Posts Tagged ‘energia’

Eco Home Plus, ‘Salvare il Pianeta una casa alla volta’

Wednesday, September 1st, 2010

Una famiglia canadese composta da sei persone aderisce al progetto Eco Home Plus: vivere 12 mesi in una casa autosufficiente dal punto di vista energetico sembra ormai una realtà sempre più vicina

(Rinnovabili.it) – Abitare in una casa ultra-efficiente dal punto di vista energetico è ormai una possibilità reale. Lo sta dimostrando una famiglia canadese i cui sei componenti hanno preso parte, senza modificare le proprie abitudini di vita, all’avventura di Eco Home Plus, un modulo sperimentale prefabbricato che produce integralmente l’energia che consuma immettendo il surplus nella rete elettrica nazionale. Con emissioni nocive tendenti allo zero si eviteranno, quindi, le circa 8 tonnellate di anidride carbonica emesse da una abitazione standard in un anno.
Grazie alla tecnologia Bosch e al supporto della società di costruzioni canadese Maple Leaf Homes è stato possibile realizzare il progetto avvalendosi della collaborazione di altre aziende che hanno fornito le proprie conoscenze e il relativo impegno in termini di materiali e componentistica.
Situata nella città canadese di Bathurst, nella provincia orientale del New Brunswick, la villetta eco-efficiente sarà abitata per 12 mesi dalla famiglia Kenny attraversando le condizioni climatiche avverse tipiche della zona, che metteranno a dura prova le tecnologie applicate alla Eco Home Plus: il prefabbricato e le istallazioni dovranno sopportare temperature invernali che raggiungono normalmente i -30 °C per raggiungere i +30 °C nei mesi estivi. Provvedendo al funzionamento dei sistemi di riscaldamento e di raffrescamento grazie ai moduli e pannelli solari, gli impianti lavoreranno al fianco di quello di ventilazione e della pompa di calore geotermica con l’obiettivo di generare energia pulita sensibilizzando la popolazione e avvicinando all’idea che la generazione di energia a impatto zero è possibile.

Fonte: La Repubblica

I giganti che portano la luce in Islanda

Wednesday, August 18th, 2010

Uomini giganti alti trenta metri porteranno la luce nelle case islandesi: Jin Choi e Thomas Shine, dello studio Choi + Shine del Massachusetts, negli Usa, hanno accettato la sfida della società di trasmissione elettrica islandese Landsnet e rivisto in chiave artistica i tralicci della luce. Una delle condizioni del concorso di architettura: i piloni della nuova rete da 220 chilovolt, non possono differire di molto dal design attuale. Il risultato sono dozzine di spettacolari giganti d’acciaio che camminano sui fiordi islandesi.

Islanda: giganti dell’energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia

FIGURE POETICHE - Chi l’ha detto che i piloni della luce devono essere per forza brutti? Il progetto “Land of Giants” è una poesia per gli occhi. Ogni pilone è alto circa trenta metri. Gli umanoidi reggono i fili elettrici con le loro grandi braccia, quasi fosse la cosa più naturale del mondo. Le diverse posizioni creano poi differenti effetti di movimento. Choi + Shine ha spiegato che i giganti in acciaio, vetro e cemento vogliono essere «potenti, solenni e variabili» e rappresentare una moderna alternativa alle antiche e misteriose statue monolitiche dell’Isola di Pasqua. E nonostante l’aspetto impressionante, i costi di realizzazione sarebbero relativamente bassi, in quanto i piloni standard richiederebbero solo piccole modifiche nel design. «Queste iconiche figure, dall’aspetto quieto ma autorevole, diventeranno dei monumenti nel paesaggio», si legge sul sito dello studio americano

PREMIO - Tuttavia, se per il momento Lansent ha sospeso i piani in attesa di finanziamenti, gli originali piloni dell’elettricità disegnati con forme antropomorfe sono stati premiati in questo mese dalla influente Society of Architects di Boston che nel Unbuilt Architecture Award riconosce ogni anno l’audacia di progetti non realizzati.

Elmar Burchia

Fonte: Corriere della Sera

Energia: dal mare potenzialità doppia del nucleare

Wednesday, August 18th, 2010

L’energia ricavabile dal mare tramite il moto ondoso, le maree e le correnti ha una potenzialità doppia rispetto a tutta l’energia nucleare prodotta attualmente nel mondo. Lo rivela uno studio realizzato da Frost & Sullivan, ma che avverte nello stesso tempo che saranno necessari almeno almeno altri 5-10 anni prima che le tecnologie escano dalla fase dimostrativa e i costi inizino a scendere e rendere l’energia marina concorrenziale ed economica rispetto alle altre fonti.

AFFIDABILE - La ricerca mette in luce che l’energia tratta dal mare costituisce una risorsa più affidabile e prevedibile rispetto all’eolico o al solare, con un potenziale in grado di soddisfare il 20% dell’attuale domanda elettrica mondiale. A livello mondiale l’energia marina ha un potenziale stimato in 6 mila terawattora annui (ossia il doppio di quanto produce tutto il nucleare del mondo) per gli impianti a moto ondoso e di altri 700 TWh per quelli alimentati dalle maree: un mercato che potrebbe arrivare a mille miliardi di dollari. Tra i vantaggi di questa fonte, rispetto alle altre rinnovabili come eolico e solare, c’è la maggiore prevedibilità della produzione.

PROGETTI - Già ora governi e aziende stanno investendo molto nel settore. La Gran Bretagna ha stanziato decine di milioni di sterline in diversi progetti e nella ricerca. Con la crisi finanziaria però c’è stato un rallentamento e alcuni progetti sono stati messi in attesa o abbandonati, come l’impianto da 9 milioni di euro per sfruttare il moto ondoso che doveva essere realizzato ad Agucadoura in Portogallo. L’ostacolo maggiore sono gli ingenti investimenti necessari: attualmente il costo di un megawatt di potenza per un impianto a moto ondoso è di circa 2,4 milioni di euro. Si tratta di un valore elevato, «ma non più di quello di altre tecnologie già ampiamente sovvenzionate», sostiene il rapporto.

HAWAII - Intanto ricercatori dell’Università delle Hawaii a Manoa hanno detto che la zona sottovento dell’arcipelago sarebbe il posto ideale per impianti futuri basati sull’energia marina, secondo un articolo apparso sul Journal of Renewable and Sustainable Energy. La tecnologia, chiamata Otec (Ocean Thermal Energy Conversion), sfrutta la differenza di temperatura tra le acque superficiali calde e quelle profonde fredde.

Redazione online

Fonte: La Repubblica

Bio-bug, nel suo motore un pieno di acque grigie

Sunday, August 8th, 2010

Un normale maggiolino è stato trasformato da alcuni ingegneri britannici in un particolare veicolo ibrido. Nel suo serbatoio finirà il biometano ottenuto dagli scarichi domestici dei cittadini inglesi

(Rinnovabili.it) – Un’automobile alimentata a metano non è certo una novità, ma se il gas che riempie il serbatoio è quello ottenuto dalle acque reflue cittadine, la storia assume tutto un altro significato.
Ci troviamo a Bristol, Sud Ovest dell’Inghilterra. Qui la società GenEco, controllata dalla compagnia nazionale di riciclaggio Wessex Water, sta sperimentando il primo veicolo di quella che promette di essere la sua flotta aziendale nel futuro prossimo: un’auto a biogas ottenuto dalla processazione dei rifiuti umani.
Il ciclo produttivo del biocarburante in questione è semplice. Tutti i liquami e le acque grigie che sono convogliati verso i centri di depurazione della Wessex Water vengono depurati e trattati tramite digestione anaerobica. Il risultato è biometano, successivamente impiegato per fornire diversi servizi di riscaldamento ed elettricità domestici.
Ma con l’invenzione di “Bio-bug”, questo il nome del veicolo, parte del gas servirà presto a rendere le strade britanniche più pulite. L’innovazione, come spiegano gli ingegneri dietro al progetto, è aver prodotto un biocarburante con un grado di purezza tale da essere impiegato nel veicolo senza che questo perda in prestazioni. “Gli automobilisti non distingueranno la differenza”, promette Mohammed Saddiq, manager di GenEco.
Quanto al veicolo, Bio-bug non è altro che un convenzionale Maggiolino della Volkswagen, trasformato appositamente in un mezzo ibrido benzina/biometano. L’auto riesce a toccare i 180 km orari ed è in grado di percorrere oltre 16.000 chilometri con “gli scarichi di 70 case in un anno”.

Fonte: La Repubblica

Energia. Sussidi a fonti fossili 10 volte superiori a fonti verdi

Sunday, August 1st, 2010

Spesi 557 mld dollari nel 2009 contro 46 miliardi

Roma, 30 lug. (Apcom) - Nonostante i proclami da più parti, i governi di tutto il mondo stanno spendendo di più per i sussidi a fonti di energia “sporche” che in rinnovabili. Lo affermano i dati preliminari di un rapporto di Bloomberg New Energy Finance citati dal sito environmentalexperts.com. Secondo i calcoli degli analisti per il 2009 nel mondo i governi hanno speso per rinnovabili e biocarburanti 43-46 miliardi di dollari, suddivisi in crediti fiscali, certificati verdi e altri sussidi diretti. Per carbone, petrolio e altri combustibili fossili invece la spesa è stata di 557 miliardi di dollari, come stimato dall’agenzia Internazionale per l’Energia. Al primo posto per i sussidi alle energie verdi ci sono gli Usa, con 18,2 miliardi di cui il 40 per cento destinato ai biocarburanti.

Fonte: La Stampa

Lo sciacquone genera energia elettrica

Tuesday, July 27th, 2010

Come trasformare acque che andrebbero perse negli scarichi e nelle fogne in energia elettrica gratuita, per illuminare casa e accendere gli elettrodomestici? Uno studente inglese di design industriale ha inventato un sistema che trasforma le acque reflue di casa (che scendono da doccia, lavandini, e dallo sciacquone del wc) in watt. Non un affare da poco, visto che metà del mondo utilizza la toilette e in media lascia scivolare nelle tubature, dopo aver tirato la catena, 7 mila litri di acqua all’anno. HyDro-Power, questo il nome del progetto, è un generatore di corrente dedicato ai condomini. Collegato alle tubature degli scarichi, si occupa di trasformare e creare potenza. Promettendo costi e soprattutto risparmi interessanti.

 

IL SISTEMA - L’apparecchio funziona così: l’acqua che scende dalle tubature del palazzo viene raccolta e incanalata nella macchina, che con quattro turbine permette subito di azionare un generatore elettrico e ridistribuire l’energia creata o nel palazzo stesso, magari per azionare l’ascensore, o le luci delle scale, o gli impianti di condizionamento condominiali, oppure può essere rivenduta all’operatore elettrico nazionale, come avviene sempre più con gli impianti fotovoltaici. È stato calcolato che, se applicato a un palazzo di sette piani, potrebbe portare a un risparmio medio annuo di circa 1.500 dollari (circa 1.160 euro).

CONCEPT - Per ora Hydro-Power è solo un concept in attesa di trovare un’azienda che voglia produrlo in larga scala. L’idea è di uno studente inglese, Tom Broadbent, iscritto al corso di design industriale dell’università De Montfort nel Leicester, che ha candidamente dichiarato come l’idea gli sia venuta mentre, in hotel, osservava come l’acqua scorreva velocemente nel gabinetto dopo aver tirato la catena.

Fonte: Corriere della Sera

Energia dalle acque grigie, un minidro per lo scarico della lavatrice

Monday, July 26th, 2010

Tom Broadbent, studente di design industriale presso Leicester De Montfort University, ha realizzato una macchina prototipale per ottenere elettricità dal passaggio delle acque reflue nelle tubature dei palazzi

(Rinnovabili.it) – Per una società iper-consumistica come quella moderna la possibilità di ottenere energia dai propri rifiuti o sprechi è molto più che una tecnologia di comodo. Trasformare un problema ingente in una soluzione produttiva ha in sé la potenzialità per divenire la strategia vincente con cui affrontare le imminenti sfide energetiche ed ambientali.
In questo filone concettuale si colloca anche l’invenzione del giovane designer britannico Tom Broadbent: un impianto idroelettrico su piccola scala capace di sfruttare l’energia di caduta delle acque reflue nei grattacieli. HighDro Power, questo il nome del progetto, converte in elettricità i flussi provenienti dagli scarichi di bagni ed elettrodomestici attraverso una turbina a quattro pale che mette in moto un generatore elettrico. Il designer ha già realizzato un prototipo perfettamente funzionante impiegando tecniche di prototipazione rapida, come la sinterizzazione laser e macchine di fresatura.
Il dottor Guy Bingham, a capo del corso universitario di design industriale di Broadbent, è convinto che l’idea dello studente sia “davvero una novità nel settore della micro-generazione energetica” e che il prototipo reale sia “semplicemente fantastico”.
La prossima tappa per il giovane universitario sarà quella di riuscir a vedere l’HighDro Power testato su campo attraverso l’installazione in un edificio.

Fonte: La Repubblica

Risparmio energetico, gli edifici intelligenti

Tuesday, July 6th, 2010

DECOLLA LA NUOVA ETICHETTA ENERGETICACon il voto dell’Europarlamento e’ decollato il sistema europeo di etichettatura energetica. Da ora le etichette poste sugli elettrodomestici come frigoriferi, lavatrici e forni dovranno fornire maggiori informazioni sul consumo energetico.

 

Il Parlamento ha approvato un nuovo formato per l’etichetta di efficienza energetica dell’Unione europea che aggiunge alcune classi in piu’ alla comune scala dei colori. In futuro, qualsiasi pubblicita’ sui prezzi o l’efficienza degli elettrodomestici, dovra’ indicare la classe energetica del prodotto.

L’attuale etichetta energetica fornisce gia’ un aiuto ai consumatori nel valutare i costi di funzionamento per frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugabiancheria, lavastoviglie, forni e condizionatori d’aria. I produttori sono, attualmente, obbligati a indicare il consumo annuo di energia, dall’apparecchio a basso (verde scuro classe A) o alto consumo (rosso classe G).

A seconda del tipo di prodotto, l’etichetta adotta anche un approccio integrato indicando anche la quantita’ di acqua utilizzata, il livello di rumorosita’ o di produzione di calore. Con la nuova legislazione, il formato dell’etichetta tiene conto di tre nuove categorie energetiche che riflettono il progresso tecnologico, ma continua a mantenere fermo a 7 il numero delle classi.

In futuro il sistema potra’ declinarsi su tre direttrici: se un nuovo prodotto consuma meno energia di quelli esistenti, la classificazione e’ rivista in A+ per cui la classe di minore efficienza energetica diventera’ F. Se un nuovo prodotto consumera’ ancora meno energia di quelli esistenti, la classificazione sara’ rivista in A++ e la classe di minore efficienza energetica sara’ E.

Infine, se un nuovo prodotto consuma ancora meno energia, sara’ qualificato come A+++ e la classe di minore efficienza energetica sara’ D. La scala cromatica - dal verde scuro per i dispositivi a maggiore efficienza energetica al rosso per quelli con minore funzionalita’ - sara’ adeguata di conseguenza cosi’ da avere la maggior efficienza segnalata con il verde scuro e la piu’ bassa con il rosso.

In futuro l’etichetta sara’ applicata anche a prodotti che consumano energia per uso commerciale e industriale come celle frigorifere, vetrine, dispositivi da cucina, motori industriali e distributori automatici. Inoltre l’obbligo di etichettatura sara’ imposto a quei prodotti, compresi quelli da costruzione che non consumano energia ma hanno un significativo, diretto o indiretto, impatto sul risparmio energetico come l’istallazione di vetri, telai o porte esterne.

ANCHE GLI EDIFICI DEVONO ESSERE INTELLIGENTI

Efficienza energetica: solo edifici con consumo di energia vicino allo zero dopo il 2020.  E’ questo il traguardo cui tende la nuova normativa sull’ efficienza energetica degli edifici che aiutera’ i consumatori a tagliare i costi della bolletta energetica e l’Unione europea, nel suo insieme, a centrare l’obiettivo sul cambiamento climatico usando il 20% in meno di energia.

Gli Stati membri dovranno adeguare i propri codici di fabbricazione in modo che tutti gli edifici costruiti dalla fine del 2020 siano conformi ai piu’ elevati standard di risparmio energetico. La nuova direttiva sull’efficienza energetica stabilisce i requisiti minimi per la prestazione energetica degli immobili di nuova costruzione e la loro applicazione per gli edifici esistenti. Gli Stati membri dovranno adottare misure atte a raggiungere requisiti di rendimento energetico a costi ottimali e secondo la metodologia comparativa. Tutti gli edifici costruiti dalla fine del 2020 dovranno possedere elevati standard di risparmio energetico e dovranno essere alimentati in larga misura con forme di energia rinnovabili e i progetti di costruzione degli edifici delle autorita’ pubbliche dovranno dare l’esempio partendo due anni prima.

Una parte dei finanziamenti per queste innovazioni verra’ dal bilancio dell’Unione europea. Ove possibile la spesa energetica degli immobili esistenti dovra’ essere migliorata nel corso di lavori di ristrutturazione. Durante questi lavori i proprietari saranno incentivati a installare contatori intelligenti e a sostituire gli impianti di riscaldamento, quelli idraulici per l’acqua calda e i sistemi di climatizzazione con soluzioni alternative ad alta efficienza come le pompe di calore. Le normative di recepimento nazionali imporranno inoltre, ispezioni regolari alle caldaie e ai sistemi di climatizzazione.

SERVE EFFICIENZA ANCHE IN EDIFICI ESISTENTI

Non basta focalizzarsi sull’ efficienza energetica dei nuovi immobili per raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico del 20% fissati da Bruxelles per il 2020. L’industria del mattone, rappresentata a livello europeo dalla Fiec, chiarisce infatti che attualmente le ristrutturazioni di vecchi edifici riguardano solo l’1% del mercato immobiliare. Ed e’ su questo ingente capitale che bisogna indirizzare gli sforzi di efficienza energetica se si vuole arrivare al traguardo.

Commentando la decisione dell’Europarlamento, che ha approvato in seconda lettura la nuova direttiva sull’efficienza energetica degli immobili, l’industria sottolinea la necessita’ di agire con piu’ determinazione per promuovere gli interventi di ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente, puntando su incentivi e facilitazioni.

Gli alti investimenti richiesti per effettuare delle ristrutturazioni radicali agiscono come deterrente per i proprietari, specie in questo momento di crisi. Stara’ ai governi garantire che siano disponibili in tempi brevi, prestiti, sgravi fiscali e garanzie per i proprietari di immobili privati e commerciali. Soluzioni specifiche andranno trovate anche per superare ostacoli legali e finanziari quando si vuole promuovere il rendimento energetico degli immobili affittati e di quelli con differenti proprietari. Uno degli strumenti che si suggerisce di utilizzare e’ l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. Benche’ nella direttiva europea vi si faccia gia’ riferimento come ad un possibile incentivo, non esiste nel testo un riferimento preciso relativo alla riduzione dell’Iva. I costruttori chiedono che ”per incoraggiare ulteriormente i proprietari a optare per l’aumento dell’efficienza energetica restaurando le loro case e/o installando nuovi sistemi di riscaldamento energicamente efficienti i servizi legati alla ristrutturazione e all’installazione ad opera di personale professionale possano beneficiare di tassi Iva piu’ bassi o azzerati”.

ALLEANZA PER DIAGNOSI ENERGETICA DEGLI EDIFICI

L’Agenzia del Territorio e l’Enea hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa con l’obiettivo di promuovere il risparmio energetico, contenere i consumi e avviare una diagnosi energetica degli edifici. Il traguardo che i due enti si sono prefigurati e’ quello di realizzare un programma di Miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici utilizzati dall’Agenzia del Territorio. Mediante la promozione del risparmio energetico, l’incremento dell’ efficienza energetica dei suoi edifici, ma anche attraverso l’ adozione di una politica di contenimento dei consumi e di sensibilizzazione dei dipendenti per favorire l’applicazione di pratiche e comportamenti ecosostenibili.

L’Agenzia fa rientrare l’iniziativa nel quadro dell’attivita’ di diagnosi sui suoi uffici allo scopo di valutarne l’efficienza energetica attuale, allo scopo di mettere a punto in un prossimo futuro adeguati interventi di riqualificazione. L’Enea dal canto suo incrementera’ la sua sperimentazione aprendo la strada anche a future collaborazioni tra i due enti. L’iniziativa rientra nell’ambito di un Accordo Quadro di collaborazione fra Enea, Consip e Mef, che ha come obiettivo principale quello di favorire l’efficientamento energetico nel settore pubblico. Grazie all’accordo di oggi tra Enea e Agenzia del Territorio questa metodologia di intervento potra’ essere efficacemente trasferita anche sugli edifici altri enti e sul patrimonio edilizio pubblico.

ECCO ‘PROSTO’, PROGETTO RILANCIO ORDINANZE SOLARI

Si chiama Prosto un progetto europeo nato per favorire lo sviluppo dell’ecoedilizia con particolare attenzione per i requisiti di efficienza energetica. E’ stata la Direttiva europea che regole il corretto rapporto tra energia e clima a imporre tra l’altro che nei regolamenti e codici edilizi o qualsiasi altro sistema con effetto equivalente, gli Stati membri richiedano, entro il 2015 al piu’ tardi, l’impiego di livelli minimi di energia da fonti rinnovabili nelle nuove costruzioni e negli edifici esistenti che sono soggetti a importanti ristrutturazioni.

Un numero sempre crescente di Comuni, Regioni e Stati ha quindi gia’ introdotto le Ordinanze Solari (OS), disposizioni con effetto legale che prescrivono ai proprietari di immobili l’ obbligo d’installare impianti solari. Una volta terminati gli interventi i requisiti della struttura devono essere certificati a carico ed esclusiva responsabilita’ del proprietario dell’ immobile.

Per favorire e sviluppare questo obiettivi di efficienza energetica l’Europa ha quindi deciso di dare vita a ‘Prosto’, nato a sostegno degli Enti Locali europei per l’ideazione, lo sviluppo e la gestione delle Ordinanze e al fine di diffonderne la conoscenza e di perfezionarne il regolamento.

Le OS hanno validita’ nazionale o regionale ma spesso vengono sostenute da regolamenti edilizi locali che ne allargano l’area di applicazione e che hanno reso possibile, ad oggi, il coinvolgimento di 150 milioni di cittadini. Le comunita’ locali che ad oggi partecipano a ‘Prosto’ sono la Regione Lazio, la Citta’ di Lisbona, Murcia, Stuttgart e Giurgiu.

Fonte: Ansa.it

Montenegro, il business dell’energia le mire italiane sul nuovo Eldorado

Thursday, May 20th, 2010

L’asse Berlusconi-Djukanovic per privatizzare il Paese. Centrali, ferrovie ed elettrodotti: appalti per 5 milioni di euro in cambio dell’ingresso nella Ue dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

PODGORICA -Un fiume di denaro pubblico italiano finito - come minimo in perfetto conflitto d’interessi - sui conti della banca di Milo Djukanovic. Lui, il pluri-inquisito ma inscalfibile premier montenegrino - pericoloso contrabbandiere internazionale e favoreggiatore di latitanti secondo le procure di Bari e Napoli, “amico” e “partner affidabilissimo” se si sta a Berlusconi e ai nostri ministri - , che per garantirsi il sostegno di Roma all’ingresso del Montenegro nell’Unione europea e nella Nato svende l’argenteria di casa. Come? Concedendo allettanti (e opache) privatizzazioni. Soprattutto nel settore dell’energia, la vera manna delle nostre imprese oltre Adriatico. Si sono date tutte allo shopping, qui, nell’ex Tortuga delle sigarette e dei loschi traffici divenuta oggi, grazie a una partnership in parte ancora da decriptare, e complice l’imposta su redditi più bassa d’Europa (9%), un nuovo Eldorado. Una specie di terra promessa per gli italiani, ora impegnati a colonizzarla come non riuscì all’ammiraglio Vittorio Mollo nel 1918 e al generale mussoliniano Pirzio Birolli nel 1941.

Altre epoche. Girata la ruota, cambiati i protagonisti. Oggi si chiamano Claudio Scajola (non più ministro dello Sviluppo economico), Valentino Valentini (fidato consigliere di Berlusconi per i rapporti internazionali), Maria Vittoria Brambilla (ministro per il Turismo). È anche un po’ merito loro, in missione per conto del presidente del Consiglio, che pure l’anno scorso è venuto a trovare Djukanovic in visita ufficiale, se la giovane Repubblica autonoma montenegrina - giovane come il suo discusso primo ministro (48 anni, a 29 già aveva in mano il paese e non l’ha più mollato, tra pochi giorni affronterà la prova delle amministrative cercando di scacciare le ombre che lo inseguono), è ora talmente lanciata da essere al centro di un mosaico affaristico-imprenditorial-politico. Assimilabile, per alcuni aspetti, alla stretta attualità italiana. Non vi sono, ad ora, risvolti penali, negli interscambi tra i due Paesi. Ma anche qui si parla di accomodanti relazioni politiche, di centinaia di milioni di euro, di grossi appalti, di operazioni bancarie più o meno filo-dirette. E, soprattutto, di energia. La stessa (in questo caso eolica) per la quale, in Italia, si è molto adoperato il coordinatore del Pdl Denis Verdini.

Per scattare una fotografia del Montenegro visto dai palazzi romani si può partire da una telefonata. È il 18 gennaio del 2009. Denis Verdini, indagato per corruzione dalle procure di Roma e Firenze, chiama il suo amico Riccardo Fusi, costruttore fiorentino patron di Bpt (Baldassini-Tognozzi-Pontello), la società finita al centro dell’inchiesta sui Grandi Appalti e ritenuta dagli investigatori la “copertura” del consorzio Stabile Novus infiltrato dalla mafia. Non è un evento, la telefonata: “Ci sentivamo anche dieci volte al giorno”, dice Fusi, contattato da Repubblica. Il tema di quella conversazione catturata, tra migliaia, dai Ros dei carabinieri, e ricordata dallo stesso Fusi, è il Montenegro. “Domani Valentini va a Podgorica con un gruppo di imprenditori, vuoi andare anche tu?”, è l’invito di Verdini. Al suo amico, il coordinatore del Pdl fa presente che in Montenegro c’è la possibilità di guadagnare parecchio. “Purtroppo non sono riuscito ad andare per impegni già presi”, si dispiace Fusi.
Il volo di Stato per Podgorica è organizzato da Valentino Valentini tramite Simest (società del governo che sostiene gli investimenti italiani all’estero). Con il ministro Brambilla e il sottosegretario al commercio estero, Adolfo Urso, ci sono una sessantina di imprenditori (A2A, Enel, Terna, Banca Intesa, Ferrovie dello Stato, Edison, Valtur, Todini). È il primo passo nell’intesa commerciale tra Berlusconi e Djukanovic.

Ce ne saranno altri due. Decisivi. Uno il 17 marzo 2009: la visita di Berlusconi. Il premier, accolto come un eroe, incontra Milo, come lo chiamano gli elettori. Promette che avrebbe fatto diventare grande il Montenegro. Il 16 giugno spedisce qui un altro suo fedelissimo, il ministro Scajola, che mette la firma su due contratti: energia e infrastrutture. Investimenti per 5 miliardi di euro. Col primo scendono in campo A2A - la multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia - e Terna. A2A acquisisce il 43% della società energetica pubblica Elektroprivreda. Dei 450 milioni italiani per la privatizzazione, una parte, almeno 300, sono stati versati sui conti della Prva Banka, il colosso bancario controllato dal fratello del premier, Aco Djuknovic, e del quale possiedono azioni lo stesso Milo e la sorella Ana. Lo conferma il direttore della Prva, Predag Drecun. L’opposizione al governo parla di operazione “affrettata e poco trasparente”, sponsorizzata da Berlusconi e messa in piedi per favorire il potente clan Djukanovic. In effetti è come se Berlusconi privatizzasse una società pubblica e facesse versare i soldi sui conti della Mediolanum. Ma tant’è, tutto è possibile nel Montenegro delle (sin) energie. Grazie al “prego si accomodino” deciso da Milo, Terna costruirà un elettrodotto sottomarino Pescara-Tivat per portare l’energia balcanica nello stivale. A2A, ancora lei, realizzerà quattro centrali idroelettriche, Enel un impianto a carbone in collaborazione con Duferco che, a sua volta, tirerà su un termovalorizzatore. E per finire il progetto di Italfer (Ferrovie dello Stato): una ferrovia Bar-Belgrado (1 milione
già stanziato da Scajola).

Dietro la campagna montenegrina - è il timore del deputato Pd Alessandro Maran - si nasconde “la nostra illusione di fare nei Balcani tutto quello che non si può fare in Italia, trasferendolo dall’altro lato del confine”. No, “è semplicemente una partnership costruttiva e interessante per tutti e due i paesi - ragiona l’ambasciatore italiano Sergio Barbanti - questo è uno Stato che vuole e può crescere”. Ma l’assalto all’oro montenegrino è visto da qualcuno come un azzardo. Anche per lo stesso ex regno delle sigarette. Avverte un imprenditore locale: “È vero che sfruttiamo solo il 17 per cento del nostro potenziale, ma questa è una terra da salvaguardare”. Buona parte del territorio montenegrino è sotto il patrimonio dell’Unesco. Anche volendo fare la tara a quello che scrivono i giornali vicini all’opposizione, come il “Dan” - titoli forti tipo “è arrivata la mafia dell’energia” - ; anche volendo prendere con le pinze le parole del leader del Movimento per il cambiamento Nebojsa Modojevic (”c’è il rischio che la mafia italiana bruci nei termovalorizzatori qualsiasi porcheria e il rapido accordo con A2A è frutto solo degli interessi personali di Berlusconi e Djukanovic”), è un fatto che il filo che corre tra Italia e Montenegro si regge su un equilibrio ancora ballerino.

La Procura di Bari, che come quella di Napoli aveva chiesto l’arresto di Djukanovic poiché ritenuto a capo di una cupola mafioso-finanziaria dedita al traffico internazionale di sigarette (mille tonnellate al mese), droga, armi e coperture per 15 criminali, l’anno scorso ha archiviato il fascicolo. Non si può procedere perché Milo è un capo di governo straniero protetto dall’immunità. Ma le preoccupazioni per Djukanovic arrivano anche dal suo paese. La suprema corte di Podgorica ha acceso i riflettori su nove omicidi di testimoni “scomodi” legati al contrabbando (nel 2004 in città fu ucciso anche il giovane direttore del quotidiano Dan). Un’indagine che sta facendo tremare i palazzi del potere.

Il 23 maggio in Montenegro si vota per le amministrative in 14 comuni. L’opposizione fa blocco per provare a scardinare Milo e, al prossimo suffragio, per mandarlo a casa dopo 18 anni. Lui si sente forte, anche grazie al partner italiano. Messe in cascina le garanzie di Berlusconi, Djukanovic promette l’Europa al suo popolo (che già usa l’euro, caso unico tra i paesi non Ue). Chissà, forse è tutta questione di energia. 

Fonte: La Repubblica

Centrali nucleari: la realtà oltre la propaganda

Wednesday, May 12th, 2010

6 maggio 2010 2 commenti

reattori in funzione  Il Governo italiano è fortemente determinato a rilanciare l’energia nucleare, sostenendo che sia una fonte fondamentale di cui il mondo, ed anche il nostro paese, non può fare a meno. Tale ipotesi, anche a prescindere dai rischi ambientali e politici connessi a questa tecnologia, guardando la situazione mondiale non ci appare né conveniente, né realistica, per quegli stessi motivi economici che ne hanno limitato lo sviluppo ben al disotto delle aspettative concretizzatesi nei più massicci investimenti di capitali pubblici che una tecnologia abbia mai ricevuto. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’energia nucleare nel 2007 contribuiva per un modesto 5,9% ai consumi mondiali di energia primaria, assai meno del 9,8% prodotto dalle energie rinnovabili[1]. Ma, dal momento che l’unica energia utilizzabile prodotta in un centrale nucleare è quella elettrica, il contributo reale alla domanda mondiale di energia primaria è assai più modesto e stimabile in circa il 2%. A dimostrazione di ciò nel 2007 la produzione idroelettrica ammontava a 3.162 TWh contro i 2.719 TWh del nucleare[2]

Se guardiamo la figura 1, è facile constatare che circa il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione sono stati realizzati fra il 1975 e il 1985, e quindi verranno chiusi entro il 2030. Ciò significa che per mantenere l’attuale potenza nucleare, considerando costi di realizzazione stimati in 7 $/W (5,46 €/W) (stima di Moody’s Investors-2008)[3], sarà necessario sostituire circa 250 GW che saranno chiusi, con un costo di circa 1.365 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo i costi di smantellamento dei vecchi impianti e di gestione delle scorie, che sono addirittura più alti dei costi di costruzione, si comprende perché il nucleare riveste un ruolo marginale nel futuro energetico mondiale.

A questo aggiungiamo le permanenti incertezze su costi ed affidabilità per la gestione finale delle scorie[4] e il fatto che il costo dell’uranio è aumentato di 10 volte fra il 2003 e il 2007.

Bisogna anche notare che nessuna nazione europea, e tanto meno l’Italia, produce o ha riserve di Uranio, per cui non sarà certo lo sviluppo del nucleare che potrà aiutarci ad avere maggior indipendenza energetica. Il costo dell’uranio, poi, è destinato a crescere per il fatto emissioni nucleareche dopo il 2030 saranno esaurite le miniere ad alta concentrazione in giacimenti sabbiosi e quindi facili da trattare (soft ore) e si dovrà ricorrere all’estrazione di uranio da graniti (hard ore) e ad una concentrazione di uranio decine di volte inferiore. Ciò implicherà costi molto più elevati e più alti consumi di combustibili per la sua estrazione. Si prevede che i crescenti consumi delle attività di estrazione porteranno rapidamente le emissioni di CO2 del kWh nucleare a superare quelle relative alle centrali a gas, smentendo anche il presunto ruolo dell’energia nucleare in uno scenario di riduzione delle emissioni (si veda figura 2) [5]. Viene quindi a cadere, nel medio termine, anche l’argomento che il nucleare possa essere una risposta ai cambiamenti climatici.

Un altro argomento dei sostenitori del ritorno al nucleare è che ciò garantirebbe una maggiore indipendenza energetica del nostro paese; anche questa ci appare una tesi alquanto singolare. A parte il fatto cvhe in Italia non ci sono miniere di uranio, la filiera nucleare richiede tutta una serie di attività ed impianti costosi e per certi versi più pericolosi del reattore stesso (figura 3). Tutti i paesi che utilizzano in modo significativo questa fonte energetica si sono dotati di una propria filiera che al più esclude solo la fase mineraria fino alla produzione del cosiddetto “yellow cake”. Non sviluppare una filiera nazionale significa far dipendere la produzione di energia elettronucleare in tutto e per tutto dal paese d’appoggio.filiera nucleare

Per quanto riguarda l’Italia dove il governo prevede di allacciare le centrali che intende realizzare, alla filiera francese, sarà come offrire alla Francia dei siti sul nostro territorio per realizzare impianti dei quali avrà il pieno controllo.

Inoltre, sempre secondo il già citato rapporto di Moody’s, il costo del kWh nucleare sta aumentando del 7% all’anno, e quindi nel 2020 sarà raddoppiato passando dagli attuali 0,07 € a 0,14 €. Ciò comporta che se per quella data il 25% dell’elettricità verrà prodotta dal nucleare, come nei piani del nostro governo, la bolletta elettrica degli italiani sarà più pesante del 25%; cioè su una bolletta annua di 500 € il cittadino si troverebbe a pagare ben 125 € in più.

costo kwh nucleareCome affermare allora che la costruzione di centrali nucleari abbasserà il costo dell’energia in Italia. Di fronte a questi dati appare invece un enorme problema etico; la nostra generazione potrà avere l’opportunità economica di sfruttare questa tecnologia nucleare solo perché ne farà pagare i costi maggiori alla generazione seguente e l’onere di custodire le scorie contenenti plutonio per oltre 100.000 anni a tutte le generazioni che verranno. Questo ci pare immorale ed inaccettabile. Sorge allora spontanea la domanda: cui prodest? Non è difficile trovare la risposta. Gioverà a tutte quelle imprese che andranno incontro all’industria nucleare francese che si trova alla vigilia di uno sforzo economico ciclopico per chiudere le sue centrali più vecchie, pronta quindi a svendere ai “saldi di fine stagione” una tecnologia al tramonto. D’altra parte un (ex) ministro che pensa che le case al Colosseo costino come quelle di Centocelle, può anche avere idee confuse sul costo dell’energia.

L’utopia che vi propongo, e questa volta è una utopia al limite dell’irrealizzabile, è che il nostro premier, invece di promettere propaganda televisiva a reti unificate per inculcare negli italiani che il nucleare è bello, buono, sicuro e poco costoso, dica la verità sul perché vuole trascinare il paese su questa avventura anti-economica e pericolosa.

Alla prossima utopia.

Fonte: Ecquo

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