Posts Tagged ‘Legge’

Caccia no limits: atto secondo

Tuesday, February 9th, 2010

Caccia no limits, atto secondo. Giovedì approda alla Camera il testo votato dal Senato per far saltare i paletti di inizio e fine della stagione venatoria. E per il 9 marzo a Roma è attesa la manifestazione organizzata dalla Confavi, l’ala più oltranzista dei cacciatori. Alla vigilia del voto per le regionali, la tensione continua così a salire. Non è difficile prevedere che, a meno di un colpo di freno da parte del governo, il fragile equilibrio che resiste dall’approvazione della legge quadro del 1992 andrà in pezzi sottoponendo il paese a nuove tensioni ed esponendoci a una pesante ammenda in sede europea: sarebbe difficile sfuggire alle sanzioni se veramente, a fronte di un preciso atto di accusa nei confronti dell’Italia da parte di Bruxelles per eccesso di deroghe sulla caccia, il Parlamento italiano rispondesse con un atto di aperta sfida facendo delle deroghe la norma e dando la possibilità a ogni Regione di costruirsi calendari su misura.
Non è comunque detto che l’intensificazione dei conflitti sia inevitabile. Due ministri (Stefania Prestigiacomo, responsabile dell’Ambiente e Michela Brambilla, responsabile del Turismo) hanno chiesto alla Camera di bocciare la deregulation della caccia. E lo stesso ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, sente crescere le difficoltà nel sostenere una legge che aumenta il contenzioso che andrebbe sanato.
Anche la cronaca, oltre tutto, ci ricorda le contraddizioni di una scelta italiana che guarda a senso unico a quello che succede negli altri paesi europei. Ieri è morto, trapassato alla schiena da un colpo di fucile sparato da un amico, Giuseppe Orlando, erede del conte Ugolino della Gherardesca. Gli incidenti, anche mortali, capitano in tutte le attività ma certo è difficile sfuggire alle polemiche sulla sicurezza quando, invece di offrire garanzie crescenti, c’è chi in Parlamento propone di mettere una doppietta in mano a un ragazzo di 16 anni. Inoltre quest’ultimo incidente è avvenuto a stagione venatoria conclusa, in una battuta selettiva di caccia al cinghiale nella tenuta dei della Gherardesca, a sud di Livorno. La caccia nelle grandi proprietà privata è la modalità prevalente in Europa e su questa scelta poggiano calendari e abitudini diversi dai nostri.
Nell’articolo firmato da Ettore Zanon e Silvano Toso su “Sentieri di caccia”, agosto 2009, si elenca il numero delle specie cacciabili secondo la direttiva 400/79 nei paesi dell’Unione europea: l’Italia, con 19 specie, è al quinto posto, preceduta solo da Grecia (20), Svezia (22), Danimarca (32), Francia (38). La lista è dunque lunga, ma il calendario uguale in tutte le regioni e il legame del cacciatore con il territorio finora hanno moderato la pressione venatoria.
Far saltare questi paletti invocando paragoni con quello che succede in altri paesi non tiene conto del fatto che in Italia si caccia sul terreno di tutti, non in tenute in cui si entra a pagamento. La differenza, come ricorda il testo citato, è evidente: «nei paesi anglosassoni la proprietà della selvaggina e il diritto di caccia sono inscindibilmente legati alla proprietà del fondo» e anche in Germania e Austria, dove la legislazione è fortemente decentrata, «la proprietà della selvaggina e il diritto di caccia sono pertinenti alla proprietà del fondo».
Insomma in Europa prevale un’impostazione privatistica della caccia, con costi mediamente molto più elevati di quelli che si sostengono da noi; in Italia per cinque mesi all’anno le doppiette hanno accesso a buona parte del territorio, compreso quello privato non recintato. E’ un equilibrio che già oggi,  secondo i sondaggi, lascia insoddisfatta la maggioranza degli italiani che nutre scarsa simpatia per chi ha bisogno di uccidere per ritrovare l’empatia con la natura. Forzare ulteriormente la situazione porterà, con ogni probabilità, a una lunga stagione di conflitti. Anche con l’Europa.

Fonte: La Repubblica

Caccia, la legge non piace Ma quale sport, è un abuso

Sunday, January 31st, 2010

Alla maggioranza che sostiene il governo sembra proprio non importi nulla di questi numeri: l’86% degli italiani è contrario ad allargare il periodo destinato alla caccia (come è stato appena sancito da un voto al Senato). Il 94% non vuole permettere ad un sedicenne l’uso delle armi, ancorché destinate solo all’attività venatoria. Il 91%  chiede banalmente e semplicemente il divieto di sparare nei parchi, soprattutto d’estate.

All’appello di Repubblica.it contro la caccia selvaggia agli uccelli migratori e alla possibilità -  che sta per essere confermata alla Camera - di lasciare alle Regioni la discrezionalità di allargare la stagione venatoria, stanno rispondendo centinaia di cittadini da tutta Italia. La maggioranza delle persone dichiara tutta la sua contrarietà, non solo al provvedimento che sta per essere adottato dal governo, ma alla caccia tout court. Ecco di seguito solo alcuni dei messaggi che sono arrivati per mail oppure attraverso la pagina di Repubblica su Facebook.

GUARDA LE PRIME IMMAGINI

Anna Maria Borrelli. E’ semplicemente assurdo. Gia la caccia NON è uno sport, ma una pratica barbara. Ma adesso togliere anche quei pochi paletti….

Mariangela Paludo.  Grazie per l’iniziativa. Troppe volte mi sono scontrata con cacciatori nelle campagne friulane, in qualsiasi stagione (viste le deroghe). A noi  piace andare a cavallo, ma molte altre persone amano fare escursioni in bicicletta o a piedi nei boschi e lungo gli itinerari di campagna. Personalmente, quando sono in zone boschive canto ‘a squarciagola per farmi sentire. Li vedi, fucile pronto, mentre passeggiano in bici e questo non è per nulla rassicurante. Perché dobbiamo sentirci insicuri per il diletto di pochi? Senza calcolare poi lo sterminio di specie già compromesse dall’inquinamento da piombo del suolo. Possibile che siamo diventati un popolo così incivile?

Cristina Mattiello. Non si tratta solo di conquistare i voti dei cacciatori e dei commercianti di armi … Questo governo esprime in tutto una cultura della violenza e propone in varie forme la sopraffazione, fino all’annientamento, dei più deboli. Una grande mobilitazione per salvarci dall’abisso morale, politico, civile, culturale in cui ci stanno precipitando …
 
Mario Pignocco. Vale la pena citare un episodio che mi è capitato alcuni anni fa, a dimostrazione dell’arroganza, della prepotenza e della vigliaccheria di certi massacratori di animali. Passando per una stradina di montagna, mia moglie ed io incrociammo due cacciatori evidentemente già in preda ai fumi dell’alcool alle 10 del mattino, che non trovarono di meglio che sparare al mio cane. Alzai la voce per protestare e, nonostante io sia alto 1,90  e pure ben piantato, mi appoggiarono la canna del fucile sul collo credendo di farmi tacere. Ma non fecero altro che farmi incazzare di più, tant’è che se la diedero a gambe.

Pensavo fosse finita lì.  Invece, dopo un paio d’ore, trovai ad aspettarmi sotto casa una decina di cacciatori che per divertirsi sparavano a tutto ciò che poteva essere un bersaglio, compreso un cartello di divieto raccolta funghi. Episodi di questo genere ne capitano più di quanti se ne possa immaginare. E credo che gli oltre 60 morti del 2009, vittime della caccia, stiano lì a dimostrare che è tramontata l’idea romantica del cacciatore che vaga per la campagna con la doppietta aperta sul braccio e che valuta cosa colpire. Ormai vanno in giro orde di selvaggi che svelano il loro ego violento appena imbracciano un’arma.

Massimo Samaritani. Forza, avanti così! Difendiamo quel poco di natura che ci è rimasta.

Adelina Tartaglione. Senatori fusi e ottusi!

Enrico Dal fiume. Corrotti dalle lobby che producono armi e affini.

Dario Musso. Giusto ieri sentivo alla radio (qui a Stoccolma) che ieri sono stati uccisi due lupi, nonostante ne mancasse uno solo per raggiungere il limite stagionale consentito per questa annata… E’ partita subito un’inchiesta per verificare se si sia trattato di un incidente o di un atto criminoso. Stessa filosofia al Senato italiano, vedo…

Raffaella Baraldi. Quella dei cacciatori è una lobby che se ne frega della maggioranza dei cittadini italiani, contrari alla caccia. Ha ragione Mario Tozzi quando dice che la caccia non è una nobile arte, ma una ignobile voglia di uccidere esseri viventi.

Luigi D’Angelo. Ma gli ambientalisti dove stanno?

Marina Bovino. Quanta ipocrisia! E poi ogni giorno andiamo in macelleria.

Isabella Moriconi. Cacciatori andate a fare il tiro al piattello e lasciate vivere gli animali. Ammazzare non è uno sport.

Filippo Luly. Cara Prestigiacomo, questa è la considerazione che il tuo capo ha di te.

Quelli che seguono sono pareri che invece difendono il mondo dei cacciatori.

Massimo Marranci. State strumentalizzando quella che in tutta Europa stanno facendo da sempre. In Spagna, si cacciano i tordi senza limiti giornalieri fino al 28/02/10. In Inghilterra, si cacciano i colombacci tutto l’anno, essendo considerato specie dannosa per l’agricoltura.
In Francia, si cacciano gli ungulati fino al 28/02/10. Senza considerare i paesi del’Est Europa, ora in parte nella comunità europea, dove ci sono ancora meno vincoli sulla caccia.
I problemi per la natura non li portano i cacciatori, ma sono dovuti alla cementificazione selvaggia, all’inquinamento e alla falsa informazione delle associazioni animaliste italiane. Faccio notare che in Europa gli ambientalisti collaborano con i cacciatori.
Continuate così e fra poco le uniche speci che popoleranno i nostri boschi saranno corvi-gazze-volpi e poco più, perché senza l’uomo la natura da sola non si autoregola. Perché l’uomo, che piaccia o no, da che mondo è mondo, è sempre stato al vertice della catena alimentare.

P. S.: Vi porto un esempio di come sono cambiati i tempi (in peggio). Mia nonna mi raccontava sempre che i contadini, quando qualcuno uccideva una volpe o una faina, lo ricompensavano con delle uova, oggi invece se uccidi una volpe ti arrrestano.

Stefano Porcu. Secondo me bisogna smetterla con tutta questa ipocrisia. Premetto che è sbagliatissima questa norma che potrebbe consentire alle Regioni di allungare il periodo venatorio. Prima di tutto, per consentire la riproduzione degli animali. Detto questo, perché si deve limitare la libertà di fare una bella passeggiata con tranquillità? L’uomo ha vissuto per migliaia di anni di caccia. Allevare animali per poi ucciderli, non mi sembra poi tanto diverso. Il bracconaggio è da condannare. Basta ipocrisie. Magari di chi si veste con pellicce.

Piero Russo. Premetto che non sono cacciatore. La caccia è stato il primo lavoro dell’uomo per procurarsi cibo e vestiario, pertanto è una nobilissima arte e uno sport. Le Regioni non avranno alcuna mano libera per far saltare le date di apertura e chiusura della caccia, poiché queste rimangono per legge inalterate, dunque i turisti agostani possono stare tranquilli: non ci sarà nessun cacciatore che possa sparare loro. E’ vero che i mesi di caccia sono cinque, ma i giorni di caccia, quando va bene, meteorologia e specie migratorie permettendo, sono solo tre a settimana. Llicenze e permessi fruttano introiti allo Stato e all’indotto. La parola “uccidere” usatela per una lotta diversa. Quella alle droghe, specie quando sfiora o tocca politici.

Carmine Rea. Siete molto, ma molto scorretti, verso la nostra categoria e non conoscete nulla del nostro campo né come sono severe le leggi che controllano la caccia. Fate solo ridere. Informatevi bene di quello che succede in Europa e nel mondo! …. Comunque io sono qui, venite pure bastardi comunisti.

Fonte: La Repubblica

Caccia, contro i fucili liberi forte protesta ambientalista

Thursday, January 28th, 2010

Troppe deroghe sulla caccia? Facciamone di più. E’ questo il senso dell’emendamento presentato dal centrodestra che si discuterà oggi in Senato. Sull’Italia pende un pesante contenzioso con l’Unione europea per la violazione delle direttive in materia venatoria: negli anni passati la quantità e la misura delle deroghe è stata tale da configurare, secondo Bruxelles, una violazione netta dello spirito della legge a difesa della fauna e, in particolare, degli uccelli migratori.

Ora oltre 100 associazioni ambientaliste, animaliste, civiche, culturali e sociali hanno firmato un appello al presidente del Consiglio facendo riferimento al testo che cancella le date di inizio (primo settembre) e fine (31 gennaio) della stagione di caccia  lasciando di fatto campo libero alle doppiette in piena estate, quando i boschi e le campagne sono pieni di turisti, e nel momento più delicato della riproduzione dei migratori.

”L’articolo 38 della legge comunitaria, tra le altre cose, prevede la cancellazione degli attuali limiti massimi della stagione venatoria e dunque permetterà, se approvato”, si legge nell’appello “l’estensione della caccia anche oltre i già lunghi 5 mesi attuali, con l’ennesima strage di animali selvatici, di uccelli migratori, di cuccioli ancora alle dipendenze dei genitori, ma anche la presa in giro dei cittadini italiani che dovranno tollerare la presenza e i fucili dei cacciatori nei propri terreni per un periodo ancor più lungo di quanto non lo sia già oggi.

Ma veramente il governo si prepara a festeggiare l’anno internazionale di difesa della biodiversità votando la caccia no limits? In altre occasioni il partito delle doppiette ha già provato a far saltare la legge quadro che garantisce un precario equilibrio tra i 700 mila cacciatori italiani e la larghissima maggioranza contraria alla caccia contando sul pacchetto di voti di cui dispone. Ma non è detto che la svendita della natura sia un buon affare. Anche dal punto di vista elettorale

Fonte: La Repubblica

Cani al guinzaglio solo nei centri abitati

Saturday, November 21st, 2009


Per la Cassazione guinzaglio e museruola per i cani solo nei centri abitati, libera circolazione nelle altre strade. Che ne pensate? Votate il sondaggio e dite la vostra nei commenti.
LEGGI IL TESTO DELLA SENTENZA
CANI, ARRIVA IL PATENTINO

I cani devono portare guinzaglio e museruola nei centri abitati, mentre possono circolare liberamente nelle altre strade, anche in prossimità di abitazioni. Lo ha stabilito la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione annullando una sentenza del Giudice di Pace di Carovilli che aveva confermato la multa inflitta dal Comune di Pescolanciano al proprietario di un cane che passeggiava nel centro abitato privo di guinzaglio e museruola.

La Suprema Corte ha censurato la sentenza del Giudice di Pace, che aveva desunto l’esistenza della violazione dal fatto che i cani circolavano liberamente “in prossimità di altre abitazioni, e dunque nel pieno centro abitato del comune”, in quanto il giudice aveva equiparato al centro abitato la presenza di alcune abitazioni. La Cassazione ha invece ritenuto tale equiparazione “concettualmente errata, poiché la mera presenza di “altre abitazioni” non è di per sé prova della ubicazione in centro abitato”.

La sentenza della Cassazione chiarisce ulteriormente diritti e doveri dei proprietari degli amici a quattro zampe: i comuni possono stabilire con ordinanza il divieto di circolare senza guinzaglio e museruola nei centri abitati, ma in tal caso per centro abitato non deve intendersi un semplice agglomerato di abitazioni; al di fuori del centro abitato, comunque, i cani possono scorrazzare liberi e felici, fermi restando sempre, si intende, gli obblighi di custodia e vigilanza dei proprietari.

 

Fonte: Kataweb

Bagarre alla Camera: passa il decreto per privatizzare l’acqua

Friday, November 20th, 2009

 Il decreto “salva-infrazioni comunitarie”, con le contrastate norme sulla privatizzazione dell’acqua, è legge. La Camera ha approvato la conversione con 302 voti a favore e 263 contrari. Il via libera al provvedimento ha scatenato una bagarre in aula.

CONTESTAZIONI E BAGARRE IN AULA - I 25 deputati dell’Italia dei valori hanno iniziato a sventolare manifestini con il disegno di un’Italia “disidratata” e la scritta: «Giù le mani dall’Acqua». Il presidente Gianfranco Fini ha subito invitato i parlamentari a «mettere via i manifestini». Dal settore della maggioranza si sono poi levate grida, «Scemi, scemi», dirette ai banchi dell’Idv. Per tutta risposta qualcuno ha urlato: «Baciamo le mani don Silvio».

DI PIETRO ANNUNCIA UN REFERENDUM - Rilevando che questo decreto «piace solo al presidente del Consiglio e ai suoi amici», Di Pietro ha annuncia contro di esso un referendum abrogativo; e, parlando della possibilità di riduzione dei tempi dei processi, rileva: «Vorrei un presidente del Consiglio che non commetta reati, non un premier che non si fa processare». Per questo rilancia la manifestazione del 5 dicembre, che va anche «contro la deriva delle privatizzazioni».

Fonte: Corriere della Sera

  • Bossi frena la rivolta leghista sull’acqua«Non si può morire per una legge»
  • Business da 5 miliardi Ma la rete perde un litro su tre
  • La Redazione di Pianeta verde pensa che l’acqua sia un diritto non una merce. E disapprova questa scelta del governo.

    Torna il cemento sulle coste sarde

    Sunday, October 18th, 2009

    Il consiglio regionale annulla i vincoli: si potrà edificare a meno di 300 metri dal mare. Sì all’ampliamento fino al 25% di ville e alberghi, non sarà risparmiata nemmeno la costa

    CAGLIARI - Via libera a nuove colate di cemento sui litorali sardi. Sotto attacco la fascia di 300 metri dal mare. Almeno per possibili ampliamenti di alberghi, residence e strutture turistiche (sino al 25% delle volumetrie esistenti). Secondo il centrosinistra e gli ambientalisti, l’inversione di tendenza rappresenta un primo, durissimo colpo alla legge salvacoste varata nel 2004 dall’ex governatore Renato Soru. A dare il disco verde è stato il consiglio regionale. Il testo sull’edilizia, che in qualche misura comincia ad attuare il piano casa nazionale su scala isolana, è stato approvato ieri mattina: 39 i favorevoli, 20 i contrari, 1 astenuto. Ha votato sì l’intero schieramento di centrodestra che sostiene il presidente, Ugo Cappellacci, a suo tempo fortemente voluto da Silvio Berlusconi come candidato alla guida della giunta sarda.

    L’iter del provvedimento è stato contrassegnato da un forte scontro in aula tra maggioranza e opposizione. La minoranza ha presentato oltre 400 emendamenti contro quello che ha più volte chiamato “Progetto cemento”. Il centrosinistra, che nella scorsa legislatura approvò il Piano paesaggistico sardo e confermò il vincolo dell’inedificabilità nei 300 metri dal mare, ha criticato pesantemente le deroghe. Gli aumenti di cubatura potranno riguardare solo fabbricati a uso residenziale. Ma senza sopraelevazioni. E a condizione che gli ampliamenti migliorino la qualità architettonica dell’immobile, secondo quanto vagliato da una Commissione regionale ad hoc istituita con l’articolo 7 del provvedimento.

    Sul patrimonio delle costruzioni in aree urbane gli indici massimi di edificabilità potranno essere superati fino al 20%. Ma solamente nel caso di fabbricati per uso residenziale uni-bifamiliare. Con una premialità fino al 30% di fronte a miglioramenti per il risparmio energetico. Gli incrementi potranno interessare anche le zone agricole. Per i centri storici dell’isola saranno invece subordinati a delibera da parte dei consigli comunali. Previsto infine il recupero a fini abitativi di sottotetti e seminterrati, tranne in aree a rischio idrogeologico.

    “Profonda soddisfazione” viene espressa dal capogruppo del Pdl, Mario Diana. Mentre secondo Ance e Confindustria sarde è “un’opportunità per la ripresa dell’economia dell’isola”. “È iniziata l’operazione verità: che la nostra legge sia un Piano cemento è una menzogna, semmai i cementificatori erano gli esponenti della precedente giunta”: così Ugo Cappellacci, che ieri sera ha rimandato al mittente le accuse di “deregulation selvaggia”. “È una legge semplicemente vergognosa - ha invece commentato senza mezzi termini l’ecologista Stefano Deliperi, presidente sardo del Gruppo d’intervento giuridico - Riapre le coste al cemento selvaggio. Minaccia l’ambiente. Crea pericoli in zone dove già si sono verificate calamità “innaturali”. Come a Capoterra, vicino a Cagliari, quando sono morte sei persone e ci sono stati danni per decine di milioni. Presenteremo perciò ricorso: le nuove disposizioni hanno profili d’incostituzionalità perché violano il codice del paesaggio”.

    Bocciata la caccia no limits

    Thursday, September 24th, 2009

    La caccia no limits non è passata. Anche stavolta, con i riflettori dell’opinione pubblica puntati addosso, i parlamentari della maggioranza non se la sono sentita di approvare un codicillo - inserito all’ultimo momento nella legge comunitaria - che cassava la definizione precisa dei confini della stagione venatoria (primo settembre - 31 gennaio) sostituendola con una formula generica che avrebbe aperto le porte ad altre deroghe. Altre perché già con la legislazione vigente l’Italia si è trovata sul banco degli imputati a Bruxelles per l’applicazione disinvolta delle deroghe, uno strumento che dovrebbe essere usato per ragioni eccezionali e che invece in alcune regioni è utilizzato in modo sistematico per scavalcare di fatto le norme di tutela.
    Con il ritiro dell’emendamento leghista non si è comunque esaurita la pressione per scardinare la legge quadro che ha portato a una tregua tra il partito delle doppiette (con salde radici in entrambi gli schieramenti) e gli italiani che preferiscono guardare gli animali invece che sparargli. Per prevedere come finirà questo braccio di ferro sarebbe utile capire cosa pensa la maggioranza della maggioranza. Il centro destra ritiene che mettere un fucile in mano a un sedicenne, liberalizzare l’uso degli zimbelli (civette terrorizzate appese a testa in giù), sparare sui migratori che vanno a riprodursi sia giusto? Bene, approvi la nuova legge senza tirarsi indietro ogni volta che il contenuto della controriforma sulla caccia viene reso pubblico. Se invece considera queste pratiche più adatte a una stagione in cui erano liberalizzate anche la tortura, l’impiccagione e lo ius primae noctis, allora forse è più conveniente rispettare la normativa europea: ci risparmieremmo qualche problema a Bruxelles, dove abbiamo già abbastanza guai con le politiche energetiche.

    Fonte: Blog La Repubblica

    Quella legge sarda che il tar continua a difendere

    Monday, September 21st, 2009

    La tutela degli interessi paesaggistici resta affidata, per ora, alla magistratura amministrativa che continua ad emanare sentenze che confermano la validità giuridica e tecnica delle disposizioni del piano paesaggistico approvato dal precedente governo di centrosinistra sardo, rigettando uno dopo l’altro i ricorsi presentati da più parti. Circa 150 ricorsi al giudice amministrativo, almeno cento quelli straordinari al Presidente della Repubblica. Approvato nel 2006, il piano paesaggistico - che salvaguarda le coste sarde e ne disciplina rigorosamente le trasformazioni compatibili con la tutela ambientale al fine di lasciare alle generazioni future interi territori incontaminati tentando di spostare gli interessi turistici verso l’interno per valorizzare i numerosi centri storici e le aree agricole sarde - è di fronte a due paradossi. Il primo, che nonostante la dichiarata avversità, la nuova amministrazione regionale è costretta a difendere attraverso i suoi legali le scelte del piano Soru, che vorrebbe - se potesse - cancellare con un colpo di spugna. Il secondo, che nel gioco degli interessi «antagonisti» alla tutela dell’ambiente una buona percentuale di ricorsi sono stati presentati dai comuniche dovrebbero avere più di altri a cuore la tutela del territorio e non solo dai privati lesi nei loro interessi proprietari.

    Il TAR Sardegna (sentenza n.979/2009) ha rigettato il ricorso del Comune di Arzachena e il Consiglio di Stato (sentenza n.5459/2009) hadefinitivamente rigettato il ricorso del Comune di Villasimius. A questi ricorsi potrebbero aggiungersi anche quelli soccombenti del comune di Cagliari e di molti altri comuni della costa sarda. Il difficilissimo lavoro di integrazione tra conoscenza dei luoghi, elementi cartografici e norme giuridiche di disciplina dei beni paesaggistici da tutelare ha resistito ancora una volta all’attacco degli enti locali che - in nome di una equivoca sussidiarietà - rivendicano l’autonomia delle scelte sul proprio territorio, dimenticando che non esistono solo gli interessi localimaanche e soprattutto quelli regionali e nazionali da salvaguardare in nome della protezione del paesaggio sardo che resta ancora - tra i pochi - espressione dell’identità ambientale insulare da tramandare alle generazioni future. Che poi gli interessi «locali» siano, in realtà, rappresentati da interessi economici provenienti dal «continente» ovvero dalle numerose imprese edilizie nazionali che vedono nelle terre costiere sarde occasione di speculazione cui le amministrazioni locali prestano ascolto, barattando il futuro dei sardi con il consumo quotidiano del territorio, è cosa fin troppo nota per essere ancora una volta denunciata. La miopia di alcune amministrazioni locali, attraversate ormai dai «flussi» degli interessi che nulla hanno a che fare con la Sardegna, mostra ancora una volta come la tutela del paesaggio non possa che essere materia statale cui la Regione dà attuazione attraverso le regole del Codice del paesaggio del 2004.

    La tutela dell’ambiente è in contrasto - si sa - con la cultura del consenso ed è per questo che non può essere invocata la sussidiarietà poiché essa cela l’egoismo territoriale e nonla solidarietà nazionale. Non potendo modificare le norme paesaggistiche ipso facto, poiché oggi la tutela paesaggistica va esercitata d’intesa con l’amministrazione dei Beni culturali, e questo richiede tempi lunghi ed incerti risultati, la Regione di centro destra sta provando ora con il piano casa, ovvero con quel provvedimento legislativo contrattato da tutte le regioni nei suoi contenuti con il Governo nell’intesa del maggio 2009 che, «per rilanciare l’economia », prevede alcune premialità edilizie (del 20% per gli aumenti di volumetria e del 35% per la demolizione e ricostruzione). E dove pensa il governo Cappellacci di localizzare questi incrementi di volumetria? Essenzialmente sulle coste sarde oggetto di vincoli paesaggistici, riavviando anche alcuni progetti di lottizzazioni che il piano paesaggistico aveva provvidenzialmente dichiarato decaduti. Legge che se approvata con questi contenuti è sospetta di palese incostituzionalità.

    * Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università di Chieti-Pescara; insegna diritto urbanistico presso la III Università di Roma, Facoltà di Architettura; insegna Diritto urbanistico presso la facoltà di Giurisprudenza della LUISS di Roma

    Nuovo decreto, farmaci eutanasici solo in mano ai veterinari

    Monday, September 14th, 2009
       
    ROMA
    Tutti i farmaci eutanasici per animali saranno ad esclusivo uso del veterinario, compreso il Tanax* il cui bugiardino è in via di riscrittura. Un decreto ministeriale firmato dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, già approvato dalla Conferenza Stato Regioni e ora alla Corte dei Conti, porterà a breve in Gazzetta Ufficiale la soluzione normativa. Lo rendono noto la Federazione Nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) e l’Associazione nazionale medici veterinari Italiani (Anmvi) a proposito dell’impiego del Tanax* per l’eutanasia di cani e gatti.Il decreto, al quale ha lavorato per mesi il ministero del Welfare - con la sua Direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario - insieme alla Fnovi e all’Anmvi, colma un vuoto legislativo e rappresenta un intervento normativo coerente con il sistema di farmacovigilanza veterinaria attivo nel nostro Paese per il controllo e la sicurezza dei medicinali impiegati sugli animali. Dunque sul foglietto illustrativo del Tanax* non si leggerà più «da usarsi sotto il diretto controllo del medico veterinario», ma sarà solo il medico veterinario a poterlo gestire. Quanto alla modalità di somministrazione del farmaco al cane o al gatto, foglietto illustrativo a parte, è consolidata prassi medico veterinaria quella di evitare la sofferenza del paziente sottoposto ad eutanasia, come la deontologia e la buona pratica veterinaria richiedono.Ma il provvedimento darà garanzie anche maggiori e andrà oltre il caso Tanax*, assicurano Fnovi e Anmvi. Infatti, potranno essere impiegati solo dal veterinario tutti gli eutanasici e le categorie di farmaci (come ad esempio gli anestetici e gli antineoplastici iniettabili) che richiedono speciali accorgimenti e specifiche competenze per la detenzione e la somministrazione. Quello della sofferenza dell’animale da sopprimere è un problema sentito anche in campo zootecnico, per quei bovini - anche loro esseri senzienti e tutelati dalla legge - non più destinabili alla macellazione e per i quali non esiste alcun farmaco autorizzato. È questo un altro problema che i veterinari italiani stanno affrontando con addetti ai lavori, animalisti e autorità ministeriali.

    Caccia, frenata sulla nuova legge

    Monday, August 31st, 2009
    promotori della riforma dopo le polemiche: «Troppi emendamenti, ma si può trattare»
    ANTONELLA MARIOTTI
    TORINO
    «Il testo non è blindato. Tutto si può discutere da qui al 15». Il senatore Franco Orsi (Pdl) ci ripensa, o meglio tenta una trattativa sul disegno di legge sulla caccia per il quale l’opposizione ha presentato 1500 emendamenti. «Questo è ostruzionismo», ribatte Orsi che comunque ci tiene a precisare che la norma sulla possibilità di dare un patentino ai sedicenni non farà più parte della proposta che porta il suo nome e che potrebbero essere eliminate anche norme sui cacciatori nei parchi e nelle aree protette, e quella sul prolungamento della stagione venatoria e quella che riguarda l’accesso, a pagamento, nelle aziende agricole per sparare anche dopo il tramonto.«Insomma elimina tutto quello che ha portato alle polemiche. Quindi che lasci la legge che c’è già. Perché cambiarla?». Questo il coro degli ambientalisti che avevano gridato allo scandalo quando il disegno di legge Orsi era stato presentato. Dal Wwf alla Lipu, passando per la Lav tutti si sono schierati contro la proposta Orsi. Tra gli altri la Lipu (lega di protezione degli uccelli) si schiera contro la preapertura della stagione venatoria: «Sparando in preapertura si condannano a morte gli uccelli che hanno appena terminato la nidificazione perché in questo periodo i migratori non sono ancora arrivati nel nostro Paese. I rischi sono particolarmente gravi in Basilicata, Molise, Puglia, Sicilia, Veneto, Campania e Friuli Venezia Giulia che hanno in calendario tra le cinque e le sei giornate di preapertura».

    La polemica vera rimane quella sul ddl. «Stiamo cercando di trovare un punto di incontro - ribatte il senatore contestato - con l’opposizione e le associazioni» per salvare la sostanza ovvero «se dovessero sussistere condizioni scientificamente provate di animali in sviluppo o eccessiva quantità, la legge permetterebbe la possibilità di un aumento di prelievo, per quelle specie, come per esempio, per gli ungulati». Per le «piccole cose», che potevano «sembrare articoli provocatori - prosegue Orsi - la maggioranza non si farà impiccare: il testo non è blindato. Si potrebbero, invece, prendere in considerazione le proposte dell’opposizione: una decina».

    Su alcune cose il senatore-sindaco di una cittadina ligure non vuole recedere: «L’idea della caccia non solo come attività ludico-venatoria ma anche di riequilibrio naturale. Bisogna, in sostanza, far fare alla caccia il suo mestiere che è quella del contenimento delle specie con il criterio del minimo impatto ecologico e del controllo faunistico». Il senatore del Pdl parla poi di quelli che sono ritenuti i punti controversi del testo di modifica: dal patentino per cacciare a 16 anni (verso la soppressione), alla possibilità di accedere nelle aree protette (che sarebbe consentito solo alle guardie o a cacciatori abilitati) o di cacciare nelle aziende agricole (pagando l’ingresso e prelevando le specie immesse) anche fino a un’ora dopo il tramonto. Con la legge di modifica, «i giorni di silenzio venatorio non ci sarebbero più per le specie in sovrappiù, per i piani di prelievo degli ungulati e per le specie invasive». Ma la situazione attuale, continua Orsi, è di «ostruzionismo con : sono stati presentati 1.500 emendamenti, tutto quello che si poteva presentare è stato presentato». E, poi, c’è il nodo delle Regioni che alla legge di modifica sull’attività venatoria devono dare un parere: «La posizione delle regioni è fondamentale, anche per disinnescare le contrapposizioni politiche, e poi se non condividono l’impianto per il Parlamento sarebbe improprio fare una legge per una necessità che non c’è».

    Sostieni Pianeta Verde effettuando
    una donazione di 1 €
    con il tuo cellulare

    BUY NOW!