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L’altra faccia delle Maldive:ecco l’isola pattumiera

Sunday, January 4th, 2009

Un’isola di immondizia cresciuta dentro un paradiso tropicale che ora rischia di offuscare la bellezza incontaminata dell’arcipelago delle Maldive. Si chiama Thilafushi ed è l’atollo meno noto, più chiacchierato e più inquinato dell’intera repubblica. Nata per volere del governo locale da un progetto del 1991 e realizzata sulla laguna omonima nel 1992, oggi l’isola artificiale che fa parte dell’atollo di Kaafu e che dista solo sette chilometri dalla capitale Malè è diventata l’isola dei rifiuti più grande del mondo.

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Uno scandalo ambientale a lungo tenuto all’oscuro dei media: se ne parla grazie ad un recente articolo pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian e alle campagne di sensibilizzazione promosse dell’Ong locale Blue Peace.

Thilafushi è una lingua di terra sottile immersa nell’oceano cristallino che si estende per una lunghezza di sette chilometri e una larghezza di duecento metri circa e che ogni giorno riceve via mare circa 300 tonnellate di rifiuti. Qui, a pochi metri dal riposo dei turisti occidentali, brucia la spazzatura prodotta soprattutto nella città di Malé, uno dei luoghi più densamente popolati al mondo dove parole come riciclo o raccolta differenziata non sono ancora all’ordine del giorno. Nata come soluzione al problema dei rifiuti della sola Malé, oggi a Thilafushi arriva l’immondizia dell’intero arcipelago. Resort compresi.

Quella che doveva essere la discarica dei soli 300mila abitanti maldiviani è diventata presto l’isola dei rifiuti più grande dell’Oceano Indiano iniziando ad accogliere anche l’immondizia prodotta dai circa 10mila turisti che ogni settimana sbarcano a Malè. Un metro quadrato al giorno: è questa l’eccezionale crescita di Rubbish Island, come la chiamano gli ambientalisti di Blue Peace, l’associazione locale che dal 1989 si batte per mantenere intatta la meraviglia del paradiso maldiviano.


E i dati forniti da Blue Peace sono sconvolgenti: la superficie attuale di Thilafushi è pari a circa 50 ettari e si calcola che ogni turista passato alle Maldive contribuisca a generare circa tre chili e mezzo di rifiuti che finiscono dritti sull’isola dello scandalo.

Quello che brucia a pochi metri da uno dei paradisi più ambiti dai turisti italiani, inglesi e tedeschi, che contribuiscono a rendere il terziario una delle attività principali dell’isola insieme alla pesca, ha un nome. Il fumo scuro che si alza dalla montagna di immondizia è prodotto per la maggior parte da rifiuti urbani solidi ai quali si sono aggiunti negli ultimi anni considerevoli quantità di batterie usate, amianto, piombo e rifiuti elettronici. Tutti trasportati via mare fino a Thilafushi, smistati a mano dai centocinquanta lavoratori della discarica, quasi tutti provenienti dal Bangladesh, e bruciati negli inceneritori dell’isola formati da fosse di sabbia bonificata.

Ma se fino a qualche anno fa il problema dello smaltimento dei rifiuti maldiviani poteva essere rappresentato da una nube scura e maleodorante che offuscava Malé, oggi, con l’aumentare dei rifiuti elettronici costituiti soprattutto da batterie usate, cellulari e computer, la minaccia appare molto più seria. In primo luogo le operazioni di scarico dei rifiuti non sempre vengono eseguite in maniera sicura e spesso materiali altamente pericolosi come il cadmio, presente nelle batterie, si disperdono nell’acqua salata. Ma è soprattutto la natura della discarica a preoccupare gli ambientalisti.

A differenza di una qualsiasi discarica costruita su terra, a Thirafushi l’immondizia viene relegata tra mare e sottili strati di sabbia quanto basta a preoccupare gli ambientalisti che temono, in previsione in un crescente innalzamento delle acque dovuto al riscaldamento globale, la dispersione di sostanza tossiche nel mare a partire dalla zona costiera.

Da qui le sostanze inquinanti potrebbero entrare nel livello inferiore della catena alimentare attraverso le alghe, il plancton e i pesci per poi arrivare direttamente sui nostri piatti sotto forma di prelibate ricette di pesce o aragoste. Ma non solo. Anche il patrimonio della barriera corallina rischierebbe di risentire negativamente della presenza di queste sostanze inquinanti disperse nelle acque.
A completamento del panorama altamente inquinante di Thilafushi, sull’isola sono sorte circa una dozzina di aziende specializzate nella produzione ed esportazione di imbarcazioni, cemento e metano. Un vero paradiso dell’industrializzazione che prende il nome di Thilafushi-2 e, che insieme all’isola dei rifiuti, si mostra al mondo come l’altra faccia delle Maldive.

Fonte: La Repubblica

Incubo spazzatura elettronica 14 chili all’anno per abitante

Tuesday, December 9th, 2008

SAREMO presto sommersi da vecchi cavi, monitor in disuso, cellulari inutilizzati, ma anche da frigoriferi rotti, lavastoviglie arrugginite o televisori abbandonati. E come se non bastasse, lo tsunami di elettrodomestici obsoleti che si sta per abbattere su di noi porta con sé materiali tossici e sostanze chimiche come la plastica in Pvc, piombo, cadmio, e mercurio. Non lo dice Frate Indovino o il solito ecologista estremista. E’ ciò che ci attende dietro l’angolo. Fra qualche anno. Ed è quanto sta già succedendo in alcuni paesi in via di sviluppo, ridotti a privata discarica del vecchio continente. Parola di Onu. Che per affrontare il problema dei rifiuti tecnologici (eWaste) ha lanciato e finanziato il corposo programma Step. In Italia, però, si sta facendo largo una nuova normativa per il riciclo e lo smaltimento. A cui si aggiungono iniziative di Legambiente e Compagnia delle Opere, fra gli altri, per favorire trasparenza e combattere lo spreco.

Il lato oscuro della tecnologia. Il volume dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (ufficialmente detti “Raee”) ha raggiunto livelli allarmanti in tutto il mondo e in Italia. Il Bel Paese nel 2006 ne ha prodotto ben 800 mila tonnellate, di cui sono state raccolte 108 mila. Nello stesso periodo in Europa si sono prodotti 8-12 milioni di tonnellate di Raee. Mentre l’Onu stima tra i 20 e i 50 milioni le tonnellate di rifiuti hi-tech prodotti nel mondo: più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani generati nell’intero pianeta. E a farla da padrone, in futuro, saranno sempre più computer, tastiere, cellulari: insomma l’armamentario completo dell’uomo 2.0.

Un fenomeno inarrestabile. L’ong ambientalista Greenpeace calcola che nel 2010 saranno oltre 710 milioni i nuovi computer immessi sul mercato globale (erano 183 milioni nel 2004). Proprio mentre nei paesi industrializzati la vita media di un computer è calata dai 6 anni del 1997, ai 2 del 2005. Per non parlare dei cellulari: se nel 2004 ne sono stati venduti 674 milioni esemplari nel mondo, in Italia i telefonini che hanno trovato un padrone negli ultimi 12 mesi sono oltre 20 milioni, per una vita media di 4 mesi. Tanto che in ogni famiglia rimangono abbandonati nei cassetti dai 2 ai 4 cellulari. Ma non basta. A questi prodotti vanno infatti aggiunti grandi e piccoli elettrodomestici, apparecchiature di illuminazione, giocattoli ed apparecchiature per lo sport e per il tempo libero, dispositivi medici e molto altro.

Le principali rotte dei rifiuti tecnologici. Oggi si raccolgono in modo separato meno di 2 kg. di Raee pro-capite all’anno in Italia, contro una media europea di 5 kg ed una produzione di rifiuti elettronici di circa 14 kg per abitante. E il resto: dove va a finire?
Greenpeace stima che il 75% dei rifiuti europei seguano “flussi nascosti”. La percentuale sale all’80-90% nel caso di Raee prodotti negli Stati Uniti. Scarti che fuggono al controllo delle autorità competenti per ricomparire come d’incanto in discariche incontrollate in Africa, Ghana in primis, oppure in riciclatori clandestini in Asia. Dove i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti contengono e sprigionano quando trattati in modo rudimentale e senza protezioni. Nessuna novità, quindi, se come sostiene l’Onu i paesi in via di sviluppo triplicheranno la produzione di Raee nei prossimi 5 anni.

La guida dei produttori più virtuosi. Sempre Greenpeace ha pensato bene di prendere di mira le più importanti software house a stelle e strisce. Dall’agosto 2006, quasi ogni mese, l’associazione ambientalista redige la sua classifica delle aziende più o meno virtuose, di cui è appena uscita l’edizione di dicembre 2008. Fra i criteri adottati per stilare l’elenco compaiono: la presa in carico dello smaltimento del prodotto, l’uso di materie riciclabili, l’assenza di composti chimici tossici. E sorpresa: la società più attenta agli aspetti ecologici del proprio prodotto risulta essere la Nokia, col punteggio, però, di appena 6.9 punti su 10, seguita da Sony Ericsson, Toshiba e Samsung (5.9). Mentre agli ultimi posti si trovano Nintendo (0,8), Microsoft (2,9), Lenovo (3,7) e Philips (4,1). E in mezzo altri colossi del calibro di Motorola (5,3), Panasonic (5,1), Acer e Dell (4,7), Hp (4,5), e Apple (4,3).

Eppure qualcosa si muove anche in Italia. Il recente accordo siglato il 18 luglio fra l’Associazione dei Comuni Italiani (Anci) e il Centro di Coordinamento Raee (istituito grazie al Decreto legislativo 151 del 25 luglio 2005), ha sancito infatti il definitivo passaggio della competenza sulla gestione dei rifiuti tecnologici dai Comuni ai produttori. Dalle istituzioni, quindi, alle aziende, riunite in consorzi per lo smaltimento o riciclo dei prodotti. “I primi risultati sono incoraggianti - ha spiegato Giorgio Arienti, Presidente del Centro, in occasione della recente fiera Ecomondo di Rimini organizzata da Legambiente - ma resta ancora da fare”. Prima fra tutti mettere mano alla normativa: lo stesso decreto legislativo attende i decreti attuativi dal 2005, sistematicamente rinviati di anno in anno, in calendario per il 31 dicembre di quest’anno. Ma anche a guardare i risultati fin qui raggiunti, la strada è ancora molto lunga. Per quanto riguarda, infatti, l’attività di raccolta effettuata dai sistemi collettivi presso i soli centri di raccolta iscritti al Centro di Coordinamento, nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 30 settembre 2008 sono stati ritirati 33mila tonnellate di Raee. Troppo poco se paragonate alle 800mila del 2006, ultimo dato complessivo di rifiuti prodotti a disposizione.

L’esempio del Banco Informatico. Al pare dei suoi più conosciuti e seguiti omologi, il Banco Alimentare (che in questi giorni ha celebrato al sua giornata nazionale di raccolta) e il Banco Farmaceutico, il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB) mira a raccogliere attrezzature d’ufficio come pc, monitor, e stampanti, usati ma funzionanti, per poi donarli a scuole, università, opere sociali, istituti di formazione in paesi in via di sviluppo e in Italia. “Unici requisiti sono che il destinatario sia una onlus, e che dimostri di non essere in grado di acquistare esemplari nuovi” dice il presidente del Banco Informatico, Stefano Sala, e aggiunge “in Italia ogni anno viene smaltito un milione di pc di cui il 10% sono ancora funzionanti, forse lenti, non aggiornatissimi, ma basta rinnovarli, reinstallare il sistema operativo e il gioco è fatto. Mandarli al macero sarebbe un vero spreco”.
A chi gli fa notare che forse installando sistemi operativi GNU/Linux sui vecchi computer recuperati (come fanno ad esempio i gruppi di Trashware sparsi in tutti Italia), ridurrebbe la spesa e allungherebbe la vita dei pc, Sala risponde che la maggior parte delle volte è lo stesso destinatario a richiedere il sistema operativo di Microsoft: “Ormai il 60% dei computer che doniamo sono muniti di Windows - precisa - mentre il restante 40% ha Linux oppure è lo stesso destinatario che installa quello che preferisce”.

Da agosto, infine, Banco Informatico si occupa anche di cellulari. In questo caso non importa che funzionino o no. Quelli che non funzionano, infatti, non vengono donati, ma spediti a un’azienda belga leader in Europa nel recupero di telefoni cellulari dismessi, la Ecosol, che ne estrarrà e separerà i metalli riutizzabili. In cambio il Banco riceverà un contributo economico non superiore ai 5 euro per ogni pezzo raccolto.

Un esempio non isolato in Europa, se proprio da un’altra azienda belga, la Brainscape Nv, è stato lanciato il sito Brainscape. eu, a cui hanno aderito l’ong italiana Coopi e quella internazionale Medici senza Frontiere. Anche in questo caso le due associazioni invitano i propri sostenitori a inviare loro i cellulari dismessi. Brainscape devolverà un contributo economico alle due non profit per ogni esemplare che riceverà.

Fonte: La Repubblica

Stalattiti da rifiuti cristallizzati «Napoli di sotto», ecco le immagini choc

Friday, November 14th, 2008

 Il titolo è giusto. Addirittura obbligato: Il «Dossier della vergogna». Da ieri, mercoledì, è sul tavolo dei parlamentari e il premier Berlusconi, che oggi verrà per la dodicesima visita a Napoli, lo mostrerà al cardinale Crescenzio Sepe con il quale pranzerà nel salone di Largo Donnaregina. Il dossier rivela con una violenza che è pari alla criminalità dei comportamenti, come sono state utilizzate le cavità di Napoli — un milione di metri cubi — un tempo ricchezza del sottosuolo più vissuto d’Europa, una città nella città, con un acquedotto perfettamente funzionante fino ad anni vicini a questi e una serie di installazioni di assoluta genialità ingegneristica. La storia, però, è miseramente cambiata e il «dossier della vergogna» denuncia con straordinaria forza che sull’acquedotto galleggiano acque luride e sacchetti di munnezza.

A parte pubblichiamo la documentazione fotografica di questi orrori, ma qui vale citare altri due documenti sensazionali: il primo riguarda le fondamenta di un palazzo storico di Piazza Dante sulle quali si sono formate «stalattiti» di rifiuti cristallizzati.

Un’opera di un artista demoniaco resa possibile dalla circostanza orribile che quei rifiuti non si «toccano» da mezzo secolo. L’ultima immagine devastante è quella delle cavità riempite fino all’orlo di materiali di ogni risma, perfino carcasse di auto e scorie edili. Con questa documentazione, messa insieme dagli speleologi della Protezione Civile, il sottosegretario Guido Bertolaso ha fornito una documentazione che legittima la richiesta di arrestare gli inquinatori che vandalizzano l’ambiente con i rifiuti ingombranti. Questa decisione, che ieri ha portato ad altri arresti e ad altre condanne, è stata da più parti contestata sul piano giuridico: sarebbe anticostituzionale perchè fissa una differenza di valutazione da ciò che è reato in una parte del Paese e non lo è in tutte le altre regioni. Ed ora ritorniamo al pranzo tra Berlusconi e il Cardinale. Al quale sono invitati anche i ministri Letta, Bondi, Bonaiuti e Pegolasi. Sarà presente anche il Prefetto Pansa, ma non sono state invitate le istituzioni locali perchè l’incontro è privato. Il cuoco è lo stesso che preparò il pranzo per Benedetto XVI. Il menu è ricchissimo: tortino di alici con pane dei Camaldoli, pizzette fritte e codine di gamberetti d’Ischia, spaghetti alle vongolette, trancio di spigola con manto saporito e, a chiudere, un dolce particolarmente invitante: passione di ricotta e castagne al rhum. «È un incontro privato, quello tra me e il Presidente Berlusconi — ha fatto sapere Sepe attraverso i suoi collaboratori — si parlerà di Napoli e dello sforzo comune che il Governo e la Chiesa stanno portando avanti per consentire a questa città di rivedere la luce».

È chiaro, però, che il discorso cadrà sull’emergenza dei rifiuti e sulla incapacità del territorio a considerare primaria la questione dell’ambiente. In Campania si smaltiscono ancora troppi rifiuti abusivamente, come ha nuovamente ricordato il sottosegretario Bertolaso, legittimando gli arresti e la severità della repressione in nome di una emergenza eterna. Il cardinale Sepe farà dono a Berlusconi del bel volume che racconta la recente visita di papa Benedetto XVI a Napoli. Bocche cucite a Largo Donnaregina, ma grandelavoro preparatorio. Lo staff della Curia è in fermento, come accade alla vigilia dei grandi eventi: Silvio Berlusconi varcherà per la seconda volta il portone della Curia intorno alle 13,30. Per essere puntuale all’incontro con il cardinale, il premier ha fatto anticipare la riunione del Consiglio dei Ministri. Terminato il pranzo in Curia, Berlusconi e Bertolaso incontreranno i vertici della multiutility bresciana A2A che si è aggiudicato l’appalto per la gestione del termovalorizzatore di Acerra che dovrebbe andare in funzionme all’inizio del 2009. Bertolaso considera determinante l’apporto di questo impianto alla soluzione della crisi e, quindi, ad un ritorno alla normalità.

Fonte: Corriere della Sera

RIFIUTI: DA ‘NASO’ ANTI-AMIANTO A ISOLA ITINERANTE

Thursday, November 6th, 2008

Dal naso elettronico che sconfigge l’amianto all’isola ecologica itinerante. Sono molte le novita’ o le curiosita’ che sul problema-rifiuti vengono proposte da Ecomondo, la rassegna internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile che si e’ aperta a Rimini. Il ‘naso’ e’ un insieme di attrezzature che riesce ad individuare le fibre dell’amianto anche quando queste si liberano nell’aria durante le azioni di bonifica. Al salone si puo’ poi vedere il cassonetto che si svuota dal fondo. E’ dotato di un sistema di sollevamento con una procedura automatizzata e mono-operatore per la raccolta dei rifiuti. I cassonetti sono dotati di un meccanismo di aggancio a fungo, posto sulla parte superiore del contenitore: vengono sollevati e svuotati dal fondo direttamente nel cassone o nel compattatore mobile. Le operazioni di raccolta sono automatizzate in ogni fase, videocontrollate in sicurezza con un ciclo di lavoro essenziale e breve.

L’isola ecologica itinerante e’ quella che si puo’ spostare facilmente da una parte all’altra della citta’. E’ una struttura scarrabile compatibile con tutti i mezzi muniti di un normale sistema di aggancio e puo’ essere utilizzata per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani pericolosi Rup e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche Raee. Ma nel loro piccolo, anche i singoli uffici possono essere virtuosi sul piano della produzione di rifiuti. A Ecomondo sono in mostra anche mini compattatrici per i bicchierini del caffe’ e altre piccole macchine create per compattare e triturare vetro, lattine, stoviglie e coperti di mense e ristorazioni collettive. C’e’ anche un palco per musica da strumenti autocostruiti con rottami, barattoli, pneumatici. (ANSA).

La tua spazzatura è la mia energia

Tuesday, October 28th, 2008

La discarica 1-E del New Jersey si estende per circa due chilometri quadrati nell’area della città Kearny, ed è considerata fondamentale per il futuro energetico dello Stato, oltre che riferimento importante per quello dell’intera nazione americana.

METANO – Come racconta Associated Press, i rifiuti ammucchiati per decenni nelle 21 discariche che compongono il sito 1-E di Kearny servono infatti a rifornire di energia migliaia di abitazioni, grazie al gas metano generato dalla decomposizione della spazzatura, convertito in elettricità. «È un po’ come se la gente ricomprasse i propri rifiuti, ma in un’altra forma» ha detto Tom Maturano, direttore della Commissione per le risorse naturali del New Jersey Meadowlands. Ed è anche un po’ come avviene già da tempo in alcune città italiane, come a Milano, per esempio, dove ogni anno, grazie ai termovalorizzatori, lo smaltimento di 450 mila tonnellate di spazzatura consente di produrre elettricità per 250 mila persone.

ENERGIA DEL FUTURO – Secondo i dati dell’Environmental Protection Agency, sull’intero territorio nazionale ci sono 455 siti di discarica utilizzati per la produzione di metano destinato alla conversione in elettricità, e almeno altri 500 sono stati identificati come potenzialmente utilizzabili allo stesso fine nell’ambito del programma Landfill Methane Outreach ideato dall’agenzia stessa. Secondo gli ambientalisti del New Jersey, le discariche dovrebbero essere ulteriormente sfruttate tramite l’installazione di impianti per lo sfruttamento dell’energia eolica e solare, diventando così dei mega centri per la produzione energetica.

Alessandra Carboni

CUCINA A ‘RIFUTI ZERO’, IN CAMPO GLI CHEF

Friday, October 24th, 2008

Avanzi di cibo, ingredienti sottoutilizzati e a volte scartati. Il riciclo parte anche dalla tavola e in tempi di crisi si rivela la soluzione vincente, non solo per l’uso sostenibile delle risorse, che fa bene all’ambiente, ma anche per il portafogli. L’idea dei ‘rifiuti zero” in cucina e’ piaciuta a sei fra i maggiori chef italiani, che hanno dispensato ricette utili pubblicate per un calendario creato ad hoc dal progetto ”Gusto cosi”’ del Consorzio nazionale per il recupero ed il riciclo degli imballaggi a base cellulosica (Comieco). Il calendario verra’ presentato in occasione del Salone del Gusto domani a Torino (23 ottobre) con il patrocinio di Slow Food, dove saranno preparati dagli chef alcuni dei piatti ‘riciclati’. A scendere in campo per l’ambiente una squadra di primo piano, con locali da Nord a Sud, capitanata da Davide Oldani (Milano): Riccardo De Pra’ (Belluno), Franca Checchi (Lucca), Aldo Trabalza (Roma), Rocco Iannone (Salerno) e Antonella Ricci (Brindisi).

Tutti hanno raccolto la sfida creando ognuno un menu di eccellenza che mira al riuso degli ingredienti, ma soprattutto a ridurre gli sprechi e quindi gli scarti alimentari prodotti in cucina. Il tutto privilegiando alimenti di stagione e a km zero, cioe’ che vengono prodotti il piu’ vicino possibile a casa propria, evitando cosi’ dannose emissioni di gas serra. Ecco allora rispuntare piatti tipici della nostra tradizione culinaria, rivisitati in chiave originale, come la classica ”pappa al pomodoro”, che Franca Checchi a Viareggio ha unito a testa e trippa di pescatrice per il secondo. Andando in ordine di apparizione, l’antipasto proposto da Davide Oldani e’ una Barigoule di carciofi con salsa allo zafferano e gorgonzola cremoso, mentre il primo di Aldo Trabalza e’ una minestra casereccia, in cui far entrare facilmente i resti di confezioni di pasta gia’ iniziate. Rocco Iannone si sbizzarisce con una zuppa di baccelli di piselli con pelle di triglia arrostita, Antonella Ricci con il filettino di maiale in camicia di foglie di verza, frullato di coste e salsa ”al fornello” affumicata. A chiudere la sfilata gli sformatini di panettone e salsa alle arance di Riccardo del Pra’. Un modo quindi per unire cucina di alto livello ad ingredienti di cui non si butta via nulla.

Nel nostro paese, secondo i dati Comieco, il cibo che ogni anno finisce nella spazzatura vale oltre 4 miliardi di euro, per un totale di oltre 1,5 milioni di tonnellate di beni alimentari. Tra questi, a finire nella pattumiera il 15% del pane immesso al consumo, il 18% di carne e il 12% di frutta e ortaggi. Gli sprechi non escludono quanti mangiano fuori casa. Ecco allora un ‘take away’ ecologico, il Portateco, che verra’ presentato sempre al Salone del Gusto. Si tratta di un contenitore rigorosamente di cartone riciclato, nato dalla collaborazione fra Comieco e Universita’ di Palermo, per portare via cibo e vino avanzati dopo una serata al ristorante. (ANSA).

RIFIUTI: PENE DA 1 A 4 ANNI DISCARICHE ABUSIVE

Saturday, October 11th, 2008

”Chiunque realizza una discarica non autorizzata e’ punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da ventimila euro a sessantamila euro. Si applica la pena di reclusione da uno a cinque anni e dalla multa da cinquantamila euro a centomila euro se la discarica e’destinata anche in parte allo smaltimento di rifiuti pericolosi’. E’ quanto si legge nell’articolo 6 della bozza del decreto legge sui rifiuti che domani sara’ discusso al Consiglio dei ministri di Napoli.

”Alla sentenza di condanna - si legge nel testo - o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale consegue la confisca dell’area sulla quale e’ realizzata la discarica abusiva se di proprieta’ dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvo gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi”.(ANSA).

Si pagano la luna di miele con i rifiuti riciclati

Tuesday, October 7th, 2008

La luna di miele è il coronamento di tutte le storie d’amore, ma per John e Ann Tilll, 31 anni lui e 24 lei, è stata una vera fatica. La giovane coppia ha lavorato molto per potersi permettere un viaggio indimenticabile. I due, infatti, hanno raccolto oltre 60.000 rifiuti tra lattine, bottiglie di plastica, carta e qualsiasi altro oggetto riciclabile. Per tre mesi hanno ripulito tutte le strade vicino casa per vincere le 36.000 miglia di British Airways regalate da un supermercato, impegnato nella raccolta differenziata.

«Abbiamo scoperto la macchina per il riciclaggio quando stavamo facendo benzina», ha detto il signor Till . «Volevamo una luna di miele speciale e stavamo pensando a come fare per raccogliere i fondi. Poi abbiamo notato la particolare “iniziativa”. Inserendo ogni volta nella macchina quattro pezzi guadagnavamo un punto da convertire poi in miglia». «Ci siamo impegnati tantissimo, finchè non siamo riusciti - ha continuato John- a convertire i rifiuti in due posti su un aereo». «Uscivano tutte le sere, soprattutto in primavera. Presto abbiamo scoperto i posti migliori per trovare rifiuti. Raccoglievamo enormi quantità di lattine e bottiglie di Coca Cola. Sono rimasto davvero sorpreso nel vedere quanta immondizia viene gettata per strada».

Anche la signora Till ricorda il duro lavoro di quei giorni: «A volte inserivamo fino a 600 pezzi in una sola volta. Stavamo davanti alla macchina per ore, fin quando non avevamo finito di far passare tutte le bottigliette e le lattine». La coppia, alla fine, è riuscita a partire. Si sono sposati ad Agosto, hanno navigato fino a New York sulla Queen Mary 2, hanno visitato Denver, Colorado e Nashville, e poi sono tornati in volo a casa. «Quando ero sull’aereo- ha raccontato la signora Till- mi sono divertita a pensare che quelli che hanno lasciato rifiuti in strada hanno pagato per la mia felicità».

Fonte: La Stampa

Dai rifiuti ci salva solo la sobrietà

Thursday, October 2nd, 2008
 
Dai rifiuti ci salva solo la sobrietà
   
La terra sta diventando un’immensa discarica di immondizia globalizzata
ALBERTO PAPUZZI
Trent’anni fa, o giù di lì, un racconto di Italo Calvino (che allora viveva a Parigi) su segreti e paradossi della poubelle (la pattumiera) poteva deliziarci, come caso di antropologia quotidiana basata sul trash e carica di allusioni. Oggi non accadrebbe. La sola parola immondizia ci conduce sull’orlo di un abisso economico, sociale, tecnologico, politico in fondo al quale s’intravede la catastrofe. «Il mondo in cui viviamo è sempre più occupato da un immane cumulo di rifiuti», come scrive Guido Viale nel nuovo saggio Azzerare i rifiuti (Bollati Boringhieri), in uscita a giorni. Il mondo. Non la Campania. È l’intero pianeta che si avvia a diventare una colossale discarica. La prossima tappa del progresso sarà l’immondizia globalizzata. Ciascuno di noi produce oltre un chilo e mezzo di rifiuti urbani, veri escrementi del corpo sociale come le feci lo sono del corpo fisico. E tutte le merci che si producono prima o poi si trasformano in rifiuti, i quali sono vicini a superare le merci in circolazione. «È un po’ come se il numero dei morti - scrive Viale - si aggiungesse a quello degli uomini viventi».Contro questa patologia ecologica Azzerare i rifiuti rielabora una serie di scritti frutto di vent’anni di lavoro dell’ex leader del Sessantotto, che sui temi ambientali ha già pubblicato Un mondo usa e getta (1994) e Tutti in taxi (1996). L’obiettivo è discutere vecchie e nuove soluzioni della questione. In verità il punto chiave è il confronto tra due culture: quella dei consumi e quella della sobrietà. Discariche, riciclaggi, inceneritori, termovalorizzatori, tutti i provvedimenti pensati per fronteggiare l’emergenza spazzatura sono considerati inefficaci, se non deleteri, finché non si realizza un cambio di mentalità. Finché non si passa alla cultura della sobrietà: «Meno consumi meno rifiuti». La rincorsa ai consumi ci fa tutti più poveri: «Mentre ad arricchirci e a creare benessere - nel senso di “stare bene” e non di “comprare tanto” - sono soprattutto la qualità e la varietà dei nostri rapporti interpersonali e la ricerca di una sintonia con un ambiente naturale meno inquinato e stravolto».È un assioma che mette ai margini il tema dei consumi come motore del progresso sociale. Tuttavia due punti mostrano come una scelta ecologica sia compatibile anche con lo sviluppo. Il primo riguarda la consapevolezza della questione: i rifiuti ci prendono in contropiede perché li abbiamo espulsi dalla nostra idea dell’organizzazione sociale; passando attraverso intellettuali come Quesnay e Heidegger, si dimostra che la monnezza è una categoria dello spirito, per cui è concepita come cosa da buttare e non da smaltire. In secondo luogo Viale richiama le responsabilità dei produttori: lo smaltimento è l’unica fase della vita di un prodotto - dai giocattoli o dagli alimenti alle scorie nucleari - di cui progettisti e fabbricanti non si sono occupati. Bisogna arrivare alla considdetta «chiusura dei cicli produttivi», con la quale ogni produttore sia tenuto a occuparsi anche degli imballaggi, dello smontaggio, dei vari residui e così via.Perciò ogni bene di consumo dovrebbe essere dotato di un testamento che insegni a sbarazzarsene. C’è un’eutanasia anche per le merci.

Fonte: La Stampa

RIFIUTI: SINDACI IN CATENE A ROMA, TENSIONE A CHIAIANO

Thursday, October 2nd, 2008

Nuovi tafferugli a Chiaiano, proteste dei sindaci irpini che si incatenano a Roma davanti a Palazzo Chigi: sale alta la tensione sui rifiuti in Campania, alla vigilia della visita di Berlusconi che tra poche ore sarà per la nona volta a Napoli per fare il punto sull’applicazione del decreto.

Le proteste sono montate su due fronti. A Roma, 13 sindaci dei comuni dell’alta Irpinia interessati alla discarica del Formicoso si sono incatenati davanti Palazzo Chigi in risposta al blitz della notte di domenica, quando i militari dell’esercito avevano chiuso l’accesso ai terreni in cui sorgerà la nuova discarica irpina. I sindaci dei comuni di Sant’Angelo dei Lombardi, Calitri, Lairano, Teora, Lioni, Vallata, Andretta, Bisaccia, Rocca San Felice, Guardia dei Lombardi, San Andrea di Conza, Monteverde e Lacedonia si sono hanno denunciato come si intenda “nascondere la monnezza di una regione sotto il tappeto di una zona, come l’Alta Irpinia, che fa la raccolta differenziata e ha già 2 altre discariche”. Un gesto eclatante che ha portato una delegazione dei primi cittadini ad ottenere un incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, definito “molto soddisfacente”: “Il sottosegretario - affermano i sindaci - ci ha assicurato che al momento saranno effettuati solo dei carotaggi nel sito del Formicoso e che la discarica aprirà solo se ce ne sarà bisogno dopo l’apertura di tutte le altre discariche della Campania, come previsto dal decreto ora convertito in legge”.

Intanto, a Chiaiano la tensione resta altissima e nuovi scontri tra forze dell’ordine e manifestanti si sono verificati quando i cittadini del quartiere e della vicina Marano che erano al presidio di via Cupa Dei Cani hanno cercato di fermare quattro camion dell’esercito che trasportavano ghiaia alla cava. I manifestanti quando hanno visto arrivare i mezzi militari hanno infatti improvvisato un sit-in, bloccandoli per circa un’ora: la tensione è salita ed ha portato a tafferugli con le forze dell’ordine che hanno anche fermato per accertamenti Mauro Bertini, l’ex sindaco di Marano, poi denunciato per resistenza aggravata e interruzione di pubblico servizio e rilasciato. Nuove proteste sono avvenuta in serata, con un nuovo corteo spontaneo a Marano, a cui ha partecipato anche Bertini, e sono annunciate per domani, quando i manifestanti si ritroveranno al centro di Napoli per manifestare contro il premier. Il riaccendersi della protesta non fa comunque vacillare il sottosegretario Bertolaso che ha lanciato un duro attacco all’estrema sinistra: “A protestare contro la discarica di Chiaiano - ha detto - sono gli stessi che mi hanno impedito di lavorare durante il governo Prodi e che oggi devono comunque trovare il modo di far vedere che esistono ancora visto che sono stati mandati a casa dagli italiani alle ultime elezioni”.

RIFIUTI: PRESTIGIACOMO, SI’ A INCENERITORE FUSINA

Friday, September 26th, 2008

Il ministero dell’Ambiente nel corso di una conferenza di servizi ha autorizzato l’avvio dell’incenerimento di 70mila tonnellate di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) nella centrale a carbone Enel di Fusina (Ve). Il provvedimento, ha fatto sapere il ministero dell’Ambiente, ”rappresenta la chiusura del ciclo dei rifiuti programmato da Comune e Provincia di Venezia e un esempio di corretta gestione del ciclo dei rifiuti tra enti locali e Ministero che permettera’ alle amministrazioni interessate, e dunque ai cittadini, un risparmio di circa 12 milioni di euro”. Concreto il vantaggio, secondo il ministero, anche per l’ambiente, con il taglio delle emissioni e l’eliminazione di qualsiasi scarto dal momento che le ceneri derivanti dalla combustione saranno riutilizzate.

”Siamo soddisfatti per un risultato positivo raggiunto in tempi brevi - ha commentato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo - Dopo anni di blocco delle Autorizzazioni ambientali integrate (AIA), questo e’ il primo caso a livello nazionale nel quale si concede l’autorizzazione su un impianto esistente, che presenta problemi maggiori rispetto alle centrali di nuova generazione”. ”I nostri tecnici - ha aggiunto Prestigiacomo - hanno verificato l’utilizzo delle migliori tecnologie per ridurre al minimo gli impatti dovuti all’utilizzo del carbone in centrali di vecchia generazione. E dunque abbiamo autorizzato l’utilizzo di Cdr di alta qualita’ e certificato, risolvendo un problema ambientale legato al corretto riciclo dei rifiuti sia sotto il profilo ecologico, sia sotto quello economico”. (ANSA).

RIFIUTI: INCONTRO A BRUXELLES, EUROPA A DUE VELOCITA’

Monday, September 22nd, 2008

 Nella politica dei rifiuti c’e’ un’Europa a due velocita’: alcuni paesi (come Danimarca, Olanda, Francia e Germania) che si segnalano per le performance virtuose nei campi del riciclaggio e del recupero energetico e altri (tra cui figura l’Italia) che continuano a far intraprendere ai rifiuti la strada delle discariche. E’ quanto e’ emerso nel corso di un seminario, nella sede della direzione generale ambiente della Commissione europea, sulla nuova direttiva europea sui rifiuti, gia’ approvata dal Parlamento e in attesa della definitiva adozione da parte del Consiglio Ue. L’incontro e’ stato promosso dalle Regioni Toscana e Umbria insieme alla direzione generale ambiente dell’esecutivo Ue, al quale e’ intervenuta l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini, con gli assessori provinciali di Arezzo, Grosseto e Massa-Carrara, rappresentanti delle altre province toscane, di Arpat e dell’Agenzia toscana per il recupero delle risorse. Quello italiano, secondo Bramerini, e’ un ritardo da recuperare rapidamente: ”In Toscana, con il piano regionale di azione ambientale, ci siamo posti un obiettivo ambizioso: ridurre al 20% il conferimento dei rifiuti in discarica”. (ANSA).

RIFIUTI: PERQUISITE ABITAZIONI GIORNALISTI ESPRESSO

Saturday, September 13th, 2008

La Guardia di finanza di Napoli ha perquisito oggi le abitazioni e il luogo di lavoro dei giornalisti dell’Espresso Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi. I redattori del settimanale si sono occupati dello smaltimento dei rifiuti in Campania. (ANSA).

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