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Vandana Shiva: “Gli Ogm uccideranno i piccoli coltivatori”

Friday, March 5th, 2010
L’attivista: in India 200 mila suicidi in 10 anni con quei semi modificati ci si indebita per sempre
ANDREA ROSSI
È una brutta notizia. È la vittoria dell’Europa dei burocrati e delle lobbies sull’Europa dei popoli, che restano in larga parte contrari all’utilizzo dei semi geneticamente modificati». Vandana Shiva, 58 anni, attivista indiana (nel 1993 ha vinto il «Right Livelihood Award», una sorta di Nobel assegnato a chi si batte per un’economia più giusta), una vita a combattere contro gli Ogm, è diretta come sempre. E delusa: «L’Europa era la grande speranza di chi difende la biodiversità. Per 12 anni aveva resistito a pressioni di ogni sorta. Il sì alla patata Amflora, invece, è una resa».Se è per questo anche tra i governi serpeggia un certo malumore: il ministro italiano Luca Zaia propone un referendum e Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia potrebbero appellarsi alla clausola di salvaguardia per bloccare l’autorizzazione.
«E fanno bene. Meno di un anno fa prima la Francia e poi la Germania hanno bandito le coltivazioni di mais Ogm. E hanno deciso forti di recenti ricerche secondo cui gli Ogm sono nocivi per l’ambiente».Molti scienziati sostengono il contrario. E dicono che chi si oppone è agitato da fobie o paure legate alle possibili conseguenze economiche. È così?
«Ah sì? Vadano a vedere di quanto è cresciuto l’uso dei fitofarmaci dove si sono impiantati gli Ogm. In India otto Stati hanno adottato una moratoria per vietare la melanzana transgenica. L’Ogm non è sicuro. E comunque le conseguenze economiche esistono e sono pesanti: nel mio Paese gli agricoltori che sono passati alle coltivazioni geneticamente modificate sono andati in rovina. E sa perché?»

Lo spieghi.
«Ogm equivale a brevetto. Vuol dire che un’azienda può diventare monopolista di un certo seme e imporlo a chiunque lo voglia coltivare. In India coltivare a riso un ettaro, prima che arrivassero le multinazionali con le loro sementi, costava circa 16 mila rupie. Quando molti hanno spostato la coltivazione sulla vaniglia, il costo è salito a 300 mila rupie per ettaro».

Come è successo?
«A tanti contadini è stato fatto credere che si sarebbero arricchiti comprando i nuovi semi, che avrebbero incrementato le produzioni. Chi si è lasciato convincere ha scoperto che bisognava acquistare le sementi tutti gli anni - non si riproducono, hanno un gene “suicida”, ed è la dimostrazione che sono contro natura - a un prezzo triplo rispetto ai semi tradizionali. Così si sono indebitati fino al collo. Risultato: 200 mila suicidi in 10 anni».

Crede che possa succedere anche in Europa?
«Forse non in modo così dirompente. Ma gli Ogm saranno la rovina dei piccoli produttori: i costi, per loro, diventeranno insostenibili. Perderanno la terra».

Chi approva la decisione dell’Ue sostiene che le aziende europee potranno entrare nell’agricoltura industriale. Saranno più competitive?
«Se lo saranno, succederà a danno dell’agricoltura organica e biologica. L’introduzione degli Ogm sarà un genocidio per i piccoli coltivatori. La biodiversità, che è lo strumento per battere la fame, sarà spazzata via. Tutto il mondo rischia di essere soggetto a una dittatura dei semi».

Oggi un quarto del mais coltivato è Ogm. Secondo molti scienziati è più sicuro: combatte i parassiti senza i pesticidi e non permette la formazione di funghi, responsabili delle microtossine. Perché vi opponete?
«Perché non così. Una delle cause dell’indebitamento degli agricoltori indiani è stata la spesa in fitofarmaci. Le coltivazioni sono più vulnerabili. Hanno bisogno di più pesticidi e acqua. L’Ogm non cambia l’agricoltura, non ammortizza l’impatto sul clima, né produce più cibo. È solo una resa agli interessi delle lobbies».

Fonte: La Stampa

Ogm: Ue decreta fine dell’embargo

Wednesday, March 3rd, 2010

 È la fine di un embargo durato anni. La Commissione europea ha deciso l’autorizzazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta dalla multinazionale Basf. La decisione mette fine all’embargo sulle nuove colture geneticamente modificate, che resisteva nell’Ue dall’ottobre 1998. La Commissione europea ha annunciato il via libera alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora «per uso industriale», nonché l’utilizzo dei prodotti dell’amido della stessa Amflora come mangime.

CONTROVERSIA - La patata Amflora, modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l’Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera tecnico, e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l’Emea (agenzia Ue del farmaco) e l’Oms. La controversia riguardava la presenza nell’organismo geneticamente modificato (ogm) di un gene «marker» che conferisce resistenza a un antibiotico importante per la salute umana. L’Efsa ha dato il suo via libera nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di ogm nell’ambiente, proibisca espressamente l’autorizzazione agli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. A più riprese, negli anni scorsi, la Commissione aveva cercato di ottenere il sostegno degli Stati membri nel comitato di regolamentazione degli ogm e in Consiglio Ue, senza mai ottenere la maggioranza richiesta per l’autorizzazione alla coltura. Le norme Ue, tuttavia, danno all’esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull’autorizzazione, se non si esprime contro almeno la maggioranza qualificata degli Stati membri. Dopo che il precedente commissario all’Ambiente, Staros Dimas, aveva bloccato la proposta, il suo successore, il maltese John Dalli, ha creduto bene di marcare con questa decisione il suo primo atto pubblico. Oltre alla patata Amflora, sono state approvate anche altri tre nuove varietà di mais ogm, tutte destinate all’importazione e la commercializzazione per l’alimentazione degli animali.

CLAUSOLA SALVAGUARDIA - I Paesi membri contrari alla coltivazione della patata transgenica o di un altro qualsiasi ogm possono fare appello alla «clausola di salvaguardia» per impedire la coltivazione all’interno del territorio nazionale. Lo si apprende da fonti comunitarie, che hanno ricordato che tale strumento è già stato utilizzato da Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia per impedire la coltivazione del mais ogm Monsanto 810, la cui coltura è stata approvata dall’Ue nel 1998.

ZAIA - Critico contro l’introduzione della nuova coltura il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia: «La decisione della Commissione europea ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo. Non solo non ci riconosciamo in questa decisione - commenta ancora il ministro - ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee».

REALACCI - Negativa anche l’opinione di Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd: «Quella dell’Unione Europea sugli ogm è una decisione molto grave. Lo è in assoluto, ma per l’Italia, oltre alle ragioni legate alla sicurezza alimentare, se ne aggiungono molte altre. Il futuro dell’agricoltura del nostro Paese non è certo nelle coltivazioni ogm, ma nell’agricoltura di qualità, legata al territorio e alle produzioni tipiche».

VERDI: DECISIONE GRAVISSIMA - Molto critici anche i Verdi. «La decisione della Commissione europea è gravissima e inaccettabile - sottolineano in una nota -. Siamo pronti a presentare un referendum già dalla prossima settimana per evitare che gli ogm vengano coltivati in Italia. Non solo è stato violato il principio di precauzione nei confronti delle colture geneticamente modificate, ma anche la direttiva Ue 2001/18 che proibisce l’autorizzazione agli ogm che contengono geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. I Verdi si mobiliteranno per difendere la tradizione agroalimentare del nostro Paese e la salute dei cittadini».

AGRONOMI: PRUDENZA - Andrea Sisti, presidente del Conaf (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali), invita alla prudenza: «Come ogni cambiamento epocale è necessaria la massima prudenza, anche se bisogna prendere in considerazione che la scienza non può essere fermata. Auspico che la ricerca scientifica in Europa non si appiattisca sulle logiche di solo mercato, della produttività esasperata, e che in Italia la diversità biologica delle nostre produzioni possa ancora rappresentare il presupposto per uno sviluppo economico delle aree rurali dei nostri territori».

VATICANO: OK A OGM CONTRO LA FAME NEL MONDO - Il Vaticano, invece, ribadisce la sua approvazione agli ogm, se servono per combattere la fame nel mondo. Il cancelliere della Pontificia accademia per le scienze, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, a Cuba per un vertice sui problemi dell’economia nella globalizzazione, nel suo intervento ha difeso la trasformazione transgenica in agricoltura purché contribuisca ad alleviare la fame nel mondo e non si trasformi in attività speculativa che colpisce la giustizia. Sanchez Sorondo ha affermato che lo sviluppo di sementi transgeniche per combattere la fame è un «fatto positivo», e può aiutare a far affermare «la giustizia tra i beni e le persone».

Fonte: Corriere della Sera

I pomodori che non marciscono

Wednesday, February 3rd, 2010
Grazie a una modifica genetica restano sodi e succosi per 45 giorni
Confezionati o da infilare nel sacchetto e pesare, da insalata o per fare la salsa, presto potrebbero arrivare nel reparto ortofrutta del supermercato o negli stand dei mercati rionali i primi pomodori a lunga conservazione, che restano freschi e sodi come appena colti per molte settimane: sono i pomodori nati togliendo al Dna della pianta i geni dei due enzimi della maturazione di questo ortaggio.È l’ultima modifica genetica con una possibile ricaduta in campo agroalimentare e si deve a Asis Datta del National Institute of Plant Genome Research di Nuova Delhi. I ricercatori indiani hanno identificato i due enzimi principalmente responsabili della maturazione del pomodoro dopo il raccolto, un fenomeno da incubo per i produttori che perdono moltissima merce dopo il raccolto perchè matura troppo in fretta e diviene invendibile. Togliendo i geni per questi enzimi, alfa-mannosidasi (alfa-Man) e beta-D-N-acetilesosaminidasi (beta-Hex), i pomodori restano sodi e succosi per 45 giorni contro i 15 circa di un pomodoro standard. La notizia è riportata sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze ’PNAS’. Molte perdite in campo ortofrutticolo sono ascrivibili al viaggio dei prodotti dal campo agli scaffali di mercati e supermercati perchè nelle varie tappe della filiera, ortaggi e frutta maturano fino spesso a perdere la compattezza che gli è propria divenendo di fatto invendibili: si calcola che il rammollimento dei frutti è responsabile di qualcosa come il 40% della perdita di merce post-raccolto.I pomodori sono particolarmente delicati ed è facile che si si ammacchino da un passaggio all’altro, così spesso quando arrivano a destinazione ordinati nelle cassette, si presentano già troppo rossi e privi di quella compattezza che li rende appetibili al consumatore, ovvero non sono più sodi e sono destinati ad una sonora bocciatura alla prova del tatto dell’acquirente che li sta scegliendo per metterli nel carrello della spesa. Di fatto, giunti a destinazione, i pomodori standard durano qualche giorno e poi il loro aspetto sarà così mal messo che nessuno li vorrà più acquistare. «In un’economia globalizzata - scrivono gli autori del lavoro su PNAS - il controllo del processo di maturazione della frutta è di importanza strategica perchè l’eccessivo rammollimento di questi alimenti limita la loro vita sugli scaffali». Per far durare di più i pomodori gli scienziati indiani hanno individuato i due enzimi principalmente responsabili della loro maturazione, alfa-Man e beta-Hex.Tolti i geni per questi enzimi dal Dna dei pomodori, questi diventano a lunga conservazione, durano cioè mediamente 45 giorni contro i 15 giorni di un pomodoro standard. Invece la pianta del pomodoro e la qualità e quantità del raccolto non subiscono alcuna modifica dall’eliminazione di questi enzini, per cui non sembra esserci controindicazione per l’utilizzo di questo intervento di ingegneria genetica. La manipolazione dei geni di questi enzimi, dunque, potrebbe avere delle ricadute pratiche importanti in ambito agroalimentare; potenzialmente, infatti, la rimozione di questi enzimi potrebbe essere applicata anche alla frutta per allungare la sua vita sugli scaffali.

fonte: La Stampa

Scontro sulle semine Ogm

Monday, February 1st, 2010

Il ministero delle Politiche agricole dovrà autorizzare entro 90 giorni l’avvio delle coltivazioni Ogm anche in assenza di norme specifiche da parte delle Regioni. La sentenza del Consiglio di Stato (numero 183 del 19 gennaio 2010) è destinata a lasciare il segno nella spinosa vicenda delle biotecnologie che continua a spaccare il paese tra favorevoli e contrari.

La causa ha inizio nel 2006 quando il maiscoltore friulano, Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra insieme ad altri 400 agricoltori, rompe gli indugi e mette in mora l’Italia «perché vieta di seminare mais Ogm regolarmente iscritto nel catalogo europeo». Al primo round, presso il Tar, gli agricoltori perdono. I giudici, infatti, fanno propria una nota del ministero delle Politiche agricole in base alla quale l’autorizzazione alle coltivazione Ogm è successiva al varo delle norme da parte delle regioni che devono assicurare la coesistenza tra varietà geneticamente modificate, tradizionali e biologiche.

Nuovo ricorso da parte degli agricoltori e la sentenza del consiglio di Stato che chiarisce: le regioni non intervengono in alcun modo nel procedimento di autorizzazione che è di competenza esclusivamente statale; l’iscrizione di una semente transgenica nel catalogo europeo, dunque verificati i requisiti di sicurezza, ha efficacia in tutti i Paesi membri; in attesa dei piani di coesistenza regionali non viene meno l’obbligo di autorizzare la coltivazione di Ogm. E sulla base di questi presupposti i giudici fissano un termine di 90 giorni per il rilascio dell’autorizzazione da parte del ministero delle Politiche agricole.

«La sentenza è inequivocabile – afferma Duilio Campagnolo, presidente di Futuragra – seminare Ogm è un diritto degli agricoltori e le linee guida sulla coesistenza non sono e non potranno essere un ostacolo all’innovazione». Per il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, «si mette fine al paradosso italiano che prevede l’import e l’uso derivati di mais e soia transgenici e il divieto imposto ai produttori di accedere a tali innovazioni con un ostracismo ideologico che richiama quel no al nucleare che tanto è costato negli ultimi anni al sistema paese».

I principali produttori di biotech sono Stati Uniti, Argentina e Brasile con oltre 98 milioni di ettari coltivati su 125 milioni registrati nel 2008 da cui l’Italia importa il 90% di soia destinato alla filiera zootecnica. Dal prossimo maggio, dunque, scatteranno le prime semine di mais Ogm? Per il ministro Zaia non sarà così. «Continueremo a difendere cittadini e agricoltori. La sentenza segue il dettato delle leggi e dei codici, ma contravviene in modo palese alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle regioni italiane che non vogliono Ogm nei loro campi». Insomma, al ministro appare «impossibile» la coltivazione di Ogm se non in presenza di un piano di coesistenza, piano che può essere realizzato soltanto in accordo con le regioni. Dunque, «difficilmente arriverà un parere favorevole».

E se anche dovesse arrivare il via libera, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, annuncia che ricorrerà a un referendum «per difendere il sacrosanto diritto dei cittadini e degli agricoltori di mantenere i propri territori liberi dagli organismi geneticamente modificati». Per il presidente della Cia, Giuseppe Politi, la decisione del Consiglio di Stato «appare frettolosa e soprattutto in controtendenza con quanto e presso dagli stessi cittadini italiani, che in più di un’occasione si sono dichiarati contrari al cibo-biotech. Su un argomento del genere ci vuole riflessione e confronto fra tutte le parti interessate, a cominciare dai produttori agricoli».

Le regioni, tagliate fuori dal Consiglio di Stato, rivendicano il proprio ruolo. Per l’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, è necessario varare al più presto uno «scudo anti-Ogm» e in questo senso sollecita l’approvazione del documento di indirizzo già messo a punto dalle regioni. «Questa sentenza – spiega il coordinatore degli assessori agricoli regionali, Dario Stefàno – ci costringe a prendere una decisione». Se ne parlerà nella riunione tecnica della Conferenza Stato-Regioni la prossima settimana. «Occorre evitare posizioni di retroguardia – sottolinea il responsabile agricolo della Lombardia, Luca Daniel Ferrazzi – ma nello stesso tempo occorre garantire da eventuali inquinamenti le filiere di qualità che contraddistinguono il made in Italy».

Fonte: Il Sole 24 ORE

Pericolosi e dannosi Perché è stato deciso lo stop sugli Ogm

Thursday, January 28th, 2010

Ne ha per tutti, Giulia Maria Crespi. Per le multinazionali, «più potenti dei petrolieri» che con gli organismi geneticamente modificati «stanno corrompendo il mondo». Per Luca Zaia, ministro di un’agricoltura «al collasso ». E per la Chiesa, che starebbe diventando, secondo il presidente onorario del Fondo per l’ambiente italiano, il cavallo di Troia dei terribili Ogm. Però Zaia li ha fermati.

Non è contenta?
«Già. Nessuno ha detto il vero motivo per cui l’ha fatto».

Lei lo sa?
«Certamente. Perché lo stesso giorno in cui doveva essere ratificato l’accordo con le Regioni che avrebbe dovuto diventare operativo da domani 28 gennaio la Monsanto, una delle grandi multinazionali che producono gli Ogm, è stata costretta a pubblicare un dossier riservato da cui risultava che animali nutriti con mais geneticamente modificato avevano subìto gravi danni al fegato e ai reni. Ecco la verità».

Resta il fatto che gli Ogm in Italia sono fermi, al contrario di quanto sembra accadere in Europa.
«Resta il fatto che l’agricoltura italiana è al completo collasso. E agricoltura vuol dire turismo, occupazione, difesa idrogeologica. Diciamolo: finora Zaia è stato un disastro. Si cura soltanto di prendere il posto di Giancarlo Galan. Non si è minimamente occupato di aiutare le aziende agricole».

Come, come?
«Senta, l’unica cosa che ha fatto è stato aumentare le quote latte, facendo un favore ai suoi leghisti».

Questo non è aiutare le aziende?
«Bell’aiuto. Così anche i Paesi europei hanno preteso di aumentarle e ora più che mai c’è un dramma italiano, perché la concorrenza produce a minor costo. Infatti in Italia si stanno chiudendo stalle a più non posso. Me lo ha detto Zaia quando è venuto a trovarmi, con due auto blu e la scorta della Forestale. Lui è molto gentile, simpatico, un conoscitore dell’arte. Ma mi pare che i politici non si rendano conto della situazione».

È davvero arrabbiata.
«Sento delle cose che non vanno bene. Anche Pier Luigi Bersani dice: va bene la sperimentazione sugli Ogm, ma con prudenza. Con prudenza? E che cosa vuol dire? Se il mio vicino ha il mais geneticamente modificato, come posso impedire che la mia coltura venga inquinata dal polline? Lo sa che il polline viene portato dai venti? Che con il polline si arriva a contaminare anche le erbe selvatiche della stessa famiglia, diminuendo la biodiversità? E che in questo modo viene impoverito anche l’ambiente? ».

Se le cose stanno così, non è strano che un luminare come Umberto Veronesi abbia dichiarato che gli Ogm
«miglioreranno l’umanità»? «Miglioreranno l’umanità? Intanto sappiamo che in Argentina grandissime superfici coltivate con gli Ogm sono diventate sterili. E che la Food and drugs administration statunitense ha dato un giudizio negativo. Per quanto riguarda Veronesi, ha detto davanti a me che con gli Ogm si può fare agricoltura biologica, dimenticando che se così si eliminano certi insetti come la piralide, poi ci vogliono anche i diserbanti, i concimi, gli anticrittogamici… »

Ma l’uomo? Che prove esistono che facciano male alla nostra salute?
«Per saperlo con esattezza ci vorranno trenta o quarant’anni, ne ho parlato con gli esperti. Per il momento si privatizza un bene comune, perché il contadino che vuole utilizzare le sementi Ogm deve pagare una royalty a chi le produce, cioè le grandi multinazionali. Anni fa in India ci sono stati molti suicidi di contadini falliti perché si erano indebitati per questo e poi la siccità aveva compromesso i raccolti. Il contadino diventa dipendente delle potenti multinazionali, questo è il dramma ».

Veronesi, ma anche Rita Levi Montalcini. C’è chi sostiene che battaglie come la sua sono contro il progresso. Molte scoperte mediche e scientifiche sono avvenute forzando la natura.
«Non la insospettisce che anche la Chiesa stia aprendo agli Ogm organizzando convegni? »

Dovrebbe?
«Senta qua. E Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie».

Cos’è?
«La Genesi. Edizione critica ufficiale a cura di Civiltà cattolica presentata da Carlo Maria Martini. Ora, gli Ogm che cosa sono, se non la negazione di quel principio “secondo la propria specie”, che la Genesi attribuisce a Dio? Non so se tutti hanno chiaro che si uniscono specie diverse: specie vegetali con specie animali, insetti. È una cosa completamente diversa dai cosiddetti ibridi. Si manipola la natura, e alla lunga la natura si ribella».

Ma allora perché la Chiesa sarebbe favorevole agli Ogm?
«Dice che contribuisce a risolvere il problema della fame nel mondo».

Non lo dice soltanto la Chiesa.
«Mi pare una tesi un po’ fasulla. Per ora gli Ogm fanno prosperare soltanto le multinazionali. Alcuni anni fa la scienziata ambientalista indiana Vandana Shiva ci ha raccontato come le multinazionali sono riuscite a imporre il brevetto sul golden rice, che era il loro cibo. La conseguenza è che tutti adesso devono pagare le royalty. Si stanno appropriando di brevetti in tutto il mondo ».

Sergio Rizzo

Fonte: Corriere della Sera

Aperta la strada agli OGM in Italia?

Friday, January 22nd, 2010

Via libera, nel totale silenzio, alla coltura degli OGM in Italia: il 28 gennaio potrebbe arrivare, stando ad un articolo apparso sulla Stampa il 17 gennaio, la conferma formale della bozza sugli OGM che regolala linee guidea sulla coesistenza tra colture tradizionali e colture OGM e che indrodurrebbe anche in Italia la possibilità delle colture di organismi geneticamente modificati.

Venendo meno alla Convenzione di AARHUS a cui anche l’Italia aderisce, che impone l’informazione delle parti interessate dei cittadini, o degli stakeholder, si legge in una nota del Comitato Scientifico Equivita, arriva la notizia del raggiungimento dell’accordo tra tra Stato e Regioni sulla coesistenza delle colture:

“L’Unione Europea non poté elaborare le regole di coesistenza perché il suo Comitato Scientifico dichiarò che tale coesistenza era inattuabile (gli Ogm, anche se coltivati a distanza di chilometri, finiscono sempre per inquinare ogni altra piantagione attraverso l’aria, i pollini, gli insetti, e anche attraverso il suolo). Fu scaricata la “patata bollente” dell’elaborazione di queste “linee guida” sugli Stati Membri, che a loro volta, ovunque possibile, l’hanno scaricata (in Italia è avvenuto così) sulle loro amministrazioni regionali. Le quali non hanno potuto fare niente e in tal modo hanno impedito in Italia, come pure in svariati altri Stati Membri, l’autorizzazione alle colture GM. Oggi all’improvviso, senza alcun dibattito pubblico e in totale violazione della Convenzione di AARHUS, cui l’Italia aderisce (e che impone vengano informate le parti interessate dei cittadini, o gli stakeholder, che devono anche prendere parte al processo decisionale quando si elabora una iniziativa che riguarda l’Ambiente), ci giunge la notizia che l’accordo tra Stato e Regioni si sarebbe concluso. Con grande nostra sorpresa, dal momento che 16 Regioni Italiane si sono dichiarate “OGM Free” (e recentemente Barroso, presidente della Commissione Europea ha riconosciuto il diritto delle Zone “Libere da Ogm” ad esserlo)”
Le linee guida per la normativa regionale, superato il prossimo step, arriveranno sul tavolo della Commissione Ue. Va ricordato che tali norme dovranno comuqnue ispirarsi al “principio di precauzione per salvaguardare le produzioni agro-alimentari convenzionali e biologiche da possibili commistioni con le coltivazioni Ogm”.

Ma allo stato attuale, nonostante Barroso abbia ribadito che “Va riconosciuto il diritto delle Zone Libere da Ogm a continuare ad esserlo” esistono ancora poche certezze e molta confusione. I prossimi giorni potrebbero chiarire meglio la situazione, ma a questo punto salgono i dubbi e le ipotesi espresse nell’approfondimento dedicato al Codex Alimentarius pubblicato ieri su greenMe.it e sulla somiglianza delle normative introdotte dal Codice Agricolo Nazionale, che saranno operative in Italia a partire dal prossimo febbario e che prevedono una coesistenza tra le colture tradizionali e gli Ogm con le normative in materia contenute nel Codex. Secondo l’articolo 36, infatti, sarà possibile effettuare colture transgeniche senza che vengano imposti dei vincoli per evitare possibili contaminazioni delle colture tradizionali.

Anche i verdi in una nota chiedono al Governo e alle Regioni di fare un passo indietri e aprire “al più presto un confronto con gli agricoltori ed i consumatori e rispettino il principio di precauzione sulle coltivazioni geneticamente modificate. Approvare un protocollo che apre la strada agli Ogm sarebbe un attacco senza precedenti nel nostro Paese all’agricoltura di qualità, tipica e biologica italiana”.

Fonte: GreenMe

Mais Ogm tossico anche sulle nostre tavole?

Sunday, January 17th, 2010
Uno studio denuncia possibili danni agli organi interni nei mammiferi
Mais Ogm tossico anche sulle nostre tavole?Sono ormai diffusi in tutto il mondo, Europa compresa dopo il sì dell’Unione Europea. Sono i mais Ogm e hanno praticamente sostituito tutta la produzione di questo cereale che ritroviamo anche in molte forme e alimenti che raggiungono le nostre tavole.
Forse non ci sarebbe niente di male se - tra gli altri fattori negativi da sempre sostenuti dagli avversatori dei “cibi Frankenstein”, come sono soliti chiamarli – non ci fosse anche il fatto che, a quanto pare, siano altamente tossici per i mammiferi. Questo, almeno, secondo uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Biological Sciences.Secondo questo studio, tre varietà di mais geneticamente modificato e prodotto dal colosso Monsanto sarebbero responsabili di rilevanti danni agli organi dei mammiferi. In particolare, nei topi utilizzati per lo studio.
I ricercatori hanno fatto notare che gli effetti generali si sono «concentrati soprattutto sulla funzionalità epatica e renale» che fa parte dei due principali organi di disintossicazione. Tuttavia, nel dettaglio, i diversi tipi di mais hanno sortito diversi effetti negativi poiché, secondo il dr. Gilles-Eric Séralini e colleghi «[…]queste sostanze non sono mai state parte integrante della dieta umana o animale, e quindi le loro conseguenze sulla salute di coloro che le consumano, specialmente su lunghi periodi di tempo sono attualmente sconosciute».
La polemica nasce anche dal fatto che la Monsanto raccoglie i propri dati statistici sui prodotti Ogm dopo aver condotto uno studio di circa tre mesi anche se, sottolineano i ricercatori, i problemi cronici raramente possono mostrarsi dopo soli 90 giorni. Nonostante ciò, hanno concluso che «questo mais fosse sicuro per il consumo. Tuttavia, l’approvazione della comunità mondiale, alla luce degli ultimi risultati, può essere stata prematura».

La risposta della Monsanto non si è fatta attendere e ha commentato lo studio affermando che questi è “basato su difettosi metodi analitici e di ragionamento e non mettono in discussione la valutazione di sicurezza per questi prodotti”.
Secondo i ricercatori invece, lo studio è in contraddizione con le conclusioni della Monsanto poiché si trascurano «sistematicamente gli effetti significativi per la salute nei mammiferi che mangiano Ogm, che sono diversi nei maschi e nelle femmine, o non proporzionali alla dose. Questo è un errore molto grave, drammatico per la salute pubblica. Questa è la conclusione principale che è emersa dal nostro lavoro».
Mentre infuria la polemica, noi consumatori non sappiamo bene cosa portiamo in tavola e gli effetti che questo può avere sulla nostra salute, salvo forse scoprirlo un giorno…
(lm&sdp)

Fonte: La Stampa

I cerchi nel riso l’ultima protesta di Greenpeace

Friday, September 25th, 2009
 
Dopo la Tailandia, Greenpeace porta la «rice art» anche in Italia. Questa mattina infatti, un enorme disegno di circa 800 metri quadri è comparso in una risaia biologica nella provincia di Milano. Gli attivisti hanno lavorato diverse ore per tracciare la sagoma dello stivale italiano che calcia via gli OGM. L’obiettivo è proteggere il riso e l’agricoltura italiana dalla minaccia dell’ingegneria genetica nel settore agro-alimentare.

Contro gli Ogm la “rice art” di Greenpeace

Friday, September 4th, 2009
In Thailandia l’opera d’arte naturale dei contadini e volontari
ROMA
Greenpeace lancia la “rice art”, disegni naturali nei campi di riso biologico di Ratchaburi, Thailandia, una gigantesca opera d’arte naturale dei contadini locali e dei volontari dell’associazione contro la minaccia degli Ogm. Il disegno rappresenta contadini con cappelli di paglia intenti a raccogliere il riso, un modo per mostrare le tradizioni e lo stile di vita dei coltivatori. L’obiettivo degli attivisti è celebrare la produzione di riso in Thailandia e ricordare al governo di proteggerla dalla minaccia dell’ingegneria genetica e dagli impatti dei cambiamenti climatici.Il campo è stato seminato con due varietà di riso biologico di due colori diversi, dalla comunità locale insieme con i volontari di Greenpeace. La prima varietà, Chai-nat 1, è una varietà locale, e la seconda, Khum Phayao, è una varietà tradizionale di riso nero.

Greenpeace chiede così ai governi di vietare gli Ogm, in particolare il riso transgenico. «Non è mai stato dimostrato - sottolinea Greenpeace - che gli Ogm siano sicuri per il consumo umano, mentre rappresentano un grosso rischio per agricoltori e ambiente. Riducendo la biodiversità e spingendo verso la monocoltura, aumentano anche i rischi legati ai cambiamenti climatici».

«Il 70 per cento delle aree di estrema povertà si trovano in zone agricole dove i coltivatori dipendono dalle piogge per i propri raccolti, dove poca o troppa pioggia equivale a un disastro», ricorda Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm, di Greenpeace Italia, aggiungendo: «Il mondo deve riconoscere che l’agricoltura è un settore particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, e i governi devono assicurare l’adozione di strategie basate su tecniche di agricoltura sostenibile».

Greenpeace fa campagna per un’agricoltura e una produzione di alimenti Non-Ogm, basati su principi di sostenibilità, protezione della biodiversità e in grado di fornire a tutte le persone l’accesso a cibi sicuri e nutrienti.

Fonte: La Stampa

Mais Ogm, parere Ue favorevole

Friday, July 3rd, 2009

L’Autorità europea di sicurezza alimentare di Parma (Efsa) ha pubblicato un parere scientifico favorevole alla domanda di ri-autorizzare per 10 anni la commercializzazione e coltivazione del mais transgenico Monsanto Mon 810. Si tratta dell’unico Ogm coltivato in Europa (sullo 0,119% dei terreni agricoli, secondo dati di Greenpeace), quasi esclusivamente in Spagna, con circa 80.000 ettari.

Già approvato dall’Ue nel 1998, il Mon 810 è modificato in modo che la pianta contenga una sorta di insetticida ’incorporatò contro alcune specie di lepidotteri infestanti (Piralide e Sesamia). Le critiche degli ambientalisti riguardano soprattutto i “danni collaterali” ambientali di questo Ogm, ovvero gli effetti della sua proteina insetticida Cry1Ab sulle specie di insetti ’non-target’, non dannosi per le coltivazioni. La sua ri-approvazione (la precedente autorizzazione durava 10 anni) dovrebbe permettere di continuare a coltivarlo, senza soluzione di continuità, nei paesi europei che ancora lo fanno (oltre alla Spagna, ci sono pochi ettari in Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania).

Nel frattempo, sei Stati membri hanno attivato la “clausola di salvaguardia” prevista dalla legislazione Ue, che consente un divieto nazionale temporaneo di coltivazione. I sei paesi sono Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Lussemburgo e Germania. Tutti i tentativi di costringere alcuni di questi Stati membri a revocare i divieti nazionali, fatti fin qui dalla Commissione europea in base ai pareri dell’Efsa, sono stati respinti dalla maggioranza qualificata dei Ventisette in Consiglio Ue.

Durante l’ultimo Consiglio Ambiente dell’Ue, il 25 giugno a Lussemburgo, 11 paesi hanno chiesto alla Commissione di prevedere una modifica della legislazione comunitaria che lasci agli Stati membri la decisione finale se coltivare o no degli Ogm sul loro territorio, fatta salva la decisione a livello europeo sull’autorizzazione a commercializzare i prodotti transgenici importati.

Il parere positivo dell’Efsa non vale, di per sé, come via libera. L’autorizzazione finale viene data dalla Commissione europea, se non si manifesta una maggioranza qualificata contraria da parte degli Stati membri. Fin dall’ottobre del 1998, l’Ue non ha mai autorizzato alcun nuovo Ogm per la coltivazione in Europa, mentre la moratoria è caduta nel 2004 per commercializzare i prodotti Ogm importati. Una ventina di questi ultimi sono stati approvati, da allora, direttamente dall’Esecutivo comunitario, dopo che gli Stati membri non erano riusciti a trovare una maggioranza qualificata né a favore né contraria.

Proprio con il Mon 810 sembra arrivata l’ora della resa dei conti: per la prima volta in oltre 10 anni, gli Stati membri dovranno approvare la coltivazione di un Ogm per mantenere lo ’status quò (visto che questo mais transgenico è già coltivato) e non per modificarlo (ciò che i Ventisette hanno finora rifiutato di fare). Se una maggioranza qualificata di paesi si pronunciasse contro la ri-autorizzazione, l’Ue diventerebbe esente da coltivazioni Ogm su tutto il suo territorio.

Fonte: La Stampa

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