Posts Tagged ‘nucleare’

La scomoda verità dei conti energetici e l’inganno nucleare

Tuesday, February 23rd, 2010

L’economia mondiale oggi è alimentata fondamentalmente da combustibili fossili, che nel 2007 coprivano l’81,4% dell’energia primaria (calore, elettricità, carburanti) utilizzata (vedi figura 1).

consumi di energia primaria nel 2007 (IEA)

fig.1: consumi di energia primaria nel 2007 (IEA)

Piuttosto modesto risulta il contributo del nucleare, pari al 5,9% addirittura in calo rispetto al 6,2 % del 2006; inoltre tale dato rappresenta il calore prodotto dalle centrali nucleari che viene in massima parte disperso e solo il 30% – 35% convertito in elettricità. Quindi il nucleare ha fornito nel 2008 come energia elettrica realmente utilizzata, meno del 2% dell’energia primaria utilizzata nel mondo. Rispetto ai consumi mondiali di sola elettricità, il nucleare ha fornito il 13,8%, molto meno dell’idroelettrico che ha dato il 15,6% . L’andamento storico dei consumi mondiali mostra una crescita media annua negli ultimi 30 anni di circa il 2% coperta prevalentemente con il ricorso a carbone, petrolio e gas naturale.

Continuando con questo tasso di aumento si dovrebbe quindi fronteggiare una domanda di 15.500 Mtep nel 2020 e di ben 28.000 Mtep nel 2050[1]. Considerare una crescita dei consumi costante e pari al 2%, fino al 2050 comporta la necessità di reperire 168.500 Mtep per alimentare l’economia mondiale fra il 2006 e il 2020, e ben 856.000 Mtep fino al 2050. Il livello di trasformazione del pianeta che l’utilizzo di queste quantità di energia provocherebbe sugli ecosistemi planetari, sarebbe di per sé insostenibile a prescindere da qualsiasi altra considerazione sulle emissioni di gas serra.

Una simile prospettiva deve fare inoltre i conti con la disponibilità delle fonti non rinnovabili che hanno fino ad oggi alimentato il sistema economico mondiale.

Carbone

Le riserve mondiali accertate di antracite alla fine del 2007, ammontavano a 430.896 milioni di tonnellate, mentre quelle di lignite 416.592 milioni di tonnellate, corrispondenti complessivamente a circa 457 Gtep[2] [3].

Petrolio

Alla fine del 2007, le riserve accertate di petrolio ammontavano a 168,6 Gtep[4].

Gas naturale

Le riserve accertate di gas naturale a fine 2007 risultavano pari a 177.360[5] miliardi di metri cubi, equivalenti a 146,3 Gtep.

Nucleare

Le riserve di Uranio accertate ammontano a circa 5,5 milioni di tonnellate[6]. corrispondenti a 18-29 Gtep elettrici, dal momento che l’unica energia utilizzabile di una centrale nucleare è quella elettrica. Nel caso si potesse ipotizzare in futuro un uso termico dell’energia nucleare le riserve corrisponderebbero, in termini di energia termica, a 55-88 Gtep. [7]

risorse enegeticheQuanto detto e riassunto nella tabella, significa che se continueremo con lo scenario di crescita dei consumi degli ultimi trent’anni, prima del 2050 avremo esaurito tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate. Gli economisti ed i politici obiettano che nel frattempo si svilupperanno nuove tecnologie, e nuove risorse saranno rese sfruttabili, e possiamo ragionevolmente pensare che almeno in parte ciò accadrà. Di fronte a queste cifre sorge tuttavia tutta una serie di interrogativi:

  • E’ giusto e responsabile legare il futuro dell’umanità ad auspici, promesse e speranze, di nuove scoperte?
  • Siamo così sicuri che il ritmo di scoperte ed invenzioni continuerà in questo secolo ad essere veloce come quello eccezionale del secolo scorso?
  • Quanto sono consapevoli i politici di stare guidando il mondo sul filo del rasoio?
  • Quanto sono consapevoli i cittadini che chi decide le sorti del mondo sta scommettendo in modo così spericolato sul loro futuro?

Tornando al nucleare bisogna considerare che circa il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione sono stati realizzati fra il 1975 e il 1985, e quindi verranno chiusi fra il 2030 e il 2040. Ciò significa che per mantenere l’attuale potenza nucleare, che nello scenario inerziale considerato rappresenterà nel 2020 appena il 4% del fabbisogno mondiale di energia primaria, considerando costi di realizzazione stimati in 7 $/W 5,46 €/W (stima di Moody’s Investors-2008)[8], sarà necessario sostituire circa 250 GW che saranno chiusi, con un costo di circa 1.365 miliardi di euro. Senza cobntare i costi di smantellamento delle vecchie centrali, assai più elevati degli stessi costi di costruzione, motivo per cui nel mondo si sta prolungando la vita di questi impianti ben oltre il tempo previsto nei progetti; ciò non può non avere crescenti conseguenze sulla sicurezza. Basta solo questo per comprendere che il nucleare riveste un ruolo marginale nel futuro energetico mondiale.

scorie nucleari

scorie nucleari

A questo aggiungiamo le permanenti incertezze su costi ed affidabilità per la gestione finale delle scorie e il fatto che il costo dell’uranio è aumentato di 10 volte fra il 2003 e il 2007. Anche nel  paese tecnologicamente più avanzato, gli USA, dopo 50 anni di ricerche il problema di un deposito sicuro per le scorie ad alta radioattività non ha ancora trovato soluzione. Secondo Chemistry and Engineering News del 5 maggio 2008, le scorie rimarranno sui piazzali delle centrali per un tempo indeterminato

Bisogna anche notare che nessuna nazione europea, e tanto meno l’Italia, produce o ha riserve di Uranio, per cui non sarà certo lo sviluppo del nucleare che potrà aiutarci ad avere maggior indipendenza energetica. Il costo dell’uranio, poi, è destinato a crescere per il fatto che dopo il 2030 saranno esaurite le miniere ad alta concentrazione in giacimenti sabbiosi e quindi facili da trattare (soft ore) e si dovrà ricorrere all’estrazione di uranio da graniti (hard ore) e ad una concentrazione di uranio decine di volte inferiore. Ciò implicherà costi molto più elevati e più alti consumi di combustibili per la sua estrazione. Si prevede che i crescenti consumi delle attività di estrazione porteranno rapidamente le emissioni di CO2 del kWh nucleare a superare quelle relative alle centrali a gas, smentendo anche il presunto ruolo dell’energia nucleare in uno scenario di riduzione delle emissioni.

Inoltre, sempre secondo il già citato rapporto di Moody’s, il costo del kWh nucleare sta aumentando del 7% all’anno, e quindi nel 2020 sarà raddoppiato passando dagli attuali 0,07 € a 0,14 €. Ciò comporta che se per quella data il 25% dell’elettricità verrà prodotta dal nucleare, come nei piani del nostro governo, la bolletta elettrica degli italiani sarà più pesante del 25%; cioè su una bolletta annua di 500 € il cittadino si troverebbe a pagare ben 125 € in più.

L’utopia che vi propongo oggi è molto semplice: che si dica la verità alla gente.

Alla prossima utopia

 


[1] In realtà  la situazione è molto più problematica se consideriamo il fatto che ci sono più di 1.320 milioni di cinesi che hanno accresciuto i loro consumi energetici fra il 2006 e il 2007 di ben il 7,7%, ed inoltre questo aumento è andato in massima parte a vantaggio del 20% più ricco della popolazione.

 

[2] 1Gtep (gigatep) = 1000 Mtep, cioè un miliardo di tep (tonnellate equivalenti petrolio)

[3] Dati tratti da BP Statistical Review of World Energy, June 2008 Considerando per l’antracite un potere calorifico inferiore medio pari a 30Gj/t, corrispondente a 0,7 tep e per la lignite un potere calorifico inferiore pari a 15 GJ/t, corrispondente a 0.36 tep, le riserve accertate di carbone corrispondono complessivamente a 457 Gtep.

[4] Dati tratti da BP Statistical Review of World Energy, June 2008

[5] Dati tratti da BP Statistical Review of World Energy, June 2008

[6] Fonte: IAEA (International Atomic Energy Agency) Annual Report-2007 e si riferisce alla quantità di “combustibile nucleare” producibile con l’uranio estraibile ad un costo inferiore ai 130 $/kg.

[7] Il fattore di conversione in energia termica utilizzato nel Red Book della OECD NEA/IAEA è 10.000-16.000 tep per tonnellata di ossido di uranio; la variabilità così ampia dipende dalle diverse tecnologie adottate nei reattori nucleari. Dal momento che l’energia utile prodotta dai reattori nucleari è solo quella elettrica, viene considerato il 33% che è un rendimento medio/alto di una centrale nucleare. In definitiva il fattore di conversione utilizzato è 3.300-5.280 tep/tonnellata di Uranio.

[8] Moody’s Corporate Finance, “New Nuclear Generating Capacity”, May 2008

Fonte: Ecquo

Obama sblocca fondi per due centrali nucleari dopo 30 anni di stop nel settore

Thursday, February 18th, 2010

L’amministrazione Usa ha dato il via libera a prestiti garantiti per 8,3 miliardi di dollari (6,1 miliardi di euro) per la costruzione di due centrali nucleari a Burke, in Georgia. L’annuncio è stato ufficializzato dal presidente Barack Obama in visita in un centro per lo sviluppo di energie pulite presso Washington. «Dobbiamo costruire una nuova generazione di impianti energetici puliti e sicuri», ha detto Obama, ricordando che si tratta dei primi investimenti per l’energia nucleare dopo 30 anni di stop. Verrà utilizzata una legge del 2005 che autorizza il dipartimento dell’Energia a emettere prestiti in garanzia fino a 18,5 miliardi di dollari per progetti che aiutino la riduzione del gas serra. Gli impianti saranno ultimati tra il 2016 e il 2017. I due reattori dovrebbero generare energia per 1,4 milioni di persone e creare 3 mila nuovi posti di lavoro di cui 850 permanenti. 

FUTURO -«So bene che quest’annuncio verrà accolto da qualcuno con favore da qualcun’altro con forti dissensi», ha detto il capo della Casa Bianca. «Ma voglio mettere l’accento su un punto: anche se ci sono opinioni diverse, queste non possono impedirci di fare passi avanti. Su una questione come quella energetica che condiziona la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a essere bloccati nel vecchio dibattito tra destra e sinistra, tra ambientalisti e imprenditori». Obama ha spiegato che «una sola centrale atomica consente di tagliare 16 milioni di tonnellate di CO2 rispetto a un impianto a carbone. È come togliere dalla strada 3,5 milioni di auto».

PIANO ENERGETICO - Gli investimenti per le due nuove centrali fanno parte di un ampio piano per l’efficienza energetica annunciato da Obama, tra il quale sono compresi 130 milioni di dollari in cinque anni per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e allo stesso tempo stimolare la crescita economica a livello locale.

Fonte: Corriere della Sera

A.A.A. candidato filonucleare cercasi

Wednesday, February 17th, 2010

nuclearesA.A.A. candidato filonucleare cercasi. Una singolare emorragia di consensi per l’atomo ha colpito i candidati del centrodestra in lizza per le regionali di fine marzo. Dal Veneto alla Lombardia, dal Lazio alla Puglia passando per la Campania, gli aspiranti governatori del Pdl fanno a gara nel dire che di centrali nucleari non vogliono sentir parlare. L’ondata di contagio ha toccato anche la Sicilia e la Sardegna, altre regioni governate dal centrodestra, che, ad ogni buon conto, mettono le mani avanti garantendo che l’uranio non sbarcherà sulle isole. E’ una manifestazione corale, sempre più netta man mano che ci si avvicina al voto. Resta solo da vedere se, a urne chiuse, non si verificherà una seconda epidemia, questa volta caratterizzata dall’amnesia.

Fonte: http://cianciullo.blogautore.repubblica.it/2010/02/14/a-a-a-candidato-filonucleare-cercasi/

La Repubblica

Tesoro: raddoppiano i fondi per il nucleare

Tuesday, February 9th, 2010

Ammonta a 92.051.828.000 euro il Budget dello Stato, poco più di un miliardo in più rispetto al 2009 (+1,19%). E’ quanto risulta dal Budget per il 2010 “presentato” e diffuso oggi dalla Ragioneria Generale dello Stato.

L’amministrazione centrale che presenta i maggiori costi è il ministero dell’Istruzione, che con i suoi 43,9 miliardi di euro, assorbe quasi la metà (il 47,7% ) dell’intero budget statale. Ma la “missione” relativa all’istruzione scolastica, che va dall’istruzione prescolastica e scuola primaria fino ai corsi di formazione per il lavoro, in un anno ha perso quasi un miliardo di euro, passando dai 44,3 miliardi del 2009 ai 43,4 mld del Budget previsto per il 2010 (-2%). Al secondo posto, per costi, è la Difesa (19,9 miliardi che rappresentano il 21,6% del budget). Agli ultimi posti figurano invece il ministero dell’Ambiente (143 milioni) e il ministero dello Sviluppo economico (243 mln). Meno risorse al sistema dei trasporti e alle infrastrutture, aumento delle risorse invece per il comparto energia, con la voce per “nucleare, elettrico ed energie rinnovabili” che vede addirittura, dal 2009 e il 2010, quasi un raddoppio dei fondi a diposizione (+92,8%). Vedono un aumento degli stanziamenti (+31,1%) anche la ricerca e l’innovazione, la tutela della salute (+4,6%), la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (+3,4%). In calo la ‘posta’ a bilancio per le relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (-2,2%). Lo Stato tira poi la cinghia su tutte quelle spese che riguardano le stesse amministrazioni (-38,5%). Il costo del personale pubblico, tra retribuzioni e altre uscite, ammonta 79,9 miliardi di euro, con un’incidenza percentuale dell’86,83% sul totale dei costi delle amministrazioni centrali e del 16,86% sul totale generale dello Stato. Rispetto agli 80,1 miliardi di euro del budget 2009, le spese complessive per il personale mostrano un lieve calo. A fare la parte del leone si confermano le strutture che fanno capo al ministero dell’Istruzione: nel 2010 il personale di questo ministero assorbirà risorse per 42,9 miliardi, più della metà del totale delle amministrazioni centrali dello Stato (53,7%).

Fonte: Ansa .it

Nucleare: Di Pietro inizia la raccolta di firme per il referendum

Monday, February 8th, 2010

Antonio Di Pietro spinge l’acceleratore per il referendum contro l’energia nucleare, tanto da aver iniziato la raccolta delle firme proprio nei saloni dell’hotel che ospita il primo congresso Idv.

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

 

E lo fa non senza ironie verso «qualche attempato ambientalista che dice che il referendum non si deve fare perchè sennò si rischia di perdere». «Bene, è la stessa logica di uno – prosegue scatenando l’ilarità dei delegati – che dica che se ti stanno per sparare mentre sei davanti a una finestra è inutile che ti butti di sotto, perchè potresti farti male. E così… stai sicuro che ti sparano e ti ammazzano». È lo stesso leader Idv a fornire la lettura politica della sua metafora: «Tradotto – spiega infatti – vuol dire che c’è un solo modo per fermare queste cose. Perchè se vogliono costruirle, le centrali nucleari le fanno ma se tu non le vuoi, l’unico modo che hai per opporti è quello di fare un referendum».

Ma Legambiente insiste: scelta inopportuna

“Il ritorno al nucleare in Italia è questione troppo seria per farne mero strumento di propaganda politico-elettorale di un partito” dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, durante la riunione del direttivo nazionale dell’associazione, in corso a Roma. “Le associazioni ambientaliste, che non sono convertite dell’ultima ora, Legambiente in primis, ritengono che oggi ci siano molti strumenti più efficaci per battere il nucleare _ sottolinea _ la battaglia contro il ritorno dell’atomo si può vincere, se nessuno tenta fughe in avanti e si costruisce un movimento forte e trasversale. Dunque, “capiamo perfettamente l’intenzione di Di Pietro, neofita dell’antinucleare, di stare in piazza per raccogliere le firme contro l’ipotesi di nuovi impianti, capiamo meno l’irresponsabilità a lanciare, in assoluta chiusura autoreferenziale, un referendum senza porsi il problema di vincerlo allargando le alleanze e facendolo nei tempi adatti”.

Fonte: Ecquo

No nucleare, il nuovo fronte antagonista

Monday, February 8th, 2010

Una recente manifestazione antinucleare a Saluggia

Su radio e siti il tam tam:
la Tav non basta

La lotta al Tav è importante ma, alla fine, riguarda solo un settore, un’area limitata. C’è un’altra battaglia da condurre, decisiva e globale: quella contro il nucleare». E’ un militante che si presenta solo con il nome di battesimo, quello che - dai microfoni di Radio Black Out, lancia la nuova compagna di lotta contro l’energia nucleare. Un’ora di proclami, anche dai toni abbastanza minacciosi, sottolineati dall’ennesima ondata di scritte con la vernice spray, sui muri dell’Italgas e dell’Enigas di Torino.

Poi: «Il dominio dell’energia, con tutto quello che comporta, distruzione dell’ambiente, sfruttamento, colonialismo è decisivo…è arrivata l’ora di agire».
Dopo una lunga analisi dedicata ai pericolo di costruire le nuove centrali, che rientrerebbero nel progetto dell’imperialismo mondiale di tenere sotto controllo l’energia, l’anonimo speaker si concentra sulla figura dell’anarco-terrorista Marco Camenisch, 59 anni, arrestato in seguito a una serie di attentati esplosivi contro i tralicci dell’energia elettrica (anni ‘70), arrestato, evaso e infine latitante in Italia, dove fu di nuovo arrestato nel 1991, dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri. Attualmente è detenuto nel carcere di Kloeten. Accusato di essere coinvolto nell’uccisione di una guardia, sarà presto processato. Rischia l’ergastolo. «Camenisch teorizzava anche di attaccare le linee elettriche su cui transitava l’energia prodotta nelle centrali e, nonostante il carcere, non ha mai fatto mancare la sua solidarietà e il suo impegno».
Esaurita l’apologia (tutt’altro che casuale) di questo controverso personaggio della rete eversiva internazionale, l’ospite della trasmissione di Rbo, passava all’attualità: «Attaccare in primo luogo l’Enel e l’Eni, per il ruolo guida che hanno, nel contesto della ripresa del nucleare in Italia, promosso dal governo Berlusconi ma prendere di mira anche le aziende, tutte le aziende, coinvolte negli appalti, che producano gli impianti, dalla turbine all’ultimo bullone». Un progetto di mobilitazione che prende le mosse da una serie di assemblee e incontri nel centro sociale El Paso di Torino e all’interno del Politecnico. Tra i temi, «Le connivenze tra nucleare e Tav, esperienze di lotta antinucleare Anni ‘70-‘80». Quindi mostre e documenti su Trino Vercellese. E infine l’aggiornamento in diretta sulla situazione di Marco Camenisch «ribelle antinucleare prigioniero».
La Digos di Torino tiene sotto controllo la neo compagna di mobilitazione. Almeno per ora, solo iniziative politiche e appelli alla «mobilitazione».

 

 

 

Fonte: La Stampa

Nucleare, il governo contro le Regioni

Friday, February 5th, 2010

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d’intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.

CONFLITTO GOVERNO-REGIONI - Il governo ha più volte ribadito l’intenzione di riavviare un programma nucleare per l’Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987 aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso frenando anche i progetti già avviati a Montalto di Castro e Trino Vercellese. Ma alcune regioni avevano deciso di opporsi vietando con delle proprie leggi la destinazione del proprio territorio all’eventuale insediamento di nuovi siti nucleari. L’esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, comporterebbero - soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da parte delle altre regioni - l’impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.

LE MOTIVAZIONI - «L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha spiegato il ministro Scajola. «In punto di diritto - ha aggiunto - le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese». «Nel merito - ha continuato il ministro - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che «al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l’approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l’altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari». Scajola ha poi preannunciato che «il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese».

«RITORSIONE DEBOLE» - La prima reazione politica è di Ermete Realacci, deputato Pd ed ex presidente di Legambiente: «È una debole ritorsione, visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l’inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori. Quello del governo - ha aggiunto l’esponente democratico - è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata». Per il presidente dei Verdi, Bonelli «la decisione di impugnare le leggi delle tre Regioni che avevano detto no al nucleare è un atto fascista e fuori dalla democrazia. E’ sempre più evidente, ormai, la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l’esercito ed ignorando completamente la democrazia e le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov’è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale».

WWF: «SCELTA DANNOSA E ANTICOSTITUZIONALE» - Altra reazione molto critica quella del Wwf Italia, che reputa una ritorsione inutile e dannosa la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare le leggi regionali. «Nei provvedimenti fin qui presi dal Governo è stato gravemente leso il ruolo delle Regioni stabilito dalla Costituzione – che in materia di energia affida ad esse potere concorrente – facendo in modo che la potestà sul proprio territorio diventi non vincolante e, addirittura, non venga nemmeno considerata» Il WWF rileva inoltre che anche regioni attualmente governate dal centro destra, i cui atti non sono stati impugnati, hanno previsto il bando del nucleare dal proprio territorio. Questa ulteriore azione del Governo, tesa a imporre il nucleare alle Regioni con atti di forza e senza alcun dialogo, rappresenta un’evidente violazione delle competenze previste dalla Costituzione che non promuove di certo una maggiore autonomia dei territori in senso federalista, come una forza di Governo a parole chiede, ma propone logiche autoritarie e centralistiche.

Redazione Online

Energia, svolta della Germania il governo decide di tornare al nucleare

Tuesday, January 26th, 2010

 Sottovoce, step by step, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l’addio all’uso civile dell’energia atomica, ci ripensa. Dopo negoziati con i produttori di energia, il governo Merkel ha deciso  -  scrive oggi l’autorevole quotidiano conservatore Die Welt, molto vicino all’esecutivo  -  che per il momento tutti i 17 reattori nucleari resteranno in esercizio. Addio dunque all’addio al nucleare, che era stato deciso dal governo ‘rossoverde (socialdemocrazia ed ecologisti) al potere tra il 1998 e il 2005 con il cancelliere Gerhard Schroeder e il suo vice Joschka Fischer. Le decisioni finali, Berlino le prenderà in autunno. Presentando un paper strategico sulle scelte di fondo della politica energetica del paese. Ma comunque il documento, sempre in base al resoconto di Die Welt, porrà condizioni per un sostanziale prolungamento del ciclo produttivo dei reattori in servizio. Intanto due grossi reattori che avrebbero dovuto essere spenti ad aprile e a maggio resteranno accesi, e il segnale è chiarissimo, inequivocabile.

E’ una sconfitta decisiva per gli avversari dell’uso civile dell’energia nucleare, e una vittoria sia per i grossi produttori di energia in Germania (Eon, Rwe, Vattenfall, EnBW) sia per i colossi industriali, Siemens prima fra tutti, che nella produzione, fornitura ed esportazione di centrali nucleari della nuova generazione hanno un punto di forza della loro strategia di global player. Il governo federale non si è messo comunque sulla strada del nucleare senza riserve scelta ad esempio da Regno Unito, Francia, Russia, Cina, India o Brasile, che programmano la costruzione di decine di nuovi reattori. Per l’esecutivo di Berlino l’energia nucleare resta una ’soluzione-ponte’. Ma il ponte si allunga nel tempo a venire, in sostanza: è necessario molto più tempo di uso dei 17 reattori in esercizio, finché le energie rinnovabili ed ecologiche non saranno in grado di fornire significativamente più del 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale. “In Germania”, scrive il commento di Die Welt, “abbiamo posto limiti massimi d’uso di un reattore nucleare a 35 anni, negli Usa e in Svezia li usano per 60 anni”.

Attualmente, i 17 reattori ancora in servizio producono circa un terzo del fabbisogno energetico della prima potenza economica europea. Una percentuale non trascurabile, anche se ben lontana dall’80 per cento della Francia. Per varare la soluzione provvisoria, il primo passo dell’addio all’addio al nucleare, il governo ha escogitato uno stratagemma. Nella legge sull’addio al nucleare del governo rossoverde infatti erano previste non solo date per la chiusura scaglionata degli impianti (l’ultimo, Neckarwestersheim 2, dovrebbe essere spento nel 2022) bensì anche quantità ‘residuè di produzione di energia, distribuite tra i vari reattori a seconda della loro data prevista di spegnimento. La quantità di produzione di energia restante, assegnata a suo tempo alla centrale di Stade già spenta, sarà distribuita come quantità di produzione supplementare assegnata ai due reattori ancora accesi di Biblis A e Neckarwestersheim 1. I quali avrebbero dovuto chiudere rispettivamente in aprile e maggio di quest’anno. Adesso hanno molti più mesi di vita, col compito di produzione supplementare. Una soluzione provvisoria, ma il segnale politico è chiaro, sullo sfondo mondiale di una riabilitazione e riscoperta del nucleare.

Fonte: La Repubblica

Quanto costerà l’energia nucleare? Citigroup smentisce le rosee previsioni del Governo

Friday, January 22nd, 2010

Quale sarà il costo dell’energia elettrica dopo il ritorno al nucleare contestato e pericoloso? Avrà più o meno il prezzo delle patate, dice il Governo.

Per niente. Sarà ben più cara di ora se si prendono come punto di riferimento le valutazioni di Citigruoup, la più grande azienda di servizi finanziari nel mondo, relative ai costi e ai rischi degli investimenti nelle centrali nucleari.

Ora l’energia elettrica costa circa 65 euro per megawatt. Che l’energia nucleare costerà come le patate, o giù di lì, l’ha detto l’altro giorno il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, a margine del convegno sul nucleare organizzato dall’Enea.

L’Ansa registra la sua dichiarazione: nel momento in cui le centrali nucleari funzioneranno a regime in Italia, il costo dell’energia potrà scendere a 40 euro per megawatt. Il costo, ha spiegato, viene calcolato sulla base dell’impianto di finanziamento, a 40 anni, da parte delle banche.

Ben diversi i calcoli di Citigroup diffusi da Greenpeace nel briefing “Bufale nucleari”. Il punto di partenza è il rapporto “New Nuclear, The Economics Say No” pubblicato nel novembre 2009 da Citi Investment Research & Analysis, divisione di Citigroup Global Market.

Citigroup afferma in sostanza che ci saranno costi più alti e tempi più lunghi del previsto per la costruzione dei nuovi reattori. Nell’ipotesi di maggiori costi pari al 20% e di ritardi di due anni nella costruzione, il prezzo dell’energia dovrà essere pari ad almeno 70 euro per megawatt affinchè gli investimenti siano ragionevoli.

Cioè più alti rispetto ai 65 euro attuali e molto, molto più alti rispetto alle rosee indicazioni del sottosegretario.

Si può aggiungere che le previsioni di Citigroup peccano di manifesto ottimismo se si prende come punto di riferimento il reattore finlandese di Olkiluoto. Un reattore Epr come quelli che si vogliono costruire in italia.

Olkiluoto è ancora in costruzione. Doveva entrare in funzione tre anni fa e nessuno si azzarda a prevedere quando sarà ultimato. Nel frattempo i costi sono aumentati del 50%. Altro che i due anni di ritardo e maggiori costi del 20% preventivati da Citigroup…

Su Ansa il costo dell’energia nucleare secondo il sottosegretario Saglia

Il briefing “Bufale nucleari” diffuso da Greenpeace

Foto Flickr

Fonte: Blogeko

Greenpeace: stop al nucleare maxistriscione all’Eur

Wednesday, January 20th, 2010

Protesta, questa mattina a Roma, degli attivisti di Greenpeace contro la politica in favore del nucleare da parte dell’Enel. Gli attivisti dell’associazione, sono infatti saliti sul Colosseo Quadrato all’Eur di Roma per attaccare un gigantesco striscione con su scritto «Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness»» mentre di fronte a loro, nel palazzo di Confindustria, Enel incontrava le imprese, presentando, secondo Greenpeace «cifre discutibili sull’entità delle commesse per i lavori che riporterebbero l’Italia al suo passato nucleare».

UNO STRISCIONE DI 300 METRI - Gli attivisti di Greenpeace hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana lo striscione di 300 metri quadrati proprio mentre l’incontro tra Enel e imprese era in corso. «Enel presenta il nucleare come un affare che per i due terzi è riservato alle imprese italiane - spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace - ma, a parte le norme sugli appalti di queste dimensioni che prevedono delle gare internazionali, gli impianti Epr proposti da Enel sono un affare solo per il costruttore francese a corto di ordinazioni e non certo per l’economia italiana». Enel, sostiene l’associazione ambientalista, cerca di convincere gli imprenditori italiani «sostenendo che godranno del 70% degli investimenti necessari per costruire quattro reattori nucleari in Italia. La quota riservata alle imprese italiane, secondo Enel, sarebbe pari a 12 miliardi di euro, corrispondente alla parte non nucleare degli impianti». Invece, secondo i dati pubblicati dall’azienda elettrica francese Edf, alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia, rileva Greenpeace, «la quota degli investimenti per le parti non nucleari degli impianti Epr è pari al massimo al 40% del totale. La parte prevalente delle commesse andrebbe quindi alle imprese francesi e non a quelle italiane». Secondo Greenpeace, dunque, «la propaganda di Enel sul nucleare continua, ma l’esperienza degli unici due Epr in costruzione in Finlandia e in Francia ha già ampiamente dimostrato che per questo tipo di impianti, ritardi, problemi nella sicurezza e costi fuori controllo non sono un rischio ma una regola». (Fonte Ansa)

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