Posts Tagged ‘rifiuti’

Viareggio, il fascino selvaggio

Tuesday, August 17th, 2010

Selvaggia lo è ancora, la cara e vecchia Lecciona, spiaggia straordinaria raccontata dai pittori macchiaioli e amata anche da Giacomo Puccini che, si racconta, ogni tanto la raggiungeva dalla sua villa davanti al lago di Massaciuccoli per guardare il mare e trarre nuove ispirazioni. Si estende per circa quattro chilometri dalla Marina di Torre del Lago, in pieno Parco naturale, sino a sfiorare la darsena di Viareggio, tra Versilia “storica” e “ripensata” dai nuovi confini. Una parte della spiaggia è diventata anche simbolo della comunità gay che, per un tratto di un paio di chilometri, la frequenta da anni.

DEGRADO NEGLI ULTIMI DUE ANNI - Sino a pochi anni fa la Lecciona non era solo selvaggia, ma anche pulita. Arrivavano gli operatori ecologici del Comune di Viareggio (ma anche volontari) e

La Lecciona oggi (foto inviata dai lettori)

toglievano plastica, fogli di ogni tipo, cicche di sigarette. E soprattutto liberavano la sabbia dal “lavarone” che in gergo versiliese sono i sedimenti, soprattutto rami di albero ma anche bottiglie di plastica e altri rifiuti, che i fiumi depositano in mare e, dopo una libecciata, ritornano immancabilmente sulla spiaggia. Accade ovunque dopo una mareggiata, ma sul litorale della Versilia che conta (Forte dei Marmi, per esempio) la battigia è ripulita dai bagnini e il disagio dura un giorno al massimo. Alla Lecciona, invece, rimane lì. E deturpa l’ambiente bellissimo tra pineta e mare. Oltretutto pare che il maltempo di questi giorni abbia portato nuovi sedimenti, la maggioranza depositati al largo ma che adesso le onde stanno trasportando a riva.

IL SINDACO: «BRACCIO DI FERRO CON L’ENTE PARCO» - Molte sono state le proteste, ma pochi i risultati. Anche perché esiste un problema di attribuzione e di regolamenti. «La gestione della spiaggia è dell’Ente Parco – spiega il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini – e l’operazione di pulizia deve sottostare a norme rigide del Parco. Non si possono utilizzare macchinari e persino cestini. Noi abbiamo investito diversi soldi ma gli interventi sono lenti. Da anni abbiamo un braccio di ferro con l’Ente Parco per far cambiare le regole». E intanto, in attesa della disputa, il “lavarone” continua a deturpare la cara vecchia Lecciona, la spiaggia di Puccini.

Marco Gasperetti
Fonte: Corriere della Sera

Ecco quanto pesano i rincari di acqua e rifiuti nelle tasche degli italiani

Wednesday, August 11th, 2010

 

Tariffe alle stelle. Nel 2009, anno nel quale gli italiani hanno tirato la cinghia riducendo i consumi e nel quale i prezzi sono aumentati meno che negli ultimi cinquant’anni, i bilanci delle famiglie comunque sono stati colpiti dall’aumento delle tariffe. «In controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza».

Lo evidenzia il ministero dell’Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti quelli per le tariffe dell’acqua potabile (+5,9%) e dei rifiuti (+4,5%). Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti.

Se in generale «nel 2009 l’inflazione è scesa ad un valore tra i più bassi - evidenzia il ministero dell’Economia - degli ultimi cinquant’anni», le tariffe hanno viaggiato «in controtendenza». I prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) «hanno infatti registrato fin dall’inizio dell’anno - si legge nella Relazione di via XX Settembre - una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009». Il rincaro delle tariffe ha riguardato sia quelle «controllate a livello nazionale, sia quelle regolate localmente».

L’aumento generale può risultare contenuto (+1,3%) perché comprensivo del calo delle tariffe energetiche, spiccano gli aumenti di molte delle voci: dal +7,3% dei traghetti al +4,6% dei biglietti dei treni, dal +5,6% dei servizi postali fino al +4,4% per i biglietti di ingresso ai musei.

«Tra le voci più importanti per i bilanci delle famiglie - si legge nel dossier del ministero dell’Economia - la dinamica inflazionistica si è confermata notevolmente sostenuta, oltre che in accelerazione, per gli esborsi relativi all’acqua potabile e ai costi della raccolta dei rifiuti urbani: nel caso della prima la crescita media annua è risultata appena inferiore al 6%, mentre per la seconda voce è stata del 4,5%».

Nella media del 2009, la crescita dei prezzi per l’insieme delle tariffe non energetiche è stata del 2,5%, in aumento rispetto al 2,1% del 2008 e oltre un punto e mezzo più elevata - rileva il Tesoro - rispetto a quella dell’indice generale.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Trastevere. Che puzza! I rifiuti invadono le strade

Friday, August 6th, 2010

Basta avere un buon olfatto per seguire la pista maleodorante della raccolta selvaggia dei rifiuti a Trastevere. È praticamente impossibile passeggiare la sera dopo cena tra le vie del rione senza imbattersi nei sacchetti dell’immondizia abbandonati davanti ai palazzi. È il segno dell’inciviltà di chi non rispetta gli orari della raccolta differenziata e trasforma il quartiere in una grande discarica all’aperto. A Trastevere la raccolta si deve fa porta a porta. Gli scarti organici (l’umido) vanno raccolti nei contenitori negli androni dei palazzi e bisogna aspettare gli operatori Ama che tre giorni alla settimana passano a raccoglierli. Mentre indifferenziata, plastica, vetro e carta vanno lasciati in strada, ma solo due giorni alla settimana, dalle 7 alle 8,30. È vietato, pena multe salate, gettare i sacchetti fuori dai palazzi in altri orari. Una regola che spesso viene disattesa. Per dimostrarlo, abbiamo scelto un semplice itinerario da piazza Trilussa a piazza San Cosimato. Iniziamo il nostro viaggio alle 23 da vicolo del Cinque, partenza naturale di centinaia di ragazzi che ogni sera animano le notti del quartiere.
Ed ecco che troviamo subito i sacchi dei rifiuti abbandonati davanti ai portoni con le birre di vetro sistemate «accuratamente» in un angolo. Basta fare altri venti metri per imbattersi nella stessa scena all’angolo con via della Pelliccia. Un cestino in ghisa è circondato da una piccola montagna di sacchetti con dentro cibo e plastica. Fortunatamente piazza di Sant’Egidio e di Santa Maria in Trastevere sono pulite, ma basta andare poco oltre che la selva di rifiuti rinizia. Siamo in via della Lungaretta, nell’arco di trenta metri ecco altri tre portoni con i sacchetti vicino. I turisti scattano le fotografie e intanto la puzza sale. E poi ancora in via delle Fratte di Trastevere, via San Francesco a Ripa, via Manara e piazza San Cosimato la moda è sempre la stessa. Va anche detto che le persone educate sono molte di più degli incivili. Il comitato dei residenti «Vivere Trastevere» si è già incontrato con il sindaco per chiedere pugno duro e multe contro chi sgarra. «A non rispettare le regole molto spesso sono i Bed&breakfast e gli affittacamere - racconta Dina Nascetti - Certo, poi c’è anche qualche cittadino maleducato». È per questo motivo che i residenti hanno ideato uno stratagemma per invogliare tutti a rispettare il proprio quartiere: una targhetta «premio» da affiggere sui condomìni più virtuosi.

Fonte: Il Tempo

Acqua e rifiuti, è caro tariffe aumenti doppi rispetto all’Europa

Monday, August 2nd, 2010

Confartigianato: in cinque anni sono salite del 32% contro il 15% circa del resto dell’area euro

di VALENTINA CONTE

ROMA - Bollette care, carissime. Due volte più salate a Roma, Bologna, Milano che a Parigi, Londra, Madrid. Tre volte più alte dell’inflazione negli ultimi cinque anni. E con un forte differenziale tra le città italiane. Fino al paradosso: Napoli paga più di tutti la raccolta rifiuti, l’acqua di Firenze costa quattro volte quella di Milano, a Cagliari si rischia il salasso.

Un’impennata nel costo dei servizi pubblici locali registrata nonostante la crisi e “un contesto di forte rallentamento dei prezzi”, quasi una deflazione per il brusco calo della domanda di beni e servizi. Secondo i calcoli dei ricercatori di Confartigianato che elaborano in uno studio i dati del ministero dello Sviluppo economico, tra giugno 2005 e giugno 2010 le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto pubblico sono salite del 28,4%, tre volte l’inflazione e il doppio della crescita registrata in Europa. Solo acqua e rifiuti sono aumentate del 32% contro il 15% dei paesi euro. Se si considera l’ultimo biennio (giugno 2008-giugno 2010), quello della recessione, le differenze esplodono: il 9,9% in più sulle bollette italiane contro il 6,9% dell’area euro. Ma l’acqua, ad esempio, sale del 16% contro il 7,1% europeo.

“Il mercato dei servizi pubblici in Italia vale 32 miliardi di euro, ma solo una sua reale liberalizzazione, attraverso gare non di facciata, potrebbe migliorare i prezzi per i cittadini”, commenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato. Le differenze tra i capoluoghi, intanto, sfiorano il ridicolo. Per un appartamento di 80 metri quadri si pagano (dati 2009) 331 euro a Napoli e 135 euro a Firenze come tassa rifiuti, con risultati non sempre apprezzabili. L’acqua costa 103 euro l’anno a un milanese e 431 euro a un fiorentino. Dieci abbonamenti mensili per il trasporto pubblico vengono 480 euro a Palermo, 270 euro nella non lontana Catania e 280 euro a Venezia. Le bollette di gas ed elettricità sono salatissime per i cagliaritani (2.335 euro l’anno), molto meno per i veneziani (1.497 euro). La città sarda si colloca poi al primo posto assoluto per i servizi locali più cari, calcolati assieme: 3.108 euro contro i 2.179 sborsati da Milano, ultima. Seguono, nella classifica dei salassi, Palermo (2.633), Genova (2.559), Napoli (2.537), Firenze (2.507) e Roma (2.461).

L’incidenza della spesa per i servizi pubblici sul Pil pro-capite locale, la ricchezza prodotta, quasi mai corrisponde a un incremento di qualità. E’ altissima a Napoli (14,6%), Palermo (15%), Catania (14,8%). Più contenuta, e quindi servizi più convenienti, a Milano (6%), Bologna (7%), Roma (7,6%). Senza pensare che solo due terzi dell’acqua erogata raggiungono i rubinetti delle famiglie. Un terzo si perde: ben 2.610 milioni di metri cubi, praticamente la portata del fiume Brenta, sprecato da una rete idrica vecchia e inefficiente.

Fonte: La Repubblica

Energia dalle acque grigie, un minidro per lo scarico della lavatrice

Monday, July 26th, 2010

Tom Broadbent, studente di design industriale presso Leicester De Montfort University, ha realizzato una macchina prototipale per ottenere elettricità dal passaggio delle acque reflue nelle tubature dei palazzi

(Rinnovabili.it) – Per una società iper-consumistica come quella moderna la possibilità di ottenere energia dai propri rifiuti o sprechi è molto più che una tecnologia di comodo. Trasformare un problema ingente in una soluzione produttiva ha in sé la potenzialità per divenire la strategia vincente con cui affrontare le imminenti sfide energetiche ed ambientali.
In questo filone concettuale si colloca anche l’invenzione del giovane designer britannico Tom Broadbent: un impianto idroelettrico su piccola scala capace di sfruttare l’energia di caduta delle acque reflue nei grattacieli. HighDro Power, questo il nome del progetto, converte in elettricità i flussi provenienti dagli scarichi di bagni ed elettrodomestici attraverso una turbina a quattro pale che mette in moto un generatore elettrico. Il designer ha già realizzato un prototipo perfettamente funzionante impiegando tecniche di prototipazione rapida, come la sinterizzazione laser e macchine di fresatura.
Il dottor Guy Bingham, a capo del corso universitario di design industriale di Broadbent, è convinto che l’idea dello studente sia “davvero una novità nel settore della micro-generazione energetica” e che il prototipo reale sia “semplicemente fantastico”.
La prossima tappa per il giovane universitario sarà quella di riuscir a vedere l’HighDro Power testato su campo attraverso l’installazione in un edificio.

Fonte: La Repubblica

Confederazione italiana agricoltori, arrivano le patate di qualità cresciute dai rifiuti

Thursday, July 22nd, 2010

I tuberi, frutto del lavoro della Cia e dell’Università di Salerno, con il sostegno del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, battezzati con il nome di ‘riciclelle’ sono la dimostrazione che si può fare agricoltura dando un contributo importante all’ambiente e risparmiando

Dopo l’insalata arrivano le ‘riciclelle’, le prime patate di qualità “cresciute dai rifiuti”, coltivate con il compost ottenuto dalla parte organica degli scarti domestici. A riferirlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori spiegando che il risultato è frutto del lavoro della confederazione e dell’Università di Salerno, con il sostegno del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che “hanno esteso con successo la sperimentazione già affermata su alcune varietà di insalata”.

“Anche i tuberi -afferma la Cia- possono essere tranquillamente fertilizzati con questo compost e i risultati sono ottimi, perché il prodotto giunto a maturazione è di grande qualità e gradevole al gusto. Le abbiamo battezzate con il nome di ‘riciclelle’ e sono la dimostrazione che si può fare agricoltura dando un contributo importante all’ambiente e risparmiando”.

 

 

Per ottenerle, spiega la confederazione, “è bastato recuperare e ‘compostare’ la parte organica dei rifiuti di poche famiglie, per ottenere fertilizzante utile ad una produzione di patate in grado di soddisfare una porzione delle loro esigenze alimentari“.Si realizza così, secondo la Cia, un “processo di riciclaggio completo” che “una volta irreggimentato potrà attenuare anche il problema della spazzatura, divenuto una complicazione annosa e gravosa in molte aree del Paese”.

Fonte: ADNkronos

Lazio, raccolta differenziata al 12.9 % E a Roma la«situazione rifiuti è grave»

Thursday, July 8th, 2010

 Sono 9 su 378 i comuni del Lazio che sono riusciti ad entrare nella graduatoria dei «Comuni Ricicloni 2010» stilata da Legambiente. Quest’anno i criteri d’ingresso per entrare in classifica era più stringenti: il 50 per cento (la passata edizione era il 45) di raccolta differenziata rispetto a tutti i rifiuti urbani prodotti nel 2009, così come stabilito dalle norme comunitarie e dalla legge Finanziaria del 2007. Il risultato di questa selezione più dura è stato che nessun capoluogo di provincia del Centro Italia (a partire da Roma) ha superato la soglia. Nel Lazio la raccolta differenziata è rimasta ferma al 12.9% . Situazione grave nella Capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della Regione e dove la raccolta differenziata secondo Ama sarebbe salita al 21% nel 2009.

A ORIOLO ROMANO IL PRIMATO DEL CENTRO ITALIA- Il riscatto del Lazio, spiega l’associazione ambientalista, arriva dai piccolissimi. A guidare la classifica nel Centro Italia dei comuni virtuosi con meno di 10 mila abitanti è infatti un borgo del viterbese: Oriolo Romano che ha 3.723 abitanti, il 73,7% di raccolta differenziata (equivalente a 66,2 kg di CO2 pro capite risparmiati). A determinare l’alto indice di Oriolo Romano hanno contribuito, oltre comunque all’elevata percentuale di raccolta differenziata, una produzione pro capite di rifiuti urbani contenuta e inferiore a 0,92 kg al giorno, la presenza della piattaforma ecologica sul territorio comunale e l’introduzione di criteri ecologici nei bandi di gara per garantire acquisti verdi.

SOLO 9 COMUNI RICICLONI - Nella classifica dei «Comuni Ricicloni 2010» del Centro Italia sotto i 10 mila abitanti sono entrati altri 8 comuni, quattro in provincia di Latina -Sermoneta (al quinto posto con il 69,4% di raccolta differenziata), Roccagorga (all’ottavo posto con il 63,8% di differenziata), Lenola (al nono posto con il 61,8% di differenziata) e Monte San Biagio ( al 16° posto con il 52,2% di differenziata)- e altri tre in provincia di Viterbo: Acquapendente (all’undicesimo posto con il 61,4% di differenziat), Nepi (al 12° posto con il 59,3% di differenziata) e Monterosi (al 20° posto con il 50,1% di differenziata). Soltanto un comune virtuoso in provincia di Roma: Trevignano Romano (al 18° posto con il 54,0% di differenziata). «L’impegno e la tenacia dei piccoli comuni sono incoraggianti e devono essere presi ad esempio anche dalle realtà più grandi-commenta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- in questo senso non deve venire a mancare il sostegno della Regione, che deve continuare ad investire risorse adeguate per il potenziamento della raccolta differenziata, unica vera via d’uscita sostenibile per evitare il riproporsi dell’emergenza rifiuti anche nel Lazio.

A ROMA SITUAZIONE GRAVE - Ma la situazione su scala regionale è ben meno rosea, considerato che i Comuni che superano il 50% di raccolta differenziata rappresentano solo il 2.4% del totale. Nel Lazio, infatti, nel corso del 2008 (dati Ispra) la raccolta differenziata è rimasta al 12.9%, mentre l’85,7% dei rifiuti urbani (ben 2.864.068 tonnellate) sono finiti in discarica con una produzione pro-capite che continua ad essere tra le più alte d’Italia. Situazione grave nella Capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della Regione e dove la raccolta differenziata secondo Ama sarebbe salita al 21% nel 2009. «La Capitale e i capoluoghi del Lazio si devono impegnare con più determinazione per la buona gestione complessiva dei rifiuti - spiega Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- per portare Roma al 45% di raccolta differenziata entro il 2011 è necessario far passare almeno 1,2 milioni di romani al sistema porta a porta, che nei quartieri dove è in funzione sta dando ottimi risultati. Ma anche gli altri capoluoghi del Lazio devono svegliarsi e fare la loro parte, recuperando un ritardo nella raccolta differenziata che appare davvero inammissibile. È tempo di muoversi, le discariche sono sempre più piene e l’unica soluzione moderna per gestire i rifiuti è quella di riciclarli, bisogna fare leva sui Comuni virtuosi per estendere sempre di più le buone pratiche».

Il porta a porta a Trastevere (foto Jpeg)
Il porta a porta a Trastevere (foto Jpeg)

 

Fonte: Corriere della Sera

Legambiente premia il Nord ecco i “Comuni Ricicloni”

Wednesday, July 7th, 2010

L’Oscar 2010 per la più alta percentuale di raccolta differenziata è andato a Ponte nelle Alpi, piccolo centro in provincia di Belluno. In totale, quest’anno, Legambiente ha premiato 1.488 comuni, 200 in più della passata edizione. Salerno si conferma campione del Sud di MONICA RUBINO

E’ ancora il Nord a fare la parte del leone per la gestione dei rifiuti in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri rifiuti. A livello regionale è il Veneto a svettare con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%, dalla Lombardia con il 28,8% e dal Piemonte con il 23,9%.

Le buone pratiche e le performance di successo si stanno comunque diffondendo anche al Centro-Sud. La Sardegna si conferma leader tra le regioni emergenti nella raccolta differenziata per aver raggiunto a fine 2009 una percentuale regionale del 35% (nel 2002 era al 3%). In Campania sono 84 i comuni da cui prendere esempio, con Salerno in testa, e sette comuni rappresentano la Sicilia. Spiccano poi le esperienze dei 37 comuni sardi, dei nove comuni del Lazio, dei quattro calabresi, dei due della Basilicata e, per la prima volta nella storia di Comuni ricicloni, di uno della Puglia (Monteparano, provincia di Taranto).
 
Una realtà in movimento
Comuni ricicloni 2010 racconta un’Italia in movimento nonostante le difficoltà. Sono 12 milioni infatti gli italiani coinvolti nelle pratiche di raccolta differenziata nei 1.488 che quest’anno rientrano nella classifica virtuosa di Legambiente. Attivando servizi di raccolta differenziata, i comuni premiati hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2, pari al 5% dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia. A questo risultato bisogna aggiungere anche il fatto che quasi sette milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alla discarica.
 
Per diventare comune riciclone, bisognava aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata. Ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha invece imposto il superamento della soglia del 55%. Vincitore assoluto dell’edizione 2010 è il comune di Ponte nelle Alpi (BL), 8.499 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,28. Spicca poi il risultato di Salerno, miglior capoluogo riciclone del Sud, con il 60,3% di raccolta differenziata.
 
Le eccellenze sono al Nord
Il Nord-Est si conferma dunque l’area del nostro territorio dove i rifiuti vengono gestiti al meglio. Basti pensare che nella graduatoria dei comuni al di sopra dei 10.000 abitanti, nelle prime 27 posizioni troviamo solo comuni veneti e trentini ad eccezione di due comuni astigiani al 19° e 21° posto. La classifica dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti invece parla solo la lingua veneta: nei primi 30 posti, sono solo due gli intrusi, in nona e decima posizione (uno trentino e uno torinese). Di questi, 18 li troviamo in provincia di Treviso e, di essi, ben 12 appartengono al Consorzio Intercomunale Priula che, non a caso, è stato premiato da Legambiente come il migliore nella speciale classifica “Cento di questi consorzi”.

Al Centro-Sud gli incrementi sono decisamente più contenuti, ad eccezione della regione Campania che ancora una volta, pur tra mille contraddizioni e problemi, sembra essere il luogo dove qualcosa si muove. Al Centro, nella classifica delle città con oltre 10.000 abitanti, troviamo solo comuni toscani e marchigiani, mentre in quella dei piccoli comuni (sotto i 10.000 abitanti), si affacciano in maniera massiccia i comuni laziali, anche se a dettare legge sono ancora quelli delle Marche. Al Sud e nelle isole invece, nella graduatoria delle città troviamo praticamente solo realtà campane e sarde, mentre in quella dei piccoli comuni, pur dominata dalla Campania e dalla Sardegna con 67 e 27 comuni rispettivamente, troviamo l’Abruzzo che, nonostante i gravi problemi del territorio può vantare la buona performance di 11 comuni. Segnali incoraggianti anche dalla Sicilia (sette comuni) e dalla Calabria (quattro).
 
I capoluoghi di provincia
Tra le grandi città, non c’è alcuna performance degna di nota. Nessuna infatti ha superato la soglia stabilita per  rientrare nella classifica virtuosa. Le città più popolose in classifica risultano essere Reggio Emilia con 166.678 abitanti e Salerno con 139.587, dove le politiche e le azioni messe in campo lo scorso anno hanno portato a risultati apprezzabili. Il Piemonte si attesta quale regione col maggior numero di capoluoghi ricicloni: Novara, Asti, Cuneo, Verbania e Biella. Al Centro invece ancora il deserto: nessun capoluogo ha superato l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata.

La prevenzione
La nuova frontiera dei comuni ricicloni non è rappresentata solo dalla raccolta differenziata ma anche dalla prevenzione. Sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica. A questi, si aggiungeranno prossimamente altre 250 località che hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando. Legambiente ha inoltre deciso di lanciare una campagna per dire stop ai sacchetti di plastica, nel timore che il governo decida di prorogare ancora il permesso alla commercializzazione.

Fonte: La Repubblica.

Con la crisi meno spazzatura

Sunday, July 4th, 2010

Risultati record per la raccolta della carta, secondo l’ultimo rapporto nazionale sul recupero degli imballaggi. Sardegna e Campania le regioni più virtuose. Male la Sicilia, in fase di stallo Roma di MONICA RUBINO

MENO consumi uguale calo della quantità di immondizia che buttiamo nel cestino. Un’equazione che fa bene all’ambiente. E allora, un po’ per colpa della crisi, un po’ grazie alla crescita della sensibilità ambientale, l’Italia ha imparato l’arte del riciclo, specie se si tratta di carta e cartone: nel 2009 ne sono state raccolte 3 milioni di tonnellate pari a 52 chilogrammi a testa, riportando a nuova vita oltre l’80% dei materiali in cellulosa. Tra le regioni più “riciclone” la Sardegna e la Campania. Maglia nera alla Sicilia, in fase di stallo Roma.

Questi, in sintesi, alcuni dei dati contenuti nel quindicesimo rapporto annuale di Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi di carta. Sul fronte packaging, “a causa della crisi economica - spiega il direttore generale del consorzio Carlo Montalbetti - si registra una fortissima contrazione dei consumi che si traduce in un calo del 9% dell’immesso”. In generale, nel 2009 la raccolta differenziata di carta e cartone è cresciuta del 5,2% (4 imballaggi su 5 vengono avviati al riciclo). In 10 anni (dal 1999 al 2009) le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata sono state 196, con corrispondenti benefici per la collettività - in termini di mancati costi di smaltimento, nuovi posti di lavoro creati grazie al riciclo di carta e cartone - stimati in quasi 3 miliardi (300 milioni solo per il 2009).

Il prossimo obiettivo di Comieco sarà di “potenziare la quantità e aumentare la qualità della raccolta per evitare la presenza di troppe impurità”. La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il nord si conferma traino nazionale (più 4,3%), ma al sud si registra un incremento di 60 mila tonnellate (più 11,8%). Al centro, l’incremento è stato del 2,6%. Tra le regioni, vanno bene la Campania (raccolta di carta e cartone a più 20,3%, con un aumento quantitativo di 30.707 tonnellate), la Puglia (più 13%), il Molise (più 30,9%) e la Sardegna (più 28,5%).  Segnano, invece, un cattivo andamento la Sicilia con “una flessione del 7,4%” e la Calabria. Mentre il Lazio si trova in ‘empassè (+1,9%), in particolare per la situazione di stallo della capitale. Roma, infatti, dimezza il tasso di crescita (+1,9%) rispetto al 2008 con una resa pro-capite al di sotto della media nazionale. Tra le città più virtuose spicca la prestazione di Bari con 70 kg a testa raccolti.

Fonte: La Repubblica

Napoli, revival monnezza

Friday, July 2nd, 2010

Per Berlusconi i rifiuti erano scomparsi. Ma gli ispettori europei dicono che non è vero. Le discariche sono piene. E rubano pure i cassonetti

(01 luglio 2010)

Ora anche a Bruxelles se ne sono accorti: “the waste crisis in Campania is not over”. La crisi dei rifiuti non è finita ma “giace dormiente con un alto rischio che possa scoppiare di nuovo”. È scritto nella relazione della delegazione di europarlamentari che a fine aprile aveva passato al setaccio gli impianti e le discariche campane. Il documento finale sarà votato a fine settembre, ma per allora Napoli potrebbe già conoscere una nuova acuta emergenza. Gli spazi in discarica diventeranno presto insufficienti ma la questione chiave, adesso, è la gestione quotidiana dell’intero ciclo.

La Regione non ha ancora un suo piano approvato, le società provinciali, che da gennaio hanno la responsabilità dei rifiuti, stentano a decollare e, soprattutto, iniziano a scarseggiare le risorse economiche. Da gennaio a oggi, cioè da quando lo Stato ha girato tutta la questione alla Regione e da questa alle province, soltanto Avellino, Benevento e Salerno sono pronte alla sfida. Napoli e Caserta, le province più popolose, sono ancora in altomare: non c’è un piano industriale, non è ancora chiaro quali lavoratori saranno coinvolti nel funzionamento degli impianti e quali nella raccolta e nello smaltimento, quale sarà l’ente che li prenderà in carico e con quali criteri. Una confusione di idee e di competenze che rischia di paralizzare l’intera macchina prima ancora che parta del tutto. Così, a scandire i tempi di una nuova emergenza ci hanno pensato gli operatori dell’Asia, l’azienda comunale di Napoli che gestisce la pulizia nel capoluogo. È bastato uno sciopero dei circa 2700 addetti a far comparire per giorni montagne di sacchetti dalla periferia al centro, proprio come era accaduto due anni fa.

Nuova emergenza, vecchie cause “Siamo all’ennesima emergenza indotta”, spiega il direttore di Legambiente Campania, Raffaele Del Giudice: “Nessuno si preoccupa di curare davvero la ferita. È un modello che si ripropone e che permette di avere crisi continue e, con queste, mani libere per imporre scelte e appalti”. Da un lato l’impasse delle province - a partire da quella di Napoli guidata dal deputato Luigi Cesaro, fedelissimo di Berlusconi; dall’altro comuni ormai sempre più sull’orlo di una crisi finanziaria che preferiscono mandare rifiuti indifferenziati in discarica pur di abbattere i costi. Nessuno lo ammette ma è così e il crollo in pochi mesi della raccolta differenziata, passata nella regione dal 23 al 18 per cento, ne è la conferma. Nel capoluogo, dove la giunta di Rosa Russo Iervolino vive il suo tramonto, da un anno non migliora di un chilo. D’altronde, che la situazione sia prossima al collasso lo dimostrano anche le parole pronunciate un mese fa dall’onorevole pdl Gaetano Pecorella: “Dalla visita in Campania di un anno fa è cambiato poco e non è da escludere che possiamo trovarci di fronte a un’altra seria crisi”, ha dichiarato il presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. In un anno, son finiti in discarica oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti.
Così, con il solo inceneritore di Acerra che funziona a singhiozzo e su una sola linea produttiva, ci sarà autonomia ancora per dodici mesi. Lo sa bene il nuovo assessore regionale, Giovanni Romano, che una settimana fa ha parlato apertamente della necessità di individuare nuovi spazi e in tempi brevi. Sfumata definitivamente, grazie al Tar della Campania, la seconda discarica sul Vesuvio, l’ultima carta da giocare per il centrodestra sarà ora quella di allargare gli invasi già esistenti in attesa che vengano realizzati gli altri inceneritori previsti. “La verità è che al di là dello spot elettorale sulla “missione compiuta” ora non sanno davvero cosa fare”, denuncia l’eurodeputato pd Andrea Cozzolino: “Le probabilità di un colpo di mano per ampliare Chiaiano o Terzigno restano alte e bisogna vigilare con la massima attenzione”. Entro 90 giorni la Regione conta di dare il via alle gare per gli inceneritori di Napoli e Salerno ma, come sottolinea lo stesso assessore Romano, servono 36 mesi solo per i lavori. E non è detto che ci si riesca. Almeno lui, però, ha il merito di non barare con le cifre.

    Il “pacco” all’Europarlamento Per Guido Bertolaso e la sua struttura commissariale invece gli spazi c’erano. Grazie a un gioco di numeri e di parole, tra “impianti previsti” e “impianti esistenti”. È lo stesso refrain ripetuto alla delegazione di europarlamentari guidata dalla olandese Judith Merkies. Il documento illustrato dal sottosegretario, ora agli atti di Bruxelles e in possesso de “L’espresso”, parla di una capacità residua nelle discariche di oltre sei milioni di tonnellate di rifiuti. Ma basta prendere dallo stesso documento il dato sulla “capacità di ricezione giornaliera” di ogni singolo impianto e moltiplicarlo per i giorni di apertura effettivi per scoprire un’altra verità: il dato è sovrastimato almeno del 30 per cento. Non solo: in quei giorni appariva già chiaro che la seconda discarica ostinatamente prevista da Bertolaso sul Vesuvio non si sarebbe fatta. Ma nel conto presentato all’Europarlamento c’era pure quella. Un vero e proprio “pacco” alla napoletana, dove al posto dei mattoni questa volta ci hanno messo i rifiuti.A ruba i cassonetti I primi sacchetti ammassati ai bordi delle strade si erano già visti a marzo. In alcuni quartieri di periferia si è temuta una nuova crisi ma il fenomeno era ben diverso: non mancavano gli spazi, solo i contenitori. Se ne è accorto un consigliere comunale del Pd, Emilio Di Marzio, che ha subito denunciato tutto ai carabinieri: “A gennaio ero riuscito a far collocare decine di cassonetti a Pianura. Per giorni quel quartiere sembrava un sobborgo ticinese. A marzo la situazione era tornata quella di sempre, coi cittadini costretti a fare la gimcana tra i rifiuti persino per andare a prendere il trenino locale”, racconta. Così, si scopre che spariscono circa 300 cassonetti al mese dalla periferia partenopea: per un valore di circa 2 milioni di euro l’anno. Il vero business, però, è nella raccolta: senza bidoni, l’immondizia si accumula sull’asfalto e per portarla via servono elevatori e miniruspe bobcat. Manco a dirlo, materiale a disposizione delle ditte legate ai clan che ottengono così lucrosi appalti senza gara. L’emergenza, se non c’è, basta saperla creare
    Fonte: L’Espresso

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