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Navigli, 80 chilometri di degrado

Wednesday, March 10th, 2010

Prima di guardare in basso, e mettersi a contare bottiglie, passeggini, televisori, cercasse di biciclette e motorini abbandonati sul fondo dell’antico porto di Milano, si può ricordare cosa è successo qualche anno fa a Londra. Sulla sponda Sud del Tamigi c’era la vecchia centrale termoelettrica di Bankside, abbandonata dal 1981, tante volte se n’era ipotizzata la demolizione, poi nel 1995 la Tate Gallery decise di trasformarla e affidò il progetto a uno studio svizzero di architettura. Dopo cinque anni (tenere ben presente i tempi: cinque anni), il 12 maggio 2000 venne aperta la Tate Modern, uno dei più innovativi e visitati musei del mondo, che ha toccato il record di 4 milioni di ingressi l’anno. Ora si può risalire dal fondo della Darsena, lasciarsi alle spalle l’odore rancido di escrementi e putrefazione che si respira là sotto, e leggere le date ancora segnate sul cartellone del cantiere: il 21 maggio 2003 il sindaco decide di costruire un parcheggio da 700 auto sotto l’acqua; il 22 ottobre dello stesso anno viene consegnata (e presto prosciugata) l’area. Esclusi gli scavi archeologici, i lavori non sono mai partiti. Rapido conteggio: in cinque anni, sul suo fiume Londra ha costruito la Tate Modern. In più di 6 anni, Milano ha mandato in malora il cuore del sistema dei Navigli, un luogo che si identifica con la storia e l’immagine della città.

Milano, il Naviglio-discarica
Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica   Milano, il Naviglio-discarica

Qui si scambiano l’acqua il Naviglio Grande, dopo 45 chilometri di percorso da Turbigo, e il Naviglio Pavese, che scende per 35 chilometri fino a Pavia. Qui si incrociano la storia di Milano (le vie d’acqua usate per trasportare il marmo del Duomo), il genio di Leonardo (che progettò una chiusa i cui disegni si trovano nel Codice atlantico), e il genio politico della Milano di oggi, molto innamorato del cemento e incapace di mandare qua in Darsena dieci spazzini e quattro giardinieri per rimediare a questa indecenza. Certo, è in corso una battaglia legale. Scontro tra Palazzo Marino, che di fronte al fallimento del parcheggio-sott’acqua ha revocato la concessione (l’anno scorso), e la Darsena Spa, che invece oggi chiede i danni per il fatto di non poter più costruire. Nell’attesa che si risolva la contesa, ieri mattina nella discarica della Darsena in secca si contavano: due passeggini fracassati, un numero imprecisato di bottiglie, una vecchia tavola da surf, due batterie di auto, più uno specchietto, due parafanghi e tre cerchioni di macchine, i documenti di un motorino rubato, i letti di due senzatetto (uno sotto il ponte, l’altro dentro una casupola), l’armadio di altri due clochard che hanno steso i vestiti al sole. Tutto sparpagliato su una distesa di fango marcio.

Lontano da qui, risalendo i due canali, la scena è diversa. Sia lungo il Naviglio Grande, fino a Corsico, Trezzano, Abbiategrasso; sia lungo il Pavese, fino a Rozzano, Binasco, Pavia, le ferite sono quelle del tempo. Almeno 110 chilometri di sponde, su 160 dell’intero sistema Navigli, sarebbero da consolidare o stabilizzare; le conche abbandonate sono 29, gioielli come quella al confine di Rozzano, all’altezza del ponte verso Binasco, dove la ruggine sta spappolando il ferro delle strutture. Per sistemare le sponde servirebbero 300 milioni di euro. Ma intorno c’è comunque erba abbastanza curata, corrono piste ciclabili, filari di alberi. È più pulito, perché non c’è una città a vomitare porcherie dentro i canali. La Regione, a dicembre 2007, ha creato «Navigli Lombardi scarl», che dopo anni di frammentazione è il primo soggetto unitario per la gestione e la manutenzione. Milano ha vinto l’Expo puntando anche sulle vie d’acqua, che avrebbero dovuto collegare in una rete navigabile la Darsena e i padiglioni dell’esposizione a Rho-Pero. Progetto annunciato e decaduto. Propaganda. Come gli annunci di «riqualificazione » degli ultimi dieci anni: negli archivi del Corriere se ne contano 32.

Gianni Santucci

Fonte: Corriere della Sera

Emergenza clima, scompare la nebbia

Tuesday, February 23rd, 2010

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI BERKLEY: FENOMENO MONDIALE

Emergenza clima, scompare la nebbia

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

La nebbia scompare, vittima dei cambiamenti climatici: la Pianura Padana ne regista una riduzione del 30-35% in 20 anni mentre sulle coste Usa si è calcolato che ogni giorno è presente tre ore di meno. E si parla di allarme ecosistemi. A dirlo negli Stati Uniti sono stati i ricercatori dell’Università di Berkley che hanno evidenziato come questo cambiamento potrebbe incidere negativamente sul benessere delle foreste. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha sottolineato come la drastica riduzione della nebbia, accompagnato da un aumento della temperatura media, possa causare ripercussioni negative sulle foreste di sequoie che popolano la costa orientale degli Stati Uniti: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolgeva un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ecosistema costiero, che adesso si trova in “serio” pericolo

 
 

 

FENOMEMO GLOBALE - Dalle analisi effettuate lungo la costa orientale degli Stati Uniti è stato evidenziato che, solo nell’ultimo secolo, in estate è stata riscontrata una perdita giornaliera di nebbia di circa tre ore. Un evento questo che i ricercatori ritengono “pericoloso” per il benessere ambientale: sequoie, animali e piante, non potendo più contare sul particolare clima umido delle zone costiere, non riescono a continuare il naturale processo di rigenerazione. Ma il fenomeno è “ben visibile” anche in Europa: in Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 30-35 per cento negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata, fino agli anni ‘90, come una delle zone più nebbiose del mondo. «Da quell’anno in poi non sono stati più registrati i picchi massimi e i giorni di nebbia si sono notevolmente ridotti anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare un ritorno a una situazione simile agli anni ‘60-’90», ha raccontato Giampiero Maracchi ordinario di climatologia all’Università di Firenze. «Il periodo tra gli anni ‘60 e ‘90 è stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati - ha spiegato Maracchi -mentre poi la media ‘80-’99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima».

FORESTE A RISCHIO - I ricercatori Usa grazie alle informazione su visibilità, vento e temperatura concesse dagli aeroporti, hanno attribuito la causa alla «notevole» diminuzione, nel corso degli anni, della differenza di temperatura tra costa e interno del Paese. Processo questo che ha implicato, secondo le analisi, un calo del 33% degli eventi nebbiosi. Un esempio del cambiamento è stato registrato tra l’università di Berkley, nella Baia di san Francisco, e la città di Ukiah a nord della California: all’inizio del 20/o secolo si stimava una differenza diurna di temperatura di 17 gradi fahrenheit, mentre oggi sono solamente 11. «I dati - ha affermato James A. Johnstone, autore dello studio - supportano l’idea che la nebbia costiera della California del Nord è diminuita in connessione al calo del gradiente di temperatura tra costa e interno. Nonostante sia basso il rischio che le sequoie mature muoiano a titolo definitivo, questo processo può intaccare fortemente il reclutamento di nuovi alberi: andando a cercare altrove acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche - ha concluso Dawson - si avranno effetti sull’attuale gamma di sequoie, piante e degli animali che vivono in questi fragili ecosistemi». (Fonte Ansa)

Smog, i valori del Pm10 ancora alle stelle

Tuesday, February 9th, 2010

A Milano l’inquinamento è tornato nuovamente sopra la soglia d’allarme dopo la tregua concessa sabato. Ieri le centraline dell’Arpa hanno rilevato nell’aria del capoluogo lombardo concentrazioni di Pm10 oscillanti tra un minimo di 74 e un massimo di 104: valori che sono quasi il doppio rispetto a quelli registrati appena 24 ore prima e che fanno salire a 29 i giorni di sforamento dei limiti europei (50 microgrammi per metrocubo) dall’inizio dell’anno. In fatto di smog domenica Milano ha guadagnato la maglia nera tra le città della Lombardia, che in larga parte sono riuscite invece a mantenere le concentrazioni di polveri sottili sotto il livello di guardia. I capoluoghi di provincia che hanno sforato ieri il tetto di tolleranza sono stati soltanto Monza (57), Como (51), Cremona (56) e Lodi (65).

Polveri sottili di nuovo oltre i limiti Ma domenica non c’è il blocco bis

Friday, February 5th, 2010

Niente domenica senz’auto questo fine settimana a Milano e nei Comuni dell’hinterland: questo è quanto è emerso dalla riunione dei sindaci convocata giovedì pomeriggio nella sede della Regione Lombardia. Al termine dell’incontro l’assessore regionale all’Ambiente, Massimo Ponzoni, ha spiegato che nessuna amministrazione è propensa a fermare il traffico. «Nessun sindaco ha avanzato l’ ipotesi di bloccare la circolazione - ha detto - e noi, svolgendo il ruolo di alta regia che è proprio della nostra Regione, abbiamo condiviso assieme a tutti i sindaci che il blocco domenica non va fatto». I tecnici dell’Arpa hanno sottolineato che la situazione dell’inquinamento avrà un miglioramento nel fine settimana anche per l’arrivo di nuove piogge.

MORATTI - In precedenza il sindaco di Milano Letizia Moratti, al termine del vertice con il presidente lombardo Roberto Formigoni e il presidente della Provincia Guido Podestà, aveva anticipato la decisione dei colleghi: «Il blocco del traffico è servito in un momento di particolarissima emergenza». Con queste parole aveva nei fatti allontanato l’ipotesi che domenica prossima ci fosse un nuovo stop alla circolazione delle auto. Il blocco era stato prima annunciato, poi dato come improbabile dal vicesindaco De Corato, il quale però aveva dichiarato: «Gli ultimi dati ci dicono che abbiamo superato nuovamente la soglia. Sicuramente continueranno a pagare gli Euro 4 diesel senza fap». Anche il primo cittadino di Milano aveva sottolineato il miglioramento dei livelli di inquinamento, rispetto a quelli della scorsa settimana, che costrinsero il Comune a decretare il blocco della circolazione. «Oggi abbiamo preso atto che le misure strutturali adottate dal Comune contro lo smog - ha affermato Letizia Moratti - come la sospensione delle deroghe per Ecopass stanno dando risultati. Le concentrazioni medie di polveri sottili in questa settimana sono inferiori a quelle della settimana scorsa. Questo è un punto fermo importante: noi continuiamo a lavorare su misure strutturali».

TAVOLO DEI SINDACI - La Moratti ha anche annunciato di aver raccolto il suggerimento lanciato qualche giorno fa dal presidente di Anci, Sergio Chiamparino: riunire i primi cittadini della Pianura Padana in un tavolo per concordare interventi comuni contro lo smog. Il coordinamento allargato sarebbe la sede preposta all’individuazione di nuove misure contro lo smog. «Ho sentito stamani il sindaco di Torino, Chiamparino - ha riferito Moratti - per concordare una riunione che terremo nei prossimi 10-15 giorni con i sindaci di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Sarà Chiamparino a farsi carico di coordinare le Anci di queste regioni: la riunione sarà l’occasione per valutare che cosa stanno mettendo in pratica le città di queste regioni e cosa possiamo proporre ed elaborare come ulteriori misure».

I DATI - Dopo la tregua concessa martedì, mercoledì l’inquinamento a Milano è tornato sopra i livelli di guardia. Le centraline dell’Arpa in città hanno registrato un tasso di Pm10 oscillante tra 70 (via Senato) e 80 microgrammi per metrocubo (Città Studi): valori quasi doppi rispetto a quelli rilevati appena il giorno prima. Con lo sforamento di mercoledì sono saliti a 26 i giorni fuori legge (con tassi di smog superiori al limite europeo di 50) dall’inizio del 2010. Nel resto della Lombardia, il primato della città più inquinata è andato mercoledì a Pavia che, con concentrazioni di Pm10 a quota 100, si è piazzata davanti anche a Milano. Valori di smog oltre i limiti sono stati rilevati anche a Mantova (tra 65 e 70 microgrammi), Brescia (76), Monza (66) e Bergamo (50). Migliore invece la qualità dell’aria a Como (49) e a Varese (tra 17 e 38 microgrammi).

PREVISIONI METEO - La concentrazione di smog a Milano potrebbe presto diminuire grazie a una perturbazione atlantica, che porterà nel corso delle prossime ore ad un indebolimento dell’area anticiclonica attualmente presente sul bacino del Mediterraneo. Sono in arrivo neve e forte vento su gran parte della Lombardia, secondo le previsioni meteo elaborate da Arpa Lombardia e Servizio Metereologico Regionale. La neve scenderà anche in pianura in molte zone della regione e raggiungerà i 30 cm a quote superiori ai 1000 metri. Le precipitazioni dureranno tutta la notte ma dovrebbero interrompersi nella mattinata di venerdì. I venti saranno particolarmente forti soprattutto nella zona orientale della Lombardia e nell’Oltrepo pavese. Sabato graduale miglioramento e tempo in prevalenza soleggiato per domenica. Da lunedì torneranno condizioni di instabilità.

Fonte: Corriere della Sera

Mi-To, uniti solo contro lo smog

Tuesday, February 2nd, 2010
Torino propone un summit con i Comuni padani per combattere l’inquinamento
ANDREA ROSSI
Smog a MilanoTORINO
Il vero Mi-To, oggi si chiama smog. Altro che la megalopoli della cultura, l’alleanza tra i due politecnici, la fusione naufragata tra le aziende di trasporto pubblico e l’alta velocità ferroviaria: l’integrazione più riuscita tra le due capitali del Nord Ovest oggi si fonda sul Pm 10, le centraline impazzite, la politica che arranca alla ricerca di una via d’uscita, i cittadini che indossano le mascherine per strada. Ieri Milano, dopo diciannove giorni consecutivi di sforamento del limite massimo di microparticelle ammesso dall’Unione europea, ha fermato le auto per otto ore. Oggi Torino e alcuni Comuni dell’area metropolitana metteranno al bando i mezzi Euro 2 diesel. Palliativi, piccole contromisure per arginare un inizio 2010 da incubo: 24 giorni da bollino nero sotto la Madonnina; 16 sotto la Mole, Pm10 nell’aria anche a 120-150 microgrammi al metro cubo, quando il limite massimo è fissato a 50. Per l’Europa quell’asticella può essere superata non più di 35 giorni in un anno. Nel 2009 Torino ha sconfitto Milano 151 a 108 giorni. Il 2010 sembra l’anno del ribaltone, ma la sostanza cambia poco: per entrambe le città il bonus è già quasi scaduto. E siamo appena a febbraio.Forse non è un caso, allora, se sotto la Mole si stia facendo largo l’ipotesi di un’alleanza contro l’inquinamento. Di più: coinvolgere tutti i Comuni della pianura Padana per scambiarsi esperienze e buone pratiche nella lotta alle polveri sottili che rendono irrespirabile l’aria. L’assessore all’Ambiente torinese Roberto Tricarico - con il supporto dell’Anci, di cui il sindaco Chiamparino è presidente - sta organizzando il primo summit padano contro lo Smog a Torino.L’idea è semplice: affossare le divisioni politiche e i campanilismi per cercare di arginare l’emergenza. Per Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr, è giusta: «Le strategie adottate finora non hanno senso. La gestione del problema smog è stata delegata ai singoli comuni, o alle province, come se fermare le auto a Milano lasciandole circolare a Bergamo potesse servire. Le politiche meteo-climatiche, invece, vanno affrontate su vasta scala, altrimenti sono inutili». E inutili - par di capire - sono stati i provvedimenti fin qui adottati a livello locale: veicoli Euro 0, 1 e 2 fermati nelle fasce orarie più critiche, motocicli tenuti nei garage, Tir fatti girare alla larga dal centro, autobus inquinanti mandati in pensione. Per non parlare dell’Ecopass, un diluvio di regolamenti contorti che sembrano aver creato più grattacapi ai cittadini che reali benefici all’aria. Il professor Allegrini liquida tutto con una parola: propaganda. «I provvedimenti spot servono soltanto a mostrare che la classe politica si batte per risolvere il problema». E, per lo più, producono effetti surreali: a Milano la procura mette sotto indagine il presidente della Regione Formigoni, il sindaco Moratti e l’ex presidente della provincia Penati; a Torino no, ma oggi la destra presenterà un esposto in tribunale. A Milano la giunta di centrodestra finisce quotidianamente sotto il fuoco del centrosinistra, che a Torino governa e subisce identico trattamento dagli avversari. Se i due Comuni si scambiassero le opposizioni i provvedimenti di contrasto all’inquinamento sarebbero approvati all’unanimità.Ecco perché la Padania anti-smog potrebbe essere una soluzione più efficace: «Le politiche di lotta all’inquinamento vanno integrate in maniera strutturale», spiega Elena Comino, docente al dipartimento di Ingegneria per l’ambiente e il territorio del Politecnico di Torino. «Fissare obiettivi sarebbe poco sensato, bisogna puntare a ridurre le concentrazioni di particelle nell’aria, anche solo di qualche punto percentuale».

Fonte: La Stampa

Smog, l’apocalisse di Milano

Monday, February 1st, 2010
Respiriamo veleni ma nessuno si indigna. Così si estingue l’umanità: ribelliamoci!
ANTONIO SCURATI
A Milano per il 18° giorno consecutivo è stata superata la soglia d'allarme per inquinamentoVivo a Milano, come tutti. Appartengo all’umanità, una specie destinata all’estinzione, come tutte.Parrà che si esageri, ma la correlazione tra queste due circostanze si è resa particolarmente stringente in questa città della grande pianura in questo gelido mese di gennaio dell’anno 2010. Dall’Epifania in qua, Milano è diventata un ottimo osservatorio sullo sfinimento delle umane cose. Salvo che, nel caso dei milanesi, osservatore e osservato si sono identificati nella medesima persona. Gente sfinita. Sfinita perché priva del senso della fine.

Mentre scrivo, infatti, siamo giunti al diciottesimo giorno consecutivo di violento sfondamento delle soglie d’allarme per inquinamento da polveri sottili. Detto in altri termini: respiriamo veleno. Ciò che sbalordisce, però, è la piega molle che prendono gli eventi, l’effetto ralenti prodotto dal disastro giunto nei pressi del suo punto di precipitazione.

Dapprima niente, silenzio, poi, stancamente, i giornali hanno cominciato a dare notizia: si titola «polvere alle stelle» (da non confondersi con la polvere di stelle), si tracciano grafici sugli andamenti del PM 10, si dedica una striminzita colonnina ai dati medici sul forte aumento di ricoveri ospedalieri per bronchiti e polmoniti, al picco di ictus, infarti e crisi respiratorie gravi. Ma, poi, tutto sommato, ce ne usciamo con una scrollata di spalle. Il sindaco dichiara che non c’è urgenza di intervenire perché l’anno scorso l’emergenza era più emergenza di quest’anno, gli strascichi polemici del derby tengono ancora banco nelle birrerie, ognuno sta solo sul cuor della terra e, in men che non si dica, è già l’ora dell’aperitivo.

I pochi che rilanciano l’allarme vengono liquidati con l’accusa di «catastrofismo». Vengono messi a tacere con un sofisma: il vertice di Copenhagen è stato prima sgonfiato dall’annuncio dell’impossibilità di raggiungere un accordo, poi affossato da un accordo al ribasso, infine sepolto dalla scoperta che alcune previsioni sugli effetti del mutamento climatico erano esagerate o addirittura gonfiate. La conclusione che la malafede ne trae è che non c’è nessuna emergenza ambientale. Per scongiurare l’apocalisse ci si aggrappa, insomma, all’unico indizio contrario ignorando le cento evidenze a favore. Non potendo cambiare la realtà, si cambia discorso. Si tocca ferro, ci si gratta nascostamente le parti intime e si salta alle pagine dello sport.

La catastrofe, anche ammesso che poi venga davvero, è lontana, astratta, è una diceria dell’untore. Come ci spiega il filosofo Jean-Pierre Dupuy, propugnatore di un «catastrofismo illuminista», la fatale complessità dei procedimenti liberati dalla nostra potenza d’azione tecnologica ci obbligherebbe ad anticipare le loro conseguenze nel futuro, ma quella complessità è la stessa che ci impedisce di farlo: di fronte al futuro siamo impotenti, il futuro è incerto di suo, astratto e lontano non meno della catastrofe, il futuro è irreale. Del resto, da sempre l’umanità ha preso atto della realtà delle catastrofi soltanto quando erano già accadute, le ha vissute come l’improvvisa trasformazione di un’impossibilità in una possibilità, come uno strappo ontologico nella maglia dell’essere. Basti pensare alla reazione dell’Occidente di fronte all’Undici Settembre. L’ostacolo che ci impedisce di prendere precauzioni contro di esse è l’impossibilità di credere che il peggio debba ancora venire.

Tutto questo è vero, eppure c’è ancora qualcosa che non torna nella mollezza di questi nostri strani giorni proni al peggio. Non torna la clamorosa inversione tra astratto e concreto di cui i milanesi sembrano vittime. D’accordo, i ghiacciai che si sciolgono (anche se con minor velocità rispetto al previsto) sono al Polo Nord, le foreste amazzoniche disboscate sono a pagina 27 di Avventure nel Mondo, le falde freatiche abbassate sono addirittura sotto terra, roba astratta, lontana, futuribile, ma le polveri sottili, per quanto sottili, sono il pacciame che sentiamo ingolfare i nostri polmoni. Qui, ora, sotto questo cielo, su questo lembo di terra avvelenata nel mezzo della grande pianura.

«Che cosa vuole che le dica? Li porti al mare. Sì, anche d’inverno». È davanti ai nostri occhi il pediatra che allarga le braccia quando gli chiediamo cosa fare per nostro figlio che ha la tosse e il catarro per l’intera durata dell’inverno, e poi il raffreddore da fieno per l’intera durata di quella che un tempo si definiva «bella stagione». È qui, ora, nella vita reale, nelle nostre orecchie di Milanesi un tempo efficienti e pragmatici il rantolo che, notte dopo notte, gli impedisce di dormire. Sale dalla culla accanto ai nostri letti matrimoniali della vita presente. Perché allora non ci riscuotiamo dal nostro torpore?

Non lo facciamo perché abbiamo smarrito il senso della fine. La verità è che nessuna etica è possibile senza metafisica. E, forse, nemmeno la buona politica. Non agiamo per il meglio, individualmente e collettivamente, se non abbiamo un senso delle cose prime e delle cose ultime. Non prendiamo in mano il nostro destino se rimaniamo incapaci di un pensiero profondo sul nostro essere nel tempo, che vada oltre le previsioni meteo per il prossimo weekend in montagna. E questo profondo senso del tempo profondo porta con sé, innanzitutto, il senso della fine.

Quel tempo profondo ci dice che non c’è da attendere lo squillo della tromba: la fine dei tempi si è già realizzata molte volte. Essa ci parla attraverso i fossili, le pile sedimentali, i molari di giganteschi crani primitivi, ci dice che la storia della vita è storia di estinzioni, che sono bastati pochi secoli di caccia a mettere fine a milioni di anni di storia biologica; ci sussurra, quel tempo profondo, d’immense durate, di cose immani e lontane, ma anche borbotta nelle cose vicinissime, nel rantolo emesso dai polmoni impacciati dei nostri bambini nella Milano di questi strani giorni. La fine è già arrivata. Milano, per esempio, ha già finito di essere una città vivibile. Non aspettiamoci l’apocalisse dall’avvenire. L’apocalisse è un fatto quotidiano. Lo sono, però, anche i mezzi per lottare. Coraggio.

 

Fonte: La Stampa

Milano, bambini con mamme, papà e nonni tutti con le mascherine anti inquinamento

Sunday, January 31st, 2010

 Bambini, tanti bambini con mamme, papà e nonni con indosso mascherine antismog. Le famiglie di Milano hanno risposto numerose all’appello del Comitato genitori contro l’inquinamento atmosferico, che ha costretto il sindaco Moratti a decretare, domani, il blocco totale della circolazione delle auto. Alla manifestazione davanti a Palazzo Marino hanno partecipato anche le mamme del gruppo “Ora (d’Aria)”. La richiesta di tutti è una sola: aria più pulita e politiche serie contro l’inquinamento. “La proposta delle mamme di Ora (d’Aria) ha sfondato una porta aperta con noi”, spiega Elena Sisiti, del Comitato genitori antismog. “Siamo qui per chiedere sempre le stesse cose: politiche serie contro il traffico e che i cittadini siano informati. Non è possibile che si continui a dire che il traffico non c’entra. Speriamo che questo sia un punto di svolta. Il sindaco ha provato a fare qualcosa. Probabilmente sarà inefficace - aggiunge a proposito del blocco della auto previsto per domani - ma bisogna continuare. Le targhe alterne sarebbero il minimo”.

I Verdi denunciano Alemanno e Moratti. Nel frattempo, i Verdi hanno denunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e quello di Milano, Letizia Moratti per i mancati provvedimenti sullo smog nella capitale e nel capoluogo lombardo. Lo ha annunciato il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, nel corso della presentazione di dossier sui costi socio-economici dell’inquinamento atmosferico in Italia, oggi di fronte la sede Rai di viale Mazzini a Roma. “Al procuratore Toro, capo della Procura ambientale  -  ha detto Bonelli - presenteremo un esposto al comune di Roma”. La stessa cosa accadrà anche “per le altre città italiane”, dove si sono verificati sforamenti dei limiti di concentrazione di inquinanti e “per l’omissione dei sindaci” rispetto ai provvedimenti. In particolare, riferisce il presidente dei Verdi, “a Roma nel 2009 ci sono stati 419 sforamenti di Pm10 (polveri sottili) rilevati dalle centraline e già 11 sono nel 2010″, mentre il limite per la salute umana fissato dalla direttiva Ue è di 35 giorni di superamenti in un anno

Lo smog uccide 20 persone al giorno. Sempre a proposito della capitale, riferisce Bonelli, “c’è un fatto grave alla base dell’esposto: il comune di Roma non mette più i dati sulla qualità dell’aria sul sito, che una direttiva Ue obbliga a pubblicare e non prende misure anti-inquinamento”. Secondo il presidente dei Verdi “ci troviamo di fronte a un omicidio plurimo colposo, si tratta di una strage di vite” pari “a oltre 7.000 morti all’anno”, circa 20 aql giorno. Adesso, ha concluso Bonelli, “la politica deve fare delle scelte, quelle che non ha fatto Alemanno e che non si decidono a prendere i ministri Prestigiacomo e Matteoli”.

E costa 4,5 miliardi l’anno.
I costi dovuti all’inquinamento in Italia sono di circa 4,5 miliardi di euro all’anno. E, prendendo in considerazione soltanto le 8 maggiori città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, e Palermo), il controvalore delle giornate lavorative perse (pari a 2.800.000) è di 2 miliardi di euro all’anno per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico e, soprattutto, alla concentrazione di polveri sottili. Mentre i costi sanitari e di ospedalizzazione pesano fortemente sul Sistema sanitario nazionale tra assistenza medica e farmaceutica stimabile nella cifra di 2,5-3 miliardi di euro. E’ questo l’allarme economico-sociale secondo alcuni dati contenuti in un dossier sui costi sanitari, sociali e sulla mortalità da inquinamento nelle città italiane “Le polveri assasine” lanciato oggi dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che da tre giorni è in sciopero della fame per denunciare la scomparsa dei temi ambientali dalla televisione italiana.

I più inquinati d’Europa. Secondo il dossier “L’Italia è tra i paesi europei in cui si registra, in media, la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 905% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto che portano a oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani”. Il traffico veicolare, si legge nel dossier, è l’imputato principale: dai dati del Censis si riscontra che, per esempio, i milanesi passano nella propria auto o su un mezzo pubblico 5,3 anni della propria vita, i bolognesi 5,9 anni, i romani 6,9 anni e i napoletani 7,2 anni. - In Europa l’inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori di rischio per la salute nelle aree urbane: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che l’inquinamento da polveri fini nell’ambiente urbano è responsabile ogni anno di circa 100.000 morti e 725.000 anni di vita persi.

Fonte: La Repubblica

Milano chiude per smog

Friday, January 29th, 2010

Blocco totale del traffico domenica dalle 10 alle 18: è la misura d’emergenza decisa nel vertice antismog che si è tenuto giovedì mattina tra Moratti, Formigoni e l’assessore provinciale ai Trasporti Giovanni De Nicola (in rappresentanza del presidente Podestà). Nella giornata di domenica 31 gennaio potranno circolare a Milano soltanto le auto a impatto zero (gpl, metano, elettriche); godranno di una deroga al divieto medici, infermieri e ministri del culto. Lo smog non dà tregua a Milano: anche mercoledì le polveri sottili sono rimaste sopra i limiti di guardia. Si tratta del diciassettesimo giorno consecutivo di sforamento (dall’11 gennaio) dei limiti europei che fissano a 50 microgrammi il livello di guardia. Dall’inizio dell’anno i giorni di sforamento sono stati 21. Confermata per sabato mattina la manifestazione in piazza Scala indetta dai Genitori Antismog (ore 10.30).

INASPRIMENTO ECOPASS - Oltre al blocco della circolazione di domenica 31 gennaio, durante il vertice è stato concordato un irrigidimento di Ecopass, il ticket antismog nel centro del capoluogo lombardo, nel caso l’emergenza inquinamento dovesse continuare anche nei prossimi giorni. Come spiegato dal primo cittadino Letizia Moratti, se si arriverà a 20 giorni consecutivi di sforamento dei limiti di Pm10 nell’aria, saranno sottoposti al pagamento di Ecopass anche i veicoli diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato, oggi esentati per deroga. L’abolizione dell’esenzione per questa categoria di mezzi durerà fino al terzo giorno in cui il livello di Pm10 sarà tornato sotto i livelli di guardia, vale a dire sotto i 50 microgrammi per metro cubo. L’inasprimento dell’Ecopass è una misura da giorni sollecitata dagli ambientalisti, ma che sconta la ferma opposizione di larghe fasce del Pdl: nel dicembre scorso si era concordato che ogni riflessione sul destino dell’Ecopass sarebbe stata affrontata ad aprile, dopo le elezioni regionali. «Da quando è stato introdotto - ha sottolineato Letizia Moratti - l’Ecopass ha contribuito a ridurre del 17% le concentrazioni di Pm10 rispetto alla media dei sei anni precedenti, i giorni di superamento del limite si sono ridotti del 25%, passando dai 153 del 2005 ai 109 del 2009 e la concentrazione media di Pm10 in un anno è passata dai 53 microgrammi del 2005 ai 45 del 2009».

LAVAGGIO STRADE - Da ultimo, il tavolo contro l’emergenza smog ha raccolto il suggerimento avanzato dal presidente della Provincia Guido Podestà: non appena le condizioni climatiche eviteranno i rischi di gelate, partirà la sperimentazione del lavaggio strade con acqua in un tratto di cinque chilometri, con l’obiettivo di scongiurare il sollevamento delle polveri depositate sulla carreggiata.

REGIONE: DUE MILIONI PER I CONTROLLI - Formigoni ha deciso di raddoppiare il finanziamento annunciato mercoledì a favore dei Comuni per intensificare i controlli contro l’inquinamento, e il suo assessore all’Ambiente Massimo Ponzoni lo ha illustrato giovedì agli amministratori locali durante un tavolo tecnico al Pirellone. I fondi della Regione saranno ripartiti in due tranche: un milione sarà destinato ai controlli su strada, l’altro alle verifiche sulle temperature negli edifici. «Da anni Regione Lombardia ha puntato su misure strutturali per combattere l’inquinamento - ha spiegato Ponzoni - e in questo frangente abbiamo deciso di concentrarci maggiormente sui controlli. Siamo comunque al fianco di quei Comuni, come Milano e Bergamo, che hanno deciso di bloccare il traffico, ricordando a tutti di non fare allarmismi: la qualità dell’aria è migliorata rispetto agli anni scorsi».

FORMIGONI: «NON SIAMO BALUBA» - «Non siamo baluba, non siamo affatto la maglia nera d’Italia e d’Europa rispetto all’inquinamento», ha commentato Formigoni al termine del vertice. «Non siamo soddisfatti completamente della situazione ma sono stati fatti in questi anni dei passi in avanti, abbiamo fatto il nostro dovere. La Regione negli ultimi anni ha distribuito 104 milioni di euro in incentivi per cambiare la macchina e quindi per diminuire l’inquinamento». La decisione di esentare i mezzi ecologici dal blocco, commenta Formigoni, «è un messaggio ai cittadini di orientarsi verso i mezzi a impatto zero. Domenica potranno circolare solo quelli. Ci vuole poi un impegno proprio da parte dei cittadini, il mio è un invito ad usare i mezzi pubblici e ad abbassare le temperature nelle case e negli uffici. Questo vale anche per il Palazzo Pirelli, dove la temperatura è di 20 gradi e dove il riscaldamento è fatto attraverso “pompe di calore” che sono ad emissione zero». Per il presidente della Regione Lombardia, «non è il caso di fare allarmismi, l’aria che respiriamo oggi è migliore di quella di cinque anni fa e di quella di dieci anni fa. Sia Londra che Parigi hanno livelli di inquinamento superiori al nostro».

Fonte: Corriere della Sera

Lo smog non dà tregua a Milano

Tuesday, January 26th, 2010

La serie più nera dell’aria milanese è iniziata l’11 gennaio. Nuvole, nebbia, temperatura vicino allo zero. E smog che si accumulava. Da quel momento, le polveri sottili non sono mai scese sotto la soglia che dovrebbe proteggere la salute dei cittadini. Fanno 13 giorni consecutivi di aria fuorilegge, il record negli ultimi tre anni. Fossero ancora in vigore le vecchie leggi regionali, ieri nelle aree più inquinate della Lombardia si sarebbe bloccato il traffico. Poi le regole sono cambiate. E a ridurre l’inquinamento, oggi, dovrebbero essere soltanto le «misure strutturali» come l’Ecopass (il pedaggio per le auto inquinanti che entrano in centro) o i blocchi regionali dei veicoli più vecchi. Ma l’aria resta asfissiante. E allora, per chiedere provvedimenti più incisivi, stanotte due consiglieri occuperanno l’aula principale del Comune di Milano. Come accade da anni, negli inverni milanesi si chiede consiglio al meteorologo. Le previsioni dicono «condizioni stagnanti», come minimo per un paio di giorni ancora. Conseguenza: lo smog resterà alto. Tirando le somme, dal primo gennaio s’è respirato soltanto per 6 giorni su 23. Ed è certo vero, come ha ricordato il vice sindaco, Riccardo De Corato, che nel 2009 «le città più inquinate sono state Napoli e Torino, con 156 e 151 giorni di superamento delle soglie», ma il nuovo anno per Milano è partito male. Molto male. Soprattutto perché, nel centro della città, è in vigore il provvedimento che a molti è sembrato una rivoluzione nelle politiche ambientali delle città italiane. «Milano come Londra», si disse due anni fa. «Avanguardia del Paese».

I risultati ci sono stati: nel primo anno di Ecopass, il 2008, la centralina nel cuore della città ha registrato 78 giorni di smog sopra le soglie. Record assoluto. Il risultato migliore da quando si misurano i veleni dell’aria. L’anno scorso, però, i benefici sono lentamente evaporati. E il centro è tornato a 106 giorni «rossi». Cosa è accaduto? Le risposte andrebbero cercate nei colloqui riservati che si tengono costantemente tra il sindaco, Letizia Moratti, le associazioni dei commercianti e buona parte della maggioranza che governa Milano. Silenzioso, avanza il partito del «non possiamo perdere voti per colpa dell’Ecopass». E così un provvedimento che avrebbe bisogno di aggiornamenti (diventare più via via più restrittivo per continuare a funzionare) è rimasto bloccato. Un solo esempio: le macchine diesel Euro 4 (molto inquinanti, pagherebbero 5 euro per entrare in centro) hanno beneficiato di ben 7 deroghe. L’ultima, riconfermata a dicembre scorso. E non se ne riparlerà prima delle elezioni regionali di fine marzo.

L’ex assessore all’Ambiente, Edoardo Croci, il «tecnico» della Bocconi che ha creato l’Ecopass e poi ha pagato con le dimissioni la volontà di estenderlo, una proposta per l’emergenza ce l’avrebbe: «Si potrebbero fermare i veicoli commerciali che non hanno il filtro antismog. Sono un decimo dei veicoli circolanti, ma sono responsabili di un terzo delle emissioni da traffico della città». Provvedimento tampone. Regione e Comune non vogliono sentir parlare di strategie d’emergenza. Forse dovranno farlo su pressione di Enrico Fedrighini (Verdi) e Carlo Montalbetti (lista «Milano civica») che annunciano di passare la notte nell’aula del consiglio. Occupazione del Comune. Per la pulizia dell’aria.

Gianni Santucci
Armando Stella

Fonte: Corriere della Sera

Al Macef domina l’ecologico

Monday, January 18th, 2010
Novità per la casa, dalla pattumiera personalizzabile al salvadanaio per semi
 
SARA RICOTTA VOZA
MILANO
«È il regno del «carino», dell’idea regalo, dell’inutile dilettevole ma anche del geniale quotidiano. Qui trovi lo sbucciatore più veloce del west, la sdraio matrimoniale, il portabanana da ufficio, il «primo tostapane a visione panoramica». Il Macef è la fiera del design di tutti i giorni, delle buone idee made in Italy non sempre firmate e costosissime, un design più accessibile e meno snob di quello che si vedrà nel salone dedicato al Mobile. Molti degli oggetti qui potrebbero riempire la wunderkammer della storica rubrica «Mai più senza»; ma molte sono vere «genialate», e non è un caso che qui vengano a cercare idee i buyers di Harrod’s e Galeries Lafayette. La crisi ha colpito, ma il business c’è: il portabanana da ufficio, per dire, ha già venduto 18 mila pezzi. «Lei dirà, e chi se lo compra?!», chiede il venditore. Misteri del marketing. Che si spiegano con la filosofia del «se lo trovano, lo comprano».Le novità più interessanti sono legate all’«ecologico». Alessi lancia il «salvadanaio» per i semi della frutta, da raccogliere dopo il pasto e poi piantar nell’orto. Giò Style presenta Patù, la prima pattumiera «personalizzabile»: 102 modi di farsi la pattumiera secondo i propri gusti e consumi e anche secondo le regole (e i colori) della propria differenziata comunale. Si parte dalla versione «base» del contenitore in plastica riciclata al 100 per cento e si arriva alla «superaccessoriata» con ruote, pedali, e cestelli vari da scegliere con la stessa cura degli elementi interni di una cabina armadio. La stessa azienda presenta i piatti e bicchieri usa e getta derivati dal mais: biodegrabili e compostabili, se si bruciano non producono diossina e lasciano un buon odore di pop corn. Non sono ecologici ma «pacifisti» i coltelli di Berti disegnati da Carlo Trevisani: taglienti ma rigorosamente senza punta.Molte innovazioni nel mondo delle torte. La design-star Matali Crasset e il patissier Pierre Hermé hanno ideato per Alessi un nuovo «sistema» di impasto con ciotola, ciotolina incorporata e frusta che si sdoppia. E Pavonidea, già nota per il colapasta compattabile, rinnova le vecchie forme da forno: sembra rame, ma è silicone. Ma al Macef ci sono anche inventori stranieri in cerca di distributore italiano. Come Eric Y. Teng, ingegnere elettronico di Hong Kong che, diventato padre separato di due figlie, si è creato da solo gli utensili da cucina e li produce: dallo spremi-aglio «a dentiera», al mestolo che trattiene il grasso, al forchettone per il barbecue differenziato.

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