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Obama sblocca fondi per due centrali nucleari dopo 30 anni di stop nel settore

Thursday, February 18th, 2010

L’amministrazione Usa ha dato il via libera a prestiti garantiti per 8,3 miliardi di dollari (6,1 miliardi di euro) per la costruzione di due centrali nucleari a Burke, in Georgia. L’annuncio è stato ufficializzato dal presidente Barack Obama in visita in un centro per lo sviluppo di energie pulite presso Washington. «Dobbiamo costruire una nuova generazione di impianti energetici puliti e sicuri», ha detto Obama, ricordando che si tratta dei primi investimenti per l’energia nucleare dopo 30 anni di stop. Verrà utilizzata una legge del 2005 che autorizza il dipartimento dell’Energia a emettere prestiti in garanzia fino a 18,5 miliardi di dollari per progetti che aiutino la riduzione del gas serra. Gli impianti saranno ultimati tra il 2016 e il 2017. I due reattori dovrebbero generare energia per 1,4 milioni di persone e creare 3 mila nuovi posti di lavoro di cui 850 permanenti. 

FUTURO -«So bene che quest’annuncio verrà accolto da qualcuno con favore da qualcun’altro con forti dissensi», ha detto il capo della Casa Bianca. «Ma voglio mettere l’accento su un punto: anche se ci sono opinioni diverse, queste non possono impedirci di fare passi avanti. Su una questione come quella energetica che condiziona la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a essere bloccati nel vecchio dibattito tra destra e sinistra, tra ambientalisti e imprenditori». Obama ha spiegato che «una sola centrale atomica consente di tagliare 16 milioni di tonnellate di CO2 rispetto a un impianto a carbone. È come togliere dalla strada 3,5 milioni di auto».

PIANO ENERGETICO - Gli investimenti per le due nuove centrali fanno parte di un ampio piano per l’efficienza energetica annunciato da Obama, tra il quale sono compresi 130 milioni di dollari in cinque anni per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e allo stesso tempo stimolare la crescita economica a livello locale.

Fonte: Corriere della Sera

Tesoro: raddoppiano i fondi per il nucleare

Tuesday, February 9th, 2010

Ammonta a 92.051.828.000 euro il Budget dello Stato, poco più di un miliardo in più rispetto al 2009 (+1,19%). E’ quanto risulta dal Budget per il 2010 “presentato” e diffuso oggi dalla Ragioneria Generale dello Stato.

L’amministrazione centrale che presenta i maggiori costi è il ministero dell’Istruzione, che con i suoi 43,9 miliardi di euro, assorbe quasi la metà (il 47,7% ) dell’intero budget statale. Ma la “missione” relativa all’istruzione scolastica, che va dall’istruzione prescolastica e scuola primaria fino ai corsi di formazione per il lavoro, in un anno ha perso quasi un miliardo di euro, passando dai 44,3 miliardi del 2009 ai 43,4 mld del Budget previsto per il 2010 (-2%). Al secondo posto, per costi, è la Difesa (19,9 miliardi che rappresentano il 21,6% del budget). Agli ultimi posti figurano invece il ministero dell’Ambiente (143 milioni) e il ministero dello Sviluppo economico (243 mln). Meno risorse al sistema dei trasporti e alle infrastrutture, aumento delle risorse invece per il comparto energia, con la voce per “nucleare, elettrico ed energie rinnovabili” che vede addirittura, dal 2009 e il 2010, quasi un raddoppio dei fondi a diposizione (+92,8%). Vedono un aumento degli stanziamenti (+31,1%) anche la ricerca e l’innovazione, la tutela della salute (+4,6%), la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (+3,4%). In calo la ‘posta’ a bilancio per le relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (-2,2%). Lo Stato tira poi la cinghia su tutte quelle spese che riguardano le stesse amministrazioni (-38,5%). Il costo del personale pubblico, tra retribuzioni e altre uscite, ammonta 79,9 miliardi di euro, con un’incidenza percentuale dell’86,83% sul totale dei costi delle amministrazioni centrali e del 16,86% sul totale generale dello Stato. Rispetto agli 80,1 miliardi di euro del budget 2009, le spese complessive per il personale mostrano un lieve calo. A fare la parte del leone si confermano le strutture che fanno capo al ministero dell’Istruzione: nel 2010 il personale di questo ministero assorbirà risorse per 42,9 miliardi, più della metà del totale delle amministrazioni centrali dello Stato (53,7%).

Fonte: Ansa .it

Nave dei veleni, l’appello del procuratore Non abbiamo risorse, ora tocca al governo

Monday, September 14th, 2009

Ora tocca al governo. Dopo il ritrovamento nei fondali del Tirreno, ieri pomeriggio, della nave fantasma descritta dal pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti - che lui stesso avrebbe contribuito a far affondare con dentro 120 fusti di sostanze tossiche - ora la Procura e la Regione chiedono aiuto allo Stato. Servono soldi, tanti soldi, e risorse umane per procedere nelle indagini e risalire al contenuto della nave, sepolto sotto cinquecento metri d’acqua. Ma non ci sono né soldi né risorse umane. E la buona volontà del Procuratore Bruno Giordano da sola certo non può bastare per andare a caccia di un traffico di rifiuti tossici forse internazionale. La sua lunga caccia alla nave ieri ha dato i risultati che si attendeva. Ma ora vuole mezzi e uomini per andare avanti.

I conti sono presto fatti: è impossibile lavorare in queste condizioni. Con sei magistrati in organico, la Procura ne dispone attualmente solo di due ed uno dei pm di punta, Eugenio Facciola, sarà trasferito a giorni alla Procura generale di Catanzaro. E al suo posto, a fine mese, arriverà un altro magistrato che non ha mai fatto il pm. “Mai come in questo momento - dice Bruno Giordano - sarebbe necessaria la copertura dell’organico. Se manca la collaborazione esterna siamo perduti”. Senza l’aiuto della Regione Calabria, che ha inviato i tecnici dell’Arpacal con il robot capace di fare foto subacquee, la Procura non avrebbe avuto neanche la possibilità di individuare la nave. “Se si tratta veramente di materiale radioattivo, come ha riferito un collaboratore di giustizia, sarà necessario utilizzare attrezzature particolari che certamente noi non abbiamo. Ci vorranno tempo e soldi. Noi andiamo avanti con la politica dei piccoli passi. Staremo a vedere”.

Il mercantile è come lo aveva descritto il pentito Francesco Fonti. La nave, secondo il suo racconto, sarebbe colata a picco in sua presenza, con una esplosione a prua. Le immagini riprese ieri dall’agenzia ambientale della Regione lo confermano: ritraggono proprio una prua sventrata e fusti che fuoriescono. Per individuarli ed analizzarli ora la Procura dovrà disporre una serie di accertamenti presso il ministero della Marina.


Sono giorni di timori e di sconcerto e di gente che si chiede chi può aver buttato nel suo mare sostanze nocive e come si può, in un paradiso naturale come la Calabria, compiere uno scempio del genere. L’inchiesta - lo ricordiamo - ricerca proprio le possibili correlazioni tra l’aumento dei tumori sulla costa e la radioattività certificata in alcune zone come nei pressi del fiume Oliva, vicino Serra d’Aiello.

“Adesso si apre uno scenario non facile da gestire. Noi - dice il Procuratore Bruno - partiamo da un dato oggettivo: quella ritrovata è una nave clandestina che ufficialmente non è mai naufragata. L’ipotesi concreta è che sia stata fatta affondare per farla sparire insieme al suo carico. Il resto è affidato alla collaborazione dello Stato. Se questo non avviene il problema sarà di difficile soluzione”.

Il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, ha chiesto oggi di incontrare il Procuratore di Paola per mettere a sua disposizione i dossier raccolti dal ‘94 sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati. L’elenco di Venneri è davvero preoccupante e comprende una quarantina di navi, dalla motonave Nikos I sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomè (Togo) - probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia - alla Mikigan, partita nel 1986 dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno Calabrese con tutto il suo carico sospetto; dalla Rigel, naufragata il 21 settembre del 1987 a 20 miglia da Capo Spartivento (unico caso in cui, grazie alle denunce di Legambiente, è stata ricostruita almeno in parte la verità giudiziaria), alla motonave maltese Anni che nel 1989 affondò a largo di Ravenna in acque internazionali. E poi la famosa motonave Rosso, che nel dicembre del 1990 si è spiaggiata ad Amantea, vicino a Cetraro. Poi, nel 1993 fu la volta della Marco Polo che sparì nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1885 affondò a largo di Ustica la nave tedesca Koraline.

Nei prossimi giorni si avranno i primi risultati delle analisi effettuate sui sedimenti recuperati ieri vicino al relitto. “Mi auguro - dice l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco - che già domani la presidenza del Consiglio di Ministri ci dica come intende muoversi. “.
Intanto il rov, il robot subacqueo, continua a scattare foto negli abissi di Cetraro. Non può entrare nelle stive ma fotografa la nave solo all’esterno. E’alla ricerca del nome del mercantile, che dovrebbe trovarsi sulla fiancata. Una verità sepolta che potrebbe riemergere oggi dagli abissi e che farebbe tremare qualche poltrona.

Fonte: La Repubblica

Legambiente: meno fondi ai 7 nemici del Pianeta

Saturday, December 6th, 2008

L’associazione ambientalista e la Campagna per la riforma della Banca Mondiale presentano sette casi studio che dimostrano come i finanziamenti pubblici a combustibili fossili e nucleare danneggino il clima e sfavoriscano il Sud del mondo

Idrocarburi, carbone, nucleare, banche internazionali, consumi, trasporti, R&S sul banco degli imputati. A “citarli in giudizio” come i nemici del clima che ricevono i maggiori sussidi pubblici in tutto il mondo è il nuovo rapporto di Legambiente e la Campagna per la riforma della Banca Mondiale, rilasciato oggi alla vigilia della giornata internazionale dedicata ai mutamenti climatici. Un meccanismo, quello degli aiuti, che, di fatto, costituisce uno dei principali ostacoli alla promozione di un sistema sostenibile come uno stesso studio dell’UNFCC aveva già evidenziato nel 2007: ogni anno carbone, gas e petrolio ottengono fondi pubblici per un totale di 200 miliardi di dollari le rinnovabili, invece, sono ferme a una spesa complessiva di 10 miliardi di dollari. Ma alle statistiche Onu sfuggono i cospicui finanziamenti garantiti alle fonti fossili attraverso le agenzie di credito all’esportazione, o le istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale o la Banca europea per gli investimenti (BEI) “A inizio 2008 le multinazionali del petrolio hanno dichiarato i profitti più alti nella storia del settore”. Ecco i sette punti riportati da Legambiente:

  • Idrocarburi: Non esistono cifre ufficiali sull’entità dei fondi pubblici che finiscono per essere destinati dai governi dei Paesi industrializzati alle società petrolifere. Nel 2007 l’organizzazione statunitense Oil Change international ha stimato che tra il 2000 e il 2007 le società private nel settore del petrolio hanno beneficiato di oltre 61 miliardi di dollari di sussidi. Il Paese che ha versato più soldi pubblici sono gli Stati Uniti con 15,5 miliardi di dollari. Segue l’Unione europea, che attraverso la Banca europea per gli investimenti (BEI), e la Bancaeuropea per la Ricostruzione lo Sviluppo (BERS), avrebbe garantito almeno 16,5 miliardi di dollari.
  • Carbone: Per ogni kW/h generato da una centrale a carbone, anche nel caso sia dotata delle tecnologie più all’avanguardia, le emissioni di CO2 non sono inferiori ai 700 grammi. Una quantità superiore anche a quella riversata in atmosfera dalle vecchie centrali ad olio e pari a oltre il doppio rispetto ai 300 grammi di CO2 che si emettono per ogni kW/h prodotto da una centrale a gas efficiente.
  • Nucleare: È soprattutto grazie alle generose elargizioni pubbliche che l’elettricità prodotta dai reattori può rimanere concorrenziale sui mercati dei Paesi industrializzati. Prelevati dalle tasche dei contribuenti, i finanziamenti sono garantiti in tutte le fasi del processo.
  • Le banche internazionali: Stime recenti dimostrano che nell’ultimo decennio più dell’80 per cento dei profitti derivati da investimenti della Banca Mondiale per l’estrazione petrolifera nei Paesi poveri è tornato indietro agli Stati donatori, dal momento che più dei due terzi del petrolio estratto nei progetti finanziati dalla Banca viene poi esportato e consumato nel Nord del mondo. Basti pensare che le dieci società petrolifere più grandi del Pianeta sono in testa alla lista delle imprese che hanno ricevuto più fondi dalla Banca negli ultimi 12 anni.
  • I consumi: Nei Paesi industrializzati il grosso dei sussidi è diretto alla produzione più che al consumo. A partire dal 2000 in Italia è stata introdotta una legislazione speciale che ha ridotto dell’85,2 per cento il carico fiscale dovuto dalle imprese con consumi di elettricità superiori a 1.200.000 KW/h al mese. Nello stesso anno si è previsto uno sconto del 40 per cento dell’imposta sul gas per imprese che consumano più di 1.200.000 metri cubi all’anno. Un regalo che, secondo le stime effettuate nel 2006 dalla Confartigianato è costato al fisco un ammanco di 7,4 miliardi di euro in soli quattro anni.
  • I trasporti: All’interno dell’Unione europea il trasporto è responsabile del 27 per cento dei gas serra rilasciati nell’aria e il 72 per cento di queste emissioni è generato dal trasporto su gomma. Il 73 per cento dei beni all’interno dell’Unione europea è trasportato su gomma, contro il 17 per cento appena di trasporto su rotaia. Negli ultimi 20 anni le emissioni di CO2 generate dai mezzi pesanti del Vecchio Continente hanno subito un incremento impressionante, oltre il 30 per cento. Mentre in n molti Stati, tra cui l’Italia, si tagliano i fondi destinati alle ferrovie e a sistemi più efficienti, l’autotrasporto rimane uno dei settori più sussidiati dai governi di tutta Europa, secondo una logica che aiuta a mantenere la dipendenza del vecchio continente da un sistema economico basato sullo sfruttamento dei combustibili fossili. Le forme di sostegno pubblico ai mezzi pesanti sono disparate e vanno dal rimborso dei costi del pedaggio autostradale, alla riduzione dell’Iva, a sconti su tasse e accise.
  • Ricerca e sviluppo: Secondo le statistiche dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), nel 2006 sono stati spesi nel mondo 10,9 miliardi di soldi pubblici per la ricerca e lo sviluppo in campo energetico. La parte del leone la fa la ricerca sul nucleare, che si è aggiudicata il 40 per cento delle sovvenzioni pubbliche, mentre in seconda posizione rimangono ben saldi i combustibili fossili, come carbone e petrolio, che hanno ottenuto il 12,2 per cento dei finanziamenti governativi alla ricerca. Le rinnovabili sono in quarta posizione, dietro i progetti per l’efficienza energetica, e hanno coperto il 10,8 per cento del totale dei fondi destinati alla ricerca. Per quanto riguarda l’Italia, il dato più allarmante è il drastico calo delle sovvenzioni pubbliche alla ricerca sulle fonti pulite, crollate dai 144 milioni di dollari spesi nel 1984 ai 67 milioni dollari previsti nel 2006. Una riduzione che è andata di pari passo con l’aumento delle sovvenzioni per la ricerca sulle fonti fossili, passata dai 15 milioni di dollari ottenuti nel 1984 ai 53 del 2006.
  • Fonte: La Repubblica

Quei mille treni rimasti sulla carta Com’è difficile fare a meno dell’auto

Friday, November 21st, 2008

I pendolari chiedono più treni e un servizio migliore, ma Stato e Regioni si ostinano a dirottare gli esigui fondi disponibili su strade, autostrade e grandi opere. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Pendolaria di Legambiente presentato a Roma. Ogni giorno 14 milioni di persone che viaggiano per lavorare o studiare si ritrovano a fare i conti con convogli lenti, fatiscenti, e sporchi. Stracolmi oltre i limiti di sicurezza e penalizzati dai treni superveloci.

Collegamenti inesistenti, fermate che mancano o sono lontane da raggiungere e tempi di percorrenza eccessivi rispetto a quelli dell’auto sono i motivi principali che orientano la scelta verso il mezzo privato, ma cresce il numero di pendolari disposto a passare al treno (e in generale al trasporto pubblico locale) se le condizioni di utilizzo fossero più decenti. Alla presentazione di Pendolaria, giunta nel 2008 alla sua terza edizione, hanno partecipato comitati di pendolari provenienti un po’ da tutto il Paese, oltre agli assessori regionali di Piemonte, Campania, Emilia Romagna e Lazio e a rappresentanti delle istituzioni. Secondo il rapporto, sono circa due milioni i pendolari che quotidianamente si spostano in treno e rappresentano la fetta più grossa della domanda di trasporto ferroviario.

Domanda che però rimane insoddisfatta per la scarsità degli investimenti. Dal 2007 al 2008, i contributi statali a Trenitalia per il trasporto regionale sono scesi da 1.612 a 1.498 milioni di euro; anche il progetto dei mille nuovi treni, annunciato l’anno scorso, è rimasto lettera morta perché la Finanziaria non ha individuato i fondi. In nessuna regione l’ammontare degli stanziamenti per il servizio e per l’acquisto di nuovi mezzi raggiunge lo 0,4% del bilancio regionale. Nel 2008, la Toscana è stata quella che ha speso di più (0,38%), seguita dalla Lombardia (0,37%) e dalla Campania (0,25%). Il Lazio ha stanziato appena lo 0,02% mentre Calabria, Molise e Sardegna non hanno sborsato nemmeno un cent. Le situazioni più gravi si registrano in regioni come il Veneto, il Piemonte e lo stesso Lazio, che negli ultimi anni non hanno messo a disposizione alcuna risorsa aggiuntiva per rinforzare cifre bollate da Pendolaria come “ridicolmente basse”.

Secondo Legambiente, la responsabilità è in parte del governo nazionale e di quello locale, che spendono troppo poco per la mobilità su ferro; l’altra parte di colpa va a Trenitalia, che si affanna a varare programmi di alta velocità, cercando di rimediare a decenni di politiche di trasporto distorte, e lasciando indietro il traffico pendolare. E chiedendo, in conclusione, più soldi allo Stato, pena l’aumento delle tariffe o il taglio dei treni, magari di quelli per il Sud, come paventa il sindacato Orsa Calabria (dal 14 dicembre, l’unico Eurostar Alta Velocità da Roma si fermerà a Lamezia Terme escludendo Reggio, il capoluogo, più grosso, e impiegherà 5 ore e 7 minuti contro le 3 ore e 59 pubblicizzate).

L’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti - che rifiuta il confronto e non ammette repliche - sostiene che solo l’erogazione di nuovi fondi e con l’equiparazione dei contributi statali alla media europea il trasporto regionale per ferrovia, potrà essere rigenerato, soprattutto in termini di treni mezzi. Oggi, il contributo per ogni passeggero trasportato è di 11,8 cent a chilometro: stando a Moretti ce ne vorrebbero 14,5. Per quanto riguarda la puntualità, va ricordato che le Fs hanno modificato le norme di circolazione in modo da garantire ai treni pendolari l’arrivo a destino in orario, specie nelle fasce cruciali 6-9 e 17-19, in cui anche gli Eurostar si bloccano per dare la precedenza. Ma tutto ciò non risolve quello che per Legambiente resta il problema cruciale, sottolineato anche dal ministro “ombra” del Pd Ermete Realacci. Cioè l’erogazione massiccia di finanziamenti ancora troppo sbilanciati a favore della strada. “I soldi sono pochi e vanno selezionati - ammette Realacci - ma la priorità assoluta va al trasporto dei pendolari su ferro, concertato in un rapporto di trasparenza tra e Ferrovie e il Paese”.
Infatti, il 70 per cento dei fondi stanziati dai governi precedenti sono finiti nel traffico gommato. Con la Finanziaria attuale invece, nel 2009 verranno sottratte risorse tanto ad Anas (355 milioni), quanto a Rfi (1.138 milioni), mentre l’elenco delle priorità del governo Berlusconi vede ai primi posti il Ponte sullo Stretto (6 miliardi la spesa prevista, proprio quanto costerebbe il progetto dei 1000 treni per i pendolari), le autostrade e l’Alta Velocità. Assenti gli investimenti per le aree urbane e per il servizio ferroviario pendolare. Legambiente chiede, da parte sua, maggiori risorse per la rotaia, l’acquisto dei famosi mille treni regionali (per i quali ha organizzato una raccolta di firme), più spese a favore delle metropolitane e dei tram nelle grandi città. Infine, l’istituzione una carta dei diritti dei pendolari che fissi gli obiettivi del servizio, i diritti dei cittadini utenti, le condizioni minime di informazione, i livelli di qualità e il rimborso per disfunzioni e disagi.

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