Posts Tagged ‘energia’

Rinnovabili. In Spagna nuova tecnologia per energia dal mare

Friday, March 12th, 2010

Sfrutta contemporaneamente onde a varie profondità

 

Roma, 11 mar. (Apcom-Nuova Energia) - La Spagna sta sviluppando una nuova tecnica di energia dalle onde, che, secondo i progettisti, promette di aumentare sensibilmente (di circa il 170%) sia la potenza per unità di area, sia l’energia prodotta rispetto alle tecniche tradizionali. Denominato Welcome (Wave Energy Lift Converter Multiple España), il progetto è sviluppato dalla società Anortec in collaborazione con due enti di ricerca pubblici: la Plataforma Oceanica de Canarias e il Consorcio Escuela Industrial Barcelona. Nei giorni scorsi il ministero della Scienza e dell’innovazione gli ha assegnato un finanziamento pubblico di 2,1 milioni di euro. Welcome si basa sulla tecnologia APC-PISYS, che consiste in un sistema multiplo di boe, posizionate sia al livello del mare sia sotto la superficie, a profondità variabili e regolabili. In questo modo si possono sfruttare contemporaneamente la pressione, l’energia cinetica e quella potenziale delle onde, al contrario delle tecniche tradizionali che le sfruttano separatamente l’una o l’altra energia. Attualmente il progetto è nella fase dimostrativa: si sta lavorando alla realizzazione di un prototipo in scala 1:5, della potenza di 100-150 kW, che sarà installato nelle isole Canarie. I primi impianti industriali, che si prevede di installare in Galizia (Nord-Ovest della Spagna), saranno realizzati da più macchine in serie in grado di realizzare una potenza di 10-20 MW e di generare tra 30 e 60 milioni di kWh all’anno. Copyright APCOM (c) 2008

M’illumino di meno, ecco come risparmiare energia

Saturday, February 13th, 2010

Ieri migliaia di cittadini, oltre a Comuni, associazioni e aziende, celebrano la sesta Giornata del risparmio energetico.
«M’illumino di meno» è l’iniziativa lanciata dalla trasmissione di Radio2 Caterpillar per limitare i consumi, e soprattutto gli sprechi, di elettricità, sostenendo al tempo stesso l’adozione di fonti di “energia pulita”.

«Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, il calore della terreno o con le biomasse. Facendo appello all’inesauribile ingegno italico invitiamo tutti, dagli studenti ai precari, dalle aziende in crisi alle amministrazioni comunali, a misurarsi con la green economy adottando un sistema pulito per accendere tutti insieme le luci il 12 febbraio 2010», dice un appello diffuso sul web per promuovere la manifestazione.

Per l’occasione Caterpillar è andrato in onda dai Mercati Traianei di Roma, dove 50 ciclisti hanno contribuito con le loro pedalate a tenere accesa una sfera, «forse la più grande lampadina illuminata da energie rinnovabili», dice un comunicato.
“M’illumino di meno” ha anche diffuso un decalogo di “buone abitudini“, non soltanto per oggi:
1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

La rivoluzione energetica è nelle nostre mani
 
Risparmio energetico in condominio, basta la maggioranza ridotta
 
Le dieci cose da sapere sulle lampadine a risparmio energetico

Fonte: Il Sole 24 ORE

Anche l’Enea ‘s’illumina di meno’

Tuesday, February 9th, 2010

Il 12 febbraio anche un gruppo di giovani ricercatori Enea seguiranno come tedofori il percorso per le strade di Roma della “Torcia fotovoltaica”, mentre l’Agenzia darà vita ad una serie di impegni ‘anti-spreco’ per tutti i sui Centri di Ricerca sul territorio

(Rinnovabili.it) – Continua a fare il pieno di adesioni l’edizione 2010 “M’illumino di Meno – Meglio Sole che Male Illuminati”, la fortunata iniziativa lanciata dal programma di Radio2 Caterpillar per il 12 febbraio. A contribuire all’evento anche l’Enea che in qualità di Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile non poteva non dare un contributo importante come quello promesso di una serie di azioni per la riduzione dei consumi energetici. Gli interventi, messi in atto negli 11 Centri di Ricerca, coinvolgeranno i dipendenti in prima persona, invitati a piccoli impegni per evitare gli sprechi energetici quali: lasciare chiuse porte e finestre per non disperdere calore o spegnere gli standby delle apparecchiature elettroniche. Nessuno dispendio anche a livello di gestione che per l’occasione prevede di servire nelle mense “pasti a km 0”, dunque con prodotti della filiera locale che abbiano viaggiato il meno possibile sul territorio, e programmando la riduzione della temperatura degli impianti di riscaldamento di un grado e lo spegnimento prima della fine dell’orario di lavoro.
Come già annunciato il 12 febbraio sarà per l’agenzia anche il giorno di presentazione di KiloWàttene, il software realizzato con il Comune di Bologna per effettuare un’analisi dei consumi elettrici domestici in maniera interattiva attraverso il confronto della bolletta reale e cercando di valutare accuratamente il contributo dei vari dispositivi in base alle loro caratteristiche.
E rivolta al pubblico è anche la scelta di fornire opuscoli informativi che forniscano consigli per un uso più efficiente dell’energia nelle abitazioni da scaricare direttamente dal sito internet di Enea.

Da un batterio modificato arriverà l’energia del futuro

Tuesday, February 2nd, 2010

Lo studio, pubblicato su Nature, mostra le potenzialità di una variante di Escherichia coli per la produzione di diesel biologico. Gli scienziati: “Così non si incide sulle risorse alimentari”di GIULIA BELARDELLI

 

IL FUTURO dei biocarburanti potrebbe dipendere dalla modificazione genetica di un batterio, l’Escherichia coli, il cui habitat naturale è l’intestino degli esseri umani e degli altri animali a sangue caldo. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature, i ricercatori dell’università di Berkeley, in California, e dell’azienda americana LS9 hanno fatto il punto sulla possibilità di produrre biodiesel grazie al “lavoro” di una versione geneticamente modificata di Escherichia coli. Si tratta, sottolineano gli scienziati, di una modalità di produzione alternativa alle tecniche conosciute finora, in grado di superare gli ostacoli a una maggiore diffusione del diesel biologico.

I vantaggi.
Lo studio identifica un metodo potenzialmente poco costoso per convertire la cellulosa e gli scarti di prati e raccolti in carburante pulito, senza far aumentare i prezzi dei generi alimentari e soprattutto senza sottrarre risorse preziose per sfamare la popolazione mondiale. Finora, infatti, l’industria dei biocarburanti si è concentrata soprattutto sulla produzione di bioetanolo, un etanolo che si ottiene tramite la fermentazione di prodotti agricoli ricchi di zucchero, come i cereali, la canna da zucchero, gli amidacei e le vinacce. Una delle principali obiezioni a questo genere di carburanti, dunque, è proprio il fatto di consumare troppe risorse alimentari, andando a creare una competizione “sleale” tra bocche da sfamare e serbatoi delle automobili.

Il batterio modificato. Per uscire da questa impasse, i ricercatori di Berkeley e della LS9 hanno elaborato una versione geneticamente modificata di

E. coli in grado di ottenere e “digerire” gli zuccheri anche a partire dalla cellulosa. Ciò consentirebbe, nel giro di alcuni anni, di estendere la gamma di risorse da cui partire per produrre il biocarburante: a grano, mais e canna da zucchero, potrebbero presto aggiungersi legno, paglia e altri materiali per i quali è necessario dividere la cellulosa in zuccheri. Un compito in cui la nuova versione del batterio sembra essere particolarmente capace, candidandosi come la nuova frontiera nella produzione del carburante biologico.

Il biocarburante. Lo studio dei ricercatori di Berkeley è innovativo perché per la prima volta il prodotto finale, il biocarburante, non è l’etanolo, bensì una miscela di molecole molto più complesse: gli acidi grassi etil-esteri, che sono in grado di produrre una quantità molto maggiore di energia. “Il biocarburante che siamo riusciti a produrre con E. coli libera almeno il doppio dell’energia prodotta con il bioetanolo”, ha spiegato Eric Steen, uno degli autori dello studio. “Inoltre, a differenza del bioetanolo - ha aggiunto - queste molecole possono sostituire direttamente i normali combustibili senza bisogno di alcuna modifica degli attuali sistemi di combustione”.

Le prospettive offerte dai batteri. L’utilizzo di batteri come produttori di biocombustibili offre poi numerosi vantaggi: dalla maggiore facilità con cui si possono introdurre modificazioni genomiche e rendere possibili nuove reazioni, alla diminuzione dei problemi legati alla produzione su larga scala. Inoltre, la capacità dei batteri di adattarsi a condizioni ambientali estreme e sfruttarne le risorse presenti allarga notevolmente, rispetto agli altri organismi, la possibilità di utilizzare materiali di scarto sia agricoli che industriali. A tutto vantaggio dell’ambiente e della produzione alimentare, che non vedrebbe sottrarsi del materiale prezioso.

 Fonte: La Repubblica

Energia, svolta della Germania il governo decide di tornare al nucleare

Tuesday, January 26th, 2010

 Sottovoce, step by step, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l’addio all’uso civile dell’energia atomica, ci ripensa. Dopo negoziati con i produttori di energia, il governo Merkel ha deciso  -  scrive oggi l’autorevole quotidiano conservatore Die Welt, molto vicino all’esecutivo  -  che per il momento tutti i 17 reattori nucleari resteranno in esercizio. Addio dunque all’addio al nucleare, che era stato deciso dal governo ‘rossoverde (socialdemocrazia ed ecologisti) al potere tra il 1998 e il 2005 con il cancelliere Gerhard Schroeder e il suo vice Joschka Fischer. Le decisioni finali, Berlino le prenderà in autunno. Presentando un paper strategico sulle scelte di fondo della politica energetica del paese. Ma comunque il documento, sempre in base al resoconto di Die Welt, porrà condizioni per un sostanziale prolungamento del ciclo produttivo dei reattori in servizio. Intanto due grossi reattori che avrebbero dovuto essere spenti ad aprile e a maggio resteranno accesi, e il segnale è chiarissimo, inequivocabile.

E’ una sconfitta decisiva per gli avversari dell’uso civile dell’energia nucleare, e una vittoria sia per i grossi produttori di energia in Germania (Eon, Rwe, Vattenfall, EnBW) sia per i colossi industriali, Siemens prima fra tutti, che nella produzione, fornitura ed esportazione di centrali nucleari della nuova generazione hanno un punto di forza della loro strategia di global player. Il governo federale non si è messo comunque sulla strada del nucleare senza riserve scelta ad esempio da Regno Unito, Francia, Russia, Cina, India o Brasile, che programmano la costruzione di decine di nuovi reattori. Per l’esecutivo di Berlino l’energia nucleare resta una ’soluzione-ponte’. Ma il ponte si allunga nel tempo a venire, in sostanza: è necessario molto più tempo di uso dei 17 reattori in esercizio, finché le energie rinnovabili ed ecologiche non saranno in grado di fornire significativamente più del 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale. “In Germania”, scrive il commento di Die Welt, “abbiamo posto limiti massimi d’uso di un reattore nucleare a 35 anni, negli Usa e in Svezia li usano per 60 anni”.

Attualmente, i 17 reattori ancora in servizio producono circa un terzo del fabbisogno energetico della prima potenza economica europea. Una percentuale non trascurabile, anche se ben lontana dall’80 per cento della Francia. Per varare la soluzione provvisoria, il primo passo dell’addio all’addio al nucleare, il governo ha escogitato uno stratagemma. Nella legge sull’addio al nucleare del governo rossoverde infatti erano previste non solo date per la chiusura scaglionata degli impianti (l’ultimo, Neckarwestersheim 2, dovrebbe essere spento nel 2022) bensì anche quantità ‘residuè di produzione di energia, distribuite tra i vari reattori a seconda della loro data prevista di spegnimento. La quantità di produzione di energia restante, assegnata a suo tempo alla centrale di Stade già spenta, sarà distribuita come quantità di produzione supplementare assegnata ai due reattori ancora accesi di Biblis A e Neckarwestersheim 1. I quali avrebbero dovuto chiudere rispettivamente in aprile e maggio di quest’anno. Adesso hanno molti più mesi di vita, col compito di produzione supplementare. Una soluzione provvisoria, ma il segnale politico è chiaro, sullo sfondo mondiale di una riabilitazione e riscoperta del nucleare.

Fonte: La Repubblica

Clima: Midulla (Wwf), il target europeo di riduzione del 20% di Co2 e’ molto debole

Thursday, January 21st, 2010
La responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla, commenta la riunione del Coreper a Bruxelles tenutasi per esaminare la proposta spagnola di ribadire le posizioni europee sui target di riduzione della Co2

Anno nuovo, elettrodomestici “efficienti”

Thursday, January 14th, 2010

Su www.eurotopten.it la guida per il consumatore che vuole risparmiare energia e rispettare l’ambiente

Anno nuovo vita nuova, anche per gli apparecchi che consumano energia: per chi ha la necessità di acquistare un frigorifero nuovo, un televisore, una lavatrice o una stampante, e ci tiene a risparmiare energia e rispettare il più possibile l’ambiente, è online la nuova versione del sito “Topten” www.eurotopten.it, una vera e propria guida all’acquisto consapevole rivolta ai consumatori, che con un semplice click possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i 10 migliori per ogni categoria, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull’ambiente. 

Il sito www.eurotopten.it  – realizzato in 15 Paesi europei da un team composto da oltre 20 partner, che riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il WWF, e associazioni di consumatori – è una vera e propria “classifica” dei prodotti più efficienti redatta secondo criteri neutrali e trasparenti indicati nel sito stesso, e fornisce specifici “eco-consigli” su come e perché sceglierli, come utilizzarli al meglio e come smaltirli nella maniera corretta. 

Di ciascuno dei “migliori prodotti” per categoria (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine, automobili e apparecchi per ufficio come monitor, stampanti e multifunzione), vengono indicate le funzioni principali, il costo, la marca, ma anche la classe di efficienza energetica, i consumi di energia, quanto ci costeranno in bolletta nell’intero ciclo di vita del prodotto, e altri parametri ambientali come il consumo di acqua o la rumorosità. E per avere chiari i vantaggi ambientali, funzionali ed economici della nostra scelta, il sito confronta gli articoli “topten” anche con un ipotetico prodotto inefficiente che garantisce gli stessi servizi ma con consumi maggiori. 

Per esempio, un frigorifero in classe A+ fa risparmiare fino al 30% dell’energia rispetto a uno in classe A, mentre un apparecchio A++ consuma fino al 50% di energia in meno sempre rispetto a un prodotto in classe A. Una lavatrice efficiente (es. A+) consuma quasi la metà rispetto a un modello inefficiente, e in un anno può quindi evitare il consumo di circa 125 kWh e le emissioni di oltre 55 kg di CO2. Un televisore al plasma utilizza mediamente il doppio dell’elettricità rispetto a un LCD di pari dimensioni. 

La versione aggiornata di Topten, online in questi giorni, prevede anche una sezione rivolta al delicato settore dell’automobile, sottolineando tuttavia come l’acquisto di un mezzo privato debba sempre essere preceduto da una valutazione delle proprie esigenze di mobilità, che spesso possono essere soddisfatte da alternative sostenibili come la bicicletta, il trasporto pubblico o il car sharing. In Italia, infatti, il settore dei trasporti è responsabile del 28% delle emissioni di CO2, di cui il 92% attribuibile al trasporto su gomma, ed è italiano il primato europeo per numero di veicoli circolanti a persona, con 58 auto ogni 100 persone. Nel caso l’acquisto fosse indispensabile, scegliere un modello Topten – che comprende anche veicoli ibridi, in categorie che vanno dalle citycar a van e station wagon – rappresenta comunque il modo meno impattante sull’ambiente di avere un’auto, nell’attesa che il mercato si orienti sempre più verso modelli a trazione elettrica, la cui energia sia prodotta sempre meno dai combustibili fossili e sempre più da un mix energetico basato sulle fonti rinnovabili.

 

Vai su www.eurotopten.it

L’Italia ha il vento in poppa

Saturday, January 9th, 2010

L’Italia ha il vento in poppa. Nel 2009 sono stati installati 1.100 megawatt di eolico, il record assoluto finora raggiunto dal nostro paese e una potenza equivalente a quella di una centrale nucleare. L’insieme delle fattorie del vento vale ormai 4850 megawatt grazie a una crescita annua che ha superato il 30 per cento, nonostante la crisi finanziaria che si è fatta sentire in modo pesante per tutto il 2009.
Il contributo del vento è importante anche in termini di produzione elettrica (che non coincide con la potenza installata a causa dell’incostanza dell’alimentazione): dalle pale eoliche nel 2009 sono usciti 6,7 miliardi di chilowattora, equivalenti al 2,1 per cento del consumo interno lordo. Per arrivare al livello della Danimarca, dove un quinto dell’elettricità viene dal vento, c’è ancora molta strada da fare, ma il trend degli ultimi anni segna una crescita costante nonostante i ritardi burocratici che hanno impedito il completamento del quadro normativo del settore (linee guida e adeguamento delle infrastrutture energetiche, autorizzazione unica, ripartizione dell’obbligo tra le Regioni) alimentando – a causa della mancanza di precise indicazioni metodologiche – le proteste determinate da alcuni casi di scelte sbagliate sulla localizzazione e sulle modalità di realizzazione degli impianti.
L’Italia rimane comunque il terzo paese in Europa e il sesto nel mondo nel campo dell’eolico e il dato risulta particolarmente interessante in vista degli sviluppi annunciati dalle principali economie del mondo. Negli Stati Uniti il 2009 ha segnato una volata eolica pari a 8 mila megawatt. La Cina punta a imbrigliare il vento per ricavarne 30 mila megawatt nell’anno in corso che cresceranno fino ad arrivare a 100 mila megawatt nel 2020.
Dalla crisi in corso si profila un’uscita legata all’efficienza energetica, al rilancio delle rinnovabili e al complesso della green economy. Basta osservare la crescita di interesse nei confronti di questo settore che si è registrata anche nel sindacato, per capire che sull’economia verde si gioca buona parte delle nostre possibilità di far ripartire il mercato del lavoro.

Fonte: La Repubblica

Energia, la sfida delle reti tra maxi progetti e autoproduzione

Friday, January 8th, 2010

L’energia del vento della Danimarca illuminerà le case francesi, mentre il sole del Sahara fornirà corrente ai paesi del Mediterraneo. Il sogno è antico, i piani di azione recenti. Dopo l’avvio di Desertech, anche i paesi del Nord Europa hanno deciso di mettersi insieme per un maxi-progetto che mira a condividere l’energia prodotta con il vento, l’acqua e il sole. Iniziative da centinaia di miliardi di euro che potrebbero garantire un salto di qualità per le rinnovabili, la cui maggior croce è la discontinuità. Le supergrid sono una risposta per i grossi impianti: reti di trasmissione sottomarine in corrente continua che consentono di utilizzare oltreconfine l’energia prodotta in eccesso dai campi eolici offshore scandinavi, le centrali idroelettriche del Belgio e i campi solari a concentrazione del Nord Africa. Parallelamente, si sviluppa un altro approccio che guarda alla microgenerazione. Anche qui, il futuro si gioca sull’implementazione delle reti elettriche. Si tratta delle smart grid, ovvero le reti di distribuzione intelligenti che renderanno bidirezionali i flussi di energia senza problemi di stabilità. Non solo: consentiranno all’utente e agli operatori di calibrare i consumi in maniera più efficiente grazie a nuove informazione ad alto tasso tecnologico.

Sul fronte delle supergrid «gli investimenti sono massicci e non ha senso, per gli operatori, concentrarsi solo sulle proprie reti - spiega Roberta Bigliani di Idc - ecco perchè hanno deciso di collaborare su progetti comuni». L’Italia, insieme alla Spagna, è assente dal progetto Nord europeo e non deve stupire più di tanto, visto che il nostro Paese non si affaccia sull’Atlantico. Le ragione geografiche non spiegano invece l’assenza da Desertech, dove invece Francia e Germania hanno scommesso in maniera più decisa, anche se nulla esclude un ingresso nelle prossime fasi. L’Italia si sta comunque muovendo: l’Enea, lo scorso giugno, ha raggiunto un’intesa con l’Egitto per esportare il solare termodinamico «made in Italy» e creare una collaborazione su più livelli. Poche settimane prima, verso la fine d’aprile, il nostro governo ha siglato un accordo con la Tunisia mirato a una piattaforma tecnologica comune per le rinnovabili nel Nord-Africa che si tradurrà in un cavo sottomarino che dal 2015 trasporterà energia da gas-carbone e rinnovabili.

Quanto alle smart grid, «attualmente le reti a media e bassa tensione danno pochissime informazioni». Lo sviluppo passa proprio dalla possibilità «di rendere bidirezionali i flussi di energia senza problemi di bilanciamento ma anche aumentare la sensoristica e dunque le informazioni in fase di generazione e consumo» continua Bigliani. Le previsioni di investimenti tecnologici sono enormi: secondo Idc in Europa si spenderanno 6,8 miliardi di dollari nel 2010, mentre nel 2013 saranno 11,5. Questo mentre gli Stati Uniti, partiti dopo, con la spinta di Obama dovrebbero mettere sul piatto 13 miliardi quest’anno e 17 nel 2013. L’Italia, su questo campo, è all’avanguardia grazie ai 32 milioni di contatori elettrici di Enel. La utility sta portando avanti il progetto Address, co-finanziato dalla Comunità Europea, nell’ambito del Settimo programma quadro, per lo sviluppo delle reti interattive di distribuzione dell’energia e in Italia ha dato il via ad una sperimentazione con Telecom, Electrolux e Indesit per la casa intelligente. Lo sviluppo tecnologico delle reti si sposa con le caratteristiche geografiche del nostro Paese, che - insieme ad alcuni lacciuoli burocratici, come nel caso dell’eolico offshore - al momento sembrano rendere più percorribile la strada della generazione distribuita piuttosto che quella delle grandi centrali.
luca.salvioli@ilsole24ore.com

Energia: una maxi-rete europea per le rinnovabili

Thursday, January 7th, 2010

FRANCOFORTE. Chiuso il recente vertice di Copenhagen, con risultati per molti versi deludenti sul fronte della lotta all’inquinamento, l’Europa continua a immaginare nuove soluzioni per potenziare l’energia verde. Qualche mese fa un gruppo di imprese tedesche si è lanciato nello studio di un mega impianto di energia solare nel Sahara. Ieri è emersa l’idea di creare una nuova rete elettrica tutta dedicata alle fonti energetiche rinnovabili.

Nove paesi del Nord Europa stanno lavorando a un progetto che dovrebbe potenziare il ruolo dell’energia eolica, solare e idroelettrica. Germania, Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Belgio, Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Norvegia hanno firmato un primo accordo di cooperazione con l’obiettivo di costruire «rapidamente», secondo il ministro tedesco dell’Economia Rainer Brüderle, una nuova rete di cavi ad alta tensione.

Secondo la Süddeutsche Zeitung, che per prima ieri mattina ha dato la notizia confermata successivamente dal governo federale, un incontro al vertice dovrebbe avvenire il 9 febbraio. Il progetto avrebbe un costo di circa 30 miliardi di euro su un periodo di 10 anni. L’obiettivo è di collegare i parchi eolici inglesi e tedeschi, le centrali idroelettriche norvegesi, belghe e danesi, gli impianti solari francesi e di altri paesi europei.

«L’attuale rete di energia elettrica non è abbastanza potente per accogliere la produzione derivante dai nuovi parchi eolici», ha spiegato alla Süddeutsche Zeitung Sven Teske, un esperto dell’associazione ambientalista Greenpeace. In questa ottica la creazione di una nuova rete elettrica diventa indispensabile tenuto conto anche del desiderio dell’Unione di produrre entro il 2020, grazie alle fonti rinnovabili, il 20% dell’elettricità.

Tutti i governi europei stanno potenziando per quanto possibile l’energia verde. La Germania sta cavalcando con inatteso successo gli impianti di energia solare, mentre in Danimarca, in Spagna e in Gran Bretagna non passa quasi giorno senza che spuntino parchi eolici soprattutto lungo le coste. Nel 2020 in Inghilterra, secondo il Carbon Trust, il 70% dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili dipenderà dalla forza del vento.

In Germania, il primo parco eolico off-shore è stato completato in novembre: dovrebbe garantire corrente elettrica a 50mila famiglie. Composto da 12 turbine, si trova a nord dell’isola di Borkum. L’ipotesi di una nuova rete transnazionale giunge dopo che alcune imprese tedesche hanno annunciato di voler studiare l’idea di una centrale solare nel Sahara con la quale produrre elettricità per l’Europa, un’operazione del valore di 400 miliardi di euro da qui al 2050.

Fonte: Il Sole 24 ORE

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