Italiani a tavola: «green», ma con giudizio
Tuesday, November 13th, 2012
Tre italiani su quattro sono coscienti che le proprie abitudini alimentari sono importanti per la salute – ma tre su quattro sostanzialmente se ne infischiano. In ogni caso la consapevolezza nei consumi alimentari rispetto a sostenibilità e salute aumenta. Anche grazie alla crisi. L’indagine è stata effettuata da Ipsos (commissionata da Tetra Pak) e presentata a Rimini l’8 novembre a Ecomondo, la fiera della sostenibilità. L’indagine è stata svolta nei due mesi precedenti intervistando su tutto il territorio nazionale mille persone tra i 18 e i 60 anni – un campione giovane, il che spiega alcuni degli elementi emersi.
NON SOLO PREZZO - Quali sono dunque gli aspetti principali che spingono gli italiani all’acquisto di un prodotto? Al primo posto resta il prezzo, segue la qualità – preferita alla quantità. «L’elemento prezzo ha colpito sia gli attenti, che hanno dovuto fare i conti con la realtà, sia i non attenti, che sono diventati più consapevoli ‘senza volerlo’», dice Andrea Alemanno, di Ipsos, che ha illustrato i risultati dell’indagine. «Stimolati dalla crisi, cercavano informazioni sui prodotti e hanno trovato l’etica. Ciò appaga anche le perdite di altri aspetti, incanalando l’edonismo in un’altra direzione: ‘posso comprare meno, ma compro meglio’». Il 55% di consumatori sarebbe disposto a pagare fino al 10% in più per un prodotto che viene da un’azienda etica. Un plusvalore non trascurabile, oltre il quale però ci sono forti resistenze, dato che il sovrapprezzo viene in quel caso percepito come ingiustificato. In tempi pre-crisi, questi dati erano più alti: tre o quattro anni fa c’erano più persone disposte a pagare di più, e fino al 12%. Ancora: il 43% dei consumatori non compra prodotti ecologici perché troppo costosi, il 33% perché non li trova.
LE 5 TIPOLOGIE – Ed ecco le cinque tipologie raccontate durante la presentazione dell’indagine. La prima sono ecosalutisti strong, quelli per cui la sostenibilità è una missione, quelli che studiano le etichette come volumi di Platone e si chiudono nell’orto per preparare il minestrone a chilometro zero. Costantemente, e in modo del tutto spontaneo, si pongono il problema di cosa mangiano e cosa consumano, e sono disposti a spendere fino al 20% in più per acquistare un prodotto sostenibile. Questa categoria è la più numerosa, ben il 30% degli italiani; l’area geografica prevalente è quella del Nord-est, e la loro maturità rispetto alla tematica dipende dall’istruzione piuttosto che dal reddito. In seconda posizione si attesta il gruppo degli eco salutisti mild (29%), moderati: diligenti sulla raccolta responsabile, ma vittime dei prezzi; attenti all’informazione sulla confezione, ma non al suo smaltimento. Come tanti don Abbondio, fanno quello che possono, quello che non costa fatica. Appena la fatica richiesta è un po’ di più, lasciano perdere. Non cuori di leone, insomma, ma integralmente normali. Al terzo posto in classifica si piazzano gli ambientalisti poco salutisti (20%), quelli per cui il cibo trascende il resto. Hanno un forte senso edonistico, amano l’ambiente, ma per loro prezzo docet. Quando fanno la spesa – soprattutto in tempi di magra, non stanno particolarmente attenti. Ogni tanto hanno un senso d colpa, ma lo scaricano verso l’esterno. Seguono gli pseudo-salutisti (7%): calcolano a prima vista l’apporto calorico di ogni cibo, e quanti passi di step sono necessari per smaltirlo. Le confezioni sono per loro oracoli, per modellare la dieta a loro immagine e somiglianza. Sono disposti a tutto per preservare la linea - e secondo le loro credenze anche la salute. Non c’è attenzione all’ambiente né agli altri (tra tutte le categorie sono per esempio quelli che fanno meno attività di volontariato), la bici e la lotta alle emissioni di CO2 decisamente non rientrano nella loro missione. E infine i disattenti (14%): paradossalmente sono «naturalmente» disattenti agli aspetti che riguardano l’ambiente e la salubrità del cibo che consumano, rispetto a cui la consapevolezza è molto bassa. I criteri che li spingono all’acquisto sono la praticità, la comodità, l’attrattiva della confezione, l’assuefazione alla quotidianità. Pochissima l’attenzione sociale, sono i fanalini di coda nella raccolta differenziata.
UNA CRISI SOSTENIBILE - Distinzioni e tipologie a parte, la confusione rispetto alla sostenibilità è grande: se il 47% del campione conosce il concetto, l’altra metà non ha la più pallida idea di cosa sia (53%). «Sviluppo sostenibile è coniugare le nostre esigenze con quelle dell’ambiente», sintetizza Pierluigi Manzione, che nell’incontro rappresentava il ministro dell’Ambiente, spiegando l’esigenza di semplificare. Nonostante l’ignoranza diffusa rispetto al concetto, la maggior parte dei consumatori attua comportamenti compatibili con la sostenibilità: il comportamento supera la conoscenza. Anche grazie a una maggiore attenzione dovuta alla crisi economica, appunto. «Tutti i cambiamenti avvengono per crisi», spiega lo psichiatra Paolo Crepet, uno degli ospiti. «Il “Mulino Bianco” è nato con la crisi petrolifera per rassicurare le famiglie italiane. Il ‘buon vino’ è nato con i morti del metanolo: abbiamo cominciato a spendere un po’ di più in cambio di qualità».
SCELTE - La ristrettezza ha fatto aumentare l’attenzione per cosa si compra: la gran parte dei consumatori (84%) è estremamente attento all’etichetta, il 20% in più di cinque-sei anni fa. E il 59% dichiara di scegliere confezioni compatibili con l’ambiente: carta e vetro sono considerati i materiali più rispettosi, ma anche la plastica viene percepita come tale, perché è riciclabile. E mentre prima le scelte di consumo partivano da un approccio più generale, pro-etica o no, adesso dipendono dal prodotto, si valuta di volta in volta. Il fresco è ciò su cui si richiede maggiore qualità (pesce a parte, percepito come già controllato in partenza e quindi affidabile). E infine ecco come viene valutata l’eticità di un’azienda in Italia: non tanto su elementi quali il pagamento delle tasse o le strategie di sviluppo sul lungo termine, ma sul rispetto dell’ambiente e su quello nei confronti dei dipendenti.








