Posts Tagged ‘malattie’

DELLA SETA:SMOG FA PIU’ VITTIME DELL’INFLUENZA

Monday, February 22nd, 2010

 ”Lo smog fa molti piu’ morti dell’influenza, e’ una grande emergenza sanitaria per un Paese come il nostro dove ci si sposta quasi soltanto in automobile. Finalmente molti sindaci del nord sembrano accorgersene, e il blocco del 28 se non altro servira’ ad accendere i riflettori sul problema”. A dirlo e’ Roberto della Seta (Pd) della commissione ambiente del Senato. ”Dell’epidemia-smog si accorgono un po’ tutti tranne uno: il sindaco di Roma Alemanno, che da quando governa la capitale ha compiuto scelte che incoraggiano ulteriormente l’uso dell’auto, a cominciare dal via libera a ’sosta selvaggia’, ha ridotto le zone a traffico limitato, e che adesso fa lo struzzo e resta a guardare”, aggiunge il senatore. ”In base ai dati del 2009 - ricorda Della Seta - a Roma come in molte citta’ italiane i giorni in cui le polveri sottili hanno superato i livelli di sicurezza sono stati molto di piu’ di quelli consentiti. Malgrado per la sua posizione la capitale sia meno esposta delle citta’ padane ai rischi di ristagno dell’inquinamento, i livelli romani di smog sono gli stessi di molte citta’ grandi e piccole del nord. Occorrerebbe una strategia coerente per affrontare le cause dell’inquinamento, prima fra tutte il traffico privato, e occorrerebbe almeno non smantellare le scelte positive compiute nel passato, come il sistema della sosta a pagamento e l’estensione delle zone a traffico limitato anche di sera e anche fuori dal centro. Occorrerebbe insomma un sindaco che non fa finta di niente, che non si volta dall’altra parte”.

Fonte: Ansa,it

I Verdi: lo smog causa 7500 morti all’anno. Servirebbero investimenti per 400 miliardi

Monday, February 1st, 2010

 

traffico3 Un vero e proprio sos per la mobilita’: servono 400 milioni di euro per i prossimi tre anni e la rottamazione dei vecchi mezzi pubblici comprandone almeno 20.000 nuovi. Questa la ricetta urgente delineata dai Verdi in dossier sullo smog, presentato oggi – di fronte alla sede Rai di Viale Mazzini a Roma – dal presidente, Angelo Bonelli che da tre giorni porta avanti lo sciopero della fame per protestare contro la cancellazione dei temi dell’ambiente dalla televisione italiana.
Secondo il dossier si devono rottamare gli autobus: i veicoli di trasporto pubblico nelle nostre citta’ sono molto vecchi – si legge nel rapporto – nel 2006 circa il 40% aveva piu’ di 15 anni e solo il 20 % meno di 5 anni. Cio’ significa un trasporto locale poco efficiente e inquinante. Per fare questo c’ e’ bisogno di incentivi per l’acquisto di almeno 20.000 nuovi autobus. Tra le azioni da mettere in campo la realizzazione di reti tranviarie e metropolitane con investimenti pari a 5 miliardi di euro nel prossimo triennio, acquistare 10.000 nuovi autobus ecologici per una spesa di 2 miliardi, interventi per l’efficienza energetica, piani per la riforestazione per un investimento di 300 milioni. Ma il governo, dicono i Verdi, va nella direzione opposta: il ponte sullo stretto di Messina avra’ un costo finale di 8 miliardi di euro, ma rinunciando a questa opera si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana, o 621 Km di rete tranviaria , acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici.

DAL DOSSIER DEI VERDI
7.400 morti l’anno, una media di 20 al giorno, per un costo di 4,5 miliardi l’anno: 2,5 miliardi tra assistenza medica e farmaceutica e 2 miliardi per le giornate lavorative perse (2.800.000 in un anno). Questi i danni dello smog in Italia secondo il dossier ‘Le polveri assassine’. “Un sostanziale numero di decessi, ricoveri ospedalieri e disturbi respiratori, specie nei bambini _ si osserva _ sono attribuibili all’inquinamento atmosferico urbano”. L’ordine di grandezza “e’ delle migliaia o decine di migliaia di casi per anno nelle otto maggiori citta’ italiane”. Complessivamente, secondo diversi studi scientifici, (Misa 2-Epair), sottolinea il dossier dei Verdi, “il numero di decessi provocati in tutta Italia dagli inquinanti come Pm10, NO2, CO, O3 sono intorno a 7.400 decessi l’anno. 20 persone al giorno muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico nel paese. Una gravissima emergenza sanitaria”.
I costi sanitari e di ospedalizzazione pesano fortemente sul Sistema sanitario nazionale tra assistenza medica e farmaceutica
“stimabile nella cifra di 2,5 miliardi di euro”. Ma esistono altri costi economici dell’inquinamento: ogni anno a causa dell’inquinamento “vengono perse 2.800.000 giornate lavorative a causa di cittadini che si ammalano a causa dell’inquinamento. Per un danno complessivo di 2 miliardi di euro”.

L’Italia e’ tra i paesi europei in cui si registra “la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti-pprecisa il dossier diffuso dai Verdi- oltre il 90% di polveri sottili e piu’‚ del 50% di biossido di azoto”. I casi di malattie per problemi legati all’inquinamento atmosferico, secondo una ricerca Oms, “sono circa 100.000″ mentre sono “oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani”.

Come riposrta il Censis, “il tempo che gli abitanti di diverse citta’ italiane passano ogni giorno nella propria auto o nei mezzi
pubblici- si legge nel dossier – è per i milanesi di 105 minuti (che moltiplicati per 74 anni di vita media, da’ 5,3 anni), di 115 minuti per i bolognesi (5,9 anni per l’arco della vita), di 135 a Roma (pari a 6,9 anni) e di 140 per i napoletani (7,2 anni per i 74 anni di vita media)”. Gli ultimi studi epidemiologici hanno messo in luce “nuovi danni per la salute relativamente alle concentrazioni di inquinanti come le polveri sottili e ultrasottili”. L’American Thoracic Society “ha recentemente definito in modo sistematico la serie degli effetti sulla salute potenzialmente attribuibili all’effetto degli effetti inquinanti ambientali”. La ‘Air Pollution and Health Effects: a European Approach’, un progetto che ha coinvolto 34 citta’ in Europa di cui 8 in Italia “ha verificato un aumento della mortalita’ a causa delle Pm10 e 5 dell’1,4% della mortalita’ totale”.

Oltre il 4,7% di tutti i decessi osservati in Italia e’ attribuibile al Pm10 in eccesso , circa 7.400 decessi l’anno- denunciano i Verdi – e a cio’ dobbiamo aggiungere i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie, cardiovascolari e i casi di bronchite acuta”. I dati della ricerca rilevano come “la cattiva qualita’ dell’aria e’ responsabile di una parte rilevante della mortalita’ e morbosita’”.

Fonte: Ecquo

I veleni oscurano il cielo di Taranto

Tuesday, September 8th, 2009

Esce il 10 settembre in libreria il libro di Giuliano Foschini “Quindici passi” su Taranto, città inquinata. Anticipiamo uno stralcio del primo capitolo

Erano le 8.35 dell’11 dicembre 2008. Per la prima volta nella mia vita pensai intensamente agli acronimi, le parole formate con le lettere o le sillabe iniziali di altre parole. Ero all’ospedale Testa, ma non ero malato. Ero in quella stanza per ascoltare una conferenza organizzata dall’Arpa. Parlavano di veleni e malattie, parlavano di industria e quindi parlavano anche della gente. Discutevano di malati e di morti e per farlo usavano gli acronimi. Arpa, per esempio, è un acronimo. Sta per Agenzia regionale per la protezione ambientale: Arpa, come lo strumento musicale che è segno di eleganza, di musica dolce. Ma questo c’entra poco. Anzi nulla. Arpa è un acronimo gentile. Forse l’unico. Tutti gli altri, Pcb, Bat, Bot, Nox, Cox, Aia, Ipa, Pm10 e non sono gentili per niente. Questo miscuglio disordinato di lettere che intimoriscono come una lezione di chimica, a Taranto, significano tante cose ma spesso una cosa soltanto. E non è buona per nessuno. Perché gli acronimi non stanno soltanto nelle parole degli scienziati o dei politici. Non sono sui giornali e nelle riviste tecniche. Gli acronimi si trovano anche nell’aria e per questo colpiscono tutti senza distinzione di sesso, razza, religione e ceto. Gli acronimi sono democratici. A volte credo che gli acronimi non abbiano una funzione grammaticale né tantomeno sintattica. Piuttosto hanno una funzione sociale: sono stati inventati per non far capire il reale significato di quello che rappresentano. Per non far spaventare, allarmare, intimorire la gente. Si vive più tranquilli senza sapere cosa è l’Ipa. Giorgio Assennato, Arpa Puglia: “In questo momento la vera emergenza ambientale italiana si chiama Taranto. ? la città più inquinata d’Italia, probabilmente d’Europa. Gli effetti ambientali cominciano negli anni scorsi e continuano ancora oggi ma noi dobbiamo ancora conoscerli. Soltanto nei prossimi anni gli studi epidemiologici potranno dirci esattamente cosa hanno significato per la salute della gente tutte queste emissioni dannose. Oggi i dati ci segnalano la presenza anomala, rispetto al resto della provincia e della regione, di una serie di malattie neoplastiche riconducibili all’inquinamento ambientale. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme. Per capire a cosa andiamo incontro bisognerà ancora aspettare del tempo”.

(…) All’ingresso distribuivano una brochure di Legambiente. C’era un fogliettino in particolare con il quale avevo giocato per tutta la mattinata. Ma come diavolo si fanno le barchette?

Legambiente: “Lo stabilimento siderurgico Ilva vince su tutte le altre aziende italiane per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall’Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti le emissioni da primato nazionale dell’Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all’80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall’Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di Nox (11%)”. Ero dentro il vulcano più grande d’Italia. Un vulcano senza magma ma ribollente di acronimi.

Fonte: La Repubblica

La protesta contro l’elettrodotto: «Quei cavi sopra le nostre teste»

Saturday, July 11th, 2009

La gente impietosa lo chiama «il quartiere delle signore con la parrucca». Ovvero le donne che stanno curando i loro tumori con la chemioterapia. Il vero nome è «rione Passo Vela» a Pace del Mela, poco più di seimila anime in provincia di Messina. Situato in un’area inserita tra quelle ad alto rischio ambientale, Pace del Mela è sfiorata dai cavi dell’alta tensione di Terna. Quell’azienda che qua tutti si ostinano ancora a chiamare «l’Enel». Pietro Petrella, assessore all’Ambiente della provincia di Messina casca dalle nuvole: «Non so, non credo che i fili passino sopra le case. E comunque ci sono i controlli degli enti preposti». «Ma dall’Arpa non ci è giunta nessuna segnalazione», rispondono da Terna. Ma «il palo», come lo chiama la signora Maria Conti, è vicino, troppo vicino. Dunque, «attaccato» alle abitazioni, si erge per 60 metri un elettrodotto da 380 kV. Mal di testa, leucemie, tumori e un inspiegabile aumento della natalità: questi sono i sintomi che si registrano in queste vie. Cosa li provoca? Il «palo»? Mistero. L’associazione Tat (Associazione Tutela e Ambiente) raccoglie le proteste degli abitanti e censisce i malati: «Finora - afferma Guido Cavallaro, responsabile della Tat di Pace del Mela - abbiamo contato 15 casi di tumore negli ultimi 5 anni su circa 300 abitanti del quartiere». E lo dice uno che è stato sindaco del paese, uno che conosce di ciascun paesano vita e miracoli. E purtroppo anche il tipo di morte.

TERNA - Secondo Terna l’elettrodotto è stato realizzato nel 1989 ed è stato autorizzato dal ministero dei Lavori Pubblici quindi rispetta a pieno la legge. Inoltre, per Terna, il cavo del conduttore dista 50 metri dalle case e il traliccio è situato a 200 metri dalle abitazioni. L’unico intervento che si è reso necessario - dicono da Terna - nel novembre del 2007 per attutire il forte rumore, dopo richiesta di un isolato cittadino. La relativa sostituzione degli isolatori ha messo tutto a posto. «Ma quannu mai», ci dice il signor Federico: «Non si rinesci a vidiru mancu a televisioni. C’è frusciu». Le rassicurazioni di Terna non bastano. Anzi sono in preallarme anche i cittadini di altri 15 comuni della provincia di Messina interessati dal progetto di raddoppio della linea elettrica Sorgenti-Rizziconi (dal nome delle due stazioni poste rispettivamente in Sicilia e in Calabria). C’è infatti, secondo i sindaci dell’area, il rischio di un grave danno ambientale e sociale. Rischio vissuto da una regione, la Sicilia, che da sola rappresenta un enorme pannello solare non sfruttato per produrre energie rinnovabili. Comunque, in progetto c’è l’installazione di un cavo lungo 105 km, sia terrestre che marino, che aumenterà l’efficienza ed eviterà l’attuale congestione della rete elettrica. Dopo la realizzazione di quest’opera, in accordo con la provincia di Messina, Terna prevede opere di compensazione. «Ma compensazione di che?», si domanda un cittadino del rione Passo Vela. Nel progetto di raddoppio della linea, Terna prevede che saranno eliminati 170 km di cavi di cui ben 12 a Pace del Mela. «Ottima notizia - risponde Guido Cavallaro -. A questo punto sarà uno scherzo per Terna spostare più in là l’elettrodotto. Lo chiediamo per favore, con educazione ma con forza».

LA VALLE DEL MELA MUORE - Ma esiste davvero un nesso tra la presenza della campata e le malattie che si sono sviluppate? In realtà, il paese sorge nella «disgraziata» Valle del Mela. Una volta profumava di fiori d’arancio, di gelsomino e ginestre che garantivano una cospicua produzione di miele di alta qualità. I numerosi alveari spontanei oggi sono scomparsi a causa del danno chimico nell’aria. Infatti, dicono gli abitanti «ora c’è puzza e malattie». La valle del Mela è un’area composta da 7 comuni messinesi, inserita tra quelle ad «alto rischio ambientale». In totale 56.000 abitanti che devono già fare i conti con: 1) i fumi della raffineria petrolchimica di Milazzo; 2) con la centrale di cogenerazione della raffineria; 3) con la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile a San Filippo del Mela; 4) con l’Esi di Giammoro che si occupa di trattamento e recupero di batterie fuori uso e rottami di piombo; 5) con le innumerevoli aziende dell’area di sviluppo industriale. L’ultima novità è il progetto di costruzione di una centrale di pompaggio di metano della Snam a Monforte San Giorgio. Risultato? I morti a causa di tumori, secondo la Tat, sul totale dei decessi, in quel di Pace del Mela raggiunge la sbalorditiva cifra dell’80%. Secondo le ultime statistiche, in tutta la valle del Mela, l’inquinamento atmosferico fa due morti al giorno. Numeri da brividi. Le cause? Tumori al colon, al polmone, al seno, al cervello. A Milazzo quasi il 40% dei deceduti ha un’età media inferiore alla media dell’aspettativa di vita nazionale. Secondo L’Inail e per l’Associazione Internazionale Ricerca Cancro, le industrie della zona produrrebbero più di 150 inquinanti: 14 sicuramente cancerogeni, 44 probabilmente cancerogeni e 32 possibili cancerogeni. E chi respira quest’aria si chiede: «Ma come si può continuare a vivere in un posto così?»

Nelle città inquinate si vive meno

Tuesday, April 14th, 2009

Una riduzione dello «smog» allungherebbe la vita media di quattro anni nelle maggiori megalopoli

Un’aria più pulita nelle città può allungare la vita da alcuni mesi fino a sette anni, a seconda del centro urbano in cui si vive. Lo indica uno studio eseguito in 51 città americane, iniziato nel 1980 da esperti della Harvard Public School di Boston (Massachusetts). Durante il lasso di tempo considerato la vita media si è allungata di due anni e mezzo negli Stati Uniti, grazie soprattutto al miglioramento di dieta, stile di vita, cure mediche e aria più pulita. In particolare l’ultima voce, secondo gli autori dello studio, sarebbe responsabile di un incremento del 15 per cento di questa maggior durata, equivalente ad alcuni mesi. Ma il dato è riferito alle città americane, la cui aria è sì migliorata, ma non è paragonabile a quella di megalopoli come Città del Messico o Pechino. Se i calcoli fossero fatti su questi giganteschi agglomerati urbani l’allungamento dell vita media, a parità di miglioramento potrebbe raggiungere anche i 3-4 anni.

DIFFERENZE DA ZONA A ZONA - I danni arrecati alla salute dall’inquinamento delle città sono generati da diversi agenti, fra cui riscaldamento e scarichi dei veicoli mossi da motore a scoppio. A questo proposito, rilevazioni fatte proprio a Boston, hanno permesso di rilevare che l’inquinamento dell’aria era maggior fino a cinque volte in tratti di strada percorsi liberamente da camion spinti da diesel e automobili, rispetto a tratti vietati ai camion. E, sempre a Boston, l’inquinamento nelle zone in cui si concentrano gli arrivi e le partenze dei pendolari, può essere cento volte più alto rispetto ad altre zone della città.

FUMATORI NON FUMATORI - Va da sè che chi abita in prossimità di queste zone soffre un maggior rischio legato all’inalazione di microparticolati e altri agenti inquinanti, che possono scendere in profondità nei polmoni ed entrare nei vasi, mettendo la salute di queste persone in una condizione di rischio non dissimile da quella dei fumatori.

 

Fonte: Corriere della Sera

Smog, la città fa ammalare

Tuesday, November 25th, 2008

Via dalle città. Via dallo smog. Effetto serra, anidride carbonica, polveri sottili. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono le nuove piaghe d’Egitto. «Causano 13 mila morti tra i bambini nei primi quattro anni di vita», fanno sapere gli esperti Oms. Per lo più cause respiratorie. Il 2009 sarà l’anno mondiale del respiro. Del buon respiro. Non bastava il fumo di sigaretta (i giovani adepti continuano ad aumentare, soprattutto al femminile) a minare i polmoni dell’umanità. C’è anche lo smog. Il tumore e le malattie cardiovascolari preoccupano e non poco. E un infarto o un ictus possono spingere anche a smettere con il vizio del tabacco. Ma non enfisemi, asma e la temibile Bpco. Non è la Banca popolare di Como, ma la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Dai costi elevati, per l’umanità (morti) e la sanità (100 miliardi di euro all’anno in Europa).

Fiato corto, fame d’aria, quelle scale che sempre meno si riescono a fare perché i polmoni non riescono più a immagazzinare quella quantità d’ossigeno (la benzina del corpo) sufficiente a muovere la macchina. Primi sintomi di Bpco, ma il male è già partito da anni. La spirometria, la misurazione della capacità respiratoria, basterebbe ad accorgersi per tempo che il polmone perde colpi. E oggi esistono farmaci che consentono a un «giovane» sessantenne colpito da Bpco iniziale (quattro i livelli della malattia: il fumo ne è causa nell’80% dei casi) di avere una buona qualità di vita. Oggi, invece, dopo un po’ che compare la Bpco (solo il 25% dei colpiti è diagnosticato) arriva la disabilità, la bombola d’ossigeno. Portatile o fissa che sia. «Non esistono piani sanitari di prevenzione nonostante l’allerta dell’Oms - dicono Andrea Rossi (Bergamo) e Giuseppe Di Maria (Catania) specialisti in malattie respiratorie al summit romano sulla Copd (la Bpco in inglese). Basterebbe fare prevenzione e trattare precocemente i colpiti per ridurre ricoveri, ossigenoterapia, disabilità». I costi insomma.

Numeri impressionanti. Più di 600 milioni di persone nel mondo sono affette da Bpco: il 4-6 per cento della popolazione. Il 4,5 in Italia, che sale al 10 per cento considerando i soli adulti: 2,6 milioni i malati, 18 mila i morti ogni anno. Quattro milioni nel mondo. Secondo l’Oms la Bpco sarà la terza causa di morte nel 2020, con 20-30 milioni di vittime. Il fumo presenta il conto e non solo per cancro. Nonostante l’allarme, il 75% dei pazienti con Bpco non è diagnosticato. In Italia, inoltre, si contano ogni anno circa 130 mila ricoveri ospedalieri con una degenza media di circa dieci giorni e le persone in ossigenoterapia indotta da Bpco sono circa 30 mila. Costi incredibili. L’analisi è di Roberto Dal Negro, pneumologo della asl 22 del Veneto. Qualche conto, calcolatrice alla mano: 9 miliardi di euro all’anno. Niente male in tempi da economia con il «fiato corto».

A proposito di «fiato corto», sul tavolo c’è anche l’asma. Secondo l’Oms, tra 100 e 150 milioni di persone nel mondo ne soffrono e 180 mila ne muoiono ogni anno. L’asma colpisce in Italia circa 3 milioni di persone ed è responsabile di più di mille decessi all’anno. Il costo medio annuo per paziente supera gli 800 euro. La malattia è in aumento, anche a livello mondiale, soprattutto nei bambini e nei giovani. L’incidenza dell’asma infantile in Italia è del 9,5% nei bambini e del 10,4% negli adolescenti. Critico Francesco Forastiere, epidemiologo dell’Asl Roma E: «Un bambino italiano su dieci soffre d’asma bronchiale e un adulto su dieci soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Che si fa per ridurre questi numeri?». E che si fa anche dopo, quando il male c’è? L’Associazione italiana pazienti con Bpco (una Onlus) da anni si batte per il riconoscimento dell’impatto sociale della Bpco. «Siamo ancora in attesa che il ministero del Welfare la riconosca come malattia cronica e invalidante, cosa che consentirebbe la gratuità di alcune prestazioni essenziali per il controllo della malattia», protesta la presidentessa Mariadelaide Franchi.

Capacità respiratoria a rischio infiammazioni, infezioni e smog. Sui bambini l’inquinamento incide pesantemente: polmoni minati anno dopo anno, fino alla Bpco attorno ai 60-65 anni. Non per tutti ovviamente, ma la percentuale sale di anno in anno. Considerando anche quella prima sigaretta a 12-14 anni. E quando dopo decenni si smette, quei danni ai polmoni indietro non tornano. I fumatori temono cancro e infarto, ma non Bpco ed enfisema. Non sembrano poi così gravi. Il fumo era sul banco degli imputati a Berlino, durante il congresso dell’European lung foundation. «La prevenzione resta l’arma migliore per combattere i danni ai nostri polmoni - dice Leonardo Fabbri, università di Modena, presidente uscente della Società europea delle malattie polmonari - e anche se la nostra legge antifumo è universalmente riconosciuta fra le migliori (lo ha sottolineato anche il miliardario sindaco di New YorkMichael Bloomberg intervenuto a Berlino) il lavoro è ancora lungo. Restano ancora circa 11 milioni di persone nel nostro Paese dipendenti dal tabacco».

Non solo fumo, però. Spesso gli specialisti si trovano di fronte a persone con i polmoni da fumatori e che in realtà non hanno mai fumato. Ma che hanno la sana abitudine di girare in città a cavallo di una bici. Sana in campagna, una mina in metropoli. Il dottor House consiglierebbe la palestra in città, la bici in campagna. Fumo e smog, cocktail micidiale per l’umanità. Ogni anno muoiono nel mondo 60 milioni di persone, la maggior parte (35 milioni) a causa di malattie croniche complesse a carico dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, tumori, e malattie metaboliche. Queste malattie, che si sviluppano soprattutto in età avanzata, sono tutte prevenibili. Bpco in testa. Dice Giorgio Walter Canonica, specialista in quel di Genova: «L’Oms ha lanciato un programma mondiale per combattere queste malattie, che include l’urgenza di ridefinirne diagnosi, valutazione di gravità e trattamento. Obiettivo: una vita migliore e più lunga per i fumatori con Bpco». Ribadisce Canonica: «Bisogna battere il tasto della diagnosi precoce. Una periodica spirometria non costa nulla».

Nuovi studi hanno indicato la nuova strategia per mitigare i sintomi dei pazienti affetti da Bpco, e malattie croniche concomitanti, e aumentare l’attesa di vita. Utilizzando farmaci già in commercio, come il tiotropio e varie combinazioni di broncodilatatori e steroidi inalatori. «Il dato sulla riduzione della mortalità ci fa riflettere - dichiara Pierluigi Paggiaro, università di Pisa, coordinatore per l’Italia dei 30 centri che hanno partecipato a uno degli studi (Uplifit) - e apre prospettive importanti per i malati di Bpco». «Nuove speranze anche per gli asmatici - aggiunge Fabbri -. Si chiamano anticorpi monoclonali e hanno dimostrato una potenziale efficacia nell’asma grave, oggi non solo inguaribile ma anche non curabile. È possibile che alcuni di questi farmaci, per ora sperimentati negli animali, arrivino presto ai test sull’uomo».

Fonte: Corriere della sera

Cani e gatti sempre più longevi,le regole per prevenire le malattie

Friday, October 10th, 2008

Oltre 14 milioni fra cani e gatti, una miriade di uccelli da gabbia e da voliera, tantissimi roditori, pesci e anfibi d’acquario. I numeri dicono che l’Italia detiene il primato europeo di animali da compagnia: nel Belpaese ben sei famiglie su 10 ne tengono uno in casa e la nostra «pole position» in materia di amore per gli animali viene confermata dal fatto che nello Stivale operano oltre 26 mila veterinari e ci sono 6.500 strutture dedicate alle cure per i nostri amici a quattro zampe. E il risultato è che, anche grazie ai nuovi farmaci sempre più efficaci, l’aspettativa di vita dei «pet» è addirittura raddoppiata in 25 anni.

«All’inizio degli anni ’80 - dice all’ADNKRONOS SALUTE Alessandra Vallisneri, direttore dell’Associazione nazionale industria salute animale (Aisa), che ieri a Roma ha presentato il nuovo codice deontologico - un cane già a sette anni veniva considerato “fuori età”». Oggi, per Fido, la vita media è di 14-16 anni, il doppio rispetto a un quarto di secolo fa». E se nella nostra società gli animali da compagnia stanno assumendo un ruolo sempre più importante, basti pensare che il loro benessere è una necessità per il 65% delle famiglie italiane, il futuro riserva “armi” ancora più efficaci per combattere le malattie che li minacciano: «presumibilmente entro il 2009 - annuncia Vallisneri - sarà disponibile un vaccino contro la leishmaniosi, patologia veicolata dalle zanzare e molto pericolosa per i ’pet’. Inoltre, le nostre aziende si stanno impegnando nella ricerca di medicinali dedicati alla vecchiaia di cani e gatti, studiando prodotti mirati all’area cardiovascolare e reumatologica». Insomma, fido e micio potranno contare su farmaci simili a quelli dei loro padroni.

“Dizionario” per la prevenzione delle malattie
Accarezzarli è quanto di più rilassante e piacevole ci possa essere. Ma tenerli d’occhio e scrutare ogni possibile segno di malattia è un dovere per i proprietari di cani o di gatti. Perché, esattamente come nell’uomo, anche per gli animali da compagnia la prevenzione è la parola d’ordine se se ne vuole mantenere il giusto stato di salute. Ecco allora un ’dizionariò elaborato dall’Associazione nazionale industria salute animale (Aisa), con semplici regole da seguire per il benessere, dalla pelle al cuore, di fido e micio.

- Acqua. Per cani e gatti è fondamentale avere sempre acqua fresca nella ciotola, specie nei mesi estivi.

- Alimentazione. È fondamentale per la salute dell’animale e le parole chiave sono: equilibrio nei principi nutritivi, digeribilità, suddivisione del cibo in due o tre pasti, magari a distanza dall’attività fisica. Da tenere sotto controllo anche il peso dell’animale, evitando i chili di troppo, fra le principali cause di patologie quali diabete, cardiopatie e problemi articolari. Una accortezza: se passando le mani lungo i fianchi dell’animale non si sentono le costole, vuol dire che è in sovrappeso. Se invece le costole sono prominenti potrebbe essere sottopeso.

- Bocca. È bene controllare ogni due settimane la bocca dell’animale. Se si verificano alcuni sintomi è bene consultare il veterinario. Fra questi: alito cattivo, gengive gonfie o arrossate, denti gialli o macchiati, denti che dondolano.

- Cuore. Occorre prestare attenzione alle zone infestate da zanzare e predisporre il trattamento preventivo anti-filaria.

- Cute. Una pelle sana non dovrebbe avere arrossamenti, desquamazioni, macchie o irritazioni. Fra le patologie che determinano lesioni della cute, la leishmaniosi è fra le più ricorrenti. Per evitarla, è assolutamente consigliata la prevenzione utilizzando prodotti repellenti per gli insetti che sono il veicolo di trasmissione della malattia. Per prevenire l’attacco dei parassiti esterni (pulci, zecche) è consigliabile usare i prodotti antiparassitari specifici prima che cominci la stagione calda. Durante la pulizia dell’animale è bene controllare la cute e se presenta alcuni sintomi consultare il veterinario.

E infine:

- Polmoni. Se sta bene, un cane o un gatto non ha nessun problema a respirare o a regolarizzare il respiro dopo l’esercizio fisico. Anche le allergie possono coinvolgere i polmoni e causare problemi gravi come l’asma. Fiato corto, respiro affannoso e tosse i campanelli d’allarme.

- Reni. Filtrano il sangue, rimuovono le sostanze di scarto e le concentrazioni di fluidi e minerali nell’organismo: i reni sono un organo importante, ma i problemi sono molto comuni. Un’attenta prevenzione, una diagnosi e un trattamento precoce limitano la progressione delle malattie renali. Da segnalare al veterinario l’aumento della sete e della produzione di urina, la diminuzione dell’appetito, la perdita di peso, alito cattivo, vomito, diarrea, ulcere alla bocca, debolezza.

- Sistema immunitario. Un sistema immunitario forte proteggerà l’animale dalle patologie e lo aiuterà a ristabilirsi prontamente dopo infezioni e malattie. Segnali allarmanti sono: se il cane o il gatto non cresce robusto, se ha sonnolenza e disinteresse, se i normali e piccoli disturbi non guariscono.

- Unghie. Unghie e artigli sono fondamentali per cani e gatti. Giocano, si grattano e si puliscono. Ma i nostri animali non combattono e non cacciano come se fossero liberi in natura: è necessario quindi tagliare regolarmente unghie e artigli, anche perché se crescono troppo possono fare male a noi e alle nostre case. Il sanguinamento, la rottura, il dolore mentre camminano sono i segni di malessere.

- Vaccinazioni. A coadiuvare il lavoro del sistema immunitario per la protezione dalle malattie, ci sono i vaccini. I più utilizzati sono quelli combinati, da somministrare nelle prime 8-12 settimane di vita. Essi generalmente proteggono i gattini, ad esempio, dalla leucemia felina, dal virus della Panleucopenia, dall’Herpesvirus e dal Calicivirus che provoca malattie respiratorie. Alcune volte, si consiglia anche la vaccinazione da Clamidia, che provoca la polmonite felina. I cuccioli di cane, invece, grazie al vaccino acquisteranno immunità dal cimurro, dall’epatite infettiva che colpisce il fegato, dalla leptospirosi, dalla parainfluenza e dalla parvovirosi. La vaccinazione contro la rabbia va poi eseguita per chi volesse portare all’estero il proprio cane, posti in cui magari è presente questa malattia.

- Zampe. Devono essere pulite e prive di tagli e abrasioni. I polpastrelli devono risultare al tatto come pelle morbida ed essere elastici e compatti. Le zampe dell’animale vanno controllate ogni settimana. Se vi sono almeno uno dei seguenti sintomi, va segnalato al veterinario: tagli, noduli, riluttanza ad appoggiare una o più zampe per terra o dolore mentre cammina.

Fonte : La Zampa.it

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