Posts Tagged ‘EcoEnergie’

Fondo Kyoto: 600 milioni contro i gas serra

Friday, February 17th, 2012
(Afp)(Afp)

ROMA - Il pannello fotovoltaico sul condominio? O l’impianto di trigenerazione per il capannone della fabbrica? Ma anche: l’impianto a celle combustibile sulla villetta. E il minieolico sopra il tetto di casa. Adesso si possono costruire con il finanziamento dello Stato.

 

FONDO KYOTO - Con il fondo di Kyoto, per la precisione, 600 milioni di euro che dal 15 marzo saranno a disposizione di cittadini, imprese, condomini, soggetti pubblici e fondazioni, per realizzare interventi di riduzione delle emissioni di gas serra. I finanziamenti sono a tasso agevolato dello 0,5% per una durata massima di 6 anni, rimborsabili in rate semestrali e rappresentano una quota parte del costo totale del progetto. Per la precisione: il 70% nel caso di persone fisiche e giuridiche, condomini, imprese. Il 90% nel caso di soggetti pubblici. Le domande si possono presentare a partire dal 2 marzo (e fino al 14 luglio) e si possono compilare esclusivamente online con il format che si trova sul sito della Cassa depositi e prestiti che gestisce l’intero fondo di Kyoto.

FINANZIARIA 2007 - Previsto nella Finanziaria del 2007, il Fondo di Kyoto è stato presentato giovedì dai ministri dell’Ambiente Corrado Clini e dello Sviluppo economico Corrado Passera, insieme al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana Giovanni Sabatini e dal presidente e dal direttore generale della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini e Giovanni Gorno Temprini, che ha sottolineato come sia «la prima volta che la Cassa depositi mette in campo un meccanismo che ha uno sbocco retail». Il ministro Clini ha spiegato: «Il meccanismo dei finanziamenti sarà a sportello con un format semplice e non prevederà una graduatoria. Il fondo è rotativo, alimentato attraverso le rate di rimborso delle erogazioni concesse. Stiamo creando un volano che a sua volta trascinerà altri investitori e genererà un indotto di almeno il doppio del valore». Il ministro Passera ha invece annunciato: «Il governo sta lavorando a un conto energia per incentivare la produzione di energia da calore con il sole».

Alessandra Arachi

Fonte: Corriere della Sera

FOTOVOLTAICO : Dal governo ok al decreto

Friday, May 6th, 2011

Varato a Palazzo Chigi il quarto conto energia. Incentivi più bassi e fondi limitati per gli impianti più grandi. Le imprese del solare annunciano battaglia: “Ricorsi a Tar, Corte dei conti, Consulta e Unione Europea” di VALERIO GUALERZI

ROMA - Nessun limite alla potenza fotovoltaica incentivabile, ma solo alla quantità di fondi erogabili (300 milioni nel 2011) per i grandi impianti di oltre 1 MW realizzati sui tetti degli edifici e a quelli a terra maggiori di 200 kW; riduzione graduale ma corposa degli incentivi nel corso dei prossimi mesi fino al 2013 quando è prevista l’entrata regime; indennizzo per quegli impianti che una volta ultimati devono attendere più di 30 giorni per l’allaccio alla rete usufruendo di incentivi più bassi. Ci sono voluti oltre due mesi e si è riusciti persino a sforare di cinque giorni il termine fissato per legge dallo stesso governo, ma alla fine il quarto conto energia ha finalmente visto la luce. La nuova normativa ha ricevuto oggi il via libera definitivo dal Consiglio dei ministri.

Reso necessario dal decreto “ammazza rinnovabili” 1 approvato all’inizio di marzo che ha annullato con valore retroattivo quanto il governo aveva deciso appena pochi mesi prima, il nuovo testo è frutto di una laboriosa mediazione tra il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani e quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Una trattativa che ha avuto fasi di scontro durissimo, come ha spiegato con scarsa eleganza lo stesso Romani 2pochi giorni fa: “Quella matta della Prestigiacomo mi

fa incazzare, non ci dormo la notte”.

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Ma se la versione finale del decreto ha messo infine d’accordo i due colleghi, non si può certo dire che sia riuscita a conquistare il consenso degli operatori del settore, che restano fortemente critici nei confronti del provvedimento anche se rispetto a quanto stabilito a marzo con “l’ammazza rinnovabili” viene meno uno dei punti più contestati, la possibilità di fissare un tetto alla potenza installata.

“Esprimiamo con grande forza tutte le criticità riguardanti il testo. Il governo ci è venuto incontro con quello che possiamo definire un ‘aperitivo’, ma in realtà non ha cambiato la sostanza. Sono state anche ignorate alcune delle posizioni delle Regioni, ma soprattutto non sono stati ascoltati gli operatori del settore” lamenta Francesca Marchini, segretario generale di Assosolare, l’associazione che rappresenta anche gli operatori aderenti a Confindustria Energia. Marchini ha anche annunciato “la possibilità di procedere anche con azioni e strategie legali, visto che una parte dei diritti sono stati violati”.

Hanno deciso invece di passare subito alle vie di fatto 150 aziende raccolte nell’associazione Sosrinnovabili, epicentro della forte mobilitazione 4 delle scorse settimane, che sono pronte a presentare ricorsi sia alla Corte di giustizia Ue sia al Tar, con l’intenzione di portare la questione fino alla Corte costituzionale “perché il provvedimento danneggia le aziende che, pur avendo rispettato le norme di legge vigenti, avranno un diverso trattamento a livello di tariffe incentivanti”. L’associazione intende perseguire poi anche una serie di azioni risarcitorie: “Un ricorso alla Corte dei conti perché il decreto espone lo stato al rischio di esborsi pesanti; e, infine, una segnalazione all’Antitrust: il provvedimento emanato dal governo falsa i termini della concorrenza, avvantaggiando i grandi gruppi oligopolistici”.

Fortemente negativo anche il giudizio delle opposizioni. “Il compromesso raggiunto -  affermano i senatori del Pd Francesco Ferranti e Roberto Della Seta - non risolve i problemi fondamentali innescati dal provvedimento del 3 marzo scorso e che avevano determinato il blocco degli investimenti e che questo decreto non scioglie. Le criticità rimangono, e non sono di poco conto: gli effetti rimangono sostanzialmente retroattivi e nella fase transitoria da qui al 2013 il brusco decalage delle tariffe previsto richiederà agli operatori del settore uno sforzo molto pesante per evitare il rallentamento delle installazioni e il conseguente effetto nefasto sull’occupazione”.

Tamburi di guerra che apparentemente non sembrano preoccupare il ministro Romani. “E’ una riforma strutturale per le imprese e i cittadini, raggiunta dopo una complessa e laboriosa concertazione - ha affermato oggi il ministro - Per il futuro energetico del Paese siamo impegnati a raggiungere e superare gli obiettivi di Europa 2020

Fonte: Corriere della Sera

L’eolico in Italia? E’ il più caro d’Europa

Sunday, April 17th, 2011

In Italia gli impianti a energia eolica costano in media 113 euro per megawatt l’ora, contro i 68 della Spagna, i 65 della Germania, i 54 della Danimarca, i 79 euro della media Europea. Lo afferma il rapporto Italian renewables index (Irex) 2011.

Secondo lo studio nato per analizzare il settore e destinato alle aziende quotate in Borsa e a quelle del comparto che studiano le nazioni dove progettare nuovi impianti, i maggiori costi italiani dipendono da diversi fattori: orografia complessa, vento meno costante, ma anche minori incentivi, prezzi delle tecnologie superiore, prestiti bancari più cari, tempi di autorizzazione incerti e Comuni che impongono ‘opere compensativè particolarmente onerose. «All’inizio i Comuni dove si dovevano mettere gli impianti hanno varato canoni di concessione sconosciuti all’estero, poi esclusi per legge, quindi ora chiedono scuole o strade nuove», afferma Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, la società di consulenza che ha stilato la ricerca, e docente di Economia e gestione dei servizi ambientali all’Università Bocconi di Milano.

Fonte: L’Unità

Se la contestazione riguarda anche le energie “pulite”

Friday, April 15th, 2011

Secondo lo studio del Nimby forum un impianto viene contestato indipendentemente dal suo potenziale di capacità di inquinamento. E’ la vicinanza che fa scattare la protesta

di PAOLO CASICCI

UN PAESE contrario a tutto, alle centrali inquinanti come agli impianti “puliti”. È un’Italia dei paradossi, quella fotografata nel sesto rapporto del Nimby Forum, l’osservatorio sulla sindrome not in my backyard (non nel mio cortile), che spinge le comunità locali a protestare contro opere ritenute dannose per l’ambiente.

A pagare per queste ansie, nel 2010, sono stati soprattutto gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili: dieci dei ventiquattro progetti di ogni comparto e genere ritirati per le proteste erano, infatti, progetti di green economy. “Chi alza le barricate contro gli impianti inquinanti, spesso si ritrova a manifestare anche contro centrali ‘pulite’, se queste sono previste nel proprio Comune” spiega Alessandro Beulcke, presidente dell’Agenzia di ricerche informazione e società (Aris), che ha curato il rapporto.

I dati parlano chiaro: delle 320 opere contestate nel 2010 (il 13,5 per cento in più dell’anno precedente), la maggior parte (il 58,1 per cento) riguarda il comparto elettrico. E, all’interno di questo, oltre sette opere su dieci (il 71,5 per cento) sono centrali a biomasse o idroelettriche e impianti eolici o fotovoltaici. Tutti progetti che potrebbero contribuire ad affrancarci dalle fonti fossili e a scongiurare il ritorno all’atomo, ma che attirano comunque le critiche di comitati spontanei e, sempre più spesso, di sindaci e giunte Nel dettaglio, crescono le contestazioni contro i parchi eolici (da 20 a 29 in un anno) e fotovoltaici (da 3 a 9).  Le centrali da fonti rinnovabili più avversate sono però quelle a biomasse, con 84 impianti - in costruzione o ancora sulla carta - finiti nel mirino nel 2010: il 20 per cento in più dell’anno precedente. L’accanimento contro gli impianti che trasformano in energia i residui organici, spiega Beulcke, è dovuto a una ragione in particolare: “La paura che l’impianto mascheri un inceneritore e che al posto delle biomasse possano essere bruciati rifiuti. Ma un ruolo è giocato anche dalla filiera lunga che porta le biomasse fino alla centrale per essere bruciate e aumenta l’inquinamento da trasporto”.

La sindrome Nimby colpisce anche il settore dei rifiuti (32,5 per cento), quello delle infrastrutture (5,3 per cento) e l’industria (cementifici, impianti di estrazione…), che registra un raddoppio delle contestazioni, dal 2 per cento del 2009 al 4,1. Ma la protesta fa anche un salto di qualità. “L’ampiezza del fenomeno nimby” spiega ancora Beulcke “esprime una crescente insofferenza non solo di cittadini, comitati e associazioni, ma anche di amministratori e politici locali”. È la variante del Nimby che gli esperti definiscono Nimto, not in my term of office, e ha come protagonisti quei sindaci che lottano per impedire che l’impianto veda la luce durante il proprio mandato. “Siamo di fronte a una forte politicizzazione del fenomeno, che in molte occasioni viene strumentalizzato per puri fini elettorali”. E la strumentalizzazione è bipartisan: nel 60 per cento dei casi, i primi cittadini sul piede di guerra sono stati eletti con liste civiche; nell’altro 40, per metà con il centrodestra e per metà con il centrosinistra. Curiosamente, a protestare di più sono i Comuni vicini a quelli in cui è prevista l’opera: questi ultimi si oppongono nel 54,4 per cento dei casi, quelli confinanti nel 90 per cento. E questo perché spesso i Comuni vicini prevedono di essere danneggiati senza ottenere in cambio le compensazioni (le royalties degli impianti, per esempio) previste per la città ospite.

L’impatto sull’ambiente rimane la prima causa delle proteste (24,6 per cento), seguita dagli effetti sulla qualità della vita (19,4) e dalla carenza di coinvolgimento politico nelle scelte (18 per cento) e dai rischi per la salute (12,9). In ogni caso, secondo Aris, “comprendere le motivazioni degli oppositori” sarebbe “un passo importante per riuscire a gestire e, potenzialmente, a risolvere i casi di contestazione. “Ma il modello della cosiddetta inchiesta pubblica, cioé una comparazione di costi e benefici sul modello della legge francese, da noi è ancora lontano”

Fonte: La Repubblica

Ecoenergie, per le aziende virtuose nasce il Premio BioEnergy

Tuesday, December 28th, 2010

Dalla consapevolezza che le aziende italiane stanno facendo molto per le rinnovabili nasce il Premio BioEnergy Best Practices, per valorizzare chi sta facendo della sostenibilità un modus vivendi

(Rinnovabili.it) – Far sentire la “voce della nuova rivoluzione energetica”. Con questo obiettivo nasce Premio BioEnergy Best Practices lanciato congiuntamente da ANCI, Legambiente, CremonaFiere e DLG ed espressamente dedicato ad aziende agricole, enti locali e industrie alimentari in grado di offrire i migliori esempi di impianti realizzati nel rispetto dell’uso del suolo e delle risorse naturali, dell’efficienza energetica e degli interessi delle comunità locali. Un riconoscimento per valorizzare le eccellenze nazionali in campo energetico, quelle realtà, in altri termini che stanno dimostrando di saper sfruttare il favorevole panorama italiano.
Oltre alla positiva diminuzione delle emissioni di CO2 e altri gas serra la produzione di energia da fonte rinnovabile mette in moto l’economia accrescendo la ricchezza delle imprese in un paese, l’Italia, dove le potenzialità energetiche sono veramente vaste e stanno coinvolgendo le attività di aziende agricole, enti locali e industrie alimentari.
Il Premio BioEnergy Best Practices verrà consegnato da un Comitato Scientifico nazionale costituito da 15 esperti che hanno redatto i criteri di selezione per la scelta dei vincitori; a marzo del prossimo anno in occasione della fiera Bionergy Italy 2011 di Cremona, sarà assegnato il riconoscimento alle cinque aziende che meglio hanno saputo sfruttare le potenzialità bioenergetiche a loro disposizione

Fonte: La Repubblica

Una flotta di velieri per «raccogliere» energia eolica in mare

Thursday, June 10th, 2010

Generatori trasformano la forza del vento in idrogeno, accumulato e scaricato a terra per produrre elettricità

L’idea pubblicata da New Scientist

Una flotta di velieri per «raccogliere» energia eolica in mare

Generatori trasformano la forza del vento in idrogeno, accumulato e scaricato a terra per produrre elettricità

MILANO - Una flotta di navi a vela dotate di appositi generatori potrebbero trasformare l’energia eolica in idrogeno che, accumulato e scaricato a terra, verrebbe poi trasformato in energia elettrica. In questo modo si potrebbe sfruttare la forza del vento anche in alto mare, là dove non è possibile o conveniente installare un campo di pale eoliche. L’idea dei due studiosi dell’Università di California-Davis, Max Platzer e Nesrin Sarigul-Klijn, è stata pubblicata recentemente sulla rivista specializzata New Scientist, dopo essere stata presentata il 19 maggio a Phoenix (Arizona) a un convegno della Società americana di ingegneria meccanica. 

SOTTO IL MARE - L’idrogeneratore a due ali oscillanti produrrebbe energia sfruttando il movimento stesso dell’acqua solcata dal veliero sotto cui è montato. L’energia così ottenuta - tre volte maggiore di quella che si otterrebbe con un generatore a pale tradizionale - verrebbe usata per ricavare idrogeno dall’acqua marina. Secondo Platzer e Sarigul-Klijn un veliero dotato di 400 metri quadri di vele, spinto da un vento forza 7 da 15 metri al secondo, potrebbe generare 100 kW. Aumentando la velatura si potrebbe arrivare a 1 MW per ogni nave. Buona parte di questa energia verrebbe perduta nella doppia trasformazione elettricità-idrogeno-elettricità ma, stimano i due scienziati, il sistema avrebbe comunque un’efficienza intorno al 30% e si otterrebbero risultati straordinari se si costruisse una flotta adeguatamente grande.

ENERGIA - Platzer afferma che ricavare energia dal movimento dell’acqua è molto più efficiente rispetto all’aria (turbine eoliche) a causa della maggiore densità dell’acqua. Un flusso d’acqua attraverso un generatore sottomarino possiede una densità di potenza di 36 kW/mq rispetto a 1,2 kW/mq tipico dell’aria che soffia in un rotore eolico. Ne risulta inoltre che, a parità di energia, la struttura sottomarina può essere notevolmente più piccola.

Redazione online
Fonte: Corriere della Sera

Diamante, la centrale a impatto zero

Saturday, October 17th, 2009

 Il fascino leonardesco dell’uomo vitruviano ti avvolge appena ti avvicini alla centrale. Tanto bella quanto atipica perché mix tra opera d’arte e sistema energetico, che da sabato “illuminerà” i viali del parco naturale di Pratolino, nel comune di Vaglia, non lontano da Firenze e la statua del Gigante dell’Appennino, capolavoro del Giambologna, che in questi luoghi troneggia.

A COSA SERVE - La centrale-scultura si chiama Diamante ed è un impianto, unico al mondo nel suo genere, progettato con tecnologie solari e a idrogeno all’avanguardia, per essere inserito all’interno di parchi naturali con impatto zero, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti, sia da un punto di vista estetico. Diamante è nato da un progetto congiunto tra Università di Pisa ed Enel pensato con l’obiettivo di fornire energia elettrica a centri di particolare valore ambientale o artistico. In un primo momento sarebbe dovuto sorgere all’interno del Parco naturale di Migliarino San Rossore tra Pisa e Viareggio, poi, grazie anche all’impegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi (allora presidente della provincia) è stato deciso di installarlo a Pratolino. «La centrale funziona anche in mancanza di sole – spiega Luigi Maffei, ordinario di Architettura tecnica della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa - grazie alla produzione e accumulo di idrogeno ed ha una struttura versatile sulla quale sarà possibile sperimentare nel tempo i più evoluti sistemi fotovoltaici. ll modello estetico segue invece antichi modelli, sintesi evolutiva del dodecaedro di Leonardo-Pacioli e delle cupole geodetiche dell’architetto Richard Fuller e rispetta le tre categorie vitruviane: utilitas, firmitas, venustas. La forma classica nasce da considerazioni matematiche e geometriche con il ricorso alle dimensioni auree per consentire di essere in armonia con la natura e con l’ambiente».

L’IMPIANTO - Visto da vicino Diamante è un impianto in vetro e acciaio alto 12 metri con un diametro di 8 formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud, e 42 facce in vetro temprato. Ma il segreto più affascinante si nasconde all’interno del dodecaedro hi-tech dove si trovano tre sfere di vetroresina. «Queste sfere – continua Maffei - contengono innovativi serbatoi a idruri metallici e a bassa pressione per l’accumulo energetico di idrogeno. Si tratta di un sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare che assicura l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio». Nella parte inferiore della struttura si trova la sala apparati con le macchine necessarie al processo energetico e spazi per apprendere il funzionamento (education) da parte di scolaresche e da tutti quelli che vorranno avvicinarsi a capire il funzionamento. E anche desiderosi di non perdere l’emozione di qualcosa di unico, un po’ tecnologia e un po’ arte, nella terre del grande Leonardo.

Fonte ; Corriere della Sera

Piccole alghe serviranno a potenziare i pannelli solari

Sunday, April 12th, 2009
Organismi unicellulari, piccole alghe, potrebbero essere utilizzati nello sviluppo di particolari cellule solari a pigmento fotosensibile e sarebbero in grado di triplicare il rendimento dei pannelli, secondo lo studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon, scrive Enerzine.com.
Il Bacillariophyta è una piccola alga unicellulare che è apparsa sulla terra circa 100 milioni di anni fa ed è costituita per la maggior parte da fitoplancton. La struttura nanoscopica del «guscio» di questi organismi, se fissata sulla superficie delle cellule solari, potrebbe sostituire il silicio, sui cui si basa la maggior parte dei pannelli fotovoltaici.«È un’opportunità immensa per lo sviluppo di diverse tecnologie per la cattura dell’energia solare», ha spiegato Greg Rorrer, professore di ingegneria chimica che fa parte del gruppo di scienziati che hanno analizzato l’alga. La tecnologia a pigmenti fotosensibili utilizza materiali ecosostenibili e garantisce il funzionamento anche a bassa illuminazione. La tecnica si ispira direttamente al processo di fotosintesi. I rivestimenti delle micro-alghe offrono la nanostruttura ideale che fornisce una superficie conduttrice trasparente su cui immettere il semiconduttore.«In questo sistema, i fotoni rimbalzano maggiormente nei pori del guscio rendendo i pannelli più efficaci», perché i piccoli fori nei gusci aumentano l’interazione tra i fotoni e il pigmento, migliorando la conversione della luce in elettricità, spiegano gli esperti.

Fonte: La Stampa

Petrolio in ribasso e «verde» necessario

Monday, November 17th, 2008

Se c’è un mercato che potremmo considerare abbastanza prevedibile da consentire stanziamenti e investimenti a lungo termine, questo dovrebbe essere il mercato dell’energia. Dopo l’acqua, l’energia è l’elemento più importante della nostra vita economica e sociale. Dato che per realizzare nuove fonti energetiche ci vogliono anni, le previsioni sulla loro disponibilità sono più attendibili di quelle sulla raccolta del grano, ad esempio, o sulla produzione di computer. Questo mercato si sta però dimostrando il più capriccioso di tutti. E la sua volatilità, nell’attuale crisi economica mondiale, sta gettando un’ombra oscura sugli investimenti nelle energie rinnovabili e «alternative» ricavate dal vento, dal sole, dalle biomasse e dal nucleare

Se nutriamo dei dubbi sulla stravaganza del mercato, facciamoci questa domanda: di quanto è aumentato il consumo mondiale di petrolio nel 2007? È l’anno in cui il prezzo del greggio è più che raddoppiato, passando da 55 dollari al barile a più di 100, per poi continuare a salire fino a raggiungere un picco di 147 dollari al barile nel giugno 2008. La maggior parte delle persone risponde tra il 5 e il 10 per cento, facendo riferimento alla rapida crescita delle economie emergenti, come la Cina e l’India. La risposta corretta, secondo l’autorevole BP Statistical Review of World Energy, è invece che il consumo è salito dell’uno per cento. Sempre in quell’anno, la produzione di petrolio è scesa di circa lo 0,5 percento. Questa piccola differenza tra la domanda e l’offerta ha quindi prodotto un aumento dei prezzi di più del 100 per cento.

Il fraintendimento che porta alla risposta più comune — quello per cui la crescita cinese e indiana è così forte e inarrestabile da superare tutti gli altri fattori di domanda — è anche quello che ha determinato la corsa a investire nelle fonti alternative di energia. Questi investimenti conobbero un rapido sviluppo negli anni Settanta, per la forte impennata dei prezzi del petrolio. Quando, negli anni Ottanta, i prezzi crollarono, la stessa sorte toccò agli investimenti nelle fonti alternative. Così, ora che i prezzi del petrolio sono ritornati ai livelli dell’inizio del 2007, perdendo quasi due terzi del loro valore e scendendo a meno di 60 dollari, dobbiamo chiederci: succederà di nuovo?

Nel cercare di rispondere a questa domanda, dobbiamo anzitutto essere realisti: la recente, estrema volatilità del mercato del petrolio dovrebbe indurci a diffidare delle facili previsioni. Dobbiamo poi riconoscere un fatto ancora più sgradevole: che è la politica, più che l’economia, a darci indicazioni per una risposta.

La politica influenza il mercato del petrolio fondamentalmente su due fronti. Il primo riguarda la produzione. Questa è diventata, infatti, una questione di natura eminentemente politica dall’inizio degli anni Settanta, da quando, cioè, l’OPEC ha il controllo sulle forniture e sui prezzi del petrolio. Il secondo è legato a un nuovo fattore di portata mondiale, intervenuto successivamente agli anni Settanta: il cambiamento climatico.

I Paesi OPEC, situati in gran parte in Medio Oriente, Africa del Nord e America Latina, soddisfano circa il 40 per cento della domanda mondiale di greggio. Nel periodo della crescita vertiginosa dei prezzi, a partire dai 25-30 dollari al barile del 2002-03, l’OPEC è riuscita a mantenere il controllo della produzione anche grazie all’aiuto di Paesi non membri, soprattutto della Russia. La domanda era in crescita, soprattutto negli anni 2003-06, e un lungo periodo di bassi investimenti nella ricerca di nuovi giacimenti rendeva difficile aumentare la produzione. Ora, invece, sono cambiate due cose: grazie alla recessione globale la domanda sta calando, e c’è un’abbondante disponibilità di petrolio, soprattutto in Arabia Saudita.

Questo ha provocato il calo dei prezzi ai livelli attuali che, se verranno mantenuti, renderanno la maggior parte degli investimenti nelle fonti rinnovabili di energia poco competitivi, senza un sostegno dei governi. Ulteriori cali dei prezzi dipenderanno dall’eventuale decisione dell’OPEC di ridurre la produzione in sintonia con la riduzione della domanda, ma anche da quanto i suoi membri continueranno a rispettare gli accordi presi durante gli incontri OPEC. Molti Paesi, con in testa l’Iran e il Venezuela, vogliono tagliare drasticamente la produzione per sostenere i prezzi. Altri, guidati dall’Arabia Saudita, credono che questo sarebbe un errore, perché prolungherebbe la recessione mondiale. L’Arabia Saudita, il produttore di petrolio più a buon mercato e con le maggiori riserve, potrebbe anche essere mosso da un’altra ragione: teme la competizione di un Iran forte nella regione e preferirebbe vederlo indebolito dal calo dei prezzi del petrolio.

Con la recessione che sta iniziando a farsi sentire in America, Europa e Giappone, e che sarà con ogni probabilità profonda e dolorosa, le prospettive dei prezzi del petrolio non sono rosee. Ma la misura in cui questo quadro scoraggerà gli investimenti nelle fonti energetiche alternative, come si è verificato negli anni Settanta, dipenderà dal secondo fattore politico di cui si è parlato: il cambiamento climatico.

Mentre miliardi di dollari venivano investiti nell’energia solare, eolica, nucleare e derivata dalle biomasse, anche l’industria automobilistica di tutto il mondo dedicava notevoli sforzi al miglioramento della tecnologia delle batterie, per rendere possibile la produzione di motori completamente elettrici o ibridi. La scommessa era che l’aumento dei prezzi, il mutare dei gusti dei consumatori e il cambiamento climatico avrebbero reso vantaggiosi questi investimenti. Uno di questi fattori sta venendo meno. Gli altri, però, potrebbero essere più durevoli, anche se non del tutto indifferenti alla recessione. Le finanze pubbliche subiranno pressioni enormi; i consumatori saranno meno disposti a pagare di più per essere «verdi»; i governi saranno poco propensi a imporre nuovi oneri all’industria.

Contro queste tendenze, però, possono giocare due elementi. Uno è che i governi si sono impegnati a trattare della questione del cambiamento climatico nella seconda metà del prossimo anno a Copenhagen, e non possono sottrarsi a un confronto in proposito. L’altro è che molti governi, nel sostenere la crescita economica, si metteranno alla ricerca di nuove tecnologie da finanziare, sperando che nel loro paese nasca l’industria vincente del futuro. Barack Obama, eletto presidente, ha già promesso di seguire questa via. Se sarà così, l’energia alternativa diventerà un cambiamento in cui potremo credere davvero.

(Traduzione di Maria Sepa)

Fonte : Corriere della Sera

ECO-ENERGIA: AL VIA IL PORTALE ENERGIASPIEGATA.IT

Thursday, October 23rd, 2008

 E’ on line da oggi un nuovo spazio editoriale di approfondimento - www.energiaspiegata.it - nato dal Festival dell’Energia tenutosi a Lecce tra il 16 e il 18 maggio scorso. Commenti, interviste, letture critiche delle notizie e dei fatti legati al settore energetico a cura di esperti ed economisti: dalle prospettive del nucleare in Italia,alle previsioni sulla fine delle risorse del Pianeta. Il primo numero comprende un commento del ministro degli Esteri Franco Frattini sul ruolo internazionale dell’Italia anche nei difficili negoziati sul pacchetto climatico europeo; un approfondimento sulle prospettive del nucleare in Italia a cura di Alessandro Clerici; alcune riflessioni sull’altalena del prezzo del petrolio con un’intervista a Davide Tabarelli; una rilettura delle previsioni sulla fine delle risorse del Pianeta di Bruno Carli. Il sito del Festival dell’Energia- www.festivaldellenergia.it - e’ stato pensato, da subito, come un luogo che anticipava il Festival, lo seguiva con costanza per coloro che non potevano recarsi a Lecce e ne protraeva la voce nel tempo, dando continuita’ alla manifestazione nei mesi che separano un’edizione dall’altra. Energiaspiegata.it nasce come spazio libero di approfondimento sull’informazione, oltre la notizia, dentro la notizia. Il progetto, realizzato da una redazione costituita ad hoc dal Festival dell’Energia, si avvale della collaborazione di esperti di primo piano, i quali hanno scelto di aderire all’iniziativa con il puro spirito di collaborare alla diffusione di una nuova cultura dell’energia, libera da visioni precostituite, basata sui fatti e sulla conoscenza. (ANSA).

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