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Rinnovabili boom nel 2009 coperti i consumi casalinghi

Monday, July 19th, 2010

Secondo l’ufficio studi della Confartigianato la produzione ‘verde’ è salita: lo scorso anno ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008. Puglia al top per l’elettricità da solare

ROMA - La produzione complessiva da fonti rinnovabili nel 2009 è giunta a coprire l’intero (100,6%) consumo di energia elettrica delle famiglie italiane. Secondo l’ufficio studi della Confartigianato, nonostante la crisi che ha abbattuto la produzione ‘tradizionale’ dell’8,3%, la produzione ‘verde’ è salita: nel 2009 l’energia elettrica da fonti rinnovabili ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008, arrivando a un livello di produzione di 69.330 gigawattora (i consumi delle famiglie ammontano a 68.924 gigawattora). Nel 2008, la produzione ‘verde’ copriva fino all’85% dei consumi casalinghi.

Spetta alla Puglia il primato della maggior produzione di elettricità da solare, seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. Ed è sempre la Puglia la regione che lo scorso anno ha incrementato di più la produzione da impianti fotovoltaici, con 72 gigawattora in più, pari ad oltre un terzo dell’intera crescita (37,3%), seguita dalla Lombardia e dal Piemonte. Ma anche a livello internazionale la Puglia la fa da padrone e si leva lo sfizio di battere la Cina per potenza di impianti solari installati: 161 mw contro i 160 cinesi.

E’ comunque l’Italia stessa ad occupare una posizione di primissimo piano sul fronte dei pannelli solari. Sulla base dei dati 2009 dell’European PhotoVoltaic Industry Association (Epia), il nostro Paese è il secondo mercato al mondo nel fotovoltaico con il 9,9% della potenza installata nell’anno, dietro alla Germania che da sola rappresenta il 51,6% del mercato mondiale.

In particolare il Mezzogiorno e il Centro-Nord ricoprono una posizione di rilievo nel mercato mondiale collocandosi, rispettivamente, al quarto e al sesto posto della classifica: i 422 Mw del Centro-Nord sono pari al 5,7% del mercato mondiale; i 289 Mw installati del Sud corrispondono al 3,9% e sono pari alla potenza installata in Francia, Spagna e Portogallo messi insieme.

Sempre secondo l’ufficio studi di Confartigianato, nel primo trimestre 2010 il settore delle imprese potenzialmente interessate alle fonti rinnovabili registra una crescita del 2,7%, più accentuata nel Mezzogiorno (+4,1%) e nel Centro (3,6%) mentre nel Nord la crescita è robusta ma con uno spunto minore (1,5%). Nel primi tre mesi in Italia vi sono poi 86.079 aziende (prevalentemente imprese di installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione) potenzialmente interessate dalle fonti rinnovabili, con una stima di 332.293 occupati e una dimensione media per impresa di 3,9 addetti

Fonte: Corriere della Sera

Il nucleare, una scelta ideologica

Sunday, June 20th, 2010
Le vere alternative al petrolio sono efficienza energetica, risparmio e fonti rinnovabili

La scelta del nucleare nel nostro paese non ha alcun senso.

Al di là del rischio ambientale e per la salute delle popolazioni, il nucleare costa troppo, non dà indipendenza e sicurezza energetica - l’uranio è una risorsa che entro qualche decennio finirà, le centrali costituiscono degli obiettivi “sensibili” per il terrorismo, con forti rischi per la popolazione e comunque la preventiva militarizzazione del territorio. Il nostro Paese aveva rinunciato al nucleare, per decisione popolare, con il referendum del 1987. Nelle recenti elezioni regionali, quasi tutti i candidati (e gli eletti) alla carica a Governatore hanno dichiarato di non volere il nucleare sul proprio territorio.
Appare quindi sempre più evidente che l’unica strada sostenibile in materia di energia sia quella del risparmio, dall’efficienza energetica e dal sempre più forte ricorso alle fonti rinnovabili e pulite.

Il nucleare è marginale a livello mondiale

Il contributo attuale al fabbisogno energetico mondiale fornito dal nucleare è in realtà solo del 2% e non lo sbandierato 5,9% di energia primaria: questo perché solo un terzo del contenuto energetico del combustibile fissile viene effettivamente sfruttato, in quanto convertito in energia elettrica, l’unica forma di energia che le centrali nucleari sono realmente in grado di sfruttare.

Il nucleare non migliora la sicurezza energetica e non riduce la dipendenza dal petrolio

L’Italia non possiede significative riserve di uranio e quindi sarebbe costretta ad importarlo da altri paesi. Peraltro il nucleare serve solo a produrre energia elettrica e non potrebbe sostituire il petrolio che è prioritariamente usato per i trasporti, per la produzione di manufatti plastici, per l’industria chimica.
L’Italia è il Paese europeo con maggior eccedenza di potenza elettrica istallata.

L’Italia ha una potenza elettrica installata che eccede largamente il picco di domanda, e nonostante questo ha in programma la realizzazione di un numero spropositato (ed inutile) di altre centrali, comprese quelle nucleari. Il fatto che durante le ore notturne importiamo energia elettrica dalla Francia risponde in primis alle esigenze di questo paese piuttosto che a quelle italiane: le centrali nucleari, infatti, non possono essere accese e spente a piacere, e la Francia, per garantire la stabilità del proprio sistema, di notte, si trova a dovere cedere sottocosto energia elettrica ai paesi confinati.

Il nucleare è una follia dal punto di vista economico

Quella nucleare è da sempre stata la più costosa delle fonti energetiche. L’impianto attualmente in costruzione in Finlandia ha già maturato tre anni di ritardo e la spesa prevista è già quasi raddoppiata arrivando a 5,3 miliardi di euro, ma non si sa ancora quale sarà il prezzo definitivo… Se la tecnologia nucleare si è sviluppata è stato solo grazie ai massicci finanziamenti governativi strettamente connessi alla corsa agli armamenti nucleari. Le promesse di diminuzione della bolletta elettrica sono quindi del tutto campate in aria.

L’uranio NON è una risorsa molto abbondante in natura

Se si pensasse di sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare, le riserve di uranio si esaurirebbero nel giro di pochissimi anni. Di fatto già oggi la produzione d’uranio è inferiore al reale fabbisogno degli impianti in esercizio.

Il problema della gestione delle scorie non è stato risolto

L’energia nucleare, nel suo ciclo di produzione inevitabilmente origina delle scorie radioattive la cui gestione costituisce di fatto il più grave dei problemi non risolti connessi a tale tecnologia.

Non è vero che le nuove centrali sono sicure

Gli impianti nucleari sono sempre stati accompagnati da una lunga lista di incidenti, generalmente tenuti nascosti o sottostimati. Gli stessi impianti di nuova costruzione (tipo EPR) prevedono l’impiego di un combustibile maggiormente arricchito che comporterà una più elevata presenza dei prodotti di fissione (fortemente radioattivi). Queste scorie, anche perché sviluppano più calore, saranno ancora più difficili da gestire. Il nucleare di IV Generazione poi, nell’improbabile ipotesi che un lontano domani sia realizzato, non sarà affatto esente da rischi.

“Il ritorno al Nucleare? Una scelta strategicamente sbagliata”, articolo di Vincenzo Balzani (Università di Bologna) >>

DIECI DOMANDE E RISPOSTE SUL NUCLEARE >>

fonte : WWF

Gli italiani vogliono più eolico Mancano regole e informazioni

Wednesday, June 16th, 2010

Oltre l’80% appoggia l’utilizzo dell’energia alternativa anche come fonte occupazionale. Nella “giornata del Vento” gli ambientalisti chiedono trasparenza  e integrazione nel paesaggio di ANTONIO CIANCIULLO

Otto italiani su 10 vogliono che il vento muova l’energia. E’ molto larga la maggioranza a favore dell’eolico che si profila dalla ricerca dell’Ispo presentata oggi da Renato Mannheimer. L’87 per cento degli intervistati ritiene che l’energia eolica possa giocare un ruolo positivo nello sviluppo economico del paese facendo da volano per l’economia locale grazie all’aumento dell’occupazione. Una convinzione che poggia sui numeri : nel solo primo semestre del 2010 il settore eolico ha impiegato circa 1.000 addetti in più rispetto allo scorso anno arrivando a 25.530 occupati, di cui 7.460 diretti, con una crescita dell’occupazione del 4,5 per cento nonostante la crisi.
Sono alcuni dei dati presentati in occasione del Wind day, la giornata mondiale del vento promossa dall’Ewea, l’associazione europea dell’energia eolica e dal Gwec, il Global Wind Energy Council in tutta Europa. “Con il Wind day vogliamo ribadire l’importanza dell’utilizzo delle fonti rinnovabili come una delle chiavi per contribuire a risolvere la crisi economica e climatica”, ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente. “Per andare avanti, però, è fondamentale aprire un confronto sulle regole, in modo da garantire trasparenza, legalità e integrazione dell’eolico nel paesaggio. Sono sette anni che aspettiamo queste regole, un ulteriore ritardo sarebbe francamente inaccettabile”.

Dallo studio di Mannheimer  risulta che queste idee sono largamente diffuse. Il 60 per cento degli italiani è convinto che l’eolico sia importante non solo a livello locale per gli effetti sull’occupazione ma per il suo ruolo strategico perché, a differenza di altri settori energetici, permette di puntare su una fonte che non dipende dall’estero e che, per 3 italiani su 4, non è soggetta a crisi economiche e politiche.

Gli italiani sono dunque pronti alla sfida dell’eolico: l’83per cento vorrebbe un maggior uso delle fonti di energia eolica da parte del suo fornitore. Gli italiani chiedono più informazione in questo settore (82 per cento) ma risultano promossi per quel che riguarda la conoscenza del meccanismo di incentivazione pubblica che va a premiare l’energia elettrica effettivamente prodotta e distribuita attraverso gli impianti esistenti e non la costruzione di nuovi aerogeneratori.

Proprio il sistema dei certificati verdi è però uno dei punti caldi della polemica. Il taglio deciso dal governo ha suscitato un coro di proteste che vanno da Confindustria a Federutility. Secondo l’Anev (Associazione nazionale energia del vento) le ripercussioni di questo voltafaccia, in mancanza di una correzione dell’ultima ora, sarebbero pesanti: il default finanziario di 4,5 miliardi di investimenti per impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili già in esercizio (più 2,8 miliardi previsti nei prossimi due anni); la perdita di 25.000 posti di lavoro attuali e la mancata crescita nei prossimi due anni di ulteriori 20.000; gravi danni energetici, ambientali. L’industria italiana delle rinnovabili si fermerebbe mentre gli altri paesi vanno avanti: si aprirebbe un’altra stagione di dipendenza energetica.

Fonte: La Repubblica

La Regione Toscana approva la mozione pro-rinnovabili

Tuesday, June 15th, 2010

Tornare sui propri passi in nome della sostenibilità e della Green Economy. La regione Toscana approva la Mozione dei Verdi/Federazione di Sinistra per il rinnovo del conto energia e per istituire nuovamente le detrazioni Irpef del 55% per le ristrutturazioni volte al risparmio energetico

(Rinnovabili.it) – La Toscana si schiera a favore del rinnovo dei due provvedimenti a sostegno delle energie rinnovabili realizzati dal governo Prodi: rinnovare il conto energia ed istituire le detrazioni Irpef del 55% per le ristrutturazioni degli edifici con risparmio energetico. Nell’odierna seduta del Consiglio Regionale della Toscana la mozione dei Verdi/Federazione della Sinistra è stata quindi approvata. “Dalla Toscana un messaggio forte e chiaro a Tremonti e al Governo Berlusconi – ha spiegato il Consigliere Mauro Romanelli, primo firmatario della mozione – siano emessi immediatamente i provvedimenti per il rinnovo delle detrazioni IRPEF per gli interventi di risparmio energetico e il Conto energia, senza tagli né restrizioni”, facendo leva sull’importanza di far in modo che la Green Economy non rimanga solo un concetto proprio attraverso il ristabilire provvedimenti che in passato hanno aumentato gli introiti dello stato incrementando il numero dei posti di lavoro e migliorando la condizione economica generale.
“In questi anni migliaia di cittadini hanno utilizzato le agevolazioni fiscali del 55% per realizzare importanti lavori di risparmio energetico nella propria abitazione (doppi vetri, coibentazione, pannelli solari termici, sostituzione vecchie caldaie): tutto ciò, oltre ad una consistente riduzione della CO2 immessa in atmosfera, ha messo in moto un’economia virtuosa con oltre seicentomila interventi sul territorio nazionale tra il 2007 e il 2009” – proseguono Mauro Romanelli, Monica Sgherri e Paolo Marini, i tre firmatari della Mozione sottolineando come, nonostante la crisi economica, nel 2009 il fotovoltaico italiano abbia registrato una rilevante crescita sul mercato interno segnato dall’aumento degli impianti e da una produzione energetica triplicata che ha portato l’Italia vicina agli obiettivi ambientali Ue.
“Infine – concludono i firmatari – se il presente sono il vento e il sole, il futuro è anche il mare, che offre l’energia delle onde, la forza mare motrice e le correnti, un settore in cui occorre fare molta ricerca e su cui la Regione Toscana dovrà impegnarsi nei prossimi anni”.
“Per questo, nella nostra Mozione abbiamo inserito anche una richiesta alla Giunta Toscana di rafforzare e accelerare le politiche di applicazione del Piano Energetico Regionale e di implementarlo prevedendo anche il contributo dell’energia maremotrice, che attualmente in tale piano non è prevista” hanno concluso Romanelli, Sgherri e Marini.

Fonte: La Repubblica

Energia. Studio: Italia, nel 2030 frenata consumi,boom rinnovabili

Saturday, May 8th, 2010

Fondazione Sviluppo sostenibile: nucleare non servirà

 - Dopo la crisi, la crescita dei consumi elettrici sarà rallentata e le rinnovabili potrebbero produrre nel 2030 dal 39 al 45% dell’elettricità consumata. In questi scenari, viste le nuove centrali convenzionali in costruzione e già progettate, non c’è spazio di domanda aggiuntiva per nuove grandi centrali nucleari almeno fino al 2030. Questo quanto rileva il rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, “Scenari elettrici post crisi al 2020 e 2030″ che è stato presentato oggi. Il rapporto prende in esame due scenari, uno virtuoso, blu, con un miglioramento di efficienza elettrica ed uno, grigio, di peggioramento dell’ efficienza elettrica. In entrambi gli scenari si ipotizza un forte aumento delle fonti rinnovabili che, mantenendo il trend di crescita in atto, raggiungerebbero nel 2020 la produzione di circa 107 miliardi di chilowattora e potrebbero poi superare 165 TWh nel 2030: dal 39% al 45% dell’elettricità consumata nel 2030 nei due diversi scenari considerati. Nello scenario blu, che il Rapporto reputa il più probabile, l’incremento dei consumi di elettricità sarebbe dimezzato rispetto al decennio precedente. Con questo scenario si ritornerebbe ai consumi elettrici pre-crisi (del 2007) solo nel 2020. Nello scenario blu migliorerebbe l’efficienza energetica del pil ( da 261 chilowattora ogni mille euro di Pil nel 2010, a 240 nel 2030), vi sarebbe una riduzione della produzione di elettricità da combustibili fossili e le emissioni di CO2 si ridurrebbero, rispetto al 2005, del 20% nel 2020 e del 26,7% nel 2030. In questo scenario servirebbero centrali elettriche con una potenza totale di 70,6 GW nel 2020 e 77 GW nel 2030 : ve ne sono già funzionanti per 76 GW, con quelle nuove in costruzione vi potrebbe essere un eccesso di capacità produttiva di elettricità delle ulteriori nuove centrali già progettate e in fase avanzata di autorizzazione,la cui costruzione dovrà essere prevedibilmente, rinviata. Nello scenario “grigio”, invece, si registrerebbe una crescita del consumo di elettricità significativo, ma comunque minore di quella del decennio pre-crisi, con un peggioramento dell’ efficienza elettrica del Pil. In questo scenario aumenterebbe la produzione di elettricità da combustibili fossili e le emissioni di CO2 diminuirebbero in modo insufficiente: nel 2020 del 10,3% rispetto al 2005, la metà rispetto agli obiettivi europei del 2020. Il fabbisogno di potenza elettrica al 2020 per fornire l’elettricità richiesta alla rete sarebbe di circa 76 GW che può essere soddisfatto con le centrali esistenti e con le nuove centrali termoelettriche convenzionali, per circa 5,2 GW, già in costruzione. Nel 2030 il fabbisogno di potenza elettrica sale a circa 87,6 GW: con l’aggiunta degli ulteriori impianti già autorizzati e non ancora in costruzione e quelli con progetti definiti ed in fase avanzata di autorizzazione, si potrà coprire tranquillamente il fabbisogno di potenza elettrica a quella data. In tutti e due gli scenari, sia miglioramento, sia di peggioramento dell’efficienza elettrica del Pil , dopo i cambiamenti in parte prodotti, in parte accelerati, dalla crisi, viste le nuove centrali convenzionali in costruzione o già in fase di autorizzazione e visto lo sviluppo delle rinnovabili, non c’è spazio per un forte aumento della potenza elettrica installata come quella di nuove centrali nucleari, almeno fino al 2030. Per il 2020 e per il decennio successivo, dice il Rapporto, invece del nucleare, per ridurre ulteriormente le emissioni di CO2, converrebbe sviluppare e applicare alle centrali a carbone la cattura e sequestro della CO2.

Fonte: La Stampa

Scaroni: «Il solare è l’energia del futuro, ma non con queste tecnologie»

Friday, May 7th, 2010

 L’energia solare è la rinnovabile del futuro. Ne è convinto l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, che ha inaugurato il 4 maggio al Mit di Boston il Solar Frontiers Center per promuove la ricerca sulle tecnologie solari avanzate attraverso progetti che spaziano dai nuovi materiali fotovoltaici alla produzione di idrogeno da energia solare. «Da questo progetto non ci aspettiamo risultati che impatteranno sui nostri conti economici nell’arco dei prossimi anni», ha precisato, «ma certamente il futuro è qui. Ci auguriamo che Eni possa giocare un ruolo importante nelle energie alternative che rimpiazzeranno il petrolio».

 

SOLARE - «Il petrolio un giorno finirà: non presto, ma in circa cento anni gli idrocarburi non giocheranno più lo stesso ruolo nella nostra vita», ha evidenziato Scaroni spiegando le ragioni che hanno spinto Eni a investire nella ricerca sulle tecnologie solari avanzate. «Alcuni anni fa abbiamo deciso di studiare le tecnologie del solare del futuro e abbiamo lanciato questa iniziativa insieme al Mit, iniziativa che sta andando molto bene», ha aggiunto Scaroni. «I risultati sono molto promettenti: se solo il 10% di quello che ho visto qui a Boston diventasse operativo, si potrebbe cambiare il mondo». Eni ritiene che l’energia solare sia la rinnovabile che darà il maggior contributo in futuro ma, ha detto Scaroni, «la tecnologia solare usata oggi in Europa sembra inefficiente e costosa, serve qualcosa di differente. Le rinnovabili che sono a disposizione oggi non sono la risposta per il futuro: è per questo che dobbiamo studiare e investire».

NUOVE TECNOLOGIE - L’amministratore delegato dell’Eni ha mostrato una cella solare su carta, piccola come il palmo di una mano. «Occorre puntare su progetti come questo, perché le rinnovabili di oggi non sono la risposta del futuro», ha insistito. «Noi non crediamo nelle tecnologie odierne ed è per questo che abbiamo preferito investire in ricerca piuttosto che in progetti». Tra i risultati più notevoli ottenuti finora dal team Eni-Mit, figurano proprio i dispositivi realizzati con materiali nuovi e con possibilità di applicazione completamente originali e in gran parte inesplorate. Per un loro possibile utilizzo commerciali, ha avvertito Scaroni, bisognerà aspettare ancora qualche anno.

 

PROGETTI - L’alleanza con il Mit ha una durata quinquennale e comporta per Eni un investimento di 50 milioni di dollari. La collaborazione siglata nel febbraio del 2008 tra Eni e il Mit, si legge in una nota di Eni, nei primi due anni ha prodotto numerosi risultati: dalla realizzazione della prima cella solare Mit ultraflessibile alla prima cella solare al mondo stampata su carta; dai progressi nella produzione di contatti metallici allo sviluppo di celle solari che imitano il processo fotosintetico.

Fonte: Corriere della Sera

Fotovoltaico sempre più efficiente: pronte celle solari sferiche

Sunday, April 4th, 2010

La forma permette di sfruttare la luce da tutte le direzioni

 

 - Celle fotovoltaiche di nuova concezione sono state sviluppate e proposte per la commercializzazione dalla società giapponese Kyosemi. Si tratta di mini-celle sferiche, del diametro di circa 1,8 millimetri, che promettono una maggiore efficienza e grande flessibilità d’uso rispetto alle celle convenzionali. La forma sferica permette infatti di sfruttare la luce proveniente da tutte le direzioni. In tal modo non solo viene efficacemente convertita anche la luce riflessa e quella diffusa, ma si riduce la necessità di posizionare con esattezza le celle rispetto alla radiazione solare o addirittura di prevedere sistemi di inseguimento del moto apparente del sole. Grazie alle piccole dimensioni le nuove celle - denominate Sphelar - possono essere accorpate in modo da costituire strutture di forme diverse, adatte alle più svariate esigenze. Possono essere utilizzate, ad esempio, per realizzare pannelli a forma di cupola, pannelli flessibili e pannelli semitrasparenti, anche in sostituzione dei vetri di finestre. Inoltre, secondo Kyosemi, il procedimento con cui sono realizzate ha un ridotto impatto ambientale: il silicio viene fuso e poi fatto cadere da un’altezza di 14 metri. Durante la caduta prende spontaneamente la forma sferica, come accade nelle gocce di pioggia, e si cristallizza grazie alle particolari condizioni create nell’ambiente. In questo modo si riducono al minimo gli sprechi di silicio (ad esempio non ci sono sfridi di taglio), l’impatto ambientale e, quindi, anche i costi. Copyright APCOM (c) 2008

Clima. Al via lunedì Settimana europea dell’energia sostenibile

Saturday, March 20th, 2010

Tema dell’evento: Eliminare la Co2 dal futuro dell’Europa

 

Roma, 19 mar. (Apcom-Nuova Energia) - Prende il via lunedì la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, l’evento culminante di un anno di sforzi da parte di oltre 1.200 organizzazioni e 10.000 persone che operano a favore della Campagna per l’energia sostenibile in Europa, dimostrando che sono possibili nuovi approcci alla produzione e al consumo energetico. L’edizione 2010 della Settimana (22-26 marzo) si concentrerà sull’obiettivo dell’eliminazione del carbonio dal futuro energetico dell’ Europa, evidenziando i progressi compiuti e le misure da intraprendere per ottenere prestazioni energetiche ancora più efficienti e un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili. Solo in Italia sono previsti 61 eventi. Le previsioni più recenti indicano che l’Europa è sulla buona strada per raggiungere e persino superare l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili (cioè una quota del 20% del consumo energetico nell’UE dovrà essere generata da fonti energetiche rinnovabili entro il 2020). 10 dei 27 Stati membri dell’Unione europea supereranno i loro obiettivi nazionali per l’energia rinnovabile entro il 2020, e enormi miglioramenti nell’ efficienza energetica sono facilmente realizzabili. Se oggi è dimostrato che la politica europea dell’energia pulita funziona, molto altro resta da fare. I leader europei hanno riconosciuto che le azioni locali devono essere coordinate a livello UE per ottenere un elevato impatto territoriale e garantire un futuro energetico sostenibile per tutti. Questo sarà il tema centrale dell’edizione 2010 della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile. Tre anni di crescente successo della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile hanno fatto dell’evento il punto di riferimento per le questioni energetiche sostenibili in Europa. La Settimana è una delle iniziative che fanno capo alla Campagna europea per l’energia sostenibile, avviata dalla Commissione europea. L’evento nasce nel 2005 con un dibattito interno sull’energia sostenibile a Bruxelles, e nel 2009 circa 35.500 persone hanno partecipato a 148 eventi; l’edizione di quest’anno conterà oltre 300 eventi in tutta Europa. La Settimana Europea dell’Energia Sostenibile è l’unico evento di questo tipo e di queste dimensioni al mondo. Copyright APCOM (c) 2008

L’era verde è già iniziata

Wednesday, March 3rd, 2010
Il Nobel Clark: con il solare e l’eolico si stanno trasformando milioni di case
GABRIELE BECCARIA
pannelli solariTORINO
L’era dell’energia verde è tra noi, anche se tanti non se ne sono accorti e l’Europa e la Cina stanno facendo meglio del «verde» Barack Obama. Interrogate un guru delle tecnologie pulite, il Nobel Woodrow Clark, e molti luoghi comuni sul pianeta che annaspa si incrinano.Woodrow Clark, oggi sarà a Torino per un’attesa lezione sul «Futuro dell’economia». Dopo troppe promesse cresce lo scetticismo sulla «green economy». Che cosa risponde?
«La prossima economia sarà segnata dalla fuga dai combustibili fossili, petrolio, gas e carbone. Qualcuno invoca il “carbone pulito”, ma è un ossimoro: i termini sono in contraddizione. E poi c’è chi discute di “nucleare pulito” e tuttavia nessuno ha risolto il problema delle scorie radioattive. Ecco perché ci vogliono le nuove fonti energetiche e l’unica possibilità sono le risorse naturali: sole, vento, geotermia, fiumi, oceani. E ci sono già tutte».

In realtà non è facile sfruttarle, altrimenti sarebbero più diffuse: non è così?
«Dato che già esistono, la domanda è un’altra: quando e come inizierà la “green economy”? Il mio amico economista Jeremy Rifkin risponde che è iniziata da almeno un decennio, in Europa, Italia compresa, e all’avanguardia ci sono Germania e Paesi scandinavi. Sono esempi di quelli che Rifkin definisce la “terza rivoluzione industriale”, anche se io preferisco chiamarla “rivoluzione sostenibile” ed è significativo che sia in corso anche in Giappone e Corea del Sud, mentre si sta affacciando la Cina».

Lei dimentica che Pechino è nella lista nera dei mega-inquinatori.
«La Cina sta diventando molto attenta a questa rivoluzione e un motivo è contenuto nel rapporto del dipartimento dell’Energia Usa: restano 60 anni di petrolio e 62 di gas, mentre per il carbone si sale a 216, ma, come ho detto, non potrà mai essere pulito. E sorprendente è che anche per l’uranio non si vada oltre 60 anni: se molte nazioni vogliono spendere miliardi per nuovi impianti nucleari, si indebiteranno senza speranza. Questi sono i conti e questa è l’economia!».

Eppure la maggior parte dell’opinione pubblica non è consapevole di questa metamorfosi: perché?
«Anche se molti non l’hanno notata, sta avvenendo. Un esempio è il Piemonte, regione che conosco bene: ho insegnato al Politecnico di Torino e lì ho contribuito alla nascita di una società per la produzione di celle a idrogeno».

Tanti europei, però, invidiano l’America: Barack Obama è il leader che più di ogni altro si impegna nelle energie rinnovabili: perché non l’ha citato?
«Il Presidente va nella giusta direzione, ma, sfortunatamente, molti suoi consiglieri provengono dall’era Clinton e si concentrano sui temi della conservazione e dell’efficienza. Il problema è che così perdono di vista il punto».

E qual è il punto?
«Possiamo spegnere luce e tv, ma l’high tech richiede sempre più energia, a cominciare dai computer di nuova generazione e dal wireless. E quindi è necessario produrre più elettricità e dobbiamo farlo con le rinnovabili: non ci possono essere dubbi! Peccato che questa necessità non sia in cima all’agenda di Obama. Si tratta di un terribile errore».

Spieghi allora la sua strategia.
«Al Gore l’ha indicata nell’ultimo libro, “Our choice”, con il concetto di “utility scale”. Le rinnovabili devono entrare ovunque, a qualunque livello: case, shopping center, edifici pubblici, comunità intere».

Si fa presto a dire rinnovabili: qual è la più promettente?
«Non dobbiamo concentrarci solo su una e non hanno senso le dispute tipo “solare contro eolico”. Ci dev’essere un mix, un’integrazione tra risorse diverse e differenti tecnologie, capaci anche di immagazzinare l’energia e distribuirla nei momenti di picco».

I critici sostengono che non abbiamo le tecnologie adeguate.
«Forse ci vorrà un anno o ce ne vorranno venticinque, ma succederà come con i cellulari: oggi sono dappertutto e in più sono gratuiti. Ciò che si paga è solo il servizio. Vedremo lo stesso con il solare e l’eolico e con i sistemi che si stanno integrando sempre di più in case e uffici. Non possiamo più considerarli delle “aggiunte”, ma sono parti integranti come i muri o le finestre. Ed è grazie a questo intreccio di energia “locale” ed energia delle grandi reti che gli individui diventeranno più indipendenti, spenderanno meno e rispetteranno l’ambiente».

Che cosa può fare ciascuno di noi per contribuire all’affermazione della «green economy»?
«Inquinare meno, riciclando il più possibile, e chiedere che le fonti rinnovabili siano installate dappertutto, a cominciare dalla nostra casa e dal nostro parcheggio. E poi dobbiamo pretendere dai politici programmi adeguati e decisioni rapide».

L’APPUNTAMENTO A TORINO
La lezione
«Il futuro dell’economia: per una rivoluzione industriale sostenibile»: è il titolo della «Lectio magistralis» che il Premio Nobel per la pace, l’americano Woodrow Clark, terrà oggi al Teatro Regio di Torino alle 18.30. L’evento fa parte di un ciclo di «lezioni aperte» tenute da grandi personaggi internazionali in occasione di Biennale Democrazia.
Con Al Gore
Sostenitore delle energie rinnovabili, Clark è un consulente specializzato sui problemi delle comunità sostenibili. Nel 2007 ha ricevuto il Nobel insieme con Al Gore e i colleghi dell’Ipcc, il Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici, per il lavoro svolto nel «Capitolo 2» su finanza ed economia e nel «Capitolo 3» sugli aspetti legali.

Fonte: La Stampa

Arriva l’edificio bioclimatico a forma di uovo

Wednesday, January 13th, 2010
La forma ellittica sfrutta le risorse ambientali attraverso l’orientamento
ROMA
Vivere all’interno di un uovo. Un nuovo “edificio bioclimatico”, biocompatibile a basso consumo energetico che sfrutta le risorse ambientali attraverso l’orientamento e la forma della struttura. “L’uovo di struzzo con gli occhi di mosca”. È questo il nome dell’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Magistretti dello studio di progettazione “Archingegno” di Milano che opera nel settore delle energie rinnovabili occupandosi in modo particolare della ricerca tipologica di manufatti edilizi ecologicamente compatibili ed energeticamente autosufficienti.Un progetto che osserva i fenomeni naturali e i criteri seguiti dalla natura (nella sua complessità del mondo vegetale ed animale), traendo da questi gli insegnamenti per un equilibrio simbiotico tra uomo e ambiente costruito. Ma come nasce l’idea di costruire un edificio a forma di uovo di struzzo? «Non si tratta di eclettismo. L’uovo è una forma quasi perfetta perché genera la vita ed è, quindi, l’elemento placebo che può garantire certi standard qualitativi» spiega Magistretti.Ma non solo. Questa forma «è la più contenitiva per la dispersione termica». Un edificio a sezione ellittica, infatti, presenta le migliori caratteristiche per conservare il calore d’inverno e rimanere fresco d’estate. Questa convinzione si basa sul fatto che un edificio di questo tipo combina il massimo volume utile con la minima superficie esterna e offre la minima resistenza aerodinamica ai venti.

Inoltre, essendo l’involucro esterno strutturato con una maglia esagonale contenente un’ampia superficie vetrata, si è pensato di risolvere il problema della filtrazione dei raggi solari e della regolazione dell’intensità luminosa, con un altrettanto singolare sistema di difesa congegnato a somiglianza dell’occhio di mosca.

Le caratteristiche di questo organo prevedono un doppio sistema di filtrazione e regolazione della luce, compatibile con una maglia strutturale. Assimilato alle superfici vetrate, si prevedono due esagoni concentrici funzionanti a doppio schermo, che permettono di selezionare, nelle stagioni e nelle diverse ore del giorno, i raggi di incidenza dell’energia solare. Questo sistema, come spiega l’ideatore del progetto, permette di mantenere il calore nelle ore notturne «con uno sfasamento di 6-8 ore».

A complemento dei sistemi passivi (relativi alla captazione e alla schermatura dell’energia solare) e del fotovoltaico, in sommità dell’edificio, è stata inserita una pala eolica ad asse verticale installata alla sommità del condotto di ventilazione naturale. Nel considerare l’efficienza edificio-impianto, inoltre, si è pensato di installare un impianto che utilizzi l’energia geotermica del terreno circostante l’edificio, per rispondere integralmente alla necessità di energia termica e ottenere il comfort ideale in tutto l’edificio.

La funzione fondamentale dell’involucro, dunque, è quella di mediare le condizioni climatiche esterne, mentre gli impianti di riscaldamento e condizionamento (realizzati senza utilizzo di fonti energetiche di origine fossile), non vengono più considerati indispensabili per mantenere le condizioni di confort interne, ma come “ausiliari”, cioè necessari solo quando l’edificio in sé non è più in grado di garantire il benessere interno.

Un edificio che si colloca «all’interno di un microclima decisamente diverso dai normali contesti urbani» grazie alla presenza di un laghetto, e dei passaggi pedonali interamente immersi nel verde. Inoltre, «è prevista anche una protezione a nord dell’edificio che permette ai venti e più in generale al clima di influire il meno possibile». E i lampioni? Anche quelli sono stati pensati per garantire il massimo comfort. È previsto, infatti, un sistema di lampioni specchio, che nel periodo invernale «permette di portare il sole anche a nord».

Si tratta in sostanza di un progetto «altamente qualitativo» che permette un saldo tra l’energia consumata e quella prodotta dall’edificio assimilabile tra le migliori categorie, attestandosi su un valore inferiore ai 30 kWh per metroquardo all’anno. Ma costruire una struttura di questo tipo significa anche spendere di più? «Il costo si stabilisce in funzione delle scelte e dei dettagli» sottolinea Magistretti. Ma orientativamente si calcola «il 20% in più rispetto ad una struttura tradizionale certificata con la stessa categoria». Un investimento che per Magistretti può essere ammortizzato nell’arco di 5 anni.

«Non esistono in Europa, e forse neanche nel mondo, progetti di questo tipo». Purtroppo «ancora non è stato realizzato. In Italia poi si va avanti a ritmi troppo lenti. A mio avviso l’importanza di questo progetto ancora non è stata capita» aggiunge Magistretti. E conclude: «Stiamo cercando di capire come salvare la terra ma bisogna uscire dalla logica della speculazione territoriale per entrare in una nuova ottica. E questo lavoro ne è la sintesi».

Fonte: La Stampa

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