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Allarme elio, riserve agli sgoccioli

Saturday, August 28th, 2010

Stiamo dissipando un prezioso gas, l’elio, e nel giro di una generazione, con i consumi attuali, sparirà. Con gravi conseguenze in molti campi della nostra vita, a partire dagli ospedali. L’avvertimento e l’invito a fare qualcosa in fretta arriva dal Nobel americano Robert Richardson della Cornell University di Ithaca (New York) che meritò il premio proprio per le sue scoperte su questo prezioso elemento di cui la natura del nostro pianeta è estremamente avara. Ma ci si chiederà perché sia così importante: l’elio non entra facilmente nei discorsi quotidiani anche se ha segnato la nostra infanzia grazie ai palloncini colorati che potrebbero, quindi, anch’essi scomparire.

Eppure l’elenco delle sue utilizzazioni è lungo, a cominciare dagli esami clinici con la risonanza magnetica il cui scanner viene raffreddato con l’elio liquido. Lo ritroviamo, inoltre, nei sistemi di rilevamento più diversi, compresi quelli per l’antiterrorismo, e anche in svariati processi industriali, nei sofisticati strumenti di analisi di laboratorio, negli apparati di respirazione per immersioni profonde, per trasportare in sicurezza i combustibili o per raffreddare sia alcuni impianti delle centrali nucleari attuali sia certi satelliti astronomici,e pure per far volare i dirigibili o i palloni sonda meteorologici. Ma ancor di più, all’elio è legato persino il nostro futuro energetico perché le centrali a fusione nucleare che si cerca di costruire saranno alimentate proprio dall’elio. Questo elemento chimico conosciuto sotto forma di gas senza odore o sapore è inerte ed è per questo che viene impiegato e troppo spesso sprecato. Con esso, ad esempio, si puliscono i condotti degli impianti di propulsione di tutti razzi militari e civili e poi invece di essere riciclato si disperde nell’aria. Questo del riciclo è uno dei suggerimenti che avanza il professor Richardson che però, in un rapporto appena pubblicato, accusa il governo americano di essere il maggiore responsabile della distruzione del prezioso elemento. Il Congresso infatti approvò nel 1996 una legge (Helium Privatisation Act) che obbligava entro il 2015 la vendita dell’intera riserva di elio custodita nel sottosuolo vicina ad Amarillo, in Texas. La US National Helium Reserve, più nota come la «capitale mondiale dell’elio», racchiude in profondità un miliardo di metri cubi del gas, ossia la metà delle riserve esistenti sul pianeta. «Il guaio – dice Richardson – è che il suo prezzo nel mercato è troppo basso ed ora quello messo da parte viene in pratica svenduto: nel giro di 25-30 anni resteremo completamente sprovvisti

L’elio (scoperto nel 1868 esaminando la luce del Sole) è estremamente raro. Si trova in dosi minime nell’atmosfera, è frutto di alcune reazioni nucleari, e viene ricavato per separazione dal gas naturale. Proprio pensando alle future necessità delle centrali a fusione, l’elio (nel suo isotopo elio-3) è diventato uno dei motivi per ritornare sulla Luna nella cui superficie esiste in quantità interessanti capaci di garantire senza limiti la produzione di energia sulla Terra. «Bisogna smettere di dissipare questa preziosa risorsa – sottolinea il Nobel Richardson - e il primo provvedimento da attuare è un rialzo del suo costo dal venti al cinquanta per cento. In secondo luogo il governo di Washington deve bloccare il provvedimento di svendita della riserva ai privati che venne votato senza rendersi conto del grave danno che si stava procurando alla nazione e al mondo intero, favorendo solo bassi interessi commerciali». Un curiosità: l’elio tanto raro sulla Terra è invece il secondo elemento più diffuso dell’universo dopo l’idrogeno. Il 41 per cento del Sole è costituito di elio e così le altre stelle.

Giovanni Caprara

Tariffa bioraria, clienti confusi e disinformati l’Autorità sanziona nove società elettriche

Saturday, July 24th, 2010
Il primo luglio è entrato in vigore per 4,5 milioni di famiglie il nuovo sistema di calcolo dell’energia elettrica. Tra disinformazione e coas negli addebiti sono già sorte le prime difficoltà e l’Autorità sanziona 9 società

Tanti dubbi, ritardi e poca chiarezza. A venti giorni circa dall’entrata in vigore della “tariffa bioraria” sorgono le prime difficoltà nell’applicazione del nuovo sistema. A finire sotto accusa sono nove società fornitrici di energia elettrica per aver violato l’obbligo, stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, di informare chiaramente le famiglie sui nuovi prezzi applicati a partire dal 1 luglio 2010 a chi sceglie di conservare il vecchio contratto di fornitura. E’ previsto infatti che i clienti debbano essere messi al corrente delle variazioni di prezzi con un preavviso minimo di almeno sei mesi attraverso note informative allegate alle tre bollette precedenti la data di avvio delle nuove tariffe. L’Autorità ha intimato pertanto alle imprese di comunicare tempestivamente le novità ai clienti, in caso contrario dovranno restituire i maggiori addebiti dovuti all’applicazione irregolare delle nuove tariffe. Nei confronti dei nove gestori (AceaElectrabel Elettricità S.p.a, Iride Mercato S.p.a, Trenta S.p.a, Hera Comm S.r.l., ASM Energia e Ambiente S.r.l., Azienda energetica S.p.a. Etschwerke ag, Enia Energia S.p.a., AcegasAps Service S.r.l. e A2A Energia S.p.a) sono stati inoltre avviati procedimenti per l’irrogazione di sanzioni.

Il nuovo sistema delle “tariffe biorarie” si applica dal 1 luglio scorso. Gli utenti interessati ai nuovi prezzi dell’elettricità sono coloro che usufruiscono ancora del cosiddetto regime monorario “a maggior tutela” (che garantisce la fornitura di energia dal proprio gestore a prezzi stabiliti ogni tre mesi dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), non avendo cambiato il proprio operatore in seguito alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. Il meccanismo prevede tre fasce di prezzi. L’elettricità costa di meno dalle 19 alle 8 dei giorni feriali, di sabato, domenica e nei periodi festivi (fasce orarie “F2” e “F3”), mentre costa di più dalle 8 alle 19 dei giorni feriali (fascia oraria “F1”).

Il passaggio al nuovo sistema è graduale: per ora riguarda solo 4,5 milioni di famiglie, che diventeranno 20 milioni alla fine dell’anno. Per consentire ai clienti di abituarsi alle novità, fino alla fine del 2011 le differenze di prezzo tra i diversi momenti della giornata saranno contenute al 10% circa, sia per quanto riguarda il risparmio che la spesa. A tre anni dall’avvio della liberalizzazione (partita il 1 luglio 2007) solo il 10% degli italiani ha scelto di cambiare gestore. Tra i consumatori che hanno optato per un nuovo operatore, molti si sono rivolti all’Autorità per l’energia elettrica e il gas e alle associazioni dei consumatori per segnalare confusione negli addebiti e reclamare per bollette troppo care.

Fonte: Kataweb

Bonus Gas, ecco come funziona

Wednesday, February 24th, 2010
Uno sconto del 15% circa sulla bolletta del gas per famiglie a basso reddito o numerose. Viene concesso ai nuclei familiari con Isee non superiore a 7.500 euro. Le cose da sapere

Fonte: Kataweb

Gas, Et e tipping points:le parole di Copenaghen

Tuesday, December 1st, 2009

Dall’7 al 18 dicembre si riunisce a Copenaghen la 15esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Nella capitale danese sono attese migliaia di persone tra delegati, giornalisti e rappresentanti di diverse organizzazioni e associazioni. A differenza delle edizioni passate, questa volta hanno annunciato la loro presenza anche numerosi premier e capi di Stato.

Se manterranno le promesse della vigilia, nei giorni decisivi del vertici saranno a Copenaghen il presidente statunitense Barack Obama, il premier cinese Wen Jibao, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico Gordon Brown, il presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva e molti altri leader. Una mobilitazione che al di là di quelli che saranno i risultati finali, dà il segno dell’importanza della posta in gioco.

La Conferenza è chiamata infatti a negoziare un nuovo trattato per impegnare l’intera comunità internazionale ad assumere misure in grado di fermare il riscaldamento globale. L’accordo dovrà sostituirisi al Protocollo di Kyoto, il primo timido tentativo fatto in ambito Onu per contrastare i cambiamenti climatici, in scadenza nel 2012.

L’ambizione più alta è il raggiungimento di un’intesa che rafforzi gli obiettivi di Kyoto e li estenda a un periodo temporale molto più lungo (la date di riferimento sono 2020 e 2050), impegnando in maniera vincolante anche quelle nazioni che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto (Stati Uniti) o che sono state esentate dai tagli alle emissioni di gas serra per non frenarne la crescita (Cina, India, Brasile e molti altri ancora).

Di seguito un glossario per orientarsi nei resoconti dalla capitale danese senza smarrirsi nel frequente ricorso a termini tecnici e a riferimenti a circostanze date troppo spesso per scontate.

Cambiamenti climatici
Sono le variazioni a livello globale del clima della Terra rispetto ai valori medi di temperature massima e minima (della superficie e degli oceani), precipitazioni, nuvolosità. Essi sono dovuti a cause naturali e, secondo la grande maggioranza degli scienziati, dall’inizio dell’industrializzazione anche a causa dell’azione dell’uomo. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici utilizza il termine “mutamenti climatici” solo per riferirsi ai cambiamenti climatici prodotti dall’uomo e quello di variabilità climatica per quello generato da cause naturali.

Temperature
Secondo i dati contenuti nel IV Rapporto dell’Ipcc la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di circa 0,6 °C durante i cento anni dal 1905 al 2005. Le proiezioni degli scienziati prevedono per fine secolo un ulteriore incremento compreso tra 1,1 e 6 gradi centigradi a secondo della variabilità climatica e delle misure di mitigazione intraprese dalla comunità internazionale.

IPCC (International Panel on Climate Change)
E’ stato istituito dall’Onu nel 1988 allo scopo di fornire ai governi una valutazione scientifica della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia di cambiamenti climatici, impatti, adattamento, mitigazione. E’ un organo intergovernativo (e non di ricerca diretta). Ogni governo ha un suo Focal Point IPCC.

Effetto serra
L’effetto serra è il fenomeno naturale che consente all’atmosfera terrestre di trattenere una parte del calore ricevuto dal sole. A rendere il fenomeno possibile è la presenza nell’atmosfera terrestre dei gas serra. In loro assenza la temperatura superficiale media della Terra sarebbe di circa -18 °C mentre il valore effettivo è di circa +14 °C.

Gas serra
Il vapore acqueo (H2O), l’anidride carbonica (CO2), l’ossido di diazoto (N2O), il metano (CH4) e l’ozono (O3) sono i gas serra principali nell’atmosfera terrestre. L’anidride carbonica (si ritiene incida per circa il 20%) è il gas serra la cui presenza in atmosfera sta aumentando più rapidamente in seguito a diverse attività umane (industria, consumi energetici domestici, trasporti, agricoltura e allevamento, deforestazione).

Tipping points
Sono i punti critici. Riferiti al clima per tipping points si intendono tutte quelle soglie (di temperatura, presenza di CO2 in atmosfera, scioglimento dei ghiacci, acidità degli oceani) che potrebbero innescare cambiamenti repentini e irrimediabili, senza più procedere in maniera lineare (per quanto molti elementi che determinano l’andamento climatico non sono mai del tutto lineari).

PPM
Parti per milione. E’ l’unità di misura con cui si descrive la quantità di CO2 presente in atmosfera. Durante l’era preindustriale era inferiore a 300. Attualmente è di 384 ppm. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc per evitare le peggiori conseguenze dei mutamenti climatici bisogna rimanere sotto quota 450, ma un numero sempre maggiore di scienziati ritiene necessario tornare indietro a quota 350.

Carbon sink
Sono le riserve di carbonio, quegli elementi della biosfera in grado di assorbire anidride carbonica. I principali carbon sink presenti sulla Terra sono gli oceani e le foreste.

Mitigazione
Per mitigazione si intendono le misure in grado di ridurre i cambiamenti climatici già innescati dall’uomo ad un livello il più gestibile possibile dalle società. In sostanza tutto ruota attorno al taglio delle emissioni di CO2 e alla creazione/difesa di/dei carbon sink nuovi/esistenti.

Adattamento
Sono le misure adottate per mettere al riparo le società dagli effetti climatici che la mitigazione non riesce ad evitare. Tra gli interventi di adattamento rientrano gli sbarramenti contro l’innalzamento del livello del mare, la sistemazione degli argini dei fiumi in previsione di eventi alluvionali più intensi, nuovi invasi per raccogliere la minore disponibilità idrica, passaggio a colture agricole più adatte alle mutate condizioni climatiche e molti altri ancora.

Protocollo di Kyoto
E’ il trattato internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici sottoscritto nella città giapponese l’11 dicembre 1997. Le nazioni industrializzate si impegnano a tagliare le emissioni di gas serra, i paesi in via di sviluppo come Cina e India sono esentati.
La quota di riduzione nelle emissioni fissate per l’Unione Europea è del 8% nel 2012 rispetto ai valori del 1990, per il Giappone è del 6%. Per gli Stati Uniti era stato stabilito un taglio del 7%, ma Washington dopo l’adesione dell’amministrazione Clinton successivamente non ha sottoscritto il trattato.

CDM (Clean Development Mechanism)
Consente ai paesi industrializzati di realizzare progetti nei paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas serra per il paese ospite e il riconoscimento di crediti di emissione per la nazione che promuove gli interventi.

JI (Joint Implementation)
Consente ai paesi industrializzati di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti ottenuti congiuntamente con il paese ospite.

ET (Emissions Trading)
E’ il meccanismo che consente a chi non è in regola con i propri obiettivi di riduzione dei gas serra di acquistare sul mercato quote di CO2 tagliata da chi è stato invece particolarmente virtuoso oppure da chi ha ottenuto un pacchetto di crediti per ragioni politiche (molti Stati dell’Est Europa).

ETS (Emissions Trading System)
E’ il sistema di scambio dei permessi ad emettere realizzato dall’Unione Europea e al momento l’unico di una certa grandezza ad essere in funzione.

Carbon tax
Con questo termine si intende la possibilità di tassare un prodotto (compresa la corrente elettrica) in base alla quantità di anidride carbonica necessaria alla sua produzione o alla quantità che si produce attraverso il suo consumo (nel caso della benzina ad esempio). La sua funzione può essere rivolta all’interno (scoraggiare il consumo di merce dal forte impatto climatico-ambientale) oppure esterno (colpire le importazioni dai paesi che producono senza vincoli alle proprie emissioni).
Fonte: La Repubblica

La nuova mappa dei «signori del gas»

Monday, August 17th, 2009

Dall’ex sondaggista del Cavaliere, Gianni Pilo, a famiglie finora poco note come i parmensi Usberti, i lombardi Fabiani, i molisani Falcione, i veronesi Bolla, il ligure Lagorio. Dall’ex conglomerato della Germania dell’Est, la Vng Erdgascommerz, alla russa Renova del magnate Viktor Vekselberg, passando per l’argentina Bridas dei fratelli Bulgheroni. Dal comune ferrarese di Argenta fino a Carpi o Gallarate, transitando da Prato o Scandicci. A quasi un decennio dalla liberalizzazione sono loro i nuovi «baroni» italiani del gas. L’Autorità per l’energia li definisce «grossisti », intermediari, anche se spesso non fanno solo quel mestiere.

A inizio 2009 erano 78, ma una volta scremati i più piccoli e i troppo grandi, ovvero i «soliti noti» come Eni, Enel, Edison, la francese Gaz de France, la tedesca E.On, e le maggiori ex municipalizzate, rimane una fascia dove si posizionano una quindicina di «feudatari» del gas. Insieme pesano 10-11 miliardi di metri cubi in un’Italia che ne consuma 83 in un anno. Ai prezzi del «magico» 2008, quando il barile di petrolio ha toccato 147 dollari, quella quantità valeva 4 miliardi di euro. Ora il vento è girato: il calo dei consumi di gas del 2009, scesi del 13% nei primi sei mesi, sta erodendo i margini. E proprio quello in corso potrebbe essere un anno di svolta: chi non resisterà alla crisi potrebbe essere comprato o sparire.

Se si guarda ai dati dell’Autorità, il primo per volumi venduti dopo i «big» del mercato è Blugas, che ha tra i suoi azionisti i comuni della cintura fiorentina (Prato, Sesto, Scandicci, Campi Bisenzio per citare i maggiori), i lombardi di Lineagroup (Pavia, Lodi, Cremona, Rovato e altri) eMantova: nel 2008 ha intermediato 1,7 miliardi di metri cubi. La Blugas, come altri, ha nel suo portafoglio un bene esemplare, frutto del «fiuto» per i nuovi assetti del mercato ma anche di fortuna: il diritto a far passare del metano sul gasdotto di proprietà Eni che dalla Russia va in Austria per sbucare a Tarvisio. Un’opportunità da non dare per scontata, visto che per aggiudicarsi quei diritti messi all’asta dal Cane a sei zampe — obbligato dall’Antitrust italiano e europeo—si è messo in moto unmeccanismo complicato. Alla prima cessione, nel 2006, tutti i richiedenti ottennero un lotto minuscolo, 20 milioni di metri cubi. Al secondo atto, nel 2008, un’estrazione a sorte ha beneficiato 25 fortunati con 130 milioni a testa. Non del tutto chiaro è se poi quei diritti siano stati oggetto di altre compravendite. Ma non solo Blugas ha beneficiato della sorte. Tra le società con soci municipali anche la Elettrogas di Argenta guidata da Roberto Fazioli e Renato Guerzoni (fautori della via «pubblica» ai servizi locali) oltre alla Energy Trade dei comuni di Carpi e del Modenese, di Lecco e provincia, e di Gallarate e del Varesotto.

È nel gruppo degli imprenditori privati che spicca invece l’ex fondatore della Diakron, il nuorese Gianni Pilo. La sua Enoi (1,3 miliardi di metri cubi trattati), posseduta per il 44,5% ciascuno con Renato Rossi, nell’ultimo bilancio mostrava vendite per quasi 700 milioni di euro e un utile di 15 milioni, di cui 6 distribuiti come dividendo. L’ex sondaggista di Berlusconi, prosciolto nel 2007 dopo essere comparso in un’indagine sull’import di gas dalla Tunisia con l’ambasciatore Umberto Vattani, ormai non fa più solo il grossista, ma soprattutto il trader sui principali mercati continentali. Enoi, come tutti i «neo-baroni» del gas, è una società snella: ha solo una ventina di dipendenti, molti dei quali trader o venditori.

A 930 milioni di metri cubi intermediati si trova la Gas Plus Italiana della famiglia parmense degli Usberti, che nel suo capitale ospita anche (con il 10%) la Findim dei Fossati, gli ex padroni della Star e ora azionisti di Telecom Italia e nel cui consiglio siede l’ex presidente di Eni e Agip, Guglielmo Moscato. Ma Gas Plus è anche una società integrata, che ha gas di proprietà: quello della Spi acquistata dall’Eni nel 2004. A ruota degli Usberti ci sono i Fabiani, con interessi nell’area pavese (Terme di Salice), a cui fa capo la Italtrading (755 milioni di metri cubi). A loro volta i Fabiani, che possedevano l’Italcogim venduta poi ai francesi di GdfSuez, hanno stretto un’alleanza (un accordo di fornitura di 11 anni) con la Compagnia italiana del gas dei molisani Edmondo e Edoardo Falcione. I Falcione, che ora guardano con interesse all’Albania dove vorrebbero costruire un rigassificatore, hanno un pregio agli occhi dei loro colleghi: con la Cig sono stati tra i pochi ad aggiudicarsi nel 2005 una fornitura pluriennale di metano (fino al 2019) dalla società di Stato algerina, la Sonatrach. Altri gruppi familiari, come i veronesi Bolla (Erogasmet) e i piemontesi Bariggi, sono tra i soci di 2B Energia, che ha movimentato 621 milioni di metri cubi. E la proprietà di Enova (mezzo miliardo di metri cubi) si divide tra azionisti privati situati tra Bergamo, Crema e Lodi. Nuovo ingresso del 2008 è invece la imperiese Unogas Energia, guidata dall’imprenditore Walter Lagorio che ne possiede il 70% tramite la holding Hb Invest. Da pochi mesi Unogas si è trasferita da Imperia a Milano.

Ma che quello italiano sia un mercato appetibile lo dimostra senza dubbi la calata dei gruppi stranieri dell’energia. Olandesi come Essent (262 milioni di metri cubi trattati) che però fa solo trading e si avvia alla fusione con il colosso tedesco Rwe. Italo-svizzeri come Worldenergy (574 milioni), sede a Soazza nel Canton Grigioni, titolare di gas algerino ma fondata e diretta dall’italiano Claudio Gianotti. A Franciacorta (Brescia) ha invece messo radici Energetic Source, che fa capo alla Avelar Energy di Igor Akhmerov, a sua volta filiale della russa Renova di proprietà dell’ucraino Viktor Vekselberg. Lo scorso anno Energetic Source ha fatto 1,16 miliardi di euro di vendite e 20 milioni di profitti, ma non solo con il gas. Ha interessi nell’energia solare (nell’emiliana Kerself quotata in Borsa a Milano) e nello stoccaggio, oltre a una quota nella centrale a gas pugliese di San Severo. A Bari, di recente, si è anche mormorato della possibilità che il cinquantaduenne Vekselberg acquistasse la squadra di calcio dei Matarrese. Dalla Russia alla ex Germania Est: la Vng, monopolista dal gas ai tempi della Repubblica Democratica, ha comprato lo scorso gennaio i due terzi della spezzina Spigas, che vale 840 milioni di metri cubi intermediati. E poi ci sono anche gli argentini della Begas Energy (701 milioni di metri cubi) controllata italiana della Bridas dei fratelli Carlos e Alejandro Bulgheroni. Begas ha in portafoglio del metano algerino. Bridas ha forti interessi anche in Turkmenistan e la vulgata vuole che Carlos, primo occidentale a fare affari nella ex Repubblica sovietica, abbia corteggiato negli anni Novanta i talebani per costruire un gasdotto in Afghanistan, progetto poi ripreso senza esito anche dagli americani di Unocal.

L’ipoteca maggiore sul mercato italiano degli «indipendenti», nel futuro immediato, la metteranno però ancora i russi di Gazprom. Attraverso la viennese Centrex potranno vendere in Italia fino a 3 miliardi di metri cubi di gas, dai 300 milioni con cui hanno iniziato nel 2008 tramite la Centrex italiana guidata dall’ex Eni Enrico Grigesi. Curioso: a un altro ex Eni, Massimo Nicolazzi, da metà luglio è stata affidata la poltrona più alta di Centrex, a Vienna. L’esperienza da monopolista in fondo paga ancora.

 

Fonte: Corriere della Sera

Ue: forniture di gas a rischio, di nuovo nodo russo-ucraino

Saturday, July 4th, 2009

La Commissione europea ha invitato i 27 a prepararsi a una nuova potenziale crisi del gas quest’inverno accumulando delle riserve.

(Rinnovabili.it) – ‘‘Per quanto riguarda la situazione d’incertezza delle riserve di gas in Ucraina – ha dichiarato la Commissione Ue agli Stati membri – occorrerà prepararsi meglio per il periodo invernale e accumulare riserve di gas a partire da tutte le fonti di fornitura disponibili”. Questo comunicato è stato diramato dopo una riunione degli esperti dei 27 stati membri sull’attuale situazione.
L’Ucraina sta cercando un prestito per onorare le sue forniture di gas russo dal momento che Mosca stessa si è tirata indietro e ha smesso di prestarle denaro.
Kiev rischia così di non poter riempire le sue riserve di gas durante questa estate per la successiva stagione invernale, riserve che consentono di permettere anche l’arrivo del gas russo in Europa.

Fonte: La Repubblica

MOSCA: ESPLODE TUBATURA GAS, FIAMME ALTE 100 METRI

Monday, May 11th, 2009

MOSCA - Una tubatura del gas è esplosa per cause non accertate in un quartiere sudoccidentale di Mosca dando origine a una colonna di fuoco alta un centinaio di metri visibile da tutta la città. Secondo Ievgheni Bobiliov, un portavoce dei servizi di emergenza della capitale russa, le fiamme hanno incendiato diverse auto e due edifici e 35 squadre di vigili del fuoco sono accorse sul posto. Al momento non si segnalano vittime.

Le abitazioni più vicine,a quanto risulta, distano dal luogo dell’incidente, sulla via Bolshaia Ochakovaskaia, almeno 500 metri. Boliliov ha detto che le cause dell’incidente non sono ancora note ma alcuni esperti lo hanno collegato alla possibile usura delle tubature.

SPENTO INCENDIO GASDOTTO

MOSCA - E’ stato spento dai vigili del fuoco oggi lo spettacolare incendio in un gasdotto divampato la notte scorsa nel sud-ovest di Mosca. “L’incendio nel gasdotto è finito.Il raffreddamento delle tubature di metallo continua”, ha detto un portavoce del ministero dell’energia russo Ievgheni Bobylev, citato dall’agenzia Ria Novosti. L’incendio, divampato attorno alle 00.30, è stato spento alle 15:45 locali, secondo l’agenzia Interfax. Cinque persone sono rimaste ferite fra cui un uomo, che è rimasto ustionato per il 35%, ha detto il sindaco di Mosca Iuri Lujkov, citato dall’agenzia Interfax, precisando che le cause dell’incendio sono probabilmente di origine accidentale. “Penso che si tratti al 99% di un incidente tecnico”, ha detto. Secondo il sindaco, l’incendio potrebbe essere stato provocato da un eccessiva pressione nella condotta del gasdotto. Nell spettacolari immagini mostrate nella notte si vedevano colonne di fuoco alte fino a 200 metri visibili da tutta la città. Secondo Ievgheni Bobiliov, un portavoce dei servizi di emergenza della capitale russa, le fiamme hanno incendiato diverse auto e due edifici.

Fonte: Ansa.it

Russia: stop ai rifornimenti di gas all’Europa attraverso l’Ucraina

Thursday, January 8th, 2009

- Nuovo capitolo nella battaglia del gas tra Mosca e Kiev. La Russia ha interrotto tutti i rifornimenti destinati all’Europa attraverso il territorio ucraino. Lo ha annunciato il portavoce della società ucraina degli idrocarburi, Naftogaz. «Se entro domani i rifornimenti non saranno ristabiliti, ci sarà una risposta ferma della Ue». Lo ha minacciato Mirek Topolanek, primo ministro della Rep. Ceca e presidente di turno dell’Unione europea.

CONFERME - «Dall’una di questa mattina stiamo registrando una sostanziale interruzione del gas proveniente dal gasdotto Tag», ha confermato l’Eni. Conferme anche da parte di Polonia, Romania, Repubblica ceca e Austria. L’Ungheria ha imposto limiti all’utilizzo del gas da parte delle industrie. Nessuna conferma, al momento, da Mosca. I gasdotti ucraini stanno lavorando in regime autonomo, dopo la sospensione dei rifornimenti dalla Russia, ha reso noto il capo di Naftogaz, Oleg Dubina.

APPELLO - La mossa, in ogni caso, rischia di aggravare la situazione, nonostante l’appello lanciato martedì dall’Unione europea dopo che era stata Kiev a decidere il blocco totale del transito di metano russo verso l’Europa (una risposta al taglio delle forniture deciso dal monopolista russo Gazprom). Mercoledì è intervenuto anche il presidente della Commissione Ue, Barroso: il portavoce della Commissione europea, Pia Ahrenkilde, ha riferito che nel corso di una conversazione telefonica con il premier russo Valdimir Putin, Jose Manuel Barroso ha dichiarato «inaccettabile il fatto che le forniture verso l’Europa siano state fatte ostaggio» nella disputa tra Mosca e Kiev. Barroso ha chiesto che «Ucraina e Russia trovino una soluzione stabile».

RIPRESA TRATTATIVE - Le trattative tra Mosca e Kiev sui contratti del gas riprenderanno giovedì a mezzogiorno. Lo ha reso noto il capo dell’ente energetico ucraino Naftogaz Ukrain.

LA CRISI - La nuova crisi tra Kiev e Mosca è scoppiata dopo che il monopolista russo del gas, Gazprom, ha tagliato le forniture all’Ucraina il 1° gennaio. Il colosso energetico accusa Kiev di non avere pagato i debiti pregressi e di rubare decine di milioni di metri cubi di gas al giorno. La disputa coinvolge anche i Paesi europei, che ricevono un quinto del loro gas dai gasdotti che attraversano l’Ucraina. La Commissione Ue è pronta a inviare osservatori in Ucraina per misurare i volumi di gas che effettivamente stanno transitando tra Russia e Ucraina. Lo ha detto un portavoce dell’esecutivo europeo spiegando che la proposta è stata già avanzata a Mosca e Kiev.

Fonte: Corriere della Sera

Russia problemi con Ucraina: in forse il gas per l’Europa?,

Friday, December 26th, 2008

La Russia non esclude l’interruzione delle forniture di gas all’Europa, a causa della disputa con l’Ucraina per il mancato rimborso dei debiti da parte di Kiev

“Non possiamo escludere che la posizione dell’Ucraina e alcuni passi da essa compiuti, che sono legati al passaggio del gas sul territorio ucraino, possano portare a disordini alla stabilità dei rifornimenti all’Europa”. Così ha dichiarato in una nota Viktor Zubkov, il presidente di Gazprom, che è anche primo vice premier russo.
Come già successo in passato (gennaio 2006), la Gazprom accusa la Naftogaz, società del gas ucraina, di non aver saldato forniture per 2,4 miliardi di dollari. E avverte che un contenzioso sul debito, da saldare entro il 31 gennaio, potrebbe aprire un’altra crisi, e creare problemi ai rifornimenti europei.
Zubkov d’altra parte assicura che Gazprom “come al solito s’impegnerà a rispettare in pieno i suoi obblighi verso i clienti europei”.
“La responsabilità di un peggioramento della situazione – illustra ancora il presidente di Gazprom – che potrebbe avere un impatto sui consumatori europei, dipende in toto dall’Ucraina”. La settimana scorsa Kiev ha pagato un miliardo di dollari a Mosca per il gas ricevuto, ma Gazprom vuole il saldo di tutti i crediti, minacciando di aumentare il prezzo dagli attuali 179,5 dollari a 400 dollari per ogni mille metri cubi di gas, a partire dal 2009. Il portavoce della commissione Ue, Ferran Tarradellas, fa notare che un’interruzione delle forniture di gas oggi sarebbero molto meno dannosa per l’Europa di quelle di tre anni fa, grazie alle condizioni molto meno rigide dell’inverno attuale.
Inoltre un consigliere del presidente ucraino, Viktor Yushchenko, dichiara che l’Ucraina non interromperà le forniture, anche se Mosca dovesse contingentare le consegne. Infatti le riserve ucraine ammontano a 16 miliardi di metri cubi di gas e dunque “non avremo bisogno di togliere il gas a nessuno”.

Informazioni agli utenti sul mercato dell’elettricità e del gas

Wednesday, October 22nd, 2008

Dalle 8.00 alle 18.00 dal lunedì al venerdì è a disposizione un numero verde per tutti coloro che, dopo la liberalizzazione dell’elettricità e del gas hanno bisogno di informazioni sui meccanismi e le regole di questi mercati

Si tratta di un servizio telefonico gratuito che risponde alle domande dei consumatori su come orientarsi nel mercato liberalizzato e per conoscere i diritti di cui si gode e le garanzie che sono previste contro eventuali comportamenti impropri degli esercenti.
Un call center fornisce quindi notizie sul mercato dell’energia elettrica e il gas al numero verde 800.166.654, con operatori specializzati a disposizione delle esigenze dei cittadini-utenti.
Dal luglio 2007, infatti, gli italiani possono decidere a quale fornitore di energia elettrica rivolgersi. E l’Autorità per l’energia ha così realizzato questo servizio, proprio per spiegare al grande pubblico le opportunità della liberalizzazione.
Sarà così possibile a tutti sapere le regole della libera vendita, i diritti e le garanzie previste. Tutto tranne consigli o indicazioni su specifiche offerte. L’Autorità fornirà solo informazioni sul funzionamento dei nuovi meccanismi e sulle garanzie.
Al call-center si affianca anche un servizio per e-mail: info@au-energia.it, oppure via fax al numero verde 800.185.024. o sul sito dell’Autorità per l’energia sulla Finestra del Consumatore

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