Il dramma di chi abitava nel centro storico, oggi diventato Zona rossa
Affitti, pedaggi autostradali, scuole: i costi ricadono sulle famiglie evacuate
Le macerie, il primo problema
La nostra casa è a metà strada tra casa dello studente e Piazza Duomo nel punto più panoramico della città. Un palazzo anni 50 di 5 piani + cantine in materiale misto (cemento armato e pietre). La struttura per fortuna ha retto, grazie anche al tetto in legno sistemato qualche anno fa che, non pesando troppo non ha scaricato il peso sui pilastri. Le cantine e i primi due piani non hanno più tramezzi e i piani più alti hanno crepe visibili ma non profondissime. L’edificio è stato classificato E, in piena zona rossa. Il problema maggiore prima ancora di poter pensare di iniziare i lavori di ricostruzione è costituito dalla rimozione delle macerie e dalla messa in sicurezza dei palazzi vicini. Uno è crollato per metà nel nostro cortile e le macerie sono ancora là. Dopo 10 mesi possiamo entrare ancora solo con i vigili del fuoco per recupero beni. Nella piazzetta davanti al garage che abbiamo in una stradina parallela a quella in cui c’è la nostra casa c’è un cumulo di macerie e carcasse di automobili miste ad oggetti venuti giù con le mura dei palazzi.
Attualmente abitiamo a Roma con i miei genitori che dal 6 aprile contano i giorni che li separano al rientro a casa… ma è difficile contare se nessuno fissa la data finale. Nemmeno di tornare a L’aquila per ora se ne parla: i miei non hanno ottenuto la casetta sostitutiva perché per ora, dicono dal Comune, non ce ne sono abbastanza.
Cosa si è fatto? Niente. Hanno puntellato i palazzi vicini, ma il nostro è com’era quella notte, anzi peggio. Dopo pioggia e scosse continue le crepe si sono allargate, le tamponature si sono scollate. Nella cantina non si può entrare perché il travetto sulla porta ha ceduto e blocca l’accesso.
Quanto al rientro, non danno tempi. Nessuno sa fare previsioni attendibili, in un primo momento qualcuno aveva parlato di 5 anni, ma siamo ancora fermi allo studio del terreno in attesa delle ordinanze.
Siamo quattro, io, mia sorella e i miei genitori. Fortunatamente nessuna ripercussione sul lavoro, perché già da prima lavoravo a Roma. Almeno quello…
Amalia Matteucci
LE ALTRE STORIE 1/ 2
In rovina non solo le case
La mansarda al 4^ piano del palazzo in cui vivevo (pieno centro storico) è stato classificato ‘E’. L’edificio non è stato ancora messo in sicurezza per cui dentro quella casa lascio 9 anni di vita materiale a marcire e molto, molto di più.
Dopo 9 anni di indipendenza sono tornata a vivere con i miei genitori in una zona di provincia nel Teramano. Nel frattempo viaggio tutte le mattine verso L’Aquila.
Per la mia casa, nulla è stato fatto. Il palazzo non solo è rimasto come la notte del 6 aprile, ma è ancora totalmente aperto e accessibile a chiunque abbia il coraggio di entrare dentro per prendere ciò che resta ancora integro.

L’Aquila, i danni sulla palazzina al Torrione. Immagine inviata da Angela la Cecilia ed Enrico Tassoni
L’edificio è situato in piena zona rossa nel centro città, non credo che potrò mai poter tornare a viverci anche per l’entità del danno che esso ha subito.
La famiglia? Quello che era il mio ‘nucleo familiare aquilano’ non esiste più. Il sisma ha distrutto non solo case, ma anche relazioni durature. Il senso di spaesamento e precarietà ha intaccato idelebilmente anche i rapporti personali. Attualmente svolgo un progetto di volontariato in città.
Moira Facciolini
Ho sistemato la casa a spese mie
La mia casa si trova a Villa Sant’Angelo e ha subito danni contenuti, che io stesso ho provveduto a
riparare.
Attualmente e dal primo di giugno del 2009 abito nella mia casa, che ha la parziale agibilità
Ho ripristinato l’abitazione a mie spese.
In famiglia siamo in due, io e mia moglie e siamo entrambi pensionati
Carmine Tomei
Abitazione inagibile e sempre più spese a carico nostro
Sono Rossella Graziani, cittadina de L’Aquila e, per ora,
dipendente dell’Università degli Studi.
La mia casa era in un palazzo antico, sottoposto a vincolo della
soprintendenza ai beni storici e artistici, in via Bominaco, n.14. E’ il
cuore della città, a ridosso dell’antico corso Vittorio, nel quarto
di Santa Maria Paganica. All’esito delle verifiche effettuate è stata
classificata “E”, ovvero con gravi danni, e ne era stato disposto
l’immediato puntellamento. Ora è esattamente com’era all’indomani del
sisma e siamo ancora in attesa del puntellamento.
Attualmente io e la mia famiglia viviamo a Teramo, e ogni giorno
percorriamo 68 km per venire a lavorare. La casa è in affitto e per
questo il Comune versa ai proprietari, a fronte degli 800 euro da noi
pagati, la somma di 500 euro mensili. Bollette di luce, gas, immondizia
e quant’altro sono integralmente a nostro carico. Mio figlio Stefano, di
8 anni, è stato iscritto alla scuola elementare di Teramo: purtroppo in
mancanza di tempo pieno e considerato che non riusciamo a rientrare a
Teramo prima delle 16-17 del pomeriggio, abbiamo dovuto contattare un vicino istituto
di suore che custodisce il bimbo fino al nostro arrivo (per questo
servizio paghiamo poco più di 200 euro al mese).
Come detto, la mia abitazione è rimasta com’era all’indomani
del terremoto, anzi il tempo e le intemperie stanno peggiorando la
situazione. Dunque non stanno facendo assolutamente nulla. E’ in
zona rossa per noi inaccessibile se non con l’accompagnamento dei pompieri.
Nessuno ci ha detto quando potremo tornare a viverci. In verità, temo che sarà mio figlio a poter tornare se, quando questo avverrà, ne avrà ancora voglia e sempre che la sua vita, nel
frattempo, non abbia preso altre strade.
In famiglia siamo tre. A breve andrò a lavorare a Teramo, dove ho
chiesto di essere comandata. Naturalmente in altro ente: si ricomincia!
Mio marito continua a fare il medico presso l’ospedale de L’Aquila, o
meglio in quel che resta dell’ospedale.
Aggiungo che dal 31 gennaio è stata eliminata anche la viacard gratuita e dunque,
pur dovendo percorrere ogni giorno l’autostrada A25, affrontiamo una
spesa di 8 euro solo per il pedaggio autostradale.
Da qualche giorno sembra che un super consulente del Comune
de L’Aquila abbia proposto delle linee guida per la realizzazione del
piano strategico di ricostruzione del centro storico,
che prevedono la realizzazione di aggregati urbani obbligatoriamente
pubblico-privati. Questo al fine di attribuire alla Regione e al Comune,
attraverso appalti pubblici, la ricostruzione della città antica e ciò
fare anche per le private abitazioni. Insomma gare pubbliche per edifici
privati: illegittimo e tale da realizzare un esproprio di fatto!
Rossella Graziani
“Non possiamo soddisfare la vostra richiesta”
La nostra era una bellissima casa al Torrione, adesso è inagibile, class. E.
Oggi abitiamo ad Avezzano. Abbiamo chiesto il contributo di autonoma sistemazione, poi abbiamo chiesto una casa del progetto CASE, ma era troppo tardi; a dicembre ci è arrivata una lettera per dirci: “al momento non possiamo soddisfare la vostra richiesta”. Abbiamo chiesto spiegazioni e lo sportello per il cittadino ci ha detto “ve la dovete vedere da soli”.
Per la nostra casa inagibile, al momento c’è una fila di professionisti che sta “valutando” la sua riparazione. Quanto alle previsioni di rientro, solo punti interrogativi.
In famiglia siamo 4, fortunatamente non abbiamo avuto ripercussioni sul lavoro ma abbiamo avuto una vittima del terremoto in famiglia, la madre di Enrico, mio marito, che ci aiutava in modo pesante con le nostre due bambine, di 9 mesi e 3 anni al 6 aprile 2009.
Angela la Cecilia ed Enrico Tassoni
Mi arresteranno, ma rientrerò a casa mia
La mia casa è in centro storico, in un piccolo condominio isolato (nel senso che non ci sono edifici contigui), è del Dopoguerra ed è in muratura. Dal 6 aprile ha acqua e luce, ma non il gas; è classificata F solo per il rischio di crolli lungo le strade di accesso; dentro ha danni di lieve entità. Dal 31 dicembre è fuori dalla zona rossa, ma non è stata ancora riclassificata. Se non fosse gelida in questo periodo, ci dormirei.
Attulamente sono in autonoma sistemazione, ho preso una casa in affitto a Pescara da giugno scorso per un anno. La prima settimana dopo il terremoto ho dormito in macchina, poi, quando hanno blindato la zona rossa (e la mia casa) sono fuggita sulla costa. Non ho passato un giorno in albergo. Ho cercato subito una casa, prima a Silvi Marina, poi a Pescara. L’idea era di ricreare la “normalità” e l “autonomia”, per fortuna ho potuto permettermelo.
Per la mia casa non è stato fatto nulla. Da 2 mesi è fuori zona rossa, ma non è stata nemmeno riclassificata da F che era. Non sono stati fatti ulteriori sopralluoghi, per il centro storico non sono ancora uscite le linee guida.
Di conseguenza, nessuno mi ha ancora detto che potrò tornare a viverci, figuriamoci quando. Io ci torno appena fa un po’ più caldo, metto uno scaldabagno elettrico per l’acqua calda e aspetto che mi arrestino per aver occupato casa mia.
Vivo con l’adorato Arturo, il mio jack russell. Ero sola con lui anche quella notte e da allora non ci siamo lasciati un giorno, se non quando lo lascio a fare compagnia ai miei genitori. Lui, più di me, vuole tornare a correre al parco del Castello. Lavoro in un ente pubblico a L’Aquila, le uniche ripercussioni sul lavoro sono state di tipo logistico. Fino a gennaio ho lavorato presso la sede di Pescara, da febbraio sono tornata a lavorare nella nuova sede di L’Aquila. E viaggio.
Carla Cimoroni
Da casa al lavoro ogni giorno 180 chilometri
La mia casa era bellissima.. ora è inagibile, ma non ancora classificata in quanto zona rossa.
Adesso abito in provincia di Teramo e percorro 180Km al giorno per venire all’Aquila al lavoro.
Per la mia casa non è stato fatto niente e non so quando potrò tornarci.
Il mio nucleo familiare è di 5 persone; mia madre è in cassa integrazione a causa del terremoto.
Lavoro in un container. Ovviamente sono precaria.
Questa è l’altra mia vita dopo il terremoto, altro che cambiamento!
Laura