Posts Tagged ‘servizi’

Bike sharing: i numeri di un servizio in crescita

Thursday, December 15th, 2011

Sono attualmente 153,  in Italia, le installazioni di bike sharing operative: 82 con sistema meccanico e 71 con sistema elettronico, con Torino che detiene il titolo di servizio di bici in affitto più esteso d’Italia. Questa rivoluzione della mobilità urbana ha coinvolto, negli ultimi anni, ben 151 realtà territoriali di cui 146 Comuni, una Comunità Montana (le Valli dell’Ossola), 2 Parchi Naturali (Parco Molentargius e Riserva Sentina) e 2 aggregazioni di Comuni (Fiorano, Formigine, Maranello, Sassuolo e Cernusco sul Naviglio, Carugate, Piolte). E una curiosità: l’abbonato più anziano ha 88 anni.
 

Ecco alcuni dei numeri emersi dal workshop che si è svolto, il 7 dicembre scorso, a Lecce sul tema “Futuro del bike sharing: dai costi del servizio alla percezione dell’utente”. Quale è dunque la percezione che i cittadini hanno di questo geniale servizio a bassissimo impatto ambientale? Il 78,8% degli 860 italiani intervistati, purtroppo, non sa esattamente cosa sia il bike sharing, anche se il 48,7% è d’accordo che la diffusione del bike sharing può essere un valido contributo alla riduzione del traffico e dell’inquinamento in città. Arriva al 43,6 la percentuale di chi pensa che dovrebbero esserci più parcheggi dedicati al servizio, mentre se il bike sharing venisse installato dove oggi manca il 22,7% degli italiani lo utilizzerebbe. Sono gli esiti delle due ricerche condotte da CCBS e da Euromobility.
 

Il bike sharing nasce in Italia, nel 2000, a Ravenna con il rudimentale sistema meccanico. La prima esperienza di installazione con prelievo elettronico avviene invece a Cuneo, in Piemonte, nel 2004. Oggi i punti di prelievo meccanici sono 456, con 2.848 biciclette e 33.197 utenti, con in testa le città emiliane di Modena (32 punti di prelievo, 272 biciclette, 2.570 utenti), Ravenna (35 punti di prelievo, 180 biciclette, 2.100 utenti), Bologna (22 punti di prelievo, 184 biciclette), Ferrara (15 punti di prelievo, 140 biciclette), Imola (14 punti di prelievo, 124 biciclette) e la veneta Jesolo (19 punti di prelievo, 120 biciclette, 2.711 utenti). Il sistema elettronico conta invece 791 punti di prelievo, 4.459 biciclette e 45.546 utenti registrati, con Milano e Torino che si contendono il primato della “bassa velocità”: 208 punti di prelievo, 1.800 biciclette e 13.000 utenti, la prima, 64 punti di prelievo, 540 biciclette, ma ben 14.400 utenti la seconda. Seguono Brescia, Bergamo e Treviso, che risposano l’asse della mobilità sostenibile verso il Nord-Est.
 

Il bike sharing, va ricordato a beneficio del 78,8% di italiani che non ha le idee chiare, non è un tradizionale noleggio di biciclette. Si basa infatti sulla condivisione continua e prevede utilizzi rapidi. La bicicletta, cioè, va usata per il tempo necessario allo spostamento e nulla di più, senza abbandonarla incustodita fuori da negozi o ristoranti, ma cercando la stazione di “aggancio” più vicina al luogo di destinazione. Un progetto di servizio efficiente dovrebbe individuare aree strategiche del tessuto urbano, collocare le postazioni lungo le principali direttrici dei flussi di spostamento (punti intermodali, aree di parcheggio, uffici pubblici, poli universitari, luoghi di particolare rilevanza turistica), strutturare una rete a maglia fitta di postazioni e assicurare, di fatto, l’integrazione tra i differenti servizi di trasporto urbano.
 

Da non sottovalutare, tuttavia, i costi del servizio che, per chi fa i conti dell’amministrazione pubblica, non sono un dato secondario e necessitano di qualche accortezza, per centrare l’obiettivo di essere più “verdi” senza restare al verde. L’indagine è stata condotta in 7 città italiane: Bari, Brescia, Roma, Milano, Bergamo, Parma e Torino. I ricavi derivano essenzialmente dagli abbonamenti; quelli da tariffa, provenienti dagli abbonati che utilizzano il servizio nelle fasce a pagamento (dopo una mezz’ora o un’ora di uso), possono infatti essere ritenuti trascurabili, in quanto più del 90% degli abbonati gode delle fasce gratuite. Alcune città hanno però acquisito, come integrazione, delle sponsorizzazioni, che vengono prevalentemente investite a copertura del disavanzo tra i costi e i ricavi del servizio o per finanziare lo sviluppo e la realizzazione di nuove ciclostazioni nelle vicinanze dello sponsor stesso (ad esempio un supermercato o un ospedale privato). L’unica fonte di ricavo ad oggi significativa, conclude la ricerca, proviene quindi dalla creazione di una rete di impianti pubblicitari «funzionali» alla promozione del servizio. Questo modello è già stato adottato con successo da alcune città come Milano, Torino e Verona, dimostrando che la rete di impianti pubblicitari può essere facilmente installata presso le frequentatissime ciclostazioni o in altri punti significativi della città. Con questa soluzione, le amministrazioni, a fronte dell’erogazione di servizi funzionali alla gestione del servizio di bike sharing, danno in concessione pluriennale, a privati, la gestione e la manutenzione degli spazi pubblicitari. Uno equo scambio a favore dell’ambiente urbano.

Fonte: La Stampa

A Milano l’acqua costa meno. Cagliari, per i rifiuti si paga di più

Tuesday, November 16th, 2010

Questi i primi verdetti di un monitoraggio sulle tariffe del biennio 2008/09 in corso all’osservatorio Prezzi e Mercati di Indis, istituto di Unioncamere. Dove si scopre anche la grande discrepanza nella crescita della tassa. E che non è un problema di Nord e Sud

ROMA - In tema di tariffe, il federalismo in Italia esiste già di fatto. Perché le tasse sull’acqua e i rifiuti non sono uguali per tutti ma cambiano, e anche di tanto, a seconda di dove si viva. E non mancano le sorprese, nel momento in cui ci si addentri in quel variegato panorama per capire a chi va meglio e a chi peggio. Ad esempio, che non è un problema di Nord e Sud, ma che certe discrepanze tagliano trasversalmente ogni area del Paese. E’ quanto emerge dal monitoraggio sulle tariffe locali, ancora in corso e di cui si apprendono i primi risultati, condotto dall’osservatorio “Prezzi e Mercati” di Indis, Istituto di Unioncamere specializzato nella distribuzione.

La ricerca, si focalizza sul biennio 2008/2009 in circa 50 capoluoghi di provincia, a copertura di circa il 30% della popolazione complessiva. E, sebbene sia “in progress”, offre già una chiara idea dei differenziali di spesa e di andamento da un territorio all’altro.

A proposito di acqua, non ci si aspetterebbe di trovare a Milano, la competitiva, ricca e cara capitale economica del Paese, una delle tariffe più convenienti. E invece è proprio così: per fare un paragone calzante, una famiglia di tre persone, nel capoluogo lombardo spende in acqua annualmente meno di un terzo di quanto paghi un analogo nucleo a Firenze. Acqua particolarmente cara anche a Genova e Bari

Milano è invece tra le più esose sul fronte rifiuti, dove però è più sorprendente trovare a Cagliari una tariffa 2,5 volte maggiore di quella registrata a Campobasso. Classifica, questa, nella quale spicca anche Palermo.

Anche i tassi di crescita delle tariffe divergono particolarmente tra valori minimi e massimi. Per quanto riguarda la tariffa dei rifiuti solidi urbani, i dati mostrano che la variazione del 4,6% rilevata dall’Istat nel 2009 sintetizza tassi di crescita delle diverse città compresi tra il -1% e il +57%. In termini di livelli, la spesa per una famiglia tipo composta da tre componenti varia sul territorio con un rapporto da 1 a 2,5, dal valore più basso, pari a 130 euro annui, di Campobasso fino al più alto, pari a 330 euro, di Cagliari.

Anche sull’acqua potabile le differenziazioni territoriali sono ampie. La variazione del 5,9% rilevata dall’Istat nel 2009 sintetizza tassi di crescita compresi tra il -13% e il +33%. In termini di livelli, fra i capoluoghi di regione la spesa per una famiglia tipo composta da tre componenti varia sul territorio con un rapporto da 1 a 4, dal valore più basso, pari a 81 euro annui di Milano, fino al più alto, pari a 317 euro, di Firenze.

Per quanto riguarda le tariffe pagate dalle utenze non domestiche (Pmi) si riscontrano sul territorio differenze ancora più ampie. Su 96 capoluoghi di provincia, per un profilo tipo di un albergo, ad esempio, la tariffa dei rifiuti solidi può variare dai 1.000 euro l’anno fino a 16.000, con un rapporto di 1 a 15. Per la tariffa dell’acqua potabile la spesa oscilla dai 7.000 euro l’anno fino a 38.000, con un rapporto di 1 a 20.

Fonte: La Repubblica

TURISMO Servizi, Oscar ai peggiori. L’Italia c’è

Monday, May 24th, 2010

“Titanic awards”, i premi meno ambiti dell’offerta di viaggio. Nel nostro Paese il peggior traffico, treni e toilet quasi da podio. E il caffè Alitalia…

 
Clicca sulla foto per ingrandire

Ammettiamolo, quando due esperti viaggiatori si incontrano una delle cose che più adorano è scambiarsi racconti sulle “catastrofi” avvenute durante i loro spostamenti. Non sarà il mare trasparente di un atollo polinesiano il centro della loro conversazione, piuttosto quel ristorante che serviva cibi immangiabili.

“Quando incontravo altri viaggiatori, mi rendevo conto che le storie più interessanti erano ricche di aneddoti tragicomici - rivela a Repubblica.it Doug Lansky, giornalista di viaggi americano che vive in Svezia  -  così mi è venuta l’idea dei Titanic Awards. Niente a che vedere con la disgrazia del famoso transatlantico: in questo caso si tratta di classifiche delle peggiori disavventure capitate durante i viaggi. A raccontare le storie e a stillare le top ten del disagio sono gli utenti della rete e diversi esperti del settore.

Alcuni aneddoti esemplificativi? Due dei più “divertenti” sono stati registrati negli aeroporti del Nepal. Nel 2007 un velivolo della Nepal Airlines 757 è partito in ritardo dall’aeroporto di Katmandu perché un dipendente delle compagnia aerea doveva prima sacrificare sulla pista due capre per placare il dio del cielo. Sempre a Katmandu, all’imbarco di un volo americano, un ufficiale addetto alla sicurezza ha chiesto “Hai una bomba o un grosso coltello?” e, fidandosi della risposta negativa del passeggero, ha risposto “Ok, puoi andare”.

Ma vediamo come si classifica il nostro paese secondo il sondaggio svolto da Doug sui navigatori della rete (di 80 diverse nazionalità) e interrogando giornalisti e professionisti dell’industria dei viaggi. L’Italia occupa una posizione abbastanza alta in molte top ten dei “peggiori”, ma è importante tenere a mente che, essendo una delle destinazioni più frequenti, è normale che compaia sempre in classifica. E se vi venisse qualche dubbio sull’amore di Doug per il Belpaese sappiate che ha chiamato sua figlia Sienna in onore di Siena.

Automobilisti. Primo posto assoluto per l’Italia per quanto riguarda i “peggiori guidatori “. Grant Thatcher,  giornalista di Vanity Fair ci descrive così: “Nessuno guida peggio degli italiani, a parte i tassisti di Istanbul che sono dei demoni al volante”. Chuck Thompson, scrittore di viaggi e collaboratore di National Geographic Adventure e del Los Angeles Times accusa l’intrico di sensi unici e vicoli di Roma di aver messo a rischio il rapporto con la sua ragazza: “Vedevamo il nostro hotel, ma per più di un’ora non siamo riusciti a raggiungerlo”. Mentre Andrew Hickey, scrittore di viaggi per USA Today e del  New York Times, non si è ancora ripreso dallo shock: “Anche se vivo a New York, le strade di Dublino e Roma mi terrorizzano”. A sorpresa compare pure Venezia: un ingorgo di gondole in un canale è uno spettacolo imperdibile.  

Segnaletica stradale. Male anche la nostra segnaletica stradale, classificata al quarto posto tra le peggiori al mondo. Wendy Perrin, editorialista di Condé Nast Traveler, scrive: “la peggior città in cui guidare è sicuramente Firenze: strade strette e a senso unico, spesso bloccate da camion dell’immondizia, furgoni per le consegne e biciclette. Inoltre la segnaletica è pessima o inesistente”.

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!