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Fao. ‘1billionhungry’, al via petizione on line contro la fame

Wednesday, May 12th, 2010

Un miliardo di persone soffre la fame

Roma, 11 mag. (Apcom) - La Fao lancia oggi una grande petizione on line, che esorta la gente in tutto il mondo ad indignarsi per il fatto che circa un miliardo di persone soffre la fame. Il Progetto ‘1billionhungry’ usa immagini forti per mostrare cosa davvero può significare aver fame, mentre un linguaggio diretto ed una grafica innovativa attraggono l’attenzione sul fatto che è giunto il momento di dire basta! Icona della campagna, n fischietto giallo per esortare la gente a “fischiare” contro la fame. Una petizione mondiale fa appello ai governi affinché facciano dell’eliminazione della fame la priorità numero uno. “Dovremmo tutti essere molto arrabbiati per il fatto che altri esseri umani continuino a soffrire la fame”, ha dichiarato il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. “Se anche voi lo siete, vorrei che esprimeste questa rabbia aggiungendo il vostro nome alla petizione ‘billionhungry’che trovate su www.1billionhungry.org che siate ricchi o poveri, giovani o vecchi, nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati”, ha aggiunto. La Fao spera che la petizione trovi un’amplificazione attraverso social network come Facebook, Twitter e YouTube. Assicurando il proprio sostegno all’iniziativa, l’attore inglese Jeremy Irons ha preparato un video promozionale in cui ripete la famosa scena del film del 1976 “Quinto Potere”, di Sydney Lumet, in cui Peter Finch, che ha vinto l’oscar per questo ruolo, grida di essere molto arrabbiato, per l’appunto “mad as hell!”. Alla campagna partecipano anche l’atleta olimpico Carl Lewis, il calciatore Patrick Vieira, i cantanti Anggun, Dee Dee Bridgewater, Dionne Warwick, Fanny Lu, Mory Kanté Noa e Chucho Valdés. Su circa 1 miliardo di persone che soffrono la fame, 642 milioni vivono nella regione Asia e Pacifico, 265 milioni nell’Africa sub-sahariana, 53 milioni in America Latina e Caraibi, 42 milioni in Medio Oriente e Nord Africa e 15 milioni nei paesi sviluppati, sottolinea la Fao, precisando che la produzione agricola mondiale dovrebbe aumentare del 70% per riuscire a produrre cibo sufficiente per i 9 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050.

Fonte: La Stampa

Le foreste riprendono fiato

Friday, March 26th, 2010

I dati di uno studio Fao: diminuisce la deforestazione, anche se ogni anni sparisce un’area grande quanto la Grecia. Ma l’erosione viaggia a ritmi ancora alti: a farne le spese soprattutto America del Sud e Africa, in rosso pure l’Oceaniadi ANTONIO CIANCIULLO

 

Le foreste riprendono fiato ma metà pianeta è a rischio Una ruspa nella foresta amazzonica

LA buona notizia è che la deforestazione è diminuita. La cattiva notizia è che si mangia ancora ogni anno una superficie grande quanto la Grecia. Negli anni Novanta sparivano 16 milioni di ettari di alberi all’anno, nel primo decennio del nuovo secolo si è scesi a 13 milioni. Sono le cifre contenute nel rapporto che la Fao ha appena reso pubblico: uno studio condotto ogni cinque anni che ha utilizzato il contributo di 900 specialisti in 178 paesi.

Il mantello verde del pianeta, fino a qualche decennio fa ancora dominante, si è progressivamente ristretto fino ad arroccarsi sul 31 per cento delle terre emerse. Ma questo dato, come tutti quelle precedenti, è destinato a essere rapidamente superato da un’erosione che continua a viaggiare a ritmi alti. Le perdite maggiori si sono registrate in America del Sud (4 milioni di ettari) e in Africa (3,4 milioni di ettari). In rosso anche l’Oceania, dove si continua a pagare lo scotto di un terribile periodo di siccità che ha colpito l’intero decennio. L’Asia invece ha i bilanci in positivo grazie a alla politica di rimboschimento sostenuta da Cina, India e Vietnam, anche se l’attacco alle foreste primarie non si è fermato. Stabile l’America del Centro Nord e in crescita la quota verde dell’Europa.

Il giudizio di Eduardo Rojas, vicedirettore della Fao è complessivamente positivo: “Per la prima volta il tasso di deforestazione mondiale sta scendendo grazie a sforzi condotti sia a livello internazionale che locale. I paesi non hanno solo migliorato le loro politiche di utilizzo delle foreste ma ne hanno anche assegnato l’uso alle popolazioni locali. Il tasso di deforestazione resta comunque alto e gli sforzi vanno raddoppiati

In particolare vanno salvaguardate le foreste primarie, quelle non ancora intaccate, che costituiscono la roccaforte della biodiversità terrestre: oggi rappresentano il 36 per cento delle foreste totali ma hanno perso 40 milioni di ettari in 10 anni a causa del degrado, del taglio e della riconversione a usi agricoli. L’altro caposaldo della conservazione sono i boschi della rete dei parchi che dal 1990 è cresciuta di 94 milioni di ettari raggiungendo il 13 per cento della superficie complessiva delle foreste.

Nonostante il leggero miglioramento, la situazione dunque resta preoccupante. Gli incendi e gli attacchi dei parassiti colpiscono ogni anno l’1 per cento delle foreste. E, in assenza di un valido piano di intervento, il dato è destinato ad aggravarsi a causa dei cambiamenti climatici che stanno alterando il ciclo idrico. La deforestazione a sua volta accelera il processo del cambiamento climatico: a livello globale si calcola che nel periodo 2000 - 2010 lo stock di carbonio contenuto nella biomassa delle foreste si sia ridotto di 500 milioni di tonnellate.

Fao, Diouf: “Leader assenti discussione al solo livello tecnico”

Thursday, November 19th, 2009

“Avrei auspicato che tutti i Paesi presenti al Vertice fossero rappresentati dai loro leader”, la loro assenza ha ridotto la discussione “al solo livello tecnico”. Lo ha detto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, nella conferenza stampa conclusiva del summit mondiale sulla sicurezza alimentare. “Se non ci sono i capi di Stato e di governo che possono coordinare gli sforzi, se non sono qui a discutere degli aiuti allo sviluppo e delle problematiche ad essi correlati, siamo andati fuori tema e ridotto la soluzione al solo livello tecnico”, mentre la lotta alla fame “è un problema sociale economico e finanziario e oserei dire culturale”.

Tuttavia Diouf difende il ruolo del vertice, nonostante la latitanza dei capi di Stato: “Questi tre giorni sono stati per noi una tappa importante nella realizzazione del nostro obiettivo comune: un mondo libero dalla fame. Questo conferma che gli sforzi messi in campo per preparare questo vertice non sono stati vani”. D’altra parte, “Occore rimanere con i piedi per terra: un vertice non può pretendere di risolvere il problema della fame, ma è uno spazio di dibattito per arrivare a una soluzione condivisa per vincere questa sfida”.

Diouf sottolinea “alcuni elementi importanti su cui concentrarsi”: “Il fermo impegno a raddoppiare gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi del Millennio; l’impegno a rinforzare il coordinamento internazionale e la governance della sicurezza alimentare mettendo in atto una profonda riforma del Comitato per la Sicurezza alimentare (Csa); l’impegno a invertire la tendenza verso una diminuzione dei finanziamenti nazionali e internazionali; la decisione di promuovere nuovi investimenti per aumentare la produzione e la produttività agricola soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”.


Una risposta a quanti hanno lamentato la sostanziale inutilità del vertice, definito da più parti in senso dispregiativo un “carrozzone”: “I leader mondiali non sono nemmeno riusciti a stanziare fondi per affrontare direttamente il problema della malnutrizione, nonostante la promessa di 20 miliardi di dollari per sostenere la sicurezza alimentare fatta al Vertice del G8 all’Aquila”, si legge in una nota di Medici Senza Frontiere.

“Se al tanto atteso vertice Fao, come ha tristemente denunciato Diouf, si sono dette molte parole ma nessun passo avanti è stato fatto dai governi nella direzione di maggiori stanziamenti e di nuove politiche per combattere la fame nel mondo, alla Conferenza sull’Infanzia organizzata dal governo a Napoli sappiamo già che assisteremo solamente a fiumi di parole”, ha detto il presidente dell’Unicef Italia, Vincenzo Spadafora.

Solo parole, dunque, ma almeno quelle Diouf ha voluto che fossero precise, indicando obiettivi imprescindibili per combattere la fame, qualora i governi decidano di impegnarsi in questa direzione: “Nel 2050 ci saranno 9,1 miliardi di persone nel mondo e per sfamarle servirà un aumento della produzione agricola del 70 per cento e, nei Paesi in via di sviluppo, del 100 per cento”. Diouf ha concluso ribadendo che non si candiderà per il quarto mandato nel 2012: “Ho già detto quando sono stato rieletto nel 2005 per il mio terzo mandato che questo sarebbe stato l’ultimo e, notoriamente, sono uomo di parola”.
Fonte: La Repubblica

Il digiuno del direttore Fao

Sunday, November 15th, 2009

Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, dalle 20 di ieri sera ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per “sensibilizzare l’ opinione pubblica sul problema dell’insicurezza alimentare” in vista del vertice della Fao che si aprirà lunedì. Lo ha annunciato lo stesso Diouf intervenendo al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell’altra economia.

“Nel mondo ci sono ormai un miliardo di persone che vivono in condizioni di sottoalimentazione e ogni sei secondi muore un bambino - ha detto Diouf - noi siamo a Roma perché vogliamo creare le opportunità per aggredire il più fondamentale dei problemi per il genere umano: la fame”.

Diouf, che la scorsa notte ha dormito all’ingresso del palazzo della Fao a Roma su un materasso di gommapiuma come atto dimostrativo “per spronare i governi a fare di più per contrastare la fame nel mondo”, ha lanciato un appello “a tutti gli uomini di buona volontà ad aderire allo sciopero della fame”.

Quanto è amaro il caffè dei poveri

Friday, November 13th, 2009

 Il caffè «corretto» non è quello con qualche goccia d’alcol, ma quello che rispetta l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Ed è per tutelare il commercio equo del caffè che arriva in Italia una grande campagna internazionale. Venerdì 13 a Roma si presenta «Caffè amaro», un film di viaggio girato in Guatemala, che racconta le storture di un business tra i più redditizi al mondo. Quasi una premessa al grande vertice mondiale della Fao contro la fame e la sicurezza alimentare, che si terrà nella Capitale dal 16 al 18 novembre.

QUESTIONE DI VITA O DI MORTE - Le fluttuazioni del prezzo del caffè possono determinare la sorte - vita o morte - di migliaia di famiglie, spiegheranno gli attivisti dell’associazione ActionAid nell’incontro di venerdì (11,30) al Caffè Fandango di piazza di Pietra. Ai consumatori della bevanda nera verranno illustrati i problemi che colpiscono i piccoli coltivatori. Raccontati anche da «Caffè amaro».
Diretta da Marcello Pastonesi, la pellicola analizza come le fluttuazioni del mercato del caffè e la mancanza di rispetto dei diritti dei contadini abbiano conseguenze drammatiche per un intero paese. Oltre al regista, all’appuntamento parteciperanno anche Daniele Scaglione di ActionAid Italia, Zully Morales (rappresentante delle Cooperative agricoltori Guatemala) e Livia Zoli, esperta sicurezza alimentare di ActionAid Italia. Ma quello del Guatemala non è che un caso esemplare di quanto avviene in molte altre aree di produzione del chicco di Coffea Arabica o Coffea Canephora.

Fonte: Corriere della Sera

Contro i cambiamenti climatici serve una agricoltura intelligente

Saturday, November 7th, 2009
 
   
ROMA
La battaglia per migliorare la sicurezza alimentare e contenere al tempo stesso l’impatto del cambiamento climatico, può essere combattuta su un solo fronte, a partire dalle terre agricole di tutto il pianeta, afferma un rapporto della FAO.L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali. E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo la FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.«Molte delle strategie agricole per mitigare il cambiamento climatico sono positive anche per la sicurezza alimentare, per lo sviluppo e per l’adattamento al cambiamento climatico», dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO. «La sfida è riuscire a capitalizzare queste sinergie potenziali, e nel frattempo gestire i trade-off rischi-benefici per la sicurezza alimentare».

Il rapporto “Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries: Options for Capturing Synergies” è stato lanciato in occasione dei colloqui sul cambiamento climatico di Barcellona (2-6 novembre) organizzati in preparazione del Vertice di Copenaghen del dicembre prossimo.

Le opzioni tecniche più importanti per far sì che l’agricoltura contribuisca a mitigare il cambiamento climatico consistono nel migliorare la gestione delle colture e delle terre a pascolo ed il risanamento biologico del suolo e delle terre degradate. Circa il 90 per cento del potenziale della mitigazione tecnica da agricoltura proviene dal sequestro del carbonio nel terreno. Questo implica l’incremento del livello di sostanze organiche, delle quali il carbonio è la componente principale, nel suolo. Questo può tradursi in un migliore contenuto di nutrienti della pianta, in un aumento della sua capacità di ritenzione dell’acqua ed in una migliore struttura, tutti elementi che alla fine portano a migliori rendimenti e ad una maggiore resistenza.

Tra le opzioni per incrementare il sequestro di carbonio vi sono: una minore lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui colturali come composto e per la copertura dei terreni, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli ed una loro migliore gestione. Altre opzioni comportano un difficile compromesso tra azioni positive per la mitigazione ma che hanno possibili conseguenze negative per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo.

La produzione di biocombustibili ad esempio, fornisce un’alternativa pulita ai carburanti fossili, ma può entrare in competizione la produzione alimentare per quanto riguarda la terra e le risorse idriche. Il risanamento biologico del suolo consente ad esempio un maggiore sequestro di carbonio, ma può ridurre la terra disponibile per la produzione alimentare. Ed ancora, il risanamento delle superfici destinate al pascolo può incrementare l’opera di sequestro di carbonio, ma può comportare nel breve periodo un calo dei redditi per la limitazione del numero di capi di bestiame.

Alcune di queste sfide possono controbilanciarsi con misure per incrementare l’efficienza o mediante il pagamento di incentivi e di compensazioni. Molte delle opzioni tecniche di mitigazione sono in realtà già disponibili e potrebbero essere messe in pratica da subito. Va tuttavia tenuto presente che mentre questo tipo di interventi generano un vantaggio netto nel lungo periodo, implicano considerevoli costi iniziali.

«Rapportarsi agli sforzi di sviluppo agricolo in corso che affrontano queste stesse questioni è un modo economicamente vantaggioso di operare», dice Kostas Stamoulis, Direttore della Divisione dell’economia dello sviluppo agricolo della FAO.

Il rapporto delinea possibili meccanismi di finanziamento che potrebbero sbloccare i benefici potenziali per una mitigazione del cambiamento climatico, per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo.

Al momento sono all’esame una serie di possibilità finanziarie - pubbliche, pubbliche e private, e mercati del carbonio - per interventi di mitigazione del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. Secondo il rapporto potrebbero diventare future fonti di finanziamento per interventi di mitigazione da agricoltura. Lo stesso potrebbe fare un fondo internazionale dedicato specificatamente al sostegno delle azioni di mitigazione da parte dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo ed al coordinamento di finanziamenti provenienti dagli aiuti ufficiali allo sviluppo.

Vantaggi su più fronti Nonostante il suo notevole potenziale, l’attenuazione del cambiamento climatico da parte del settore agricolo è rimasta relativamente marginale nei negoziati sul cambiamento climatico. Per riuscire a trarne pienamente profitto, il rapporto raccomanda per tutte le questioni relative alla sua attuazione, di attenersi al programma di lavoro proposto dall’Organismo.

Fonte: La Stampa

Fao: oltre un miliardo d’affamati

Sunday, June 21st, 2009

Per la prima volta nella storia umana, oltre un miliardo di persone in tutto il mondo risultano sottonutrite. Lo rende noto la Fao, che ha rivisto al rialzo le stime per il 2009 sul numero di persone che soffrono la fame, indicando la cifra di 1,02 miliardi. Tale cifra supera di oltre 100 milioni il livello dell’anno scorso e rappresenta circa un sesto della popolazione mondiale.

PAESI SVILUPPATI - Questo aumento della fame a livello mondiale - spiega la Fao - non è la conseguenza di raccolti insoddisfacenti, ma della crisi economica mondiale che ha ridotto i redditi e aumentato la disoccupazione. E anche nelle nazioni sviluppate la denutrizione è divenuta un problema crescente, riguardando 15 milioni di persone. La fame nel mondo - sottolinea l’agenzia delle Nazioni Unite - ha mostrato un trend di lenta ma continua crescita nell’ultimo decennio. Quest’anno il numero di persone vittime della fame è previsto crescere globalmente dell’11%, secondo le stime della Fao basate su analisi del Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti. Quasi l’intera popolazione sotto-nutrita vive nei Paesi in via di sviluppo ma una fetta di 15 milioni riguarda i Paesi sviluppati. In Asia e nel Pacifico circa 642 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica; nell’Africa Sub-Sahariana 265 milioni; in America Latina e nei Caraibi 53 milioni; nel Vicino Oriente e nel Nord Africa 42 milioni.

RIMESSE EMIGRATI - La situazione di crisi economica di alcuni Paesi in via di sviluppo - nota la Fao - è anche aggravata dal fatto che i trasferimenti monetari (le rimesse) degli emigrati nei loro Paesi d’origine sono diminuiti sostanzialmente nel corso di quest’anno, causando una notevole riduzione delle riserve estere e dei redditi familiari. La diminuzione delle rimesse, insieme al previsto declino degli aiuti ufficiali allo sviluppo, ridurrà ulteriormente la capacità dei Paesi di avere accesso al capitale necessario a sostenere la produzione e a creare reti di sicurezza e schemi di protezione sociale per i poveri. Mentre i prezzi alimentari sui mercati internazionali sono diminuiti nel corso degli ultimi mesi, i prezzi interni nei Paesi in via di sviluppo sono scesi assai più lentamente e sono rimasti più alti in media del 24% alla fine del 2008 rispetto al 2006. La Fao nota infine che i prezzi dei generi alimentari di base, sebbene siano diminuiti, restano ancora più alti del 24% rispetto al 2006, e del 33% rispetto al 2005.

Fonte; Corriere della Sera

Fao: «Produrre cibo usando meno acqua»

Sunday, March 22nd, 2009

Il futuro dell’acqua è nell’agricoltura, bisogna produrre più cibo consumando meno quantità del prezioso liquido. È il messaggio lanciato dal palco del quinto World Water Forum in corso a Istanbul dal direttore generale della Fao Jacques Diouf. È necessario, ha detto, prestare più attenzione alla gestione delle risorse idriche in agricoltura e aumentare il sostegno ai contadini nei Paesi in via di sviluppo per affrontare i problemi della scarsità d’acqua e della fame. «I milioni di agricoltori che in tutto il mondo producono il cibo che noi mangiamo devono essere al centro di ogni processo di cambiamento. Hanno bisogno di essere incoraggiati e indirizzati a produrre di più con meno acqua. Ciò richiede investimenti e incentivi ben finalizzati, oltre a un contesto politico adeguato».

TREMILA LITRI - L’agricoltura assorbe il 70% del consumo mondiale di acqua potabile. Ma se bastano dai due ai tre litri di acqua al giorno per soddisfare il fabbisogno di liquidi di un individuo, ne occorrono 3mila per produrre l’equivalente del nostro fabbisogno quotidiano di cibo. Secondo Diouf il problema della fame crescente nel mondo, con quasi un miliardo di esseri umani (il 15% della popolazione mondiale) non in grado di procurarsi cibo a sufficienza, potrebbe peggiorare «se non vengono prese decisioni coraggiose e attuate misure concrete e urgenti». E qui entra in scena l’agricoltura, che deve «ridurre il divario tra offerta e domanda e prevenire gli choc futuri, aumentare la capacità di ripresa dei più vulnerabili e mitigare l’impatto ambientale. È solo investendo in un’agricoltura sostenibile basata su una buona gestione dell’acqua che potremo soddisfare i nostri bisogni di cibo e di energia, e allo stesso tempo salvaguardare le risorse naturali dalle quali dipende il nostro futuro». Domenica 22 marzo cade la Giornata mondiale dell’acqua, intitolata «Acque condivise, opportunità condivise»: un appuntamento simbolico importante come sottolineato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. «È la nostra risorsa naturale più preziosa. Più che mai dobbiamo quindi lavorare insieme per farne un uso sensato. Il nostro futuro collettivo dipende dal modo in cui gestiamo questa risorsa preziosa e limitata».

ITALIA PER L’INDIA - A Istanbul l’Italia è presente con una delegazione della Farnesina guidata dal ministro plenipotenziario Giorgio Sfara che ha presentato un progetto per l’India dal nome difficile: «Vulnerability Reduction through Community Emporwerment and Control of Water». Il progetto è stato finanziato dalla Cooperazione italiana contro l’emergenza acqua ed eseguito dalla Jal Bhagirathi Foundation attraverso l’Undp: opera in 251 villaggi in un raggio di 125 chilometri nell’area di Jodhpur del Marwar nel deserto del Thar. Ad oggi ne beneficiano circa 25mila persone, ma una nuova fase consentirà di raddoppiare il numero degli individui raggiunti. Venerdì nella capitale turca ha preso il via anche il Forum alternativo sull’Acqua, organizzato dalle associazioni.

PROGETTO AMREF - Ed è incentrata sull’acqua, o meglio sulla sua mancanza, un’iniziativa di solidarietà dell’associazione Amref in collaborazione con la Figc, la Federazione italiana gioco calcio. «H2gol» è una campagna per raccogliere fondi contro l’emergenza siccità in Kenya: dal 21 marzo al 5 aprile si può donare 1 euro ai progetti idrici di Amref inviando un sms al numero 48588 da cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3 e Coop Voce, oppure 2 euro chiamando il 48588 da un numero di rete fissa Telecom Italia. La campagna è anche online: dal sito www.amref.it e da Facebook si può inviare una cartolina elettronica per coinvolgere gli amici. «Insieme a Amref, la Figc e il suo settore giovanile e scolastico si impegnano a sostenere le popolazioni più povere del continente che il prossimo anno ospiterà i mondiali di calcio - spiega Demetrio Albertini, vicepresidente Federcalcio e testimonial della campagna -. Come campioni del mondo in carica non possiamo tirarci indietro». La mancanza di acqua potabile è la principale causa di morte e malattie: in Kenya oggi dieci milioni di persone rischiano di morire di fame perché la siccità ha vanificato i raccolti e cancellato i pascoli. I progetti idrici di Amref puntano a dare accesso all’acqua pulita a 100mila famiglie entro la fine del 2011.

 

 

 

 

 

 

 

La locandina

 

CONSUMO CRITICO - Infine, per chi vuole informarsi su ciò che sta dietro al mercato dell’acqua sarà presto disponibile la seconda edizione della «Piccola guida al consumo critico dell’acqua» di Luca Martinelli, edita da Terre di Mezzo. Il libro (3 euro) spiega perché l’acqua degli acquedotti è buona, sicura e comoda, ma è surclassata a colpi di spot dall’acqua in bottiglia, cara per le nostre tasche e poco sostenibile per l’ambiente. Scheda per scheda, l’analisi delle aziende imbottigliatrici che si spartiscono un mercato da oltre 3 miliardi di euro, mentre nelle casse pubbliche arrivano solo le briciole. L’Italia è anche tra i primi produttori al mondo di acque minerali, con 12,4 miliardi di litri imbottigliati nel 2007. Il mercato tuttavia è molto concentrato, ed è in mano a 4 grandi gruppi che controllano il 54% delle vendite. Da aprile 2009 in libreria, il testo può essere acquistato anche nelle botteghe del commercio equo e solidale e sul sito di Altreconomia: www.altreconomia.it/libri.

 

 

Fonte : Corriere della Sera

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