Posts Tagged ‘eco-energie’

L’era verde è già iniziata

Wednesday, March 3rd, 2010
Il Nobel Clark: con il solare e l’eolico si stanno trasformando milioni di case
GABRIELE BECCARIA
pannelli solariTORINO
L’era dell’energia verde è tra noi, anche se tanti non se ne sono accorti e l’Europa e la Cina stanno facendo meglio del «verde» Barack Obama. Interrogate un guru delle tecnologie pulite, il Nobel Woodrow Clark, e molti luoghi comuni sul pianeta che annaspa si incrinano.Woodrow Clark, oggi sarà a Torino per un’attesa lezione sul «Futuro dell’economia». Dopo troppe promesse cresce lo scetticismo sulla «green economy». Che cosa risponde?
«La prossima economia sarà segnata dalla fuga dai combustibili fossili, petrolio, gas e carbone. Qualcuno invoca il “carbone pulito”, ma è un ossimoro: i termini sono in contraddizione. E poi c’è chi discute di “nucleare pulito” e tuttavia nessuno ha risolto il problema delle scorie radioattive. Ecco perché ci vogliono le nuove fonti energetiche e l’unica possibilità sono le risorse naturali: sole, vento, geotermia, fiumi, oceani. E ci sono già tutte».

In realtà non è facile sfruttarle, altrimenti sarebbero più diffuse: non è così?
«Dato che già esistono, la domanda è un’altra: quando e come inizierà la “green economy”? Il mio amico economista Jeremy Rifkin risponde che è iniziata da almeno un decennio, in Europa, Italia compresa, e all’avanguardia ci sono Germania e Paesi scandinavi. Sono esempi di quelli che Rifkin definisce la “terza rivoluzione industriale”, anche se io preferisco chiamarla “rivoluzione sostenibile” ed è significativo che sia in corso anche in Giappone e Corea del Sud, mentre si sta affacciando la Cina».

Lei dimentica che Pechino è nella lista nera dei mega-inquinatori.
«La Cina sta diventando molto attenta a questa rivoluzione e un motivo è contenuto nel rapporto del dipartimento dell’Energia Usa: restano 60 anni di petrolio e 62 di gas, mentre per il carbone si sale a 216, ma, come ho detto, non potrà mai essere pulito. E sorprendente è che anche per l’uranio non si vada oltre 60 anni: se molte nazioni vogliono spendere miliardi per nuovi impianti nucleari, si indebiteranno senza speranza. Questi sono i conti e questa è l’economia!».

Eppure la maggior parte dell’opinione pubblica non è consapevole di questa metamorfosi: perché?
«Anche se molti non l’hanno notata, sta avvenendo. Un esempio è il Piemonte, regione che conosco bene: ho insegnato al Politecnico di Torino e lì ho contribuito alla nascita di una società per la produzione di celle a idrogeno».

Tanti europei, però, invidiano l’America: Barack Obama è il leader che più di ogni altro si impegna nelle energie rinnovabili: perché non l’ha citato?
«Il Presidente va nella giusta direzione, ma, sfortunatamente, molti suoi consiglieri provengono dall’era Clinton e si concentrano sui temi della conservazione e dell’efficienza. Il problema è che così perdono di vista il punto».

E qual è il punto?
«Possiamo spegnere luce e tv, ma l’high tech richiede sempre più energia, a cominciare dai computer di nuova generazione e dal wireless. E quindi è necessario produrre più elettricità e dobbiamo farlo con le rinnovabili: non ci possono essere dubbi! Peccato che questa necessità non sia in cima all’agenda di Obama. Si tratta di un terribile errore».

Spieghi allora la sua strategia.
«Al Gore l’ha indicata nell’ultimo libro, “Our choice”, con il concetto di “utility scale”. Le rinnovabili devono entrare ovunque, a qualunque livello: case, shopping center, edifici pubblici, comunità intere».

Si fa presto a dire rinnovabili: qual è la più promettente?
«Non dobbiamo concentrarci solo su una e non hanno senso le dispute tipo “solare contro eolico”. Ci dev’essere un mix, un’integrazione tra risorse diverse e differenti tecnologie, capaci anche di immagazzinare l’energia e distribuirla nei momenti di picco».

I critici sostengono che non abbiamo le tecnologie adeguate.
«Forse ci vorrà un anno o ce ne vorranno venticinque, ma succederà come con i cellulari: oggi sono dappertutto e in più sono gratuiti. Ciò che si paga è solo il servizio. Vedremo lo stesso con il solare e l’eolico e con i sistemi che si stanno integrando sempre di più in case e uffici. Non possiamo più considerarli delle “aggiunte”, ma sono parti integranti come i muri o le finestre. Ed è grazie a questo intreccio di energia “locale” ed energia delle grandi reti che gli individui diventeranno più indipendenti, spenderanno meno e rispetteranno l’ambiente».

Che cosa può fare ciascuno di noi per contribuire all’affermazione della «green economy»?
«Inquinare meno, riciclando il più possibile, e chiedere che le fonti rinnovabili siano installate dappertutto, a cominciare dalla nostra casa e dal nostro parcheggio. E poi dobbiamo pretendere dai politici programmi adeguati e decisioni rapide».

L’APPUNTAMENTO A TORINO
La lezione
«Il futuro dell’economia: per una rivoluzione industriale sostenibile»: è il titolo della «Lectio magistralis» che il Premio Nobel per la pace, l’americano Woodrow Clark, terrà oggi al Teatro Regio di Torino alle 18.30. L’evento fa parte di un ciclo di «lezioni aperte» tenute da grandi personaggi internazionali in occasione di Biennale Democrazia.
Con Al Gore
Sostenitore delle energie rinnovabili, Clark è un consulente specializzato sui problemi delle comunità sostenibili. Nel 2007 ha ricevuto il Nobel insieme con Al Gore e i colleghi dell’Ipcc, il Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici, per il lavoro svolto nel «Capitolo 2» su finanza ed economia e nel «Capitolo 3» sugli aspetti legali.

Fonte: La Stampa

Arriva l’edificio bioclimatico a forma di uovo

Wednesday, January 13th, 2010
La forma ellittica sfrutta le risorse ambientali attraverso l’orientamento
ROMA
Vivere all’interno di un uovo. Un nuovo “edificio bioclimatico”, biocompatibile a basso consumo energetico che sfrutta le risorse ambientali attraverso l’orientamento e la forma della struttura. “L’uovo di struzzo con gli occhi di mosca”. È questo il nome dell’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Magistretti dello studio di progettazione “Archingegno” di Milano che opera nel settore delle energie rinnovabili occupandosi in modo particolare della ricerca tipologica di manufatti edilizi ecologicamente compatibili ed energeticamente autosufficienti.Un progetto che osserva i fenomeni naturali e i criteri seguiti dalla natura (nella sua complessità del mondo vegetale ed animale), traendo da questi gli insegnamenti per un equilibrio simbiotico tra uomo e ambiente costruito. Ma come nasce l’idea di costruire un edificio a forma di uovo di struzzo? «Non si tratta di eclettismo. L’uovo è una forma quasi perfetta perché genera la vita ed è, quindi, l’elemento placebo che può garantire certi standard qualitativi» spiega Magistretti.Ma non solo. Questa forma «è la più contenitiva per la dispersione termica». Un edificio a sezione ellittica, infatti, presenta le migliori caratteristiche per conservare il calore d’inverno e rimanere fresco d’estate. Questa convinzione si basa sul fatto che un edificio di questo tipo combina il massimo volume utile con la minima superficie esterna e offre la minima resistenza aerodinamica ai venti.

Inoltre, essendo l’involucro esterno strutturato con una maglia esagonale contenente un’ampia superficie vetrata, si è pensato di risolvere il problema della filtrazione dei raggi solari e della regolazione dell’intensità luminosa, con un altrettanto singolare sistema di difesa congegnato a somiglianza dell’occhio di mosca.

Le caratteristiche di questo organo prevedono un doppio sistema di filtrazione e regolazione della luce, compatibile con una maglia strutturale. Assimilato alle superfici vetrate, si prevedono due esagoni concentrici funzionanti a doppio schermo, che permettono di selezionare, nelle stagioni e nelle diverse ore del giorno, i raggi di incidenza dell’energia solare. Questo sistema, come spiega l’ideatore del progetto, permette di mantenere il calore nelle ore notturne «con uno sfasamento di 6-8 ore».

A complemento dei sistemi passivi (relativi alla captazione e alla schermatura dell’energia solare) e del fotovoltaico, in sommità dell’edificio, è stata inserita una pala eolica ad asse verticale installata alla sommità del condotto di ventilazione naturale. Nel considerare l’efficienza edificio-impianto, inoltre, si è pensato di installare un impianto che utilizzi l’energia geotermica del terreno circostante l’edificio, per rispondere integralmente alla necessità di energia termica e ottenere il comfort ideale in tutto l’edificio.

La funzione fondamentale dell’involucro, dunque, è quella di mediare le condizioni climatiche esterne, mentre gli impianti di riscaldamento e condizionamento (realizzati senza utilizzo di fonti energetiche di origine fossile), non vengono più considerati indispensabili per mantenere le condizioni di confort interne, ma come “ausiliari”, cioè necessari solo quando l’edificio in sé non è più in grado di garantire il benessere interno.

Un edificio che si colloca «all’interno di un microclima decisamente diverso dai normali contesti urbani» grazie alla presenza di un laghetto, e dei passaggi pedonali interamente immersi nel verde. Inoltre, «è prevista anche una protezione a nord dell’edificio che permette ai venti e più in generale al clima di influire il meno possibile». E i lampioni? Anche quelli sono stati pensati per garantire il massimo comfort. È previsto, infatti, un sistema di lampioni specchio, che nel periodo invernale «permette di portare il sole anche a nord».

Si tratta in sostanza di un progetto «altamente qualitativo» che permette un saldo tra l’energia consumata e quella prodotta dall’edificio assimilabile tra le migliori categorie, attestandosi su un valore inferiore ai 30 kWh per metroquardo all’anno. Ma costruire una struttura di questo tipo significa anche spendere di più? «Il costo si stabilisce in funzione delle scelte e dei dettagli» sottolinea Magistretti. Ma orientativamente si calcola «il 20% in più rispetto ad una struttura tradizionale certificata con la stessa categoria». Un investimento che per Magistretti può essere ammortizzato nell’arco di 5 anni.

«Non esistono in Europa, e forse neanche nel mondo, progetti di questo tipo». Purtroppo «ancora non è stato realizzato. In Italia poi si va avanti a ritmi troppo lenti. A mio avviso l’importanza di questo progetto ancora non è stata capita» aggiunge Magistretti. E conclude: «Stiamo cercando di capire come salvare la terra ma bisogna uscire dalla logica della speculazione territoriale per entrare in una nuova ottica. E questo lavoro ne è la sintesi».

Fonte: La Stampa

L’Italia ha il vento in poppa

Saturday, January 9th, 2010

L’Italia ha il vento in poppa. Nel 2009 sono stati installati 1.100 megawatt di eolico, il record assoluto finora raggiunto dal nostro paese e una potenza equivalente a quella di una centrale nucleare. L’insieme delle fattorie del vento vale ormai 4850 megawatt grazie a una crescita annua che ha superato il 30 per cento, nonostante la crisi finanziaria che si è fatta sentire in modo pesante per tutto il 2009.
Il contributo del vento è importante anche in termini di produzione elettrica (che non coincide con la potenza installata a causa dell’incostanza dell’alimentazione): dalle pale eoliche nel 2009 sono usciti 6,7 miliardi di chilowattora, equivalenti al 2,1 per cento del consumo interno lordo. Per arrivare al livello della Danimarca, dove un quinto dell’elettricità viene dal vento, c’è ancora molta strada da fare, ma il trend degli ultimi anni segna una crescita costante nonostante i ritardi burocratici che hanno impedito il completamento del quadro normativo del settore (linee guida e adeguamento delle infrastrutture energetiche, autorizzazione unica, ripartizione dell’obbligo tra le Regioni) alimentando – a causa della mancanza di precise indicazioni metodologiche – le proteste determinate da alcuni casi di scelte sbagliate sulla localizzazione e sulle modalità di realizzazione degli impianti.
L’Italia rimane comunque il terzo paese in Europa e il sesto nel mondo nel campo dell’eolico e il dato risulta particolarmente interessante in vista degli sviluppi annunciati dalle principali economie del mondo. Negli Stati Uniti il 2009 ha segnato una volata eolica pari a 8 mila megawatt. La Cina punta a imbrigliare il vento per ricavarne 30 mila megawatt nell’anno in corso che cresceranno fino ad arrivare a 100 mila megawatt nel 2020.
Dalla crisi in corso si profila un’uscita legata all’efficienza energetica, al rilancio delle rinnovabili e al complesso della green economy. Basta osservare la crescita di interesse nei confronti di questo settore che si è registrata anche nel sindacato, per capire che sull’economia verde si gioca buona parte delle nostre possibilità di far ripartire il mercato del lavoro.

Fonte: La Repubblica

Rubbia: “L’errore nucleare Il futuro è nel sole”

Monday, November 30th, 2009

Parla il Nobel per la Fisica: “Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati”. La strada da percorrere? “Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l’hanno capito. E noi…”

di ELENA DUSI

 

ROMA - Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra “Astri e Particelle”, allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.

Un’esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.
Cosa ne pensa?
“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…
“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
“Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo”.

Fonte: La Repubblica

Energie alternative, mistero per due italiani su tre

Wednesday, September 2nd, 2009

 

eolico Solo un italiano su tre pensa di conoscere bene le energie alternative, mentre “i due terzi della popolazione dichiarano di non saperne abbastanza o di non conoscerle affatto”.
Questo il risultato dell’indagine condotta sulle energie rinnovabili da ‘6DV Insintesi ricerca&comunicazione’ in collaborazione con Doxa per conto di Icim spa, l’istituto di certificazione industriale per la meccanica.
Tra le fonti alternative di energia “solo il 24,4% della popolazione” dichiara di “conoscere bene” il fotovoltaico, mentre sanno “bene” cos’è l’energia eolica solo tre italiani su dieci (il 30,3%), “più o meno” come la solare termica (30,4%).
La ricerca, spiega una nota dell’Icim, ha preso in esame un campione della popolazione italiana e una rappresentanza delle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili, per capire se l’attuale offerta stia effettivamente rispondendo alle esigenze di un mercato in forte sviluppo.
Ebbene, l’indagine evidenzia che “la domanda è in forte crescita”. Ma la ricerca indica anche che le imprese che riusciranno a comunicare meglio avranno la possibilità di attrarre la parte più consistente del mercato, “che al momento non e’ ancora entrata in gioco”.

La ricerca condotta per conto dell’Icim, spiega infatti che “nonostante la scarsa conoscenza, emerge chiaramente una predisposizione molto positiva degli italiani verso le rinnovabili”. Infatti, stando ai risultati ottenuti, “quasi l’80% della popolazione” ritiene che il potenziale impatto delle energie alternative sul risparmio dei costi energetici sia “importante”, con un 30%, che lo ritiene potenzialmente “molto importante”.

Fonte.:Ecquo

Un cono di pochi metri invece dei piloni: ecco l’eolico senza pale

Wednesday, July 22nd, 2009

È un prototipo, ancora per pochissimo però, perché la fase sperimentale è quasi conclusa. Secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un’alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Un comune toscano, Volterra, ha addirittura proibito la loro installazione per non deturpare il paesaggio del borgo.

TRE METRI DI ALTEZZA - «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull’energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c’è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L’aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l’energia elettrica».

 
 

 

PRIME MACCHINE DAL 2010 - I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l’Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini. Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall’ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell’acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

Marco Gasperetti

Fonte: Corriere della sera

Sì al solare, no al nucleare torna il “Sun Day” di Legambiente

Tuesday, May 19th, 2009
Sì al solare ma No al nucleare». Partirà con questo motto il «Sun Day», l’iniziativa di Legambiente dedicata all’energia solare che si svolgerà da oggi e fino a domani in tutt’Italia. Per far conoscere le applicazioni del solare termico e fotovoltaico, in oltre 70 piazze e parchi saranno allestiti da dall’associazione ambientalista banchetti per la distribuzione di materiale informativo su energia solare, incentivi fiscali e forme di energia rinnovabile.Anche installatori e produttori faranno la loro parte, presentando al pubblico pannelli solari termici e fotovoltaici e mettendo a disposizione i propri tecnici per dimostrazioni pratiche e per dare informazioni sulle tecnologie disponibili e i relativi costi. Non mancheranno, inoltre, visite guidate agli impianti che sfruttano le energie rinnovabili per alimentare abitazioni, strutture scolastiche, centri di educazione ambientale e strutture pubbliche.Scopo dell’iniziativa è promuovere lo sfruttamento dell’energia solare nel nostro Paese, che rispetto ad altri, decisamente meno “assolati”ì, occupa una posizione di retroguardia. «Gli austriaci hanno installato un numero di pannelli solari per la produzione di acqua calda 22 volte superiore rispetto agli italiani, i tedeschi 6 volte e i danesi 4 volte» afferma dichiara Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente.E per Poggio questo «vuol dire che non siamo più il Paese del sole? Governo e imprese devono fare di più per avviare la rivoluzione dell’energia pulita, in linea con la strategia dell’Unione europea per far fronte ai cambiamenti climatici. Altro che inseguire chimere nucleari!». Anche sul fronte del fotovoltaico per produrre elettricità, secondo Legambiente «l’Italia è indietro, ma grazie agli incentivi economici del Conto Energia qualcosa sta cambiando: nel 2008 l’Italia è stato il terzo Paese al mondo per impianti fotovoltaici installati».«In tutto -ricorda l’associazione ambientalista- sono stati realizzati oltre 24.000 impianti per una potenza complessiva di 338 MW. Si stima, inoltre, che nel 2009 saranno installati ulteriori 500 MW di potenza fotovoltaica, pari al doppio della potenza entrata in esercizio nello scorso anno». E intanto parte il contro alla rovescia per le giornate del sole.

Per il «Sun Day» sono più di 70 gli eventi organizzati dai circoli di Legambiente che si concentreranno nelle giornate di oggi e domani, con banchetti informativi e dimostrazioni pratiche sul funzionamento dei pannelli solari. In molti casi saranno proposti alle scuole percorsi educativi, come a San Benedetto del Tronto dove gli studenti di due istituti saranno coinvolti nell’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti dei loro edifici scolastici. A Piazza Armerina (EN), presso una scuola media, fino al 25 maggio si potrà visitare la mostra Experimenta Solaria e partecipare a un concorso fotografico sul tema dell’energia solare.

A Lavagna, in provincia di Genova, si potrà invece partecipare a un laboratorio didattico per la costruzione i forni solari, mentre a Lodi sarà aperto al pubblico il laboratorio sulle fonti rinnovabili dell’istituto “A. Volta”. E il lungo elenco di appuntamenti è già on line sul sito della Legambiente. Il Sun Day, inoltre, si svolge nell’ambito degli European Solar Days, una grande campagna di informazione dedicata interamente all’energia solare con eventi svolti in tutta Europa.

Il Sun Day si inserisce anche negli Energy Day previsti da «Sustainable Energy in Europe», la campagna di sensibilizzazione sui temi dell’efficienza, del risparmio energetico e di diffusione delle conoscenze sulle rinnovabili, di cui Legambiente è partner ufficiale, voluta dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero dell’Ambiente.

ECO-ENERGIA: DAL 2018 OBBLIGO DI IMMOBILI ZERO ENERGIA

Wednesday, April 15th, 2009

Tutti gli immobili costruiti dopo il 31 dicembre 2018 dovranno essere autonomi per il consumo energetico. Dovranno cioe’ produrre tanta energia quanta ne consumano sul posto. L’orientamento e’ stato votato dal Comitato Industria, Ricerca, Energia,(ITRE) del Parlamento europeo, impegnato a rivedere la direttiva comunitaria del 2002 sul rendimento energetico degli immobili. Gli europarlamentari hanno anche sollecitato un maggior investimento pubblico per promuovere l’efficienza energetica degli edifici. Secondo la decisione adottata dal Comitato, che verra’ votata alla plenaria del 4/7 maggio, entro la data limite del 31 dicembre 2018 gli stati membri dell’Unione europea dovranno assicurarsi che tutti i nuovi edifici consumino tanta energia quanta ne producono, per esempio sfruttando i pannelli solari o le pompe di calore Al provvedimento non sfugge il patrimonio immobiliare esistente. Il Comitato ha votato, infatti, anche a favore di obiettivi nazioanli intermedi per gli stabili esistenti. Cosi’, per esempio, si dovranno fissare percentuali minime di edifici ad energia zero rispettivamente nel 2015 e nel 2020. Ma come viene definito un immobile a zero energia. Per il momento gli europarlamentari lo definiscono tale ”dove, come risultato di un livello molto alto di rendimento energetico dell’immobile, il consumo totale annuale di energia primaria e’ uguale o inferiore alla produzione energetica ottenuta in loco con le energie rinnovabili”. Sara’, pero’ la Commissione europea a dover studiare nel dettaglio, entro il 2010, una definizione comune per ” gli immobili a energia netta zero”.

Fonte: Ansa It

nuove tecnologie per inquinare meno

Friday, March 13th, 2009

Cosa c‘è di meglio quando la tecnologia aiuta la tecnologia? In questo caso la Ue, spinge per un utilizzo dell’hi-tech integrandolo alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico per migliorane l’efficienza

Viene dalla Commissione Ue, l’appello lanciato oggi sia al comparto industriale che ai cittadini dei 27 Paesi membri, affinché sfruttino di più e meglio l’hi-tech, contribuendo quindi ad una limitazione delle emissioni e diventando così più ecologici.
“E’ proprio la tecnologia – spiegano a Bruxelles – che può infatti aiutare a ridurre i consumi e gli sprechi di energia”.
In effetti secondo la Ue, un impiego maggiore e più consapevole delle nuove tecnologie potrebbe arrivare a ridurre del 15% nella sola Europa le emissioni di gas nocivi entro il 2020.
Con informazioni più precise sul fabbisogno, i produttori e i distributori di elettricità possono calibrare la loro produzione riducendo al minimo gli sprechi. “Le nuove tecnologie hanno un potenziale enorme – dice il commissario ai Media, Viviane Reding – ancora non sfruttato, che può far risparmiare energia a tutta l’economia”.
E le iniziative, da questo punto di vista, possono essere molteplici. Ad esempio, possono essere utilizzati dei termometri sempre più precisi e affidabili, che consentano di monitorare meglio temperature e dispersioni, fino a ridurre del 17% il consumo energetico dei palazzi. Anche i sistemi di ultima generazione per le misurazioni nel settore dei trasporti, possono consentire una diminuzione del 27% delle emissioni di gas nocivi. Quindi, basandosi sui dati forniti dalla Commissione Ue, risultati da numerose prove, in molti Stati membri i sistemi intelligenti di misurazione possono aiutare a ridurre il consumo di energia del 10%.

Crisi, la Cgil sposa la cura verde “Subito 350mila nuovi posti”

Friday, February 6th, 2009

La Cgil sposa la ricetta del new deal verde per uscire dalla crisi economica e si allea con Legambiente per lanciare un grande piano di interventi in grado di stimolare la ripresa, creare nuovi posti di lavoro (almeno 350 mila, solo per cominciare), favorire l’innovazione e risanare l’ambiente. Il pacchetto di stimoli “rossoverde” è stato presentato oggi nella sede nazionale del sindacato dal segretario confederale Paola Agnello Modica e dal presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza. Una scommessa sulla quale la Cgil crede molto, tanto che inizialmente all’iniziativa avrebbe dovuto partecipare il numero uno Guglielmo Epifani, costretto poi a volare a Bruxelles per impegni più urgenti.

Il ragionamento della Confederazione parte dal durissimo giudizio, condiviso da Legambiente, sulle scelte fatte sino ad oggi dal governo. All’estero, fanno notare le due organizzazioni, da Londra a Pechino, da Washington a Madrid, tutti i principali paesi investono miliardi a tre cifre, puntando decisamente all’innovazione tecnologica legata all’ambiente e al contrasto dei cambiamenti climatici. “Da noi invece ne sono stati annunciati appena 45, dei quali solo 5 sono risorse fresche, mentre le altre sono già programmate da tempo”, sottolineano.

A questo si aggiunge il fatto che, secondo il sindacato, palazzo Chigi ha puntato “a rompere la coesione sociale, scegliendo di far pagare l’onere della crisi ai lavoratori”. Linea confermata, secondo Agnello Modica, dalle indicazioni che arrivano sugli incentivi auto. “A leggere i giornali - fa notare - c’è ben poco di cui rallegrarsi, manca completamente la questione degli investimenti nei nuovi motori e la salvaguardia degli stabilimenti”.


L’alternativa proposta da Cgil e Legambiente è fatta invece di “misure immediatamente cantierabili” che nell’immediato possono dare lavoro a 350 mila persone, “facendo scattare però un effetto volano in grado di creare molta più occupazione”. I settori su cui agire sono quattro: energia, edilizia, trasporti e sicurezza ambientale. Ma per farlo, stando all’analisi delle due organizzazioni, non c’è bisogno di risorse aggiuntive. Il primo strumento è cambiare l’ordine delle priorità. “E’ sufficiente privilegiare quegli interventi che hanno la capacità di abbattere gli sprechi sociali, ambientali ed economici prodotti dal nostro sistema produttivo”, sottolinea la proposta “rossoverde”. La seconda leva è “rilanciare la lotta spietata all’evasione fiscale”. Infine occorre “qualificare la spesa nella pubblica amministrazione, contrastando attivamente gli sprechi ad ogni livello”.

Cgil e Legambiente non sono entrate nel dettaglio dei possibili interventi, rimandando a un confronto annunciato per il 10 marzo con tutte le categorie produttive, da Confindustria, agli artigiani, agli agricoltori, nella speranza di coinvolgerle nel progetto. “E vero che Confindustria sulla vicenda del pacchetto europeo 20-20-20 ha fatto una battaglia di retroguardia, ma era una battaglia ideologica, mentre noi ci presentiamo con la forza della ragione”, sottolinea Cogliati Dezza. All’appuntamento del prossimo mese il sindacato si presenterà forte delle proposte specifiche elaborate in queste settimane dalle organizzazioni territoriali e di categoria.

Un esempio di come si può tenere insieme il circolo virtuoso del new deal verde, Agnello Modica lo ha voluto però anticipare. “In Italia - ricorda - esistono ancora 2 miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in amianto: sostituirle tutte con pannelli solari significherebbe creare occupazione, risparmiare sulle spese sanitarie future e contribuire a tagliare la bolletta energetica delle aziende. Ci guadagnerebbero tutti ed è una cosa che si può fare subito”.

Fonte: La Repubblica

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