Posts Tagged ‘protesta’

La vostra manovra uccide i parchi Sit-in ambientalista al ministero

Saturday, July 24th, 2010
Un coro di no contro la scure
sulle aree protette: a Roma
la rabbia delle associazioni
CARLO LAVALLE
ROMA
Salvare i parchi italiani dalla scure dei tagli decisi dal governo. A questo obbiettivo ha mirato il sit-in tenuto davanti al Ministero dell’Ambiente venerdì 16 luglio che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle aree protette e delle associazioni ambientaliste.

Un coro di no, espresso dall’Unione per i parchi e la natura d’Italia, 394 Associazione nazionale aree protette, WWF, LIPU e Italia Nostra, alla manovra finanziaria in corso di approvazione in Parlamento che prevede il dimezzamento dei fondi ordinari ai Parchi nazionali.

Una misura che per la sua drasticità rischia di compromettere la sopravvivenza stessa di queste strutture in grado di difendere il 5% del territorio italiano e di tutelare decine di migliaia di specie vegetali ed animali.

Per Lucia Ambrogi, Responsabile parchi ed aree protette del WWF, la riduzione del 50% dei finanziamenti mette in pericolo non solo la gestione straordinaria ma anche la normale attività del sistema parchi andando ad incidere sulla capacità operativa in campo ambientale, sull’indotto economico e sull’occupazione. Effetto che stride con gli impegni assunti dall’Italia con l’elaborazione della Strategia nazionale per la biodiversità in base alla quale ai parchi viene riservato un ruolo di primo piano per il raggiungimento di quelle finalità di conservazione del patrimonio naturale definite dagli accordi internazionali.

Nel corso della manifestazione una delegazione dei rappresentanti dei Parchi e delle associazioni ambientaliste è stata ricevuta dal vice capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente, Dott.ssa Paola Lucarelli, che ha mostrato interesse per le richieste avanzate promettendo di adoperarsi per assicurare nuove risorse economiche.
Fonte: La Stampa

L’Aquila, i terremotati invadono la zona rossa

Monday, February 15th, 2010

Sono saliti sui cumuli di macerie  urlando la propria rabbia. Ognuno ha preso una pietra

 

L'Aquila, i terremotati invadono la zona rossa "Non possono portarci via 700 anni di storia"
Foto di Fabio Iuliano

L’AQUILA - Centinaia di aquilani si sono ritrovati stamani in piazza con cartelli con su scritto “Io non ridevo” e “Riprendiamoci la nostra città”. Una protesta organizzata dopo le intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all’inchiesta fiorentina sugli appalti del G8. I manifestanti hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a piazza Palazzo, considerata inaccessibile.

Le forze dell’ordine, dalla polizia all’esercito, hanno provato a impedire ai dimostranti, circa 300, di varcare le transenne, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone al posto di guardia hanno preferito lasciar passare la gente per evitare disordini. Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di aquilani sono saliti, urlando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sé una pietra dalle macerie residue dai crolli del terremoto di aprile.

“Non possono portarci via 700 anni di storia - ha commentato la docente universitaria Giusi Pitari, tra i manifestanti - è ora di riprenderci la nostra città. Siamo indignati anche di fronte all’assenza dei nostri rappresentanti istituzionali”.

“Non ridevamo, non ridevamo quella notte - ha urlato un altro dei manifestanti, Stefano Cencioni - perché tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza”. Cencioni, un uomo sulla quarantina, ha voluto precisare che il suo “non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città”. “Ho conosciuto volontari  che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d’Aosta per venire ad aiutarci e la persona a capo di questo sistema non può essere una persona da condannare”, ha detto riferendosi a Guido Bertolaso. Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento ‘3e32′ che fin da subito non hanno risparmiato contestazioni al sistema del Dipartimento.

“La manifestazione  è una conseguenza naturale, una reazione, a ciò che l’inchiesta sul G8 ha fatto emergere in questi giorni, oltre allo squallore per l’episodio legato alle risate di sciacalli che hanno visto nel terremoto un affare su cui lucrare”. E’ Michele Fina, segretario provinciale del Partito Democratico ed assessore all’ambiente ed alla protezione civile della provincia de L’Aquila, a spiegare così che “la protezione civile ha dato una risposta importante all’emergenza, ma ad oggi non c’è una vera e seria legge sulla ricostruzione. Allo stato attuale l’economia del territorio è ferma perchè, al di la delle realizzazione del progetto case, stenta a partire una ricostruzione capillare della città e dei borghi. L’effetto - conclude Fina - sembra quello di un forte doping, che però non ripara le ossa rotte, non guarisce dalla malattia. Un effetto che, per quanto forte, è oramai giunto al termine”.
 

Fonte: La Repubblica

Milano, bambini con mamme, papà e nonni tutti con le mascherine anti inquinamento

Sunday, January 31st, 2010

 Bambini, tanti bambini con mamme, papà e nonni con indosso mascherine antismog. Le famiglie di Milano hanno risposto numerose all’appello del Comitato genitori contro l’inquinamento atmosferico, che ha costretto il sindaco Moratti a decretare, domani, il blocco totale della circolazione delle auto. Alla manifestazione davanti a Palazzo Marino hanno partecipato anche le mamme del gruppo “Ora (d’Aria)”. La richiesta di tutti è una sola: aria più pulita e politiche serie contro l’inquinamento. “La proposta delle mamme di Ora (d’Aria) ha sfondato una porta aperta con noi”, spiega Elena Sisiti, del Comitato genitori antismog. “Siamo qui per chiedere sempre le stesse cose: politiche serie contro il traffico e che i cittadini siano informati. Non è possibile che si continui a dire che il traffico non c’entra. Speriamo che questo sia un punto di svolta. Il sindaco ha provato a fare qualcosa. Probabilmente sarà inefficace - aggiunge a proposito del blocco della auto previsto per domani - ma bisogna continuare. Le targhe alterne sarebbero il minimo”.

I Verdi denunciano Alemanno e Moratti. Nel frattempo, i Verdi hanno denunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e quello di Milano, Letizia Moratti per i mancati provvedimenti sullo smog nella capitale e nel capoluogo lombardo. Lo ha annunciato il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, nel corso della presentazione di dossier sui costi socio-economici dell’inquinamento atmosferico in Italia, oggi di fronte la sede Rai di viale Mazzini a Roma. “Al procuratore Toro, capo della Procura ambientale  -  ha detto Bonelli - presenteremo un esposto al comune di Roma”. La stessa cosa accadrà anche “per le altre città italiane”, dove si sono verificati sforamenti dei limiti di concentrazione di inquinanti e “per l’omissione dei sindaci” rispetto ai provvedimenti. In particolare, riferisce il presidente dei Verdi, “a Roma nel 2009 ci sono stati 419 sforamenti di Pm10 (polveri sottili) rilevati dalle centraline e già 11 sono nel 2010″, mentre il limite per la salute umana fissato dalla direttiva Ue è di 35 giorni di superamenti in un anno

Lo smog uccide 20 persone al giorno. Sempre a proposito della capitale, riferisce Bonelli, “c’è un fatto grave alla base dell’esposto: il comune di Roma non mette più i dati sulla qualità dell’aria sul sito, che una direttiva Ue obbliga a pubblicare e non prende misure anti-inquinamento”. Secondo il presidente dei Verdi “ci troviamo di fronte a un omicidio plurimo colposo, si tratta di una strage di vite” pari “a oltre 7.000 morti all’anno”, circa 20 aql giorno. Adesso, ha concluso Bonelli, “la politica deve fare delle scelte, quelle che non ha fatto Alemanno e che non si decidono a prendere i ministri Prestigiacomo e Matteoli”.

E costa 4,5 miliardi l’anno.
I costi dovuti all’inquinamento in Italia sono di circa 4,5 miliardi di euro all’anno. E, prendendo in considerazione soltanto le 8 maggiori città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, e Palermo), il controvalore delle giornate lavorative perse (pari a 2.800.000) è di 2 miliardi di euro all’anno per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico e, soprattutto, alla concentrazione di polveri sottili. Mentre i costi sanitari e di ospedalizzazione pesano fortemente sul Sistema sanitario nazionale tra assistenza medica e farmaceutica stimabile nella cifra di 2,5-3 miliardi di euro. E’ questo l’allarme economico-sociale secondo alcuni dati contenuti in un dossier sui costi sanitari, sociali e sulla mortalità da inquinamento nelle città italiane “Le polveri assasine” lanciato oggi dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che da tre giorni è in sciopero della fame per denunciare la scomparsa dei temi ambientali dalla televisione italiana.

I più inquinati d’Europa. Secondo il dossier “L’Italia è tra i paesi europei in cui si registra, in media, la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 905% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto che portano a oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani”. Il traffico veicolare, si legge nel dossier, è l’imputato principale: dai dati del Censis si riscontra che, per esempio, i milanesi passano nella propria auto o su un mezzo pubblico 5,3 anni della propria vita, i bolognesi 5,9 anni, i romani 6,9 anni e i napoletani 7,2 anni. - In Europa l’inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori di rischio per la salute nelle aree urbane: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che l’inquinamento da polveri fini nell’ambiente urbano è responsabile ogni anno di circa 100.000 morti e 725.000 anni di vita persi.

Fonte: La Repubblica

Caccia, contro i fucili liberi forte protesta ambientalista

Thursday, January 28th, 2010

Troppe deroghe sulla caccia? Facciamone di più. E’ questo il senso dell’emendamento presentato dal centrodestra che si discuterà oggi in Senato. Sull’Italia pende un pesante contenzioso con l’Unione europea per la violazione delle direttive in materia venatoria: negli anni passati la quantità e la misura delle deroghe è stata tale da configurare, secondo Bruxelles, una violazione netta dello spirito della legge a difesa della fauna e, in particolare, degli uccelli migratori.

Ora oltre 100 associazioni ambientaliste, animaliste, civiche, culturali e sociali hanno firmato un appello al presidente del Consiglio facendo riferimento al testo che cancella le date di inizio (primo settembre) e fine (31 gennaio) della stagione di caccia  lasciando di fatto campo libero alle doppiette in piena estate, quando i boschi e le campagne sono pieni di turisti, e nel momento più delicato della riproduzione dei migratori.

”L’articolo 38 della legge comunitaria, tra le altre cose, prevede la cancellazione degli attuali limiti massimi della stagione venatoria e dunque permetterà, se approvato”, si legge nell’appello “l’estensione della caccia anche oltre i già lunghi 5 mesi attuali, con l’ennesima strage di animali selvatici, di uccelli migratori, di cuccioli ancora alle dipendenze dei genitori, ma anche la presa in giro dei cittadini italiani che dovranno tollerare la presenza e i fucili dei cacciatori nei propri terreni per un periodo ancor più lungo di quanto non lo sia già oggi.

Ma veramente il governo si prepara a festeggiare l’anno internazionale di difesa della biodiversità votando la caccia no limits? In altre occasioni il partito delle doppiette ha già provato a far saltare la legge quadro che garantisce un precario equilibrio tra i 700 mila cacciatori italiani e la larghissima maggioranza contraria alla caccia contando sul pacchetto di voti di cui dispone. Ma non è detto che la svendita della natura sia un buon affare. Anche dal punto di vista elettorale

Fonte: La Repubblica

No Tav, in migliaia sfilano a Susa

Sunday, January 24th, 2010

 Migliaia di persone partecipano a Susa alla manifestazione No Tav contro la nuova ferrovia Torino-Lione. Il corteo, sotto lo slogan ‘Fuori le mafie dalla Val Susa’ si e’ mosso nel primo pomeriggio dal presidio vicino all’autoporto di Susa.

”Siamo almeno ventimila - ha detto Alberto Perino, leader del movimento No Tav - e saremo ancora di piu’ se la polizia non rallentasse il traffico a Bussoleno”. Alla manifestazione partecipano in stragrande maggioranza abitanti della Valle di Susa, ci sono molte famiglie, ma anche un centinaio tra sindaci e amministratori dei territori interessati dalla ferrovia ad
alta velocita’.

”Se si e’ radunata cosi’ tanta gente - ha osservato Sandro Plano, presidente della comunita’ montana - significa che nell’osservatorio tecnico sulla Torino-Lione qualche criticita’ rimane ancora. Questa manifestazione e’ democratica nella tradizione del movimento No Tav”.
 
Fonte: Ansa.it

No Tav”, è echeggiato da Susa, dove oggi a migliaia sono sfilati, a dispetto dei 2 gradi sottozero, per ribadire la contrarietà alla nuova Torino-Lione ferroviaria, no al progetto anche se viene analizzato dall’Osservatorio tecnico e dalle indagini nel sottosuolo in corso. “Altro che quattro gatti, siamo 40 mila (20 mila per le forze dell’ordine, ndr) e la Tav non si farà mai”, hanno urlato.

Pochi comunque, ribatte il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Altero Matteoli: “Una minoranza - ha commentato - ed è curioso che una minoranza pensi di bloccare un’opera che serve all’Italia e all’Europa”. “C’é il diritto di protestare - è il pensiero di Matteoli - di esprimersi in modo contrario ma la realtà è un’altra. Chi si oppone alla Tav è solo una piccola percentuale, fra il 2 e il 5%, non c’e una massa di contrari”.

Protesta anti pellicce, due ragazzi appesi al cornicione della Rinascente

Monday, December 21st, 2009
Clamorosa manfestazione di un ragazzo e di una ragazza che si appesi ad un cornicione del palazzo che ospita il grande magazzino in piazza della Repubblica. I due giovani contestano la vendita di capi con inserti di pelliccia, vendita che era stata esclusa da un accordo con le associazioni animaliste. All’arrivo dei vigili del fuoco gli attivisti dell’Aip si sono issati alla ringhiera del bar all’ultimo piano dell’edificio. Quattro denunciati

Due giovani, un ragazzo e una ragazza, si sono calati dalla terrazza sul cornicione del palazzo della Rinascente, nella centralissima piazza della Repubblica, per protestare contro la vendita di capi con inserti di pelliccia nei punti vendita della catena di grandi magazzini. I due appartengono ad Aip, una rete di gruppi che protesta contro l’uso della pelliccia di animali per l’abbigliamento.

I due giovani, legati con corde, sono rimasti in piedi sul cornicione al quinto piano dell’edificio. Appena saliti hanno lanciato volantini nei quali si spiega che “nella primavera del 2007 i grandi magazzini La Rinascente hanno firmato un impegno per una politica aziendale fur free. L’impegno da parte di Rinascente - si legge dal volantino - era quello di arrivare ad una piena attuazione di tale politica alla fine dei saldi del gennaio 2009. Nei mesi di settembre 2009 ci siamo trovati invece a verificare la presenza di capi con inserti di pellicce all’interno di tutti i punti vendita La Rinascente in Italia”.

Sotto il palazzo si è riunita una grande folla di persone che erano in centro per lo shopping. Sono intervenuti polizia municipale, polizia e vigili del fuoco con un’autoscala. Dopo circa mezz’ora, mentre i vigili del fuoco stavano salendo con la scala per indurli a scendere, i due ragazzi si sono issati sulla ringhiera del bar che si trova all’ultimo piano della Rinascente, e sono risaliti concludendo la loro manifestazione.

Alla fine la polizia ha denunciato un fiorentino di 33 anni, un trentunenne di Faenza, un ragazzo di 26 anni di Como e una giovane di 22 anni di Milano.

Fonte: La Repubblica

Pendolari, in ritardo un treno su tre e sui blog nasce un movimento

Friday, December 11th, 2009

Per i pendolari italiani un viaggio su tre diventa un’odissea. E la percentuale sale al 57% a Milano e al 54% a Roma. Questi i dati di Pendolaria 2009, l’indagine annuale di Legambiente che descrive lo stato di salute del trasporto regionale italiano. Un monitoraggio effettuato in 13 stazioni di 11 città capoluogo di provincia, tra il 23 e il 27 novembre, nella fascia oraria 7-9 del mattino, per tre giorni consecutivi. Una classifica che vede nelle prime posizioni anche Salerno, Torino e Messina. Numeri e percentuali dietro i quali si nascondono il disagio e la rabbia di migliaia di lavoratori. Che spesso affidano al web le memorie dei loro viaggi senza fine.

I dati di Legambiente indicano un trend abbastanza costante. 1216 treni monitorati di cui ben 430 hanno registrato un ritardo superiore ai 5 minuti. 410 i convogli arrivati con un ritardo compreso tra uno e quattro minuti, mentre solo 374 treni (pari al 31% del totale) sono giunti in orario. Il ritardo medio registrato (sempre calcolato a partire dai 5 minuti) è di 11 minuti. La media sale a 15 a Salerno e alla stazione di Genova Principe e a 16 a Messina. Più fortunati a Roma, Palermo, Bari e Torino, dove il ritardo medio arriva a 9 minuti.

Dopo Milano e Roma, c’è Palermo: solo il 16% dei treni monitorati in orario, il 41% in ritardo di pochi minuti e il 43% con un ritardo superiore ai 5. Poi Salerno (37% dei convogli con ritardi dai 5 minuti), Torino (32% dai 5 minuti) e Messina (30%). Chiude invece la classifica la stazione di Genova Principe con “solo” il 18% dei treni pendolari in ritardo di più di 5 minuti ma ben il 44% comunque fuori orario anche se entro i 5 minuti.

E i numeri riescono solo in parte a restituire il travaglio quotidiano cui sono sottoposti migliaia di italiani. Che affidano a forum e blog le loro proteste. Diari online di battaglie contro l’”incuria dei vagoni” e “l’odore nauseabondo dei treni regionali”. E veri proclami per iniziare “la lotta di classe contro la Tav”. Un mondo virtuale che ha uno dei centri in pendolari. org, il forum cui partecipano i viaggiatori della tratta Roma-Napoli, comunità virtuale gemellata con “Quelli della Milano-Torino” e con molte altre.


In genere l’incontro online nasce da una petizione, da una raccolta firme contro Trenitalia. Si viene puntualmente ricevuti “dal dirigente di turno che inizia il solito scaricabarile”, scrive un utente. Si invocano conflitti di competenze, e “spesso in modo informale si da la colpa alla politica di Trenitalia, tutta dedicata all’Alta Velocità”. A volte la situazione diventa insostenibile: “Ho fatto tardi tutta la settimana. I miei superiori non ne possono più e i colleghi pensano che sia una tattica per lavorare di meno. Non ce la faccio più, odio quel maledetto treno”.

Un microcosmo in movimento quello dei pendolari. Dove nascono amicizie e dissapori, e dove sono in vigore regole ferree e principi inderogabili: “Basta con i lettori Mp3 sparati al massimo, c’è chi vuole dormire”, commenta un viaggiatore annunciando rappresaglie. Poi: “Bisogna fare qualcosa per tutti i venditori ambulanti che salgono sui treni. Capisco che sono senza lavoro ma spesso diventano insopportabili”. E poi la fenomenologia del personale di Trenitalia: “I più giovani sono disponibili e preparati, mentre ieri quel controllore anziano ha impiegato quasi cinque minuti per controllare il ritardo con il palmare”.
Ma non ci sono solo gli arrabbiati. C’è chi la prende con ironia e propone diversivi ed exit strategy. Si propongono “tornei di scopone scientifico” e “sfide con la playstation portatile”. E nelle caldissime giornate d’estate si organizzano “abbronzature collettive”: c’è chi si arma di occhialini e crema idratante e chi chiede se il “sole filtrato dal finestrino non faccia troppo male alla pelle”. E le lunghe soste nelle campagne italiane fanno nascere anche talenti letterari: “Devo annunciarvi una cosa: ho vinto un premio letterario con una poesia che ho scritto quando l’intercity restò fermo per due ore davanti a quel gregge di pecore”.

Fonte: La Repubblica

Animalisti in piazza a Madrid

Monday, November 30th, 2009

Nella centralissima Puerta del Sol a Madrid la protesta di AnimalNaturalis: nudi e “insanguinati” sotto una pioggia battente contro le pellicce (Reuters)

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‘I speak earth’ unisce cittadini di tutto il mondo per agire contro i cambiamenti climatici

Saturday, November 28th, 2009
Attraverso i social media si possono condividere con famiglia e amici le richieste di intervento per salvaguardare il pianeta
Incoraggiare i cittadini di tutto il mondo ad agire contro il cambiamento climatico, condividendo le richieste di interventi con la famiglia e gli amici attraverso i sociali network. E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa di ‘i speak earth’ lanciata dal Copenhagen Climate Council (CCC) che ha annunciato un importante sforzo dell’ultima ora per mobilitare il mandato pubblico più forte possibile per un accordo ambizioso e vincolante alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, o COP15, a Copenaghen questo mese di dicembre.
L’iniziativa ‘i speak earth’ è viva all’indirizzo www.ispeakearth.com - il punto focale, un video animato con la voce dell’attrice Cate Blanchett, sostenitrice dell’ambiente. Irresistibile e diretta, la Blanchett avvisa dei pericolosi e irreversibili cambiamenti che il pianeta potrebbe dover affrontare se alla COP15 non fossero prese azioni appropriate. 

“Questo incontro riguarda il futuro della nostra Terra e deve stabilire piani attuabili e sostenibili per ridurre le emissioni di carbonio. Si parla molto, ma si fa poco, per contrastare lo scioglimento delle calotte glaciali e l’innalzamento dei livelli marini. Questo è il momento in cui i leader globali e le aziende devono agire con decisione per creare una soluzione” dichiara Tim Flannery, presidente del Copenhagen Climate Council. 

‘I speak earth’ è una semplice dichiarazione che rispecchia una seria preoccupazione per il futuro del pianeta. Condividendo il video e i messaggi critici di ‘i speak earth’ sui rischi di un clima instabile, la voce della democrazia globale online ha il potere di raggiungere i leader politici e aziendali di tutto il mondo. Con la firma della dichiarazione PlanetCall, gli aggiornamenti dello stato di Facebook, i tweet, i messaggi di posta elettronica e/o i messaggi istantanei, i cittadini globali possono garantire che le trattative a Copenaghen rispecchino un nuovo inizio nello sforzo di proteggere un pianeta abitabile. 

La COP15 è stata chiamata la più importante conferenza del secolo ed è, in effetti, di grande significato globale in quanto definirà il ruolo dei governi e delle aziende di tutto il mondo nella guida dell’economia su un percorso sostenibile. La complessità della politica globale sul clima spesso lascia confusi e disimpegnati; tuttavia, i speak earth ha il potere di unire cittadini di tutto il mondo e aiutarli ad influenzare il cambiamento a cui puntano. 

I cambiamenti climatici sono un problema che influenza e influenzerà ogni cittadino della Terra. I leader mondiali presenti alla COP15 dovranno concordare un documento in grado di sostituire il protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012 e non è strutturato per risolvere l’urgente problema dei cambiamenti climatici, in modo da ridurre le emissioni nei prossimi 10 - 15 anni. In caso contrario, l’opportunità di prevenire il riscaldamento globale andrà persa, aprendo la porta all’incertezza.

Fonte: adnkronos

Maldive, governo sott’acqua. Per protesta

Wednesday, October 7th, 2009

 Consiglio dei ministri a sei metri di profondità. La singolare iniziativa è stata decisa dal governo delle Maldive ed è in programma il 17 ottobre. Obiettivo: richiamare l’attenzione del mondo sulla minaccia che il riscaldamento globale e il conseguente aumento del livello dei mari rappresenta per l’arcipelago dell’Oceano indiano, che rischia di essere completamente sommerso.

MUTE E BOMBOLE - Il presidente Mohammed Nasheed e i 14 ministri del governo di Malé (alcuni dei quali prenderanno lezioni di immersione) scenderanno dunque in mare e firmeranno un documento che chiede ai governi di tutto il mondo di ridurre le emissioni di CO2. «Questa iniziativa vuole porre con forza l’attenzione sulle conseguenze per il nostro Paese dei cambiamenti climatici e rivolgere un appello al mondo intero perché trovi una soluzione concreta» ha dichiarato Aminath Shauna, sottosegretario dell’ufficio presidenziale. I 14 ministri indosseranno mute, pinne e bombole e si immergeranno fino al punto dove è allestito il tavolo: comunicheranno tra loro gesticolando o scrivendo su lavagnette e la riunione si concluderà con l’approvazione di un appello perché gli altri Paesi riducano l’emissione dei gas serra in vista del vertice di Copenaghen sul clima, dal 7 al 18 dicembre. «Ci appelliamo agli Stati di tutto il mondo, grandi o piccoli, ricchi o poveri, alti o bassi (rispetto al livello del mare), perché si uniscano e riducano le emissioni di carbone e le particelle di carbonio nell’atmosfera» recita il comunicato. Il documento finale sarà protetto da un contenitore impermeabile inchiodato al tavolo.

NAZIONE PIÙ BASSA - Da anni il 42enne presidente Nasheed, eletto nel 2008 dopo trent’anni di dittatura nel primo voto democratico e multipartitico della storia della Repubblica, sta conducendo una battaglia per cambiare il sistema di approvvigionamento energetico mondiale. Le Maldive sono un complesso di 1.192 atolli che si trovano in media a 1,5 metri sopra il livello del mare, numeri che valgono all’arcipelago il poco invidiabile record di nazione più bassa del mondo: il punto più alto è a 2,30 metri, mentre la gran parte degli atolli sono sotto il metro. Si calcola che entro il 2100 il Paese potrebbe scomparire a causa dell’innalzamento del livello del mare e il rischio è così concreto che gli oltre 300mila maldiviani si stanno organizzando per traslocare in un altro Stato. Tra le possibili destinazioni Australia, India o Sri Lanka. Case e terreni verrebbero acquistati con un fondo sovrano ad hoc e mediante un regolare trattato internazionale.

RISCHIO TSUNAMI - «Se il mondo continuerà ad ignorare le conseguenze dei cambiamenti climatici, non ci sarà possibile continuare ad essere una nazione su quest’arcipelago» ha spiegato il ministro dei Trasporti e dell’Ambiente, Mohammed Aslam. D’altronde, 113 delle 1.192 isole che formano l’arcipelago soffrono già gli effetti dell’erosione, tanto che una di queste, Raa, verrà fatta sgomberare per i rischi legati ad eventuali onde anomale: gli effetti dello tsunami del dicembre 2004, seppure attenuati (onde di appena un metro) furono sufficienti a causare 82 morti e 12mila sfollati. Se i nuovi piani edilizi prevedono la costruzione di case con dei rifugi sui tetti, il ricorso ad isole artificiali non viene considerata un’alternativa praticabile all’acquisto di territori all’estero, dato il grave impatto ambientale.

 

 

Fonte: Corriere della Sera

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