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Rinnovabili più forti senza sussidi pubblici

Monday, May 6th, 2013

Pannelli solari (Reuters)Pannelli solari (Reuters) Le fonti rinnovabili hanno risentito della crisi mondiale nel 2012, ma si stanno già risollevando. Gli investimenti annuali in energia verde triplicheranno da qui al 2030 e il 70 per cento della nuova potenza installata verrà da fonti pulite, secondo le ultime previsioni di Bloomberg New Energy Finance . A spingere la crescita è proprio il calo dei costi, quello che nel 2012 ha falcidiato il settore, rendendo però le fonti rinnovabili sempre più competitive rispetto a quelle convenzionali.

 

OLTRE LE PREVISIONI - «La visione apocalittica dei costi della transizione verso le fonti pulite di energia non è più vera, grazie al crollo dei prezzi che ha scosso il settore», spiega Michael Liebreich, numero uno di Bloomberg New Energy Finance. «Tre anni fa avevamo previsto che il vento e il sole sarebbero diventati molto più economici, ma la realtà ci ha di gran lunga superati». I risultati dell’ultimo studio di Bloomberg, infatti, sono più ottimistici delle stime uscite solo un anno fa: la previsione sulla crescita delle fonti pulite, in termini di capacità installata, è stata rivista al rialzo del 25% e quella sugli investimenti annuali del 35%. In questo scenario, i finanziamenti alle fonti verdi passeranno dai 190 miliardi all’anno spesi nel 2012 ai 630 miliardi del 2030. Da qui ad allora, il 70% della nuova potenza installata sarà da fonti rinnovabili (idroelettrico incluso), il 25% da fonti fossili e il 5% da nucleare. A fare la parte del leone saranno eolico e fotovoltaico, che peseranno rispettivamente per il 30 e il 24% della nuova potenza. Questo significa che già alla fine del prossimo decennio, ben metà della potenza elettrica mondiale potrebbe venire dalle fonti rinnovabili.

TREND - Un saggio di questo trend si è già visto in Europa nell’ultimo decennio: dal 2000 al 2012, le nuove installazioni di eolico e fotovoltaico sono arrivate a 166 gigawatt, contro i 121 gigawatt del gas. Negativo il saldo di carbone, olio e nucleare. Lo scorso anno, il 64% della nuova capacità elettrica installata è venuta da fonti rinnovabili, circa 30 gigawatt contro i 44 totali. Le previsioni di Bloomberg, quindi, non cadono dal cielo, anche se sono più ottimistiche di quelle dell’International Energy Agency, che attribuisce alle fonti pulite solo il 57% della nuova potenza installata da qui al 2030.

PREZZI - Bloomberg tiene conto del recente terremoto dei prezzi, che ha portato giganti come Suntech alla bancarotta e come Vestas a perdite colossali. Mentre le aziende soffrono per la riduzione dei margini, i prezzi bassi rendono convenienti progetti d’installazioni che prima non lo erano e avvicinano il giorno in cui le fonti pulite saranno più attraenti delle fonti fossili, malgrado la fine degli incentivi. «È una stima forte, ma plausibile», commenta Guy Turner, direttore scientifico di Bloomberg New Energy Finance. «Si traduce in una crescita annuale del 6,7% e molti settori sono cresciuti più di così in questa fase del loro sviluppo». Ma le spinte future saranno diverse da quelle che hanno fatto avanzare le fonti pulite fino a oggi. «Il modello europeo dei sussidi pubblici verrà sostituito dalla nuova competitività delle fonti pulite, che le stanno facendo diventare semplicemente un buon affare», prevede Turner. Non a caso il settore ormai è finanziato da grandi investitori, come Warren Buffett o Bill Gates, non più solo in chiave ambientalista, ma alla ricerca di buoni profitti sul lungo periodo.

COSTI - Il sostegno del governo cinese ai produttori di celle fotovoltaiche sta continuando ad abbattere i costi del solare, mentre i produttori di pale eoliche costruiscono turbine sempre più grandi e più potenti, per ridurre le spese d’installazione.
Importante, sottolinea lo studio, sarà l’integrazione delle fonti intermittenti e non programmabili, come fotovoltaico ed eolico, nel sistema elettrico. Serviranno investimenti consistenti in reti, accumuli e sistemi di gestione. Cresceranno, inoltre, gli investimenti nei Paesi emergenti, come il Nord Africa, il Medio Oriente, l’America Latina e l’Asia, dove le risorse naturali in termini di sole e di vento sono più abbondanti. Anche le lusinghe del gas a basso prezzo, aggiunge Liebreich, «si scontreranno con un futuro in cui i costi delle tecnologie per le fonti pulite caleranno ancora». E i costi in calo vincono sempre.

Elena Comelli

Fonte: corriere.it

Rinnovabili: disponibili 250 mila posti di lavoro

Tuesday, March 26th, 2013

Un impianto eolico accoppiato a una turbina a biogas in Germania (Reuters)Un impianto eolico accoppiato a una turbina a biogas in Germania (Reuters) In un momento di crisi occupazionale come l’attuale, c’è un settore che nel 2020 potrebbe arrivare a creare 250 mila posti di lavoro, più altri 600 mila nei settori collegati e nell’indotto. Si tratta del settore delle energie rinnovabili che, in base al rapporto Comuni rinnovabili 2013 di Legambiente, realizzato con il contributo di Gse (Gestore servizi energetici) e Sorgenia, potrebbe occupare 250 mila persone, più altre 600 mila nel comparto dell’efficienza e della riqualificazione edilizia.

 

PREMI - Il primo premio di Comuni rinnovabili 2013 di Legambiente è stato assegnato alla Cooperativa E-Werk Prad e a Prato allo Stelvio (Bz), per i risultati raggiunti in termini di sviluppo delle fonti rinnovabili e di vantaggi per le utenze. Piacenza è stata premiata per il progetto di solarizzazione degli edifici pubblici

RINNOVABILI - In Italia ci sono 600 mila impianti da fonti rinnovabili distribuiti in 7.970 Comuni (il 98% del totale). Sono 27 i Comuni al 100% «rinnovabili», che salgono a 2.400 se si considera solo l’energia elettrica. Nel 2012 le fonti pulite hanno coperto il 28,2% dei consumi elettrici e il 13% di quelli energetici complessivi. Dal 2000 a oggi 47,4 TWh (terawattora) da fonti rinnovabili si sono aggiunti ai precedenti impianti idroelettrici e geotermici. «Le fonti rinnovabili», dichiara Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, «stanno ridisegnando lo scenario energetico dell’Italia».

SOLARE - Nel rapporto, che è stato presentato a Roma martedì 26 marzo, si pone l’attenzione sui 7.937 Comuni italiani (il 97% del totale) che hanno nel proprio territorio impianti fotovoltaici. Casaletto di Sopra (Cremona) e Don (Trento) hanno il primato di impianti per abitante, rispettivamente per il fotovoltaico e per il solare termico.

EOLICO - I Comuni con impianti eolici sono invece 571, di questi 296 si possono considerare autonomi poiché producono più energia di quanta ne consumano. La potenza eolica installata (8.703 MW) è in crescita, con 1.791 MW in più rispetto al 2011. Questi impianti hanno consentito di produrre 13,1 TWh nel 2012, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie.

MINI-IDRO - I Comuni del mini-idroelettrico sono 1.053, con una potenza installata di 1.179 MW per 4,7 TWh prodotte, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,8 milioni di famiglie.

GEOTERMICO - I Comuni della geotermia sono 369, con una potenza installata di 915 MW elettrici, 160 termici e 1,4 frigoriferi, per una produzione di 5,5 TWh di energia elettrica che soddisfa il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.

BIOMASSE - I Comuni delle bioenergie sono 1.494, per una potenza installata complessiva di 2.824 MW elettrici e 1.195 MW termici. In particolare quelli a biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente 1.133 MWe installati e 135 MWt e 50 kw frigoriferi termici. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2012 di produrre 13,3 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie.

TELERISCALDAMENTO - Sono 343 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano fonti rinnovabili, come biomasse «vere» (di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere territoriali) o fonti geotermiche, attraverso cui riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e di acqua calda sanitaria.

fonte: corriere.it

Ora della Terra: per 60 minuti il mondo spegne le luci

Friday, March 22nd, 2013

L’Ora della Terra scatta sabato 23 marzo alle 20,30. Ideata dal Wwf, l’iniziativa, giunta alla settima edizione, vuole per un’ora far riflettere sul destino ambientale del nostro pianeta. In che modo? Spegnendo per un’ora le luci, un’azione simbolica per incidere sui cambiamenti climatici in atto e - perché no – recuperare la capacità di osservare le stelle, praticamente invisibili da anni nelle grandi città perennemente illuminate di notte. L’iniziativa vede un coinvolgimento a più livelli: è rivolta infatti sia alle istituzioni (Comuni, enti, aziende), ma anche ai semplici cittadini che possono partecipare con una semplice azione: spegnere le luci per un’ora: sempre alle 20,30 ma, grazie ai fusi orari, sarà una staffetta che girerà intorno al mondo. Lo scorso anno l’iniziativa ha coinvolto oltre 2 miliardi di persone in 7 mila città e 152 Paesi. Nelle ultime ore sono arrivate nuove prestigiose adesioni da parte del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha detto: «Partecipiamo con determinazione per agire sui cambiamenti climatici», e dal calciatore Lionel Messi che ha comunicato la sua adesione sulla sua pagina Facebook.

 

La Terra di notte La Terra di notte    La Terra di notte    La Terra di notte    La Terra di notte    La Terra di notte

DAL PACIFICO AL PACIFICO - Si inizierà quindi quando scatteranno le 20,30 nelle isole del Pacifico. In Italia – dall’altra parte del mondo – saranno le 8,30 di sabato mattina. La maratona avrà termine 24 ore dopo dove è iniziata nel Pacifico, alle Isole Cook, quando da noi saranno le 8,30 ma di domenica. Sarà coinvolto tutto il mondo. Spegneranno le luci i più importanti edifici e monumenti del pianeta. Solo per nominarne alcuni: dall’Opera House di Sydney che si colorerà di verde all’edificio più alto del mondo, il Burj Kalifah di Dubai, dalle torri Petronas di Kuala Lumpur alla Torre Eiffel a Parigi, dalle cascate del Niagara all’Empire State Building di New York, dal Parlamento di Londra alla Porta di Brandeburgo a Berlino, tutti spegneranno le luci per un’ora. Quest’anno la sede centrale delle manifestazioni sarà Vancouver. Alla città canadese è stato infatti assegnato il titolo di «capitale Earth Hour City Challenge 2013», un riconoscimento per i piani e i programmi per il clima e l’energia messi in atto da Vancouver che, con le sue azioni innovative in materia di cambiamento climatico e sviluppo sostenibile, oltre a ridurre l’impatto ambientale della città, hanno reso più piacevole l’ambiente urbano migliorando la qualità di vita dei residenti attuali e futuri.

IN ITALIA - All’evento hanno aderito oltre 280 Comuni italiani – per la prima volta anche Assisi – e monumenti simbolo come la Mole Antonelliana di Torino, il teatro alla Scala di Milano, piazza san Marco a Venezia, piazza del Plebiscito a Napoli, l’Acquario di Genova, piazza Maggiore a Bologna, a Firenze il David di Michelangelo, Palazzo Vecchio, ponte Vecchio e Palazzo Sacrati Strozzi, la cupola di San Pietro in Vaticano, le mura di Lucca, la fontana Maggiore di Perugia, la torre dell’Elefante di Cagliari, la statua di Garibaldi a Trapani, i ponti di Calatrava a Reggio Emilia. In Italia l’evento centrale sarà a Roma in piazza di Spagna. Sarà il velista Giovanni Soldini a dare il via allo spegnimento della scalinata di Trinità dei Monti insieme all’attrice Nicoletta Romanoff e al presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi. L’evento dalle 19 sarà in diretta radiofonica nazionale in streaming su Rai Radio2.

EVENTI COLLATERALI - Numerosi gli eventi collaterali organizzati per celebrare l’evento, come il nordic walking a Venezia, l’osservazione del cielo in piazza della Signoria a Firenze, l’ascensione in notturna sull’Etna (vulcano permettendo), la biciclettata Fiab a Torino, al Castello Sforzesco a Milano si accendono di candele a ritmo di capoeira, la squadra di rugby di Santa Maria Capua Vetere giocherà una partita al buio con casacche fluorescenti. Tante le attività anche nelle oasi Wwf, come l’osservazione delle stelle a Orbetello, l’ascolto dei suoni del bosco a Vanzago, la notte della civetta a Orti-Bottagone. Unicredit spegne il suo quartiere generale a Milano, il grattacielo più alto d’Italia; Sofidel spegne le insegne luminose degli stabilimenti italiani; Dodo spegne le vetrine dei suoi negozi; Auchan spegne l’insegna esterna dei suoi ipermercati; I Provenzali realizzeranno la saponetta più lunga del mondo se almeno 500 persone installeranno il riduttore di flusso sul rubinetto di casa; NH Hoteles, oltre a spegnere le luci di tutti i 52 hotel della catena, organizza all’Nh Milano Touring una cena a lume di candela con menù dedicato a base di portate fredde.

Paolo Virtuani

Fonte: corriere.it

Un gioco di specchi per rilanciare il made in Italy

Tuesday, February 12th, 2013

Un pannello solare a concentrazioneUn pannello solare a concentrazione L’energia pulita ha preso il volo e copre ormai un terzo del nostro fabbisogno energetico, ma l’Italia resta soprattutto terreno d’installazione, più che di produzione di tecnologie verdi. Per fare comparire dei marchi made in Italy sui pannelli che catturano il nostro sole, ci vuole un salto di qualità industriale.
«Oggi resta in Italia soltanto un terzo del valore generato dal boom del fotovoltaico, un mercato da 15 miliardi di cui ci sfugge il grosso del valore aggiunto. E per le altre fonti rinnovabili la situazione non è molto diversa», dice Vittorio Chiesa del Politecnico di Milano.

 

FLESSIONE E RIMEDI - «Il mercato fotovoltaico italiano due anni fa è stato il più dinamico del mondo con oltre 9 gigawatt installati. Quest’anno non arriverà a 3: c’è bisogno di un cambio di passo», dice Chiesa. Non è più tempo di guadagni facili, bisogna puntare sulle tecnologie avanzate, approfittando del crollo globale del prezzo del silicio, che sta rendendo i moduli fotovoltaici più competitivi con le altre fonti di energia. «In Italia ci sono eccellenze, nate dagli investimenti sul fotovoltaico avanzato, che vanno sfruttate», esorta Chiesa.
Il fotovoltaico a concentrazione è la nuova frontiera verso cui puntare. E il Centro internazionale della fotonica per l’energia, nato dalla collaborazione tra Cnr, Fondazione Politecnico di Milano e Pirelli, presenterà anche un esempio di concentratore per sistemi fotovoltaici, già brevettato, che mostra gli sviluppi futuri.

CONCENTRAZIONE - Il principio consiste nel convogliare la radiazione solare su una cella fotovoltaica di minima superficie, tramite specchi o lenti, con il duplice effetto di ridurre il costo della cella e di aumentarne le prestazioni energetiche dell’intero sistema. «I sistemi a concentrazione, molto più efficienti del fotovoltaico tradizionale, sono ancora agli inizi: è un buon momento per investire in ricerca su questa tecnologia e far nascere una filiera italiana nel fotovoltaico avanzato», dice Lucio Pinto, presidente Cife e direttore della Fondazione Silvio Tronchetti Provera.

GARA CON L’ESTERO - L’obiettivo è la crescita di una componentistica made in Italy per il fotovoltaico del futuro, che possa competere con i colossi tedeschi, americani e cinesi del settore. «Per adesso i livelli d’installazione di questi sistemi, più efficienti ma più costosi, rimangono bassi: in Italia ci solo tre impianti, pari a poco più di 30 kilowatt. L’installato mondiale è di poco superiore ai 30 megawatt, ma ci sono oltre 550 megawatt in costruzione, soprattutto negli Stati Uniti, in Spagna e in Australia», riferisce Chiesa. L’interesse sempre più marcato da parte degli operatori sta facendo però crescere un distretto italiano: pionieri la Becar del gruppo Beghelli, l’Angelantoni di Perugia, la Cpower di Ferrara, l’Aest di Gorizia, l’Alitec di Pisa, la Pirelli e la Telicom di Milano.

EFFICIENZA E SMART CITY - Sull’altro versante più promettente per l’industria italiana, efficienza energetica e smart city, Massimo Beccarello prevede un impatto complessivo per l’economia di oltre 100 miliardi di euro entro il 2020 con la creazione di quasi 800 mila posti di lavoro. «Se l’obiettivo della green economy è diventare un volano di sviluppo e leadership tecnologica, le politiche per l’efficienza energetica possono portare il nostro Paese a vincere la sfida», commenta Beccarello, che è anche vice direttore delle politiche per sviluppo, energia e ambiente di Confindustria.

Elena Comelli

Fonte: corriere.it

La bolletta? Così si riduce della metà

Wednesday, January 30th, 2013

(Reuters)(Reuters) Nei prossimi vent’anni tre miliardi di consumatori si aggiungeranno nel mondo alla classe media, reclamando un più elevato livello di qualità della vita, dal cibo alle abitazioni e mettendo sotto pressione, con la loro domanda aggregata, le risorse naturali disponibili. Per questo parlare di efficienza energetica e in modo più ampio di clean technology è estremamente di attualità. Secondo McKinsey i comportamenti si mutano lentamente e solo sulla spinta di tecnologie che richiedono tempo e investimenti per il loro sviluppo su larga scala.

 

EFFICIENZA ENERGETICA - Di sicuro, spiega Giorgio Busnelli, partner di McKinsey, «non siamo davanti a una moda passeggera, ma a trend di lungo periodo. L’obiettivo è quello di raggiungere una maggiore efficienza energetica e un più favorevole impatto ambientale in modo tale da ridurre la volatilità dei prezzi delle risorse attraverso l’applicazione di una serie di misure specifiche». Secondo una analisi di McKinsey sono almeno 130 le misure da adottare, di cui una quindicina di maggiore impatto. Si va dall’efficienza energetica degli edifici agli scarti alimentari, dagli acquedotti municipali ai veicoli elettrici. Alcune tecnologie si sono sviluppate più rapidamente di altre e promettono di incidere sul lato della produttività energetica in maniera rilevante dal 2015, sebbene in alcuni casi gli effetti siano già tangibili: la produzione dello shale-gas negli Usa, i veicoli elettrici, l’energia solare fotovoltaica, la produzione eolica e l’illuminazione a led. Alcuni di questi aspetti si sono sviluppati sulla spinta di un notevole intervento della mano pubblica che, con incentivi, ha acceso l’interesse. In altri casi non sono ancora del tutto evidenti gli effetti collaterali delle nuove produzioni (shale-gas), ma nel complesso queste cinque tecnologie si sono affermate impattando su mercati e comportamenti.

QUATTRO AREE - Molto resta da fare, ma le possibilità di sviluppo sono notevoli. «Probabilmente», sottolinea Busnelli, «sono quattro le aree di più interessante sviluppo: lo storage di energia, la realizzazione di trasformatori digitali, l’efficienza energetica nel campo del raffreddamento degli edifici senza compressore e dell’utilizzo delle finestre elettrocromatiche, e infine la diffusione del biodiesel di seconda generazione».
Secondo Busnelli, anche se solo alcune raggiungessero la fattibilità su larga scala, questo potrebbe generare un incremento nella produttività energetica a un livello senza precedenti dai tempi della rivoluzione industriale. Il problema è darne comprensione alle aziende e soprattutto ai Paesi che, come l’Italia, vagano spesso senza un disegno di sviluppo armonico, da qualsiasi presunzione economica e politica si parta.

IMPATTI RILEVANTI - «Nel solo settore della trasformazione elettrica»,evidenzia Busnelli, «l’utilizzo di apparecchiature digitali in sostituzione delle attuali porterebbe a regime, ovvero tra una decina d’anni, a un risparmio di energia nell’ordine del 90 per cento, a un utilizzo dello spazio pari all’1% dell’attuale e a un costo di trasformazione pari a un decimo». Questo per rimanere in ambito prettamente industriale, mentre al consumatore finale potrebbe interessare molto di più l’applicazione di principi chimici per il raffreddamento e riscaldamento degli ambienti domestici o di lavoro. «L’evoluzione di queste ricerche potrebbe portare a rinunciare agli attuali compressori in favore di membrane e nano-tecnologie. Le finestre, che oggi difficilmente riescono a rappresentare un punto di dispersione per valori inferiori al 50 per cento, grazie alle tecnologie elettrocromiche potrebbero adattarsi al differenziale di temperatura tra esterno ed interno».

TAGLIATO A METÀ - Simulazioni alla mano: McKinsey vede possibile il taglio di almeno il 50% della quota di costo energetico presente oggi in bolletta, ovviamente non considerando tasse e oneri. Tanto più che oggi, in Italia, circa l’80 per cento della fattura energetica, di origine elettrica o gas, è riferibile a costi di riscaldamento-raffreddamento. Il cosiddetto grid-scale storage, ovvero la capacità di immagazzinare energia, oggi presenta costi che vanno dai 600 ai mille dollari per kilowattora. Se si riuscisse a limare i picchi di utilizzo, ciò consentirebbe di agire sulla dinamica dei prezzi con effetti positivi per il consumatore finale. Così come nell’automotive: le difficoltà evidenti solo fino a cinque anni fa nel campo dei biocarburanti sembrano essere state superate e l’utilizzo del bioetanolo di seconda generazione più prossimo a un utilizzo su larga scala. «La velocità di sviluppo di queste tecnologie», conclude Busnelli, «non è ancora perfettamente stimabile. Ma crediamo che le clean tech possano apportare un contributo fondamentale, supportando incrementi di produttività che potrebbero soddisfare almeno il 30% della domanda totale di risorse al 2030». Basta agire e non perdere altro tempo.

Stefano Righi
Fonte: corriere.it

La corrente elettrica si ricaverà dall’erba

Monday, December 10th, 2012

L'apparecchiaturaL’apparecchiatura È stata trovata una nuova fonte di energia pulita: corrente elettrica viene generata dalla naturale interazione tra le radici delle piante e i batteri del suolo. La nuova tecnica già funziona su piccola scala e potrebbe presto trovare applicazione su larga scala in vaste aree del mondo. Nelle zone più remote è già economicamente competitiva con i pannelli solari.

 

MESSA A PUNTO IN OLANDA - Le celle a combustibile microbico-vegetale generano elettricità mentre la pianta continua a crescere. Le radici espellono nel terreno oltre il 70% del materiale organico (che non utilizzano) prodotto dalla fotosintesi. Questi residui organici vengono degradati dai batteri intorno alle radici e i processi di degradazione provocano il rilascio di elettroni, generando così energia elettrica. La nuova tecnica è stata messa a punto dall’Università di Wageningen in Olanda, sfruttando un principio scoperto nel 2007 da ricercatori della stessa università. Marjolein Helder e i suoi colleghi hanno posizionato gli elettrodi vicino ai batteri per assorbire questi elettroni e generare elettricità tramite la differenza di potenziale così creata. Le celle a combustibile microbico-vegetale attualmente sono in grado di generare 0,4 Watt per metro quadrato di superficie di erba. Questa quantità è già superiore a quella generata dalla fermentazione delle biomasse. Secondo i ricercatori in un prossimo futuro la bio-energia elettrica derivata da questi impianti potrebbe produrre 3,2 Watt per metro quadrato. Questo significherebbe che un tetto «verde» di 100 m² potrebbe generare abbastanza energia elettrica per coprire le necessità di una famiglia (con un consumo medio di 2.800 kWh/anno). A tale scopo potrebbero essere utilizzate piante di varie specie, tra cui erbe comuni e, nei Paesi più caldi, il riso.

PIANTE ELETTRICHE - Quello di Wageningen non è un caso isolato. Le piante sono attualmente al centro di numerose ricerche che ne analizzano i processi energetici e i flussi di elettroni al fine di ottenere energia. In molti laboratori, insomma, si guarda ai vegetali non solo per la loro capacità di produrre zucchero e liberare ossigeno nell’aria, ma anche per dirottare gli elettroni in gioco in questi processi. È il caso delle alghe, dalle quali gli scienziati dell’Università di Stanford (Usa), per la prima volta nel 2011 sono riusciti a «rubare» corrente elettrica, sia pur in quantità infinitesima.

APPLICAZIONI - Le celle a combustibile microbico-vegetale possono trovare applicazione su scale diverse. Si inizierà con i tetti pianeggianti in zone remote o nei Paesi in via di sviluppo. E dopo il 2015 la produzione di energia elettrica interesserà aree estese, come per esempio i terreni paludosi. Ovviamente la tecnologia necessita di ulteriori sviluppi e miglioramenti. Bisognerà per esempio limitare la quantità di materiale utilizzato per gli elettrodi e piazzare questi ultimi in modo ottimale, per ottenere un incremento di produzione di energia e un risparmio dei materiali stessi. Ulteriori vantaggi di questa nuova fonte di energia rinnovabile è che non intacca il paesaggio (come le turbine eoliche o i pannelli solari troppo vistosi), non interferisce con la natura (come le dighe) e non è in concorrenza con i terreni agricoli, come accade invece per la produzione di biocarburanti a scapito del cibo.

Massimo Spampani

Fonte: corriere.it

Rinnovabili, incentivi a caro prezzo ma i benefici alla fine superano i costi

Monday, December 3rd, 2012

Rinnovabili, incentivi a caro prezzo ma i benefici alla fine superano i costi

ROMA - Chi più spende meno spende. Il vecchio adagio si applica anche all’energia pulita, spesso nel mirino delle polemiche in quanto ritenuta ingiustamente la principale responsabile del caro bollette. Questo almeno è quanto certifica uno studio realizzato per conto dell’Aper, l’associazione che riunisce i produttori da fonti rinnovabili, dall’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili (OIR), presieduto dal docente dell’Università Bocconi Andrea Gilardoni. Una ricerca promossa insieme ad “Energia senza bugie”, il dossier che analizza l’impatto delle fonti rinnovabili nella bolletta energetica degli italiani e illustra costi e benefici legati allo sviluppo di fotovoltaico, idroelettrico, eolico, bioenergie e geotermia in Italia. Il risultato è che “i benefici netti complessivi stimati con prudenza al 2030 ammontano a 76 miliardi di euro”.

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Se infatti alla voce “costi” tra il 2008 e il 2030 bisogna tenere conto di 133 miliardi di euro in incentivi, di 2 miliardi per il costo dell’intermittenza delle rinnovabili e di quasi 4 miliardi legati ad importazioni varie, i benefici complessivi ammontano a oltre 227 miliardi di euro ripartiti in varie voci che vanno dalla riduzione di emissioni di anidride carbonica, monossido di azoto e diossido di azoto

al mancato import di combustibili fossili, dalla nuova occupazione all’appiatimento della curva di domanda. 

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“Energie Senza Bugie - commenta il presidente di Aper Agostino Re Rebaudengo -  vuole spiegare agli italiani che, contrariamente alla campagna mediatica in corso, sostenere le rinnovabili è un grande affare, perché evita l’importazione di petrolio, gas e carbone; evita l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti, dannose per la nostra salute, contribuisce a contenere il riscaldamento del nostro pianeta e di conseguenza i cataclismi che ne derivano. E’ inoltre molte conveniente, come evidenziato dai calcoli fatti da due prestigiosi studi, che dimostrano come i benefici legati allo sviluppo delle rinnovabili siano maggiori dei costi per diverse decine di miliardi di euro”.

Nel dettaglio lo studio dell’Oir, che applica il metodo Cost-Benefit Analysis (CBA), pevede che l’occupazione dal 2011 al 2020 segni un +130.000 addetti; che l’export di manufatti segni un +3 miliardi l’anno; che la dipendenza energetica del Paese scenda di 13miliardi di metri cubi di gas annui; che l’appiattimento della curva di domanda faccia risparmiare 2 miliardi di euro l’anno. Stime basate sulla previsione che “ad oggi, per incentivare 13 GW sono impegnati 5,6 miliardi di euro l’anno” e “con altri 1,4 miliardi (+25%) le installazioni cresceranno dell’80% al 2016 (a 23 GW) e raggiungeranno 30 GW nel 2020 (senza ulteriori incentivi)”.

Performance che da qui al 2030 saranno in grado di ribaltare il bilancio dello “start up” delle rinnovabili (in particolare del fotovoltaico) in passivo tra 2008 e 2011 di 3 miliardi di euro. Un saldo al momento negativo, secondo la ricerca dell’Osservatorio, anche a causa di una serie di errori commessi nella scelta delle politiche incentivanti. “Energia senza bugie” cita in particolare un controllo degli incentivi inefficace, impegni su tecnologie non ancora mature/competitive, riferimenti normativi incostanti e sub-ottimali, carenza di politica industriale, spazio a oneri impropri e ad operatori poco efficienti.

Elementi negativi successivamente appesantiti dal decreto “salva Alcoa” (frettolosa proroga alla possibilità di accedere al IV Conto energia), dalla crisi finanziaria, dall’eccesso di capacità produttiva del sistema elettrico e da un insufficiente monitoraggio delle installazioni in una logica di generazione distribuita.
Fonte: La Repubblica

Nelle pile scariche c’è ancora molta energia

Saturday, November 24th, 2012

Nei 200 milioni di pile gettate ogni anno in Italia rimane una considerevole quantità d’energia: 900 mila kWh, secondo le stime – una quantità che corrisponde all’incirca all’energia prodotta da 50 mila pannelli fotovoltaici in un’ora. È quanto emerge da una ricerca finanziata da Duracell e European Recycling Platform (Erp). Analizzato un campione di 12 mila pile raccolte da circuiti di riciclo in vari Paesi europei (Italia compresa), si è scoperto che una pila su tre viene buttata con ancora il 40% di energia disponibile al suo interno: un gesto, questo, dovuto spesso a un generale fraintendimento.

 

SPRECO - «Oggi usiamo sempre più spesso strumenti high tech, come la fotocamera digitale, che richiedono tantissima energia», spiega Riccardo Fratticcioli, field officer di Erp, «e che possono smettere di funzionare con pile che contengono ancora il 60% di energia residua. Sprecare quanto rimane è un peccato, perché si tratta di energia che può far funzionare ancora a lungo una sveglia, un telecomando, un giocattolo per bambini o un piccolo apparecchio di questo tipo».

SMALTIMENTO - Accanto allo spreco di energia va segnalata la difficoltà relativa allo smaltimento, pratica ancora poco adottata dai consumatori. Pile e accumulatori esausti contengono metalli pesanti - come piombo, cromo, cadmio, rame, zinco e mercurio – che pur essendo presenti in minime quantità possono inquinare pesantemente l’ambiente (una pila che contiene un grammo di mercurio può inquinare 1.000 litri d’acqua). «Con il decreto legislativo 188 del 2008», continua Fratticcioli, «è stata recepita la normativa europea che rendeva il produttore responsabile della gestione dell’intero ciclo di vita dei prodotti immessi sul mercato. Questo vale anche per le pile, e per la loro raccolta e il trattamento finali. Chiaro che però come prima cosa deve passare il messaggio che le pile non devono essere gettate nel residuo, altrimenti il danno all’ambiente e al portafogli è assicurato».

COSTI - Secondo Giulio Rentocchini, presidente del Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori (Cdcnpa), «le pile portatili sono oggetti da cui la tecnologia sino a oggi è riuscita a ricavare pochissimo. Sono un’entità a costo, perché la pila va distrutta e smaltita per eliminare materiali dannosi per l’ambiente. Più ambiti sono gli accumulatori, perché dal loro trattamento si ricava il piombo, che può essere riutilizzato>. L’accordo siglato il 7 di novembre tra Cdcnpa e Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) punta a rendere capillare e sistematica la raccolta sul territorio: un passo che, si crede, «porterà a grandi risultati».

Elisabetta Curzel

Fonte: corriere.it

Addio alle vecchie lampadine

Sunday, September 2nd, 2012

Addio alle vecchie lampadine sul web guida per scegliere bene

addio alle vecchie lampadine a incandescenza che hanno illuminato le ore notturne per oltre cento anni. Dal 1 settembre 2012 1, infatti, in Europa, sarà vietato vendere le ultime ancora sul mercato (quelle di potenza compresa tra i 25 e i 40 watt), il cui posto verrà preso da quelle compatte e a led. Per dare una mano ai consumatori a orientarsi tra i vari tipi a disposizione, il WWF ha deciso di fornire le “istruzioni per l’uso” sul sito Topten (www.eurotopten.it), con una guida online all’acquisto di elettrodomestici efficienti.

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Tanti vantaggi. Il cambiamento porterà vantaggi sia in termini di risparmio economico che di emissione di CO2. Sostituendo una lampadina a incandescenza da 75W con una equivalente a risparmio energetico di soli 15 W (920-970 lumen) si risparmia il 70% dei costi, ovvero calcolando il costo medio annuo di elettricità oltre al prezzo della lampadina stessa e la sua durata si passa da 42 euro a 12 (considerandola accesa per 7 ore al giorno). Non è tutto, le lampadine ad alta efficienza determinano l’emissione di molta meno CO2. Nella sostituzione descritta, la lampadina a incandescenza avrebbe emesso 76 chilogrammi di CO2, l’equivalente lampadina

ad alta efficienza ne emette solo 15 chilogrammi, con un risparmio in emissioni di CO2 di circa l’80% rispetto al passato.

La guida online. Dai frigoriferi alle stampanti per ufficio, dalle lampadine alle lavastoviglie: sul sito Topten è disponibile una vera e propria guida costantemente aggiornata rispetto alle novità del mercato all’acquisto consapevole rivolta ai consumatori, che con un semplice clic possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i 10 migliori in 11 categorie e 50 sottocategorie di prodotto, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull’ambiente.

Non solo lampadine. L’introduzione delle nuove lampadine non è l’unica novità. Da un anno sono state introdotte le nuove etichette energetiche, frutto di un miglioramento tecnologico e normativo,  che hanno determinato il progressivo miglioramento dell’efficienza energetica degli elettrodomestici,.

Bolletta meno cara. Il risparmio di energia e CO2 comporta vantaggi anche in bolletta. Un frigo piccolo in classe A+++ consuma 132 kWh/anno, uno in classe A 365, con un risparmio in bolletta di 630 euro in 15 anni. Un congelatore medio-grande in classe A++ consuma 181 kWh/anno, uno in classe A 440, con risparmio in bolletta di 700 euro in 15 anni. Mentre una lavatrice da 5 chili in classe A+++ consuma 128 kWh/anno e 7990 l/anno d’acqua, una in classe A 250 kWh/anno e 12760 l/anno, con risparmio di 269 euro in 15 anni.

Fonte: repubblica.it

Piacenza, ecco il primo grano in un impianto agrovoltaico

Thursday, July 12th, 2012
Un raccolto di grano sotto i pannelli fotovoltaici: nell’impianto agrovoltaico realizzato da Revolution Energy Maker (Rem) nel piacentino, a Monticelli d’Ongina, il grano seminato lo scorso novembre è stato mietuto in questi giorni.

 

ENERGIA E AGRICOLTURA - L’impianto è all’avanguardia perché integra, su una superficie di 21 ettari, l’attività agricola con la produzione di energia pulita: i pannelli a energia solare vengono realizzati su strutture mobili sospese a oltre 4 metri di altezza e connesse fra loro attraverso un innovativo sistema di controllo e comunicazione wireless. Oltre a produrre energia solare, possono favorire l’omogenea distribuzione delle piogge e della neve disponendosi verticalmente. Per garantire l’illuminazione diretta al terreno sottostante, i pali che sostengono la struttura sono distanziati di 12 metri.

INTEGRAZIONE E FILIERA CORTA - «I pannelli sospesi e la struttura flessibile, che non ingombra ed è realizzata con materiali non inquinanti e riciclabili, non sottraggono spazio al terreno coltivabile e non pongono vincoli alle operazioni legate all’attività agricola - ha spiegato Roberto Angoli, presidente di Rem - L’obiettivo è quello di arrivare a un’integrazione sempre più stretta, sfruttando la tecnologia esistente per le rilevazioni meteorologiche e per l’installazione di impianti di irrigazione o reti antigrandine». La società bresciana - ha sede a Coccaglio - punta quindi a «promuovere una filiera corta che sia in grado di fornire alle comunità locali prodotti da agricoltura biologica e energia pulita», ha aggiunto l’ad Giancarlo Ghidesi

TRE IMPIANTI PILOTA - Quello di Monticelli d’Ongina è uno dei tre impianti pilota realizzati da Rem (gli altri sono a Castelvetro Piacentino, sempre in provincia di Piacenza, e a Virgilio, in provincia di Mantova). L’impianto di Monticelli, con una potenza di 3,2 MegaWatt, ha una produzione di energia pari al 49% del consumo domestico locale, secondo i dati di Terna del 2008.

Fonte: Corriere della Sera

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