Posts Tagged ‘referendum’

Acqua privata, è rivolta tra piazza e referendum

Tuesday, March 9th, 2010

La rivolta contro la privatizzazione dell’acqua ha la faccia tranquilla del sindaco di Anghiari Danilo Bianchi. Bianchi ha 51 anni e dal 2002 guida il piccolo comune in provincia di Arezzo. Ha assunto la carica tre anni dopo l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua pubblica. «Da noi sono arrivati i francesi della Suez».

Controllano la Nova Acque con il 46%. Il resto è nelle mani degli enti pubblici. «Che non contano nulla». Suez si sceglie gli amministratori, quantifica gli investimenti, strozza i comuni che serve. E soprattutto decide le tariffe idriche. In otto anni di mandato il sindaco le ha viste lievitare del 150%. La faccia tranquilla di Bianchi era una delle tante che ieri affollava la sala Di Liegro al secondo piano del palazzo della Provincia di Roma. Il sindaco fa parte del «Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico».

È nato nel novembre del 2008. E cioè qualche mese dopo l’approvazione della legge 133 o legge Tremonti, primo passo verso la privatizzazione dell’acqua, e un anno prima del decreto legge 135, Fitto-Ronchi, che toglie completamente la gestione delle risorse idriche al pubblico. Al movimento hanno aderito un centinaio di sindaci, di tutti i colori. Ieri si sono ritrovati per dare vita allo loro assemblea nazionale. Con un duplice scopo: promuovere la manifestazione pubblica del prossimo 20 marzo a Roma («Fuori l’acqua dal mercato, fuori il profitto dall’acqua»), ma soprattutto lanciare la campagna referendaria, assieme a un vasto movimento di associazioni, contro la cessione delle risorse idriche ai privati.

Con questi tempi. «Il 24-26 marzo - spiega Corrado Oddi, sindacalista Cgil e membro del Forum dei movimenti italiani per l’acqua pubblica - porteremo i quesiti in Corte di Cassazione, dopo le regionali partirà la raccolta delle firme, e si andrà a votare nel 2011». I quesiti sono tre. E sono stati redatti dai giuristi Alberto Lucarelli, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Stefano Rodotà. Il primo chiede l’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133 del 2008, cioè l’architrave su cui poggia la privatizzazione dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, trasporto pubblico). Il secondo propone la cancellazione dell’articolo 150 del decreto 152 del 2006 (o codice ambientale) che individua le forme di gestione e affidamento del servizio idrico. Il terzo, più specifico, vuole invece l’abrogazione dell’articolo 154 del già citato decreto 152, nella parte in cui parla «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito» nella determinazione del sistema tariffario.

Un modo per toglie il profitto dall’investimento. E far scappare i privati. Cosa non facile. Vito Ferrantelli ci sta provando da tempo. Ha 50 anni e vive a Burgio, paese di tremila anime in provincia di Agrigento. È sindaco da appena un anno. Un anno intenso. Nel quale ha impedito di mettere le mani sull’acquedotto locale bloccando fisicamente i commissari regionali. E come lui altri venti sindaci della zona. Che hanno anche promosso un progetto di legge di iniziativa popolare in discussione all’Assemblea Regionale. Un progetto sottoscritto da 116 comuni. La faccia tranquilla della rivolta.

Fonte: L’Unità

Nucleare: Di Pietro inizia la raccolta di firme per il referendum

Monday, February 8th, 2010

Antonio Di Pietro spinge l’acceleratore per il referendum contro l’energia nucleare, tanto da aver iniziato la raccolta delle firme proprio nei saloni dell’hotel che ospita il primo congresso Idv.

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

 

E lo fa non senza ironie verso «qualche attempato ambientalista che dice che il referendum non si deve fare perchè sennò si rischia di perdere». «Bene, è la stessa logica di uno – prosegue scatenando l’ilarità dei delegati – che dica che se ti stanno per sparare mentre sei davanti a una finestra è inutile che ti butti di sotto, perchè potresti farti male. E così… stai sicuro che ti sparano e ti ammazzano». È lo stesso leader Idv a fornire la lettura politica della sua metafora: «Tradotto – spiega infatti – vuol dire che c’è un solo modo per fermare queste cose. Perchè se vogliono costruirle, le centrali nucleari le fanno ma se tu non le vuoi, l’unico modo che hai per opporti è quello di fare un referendum».

Ma Legambiente insiste: scelta inopportuna

“Il ritorno al nucleare in Italia è questione troppo seria per farne mero strumento di propaganda politico-elettorale di un partito” dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, durante la riunione del direttivo nazionale dell’associazione, in corso a Roma. “Le associazioni ambientaliste, che non sono convertite dell’ultima ora, Legambiente in primis, ritengono che oggi ci siano molti strumenti più efficaci per battere il nucleare _ sottolinea _ la battaglia contro il ritorno dell’atomo si può vincere, se nessuno tenta fughe in avanti e si costruisce un movimento forte e trasversale. Dunque, “capiamo perfettamente l’intenzione di Di Pietro, neofita dell’antinucleare, di stare in piazza per raccogliere le firme contro l’ipotesi di nuovi impianti, capiamo meno l’irresponsabilità a lanciare, in assoluta chiusura autoreferenziale, un referendum senza porsi il problema di vincerlo allargando le alleanze e facendolo nei tempi adatti”.

Fonte: Ecquo

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