Posts Tagged ‘Clima’

El Niño sempre più forte

Tuesday, August 31st, 2010

Il fenomeno climatico, responsabile di inondazioni e siccità in varie parti del globo, si sposta e acquista forza. Gli esperti: “Messi in discussione tutti i modelli metereologici elaborati negli ultimi dieci anni” di LUIGI BIGNAMI

ANCHE El Niño, uno dei più imponente fenomeni della natura che interessa il nostro pianeta, sta cambiando aspetto, forse a causa dei mutamenti climatici in atto. Lo ha scoperto la Nasa che tiene sotto controllo le sue apparizioni con i satelliti ambientali, l’ultima delle quali è terminata all’inizio del 2010.

El Niño, ricordiamolo, conosciuto anche con la sigla ENSO, da El Niño-Southern Oscillation, è un fenomeno climatico periodico che si verifica nell’Oceano Pacifico con una media di cinque anni.  Generalmente esso si manifestava con un riscaldamento delle correnti dell’Oceano Pacifico centro-orientale e, contemporaneamente, con cambiamenti di pressione atmosferica nel Pacifico centro-occidentale. Il fenomeno è spesso causa di inondazioni soprattutto lungo le aree occidentali dell’America meridionale a causa delle abbondanti piogge che il fenomeno porta con sé, e siccità in Australia e aree vicine.

L’elemento principale che rende diverso El Niño di questi ultimi anni rispetto a quello di decenni or sono è il fatto che le sue acque più calde si sono spostate nel cuore dell’Oceano Pacifico, anziché ad oriente. Ciò potrebbe avere importanti implicazioni nelle ricadute climatiche di lungo periodo non solo sulle aree che circondano il più grande oceano della Terra, ma sull’intero pianeta.

Spiega Tong Lee, del Jet Propulsion Laboratory della Nasa: “Dal 1982 teniamo sotto controllo la temperatura dell’intero oceano e abbiamo scoperto che durante le ultime manifestazioni l’intensità di El Niño è raddoppiata nel Pacifico centrale e ciò è stato particolarmente significativo durante l’ultimo evento, quello del 2009-2010″. Ciò dovrebbe spiegare perché in questi ultimi anni lungo la fascia tropicale dell’Oceano Pacifico si è verificato un aumento della temperatura delle acque superficiali che è particolarmente evidente subito dopo il passaggio di un evento di El Niño. “Questo ci fa dire che l’aumento delle temperature dell’oceano siano più da attribuire all’intensificarsi del fenomeno piuttosto che al riscaldamento globale in atto. In ogni caso ciò che rende El Niño diverso dal passato potrebbe essere proprio il riscaldamento della temperatura del pianeta”, continua Lee.
In altre parole: l’oceano si riscalda per un El Niño diverso e non per il riscaldamento globale, ma ciò che rende El Niño più vigoroso nel cuore dell’oceano è l’aumento della temperatura terrestre.

Ma perché tutto questo è importante? “Perché  - spiega il ricercatore - è diverso proiettare nel futuro le condizioni atmosferiche, ossia il clima di una regione, se si ha un aumento della temperatura nell’oceano centrale piuttosto che orientale. E la diversità non è di poco conto”. Se questo andamento continuerà nel prossimo futuro, secondo i ricercatori, si dovranno cambiare le proiezioni climatiche dei prossimi anni, in quanto esse vennero realizzate negli Anni Novanta tenendo conto che El Niño sarebbe rimasto quello che era durante i decenni precedenti.

Fonte: La Repubblica

Clima, il supermonsone che minaccia l’Europa

Wednesday, August 11th, 2010

Laria calda africana incontra quella fredda atlantica. Ormai strutturali episodi che prima erano eccezionali. Così sta cambiando la mappa del meteo di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l’Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale.

E così dall’Ibimet, l’istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l’intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone.

“I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l’Europa non danno più l’idea di quello che succede realmente oggi”, spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell’istituto. “A molti l’uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. C’è l’umidità proveniente dall’Atlantico che si incanala dalla Gran Bretagna verso il Mediterraneo, dove trova l’onda calda che dai tropici si spinge sempre più lontano, sempre più vicino ai Poli. E c’è il contrasto tra questi due flussi, tra il mare di aria calda africana e la corrente di aria fredda atlantica: la massa di aria calda prima sale e poi si condensa, trasformandosi in piogge violente. Negli ultimi 15 anni ci sono stati tre episodi alluvionali sull’Europa centrale come quello che stiamo vivendo in questi giorni. E’ un fenomeno recente collegato all’anomalia termica su scala globale: fino a pochi anni fa la spinta calda non arrivava così lontano con questa forza”.

Se nella traiettoria verso nord ovest l’alito rovente del mutamento climatico si scontra con il mondo freddo e umido dell’Atlantico provocando valanghe di acqua, sul lato opposto, dove intercetta la corrente in risalita verso nord est, non trova opposizione e così il calore del Sahara può arrivare indisturbato fino alla steppa e incendiarla. Alluvioni e siccità, come aveva previsto l’Ipcc, la task force dei climatologi dell’Onu, convivono e traggono forza dalla stessa radice: la caldaia del pianeta, alimentata dall’anidride carbonica emessa dalle ciminiere e dalle foreste tagliate, fa salire la pressione spostando i confini del caldo, spingendo il deserto verso l’Europa.

“L’energia in gioco cresce sempre più velocemente perché i gas serra sono una coperta termica che trattiene il calore”, continua Maracchi. “Questo calore viene assorbito dal mare e scambiato con l’atmosfera: quest’anno le acque del Mediterraneo hanno viaggiato su valori 6 gradi sopra la media. Un’anomalia che innesca altre anomalie, anche anomalie che ci toccano da vicino. In Italia fino agli anni Novanta avevamo un’intensità di piogge che arrivava a 40 millimetri nell’arco di due o tre ore. Oggi siamo a 80 - 100 millimetri, con punte sempre più frequenti che superano i 250 millimetri: una cascata d’acqua che basta niente a trasformare in alluvione”.

Questo quadro si è andato delineando negli ultimi due decenni, quelli che hanno registrato una crescita della temperatura senza precedenti nella storia delle meteorologia e destinata ad accelerare ulteriormente in assenza di contro misure. Cioè dei piani operativi per il rilancio dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili su cui non è stato trovato un accordo al vertice Onu di Copenaghen dello scorso dicembre. Fino a ieri anche le quotazioni della prossima conferenza sul clima, quella di Cancun, erano basse perché l’intesa politica non si profila. Ma certo il muro di acqua che ha affondato l’Europa centrale, i 15 milioni di sfollati in Pakistan e il fuoco che assedia le centrali nucleari in Russia rendono difficile continuare a ignorare l’urgenza della battaglia contro il caos climatico.
Fonte: La Repubblica

Caldo e fiamme, Russia in ginocchio

Tuesday, August 10th, 2010
Ancora timori per i siti nucleari,
dichiarato lo stato d’emergenza
per un impianto negli Urali.
Gli esperti: record da 1000 anni
MOSCA
Oltre 300 decessi al giorno, con un bilancio che finora avrebbe superato le 5.000 vittime nella sola Mosca: per la prima volta un’autorità sanitaria, quella della capitale, ammette che in città è raddoppiato il tasso di mortalità, a causa di quella che il capo del servizio meteo federale Aleksandr Frolov ha definito apocalitticamente «la peggior canicola russa in mille anni».

Il caldo tropicale non dà tregua, e neppure la fitta nube di fumo tossico causata dagli incendi di foreste e torbiere nella Russia europea. Ora a Mosca c’è anche il timore di epidemie, in particolare del colera, ma il sindaco Iuri Luzhkov si rifiuta di proclamare lo stato di emergenza. È stato costretto a farlo invece il capo dell’ amministrazione di Ozersk, sugli Urali, per evitare che le fiamme arrivino al centro di trattamento e stoccaggio dei rifiuti nucleari di Maiak: nel 1957 fu teatro di una delle maggiori catastrofi dell’Urss, per la fuoriuscita accidentale di rifiuti nucleari liquidi che aveva interessato 260 mila persone e richiesto l’evacuazione di più località della zona.

Sotto controllo, invece, altre due strutture nucleari minacciate nei giorni scorsi dagli incendi: il centro di ricerca di Sarov, 500 km a est di Mosca, e quello di Snezhinsk, nella regione di Celiabinsk. Ma il dato più allarmante è quello del raddoppio dei decessi nella capitale, nonostante le «perplessità» del ministro della salute Tatiana Golikova sulle «stime non ufficiali», annunciate però con tanto di conferenza stampa dal capo del dipartimento sanitario dell’amministrazione della capitale, Andrei Seltovski. «Il tasso di mortalità a Mosca è raddoppiato recentemente», ha dichiarato, parlando di obitori quasi pieni e confermando le indiscrezioni filtrate dall’ufficio anagrafe, secondo cui in luglio sono stati registrati 14.340 decessi, ossia 4.824 in più rispetto al luglio precedente: la differenza equivarrebbe al bilancio delle vittime del caldo.

«Normalmente, a Mosca muoiono 360-380 persone al giorno, mentre attualmente sono circa 700», ha riferito Seltsovski: oltre 300 decessi in più, da spalmare su oltre un mese di caldo torrido, aggravato nell’ultima settimana dalla nube di fumo nocivo. Si tratterebbe di una silenziosa ecatombe, sulla quale ora incombe anche il rischio epidemie. «Temiamo l’importazione del colera dal sud est dell’Asia, dal Pakistan, dove la situazione non è buona», ha spiegato il capo medico-sanitario Ghennadi Onishenko. I servizi sanitari, ha aggiunto, hanno «rafforzato il controllo delle malattie infettive» a causa di alcuni segnali, come il moltiplicarsi di casi di gastroenterite acuta e il deterioramento della qualità dell’aria in 52 delle 83 regioni russe. Per evitare questa «catastrofe umanitaria e sanitaria», ma anche «tecnologica», i difensori dei diritti dell’uomo hanno scritto una lettera aperta al leader del Cremlino Dmitri Medvedev perchè chieda d’urgenza l’aiuto straniero. «È evidente che il Paese non ha abbastanza mezzi per lottare contro il fuoco», denunciano i firmatari, tra cui la presidente del gruppo di Helsinki Liudmila Alexeieva e dall’ex dissidente Serghiei Kovaliov. E ricordano che «il ministero delle situazioni di emergenza manca radicalmente di equipaggiamento, disponendo solo di quattro bombardieri anti-incendio mentre gli Usa e il Canada ne possiedono circa 200».

La carenza di mezzi, compresi quelli più elementari, è sotto gli occhi di tutti, anche in tv. E pure il sistema ospedaliero mostra le prime crepe, sommerso da migliaia di chiamate e ricoveri (+20% secondo i media): ambulanze senza aria condizionata con medici che svengono o costretti a comprare l’acqua per rinfrescare i pazienti. Gli aeroporti restano in tilt: 63 mila i voli cancellati da venerdì scorso in tutta la Russia europea. Chi può, prende un aereo e va in vacanza, gli altri moscoviti si ingegnano per trovare il conforto dell’aria condizionata: c’è chi dorme in hotel, chi in ufficio e chi addirittura in auto. Le partorienti, invece, arrivano in ospedale con il ventilatore.

Fonte: La Stampa

Alluvioni in centro Europa

Sunday, August 8th, 2010

Le forti piogge nelle ultime 48 ore hanno provocato esondazioni di fiumi. Le vittime in Germania, sud-ovest della Polonia, nord della Repubblica ceca e Lituania. Sospeso il traffico ferroviario. Evacuazioni in molte zone a rischio

PRAGA - Almeno 15 persone hanno perso la vita nelle ultime 48 ore per le inondazioni che hanno colpito la Germania, il sud-ovest della Polonia e il nord della Repubblica Ceca e la Lituania. Le piogge torrenziali provocate dalla burrasca “Viola” hanno infatti causato la rottura degli argini in molti fiumi e obblicato all’evacuazione almeno 1.400 persone in Germania meridionale.

Nella regione tedesca della Sassonia, il fiume Neisse è aumentato rapidamente di livello dopo la rottura di una diga in Polonia, è cresciuto di quattro metri in meno di tre ore, allagando varie zone della località di Gorlitz. La scorsa notte, la protezione civile ha fatto allontanare più di 2mila persone nella località di Zittau tramite imbarcazioni gonfiabili. Un po’ più a nord e di fronte alla crescita del fiume Neisse, nel suo cammino verso l’Oder, sono state evacuate 280 abitanti in un’istituzione per invalidi a Rothenburg. Il livello delle acque stamane era di 7 metri al livello di Gorlitz (record dal 1912), dove di solito la media è di circa 1,7 metri. Nella vicina Polonia, le acque hanno praticamente inondato tutto il villaggio di Botatynia, 18mila abitanti, uccidendo una persona. Minaccia di allagamento anche a Zgorzelec, così come per altre località minori alla frontiera con la Sassonia. Le piogge torrenziali della burrusca “Viola” hanno obbligato a sospendere il traffico ferroviario tra la Germania e la vicina repubblica Ceca, per la crescita del fiume Elba.

Cinque le vittime nella Repubblica ceca, quattro in Lituania, tre in Germania, tre in Polonia. Le tre vittime tedesche sono una coppia di anziani coniugi e un loro vicino annegati in un’abitazione della regione di Harz, in una cantina rimasta allagata per la pioggia a Neukirchen, nel sud-est della Germania, dove avevano cercato riparo. Erano scesi nel sotterraneo dell’abitazione, ma sono rimasti intrappolati dall’acqua che saliva rapidamente di livello. In Repubblica ceca un uomo è annegato in un torrente. Migliaia di persone sono state evacuate nella regione di Liberec, 100 km a nord di Praga.  La caduta di alberi e il crollo di strutture, provocati anche dal forte vento, hanno fatto quattro morti in Lituania, oltre a parecchi feriti, con migliaia di persone rimaste senza corrente elettrica. Una ragazza di 22 anni ha perso la vita nel sud del Paese dopo che un albero si è abbattuto sulla sua tenda.
Fonte: La Repubblica

Un blocco di ghiaccio di 260 chilometri quadrati si è staccato dalla Groenlandia

Saturday, August 7th, 2010

Ha le dimensioni di Manhattan e potrebbe alimentare i rubinetti di tutta l’America per due anni

EMERGENZE CLIMATICHE

Un blocco di ghiaccio di 260 chilometri quadrati si è staccato dalla Groenlandia

Ha le dimensioni di Manhattan e potrebbe alimentare i rubinetti di tutta l’America per due anni

MILANO - Un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dalla costa nord-occidentale della Groenlandia e si sta spostando verso sud, lungo lo Stretto di Nares. Il blocco di ghiaccio è di circa 260 chilometri quadrati (le dimensioni di Manhattan) ed è il più grande mai staccatosi dalla Groenlandia dal 1962, quando un’isola grande circa il doppio di quella attuale si staccò dalla Groenlandia e tuttora si trova nello stretto di Nares. Il nuovo blocco, invece, si trova ora nel mezzo dello stretto che divide la Groenlandia dal Canada, a circa mille chilometri a sud del Polo Nord tra la Groenlandia e il Canada. Gli scienziati americani e canadesi che hanno osservato il fenomeno grazie alle immagini satellitari - riporta la Bbc online - avevano previsto la “frattura” del Petermann Glacier, (un migliaio di chilometri a sud del Polo Nord). Le immagini trasmesse dal satellite hanno rilevato che in una remota area a 81 gradi di latitudine nord il ghiacciaio Petermann, attaccato alla Groenlandia ma fluttuante nel mare, ha perso la sua parte terminale, la pisottile, per un tratto di una ventina di chilometri. Si è formata così una piatta isola galleggiante (troppo grande per essere definita un iceberg) tra Groenlandia e Canada. Secondo gli scienziati americani, se la nuova isola si sciogliesse potrebbe alimentare i rubinetti degli Stati Uniti lasciati ininterrottamente aperti per circa due anni. Andreas Muenchow, professore di oceanografia alla Delaware University, ha detto che non si può sapere con certezza se la nuova isola sia una conseguenza dei mutamenti climatici. Non è nemmeno chiaro che cosa accadrà all’enorme ghiacciaio galleggiante. Potrebbe sciogliersi progressivamente o spezzarsi in blocchi più piccoli che potrebbero anche finire per creare ostacoli alla navigazione.

Fonte: Corriere della Sera

 

 

 

 

Il bestiario della rovente estate 2010

Tuesday, July 20th, 2010
Il clima ha messo in difficoltà gli uomini e ancora di più gli animali, vittime della nostra follia
MARIO TOZZI
Un’estate torrida come non se ne registravano da 130 anni ha messo in difficoltà gli uomini, ma ha anche visto come protagonisti animali non umani che non ci rassegniamo a considerare compagni di viaggio - con pari dignità - in questa avventura della biosfera. Quando ci imbattiamo negli animali non umani, incorriamo inevitabilmente in una serie di errori etologici dovuti all’improvvida supponenza di ritenerci più intelligenti, sensibili e importanti di tutti gli altri. L’estate del 2010 ne è la prova provata.B come Balene
Animali straordinari, talmente simili da comunicare con un’estensione di armoniche paragonabili solo a quelle create da Bach. Le torturiamo uccidendole in modo barbaro: come se una mucca al macello fosse costretta a correre infilzata da fiocine. Nell’anno della biodiversità la Commissione Internazionale Baleniera ha escluso la società civile e le Ong dalla discussione, non ha tenuto conto dei dati scientifici e ha fatto finta di non vedere il problema di quegli Stati (come il Giappone) che vogliono continuare il (lucroso) massacro nascondendolo sotto la scusa degli esperimenti scientifici. Il fallimento dei negoziati non ha permesso neppure di tutelare quelle balene minacciate direttamente di estinzione: vent’anni fa lo stop alla caccia commerciale, oggi l’ipocrisia della caccia per motivi scientifici (inspiegabili) che ha consentito già 33 mila uccisioni.

E come Elefanti
La notizia drammatica dell’uccisione di una nostra connazionale in Tanzania da parte di un branco di elefanti non può far passare sotto silenzio che i proboscidati sono ancora in grave pericolo in tutto il mondo, tanto che si pensa di riaprirne la caccia per l’avorio delle zanne. E impone di sottolineare che parliamo di animali straordinariamente intelligenti e sensibili, non di un «branco assassino», come pure si è letto. Gli elefanti festeggiano le nascite e si riconoscono a distanza di anni; piangono le morti e si difendono collettivamente, tanto che erano gli ultimi animali a cadere nelle arene dei romani. Una proboscide è molto di più di una mano, è un pezzo di cervello: diecimila muscoli e un milione di nervi per un prodigio biologico ineguagliato. Se un branco di elefanti carica c’è sempre una ragione (bio)logica.

M come meduse
«Ma come, non ci lasciano fare il bagno? Ma non si sa nemmeno se sono animali, fatti tutti di acqua, e dov’è la testa, dove sono gli occhi?» I celenterati sono su questo pianeta da almeno 500 milioni di anni, gli uomini da poco più di 200 mila: il motivo di un successo evolutivo così clamoroso sta anche nel lasciarsi andare alle correnti marine, protette da una capacità urticante che salva loro la vita. Se proliferano a dismisura dipende dal fatto che noi uomini stiamo sterminando i loro naturali predatori e dal cambiamento climatico che stiamo favorendo.

O come orso (Dino)
Proprio mentre era in corso la Conferenza nazionale sulla Biodiversità a Roma, le autorità locali pensarono di togliere la liberà all’orso bruno, specie simbolo dell’intero arco alpino, che conta appena una trentina di esemplari, reintrodotti da pochi anni. Il tutto considerando che l’orso Dino non aveva dimostrato seri segni di pericolosità, ma un atteggiamento normale per la specie. Eppure esiste un Protocollo del Pacobace (Piano di Azione per la Conservazione dell’orso bruno sulle Alpi Centro-Orientali), redatto in base alle indicazioni scientifiche, e sottoscritto anche dalla Regione Veneto, che prevede la cattura solo come misura estrema. La possibilità di espandersi sul territorio per una grande specie come l’orso è l’unica possibilità che ha di sopravvivere. Gli strumenti per creare la convivenza con l’uomo ci sono e hanno già dimostrato di funzionare in diverse aree. Per tante comunità, come in Abruzzo, l’orso è diventato un simbolo su cui fondare attività economiche come il turismo. Perché a Dino un diverso trattamento?

P come polpo
Il polpo tedesco Paul (in realtà elbano d’origine) ha meravigliato il mondo intero per aver azzeccato i pronostici sulle partite dei Mondiali di calcio. Ma la vera meraviglia è l’intelligenza del polpo stesso. In una famosa esperienza, un polpo messo in un acquario si doveva conquistare il cibo mettendo dentro una vaschetta posta sul fondo una pallina rossa, scegliendola a confronto con una bianca. Dopo qualche tentativo il polpo comprende che si ottiene cibo con quella rossa e non sbaglia più. Viene poi posto un altro polpo in un acquario identico, proprio di fronte al primo. Il secondo polpo non ha bisogno nemmeno di provare: guarda cosa fa il primo e lo imita alla perfezione. Ci piace pensare che entrambi abbiano svitato i coperchi degli acquari e se ne siano andati verso mare alla fine della giornata. Questi sono gli animali inferiori che sbatacchiamo sugli scogli prima di farli arrosto: magari pensateci un attimo la prossima volta

Giornate torride in arrivo: venerdì 40 gradi nel Centro-sud

Thursday, July 15th, 2010

 Se vi siete lamentati per il caldo degli ultimi giorni, i prossimi saranno peggio. Le temperature sono infatti destinate a salire ancora, soprattutto nel centro-sud, attestandosi venerdì intorno ai 40 gradi. Ma, a causa dell’umidità, la temperatura percepita sarà ancor apiù alta.

 

FAZIO - Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, mercoledì presiederà la riunione con regioni e comuni per verificare l’attuazione del Piano operativo 2010 per la prevenzione degli effetti sulla salute delle ondate di calore. Piano che l’associazione dei consumatori Codacons giudica «una farsa, in quanto uguale a quelli degli anni precedenti già dimostratisi un fallimento totale».

AIUTI - Aumentano le richieste di aiuto ai pronto soccorso. A Roma e provincia rispetto agli ultimi giorni le telefonate al 118 sono aumentate del 40%, circa mille richieste in più per malori, soprattutto lievi. Qualche malore anche a Perugia mentre in Friuli-Venezia Giulia richieste fino al 30% in più al 118. In Piemonte molte le richieste di aiuto e soccorso ma nessuna emergenza; a Firenze presi d’assalto i pronto soccorso degli ospedali per svenimenti, collassi, casi di disidratazione, in particolare fra gli anziani; in Emilia Romagna nessun picco di ricovero solo un lieve scostamento dalla media; a Roma (70 mila bottiglie d’acqua distribuite), i trasporti con ambulanza ai Pronto soccorso sono stati lunedì 250 (+25%).

OZONO - Torna l’allarme ozono: 39 le città fuori-limiti secondo il monitoraggio di Legambiente.

ALLERTA - Secondo il bollettino sulle ondate di calore del Dipartimento della Protezione Civile, che monitora 27 città italiane, allerta di livello 3 a Bolzano, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Roma e Torino. In altre sei (Trieste, Rieti, Perugia, Milano, Frosinone e Campobasso) allerta di livello 2

TEMPERATURA REALE E PERCEPITA - A Roma, a fronte di 32 gradi effettivi, a causa dell’afa la percezione è salita fino a 39, ha detto Franca Mangianti, direttrice dell’osservatorio meteorologico del Collegio Romano. Lunedì nella capitale umidità pari all’80% e temperature percepite oltre i 41 gradi. A Venezia per giovedì 15 previsti 33 gradi di massima e 40 quelli percepiti.

Fonte: Corriere della Sera

Climagate, scagionati gli scienziati “Nessuna manipolazione dei dati”

Saturday, July 10th, 2010

A stabilirlo un’indagine indipendente dell’ex funzionario pubblico Sir Muir Russel. Lo scandalo del Climategate è esploso nel 2009, quando i climatologi dell’università dell’East Anglia sono stati accusati di aver manipolato i dati per accentuare l’allarme sui cambiamenti climatici

LONDRA - I climatologi dell’università britannica dell’East Anglia, finiti alcuni mesi fa al centro dello scandalo del “Climategate”, non manipolarono i dati in loro possesso per accentuare l’allarme sui cambiamenti climatici. A stabilirlo una volta per tutte è un’indagine indipendente condotta dall’ex funzionario pubblico Sir Muir Russel, i cui risultati definitivi sono stati resi noti oggi. Nel rapporto stilato dalla commissione d’inchiesta si sottolinea come, dall’analisi delle oltre 1.000 e-mail incriminate scambiate tra i climatologi dell’Unità di Ricerca Climatica dell’università, non sia emersa alcuna prova che possa far dubitare dell’ “onestà” e del “rigore” degli scienziati.

Lo scandalo del Climategate era esploso nel novembre del 2009, quando centinaia di mail dei climatologi di East Anglia, intercettate da alcuni hacker, furono pubblicate a pochi giorni dal vertice Onu sul clima svoltosi a dicembre a Copenaghen. Il contenuto dei messaggi, scritti in un linguaggio scherzoso e confidenziale, aveva indotto molti dei cosiddetti “negazionisti” del riscaldamento globale a ritenere che i climatologi avessero dato vita a una vera e propria cospirazione per alterare i dati e ingigantire il problema dei cambiamenti climatici. Il rapporto, pubblicato al termine di un’inchiesta durata sette mesi, smonta la tesi accusatoria, dimostrando come le e-mail non costituiscano prova di una condotta non professionale degli scienziati.

Il documento della commissione d’inchiesta sottolinea tuttavia come, durante le indagini, i climatologi non abbiano mostrato “un livello di trasparenza appropriato”. In ogni caso, chiarisce Russell, “la tesi che l’Unità di ricerca climatica abbia qualcosa da nascondere non sta in piedi”. A uscire pulito dalle accuse è soprattutto il professor Phil Jones, capo del gruppo di ricerca, che in una delle sue mail aveva parlato di un “trucco” utilizzato nell’interpretazione di alcuni dati e aveva definito una “bella notizia” la morte di un climatologo scettico sul riscaldamento globale. Rimosso dal suo incarico in seguito allo scandalo, Jones riprenderà il suo posto nell’unità di ricerca.
Fonte: La Repubblica

Aumentano caldo, afa e umidità

Thursday, July 8th, 2010

La colonnina di mercurio non dà tregua. Record: Roma, Bolzano e Genova. Previsioni di bel tempo su gran parte delle regioni. Qualche nuvola sulle Alpi, vento in Friuli Venezia Giulia. Allerta meteo in Usa e in Cina

ROMA - Farà più caldo. Da domani le temperature aumenteranno per una depressione sui Balcani che, secondo il mattinale della Protezione Civile, sta influenzando anche se debolmente, le nostre regioni appenniniche e l’arco alpino. Qui sotto un cielo leggermente coperto e a tratti instabile, aumenterà l’afa.

Da giovedì. A ridosso del fine settimana, quando le città si svuoteranno nel mare o nelle piscine più vicine, è previsto un aumento della pressione atmosferica, con la graduale espansione del promontorio nord-africano presente sull’Europa occidentale che toccherà prima le regioni tirreniche e poi tutta l’Italia e gran parte dell’Europa centrale. Sole e caldo. Umidità, e afa. Estate piena insomma, in andamento lento verso un desertico agosto. E forti disagi per la popolazione.

Le città. Fra le città monitorate dal sistema nazionale di sorveglianza, per la previsione e prevenzione degli effetti delle ondate di calore, il dipartimento segnala, per oggi, Bolzano (temperatura massima percepita di 32 gradi) e Roma (35 gradi), dove si prevede un livello di allerta 3 e Genova (35 gradi), per la quale è segnalato un livello 2 di allerta (temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione a rischio). Per domani resta al livello 3 solo Bolzano (32 gradi) mentre Genova (35 gradi) rimane a livello 2

Previsioni. Più nel dettaglio domani  si prevedono isolati rovesci o temporali sulle zone interne della Liguria, sui settori appenninici centro-meridionali, nelle zone interne della Sicilia, sui settori alpini e prealpini e sulla Pianura Padana centro-occidentale. I venti soffieranno localmente forti dai quadranti orientali su tutte le zone adriatiche, con rinforzi in serata sulla Puglia. Localmente forti da nord-ovest sulle due isole maggiori, ma in attenuazione nel corso della giornata. Sempre domani, ancora isolate precipitazioni pomeridiane sulle zone alpine e sull’Appennino. Venti forti soffieranno da nord su Molise, Puglia e Basilicata.

Venti. Il Friuli Venezia Giulia, spiega il mattinale della Protezione Civile, nel pomeriggio di ieri è stato investito da violente piogge e da venti che hanno superato i 100 chilometri orari creando problemi soprattutto a Udine e Trieste, dove nel giro di due ore sono caduti circa 30-50 millimetri di pioggia, con scrosci di 12-13 millimetri in cinque minuti. E’ il vento, più che il caldo, a essere diverso in questa estate.

Soccorsi. I vigili del fuoco sono stati impegnati anche in Veneto, dove si è abbattuta una tromba d’aria tra Pozzoleone (Vicenza) e Carmignano sul Brenta (Padova). Stessi interventi anche a Brescia e nei comuni di Portomaggiore e Argenta del ferrarese. Problemi anche ai treni. La linea ferroviaria Potenza-Metaponto, è bloccata nei pressi della stazione di Salandra (Matera) da ieri pomeriggio per l’abbattimento di alcuni pali della linea elettrica a causa di un albero caduto per il forte temporale. Intanto Trenitalia ha reso noto di aver attivato servizi sostitutivi con autocorriere fra Potenza e Taranto.

Animali. Tra le norme da seguire, la Protezione Animali consiglia di: Non lasciare mai un animale incustodito in auto: bastano anche solo 10 minuti per causarne la morte. Assicurarsi che gli animali abbiano sempre accesso all’ombra e acqua fresca in abbondanza. Non costringere i cani a sforzi eccessivi. Prevenire le scottature. Per proteggerli applicare una crema solare ad alta protezione alle estremità bianche (specie le punte delle orecchie) del cane o gatto prima di farlo uscire. Tenere l’acquario fuori dal sole diretto, togliere le alghe che si formano. Non lasciare il canarino sul balcone al sole. Controllare la presenza di parassiti esterni. Controllare ogni giorno gli animali per l’eventuale presenza di uova di mosche.

Nel mondo. Caldo record si sta registrando in questi stessi giorni anche negli Stati Uniti, sulla costa orientale, del Mid West e in Canada. Le temperature più alte sono state registrate a Frederick, nel Maryland, dove si è arrivati a 41,1 gradi, a New York il termometro è salito fino a 39,4 gradi. L’utilizzo eccessivo degli impianti di condizionamento ha provocato black out a New York e Washington. Ieri migliaia di edifici di Manhattan Queens, Brooklyn e Staten Island sono rimasti senza elettricità. Nella città della Casa Bianca per tutta la notte tra lunedì e martedì il centro della città è rimasto senza luce.

In Cina le autorità hanno messo in allerta la popolazione contro le temperature e il rischio di cali di energia elettrica. Il Centro Meteorologico Nazionale ha avvisato ampie regioni della Cina settentrionale e centrale che saranno di nuovo colpite da “caldo afoso e precipitazioni molto scarse”, con temperature che raggiungeranno i 40 gradi. L’allarme attivato è al livello ‘due’, arancione, su una scala di cinque. L’ondata di caldo ha provocato un’affluenza record nei pronto soccorso degli ospedali, un’impennata nelle vendite dei condizionatori e uno sciame di locuste in Mongolia Interna.

Fonte: La Repubblica

Clima: Greenpeace, cambiamenti minacciano vita Artico

Tuesday, July 6th, 2010

ROMA - L’incredibile vita marina dei fondali dell’Oceano Artico, ricchi di anemoni di mare, tunicati e coralli molli che prosperano nonostante le durissime condizioni ambientali, ”e’ minacciata dai cambiamenti climatici, e i rischi per questo ecosistema marino sono in continuo aumento”.

E’ il grido d’allarme lanciato da Greenpeace che, durante la spedizione ‘Arctic Under Pressure’ a bordo del rompighiaccio ‘Esperanza’, ha documentato la vita marina nei fondali al Polo Nord.

Temperature in crescita, cambiamenti nelle correnti oceaniche e acidificazione degli oceani stanno causando impatti profondi sulle zone artiche finora incontaminate, sottolinea l’associazione ambientalista. Allo stesso tempo, il ritirarsi dei ghiacci polari permette alle flotte industriali di pescherecci a strascico - come alle esplorazioni petrolifere offshore - di spingersi in aree prima inaccessibili. Per proteggere la vita dei fondali di questi oceani - finora preservata dai ghiacci - Greenpeace chiede una moratoria internazionale per ogni attivita’ industriale, inclusa la pesca a strascico, nell’Oceano Artico.
Fonte: Ansa

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