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Messina continua

Friday, February 19th, 2010

Colline sbancate. Edifici in zone a rischio. Persino una chiesa sulla fiumara. L’edilizia selvaggia non si è fermata. Anche dopo le 31 vittime di ottobre

 

Cantiere in zona Panoramica a Messina. Foto di Enrico di Giacomo

L’uomo in giaccone piomba all’improvviso nel cantiere con un gruppo di manovali e urla: “Via di qui! Basta fotografie! È violazione di domicilio! Adesso chiamo la polizia!”. Cammina avanti e indietro furente, il cinquantenne che chiamano “titolare”. Poi afferra il cellulare e confabula in siciliano stretto; poi ancora ordina ai suoi uomini di cacciare gli intrusi: “Cortesemente sbattiamoli fuori!”, strilla un paio di volte. E gli operai stanno per obbedire, perché i curiosi non sono graditi in questo spicchio dei monti Peloritani che sovrasta Messina. Nessuno, a quanto pare, ha il diritto di verificare come su queste colline di sabbia e terra stia spuntando un’infilata di palazzine che il cartello chiama “Il grande Olimpo”.

Nessuno dovrebbe soffermarsi a osservare la scarpata e il suo terreno instabile, tanto debole da richiedere sostegni artificiali. Tantomeno è apprezzato, da queste parti, che si aggiunga un altro dettaglio: quello del torrente Trapani, che qui accanto smette di scorrere in superficie e s’infila sotto l’asfalto stradale in un varco di cemento armato circondato dal pattume. Una bomba d’acqua che già in passato ha causato esondazioni e un morto, e che fa ancora più paura guardando le colline sbeccate dalle frane. “L’alluvione del primo ottobre 2009 non ha insegnato niente”, denuncia il capo del Genio civile messinese Gaetano Sciacca. “Non contano i 31 morti e sei dispersi di Giampilieri e villaggi vicini”. Non conta neppure che pochi giorni fa, il 14 febbraio, abbiano dovuto evacuare dal borgo di San Fratello duemila persone per l’ennesima frana. “Là è successo quello che è successo senza bisogno di abusi edilizi, mentre qui massacrano la città con cantieri spericolati.

Poi tutti piangono quando arrivano le disgrazie; tutti giurano di avere tutelato la nostra provincia, i suoi 257 corsi d’acqua e i 108 comuni a rischio sismico. La verità è che pochissimi stanno cercando di fermare il disastro. A quattro mesi dall’alluvione le ruspe continuano a sventrare le colline, la coscienza civile latita ed è il trionfo assoluto dell’abusivismo ambientale: quello di chi edifica seguendo le regole umane, ma non quelle imposte dalla natura”. Il risultato è un collasso territoriale. L’agonia di una Messina dove ogni giorno spuntano nuove gru: “Anche nelle aree più impensabili, anche dove il buon senso suggerirebbe di evitare”, dice Anna Giordano del Wwf. Per esempio nella zona dell’Annunziata, un quartiere residenziale della fascia nord cittadina. “Sopra incombe il Monte Ciccia, 609 metri di una montagna geologicamente giovane e a rischio dissesti. Sotto c’è una grande fiumara, e come non bastasse ci costruiscono dentro una chiesa”. Un edificio già enorme anche se è ancora da completare. Un operaio sta riposando all’ora di pranzo nell’abitacolo della ruspa, ma quando vede il fotografo spalanca lo sportello: “Qui è tutto a posto, tutto in regola “, assicura. E avrà anche ragione. Però è impossibile confermarlo, visto che all’ingresso del cantiere non c’è il cartello con la descrizione dei lavori e della società chi li sta svolgendo. “Noi cittadini”, spiega un militare che abita in zona, “partiamo da concetti semplici: ci chiediamo perché collochino una struttura imponente in corrispondenza di una fiumara, peraltro già affiancata da una palazzina. Non capiamo perché si arrivi a un simile azzardo, insomma. E soprattutto, ci domandiamo chi abbia reso edificabili posti simili”.

Certo è singolare che dopo il disastro di Giampilieri, e dopo la recente morte di due bambine per il cedimento di una palazzina a Favara, nell’agrigentino, si costruisca un luogo di culto in un’area tanto delicata. Anche perché, una cinquantina di metri più a sud della chiesa, tra massi sgretolati e misera vegetazione spunta un tubo nero che, a detta dei residenti, dovrebbe contenere il torrente Annunziata quando s’ingrossa. In teoria: perché in pratica il tubo ha due sezioni scollegate, e potrebbe non bastare in caso di emergenza. Il che riporta alla questione centrale: ha senso tutto questo?, chiediamo al presidente dell’Associazione costruttori messinesi Carlo Borella. È una situazione accettabile, nel 2010, per una città con 247 mila abitanti? “La nostra edilizia”, risponde Borella, anche titolare dell’impresa di costruzioni De.mo.ter, “è conseguenza di un Piano regolatore approvato tanti anni fa. Inutile discolparsi o negare gli eccessi di qualche imprenditore.

L’aggressione alle colline messinesi c’è e fa paura, anche perché non si è trovata un’alternativa valida”. Detto questo, assicura Borella, è arrivata l’ora di cambiare atteggiamento: “Da una parte controllando con più scrupolo la qualità dei progetti, dall’altra confrontandosi attorno a un tavolo con gli ambientalisti”. Quanto alla chiesa della fiumara, il presidente sostiene di non saperne niente (”Ma mi informerò”, assicura). E nemmeno accenna ai pensieri che gli sta provocando Maurizio Marchetta, ex vicepresidente del Consiglio comunale di Barcellona, secondo cui Borella avrebbe “costituito un gruppo di imprenditori che fanno parte del Consiglio direttivo e stabiliscono preventivamente, a tavolino, a chi fare aggiudicare gli appalti in provincia e fuori”. Frasi che altrove farebbero scalpore, mentre a Messina scivolano tra le infinite contraddizioni. Per dire: quando l’8 gennaio il capo del Genio civile Sciacca ha invocato la sospensione immediata del Piano regolatore (spiegando che “durante queste ultime settimane, in barba a qualunque motivazione etica dopo il disastro del primo ottobre, ci sono pervenute nuove richieste di pareri e autorizzazioni relativamente a imponenti complessi edilizi”), il presidente dell’Ordine degli architetti Gaetano Montalto (che è anche presidente della Commissione edilizia) ha risposto invitando a risparmiarsi “crisi di panico e patetici buonismi ambientalistici”.

Eppure è facile vedere quanto stia soffrendo Messina. Basta leggere cosa scrive il capo del Genio civile in un documento inviato il 14 dicembre al sindaco Giuseppe Buzzanca. Un testo dove si parla del quartiere San Lìcandro e dei lavori per un complesso residenziale con quattro corpi di fabbrica da sette piani ciascuno. Palazzi che potrebbero “modificare sensibilmente le attuali condizioni del territorio e determinare di riflesso effetti negativi sull’intera area oggetto d’intervento”, dice Sciacca. Non solo: nella sua nota specifica che “i drammatici eventi alluvionali di ottobre hanno mostrato come una dissennata attività edificatoria a ridosso delle zone collinari possa produrre effetti devastanti sul territorio “.

Appunto per questo, ammonisce, è fondamentale che al business si anteponga “la pubblica incolumità”. Parole che, per il momento, bloccheranno il cantiere. Ma è una piccola vittoria in una guerra infinita. “Fate un giro al quartiere Montepiselli”, suggerisce un operaio con trent’anni di esperienza, “guardate come le ruspe aggrediscono la collina”. Ed è un buon consiglio, perché il tragitto stesso per Montepiselli è istruttivo. La strada che sale dalla centrale via Principe Umberto è parzialmente franata. E così pure il fianco del monte, dove un’imbragatura penzola fin quasi a terra. Sull’altro versante del colle, poi, la strada porta a una curva dove l’asfalto sta cedendo sul ciglio a strapiombo. “Colpa della terra rimossa per costruire le case a valle”, sostengono gli ambientalisti. Gli stessi che fanno strada, in cima alla collina, fino al complesso Aralia: un elegante blocco di palazzine in via di rifinitura voluto dal costruttore Vincenzo Pergolizzi, il titolare della società E.P. srl arrestato nel 1999 con l’accusa di concorso in associazione mafiosa, assolto nel 2008 e uscito con la prescrizione dall’ipotesi di favoreggiamento della latitanza di due boss. Colpisce, in questo insieme di cemento e palerie di rinforzo, come il fianco della collina sia prossimo agli appartamenti. E ancor più impressiona, al di là delle autorizzazioni chieste e concesse, la scarpata di fronte, dove il terreno è puntellato ma l’acqua piovana continua a scivolare fino a un muretto crepato.

Quanto basta, spiegano gli ambientalisti, per mostrare la fragilità del luogo e l’inopportunità di costruirci massicciamente sopra. Ma il discorso Aralia non termina qui, perché c’è ancora da ascoltare il resoconto fatto da più giornalisti del loro dialogo con Enrico Ricevuto, legale del costruttore Pergolizzi. “Stavamo parlando di questi sbancamenti e della loro sicurezza”, racconta uno dei presenti. “Al che l’avvocato, per sottolineare la bontà dei lavori, ha detto che la relazione sul terreno è stata sottoscritta anche dal geologo Sergio Dolfin, e che i palazzi sono talmente sicuri che Dolfin stesso ha acquistato un appartamento per il figlio”. Riassumendo: il geologo Dolfin, già membro della Commissione per la verifica delle valutazione d’incidenza, avrebbe firmato il via libera allo sbancamento della collina, comprando poi un appartamento nel complesso di Montepiselli. Non solo: in un’intercettazione della Procura Sergio Dolfin, parlando con l’ex assessore all’Urbanistica Antonio Catalioto, ha definito l’ambientalista Giordano “una testa di cazzo”, mentre il suo interlocutore prevede che la signora “continuerà a rompere le palle…”. E il perché è evidente: “Nel 2009 il Wwf si è battuto per fermare il Piano regolatore, ma ha anche presentato quattro denunce specifiche per anomalie edilizie”, spiega il legale Aurora Notarianni. “Un lavoro finito prima nel registro degli atti che non costituiscono notizie di reato, e poi all’attenzione del procuratore capo Guido Lo Forte”. Cosa significhi, in concreto, non si può sapere. Lo Forte non rilascia dichiarazioni ufficiali, nel suo ufficio. Ragiona però sul dopo alluvione ponendo una domanda fondamentale: “Come mai, da più parti, dicono che la popolazione messinese diminuisce mentre gli appartamenti aumentano?”.

Un’ipotesi, in corso di verifica, è che la malavita organizzata finanzi indirettamente le costruzioni, acquistandole poi con prestanome per riciclare il denaro sporco. Un sistema mai contrastato con troppa determinazione, secondo la Procura, e quindi impermeabile a qualsiasi alluvione. “Chi ha investito deve comunque guadagnare “, ironizza l’avvocato Notarjanni. E l’assessore in carica all’Urbanistica, Giuseppe Corvaja, conferma quanto sia complicato opporsi: “Non si tratta semplicemente di legalità o illegalità: se il piano regolatore permette di costruire in zone pericolose, gli imprenditori lo fanno e basta. Provassimo a bloccare i cantieri, verrebbero chiesti al Comune risarcimenti sontuosi”.

Dopodiché tutto è possibile, a Messina. Anche che sopra la strada Panoramica, a due passi dal mare, si salga per una viuzza qualsiasi e si spalanchi un groviglio di ruspe e cemento, mattoni e palazzi che crescono dietro al cartello “Victoria Park, costruendi appartamenti signorili con ampie verande e cantine”. Il tutto a cura della ditta Co.Gest.Ir srl, che offre metrature da 50 a 200 metri quadri con tanto di box auto. Un complesso che sicuramente ha tutte le carte in regola, tutte le autorizzazioni a posto e tutte le cautele prese. Ma nasce in un ambiente che si commenta da solo, con una centrale elettrica della Terna vicina, la solita fiumara sotto l’asfalto e il terreno intorno che Giordano classifica come “la nota sabbia e ghiaia di Messina, adatta alle fondamenta di un edificio ma meno per i pendii, spesso instabili e propensi alle frane”. Un discorso valido, a grandi linee, anche per altre zone della Messina post alluvione. A partire da quella di Conca d’Oro, vicino al quartiere Annunziata, dove sono in corso i lavori per completare le 29 aule delle scuole superiori. Una struttura, spiegano gli operai, che per un decennio è andata avanti a singhiozzo e adesso vedrà la luce. Finalmente, dicono i residenti; che sono soddisfatti ma non nascondono qualche preoccupazione. Dietro gli edifici gialli e amaranto della scuola, infatti, c’è una collina che verrà messa in sicurezza con un muro e adeguate palificazioni (garantiscono sempre gli operai). Ma ancora più in alto c’è un condominio, la cui cinta di protezione ha una crepa che non piace. “Sarà abbastanza sicura la scuola?”, si chiedono i residenti. “O dovremo vivere con l’ansia per i nostri figli?”. Perché la risposta sia rassicurante, e inauguri nel messinese una stagione di edilizia più ragionevole e ragionata, il vicesindaco Giovanni Ardizzone (Udc) sta battendosi per applicare il cosiddetto Piano territoriale paesaggistico, che la Soprintendenza ai beni culturali ha trasmesso il 23 dicembre. Da parte sua, il sindaco Giuseppe Buzzanca ha annunciato l’avvio dell’iter per il nuovo piano regolatore, che dovrebbe scattare dopo un anno di consultazioni. “Comunque vada a finire”, riconosce Ardizzone, “i politici consegneranno alle prossime generazioni una città devastata”.

Un pensiero che torna quando, in una giornata di pioggia gelida, i vigili del fuoco danno il via libera per visitare il centro di Giampilieri. Qui a ottobre sono morte 19 persone, e qui oggi tra cumuli di macerie e stoviglie, giocattoli abbandonati e camere da letto sepolte dalla frana, un soccorritore racconta come recuperarono le salme una dopo l’altra, coprendole con i teli su barelle improvvisate: “Ricordo il panico dei sopravvissuti, il terrore di riconoscere sotto ai lenzuoli familiari o amici”, dice. “Un dolore che i messinesi non vorrebbero vivere nella loro città, ma che lo scempio edilizio potrebbe imporci al prossimo temporale”.

Fonte: L’Espresso

Frana la collina di San Fratello

Monday, February 15th, 2010

La Protezione civile: “L’attenuazione della perturbazione è prevista per le prime ore di domani”

 

Frana la collina di San Fratello Gli abitanti abbandonano le case
San Fratello

PALERMO - La collina che sovrasta San Fratello sta franando. Il piccolo paese alle pendici dei Monti Nebrodi, nel Messinese, è ormai un paese fantasma. Oltre 60 abitazioni sono state evacuate ma ormai anche gli abitanti che non sono stati fatti allontanare dalle loro case hanno deciso di lasciare il centro e sono diretti nei comuni vicini da familiari o amici. Il fronte della frana si allarga a vista d’occhio. Decine di case si vanno riempiendo di crepe e una larga spaccatura è comparsa anche nella chiesa di San Nicolò. Tra le cause anche il maltempo degli ultimi giorni. Da due giorni la Sicilia è sotto una forte perturbazione, nelle ultime 12 ore in alcune zone sono caduti oltre 60 millimetri di pioggia.

San Fratello, un tempo chiamata Apollonia, è una cittadina storica a circa 640 metri sul livello del mare. Ha origini antichissime che sembrano risalire alla storica “Alunzio”. Il paese prende il nome dai tre Santi fratelli, Alfio, Cirino e Filadelfio, martirizzati sotto l’imperatore Valerio dal governatore Leptile (312 d.C.). E’ famoso per i tradizionali riti della Settimana Santa come la Festa dei Giudei, di origine pagana.

I fedeli hanno portato in piazza la statua del santo e il crocifisso per evitare che vengano distrutti da eventuali crolli e in segno di devozione. In comune c’è un vertice della Protezione civile. Il rappresentante provinciale Bruno Manfrè ha detto che “la frana è in pieno movimento”. La massa di terreno che va scendendo a valle ha trascinato via alcuni pali della luce. Zone del centro sono rimaste al buio.

Non è la prima volta che una tragedia del genere colpisce il Messinese.

Ad ottobre scorso un costone di roccia si portò via una ventina di abitazioni a Giampilieri, a dieci chilometri dal capoluogo, distruggendo intere frazioni del comune di Messina, alcuni paesi della provincia e facendo 37 vittime.

La situazione meteo continua a essere monitorata dalla sala operativa di via Vulpiano in collaborazione con il personale della Protezione civile locale. “Le previsioni segnalano - ha detto Fabrizio Curcio, responsabile ufficio emergenze della Protezione civile - che la perturbazione si sposterà nelle prossime ore verso la parte orientale dell’Isola, poi sulla Calabria e la Puglia. L’attenuazione dei fenomeni - conclude - è prevista per le prime ore di domani

Fonte: Corriere della Sera

Messina: frana sulla strada provinciale 143, un migliaio le persone isolate

Tuesday, February 9th, 2010

Una vasta frana ha provocato uno smottamento della Provinciale 143 nel messinese, che collega Brolo a 5 frazioni collinari del versante orientale della Sicilia. Un migliaio le persone isolate, mentre si tenta di trasferire gli studenti in modo da consentir loro di fare ritorno nelle rispettive case. Sul posto si trovano gli amministratori della zona ed i tecnici della provincia. (Fonte: Ansa)

 

Al via i lavori per il Ponte sullo Stretto.

Thursday, December 24th, 2009

Inaugurato il primo cantiere a Cannitello, in provincia di Reggio Calabria. Il ministro delle Infrastrutture: “Non sarà una cattedrale nel deserto“. Ciucci (Anas): “Peccato aver perso tre anni”

Taglio del nastro a Cannitello, in provincia di Reggio Calabria, per i cantieri per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Si tratta dell’avvio dei primi lavori propedeutici all’apertura del cantiere principale dell’opera che prevedono la deviazione della esistente linea ferroviaria tirrenica in corrispondenza di Cannitello per risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte, lato Calabria. A dare il via ai lavori sono stati oggi, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, e il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci.

”Stiamo rispettando i tempi che ci eravamo assegnati con la ripartenza delle opere pubbliche”, ha sottolineato Matteoli. E, intanto, ha annunciato Ciucci, mentre procede la progettazione definitiva del Ponte, ”verranno presto avviate le opere propedeutiche in Sicilia”.

 

L’opera inaugurata oggi ha un valore di circa 26 milioni di euro e rappresenta, inoltre, la prima fase del piu’ ampio progetto di spostamento a monte della linea ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria, che rendera’ disponibile circa 4 chilometri di waterfront tra Villa San Giovanni e Santa Trada.

 

”Oggi- ha detto Matteoli- partono con puntualita’ anche i primi lavori propedeutici al Ponte sullo Stretto e nel prossimo anno proseguiranno anche sulla costa siciliana. Si tratta di lavori indispensabili per avviare la costruzione del manufatto, ma necessari a prescindere dal Ponte. Un’opera che il governo ritiene prioritaria e per la quale sono stati compiuti tutti i passi necessari e non facili per realizzarla. Il Ponte non sara’ una cattedrale nel deserto, come i critici dell’opera sostengono, sara’ invece una infrastruttura, unica al mondo, che generera’ sviluppo, occupazione e crescita economica e che, a cascata, determinera’ la realizzazione di altri interventi infrastrutturali necessari alla Calabria e alla Sicilia”.

 

”Mi riferisco- ha spiegato Matteoli- alla rete stradale, ferroviaria, agli altri servizi cosi’ tanto carenti in questa meravigliosa area. L’avvio dei lavori di oggi dimostra la capacita’ di questo governo di mantenere gli impegni assunti nel programma presentato ai cittadini ed e’ un esempio concreto della politica del fare che caratterizza la nostra azione”.

 

Il 2009 e’ stato ”un anno decisivo per la ripartenza del ponte sullo Stretto di Messina”, ha commentato dal canto suo il presidente dell’Anas e ad della Stretto di Messina Ciucci. ”Abbiamo superato, con il costante sostegno del Governo ed in particolare del Ministro delle Infrastrutture, tutte le problematiche dovute al blocco dell’opera del 2006. Abbiamo firmato - ha ricordato Ciucci- gli accordi con le imprese, aggiornato e stipulato, con il concedente ministero delle Infrastrutture, la convenzione con allegato il nuovo piano finanziario, due giorni fa e’ stato approvato l’aumento di capitale della Societa’ Stretto di Messina per 900 milioni di euro. Complessivamente ammontano a 2,5 miliardi di euro le risorse destinate alla societa’ per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, mentre il residuo ammontare verra’ raccolto sui mercati finanziari secondo le modalita’ tipiche del project finance”.

 

”Oggi, con l’apertura dei primi cantieri, siamo in piena fase realizzativa, resta il rammarico- ha sottolineato Ciucci- di aver perso 3 anni che avrebbero al contrario consentito un determinante avanzamento del progetto con ricadute economiche che sarebbero state ancora piu’ importanti per accelerare l’uscita dalla crisi economica delle aree direttamente interessate dai lavori”.

 

Critiche arrivano però dall’opposizione. “Quello dell’inizio dei lavori per il ponte sullo stretto di Messina e’ un grande bluff e svela una grande bugia” afferma il deputato del Pd Ermete Realacci. “E’ un grande bluff perche’ non e’ vero che iniziano oggi i lavori di realizzazione del ponte, si inizia solo a spostare un tratto di ferrovia che c’entra pochissimo con la realizzazione del ponte, perche’ altrimenti non si potrebbe fare visto che non si possono avviare lavori di un’opera su cui non c’e’ ancora il piano di fattibilita’”, spiega Realacci. “E poi c’e’ un’enorme briga che comincia ad essere smascherata: Matteoli e il governo hanno sempre detto che i soldi per realizzare il ponte erano tutti privati. A tutt’oggi invece esistono solo risorse pubbliche, almeno 2mld di euro, di risorse private non c’e’ nemmeno l’ombra -prosegue l’esponente del Pd-. Oggi l’Ad di Fs Moretti, per rispondere alle critiche sullo stato delle ferrovie, dice che se avesse a disposizione i soldi che servono per il ponte avremmo delle ferrovie molto piu’ belle. E’ esattamente quello che pensiamo noi”.

Fonte: Adnkronos

Ponte sullo Stretto, manifestazione sospesa Oratore muore dopo intervento

Sunday, December 20th, 2009

 E’ stata sospesa, dopo la morte di uno degli oratori, Franco Nisticò, responsabile del Comitato per la statale 106 jonica, mentre interveniva sul palco, la manifestazione di protesta contro il ponte sullo Stretto che era in corso a Villa San Giovanni. La decisione è stata presa dagli organizzatori in segno di lutto ma anche di protesta perché, secondo loro, l’ambulanza del 118 che era stata chiamata dopo che Nisticò aveva avvertito il malore che ne ha poi provocato la morte è giunta sul posto in ritardo. Sempre secondo gli organizzatori, l’ambulanza della polizia che ha soccorso Nisticò non era attrezzata per gli intervento di emergenza necessari.

IN PIAZZA POPOLO DEL NO, ‘UNIRA’ DUE MAFIE’

”Il ponte unira’ due mafie”. E’ una delle scritte tracciate sugli striscioni innalzati dalle persone che stanno partecipando a Villa San Giovanni alla manifestazione contro il Ponte sullo Stretto di Messina promossa dalla Rete no ponte. All’iniziativa hanno aderito, tra gli altri, la Regione Calabria, per la quale e’ presente l’assessore al Turismo, Damiano Guagliardi; la Fiom-Cgil, rappresentata dal segretario nazionale, Giorgio Cremaschi; il WWF, Legambiente ed altre associazioni ambientaliste ed il Comitato civico Natale De Grazia, intitolato al capitano della Marina militare morto mentre indagava sulla presenza nei mari calabresi di navi contenenti rifiuti tossici. Presenti anche ambientalisti provenienti dalla Sicilia e da altre regioni. Su un altro striscione e’ riportata la frase ”Fermiamo i cantieri del ponte, lottiamo per le vere priorita”’. I manifestanti raggiungeranno in corteo Cannitello, la frazione di Villa San Giovanni dove il 23 dicembre e’ prevista la posa della prima pietra dei lavori per la realizzazione dello spostamento della linea ferroviaria, opera funzionale alla costruzione del ponte. Nel pomeriggio, nell’ambito della manifestazione, sono in programma le esibizioni degli artisti che hanno aderito all’iniziativa, tra cui Roy Paci e Rocco Barbaro.

Fonte: ANSA,it

Il trucco dei palazzi che raddoppiano

Wednesday, October 7th, 2009

Beffardo il gran cartello che campeggia fra il torrente e la monta­gna di Giampilieri, accanto alla scuola trasformata in ricovero, davanti ai mez­zi dei vigili del fuoco. Ecco il «Giardino dei limoni» con l’annuncio che si vendo­no ville. Per la verità sembrano case po­polari, appartamenti a schiera. Costrui­ti, come è accaduto in questo borgo disa­strato per altri 32 progetti, con emenda­menti e varianti in deroga al rigido pia­no regolatore che ancora rimprove­rano al sindaco-magistrato di Messina, rimasto in carica per quattro anni fino al 1998. Ed è derogando oggi, derogando domani e anche il giorno dopo, che si è arrivati a quota 800, con altrettante modifiche capa­ci di trasformare il cosiddetto Prg in carta straccia, piantando palazzoni ovunque, cementifican­do i torrenti e pure le foci.

Per l’improbabile Giardino dei limoni il proprietario del terreno, Domenico Lupò, è pronto a mostra­re il via libera del consiglio comu­nale. Come l’ebbe, cento metri più giù, sempre all’ombra delle frane di Giampilieri, un dinamico affarista, Cesare D’Amico, costruttore di tre gri­gie cooperative da 60 appartamenti per poi tornare a Messina, rilevare il Jolly e finire dentro per bancarotta fraudolenta. Ecco alcuni dei beneficiari di quella che in modo grossolano viene chiama­ta la «variante mille deroghe». Con un numero gonfiato forse perché riflette l’aspirazione di palazzinari ben inseriti nel sistema città. Come sa l’ex sinda­co- magistrato Franco Pulvirenti, un giu­rista di sinistra oggi impegnato in politi­ca «solo via mail». Sorride amaro. So­prattutto pensando a quel piano regola­tore che varò appena insediatosi: «Capii subito che bisognava farne uno rigido, molto rigido. Scoprii una bozza gonfiata per 300 mila abitanti. Ma se siamo poco più di 200 mila? Ordinai di ridurre. Cal­colammo solo i bisogni veri. Imponen­do i vincoli. Soprattutto su colline e al­vei dei torrenti. Vincoli ignorati. Appun­to, con varianti e deroghe che hanno stravolto il Prg».

E anche se adesso se ne sta in disparte, un po’ schifato dal­l’andazzo, indica la tecnica degli affari­sti: «Il privato presenta un progetto e chiede una piccola variante al Prg. L’uf­ficio tecnico dà un parere a trasiri e ne­sciri (a entrare e uscire). Il costruttore si muove. Parla, avvicina. E nel consi­glio comunale dove poi la variante di­venta elastica si creano maggioranze ca­suali, intese trasversali, la delibera pas­sa, il palazzo va…». Sa cosa accadeva anche un ex consi­gliere comunale di An, l’avvocato Fran­cesco Rizzo, oggi difensore civico a Li­pari: «Uno dei trucchi è portare l’edifi­cabilità da 1,5 a 3. Su un metro quadra­to puoi realizzare un metro e mezzo di altezza? Porti l’indice a tre e raddoppi il guadagno». Il caso più clamoroso, culminato in un’inchiesta con l’arresto dell’ex presi­dente del consiglio comunale Umberto Bonanno, dell’avvocato che mediava, Pucci Fortino, e di sei spregiudicati im­prenditori è quello del «Green Park», con un indice passato da 1,5 a 5. Risulta­to: tre orrori in cemento armato già rea­lizzati sotto i viadotti dell’autostrada e al­tri tre rimasti sulla carta.

Di «green» non c’è traccia su questa arida arteria che s’inerpica poggiata su un torrente, il «Trapani Alto», soffocato, letteralmente tappato, come indicano Anna Giordano del Wwf e l’avvocato che sostiene gli am­bientalisti, Aura Notarianni. Oltrepassa­ti gli scheletri sotto sequestro giudizia­rio, ecco «Il Grande Olimpo», come pomposamente annuncia il cartello, fra pecore, casermoni piantanti sulla colli­na e una discarica aperta sul torrente che, ancora cento metri più sopra, si ve­de. Il letto è largo almeno venti metri. Di botto ridotti a un buco alto due metri, proprio un canale che corre giù, sotto l’asfalto, per un ripidissimo pendio di ol­tre un chilometro. Un imbuto. «Naturale che ad ogni ondata di piena l’acqua rischi di traboccare trasforman­do la strada in una pericolosa cascata», spiega il geologo Alfredo Natoli, che con dieci suoi colleghi fu incaricato di redi­gere la carta geologica della provincia di Messina: «La consegnammo nel 2000, ma fingono di non sapere che esistono torrenti soffocati, terreni franosi sui qua­li continuano a costruire…».

E s’affaccia verso la collina «Paradi­so», vista mozzafiato sulla Calabria. Per arrivarci ci si inerpica su un budello do­ve un camion passa a stento, «Strada Fosso», lo stesso nome del torrente che sta sotto, appunto infossato. Arrivi in ci­ma e scopri gli operai al lavoro su quat­tro palazzoni ancora grezzi, vicini vicini, altra deroga. E, quindi, in regola. Non a caso fa bella mostra di sé il tabellone del­la ditta Minutoli, colorato ovviamente di verde e presuntuoso perché nel «Victoria Park» non c‘è spazio per pian­tare un albero. Ma il sogno di un inna­morato può esplodere anche su un mu­ro grezzo: «Ti giuro voleremo sull’isola ke non c’è». Qui non c’è più il torrente. Nascosto sotto la stradina con una grata ogni tre­cento metri. S’intravede il letto compres­so del corso d’acqua. Uno di quei torren­ti da niente che possono diventare valan­ghe d’acqua e fango. Ma senza spazio. Sempre più stretto lungo la discesa che va giù dalla collina per due chilometri di palazzoni. Una vena tortuosa che si strin­ge fino a sfociare sulla litoranea della cit­tà, il mare di fronte. Basta andare sulla spiaggia per capire dove finisce. Interra­to sotto le pedane del «Vintage Drink & Food», stabilimento balneare e pub not­turno. «Acque bianche sono», giura il ca­pocantiere che sta smontando tutto per­ché siamo a fine stagione e ricompaiono i due lunghi tubi nei quali è incapsulata la foce del torrente. In pieno centro cit­tà. Senza che nessuno veda, senza biso­gno di deroghe.

 

 

Fonte: Corriere della Sera

Il Wwf: In queste strade possono avvenire altri crolli

Tuesday, October 6th, 2009

Prima si chiamavano torrente Boccetta, torrente Trapani e torrente Annunziata. Siamo a Messina dove, da quando sono state coperti dall’asfalto, sono diventati viale Boccetta, viale Trapani e viale Annunziata. Strade perpendicolari al mare: fiumare coperte trasformate in strade “a rischio”, che ripetutamente hanno ceduto. Nelle fiumare e accanto ad esse sono sorti edifici o interi quartieri per centinaia di migliaia di metri cubi. Ben due scuole sono nelle fiumare, una di queste ha subito l’alluvione del 1996. E, dove non si è costruito, gran parte delle fiumare sono occupate da discariche a cielo aperto. Le zone più densamente popolate, attraversate da torrenti, sono ben 11, da Papardo (zona Nord) a Camaro (zona sud della città). Le aree di impluvio occupate da opere (strade, cantieri) hanno ovviamente destabilizzato i pendii, rendendoli più fragili e più soggetti all’erosione. Gli incendi costanti hanno fatto il resto, desertificando il territorio.

LA MAPPA DEI LUOGHI A RISCHIO SECONDO L’ANALISI DEL WWF - Dopo i disastri, e i lutti, dei giorni scorsi il Wwf, segnala le zone più a rischio per il dissesto idrogelogico della città. Secondo l’asociazione ambientalista sono: Montepiselli e Zona Forte Gonzaga (e tutta la parte di città sotto a questa zona, in centro città), Casazza, torrente Trapani, torrente Annunziata, torrente Giostra, San Michele, Camaro, Contrada Marotta e fascia costiera sottostante, dove ci sono già stati quattro morti nel 1998). E poi ancora parte bassa della località Papardo, viale Boccetta Scoppo (che è la parte più alta del Boccetta), Bordonaro – Sivirga. Secondo il Wwf è poi necessaria la verifica dello stato dell’arte di tutto il territorio, perché gran parte è ad elevato rischio idrogeologico.

LE ZONE FUORI CITTA’ - Poi ci sono i paesi e i quartieri che sorgono a sud della città sulla fascia ionica: San Filippo superiore e inferiore, Santa Lucia (sopra Contesse), Gazzi, Ladreria, Tipoldo, Zafferia, Santo Stefano Medio, Santo Stefano Briga. Anche sulla fascia tirrenica, a Nord della città, esistono comunque situazioni a rischio: Faro Superiore, Curcuraci (sopra contrada Marotta). E ancora alcune zone di Castanea, Salice, San Saba, Gesso, con territori circostanti massacrati da incendi, cave, nuove lottizzazioni, strade abusive e non.

GLI ALLARMI INASCOLTATI DEL PASSATO - Il WWF Italia dal 2006 (6 marzo) a luglio 2009 ha segnalato a) all’amministrazione comunale la necessità - per le nuove norme di tutela ambientale sopravvenute - di fermare la variante al PRG e di “ridisegnare” la città, alla luce del grave rischio idrogeologico e sismico. Questa richiesta è stata reiterata decine di volte, l’ultima, luglio 2009; b) alle forze dell’ordine, di far applicare le norme subentrate sulla tutela ambientale; c) specifiche lottizzazioni o interventi con richieste di revoca in autotutela di progetti approvati. Inoltre sono state presentati 4 esposti alla magistratura (fine aprile 2009), due dei quali sono stati archiviati inspiegabilmente alla stregua di denunce anonime.

Fonte: Corriere della Sera

Frane d’Italia

Monday, October 5th, 2009

Novantanove anni ci mise l’Italia a dotarsi della carta geologica in scala 1 a 100 mila: dal 1877 al 1976, da Agostino Depretis ad Aldo Moro. E per la nuo­va, in scala 1 a 50 mila (che gli esperti considerano già insufficiente) stiamo messi male: dal 1988 a oggi, dice l’ultimo rapporto del Proget­to Carg dell’Ispra, siamo a 44 fogli completati (più 26 «in corso di completamento» e 255 iniziati) su 652. In ventu­no anni. Dopo di che, spesi 81.259.000 euro (fate voi i conti) il progetto pare essere rimasto a secco di finanzia­menti. Non porta voti, fare la carta geologica.

Ci sono insensatezze co­me queste, dietro la tragedia di Messina. Insensatezze di un Paese che, come ha detto Napolitano, sogna opere fa­raoniche e trascura (che no­ia!) la manutenzione quoti­diana. Quella che per secoli salvò, al contrario, la delica­tissima Venezia che ai piro­mani e a chi era sorpreso a tagliare un albero abusiva­mente attentando all’equili­brio idrogeologico infligge­va quindici anni di esilio «da tutte terre e luoghi del serenissimo dominio» e ai recidivi «sette anni in galera de condenati, a vogar il re­mo con ferri ai piedi».

Quanti hanno pagato dav­vero per le frane assassine del Vajont, della Val di Stava, di Sarno, di Soverato e tantis­sime altre? Solenni proclami sul tema «mai più! mai più!», processi interminabi­li, diluvi di eccezioni proce­durali, avvocati pignolissi­mi, fascicoli di milioni di pa­gine e infine sentenze lette in tono burocratico tra le la­crime dei parenti: «Non è giusto, non è giusto…». E via di nuovo, sperando nella buona sorte, con leggi sem­pre più permissive e distrat­te, come quel piano casa che fino alla mattina del terre­moto a L’Aquila aveva un ar­ticolo 6, precipitosamente soppresso, con scritto: «Semplificazioni in materia antisismica » .

«Per mettere in sicurezza tutto il nostro Paese occorre­rebbero tra i 20 e i 25 miliar­di di euro», ha detto il sotto­segretario alla Protezione ci­vile, Guido Bertolaso. Tanti. E non è detto che basterebbe­ro. Ma comunque meno di quanto i governi hanno do­vuto spendere negli ultimi decenni per intervenire «do­po », con le file di teli bianchi stesi sui morti. Più ancora che un enorme sforzo finan­ziario, più che mai impegna­tivo di questi tempi, servireb­be però una svolta culturale. La consapevolezza che uno Stato serio non può affidarsi alla dea bendata o ai rattoppi d’emergenza. Ma anche che un pezzo di responsabilità della vita propria e di quella altrui è del cittadino. Il singo­lo cittadino. Che non può in­fischiarsene «prima» delle re­gole, quelle scritte e quelle del buon senso, per invocare lo Stato «dopo».

La storia di Messina, pur­troppo, è esemplare. Lo dico­no le 8 mila pratiche non an­cora esaminate dal Comune (su 16 mila!) degli sventura­ti condoni del 1994 e del 1985 (un quarto di secolo fa) più altre 3 mila della sanato­ria 2003. Lo dice il totale di­sinteresse per i rapporti dei geologi che già avevano pre­visto tutto negli anni 90. Lo dice l’assalto di questi anni di assatanati palazzinari alle sabbiose colline cittadine grazie a un piano regolatore che avrebbe dovuto vietare tutto e fu varato invece con quasi 800 deroghe che per­mettevano tutto. Di queste, 33 erano per Giampilieri.

Fonte: Corriere della Sera

Non costruite sotto quel monte

Monday, October 5th, 2009

«L’evento meteorologico è soltanto l’ultima fase di un percorso partito da lontano che ha trasformato zo­ne ad alto rischio come la valle di Giam­pilieri e l’antistante bacino idrogeologi­co di Scaletta Zanclea in aree di grande espansione edilizia». Questa frase, che potrebbe essere usa­ta in epigrafe alla tragedia della scorsa notte, è vecchia di 13 anni. Non è stata scritta da un militante ecologista, per quanto siano decine le denunce di Le­gambiente che prefiguravano rischi «per animali al pascolo e si ritiene anche per la popolazione», e neppure da un geolo­go di chiara fama. L’ha scritta nell’otto­bre del 1999 un ispettore dei Vigili urba­ni, coordinatore del reparto operativo mobile di Messina, al termine di un lavo­ro di controllo sul territorio durato tre anni. In città c’era ancora paura per la tra­gedia sfiorata del 1996, 92 millimetri di pioggia che avevano fatto esondare 8 del­le 35 fiumare che innervano il territorio comunale. All’Ispettorato Forestale era stata ordinata un’indagine «sul presunto dissesto idrogeologico», così recitava il bando. Il rapporto finale si concludeva con una eloquente riflessione. «Costrui­re a ridosso di una montagna — scriveva il tecnico incaricato della relazione — è sempre sconsigliato, ma nel caso di Giampilieri, dove i boschi non sono più integri e in alcun modo possono ostaco­lare il piano di scorrimento di una even­tuale frana, è da considerarsi assoluta­mente rischioso. Le precipitazioni del 1996 vanno considerate come avvisaglie molto significative: se la pioggia fosse durata di più, cosa sarebbe accaduto?».

Ai Vigili urbani era invece toccato l’esame dello stato dei torrenti. Anche qui, come abbiamo visto, le conclusioni finali hanno un retrogusto profetico. Ma la scheda dello screening operato sul tor­rente Giampilieri «e zona attigua» è an­cora più eloquente. «La situazione appa­re non migliorata rispetto al passato. Sul corso d’acqua affiorano numerose carcas­se d’auto. All’altezza di Giampilieri supe­riore si rilevano svariati manufatti di na­tura abusiva; una zona di 200 metri di ter­reno è recintata abusivamente con reti metalliche e adibita a coltivazione. E c’è persino un campo di calcio in terra battu­ta nell’alveo sotto il ponte, oltre a un campo di calcetto con base in cemento sempre posto nell’alveo del corso d’ac­qua ».

Da allora nulla è cambiato, nulla è sta­to fatto. Le due relazioni, coraggiose vi­sto che si trattava del lavoro di dipenden­ti comunali, sono rimaste lettera morta. Il Piano regolatore di Messina varato nel 1998 prevedeva per le frazioni nelle valli dell’estremo sud messinese un aumento di cubature pari al 12 per cento dell’esi­stente. Nel 2002 il Wwf denuncia «il ve­nir meno della vegetazione boschiva nel­l’area di Giampilieri superiore, soprattut­to per via di incendi». Un dato che si in­crocia «con un sempre maggiore carico urbanistico dell’area» e potrebbe avere quindi «serie conseguenze» per il territo­rio «e coloro che lo abitano». All’inizio del 2006 l’indagine congiunta di Legam­biente e Protezione civile sul pericolo idrogeologico in Sicilia assegnava a Mes­sina la percentuale di rischio più alta, 86 per cento, ma soprattutto definiva le sue fiumare «uno degli elementi più fragili del territorio nazionale». Siccome c’era­no anche i voti, da 1 a 10, il Comune di Messina vinceva la maglia nera tra i gran­di comuni con un bel 2 in pagella, «non avendo messo in campo praticamente nessuna azione nella mitigazione del ri­schio idrogeologico».

Nello stesso anno, dopo una trenten­nale latitanza, vede finalmente la luce il P.A.I., acronimo di Piano di Assetto Idro­geologico, varato dalla Regione Sicilia. Ne era stata pubblicata una prima versio­ne nel 2000, poi ritirata nel 2004 a causa dei comuni che cercarono in ogni modo di dichiararsi malati, convinti che sareb­bero arrivati soldi per affrontare l’emer­genza. Quando scoprirono che l’inseri­mento nella classifica dei dissesti non portava il denaro sperato ma aumentava i vincoli edilizi, ci fu la corsa a minimizza­re ogni problema sul territorio per can­cellarsi dalla lista, falsandola in modo de­finitivo.

L’indagine datata 2006 sulla zona com­presa nei comuni di Messina e Scaletta Zanclea sottolinea «l’uso improprio» del­le fiumare. «Con il passare del tempo e con la continua espansione edilizia gli al­vei sono stati trasformati in strade urba­ne e gli argini sono stati occupati con la costruzione di edifici». Nell’elenco dei dissesti con relativo livello di pericolosi­tà e rischio sono compresi tutti e quattro i paesi colpiti dall’alluvione. Giampilieri superiore ricade nella tipologia 1, ovvero rischio di crollo e/o ribaltamento. Il suo territorio è definito «attivo», sottoposto continuamente a modificazioni, la peri­colosità presente nell’area è di terzo gra­do, vale a dire «elevata». Quella di Alto­lia, l’unica frazione ancora non raggiun­ta dai soccorsi, è addirittura «molto ele­vata » a causa di «frequenti e numerosi dissesti dovuti a processi erosivi inten­si », gli stessi dei quali soffre Molino, la frazione gemella. La situazione di Scalet­ta Zanclea viene definita «critica nel suo aspetto generale» e in effetti l’elenco dei dissesti presenti nel Comune rappresen­ta un Bignami del rischio idrogeologico. Deformazione superficiale lenta e in co­stante progressione, area a franosità dif­fusa, sprofondamento, processi erosivi intensi, rischi di crollo e ribaltamento.

Dal 1996 ad oggi risulta un solo inter­vento, di natura «contenitiva». Dopo l’al­luvione del 2007, prova generale della tragedia di oggi, erano stati stanziati 45mila euro per un terrazzamento an­ti- frana a Giampilieri. Gli abitanti, che avevano fondato un comitato, avevano protestato sostenendo che si trattava di un solo cerotto messo su un corpo segna­to da decine di fronti franosi. Chiedeva­no che cominciassero i lavori deliberati dalla Protezione civile regionale di Messi­na per la messa in sicurezza del villaggio, un progetto da 700mila euro rimandato più volte. Sarebbero dovuti iniziare lune­dì prossimo, questo almeno era stato l’ul­timo annuncio dopo una lunga serie di rinvii. Per quasi un anno, la piccola asso­ciazione di cittadini si è riunita una volta alla settimana. L’appuntamento era al campo da calcio in terra battuta costrui­to nell’alveo della fiumara, lo stesso che 12 anni prima era stato etichettato dai Vi­gili come «irregolare e pericoloso». Ades­so non c’è più. È sepolto anche lui sotto il muro di fango nero.

Frane e crolli nel Messinese, 20 morti Il governo dichiara lo stato d’emergenza

Saturday, October 3rd, 2009

Sicilia orientale devastata da un violento nubifragio: diciotto vittime (ma altri due cadaveri sono già stati avvistati in mare), una quarantina di feriti e dieci dispersi nella provincia di Messina. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza. La zona più colpita da frane e smottamenti è tra i comuni di Scaletta Marina, Giampilieri, Briga e Scaletta Zanchea: un’area di circa 3,5 chilometri. La situazione più grave a Giampilieri Superiore, frazione a circa 20 chilometri dal capoluogo, dove un costone roccioso ha travolto alcune palazzine. Qui due donne sono state estratte vive dalle macerie di due palazzine. Le due ferite sono state portate in elicottero in ospedale. L’elicottero è per il momento l’unico mezzo in grado di raggiungere il piccolo centro, su cui peraltro sta nuovamente cadendo una pioggia battente. I soccorritori fino a poche ore fa erano costretti a scavare con le mani nel fango. Ora i Bobcat, piccoli mezzi meccanici, sono riusciti ad aprirsi un varco e raggiungeranno presto la zona alluvionata.

L’ALLARME - A fare scattare l’allarme è stata la segnalazione di un’auto finita in mare. Ma quando i militari sono giunti sul posto lo spettacolo che si sono trovati davanti è stato ben peggiore. Le città sono isolate: le frane hanno interrotto l’autostrada A18 Messina-Catania (Bertolaso ha disposto che debba essere utilizzata soltanto dai mezzi di soccorso), la strada statale 114 e il tratto ferroviario all’altezza di Giampilieri-Scaletta. «Fino ad ora abbiamo contato venti edifici crollati» afferma l’ingegnere Mario Arrigo, responsabile delle emergenze della Protezione civile regionale. «Gli sfollati, almeno fino a questo momento, sono 415 - aggiunge. Ma i numeri sono destinati a cambiare in peggio». Intanto la procura della Repubblica di Messina ha aperto un’inchiesta. Lo conferma il capo dell’ufficio Guido Lo Forte: «Ho disposto - ha detto - l’apertura di un procedimento penale nei confronti di ignoti. L’ipotesi di reato è di disastro colposo. Ho delegato il comando provinciale dei carabinieri di Messina a svolgere accertamenti preliminari, d’intesa con una serie di organismi amministrativi, per verificare in concreto e con la serietà e il rigore di un’indagine giudiziaria le cause del disastro e le eventuale responsabilità».

BERTOLASO - «Eravamo in allerta meteorologica da giovedì mattina, più di questo non potevamo fare: o si fa una grande opera di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale o queste tragedie sono destinate a ripetersi - ha detto il capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, durante una conferenza stampa in Prefettura a Messina -. Non può essere la Protezione civile a risolvere i problemi di dissesto idrogeologico creati dall’abusivismo. È stato difficile raggiungere i luoghi della tragedia perché erano chiuse l’autostrada, la ferrovia e la strada statale e perché c’erano le strade dissestate tra le due vallate dove si trovano i comuni che sono stati maggiormente colpiti dal nubifragio. Stiamo facendo tutto il possibile per intervenire al più presto». Bertolaso ha spiegato che i soccorsi, pur se tempestivi, sono molto difficili: «Anche se la zona interessata da crolli è strettamente localizzata si tratta di un’area estremamente difficile da raggiungere. Sono due vallate strettissime, in cui i mezzi di soccorso non possono arrivare via terra perché le strade sono sbriciolate dal fango e gli elicotteri non possono atterrare». Il presidente Napolitano ha chiamato il prefetto Franco Alecci, chiedendo di essere aggiornato ed esprimendo il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime, mentre il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo andrà a Messina per un sopralluogo tecnico.

SINDACO - Il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca ha disposto che sabato le scuole di ogni ordine e grado di tutto il territorio comunale sospenderanno le attività scolastiche. «È una situazione critica, la macchina dei soccorsi è in azione anche se è difficile raggiungere le zone colpite dal disastro. Giampilieri è isolata; le squadre possono raggiungerla solo a piedi. Alcune persone sono state soccorse via mare dalla Guardia costiera» ha detto il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Il sindaco ha poi lanciato un appello: c’è bisogno di volontari, soprattutto medici e infermieri. «Siamo ancora isolati da Catania, i soccorsi sono venuti da Palermo e dalla Calabria - osserva Buzzanca -, ma sui posti dove l’emergenza è maggiore, come la zona sud della città, si arriva soltanto a piedi e il traffico è completamente paralizzato». Tanto che negli ospedali di Messina i feriti arrivano via mare. «I malati e i feriti delle zone periferiche li facciamo arrivare in un piccolo porticciolo e con mezzi navali sono trasportati nel porto di Messina e trasferiti negli ospedali» spiega Buzzanca.

VITTIME - Sono 17 i morti finora accertati, secondo l’unità di crisi della prefettura di Messina. Il maggior numero di vittime, 10, nel villaggio di Giampilieri Superiore, altre 6 a Scaletta Zanclea e una a Briga Marina. Otto vittime sono state identificate: Pasquale Bruno, 40 anni, travolto e soffocato dal fango nella piazza di Giampilieri, e un pensionato di 70 anni, Francesco De Luca, annegato nello scantinato della sua casa in contrada Vallone. Un terzo cadavere è stato recuperato dentro un’auto travolta da un torrente in piena nei pressi di Scaletta Zanclea: è Roberto Carullo, sovrintendente della Polizia ferroviaria. La quarta e la quinta vittima sono un pensionato di ottant’anni, Martino Scibilia e Salvatore Scionti, 64 anni, trovati nelle rispettive abitazioni a Scaletta. Onofrio Sturiale, di 26 anni, è stato travolto da una frana tra Giampilieri e Scaletta Zanclea. Il cadavere di una donna, Agnese Pellegrino di 44 anni, è stato recuperato a Briga Superiore. Un’enorme massa di fango e terra è precipitata sulla casa dove viveva con la famiglia: il casolare in contrada Iannazzo è stato travolto. La parete della cucina in cui la vittima si trovava coi familiari è venuta giù. Il marito e i ragazzi, dopo avere sentito il boato della frana, sono riusciti a rifugiarsi in un’altra stanza, mentre Agnese è rimasta intrappolata in cucina ed è stata travolta dalla parete crollata. Il marito e i figli sono stati tirati fuori dalle macerie dai vigili del fuoco. E l’ottava vittima è Ketty De Francesco, 30 anni, rimasta uccisa a Scaletta.

SI SCAVA NEL FANGO - Le squadre di soccorritori stanno scavando nel fango, alto in alcuni punti più di un metro. «La situazione è drammatica. Si scava anche con le mani senza pausa e senza fermarsi mai tra i detriti e il fango per cercare i dispersi con l’aiuto dei cani» dice il capo del Protezione civile regionale Salvatore Cocina. Parecchie centinaia gli uomini in campo tra Protezione civile, forze dell’ordine, 118, vigili del fuoco e volontari, mentre sono mobilitate squadre da Pisa specializzate nella ricerca dei dispersi. «C’è la massima mobilitazione e il massimo sforzo da tutta la regione e non solo» conclude Cocina. Da Calabria e Campania sono arrivate squadre di vigili del fuoco, dalla Toscana nove unità dell’Usar, il nucleo specializzato in ricerche, con due cani.

TASK FORCE - In provincia di Messina è stata attivata una task force: le operazioni sono coordinate dallo stesso Cocina, attraverso l’Unità di crisi istituita nella Prefettura di Messina. Le squadre dei vigili del fuoco, della Protezione civile e dell’esercito sono coadiuvate da due elicotteri, uno della Marina militare e uno della Guardia costiera. Centinaia di persone - tra cui molti feriti - sono state portate in salvo dalle zone costiere con un pattugliatore d’altura della Guardia di Finanza, mobilitato insieme a quattro motovedette per portare soccorso nelle località non raggiungibili via terra. Altre unità navali delle Fiamme Gialle stanno trasportando gli evacuati, tra cui molti anziani, al porto di Messina. Nel Policlinico di Messina sono ricoverate 15 persone, due sono rimaste ustionate per lo scoppio di una bombola di gas dovuto a una frana a Scaletta. I soccorritori hanno allestito due posti medici avanzati, con brande, coperte e generi di prima necessità: uno nella palestra di Gravitelli a Messina, dove sono stati trasferiti 75 sfollati, il secondo a Roccalumera. Un altro presidio è stato istituito presso la Polstrada di Giardini Naxos. A Giampilieri la Protezione civile ha organizzato un centro di primo soccorso nella scuola elementare Da Vinci.

STRADE CHIUSE - Centinaia di persone sono rimaste bloccate dentro le auto e molte altre, a decine, si sono arrampicate sui tetti delle case per sfuggire alla piena: i soccorritori cercano di raggiungerli in elicottero. «I soccorsi, seppur attivati tempestivamente, stanno incontrando grandissime difficoltà - spiega il comandante dei Ris di Messina Sergio Schiavone -. La gente si è rifugiata nei balconi e sui tetti delle case per evitare il peggio». Allagamenti e case evacuate anche a Giardini Naxos: una trentina di famiglie ha trovato riparo nella caserma dei carabinieri. Sull’autostrada A18 Messina-Catania molti automobilisti sono rimasti bloccati e hanno passato la notte in auto, a causa delle frane: l’autostrada è chiusa da diverse ore in direzione Catania e viene consentito il transito solo ai mezzi di soccorso. La circolazione ferroviaria è sospesa da giovedì sera fra Messina e Santa Teresa Riva, sulla linea che collega Catania e Messina, spiega in una nota il gruppo Ferrovie dello Stato. La contemporanea chiusura dell’autostrada e della statale 114 non consente a Trenitalia di attivare il servizio di autobus sostitutivi per i treni regionali. Per i viaggiatori dei treni a lunga percorrenza il trasferimento viene effettuato con bus tra Catania e Termini Imerese (Palermo). La statale 114, che da Messina porta a Taormina è invasa da montagne di detriti, fango, fiumi di acqua. Le auto sono state sepolte dalla terra e l’acqua è entrata nei piani bassi delle abitazioni, negli scantinati e nei garage. I marciapiedi sono coperti da montagne di terra alte anche dieci metri. «Ogni anno appena dal cielo cade un po’ di acqua in più avviene sempre la stessa tragedia» dice un anziano.

PALERMO E TRAPANI - Il maltempo ha colpito anche le province di Palermo e Trapani. Nel capoluogo i sommozzatori dei vigili del fuoco sono intervenuti per gli allagamenti nei sottopassi lungo la via Regione siciliana, l’asse che taglia la città e collega le autostrade Trapani-Palermo e Palermo-Messina. Un’impalcatura è crollata in piazza Santa Cecilia, molti automobilisti sono rimasti bloccati in via Oreto, in via Orsa Minore, in via Messina Marine, nelle borgate di Mondello e Partanna dove le strade sono diventate torrenti in piena. In via Ciaculli sono intervenuti i carabinieri per salvare un uomo in un’ambulanza in panne. Il nubifragio ha provocato anche il parziale allagamento del pronto soccorso dell’ospedale Buccheri La Ferla e di alcuni reparti dell’ospedale Civico. Nella borgata di Belmonte Chiavelli ci sono state delle frane e gli abitanti che erano tornati nelle proprie case dopo le piogge dei giorni scorsi sono di nuovo sfollati. Allagamenti e disagi anche a Trapani, Valderice e Mazara del Vallo.

 

 

Fonte: Corriere della Sera

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