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E l’Italia riscopre i fiumi

Thursday, July 29th, 2010

Un revival inatteso, dovuto all’afa di luglio e alla crisi economica. La folla è tornata a invadere gli spiaggioni d’acqua dolce. Dal Po al Ticino, e non solo. Anche ignorando i cartelli di divieto

 
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Meglio alzarsi presto, se si vuol trovare un buon posto nella spiaggia di sassi. “Io apro il mio chiosco alle 8,30 e la spiaggia è già affollata. Arrivano le famiglie con ombrelloni, gazebo, griglie, sedie, lettini. Alle 10, soprattutto il sabato e la domenica, in questo “mare dei poveri” c’è il tutto esaurito”. Daniela Ecobi, titolare del Bar del Ponte, da vent’anni vende panini e birre ai vacanzieri del fiume Ticino, a fianco del ponte di barche.

 ”Prima al chiosco c’era mio padre, e la gente è sempre venuta, magari una volta o due in tutta un’estate. I più anziani raccontavano che questo era il loro mare, quando non avevano i soldi per andare a Riccione o Rapallo. Adesso tanti sono tornati. Intere famiglie, soprattutto di Milano. Ci sono gli extracomunitari ma anche molte signore che vengono qui ad abbronzarsi e poi raccontano di essere state due settimane ad Alassio”. Sono trasparenti, le acque del Ticino. La corrente è forte. I bimbi giocano in acqua ed è tutto un grido. “Non andare più in là”. “Torna su che hai appena mangiato”.

Sembra di essere negli anni ‘60 e il revival è firmato da due autori: l’afa di luglio e la crisi economica.
Se il fiume è inquinato e i cartelli annunciano il “divieto assoluto di balneazione”, basta far finta di nulla. Con il sole che spacca, se non ci sono i soldi per il pieno della macchina e l’autostrada, il “mare” sotto casa è l’unica alternativa al ventilatore nel condominio. Dal Santerno al Reno, dal Po al Ticino, breve viaggio nell’Italia che riscopre quelle che furono le prime vacanze low cost. Unica novità, rispetto ad allora, i cartelli dei divieti. La Provincia di Bologna, dopo avere visto le analisi di Ausl e Arpa, ha lanciato l’allarme. “Tutti i fiumi della provincia sono inquinati. I Comuni vietino subito la balneazione”.

Nel Santerno, ad esempio, i coliformi totali sono sopra ogni limite. Ma anche qui è difficile trovare posto nelle spiaggette, tanta è l’affluenza. Chi non fa il bagno si siede su un sasso e mette i piedi in acqua. Divieto rispettato, invece, nel “mare di Bologna”, un pratone in riva al Reno a Casalecchio. Si capisce subito perché. “Ha visto l’acqua? È marrone. E sull’altra riva si vedono i topi”. Francesco Monduzzi, canottiera rossa, è un bagnino che non entra mai in acqua. “E proibisco anche agli altri di entrare. Troppo inquinamento. Qui si viene a prendere il sole. Chi vuole, affitta il lettino e l’ombrellone, 3,50 euro al giorno. Ma tanti arrivano con la loro sdraio. I nostri 300 lettini il sabato e la domenica non ci bastano: arrivano più di mille persone. Negli altri giorni, questo è il lido dei cassintegrati. Hanno tanto tempo e pochi soldi, e questo è il posto ideale. Se hanno caldo si fanno, gratis, pure la doccia vaporizzata”.

Negli anni del “tutti al mare” gli spiaggioni del Po erano deserti. “E adesso - dice Giuliano Landini, che da Boretto porta i turisti sulla motonave Stradivari - vedo spiagge sempre più affollate. Con pochi euro di benzina, puoi passare una bella giornata. Gli italiani almeno sanno che è pericoloso entrare in acqua. Mulinelli e correnti possano tradire anche chi sa nuotare. Tanti stranieri, però, non conoscono il fiume. Entrano in acqua, trovano quello che viene chiamato il “piede di terra”, il salto in una buca nascosta: da mezzo metro d’acqua cadono giù per tre metri e sono perduti. Anch’io nuotavo in Po, da ragazzo. Ma mio padre mi aveva insegnato tutto, e lui aveva imparato dal nonno”. Oltre ai cartelli in diverse lingue con il “divieto di balneazione” ci sono anche i disegni che mostrano un bagnante che annega in un gorgo. Ma spesso le sirene annunciano l’arrivo di un inutile soccorso

Anche sotto il ponte della Becca, dove il Ticino si unisce al Po, ragazzi e uomini nuotano nelle acque vietate. “In tutta l’asta del fiume - dice Massimo Depaoli, del circolo Legambiente di Pavia - c’è il divieto di balneazione. Nella parte alta del fiume ci sono acque pulite ma le Usl non danno il permesso di fare bagni perché basta un temporale per “bypassare” i depuratori e gettare nel fiume colibatteri e tutto il resto”. “Il Ticino - dice Damiano De Simine, presidente della Legambiente lombarda - è comunque una delle nostre eccellenze. C’è un ritorno ai fiumi, che sono la risposta popolare ai Tropici: dobbiamo fare di più per renderli vivibili. L’11 luglio, come in tutta Europa, abbiamo partecipato al “Big jump”, il grande salto. È il balzo che, secondo la direttiva europea del 2000, dobbiamo compiere per rendere balneabili tutti i fiumi entro il 2015. Io personalmente mi sono lanciato nel Lambro”. Tramonta il sole sul Ticino. C’è chi carica il gazebo ma lascia la griglia. Posto prenotato per domani. Come in pensione
Fonte: La Repubblica

Cani senza padrone, la carica dei 600 mila

Tuesday, July 27th, 2010

 Sono in tanti, contarli è impossibile. Sono sparsi in tutta la penisola, riuniti in associazioni non profit piccole o grandi oppure semplici privati che ogni giorno operano per proteggere, sterilizzare, curare, portare a passeggio e trovare casa al silenzioso esercito dei cani senza padrone. Nel nostro Paese quest’ultimo ammonta, stando ai dati forniti dalle Regioni al Ministero del Welfare, a 600mila, 450mila dei quali vivono in stato di abbandono in strada, soprattutto al Sud. Senza i volontari, che molto spesso spendono di tasca propria per cure veterinarie e cibo, il problema randagismo sarebbe assai più grave, con conseguenze pesanti per la sicurezza delle persone, vedi fenomeno dei cani vaganti nel Mezzogiorno, e per le tasche degli italiani. Perché è con i soldi delle nostre tasse che i comuni, per legge proprietari dei cani senza padrone, mantengono questi ultimi dopo che nel 1991 fu approvata la legge 281 che vieta la soppressione degli animali accalappiati

IN STRADA E NEI CANILI - I problemi connessi al randagismo sono essenzialmente due: quello dei cani di strada e quello degli animali rinchiusi nei canili. Silvia Esposito, trentunenne veterinaria di Somma Vesuviana, fa i conti con tutti e due. Da sempre raccoglie cani malati dalle strade del Parco Nazionale del Vesuvio, li cura, li sterilizza e cerca per loro un’adozione. Ma non si limita a questo: negli ultimi anni ha cercato un dialogo con il sindaco della sua città per entrare senza problemi nel canile convenzionato con il suo comune a fotografare gli animali, preparare appelli per la loro adozione e pubblicarli sul sito www.canidisomma.com, dando loro la possibilità di essere visti e adottati in tutta Italia. Mentre la Asl 4 di Napoli sterilizza i cani di Somma ospitati nei canili, Silvia si concentra su quelli di strada effettuando una media di cinque sterilizzazioni settimanali. A più di duecento cani, inoltre, ha trovato una famiglia. Questo è un esempio di felice collaborazione tra privati volontari e istituzioni ma non sempre le cose filano così lisce.

GALLINE DALLE UOVA D’ORO - Il problema, infatti, è insito nella stessa legge 281/91. Oltre a impedire la messa a morte dei cani nei canili, la 281 puniva amministrativamente l’abbandono (che dal 2004 è sanzionato penalmente grazie alla legge 189), imponeva ai proprietari di tatuare il proprio cane e registrarlo all’anagrafe canina (ma dal 2005 è obbligatorio il microchip), ai comuni di risanare i canili, alle Asl di effettuare le sterilizzazioni e alle Regioni di emettere leggi proprie nel quadro della legge nazionale.

Un pesante freno a questa legge è però insito nella stessa che dà la possibilità ai comuni di appaltare la gestione dei cani a imprenditori privati di contro a un contributo giornaliero che varia da 2 a 7 euro per cane secondo quanto riferisce la Lav. Su questi ingenti appalti molti proprietari di canili iniziarono a lucrare pesantemente, spendendo il meno possibile per i cani e intascando il resto, spesso con la complicità di amministratori pubblici corrotti. Fu questo il motivo per cui non fu dato impulso alle sterilizzazioni che avrebbero concretamente ridotto il numero di cani abbandonati, divenuti, invece, vere e proprie “galline dalle uova d’oro”. E fino a che la legge non cambierà, rendendo tutti i canili pubblici oppure gestiti da associazioni no profit, per i volontari italiani e i loro protetti il destino sarà sempre poco gentile. Per fortuna l’ingegno degli amanti degli animali più sfortunati si è appropriato delle straordinarie potenzialità di Internet e ha creato siti come www.misha.cc dove vengono pubblicati appelli per i cani in cerca di famiglia di tutta Italia, dando loro una visibilità che senza la “grande rete” non avrebbero mai avuto.

L’EMERGENZA ABBANDONI - I volontari lottano anche contro un altro fenomeno, quello degli abbandoni, a cui il randagismo è direttamente collegato, che fa i conti con un’arretratezza culturale che in Italia porta i proprietari di animali da compagnia a sbarazzarsi ogni anno, soprattutto in estate, di 50mila cani e 80mila gatti. Oggi, però, la sensibilità nei confronti di questo fenomeno è aumentata e tante sono le campagne contro l’abbandono. Un’iniziativa interessante è chiamata “Io l’ho visto”, promosso da Prontofido in collaborazione con Radio 105, Radio Monte Carlo, Virgin Radio, Radio Bau & Co e Aidaa, e consta di un numero di sms (3341051030) al quale si possono segnalare cani vaganti in autostrada. Dal 13 agosto, poi, sarà sugli schermi del cinema, la commedia Sansone ispirata al fumetto di Brad Anderson che, insieme alla Lav e al Ministero del Turismo, invita tutti a portare con sé in vacanza il proprio animale da compagnia e ad adottarne uno senza padrone.

Giorgia Rozza
Fonte: Corriere della Sera

Mozzarelle blu, controlli in tutta Italia

Sunday, July 25th, 2010

Dopo il caso Granarolo, il ministro della Salute assicura verifiche su tutte le fasi di commercializzazione sull’intero il territorio nazionale. Nell’azienda italiana trovate prove sulla situazione della ditta tedesca. La polizia giudiziaria: “Forse un problema di produzione interno”

ROMA - “L’azione di monitoraggio e controllo negli stabilimenti di produzione ed in tutte le fasi di commercializzazione delle mozzarelle su tutto il territorio nazionale va avanti”. È quanto comunica in una nota il ministro della Salute. L’intervento di Fazio arriva a ventiquattr’ore dalla denuncia di un caso di colorazione anomala 1 della mozzarella su un prodotto italiano a marchio Granarolo. L’azienda ha smentito l’episodio.

Nei controlli, ha comunicato il ministero, sono coinvolti i servizi veterinari delle Asl, delle Regioni e province autonome di Trento e Bolzano, i Nas e gli Istituti zooprofilattici sperimentali. “A loro va un particolare ringraziamento per la costante attività svolta a tutela del consumatore e delle produzioni italiane”, scrive Fazio. Il ministero della Salute ha convocato un tavolo operativo con l’Istituto Superiore di Sanità e gli Istituti Zooprofilattici per fare una valutazione dei dati raccolti nel corso dei controlli effettuati e dei dati scientifici, attualmente disponibili.

Grazie ai risultati che emergeranno dall’incontro, saranno formulate alcune indicazioni operative da fornire sia agli organi di controllo che alle aziende di produzione. È stato previsto, inoltre, un incontro con le le associazioni di categoria del settore lattiero caseario al fine di sensibilizzare gli operatori

del settore alimentare a mantenere una stretta collaborazione con le autorità sanitarie e pianificare strategie comuni sul fronte igienico sanitario.

Nei documenti della Granarolo prove sulla situazione della ditta tedesca. Intanto ieri gli spettori di polizia giudiziaria inviati dal pm Raffaele Guariniello nella sede della Granarolo hanno raccolto prove importanti sulla situazione della ditta tedesca che ha prodotto le “mozzarelle blu”. I tecnici dell’azienda italiana, infatti, si erano accorti che nell’azienda straniera non tutto era in regola, e avevano scritto i loro dubbi su documenti. Granarolo ha avuto frequenti contatti con la Milchwerk Jager Gmbh, dalla quale acquistava del formaggio a pasta filata poi rivenduto come provola dolce. Nel corso degli anni sono stati fatti numerosi “audit” (valutazioni e controlli di dati e procedure) da cui risulta che la ditta tedesca, secondo gli emissari della stessa Granarolo, non rispettava gli standard: nelle carte si parla di “non conformità”. In uno dei documenti si può leggere che la Jager, pur ammettendo i rilievi mossi dagli italiani, li ha lasciati “irrisolti” o “risolti solo in parte”. Dal materiale raccolto dagli investigatori risulterebbe che Granarolo ha continuato a fare acquisti in Germania perché era troppo difficile trovare un altro fornitore. A partire dallo scorso maggio, in merito al prodotto - di origine tedesca -  sono state delle segnalazioni in cui si lamenta la presenza di muffe.

Forse un problema di produzione. Secondo gli inquirenti della procura di Torino, che proprio ieri hanno effettuato un sopralluogo nella sede della nota industria alimentare emiliana, a far assumere alle mozzarelle Granarolo il colorito bluastro potrebbe essere stato un problema di produzione interno. La colorazione blu, finora, era stata riscontrata solo in mozzarelle di produzione tedesca. Le analisi avevano accertato la presenza, in quei formaggi, di un microrganismo chiamato “pseudomonas”, ma anche di batteri che lasciavano pensare all’uso di acqua sporca.

Fonte: La Repubblica

La Zoomafia 2010 in Italia,rapporto choc della Lav

Sunday, June 20th, 2010
Tra combattimenti clandestini e giubbotti in pelle di procione, ecco la situazione dello sfruttamento animale nel nostro Paese.
Un giro d’affari da circa 3 miliardi di euro nel solo 2009: questa è la cifra scioccante che emerge dal “Rapporto Zoomafia 2010”della LAV, che ha analizzato lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2009.
 
Il bilancio della lotta alle zoomafie risulta incerto. Se gli interventi contro le corse di cavalli clandestine sono calati drasticamente, nonostante il fenomeno sia in continua crescita, buone notizie arrivano invece  dal fronte della lotta all’importazione illegale di cuccioli dall’Est. In 15 mesi sono stati infatti sequestrati 886 cuccioli e denunciate 41 persone, tra trasportatori, allevatori e commercianti.Stabile invece il business legato alla gestione di canili “illegali” (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale) così come il business sui randagi, che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti stimati intorno ai 500 milioni di euro l’anno, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili.
 
Desta grande preoccupazione la cosiddetta “Cupola del Bestiame”, che tra furto di animali da allevamento e la commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati, fattura circa 400 milioni di euro l’anno. Nel 2009 i Nas hanno sequestrato 38mila tonnellate di alimenti tra cui carne invasa da parassiti; formaggi e latte scaduti pronti per essere riciclati, o prodotti con latte proveniente da animali affetti da brucellosi; salumi scaduti, rietichettati e venduti come prodotti tipici; false uova biologiche. Sequestrate anche oltre 200mila uova a rischio salmonella. Particolarmente inquietante sono i fenomeni di collusione: solo nel 2009 sono stati 11 i veterinari denunciati, di cui 4 arrestati nel corso di varie inchieste.
 
Per quanto riguarda il rischio di estinzione delle specie rare l’ultima minaccia arriva dal web. Ogni giorno su Internet vengono scambiati migliaia di esemplari appartenenti a specie selvatiche e prodotti proibiti derivati da animali protetti. Leoni, tigri, bertucce, macachi, testuggini, boa constrictor, lince rossa, tartaruga azzannatrice,  varano del Nilo, volpe del deserto, ma anche accessori realizzati con pelle di pitone delle rocce, monili in avorio, giubbotti di pelle di procione, cinture in pelle di coccodrillo, pelli di varano del Bengala, conchiglie rare, uccelli morti, caviale: questo lo strano repertorio di animali vivi, prodotti ricavati da animali e parti di essi sequestrati nel nostro Paese nel 2009.
 
Il fenomeno della cinomachia (lotta tra cani) risulta in calo nel 2009, ma si registrano molti casi di combattimenti tra animali mai sfruttati prima a questo scopo. Preoccupano anche i numerosi filmati cruenti riguardanti animali che circolano nella rete. E’ stato addirittura denunciato, e successivamente chiuso, un social network chiamato “Sì al combattimento tra cani”, in cui i membri consideravano questa pratica disumana una sorta di sport estremo. Aumentano inoltre i casi di animali sfruttati a scopo intimidatorio: cani aizzati contro persone o per commettere rapine, galline sgozzate e addirittura il surreale caso di un coccodrillo usato da un boss mafioso per spaventare i propri rivali.
 
Continua infine il saccheggio dei mari da parte delle organizzazioni mafiose attraverso il traffico di datteri di mare o di ricci destinati alla ristorazione. Numerosissimi anche i casi di vendita fraudolenta e violazione delle norme igieniche: pesce decongelato venduto come fresco, carne di squalo spacciata per pesce spada e addirittura il caso di un venditore ambulante che per sfuggire ai controlli nascondeva le cozze nel cassonetto dell’immondizia.

Foto su scempio dei paesaggi italiani

Wednesday, June 16th, 2010

Iniziativa di Oliviero Toscani con Fai e Normale di Pisa

 Tante foto per denunciare lo scempio del bello.L’idea e’ di Oliviero Toscani,che insieme al Fai, chiama gli italiani in difesa del paesaggio. Partecipa anche il direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis. Tutti armati di macchina fotografica o telefonino, esorta il fotografo, per denunciare le violenze e gli abusi che ogni giorno insidiano le citta’ e devastano le campagne. Il progetto ha gia’ un nome, Paesaggio Italiano, e spera di diventare un archivio multimediale, con sito internet.
Fonte: Ansa.it

Gli italiani vogliono più eolico Mancano regole e informazioni

Wednesday, June 16th, 2010

Oltre l’80% appoggia l’utilizzo dell’energia alternativa anche come fonte occupazionale. Nella “giornata del Vento” gli ambientalisti chiedono trasparenza  e integrazione nel paesaggio di ANTONIO CIANCIULLO

Otto italiani su 10 vogliono che il vento muova l’energia. E’ molto larga la maggioranza a favore dell’eolico che si profila dalla ricerca dell’Ispo presentata oggi da Renato Mannheimer. L’87 per cento degli intervistati ritiene che l’energia eolica possa giocare un ruolo positivo nello sviluppo economico del paese facendo da volano per l’economia locale grazie all’aumento dell’occupazione. Una convinzione che poggia sui numeri : nel solo primo semestre del 2010 il settore eolico ha impiegato circa 1.000 addetti in più rispetto allo scorso anno arrivando a 25.530 occupati, di cui 7.460 diretti, con una crescita dell’occupazione del 4,5 per cento nonostante la crisi.
Sono alcuni dei dati presentati in occasione del Wind day, la giornata mondiale del vento promossa dall’Ewea, l’associazione europea dell’energia eolica e dal Gwec, il Global Wind Energy Council in tutta Europa. “Con il Wind day vogliamo ribadire l’importanza dell’utilizzo delle fonti rinnovabili come una delle chiavi per contribuire a risolvere la crisi economica e climatica”, ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente. “Per andare avanti, però, è fondamentale aprire un confronto sulle regole, in modo da garantire trasparenza, legalità e integrazione dell’eolico nel paesaggio. Sono sette anni che aspettiamo queste regole, un ulteriore ritardo sarebbe francamente inaccettabile”.

Dallo studio di Mannheimer  risulta che queste idee sono largamente diffuse. Il 60 per cento degli italiani è convinto che l’eolico sia importante non solo a livello locale per gli effetti sull’occupazione ma per il suo ruolo strategico perché, a differenza di altri settori energetici, permette di puntare su una fonte che non dipende dall’estero e che, per 3 italiani su 4, non è soggetta a crisi economiche e politiche.

Gli italiani sono dunque pronti alla sfida dell’eolico: l’83per cento vorrebbe un maggior uso delle fonti di energia eolica da parte del suo fornitore. Gli italiani chiedono più informazione in questo settore (82 per cento) ma risultano promossi per quel che riguarda la conoscenza del meccanismo di incentivazione pubblica che va a premiare l’energia elettrica effettivamente prodotta e distribuita attraverso gli impianti esistenti e non la costruzione di nuovi aerogeneratori.

Proprio il sistema dei certificati verdi è però uno dei punti caldi della polemica. Il taglio deciso dal governo ha suscitato un coro di proteste che vanno da Confindustria a Federutility. Secondo l’Anev (Associazione nazionale energia del vento) le ripercussioni di questo voltafaccia, in mancanza di una correzione dell’ultima ora, sarebbero pesanti: il default finanziario di 4,5 miliardi di investimenti per impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili già in esercizio (più 2,8 miliardi previsti nei prossimi due anni); la perdita di 25.000 posti di lavoro attuali e la mancata crescita nei prossimi due anni di ulteriori 20.000; gravi danni energetici, ambientali. L’industria italiana delle rinnovabili si fermerebbe mentre gli altri paesi vanno avanti: si aprirebbe un’altra stagione di dipendenza energetica.

Fonte: La Repubblica

La tecnologia italiana produce il caldo (e il freddo) a costo zero per gli edifici

Sunday, June 13th, 2010

L’energia termica è un bene prezioso. Per produrre calore (o fresco, in estate) i 160 milioni di edifici dell’Unione europea incidono per oltre il 40% sul consumo finale di energia. Producendo circa il 40% delle emissioni di CO2. «Il punto è che di calore ne viene buttato via in abbondanza nella produzione di energia elettrica» spiega Tarcisio Ghelfi, inventore di una tecnologia che permette di utilizzare l’acqua calda di scarto delle centrali elettriche - potenzialmente anche nucleari - per riscaldare o raffrescare gli ambienti alimentando una pompa di calore

Il sistema funziona con acqua a bassa temperatura (60 gradi centrigradi) e in prospettiva permette l’integrazione di tutte le tecnologie disponibili: cogenerazione, solare termico e fotovoltaico, geotermia, eolico, celle a combustibile, caldaie integrative e altro.

L’idea verrà commercializzata da Eubios, start up nata a Milano a ottobre 2008 con un piano industriale realizzato da Accenture e guidata dal presidente Mario Beltrame e l’amministratore delegato Sergio Leali. Le soluzioni saranno due. Per gli edifici - residenziali e non - che si trovano vicino alle aree industriali verrà utilizzata l’acqua calda di scarto degli impianti. Quando invece questo non è possibile verrà realizzata una piccola centrale di generazione di energia elettrica. «La corrente prodotta verrà utilizzata per il fabbisogno delle parti comuni dei condomini, quella in eccesso sarà invece venduta al Gse sfruttando gli incentivi del contratto di scambio» continua Ghelfi, responsabile del marketing strategico per l’azienda. Per azionare la pompa di calore, dunque, «non occorre energia elettrica, ma acqua calda».

Possiamo ridurre «del 40% le emissioni del territorio - continua l’ingegnere - con un costo che viene ripagato in cinque anni, visto che non si paga la fonte primaria. Nel caso di nuove costruzioni, invece, il costo è zero da subito, visto che il nuovo impianto costa meno delle caldaie tradizionali».

Eubios, che presenterà l’innovazione giovedì 10 giugno al museo della Scienza e della tecnica di Milano, ha già avviato una serie di progetti, tra cui l’integrazione della pompa di calore in 180 appartamenti a Crema, con la Fondazione Cariplo. Altri progetti riguarderanno raffinerie, data center e housing sociale.

Fonte: Il Sole 24 ORE

 

L’amore per l’ambiente unisce l’Italia

Sunday, May 16th, 2010

Fulco Pratesi invita alla Festa delle Oasi Wwf: visite guidate, mercatini, spettacoli in cento località

domenica 16 maggio. l’evento clou in Sicilia

«L’amore per l’ambiente unisce l’Italia»

Fulco Pratesi invita alla Festa delle Oasi Wwf: visite guidate, mercatini, spettacoli in cento località

MILANO - E’ giunta alla fase clou la Festa delle Oasi Wwf 2010, nell’Anno della Biodiversità. Domenica 16 maggio numerose iniziative sono in programma in tutta Italia. Vengono inaugurate nuove aree all’interno di oasi già esistenti, come quella di Focognano in Toscana; animali feriti e curati nei centri di recupero dell’associazione vengono rimessi in libertà; i visitatori potranno visitare mostre e assistere a spettacoli all’aperto, oltre a partecipare alle visite gratuite lungo gli oltre mille chilometri di sentieri speciali delle cento Oasi Wwf d’Italia. 

PRATESI: «ITALIA UNITA PER L’AMBIENTE» - «Visitare le Oasi, ammirare da vicino lo spettacolo della natura, toccare con mano l’impegno della nostra associazione che da 40 anni difende 30 mila ettari di territorio dalla speculazione e dal degrado: anche questo è un modo per festeggiare l’Unità d’Italia», ha dichiarato in una nota Fulco Pratesi, Presidente onorario del Wwf Italia. Pratesi ricorda che per molte specie-simbolo, come orsi, lupi, lontre, aquile, camosci, foche monache, Cavalieri d’Italia, il nostro Paese ha sempre rappresentato un sistema naturale unico: «Solo gli uomini costruiscono ancora barriere fisiche e ideologiche. L’invito del Wwf è quello di conoscere da vicino la natura di questo Paese, perché attraverso la conoscenza nasce la consapevolezza del suo valore e della sua unicità». Pratesi fa anche un appello: «Senza risorse le Oasi sono a rischio. Abbiamo bisogno di forze per contrastare le minacce e i pericoli dei cambiamenti globali e dell’aggressione costante del territorio. Nell’Anno della Biodiversità vogliamo fare di più per salvare gli habitat più a rischio e continuare a proteggere lontre, anfibi, farfalle per il bene di tutti».

SICILIA PROTAGONISTA - L’evento clou si svolge in Sicilia, dove in questi giorni si stanno celebrando i luoghi-simbolo dell’Unità d’Italia: Fulco Pratesi, insieme alle istituzioni locali e ai volontari, è protagonista di una diretta su Rai3 (ore 10-11) dall’Oasi delle Saline di Trapani, Riserva Naturale Regionale che coniuga la tradizionale attività di raccolta del sale con la conservazione di un’importante area umida per la sosta e nidificazione di centinaia di specie di uccelli. La puntata dello Speciale Oasi curato dalla rubrica «Ambiente Italia» del Tgr condotto da Beppe Rovera offre un panorama delle aree e delle specie salvate dal Wwf in tutta Italia. Ospite anche il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, in collegamento dal Parco del Plemmirio a Siracusa insieme con rappresentanti del Wwf.

MERCATINI E MENU SPECIALI - Nella giornata di domenica sono previsti eventi in tutte le Oasi italiane con ambienti più diversi: boschi, colline, fiumi, laghi, stagni, coste, montagne, cascate e torrenti, per un’immersione totale nella natura. Si potranno anche visitare i mercatini biologici con i prodotti di «Terre dell’Oasi», che verranno lanciati proprio in occasione della festa (tutti i programmi su www.wwf.it). Tutti coloro che, visitando un’Oasi in una delle tre domeniche, decideranno di diventare soci, riceveranno in omaggio una maglietta «Siamo tutti sulla stessa Arca». La Festa Oasi si chiuderà domenica 23 maggio, giornata conclusiva ed aperta al pubblico della Conferenza Nazionale per la Biodiversità organizzata a Roma dal Ministero dell’Ambiente. Il 23 maggio sarà inoltre la Prima giornata nazionale delle Fattorie del Panda, agriturismi associati al Wwf situati all’interno o nelle vicinanze di aree naturali protette, che offriranno speciali menù dedicati alle Oasi per l’iniziativa «Biodiversità a Tavola» (www.fattoriedelpanda.net).

Fonte: Corriere della Sera

Parco auto, crescita infinita

Thursday, May 13th, 2010

Negli ultimi anni le vetture circolanti in Italia sono aumentate ancora, del 4,9%: abbiamo la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitantidi VINCENZO BORGOMEO 

 

Parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni

Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti.

L’aumento delle macchine sulle strade è insomma inarrestabile e preoccupante: da noi oggi circolano più di 36 milioni di auto, appena 10 anni fa erano solo 30 milioni e nel 1986 si fermavano a quota 24 milioni. Mentre negli anni Sessanta ce n’ erano solo 1,9 milioni, cioè meno di quante se ne vendono ora ogni anno e quasi quanto l’aumento del circolante negli ultimi tre anni.
Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 2480 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più.

E non è un caso che questi dati non arrivino dall’Istat o da un altro autorevole istituto di ricerca ma, incredibilmente dall’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile di AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici). Senza togliere nulla al grande lavoro fatto da questo osservatorio (ha anche individuato nella carenza del trasporto pubblico i motivi di questa crescita esponenziale) va detto che un tema del genere dovrebbe essere appannaggio di studi nazionali del ministero dei trasporti di una delle tante commissioni. E invece nulla. A raccontarci come è messa la nostra viabilità ci pensa l’AIRP…

In ogni caso l’analisi arriva anche alle diverse regioni, così si scopre che sono proprio quelle meridionali-centrali che hanno fatto registrare tra il 2005 ed il 2009 gli aumenti più significativi. In testa la Calabria (+7,91%), seguita nell’ordine dalla Basilicata (+7,67%), dal Lazio (+7,14%), dal Molise (+6,97%), dalla Sardegna (+6,94%), dalla Sicilia (+6,81%) e dalla Puglia (+6,15%). In chiusura di questa graduatoria vi sono la Lombardia (+3,23%), il Piemonte (+2,81%) e la Liguria (+1,74%).

Ma perché in Italia in parco auto circolante aumenta sempre e inesorabilmente? Il cuore del problema non è tanto legato al fatto che il trasporto privato è l’unica soluzione di mobilità quanto all’arcaico sistema di rottamazione: di anno in anno il bilancio fra auto immatricolate e rottamate è sempre in attivo. Neanche gli incentivi (che prevedevano forti sconti solo a patto di distruggere vecchie auto) sono riuscite ad equilibrare il sistema, dando prova che solo una rottamazione “pura”, ossia incentivi per in cambio della radiazione di una macchina obsoleta può portare l’Italia fuori dal tunnel.

 
Fonte: La Repubblica

La classifica del mare migliore d’Italia

Thursday, May 13th, 2010

Liguria 17 località: Camporosso, Bordighera (Imperia), Loano, Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona, Albissola Marina, Albissola Superiore, Celle Ligure, Varazze (Savona), Chiavari, Lavagna, Moneglia (Genova), Lerici, Ameglia - Fiumaretta (Lerici)

Marche 16: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo (Pesaro-Urbino), Senigallia, Ancona Portonovo, Sirolo, Numana (Ancona), Porto Recanati, Potenza Picena - Porto, Civitanova Marche (Macerata), Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)

Toscana 16: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio (Lucca), Pisa - Marina di Pisa - Tirrenia - Calambrone, Livorno - Antignano e Quercianella, Castiglioncello e Vada di Rosignano Marittimo, Cecina, Marina di Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Riotorto - Piombino - Parco naturale della Sterpaia (Livorno), Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina e Principina di Grosseto, Monte Argentario (Grosseto)

Abruzzo 13: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina (Teramo), Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Vasto, San Salvo (Chieti)

Campania 12: Massa Lubrense (Napoli), Positano, Agropoli, Castellabate, Montecorice - Agnone e Capitello, Pollica - Acciaroli Pioppi, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola - Palinuro, Vibonati - Villammare, Sapri (Salerno)

Puglia 8: Rodi Garganico (Foggia); Polignano a Mare (Bari), Ostuni - Marina di Ostuni (Brindisi), Castellaneta, Ginosa - Marina di Ginosa (Taranto), Castro Marina, Melendugno, Salve (Lecce)

Emilia Romagna 8: Comacchio-Lidi Comacchiesi (Ferrara), Lidi Ravennati, Cervia (Ravenna), Cesenatico, San Mauro Pascoli - San Mauro Mare (Forlì-Cesena), Bellaria Igea Marina, Rimini, Cattolica (Rimini)

Veneto 6: San Michele al Tagliamento - Bibione, Caorle, Eraclea - Eraclea mare, Jesolo, Cavallino Treporti, Venezia - Lido di Venezia (Venezia)

Lazio 5: Anzio (Roma), Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga, Gaeta (Latina)

Sicilia 4: Fiumefreddo di Sicilia - Marina di Cottone (Catania), Pozzallo, Ragusa - Marina di Ragusa (Ragusa), Menfi (Agrigento)

Calabria 4: Cariati - Marina di Cariati (Cosenza), Cirò Marina - Punta Alice (Crotone), Roccella Jonica, Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria)

Friuli Venezia Giulia 2: Grado (Gorizia), Lignano Sabbiadoro (Udine)

Sardegna 2: Santa Teresa di Gallura - Rena Bianca, La Maddalena - Punta Tegge Spalmatore (Olbia-Tempio)

Piemonte 2: (per i laghi): Cannero Riviera (Verbania), Cannobio (Verbania)

Molise Termoli 1: (Campobasso)

Basilicata 1: Maratea (Potenza)

LE 15 SPIAGGE MIGLIORI - Jesolo (Ve), Celle Ligure e Varazze (Sv), Moneglia (Ge), e Lerici. Poi Cesenatico (Fc), Cecina, Bibbona, Castagneto Carducci (Li), Castiglione della Pescaia (Gr), Potenza Picena e Civitanova Marche (Mc), Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto (Ap), Pollica (Sa).

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