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Legambiente “Stop ai sacchetti di plastica»”

Monday, August 2nd, 2010

Bene i comuni del Garda ma possono fare ancora meglio

VERONA

Stop ai sacchetti di plastica e maggiori sforzi per la prevenzione e per il riciclaggio da raccolta differenziata, queste le parole d’ordine lanciate in occasione della tappa sul Garda della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute dei laghi, realizzata con il contributo del Coou (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).

A bordo di Goletta dei Laghi viaggiano i progetti di Legambiente che riconoscono nei laghi, e nell’ambiente in generale, una risorsa in grado di valorizzare le unicità del nostro Paese, come, ad esempio, “Stop ai sacchetti di plastica”, la nuova iniziativa dell’associazione per dire basta all’utilizzo delle shopper in plastica che vengono utilizzate nei negozi e nei supermercati.

Nel mondo vengono consumati ogni anno tra i 500 e i 1.000 miliardi di sacchetti di plastica monouso, in Europa il consumo annuale di 100 miliardi di sacchetti, che equivalgono a circa 12 milioni di barili di petrolio. Solo in Italia si consumano 250 sacchetti a testa in un anno che, una volta buttati, perdurano nell’ambiente per 200/400 anni.

I sacchetti di plastica costituiscono un grave problema di inquinamento ambientale diffuso in tutto il mondo dichiara Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi - Ogni anno nei mari e nei laghi i sacchetti abbandonati compromettono la vita di migliaia di animali sia acquatici che terrestri oltre a rilasciare nell’ambiente, disperdendosi, composti pericolosi. In Italia sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica e altre 250 località hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando.

Secondo il dossier Comuni Ricicloni di Legambiente, sono 390 i Comuni veneti ad aver raggiunto buoni risultati di raccolta differenziata e anche i comuni della costa del Lago di Garda non sono da meno. Bardolino, Malcesine, Peschiera del Garda e Torri del Benaco raggiungono percentuali di raccolta differenziata che variano dal 51,17% al 60, 67%.

«I dati relativi ai comuni costieri, presenti sul rapporto Comuni Ricicloni, sono buoni ma non bisogna cullarsi sugli allori avverte Lorenzo Albi, presidente del circolo Legambiente Verona - Il rischio che si rallenti la raccolta differenziata per favorire lo sviluppo degli impianti di incenerimento. Impianti che i cittadini veneti, grazie al loro impegno nella raccolta differenziata, stanno dimostrando essere inutili. Tra i Comuni bagnati dalle acque del lago solo Lazise e Garda non raggiungono ancora i limiti fissati per legge sulla raccolta differenziata, chiediamo quindi a queste amministrazioni di mettersi al più presto in regola. Oltre all’impegno per una buona gestione dei rifiuti, il nuovo obiettivo rappresentato dalla prevenzione e su questo possono fare molto amministrazioni e cittadini. Lo stop ai sacchetti di plastica solo il primo passo in questa direzione; chiediamo ai Comuni costieri di approvare al più presto la delibera per mettere al bando gli shopper tradizionali.

Gli attivisti di Legambiente lanciano dalla Goletta dei Laghi la petizione per dire “Stop ai sacchetti di plastica”, in nome del rispetto per le specie viventi, per il paesaggio e per la bellezza, per l’ambiente dell’Italia e del Pianeta. La petizione si rivolge, inoltre, agli esercizi commerciali perché trovino nuove soluzioni e chiede al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010.

LINK ESTERNO La petizione: Stop ai sacchetti di plastica
Fonte: La Stampa

Pechino: sacchetti di plastica diventano aquiloni

Sunday, November 15th, 2009
Rifiuti come come magie colorate nel cielo
 Le buste di plastica, un flagello ambientale, volano alte nel cielo di Pechino grazie ad un ingegnere in pensione che sta trasformando i rifiuti in aquiloni colorati.  Si pensa che gli aquiloni siano stati inventati in Cina più di duemila anni fa e che, secondo tradizione, venissero realizzati con i materiali allora disponibili come la carta di riso, la seta e le fibre delle piante.La versione moderna utilizza quel materiale che secondo Han Fushan, 71 anni, è la cosa più facile e più economica da trovare per fare i suoi aquiloni. “Gli aquiloni sono il mio unico tesoro” ha detto a Reuters Han, che ha trascorso gran parte della sua vita disegnando progetti d’architettura, prima di andare in pensione nove anni fa. “E’ grazie agli aquiloni che ho avuto la possibilità di conoscere così tante persone e farmi così tanti amici”. Gli aquiloni di plastica hanno fatto di Han una sorta di celebrità locale, e lui è molto orgoglioso delle sue creazioni economiche ed ecologiche, la cui costruzione costa 10 centesimi di euro circa.

Dopo anni passati a dare dimostrazioni nello stesso parco e alla stessa ora, Han si è costruito un folto e fedele seguito. In media, ci vogliono due giorni per fare un aquilone tra tagliare, incollare e legare le corde, e molte creazioni si ispirano ad animali selvatici, a star dello sport e anche a personaggi dell’Opera di Pechino. “Le buste di plastica hanno colori accesi e una buona consistenza. Più sono spesse, più sono buone per farne aquiloni resistenti ai forti venti, mentre più sono leggere e più sono adatte ai venti deboli”, spiega Han. L’ex ingegnere possiede oltre 600 aquiloni e dice di volerne uno nuovo alla settimana per divertire i suoi fan.

“Penso sia una buona idea non solo per il mio paese ma anche per il mondo. Usare la spazzatura per farne qualcos’altro fa bene anche all’ambiente”, dice Yan Juning, che spesso, dopo una mattinata di lavoro, aiuta Han a far volare i suoi aquiloni. Secondo l’agenzia di stampa di stato cinese Xinhua, la Cina butta circa 300 tonnellate di buste di plastica al giorno, e il governo ha vietato l’uso di quelle supersottili che, una volta seppellite nel terreno, causano i danni maggiori.

Sacchetti di plastica addio almeno per un giorno

Thursday, September 10th, 2009

 Si gonfiano e danzano, pieni di acqua e sospinti dalle correnti. Sembrano meduse e le tartarughe li ingoiano. Muoiono soffocate. Vengono usati per venti minuti, ma poi l’ambiente per distruggerli impiega 400 anni. Nessun equilibrio tra tempo d’uso e tempo di vita. Gli italiani non riescono a farne a meno, ne producono tra i 10 e i 15 miliardi l’anno, immettendo nell’atmosfera qualcosa come 400 mila tonnellate di anidride carbonica. Sono il simbolo del superfluo, di una società che acquista, consuma e distrugge.

Sono i sacchetti di plastica, le shopper usa-e-getta condannate a morire da una direttiva europea, poi ripresa dalla Finanziaria 2007, il primo gennaio 2010. Nel nostro Paese, grazie al “decreto milleproroghe”, la sentenza è stata rinviata di un anno. Dodici mesi in più mettere al bando “i sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci”, le vecchie borse di polietilene.

Molti credono che la rivoluzione verde tarderà ad arrivare. I produttori e i commercianti accampano scuse, i consumatori neanche quelle: sono così pratiche e comode che farne a meno resta un buon proposito, ma almeno per un giorno - un giorno soltanto - si può fare una cortesia all’ambiente. Non sia mai che qualcuno si accorga di quanto siano superflue le sporte di plastica e decida di rinunciarvi anche per il resto della settimana e dell’anno. Quel giorno è il 12 settembre, prima giornata internazionale senza i sacchetti di plastica.


L’ha promossa il Marine Conservation Society (MCS), società inglese no-profit dedicata alla conservazione dell’ecosistema marino. E ha raccolto ovunque l’adesione convinta degli ambientalisti. In Italia l’associazione dei Comuni virtuosi rilancia con la campagna “Porta la Sporta”, ispirata al movimento inglese “Plasticbag Free Cities”: invitano le amministrazioni a mettere al bando i sacchetti di plastica, coinvolgono le scuole e i bambini in progetti di riciclo e girano le piazze per insegnare a fare divertenti sportine di tela, da tenere con sé e tirare fuori alla cassa del supermercato. I blogger passano parola e sponsorizzano più che i sacchetti biodegradabili - sul cui smaltimento in tempi rapidi è battaglia di brevetti e studi - le vecchie sacche di tela o di juta, da ripiegare e portarsi appresso.

Torino (VIDEO) ha deciso di non aspettare il Governo e giocando in anticipo cerca di coinvolgere quanti più commercianti possibili per metterle al bando. A Firenze la Unicoop le ha eliminate dai suoi 98 punti vendita.

All’estero hanno già adottato iniziative analoghe: negli Stati Uniti la prima città a vietarne l’uso nei supermercati e nelle farmacie è stata San Francisco; in Gran Bretagna ha cominciato il piccolo comune di Modbury, imitato tra gli altri da Londra. Altri hanno introdotto una tassazione aggiuntiva per chi decide di utilizzarli, qualche centesimo in più da pagare alla cassa del supermercato. Anche la Cina (VIDEO) ha detto addio alle shopper: ne produceva tre miliardi al giorno. L’Italia è in ritardo, ma recuperare è possibile: il 12 settembre è il giorno giusto per dare il proprio contributo.

Fonte : La Repubblica

Lo stop ai sacchetti di plastica slitta di un anno

Friday, June 26th, 2009

er l’atteso addio alle buste di plastica, fissato per il primo gennaio 2010, ci vorrà un po’ di pazienza, visto che è stato prorogato al primo gennaio 2011. Dodici mesi in più per far scattare il divieto di commercializzazione «di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci», cioè i sacchetti di plastica. È quanto prevede la bozza del decreto milleproroghe che arriverà venerdì in consiglio dei ministri.

NORMA NELLA FINANZIARIA 2007 - La norma era inserita nella Finanziaria 2007 e mirava a «giungere al definitivo divieto, a decorrere dal primo gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci che non rispondano entro tale data, ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario».

Fonte : Corriere della Sera

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