Posts Tagged ‘L’Aquila’

L’Aquila, tornano le carriole dei cittadini

Monday, March 8th, 2010

 Sono tornati anche questa volta nella zona rossa per rimuovere da soli parte delle macerie del terremoto del 6 aprile 2009: armati di carriole, pale, picconi ma anche a bordo di un asino, che è giunto dalla vicina frazione di Paganica, gli aquilani tornano a chiedere certezza sui tempi della ricostruzione e la possibilità di disporre di una normativa che faciliti lo smaltimento dei circa 4,5 milioni di tonnellate di macerie.

Sono tanti gli slogan e gli striscioni tra cui “Riammessa la Polverini, riammesso Formigoni ora riammettiamo anche L’Aquila”. I manifestanti - alcuni con addosso una fascia tricolore dove campeggia la scritta “Carriole!” ripetuta tre volte - si sono dati appuntamento in Piazza Duomo con l’intenzione di arrivare fino a Piazza Palazzo - zona ancora interdetta - cosa che dovrà però essere concordata con le forze dell’ordine. E proprio a cento metri di distanza partirà alle 11 una mobilitazione in favore del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, programmata alla Villa Comunale.

All’inizio della giornata alcuni minuti tensione, quando al varco della zona rossa dei Quattro Cantoni il blocco è stato violato per la quarta domenica di fila dai manifestanti: mentre le scorse settimane le forze dell’ordine avevano lasciato passare la gente per evitare disagi, questa settimana la polizia ha tentato di trattenere i manifestanti, salvo poi, dopo cinque minuti di spinte, dover cedere ancora una volta.

“E’ inaudito - ha commentato Sara Vegni del comitato 3e32 - che ogni domenica bisogna fare questo rituale, questa pantomima per poter fare una cosa che ci spetta di diritto”. Ma c’è indignazione anche da parte della folla “avevamo concordato la possibilità di accedere a piccoli gruppi nella piazza - ha spiegato Marco Valeri -”. “Non capisco perchè si arrivi a questi episodi di tensione che mi auguro non siano voluti da qualcuno per gettare discredito sulla nostra manifestazione pacifica”.

Fonte: La Repubblica

L’Aquila, la rivolta delle carriole

Monday, March 1st, 2010

Sono circa duemila gli aquilani che partecipano alla «rivolta delle carriole», organizzata per sgomberare il centro storico dalle macerie del terremoto del 6 aprile 2009. Dopo alcuni momenti di tensione al passaggio del corteo davanti a uno striscione che segnala i lavori in corso del «Consorzio Federico II» (del quale fa parte la società Btp coinvolta nell’inchiesta della Procura fiorentina sugli appalti per il G8), con i manifestanti armati di pale e carriole che hanno gridato «vergogna, vergogna», la situazione è rientrata e ora il «popolo delle carriole» sta lavorando alla rimozione delle macerie: da piazza Palazzo a piazza Duomo quasi duemila persone, schierate in due ali di folla, consentono il passaggio di secchi pieni di terra, mentre gli altri continuano a depositare nelle carriole materiali da recuperare perché utili alla ricostruzione. Al di là dell’intento di protestare contro i ritardi nei lavori di sgombero per restituire il centro storico alla città, oggi all’Aquila il clima è di festa: ci sono intere famiglie, promotori dei comitati cittadini, palloncini. A svegliare gli aquilani, questa mattina, un sms che recitava, in dialetto, «sveglia, rizzete e vè a lavorà con noi pè sgombrà L’Aquila dalle macerie”

TONNELLATE DI MACERIE - Ma quante sono le macerie ancora accatastate nella cosiddetta zona rossa? Una prima stima di Protezione civile e Vigili del fuoco, rende noto Legambiente che oggi ha presentato un dossier sulla situazione dell’Aquila, si parla di una forbice che solo per il comune dell’Aquila va da 1,5 a 3 milioni di metri cubi, pari a circa 4,5 milioni di tonnellate. Circa un terzo del totale, vale a dire 1 milione di metri cubi, si trova sulle strade, mentre 2 milioni di metri cubi sarebbero quelli accumulate all’interno delle case e nei cortili. Per dare il via alla ristrutturazione degli edifici, spiega Legambiente, sarebbe quindi sufficiente spostare circa un terzo delle macerie: potrebbero partire, così, i lavori sui circa 10 mila edifici danneggiati tra centro storico e frazioni, con le uniche variabili dei 140 siti sotto sequestro per le inchieste della magistratura sui crolli “dolosi” e il materiale “sensibile” proveniente da edifici di pregio storico-architettonico. Legambiente precisa quindi che «non è vero che non si conosce la classificazione del rifiuto-maceria e che non si sa come trattarlo. Già il “decreto Abruzzo” del 28 aprile 2009 prevedeva una riclassificazione delle macerie (da crollo e da demolizioni controllate) come rifiuti urbani con codice Cer 20.03.99. In quanto tali, esse sono sottoposte al divieto di smaltimento fuori dall’Abruzzo e se si deciderà di “esportarle” tal quale, sarà necessario introdurre una deroga con un decreto ministeriale ad hoc. Preventivamente trattate potrebbero, invece, uscire dalla regione ed essere ospitate in impianti nel resto del Paese senza bisogno di deroghe».

Redazione online

Un G8 da 500 milioni

Friday, February 26th, 2010

Tra la Maddalena e L’Aquila speso oltre mezzo miliardo per tre giorni di vertice. Con appalti affidati ai soliti amici. Ecco la lista di tutti gli sprechi della megalomania del premier

 

L’ex arsenale militare ristrutturato per ospitare il G8

Il vertice G8 più caro della storia: oltre mezzo miliardo di euro per soli tre giorni di riunioni. Una follia mediatica per assicurare una platea tra i grandi della Terra al capo del governo Silvio Berlusconi nel momento di massima crisi per lo scandalo Noemi. Cinquecentododici milioni 474 mila euro, per la precisione, è la somma finale pagata dagli italiani per quel summit trasferito a L’Aquila dall’8 al 10 luglio 2009. E, mentre i terremotati abruzzesi soffrivano nell’afa delle tendopoli, gli uomini di Guido Bertolaso spendevano 24 mila euro in asciugamani, 22 mila 500 euro in ciotoline Bulgari d’argento, altri 350 mila per televisori Lcd e al plasma e 10 mila euro per i bolliacqua del the. Alla faccia degli intenti frugali, che avevano convinto a rinunciare alle strutture della Maddalena per testimoniare la solidarietà dei Grandi alle vittime del sisma, non si è risparmiato su nulla.

Il gran banchetto Eppure per dotare l’isola sarda di alberghi, sale conferenze, porti e giardini erano già stati bruciati 327 milioni 500 mila euro. Fondi che ora gli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze rileggono in una chiave diversa, descrivendoli come il banchetto di una “cricca” tutta presa dalla spartizione di appalti senza concorrenza e senza trasparenza. I magistrati hanno arrestato i protagonisti di quelle opere: Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, ai vertici della struttura di Bertolaso che ha gestito l’affare, e il costruttore rampante Diego Anemone, dominus di queste opere. Ma lo stesso numero uno della Protezione civile è sotto inchiesta, come altri tecnici e imprenditori impegnati nei cantieri sardi. Tutte le opere della Maddalena sono diventate inutili quando il premier ha deciso di cambiare scenario e spostare la riunione internazionale all’Aquila, tra le macerie e i senzatetto. Una mossa di grande effetto mediatico, che ha ridotto a zero il rischio di manifestazioni no global e ha anche azzerato l’agenda dei lavori, sottraendo in nome del lutto il premier al rischio di insuccessi diplomatici o di imbarazzi per lo scandalo di escort e festini presidenziali. Il tutto a carissimo prezzo: altri 184 milioni 974 mila euro bruciati per le tre giornate abruzzesi. In tutto, appunto, oltre mezzo miliardo: il tributo dei contribuenti italiani al vertice più folle, costoso e inutile della storia recente. E come nell’assegnazione delle opere della Maddalena, anche scorrendo la lista dei lavori per l’Aquila le sorprese abbondano.

Ci sono anzitutto i soliti noti del ristretto giro di Palazzo Chigi e che tra i clienti privilegiati di tutti gli eventi internazionali non mancano mai. Come Relais le jardin che per oltre un milione di euro si è aggiudicata la fornitura del servizio di catering per i banchetti organizzati per i capi di Stato. Solo che Relais non è una società qualsiasi: appartiene alla famiglia di Stefano Ottaviani, sposato con Marina Letta, figlia di Gianni, l’onnipotente sottosegretario alla presidenza del Consiglio. O come la Triumph dell’immancabile Maria Criscuolo, incaricata dei materiali per giornalisti e delegazioni estere e del servizio di interpretariato con un compenso di un milione 250 mila euro.

Colpo Grosso Altro caso in cui i legami con la presidenza del Consiglio contano eccome è quello di Mario Catalano. Famoso come scenografo di “Colpo grosso”, la prima scollacciatissima trasmissione andata in onda sulle tv private negli anni Ottanta, Catalano è già stato premiato dal Cavaliere a inizio legislatura con una ricca consulenza a Palazzo Chigi dove cura l’immagine del premier e gli eventi pubblici in cui è coinvolto. Ma evidentemente la prebenda non basta ed ecco infatti Catalano accorrere tra le macerie dell’Aquila per le performance del presidente. Con l’incarico di verificare, vai a capire perché proprio lui, la piena applicazione della legge 626 che regola la sicurezza sul lavoro. Il tutto per altri 92 mila euro.

Chi invece ha conquistato a sorpresa la vetrina del G8 è Giulio Pedicone, titolare della Pedicone Holding e della Las Mobili, azienda abruzzese che fabbrica attrezzature per uffici. Imprenditore venuto dal niente, Pedicone ha visto la sua carriera coronata dal vertice dove la Las è stata chiamata direttamente e senza alcuna gara a fornire mobili per circa 300 mila euro. Gli uomini di Bertolaso non ammettono dubbi sul fatto che ciò è avvenuto «dopo un’approfondita indagine di mercato». Altrettanto sicuro però è che della Pedicone Holding, titolare del 64 per cento della Las, dal 2007 è sindaco supplente Gianni Chiodi, commercialista con studio a Teramo in società con Carmine Tancredi (a sua volta cugino di Paolo, senatore del Pdl), ma soprattutto presidente della Regione Abruzzo dal dicembre 2008 e commissario delegato all’emergenza terremoto e alla ricostruzione.

In alto le bandierine Il legame con il governatore è solo una delle note singolari in una lista della spesa sterminata. Dei circa 185 milioni divorati dal summit, 52 milioni 666 mila euro sono stati utilizzati da Bertolaso in parte per investimenti in «infrastrutture tecnologiche» e il resto in «spese di funzionamento » ossia per forniture e servizi, dalla ristorazione alle bandierine per le auto. Altri 43 milioni 807 mila euro se ne sono andati invece per rimborsare gli interventi fatti da altre amministrazioni, come la Guardia di Finanza che ha ospitato la sede del G8, o il Provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna che ha curato l’adeguamento della scuola sottufficiali e del minuscolo aeroporto di Preturo assieme alla realizzazione della strada per Coppito. Infine ulteriori 88 milioni 500 mila euro sono stati stanziati dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti ai dicasteri della Difesa e degli Interni, oltre alle Capitanerie di porto, per finanziare la cupola protettiva che ha difeso quei tre giorni di incontri: una triplice barriera di sicurezza in cielo, mare e terra.

Immergersi nella lunga catena di 145 fatture saldate dalla Protezione civile per l’evento fa scoprire più di una nota stonata. Lussi e sprechi che poco si addicono a un vertice spostato tra i terremotati in nome della sobrietà e della solidarietà. In una regione che aveva pianto almeno 308 morti per il sisma e doveva restituire una vita dignitosa a 80 mila senzatetto, i gadget delle grandi occasioni paiono affronti. Trascurando le ciotoline d’argento Bulgari gentile omaggio per i capi di Stato, si va dalle 60 penne “edizione unica” fornite da Museovivo al costo di 26 mila euro e utilizzate dai leader solo per apporre il loro prezioso autografo sui trattati. Ci sono poi la fornitura di poltrone Frau per le sedute di quei tre giorni e costate 373 mila euro; gli addobbi floreali per 63 mila euro; la pellicola protettiva per il rivestimento degli ascensori (9 mila); i portablocchi notes forniti dalla rinomata Pineider al prezzo di 78 mila euro.

Premier in primo piano E non è finita. Si possono forse trascurare le grosse commesse nelle quali primeggiano Selex e Seicos (Finmeccanica) per le forniture tecnologiche relative alla sicurezza (oltre 18 milioni di euro) con la centrale di coordinamento delle forze schierate, Telecom per gli apparati telefonici(12 milioni) e Limelite per la realizzazione dell’areagiornalisti (altri 2 milioni)? E poi: Studio Ega per l’accoglienza e prenotazioni alberghiera delle delegazioni (2 milioni e mezzo); Tecnarr per l’allestimento della sala conferenze (quasi 2 milioni); Semeraro per gli arredi (1 milione 700 mila euro); Composad per i frigoriferi e altri arredamenti (1 milione 500 mila euro); Jumbo grandi eventi per le prenotazioni e il trasporto delle delegazioni (1 milione 200 mila euro). Per non parlare della D and d lighting & truck, sponsorizzatissima a Palazzo Chigi per soddisfare tutte le esigenze sceniche e televisive del premier: al G8 è stata premiata con una commessa di un milione 700 mila euro per la fornitura di attrezzature tecniche.

Insomma, una vera abbuffata. Nella quale si sommano pure le spese per il logo della manifestazione (22 mila euro); le prese elettriche; i pennoni portabandiere e le bandiere (155 mila); 30 distruggi-documenti come nei film di 007 (13 mila euro); asciugamani elettrici; stampe (126 mila); tessuto e divise per steward e hostess (18 mila euro); altre divise non meglio specificate (54 mila euro) e persino la fornitura di tessuto e adesivi per personalizzare le transenne dentro e fuori la caserma di Coppito e i contenitori per la raccolta differenziata. Altra follia da oltre 20 mila euro.

Ma gli aspetti suggestivi non sono finiti. Una “spesa infrastrutturale” di Bertolaso viene considerata la copertura (anche con fondi extra budget G8, non è chiaro) di una lacuna da sempre lamentata dai guidatori sull’autostrada Roma-Aquila- Pescara da anni gestita in concessione da Carlo Toto, l’ex proprietario di AirOne. Il problema? Su questa autostrada era pressoché impossibile ascoltare Isoradio, la rete Rai con le notizie in tempo reale sul traffico. Ma alla vigilia del G8 ecco entrare in azione Bertolaso. Certo ai pendolari abruzzesi costretti a fare la spola con la capitale pesava viaggiare senza le informazioni sul traffico. E qualcuno deve avere pensato che anche i cortei blindati dei Grandi avevano bisogno dei bollettini sulle code lanciati da Onda verde: così Isoradio è stata installata lungo tutta l’autostrada dalle cento gallerie a spese della Protezione civile. Un regalo a Toto che vanifica l’accordo tra Rai e società autostradali che pure obbligherebbe la prima a reperire le frequenze e le seconde a garantire l’acquisizione e la manutenzione degli impianti.

Scuola modello Singolare anche la sorte dei quasi 29 milioni rimborsati dalla Protezione civile per le spese di “investimento” eseguite da altre amministrazioni pubbliche. Ben 23 milioni se ne sono andati per gli interventi nella scuola sottufficiali delle Fiamme Gialle. In questa caserma serrata da alte mura che si sviluppano su oltre due chilomentri per 45 ettari si sono concentrati i lavori per creare gli ambienti del vertice inclusa la ristrutturazione di 1.090 stanze nelle quali hanno soggiornato i leader e i loro staff. Sono stati ritinteggiati la decina di edifici che la compongono; è stata installata una rete in fibra ottica; sono stati sistemati oltre 120 mila metri quadrati di verde; piantati alberi ad alto fusto; le camere sono state arredate al top, dotandole di tv, telefoni e ogni altro tipo di comfort (di cui adesso godrebbero i senzatetto del sisma). Ma ci sono stati pure i lavori radicali negli impianti: l’adeguamento della rete di distribuzione dell’energia elettrica, la manutenzione delle apparecchiature da cucina e persino la messa a punto della pressione dell’acqua.

Soldi ben spesi? I restauri in genere valorizzano gli investimenti immobiliari. Ma qui è diverso. La caserma non è di proprietà dello Stato: con le cartolarizzazioni volute dal vecchio governo Berlusconi per reperire denaro fresco per le casse pubbliche, è stata venduta nel 2004 e appartiene ora a un pool di banche e istituzioni finanziarie come Immobiliare Sgr spa, Imi, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e persino Lehman Brothers. A loro lo Stato paga ogni anno 13 milioni di euro di affitto. Un canone ragguardevole, che nel 2009 si è arricchito anche dei vantaggi conseguenti ai faraonici lavori di adeguamento pretesi dall’impresa B&B Berlusconi-Bertolaso sulla struttura.

Opere dispendiose a fronte delle quali la proprietà non si è lasciata intenerire. Il pool ha preteso dalla Protezione civile due regali polizze assicurative. Una per la completa copertura dei rischi infortuni dei partecipanti al vertice (Ati Willis spa, 50 mila euro): non fosse mai che Obama scivolasse dalle scale. L’altra polizza per risarcire gli eventuali attacchi terroristici alla caserma nonostante caccia supersonici, missili terra-aria e migliaia di uomini in armi. Non solo, a G8 terminato hanno ottenuto il totale ripristino dei luoghi, ossia il ritorno delle sale da summit al loro compito di scuola militare costato altri 4 milioni di euro. Con tanti saluti ai terremotati aquilani che continuano a protestare per le carenze della ricostruzione e vogliono rimuovere da soli le macerie.

Fonte: L’Espresso

L’Aquila ecco la vera situazione

Thursday, February 25th, 2010

Il dramma di chi abitava nel centro storico, oggi diventato Zona rossa
Affitti, pedaggi autostradali, scuole: i costi ricadono sulle famiglie evacuate

 

"Impossibile qualsiasi intervento se prima non si tolgono le macerie"
Villa Sant’Angelo, lo stato delle cose: immagine scattata il 23 febbraio da Carmine Tomei

Le macerie, il primo problema
La nostra casa è a metà strada tra casa dello studente e Piazza Duomo nel punto più panoramico della città. Un palazzo anni 50  di 5 piani + cantine in materiale misto (cemento armato e pietre). La struttura per fortuna ha retto, grazie anche al tetto in legno sistemato qualche anno fa che, non pesando troppo non ha scaricato il peso sui pilastri. Le cantine e i primi due piani non hanno più tramezzi e i piani più alti hanno crepe visibili ma non profondissime. L’edificio è stato classificato E, in piena zona rossa. Il problema maggiore prima ancora di poter pensare di iniziare i lavori di ricostruzione è costituito dalla rimozione delle macerie e dalla messa in sicurezza dei palazzi vicini. Uno è crollato per metà nel nostro cortile e le macerie sono ancora là. Dopo 10 mesi possiamo entrare ancora solo con i vigili del fuoco per recupero beni. Nella piazzetta davanti al garage che abbiamo in una stradina parallela a quella in cui c’è la nostra casa c’è un cumulo di macerie e carcasse di automobili miste ad oggetti venuti giù con le mura dei palazzi.

Attualmente abitiamo a Roma con i miei genitori che dal 6 aprile contano i giorni che li separano al rientro a casa… ma è difficile contare se nessuno fissa la data finale. Nemmeno di tornare a L’aquila per ora se ne parla: i miei non hanno ottenuto la casetta sostitutiva perché per ora, dicono dal Comune, non ce ne sono abbastanza.

Cosa si è fatto? Niente. Hanno puntellato i palazzi vicini, ma il nostro è com’era quella notte, anzi peggio. Dopo pioggia e scosse continue le crepe si sono allargate, le tamponature si sono scollate. Nella cantina non si può entrare perché il travetto sulla porta ha ceduto e blocca l’accesso.

Quanto al rientro, non danno tempi. Nessuno sa fare previsioni attendibili, in un primo momento qualcuno aveva parlato di 5 anni, ma siamo ancora fermi allo studio del terreno in attesa delle ordinanze.

Siamo quattro, io, mia sorella e i miei genitori. Fortunatamente nessuna ripercussione sul lavoro, perché già da prima lavoravo a Roma. Almeno quello…
Amalia Matteucci

LE ALTRE STORIE 1/ 2

In rovina non solo le case
La mansarda al 4^ piano del palazzo in cui vivevo (pieno centro storico) è stato classificato ‘E’. L’edificio non è stato ancora messo in sicurezza per cui dentro quella casa lascio 9 anni di vita materiale a marcire e molto, molto di più.

Dopo 9 anni di indipendenza sono tornata a vivere con i miei genitori in una zona di provincia nel Teramano. Nel frattempo viaggio tutte le mattine verso L’Aquila.

Per la mia casa, nulla è stato fatto. Il palazzo non solo è rimasto come la notte del 6 aprile, ma è ancora totalmente aperto e accessibile a chiunque abbia il coraggio di entrare dentro per prendere ciò che resta ancora integro.

"Impossibile qualsiasi intervento se prima non si tolgono le macerie"L’Aquila, i danni sulla palazzina al Torrione. Immagine inviata da Angela la Cecilia ed Enrico Tassoni

L’edificio è situato in piena zona rossa nel centro città, non credo che potrò mai poter tornare a viverci anche per l’entità del danno che esso ha subito.

La famiglia? Quello che era il mio ‘nucleo familiare aquilano’ non esiste più. Il sisma ha distrutto non solo case, ma anche relazioni durature. Il senso di spaesamento e precarietà ha intaccato idelebilmente anche i rapporti personali. Attualmente svolgo un progetto di volontariato in città.
Moira Facciolini

Ho sistemato la casa a spese mie
La mia casa si trova a Villa Sant’Angelo e ha subito danni contenuti, che io stesso ho provveduto a
riparare.
Attualmente e dal primo di giugno del 2009 abito nella mia casa, che ha la parziale agibilità
Ho ripristinato l’abitazione a mie spese.
In famiglia siamo in due, io e mia moglie e siamo entrambi pensionati
Carmine Tomei

Abitazione inagibile e sempre più spese a carico nostro
Sono Rossella Graziani, cittadina de L’Aquila e, per ora,
dipendente dell’Università degli Studi.
La mia casa era in un palazzo antico, sottoposto a vincolo della
soprintendenza ai beni storici e artistici, in via Bominaco, n.14. E’ il
cuore della città, a ridosso dell’antico corso Vittorio, nel quarto
di Santa Maria Paganica. All’esito delle verifiche effettuate è stata
classificata “E”, ovvero con gravi danni, e ne era stato disposto
l’immediato puntellamento. Ora è esattamente com’era all’indomani del
sisma e siamo ancora in attesa del puntellamento.

Attualmente io e la mia famiglia viviamo a Teramo, e ogni giorno
percorriamo 68 km per venire a lavorare. La casa è in affitto e per
questo il Comune versa ai proprietari, a fronte degli 800 euro da noi
pagati, la somma di 500 euro mensili. Bollette di luce, gas, immondizia
e quant’altro sono integralmente a nostro carico. Mio figlio Stefano, di
8 anni, è stato iscritto alla scuola elementare di Teramo: purtroppo in
mancanza di tempo pieno e considerato che non riusciamo a rientrare a
Teramo prima delle 16-17 del pomeriggio, abbiamo dovuto contattare un vicino istituto
di suore che custodisce il bimbo fino al nostro arrivo (per questo
servizio paghiamo poco più di 200 euro al mese).

Come detto, la mia abitazione è rimasta com’era all’indomani
del terremoto, anzi il tempo e le intemperie stanno peggiorando la
situazione. Dunque non stanno facendo assolutamente nulla. E’ in
zona rossa per noi inaccessibile se non con l’accompagnamento dei pompieri.

Nessuno ci ha detto quando potremo tornare a viverci. In verità, temo che sarà mio figlio a poter tornare se, quando questo avverrà, ne avrà ancora voglia e sempre che la sua vita, nel
frattempo, non abbia preso altre strade.

In famiglia siamo tre. A breve andrò a lavorare a Teramo, dove ho
chiesto di essere comandata. Naturalmente in altro ente: si ricomincia!
Mio marito continua a fare il medico presso l’ospedale de L’Aquila, o
meglio in quel che resta dell’ospedale.

Aggiungo che dal 31 gennaio è stata eliminata anche la viacard gratuita e dunque,
pur dovendo  percorrere ogni giorno l’autostrada A25, affrontiamo una
spesa di 8 euro solo per il pedaggio autostradale.

Da qualche giorno sembra che un super consulente del Comune
de L’Aquila abbia proposto delle linee guida per la realizzazione del
piano strategico di ricostruzione del centro storico,
che prevedono la realizzazione di aggregati urbani obbligatoriamente
pubblico-privati. Questo al fine di attribuire alla Regione e al Comune,
attraverso appalti pubblici, la ricostruzione della città antica e ciò
fare anche per le private abitazioni. Insomma gare pubbliche per edifici
privati: illegittimo e tale da realizzare un esproprio di fatto!

Rossella Graziani
“Non possiamo soddisfare la vostra richiesta”
La nostra era una bellissima casa al Torrione, adesso è inagibile, class. E.
Oggi abitiamo ad Avezzano. Abbiamo chiesto il contributo di autonoma sistemazione, poi abbiamo chiesto una casa del progetto CASE, ma era troppo tardi; a dicembre ci è arrivata una lettera per dirci: “al momento non possiamo soddisfare la vostra richiesta”. Abbiamo chiesto spiegazioni e lo sportello per il cittadino ci ha detto “ve la dovete vedere da soli”.

 

Per la nostra casa inagibile, al momento c’è una fila di professionisti che sta “valutando” la sua riparazione. Quanto alle previsioni di rientro, solo punti interrogativi.

In famiglia siamo 4, fortunatamente non abbiamo avuto ripercussioni sul lavoro ma abbiamo avuto una vittima del terremoto in famiglia, la madre di Enrico, mio marito, che ci aiutava in modo pesante con le nostre due bambine, di 9 mesi e 3 anni al 6 aprile 2009.

Angela la Cecilia ed Enrico Tassoni
Mi arresteranno, ma rientrerò a casa mia
La mia casa è in centro storico, in un piccolo condominio isolato (nel senso che non ci sono edifici contigui), è del Dopoguerra ed è in muratura. Dal 6 aprile ha acqua e luce, ma non il gas; è classificata F solo per il rischio di crolli lungo le strade di accesso; dentro ha danni di lieve entità. Dal 31 dicembre è fuori dalla zona rossa, ma non è stata ancora riclassificata. Se non fosse gelida in questo periodo, ci dormirei.

 

Attulamente sono in autonoma sistemazione, ho preso una casa in affitto a Pescara da giugno scorso per un anno. La prima settimana dopo il terremoto ho dormito in macchina, poi, quando hanno blindato la zona rossa (e la mia casa) sono fuggita sulla costa. Non ho passato un giorno in albergo. Ho cercato subito una casa, prima a Silvi Marina, poi a Pescara. L’idea era di ricreare la “normalità” e l “autonomia”, per fortuna ho potuto permettermelo.
 
Per la mia casa non è stato fatto nulla. Da 2 mesi è fuori zona rossa, ma non è stata nemmeno riclassificata da F che era. Non sono stati fatti ulteriori sopralluoghi, per il centro storico non sono ancora uscite le linee guida.
Di conseguenza, nessuno mi ha ancora detto che potrò tornare a viverci, figuriamoci quando. Io ci torno appena fa un po’ più caldo, metto uno scaldabagno elettrico per l’acqua calda e aspetto che mi arrestino per aver occupato casa mia.

Vivo con l’adorato Arturo, il mio jack russell. Ero sola con lui anche quella notte e da allora non ci siamo lasciati un giorno, se non quando lo lascio a fare compagnia ai miei genitori. Lui, più di me, vuole tornare a correre al parco del Castello. Lavoro in un ente pubblico a L’Aquila, le uniche ripercussioni sul lavoro sono state di tipo logistico. Fino a gennaio ho lavorato presso la sede di Pescara, da febbraio sono tornata a lavorare nella nuova sede di L’Aquila. E viaggio.
Carla Cimoroni

Da casa al lavoro ogni giorno 180 chilometri
La mia casa era bellissima.. ora è inagibile, ma non ancora classificata in quanto zona rossa.
Adesso abito in provincia di Teramo e percorro 180Km al giorno per venire all’Aquila al lavoro.
Per la mia casa non è stato fatto niente e non so quando potrò tornarci.
Il mio nucleo familiare è di 5 persone; mia madre è in cassa integrazione a causa del terremoto.
Lavoro in un container. Ovviamente sono precaria.
Questa è l’altra mia vita dopo il terremoto, altro che cambiamento!
Laura

L’Aquila, il grande affare dei ponteggi Uno spreco da centinaia di milioni

Sunday, February 21st, 2010

 Si fanno strani incontri, nella “zona rossa”. “L’altro giorno - racconta Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia di Belle Arti e portavoce del comitato “Un centro storico da salvare” - si presenta da me un signore e dice: “Sono il progettista del puntellamento”. Viene a guardare la mia casa, in via Rustici e subito propone: “Meglio puntellarla”. Io replico: “Guardi che non è danneggiata. Non posso abitarci solo perché è in zona rossa, in mezzo a edifici pericolanti”. Lui non molla. “La puntelliamo, così se arriva un’altra scossa resiste meglio”. Io perdo la pazienza. “Se si ragiona così, allora meglio puntellare mezza Italia”. Il tecnico è sorpreso dal mio rifiuto. “Ma perché dice no? Tanto paga il Comune”. Il giorno dopo, un altro “progettista del puntellamento” si presenta a un mio amico che ha una casa in via Coppito. “La sua casa è da abbattere”, sentenzia. “Intanto però la puntelliamo, tanto paga il Comune”. Sana o da abbattere, ogni casa secondo loro dovrebbe essere imbottita di tubi Innocenti”.

Si sono alzate nuove barriere, attorno alla zona rossa. Sono le reti di plastica arancione stese a protezione dei nuovi cantieri dalle imprese che, dopo avere costruito le New town, ora si sono gettate nell’affaire puntellamento. “Anche in questa operazione - dice Eugenio Carlomagno - girano milioni a non finire. Per puntellare un edificio vincolato dalla Sovrintendenza si mettono impalcature speciali, con “nodi” - sono i ganci che bloccano quattro tubi - che costano dai 18 ai 28 euro l’uno. In un palazzo se ne usano migliaia. Nel nostro Comitato - ci sono ingegneri, architetti, docenti e altri tecnici - abbiamo calcolato che, anche per le case private, in un’abitazione media si spendano dai 50 ai 60 mila euro. Per un palazzo importante si arriva a 500.000 euro e anche a cifre più alte. È comunque assurdo spendere soldi anche per quegli edifici che saranno abbattuti. Oggi mezzo milione per il puntellamento, domani duecentomila euro per togliere tubi e cavi e poi si tornerà al punto di prima. Il puntellamento avrebbe avuto un senso forse nei primi giorni dopo la scossa. Ma anche allora si era capito che le misure da prendere dovevano essere diverse. Si dovevano abbattere le parti pericolanti, portare via le macerie e iniziare una ricostruzione vera. E invece le macerie sono ancora tutte qui”

Basta entrare in piazza San Pietro per capire cosa succede in questa città dove “ricostruzione” è solo una parola annunciata. La fontana del ‘400, risparmiata dal terremoto, è sommersa di macerie. Sono quelle cadute in questo inverno dal palazzo sopra il ristorante Lingosta. I muri del secondo piano, gonfiati dalla pioggia e dalla neve, dieci mesi dopo la scossa si sono gonfiati e sono crollati nella piazza. Accanto, nel palazzo Venturi, migliaia di tubi Innocenti ingabbiano delle rovine. Le imprese fanno i lavori poi mandano il conto al Comune. (quello che la notte del 6 aprile rideva nel suo letto) l’8 maggio era stato facile profeta. “L’Edilcapacci porta i materiali per puntellare… fare carpenteria a puntellamento… tutto questo va in economia… avete capito? Non è che ci sono misure e niente”.

“Da mesi - dice Eugenio Carlomagno - chiediamo al Comune le linee guida obbligatorie per i nostri consorzi di proprietari di case. Nel nostro siamo in cento e siamo rappresentati da un architetto e da un ingegnere. Il Comune finora non ha dato direttive ma solo “raccomandazioni” che non bastano. Che succede, se un proprietario non vuole ricostruire? Chi porta via le macerie? Il centro sta marcendo e noi siamo ancora qui ad aspettare. I puntellamenti sono già un affare per tante imprese, quasi tutte arrivate da lontano, ma un business ancor più importante sarà quello legato alla rimozione delle macerie. Ce ne sono più di quattro milioni di tonnellate, come il primo giorno. Vede quella Ford, sepolta dal 6 aprile? Hanno tolto le macerie dalla Casa dello studente per spostarle di duecento metri e avviare la selezione dei materiali. Noi abbiamo proposto di portare almeno due milioni di tonnellate in un sito di stoccaggio e poi fare là la selezione imposta dalla legge. Non siamo stati ascoltati”.

Le macerie riusciranno a “rendere” bene alle imprese. “Per costruire le nuove case antisismiche le aziende hanno dovuto pagare ingegneri e architetti, operai e ovviamente il materiale da costruzione. Per portare via le macerie bastano ruspe e camion e manodopera a bassa professionalità. I guadagni saranno altissimi”.

In una città attonita per le parole degli sciacalli che il 6 aprile erano già pronti a banchettare all’Aquila, Stefania Pezzopane, la presidente della Provincia, dice che l’allarme deve essere altissimo. “Dobbiamo pensare che fino ad oggi sono stati spesi 1,3 - 1,5 miliardi e se ne dovranno spendere più di quindici. L’Aquila sarà il più grande cantiere d’Europa. Lo stato d’animo? Sembra di essere nei giorni tesissimi che hanno preceduto il terremoto. C’erano le scosse, tutti eravamo spaventati ma la commissione Grandi rischi assicurava: non succederà nulla. Poi venne la notte del 6 aprile”. 

Fonte: La Repubblica

L’Aquila, i terremotati invadono la zona rossa

Monday, February 15th, 2010

Sono saliti sui cumuli di macerie  urlando la propria rabbia. Ognuno ha preso una pietra

 

L'Aquila, i terremotati invadono la zona rossa "Non possono portarci via 700 anni di storia"
Foto di Fabio Iuliano

L’AQUILA - Centinaia di aquilani si sono ritrovati stamani in piazza con cartelli con su scritto “Io non ridevo” e “Riprendiamoci la nostra città”. Una protesta organizzata dopo le intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all’inchiesta fiorentina sugli appalti del G8. I manifestanti hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a piazza Palazzo, considerata inaccessibile.

Le forze dell’ordine, dalla polizia all’esercito, hanno provato a impedire ai dimostranti, circa 300, di varcare le transenne, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone al posto di guardia hanno preferito lasciar passare la gente per evitare disordini. Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di aquilani sono saliti, urlando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sé una pietra dalle macerie residue dai crolli del terremoto di aprile.

“Non possono portarci via 700 anni di storia - ha commentato la docente universitaria Giusi Pitari, tra i manifestanti - è ora di riprenderci la nostra città. Siamo indignati anche di fronte all’assenza dei nostri rappresentanti istituzionali”.

“Non ridevamo, non ridevamo quella notte - ha urlato un altro dei manifestanti, Stefano Cencioni - perché tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza”. Cencioni, un uomo sulla quarantina, ha voluto precisare che il suo “non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città”. “Ho conosciuto volontari  che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d’Aosta per venire ad aiutarci e la persona a capo di questo sistema non può essere una persona da condannare”, ha detto riferendosi a Guido Bertolaso. Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento ‘3e32′ che fin da subito non hanno risparmiato contestazioni al sistema del Dipartimento.

“La manifestazione  è una conseguenza naturale, una reazione, a ciò che l’inchiesta sul G8 ha fatto emergere in questi giorni, oltre allo squallore per l’episodio legato alle risate di sciacalli che hanno visto nel terremoto un affare su cui lucrare”. E’ Michele Fina, segretario provinciale del Partito Democratico ed assessore all’ambiente ed alla protezione civile della provincia de L’Aquila, a spiegare così che “la protezione civile ha dato una risposta importante all’emergenza, ma ad oggi non c’è una vera e seria legge sulla ricostruzione. Allo stato attuale l’economia del territorio è ferma perchè, al di la delle realizzazione del progetto case, stenta a partire una ricostruzione capillare della città e dei borghi. L’effetto - conclude Fina - sembra quello di un forte doping, che però non ripara le ossa rotte, non guarisce dalla malattia. Un effetto che, per quanto forte, è oramai giunto al termine”.
 

Fonte: La Repubblica

Lasciateci entrare nella nostra città

Thursday, February 4th, 2010

Lei ci aspetta e noi aspettiamo lei

Da Giusi Pitari, aquilana, docente di biochimica (sul terremoto ha scritto il libro Trentotto secondi), riceviamo questo appello.

Sono davvero stanca. Stanca di mettermi al letto la sera e non sapere cosa succede della mia città. Come altri cerco di frequentare quel piccolissimo pezzetto di centro nel quale si può camminare e, tutte le volte, mi chiedo come mai pian piano non si aprano altre strade.

Un pomeriggio di qualche tempo fa ho trovato aperto il varco che, dai Quattro Cantoni, attraverso il Corso Vecchio, porta alla Fontana Luminosa. Ho sentito rumori, di persone che lavoravano all’interno dei palazzi, fuori tutto sgombro e messo in sicurezza. Ho sperato che riaprisse, e invece nulla.

Un’altra volta ho trovato aperto il vicolo delle 3 Marie, l’ho percorso, sono arrivata fino a piazzetta Machilone, non c’era alcun pericolo! Poi ho visto piazza Sallustio (in foto), ci sono macerie, sì, ma il resto è in sicurezza e via Sallustio da lontano, la stessa sensazione.

Sono stanca di aspettare domani.

E lo sono ancor di più dopo aver ricevuto le foto che allego e che parlano di incuria, di cumuli di macerie miste a immondizia di ogni genere, e persino di pietre storiche che chissà se, e quando, verranno recuperate.

La nostra città è lì che ci aspetta e noi aspettiamo lei, ma sembra che nessuno, nessuno ci dica almeno un po’ di verità. Noi vogliamo vedere la nostra città. Vogliamo che sia curata, perché è un malato grave e penso che in molti vorrebbero darsi da fare.

Perché c’è ancora immondizia? Forse perché, visto che i lavori saranno lunghi, visto che non c’è un progetto, visto che tanto stiamo zitti, meglio lasciar correre? Ma cosa è L’Aquila senza quel centro? Possibile che nessuno si renda conto che l’identità di una città è più importante delle pietre? Possibile che nessuno si renda conto che questi cittadini dispersi lo rimarranno senza un punto, seppur ferito e diroccato, di riferimento?

Il successo di riaprire una parte, seppur piccolissima, del centro lo abbiamo visto con la Cantina del Boss e il Bar dei Fratelli Nurzia, ma il vero miracolo è che ci siano altre attività aperte: l’ottico, il giornalaio, la tabaccheria, la gioielleria. E mentre qualche cittadino metteva in ordine l’aiuola di piazza regina Margherita, quei commercianti in attesa della città li ringraziavano.

Ma più che qualche sporadica visita, noi cittadini non sappiamo fare.

Ci occorre che si aprano strade, ci occorre vedere, ci occorre sentirci partecipi, ci occorre che qualcuno ci faccia sentire che passo dopo passo la città sarà nostra, ancora.

Questo rinnovato spirito di appartenenza ci porterà a vigilare, ad essere presenti, a pretendere e. . ad aiutare.

Chiedo a tutti coloro che ne hanno la competenza, di spiegarci perché non si ha accesso a determinate aree, perché nessuno toglie di mezzo i detriti e le macerie “non preziose”, perché la nostra città deve continuare ad esistere in questo stato di abbandono, perché. Aspettando cosa? Fateci rientrare, riaprite la città, non chiamate la mancanza di soldi a giustificazione dell’inoperosità. E non continuiamo a dire che ci sono questioni più urgenti. La città si fa tutti insieme, un tassello la volta, sì, ma ovunque.

Giusi Pitari
Fonte: La Repubblica

tg dicono che L’Aquila rinasce e noi battiamo i piedi per il freddo

Wednesday, December 23rd, 2009

 Cristina batte i piedi per il gran freddo. “Nella ‘casetta’ del medico non riesco ad entrare. Mio marito Diego è stato operato al menisco, deve fare una visita. Ma nell’ambulatorio potrebbero entrare cinque o sei persone, non le cinquanta che hanno occupato ogni centimetro quadrato. Non resta che aspettare”. Ieri meno tredici, la minima notturna. Oggi si è appena sopra lo zero. “Sarà anche colpa del freddo, ma è davvero difficile non arrabbiarsi. Accendi la tv, leggi certi giornali e tutti dicono che l’Aquila rinasce, che gran parte dei problemi sono risolti. E tu invece sei qui, a battere i piedi mentre aspetti di trovare il tuo medico di famiglia, in questa fila di casette che in realtà sono container, tutti in fila, accanto al vecchio campo dell’Acquasanta, con vista sul cimitero”.

Meglio avere qualcosa da fare, in queste ore. Così non si pensa troppo al Natale che sta arrivando. “Questa estate, quando si moriva dal caldo in tendopoli, avevamo una speranza: a Natale saremo a casa nostra, classificata ‘B’. Le lesioni non sono pesanti - pensavamo - e basterà rimettere a posto i pavimenti, sistemare la facciata… E invece solo il 18 dicembre siamo riusciti, come condominio, a presentare la domanda per il finanziamento della ristrutturazione. Dovremo aspettare almeno due mesi per avere l’ok. Saremo a casa nostra a Natale, ma in quello dell’anno prossimo. E non voglio pensare alla casa dei miei genitori, che è stata classificata ‘E’”. Il freddo ha però obbligato a un ritorno nell’appartamento, per qualche minuto. “Abbiamo dovuto svuotare le tubature e i termosifoni, per impedire che il gelo li faccia scoppiare”.

Ancora poche ore, prima di quella vigilia che riuniva tutte le famiglie Milani. “Anche quest’anno - dice Cristina - riusciremo a trovarci attorno allo stesso tavolo, ma non nella casa che ci ha visti sempre uniti nell’attesa di Babbo Natale. Grazie a Dio, i titolari dell’hotel Canadian - dove sono ospiti mia mamma e mio papà - hanno organizzato una cena speciale per la vigilia. Papà e mamma hanno invitato la mia famiglia e mia sorella Fabiana con la figlia Maila. Sono davvero speciali, questi “padroni” di albergo. Come quelli dell’hotel dove sono ospite io, alla Compagnia del Viaggiatore, sono aquilani, e fanno di tutto per farci sentire come fossimo a casa. Insomma, cercheremo di fare un po’ di festa. Poi torneranno i pensieri di sempre: il ritorno a casa, la speranza di un lavoro… Difficile avere anche le piccole cose. Come psicologa, con la mia associazione avrei ottenuto un contrattino per lavorare 24 ore in sei mesi. E per questa “conquista” la conferma ancora non è arrivata. Se ne discuterà ancora a gennaio”.

Lavoro a tempo pieno, invece, per la sorella Fabiana. “Ho aperto il negozio di parrucchiera da dieci giorni. Ho fatto debiti, per pagare l’attrezzatura. Pago un affitto alto, ma mi sono buttata. Non potevo aspettare ancora. Spero che le mie clienti sappiano che ho riaperto il negozio. In questi giorni, sarà anche per le feste, non è andata male”. La sua casa è agibile, ma ci sono altre fratture che non riguardano le pietre e il cemento. Fabiana ha raccontato nei giorni scorsi la separazione dal marito. “Ma io e Maila siamo ancora lì, nel piccolo appartamento, dove c’è anche mia suocera, che la Protezione civile ha mandato da noi perché proprietaria di una quota della casa. Si va avanti perché si deve andare avanti. Io i soldi per affittare un appartamento, con quello che spendo per il negozio, non li ho. Devo avere pazienza. Maila non fa che parlare della cena della vigilia con i nonni e le cugine Asia e Crystal. Noi grandi facciamo finta di niente. Siamo contenti che questo incontro ci sia, ma è meglio non pensarci troppo. Altrimenti ci torna in mente il Natale dell’anno scorso, quando siamo stati felici e poi siamo tornati nelle nostre case e non, come succede a Cristina e ai miei genitori, in una stanza di hotel”.

Un auditorium per la musica. Ma chi potrà ascoltarla?

Nei giorni scorsi la Regione Trentino ha annunciato la costruzione di un auditorium per la musica all’Aquila, progettato da Renzo Piano. Nel merito, Eugenio Carlomagno e Patrizia Tocci, del comitato “Un centro storico da salvare”, hanno inviato al sindaco Massimo Cialente (e per conoscenza al sottosegretario Guido Bertolaso, al prefetto Franco Gabrielli e alla presidente della Provincia Stefania Pezzopane) la seguente lettera aperta.

“Egregio signor Sindaco, visto che ci stiamo avvicinando a Natale approfittiamo di questo spazio per ringraziare tutti quelli che, all’estero e in Italia, in mille modi diversi, sono stati sensibili e generosi con L’Aquila e i suoi abitanti. Abbiamo appreso dalla stampa che verrà realizzato dall’architetto Renzo Piano, nel parco del Castello, un auditorium per la musica finanziato dalla Regione Trentino. Ne siamo davvero orgogliosi e felici. Ma non sarebbe opportuno, prima, realizzare un piano complessivo che miri ad una riorganizzazione vera della città? Ci sembra che si stia procedendo a macchia di leopardo, con interventi casuali e spesso non urgenti. Ci sono delle priorità che non vengono assolutamente prese in considerazione: la sanità, la riorganizzazione di questa città e la ricostruzione rapida delle case e delle attività commerciali. Nell’ospedale civile San Salvatore, i malati (persone deboli e sofferenti) si trovano ancora in situazioni d’emergenza, senza le sale operatorie funzionanti, enormemente diminuito il numero dei posti letto. La mancanza di un vero piano traffico è evidente; nonostante i cambiamenti molto pesanti determinati non solo con la chiusura del centro storico ma a causa dei nuovi insediamenti, continuiamo a stare in un traffico impazzito. Esiste ancora un piano regolatore in questa città? Ci appelliamo al consiglio comunale perché riprenda una vera funzione di controllo e di progettualità valutando le vere urgenze e le vere necessità dei nostri cittadini. Ci sembra che il nostro territorio stia diventando una terra di nessuno dove basti avere i finanziamenti per proporre opere necessarie ma non urgenti in questa fase. Gli sforzi progettuali e i finanziamenti devono essere impiegati per ricostruire ciò di cui davvero la comunità sente il bisogno. Più volte abbiamo chiesto che i cittadini venissero coinvolti in questa fase così delicata per il nostro futuro. Per esempio le attività commerciali sono state completamente ignorate da qualsiasi piano di ricostruzione; i problemi degli studenti, che sono stati la maggior risorsa economica di questa città, - non vengono presi in considerazione se non per interventi casuali e scollegati da una vera visione della importanza odierna e futura dell’università”.

“La musica, il teatro e tutte le varie attività culturali sono necessarie. Ma è prioritario riportare tutti gli abitanti in questa città, perché possano ascoltare la musica, andare a teatro e partecipare alle attività culturali. Oppure rischiamo, tra qualche anno, di avere bellissime cattedrali in un deserto”.


Fonte: La Repubblica

Letterina a Babbo Natale “Fa che torni tutto come prima”

Friday, December 4th, 2009

Albero di Natale davanti alla prefettura

L’AQUILA - L’altra sera, quando Maria Rita è tornata dal lavoro (avanti e indietro ogni giorno dall’Aquila a Roma), sotto la porta della sua camera, nell’hotel Canadian, ha trovato una lettera. L’ha letta e si è messa a piangere. La letterina era firmata da Maila, la nipotina di 14 anni. Questo il breve testo.

“L’Aquila, dicembre 2009.

Caro Babbo Natale, mi chiamo Maila
e ti scrivo questa letterina di Natale anche se manca ancora un mese. Ma io ti scrivo in anticipo perché con quello che è successo all’Aquila dovrai sicuramente fare una riunione con gli Gnomi per farti aiutare.

Vorrei, caro Babbo Natale, che alla mia cara nonnina le dessero una casetta di legno, perché la sua è crollata nel terremoto del 6 aprile 2009. In quella casa lei accudiva me e le mie cuginette Asia e Crystal da quando siamo nate. Quella casa era per noi il nostro punto di riferimento. C’erano i nostri lettini, i nostri giochi …. c’era tutto!

FA CHE TORNI TUTTO COME PRIMA.

Grazie, Babbo Natale.

Quest’anno non voglio nulla. Pensa a nonna, lei è molto triste. Un grosso bacio, Maila”.

Nonna Maria Rita tiene quella lettera come una reliquia. “Mi sono messa a piangere perché questa ragazza che certo non crede più a un Babbo Natale ha voluto però farmi sapere che mi vuole bene. E che pensa al Natale degli anni scorsi, quando tutti arrivavano a casa mia e di Claudio e si faceva festa. Ha voluto ringraziarmi per tutti quegli incontri. E ha trovato il coraggio di parlare del Natale mentre noi adulti quasi non ci riusciamo, perché ci viene in mente la gioia dell’anno scorso e degli altri anni e non riusciamo nemmeno a pensare a come sarà il Natale di quest’anno. Maila mi ha dato anche una lezione di coraggio”.

Cristina, la mamma di Asia e Crystal, conferma questa “paura” del Natale. “Non riusciamo a parlarne, fra noi grandi. Che faremo, la sera della vigilia? Fino all’anno scorso non c’era nemmeno bisogno di parlarne: si andava da mamma e papà, c’era l’albero di Natale, i piccoli erano eccitati per i regali in arrivo… L’altro giorno Asia, a scuola, ha disegnato un albero di Natale e sotto ci ha messo un regalo avvolto in una carta nera. Mi sono preoccupata. Crystal, entrando in un supermercato, ha visto un pupazzo di neve e ha quasi gridato. “Mamma, ma ha fatto il Natale?”, come se chiedesse: “Ha fatto il terremoto?”. Anche i piccoli sono cambiati. Sentono che quest’anno tutto sarà diverso, non parlano nemmeno di regali…”.

Finalmente, per Cristina, è arrivato un “lavoretto”. “Poche ore alla settimana e solo per cinque mesi. Ma almeno è un inizio. Lavoro come psicologa in un gruppo impegnato in una scuola. Abbiamo già fatto un progetto, sulle emozioni. Non è legato strettamente al terremoto, non ce n’è bisogno. Saranno i ragazzi a tirare fuori ciò che hanno dentro, dopo la notte del sisma. Emozioni che coinvolgono anche i più piccoli. Da qualche tempo, mentre le porto alla scuola materna, le mie due bimbe fanno uno strano gioco. Si mettono ai finestrini, da una parte e dall’altra, e si mettono a guardare “le case rotte”. “Ecco, quella è rotta, quella è rotta, quella è bella, quella è rotta…”. Vince chi conta più case in rovina”.


Fonte: Corriere della Sera

La speculazione minaccia i ruderi storici dell’Aquila

Tuesday, December 1st, 2009

Non riesce a darsi pace. Armando Carideo guarda le foto del somiere dell’organo storico di Santa Maria di Collemaggio de L’Aquila ed è incredulo: «Si è imbarcato - spiega -, e così piegato non serve a niente, al massimo potranno metterlo in un museo». Il somiere è il cuore di uno strumento musicale antico e nobile come l’organo. «È rimasto sepolto per mesi sotto le macerie, spuntava dai calcinacci ma nessuno se n’era accorto. Appena mi hanno fatto entrare nella basilica l’ho subito riconosciuto, e in pochi giorni lo hanno tirato fuori». Ma oramai era agosto: «Non è possibile sapere in che condizione fosse ad aprile dopo il crollo, ma certo questo tipo di danni più che dall’urto sono dovuti all’abbandono e alle intemperie, pioggia, sole, umido, caldo… ». Dal 1990 Carideo ha diretto un progetto per il recupero degli organi storici abruzzesi, un ricchissimo patrimonio accumulato attraverso i secoli. Durato oltre15anni è statoun lavoro all’avanguardia per metodologie, precisione e risultati, preso a esempio da paesi come la Germania e gli Stati Uniti. Subito dopo il sisma che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile, Carideo si è offerto volontario per salvare quegli organi, che conosce uno a uno come fossero vecchi amici: ha scritto al Ministero, al commissario straordinario Bertolaso, alle sovrintendenze. Non gli hanno neppure risposto. E lui non riesce a darsi pace, mentre unpatrimonio organario tra i più ricchi d’Italia giace nell’incuria o rischia di essere danneggiato per sempre da interventi di mani inesperte. Come per gli organi, lo stesso vale per tutto il patrimonio artistico aquilano: i palazzi storici giacciono lì e in otto mesi non si è riusciti neppure a puntellarli tutti. Una situazione paradossale, ma sempre quando s’incrociano disorganizzazione, incuria, dilettantismo, sullo sfondo si profila l’ombra di una speculazione.

SOLO MANCANZA DI FONDI?
«Se arriva la neve li squaglia quei palazzi» si è lasciato sfuggire il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente parlando del centro storico. E ha ragione: di fronte ai ritardi dal ministero dei Beni Culturali alzano le mani. Tutto dipende dal super commissario Bertolaso e dal suo vice Luciano Marchetti che si occupa dei beni culturali e che lamenta l’assenza di fondi e dice «devo lavorare a credito… ». Al contrario delle tante promesse, il governo di soldi ne ha stanziati pochini per la messa in sicurezza dei beni culturali: appena 20 milioni, ancora non a disposizione, ma che dovrebbero, forse, arrivare fino a 50. Non a caso sette ex ministri della Cultura - Buttiglione, Fisichella, Melandri, Paolucci, Ronchey, Urbani, Veltroni - hanno proposto al governo di istituire una tassa di scopo per la salvaguardia e il restauro dei beni abruzzesi. Resta però inspiegabile come mai una parte del patrimonio mobile - quadri, sculture, mobilio e via dicendo - sia ancora all’interno di edifici inagibili, alcuni non puntellati. La mancanza di fondi rischia di diventare una mezza verità, che nasconde unamezza bugia: «Il problema è completamente diverso – spiega Giuseppe Basile, storico dell’arte dell’Istituto nazionale del restauro oggi in pensione e tra i protagonisti del salvataggio e del restauro della Basilica di SanFrancesco ad Assisi, durato appena due anni - dopo il terremoto dell’Umbria e delle Marche, la competenza sui beni culturali delle zone colpite dal sisma venne affidata a Mario Serio, che era il direttore generale del ministero che si occupava di quei beni anche nella normalità. Per lui fu facile e immediato intervenire: sapeva chi chiamare, dove e come mandarlo. Oggi invece è tutto sotto gli auspici della protezione civile, che si comporta in modo militare e fa lavorare, anche come volontari, solo suoi affiliati o quelli di associazioni da lei riconosciute, come Legambiente e le Misericordie. Mi sono offerto come volontario, ho detto che mi sarei pagato l’assicurazione sulla vita per non essere di peso, ma alla fine ho capito che comunque non mi avrebbero chiamato».

LA DENUNCIA
I restauratori sono in agitazione a livello nazionale: per il terremoto dell’Umbria e delle Marche vennero mobilitati i migliori, stavolta il timore diffuso è che per gli organi musicali e per tutto il resto si facciano avanti, con spinte politiche, personaggi poco affidabili. Intanto ai danni del terremoto si stanno aggiungendo quelli dei volontari non specializzati e, colpevolmente, non seguiti da occhi esperti.Èquanto ha denunciato Gianfranco Cerasoli, funzionario del ministero e segretario generale della Uil alla riunione del Consiglio superiore per i beni e le attività culturali del 12 ottobre. «Il ministro Bondi - ha ricordato Cerasoli - ha voluto che si attrezzasse una struttura distaccata dell’Istituto Superiore del restauro presso Celano, che dovrà urgentemente intervenire non sugli effetti del terremoto, bensì su quelli dell’incuria di quantihanno e avevano responsabilità dei Beni culturali». Altro che solo mancanza di fondi, la questione è scottante, la disorganizzazione notevole, la sovrapposizione di enti esecutori all’ordine del giorno tra Comune e Vigili del fuoco. È il caso della Chiesa di Santa Maria di Paganica che, «mentre il quartiere è stato messo in sicurezza (…), è ancora scoperta e soggetta agli agenti atmosferici», come tutte le chiese del centro storico a eccezione di Collemaggio. E proprio le intense precipitazioni hanno procurato ulteriori danni a questi edifici storici, con i loro affreschi, mosaici e ornamentazioni.AOnna, città simbolo del sisma, l’organo della chiesa si era salvato appeso a l’unico muro restato in piedi e pericolante: smontato dai pompieri non è dato sapere dove sia finito. Gira oramai il motto: quello che non fece il terremoto, terminarono Bertolaso e compagnia. E dal primo gennaio per i Beni culturali sarà anche peggio, commissario diventerà il presidente della regione Abruzzo Giovanni Chiodi, affiancato nella ricostruzione dal Genio Civile, abituato a lavorare per viadotti e ponti con il cemento armato: una mano santa per gli antichi palazzi. Amen.

CUI PRODEST?
Tutto avviene in uno sconcertante silenzio, o meglio inunfragore di trionfanti proclami mediatici che non corrispondono a verità. La popolazione è stizzita perché ancora non è stato avviato il restauro degli edifici classificati «A», vale a dire poco danneggiati. Lecito chiedersi se dietro tanto caos non ci siano o stiano nascendo progetti diversi. E, di fronte all’immobilità dello Stato e all’inerzia della ricostruzione, molti cominciano a vendere le proprie abitazioni.A poco, naturalmente, spaventati che ai danni del terremoto si aggiunga il colpo di grazia di un ritardo che renderà gli edifici irrecuperabili. Giovedì 19 novembre, durante una puntata di Terra (Canale5), Toni Capuozzo parlò di un serio rischio di speculazione sul centro storico de L’Aquila. Il puzzle si chiarisce: parte attiva nella ricostruzione dell’Umbria dopo il terremoto, Marchetti quando lavorava al ministero autorizzò il progetto degli ascensori sul Vittoriano diRomadefinito uno scempio da molti esperti, e ora punta a restare in carica dopo il primo gennaio con il nuovo commissario Chiodi; a capo della Struttura tecnica di missione per sovrintendere la ricostruzione de L’Aquila è stato nominato Gaetano Fontana, inventore dei “piani di riqualificazione urbana”, dei “Prusst” e delle varianti urbanistiche in deroga ai piani regolatori e dal 2008 direttore generale dell’Associazione nazionale costruttori edili. Così mentre interi quartieri de L’Aquila sono lasciati a marcire nell’incuria, qualcuno sente già girare le betoniere del cemento armato…

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