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Goletta dei Laghi 2010

Wednesday, August 11th, 2010

Legambiente presenta il bilancio finale dei prelievi in 11 bacini italiani. La maglia nera va a quelli lombardi di Como e Iseo, brutte sorprese anche per quello di Garda e il Maggiore. Meglio i laziali. Il più pulito è il Trasimeno di MONICA RUBINO

Non se la passano bene i laghi italiani: depuratori insufficienti, reti fognarie non ancora completate e scarichi abusivi causano lungo molti tratti di costa alti livelli di inquinamento che allontanano potenziali turisti e bagnanti. La fotografia è della Goletta dei laghi di Legambiente 2010, la campagna di monitoraggio scientifico sullo stato di salute dei laghi italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).

Dal 3 luglio al 4 agosto gli ambientalisti hanno effettuato 33 prelievi in 11 laghi di sei regioni e li hanno sottoposti ad analisi di tipo microbiologico e chimico-fisico. Ben 46 su 58 i campioni risultati fortemente inquinati, cioè con concentrazione di batteri fecali pari almeno al doppio del limite di legge, mentre sono 38 le foci di fiumi e torrenti risultate fuori legge, a conferma che i problemi dei laghi sono causati anche dagli scarichi dei comuni dell’entroterra.

LA TABELLA 1

I più compromessi risultano i laghi lombardi, in particolare quello di Como e quello di Iseo, che si aggiudicano la maglia nera. Ma anche i prelievi nel più grande bacino italiano, il Garda, hanno evidenziato concentrazioni inaspettate di coliformi fecali e streptococchi superiori al limite di legge, con ben 17 punti risultati inquinati. Dei dieci tratti critici sulla sponda lombarda, sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Tignale, Toscolano Maderno, Salò, Moniga del Garda, due punti a Desenzano del Garda e due a Sirmione, preoccupanti anche i risultati di Tremosine e Limone del Garda. In Veneto sono sei le aree critiche: inavvicinabili i campioni di Bardolino, Peschiera del Garda, Lazise e due punti prelevati a Castelnuovo del Garda; inquinato il campione del comune di Garda. In Trentino, invece, meglio non fare il bagno a Torbole.

Meno disperata la situazione nel Lazio, dove sono state rilevate minori criticità. L’unico specchio d’acqua a superare l’esame a pieni voti è il Trasimeno, in Umbria.

L’inquinamento dei laghi italiani, secondo Legambiente, è anche una conseguenza dell’entrata in vigore della nuova legge sulla balneazione, con criteri molto più permissivi rispetto alla precedente normativa del 1982, che ha fatto perdere all’Italia il primato europeo sul sistema di monitoraggio delle acque detenuto fino ad ora. “L’inquinamento da scarichi fognari non depurati nei laghi italiani rappresenta ormai una cronica emergenza nazionale - commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - non c’è più tempo da perdere: il nostro Paese è in procedura d’infrazione europea per il mancato trattamento delle acque reflue che interessa il 30% dei cittadini, pari a ben 18 milioni di italiani. Il governo attivi una task force con le amministrazioni locali per sanare in tempi brevi questa ferita, anche per evitare le multe salate che pagherebbero gli italiani senza alcuna speranza di condono”.

In arrivo prestiti agevolati per chi sceglie l’energia verde

Friday, August 6th, 2010
Legambiente e Federcasse hanno rinnovato una convenzione per la diffusione delle rinnovabili. Dal fotovoltaico all’eolico, finanziamenti a tasso scontato per chi decide di installare impianti ‘alternativi’

Squadra che vince non si cambia, specie quando aiuta la diffusione dell’energia pulita. Legambiente e Federcasse, associazione delle banche di credito cooperativo e delle casse rurali, hanno deciso di rinnovare la loro convenzione per la diffusione delle rinnovabili per altri tre anni. Una notizia positiva per chi ha intenzione di installare nella propria casa degli impianti “verdi” e potrà così usufruire di finanziamenti a tasso agevolato.
Nella sua prima versione, durante il triennio 2007-2009, la convenzione tra Legambiente e Federcasse ha garantito un finanziamento di circa 100 milioni di euro a 1.880 progetti diversi. A farla da padrone, come era prevedibile, gli impianti solari fotovoltaici (1.684 per una potenza di 13,6 megawatt) e quelli termici (174), ma un loro discreto spazio se lo sono ritagliato anche i meno comuni impianti a biomasse, quelli geotermici e quelli minieolici.

A poter accedere ai finanziamenti a tasso agevolato sono i privati cittadini, ma anche le imprese e gli enti pubblici. Rispetto al precedente accordo, la nuova convenzione allarga i possibili interventi a nuovi settori e provvede anche a una riorganizzazione delle finalità per cui si accede al finanziamento. L’avvenuta stipula dell’accordo quadro sarà seguita da una seconda fase in cui le varie federazioni regionali delle Banche di credito cooperativo (che dispongono di oltre quattromila sportelli sul territorio), sottoscriveranno degli accordi con Legambiente, che si occuperà della consulenza e dell’istruttoria tecnica del finanziamento.

La convenzione tra Legambiente e Federcasse è solo uno degli esempi del sempre maggiore interesse del mondo del credito per l’energia verde. Negli ultimi tempi diverse banche hanno presentato mutui casa pensati proprio per la riqualificazione energetica della propria abitazione o della piccola azienda, e l’approvazione del nuovo Conto energia non farà che consolidare questo fenomeno. Uno degli strumenti bancari più adatti per chi sta pensando ad installare un impianto solare nella propria abitazione, ma non dispone della liquidità necessaria per permetterselo, è il mutuo ristrutturazione. Questo prodotto funziona come un mutuo tradizionale e prevede l’erogazione di un finanziamento della banca per lavori di ristrutturazione in cambio del pagamento di una rata mensile, ma permette anche di avere una liquidità aggiuntiva.

Attraverso Supermoney, il portale del confronto mutui e delle tariffe, abbiamo cercato i mutui ristrutturazione più convenienti, scoprendo oscillazioni tra i 419 e i 528 euro di rata mensile (per un importo di 50 mila in 15 anni e 15 mila euro di liquidità aggiuntiva) in base al tipo di tasso scelto e all’istituto a cui ci si affida. La scelta più corretta permette risparmi sensibili: per passare al verde non bisogna necessariamente restare al verde.

Fonte: Kataweb

Legambiente “Stop ai sacchetti di plastica»”

Monday, August 2nd, 2010

Bene i comuni del Garda ma possono fare ancora meglio

VERONA

Stop ai sacchetti di plastica e maggiori sforzi per la prevenzione e per il riciclaggio da raccolta differenziata, queste le parole d’ordine lanciate in occasione della tappa sul Garda della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute dei laghi, realizzata con il contributo del Coou (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).

A bordo di Goletta dei Laghi viaggiano i progetti di Legambiente che riconoscono nei laghi, e nell’ambiente in generale, una risorsa in grado di valorizzare le unicità del nostro Paese, come, ad esempio, “Stop ai sacchetti di plastica”, la nuova iniziativa dell’associazione per dire basta all’utilizzo delle shopper in plastica che vengono utilizzate nei negozi e nei supermercati.

Nel mondo vengono consumati ogni anno tra i 500 e i 1.000 miliardi di sacchetti di plastica monouso, in Europa il consumo annuale di 100 miliardi di sacchetti, che equivalgono a circa 12 milioni di barili di petrolio. Solo in Italia si consumano 250 sacchetti a testa in un anno che, una volta buttati, perdurano nell’ambiente per 200/400 anni.

I sacchetti di plastica costituiscono un grave problema di inquinamento ambientale diffuso in tutto il mondo dichiara Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi - Ogni anno nei mari e nei laghi i sacchetti abbandonati compromettono la vita di migliaia di animali sia acquatici che terrestri oltre a rilasciare nell’ambiente, disperdendosi, composti pericolosi. In Italia sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica e altre 250 località hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando.

Secondo il dossier Comuni Ricicloni di Legambiente, sono 390 i Comuni veneti ad aver raggiunto buoni risultati di raccolta differenziata e anche i comuni della costa del Lago di Garda non sono da meno. Bardolino, Malcesine, Peschiera del Garda e Torri del Benaco raggiungono percentuali di raccolta differenziata che variano dal 51,17% al 60, 67%.

«I dati relativi ai comuni costieri, presenti sul rapporto Comuni Ricicloni, sono buoni ma non bisogna cullarsi sugli allori avverte Lorenzo Albi, presidente del circolo Legambiente Verona - Il rischio che si rallenti la raccolta differenziata per favorire lo sviluppo degli impianti di incenerimento. Impianti che i cittadini veneti, grazie al loro impegno nella raccolta differenziata, stanno dimostrando essere inutili. Tra i Comuni bagnati dalle acque del lago solo Lazise e Garda non raggiungono ancora i limiti fissati per legge sulla raccolta differenziata, chiediamo quindi a queste amministrazioni di mettersi al più presto in regola. Oltre all’impegno per una buona gestione dei rifiuti, il nuovo obiettivo rappresentato dalla prevenzione e su questo possono fare molto amministrazioni e cittadini. Lo stop ai sacchetti di plastica solo il primo passo in questa direzione; chiediamo ai Comuni costieri di approvare al più presto la delibera per mettere al bando gli shopper tradizionali.

Gli attivisti di Legambiente lanciano dalla Goletta dei Laghi la petizione per dire “Stop ai sacchetti di plastica”, in nome del rispetto per le specie viventi, per il paesaggio e per la bellezza, per l’ambiente dell’Italia e del Pianeta. La petizione si rivolge, inoltre, agli esercizi commerciali perché trovino nuove soluzioni e chiede al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010.

LINK ESTERNO La petizione: Stop ai sacchetti di plastica
Fonte: La Stampa

Parte la Carovana delle Alpi

Monday, August 2nd, 2010

Al via la campagna di Legambiente sullo stato di salute dell’arco alpino, per accendere i riflettori sul consumo di suolo, la cementificazione selvaggia e il turismo pirata. Premi ai comuni montani virtuosi. Fino a ottobre trekking ed escursioni alla ricerca di lupi, linci e orsi di MONICA RUBINO

NOVE bandiere nere e nove verdi per denunciare le situazioni più gravi di degrado e cementificazione, ma anche per segnalare le buone pratiche sulle Alpi. Sono i riconoscimenti consegnati dalla IX spedizione della “Carovana delle Alpi”, la campagna di Legambiente realizzata in collaborazione con il ministero dell’Ambiente, che ogni anno effettua il check-up dell’arco alpino con un’attenzione particolare al tema della biodiversità.

La Carovana inizia il suo viaggio con un ricco calendario 1 di trekking, escursioni e dibattiti pubblici che fino ad ottobre si svolgeranno nelle principali località alpine. La spedizione, oltre a consegnare le bandiere nelle mani degli interessati, raccoglierà segnalazioni, denunce di degrado, e terrà accesi i riflettori sulle possibilità di turismo sostenibile in montagna.

Le bandiere nere. Tra le cause dei vessilli neri, assegnati da Legambiente ai “nemici” delle Alpi, resta al primo posto la speculazione edilizia che, in nome del turismo, apre possibilità e spazi per la cementificazione d’alta quota. E’ il caso della regione Valle D’Aosta che conquista la bandiera nera grazie a leggi regionali (definite “scellerate”) per ampliare di ben il 40%, alberghi, bar e ristoranti, compresi quelli che sorgono in zone tutelate, ma anche per trasformare la ricettività turistica in più banali seconde case.

Episodi speculativi sempre per eccesso di “liberismo del cemento” sono anche quelli registrati in Lombardia, dove le bandiere nere vanno al comune di Castione della Presolana (Bg) che ha adottato un PGT con 300.000 metri cubi di aree edificabili e a Foppolo che ha in animo un enorme investimento in seconde case. Due bandiere nere vengono assegnate anche in Piemonte: al comune di Acceglio (Cn) per il danno ambientale e idraulico arrecato al torrente e alla borgata storica di Chiappera e a Casalborgone (To) per aver dato la possibilità di organizzare attività con veicoli fuoristrada in un sito di interesse comunitario (Bosco del Vaj e Bosc Grand).

Vessilli neri anche in Friuli Venezia Giulia: uno è andato alla società Edipower per il progetto di potenziamento della centrale idroelettrica di Somplago, che devasterebbe il lago naturale di Cavazzo, mentre l’altro è stato consegnato alla Regione per l’ipotesi di realizzare un’arena da 5mila posti per lo sci di fondo sul Monte Zoncolan, già ampiamente sfruttato. Infine, per il Veneto, la bandiera nera va al comune di Sant’anna D’Alfaedo (Vr).  E purtroppo, quest’anno, nell’elenco delle bandiere nere compare anche il nome di un famoso sportivo italiano, Giorgio Di Centa, per aver scalato il ghiacciaio del Parco Nazionale dello Stelvio a bordo di un trattore, un atto di scarso rispetto per la montagna.

“La biodiversità alpina è minacciata dagli effetti del cambiamento climatico e delle trasformazioni del territorio  -  spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente  -  ma fenomeni come il ritorno dei grandi predatori, dal lupo, all’orso, alla lince, indicano le Alpi come un sistema vivo e dinamico, che richiede appropriate politiche di gestione del territorio. Per questo siamo estremamente preoccupati dai tagli annunciati alle aree protette e pensiamo debbano essere sviluppate strategie territoriali più sostenibili di quelle del recente passato”.

Le buone pratiche. Ma Legambiente non si limita alla denuncia. La Carovana infatti percorre le Alpi anche alla ricerca di quanti sviluppano progetti di tutela e salvaguardia della più grande catena montuosa d’Europa. E sono nove i riconoscimenti positivi, assegnati quest’anno ai progetti che hanno messo in campo politiche virtuose. In molti di questi casi amministratori e cittadini si sono fatti carico dei bisogni della propria comunità e hanno saputo interpretarli in modo creativo, riuscendo a incrociare il desiderio di sviluppo sociale e civile con la conservazione degli ambienti naturali più preziosi, quelli che, se preservati, sostengono l’identità e la coesione di una comunità.

La bandiera verde più importante è stata consegnata nel Parco Alpi Marittime al Centro Faunistico “Uomini e Lupi”, interamente dedicato al lupo. Il progetto è di enorme rilevanza e non solo perché è il primo a livello italiano, ma soprattutto perché dà la giusta attenzione al rapporto che il predatore ha con l’uomo. Un’altra bandiera verde che si distingue per l’efficacia del progetto è andata alla Cooperativa “Donne di Montagna” di Ornica (Bg) in Lombardia. La motivazione è semplice: le “Donne” di Ornica hanno saputo sviluppare un’idea coinvolgente di albergo diffuso e di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle risorse culturali e umane, reagendo dinamicamente allo spopolamento di un paese di montagna.

Da segnalare i riconoscimenti verdi che sono stati consegnati per il lavoro svolto sul tema delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. A fregiarsi in questo caso della bandiera di Legambiente sono stati, in Valle D’Aosta, il comune di Saint-Denis (Ao), in Lombardia, il comune di Rovetta (Bg) e in Liguria Molini di Triora (Im), ma anche iniziative private, come quella della casa ecologica ‘a km zerò di Prato Carnico (Ud).

Fonte: L’Espresso

Parchi, fondi dimezzati «Li reintegri Prestigiacomo»

Sunday, August 1st, 2010
Legambiente propone alla ministra dell’Ambiente di coprire i minori finanziamenti con un fondo del suo dicastero. E ammonisce: «Non passi alla storia come il ministro che non ha fermato la chiusura delle aree protette»

La manovra economica approvata al Senato con la blindatura della fiducia dimezza i fondi e condanna a chiusura certa buona parte dei parchi nazionali. La cifra già esigua a disposizione dei 23 parchi terrestri e delle aree marine protette, 52 milioni di euro complessivi, è finita nel tritacarne dei tagli “orizzontali” decisi da Tremonti, ancora una volta senza che la sua collega di governo Stefania Prestigiacomo abbia potuto dire la sua. I presidenti dei parchi con Federparchi hanno sottoscritto una lettera-appello al presidente della Repubblica. Domani davanti al dicastero della ministra dell’Ambiente, in via Cristoforo Colombo a Roma, alcune sigle ambientaliste, partiti e operatori delle aree protette terranno un sit-in di protesta. Probabilmente avrebbero fatto meglio a protestare in via XX settembre, davanti al ministero dell’Economia.

D’altro canto l’annuncio della titolare dell’Ambiente – “Se non si reintegrano le risorse davvero sarò costretta a chiuderne la metà” – suona più come una presa d’atto che come una minaccia. In genere, ed è capitato in passati ad altri membri di questo governo, davanti a tagli di questa portata il ministro competente fa il diavolo a quattro e minaccia le dimissioni. Stefania Prestigiacomo invece si è limitata a lanciare un appello dalle pagine del Corriere della sera: “Lo so che la manovra è stata licenziata dal Senato ed arriverà blindata alla Camera – ha detto la ministra –. Per questo il mio appello è per un nuovo provvedimento che possa reintegrare le risorse per i parchi”.
 
Legambiente prende comunque spunto dalle sue parole per avanzare una proposta: “Chiediamo al ministro Prestigiacomo un concreto Ragazzi in escursionesegno di disponibilità politica in favore dei parchi – dichiara oggi Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell’associazione del cigno verde – Ripristini, quindi, un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria”. 
Dall’associazione ambientalista arriva anche un monito alla titolare dell’Ambiente. “Non basta appellarsi al buon cuore del ministro Tremonti o alla sensibilità del capo del governo – aggiunge Nicoletti – Per salvare gli enti parco dall’estinzione servono risorse e un’attenzione politica che il ministro Prestigiacomo dovrebbe dimostrare maggiormente, passando dagli appelli ai fatti concreti. A meno che non voglia passare alla storia come il ministro che ha fatto poco per salvare un’esperienza straordinaria di conservazione della biodiversità per il futuro sostenibile del nostro Paese”.

 Fonte: La Nuova Ecologia

Crea un logo “sporco” per Bp»

Friday, July 23rd, 2010

Il logo di Bp, la compagnia petrolifera proprietaria della Deepwater Horizon, la piattaforma su cui si è verificata l’esplosione da cui si è generata la falla che dallo scorso aprile sta riversando greggio nelle acque del Golfo del Messico, è una sorta di girasole stilizzato con gradazioni di colore che vanno dal bianco al giallo, al verde. Ma visto quanto accaduto e considerando che a detta di Greenpeace l’attività della compagnia è un «dirty business», ovvero affari sporchi, così come sporchi sono ora il mare e le coste inquinati dal petrolio, gli ambientalisti hanno lanciato dalla versione britannica del loro sito web una sorta di concorso invitando i lettori a votare per quello che ritengono possa essere un marchio più consono alla compagnia.

 

Il logo anti-marea nera Il logo anti-marea nera    Il logo anti-marea nera    Il logo anti-marea nera    Il logo anti-marea nera    Il logo anti-marea nera    Il logo anti-marea nera    Il logo anti-marea nera

NERO PETROLIO - E’ possibile scegliere tra una ventina di varianti, la maggior parte delle quali ha giocato sul colore nero per meglio associare l’immagine di Bp al petrolio, mentre l’attuale logo ha i colori del sole e dell’ambiente. E il più votato di tutti, al momento, è il tradizionale marchio della compagnia la cui parte inferiore è completamente nera, come una pozza di greggio, da cui emerge la sagoma di un pellicano, anch’essa rigorosamente nera. Un richiamo diretto alla grande quantità di animali che si sono ritrovati avviluppati dalla massa oleosa e che per questo ci hanno lasciato le penne. Questa versione del logo è nettamente in testa nella graduatoria parziale , davanti a un bozzetto che rappresenta il tradizionale logo come un sol levante che si solleva dal mare e la cui ombra proiettata sull’acqua è in realtà una macchia di greggio. Tra le altre varianti ideate per il concorso vanno segnalate il logo trasformato in una tartaruga con una macchia di petrolio sulla corazza, quello trasformato in un minaccioso teschio dagli occhi nei, quello che rappresenta una lisca bianca di pesce su fondo nero - solo la lisca perché il resto è evidentemente andato perduto - la cui testa è rappresentata dalla «b» del marcio bp.

LOGO DA BATTAGLIA - Il logo che risulterà vincitore sarà utilizzato da Greenpeace per tutte le campagne che l’associazione porterà avanti sul tema dell’inquinamento da petrolio, nel caso della vicenda Horizon e magari anche in futuro, considerando quanto l’episodio in questione sia diventato emblematico ed evocativo e immaginando che anche per il futuro il caso Bp diventerà probabilmente per antonomasia sinonimo di disastro ambientale legato al greggio.

GLI SLOGAN - Non c’è tuttavia solamente il logo. Il concorso è stato ripartito in altre tre categorie: quella per le migliori illustrazioni, utilizzabili eventualmente come manifesti o copertine di volantini e pieghevoli; quella per i disegni dedicati in particolare al tema della fauna e della wildlife; e quella degli slogan. Molti tra questi ultimi giocano sull’acronimo bp, che diventa «big profits» (grandi guadagni), «beyond pollution» (oltre l’inquinamento), «bloody petroleum» (petrolio insangunato), «beach polluters» (inquinatori di spiagge) e altre varianti sul genere. Ma il più votato di tutti è quello che recita «It’s time to think outside the barrel» (è ora di pensare fuori dal barile), uno slogan già utilizzato in altri ambiti come motto ambientalista e per lo sviluppo sostenibile da gruppi e enti - tra loro l’Energy Education Foundation che ha lanciato un sito omonimo interamente dedicato alle forme alternative di produzione energetica - che ha che vogliono andare oltre la dipendenza del petrolio e pensare ad un futuro all’insegna delle energie rinnovabili.

Fonte: Corriere della Sera

Legambiente: Domenica Big Jump nel Lambro

Sunday, July 11th, 2010

 Domenica 11 luglio torna il Big Jump nei fiumi della Lombardia: un grande tuffo che si terrà contemporaneamente in tutti i grandi bacini idrografici europei. L’evento principale lombardo si svolgerà sul Lambro, il fiume che solo qualche mese fa ha subito lo sversamento di oltre 2600 tonnellate di idrocarburi fuoriusciti dalla Lombarda Petroli di Villasanta a Monza.

 

A Carate Brianza, frazione Agliate, Legambiente, Amici della Natura, Associazione Le Contrade e Commissione Cultura Alternativa, in collaborazione con Contratto di Fiume di Regione Lombardia e Parco Valle Lambro, organizzano una festa sul fiume Lambro in prossimità del ponte di Agliate: vi saranno stand delle associazioni e laboratori/giochi per bambini. Alle 10 è prevista, per i coraggiosi, una discesa in canoa dalla zona Lamplast ad Agliate. Alle ore 11.30 ci sarà la visita guidata alla Basilica di San Pietro di Agliate e al Battistero. Infine, alle ore 12.30 il vero Big Jump nel fiume Lambro a cui seguirà un piccolo rinfresco

Legambiente premia il Nord ecco i “Comuni Ricicloni”

Wednesday, July 7th, 2010

L’Oscar 2010 per la più alta percentuale di raccolta differenziata è andato a Ponte nelle Alpi, piccolo centro in provincia di Belluno. In totale, quest’anno, Legambiente ha premiato 1.488 comuni, 200 in più della passata edizione. Salerno si conferma campione del Sud di MONICA RUBINO

E’ ancora il Nord a fare la parte del leone per la gestione dei rifiuti in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri rifiuti. A livello regionale è il Veneto a svettare con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%, dalla Lombardia con il 28,8% e dal Piemonte con il 23,9%.

Le buone pratiche e le performance di successo si stanno comunque diffondendo anche al Centro-Sud. La Sardegna si conferma leader tra le regioni emergenti nella raccolta differenziata per aver raggiunto a fine 2009 una percentuale regionale del 35% (nel 2002 era al 3%). In Campania sono 84 i comuni da cui prendere esempio, con Salerno in testa, e sette comuni rappresentano la Sicilia. Spiccano poi le esperienze dei 37 comuni sardi, dei nove comuni del Lazio, dei quattro calabresi, dei due della Basilicata e, per la prima volta nella storia di Comuni ricicloni, di uno della Puglia (Monteparano, provincia di Taranto).
 
Una realtà in movimento
Comuni ricicloni 2010 racconta un’Italia in movimento nonostante le difficoltà. Sono 12 milioni infatti gli italiani coinvolti nelle pratiche di raccolta differenziata nei 1.488 che quest’anno rientrano nella classifica virtuosa di Legambiente. Attivando servizi di raccolta differenziata, i comuni premiati hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2, pari al 5% dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia. A questo risultato bisogna aggiungere anche il fatto che quasi sette milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alla discarica.
 
Per diventare comune riciclone, bisognava aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata. Ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha invece imposto il superamento della soglia del 55%. Vincitore assoluto dell’edizione 2010 è il comune di Ponte nelle Alpi (BL), 8.499 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,28. Spicca poi il risultato di Salerno, miglior capoluogo riciclone del Sud, con il 60,3% di raccolta differenziata.
 
Le eccellenze sono al Nord
Il Nord-Est si conferma dunque l’area del nostro territorio dove i rifiuti vengono gestiti al meglio. Basti pensare che nella graduatoria dei comuni al di sopra dei 10.000 abitanti, nelle prime 27 posizioni troviamo solo comuni veneti e trentini ad eccezione di due comuni astigiani al 19° e 21° posto. La classifica dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti invece parla solo la lingua veneta: nei primi 30 posti, sono solo due gli intrusi, in nona e decima posizione (uno trentino e uno torinese). Di questi, 18 li troviamo in provincia di Treviso e, di essi, ben 12 appartengono al Consorzio Intercomunale Priula che, non a caso, è stato premiato da Legambiente come il migliore nella speciale classifica “Cento di questi consorzi”.

Al Centro-Sud gli incrementi sono decisamente più contenuti, ad eccezione della regione Campania che ancora una volta, pur tra mille contraddizioni e problemi, sembra essere il luogo dove qualcosa si muove. Al Centro, nella classifica delle città con oltre 10.000 abitanti, troviamo solo comuni toscani e marchigiani, mentre in quella dei piccoli comuni (sotto i 10.000 abitanti), si affacciano in maniera massiccia i comuni laziali, anche se a dettare legge sono ancora quelli delle Marche. Al Sud e nelle isole invece, nella graduatoria delle città troviamo praticamente solo realtà campane e sarde, mentre in quella dei piccoli comuni, pur dominata dalla Campania e dalla Sardegna con 67 e 27 comuni rispettivamente, troviamo l’Abruzzo che, nonostante i gravi problemi del territorio può vantare la buona performance di 11 comuni. Segnali incoraggianti anche dalla Sicilia (sette comuni) e dalla Calabria (quattro).
 
I capoluoghi di provincia
Tra le grandi città, non c’è alcuna performance degna di nota. Nessuna infatti ha superato la soglia stabilita per  rientrare nella classifica virtuosa. Le città più popolose in classifica risultano essere Reggio Emilia con 166.678 abitanti e Salerno con 139.587, dove le politiche e le azioni messe in campo lo scorso anno hanno portato a risultati apprezzabili. Il Piemonte si attesta quale regione col maggior numero di capoluoghi ricicloni: Novara, Asti, Cuneo, Verbania e Biella. Al Centro invece ancora il deserto: nessun capoluogo ha superato l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata.

La prevenzione
La nuova frontiera dei comuni ricicloni non è rappresentata solo dalla raccolta differenziata ma anche dalla prevenzione. Sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica. A questi, si aggiungeranno prossimamente altre 250 località che hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando. Legambiente ha inoltre deciso di lanciare una campagna per dire stop ai sacchetti di plastica, nel timore che il governo decida di prorogare ancora il permesso alla commercializzazione.

Fonte: La Repubblica.

AMBIENTE: GOLETTA DEI LAGHI, A RISCHIO LAGO BOLSENA

Monday, July 5th, 2010

 ”La minaccia del nucleare, l’eccessiva cementificazione delle coste e le aree estrattive rischiano di compromettere il lago di Bolsena”. L’allarme e’ lanciato dalla Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna per il monitoraggio delle acque lacustri realizzata anche grazie al contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e, per le tappe del Lazio, della Provincia di Roma-Assessorato alle Politiche del Territorio e alla Tutela Ambientale. Secondo Stefano Ciafani, portavoce della Goletta dei Laghi di Legambiente e responsabile scientifico dell’associazion, se si costruisse una centrale nucleare a Montalto di Castro, che dista da qui poche decine di km, si danneggerebbe fortemente l’industria della green economy e si nuocerebbe profondamente al turismo. Segnali preoccupanti arrivano dai dati relativi al consumo di suolo intorno al lago di Bolsena, curati dal Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Ambiente e delle Foreste della facolta’ di Agraria dell’Universita’ della Tuscia. Tra il 2000 e il 2005 il consumo di suolo nel bacino del lago di Bolsena e’ cresciuto notevolment, arrivando a 422,9 ettari per gli l’insediamenti residenziali con una crescita del 7%, concentrati nelle aree circostanti i centri abitati di Bolsena e Capodimonte. E’ salita anche dell’11,8 per cento la quota di suolo utilizzata dagli insediamenti produttivi (compresi servizi generali pubblici e privati) pari a un’estensione di 68,7 ettari; del 13,4 per cento la quota di territorio utilizzata dalle attivita’ estrattive e, infine, addirittura del 163,6%, pari a 18,2 ha, la quota di suolo destinata a discariche e depositi. Per Legambiente un capitolo tutto da risolvere e’ poi quello delle centinaia di imbarcazioni a motore che in estate solcano il lago. “In tutti gli altri laghi vulcanici del Lazio la navigazione a motore e’ stata proibita o regolamentata con stringenti limitazioni, nel lago di Bolsena questo invece non e’ ancora avvenuto”. “Questo bacino rappresenta un’eccellenza per il sistema turistico della nostra Regione, custode di un immenso patrimonio di biodiversita’, storia, cultura e tradizioni - commenta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio -. Una ricchezza che deve essere tutelata e salvaguardata dalle criticita’ che la minacciano. Il Piano di gestione della ZPS del Lago di Bolsena e’ un ottimo strumento di controllo per valorizzare e tutelare l’ecosistema del lago ed e’ per questo che chiediamo che venga approvato ed attuato affinche’ questo bacino resti una delle mete piu’ ambite per il turismo locale e internazionale.”

 (AGI)

Non scherzate col fuoco 2010

Saturday, June 26th, 2010

Sabato 3 e domenica 4 luglio ottava edizione per l’appuntamento di volontariato ambientale che difende dell’immenso patrimonio forestale nazionale dagli incendi boschivi.

I boschi sono una grande ricchezza, non mandiamoli in fumo!

Oltre 500 iniziative di tutela e salvaguardia dei boschi lungo la Penisola organizzata insieme al Dipartimento della Protezione Civile , il patrocinio del Corpo Forestale dello Stato e in collaborazione con gli scouts dell’Agesci, l’Arcicaccia, il Centro Sportivo e Attività per l’Ambiente, la Coldiretti, l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo, la Regione Marche e la Regione Siciliana: una grande alleanza strategica per la prevenzione degli incendi boschivi che ogni estate da anni assumono le dimensioni di una preoccupante emergenza nazionale.

Nel 2009 si sono verificati 5.422 incendi che hanno percorso una superficie complessiva di 73.300 ettari. Incendi nel 70% dei casi di origine dolosa, appiccati intenzionalmente da incendiari o ecomafiosi alla ricerca di un profitto: magari per incassare le cospicue cifre per lo spegnimento, oppure per i fondi stanziati per il successivo rimboschimento o semplicemente per fare spazio a nuove costruzioni in cemento.

Nodo fondamentale nella lotta agli incendi boschivi è l’applicazione della legge quadro 353/2000: prevede il censimento delle superfici percorse dalle fiamme e le vincola per 15 anni proteggendole così da mire criminali. Ci battiamo perchè questa legge venga applicata.

Le iniziative lungo lo stivale

Alla scoperta del bosco

Passeggiate, visite guidate, escursioni a cavallo o in bicicletta per ammirare da vicino le incredibili bellezze del patrimonio forestale italiano.

Sportello al cittadino

In oltre 500 piazze e nelle aree boschive più colpite dagli incendi saranno allestiti stand dove i cittadini potranno ritirare materiale informativo.

 

 

Puliamo il Bosco

Pulizia delle aree forestali dall’immondizia abbandonata, riapertura di sentieri lasciati in stato di abbandono, rimozione delle discariche abusive nascoste tra le aree boschive: efficaci opere di prevenzione per la salvaguardia del patrimonio forestale dagli incendi.

Vedi tutte le iniziative

 

opuscolo informativo

 

Ecosistema Incendi

 

Ogni realizziamo un monitoraggio sulle azioni delle Amministrazioni Comunali nella mitigazione del rischio incendi boschivi: un’indagine sui 2.057 comuni che hanno subito incendi nell’ultimo biennio. Un’analisi accurata per verificare l’applicazione della Legge Quadro 353/2000 in materia d’incendi boschivi. Lo studio sarà pubblicato a luglio.

 

Per organizzare l’iniziativa nel tuo comune invia una mail a p.tartabini@legambiente.eu o telefona al numero 06/86268386

 

Per i circoli di Legambiente

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