25 aprile, le ali della libertà
Monday, April 26th, 2010La poiana guarda tutti con occhi sbarrati. Il becco costantemente aperto e gli artigli tirati sono segno di tensione. Silvia la tiene saldamente tra le mani e la mostra da vicino ai bambini. Sono solo pochi minuti. Lei, animale selvatico, non reggerebbe a lungo il confronto con l’uomo, anche se in questo caso è all’uomo che deve la sua vita. Quando la volontaria della Lipu molla la presa, la poiana schizza via verso la ritrovata libertà. Una cornacchia l’addocchia da lontano, la aggancia in volo e chiama rinforzi: sono loro le vere padrone di casa e non gradiscono la presenza di un intruso, per di più un predatore che sanno essere molto più forte e che in un uno-contro-uno avrebbe certamente la meglio. Per qualche secondo sembra di assistere ad una scena di scontro aereo da prima guerra mondiale: tutti all’inseguimento del “Barone Rosso”. Poi il rapace si infila nel bosco e appena trova un varco si allontana facendo subito perdere le sue tracce. La stessa scena si ripete pochi istanti più tardi. Questa volta è un airone cinerino a librarsi nel cielo. Le sue dimensioni incutono maggiore rispetto da parte delle cornacchie e solo una di loro, la più temeraria, gli resta incollata finché lo sgradito ospite è a distanza di sicurezza, ormai solo un puntino là in alto.
GLI “OSPEDALI” DEI VOLATILI - Quattro del pomeriggio, Oasi Lipu di Cesano Maderno, ultima propaggine di verde del Parco delle Groane. Nel giorno in cui l’Italia festeggia la Liberazione, anche i volatili ritrovano la libertà. Una data, quella del 25 aprile, scelta non a caso. La Lega italiana per la protezione degli uccelli ogni anno proprio in questa giornata rilascia alcuni esemplari che tornano a riconquistare gli spazi aperti dopo un periodo di degenza in uno dei centri di recupero della fauna selvatica gestiti dall’associazione. “Sono circa 20 mila gli animali di cui ci prendiamo cura ogni anno – spiega Massimo Soldarini, responsabile nazionale dei volontari Lipu -. Più della metà riescono a recuperare appieno forze e salute e tornano a popolare i nostri cieli”. Non tutti però ce la fanno. Nei centri dell’associazione finiscono uccelli feriti da armi da fuoco, soprattutto durante la stagione venatoria. Oppure caduti a terra dopo i traumi riportati per l’impatto accidentale contro immobili, vetrate o altri manufatti delle aree urbane. “Ma sempre più spesso – fa notare ancora Soldarini - ci dobbiamo occupare di animali che semplicemente sono debilitati per stenti e fame, come i due che sono stati liberati a Cesano”. Liberati dopo una “degenza” in uno degli “ospedali” specializzati per uccelli, quello di Pontevecchio di Magenta.
BRACCONAGGIO E SALVATAGGIO - L’avanzata del cemento e i sempre più forti disequilibri degli ambienti naturali, in aggiunta ad inverni particolarmente rigidi come lo è stato l’ultimo, rischiano insomma di decimare la fauna aviaria ancor più della caccia indiscriminata e del bracconaggio. Che pure restano fenomeni di grande rilevanza. “Non sempre questi uccelli vengono colpiti per errore – spiegano i volontari dell’associazione -: molti tendono a considerare certi rapaci come dei fastidiosi concorrenti, perché si nutrono delle stesse prede che loro stessi cacciano. E quindi pensano bene di sparare per eliminarli”. Non sempre i colpi sono fatali e spesso gli uccelli feriti restano agonizzanti sul terreno. Se hanno la fortuna di cadere in un’area battuta, spesso tramite la Forestale o le polizie provinciali vengono recuperati e portati ai centri di recupero.
DI NUOVO IN LIBERTA’ - In questa giornata di liberazioni, sono undici gli animali che hanno lasciato definitivamente le loro gabbie: oltre ai due di Cesano Maderno, ci sono una pernice rossa e una poiana nell’oasi di Campagnola Emilia (RE); una poiana e un gheppio in quella di San enesio di Arcola (La Spezia); due gabbiani reali al Centro Habitat Mediterraneo di Ostia, un gufo comune e altre due poiane nell’oasi di Casacalenda (Campobasso); e perfino un riccio, tornato in libertà nella riserva Lipu di Castel Di Guido (Roma).
MIGRAZIONI SOTTO CONTROLLO - Agli animali liberati non sono stati applicati dei transponder, operazione che sarebbe risultata troppo onerosa. Ma ciascuno di loro è stato dotato dell’anello identificativo “Euring”, un contrassegno in alluminio con un numero di catalogazione che consentirà a chiunque dovesse imbattersi in questi esemplari di ricostruire la loro storia, di risalire alla data e al luogo della loro liberazione e, di conseguenza, al percorso intrapreso nel frattempo. “Questo è particolarmente utile nello studio dei fenomeni migratori – fa notare Silvia Baldo, responsabile dell’oasi brianzola -. Il nostro centro è specializzato in questo genere di osservazioni. Partecipiamo al progetto “Spring Alive” e teniamo particolarmente d’occhio le migrazioni di rondine, cuculi e rondoni”. Questi ultimi hanno una sorta di cittadinanza onoraria nella cittadina alle porte di Milano: nidificano infatti sotto i tetti dell’antico Palazzo Borromeo, simbolo di Cesano e sede dell’Università “Vita-Salute” del San Raffaele. Non lontano da Cesano, in zona Groane, sono state invece osservate anche le cicogne bianche, anch’esse tra le specie su cui sono puntati i riflettori – o, meglio, i binocoli – di “Spring Alive”, un’iniziativa che coinvolge 30 diversi Paesi europei e che vede il patrocinio della rete ornitologica mondiale Bird Life International. “Tutti i cittadini che hanno modo di osservare una di queste quattro specie di volatili – dice ancora Silvia Baldo – possono segnalare l’avvistamento sul sito del progetto, contribuendo così alla mappatura dei loro spostamenti e alla creazione di nuove banche dati sui cambiamenti climatici”. I periodi di avvistamento segnalano infatti l’andamento delle primavere, che sempre più raramente coincidono con la data canonica del 21 marzo. Lo scorso anno i bambini di tutta Italia avevano inserito del database qualcosa come 25 mila avvistamenti, consentendo al nostro Paese di classificarsi al secondo posto a livello europeo per numero di segnalazioni”.
DAI LIQUAMI ALL’OASI - Le oasi della Lipu sono un punto di osservazione privilegiato. I volontari accompagnano i visitatori lungo percorsi tra i boschi in cui si educa all’educazione ambientale e all’osservazione ornitologica e non mancano appuntamenti in versione notturna per affiancare al bird watching anche il bird listening. La riserva di Cesano Maderno rappresenta l’esempio della natura che si riprende il suo spazio, essendo stata creata su un’area di circa 100 ettari di boschi e brughiere inseriti in un contesto molto urbanizzato e industrializzato, in un’area che in passato era stata anche soggetta a sversamenti illegali di sostanze chimiche che avevano pesantemente compromesso suolo e sottosuolo. E il fiore all’occhiello dell’intera oasi è un’area umida di dodici ettari e composta da cinque stagni ricavata dal recupero di un’ex cava di argilla. Il tutto a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla superstrada Milano Meda e dai grossi centri abitati e industriali della cintura urbana del capoluogo lombardo. Una vicinanza che agli animali non sembra importare più di tanto, se si pensa che da queste parti le specie di volatili avvistate sono circa 150.








