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Gas : «È emergenza, famiglie tutelate »

Monday, February 6th, 2012

È emergenza per l’approvvigionamento del gas in Italia, in vista di condizioni climatiche difficili per tutta la settimana e del permanere del calo di forniture dalla Russia e dai due rigassificatori disponibili (Rovigo e Panigaglia). Il Comitato di crisi riunito al ministero dello Sviluppo ha assicurato che le famiglie saranno garantite, mentre è in corso il contenimento delle forniture alle imprese i cui contratti prevedono l’interrombibilità. Lo stesso Comitato ha dato il via libera per l’attivazione delle centrali elettriche a olio combustibile, mentre Legambiente ricorda che l’emergenza «non è una novità» e che la via da perseguire è quella delle energie rinnovabili.

 

SITUAZIONE CRITICA - «La situazione è sicuramente critica, perchè dalla Russia e dalla Francia sono diminuiti i flussi, ma la situazione è ben monitorata», ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera. «Tutti gli step ulteriori in caso di bisogno sono pronti a essere messi in moto. Ogni giorno si fa il punto, ogni giorno si decidono le cose da fare».

GAZPROM: «FACCIAMO IL POSSIBILE» - La società russa Gazprom - che negli ultimi giorni ha ridotto fino al 30% le forniture all’Europa e all’Italia - ha assicurato ogni sforzo per riportare la situazione alla normalità. Per la Gazprom «il peggio dovrebbe essere alle spalle».

MARCEGAGLIA PREOCCUPATA PER LE IMPRESE - «Sono preoccupata - ha detto invece la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia -. La situazione rischia di diventare critica. Le imprese hanno già subito gli scioperi dei Tir e in alcune aree del Paese l’impossibilitá di spedire la merce per problemi di maltempo».

SCARONI, CI PREPARIAMO A NUOVI MOMENTI DIFFICILI - «All’emergenza abbiamo reagito aumentando le importazioni di gas dall’Algeria e dal nord Europa attraverso la Svizzera - ha affermato domenica sera Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’ Eni - non abbiamo problemi fino a mercoledì. Poi, nella peggiore delle ipotesi dovremo intervenire sugli interrompibili», cioè sui quei contratti con le aziende che hanno accettato il rischio di eventuali sospensioni nella fornitura in cambio di uno sconto sulla bolletta. «Attendiamo un’altra ondata di freddo in Russia e non sappiamo che comportamento avrà Gazprom giovedì e venerdì. Ci stiamo preparando a momenti ancora difficili»

RIGASSIFICATORE IN CRISI - Il rigassificatore di Rovigo, al largo delle coste venete, intanto lavora a scarto ridotto a causa del mare grosso. L’interruzione aggrava la situazione già critica delle forniture di gas, perchè fino a quando non miglioreranno le condizioni meteo nessuna nave potrà ormeggiare. Il perdurare delle avverse condizioni meteorologiche, spiega Adriatic Lng, gestore del terminale, «ha avuto impatti sul programma di ormeggio delle navi metaniere per motivi di sicurezza».

UE - L’Unione europea si dice pronta intanto a fare la sua parte. «La Commissione europea è in contatto con le autorità italiane ed è pronta a valutare misure di aiuto, se si rendessero necessarie» ha spiegato una portavoce di Bruxelles, facendo riferimento all’emergenza gas. Oltre all’Italia, anche Romania e Germania hanno flussi diminuiti dalla Russia.

Fonte: Corriere della Sera

Australia, via libera alla megapiattaforma

Monday, May 23rd, 2011

 Le dimensioni sono enormi: sarà più grande di quattro campi da calcio e peserà più di sei portaerei. Il colosso anglo-olandese Royal Dutch Shell si appresta ad avviare la costruzione di Prelude, un gigantesco impianto galleggiante di gas naturale liquefatto a largo delle coste dell’Australia. L’anno scorso il governo australiano aveva dato il suo ok a Shell per il progetto della mega nave-fabbrica nella quale arriverà il metano estratto dai giacimenti offshore della costa del nord-ovest del Paese. Una volta completata sarà la fabbrica galleggiante (nonchè l’oggetto, in generale) più grande del mondo.

GAS NATURALE - La fame di energia cresce in tutto il mondo. Di conseguenza diventa prioritaria la ricerca di un’alternativa al petrolio o al nucleare. Per Shell il futuro sta nell’estrazione di gas naturale. Lo si è visto anche dopo il disastro di Fukushima: la domanda di gas naturale liquefatto (Liquefied Natural Gas, Lng) è schizzata verso l’alto. Il nuovo e mastodontico vascello per la rigassificazione consentirà lo sfruttamento delle riserve di metano delle acque profonde dell’Australia. Dal 2017, queste le stime, dovrebbe essere in grado di fornire circa 5,3 milioni di tonnellate di gas naturale all’anno, per vent’anni.

LE DIMENSIONI - La piattaforma artificiale a forma di nave - lunga 488 metri, larga 75 metri e dal peso di circa 600 mila tonnellate - resterà ancorata sul giacimento offshore Prelude, a 200 km dalle coste dell’Australia. Per la costruzione verranno impiegate circa 260 mila tonnellate di acciaio, ovvero cinque volte più che per il Sydney Harbour Bridge. Il progetto miliardario è allo studio da diverso tempo; nei giorni scorsi all’Aja è arrivata la firma ufficiale. Nel novembre 2010, durante la presentazione dei primi piani, Shell aveva stimato il costo in 3,7 miliardi di euro. Il presidente di Shell ha spiegato che la società entro fine 2012 produrrà più gas che petrolio. Già anni fa nel fondale oceanico del mar di Timor, nel nord dell’Australia, il colosso anglo-olandese aveva scoperto alte riserve di gas naturale; quest’anno ha ottenuto una licenza per lo sfruttamento delle vaste risorse sottomarine.

«SVOLTA» - In Australia il ministero dell’Ambiente ha dichiarato di aver imposto condizioni molto rigide al progetto, soprattutto al fine di tutelare l’ambiente marino. Il megaimpianto verrà ancorato al fondale in modo da poter resistere a tempeste, anche a quelle più forti, ha affermato Shell. L’Australia ha grandi riserve di gas naturale il cui valore è stimato in oltre 723 miliardi di euro. «La luce verde al progetto è una svolta per l’industria del gas», ha affermato Malcolm Brinded, direttore esecutivo della Shell per l’esplorazione e la produzione. «Contribuirà notevolmente a soddisfare la domanda globale di combustibili fossili i più puliti possibili».

Fonte: Corriere della Sera

Attenzione al radon, il pericolo che viene dal suolo

Monday, January 17th, 2011
E’ un gas radioattivo e inodore che spesso respiriamo tra le mura di casa senza neanche accorgercene. Si sprigiona da alcuni tipi di roccia, soprattutto di origine vulcanica, e dai graniti. Ecco come individuarlo e come difendersi

Dopo il fumo è la seconda causa di morte per cancro al polmone. È il radon, un gas radioattivo e inodore che spesso respiriamo tra le mura di casa senza neanche accorgercene. Si sprigiona da alcuni tipi di roccia, soprattutto quelli di origine vulcanica (tufo, pozzolane) e dai graniti.

Il Lazio, la Campania e il Friuli Venezia Giulia sono le regioni con il sottosuolo più favorevole alla formazione di questo gas, ma le variabili sono tante e così la mappa del rischio è a macchia di leopardo. Innocuo se si diluisce nell’atmosfera, il radon aumenta il rischio di tumore al polmone nel momento in cui “viene imprigionato” dagli edifici. Soprattutto le cantine e i pianterreni. Molto dipende anche dal modo in cui le case sono costruite e dal sistema di ventilazione. Dopo aver misurato il livello di radon nella nostra casa, sono molti gli interventi che possiamo realizzare per rendere più salubre l’aria.

Cosa rischiamo. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato ufficialmente il radon come gas “cancerogeno per l’uomo”. In sé, il radon è piuttosto innocuo perché riusciamo ad espellerlo facilmente con la stessa respirazione. Sono molto più pericolosi gli elementi in cui decade: il Polonio 218, il Polonio 214, il Piombo 214 e il Bismuto 214. I “figli” del radon si fissano ai tessuti del corpo e con il tempo danneggiano le cellule dei nostri polmoni. A parità di esposizione i fumatori sono molto più esposti.

Come possiamo intervenire. Prima di realizzare qualsiasi intervento (e prima di allarmarci) è necessario misurare il livello di radon con gli strumenti adeguati. La direttiva Euratom ha fissato in 400 bequerel per metro cubo la soglia massima oltre la quale è necessario intervenire. Esistono dosimetri di vari tipi, alcuni reperibili sul mercato. Ma la cosa migliore è affidarsi a persone esperte. Il personale più competente è quello delle Arpa, le agenzie regionali per la protezione ambientale. In ogni regione c’è un team specializzato nelle misure anti-radon.

In genere l’aria di un edificio è ricca di radon quando tra i locali e il terreno si crea una depressione, che dipende dalla differenza di temperatura tra interno ed esterno. È per questo che le concentrazioni più alte si verificano d’inverno e nelle primissime ore del mattino.
Le case con maggiori concentrazioni di radon hanno generalmente una pavimentazione poco isolata dal terreno oppure sono a contatto con una cantina poco ventilata con pavimento naturale.

Una volta che abbiamo accertato che il livello di radon è sopra la soglia di attenzione e in quali stanze, possiamo scegliere tra diversi tipi di intervento.

- Aerare di più gli ambienti dove il radon è più concentrato. I risultati sono quasi immediati ma non è un metodo applicabile nel lungo periodo – soprattutto d’inverno - perché comporta una consistente perdita di calore. Oltre i 1000 Bq/m3 i risultati sono insufficienti.
- Sigillare le vie d’ingresso. Anche questo è un metodo piuttosto semplice e facile da applicare ma poco efficace quando la concentrazione di radon è molto alta (intorno ai 1000 Bq/m3). L’efficacia aumenta se, oltre a sigillare, si realizzano interventi più attivi, che prevedono l’utilizzo di aeratori.
- Se sotto alla casa c’è una cantina ad alta concentrazione di radon può essere utile aerare la cantina con un ventilatore o tenere aperta una finestra. Insomma: fare in modo che ci sia un continuo ricambio di aria.
- Una soluzione più drastica è quella di rifare il pavimento, realizzandovi un’intercapedine e aspirando l’aria da questo spazio. In alternativa si possono montare delle canaline di raccolta tra le pareti e il pavimento e aspirare l’aria da lì. Entrambi i sistemi devono essere collegati a un ventilatore che convogli verso l’esterno l’aria “al radon”. Se le pareti e il pavimento non sono sigillati ermeticamente, il risultato si annulla.
- Scavare un pozzetto da 1,5-2 metri e largo da 0,5 a un metro nel terreno sottostante la casa. Servirà a estrarre l’aria ad alta concentrazione di radon prima che entri nell’abitazione. Perché sia possibile bisognerà utilizzare dei tubi e un ventilatore. Qualche mese più tardi, in base ai livelli di radon raggiunti, si potrà stabilire con più precisione quante ore e con quanta potenza azionare il ventilatore.

Leggi. A livello europeo tutto parte da una direttiva, la 96/29/Euratom, che ha stabilito oltre quale soglia si debba intervenire contro il radon. L’Italia ha recepito la direttiva con il decreto legislativo 241/2000 che tutela però soltanto i luoghi di lavoro e non le abitazioni. Per i luoghi di lavoro la soglia massima è stata stabilita in 500 Bq/m3. Se la legge italiana è ancora insufficiente, il nostro paese ha comunque preso dei provvedimenti importanti per tutelare la popolazione dal rischio radon. È il Piano Nazionale Radon, partito nel 2006 e coordinato dall’Istituto superiore di sanità.

Gli obiettivi del piano sono:
- la valutazione del rischio
- una mappatura delle zone e degli edifici con la maggior concentrazione
- trovare i migliori sistemi per ridurre il radon negli edifici
- informare i cittadini
- stabilire normative sulle abitazioni e i luoghi di lavoro

Fonte: Kataweb

Caccia al nuovo oro nero nella terra del Roquefort

Thursday, December 30th, 2010

L’altipiano di Larzac, nel sud del paese, contiene uno dei più grandi giacimenti europei di “gas di scisto”, un nuovo carburante naturale che potrebbe sostituire il petrolio. Parigi sogna l’indipendenza energetica, ma gli ambientalisti non ci stanno dal nostro inviato ANAIS GINORI

PARIGI - Un nuovo carburante naturale, l’oro nero dopo il petrolio. Il “gas di scisto” è il sogno di molte aziende energetiche per liberarsi dalla dipendenza dal greggio, ma fa tremare gli ambientalisti francesi. Sull’altipiano del Larzac, nel sud del paese, ci sarebbero infatti alcuni dei più grossi giacimenti di questo gas naturale. La regione è una delle più selvagge di Francia, ricoperta da boschi incontaminati, pascoli di pecore col cui latte si produce il famoso formaggio Roquefort. Un paesaggio lunare, ottocento metri sopra al mare, attraversato da molti corsi d’acqua.

Il sottosuolo argilloso è il terreno ideale per quello che gli americani chiamano “shale gas”. L’Eldorado di questa nuova fonte di energia. Non a caso, il gigante texano Schuepbach Energy ha già ottenuto dalle autorità locali il permesso di condurre delle esplorazioni su oltre 4.400 metri quadrati del Larzac. Negli Stati Uniti, le trivellazioni per il gas di scisto si stanno sviluppano velocemente: da 47 pozzi censiti nel 1989, oggi se ne contano 6.200. Ma con il progresso delle tecniche di estrazione e con il costo del greggio in aumento, si è scatenata anche in Europa una corsa per accaparrarsi quello che il Wall Street Journal ha già battezzato come l’oro nero del futuro.

Secondo alcuni esperti francesi, i giacimenti nazionali di gas di scisto potrebbero addirittura garantire un giorno l’indipendenza energetica della Francia. Non basta a convincere gli ambientalisti che

nel Larzac sono sul piede di guerra: le trivellazioni, dicono, rischiano di danneggiare le preziose falde acquifere locali. “Per rompere la roccia e trovare il scisto bisogna scavare molto in profondità e sprecare una quantità di acqua impressionante”, racconta José Bové. Il contadino no global, che da anni vive in questo altipiano, è il portavoce della protesta. Dopo aver distrutto campi di Ogm e aver assaltato ristoranti McDonald’s, Bové annuncia manifestazioni, blocchi stradali e ha diffuso sul web un documentario sui rischi ambientali 1. “I texani - annuncia con la solita enfasi - dovranno passare sui nostri corpi prima di poter condurre nel Larzac le loro trivellazioni”.

Fonte: La Repubblica

Allarme elio, riserve agli sgoccioli

Saturday, August 28th, 2010

Stiamo dissipando un prezioso gas, l’elio, e nel giro di una generazione, con i consumi attuali, sparirà. Con gravi conseguenze in molti campi della nostra vita, a partire dagli ospedali. L’avvertimento e l’invito a fare qualcosa in fretta arriva dal Nobel americano Robert Richardson della Cornell University di Ithaca (New York) che meritò il premio proprio per le sue scoperte su questo prezioso elemento di cui la natura del nostro pianeta è estremamente avara. Ma ci si chiederà perché sia così importante: l’elio non entra facilmente nei discorsi quotidiani anche se ha segnato la nostra infanzia grazie ai palloncini colorati che potrebbero, quindi, anch’essi scomparire.

Eppure l’elenco delle sue utilizzazioni è lungo, a cominciare dagli esami clinici con la risonanza magnetica il cui scanner viene raffreddato con l’elio liquido. Lo ritroviamo, inoltre, nei sistemi di rilevamento più diversi, compresi quelli per l’antiterrorismo, e anche in svariati processi industriali, nei sofisticati strumenti di analisi di laboratorio, negli apparati di respirazione per immersioni profonde, per trasportare in sicurezza i combustibili o per raffreddare sia alcuni impianti delle centrali nucleari attuali sia certi satelliti astronomici,e pure per far volare i dirigibili o i palloni sonda meteorologici. Ma ancor di più, all’elio è legato persino il nostro futuro energetico perché le centrali a fusione nucleare che si cerca di costruire saranno alimentate proprio dall’elio. Questo elemento chimico conosciuto sotto forma di gas senza odore o sapore è inerte ed è per questo che viene impiegato e troppo spesso sprecato. Con esso, ad esempio, si puliscono i condotti degli impianti di propulsione di tutti razzi militari e civili e poi invece di essere riciclato si disperde nell’aria. Questo del riciclo è uno dei suggerimenti che avanza il professor Richardson che però, in un rapporto appena pubblicato, accusa il governo americano di essere il maggiore responsabile della distruzione del prezioso elemento. Il Congresso infatti approvò nel 1996 una legge (Helium Privatisation Act) che obbligava entro il 2015 la vendita dell’intera riserva di elio custodita nel sottosuolo vicina ad Amarillo, in Texas. La US National Helium Reserve, più nota come la «capitale mondiale dell’elio», racchiude in profondità un miliardo di metri cubi del gas, ossia la metà delle riserve esistenti sul pianeta. «Il guaio – dice Richardson – è che il suo prezzo nel mercato è troppo basso ed ora quello messo da parte viene in pratica svenduto: nel giro di 25-30 anni resteremo completamente sprovvisti

L’elio (scoperto nel 1868 esaminando la luce del Sole) è estremamente raro. Si trova in dosi minime nell’atmosfera, è frutto di alcune reazioni nucleari, e viene ricavato per separazione dal gas naturale. Proprio pensando alle future necessità delle centrali a fusione, l’elio (nel suo isotopo elio-3) è diventato uno dei motivi per ritornare sulla Luna nella cui superficie esiste in quantità interessanti capaci di garantire senza limiti la produzione di energia sulla Terra. «Bisogna smettere di dissipare questa preziosa risorsa – sottolinea il Nobel Richardson - e il primo provvedimento da attuare è un rialzo del suo costo dal venti al cinquanta per cento. In secondo luogo il governo di Washington deve bloccare il provvedimento di svendita della riserva ai privati che venne votato senza rendersi conto del grave danno che si stava procurando alla nazione e al mondo intero, favorendo solo bassi interessi commerciali». Un curiosità: l’elio tanto raro sulla Terra è invece il secondo elemento più diffuso dell’universo dopo l’idrogeno. Il 41 per cento del Sole è costituito di elio e così le altre stelle.

Giovanni Caprara

Tariffa bioraria, clienti confusi e disinformati l’Autorità sanziona nove società elettriche

Saturday, July 24th, 2010
Il primo luglio è entrato in vigore per 4,5 milioni di famiglie il nuovo sistema di calcolo dell’energia elettrica. Tra disinformazione e coas negli addebiti sono già sorte le prime difficoltà e l’Autorità sanziona 9 società

Tanti dubbi, ritardi e poca chiarezza. A venti giorni circa dall’entrata in vigore della “tariffa bioraria” sorgono le prime difficoltà nell’applicazione del nuovo sistema. A finire sotto accusa sono nove società fornitrici di energia elettrica per aver violato l’obbligo, stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, di informare chiaramente le famiglie sui nuovi prezzi applicati a partire dal 1 luglio 2010 a chi sceglie di conservare il vecchio contratto di fornitura. E’ previsto infatti che i clienti debbano essere messi al corrente delle variazioni di prezzi con un preavviso minimo di almeno sei mesi attraverso note informative allegate alle tre bollette precedenti la data di avvio delle nuove tariffe. L’Autorità ha intimato pertanto alle imprese di comunicare tempestivamente le novità ai clienti, in caso contrario dovranno restituire i maggiori addebiti dovuti all’applicazione irregolare delle nuove tariffe. Nei confronti dei nove gestori (AceaElectrabel Elettricità S.p.a, Iride Mercato S.p.a, Trenta S.p.a, Hera Comm S.r.l., ASM Energia e Ambiente S.r.l., Azienda energetica S.p.a. Etschwerke ag, Enia Energia S.p.a., AcegasAps Service S.r.l. e A2A Energia S.p.a) sono stati inoltre avviati procedimenti per l’irrogazione di sanzioni.

Il nuovo sistema delle “tariffe biorarie” si applica dal 1 luglio scorso. Gli utenti interessati ai nuovi prezzi dell’elettricità sono coloro che usufruiscono ancora del cosiddetto regime monorario “a maggior tutela” (che garantisce la fornitura di energia dal proprio gestore a prezzi stabiliti ogni tre mesi dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), non avendo cambiato il proprio operatore in seguito alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. Il meccanismo prevede tre fasce di prezzi. L’elettricità costa di meno dalle 19 alle 8 dei giorni feriali, di sabato, domenica e nei periodi festivi (fasce orarie “F2” e “F3”), mentre costa di più dalle 8 alle 19 dei giorni feriali (fascia oraria “F1”).

Il passaggio al nuovo sistema è graduale: per ora riguarda solo 4,5 milioni di famiglie, che diventeranno 20 milioni alla fine dell’anno. Per consentire ai clienti di abituarsi alle novità, fino alla fine del 2011 le differenze di prezzo tra i diversi momenti della giornata saranno contenute al 10% circa, sia per quanto riguarda il risparmio che la spesa. A tre anni dall’avvio della liberalizzazione (partita il 1 luglio 2007) solo il 10% degli italiani ha scelto di cambiare gestore. Tra i consumatori che hanno optato per un nuovo operatore, molti si sono rivolti all’Autorità per l’energia elettrica e il gas e alle associazioni dei consumatori per segnalare confusione negli addebiti e reclamare per bollette troppo care.

Fonte: Kataweb

Bonus Gas, ecco come funziona

Wednesday, February 24th, 2010
Uno sconto del 15% circa sulla bolletta del gas per famiglie a basso reddito o numerose. Viene concesso ai nuclei familiari con Isee non superiore a 7.500 euro. Le cose da sapere

Fonte: Kataweb

Gas, Et e tipping points:le parole di Copenaghen

Tuesday, December 1st, 2009

Dall’7 al 18 dicembre si riunisce a Copenaghen la 15esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Nella capitale danese sono attese migliaia di persone tra delegati, giornalisti e rappresentanti di diverse organizzazioni e associazioni. A differenza delle edizioni passate, questa volta hanno annunciato la loro presenza anche numerosi premier e capi di Stato.

Se manterranno le promesse della vigilia, nei giorni decisivi del vertici saranno a Copenaghen il presidente statunitense Barack Obama, il premier cinese Wen Jibao, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico Gordon Brown, il presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva e molti altri leader. Una mobilitazione che al di là di quelli che saranno i risultati finali, dà il segno dell’importanza della posta in gioco.

La Conferenza è chiamata infatti a negoziare un nuovo trattato per impegnare l’intera comunità internazionale ad assumere misure in grado di fermare il riscaldamento globale. L’accordo dovrà sostituirisi al Protocollo di Kyoto, il primo timido tentativo fatto in ambito Onu per contrastare i cambiamenti climatici, in scadenza nel 2012.

L’ambizione più alta è il raggiungimento di un’intesa che rafforzi gli obiettivi di Kyoto e li estenda a un periodo temporale molto più lungo (la date di riferimento sono 2020 e 2050), impegnando in maniera vincolante anche quelle nazioni che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto (Stati Uniti) o che sono state esentate dai tagli alle emissioni di gas serra per non frenarne la crescita (Cina, India, Brasile e molti altri ancora).

Di seguito un glossario per orientarsi nei resoconti dalla capitale danese senza smarrirsi nel frequente ricorso a termini tecnici e a riferimenti a circostanze date troppo spesso per scontate.

Cambiamenti climatici
Sono le variazioni a livello globale del clima della Terra rispetto ai valori medi di temperature massima e minima (della superficie e degli oceani), precipitazioni, nuvolosità. Essi sono dovuti a cause naturali e, secondo la grande maggioranza degli scienziati, dall’inizio dell’industrializzazione anche a causa dell’azione dell’uomo. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici utilizza il termine “mutamenti climatici” solo per riferirsi ai cambiamenti climatici prodotti dall’uomo e quello di variabilità climatica per quello generato da cause naturali.

Temperature
Secondo i dati contenuti nel IV Rapporto dell’Ipcc la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di circa 0,6 °C durante i cento anni dal 1905 al 2005. Le proiezioni degli scienziati prevedono per fine secolo un ulteriore incremento compreso tra 1,1 e 6 gradi centigradi a secondo della variabilità climatica e delle misure di mitigazione intraprese dalla comunità internazionale.

IPCC (International Panel on Climate Change)
E’ stato istituito dall’Onu nel 1988 allo scopo di fornire ai governi una valutazione scientifica della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia di cambiamenti climatici, impatti, adattamento, mitigazione. E’ un organo intergovernativo (e non di ricerca diretta). Ogni governo ha un suo Focal Point IPCC.

Effetto serra
L’effetto serra è il fenomeno naturale che consente all’atmosfera terrestre di trattenere una parte del calore ricevuto dal sole. A rendere il fenomeno possibile è la presenza nell’atmosfera terrestre dei gas serra. In loro assenza la temperatura superficiale media della Terra sarebbe di circa -18 °C mentre il valore effettivo è di circa +14 °C.

Gas serra
Il vapore acqueo (H2O), l’anidride carbonica (CO2), l’ossido di diazoto (N2O), il metano (CH4) e l’ozono (O3) sono i gas serra principali nell’atmosfera terrestre. L’anidride carbonica (si ritiene incida per circa il 20%) è il gas serra la cui presenza in atmosfera sta aumentando più rapidamente in seguito a diverse attività umane (industria, consumi energetici domestici, trasporti, agricoltura e allevamento, deforestazione).

Tipping points
Sono i punti critici. Riferiti al clima per tipping points si intendono tutte quelle soglie (di temperatura, presenza di CO2 in atmosfera, scioglimento dei ghiacci, acidità degli oceani) che potrebbero innescare cambiamenti repentini e irrimediabili, senza più procedere in maniera lineare (per quanto molti elementi che determinano l’andamento climatico non sono mai del tutto lineari).

PPM
Parti per milione. E’ l’unità di misura con cui si descrive la quantità di CO2 presente in atmosfera. Durante l’era preindustriale era inferiore a 300. Attualmente è di 384 ppm. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc per evitare le peggiori conseguenze dei mutamenti climatici bisogna rimanere sotto quota 450, ma un numero sempre maggiore di scienziati ritiene necessario tornare indietro a quota 350.

Carbon sink
Sono le riserve di carbonio, quegli elementi della biosfera in grado di assorbire anidride carbonica. I principali carbon sink presenti sulla Terra sono gli oceani e le foreste.

Mitigazione
Per mitigazione si intendono le misure in grado di ridurre i cambiamenti climatici già innescati dall’uomo ad un livello il più gestibile possibile dalle società. In sostanza tutto ruota attorno al taglio delle emissioni di CO2 e alla creazione/difesa di/dei carbon sink nuovi/esistenti.

Adattamento
Sono le misure adottate per mettere al riparo le società dagli effetti climatici che la mitigazione non riesce ad evitare. Tra gli interventi di adattamento rientrano gli sbarramenti contro l’innalzamento del livello del mare, la sistemazione degli argini dei fiumi in previsione di eventi alluvionali più intensi, nuovi invasi per raccogliere la minore disponibilità idrica, passaggio a colture agricole più adatte alle mutate condizioni climatiche e molti altri ancora.

Protocollo di Kyoto
E’ il trattato internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici sottoscritto nella città giapponese l’11 dicembre 1997. Le nazioni industrializzate si impegnano a tagliare le emissioni di gas serra, i paesi in via di sviluppo come Cina e India sono esentati.
La quota di riduzione nelle emissioni fissate per l’Unione Europea è del 8% nel 2012 rispetto ai valori del 1990, per il Giappone è del 6%. Per gli Stati Uniti era stato stabilito un taglio del 7%, ma Washington dopo l’adesione dell’amministrazione Clinton successivamente non ha sottoscritto il trattato.

CDM (Clean Development Mechanism)
Consente ai paesi industrializzati di realizzare progetti nei paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas serra per il paese ospite e il riconoscimento di crediti di emissione per la nazione che promuove gli interventi.

JI (Joint Implementation)
Consente ai paesi industrializzati di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti ottenuti congiuntamente con il paese ospite.

ET (Emissions Trading)
E’ il meccanismo che consente a chi non è in regola con i propri obiettivi di riduzione dei gas serra di acquistare sul mercato quote di CO2 tagliata da chi è stato invece particolarmente virtuoso oppure da chi ha ottenuto un pacchetto di crediti per ragioni politiche (molti Stati dell’Est Europa).

ETS (Emissions Trading System)
E’ il sistema di scambio dei permessi ad emettere realizzato dall’Unione Europea e al momento l’unico di una certa grandezza ad essere in funzione.

Carbon tax
Con questo termine si intende la possibilità di tassare un prodotto (compresa la corrente elettrica) in base alla quantità di anidride carbonica necessaria alla sua produzione o alla quantità che si produce attraverso il suo consumo (nel caso della benzina ad esempio). La sua funzione può essere rivolta all’interno (scoraggiare il consumo di merce dal forte impatto climatico-ambientale) oppure esterno (colpire le importazioni dai paesi che producono senza vincoli alle proprie emissioni).
Fonte: La Repubblica

La nuova mappa dei «signori del gas»

Monday, August 17th, 2009

Dall’ex sondaggista del Cavaliere, Gianni Pilo, a famiglie finora poco note come i parmensi Usberti, i lombardi Fabiani, i molisani Falcione, i veronesi Bolla, il ligure Lagorio. Dall’ex conglomerato della Germania dell’Est, la Vng Erdgascommerz, alla russa Renova del magnate Viktor Vekselberg, passando per l’argentina Bridas dei fratelli Bulgheroni. Dal comune ferrarese di Argenta fino a Carpi o Gallarate, transitando da Prato o Scandicci. A quasi un decennio dalla liberalizzazione sono loro i nuovi «baroni» italiani del gas. L’Autorità per l’energia li definisce «grossisti », intermediari, anche se spesso non fanno solo quel mestiere.

A inizio 2009 erano 78, ma una volta scremati i più piccoli e i troppo grandi, ovvero i «soliti noti» come Eni, Enel, Edison, la francese Gaz de France, la tedesca E.On, e le maggiori ex municipalizzate, rimane una fascia dove si posizionano una quindicina di «feudatari» del gas. Insieme pesano 10-11 miliardi di metri cubi in un’Italia che ne consuma 83 in un anno. Ai prezzi del «magico» 2008, quando il barile di petrolio ha toccato 147 dollari, quella quantità valeva 4 miliardi di euro. Ora il vento è girato: il calo dei consumi di gas del 2009, scesi del 13% nei primi sei mesi, sta erodendo i margini. E proprio quello in corso potrebbe essere un anno di svolta: chi non resisterà alla crisi potrebbe essere comprato o sparire.

Se si guarda ai dati dell’Autorità, il primo per volumi venduti dopo i «big» del mercato è Blugas, che ha tra i suoi azionisti i comuni della cintura fiorentina (Prato, Sesto, Scandicci, Campi Bisenzio per citare i maggiori), i lombardi di Lineagroup (Pavia, Lodi, Cremona, Rovato e altri) eMantova: nel 2008 ha intermediato 1,7 miliardi di metri cubi. La Blugas, come altri, ha nel suo portafoglio un bene esemplare, frutto del «fiuto» per i nuovi assetti del mercato ma anche di fortuna: il diritto a far passare del metano sul gasdotto di proprietà Eni che dalla Russia va in Austria per sbucare a Tarvisio. Un’opportunità da non dare per scontata, visto che per aggiudicarsi quei diritti messi all’asta dal Cane a sei zampe — obbligato dall’Antitrust italiano e europeo—si è messo in moto unmeccanismo complicato. Alla prima cessione, nel 2006, tutti i richiedenti ottennero un lotto minuscolo, 20 milioni di metri cubi. Al secondo atto, nel 2008, un’estrazione a sorte ha beneficiato 25 fortunati con 130 milioni a testa. Non del tutto chiaro è se poi quei diritti siano stati oggetto di altre compravendite. Ma non solo Blugas ha beneficiato della sorte. Tra le società con soci municipali anche la Elettrogas di Argenta guidata da Roberto Fazioli e Renato Guerzoni (fautori della via «pubblica» ai servizi locali) oltre alla Energy Trade dei comuni di Carpi e del Modenese, di Lecco e provincia, e di Gallarate e del Varesotto.

È nel gruppo degli imprenditori privati che spicca invece l’ex fondatore della Diakron, il nuorese Gianni Pilo. La sua Enoi (1,3 miliardi di metri cubi trattati), posseduta per il 44,5% ciascuno con Renato Rossi, nell’ultimo bilancio mostrava vendite per quasi 700 milioni di euro e un utile di 15 milioni, di cui 6 distribuiti come dividendo. L’ex sondaggista di Berlusconi, prosciolto nel 2007 dopo essere comparso in un’indagine sull’import di gas dalla Tunisia con l’ambasciatore Umberto Vattani, ormai non fa più solo il grossista, ma soprattutto il trader sui principali mercati continentali. Enoi, come tutti i «neo-baroni» del gas, è una società snella: ha solo una ventina di dipendenti, molti dei quali trader o venditori.

A 930 milioni di metri cubi intermediati si trova la Gas Plus Italiana della famiglia parmense degli Usberti, che nel suo capitale ospita anche (con il 10%) la Findim dei Fossati, gli ex padroni della Star e ora azionisti di Telecom Italia e nel cui consiglio siede l’ex presidente di Eni e Agip, Guglielmo Moscato. Ma Gas Plus è anche una società integrata, che ha gas di proprietà: quello della Spi acquistata dall’Eni nel 2004. A ruota degli Usberti ci sono i Fabiani, con interessi nell’area pavese (Terme di Salice), a cui fa capo la Italtrading (755 milioni di metri cubi). A loro volta i Fabiani, che possedevano l’Italcogim venduta poi ai francesi di GdfSuez, hanno stretto un’alleanza (un accordo di fornitura di 11 anni) con la Compagnia italiana del gas dei molisani Edmondo e Edoardo Falcione. I Falcione, che ora guardano con interesse all’Albania dove vorrebbero costruire un rigassificatore, hanno un pregio agli occhi dei loro colleghi: con la Cig sono stati tra i pochi ad aggiudicarsi nel 2005 una fornitura pluriennale di metano (fino al 2019) dalla società di Stato algerina, la Sonatrach. Altri gruppi familiari, come i veronesi Bolla (Erogasmet) e i piemontesi Bariggi, sono tra i soci di 2B Energia, che ha movimentato 621 milioni di metri cubi. E la proprietà di Enova (mezzo miliardo di metri cubi) si divide tra azionisti privati situati tra Bergamo, Crema e Lodi. Nuovo ingresso del 2008 è invece la imperiese Unogas Energia, guidata dall’imprenditore Walter Lagorio che ne possiede il 70% tramite la holding Hb Invest. Da pochi mesi Unogas si è trasferita da Imperia a Milano.

Ma che quello italiano sia un mercato appetibile lo dimostra senza dubbi la calata dei gruppi stranieri dell’energia. Olandesi come Essent (262 milioni di metri cubi trattati) che però fa solo trading e si avvia alla fusione con il colosso tedesco Rwe. Italo-svizzeri come Worldenergy (574 milioni), sede a Soazza nel Canton Grigioni, titolare di gas algerino ma fondata e diretta dall’italiano Claudio Gianotti. A Franciacorta (Brescia) ha invece messo radici Energetic Source, che fa capo alla Avelar Energy di Igor Akhmerov, a sua volta filiale della russa Renova di proprietà dell’ucraino Viktor Vekselberg. Lo scorso anno Energetic Source ha fatto 1,16 miliardi di euro di vendite e 20 milioni di profitti, ma non solo con il gas. Ha interessi nell’energia solare (nell’emiliana Kerself quotata in Borsa a Milano) e nello stoccaggio, oltre a una quota nella centrale a gas pugliese di San Severo. A Bari, di recente, si è anche mormorato della possibilità che il cinquantaduenne Vekselberg acquistasse la squadra di calcio dei Matarrese. Dalla Russia alla ex Germania Est: la Vng, monopolista dal gas ai tempi della Repubblica Democratica, ha comprato lo scorso gennaio i due terzi della spezzina Spigas, che vale 840 milioni di metri cubi intermediati. E poi ci sono anche gli argentini della Begas Energy (701 milioni di metri cubi) controllata italiana della Bridas dei fratelli Carlos e Alejandro Bulgheroni. Begas ha in portafoglio del metano algerino. Bridas ha forti interessi anche in Turkmenistan e la vulgata vuole che Carlos, primo occidentale a fare affari nella ex Repubblica sovietica, abbia corteggiato negli anni Novanta i talebani per costruire un gasdotto in Afghanistan, progetto poi ripreso senza esito anche dagli americani di Unocal.

L’ipoteca maggiore sul mercato italiano degli «indipendenti», nel futuro immediato, la metteranno però ancora i russi di Gazprom. Attraverso la viennese Centrex potranno vendere in Italia fino a 3 miliardi di metri cubi di gas, dai 300 milioni con cui hanno iniziato nel 2008 tramite la Centrex italiana guidata dall’ex Eni Enrico Grigesi. Curioso: a un altro ex Eni, Massimo Nicolazzi, da metà luglio è stata affidata la poltrona più alta di Centrex, a Vienna. L’esperienza da monopolista in fondo paga ancora.

 

Fonte: Corriere della Sera

Ue: forniture di gas a rischio, di nuovo nodo russo-ucraino

Saturday, July 4th, 2009

La Commissione europea ha invitato i 27 a prepararsi a una nuova potenziale crisi del gas quest’inverno accumulando delle riserve.

(Rinnovabili.it) – ‘‘Per quanto riguarda la situazione d’incertezza delle riserve di gas in Ucraina – ha dichiarato la Commissione Ue agli Stati membri – occorrerà prepararsi meglio per il periodo invernale e accumulare riserve di gas a partire da tutte le fonti di fornitura disponibili”. Questo comunicato è stato diramato dopo una riunione degli esperti dei 27 stati membri sull’attuale situazione.
L’Ucraina sta cercando un prestito per onorare le sue forniture di gas russo dal momento che Mosca stessa si è tirata indietro e ha smesso di prestarle denaro.
Kiev rischia così di non poter riempire le sue riserve di gas durante questa estate per la successiva stagione invernale, riserve che consentono di permettere anche l’arrivo del gas russo in Europa.

Fonte: La Repubblica

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