Posts Tagged ‘CO2’

Il respiro del Pianeta ci aiuterà a capire il clima

Wednesday, July 7th, 2010

Due importanti ricerche tedesche, pubblicate su Science e cui hanno collaborato anche centri studi italiani, hanno esplorato il rapporto tra il clima della Terra e il ciclo del carbonio. Per la prima volta misurato il livello di anidride carbonica globale assorbito dalle piante: 123 mld di tonnellate di LUIGI BIGNAMI

Uno degli elementi fondamentali delle variazioni climatiche del pianeta riguarda l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera da parte dell’uomo. Essa infatti, aumentando in quantità, incrementa l’effetto serra. Da quando si sono iniziate le ricerche che riguardano questo argomento si è cercato di comprendere quanto gas venisse o meno catturato dalle piante nei loro processi di fotosintesi e respirazione che assorbono e restituiscono l’anidride carbonica all’atmosfera. Ora due importanti ricerche internazionali potranno cambiare il modo con il quale gli scienziati dovranno approcciarsi alla relazione che esiste tra il clima della Terra e il ciclo del carbonio.

Le ricerche, che sono state pubblicate su Science e alle quali l’Italia ha partecipato con il Centro di ricerche europeo di Ispra e le università di Milano Bicocca, Bolzano e la Tuscia di Viterbo, hanno esplorato il rapporto tra la fotosintesi globale e la respirazione del mondo vegetale, in altre parole il modo con il quale il pianeta respira. Questo permetterà di migliorare enormemente i modelli tradizionali che legano le variazioni climatiche planetarie e il carbonio.

Christian Beer del Max Planck Insitute for Biogeochemistry di Jena (Germania) ha studiato quella che viene chiamata la “produzione lorda primaria” della Terra, che rappresenta la quantità totale di anidride carbonica che ogni anno le piante respirano attraverso la fotosintesi. La ricerca ha portato alla conclusione che le piante inalano annualmente circa 123 miliardi di tonnellate di tale gas-serra. L’assorbimento di anidride carbonica è senza dubbio più pronunciato nelle foreste tropicali del pianeta, le quali sono responsabili della sottrazione di ben il 34% del gas presente nell’atmosfera. Le savane sottraggono invece il 26% dell’anidride carbonica, nonostante esse occupino una superficie del pianeta che è circa il doppio rispetto alle foreste tropicali.

Miguel Mahecha, dello stesso Istituto tedesco, ha risolto poi un’altra questione cruciale: come la temperatura agisce sulla quantità di anidride carbonica che viene nuovamente immessa nell’atmosfera dalle piante con la respirazione. Lo studioso ha scoperto che le variazioni della temperatura a breve termine sulla respirazione delle piante sono simili in tutto il pianeta e che il rapporto tra la temperatura dell’aria a livello globale e la presenza di anidride carbonica che trattiene il calore prodotto dalla combustione di combustibili fossili è stato sopravvalutato da molte ricerche e deve essere rivalutato. La sensibilità dei diversi ecosistemi suggerisce infatti una meno pronunciata relazione a breve termine tra clima e carbonio immesso nell’atmosfera. La ricerca sostiene che oltre alla temperatura vi sono altri elementi che influenzano i rapporti con il clima, come le trasformazioni del carbonio nel suolo e la disponibilità di acqua.

“Comprendere gli elementi che controllano il ciclo del carbonio dei vari ecosistemi terrestri è molto importante in quanto l’umanità usufruisce di molti ecosistemi che sfruttano il legno e le fibre delle piante. Inoltre c’è da tener conto delle conseguenze delle emissioni di biossido di carbonio dovute alla combustione dei combustibili fossili”, ha spiegato Beer.  

Nelle loro ricerche gli scienziati hanno fatto un grande uso dei dati provenienti da Fluxnet, un’iniziativa internazionale che da oltre 10 anni monitora gli scambi di anidride carbonica tra gli ecosistemi terrestri e l’atmosfera. In futuro, i due studi dovrebbero permettere di ottenere previsioni più precise su come il riscaldamento del clima terrestre influenzerà lo scambio di carbonio tra i nostri ecosistemi e l’atmosfera e viceversa.

Fonte: La Repubblica

L’era glaciale interrotta dall’aumento della CO2. Il merito va agli oceani?

Thursday, June 10th, 2010

Rilasciando il quantitativo di CO2 stoccata nelle profondità gli oceani potrebbero dar vita ad un aumento impressionante della temperatura globale. Probabilmente fu così che accade 18mila anni fa, quando l’era glaciale ebbe fine

(Rinnovabili.it) – L’anidride carbonica può essere stata una delle cause che hanno condotto alla fine della glaciazione? Un team di scienziati dell’Università di Cambridge ha rilevato una delle possibili fonti di emissioni di CO2 che 18mila anni fa potrebbe aver contribuito all’era glaciale: un giacimento del gas racchiuso nelle profondità oceaniche avrebbe improvvisamente rilasciato il proprio contenuto ponendo fine al “grande freddo” in conseguenza all’aumento dell’effetto serra.
Analizzando i sedimenti prelevati dal fondo del mare nel tratto compreso tra l’Antartide e il Sud Africa, il professor Skinner ha ipotizzato che circa 20mila anni fa l’anidride carbonica disciolta nelle acque profonde che circondano l’Antartide fosse più ‘al sicuro’ rispetto ad oggi, ossia non venisse facilmente rilasciata in atmosfera.
“Se le profondità marine si comportassero oggi come allora questo fenomeno potrebbe spiegare in che modo il mare riusciva a trattenere l’anidride carbonica”, ha riferito l’esperto.
Risulta inoltre che negli ultimi due milioni di anni sul Pianeta si sono alternate ere glaciali e periodi più caldi interglaciali determinati dalle variazioni dell’orbita terrestre intorno al sole e causando l’aumento o la diminuzione della CO2 in atmosfera secondo meccanismi tutt’ora sconosciuti. Gli oceani meridionali sono ancora un importante centro di attività dove il biossido viene catturato dalla superficie delle acque prima di essere rilasciato in atmosfera evitandone così la dispersione. Secondo questa teoria inoltre il trasferimento di diossido di carbonio registrato durante la fase finale dell’era glaciale risulta maggiore rispetto ad ogni altra epoca, portando conseguenze anche nella variazione delle correnti oceaniche e della loro portata.

Fonte: La Repubblica

Calcola quanta Co2 produci e scopri come puoi risparmiare

Sunday, April 11th, 2010
Ciascuno di noi emette ogni giorno anidride carbonica con i consumi alimentari, casalinghi e gli spostamenti. Ecco come tagliare alcuni sprechi di cui neanche ci si accorge e riuscire in un solo colpo a dare una mano al pianeta e al portafoglio

Qual è il nostro impatto sull’ambiente e come è possibile unire l’attenzione per l’ecosistema e il risparmio casalingo? La diffusione di una nuova sensibilità ambientale può essere l’occasione di tagliare alcuni sprechi di cui neanche ci si accorge e riuscire in un solo colpo a dare una mano al pianeta e a limitare le spese mensili.

Una delle tecniche più usate per capire qual è il nostro impatto sull’ambiente è il calcolo dell’impronta di Co2, che converte ogni nostro consumo nella quantità di gas serra che emettiamo. Per capire a quanto corrisponde questa impronta esistono diversi “calcolatori” online, tra cui quello di Repubblica-Wwf e quello di Azzera Co2, società che opera nel settore del risparmio energetico e tra i cui soci c’è anche Legambiente. Secondo i calcoli del Wwf, ogni italiano emette annualmente quasi 10 mila chili di co2 attraverso quattro categorie principali di consumi: casalinghi, alimentari, legati ai viaggi e ai beni di consumo.

Alimentari. Circa un quinto del nostro impatto ambientale è legato a quello che mangiamo. Essere più attenti all’origine e alla conservazione del proprio pasto è il modo migliore per ridurre gli sprechi. Per capire come fare il Wwf ha lanciato sul suo sito la campagna “Carrello della spesa virtuale”. Quando è possibile il consumatore dovrebbe rivolgersi ai prodotti di stagione, biologici e locali, con un occhio attento alla voluminosità dell’imballaggio (magari usando delle buste di tela per trasportare la spesa). A dare una mano possono essere inoltre le esperienze ormai diffuse anche in Italia, come quella dei Gruppi di acquisto solidale e i Farmer market o l’acquisto di detersivi sfusi che permettono di riutilizzare il contenitore. Anche tra i fornelli si può risparmiare, preferendo il microonde al forno tradizionale.

Viaggi. Non è sempre possibile scegliere come muoversi o viaggiare, ma il mezzo di trasporto influisce pesantemente sulla nostra impronta verde. Per gli spostamenti in città è sempre meglio preferire i mezzi pubblici o la bici.

In alcuni comuni si può anche optare per bike sharing e auto sharing per abbattere i costi di manutenzione; se non abitate in quei comuni potete sempre organizzare coi vicini dei servizi di car-pooling (tutti insieme in macchina in poche parole). Per i lunghi tragitti è sempre preferibile il treno all’aereo.

Beni di consumo e casalinghi. Elettrodomestici e gadget che ci aiutano tutti i giorni sono una gran comodità, ma è nei piccoli gesti quotidiani che si nascondono gli sprechi più inattesi. Prima di pensare all’acquisto di un televisore o di un frigo è importante informarsi sulla sua classe energetica. Per avere delle complete recensioni di carattere energetico si possono consultare alcune fonti come le EuroTopTen del Wwf o le EcoTopTen lanciate di recente da Legambiente. La scelta del modello più adatto non è però sufficiente, serve anche sapere come utilizzarlo.

Abbiate sempre cura di spegnere tutte le apparecchiature che possono essere spente (quindi non il frigo), evitando di lasciarle in stand-by: la semplice lucina rossa dei televisori nell’arco di un anno può far bruciare decine di euro di elettricità in bolletta. Meglio acquistare apparecchiature che hanno il tasto di spegnimento (alcuni televisori ne sono infatti privi) oppure ricorrere a ciabatte con interruttori; ricordatevi di staccare i cellulari e gli altri congegni a batteria dai caricatori una volta completata la ricarica (per allungare la durata delle batterie seguite questa semplice guida). Lavatrici e lavastoviglie meglio se a pieno carico e basse temperature; sciacquoni con doppio tasto per limitare l’uso di acqua nei servizi; non esagerate con i riscaldamenti e i condizionamenti e limitate le temperature a un massimo di 20 gradi in inverno e a un minimo di 28 gradi di estate. Una particolare attenzione la merita poi l’uso del pc e di internet: se avete un router wifi ricordatevi di spegnerlo quando non lo utilizzate (vale anche per stampanti e scanner), e collegate l’hardware a una ciabatta con interruttore, visto che anche quando tutto sembra spento c’è in realtà in atto un processo di alimentazione. Preferire i file digitali ai beni reali (una pagina web rispetto a un giornale di carta o un mp3 invece di un cd) è un altro modo per aiutare

Fonte: Kataweb

SPECCHI SPAZIO E FINTI ALBERI,BIZZARRIE ANTI CO2

Wednesday, March 24th, 2010

Il surriscaldamento globale sta lentamente distruggendo la Terra e il suo ecosistema, per questa ragione da sempre equipe di scienziati hanno cercato il modo di mettere un freno a questo processo. Le idee sono molte, tra innovazioni tecnologiche e proposte biocompatibili, ma a volte i progetti sfidano la logica comune. E per questo il sito ‘Mother Nature network’ ha stilato una lista delle otto (piu’ una) idee piu’ stravaganti che negli ultimi anni sono state proposte dagli scienziati di tutto il mondo. Nella lista delle ‘bizzarrie’ anti CO2 c’e’ in primo luogo quella del glaciologo Jason Box che, per salvare i ghiacci della Groenlandia, propone di coprire la superficie del Paese con delle coperte bianche per aumentare la sua riflettivita’. In questo modo, afferma lo scienziato, il processo di riscaldamento globale che, aumenta sempre piu’ la velocita’ con cui i ghiacci si sciolgono, potrebbe rallentare permettendo alla Terra di non perdere una delle superficie riflettenti piu’ importanti come la Groenlandia. Ma c’e’ anche chi propone, per dare vita a degli ’squadroni’ di plancton, i micro organismi marini che assorbono anidride carbonica e producono ossigeno, di creare attraverso delle pompe delle correnti marine che immettano nell’oceano Pacifico agenti nutritivi. A volte sembra quasi che gli scienziati abbiano in mente precisi dettagli di film fantascientifici, come gli enormi specchi da ’sparare’ nello spazio, in sostanza degli scudi giganteschi che riescano a riflettere il 2% della luce solare. Ma anche ‘bombe-albero’ che creano delle foreste disperdendo sul terreno, dopo essere stare sparate dagli aerei, piantine e semi e ‘tecno-alberi’ che dai bordi delle autostrade aiutino ad assorbire l’anidride carbonica dall’aria, ’succhiando’ il gas di scarico dei veicoli di passaggio. Altri scienziati, con uno spirito piu’ fiabesco che cartesiano, propongono addirittura navi ’spruzza - nuvole’ e ‘vulcani da giardino’. La prima idea e’ quella di riflettere la luce solare attraverso nuvole bianche a basse quota create utilizzando sofisticate imbarcazioni che spruzzano in aria l’acqua marina. La seconda, invece, proposta nel libro ”SuperFreakonomics”, suggerisce di imitare le eruzioni vulcaniche creando con palloncini all’elio e biossido di zolfo, dell’anidride solforosa. Un gas che ha il potere di bloccare la luce del sole e quindi garantire un certo raffreddamento del pianeta. Nella lista compare anche chi cerca di invertire il processo di surriscaldamento intervenendo perfino sugli animali e su quello che mangiano, aggiungendo aglio nell’alimentazione del bestiame. Questo piccolo accorgimento permetterebbe, secondo alcuni scienziati, di uccidere i batteri che producono metano nello stomaco creando un letame meno tossico all’ambiente. Insomma, anche se gli accorgimenti a volte sembrano assurdi e quasi fantascientifici, il campanello d’allarme della salute del Pianeta e’ suonato da tempo. Per questa ragione, come ricorda ‘Mother Nature network’, l’idea piu’ bizzara e senza senso di tutte, per bloccare il processo, e’ quella di mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di nulla. ”Se le persone continueranno ad ignorare quello che sta succedendo nemmeno la bioingegneria e la creativita’ delle menti piu’ illustri del pianeta ci potranno salvare”.
Fonte: Ansa.it

Clima. Al via lunedì Settimana europea dell’energia sostenibile

Saturday, March 20th, 2010

Tema dell’evento: Eliminare la Co2 dal futuro dell’Europa

 

Roma, 19 mar. (Apcom-Nuova Energia) - Prende il via lunedì la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, l’evento culminante di un anno di sforzi da parte di oltre 1.200 organizzazioni e 10.000 persone che operano a favore della Campagna per l’energia sostenibile in Europa, dimostrando che sono possibili nuovi approcci alla produzione e al consumo energetico. L’edizione 2010 della Settimana (22-26 marzo) si concentrerà sull’obiettivo dell’eliminazione del carbonio dal futuro energetico dell’ Europa, evidenziando i progressi compiuti e le misure da intraprendere per ottenere prestazioni energetiche ancora più efficienti e un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili. Solo in Italia sono previsti 61 eventi. Le previsioni più recenti indicano che l’Europa è sulla buona strada per raggiungere e persino superare l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili (cioè una quota del 20% del consumo energetico nell’UE dovrà essere generata da fonti energetiche rinnovabili entro il 2020). 10 dei 27 Stati membri dell’Unione europea supereranno i loro obiettivi nazionali per l’energia rinnovabile entro il 2020, e enormi miglioramenti nell’ efficienza energetica sono facilmente realizzabili. Se oggi è dimostrato che la politica europea dell’energia pulita funziona, molto altro resta da fare. I leader europei hanno riconosciuto che le azioni locali devono essere coordinate a livello UE per ottenere un elevato impatto territoriale e garantire un futuro energetico sostenibile per tutti. Questo sarà il tema centrale dell’edizione 2010 della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile. Tre anni di crescente successo della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile hanno fatto dell’evento il punto di riferimento per le questioni energetiche sostenibili in Europa. La Settimana è una delle iniziative che fanno capo alla Campagna europea per l’energia sostenibile, avviata dalla Commissione europea. L’evento nasce nel 2005 con un dibattito interno sull’energia sostenibile a Bruxelles, e nel 2009 circa 35.500 persone hanno partecipato a 148 eventi; l’edizione di quest’anno conterà oltre 300 eventi in tutta Europa. La Settimana Europea dell’Energia Sostenibile è l’unico evento di questo tipo e di queste dimensioni al mondo. Copyright APCOM (c) 2008

La Provincia di Teramo e il Patto dei Sindaci

Thursday, March 18th, 2010

Quarantasette sindaci della Provincia abruzzese hanno sottoscritto il patto europeo per la riduzione delle emissioni di CO2 e l’incremento delle fonti rinnovabili nel territorio locale.

(Rinnovabili.it) – In occasione della EUSEW 2008, la seconda edizione della settimana europea dell’energia sostenibile, la Comunità europea lanciò il progetto Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), al fine di indirizzare le città europee verso la sostenibilità energetica ed ambientale, in accordo con gli obiettivi che l’UE si è posta di raggiungere entro il 2020: ridurre i gas effetto serra, incrementare l’efficienze energetica e la produzione di energia da fonti alternative nella famosa formula del 20-20-20. Ogni comune è quindi libero di aderire volontariamente al progetto, programmando un Piano d’Azione atto al raggiungimento degli obiettivi sopra citati. A tale scopo le città aderenti potranno servirsi degli “Elementi guida”, stilati dalla Commissione Europea in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, oltre che rivolgersi al Centro Comune di ricerca (CCR/JRC, Ispra –Va) della Commissione europea, che fornirà un contributo tecnico-scientifico nella realizzazione dei Piani d’Azione a tutti i soggetti interessati. Dalle 28 città italiane aderenti al momento della presentazione del progetto, avvenuto a Bruxelles il 10 febbraio 2009, si è passati a 239 comuni attualmente coinvolti, con l’ultima adesione in ordine temporale proveniente da 47 comuni del teramese. L’impegno ufficiale è stato sottoscritto ieri dai Sindaci della Provincia di Teramo, anche se la firma ufficiale risale al 13 marzo scorso, in presenza del rappresentante europeo, Pedro Ballesteros Torres, responsabile della Direzione Energia e Trasporti della commissione Europea nonché responsabile del progetto Patto dei Sindaci, e ai Sindaci baby in rappresentanza dei diritti delle future generazioni. Ciascun comune dovrà quindi impegnarsi nella stesura e adozione dei Piani d’azione, affiancati dalla Provincia accreditata come “struttura tecnica di supporto” dall’UE, fornendo supporto, coordinamento e collaborazione tecnica ai municipi sottoscriventi. L’assessore all’Ambiente, Francesco Marconi, lo considera un “punto di partenza verso un traguardo ambizioso ma ampiamente alla nostra portata”.

Falsi i dati sulle emissioni di C02 Le auto in realtà inquinano di più

Tuesday, February 23rd, 2010

Le case automobilistiche non dicono il vero sulle emissioni di C02. Questa la sconcertante realtà dell’inchiesta appena pubblicata da Auto Motor und Sport, la più grande rivista di settore d’Europa. Una denuncia forte, ma in qualche modo scontata considerando il fatto che tutte, o quasi, le dichiarazioni sui consumi medi sono false. Dopo la famosa inchiesta di Autobild e quella di Quattroruote venne infatti dimostrato che in fatto di consumi ci sono differenze abissali fra quelli reali e quelli dichiarati: si va dal 17 al 47% in più. Ma non è solo una questione di inchieste: on line abbiamo ormai migliaia di testimonianze dei nostro lettori che denunciano come le proprie vetture (divise per marca e modello) non rispettino i consumi dichiarati. Un gigantesco blog interattivo dove i messaggi dei nostri lettori valgono più di mille discorsi.

Detto questo, visto che le emissioni sono legate anche ai consumi era facile immaginare che anche in fatto di C02 ci potesse essere qualcosa di “strano”. Ma si trattava solo di supposizioni, appunto. Ora invece abbiamo una prima prova che testimonia come perfino le auto più virtuose in fatto di ambiente poi tanto virtuose non siano…

I dati della tabella che pubblichiamo parlano da soli, ma  -  se possibile  -  il fatto che le case automobilistiche barino sui dati di emissioni è ancora più fastidioso. E già perché mentre con i consumi chiunque si può rendere conto che i dati dichiarai sono pressoché impossibili da replicare su strada, con la C02 queste è impossibile. Insomma, bisogna fidarsi…

Il problema di tutto questo è il solito. Ossia la metodologia seguita per i test: la legge - in vigore in ben 50 Paesi - prevede infatti che i consumi e le emissioni di C02 per tragitti in città e su strada siano calcolati simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi si misura il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari.

Condizioni inesistenti. Anche perché le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi in realtà non in vendita.

Dite la vostra, come venir fuori da questa farsa?

Via la foresta, largo alle piante per biocarburanti, ma la CO2 non cala

Tuesday, February 9th, 2010

Meno alberi, più CO2, anche se la deforestazione serve a far spazio a campi per coltivare soia e canna da zucchero, con i quali realizzare biocarburanti che emettono un po’ meno anidride carbonica di quelli tradizionalii

(Rinnovabili.it) – “E’ la somma che fa il totale”. Lo diceva anni fa Totò e ancora oggi ha ragione. Questa volta parliamo del ciclo di produzione di biocarburanti. Dalla creazione dello spazio necessario (deforestazione), alla coltivazione di piantagioni da cui estrarre biocarburanti, all’utilizzo di questi da parte di automobili che poi producono emissioni meno ricche di CO2 dei carburanti tradizionali.
Ma il risparmio di CO2 che si ottiene con questo processo è minore o maggiore della quantità di CO2 che assorbivano tutti gli alberi che sono stati tagliati per far spazio alle piantagioni di vegetali che permettono di produrre biocarburanti?
Sembrerebbe di no. E allora tutto questo processo a che serve? Evidentemente le tecnologie eco-compatibili non sempre lo sono davvero.
Lo afferma uno studio tedesco pubblicato da Pnas, che conferma la già cattiva nomea di bioetanolo e biodiesel. Infatti, secondo una simulazione effettuata in ambito foresta amazzonica, il saldo del processo sopra descritto è negativo nella produzione di CO2, con un recupero previsto in addirittura oltre 200 anni.
Secondo la ricerca, che si è avvalsa di un modello matematico, sulle previsioni di crescita in Brasile delle coltivazioni per biocarburanti, si perderebbero quasi 120mila kmq. di foresta per far spazio alle coltivazioni di soia per il biodiesel e canna da zucchero per il bioetanolo. Tra la riduzione della CO2 con l’uso dei carburanti verdi e il mancato assorbimento della stessa, a causa della riduzione del polmone verde della Terra, gli scienziati hanno scoperto che il saldo é molto negativo. Per cominciare a risparmiare gas serra con questo sistema occorrerebbe attendere oltre duecento anni.
“Invece di sottrarre spazio alla foresta – conclude lo studio, la cui prima firma è di David Lapola dell’Università tedesca di Kassel – bisognerebbe aumentare la resa delle coltivazioni già esistenti, e utilizzare l’olio di palma, che ha una maggiore efficienza energetica, invece degli altri prodotti”.

I frigoriferi dei supermercati inquinano come le borse di plastica

Wednesday, February 3rd, 2010
I composti per la refrigerazione danno il 30% delle emissioni dei supermercati
Banco frigo di un supermercatoROMA
I gas utilizzati nei frigoriferi e nei freezer dei supermercati sono pericolosi per il clima e l’ambiente quanto le borse di plastica, secondo uno studio del gruppo ambientalista britannico Environmental Investigation Agency.I composti chimici rilasciati dai sistemi di refrigerazione contano per il 30% delle emissioni dirette dei supermercati, ma solo lo 0,5% dei negozi britannici hanno installato apparecchiature più verdi, si legge nel rapporto, eloquentemente intitolato “Chilling Facts”(Fatti Agghiaccianti). Tra l’altro la ricerca, svolta tra le varie catene di supermercati britannici, se la prende con la catena “etica” Co-operative Group, che si classifica al livello peggiore tra i grandi gruppi.

La Eia ha avuto difficoltà a far crescere la consapevolezza del problema. «I frigoriferi non sono sexy» spiega al quotidiano The Guardian Fionnuala Walravens, portavoce del gruppo ambientalista. «L’impatto ambientale della refrigerazione dei supermercati è un grosso problema, poco capito… Molto più grave di quello delle borse di plastica gratis».

La Eia è preoccupata dell’utilizzo generalizzato degli idroflourocarboni (Hfc) come gas refrigeranti. I supermercati sono i maggiori emettitori industriali di Hfc, introdotti in tutta fretta negli anni Novanta come alternativa più sicura ai Cfc, clorofluorocarboni e agli Hcfc, idroclorofluorocarboni, responsabili del buco dell’ozono. Gli Hfc non danneggiano lo strato d’ozono, ma hanno un forte potenziale di riscaldamento climatico.

Una tonnellata di questi gas ha un effetto riscaldante pari a 3.900 tonnellate di Co2 su un periodo di 100 anni. E le normali perdite di gas che si verificano con l’uso e la manutenzione dei frigoriferi equivale a un miliardo di viaggi in auto al supermercato.

Ci sono alternative meno dannose agli Hfc, già adottati in Svezia, Danimarca e dalle grandi multinazionali come McDonalds e Coca-Cola. Ma i supermercati sono ancora indietro e l’Eia chiede loro di rinunciare agli Hfc entro il 2015 e di rimpiazzarli con altri composti meno dannosi, come la CO2 e l’ammoniaca.

Fonte: la Stampa

WWF: a tavola bisogna fare la ‘dieta della CO2′

Tuesday, January 19th, 2010

In Gran Bretagna e in Italia in settore alimentare rappresenta uno dei più inquinanti. Il WWF in collaborazione con il FCRN invita ad adottare pratiche sostenibili che riducano l’impronta industriale ed individuale

(Rinnovabili.it) – Da un’indagine condotta da WWF UK in collaborazione con Food Climate Research Network (FCRN) è emerso che le emissioni derivanti dal settore alimentare rappresentano il 30% dell’impronta nazionale di CO2. Il fattore di maggiore incidenza sembra essere il cambio di destinazione d’uso dei terreni, caratterizzato soprattutto dal fenomeno della deforestazione, causa di un’alta percentuale di emissioni di gas serra: ogni anno vengono distrutti oltre 12mila Km quadrati di foreste, equivalenti a metà della superficie totale dell’Inghilterra, proprio per la necessità di coltivare aree sempre più estese, parte delle quali messe a pascolo.
A seguito dei dati raccolti entrambe le associazioni hanno deciso di lanciare un appello affinchè il sistema alimentare venga modificato e reso meno distruttivo oltre che meno inquinante, arrestando la deforestazione e le emissioni del settore agro-alimentare. A tal proposito il report “Quanto possiamo scendere: una valutazione delle emissioni di gas serra provenienti dal sistema alimentare del Regno Unito per una riduzione entro il 2050” analizza una serie di scenari possibili qualora non si dovesse far nulla per modificare il sistema suggerendo la possibilità di utilizzare energie pulite nella catena produttiva alimentare e razionalizzando i consumi.
In linea con il rispetto degli obiettivi volti al mantenimento dell’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi le emissioni del settore alimentare dovrebbero esse tagliate del 70% entro il 2050, mirando a modificare anche i modelli di consumo dei cittadini.
Mark Discroll, responsabile del programma One Planet Food del WWF UK ha dichiarato: “L’impatto globale della nostra dieta sui cambiamenti climatici è davvero impressionante, il Report lo dimostra. Sembra che il target di taglio delle emissioni del 70% entro il 2050 sia un obiettivo apparentemente impossibile, ma non è così. Dobbiamo smettere di rimuginare su questi temi e avviare il cambiamento – sia in termini di tecnologie sia di abitudini individuali e collettive” ha dichiarato Mark Discroll.
Per quanto riguarda il caso italiano, analizzato dal team guidato dal professor Riccardo Valentini dell’Università della Tuscia e dalla prof.ssa Simona Castaldi della II Università di Napoli, la produzione degli alimenti nella nostra penisola risulta pari al 19% delle emissioni totali di gas serra, pari a 104 milioni di tonnellate di CO2 equivalente di cui il 45% prodotto dalla fase agricola, il 19% dai trasporti necessari per la distribuzione delle merci, il 18% dagli allevamenti e il 13% dal Packaging.
Sono state infine calcolate le emissioni derivanti dal consumo: ogni cittadino emette circa 1778 Kg di CO2 equivalente ogni anno, per questo il WWf ha già da tempo avviato campagne di sensibilizzazione, come ad esempio il Carrello della Spesa volte alla sensibilizzazione dei cittadini, oltre che dei produttori.

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