Posts Tagged ‘Roma’

Trastevere. Che puzza! I rifiuti invadono le strade

Friday, August 6th, 2010

Basta avere un buon olfatto per seguire la pista maleodorante della raccolta selvaggia dei rifiuti a Trastevere. È praticamente impossibile passeggiare la sera dopo cena tra le vie del rione senza imbattersi nei sacchetti dell’immondizia abbandonati davanti ai palazzi. È il segno dell’inciviltà di chi non rispetta gli orari della raccolta differenziata e trasforma il quartiere in una grande discarica all’aperto. A Trastevere la raccolta si deve fa porta a porta. Gli scarti organici (l’umido) vanno raccolti nei contenitori negli androni dei palazzi e bisogna aspettare gli operatori Ama che tre giorni alla settimana passano a raccoglierli. Mentre indifferenziata, plastica, vetro e carta vanno lasciati in strada, ma solo due giorni alla settimana, dalle 7 alle 8,30. È vietato, pena multe salate, gettare i sacchetti fuori dai palazzi in altri orari. Una regola che spesso viene disattesa. Per dimostrarlo, abbiamo scelto un semplice itinerario da piazza Trilussa a piazza San Cosimato. Iniziamo il nostro viaggio alle 23 da vicolo del Cinque, partenza naturale di centinaia di ragazzi che ogni sera animano le notti del quartiere.
Ed ecco che troviamo subito i sacchi dei rifiuti abbandonati davanti ai portoni con le birre di vetro sistemate «accuratamente» in un angolo. Basta fare altri venti metri per imbattersi nella stessa scena all’angolo con via della Pelliccia. Un cestino in ghisa è circondato da una piccola montagna di sacchetti con dentro cibo e plastica. Fortunatamente piazza di Sant’Egidio e di Santa Maria in Trastevere sono pulite, ma basta andare poco oltre che la selva di rifiuti rinizia. Siamo in via della Lungaretta, nell’arco di trenta metri ecco altri tre portoni con i sacchetti vicino. I turisti scattano le fotografie e intanto la puzza sale. E poi ancora in via delle Fratte di Trastevere, via San Francesco a Ripa, via Manara e piazza San Cosimato la moda è sempre la stessa. Va anche detto che le persone educate sono molte di più degli incivili. Il comitato dei residenti «Vivere Trastevere» si è già incontrato con il sindaco per chiedere pugno duro e multe contro chi sgarra. «A non rispettare le regole molto spesso sono i Bed&breakfast e gli affittacamere - racconta Dina Nascetti - Certo, poi c’è anche qualche cittadino maleducato». È per questo motivo che i residenti hanno ideato uno stratagemma per invogliare tutti a rispettare il proprio quartiere: una targhetta «premio» da affiggere sui condomìni più virtuosi.

Fonte: Il Tempo

Greenpeace porta le balene a Roma

Tuesday, June 22nd, 2010

 Greenpeace protesta sulla scalinata di Piazza di Spagna, nel cuore di Roma, esponendo una balena gigante di 15 metri con uno striscione che recita: «Le balene non sono in vendita». Il blitz degli ambientalisti arriva il giorno dell’apertura della 62sima riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che inizia oggi ad Agadir in Marocco.

CORRUZIONE - «Con la promessa di soldi e la metodica corruzione - spiegano gli attivisti di Greenpeace - i Paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza mentre si è veramente a un passo dalla riapertura della caccia commerciale alle balene che potrebbe compromettere la moratoria in vigore da ben 24 anni». L’Italia, aggiunge Greenpeace, è complice dei killer di balene a causa del suo silenzio.
«Il nostro Paese tace - dicono gli attivisti italiani dell’associazione ambientalista - sulla compravendita di voti nella Commissione baleniera che minacciai grandi cetacei». Pur sottolineando che «apprezziamo la posizione dell’Italia fortemente contraria alla caccia baleniera - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace - questo non basta per salvarle. È necessario che tutti i Paesi contrari alla caccia alle balene denuncino la compravendita dei voti all’Iwc e impediscano a pochi Paesi di pagarsi il diritto di cacciare le balene».

La balena gonfiabile portata in piazza di Spagna dagli attivisti di Greenpeace (foto Guidi)
La balena gonfiabile portata in piazza di Spagna dagli attivisti di Greenpeace (foto Guidi)

 

LETTERA AI MINISTRI - Greenpeace riferisce quindi di avere inviato «in tal senso» il 14 giugno scorso una lettera ai ministri dell’ambiente e delle politiche agricole. In merito alla presunta compravendita dei voti, Greenpeace riferisce la vicenda di due attivisti, Junichi Sato e Toru Suzuki, che rischiano più di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene.
Anche la credibilità della commissione baleniera, ricorda ancora Greenpeace, è in crisi: una recente inchiesta del Sunday Times ha rivelato che il voto dei Paesi più poveri è spesso pilotato dal versamento di somme di denaro concesso da Paesi come il Giappone.

(fonte Ansa).

Villette, piscine e terrazze I furbi del condono a Roma

Wednesday, June 16th, 2010

«Il condono edilizio? Sarà leggero» minimizzava il 18 settembre 2003 Gianni Alemanno, allora responsabile dell’Agricoltura in un governo che si apprestava ad approvare la terza sanatoria delle costruzioni abusive. Una battuta infelice e azzardata, come l’ex ministro ha avuto modo di sperimentare personalmente una volta diventato sindaco di Roma. Eccoli gli effetti del condono light: un assaggio è nelle fotografie aeree pubblicate qui sotto. Sono la dimostrazione che la sanatoria voluta dal governo di Silvio Berlusconi nel 2003 potrebbe essere stata utilizzata in molti casi anche a regolarizzare preventivamente immobili che non esistevano.

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CASI DA MANUALE - Osservatele bene, e fate attenzione alle date. Perché quelle potrebbero incastrare proprietari che hanno fatto domanda di condono prima ancora di tirare su i muri, mettere le tegole sul tetto, scavare il buco per la piscina. Parliamo di tre casi da manuale. Il primo, una costruzione in cima a uno stabile di via di San Vincenzo, a Roma, accanto alla Fontana di Trevi: dove nel 2004, come dimostrano gli scatti dall’alto, non c’era nulla. Valore economico di quegli 80 metri quadrati terrazzatissimi nel cuore della Capitale? Come almeno dieci appartamenti in periferia. Il secondo è stato scovato dall’obiettivo indiscreto fuori del Raccordo anulare, al Nord della città. Quattro costruzioni, come testimoniano le foto, apparse dal nulla nel 2005. Dal valore, pure qui, niente affatto trascurabile. Il terzo è anch’esso fuori del Raccordo, ma a Sud, in un’altra zona sulla quale sussistono vincoli di un piano territoriale paesistico: lì, su un’area che nel 2004 era libera da costruzioni, adesso c’è quella che sembra una villa con piscina. Inutile dire che in tutte le tre circostanze è stata presentata domanda di sanatoria come se l’abuso fosse stato commesso entro il termine previsto dalla legge per ottenere il beneficio: 31 marzo 2003.

CASI NON ISOLATI - Ma chi pensa si tratti di episodi isolati, si sbaglia di grosso. Sapete quante situazioni simili hanno scoperto i tecnici di Gemma, la società privata che gestisce dietro corrispettivo le pratiche del condono edilizio del Comune di Roma? Ben 3.713. Tremilasettecentotredici su 28.072, ovvero il numero di domande di condono edilizio esaminate nei primi quattro mesi di quest’anno. È il 13,2% del totale. E non è tutto. Perché alle 3.713 costruzioni tirate su dopo che la sanatoria era stata già approvato, bisognerebbe aggiungere le 6.503 realizzate, sì, entro il 31 marzo 2003, ma in aree soggette a vincoli di qualche genere. Oltre alle 2.099 spuntate come funghi addirittura nei parchi. Per un totale di 12.315 abusi, secondo Gemma, non sanabili. Vi chiederete: e lo scoprono adesso, dopo tutto questo tempo? Domanda più che legittima. Dall’inizio la situazione dei condoni edilizi a Roma è stata caratterizzata da storture e disfunzioni. C’è chi per esempio ha sempre criticato la scelta (fatta dalle giunte di centrosinistra) di affidare a un privato un compito così delicato: tanto più che in altre grandi città, come Milano, ci pensano gli uffici comunali. C’è chi invece l’ha sempre difesa, sottolineando l’abnorme numero di domande. Fino a un epilogo sconcertante. Alla fine di maggio il presidente e azionista di Gemma, Renzo Rubeo, ha deciso infatti di risolvere il contratto con il Campidoglio per inadempienza della controparte, rivendicando arretrati per svariati milioni di euro. Una iniziativa giunta al culmine di un rapporto che va avanti da dieci anni, fra molti attriti che l’hanno logorato. E in un contesto nel quale non sono mancati i risvolti giudiziari. Senza entrare nel merito di una vicenda con molti aspetti da chiarire (a cominciare dalla gestione del sistema informativo assegnato da anni sempre alla stessa ditta, un’altra, con proroghe continue senza gare) meglio far parlare i numeri. Decisamente allucinanti.

ILLEGALITÀ - Le domande di condono edilizio presentate nel solo Comune di Roma sono circa 597 mila. Per avere un’idea del tasso di illegalità, è come se un cittadino romano su 4,2 residenti avesse chiesto di sanare un abuso. Ben 417 mila domande riguardano la prima sanatoria, quella del 1985, 94.688 la seconda (del 1994) e oltre 85 mila la terza (del 2003). Ebbene, di tutte queste pratiche ne restano ancora da smaltire 210 mila. Ben 130 mila sono arretrati del condono 1985, circa 25 mila di quello 1994 e il resto riguarda l’ultimo: forse il più devastante dei tre. Perché se il primo «perdono» edilizio voluto dal governo di Bettino Craxi è arrivato in una situazione nella quale molti Comuni erano ancora senza piano regolatore e ha sanato in larga misura piccoli interventi, e se il secondo (governo Berlusconi) ha salvato prevalentemente villette e seconde case, il terzo (ancora Berlusconi) potrebbe aver consentito di regolarizzare abusi ancora prima che venissero commessi, magari in zone protette. Insomma, una specie di licenza di costruire in deroga a tutte le norme urbanistiche.

DALL’ALTO - Peccato soltanto che nel 2003 esistessero già i sistemi di rilevazione aerea che avrebbero consentito agevolmente di scoprire le carognate. Bastava volerlo. Qualche mese dopo l’approvazione della legge il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ammonì: «Al ministero abbiamo delle cartografie dove è fotografata tutta l’Italia e possiamo vedere anche la più piccola costruzione che c’era prima del 31 marzo 2003. Se uno richiede un condono e c’è un’amministrazione attenta può non concederlo». Come e se siano state usate quelle foto, però non si sa. Di certo non è successo a Roma. Gemma ha utilizzato le rilevazioni di uno «scatto» aereo del 2003 comprato sul mercato e ha successivamente integrato la sua attività con una società specializzata comprata dal gruppo Iri, la Italeco. Ma anche il Comune di Fano, prima che il governo approvasse la sanatoria, fece fotografare da un aereo tutto il proprio territorio, alla scopo di prevenire eventuali furbetti. Non si sarebbe potuta fare ovunque la stessa cosa? Per evitare almeno che il condono edilizio, già indecente, diventasse ripugnante.

Sergio Rizzo

«Grattacieli più alti del cupolone»

Friday, June 11th, 2010

Grattacieli più alti del Cupolone. Per «rompere un tabù» e dare case a tutti. La Capitale intende puntare sullo sviluppo dell’«housing sociale» realizzando 30mila alloggi, «di cui 6mila di edilizia popolare». E in questo ambito - fermo restando il no a progetti «che sono colate di cemento» - l’amministrazione capitolina prevede che lo sviluppo urbanistico della città passi, in futuro, anche per la costruzione nelle periferie di edifici anche più alti di San Pietro, limite finora mai superato. Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno intervenendo a Milano all’inaugurazione dell’Eire, l’Expo Italia Real Estate.

SALVARE IL VERDE - «Dobbiamo invertire - ha ribadito il primo cittadino della Capitale - un processo che continua a sacrificare allo sviluppo pezzi dell’agro romano». Più verde e meno cemento in orizzontale, dunque, anche per salvare le aree già soggette a vincolo ambientale intorno alla Città Eterna.
Le novitá per la capitale, «esempio, finora, in negativo per lo sviluppo urbanistico», e colpevole di «una crescita contraddittoria», non sono finite. Alemanno punta su nuove opportunità per creare una città «sostenibile». Nella primavera prossima ci sarà «un blocco di referendum per i cittadini su scelte importanti per la città, tra cui l’idea di far crescere in altezza le periferie». Periferie che «eccessivamente disperse, vanno riqualificate senza sciupare l’agro romano». Alemanno precisa comunque che «la città storica deve mantenere l’antico vincolo di non superare il Cupolone, ma nella periferia dobbiamo poter costruire anche in altezza».

Grattacieli nella periferia romana (Lapresse)
Grattacieli nella periferia romana (Lapresse)

 

IL CASO EUROSKY - Nel suo discorso pro grattacieli, Alemanno non ha mancato di citare il caso dell’Eur, dove - contemporaneamente alla realizzazione dei nuovi palazzi di vetro progettati da Renzo Piano in luogo delle tre Torri del ministero delle Finanze (ma qui gli edifici verranno abbassati di ben 6 piani, scendendo da 17 a 11) - è stato inaugurato il 13 maggio il cantiere per il più alto grattacielo della Capitale: la Eurosky Tower, 28 piani di case e uffici.
Il grattacielo di viale Avignone all’Eur, firmato dall’architetto Franco Purini, dovrebbe essere ultimato nel 2011. Sarà alto 120 metri - meno dunque del Cupolone di San Pietro, il cui culmine supera i 136 metri da terra -, con 25 piani destinati ad abitazioni e 3 agli uffici, oltre a due livelli interrati adibiti a parcheggi e cantine: il progetto prevede anche la realizzazione di spazi comuni come una palestra panoramica, una lavanderia ed una sala riunioni. Oltre a una piazza con opere d’ arte intorno.
Un esempio da seguire, perchè «bisogna trasformare le periferie, demolirle e ricostruirle, densificarle - ha concluso il sindaco -. Nelle periferie, non nel centro storico, occorre rompere il tabù della crescita in altezza, come con l’Eurosky il più grande grattacielo abitativo».

Il cantiere Eurosky all'Eur
Il cantiere Eurosky all’Eur

 

MAGGIORANZA DIVISA - Ma l’idea dei grattacieli non è piaciuta ad alcuni settori della maggioranza capitolina. Per Marco Marsilio, deputato Pdl, «se Alemanno vuole fare un referendum io farò il comitato del no: per dieci anni ho contestato la fantasia ricorrente dei sindaci. Anche se mi dispiace che Alemanno abbia questa continuità rispetto a Veltroni e Rutelli, lo ringrazio per la volontà di aprire un dibattito»: Tuttavia, conclude, «i grattacieli, a Roma, sono inconciliabili col contesto urbano».
Critico anche Fabio Rampelli, uno dei capicorrente dell’ex An: «Purtroppo non ci sono mai stati tabù sull’altezza dei palazzi a Roma: in questi anni sono stati realizzati solo casermoni spersonalizzati. Bisogna tornare al borgo, alle corti, ai portici. Nel 2008 abbiamo vinto per dare un senso di discontinuità rispetto al passato».

Redazione online
Fonte: Corriere della Sera

Roma, la crisi non tocca i rifiuti tra assunzioni e spese milionarie

Tuesday, June 1st, 2010

Addetti stampa, manager, alti ufficiali in pensione, impiegati, spazzini. Neppure lo spettro del dissesto finanziario ha interrotto l’arrembaggio al Campidoglio iniziato due anni fa con la presa di Roma. Venti milioni di euro spesi solo per i collaboratori esterni. L’ultimo escamotage, tra gli annunci di austerity e il rischio di nuove tasse per i romani (per coprire gli oltre 12 miliardi di debito), è una porta di servizio che si chiama lavoro interinale. A spalancarla ci ha pensato Franco Panzironi, da sempre uomo di fiducia di Gianni Alemanno.

Potente segretario generale della alemanniana “Fondazione Nuova Italia”. Con un passato da direttore nella società interinale Lavoro Temporaneo. Già a guida della dissestata “Unione per l’incremento della razza equina”, quando il suo mentore era ministro dell’Agricoltura. Ora braccio operativo del sindaco. L’uomo che ha trasformato l’ex «cuore nero» Stefano Andrini in un perfetto manager dei rifiuti, costretto poi alle dimissioni (ma è ancora in servizio e regolarmente pagato) per il coinvolgimento nel pasticciaccio italo-belga del senatore Di Girolamo e di Mokbel.

«È una scelta di cui mi assumo tutta la responsabilità», ha spiegato Panzironi. Non a caso il sindaco lo ha messo a guida di Ama, l’Azienda municipalizzata per l’Ambiente, una corazzata da 7 mila posti di lavoro. Quasi mille in più da quando Panzironi (140.586 euro l’anno) è amministratore delegato. E pazienza se il Comune per ripianare il deficit ha dovuto cedere l’ex Centro carni e indebitarsi per oltre 600 milioni con otto banche. La nave Ama va, senza mostrare alcuna tendenza al contenimento della spesa, annota l’Agenzia per il controllo dei servizi pubblici locali: il fabbisogno finanziario è passato dai 530 milioni del 2008 ai 630 del 2010.

In cima alla lista dei fortunati neoassunti 60 fedelissimi, compreso il genero, Armando Appetito (convolato a nozze con la figlia di Panzironi pochi mesi dopo l’assunzione). Mentre il figlio, Dario, (64.000 euro l’anno) è stato assunto nello staff del sindaco. Ma i 60 sono solo la testa di un esercito, che si è fatto sotto un anno fa quando, per celebrare l’avvento della nuova amministrazione, Ama ha spalancato le porte a 544 nuovi assunti: 324 operatori ecologici, 20 seppellitori, 200 autisti di mezzi pesanti. Requisiti: giovani e residenti a Roma. Più di 14mila le domande arrivate. La selezione e la formazione Ama le ha appaltate direttamente all’Opus Dei, consorzio Elis. E per non sbagliare il numero di aspiranti da formare è stato moltiplicato per due rispetto ai posti disponibili. Risultato: Elis, per la consulenza, ha incassato 392mila euro.

Ma non è ancora abbastanza per accontentare tutti. E infatti, passati pochi mesi, ricominciano gli arrivi. Questa volta attraverso il canale del lavoro interinale. A spartirsi la torta sono Quanta, società guidata da un ex sindacalista della Uil, e Obiettivo Lavoro, vicina alla Compagnia delle Opere. Il gruppo, guarda caso, in cui dal 2002 è confluita l’agenzia di cui è stato direttore Panzironi.
Le porte si spalancano in autunno con la caduta delle prime foglie. Non esattamente un evento eccezionale, specie per una azienda che ha appena assunto 324 spazzini. Ma per raccoglierle Ama lancia l’Sos: servono 160 nuovi operatori ecologici. E tocca a Quanta, in prima battuta, reclutarli. La Cgil protesta, sollecita anche un incontro. Nulla. Anche Massimiliano Valeriani, consigliere comunale del Pd e presidente della commissione Trasparenza, vuole vederci chiaro: «Strana procedura, il piano foglie è un servizio che Ama ha sempre fatto, perché, nonostante il debito, ricorrere a personale esterno? E, soprattutto, quanto costa?». A quest’ultima domanda <CF161>l’Unità</CF> in grado, almeno in parte, di dare risposta. Fatture alla mano. Anche se nel frattempo il ricorso al lavoro interinale si è allargato ulteriormente. È entrata in scena anche Obiettivo Lavoro e il reclutamento si è esteso agli impiegati: 261, con compensi decisamente più alti.

Ma andiamo con ordine. Alla voce «somministrazione del lavoro» il 28 febbraio 2010 Quanta fattura ad Ama 194mila 910 euro: dentro ci sono gli stipendi per 115 operatori ecologici, circa 1300 euro, più il compenso per chi li ha somministrati. Altri 32 mila 114 euro vengono fatturati nello stesso giorno per ulteriori 31 lavoratori interinali. A cui si aggiunge una terza fattura di 57 mila 782 euro. Ovvero: 284mila euro, in un solo mese. Moltiplicati da novembre a oggi (passato l’autunno, gli spazzatori interinali sono rimasti) fanno circa 2 milioni di euro. Spesi per far rientrare dalla finestra chi era rimasto a bocca asciutta. Nella lista dei reclutati interinali ci sono almeno un centinaio di quanti in estate erano stati scartati.

Almeno cinque erano arrivati addirittura fino all’ultima “scrematura” ma erano poi risultati non idonei. In diversi casi, osserva il responsabile della Fp Cgil Ambientale Roberto Meroldi, ricorrono nomi noti: «Figli di dipendenti, anche sindacalisti, specie delle sigle più vicine alla nuova amministrazione, che ha instaurato un sistema clientelare e di scarsa trasparenza». Intanto, il 12 marzo 2010 Obiettivo Lavoro fattura 290 mila 186 euro per 151 lavoratori impiegati. A cui lo stesso giorno si aggiungono 286mila 185 euro per altri 110. A Obiettivo lavoro per “formazione e somministrazione” vanno rispettivamente 21.947 euro e 21.113. Se si moltiplica l’intera spesa per un anno si arriva ad altri 7,5 milioni di euro. Intanto, con la primavera per gli spazzatori interinali è arrivata la stabilizzazione: 162 nuove assunzioni decise la scorsa settimana. Proprio mentre l’Agenzia per il controllo e la qualità torna a bacchettare Ama: tra un reclutamento e l’altro non ha ancora trovato il tempo di fissare gli obiettivi del nuovo contratto di servizio. Che vuole dire? Che Ama spende e assume, ma la città continua ad essere sporca.

Fonte: L’Unità

Il Colosseo perde un pezzo

Monday, May 10th, 2010

Un pezzo di malta di calce della struttura originale del Colosseo, di circa mezzo metro quadrato e di minimo spessore, è caduto da uno degli ambulacri al primo piano, dove vengono ospitate le mostre. Il pezzo di malta - che probabilmente è caduto stanotte, ma è stato trovato solo stamani alle 6 prima dell’apertura ai visitatori - ha rotto la rete di protezione collocata tra gli anni ‘70 ed ‘80 degli ambulacri. A riferirlo è stato il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro che non si è detto preoccupato dell’accaduto. «Non è la prima volta che accade una cosa del genere ed il fatto non viene sottovalutato,», ricordando che c’è un piano di restauro completo del Colosseo per 23 milioni di euro.

LA NOTA - « L’episodio ripropone con forza il tema della manutenzione preventiva programmata, cui la struttura commissariale e la Sovrintendenza archeologica stanno lavorando, come unica procedura in grado di assicurare la conservazione del materiale archeologico», sottolinea una nota del Ministero dei Beni e delle Attività culturali firmata dal Soprintendente Archeologico di Roma Giusepppe Proietti e dal Commissario Delegato Roberto Cecchi. «Si tratta di superfici per le quali in diverse parti della fabbrica sono in corso interventi di restauro e per altre, come quelle in questione, gli interventi sono già progettati e si è in attesa di poterli appaltare; la cause del cedimento, un’area inferiore ad un metro quadrato, sono riconducibili a variazioni termoigrometriche. Questa mattina - prosegue la nota - il personale intervenuto ha eseguito immediati controlli su tutte le aree sotto osservazione; per domani sono già programmati accertamenti più estesi. L’area è stata transennata e il Colosseo è regolarmente aperto per le visite». Il distacco della malta non ha, infatti, comportato nessuna chiusura all’accesso dei visitatori che anche oggi affollano il monumento simbolo della Capitale.

GLI ARCHEOLOGI: IL MINISTRO INTERVENGA - Ma, a dispetto delle rassicurazioni ufficiali, la Confederazione Italiana Archeologi esprime il proprio sgomento di fronte alla notizia del crollo, avvenuto fortunatamente senza causare feriti dal momento che il monumento era ancora chiuso. «Ancora una volta - ha dichiarato il presidente Giorgia Leoni - si è sfiorata la tragedia: se il crollo fosse avvenuto a monumento aperto avrebbe potuto colpire qualcuno tra le migliaia di visitatori che, specialmente la domenica, affollano l’anfiteatro. Lo stato in cui versa il Colosseo è uno dei motivi alla base del Commissariamento della Soprintendenza Archeologica di Roma e, a distanza di oltre un anno e mezzo, evidentemente la struttura commissariale non ha individuato gli strumenti necessari a garantirne la conservazione.». La Confederazione Italiana Archeologi rinnova la richiesta di un intervento urgente del ministro Bondi per verificare lo stato di sicurezza in cui versano i monumenti archeologici e perchè faccia chiarezza circa il sistema di gestione dei fondi affidati alle strutture commissariali operanti nel settore dei Beni Archeologici, a Roma in particolare. «Chiediamo al Ministro un’analisi seria e trasparente affinchè si verifichino i lavori svolti fino ad oggi dalle strutture commissariali operanti a Roma, riflettendo sull’effettiva opportunità di mantenerle attive», conclude la confederazione.

GLI ALTRI CROLLI - Nelle ultime settimane si sono verificati altri crolli di monumenti risalenti all”epoca romana: il più grave è stato quello di una parte del soffitto di una delle gallerie della Domus Aurea, di poco distante dal Colosseo, nello stesso giorno del distacco di una porzione delle Mura Aureliane, interessate nel 2001 di un crollo di ben 24 metri.

Il luogo del crollo della Domus Aurea. Sullo sfondo, il Colosseo (Jpeg)
Il luogo del crollo della Domus Aurea. Sullo sfondo, il Colosseo (Jpeg)

 

Fonte: Corriere della Sera

SEQUESTRATI VENTITRE CANI MALTRATTATI

Friday, April 23rd, 2010

Dopo una lunga indagine di Polizia giudiziaria, le Guardie zoofile Oipa del Nucleo di Roma e provincia hanno presentato alla Procura di Civitavecchia una comunicazione di notizia di reato per maltrattamento ed uccisione di animali. Giunti sul posto, un terreno di proprieta’ privata a Cerveteri (Rm), il responsabile provinciale delle Guardie zoofile di Roma, Davide Rondinella, unitamente all’ispettore Oipa, Alfredo Parlavecchio, e all’agente Oipa, Elisabetta Di Stefano, si sono resi subito conto dell’estrema gravita’ della situazione, rinvenendo sul terreno posto all’attenzione del pm una carcassa di animale in stato di decomposizione ed ossa di cane. Ventitre’ cani sono stati trovati al limite della sopravvivenza, molti avevano perso la massa muscolare, altri non avevano piu’ il pelo in quanto cosparsi dalla rogna, tutti comunque a catena corta ed in strutture fatiscenti, con acqua putrida e topi morti in una cornice complessivamente agghiacciante. L’intervento, iniziato alle 11, si e’ concluso alle 23 circa con il sequestro dei cani sopravvissuti e di tutta l’area interessata da parte dei Carabinieri, giunti sul posto dietro richiesta delle Guardie Oipa, ed affidata in custodia giudiziaria al Comune di Cerveteri.
Fonte: Animali e Animali

Noi, i reclusi dello zoo di Berlino

Thursday, April 1st, 2010

Sguardi tristi e rassegnati. Sono quelli degli animali reclusi negli zoo, da quello di Berlino al Bioparco di Roma, catturati dall’obiettivo di Alessia Cerqua, fotografa, autrice della mostra «Zoo» allestita alla «b>gallery» di piazza Santa Cecilia a Roma e visitabile dall1 al 13 aprile. L’iniziativa è patrocinata dalla Lega antivivisezione, da sempre impegnata nella battaglia contro le sofferenze inflitte agli animali in cattività.

 

NEVROSI E DEPRESSIONE - «Gli animali nei giardini zoologici sono spesso ospitati in gabbie anguste e strette, che non si possono paragonare al loro habitat naturale - sottolinea Nadia Masutti, responsabile Lav settore Zoo, circhi e animali esotici -. La reclusione forzata condiziona e limita fortemente l’etologia degli animali, dalla ricerca del cibo all’interazione con gli altri animali, fino a spingerli a comportamenti nevrotici e a patologie depressive. Alessia Cerqua ha colto con grande professionalità e autentica sensibilità, l’aspetto della sofferenza degli animali negli zoo, che una parte dell’opinione pubblica cerca di ignorare o a cui non sa dare un’adeguata risposta risolutiva. La soluzione sta nel rispettare e nel tutelare gli animali nel loro habitat, senza continuare a sottoporli ad una cattività forzata o farne dei ‘fenomeni da baraccone’ per spettatori paganti».

Una vita dietro le sbarre Una vita dietro le sbarre    Una vita dietro le sbarre    Una vita dietro le sbarre    Una vita dietro le sbarre    Una vita dietro le sbarre    Una vita dietro le sbarre    Una vita dietro le sbarre

GLI ANIMALI IN UN CLIC - Romana, laureata in architettura, Alessia Cerqua (www.alessiacerqua.com) è fotografa freelance e collabora con quotidiani, riviste di settore e Ong. Ha esposto in festival internazionali e in gallerie italiane ed estere. Il suo lavoro sugli zoo è parte di un progetto di lunga durata sul comportamento degli animali.

Tutti in piazza per l’acqua libera

Monday, March 22nd, 2010

In piazza con le centinaia di migliaia di persone venute da tutta Italia anche molti sindaci con fascia tricolore

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ROMA - «Siamo 200mila», dicono gli organizzatori dei manifestanti del corteo contro la privatizzazione dell’acqua. Il lungo e colorato corteo dopo aver sfilato per la strade di Roma è giunto a Piazza Navona. La protesta è indetta dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. In piazza a Roma per dire no alla gestione dell’acqua da parte di privati e multinazionali e per «riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare (per cui sono già state raccolte 400 mila firme) per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua. E’ la seconda manifestazione dopo quella del 2008 e si svolge in concomitanza con la Giornata mondiale dell’acqua che ogni anno l’Onu indice per il 22 marzo.

Una dei manifestanti in piazza della Repubblica (Ansa)
Una dei manifestanti in piazza della Repubblica (Ansa)

 

«Acqua libera»
«Acqua libera»   «Acqua libera»   «Acqua libera»   «Acqua libera»   «Acqua libera»   «Acqua libera»   «Acqua libera»


SLOGAN -
«Ripubblicizzare l’acqua, difendere i beni comuni». È questo lo slogan dello striscione che apre il corte del «popolo dell’acqua» sceso in piazza, dopo una settimana di azioni simboliche fatte per la città, per ribadire la propria contrarietà alla privatizzazione dell’acqua. Alcune migliaia di persone stanno percorrendo via Cavour diretti a piazza Navona. «L’acqua è un bene comune», «Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua», «Liberami dalle multinazionali», «Acqua generosa gratuita, oggi ed ora ristoraci ancora», «Ce la vogliono dare a bere», «Sono un portatore d’acqua», «L’acqua è vita non è merce», «Acqua e terra beni comuni. Ribellarsi è giusto», «Chi controlla l’acqua controlla la vita», «Acqua pubblica senza se e senza Spa».: sono questi alcuni degli slogan che i manifestanti hanno scelto per la loro protesta. Al passaggio su via Cavour, il corteo ha ricevuto la solidarietà di alcuni studenti che hanno affisso alcuni striscioni tra cui una grande bandiera palestinese. In testa al lungo e colorato serpentone di persone, i sindaci di diversi Comuni d’Italia con la fascia tricolore e gli stendardi delle città tra cui Gubbio e Grotte. Molti gli sfottò personali organizzati dai manifestanti: qualcuno è mascherato da clown e balla a ritmo dei tamburi; qualcun altro è dipinto in volto come una goccia; qualcuno ha scelto un ombrello capovolto infilato in un boccione d’acqua. Intanto, in mezzo al corteo, un camion con dipinto un mappamondo gigante con un rubinetto con la scritta «l’acqua è di tutti, non si vende».

FASCE TRICOLORE - Sono tante anche le fasce tricolore che spuntano qua e là nel corteo perchè i sindaci hanno partecipato numerosi. «Gli enti locali, sia amministrati dal centrodestra che dal centrosinistra, sono al nostro fianco -spiega infatti Carsetti- perchè hanno capito che vengono espropriati anche loro di una importante competenza sancita dalla Costituzione». Il segretario del Forum fa poi notare che questa è la prima volta che «la questura e il Comune di Roma danno il via libera a due manifestazioni nazionali nello stesso giorno» e rimarca che «il Forum dei movimenti per l’acqua ha ‘prenotatò il percorso del corteo sicuramente molto prima del Pdl».

IL CORTEO - Insieme al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, principale promotore, sono in piazza le associazioni sociali, sportive, ambientaliste, di consumatori, di professionisti, religiose e laiche: dall’Arci, alle Acli, a Legambiente, al Wwf, ad Attac, a Rete lilliput, a Libera, a Pax Christi, ad Emmaus, a Federcasalinghe, fino al Movimento consumatori, ai Geologi nel mondo e ai sindacati. Senza dimenticare i politici. Al corteo presenti anche bandiere della pace, di Rifondazione Comunista, dei Cobas e di Sel. «Si scrive acqua ma si legge democrazia» sarà uno degli slogan dell’iniziativa, nata per protestare contro il decreto Ronchi dello scorso novembre sulla privatizzazione e l’affidamento alle multinazionali dell gestione dell’acqua, ma anche per continuare a promuovere tre referendum abrogativi delle norme fin qui approvate.

La locandina della manifestazione
La locandina della manifestazione

 

Violenze su un cane in un video, denunciate due donne italiane

Thursday, February 18th, 2010
 
   
ROMA
Un laccio sul muso, tenuto al guinzaglio, visibilmente terrorizzato e, soprattutto, in balia di due donne che lo prendono a calci. E’ questo l’inizio di un video pubblicato su Internet contenente l’ennesimo caso di maltrattamenti. Le immagini con il passare dei secondi diventano atroci: le donne conficcano i tacchi delle loro scarpe sulla schiena e sulle zampe della povera bestiola che non riesce neanche a lamentarsi tanto è stretto il laccio attorno al muso. Alla fine l’animale rimane esamine sul pavimento, senza che si riesca a capire se sia morto oppure sotto choc.Il video è purtroppo ancora disponibile in rete, ma, dopo una serie di verifiche da parte dell’associazione Aidaa, le due donne sono state individuate e con loro è stato individuato la persona che ha caricato il filmato in rete ed il presidente nazionale dell’Aidaa, Lorenzo Croci, ha inviato formale denuncia alla procura della repubblica di Milano.Le due donne sono di nazionalità italiana, anche se hanno fatto caricare il filmato attraverso un provider straniero, residenti presumibilmente a Milano e sono state denunciate per maltrattamento di animali ai sensi dell`articolo 544 del codice penale, reato che prevede la reclusione fino a 2 anni in quanto in presenza dell`aggravante della violenza gratuita. Oltre alle due donne, trentenni, sono stati denunciati alla procura della repubblica anche i responsabili del sito che ospita il video e ne è stata chiesta la immediata rimozione. Da quanto esiste il gruppo di controllo, composto da veri e propri esperti della rete, sono stati individuati circa 200 video che contengono violenze su animali.

Ndr: data l’atrocità del tema, l’immagine è stata volutamente sfocata

Fonte: La Zampa

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