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Expo, il progetto: un orto planetario

Wednesday, April 28th, 2010

Su quel milione di metri quadrati a RhoPero, destinati all’Esposizione universale del 2015, sorgeranno padiglioni coperti da 100mila metri quadrati di tende, un’isola circondata dai canali, strutturata intorno a due assi perpendicolari di forte impatto simbolico: il Cardo e il Decumano della città romana. Il punto di unione dei due assi, una grande piazza di oltre 4 mila metri quadrati, è il centro virtuale dell’intero sito e costituisce il luogo in cui il mondo e l’Italia simbolicamente si incontrano. Un progetto - fin dalla vigilia definito «visionario» - da declinare attorno al tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita». A disposizione dei visitatori, sei aree eventi, un anfiteatro da 8 mila posti, dodici aree di servizio e ristoro, un grande parco botanico, un lago grande come San Siro (diametro di 97 metri).

Expo, il progetto
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IL MASTERPLAN - C’era grande attesa intorno alla presentazione del masterplan per il sito dell’Expo 2015. Anche se le anticipazioni lasciavano già intuire la profusione di acqua e di verde stati mostrati lunedì ai mille ospiti che gremivano il teatro Strehler, a Milano. Il progetto, elaborato dall’Ufficio di piano della società di gestione con il supporto degli architetti della Consulta Stefano Boeri, Richard Burdett e Jacques Herzog, è stato illustrato tra filmati e interventi delle autorità locali (il sindaco-commissario Letizia Moratti, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, quello della Provincia, Guido Podestà, il Presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli), dell’ad Lucio Stanca e di esponenti del governo. Un disegno leggero ed ecologico, che non dimentica il comfort dei visitatori e l’accoglienza degli ospiti e dei lavoratori di Expo. All’interno del sito verrà costruito un villaggio da 160 edifici bassi affacciati sull’acqua del canale per 320 appartamenti e 1.280 persone. Collegati con navette, anche un residence a Sud di Milano con 400 posti e le case a Cascina Merlata.

UN ORTO PLANETARIO - «Sarà un Expo innovativo perchè basato sull’esperienza diretta ma anche sul concetto di sostenibilità ambientale - ha commentato l’architetto Boeri -. L’idea che la consulta ha avuto è di immaginare che il sito possa diventare in futuro un orto botanico planetario, che possa portare a Milano tutte le tipologie di coltivazioni più avanzate. In tale contesto, il centro di sviluppo sostenibile ricoprirà una funzione fondamentale perchè anche dopo che la manifestazione si sarà conclusa si continuerà a fare ricerca. Credo che la realizzazione di questo orto planetario rappresenti qualcosa di unico e innovativo, che potrà offrire molte possibilità anche in termini di scambi commerciali».

RISCHIO COMMISSARIO - «Oggi - ha dichiarato nel suo intervento l’amministratore delegato di Expo 2015 spa, Lucio Stanca, che giovedì scorso ha consegnato il dossier di registrazione al Bie - parliamo soprattutto del sito, ma poi bisognerà parlare anche, ad esempio, delle misure legislative a supporto dell’evento, del piano commerciale, di quello promozionale e così via». Stanca ha poi spiegato che, in occasione della manifestazione, si prevede un afflusso di 20 milioni di visitatori, il 30% dei quali stranieri. Percentuale che il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha fatto sapere di volere incrementare ulteriormente. Il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, ha invece spiegato che gli investimenti infrastrutturali legati all’Expo 2015, pari a 11 miliardi di euro, sono stati coperti al 95 per cento. «Ora vediamo di portare a casa al più presto anche il restante 5 per cento». «Tecnicamente - ha affermato Castelli parlando a margine dell’evento milanese - i tempi per le opere sono molto stretti, ma la cosa è fattibile. Non abbiamo nemmeno un giorno da perdere e non ne stiamo perdendo, ma dobbiamo proseguire a questo ritmo». Il viceministro ha aggiunto che «per le linee della metropolitana M4 e M5 potrebbe rendersi necessario nell’immediato futuro ricorrere al decreto legge 185 che consente di nominare dei commissari per accelerare i tempi». «Stiamo lavorando intensamente, abbiamo già ottenuto i finanziamenti dal governo e siamo ottimisti che i tempi saranno rispettati. Io sto già usando i poteri da commissario per le metropolitane», è stata la replica del sindaco di Milano nonchè commissario straordinario di Expo, Letizia Moratti. La Moratti ha anche sottolineato come, per la città, Expo 2015 rappresenti anche «una grande opportunità di affermare la propria vocazione di capitale economica del Paese, di capitale dell’innovazione, della ricerca, della cultura e del volontariato. È un volano di sviluppo per il sistema Italia, che consentirà di mettere in rete le eccellenze locali e nazionali».

I TERRENI - Intanto, prosegue il forcing di Regione Lombardia per la risoluzione del tema delle aree dell’Expo, dopo che la settimana scorsa è stato stabilito che i terreni che ospiteranno il sito saranno acquistati. «Entro una decina di giorni la Regione si farà carico di preparare un piano operativo», ha spiegato il governatore Roberto Formigoni. Le ipotesi più probabili sono la creazione di una nuova società o la possibilità di utilizzare la finanziaria della Regione, Finlombarda, o Infrastrutture lombarde mentre più remota è l’eventualità di istituire un fondo immobiliare che richiede tempi più lunghi, almeno sei mesi. L’amministratore delegato di Expo 2015 spa, Lucio Stanca, ha assicurato che i negoziati con i proprietari delle aree (Comune, Poste italiane, gruppo Cabassi e Fondazione Fiera) vanno avanti e che «entro maggio ci sarà l’accordo preliminare sui terreni».

L’APPOGGIO DEL GOVERNO - Una sfilata di ministri ha assicurato l’appoggio del governo. Lo ha fatto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, lo hanno fatto i viceministri Paolo Romani (che ha ripetuto l’intenzione di creare sull’area di Expo una nuovo centro di produzione Rai) e Roberto Castelli. E lo ha fatto anche il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla che stima 20 milioni di visitatori e 34 milioni di pernottamenti nei cento chilometri intorno a Milano per i sei mesi dell’esposizione. Ad assicurare l’interesse dei privati è stato il presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli, che con i progetti ora allo studio promette anche un «fuori Expo» di eventi a Milano con il coinvolgimento anche degli imprenditori immigrati che nel 2015 in città saranno 30 mila.

I DUBBI - «La presentazione del Masterplan di Expo non cancella i dubbi sulla situazione nella quale ci troviamo», ha commentato Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd a Palazzo Marino. «Se, infatti, è da salutare come un fatto assolutamente positivo, il passo avanti progettuale che si è prodotto in questi mesi, permangono alcune evidenti ambiguità sulle risorse in campo, i tempi e, soprattutto, l’impiego dell’area dopo il 2015. In particolare su quest’ultimo punto, non è stato chiarito un nodo cruciale per il futuro della città. Nelle diverse occasioni istituzionali e nei differenti momenti in cui è stato esposto il contenuto del progetto si sono evidenziate ipotesi tra loro difficilmente compatibili. Il parco, la “nuova sede Rai”, un quartiere residenziale, il centro per lo sviluppo sostenibile, l’orto planetario, la permanenza di alcuni manufatti derivanti dall’Esposizione: tutte ipotesi suggestive non sempre facili da tenere insieme che non vorremmo fossero vanificate da una furia speculativa fine a se stessa». Secondo il presidente di Cia Milano, Lodi, Monza e Brianza, infine, è mancato anche il coinvolgimento «delle migliaia di agricoltori milanesi e lombardi. Non c’è traccia del loro lavoro nel masterplan».

Fonte: Corriere della Sera

Milano beffa i piccioni troppo prolifici

Saturday, April 24th, 2010

 Cibo a volontà e clima mite. Un ghetto dorato, lontano da piazze e luoghi nobili. Unico imperativo: vietato riprodursi. Per i suoi centomila piccioni il Comune sogna l’estinzione dolce, in una torre riscaldata e immersa nel verde. La prima piccionaia della città nascerà in zona Bocconi, nel mezzo del parco Baravalle. La delibera firmata dall’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna sarà in giunta stamani. L’operazione anti-colombi non costerà nulla. La piccionaia arriverà da Brescia, da un’azienda privata che presterà la struttura al Comune in comodato d’uso. Ci penseranno gli addetti del settore parchi e giardini ad accudire i volatili. La supervisione generale del progetto sarà invece nelle mani di Gianluca Comazzi, di professione garante degli animali di Palazzo Marino. Tecnica semplice e collaudata, assicurano gli esperti. Il microclima perfetto e la super-nutrizione sono l’esca migliore per attrarre i colombi nella torre. Soggiorno extra-luxe. Meglio che mendicare briciole in piazza Duomo. Poi, la trappola. La sostituzione, cioè, dell’uovo covato con uno finto, di plastica. Senza che il volatile se ne accorga, il potenziale erede non vedrà mai la luce. Il ricorso ai «siti di riproduzione controllata» non ha mai tradito. Prendiamo Basilea. Lì i risultati sono stati strabilianti: dimezzato il numero di piccioni, con oltre una tonnellata e mezzo di guano in meno.

A Milano c’è un piccione ogni dieci abitanti. La movida volatile si concentra nelle piazze del centro. In Duomo, ovvio. Ma anche in San Fedele o in Cadorna. «Portano malattie e sono un danno enorme per i monumenti», punta il dito l’assessore. La denatalità forzata è l’ultimo tentativo. Due anni fa il sindaco Moratti ci provò con un’ordinanza che vietava il becchime. Divieto largamente disatteso. Di multe ad eventuali trasgressori non è mai arrivata notizia. Ora la torre. Una però non basta. Dice l’assessore Landi che «per l’obiettivo natalità zero ce ne vorrebbero almeno nove». Una piccionaia in ogni quartiere.

Fonte: Corriere della Sera

Il divorzio di Milano dagli alberi di Piano

Friday, April 23rd, 2010

Il divorzio c’è stato, indubbiamente. Da una parte il maestro Claudio Abbado e i suoi novantamila alberi come compenso per tornare a dirigere alla Scala dopo 24 anni d’assenza (appuntamento già fissato il 4 e il 6 giugno) affiancato da Renzo Piano, l’uomo del Beaubourg e dell’Auditorium di Roma, che quegli stessi alberi avrebbe dovuto collocare (i primi avrebbero dovuto essere 220 frassini lungo l’asse via Dante-Castello-Cordusio). Dall’altra, il Comune di Milano (con tutti i suoi tecnici) da sempre assai critico, più o meno velatamente, nei confronti del progetto di Piano.

Mercoledì, a quanto pare, lo stop definitivo che ha portato Piano a dire: «Non ci sono più le condizioni per andare avanti». E questo perché, secondo il Comune, il progetto (che avrebbe dovuto prendere il via nella primavera 2011 e concludersi nel 2015) potrebbe essere realizzato solo trovando gli sponsor, «una ricerca di cui si dovrebbero però occupare direttamente» (per l’appunto) Piano, Abbado e il loro Comitato (dove compaiono il giurista Guido Rossi, l’ingegner Giorgio Ceruti, l’architetto Alessandro Traldi, il paesaggista Franco Giorgetta, la coordinatrice Alberica Archinto).

Piano, a questo punto, avrebbe dunque detto basta. Anche se il Comune non sembra così drastico: «Il progetto è davvero troppo oneroso, la situazione economica attuale non lo permette e non vogliamo esporci a facili critiche». Ma, allo stesso tempo, il sindaco di Milano Letizia Moratti si dice «disponibile a piantare quei 150 alberi destinati al “cuore” della città» ( una piccola parte della tranche iniziale di 3.500 tra centro e periferia). Per Piano il gran rifiuto del Comune è colpa di una visione deformata di questo progetto inteso solo «da un punto di vista semplicemente decorativo». Mentre per lui si tratta di qualcosa che contribuisce a migliorare la qualità generale di vita di Milano (seguendo, secondo un’idea da tempo a lui cara, quello che già hanno fatto città come Londra, Stoccolma, la stessa New York). Appunto per questo Piano avrebbe voluto partire proprio dal centro: «Dove lo smog colpisce di più, dove l’aria è irrespirabile, dove la gente ha soltanto voglia di andare via, di scappare». I contrari hanno sempre visto in quegli stessi alberi (tutti da piantare per terra, nessuno nei vasi) un elemento che avrebbe rovinato la prospettiva della città. Mentre molti commercianti vedrebbero negativamente quelle chiome verdi che potevano oscurare le insegne e i tecnici parlano di troppo poco spazio tra le radici e i «sottoservizi» (metropolitana e altro). Tutto questo proprio nell’anno in cui la giapponese Sejima, direttrice della Biennale di Venezia, propone una mostra per «analfabeti dell’architettura», magari quegli stessi analfabeti che si ricordano con entusiasmo di una Piazza Santo Spirito a Firenze, di un Prato della Valle a Padova e di tutte quelle belle piazze e strade d’Italia piene d’alberi.

Fonte: Corriere della Sera

Lampade vegetali, il lato bizzarro del design

Saturday, April 17th, 2010

Energia e risorse, un rapporto messo in evidenza dall’opera provocatoria del designer Cygalle Shapiro ed in mostra al Salone Satellite di Milano

(Rinnovabili.it) – Utilizzare i pomodori per illuminare una stanza. E’ la bizzarra e provocatoria idea del designer Cygalle Shapiro per l’israeliana D-Vision, esposta in questi giorni al Salone del Mobile di Milano, nel Salone Satellite ON/OFF.
La vetrina internazionale della creatività under 35 si è aperto ieri presso la Fiera Milano a Rho per dare spazio alle idee brillanti e inedite di 700 giovani menti. E inedita è sicuramente anche l’incredibile lampada in questione, richiamo visivo più che soluzione progettuale il dispositivo illumina la sua luce a LED raccogliendo l’energia proveniente da una reazione chimica tra gli acidi del pomodoro, lo zinco e il rame.
In realtà l’accensione richiede una gran quantità di pomodori e la lampada si mantiene accesa solo finché il frutto è maturo per poi affievolirsi fino allo spegnimento, ma proprio a ciò è veicolato il messaggio del designer. Con il progetto Shapiro, oltre che mostrare i progressi compiuti dalla tecnologia nel campo dell’illuminazione, intende richiamare l’attenzione sulla quantità di risorse naturali necessarie per produrre anche la più piccola quantità di energia per la vita quotidiana, un messaggio fin troppe volte rimasto inascoltato.

Fonte: La Repubblica

A Milano l’auto si ricarica in piazza

Friday, March 19th, 2010

Guidare automobili che circolano senza inquinare e senza emettere rumori è, da sempre, il sogno di quanti hanno a cuore le sorti del pianeta. Centinaia di aziende e disegnatori visionari si sono esibiti, per anni, senza grossi investimenti nella creazione di vetture che poi restavano puntualmente esercizi di stile per via sia dei costi elevati di produzione sia dell’assenza di una rete di infrastrutture per alimentarle. Negli ultimi mesi, però, si è premuto l’acceleratore per vederle in strada e, da giugno, Milano e Brescia saranno i primi due comuni europei che proveranno a far scoccare la scintilla delle ecologiche auto elettriche. «Segniamo una tappa importante – esordisce Letizia Moratti, sindaco di Milano – nel percorso della lotta allo smog e che farà di Milano, già impegnata a favore della mobilità sostenibile, il punto riferimento per l’e-mobility in Italia dal momento che la rete sarà pronta in anticipo rispetto al 2011, data per la quale è prevista la messa in commercio di auto elettriche seriali».

A Milano e Brescia l'auto si ricarica in piazza A Milano e Brescia l’auto si ricarica in piazza A Milano e Brescia l’auto si ricarica in piazza

Il progetto, chiamato “E-Moving”, si è potuto realizzare grazie non solo allo sforzo dei due enti pubblici ma anche dell’alleanza Nissan-Renault e della multi utility A2A. La casa nippo-francese, infatti, metterà a disposizione 20 berline Fluence Z.E. e 40 furgonette Kangoo Express Z.E. mentre, dal 2011, entrerà in scena anche la Nissan con la Leaf. Queste auto hanno una autonomia media di 150-160 chilometri grazie alle batterie agli ioni di litio e durante la prima fase di sperimentazione (che durerà sino al prossimo anno) saranno offerte, a enti pubblici e ai privati, con la formula del canone di noleggio a poco più di 500 euro al mese. A2A, invece, attrezzerà 200 punti di ricarica a Milano (64 sul suolo pubblico e 136 in box, parcheggi aziendali, condominiali ed altre aree private) e 70 a Brescia. Ogni colonnina potrà servire due mezzi e il “pieno”si ottiene in un tempo compreso fra le sei e le otto ore. Tempi lunghi che, dal 2011, potrebbero essere drasticamente abbattuti (20-30 minuti) tramite alcuni punti “rapidi”, a tecnologia trifase, da 400 volt. “Questo è il primo passo – dice Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione di A2A - per sviluppare una rete point-to-point tra i principali comuni della Lombardia”. E-Moving, comunque, sarà un punto di riferimento per le altre amministrazioni perché, in un sol colpo, elimina i problemi più importanti che hanno tarpato le ali alla diffusione delle auto elettriche: dal costo elevato delle vetture alla carenza delle infrastrutture di ricarica. Gli automobilisti, così, potranno godere dei benefici dell’auto a emissioni zero. Inquinare meno, circolare nei giorni di blocco del traffico e risparmiare anche sul prezzo del “pieno” che si aggirerà mediamente sui due euro per percorrere 100 chilometri (contro i 10 euro delle vetture alimentate tradizionalmente). Una commercializzazione che, probabilmente, avverrà con la formula del leasing per consentire costi accettabili anche per i clienti privati. “Il nostro obiettivo – spiega Jacques Bousquet, presidente di Renault Italia - è quello di promuovere una mobilità sostenibile per tutti, rendendo l’auto elettrica disponibile e accessibile alla più ampia clientela possibile. Non, quindi, un prodotto di nicchia, ma un prodotto destinato a una larga diffusione sul mercato. Per questo l’accordo definitivo siglato con A2A rappresenta un primo e importante passo verso la commercializzazione dei veicoli elettrici Renault a partire dal 2011 e verso la diffusione della mobilità a emissioni zero in Italia”.

Alessio Ribaudo
Fonte: Corriere della Sera

Navigli, 80 chilometri di degrado

Wednesday, March 10th, 2010

Prima di guardare in basso, e mettersi a contare bottiglie, passeggini, televisori, cercasse di biciclette e motorini abbandonati sul fondo dell’antico porto di Milano, si può ricordare cosa è successo qualche anno fa a Londra. Sulla sponda Sud del Tamigi c’era la vecchia centrale termoelettrica di Bankside, abbandonata dal 1981, tante volte se n’era ipotizzata la demolizione, poi nel 1995 la Tate Gallery decise di trasformarla e affidò il progetto a uno studio svizzero di architettura. Dopo cinque anni (tenere ben presente i tempi: cinque anni), il 12 maggio 2000 venne aperta la Tate Modern, uno dei più innovativi e visitati musei del mondo, che ha toccato il record di 4 milioni di ingressi l’anno. Ora si può risalire dal fondo della Darsena, lasciarsi alle spalle l’odore rancido di escrementi e putrefazione che si respira là sotto, e leggere le date ancora segnate sul cartellone del cantiere: il 21 maggio 2003 il sindaco decide di costruire un parcheggio da 700 auto sotto l’acqua; il 22 ottobre dello stesso anno viene consegnata (e presto prosciugata) l’area. Esclusi gli scavi archeologici, i lavori non sono mai partiti. Rapido conteggio: in cinque anni, sul suo fiume Londra ha costruito la Tate Modern. In più di 6 anni, Milano ha mandato in malora il cuore del sistema dei Navigli, un luogo che si identifica con la storia e l’immagine della città.

Milano, il Naviglio-discarica
Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica

Qui si scambiano l’acqua il Naviglio Grande, dopo 45 chilometri di percorso da Turbigo, e il Naviglio Pavese, che scende per 35 chilometri fino a Pavia. Qui si incrociano la storia di Milano (le vie d’acqua usate per trasportare il marmo del Duomo), il genio di Leonardo (che progettò una chiusa i cui disegni si trovano nel Codice atlantico), e il genio politico della Milano di oggi, molto innamorato del cemento e incapace di mandare qua in Darsena dieci spazzini e quattro giardinieri per rimediare a questa indecenza. Certo, è in corso una battaglia legale. Scontro tra Palazzo Marino, che di fronte al fallimento del parcheggio-sott’acqua ha revocato la concessione (l’anno scorso), e la Darsena Spa, che invece oggi chiede i danni per il fatto di non poter più costruire. Nell’attesa che si risolva la contesa, ieri mattina nella discarica della Darsena in secca si contavano: due passeggini fracassati, un numero imprecisato di bottiglie, una vecchia tavola da surf, due batterie di auto, più uno specchietto, due parafanghi e tre cerchioni di macchine, i documenti di un motorino rubato, i letti di due senzatetto (uno sotto il ponte, l’altro dentro una casupola), l’armadio di altri due clochard che hanno steso i vestiti al sole. Tutto sparpagliato su una distesa di fango marcio.

Lontano da qui, risalendo i due canali, la scena è diversa. Sia lungo il Naviglio Grande, fino a Corsico, Trezzano, Abbiategrasso; sia lungo il Pavese, fino a Rozzano, Binasco, Pavia, le ferite sono quelle del tempo. Almeno 110 chilometri di sponde, su 160 dell’intero sistema Navigli, sarebbero da consolidare o stabilizzare; le conche abbandonate sono 29, gioielli come quella al confine di Rozzano, all’altezza del ponte verso Binasco, dove la ruggine sta spappolando il ferro delle strutture. Per sistemare le sponde servirebbero 300 milioni di euro. Ma intorno c’è comunque erba abbastanza curata, corrono piste ciclabili, filari di alberi. È più pulito, perché non c’è una città a vomitare porcherie dentro i canali. La Regione, a dicembre 2007, ha creato «Navigli Lombardi scarl», che dopo anni di frammentazione è il primo soggetto unitario per la gestione e la manutenzione. Milano ha vinto l’Expo puntando anche sulle vie d’acqua, che avrebbero dovuto collegare in una rete navigabile la Darsena e i padiglioni dell’esposizione a Rho-Pero. Progetto annunciato e decaduto. Propaganda. Come gli annunci di «riqualificazione » degli ultimi dieci anni: negli archivi del Corriere se ne contano 32.

Gianni Santucci

Fonte: Corriere della Sera

Emergenza clima, scompare la nebbia

Tuesday, February 23rd, 2010

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI BERKLEY: FENOMENO MONDIALE

Emergenza clima, scompare la nebbia

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

La nebbia scompare, vittima dei cambiamenti climatici: la Pianura Padana ne regista una riduzione del 30-35% in 20 anni mentre sulle coste Usa si è calcolato che ogni giorno è presente tre ore di meno. E si parla di allarme ecosistemi. A dirlo negli Stati Uniti sono stati i ricercatori dell’Università di Berkley che hanno evidenziato come questo cambiamento potrebbe incidere negativamente sul benessere delle foreste. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha sottolineato come la drastica riduzione della nebbia, accompagnato da un aumento della temperatura media, possa causare ripercussioni negative sulle foreste di sequoie che popolano la costa orientale degli Stati Uniti: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolgeva un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ecosistema costiero, che adesso si trova in “serio” pericolo

 
 

 

FENOMEMO GLOBALE - Dalle analisi effettuate lungo la costa orientale degli Stati Uniti è stato evidenziato che, solo nell’ultimo secolo, in estate è stata riscontrata una perdita giornaliera di nebbia di circa tre ore. Un evento questo che i ricercatori ritengono “pericoloso” per il benessere ambientale: sequoie, animali e piante, non potendo più contare sul particolare clima umido delle zone costiere, non riescono a continuare il naturale processo di rigenerazione. Ma il fenomeno è “ben visibile” anche in Europa: in Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 30-35 per cento negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata, fino agli anni ‘90, come una delle zone più nebbiose del mondo. «Da quell’anno in poi non sono stati più registrati i picchi massimi e i giorni di nebbia si sono notevolmente ridotti anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare un ritorno a una situazione simile agli anni ‘60-’90», ha raccontato Giampiero Maracchi ordinario di climatologia all’Università di Firenze. «Il periodo tra gli anni ‘60 e ‘90 è stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati - ha spiegato Maracchi -mentre poi la media ‘80-’99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima».

FORESTE A RISCHIO - I ricercatori Usa grazie alle informazione su visibilità, vento e temperatura concesse dagli aeroporti, hanno attribuito la causa alla «notevole» diminuzione, nel corso degli anni, della differenza di temperatura tra costa e interno del Paese. Processo questo che ha implicato, secondo le analisi, un calo del 33% degli eventi nebbiosi. Un esempio del cambiamento è stato registrato tra l’università di Berkley, nella Baia di san Francisco, e la città di Ukiah a nord della California: all’inizio del 20/o secolo si stimava una differenza diurna di temperatura di 17 gradi fahrenheit, mentre oggi sono solamente 11. «I dati - ha affermato James A. Johnstone, autore dello studio - supportano l’idea che la nebbia costiera della California del Nord è diminuita in connessione al calo del gradiente di temperatura tra costa e interno. Nonostante sia basso il rischio che le sequoie mature muoiano a titolo definitivo, questo processo può intaccare fortemente il reclutamento di nuovi alberi: andando a cercare altrove acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche - ha concluso Dawson - si avranno effetti sull’attuale gamma di sequoie, piante e degli animali che vivono in questi fragili ecosistemi». (Fonte Ansa)

Smog, i valori del Pm10 ancora alle stelle

Tuesday, February 9th, 2010

A Milano l’inquinamento è tornato nuovamente sopra la soglia d’allarme dopo la tregua concessa sabato. Ieri le centraline dell’Arpa hanno rilevato nell’aria del capoluogo lombardo concentrazioni di Pm10 oscillanti tra un minimo di 74 e un massimo di 104: valori che sono quasi il doppio rispetto a quelli registrati appena 24 ore prima e che fanno salire a 29 i giorni di sforamento dei limiti europei (50 microgrammi per metrocubo) dall’inizio dell’anno. In fatto di smog domenica Milano ha guadagnato la maglia nera tra le città della Lombardia, che in larga parte sono riuscite invece a mantenere le concentrazioni di polveri sottili sotto il livello di guardia. I capoluoghi di provincia che hanno sforato ieri il tetto di tolleranza sono stati soltanto Monza (57), Como (51), Cremona (56) e Lodi (65).

Polveri sottili di nuovo oltre i limiti Ma domenica non c’è il blocco bis

Friday, February 5th, 2010

Niente domenica senz’auto questo fine settimana a Milano e nei Comuni dell’hinterland: questo è quanto è emerso dalla riunione dei sindaci convocata giovedì pomeriggio nella sede della Regione Lombardia. Al termine dell’incontro l’assessore regionale all’Ambiente, Massimo Ponzoni, ha spiegato che nessuna amministrazione è propensa a fermare il traffico. «Nessun sindaco ha avanzato l’ ipotesi di bloccare la circolazione - ha detto - e noi, svolgendo il ruolo di alta regia che è proprio della nostra Regione, abbiamo condiviso assieme a tutti i sindaci che il blocco domenica non va fatto». I tecnici dell’Arpa hanno sottolineato che la situazione dell’inquinamento avrà un miglioramento nel fine settimana anche per l’arrivo di nuove piogge.

MORATTI - In precedenza il sindaco di Milano Letizia Moratti, al termine del vertice con il presidente lombardo Roberto Formigoni e il presidente della Provincia Guido Podestà, aveva anticipato la decisione dei colleghi: «Il blocco del traffico è servito in un momento di particolarissima emergenza». Con queste parole aveva nei fatti allontanato l’ipotesi che domenica prossima ci fosse un nuovo stop alla circolazione delle auto. Il blocco era stato prima annunciato, poi dato come improbabile dal vicesindaco De Corato, il quale però aveva dichiarato: «Gli ultimi dati ci dicono che abbiamo superato nuovamente la soglia. Sicuramente continueranno a pagare gli Euro 4 diesel senza fap». Anche il primo cittadino di Milano aveva sottolineato il miglioramento dei livelli di inquinamento, rispetto a quelli della scorsa settimana, che costrinsero il Comune a decretare il blocco della circolazione. «Oggi abbiamo preso atto che le misure strutturali adottate dal Comune contro lo smog - ha affermato Letizia Moratti - come la sospensione delle deroghe per Ecopass stanno dando risultati. Le concentrazioni medie di polveri sottili in questa settimana sono inferiori a quelle della settimana scorsa. Questo è un punto fermo importante: noi continuiamo a lavorare su misure strutturali».

TAVOLO DEI SINDACI - La Moratti ha anche annunciato di aver raccolto il suggerimento lanciato qualche giorno fa dal presidente di Anci, Sergio Chiamparino: riunire i primi cittadini della Pianura Padana in un tavolo per concordare interventi comuni contro lo smog. Il coordinamento allargato sarebbe la sede preposta all’individuazione di nuove misure contro lo smog. «Ho sentito stamani il sindaco di Torino, Chiamparino - ha riferito Moratti - per concordare una riunione che terremo nei prossimi 10-15 giorni con i sindaci di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Sarà Chiamparino a farsi carico di coordinare le Anci di queste regioni: la riunione sarà l’occasione per valutare che cosa stanno mettendo in pratica le città di queste regioni e cosa possiamo proporre ed elaborare come ulteriori misure».

I DATI - Dopo la tregua concessa martedì, mercoledì l’inquinamento a Milano è tornato sopra i livelli di guardia. Le centraline dell’Arpa in città hanno registrato un tasso di Pm10 oscillante tra 70 (via Senato) e 80 microgrammi per metrocubo (Città Studi): valori quasi doppi rispetto a quelli rilevati appena il giorno prima. Con lo sforamento di mercoledì sono saliti a 26 i giorni fuori legge (con tassi di smog superiori al limite europeo di 50) dall’inizio del 2010. Nel resto della Lombardia, il primato della città più inquinata è andato mercoledì a Pavia che, con concentrazioni di Pm10 a quota 100, si è piazzata davanti anche a Milano. Valori di smog oltre i limiti sono stati rilevati anche a Mantova (tra 65 e 70 microgrammi), Brescia (76), Monza (66) e Bergamo (50). Migliore invece la qualità dell’aria a Como (49) e a Varese (tra 17 e 38 microgrammi).

PREVISIONI METEO - La concentrazione di smog a Milano potrebbe presto diminuire grazie a una perturbazione atlantica, che porterà nel corso delle prossime ore ad un indebolimento dell’area anticiclonica attualmente presente sul bacino del Mediterraneo. Sono in arrivo neve e forte vento su gran parte della Lombardia, secondo le previsioni meteo elaborate da Arpa Lombardia e Servizio Metereologico Regionale. La neve scenderà anche in pianura in molte zone della regione e raggiungerà i 30 cm a quote superiori ai 1000 metri. Le precipitazioni dureranno tutta la notte ma dovrebbero interrompersi nella mattinata di venerdì. I venti saranno particolarmente forti soprattutto nella zona orientale della Lombardia e nell’Oltrepo pavese. Sabato graduale miglioramento e tempo in prevalenza soleggiato per domenica. Da lunedì torneranno condizioni di instabilità.

Fonte: Corriere della Sera

Mi-To, uniti solo contro lo smog

Tuesday, February 2nd, 2010
Torino propone un summit con i Comuni padani per combattere l’inquinamento
ANDREA ROSSI
Smog a MilanoTORINO
Il vero Mi-To, oggi si chiama smog. Altro che la megalopoli della cultura, l’alleanza tra i due politecnici, la fusione naufragata tra le aziende di trasporto pubblico e l’alta velocità ferroviaria: l’integrazione più riuscita tra le due capitali del Nord Ovest oggi si fonda sul Pm 10, le centraline impazzite, la politica che arranca alla ricerca di una via d’uscita, i cittadini che indossano le mascherine per strada. Ieri Milano, dopo diciannove giorni consecutivi di sforamento del limite massimo di microparticelle ammesso dall’Unione europea, ha fermato le auto per otto ore. Oggi Torino e alcuni Comuni dell’area metropolitana metteranno al bando i mezzi Euro 2 diesel. Palliativi, piccole contromisure per arginare un inizio 2010 da incubo: 24 giorni da bollino nero sotto la Madonnina; 16 sotto la Mole, Pm10 nell’aria anche a 120-150 microgrammi al metro cubo, quando il limite massimo è fissato a 50. Per l’Europa quell’asticella può essere superata non più di 35 giorni in un anno. Nel 2009 Torino ha sconfitto Milano 151 a 108 giorni. Il 2010 sembra l’anno del ribaltone, ma la sostanza cambia poco: per entrambe le città il bonus è già quasi scaduto. E siamo appena a febbraio.Forse non è un caso, allora, se sotto la Mole si stia facendo largo l’ipotesi di un’alleanza contro l’inquinamento. Di più: coinvolgere tutti i Comuni della pianura Padana per scambiarsi esperienze e buone pratiche nella lotta alle polveri sottili che rendono irrespirabile l’aria. L’assessore all’Ambiente torinese Roberto Tricarico - con il supporto dell’Anci, di cui il sindaco Chiamparino è presidente - sta organizzando il primo summit padano contro lo Smog a Torino.L’idea è semplice: affossare le divisioni politiche e i campanilismi per cercare di arginare l’emergenza. Per Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr, è giusta: «Le strategie adottate finora non hanno senso. La gestione del problema smog è stata delegata ai singoli comuni, o alle province, come se fermare le auto a Milano lasciandole circolare a Bergamo potesse servire. Le politiche meteo-climatiche, invece, vanno affrontate su vasta scala, altrimenti sono inutili». E inutili - par di capire - sono stati i provvedimenti fin qui adottati a livello locale: veicoli Euro 0, 1 e 2 fermati nelle fasce orarie più critiche, motocicli tenuti nei garage, Tir fatti girare alla larga dal centro, autobus inquinanti mandati in pensione. Per non parlare dell’Ecopass, un diluvio di regolamenti contorti che sembrano aver creato più grattacapi ai cittadini che reali benefici all’aria. Il professor Allegrini liquida tutto con una parola: propaganda. «I provvedimenti spot servono soltanto a mostrare che la classe politica si batte per risolvere il problema». E, per lo più, producono effetti surreali: a Milano la procura mette sotto indagine il presidente della Regione Formigoni, il sindaco Moratti e l’ex presidente della provincia Penati; a Torino no, ma oggi la destra presenterà un esposto in tribunale. A Milano la giunta di centrodestra finisce quotidianamente sotto il fuoco del centrosinistra, che a Torino governa e subisce identico trattamento dagli avversari. Se i due Comuni si scambiassero le opposizioni i provvedimenti di contrasto all’inquinamento sarebbero approvati all’unanimità.Ecco perché la Padania anti-smog potrebbe essere una soluzione più efficace: «Le politiche di lotta all’inquinamento vanno integrate in maniera strutturale», spiega Elena Comino, docente al dipartimento di Ingegneria per l’ambiente e il territorio del Politecnico di Torino. «Fissare obiettivi sarebbe poco sensato, bisogna puntare a ridurre le concentrazioni di particelle nell’aria, anche solo di qualche punto percentuale».

Fonte: La Stampa

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