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Discariche «illegali» In Italia sono la maggioranza

Wednesday, March 10th, 2010

Quanto sono le discariche illegali in Italia? Sembra che nessuno lo sappia con certezza (o, se lo sa, non voglia dirlo) ma la Commissione europea sospetta che siano molte, moltissime, e a giugno scorso ha mandato un ultimo avvertimento all’Italia: deve «chiudere e bonificare migliaia di siti illegali e incontrollati di smaltimento dei rifiuti», altrimenti rischia multe salatissime.
L’Italia era già stata condannata dalla Corte di Giustizia europea nell’aprile del 2007 per lo stesso motivo e il commissario europeo all’Ambiente Stavros Dimas, che ha chiesto di inviare quest’ultimo avvertimento scritto, sembra più che mai deciso a proseguire nell’azione legale.

Secondo un rapporto presentato dalla stessa Commissione europea nel 2005 le discariche illegali in Italia sono 1763, di cui 700 considerate pericolose. Si tratta del numero più alto tra i 15 Paesi presi in esame dal rapporto: al secondo posto troviamo la Grecia con 1453 siti illegali e al terzo la Francia con 1.042. Il rapporto è stato redatto sulla base di un questionario inviato ai governi dei diversi paesi degli stati membri e raccogliendo informazioni dalle organizzazioni non governative. In realtà, si dice nel documento, reperire notizie su questo tema è molto difficile. Esiste, lo ricorda lo stesso documento europeo, un censimento fatto nel 2002 dalla guardia forestale dello stato che aveva individuato almeno 4866 discariche abusive su tutto il territorio. Il ministero dell’Ambiente, però, disse all’epoca che il censimento non era stato fatto in modo corretto e chiese alle regioni informazioni per stendere un rapporto nazionale che sarebbe stato pubblicato entro il 10 giugno 2005. Ma dove sono questi dati? A noi non è stato possibile reperirli. Il ministero dell’Ambiente non ha risposto per oltre due mesi alle nostre richieste, alla faccia della legge sulla trasparenza dei dati ambientali secondo la quale non si può far aspettare un cittadino che chieda informazioni di interesse ambientale per oltre un mese.

Lo scarico abusivo continua ancora oggi. Secondo la Guardia di finanza, nel 2008 sono state 1035 le discariche in cui sono state smaltite illecitamente oltre 8 tonnellate di rifiuti industriali e rottami metallici. In effetti anche la Commissione europea ritiene che il numero ufficiale di discariche che operano senza un permesso in Europa sia approssimativo: «La punta di un iceberg» secondo le parole del commissario Jorge Diaz de Castello. Mentre ufficialmente l’Europa ne conterebbe circa 7000, la Commissione ritiene che solo in Italia sarebbero circa 5000.

Al problema delle discariche abusive in senso stretto si somma nel nostro paese il problema degli sversamenti illegali nelle discariche regolari. Per anni in Italia si è verificato questo fenomeno: basti ricordare che già nel 2000 un’inchiesta della commissione parlamentare sui rifiuti ha messo in luce che probabilmente fanghi tossici dell’Acna di Cengio sono stati smaltiti in modo illegale nella discarica di Pianura, a Napoli, per un ammontare di almeno 800mila tonnellate. E, infine, c’è il problema della costruzione delle discariche legali con criteri che non rispondono a quelli richiesti dall’Europa. Anche questo nodo però potrebbe presto venire al pettine, visto che il 16 luglio 2009 è scaduto il termine per adeguare le discariche presenti sul territorio dell’Ue alla normativa comunitaria.

La normativa europea nacque nel 1999 proprio dall’intento di ridurre i rischi connessi alle discariche e prevedeva un periodo massimo di otto anni per la messa a norma o la chiusura dei siti esistenti prima dell’adozione del testo. In Italia, la direttiva è stata recepita con il decreto legislativo 36/2003, ma in realtà la sua applicazione è stata rimandata di anno in anno fino, appunto, a luglio scorso. Secondo la direttiva, l’uso delle discariche per il rifiuto indifferenziato deve essere assolutamente evitato. In discarica devono finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili: in altre parole, dando priorità al recupero di materia, la direttiva prevede il compostaggio ed il riciclo quali strategie primarie per lo smaltimento dei rifiuti (del resto la legge prevede anche che la raccolta differenziata debba raggiungere il 65% entro il 2011). «In pratica – spiega Salvatore Margiotta, vice presidente della Commissione ambiente della Camera – la direttiva ha come conseguenza la progressiva chiusura delle discariche. L’Italia però va di proroga in proroga perché non siamo in grado di chiuderle».

Le discariche costruite in Italia dopo il 2003, comunque, dovrebbero essere fatte secondo i criteri europei, purtroppo però, come evidenzia Loredana Musmeci, del dipartimento ambiente dell’Istituto Superiore di Sanità in una rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su Rifiuti e salute, in Italia quasi tutte le discariche sono state costruite precedentemente a quella data, senza seguire i criteri stabiliti dall’Europa. Quindi vanno messe a norma.

E veniamo alle discariche legali. Secondo l’Ispra, l’istituto per la protezione e la ricerca ambientale, gli ultimi dati di cui siamo a disposizione dicono che le discariche per i rifiuti urbani nel 2007 erano 269 in tutta Italia, mentre le discariche per i rifiuti speciali erano 471 nel 2006. Oggi sono tutte a norma? L’Ispra dice che deve ritenere di sì, ma la materia è regionale e l’Istituto può solo fare affidamento sulla documentazione inviata dalle singole Regioni. La notizia buona è che nel 2002 le discariche per rifiuti solidi urbani autorizzate erano 552. Dunque molte hanno chiuso. La notizia cattiva è che ci vorrebbero soldi per la bonifica dei siti dove sorgevano queste discariche e che questi soldi al momento non ci sono. «Il governo Prodi – ricorda Margiotta – aveva destinato 3 miliardi di euro per la bonifica dei siti inquinati. Oggi questi fondi sono spariti».

Fonte: L’Unità

Rifiuti in Campania, Italia condannata «Messi in pericolo l’uomo e l’ambiente»

Friday, March 5th, 2010

La Corte di giustizia Ue accoglie il ricorso presentato dalla Commissione nel 2008: congelati 500 milioni

l’accusa è di «non aver creato una rete adeguata di recupero e smaltimento»

Rifiuti in Campania, Italia condannata
«Messi in pericolo l’uomo e l’ambiente»

La Corte di giustizia Ue accoglie il ricorso presentato dalla Commissione nel 2008: congelati 500 milioni

MILANO - Italia condannata dall’Unione europea sull’emergenza rifiuti in Campania. L’accusa: «Non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e danneggiare l’ambiente». La Corte di giustizia di Lussemburgo ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea a luglio 2008. I giudici condannano l’Italia per «non aver creato una rete adeguata e integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione»: in questo modo, spiega la Corte, «l’Italia è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti». In Campania i rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, dimostrano «un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare». L’Italia ha peraltro ammesso, si legge ancora nella sentenza, che «alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali». 

LE MOTIVAZIONI - Il ricorso era partito dopo l’emergenza rifiuti del 2007, quando la Commissione ha proposto alla Corte di procedere per inadempimento contro l’Italia, criticando la mancata creazione di «una rete integrata e adeguata di impianti atta a garantire l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio della prossimità geografica». La Commissione, come poi confermato dai giudici, riteneva che «tale situazione rappresentasse un pericolo per la salute umana e l’ambiente». Dopo l’avvio della procedura d’infrazione, la Commissione ha inoltre congelato i fondi comunitari destinati alla Campania per circa 500 milioni di euro. Allora il governo italiano aveva chiesto di respingere il ricorso sottolineando come era stato fatto ogni possibile sforzo per arginare la crisi e affermando di aver aumentato il livello di raccolta differenziata, aperto due discariche e costruito inceneritori. Ha inoltre addotto inadempimenti contrattuali e comportamenti criminali, riferisce la Corte di giustizia, indipendenti dalla sua volontà. «Né l’opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l’esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti» scrivono i giudici nella sentenza.

CONGELATI FONDI - Restano dunque congelati i fondi comunitari destinati alla Campania e bloccati dalla Commissione europea dopo l’avvio della procedura d’infrazione. In ballo ci sono circa 500 milioni di euro, secondo i dati della Regione, di cui 300 della programmazione 2007-2013 e i restanti dei sette anni precedenti, bloccati da Bruxelles a giugno del 2007. L’argomento è stato affrontato giorni fa a Bruxelles nella riunione della commissione petizioni del Parlamento europeo, presieduta da Erminia Mazzoni (Pdl), a cui hanno partecipato rappresentanti delle autorità regionali e nazionali e dei cittadini firmatari di sedici petizioni relative ai problemi ambientali e dei rifiuti a Napoli e in Campania. «Siamo pronti a riconsiderare la decisione quando la situazione sarà cambiata, di fronte a risultati» ha spiegato Pia Bucella, direttrice alla dg Ambiente della Commissione, evidenziando gli elementi essenziali per raggiungere l’erogazione dei fondi comunitari per il settore: la definizione di una «solida programmazione» con un piano di gestione dei rifiuti, un’adeguata rete di infrastrutture per lo smaltimento, affiancato da un rendiconto reale e documentato e il ritorno alla gestione ordinaria. Aspetti su cui Bruxelles ritiene, in massima parte, di non aver avuto le delucidazioni necessarie.

RITORNO ALLA NORMALITÀ - In commissione è toccato a Raimondo Santacroce per la Campania e ad Ettore Figliolia per il governo illustrare i provvedimenti presi dall’Italia. La Regione ha assicurato che è in dirittura d’arrivo un piano capace di consentire il ritorno alla normalità e ha citato un aumento significativo della raccolta differenziata che si attesta al 22%. Di «obiettivi raggiunti» ha parlato anche il rappresentante del governo secondo cui il termovalorizzatore di Acerra sarà in grado di assorbire il 40% della produzione di rifiuti della Regione. «Siamo pronti a documentare quello che diciamo» hanno precisato i rappresentanti italiani. Poco convinte un’eurodeputata inglese del gruppo socialista e una danese dei Verdi, che hanno annunciato una visita in Campania. La presidente di commissione Mazzoni si è detta convinta della necessità di cercare e verificare le soluzioni per scongiurare il pericolo di perdere fondi comunitari. Ora, dopo la condanna della Corte Ue, i fondi potranno essere erogati solo se Bruxelles avrà elementi tali da certificare il ritorno alla normalità in Campania. L’Italia ha trasposto la direttiva rifiuti nel 2006 e, per quanto riguarda la regione Campania, una legge regionale ha definito 18 zone territoriali omogenee in cui si deve procedere alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei rispettivi bacini.

Fonte: Corriere della Sera

Rifiuti elettronici, allarme rosso

Saturday, February 27th, 2010

La denuncia dell’Unep, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, che ha studiato 11 nazioni dove la produzione di rifiuti tecnologici (e-waste) sta aumentando troppo. Il riciclaggio potrebbe diventare un’opportunitàdi FEDERICO GUERRINI

 

Rifiuti elettronici, allarme rosso rischiano anche Cina e India crediti: StEP-GTZ

FRA DIECI anni la Cina, l’India e altri Paesi in via di sviluppo, rischiano di essere sommersi da una montagna di spazzatura hi-tech. A lanciare l’allarme è un rapporto dell’Unep, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, che ha esaminato la situazione in 11 nazioni in forte crescita economica, dove la produzione di rifiuti tecnologici (e-waste) sta aumentando in maniera esponenziale. In Cina, per esempio, si stima che per il 2020 i rifiuti da vecchi computer aumenteranno del 400% rispetto al 2007, in India del 500%. Nello stesso periodo, la massa di telefonini scartati crescerà di 7 volte nel paese della Grande Muraglia e di 18 nel subcontinente.

Il problema riguarda naturalmente anche il cosiddetto “Primo Mondo”. È noto come il più grande produttore mondiale di e-waste, con tre milioni di tonnellate annue, siano proprio gli Usa, ma ad aggravare la situazione nei Paesi in via di sviluppo c’è una gestione dello smaltimento poco efficiente e potenzialmente assai dannosa per la salute della popolazione.

Stampanti, telefonini, fotocamere digitali, lettori di Mp3, televisori e frigoriferi, una volta esaurito il loro compito vengono semplicemente gettati via o al massimo aperti manualmente, cercando di recuperare i materiali preziosi contenuti al loro interno, nei circuiti si trovano oro, argento, palladio, rame ed altro. Le carcasse vengono poi bruciate, rilasciando nell’atmosfera gas altamente tossici che contribuiscono all’effetto serra.

In Cina, forse il Paese dove la situazione è più critica, si producono ogni anno 2,3 milioni di tonnellate di spazzatura tecnologica; un dato che però è calcolato per difetto, dato che non tiene conto delle tonnellate di rifiuti provenienti dai Paesi sviluppati, e portati a marcire in Oriente; un commercio che malgrado sia teoricamente proibito continua a prosperare. “Ma la Cina non è la sola a dover affrontare una sfida difficile  -  spiega il direttore dell’Unep, Achim Steiner - l’India, il Brasile, il Messico e altri Paesi subiranno dei danni all’ambiente e alla salute della popolazione se il riciclaggio dei rifiuti tecnologici continuerà ad essere gestito in maniera dilettantesca”

Il rapporto delle Nazioni Unite non si limita però a tratteggiare un quadro a tinte fosche, ma fornisce anche qualche elemento positivo. A Bangalore, in India, per esempio, è stato già portato avanti con successo un progetto pilota di riconversione di un impianto “informale” di recupero di rifiuti, in una struttura dagli standard qualitativi avanzati. Nazioni come il Brasile, la Colombia, il Messico, il Sud Africa in cui lo smaltimento fai-da-te è ancora poco sviluppato, secondo l’Unep hanno un grande potenziale per lo stabilimento di centri di riciclaggio di eccellenza.

“Agendo ora e con un’attenta pianificazione, molte nazioni potrebbero trasformare la sfida dell’e-waste in una grande opportunità   -  sottolinea Steiner  -  aumentando l’efficienza del riciclaggio, oltre a diminuire l’inquinamento e recuparare maggiori quantità di metalli preziosi, si potrebbero creare nuove opportunità occupazionali”.

Fonte: La Repubblica

Un mondo sommerso dalla spazzatura elettronica

Wednesday, February 24th, 2010

Lo prevede un rapporto statunitense promosso che censisce l’ammontare di e-waste in 11 nazioni

AMBIENTE

Un mondo sommerso
dalla spazzatura elettronica

Lo prevede un rapporto statunitense promosso che censisce l’ammontare di e-waste in 11 nazioni

MILANO – La chiamano e-waste, ma è solo un modo più accattivante per identificare la mole di rifiuti derivati da apparecchi tecnologici. Una montagna di spazzatura che sta crescendo a dismisura, soprattutto in alcune parti del mondo, e che è fortemente inquinante, come denuncia un rapporto delle Nazioni Unite in cui si propongono anche soluzioni alternative e si sottolineano le best practices nel mondo. Telefonini, vecchi pc abbandonati, componenti elettronici scartati: la e-spazzatura sta soffocando il pianeta e spesso questi rifiuti elettronici nascondono componenti chimici pericolosi. 

I PAESI PIÙ A RISCHIO - In India l’ammontare di e-waste determinato solo dai telefonini crescerà di 18 volte e in Cina di sette volte entro il 2020. In Cina e in Sudafrica la spazzatura elettronica generata da vecchi pc è destinata a crescere del 400 per cento entro il 2020 partendo dai dati del 2007, mentre in India il tasso di crescita previsto è del 500 per cento. Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Messico sono i posti più soffocati dall’e-waste. Ogni anno si producono 40 milioni di tonnellate di rifiuti di questo tipo, di cui 3 milioni inviati dagli Usa e 2,3 milioni prodotti dalla Cina, con un’offerta galoppante di apparecchi elettronici alla quale le tecniche di smaltimento e riciclaggio non riescono a stare dietro.

MATERIALI DI VALORE – Del resto a molti Paesi per certi versi fa comodo questo ruolo di discarica elettronica del mondo, perché dagli apparecchi elettronici si possono estrarre materiali di valore, come cobalto, oro, argento e palladio. Inutile dire che l’estrazione di queste sostanze comporta un elevato costo per l’ambiente. Spesso infatti, soprattutto in Cina, vengono utilizzati inceneritori o addirittura griglie a cielo aperto, con un conseguente impatto ambientale disastroso e un grave rischio per la salute umana.

BUONI ESEMPI – Il rapporto dell’Onu sottolinea la necessità e l’urgenza di trovare regole e standard mondiali comuni e condivisi, prendendo esempio da alcune realtà locali lodevoli, come Bangalore, in India. Attualmente il prezzo di uno sviluppo tecnologico affetto da gigantismo viene pagato soprattutto dai Paesi in via di sviluppo. In attesa di un sistema di smaltimento e riciclo dei rifiuti elettronici che possa essere veramente risolutivo, senza essere troppo caro in termini di salute e di ambiente.

Fonte: La Repubblica

 
 

In Italia 192 mila tonnellate di rifiuti “hi-tech”

Sunday, February 14th, 2010

compubig.jpgElettronica di consumo. La definizione che comprende l’universo dei prodotti hi-tech per le case — dalla tv al pc, dal cellulare alla console di gioco — nell’ultimo decennio è stata presa sempre più alla lettera, con un ciclo di vita degli oggetti che via via diventa più breve. Gli schermi televisivi sono sempre più desiderabili, i computer più veloci, i telefonini sempre più furbi. Risultato? Un mercato che non conosce crisi e oltre 192 mila tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) smaltite in Italia nel corso del 2009. Una massa di vetro, metalli e plastiche varie che corrisponde più o meno a 4 milioni di apparecchiature elettroniche giunte, per vari motivi, a fine vita.

Nello specifico, 7.500 tonnellate sono per esempio costituite da vecchi pc (con tastiere e mouse in disuso annessi), 9 mila da monitor per computer e ben 50 mila da apparecchi televisivi, quasi tutti ovviamente con tubo catodico. Circa l’80% dei materiali con cui sono costruiti questi oggetti hi-tech può essere recuperato, e deve esserlo in base al Decreto 151 del 2005. I metalli, passando dalla fonderia, diventeranno caffettiere e caloriferi; il vetro sarà impiegato in nuove tv destinate ai Paesi in via di sviluppo o in materiali per l’edilizia verde; le plastiche, oltre quelle utilizzate per il recupero energetico, daranno vita ad arredi da giardino. Un vero tesoro che esce dalle nostre case e che è gestito in Italia da una quindicina di operatori. Con il recupero del 30% del totale dei rifiuti Raee, leader sul territorio nazionale è il consorzio ReMedia, costituito da oltre un migliaio di aziende nazionali e internazionali che si occupano di informatica, elettronica, elettrodomestici e telecomunicazioni. «Siamo al lavoro da due anni proprio per sviluppare anche da noi la cultura del riciclo anche in questo campo», spiega il direttore generale Danilo Bonato. «Un traguardo quasi raggiunto, se consideriamo che nell’ultimo anno sono stati raccolti una media di 4 kg per abitante». In rete: cdcraee.it.

Fonte: Corriere Della Sera

Nuove strade per il riciclo creativo

Tuesday, January 19th, 2010
Risparmio energetico e contenimento dell’inquinamento si impongono a tutti. Partono iniziative anche in Italia
ROMA
Creatività, fantasia e ingegno: ecco le chiavi dell’innovazione ecologica. Per prevenire lo spreco di materiali potenzialmente utili e per cercare di ridurre sia il consumo delle materie prime sia l’utilizzo di energia , passaggi ormai obbligati per tutti. E infatti in tutto il mondo si respira una nuova linea di tendenza: non più solo differenziare il materiale di scarto, per renderne meno onerosa la riutilizzazione, ma addirittura attuare un riciclaggio dei materiali con metodi sempre più originali.Così dai contenitori differenziati per vetro, plastica e carta si è passati alle invenzioni più innovative per risparmiare anche Co2. Ne sono un esempio i progetti presentati all’undicesima fiera degli eco-prodotti in Giappone: porte automatiche funzionanti solamente grazie al peso delle persone, batterie per il telefono cellulare che funzionano ad energia solare e borse per la spesa create dalle foglie di tè e dal riso. Ma la boccata di aria ’verdè si respira anche in Italia: sono molte le iniziative italiane che rispecchiano la volontà di stare al passo con la green economy.

Dal settore nautico che, oltre a lavorare a un progetto di riciclo degli scafi in disuso, sta implementando la ricerca per migliorare la scelta dei materiali e dei combustibili, al mondo della ceramica che sperimenta la via ecologica attraverso la realizzazione di piastrelle fotovoltaiche, in grado di produrre energia. Ma gli esempi del cambio di rotta nel rispetto dell’ambiente non finiscono qui.

A Santa Croce sull’Arno questa estate sono stati presentati i prototipi di piccoli elettrodomestici e di caschetti da montagna ottenuti dal riciclo di bottiglie in plastica, mentre alla fiera di Rho-Pero sono state mostrate borse create utilizzando, ad esempio, fascette da imballaggio colorate e opportunamente intrecciate oppure rubando il tessuto del divano dismesso.

E, per i manici, i tipici cordoni per legare i tendaggi delle vecchie ville d’epoca. Rifiuti che si trasformano così sotto gli occhi di tutti, in materiale utile, educativo, divertente e che, con un salto nella pura creatività trascende direttamente nel mondo dell’arte. Di questa idea sono sicuramente gli artisti che hanno fatto dei gusci d’uova e delle buste di plastica materiale per le proprie creazioni.

Fonte: La Stampa

Rifiuti, Maroni rimuove tre sindaci casertani

Saturday, January 2nd, 2010

 ”Gravi e reiterate inadempienze nel settore della gestione dei rifiuti, tali da esporre a concreto e grave pericolo la salute dei cittadini e pregiudicare la salubrità dell’ambiente”. Con questa motivazione il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha disposto la rimozione dei sindaci dei comuni di Castel Volturno, Maddaloni e Casal di Principe (tutti in provincia di Caserta). I tre decreti sono stati firmati questa mattina dal presidente della Repubblica.

Il ministro ha inoltre interessato i Prefetti competenti affinché diano corso nel mese di gennaio ad una attenta attività di monitoraggio nei confronti di altri comuni della Campania, per verificare se adotteranno le misure adeguate per garantire il ritorno alla normalità nello smaltimento dei rifiuti. In caso contrario il titolare del Viminale procederà, come avvenuto oggi, alla rimozione dei sindaci inadempienti.

La decisione del ministro dell’Interno arriva dopo il vaglio delle richieste di scioglimento del commissario straordinario per la gestione dei rifiuti, Guido Bertolaso, che riguardano nove comuni: sette in provincia di Caserta (Aversa, Casal di Principe, Casaluce, Castelvolturno, Maddaloni, San Marcellino, Trentola Ducenta) e due della provincia di Napoli (Giugliano e Nola).

E’ la prima volta che si applica la nuova norma che sanziona i comuni inadempienti nella raccolta e rimozione dei rifiuti del territorio comunale. La nuova norma è entrata in vigore nella fase acute dell’emergenza rifiuti in Campania.

Fonte: La Repubblica

Napoli, due anni fa l’emergenza rifiuti

Wednesday, December 30th, 2009

A quasi due anni dall’emergenza rifiuti, a Napoli la raccolta e lo stoccaggio dell’immondizia restano nodi spinosi. In un viaggio attraverso la Campania della «munnezza» abbiamo raccolto immagini e testimonianze. Insieme a tante polemiche.

I NODI - Le discariche (guarda il video), da quella di Chiaiano, di fianco ad un’area protetta, a quelle interne al Parco del Vesuvio, al sito di stoccaggio per eco balle di Ferrandelle. I termovalorizzatori (guarda il video), quello di Acerra, già a pieno regime secondo l’amministrazione dell’impianto, in fase di collaudo invece secondo Legambiente, e gli altri tre previsti nella regione. Misure che secondo lo stesso Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso hanno disinnescato l’emergenza ma non hanno posto termine all’endemico stato di crisi. Una parte della società civile campana denuncia l’utilizzo di cave come discariche e le disastrose conseguenze per l’ambiente, il Comitato Regionale Rifiuti vorrebbe trasformare le discariche in Centri di Riciclo come quello di Vedelago, Treviso, capaci di recuperare quasi il 100% della materia. E poi il nodo dell’umido e della differenziata: mancano gli impianti di compostaggio, tanto che i comuni che lo praticano sono costretti ad esportare la loro immondizia fuori dalla Regione. Su tutto l’ombra sempre incombente della camorra (guarda il video), “O’Sistema”, che gestisce, si infiltra e smaltisce rifiuti, compresi quelli tossici (guarda il video).

Fonte: Corriere della Sera

RIFIUTI: COMIECO,DIFFERENZIANDO A NATALE 1 DISCARICA IN MENO

Sunday, December 20th, 2009

Anche a Natale, come nel resto dell’anno, non bisogna dimenticare di fare una corretta raccolta differenziata: dagli avanzi della tavola ai tanti prodotti acquistati e consumati, ogni cosa va gettata nel posto giusto. Con ‘’semplici accorgimenti individuali” si eviterebbe cosi’ ”la costruzione di un’intera discarica”, raccogliendo circa 120.000 tonnellate di carta e cartone che tornerebbero a essere una risorsa per l’economia. E, visto il momento ‘delicato’ delle festivita’ natalizie, Comieco (Consorzio nazionale per recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica), ha preparato un vademecum con indicazioni per mettere a punto una differenziata di qualita’ sia per il pranzo di Natale sia per il cenone di Capodanno. Per fare una buona raccolta, oltre alla buona volonta’, e’ ”necessario imparare a gestirla correttamente”, come emerge da un recente sondaggio Ipsos-Comieco (8 italiani su 10 differenziano regolarmente carta e cartone ma molti non hanno ancora imparato a farla bene). Si parte dall’antipasto: se e’ a base di affettati o formaggi, la confezione in cui sono conservati si getta nell’indifferenziata. Eccoci ai primi: per il piu’ tradizionale come le lasagne al forno bisogna ricordare che la carta da forno va nell’indifferenziata cosi’ come tutti i tovaglioli usati e qualsiasi tipo di carta con residui di cibo o che sia sporca. Il secondo: cotechino o zampone che sia, e’ necessario separare la confezione di cartone dall’involucro che contiene la carne. E lo stesso passaggio vale per il dolce natalizio sia per il panettone sia per il pandoro. E, infine, si deve fare attenzione anche agli scontrini dei negozi in cui abbiamo acquistato le leccornie natalizie: il 75% degli italiani li manda nel raccoglitore della carta, quando invece essendo carta chimica dovrebbe essere gettata nell’indifferenziata.
Fonte: Ansa.it

Emergenza rifiuti, Palermo nel caos

Tuesday, December 15th, 2009

Il Natale è alle porte e Palermo è invasa dai rifiuti. Lo sciopero di un migliaio dei 1700 operai dell’Amia spa, la ex municipalizzata che gestisce la raccolta dell’immondizia, aggrava la già pesantissima situazione della raccolta del pattume nel capoluogo siciliano. Palermo è stracolma di rifiuti in tantissime parti della città a causa dell’arretrato dei giorni scorsi provocato dallo stato di agitazione degli operai. In alcuni incroci della città a causa della spazzatura per strada si registrano rallentamenti alla circolazione.

LO SCIOPERO - I lavoratori sono scesi in piazza per sollecitare la ricapitalizzazione dell’azienda che ha debiti per circa 180 milioni di euro e rischia di fallire. Al corteo che si è mosso da piazza Castelnuovo e ha raggiunto Palazzo delle Aquile, sede del Comune, hanno aderito la maggior parte dei lavoratori Amia sotto le sigle sindacali di Cisl, Uil e Confsal. Dopo la manifestazione i sindacati hanno avuto un incontro con il presidente del Consiglio comunale Alberto Campagna.

«APPROVARE LA RICAPITALIZZAZIONE» - «Adesso - ha detto il segretario generale della Cisl di Palermo Mimmo Milazzo al termine del corteo - ci appelliamo al senso di responsabilità dei gruppi consiliari e di tutte le forze politiche del Consiglio comunale affinchè il bene dell’Amia venga anteposto agli interessi di partito. La ricapitalizzazione dell’azienda che assicura l’igiene ambientale a Palermo è un primo passo verso il riordino delle società partecipate del Comune di Palermo per le quali auspichiamo che a gennaio venga aperto un tavolo di confronto». Lo sciopero ha riguardato il turno mattutino, la fascia che va dalle 4 a mezzogiorno, ed è stato organizzato da Cisl, Uil e sigle autonome, mentre non hanno aderito Cgil e Ugl. Domenica, dopo il turno straordinario di raccolta (quello notturno è andato però deserto), la situazione in alcune zone è migliorata, ma in altre no.

L’AMIA E I DEBITI - I debiti dell’azienda ammontano a 180 milioni di euro, di cui una settantina sono crediti da parte degli Ato che conferiscono i rifiuti nella discarica palermitana di Bellolampo. Ottocentomila euro è il deficit mensile dichiarato dall’Amia dopo il cambio dei propri vertici, mentre fino alla scorsa estate il rosso si aggirava intorno ai tre milioni mensili

Fonte: Corriere della Sera

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