo la prima aggressione di mesi fa, a un singolo cittadino, definito impropriamente animalista e evidentemente non preparato a tale responsabilità, piuttosto che a un ente pubblico, al servizio veterinario Asl o a un’associazione animalista» dice il presidente Lav Gianluca Felicetti.

Fonte : Corriere della Sera

 

 

 

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