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Da Legambiente le EcoTopTen di auto, tv, condizionatori e lavatrici con anima verde

Saturday, March 13th, 2010
Strumento importante di informazione per scelte d’acquisto più consapevoli anche dal punto di vista ambientale
- Arrivano le EcoTopTen 2010 sulle auto, le tv, i condizionatori e le lavatrici con l’anima piu’ verde. Ad assegnare i punteggi e’ Legambiente che ha cosi’ voluto offrire al consumatore “uno strumento importante di informazione per scelte d’acquisto piu’ consapevoli anche dal punto di vista ambientale”, visto che “districarsi in un mercato dove la concorrenza tra prodotti diversi e’ spesso basata solo sul prezzo, puo’ essere impresa non da poco”.  

”Le nostre EcoTopTen nascono per aiutare i consumatori ad orientare i propri acquisti anche dal punto di vista ecologico e, di conseguenza, stimolare l’innovazione tecnologica delle aziende produttrici - spiega Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente - I criteri di scelta sono stati non solo la preferibilita’ ambientale ma anche l’efficacia e la convenienza dei prodotti. Questa e’ l’evoluzione verso la vera green economy: una trasformazione industriale che puo’ coinvolgere anche settori tradizionali”. 

Le EcoTopTen presentano, per ogni tipologia di prodotto, la top ten dei modelli piu’ ecologici in senso assoluto e le top ten dei modelli con le migliori prestazioni ambientali considerati per categoria. Per quanto riguarda le auto, oltre 850 modelli sono stati selezionati sulla base delle prime 100 marche di auto piu’ vendute sul mercato italiano nel 2009 (fonte: Anfia) e dopo due anni di assenza dal vertice della classifica, tornano al primo posto delle auto piu’ rispettose dell’ambiente: le ibride elettrico-benzina di grande cilindrata che si contendono le migliori prestazioni con le GPL di classe mini e piccola, mentre le auto diesel sono rappresentate prevalentemente dalle piccole cilindrate. 

Secondo le direttive della Commissione Europea entro il 2012 il 65% dei veicoli venduti non dovranno superare i 120 grammi di CO2 per chilometro, nel 2015 si deve giungere al 100%. Obiettivo al 2020 saranno i 95 grammi di CO2. L’intesa ha previsto che si arrivi ad una riduzione di emissioni fino a 130gr/km grazie al miglioramento della tecnologia dei motori, alla quale si aggiunge una ulteriore riduzione di 10 gr/km con una migliore performance dei pneumatici e con l’uso di biocarburanti. Quindi 120 grCO2/km. 

Ogni graduatoria si basa sulla valutazione di centinaia di modelli delle principali marche piu’ vendute sul mercato italiano. “Sono stati volutamente esclusi dalla nostra analisi - fa sapere Legambiente - i prodotti con un carico ambientale troppo elevato: per le auto le vetture che superano la soglia dei 180 grammi di emissioni di CO2 per chilometro, per le lavatrici e i condizionatori (solo residenziali) i modelli che non raggiungono almeno la classe AAB e la classe A di efficienza energetica, per i televisori sono stati considerati solo gli LCD con consumi inferiori alla soglia di 200 watt in modalita’ acceso”. 

Dal quadro stilato nelle EcoTopTen emerge che “tutte le auto di nuova immatricolazione sono ormai ‘Euro 4′, ma modelli ‘Euro 5′ in circolazione, che anticipano le omologazioni del gennaio 2011, sono gia’ piu’ della meta’ dei veicoli analizzati e gli Euro 6 della nostra classifica sono gia’ sei! Da un confronto con le EcoTopTen degli anni passati risulta che tra il 2008 e il 2009, i modelli sotto i 120 gr CO2/km erano raddoppiati passando da circa quaranta a un’ottantina. Nel 2010 sono piu’ che raddoppiati: sugli 850 modelli analizzati sono saliti a ben 170: il 20%! Quasi tutte auto mini e piccole con una buona rappresentanza di medie inferiori. Esclusi, ovviamente, sia i Suv e i fuoristrada. 

L’EcoTopTen TV prende in esame 180 modelli selezionati sulla base dei marchi di televisori piu’ venduti sul mercato italiano nel 2009. Le prime 10 posizioni nella EcoTopTen dei televisori sono occupate da tv con le performance decisamente migliori, dal punto di vista dell’efficienza energetica, anche rispetto al criterio minimo di base per ottenere la certificazione Ecolabel. Si aggiudicano il podio due apparecchi a Led appartenenti alla categoria super grande. Dalla EcoTopTen si evince che l’industria, almeno su alcuni prodotti di punta, anticipa la politica producendo modelli di gran lunga piu’ efficienti rispetto a quanto richiesto dalla normativa. In questi modelli le case produttrici hanno saputo coniugare innovazione, marketing e attenzione all’ambiente. Anche se su apparecchi con schermi di dimensioni elevate. 

Per quanto riguarda i condizionatori la nostra indagine ha preso in considerazione solo i modelli portatili e i mono e multisplit a pompa di calore sino a 12 kW, con scambiatore aria-aria. 15 sono i marchi che hanno partecipato al progetto con 369 modelli di cui 336 fissi (mono e multisplit) e 33 portatili. Il criterio di selezione e’ quello che determina la classe A dell’etichetta energetica europea sul consumo elettrico riferito all’indice di efficienza energetica dato dal rapporto tra il freddo prodotto e i consumi elettrici. 

La EcoTopTen sulle lavatrici prende in esame 236 modelli di 22 case produttrici. Ammesse le lavatrici di classe energetica AAA e AAB selezionate in base ai consumi elettrici e idrici rispetto al carico utile e alla presenza del doppio ingresso. I consumi considerati sono relativi al ciclo standard di prova, ovvero ad un lavaggio a cotone a 60 °C. 

Oltre alla EcoTopTen assoluta, sono state presentate 7 classifiche per categoria, redatte raggruppando le lavatrici per carico utile: Piccolo Carico (minore o uguali a 6 Kg), Medio Carico (maggiori di 6 Kg, minori o uguali a 8 Kg), Grande Carico (superiori agli 8 Kg). Inoltre, tre classifiche comprendenti solo prodotti di classe AAA, sempre sulla base del carico utile. Infine la graduatoria delle 7 asciugatrici di classe A. 

Questa EcoTopTen testimonia un mercato estremamente competitivo in cui numerosi produttori sono consapevoli che i consumatori sono particolarmente attenti nei confronti di minori consumi e hanno una sensibilità ambientale sempre maggiore e che questi aspetti sono ormai fondamentali per il successo commerciale di un prodotto. La classifica delle auto è stata redatta in collaborazione con l’Associazione Traffico e Ambiente Svizzera (ATA). 

Le EcoTopTen sugli elettrodomestici sono state stilate con il supporto scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia. EcoTopTen è assolutamente indipendente rispetto ai vari produttori e alla varie etichette: le valutazioni avvengono sulla base delle dichiarazioni delle case produttrici e il voto finale assegnato a ogni modello è calcolato tenendo conto di precisi indicatori di carattere ambientale e sanitario (per il dettaglio vedi le Istruzioni d’uso relative a ogni EcoTopTen). Più alto è il punteggio, più il prodotto è preferibile dal punto di vista ambientale. Tutti i modelli analizzati e i dossier completi saranno consultabili dal sito www.viviconstile.org.

Fonte: ADNkronos

Un “Tavolo Sapiente” per far luce sul mondo dell’energia pulita

Saturday, March 13th, 2010

Legambiente e Chimica Verde hanno organizzato, all’interno dell’area “Best Practices” della Fiera, un percorso didattico interattivo studiato per offrire informazioni sulla produzione di energia pulita

(Rinnovabili.it) – Pensato per i ragazzi, adatto a chiunque, il Tavolo Sapiente, che aspetta a Cremona dal 19 al 21 marzo i visitatori di Vegetalia AgroEnergie, non è solo un gioco didattico, ma un diverso modo per avvicinare il pubblico della fiera al mondo delle energie pulite e dei cambiamenti climatici. Progetto realizzato da Legambiente e dall’associazione Chimica Verde, impiega l’interattività per approfondire temi caldi quali: il surriscaldamento globale, il risparmio domestico e le fonti energetiche tradizionali e non.
Il tavolo è composto da otto monitor touch screen, suddivisi in quattro ‘spicchi’ ognuno contenente dieci domande per le quali però non esistono delle semplici risposte ‘giusto o sbagliato’, ma una spiegazione ragionata e dettagliata dei diversi argomenti. Agli esperti di Legambiente e Chimica Verde il compito di illustrarne il funzionamento e spiegare le esperienze in tema di energia pulita condotte in seno alle associazioni stesse.
Allestito non a caso nell’area Best Practices il Tavolo Sapiente sarà accanto alle migliori applicazioni tecnologiche del settore realizzate da diversi Comuni italiani ed esposte per l’occasione.

I 20 anni del Treno Verde

Thursday, February 18th, 2010

Al via da Roma il convoglio-sentinella di Legambiente. Fino al primo aprile, un giro attraverso l’Italia, per monitorare aria e rumore. Una mostra che potrà essere visitata nelle 9 città in cui farà tappa

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CAMPAGNA

Da Milano a Messina, da Crotone a Genova, da Ravenna a Potenza passando per Latina, Vicenza e Ancona. Sono queste le tappe del Treno Verde 2010 in partenza domani da Roma Termini, a bordo del quale passeggeri d’eccezione saranno il clima, l’energia e il risparmio. Quattro carrozze in tutto, di cui tre appositamente attrezzate (velocità massima 160 chilometri l’ora) e una di servizio, trainate da locomotive di ultima generazione, nelle quali ciascuno potrà scoprire i segreti della tecnologia e il modo per renderla amica dell’ambiente. In ogni città l’aria e il rumore saranno monitorati e sottoposti a controlli speciali. I risultati verranno poi illustrati nelle varie conferenze stampa al termine di ogni tappa.

Nel nostro Paese l’inquinamento è tutt’altro che in crisi. A 45 giorni dall’inizio del 2010, Brescia e Monza conquistano le prime righe del libro nero. Lo confermata il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Le concentrazioni di pm10 (polveri sottili) nell’atmosfera sono rimaste superiori al livello di guardia per più di 35 giorni (limite di legge) con grave rischio per la salute dei cittadini. Milano è appena sulla soglia del limite con 35 giorni giusti, mentre già otto città hanno superato i 30 giorni, promettendo però di oltrepassare presto il numero massimo consentito. Tra queste, Padova con 33 e Torino con 32. Nella classifica seguono Napoli con 28 giorni, Venezia con 27 e Bologna con 25. Cifre allarmanti che, secondo Legambiente, prospettano anche il 2010 come un anno critico per lo smog in città. “I dati presentati oggi - sostiene Cogliati Dezza - dovrebbero far riflettere in modo approfondito sul tema della mobilità urbana, principale causa dell’inquinamento atmosferico e acustico, dello stress, della scarsa qualità della vita”.

Quest’anno la collaborazione tra Ferrovie e Legambiente festeggia 20 anni di attività. Un ventennio di rigore scientifico nel portare le grandi questioni ambientali nelle stazioni italiane, a beneficio di migliaia di persone, raccontando non solo i problemi ma anche le possibili soluzioni. Le parole chiave del 2010 sono mobilità sostenibile, fonti rinnovabili e riciclo. A bordo del Treno Verde, modellini interattivi, plastici e giochi vari aiuteranno i visitatori a calcolare il vantaggio economico che ciascuno di noi avrebbe appunto scegliendo forme di mobilità sostenibile, utilizzando fonti rinnovabili o preferendo elettrodomestici ad alta efficienza. E ancora: soluzioni per risparmiare l’acqua, per l’isolamento termico, per l’edilizia e la corretta gestione dei rifiuti.

Anche l’Alta Velocità - accanto ai ritardi registrati in questi ultimi giorni - sembra fare la sua parte a favore dell’ambiente. Gli Etr 500 Frecciarossa, scelti ogni mese da un milione di italiani, consentono infatti un risparmio in emissioni nocive del 70 per cento rispetto all’aereo e del 63 per cento rispetto all’auto. “Su una distanza di 600 chilometri, come quella tra Roma e Milano, in auto si spendono mediamente 300 euro: la prima classe dei nostri Frecciarossa ne costa poco più di 100″ commenta l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti. Nel trasporto regionale sono invece 1 milione 700 mila i pendolari che ogni giorno usano il treno per recarsi al lavoro, sottraendo ogni anno 1 milione 400 mila tonnellate di Co2 dall’aria che respiriamo. “Stiamo comprando due miliardi di treni per il trasporto locale, dei quali abbiamo già affidato una commessa per un miliardo e mezzo” conferma Moretti. “Abbiamo anche lanciato una gara per il trasporto ad alta velocità del valore di 1 miliardo e 300 milioni”.

Il numero uno delle Fs assicura infine che si sta lavorando molto sui nodi delle grandi città come Roma, Napoli, Torino, Bologna per velocizzare il flusso sia dei treni regionali sia di quelli ad alta velocità, affinché non entrino in conflitto generando i ritardi che tutti conosciamo (ma i sindacati, in Calabria, dànno l’allarme sul taglio di 12 treni notturni a lunga percorrenza a partire dal 1° marzo; le Fs non confermano, né hanno finora smentito ufficialmente). La prima tappa del Treno Verde 2010 sarà Messina (18, 19, 20 e 21 febbraio). Seguiranno Crotone (23, 24 e 25 febbraio), Potenza (27, 28 febbraio, 1 e 2 marzo), Latina (4, 5, 6 e 7 marzo), Ancona (11, 12, 13 e 14 marzo), Ravenna (16, 17, 18 e 19 marzo), Vicenza (21, 22 e 23 marzo), Milano Porta Garibaldi (25, 26 e 27 marzo), Genova Piazza Principe (30, 31 marzo e 1 aprile). Ogni città sarà oggetto di un approfondito monitoraggio scientifico di 72 ore a cura del laboratorio mobile dell’Istituto Sperimentale di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) sistemato per il viaggio su un apposito carro merci in coda al treno. La mostra sull’ambiente, a ingresso gratuito, è aperta dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 13,30 per le scuole prenotate e dalle 16,00 alle 19,00 per tutti i visitatori. La domenica il Treno Verde è aperto dalle 9,30 alle 13,00.

Smog, da Legambiente la mappa dell’emergenza

Friday, January 29th, 2010
 
   
Torino coperta da una cappa di smogROMA
“Mal’Aria di cttà” è il titolo del dossier di Legambiente, realizzato in collaborazione con il sito lamiaaria.it in cui si fa il punto sull’emergenza smog nelle città italiane nel 2009. Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge (35 giorni in un anno) per le concentrazioni di Pm10 (polveri sottili) situazione “grave” anche a Milano, Roma e Venezia.Ecco la situazione:
VALORI BOOM PM10
Il nuovo anno parte con una eredità che vede nel 2009 Napoli, Torino e Ancona in testa alla classifica dei superamenti dei limiti di legge (35 giorni in un anno) per le concentrazioni di Pm10 (polveri sottili), rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Situazione “grave” anche a Milano con 108 giorni di superamento, a Roma con 67 e Venezia con 60. Lombardia e Emilia-Romagna le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (7 su 8) e Veneto (6 su 7).

OZONO
Dal primo gennaio 2010 è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettava questo limite (32 su 50)». La Pianura Padana si conferma come «area critica» anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). E anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti: Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale, secondo la classifica di Legambiente, maglia nera alla Lombardia, con 9 città su 10 molto oltre il limite di legge sull’ozono.

TRAFFICO E INDUSTRIE
La principale fonte di inquinamento atmosferico a livello nazionale è rappresentata dal settore industriale, responsabile del 26% delle emissioni di Pm10 e del 23% di biossido di azoto (NO2), del 79% di ossidi di zolfo (SOx) e del 34% di idrocarburi policiclici aromatici. A seguire, i trasporti, con il contributo maggiore attribuibile ai trasporti su strada con il 22% delle emissioni totali di Pm10, il 50% di NO2, il 45% di CO e il 55% di benzene. A Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del Pm10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx.

EMERGENZA SANITARIA
Nel 2006 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annuali di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2.000 morti l’anno.

Fonte: La Stampa

AL VIA EMPOWER, IL PORTALE EUROPEO DELLE PETIZIONI ON LINE

Tuesday, January 26th, 2010

Un progetto internazionale promosso e cofinanziato dalla Commissione Europea per dar voce e potere decisionale ai cittadini, attraverso petizioni online sulle principali tematiche ambientali. A promuoverlo in Italia e’ Legambiente con l’Agenzia ANSA nell’ambito dell’Azione Europea di ”ePartecipazione”. Il progetto nasce con lo scopo di motivare e potenziare il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e dei cittadini all’interno di un processo decisionale su questioni ambientali nazionali ed europee. Tramite un portale internet (www.ep-empower.eu), dove saranno raccolte le piu’ importanti petizioni sui vari temi ambientali che riguardano il nostro paese e l’Unione Europea, la cittadinanza potra’ interagire ed esprimere la propria opinione.

Il progetto e’ coordinato dal Centro Tecnologico di Atene (www.ep-empower.eu/epetitions/it/Home.aspx). Tra i vari partners del progetto europeo ci sono anche le agenzie di stampa e le associazioni ambientaliste e le universita’ di Grecia, Portogallo e Belgio. La funzione delle associazioni ambientaliste e delle agenzie di stampa in questa fase e’ di estrema importanza: sia per l’ottima conoscenza dell’opinione pubblica sulle tematiche ambientali sia per il coordinamento con i gruppi nazionali, con gli esperti e con i cittadini.

Scopo del portale internet e’ da un lato informare e sensibilizzare i cittadini su importanti tematiche ambientali quali i cambiamenti climatici, l’emergenza rifiuti, l’acqua, gli Ogm, la biodiversita’ e il mercurio, e dall’altro proporre petizioni per la raccolta firme da portare poi all’attenzione dei politici. Oltre a questo ai cittadini sara’ data la possibilita’ di esprimere la propria opinione anche tramite proposte, iniziative e osservazioni. (ANSA).

Legambiente: «Emergenza smog»

Sunday, January 17th, 2010

Smog, polveri e rumore assediano i centri urbani, con l’inquinamento alle stelle in tutta Italia: Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge (35 giorni in un anno) per le concentrazioni di Pm10 (polveri sottili), rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Questo, in sintesi, il contenuto del dossier «Mal’Aria di città» di Legambiente, realizzato in collaborazione con il sito lamiaaria.it, che annuncia anche la partenza delle «vetrine antismog» in varie città. A Palermo, Potenza, Bologna, Milano, Roma, Genova, Torino, Taranto, Firenze e Civitanova, infatti, alcune boutique attrezzeranno le vetrine con mascherine antismog e slogan contro l’inquinamento, che per l’associazione è «un’emergenza nazionale» per cui «servono urgenti provvedimenti strutturali».

MILANO E ROMA - La situazione è «grave», dice Legambiente, anche a Milano con 108 giorni di superamento, a Roma con 67 e Venezia con 60. Mentre, rileva l’associazione, Lombardia ed Emilia-Romagna sono le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (7 su 8) e Veneto (6 su 7). Secondo il dossier, «nulla di buono è stato fatto nemmeno sul fronte ozono che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record: dal primo gennaio 2010 è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettava questo limite (32 su 50)».

IN PIANURA PADANA - La Pianura Padana si conferma come «area critica» anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). E anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti: Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera va alla Lombardia, dove 9 città su 10 hanno superato di molto il limite di legge sull’ozono: «Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell’aria - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - è purtroppo ancora lontano».

CHI INQUINA - La principale fonte di inquinamento atmosferico a livello nazionale è rappresentata dal settore industriale, responsabile del 26% delle emissioni di Pm10 e del 23% di biossido di azoto (NO2), del 79% di ossidi di zolfo (SOx) e del 34% di idrocarburi policiclici aromatici. A seguire, i trasporti, con il contributo maggiore attribuibile ai trasporti su strada con il 22% delle emissioni totali di Pm10, il 50% di NO2, il 45% di CO e il 55% di benzene.

IL TRAFFICO - A Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del Pm10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx. Un’emergenza, osserva Legambiente, »sanitaria prima ancora che ambientale«: nel 2006 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annuali di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2.000 morti l’anno.

IL RUMORE - Ma, avverte il dossier, anche l’esposizione al rumore provoca notevoli effetti negativi sulla salute e la qualità della vita. Eppure, secondo il rapporto Istat «Indicatori ambientali urbani 2008» su 110 capoluoghi di provincia, a fine 2008 sono solamente 68 i comuni che hanno approvato un piano di zonizzazione acustica (5 in più rispetto al 2007). Rispetto ai provvedimenti concreti delle amministrazioni, secondo quanto riportato dal dossier, Milano aveva lanciato un importante segnale con l’Ecopass, ma i suoi risultati benefici sono terminati. A Roma, una delle città con tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo - 76 auto ogni 100 abitanti, cioè oltre il triplo di New York (20) e il doppio di Londra (36) - «i provvedimenti decisi dal comune non hanno fatto altro che lasciare sempre più spazio al trasporto privato». Ultima proposta, davvero «discutibile - afferma Legambiente - è l’idea di inaugurare il nuovo circuito per il Gran premio di Formula uno in un’area quotidianamente intasata dal traffico». Ed i governi nazionali che si sono succeduti «dal 2001 ad oggi - denuncia il dossier - hanno finanziato per il 67% delle risorse della Legge obiettivo le infrastrutture stradali». Ad oggi, conclude Legambiente, «l’unica politica messa in campo è la rottamazione delle vecchie auto». (Fonte: Ansa)

Nucleare si o no? Legambiente lo chiede ai candidati regionali

Friday, January 15th, 2010

Una domanda per chiarire la posizione dei candidati alle elezioni in merito alla scottante questione del nucleare potrebbe aiutare anche i cittadini nel compiere una scelta più consapevole

(Rinnovabili.it) – In vista delle prossime elezioni regionali il nucleare sembra essere uno dei maggiori protagonisti, diviso tra amore e odio a tal punto che l’Associazione ambientalista Legambiente ha deciso di lanciare un quesito che aiuti a capire cosa ne pensino veramente i candidati. “Una centrale nella mia regione, sì o no?”. La domanda è semplice, breve e concisa e si spera che anche la risposta sia altrettanto decisa e chiara. I risultati del sondaggio dovrebbero aiutare la popolazione a capire qualcosa in più sulla questione del nucleare in Italia.
“Un tema così pesante per il futuro del Paese da non potere in alcun modo rimanere fuori dal dibattito elettorale – ha sottolineato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – I cittadini italiani non possono essere costretti a escludere la questione atomica dalle loro valutazioni”. L’invito è rivolto ai politici affinchè chiariscano la loro posizione in merito alla localizzazione dei siti nucleari in modo che gli elettori sappiano con chiarezza gli intenti del candidato che stanno per votare come governatore del loro territorio.
Tuttavia sottolineando all’interno dell’iter decisionale concernente le politiche energetiche le Regioni mantengono una importanza a eccezione delle scelte rivolte al nucleare: il governo può infatti non prendere in considerazione il parere contrario di istituzioni locali e regioni in merito ad una nuova localizzazione, decisione che ha portato ben 11 regioni italiane (Basilicata Campania, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Toscana e Piemonte) ad avanzare un ricorso alla Corte Costituzionale.

Fonte: La Repubblica

Pendolari, in ritardo un treno su tre e sui blog nasce un movimento

Friday, December 11th, 2009

Per i pendolari italiani un viaggio su tre diventa un’odissea. E la percentuale sale al 57% a Milano e al 54% a Roma. Questi i dati di Pendolaria 2009, l’indagine annuale di Legambiente che descrive lo stato di salute del trasporto regionale italiano. Un monitoraggio effettuato in 13 stazioni di 11 città capoluogo di provincia, tra il 23 e il 27 novembre, nella fascia oraria 7-9 del mattino, per tre giorni consecutivi. Una classifica che vede nelle prime posizioni anche Salerno, Torino e Messina. Numeri e percentuali dietro i quali si nascondono il disagio e la rabbia di migliaia di lavoratori. Che spesso affidano al web le memorie dei loro viaggi senza fine.

I dati di Legambiente indicano un trend abbastanza costante. 1216 treni monitorati di cui ben 430 hanno registrato un ritardo superiore ai 5 minuti. 410 i convogli arrivati con un ritardo compreso tra uno e quattro minuti, mentre solo 374 treni (pari al 31% del totale) sono giunti in orario. Il ritardo medio registrato (sempre calcolato a partire dai 5 minuti) è di 11 minuti. La media sale a 15 a Salerno e alla stazione di Genova Principe e a 16 a Messina. Più fortunati a Roma, Palermo, Bari e Torino, dove il ritardo medio arriva a 9 minuti.

Dopo Milano e Roma, c’è Palermo: solo il 16% dei treni monitorati in orario, il 41% in ritardo di pochi minuti e il 43% con un ritardo superiore ai 5. Poi Salerno (37% dei convogli con ritardi dai 5 minuti), Torino (32% dai 5 minuti) e Messina (30%). Chiude invece la classifica la stazione di Genova Principe con “solo” il 18% dei treni pendolari in ritardo di più di 5 minuti ma ben il 44% comunque fuori orario anche se entro i 5 minuti.

E i numeri riescono solo in parte a restituire il travaglio quotidiano cui sono sottoposti migliaia di italiani. Che affidano a forum e blog le loro proteste. Diari online di battaglie contro l’”incuria dei vagoni” e “l’odore nauseabondo dei treni regionali”. E veri proclami per iniziare “la lotta di classe contro la Tav”. Un mondo virtuale che ha uno dei centri in pendolari. org, il forum cui partecipano i viaggiatori della tratta Roma-Napoli, comunità virtuale gemellata con “Quelli della Milano-Torino” e con molte altre.


In genere l’incontro online nasce da una petizione, da una raccolta firme contro Trenitalia. Si viene puntualmente ricevuti “dal dirigente di turno che inizia il solito scaricabarile”, scrive un utente. Si invocano conflitti di competenze, e “spesso in modo informale si da la colpa alla politica di Trenitalia, tutta dedicata all’Alta Velocità”. A volte la situazione diventa insostenibile: “Ho fatto tardi tutta la settimana. I miei superiori non ne possono più e i colleghi pensano che sia una tattica per lavorare di meno. Non ce la faccio più, odio quel maledetto treno”.

Un microcosmo in movimento quello dei pendolari. Dove nascono amicizie e dissapori, e dove sono in vigore regole ferree e principi inderogabili: “Basta con i lettori Mp3 sparati al massimo, c’è chi vuole dormire”, commenta un viaggiatore annunciando rappresaglie. Poi: “Bisogna fare qualcosa per tutti i venditori ambulanti che salgono sui treni. Capisco che sono senza lavoro ma spesso diventano insopportabili”. E poi la fenomenologia del personale di Trenitalia: “I più giovani sono disponibili e preparati, mentre ieri quel controllore anziano ha impiegato quasi cinque minuti per controllare il ritardo con il palmare”.
Ma non ci sono solo gli arrabbiati. C’è chi la prende con ironia e propone diversivi ed exit strategy. Si propongono “tornei di scopone scientifico” e “sfide con la playstation portatile”. E nelle caldissime giornate d’estate si organizzano “abbronzature collettive”: c’è chi si arma di occhialini e crema idratante e chi chiede se il “sole filtrato dal finestrino non faccia troppo male alla pelle”. E le lunghe soste nelle campagne italiane fanno nascere anche talenti letterari: “Devo annunciarvi una cosa: ho vinto un premio letterario con una poesia che ho scritto quando l’intercity restò fermo per due ore davanti a quel gregge di pecore”.

Fonte: La Repubblica

Tagli alla scuola pubblica

Sunday, December 6th, 2009

Il Governo Berlusconi mantiene la promessa: 36.218 docenti e 4.945 classi in meno, a fronte di un aumento di 37.876 alunni. La dieta imposta all’istruzione non migliora la qualità della scuola: nel dossier 2009 di Legambiente i tagli all’istruzione dal 2002 al 2010

322 istituzioni scolastiche aggregate, 68 piccoli plessi chiusi e 36.218 cattedre tagliate. Sono questi i risultati dei tagli attuati alla scuola solo nel primo anno del piano Tremonti-Gelmini che sono andati ad aggiungersi alla riduzione di risorse dei precedenti provvedimenti governativi. Una dieta ferrea dalle conseguenze pesanti, che Legambiente ha ricostruito nel dossier 2009 sui tagli alla scuola italiana dal 2002 al 2010. Otto anni che raccontano, a fronte di un aumento degli alunni, il taglio di classi e organici, la riduzione di risorse finanziarie alle scuole pubbliche e, nel contempo, i nuovi finanziamenti a quelle private.

Indicatore più significativo della china in discesa della scuola italiana è, a tutti gli effetti, il precariato. Secondo il dossier di Legambiente, infatti, dal 2002 al 2010 si sono persi 29.302 docenti di ruolo, per arrivare nell’anno scolastico 2008/09 a un 15,66% di precari (130.835) nel corpo docente, di cui ben 110.533 è stato licenziato al termine delle attività didattiche. Non va meglio neanche per i 90.026 docenti di sostegno, di cui oggi il 43,80% (39.428) è precario, spesso senza specializzazione e comunque impossibilitato a garantire quella continuità necessaria nei processi educativi di questi alunni. E anche il personale ATA è sempre più precario. Dal 72,52% di collaboratori scolastici assunti a tempo indeterminato nell’anno scolastico 2001/02 nel corrente anno siamo scesi a 60,37%.
Il precariato rappresenta uno svilimento della figura professionale dell’insegnante, sulla quale evidentemente si vuole investire sempre di meno, se si considerano i dati sulla formazione per il corpo docente che lascia sul campo il 27,64% delle risorse rispetto allo scorso anno, l’87,07% in meno rispetto al 2001. Non va meglio per la formazione dei docenti di sostegno: la cifra dei fondi a loro destinati, già bassa in partenza, subisce un taglio del 25,14% rispetto all’a.s. 2008/, mentre aumentano nel contempo i bisogni formativi, dal momento che quasi il 50% di questo personale è precario e senza alcuna specializzazione.

Sono sempre più esigui anche i finanziamenti per il potenziamento dell’autonomia e l’arricchimento del Piano dell’Offerta Formativa, che hanno registrato un calo del 21,66% rispetto allo scorso anno, e sono ormai quasi la metà rispetto ai fondi previsti dalla L.440/97 nell’Esercizio Finanziario 2001 (- 45,77%).
Anche gli alunni con cittadinanza non italiana, pur essendo aumentati dal 2001 ad oggi del 282,29% (da 164.499 a 628.876) non hanno goduto di ulteriori risorse finanziarie, che sono rimaste ferme ai 53.195.060 milioni di euro annui, previsti nei precedenti esercizi finanziari..

Idem per le strutture scolastiche che hanno subito una consistente contrazione con un taglio rispetto allo scorso anno di ben 322 istituzioni autonome, pari al 3,01% del totale, frutto della prosecuzione del piano di dimensionamento che ha portato complessivamente in nove anni all’aggregazione ad altri istituti di 1.125 scuole prima autonome. Per quel che riguarda i “punti di erogazione del servizio scolastico”, cioè i “luoghi” dove si offrono concretamente i servizi scolastici agli alunni, se la scuola per l’infanzia guadagna in otto anni  68 nuovi punti di erogazione, la scuola primaria nello stesso periodo ne perde 469 (83 nell’ultimo anno) nonostante il significativo aumento di alunni: 45.729 dall’anno scolastico 2001/02.
Considerevole anche la progressiva chiusura dei plessi “sottodimensionati” nella scuola primaria, prevalentemente collocati nei piccoli comuni, determinata dal principio per cui l’investimento per pochi alunni corrisponde solo ad una perdita economica, con il rischio che la situazione peggiori nel prossimo anno, con la definizione dei nuovi criteri più restrittivi di dimensionamento, attualmente in discussione in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni. Nonostante le resistenze degli Enti Locali, infatti, l’intesa dovrebbe rivedere i parametri di organizzazione del servizio sul territorio per conseguire, mediante la riduzione del numero complessivo di istituzioni scolastiche, risparmi di 85 milioni di euro entro il 2011-12, secondo la previsione del Dpr 81/2009.

Rimane aperto, inoltre, il problema dello stato di salute degli edifici scolastici. La scadenza imposta agli Enti Locali dalla L. 265/99 sulla messa a norma di tutti gli edifici è difficile da rispettare, in mancanza di significative risorse aggiuntive. Tra i quarantaduemila edifici scolastici presenti in Italia, infatti, la maggior parte risale a prima del 1974, anno in cui è entrata in vigore la normativa antisismica, mentre già sappiamo, grazie al Rapporto di Legambiente “Ecosistema Scuola”, che più del 38% di questi necessita di interventi di manutenzione urgente. Ma la Finanziaria 2009 ha ridotto di ulteriori 22,8 milioni di euro i 100 milioni previsti per quest’anno dalla Finanziaria 2007 (piano triennale del governo Prodi). Unica nota positiva il via libera del CIPE del 6 marzo 2009 a 1 miliardo di euro da investire per il prossimo triennio per l’edilizia scolastica antisismica, anche se non è avvenuta ancora né una pianificazione degli interventi, né tanto meno un trasferimento di finanziamenti alle amministrazioni locali, così come è stata nuovamente rinviata la conclusione dell’Anagrafe scolastica..

E se le scuole statali vedono il segno meno davanti a ogni voce, le scuole paritarie, invece, registrano un progressivo aumento nei finanziamenti, ben ampiamente al di sopra di quanto preveda la L. 62/00 sulla parità scolastica. Dal 2001 ad oggi i fondi previsti sono passati da 332.079.682 a 561.262.070, prevedendo incentivi e benefit per chi sceglie di mandare i figli alle scuole paritarie.

“La dieta imposta alla scuola pubblica non rappresenta evidentemente un progetto finalizzato a un percorso di qualità, ma procede esclusivamente secondo la logica del ‘fare cassa’ – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione di Legambiente –. Nonostante il passato abbia insegnato che i tagli così netti e indiscriminati non portino ad un innalzamento della qualità dell’istruzione, ancora oggi ha prevalso una cultura tecnocratica e ragionieristica che vede la scuola solo come un costo, un ramo secco da tagliare. E’, invece, un’istituzione in crisi che necessita di una politica di riduzione degli sprechi e di gestione delle risorse in maniera più razionale, ma soprattutto è un’istituzione che ha bisogno di investimenti perché continui a rappresentare un diritto ed un’opportunità per tutti. La razionalizzazione e la riqualificazione della spesa pubblica dedicate alla scuola vanno, dunque, parallelamente rilanciate, come nel resto dei Paesi più avanzati che, proprio in questa fase di crisi economica internazionale stanno investendo in politiche significative nel campo dell’istruzione e della formazione”.

Il recente studio della Banca d’Italia “I rendimenti dell’istruzione”, testimonia, infatti, come ci siano chiari vantaggi economici nel finanziare un aumento del grado di istruzione dei cittadini italiani, senza contare gli incalcolabili benefici di tipo sociale e culturale. Se, infatti, lo Stato decidesse di investire nella scuola e nell’istruzione una cifra netta, tra i 2.900 e i 3.700 euro pro capite, avrebbe un rendimento pari al 7% circa dell’investimento iniziale (8% nel Sud), ed un vantaggio fiscale per le casse pubbliche compreso tra il 3,9% e il 4,8%, derivante dal miglioramento delle posizioni lavorative, per l’aumento dei tassi di istruzione della popolazione, e dalla diminuzione dei costi legati all’assistenza sociale dei disoccupati. Un rendimento che produrrebbe quindi, una rendita persino migliore degli investimenti nel campo delle infrastrutture.

Ufficio Stampa Legambiente: 06-86268379-99-53-76

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Dai un’impronta ecologica al tuo Natale, regala un albero!

Wednesday, December 2nd, 2009

Mancano ormai pochi giorni all’arrivo del Natale e della sua magia capace ancora di emozionare grandi e piccini. Ma quanti consumi si nascondono dietro al Natale?

L’ambiente è il primo a pagarne le conseguenze! I consumi di energia arrivano alle stelle e grandi quantità di CO2 vengono immesse nell’atmosfera.

Quest’anno, grazie a Legambiente e AzzeroCO2, ciascuno di noi può dare un’impronta ecologica al proprio Natale piantando un albero nel BosCO2 di Natale.

Un dono che non rimarrà sulla carta: un originale regalo di Natale e allo stesso tempo un contributo reale alla riduzione della CO2, tra i principali gas serra responsabili del riscaldamento globale.

 

Puoi aderire al progetto con un contributo di 40 euro che ci permetterà di mettere a dimora un nuovo albero e di creare il nostro BosCO2 di Natale.

Riceverai via posta un attestato/biglietto di auguri che attesta l’acquisto dell’albero che potrai tenere per te o regalare a una persona cara.

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