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Lambro, dietro quel sabotaggio appalti e un progetto milionario

Friday, February 26th, 2010
Quasi 200mila metri quadri di superfici, piste ciclabili ed edifici ecosostenibili: così dovrebbe cambiare il volto dell’antico complesso industriale di Monza da cui qualcuno ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro e il Po. La Procura indaga sul sottobosco degli appalti

di Gabriele Cereda

La raffineria della Lombarda Petroli
La raffineria della Lombarda Petroli

È un affare da mezzo miliardo di euro, un progetto faraonico da 187mila metri quadrati su un terreno di 309mila. Ed è previsto proprio sui terreni della Lombarda Petroli, l´ex raffineria di Villasanta a Monza da cui qualcuno, nella notte tra lunedì e martedì, ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro per poi riversarsi nel Po.

GUARDA Il rendering del progetto

Su quell´impianto, e sui terreni che lo circondano, dovrebbero sorgere appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale. In una parola, Ecocity: così lo ha battezzato la Addamiano Engineering di Nova Milanese, che vuole realizzare tutto ciò. Un progetto che da qualche tempo sembra segnare il passo, frenato da una serie di difficoltà economiche, e sul quale ora la catastrofe del Lambro si abbatte con la forza di un ciclone. E le indagini dei carabinieri, della polizia provinciale e del Noe, il nucleo ecologico dell´Arma, sembrano avere già imboccato una direzione precisa: quella del sottobosco dei subappalti.

FOTO L’onda di petrolio nel Po | Il petrolio nel Lambro

La Procura di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque a carico di ignoti. Nessun dubbio che si sia trattato di un sabotaggio a cui hanno preso parte almeno tre persone. Per svuotare le cisterne è necessario sbloccare le valvole, attivare nella giusta sequenza tre comandi e attendere che gli idrocarburi vengano aspirati dal fondo e pompati in apposite tubature. Solo a questo punto si possono aprire le ultime paratie che dovrebbero essere collegate ad autobotti. L´amministratore delegato della Lombarda Petroli, Giuseppe Tagliabue, è stato interrogato a lungo. Sarebbero emerse gravi carenze nella sicurezza dell´impianto.

Nei prossimi giorni verrà sentita anche la famiglia Addamiano: i fratelli Giosuè, Rosario e Matteo, alla guida del holding Addamiano Engineering di Nova Milanese, fondata negli anni Sessanta. I costruttori si sono presentati ai cancelli della Lombarda Petroli per verificare di persona quanto accaduto sui terreni dove a breve prenderà il via il loro progetto di riqualificazione urbana. L´idea di Ecocity è trasformare l´ex raffineria in una cittadella ecosostenibile. Il masterplan è stato realizzato dall´architetto Massimo Roj in collaborazione con progettisti del Politecnico. La prima parte, 80mila metri quadri dedicati all´industria, è già stata realizzati

Fonte: La Repubblica

Le sette cisterne sabotate nella Ecocity mai decollata alle porte di Monza

Friday, February 26th, 2010

«Ecocity, il più grande progetto multifunzionale della Brianza». Dove oggi ci sono le sette cisterne violate della Lombarda Petroli sorgeranno a breve villette, uffici e centri commerciali. Lo annunciano gli enormi cartelli che costeggiano la strada che porta allo stabilimento. In fondo ci sono già i numeri a cui telefonare per prendere informazioni. Una città ecologica su terreni satolli di gasolio? Bella grana per i fratelli Addamiano (Giosuè, Rosario e Matteo), gli artefici del progetto. Ma tant’è, gli immobiliaristi originari di Cerignola, in provincia di Foggia, ieri erano irreperibili. Come del resto Enzo Tagliabue, il proprietario della Lombarda Petroli. Gli Addamiano hanno precisato soltanto che il terreno su cui sorge la Lombarda Petroli è ancora di Tagliabue. Come dire: noi con questo disastro non c’entriamo nulla.

Qui alle porte di Monza tutti sanno che gli Addamiano e Tagliabue si sono intesi da tempo sul futuro dell’area. Una parte dei terreni che erano della Lombarda Petroli sono già passati di mano e ora ospitano una fila di capannoni. Insomma, le sette cisterne svuotate con le cattive avevano i giorni contati. Come testimonia lo stato complessivo del sito: amianto e degrado dappertutto. Del resto il 15 aprile del 2009 il progetto «multifunzionale» è stato approvato dal consiglio comunale. Insomma, si potrebbe partire a suon di fondamenta e calcestruzzo per costruire 172 mila metri quadrati dedicati a uffici, residenza, commerciale e produttivo. Il tutto — recitano le brochure— «immerso in un grande parco di 80 mila metri quadrati».

Ma ora è l’immobiliare a tardare nella firma della convenzione. D’altra parte il mercato del mattone è ingessato dalla crisi. Sottoscrivere il documento vorrebbe dire mettere liquidità nel nuovo progetto. E gli Addamiano adesso sono impegnati su un altro fronte, la commercializzazione del polo tecnologico di Desio sull’ex area Autobianchi. Cui prodest? A chi conveniva avventurarsi di notte dentro il perimetro della Lombarda Petroli (operazione peraltro semplice, la sorveglianza delle telecamere pare fosse limitata al cancello d’ingresso)? Qualcuno sussurra che la responsabilità potrebbe essere dei vecchi dipendenti dell’azienda, cacciati via ad uno ad uno (oggi sono rimasti solo in cinque).

Ma l’assessore regionale al Territorio della Lombardia lascia intuire altre ipotesi. «Questo è un atto doloso di gravità eccezionale — ha detto ieri Davide Boni —. E se qualcuno pensa che così facendo si possa avere qualche agevolazione urbanistica ha sbagliato Regione». Il presidente delle Provincia di Milano, Guido Podestà, si è addirittura spinto oltre: « Potremmo pensare a un vincolo perenne». «E se si trattasse di un avvertimento mafioso?», sussurrano altri. Le infiltrazioni della ’ndrangheta a Buccinasco sono note, ma anche Desio non è estranea al fenomeno. A dipanare il groviglio delle ipotesi in queste ore è la procura di Monza. Il primo punto da chiarire riguarda la quantità di olio combustibile presente nelle cisterne. La Lombarda petroli aveva autocertificato meno di 5 milioni. Una soglia che permetteva una semplificazione delle procedure di sicurezza.

Fonte: Corriere della Sera

Blocco del traffico : «no» dei sindaci dell’hinterland milanese

Wednesday, February 24th, 2010

Tutti a piedi domenica prossima. Anzi no. Dopo aver sbandierato l’entusiastica adesione di città «piccole e grandi, di pianura e di montagna» alla proposta di spegnere i motori delle auto, per ripulire un po’ l’aria che respiriamo, i sindaci di Milano e Torino, Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, devono ora incassare l’altolà della stragrande maggioranza dei Comuni dell’hinterland della metropoli lombarda. Dei 134 municipi della provincia di Milano, infatti, solo due sono al momento disposti ad aderire al blocco del traffico di domenica 28 febbraio in tutta la Val Padana, proclamato in sede Anci dai due primi cittadini. Si tratta dei comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, entrambi governati da giunte di centrosinistra.

IL TAVOLO - A renderlo noto è stato l’assessore provinciale Giovanni De Nicola, che ha tenuto un tavolo di coordinamento dell’hinterland dedicato allo smog, al quale hanno preso parte una settantina di amministratori del Milanese. «A quel che ci risulta - ha affermato De Nicola - sono solo due i sindaci che hanno dimostrato la propria disponibilità al blocco di domenica, fermo restando comunque la forte perplessità a misure di questo tipo». Lo stesso De Nicola non ha nascosto i suoi personali dubbi all’idea del blocco del traffico. «Noi non siamo stati coinvolti in questa scelta - ha osservato l’assessore - il blocco sicuramente non crea danni all’ambiente ma resta la mia totale perplessità sulla sua reale efficacia».

INUTILE - Una posizione, questa, condivisa da tutti i sindaci milanesi del Pdl, come Adriano Alessandrini, primo cittadino di Segrate («il blocco è inutile - ha detto - ci sono tanti modi per educare i cittadini al rispetto dell’ambiente, piuttosto che fermare il traffico per poche ore») e Lorenzo Vitali, sindaco di Legnano in quota Pdl, che invece aderì al blocco del 31 gennaio («adottare una misura di emergenza quando l’emergenza non c’è - ha detto - non risponde al buon senso»). A parlare chiaramente di «problema» è stato Graziano Musella, primo cittadino di Assago, che ha rilevato la difficoltà dell’avere «pochi mezzi pubblici» che rende impossibile «dare un’alternativa ai cittadini nel momento in cui il blocco limita la loro libertà». Categorico il sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini, per il quale «il blocco non serve a niente». «Se non si fa nulla - ha proseguito - dal punto di vista strutturale non si può dire al cittadino di lasciare a casa l’auto». Fuori dal coro dei no la voce del sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini: «Non sono un talebano del blocco - ha detto - ma crediamo che su questi temi occorra prendere decisioni comuni e io aderisco all’appello dell’Anci». Il sindaco della cosiddetta «Stalingrado d’Italia» ha fatto notare come sembra ci sia «uno scontro tra Provincia e Comune»: non solo la provincia avrebbe dato vita ad un proprio coordinamento di 7 comuni per «monitorare la qualità dell’aria» ma in qualche modo sarebbe d’accordo con i sindaci nell’opporsi al provvedimento caldeggiato, invece, dal primo cittadino di Milano, Letizia Moratti.

LA MODA - Il blocco del traffico, d’altronde, partirebbe già «monco» a Milano: il Comune aveva già predisposto alcune migliaia di permessi in deroga per tutti gli operatori del mondo della moda impegnati nell’ambito delle sfilate della settimana del fashion femminile. Lo ha confermato lunedì lo stesso sindaco di Milano, a margine della presentazione di una mostra fotografica a Palazzo Marino proprio sulla moda. «Siccome la moda è un settore produttivo, cruciale per l’economia milanese e della regione - ha affermato Letizia Moratti - stiamo lavorando con la Camera della Moda perchè ci siano i permessi necessari a tutti gli operatori, affinchè la giornata riesca al meglio». Lo stesso presidente della Camera della Moda, Mario Boselli, ha confermato che i permessi saranno «alcune migliaia», riservati agli stilisti, alle modelle, ai lavoratori dei back stage, alla stampa e ai fotografi. «Non abbiamo mai chiesto di revocare la giornata di blocco - ha affermato Boselli - ma di avere tutti i permessi necessari agli operatori». Di contro il mondo della moda ha assicurato un impegno a lanciare un messaggio ecologico durante la giornata del blocco. «Stiamo lavorando - ha spiegato Letizia Moratti - per una partecipazione della Camera della Moda in modo che sia coinvolta nel trasporto pubblico ecologico». Contro la decisione, si è scagliato l’assessore provinciale al Traffico Giovanni De Nicola. «Personalmente ho forti dubbi sull’efficacia di un blocco domenicale del traffico - ha affermato - ma divento del tutto contrario quando sento parlare di migliaia di deroghe. Se blocco deve essere la parola permesso deve scomparire».

Fonte: Corriere della Sera

I LUOGHI PIU’ INQUINATI DEL MONDO

Sunday, February 21st, 2010

Un’iperbole per ricordare la capacità distruttiva dell’uomo

di Ugo Tramballi

 
 

Nella piana devastata di Chernobyl, a pochi chilometri dalla centrale atomica, c’è un grande tronco d’albero con un ramo rinsecchito ma ancora forte. E’ dove i nazisti impiccavano i partigiani ucraini e bielorussi durante la guerra. Quando la nube nucleare arrivò, l’albero diventato monumento era già morto da molti anni. Ma la terra, i raccolti, le case, gli uomini incominciarono a morire da quel momento. Era il 26 aprile 1986. Quasi 24 anni più tardi, quella zona è ancora contaminata e disabitata; la gente che ci viveva continua a morire lentamente altrove.

Il segno giallo “radiaktivnost” nella foto della gallery che pubblichiamo è lì a ricordare un inquinamento ambientale che sembra immutabile. Andai a Chernobyl nel 1988, nel secondo anniversario dell’incidente. Offrendo come protezione una mascherina da dentista, le autorità della Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina ci tennero a 200 metri dalla centrale solo per pochissimi minuti. Grado più, grado meno, oggi le radiazioni ci sono ancora.

Non c’è solo il particolato della Val Padana a cambiare l’ambiente e a ucciderci lentamente. La fotogallery mostra, ciascuno con uno scatto, i 15 luoghi più tossici della Terra. Chermobyl è quasi scontato: lo scandalo è che sia ancora così. New Delhi è nel mezzo di una piana dove d’inverno si creano le stesse condizioni di Milano e della nostra Bassa ma all’ennesima potenza.

Tuttavia pochi altri, fra i 15, sono davvero i più inquinati della Terra: quelle foto dei luoghi indicati da Mother Nature Network, sono un’iperbole, un monito per ricordarci che non c’è angolo della terra che si salvi e che l’uomo conosce molti modi per prosciugare il fiume della vita nel quale nuota. Le colline del West Virginia mangiate da miniere ormai abbandonate. Una qualsiasi spiaggia dell’immenso Pacifico sulla quale le correnti portano i liquami delle civiltà costiere. Un complesso metallurgico fuori Lima, Perù, che continua a inquinare anche quando è chiuso, producendo come in molti altri luoghi del mondo disoccupati avvelenati.

Tutte le quindici foto vengono da Paesi in via di sviluppo (anche la Cina lo è nonostante le statistiche economiche e i muscoli dei suoi leaders) o ancora lontani da una forma sostenibile di sviluppo. Solo quattro vengono dalle cinture industriali di alcune famose megalopoli: Mumbai, Delhi, Mosca e Buenos Aires. L’inquinamento si accompagna a chi ha fame di crescere e spesso non è visibile come i barili di petrolio sventrati alle porte di Mosca, che galleggiano su ciò che contenevano. La foto del fiume montano nel Karachai, la repubblica autonoma russa dei circassi del Caucaso, sembra una cartolina per escursionisti. Tuttavia è la più significativa, la peggiore, proprio perché invece sembra la più normale
Galleria fotografica.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Con le lucciole, a caccia di diossina

Sunday, February 21st, 2010
Dall’Olanda al Piemonte, una nuova tecnica di monitoraggio
MARCO ACCOSSATO
La dottoressa Maria CaramelliUna lucciola ci salverà. E’ un dono della natura l’ultima arma contro le diossine. Gli specialisti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, alleati da ieri con l’Arpa, andranno alla ricerca della sostanza chimica con il più alto contenuto tossico per l’uomo grazie alla proteina e all’enzima che producono la luminescenza del coleottero. Una tecnica importata dall’Olanda, che consentirà di moltiplicare le analisi abbattendo i costi di indagini altrimenti molto più dispendiose.Spiega la dottoressa Maria Caramelli, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte: «Le lucciole hanno una specie di faro nell’addome: quando l’enzima luciferasi, a contatto con la proteina luciferina, reagisce in presenza di ossigeno, si crea la luminescenza».Luciferina e luciferasi possono però diventare una preziosissima spia. Grazie alla manipolazione genetica - spiega sempre la dottoressa Caramelli - si riesce a far sì che cellule legate alla luciferasi diventino recettori per la diossina: legandole poi ulteriormente ai campioni da analizzare, come ad esempio latte, si può osservare se si origina luminescenza. Se ciò avviene è segno che si è in presenza di diossina, se non si attiva alcuna reazione il campione è “pulito”».

Poiché l’attività della luciferasi indotta è proporzionale alla quantità e alla potenza della sostanza a cui la cellula è stata esposta, la luminescenza misurata e convertita è in grado di fornire con precisione il valore di tossicità.

Tutte le indagini si terranno a Grugliasco, sede dell’Arpa Piemonte, nel primo laboratorio unificato con l’Istituto zooprofilattico che si occuperà di diossine e policlobifenili in campo ambientale e sanitario: un accordo che - a fronte di 160 mila euro erogati in parte dalla Regione e in parte dalla Fondazione Crt - permetterà di raddoppiare la quantità degli accertamenti eseguiti (da 200 ai 400 l’anno) risparmiando circa un milione e mezzo di euro grazie alla razionalizzazione degli strumenti e delle risorse umane fra i due enti.

«Siamo una regione fortunata - dice l’ingegner Silvano Ravera, direttore tecnico dell’Arpa -: a differenza di altre conosciamo e monitoriamo da tempo il problema delle diossine». Ma non mancano elementi di allarme, come ad esempio l’aumento dei casi di endometriosi nella zona della media Valsusa. Una malattia cronica e spesso progressiva che provoca nelle donne in età fertile sanguinamenti interni, infiammazioni croniche, tessuto cicatriziale, aderenze e infertilità.

Monitorata dall’Arpa grazie alla collaborazione dei medici di famiglia, la situazione è chiara: 56 i casi registrati dagli anni Novanta al Duemila; 57 le nuove diagnosi nel periodo 2000-2006. «Non c’è dubbio - dichiara la dottoressa Caramelli - su 500 campioni raccolti nel solo quadriennio 2004-2007 tra mangimi e alimenti abbiamo rilevato nella media Valsusa positività alla diossina che altrove non esistevano: sono state distrutte enormi quantità di latte, foraggio, e sono state monitorate aziende». Dire qual è la causa prima, o la principale, «è molto complesso». Le ipotesi, però, non mancano: tra le «osservate speciali» in zona ci sono anche le acciaierie di San Didero, costrette - anni fa - ad adeguare i sistemi alle nuove regole proprio contro il pericolo diossina.

marco.accossato@lastampa.it

Il nord chiude per smog

Saturday, February 20th, 2010

Circa 80 Comuni di sette Regioni del Nord Italia (Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino) con l’aggiunta della città di Napoli hanno dato il via libera al blocco del traffico per domenica 28 febbraio, con orari variabili da comune a comune, ma indicativamente nella fascia oraria compresa tra le 9 e le 17.

COORDINAMENTO - La decisione è stata presa nel corso della riunione di venerdì mattina a Palazzo Marino (Milano) fra i sindaci della Pianura padana che hanno deciso di dar vita a un coordinamento di tutti gli amministratori comunali del nord, composto dal presidente dell’Anci nazionale, dai coordinatori dell’Anci delle sette Regioni coinvolte e dai due assessori all’Ambiente di Torino e Milano. Il comitato si propone di portare avanti iniziative condivise contro l’inquinamento e al tempo stesso sottoporre proposte a governo, Regioni e Province per stabilire strutturali e reperire risorse. Fra queste, si legge nel documento di costituzione del comitato di coordinamento, la richiesta al governo di permettere ai Comuni di investire risorse escludendo dal Patto di stabilità gli investimenti per la lotta ai cambiamenti climatici e per riduzione delle emissioni inquinanti.

LA PROPOSTA - Tra le proposte c’è anche quella di ritoccare i pedaggi delle autostrade e delle tangenziali, partendo da quelle più trafficate che convergono nei centri urbani più grandi per reperire risorse a favore dei comuni da investire nella lotta all’inquinamento. A annunciare questa iniziativa, che sarà presentata al Governo, è stato il sindaco di Torino Chiamparino: «Chiederemo un incontro urgente al governo - ha detto Chiamparino - e avanzeremo anche un suggerimento su come trovare le risorse: una piccola sovrattassa sul pedaggio delle autostrade e delle tangenziali da distribuire ai Comuni e vincolata agli investimenti per l’ambiente». Le modalità con cui applicare questo prelievo, sono ancora da definire, anche se lo stesso Chiamparino si è detto d’accordo sia a modalità progressive, con tariffe più alte per i veicoli più inquinanti, sia a forme di esonero per i veicoli ecologici. «Credo che questo sia un principio di sana tassazione», ha osservato Chiamparino. La proposta nasce dalla richiesta che i Comuni rivolgono al governo di «mettere a punto un piano complessivo - ha spiegato Chiamparino - che tenga insieme mobilità ed energia e che incentivi i comportamenti ecologicamente sostenibili».

LEGA: «SCELTA INUTILE» - Fuori dal coro delle adesioni bipartisan al blocco del traffico in Valpadana arriva la voce contraria della Lega Nord. «Le domeniche a piedi - ha affermato Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale a Milano del Carroccio - sono del tutto inutili contro l’inquinamento e penalizzano chi lavora da lunedì al sabato». Salvini non ha nemmeno apprezzato la proposta, avanzata dal presidente di Anci Sergio Chiamparino, di applicare una sovrattassa ai pedaggi di autostrade e tangenziali da redistribuire ai Comuni come fonte di finanziamento alle politiche ambientali e al potenziamento del trasporto pubblico. «Ritengo folle rendere ancor più care le tangenziali - ha attaccato Salvini - comincino invece a pagarle a Roma».

«TROPPI MORTI DA SMOG» - L’iniziativa è stata invece accolta favorevolmente dai Verdi secondo cui lo smog sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria. Citando gli ultimi dati di studi scientifici sull’argomento - Misa 2 e Epair - il presidente del Sole che Ride, Angelo Bonelli, ha esortato a non considerare lo stop alle auto «un alibi per il governo a non far nulla per affrontare il problema dell’inquinamento nelle nostre città». E questo perché i numeri dicono che «l’inquinamento atmosferico ogni giorno uccide 20 persone in Italia». La causa è da ricercarsi nello smog provocato dalle Pm10, No2, Co, Co3. Il numero delle vittime quotidiane porta ad un totale di oltre 7400 decessi l’anno. Vengono poi citati i dati del Censis secondo cui gli abitanti delle città italiane passano ogni giorno nella propria auto o nei mezzi pubblici una parte consistente del loro tempo: i milanesi 105 minuti (che moltiplicati per 74 anni di vita media, dà 5,3 anni), 115 minuti per i bolognesi (5,9 anni per l’arco della vita), 135 a Roma (pari a 6,9 anni) e di 140 per i napoletani (pari 7,2 anni ). Gli ambientalisti chiedono dunque all’esecutivo do varare «una manovra finanziaria straordinaria da almeno 8 miliardi di euro per finanziare il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile nelle città italiane. Le risorse ci sono già: basterebbe usare quelle destinate al Ponte sullo Stretto di Messina, che avrà un costo finale di circa 8 miliardi di euro. Con questo finanziamento si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana, o 621 Km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici».

  • Domenica a piedi, la moda in rivolta (19 febbraio 2010)
  • E anche in Italia nasce un sito per organizzare il car pooling
  • fonte : Corriere della Sera

    Medicinali scaduti smaltiti nel terreno

    Saturday, February 13th, 2010

    Farmaci scaduti e materiale usato degli ospedali direttamente sotto terra. Succedeva tra Veneto e Friuli, ad opera di una banda criminale ora individuata dai carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente. Venerdì all’alba i militari hanno arrestato tre persone, in base ai provvedimenti emessi dal gip Alessio Verni su richiesta del pm Viviana Del Tedesco. In carcere un intermediario della Provincia di Venezia, mentre il responsabile friulano di una società di gestione rifiuti che si occupa di bonifiche e il consulente tecnico della stessa società sono ai domiciliari. Tredici gli indagati, tra cui il dirigente e un funzionario dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) di Udine. Perquisite le sedi delle due società coinvolte, quella legata all’intermediario veneto e quella che si occupa di bonifiche, e dell’Arpa di Udine. I reati contestati, oltre a quelli legati alla gestione abusiva di rifiuti speciali, sono la falsificazione dei documenti di trasporto.

    FIALETTE E SIRINGHE - L’indagine “Parking Waste” è iniziata tre mesi fa con la scoperta di una discarica abusiva di rifiuti sanitari (fialette per analisi, siringhe, cateteri e altro) in un’area destinata a parcheggio accanto all’ospedale di Latisana (Udine). Erano destinati a una discarica di Paderno del Grappa (Treviso), dove la banda aveva già fatto sparire 600mila chili di rifiuti speciali costituiti da terreno frammisto a materiale ospedaliero. I documenti di trasporto, secondo il gip di Udine, venivano falsificati anche a danno dei produttori dei rifiuti tra cui la Asl 5 - ospedale di Latisana che pagava 200 euro a tonnellata lo smaltimento, che al sodalizio costava invece la metà. Contestualmente le indagini hanno scoperto la gestione illecita di rifiuti provenienti dalla bonifica di un deposito di carburante a Gorizia. Una parte dei rifiuti, costituita da amianto e terreno, finiva in un centro di stoccaggio della provincia di Trento, quindi veniva spedita in Germania per lo smaltimento definitivo. All’operazione hanno partecipato 30 carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente di Treviso (con i Noe di Udine, Treviso e Venezia), del reparto operativo tutela ambientale di Roma, con il supporto dei carabinieri dei comandi provinciali di Udine, Gorizia e Venezia.

    Fonte: Corriere della Sera

    Smog: boom di bronchiti nei bimbi

    Saturday, February 6th, 2010
    I microparticolati alterano il funzionamento delle mucose
    Il microparticolato che passa attraverso il filtro nasale favorisce le bronchitiMILANO
    Non c’è più lo smog di una volta. E i bambini ne fanno le spese, condannati a continui problemi ai bronchi e ai polmoni. In un anno i più sfortunati possono arrivare fino a 8 infezioni respiratorie. Alla sbarra un unico imputato: lo smog “moderno” e le sue polveri sempre più micro, avvertono gli esperti.«Oggi lo smog, in particolare nelle grandi città, è dovuto prevalentemente alle polveri sottili, ossia ai cosiddetti particolati di dimensioni molto piccole», spiega in una nota Alessandro Fiocchi, primario pediatra e allergologo dell’ospedale dei bimbi Macedonio Melloni di Milano, e presidente del quinto Meeting internazionale di allergologia pediatrica in corso nel capoluogo lombardo. Questo microparticolato passa attraverso il filtro nasale e raggiunge le vie respiratorie più piccole, nel profondo dei polmoni. «Qui altera il funzionamento della mucosa bronchiale e favorisce le bronchiti e bronchioliti, oggi molto diffuse nei bambini». Ecco perchè in età scolare la media è di tre infezioni respiratorie l’anno. E i bimbi moderni si trasformano in campioni di malattie, staccati di diverse lunghezze da quelli del passato.

    Nei decenni scorsi, infatti, l’inquinamento era dovuto soprattutto all’anidride solforosa (SO2) e ai particolati di maggiori dimensioni prodotti dalla combustione di carboni e derivati petroliferi. Polveri meno micro, insomma, e paradossalmente meno invasive per bronchi e polmoni. Oggi il particolato, di cui il Pm10 costituisce in città quasi l’80%, è agli occhi degli esperti il pericolo principale e viene additato come responsabile del boom di forme respiratorie infiammatorie e allergiche nei bambini. Un rimedio, avverte Fiocchi, «è ridurre lo smog, una competenza di politici e tecnici». Oltre a rinforzare il sistema immunitario dei più piccoli, correggendo il lieve immunodeficit che li caratterizza.

    Inquinamento, 57 città fuorilegge

    Thursday, January 28th, 2010

    «Non credo che allargare le braccia sia una risposta». Solitario (o quasi), in una delle regioni più inquinate d’Europa, due giorni fa il sindaco di Vicenza, Achille Variati, s’è preso la sua responsabilità. E domenica ha bloccato la circolazione. Lo stesso hanno fatto i primi cittadini di Pordenone, Cordenons e Porcia: auto ferme nei centri cittadini da sabato, perché le polveri nell’aria avevano superato i limiti per tre giorni di seguito. Milano e Lombardia invece non prevedono blocchi d’emergenza, anche se l’inquinamento non scende sotto i limiti ormai da 14 giorni. In Emilia Romagna, lo scorso 7 gennaio, sono ripartiti i «giovedì del polmone»: blocco preventivo del traffico esteso alla maggior parte delle auto. Nella lotta allo smog, le città italiane avanzano in ordine sparso. In assenza di un piano d’azione nazionale, atteso da anni e ancora in «fase di stesura», ognuno lotta con i propri strumenti. Con la certezza che, quegli strumenti, non bastano. Perché, tra le 88 maggiori città italiane, 57 l’anno scorso hanno sballato i limiti di inquinamento previsti dalle leggi europee.

    Le città più inquinate
    Storicamente gennaio è un mese nero per lo smog. Le città più sofferenti in quest’avvio di 2010 sono Milano, Padova e Vicenza, che hanno superato per 18 giorni i 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Quella soglia non andrebbe superata per più di 35 volte nell’intero anno. Il conto è facile: in meno di quattro settimane, queste città hanno già bruciato oltre la metà del «bonus» concesso per dodici mesi. Niente di nuovo, almeno per il «catino» padano, chiuso dalle montagne e tra le più sfortunate regioni d’Europa per il naturale ricambio d’aria. Il meteo, quest’anno, quanto sta influendo? «L’aria fredda è più densa e più pesante— risponde Sergio Borghi, direttore dell’Osservatorio meteorologico Milano-Duomo —, quindi tende a ristagnare maggiormente. Un po’ di mobilità potrebbe arrivare da venti settentrionali o da correnti calde dalle zone adriatiche». Arriveranno, queste correnti? «Per i prossimi giorni— spiega l’esperto — è possibile un po’ di dinamismo, ma probabilmente non sufficiente a portare grossi benefici». La classifica delle città più inquinate nel 2009 è stata messa a punto nel rapporto Mal’aria di Legambiente: Napoli al primo posto (156 superamenti), seguita da Torino (151), Ancona (129) e Ravenna (126). Milano è a 108 giorni di aria irrespirabile, Venezia a 60. Ma il quadro complessivo del bacino padano è drammatico: tutti i capoluoghi della Lombardia e dell’Emilia Romagna sono fuori dal limite di legge, 7 su 8 in Piemonte, 6 su 7 in Veneto. «A fronte di questo disastro — spiega Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente — continuiamo ad ascoltare annunci e vediamo politiche di incentivo che non hanno nessuna ricaduta». Esempio: l’incentivo di 200 euro per l’acquisto di nuove bici: «A cosa è servito, se in città le biciclette non si possono usare? Non abbiamo guadagnato neanche un “ciclista”. Quei soldi andavano dati ai Comuni per creare piste ciclabili. Bisogna superare l’equazione infrastrutture uguale autostrade».

    Buone pratiche e troppe auto
    In dieci anni Bolzano ha alzato la percentuale di mobilità ciclistica dal 5 al 20 per cento. Nel centro di Milano, il bike sharing del Comune ha raccolto oltre 12 mila abbonati in poco più di un anno. Quasi un quarto dei taxi in Lombardia sono ecologici (auto ibride o a metano/gpl) grazie agli incentivi regionali, che però non sono sufficienti per tutti i tassisti che vorrebbero convertirsi alla macchina «verde». «Deve passare il concetto che ognuno può fare qualcosa», ripete il sindaco di Vicenza, Variati, richiamando il «valore formativo» delle domeniche a piedi, ormai abbandonate dalla maggior parte degli enti locali italiani. Spostando lo sguardo al contesto più generale, si scopre però che molti sforzi rischiano di naufragare. Roma, ad esempio, ha un tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo: 76 auto ogni 100 abitanti, oltre il triplo di New York (20). Secondo le stime di Legambiente, gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno appena un viaggio e mezzo a settimana con i trasporti pubblici; le zone a traffico limitato diminuiscono invece che aumentare (da 2,38 metri quadri per abitante del 2008, ai 2,08 metri quadri del 2009); la velocità media delle auto nelle città non supera mai i 25 chilometri orari. Significa congestione. E smog.

    Il monito dell’Europa
    La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per «il persistente superamento dei valori limite di inquinamento». La nuova direttiva del 2008 concede però agli Stati la possibilità di una proroga se dimostreranno di poter rientrare sotto le soglie entro il 2011. Una prima richiesta di moratoria da parte dell’Italia è stata bocciata a settembre. Entro marzo dovrebbe arrivare il verdetto sulla seconda richiesta: se sarà negativo, il fascicolo potrebbe passare alla Corte europea. L’ipotesi peggiore è quella di pesanti multe. Il documento della Commissione chiarisce, almeno in parte, di chi sono le responsabilità per l’aria avvelenata in Italia. Per la pianura padana, ad esempio, la Commissione considera «le condizioni climatiche avverse» come elemento di oggettiva difficoltà. Il punto critico però è un altro: l’Europa riconosce l’impegno della maggior parte delle istituzioni locali, ma a settembre ha chiarito che «senza misure nazionali i soli provvedimenti regionali non bastano». Come dire: le città, quantomeno, dimostrano buona volontà. Ora tocca al governo.

    Gianni Santucci
    Armando Stella
    Fonte: Corriere della Sera

    Le cicche di sigaretta? Inquinano come i rifiuti industriali

    Friday, January 22nd, 2010

    Raccolta differenziata per le cicche di sigaretta, pericolose per ambiente e salute quanto i rifiuti industriali: è la proposta lanciata dagli esperti dell’ Enea, che in un convegno a Roma hanno presentato i primi dati sugli inquinanti che vengono dispersi nell’ambiente con i 195 milioni di cicche di sigaretta gettati via dove capita ogni giorno in Italia (per un totale di 72 miliardi l’anno).
    Si calcola che le cicche gettate via nel mondo dagli 1,5 miliardi di fumatori siano 4,5 milioni di miliardi ogni anno, pari a 845 mila tonnellate. Complessivamente contengono 7.800 tonnellate di agenti chimici pericolosi. Le cicche sono anche i rifiuti più comuni nel mare: nel Mediterraneo, per esempio, rappresentano il 40% dei rifiuti, contro il 9,5% delle bottiglie di plastica, l’8,5% dei sacchetti di plastica, il 7,6% delle lattine di alluminio.

    PROBLEMA VOLUTAMENTE DIMENTICATO - «Il problema è sempre esistito, ma è stato volutamente dimenticato», osserva Carmine Ciro Lombardi, fra gli autori dello studio con Giuliana Di Cicco e Vincenzo Zagà, della Ausl di Bologna. «Finora si è ignorato - aggiunge - che anche le cicche contengono sostanze tossiche». Ma adesso per la prima volta i componenti nocivi contenuti nelle cicche vengono elencati e misurati considerando che i 13 milioni di fumatori italiani consumano 15 sigarette al giorno. Ecco le principali sostanze :
    - Nicotina: con le cicche se ne disperdono nell’ambiente 324 tonnellate l’anno. Sono noti i suoi effetti come insetticida ed è tossica anche per gli animali acquatici. Ingerire la nicotina contenuta in poche decine di cicche può uccidere un uomo adulto e ingerire una sola cicca può causare in un bambino problemi respiratori fino alla paralisi.
    - Polonio 210: è un elemento radioattivo e cancerogeno. Quello contenuto nelle cicche disperse nell’ambiente ogni anno ha valori di radioattività pari a 1.872 milioni di bequerel (Bq).

    - Composti organici volatili: sono prodotti con la combustione e si calcola che i 50 milligrammi di queste sostanze prodotte fumando una sigaretta restino per metà nel filtro. Perciò le cicche gettate via in un anno disperdono 1.800 tonnellate di composti come benzene, formaldeide, acetone e toluene.

    - Gas tossici: i principali sono acido cianidrico e ammoniaca e con le cicche se ne riversano complessivamente ogni anno nell’ambiente21,6 tonnellate. L’ammoniaca, spiega Lombardi, viene aggiunta al tabacco allo scopo di far aumentare la disponibilità di nicotina«.

    - Catrame e condensato: il primo è un noto cancerogeno e il condensato comprende una grande quantità di composti, come idrocarburi policiclici aromatici, benzopirene e metalli.

    - Acetato di cellulosa: è contenuto nel filtro e le 12.240 tonnellate che ogni anno finiscono nell’ambiente non sono biodegradabili. È una materia plastica che dà origine a composti pericolosi per gli animali acquatici, in particolare possono danneggiare l’apparato riproduttivo dei pesci.

    Fonte: Corriere della Sera

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