L’Italia schiava dell’auto ecco cosa si rischia in città
Wednesday, February 24th, 2010Pascal Acot, storico dell’ecologia, parla all’indomani dello stop al traffico nel nord Italia per l’aumento delle polveri sottili: gravi carenze nel trasporto pubblicodi ANTONIO CIANCIULLO
Dunque lei ritiene che l’intervento sia urgente.
“Non lo dico io. Lo dice l’Unione europea con le sue direttive. Chi non si adegua rischia sanzioni pesanti, da milioni di euro. E l’Italia è tra i paesi nei confronti dei quali è stata aperta una procedura d’infrazione in sede comunitaria proprio per la mancata definizione dei piani di intervento. In altre parole: può capitare di avere un problema. Può capitare di ereditare una situazione in cui i ritardi infrastrutturali accumulati in molti decenni sono pesanti e le condizioni meteo sfavorevoli moltiplicano le difficoltà. Ma non si può far finta di niente. Non si può andare avanti per anni evitando accuratamente di prendere le misure necessarie a tutelare un bene non negoziabile come la salute dei cittadini”.
È difficile però trovare la firma dei veleni che finiscono nei nostri polmoni. Chi non vuole staccarsi dal volante dà la colpa al riscaldamento, chi non vuole investire in una caldaia più efficiente se la prende con le centrali elettriche. C’è perfino chi dice che le polveri sottili sono un fatto naturale…
Facciamoli questi nomi.
“Il primo responsabile è il traffico su gomma. E qui si trova una prima spiegazione delle difficoltà in cui si dibatte l’Italia: il rapporto tra l’automobile e il trasporto pubblico, dal punto di vista delle risorse investite e degli spazi dedicati, è assolutamente anomalo rispetto alla media del Centro e del Nord Europa. La prima mossa da fare per recuperare una situazione di normalità è riequilibrare il sistema: più spazio al mezzo pubblico, alle bici, alle auto in condivisione e meno spazio alle automobili, molto spesso occupate da una sola persona”.
Gli altri responsabili?
“Il riscaldamento figura al secondo posto. Forse questo è il campo in cui l’Italia ha fatto meglio: la sostituzione dell’olio combustibile con il metano ha abbattuto in maniera significativa questo tipo di inquinamento. E lo dimostra la diminuzione dell’anidride solforosa, un tipico inquinante legato al riscaldamento. Gli altri contributi allo smog vengono da industrie e agricoltura, ma il loro contributo è, in genere, decisamente limitato”.
Cosa rischiano gli abitanti delle città costretti a respirare un’aria che per legge non è respirabile?
“Molto, moltissimo. L’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato in oltre 8 mila i morti causati dalle polveri sottili nelle 13 principali città italiane e in 800 mila a livello globale le vittime dello smog”.
Pensa che i sindaci o i presidenti delle Regioni abbiamo in mano gli strumenti per battere lo smog?
“In parte sì perché quello che possono fare è molto importante. Possono, e in realtà devono per evitare il rischio di indagini giudiziarie, agire per mantenere i livelli di inquinamento entro i limiti di legge”.
I blocchi?
“I blocchi hanno un significato importante in termini di comunicazione: fanno capire a tutti che il problema c’è ed è serio. Ma appena le auto tornano in circolazione lo smog risale. Quello che veramente serve, e che in parte possono fare anche gli amministratori locali, è migliorare il trasporto pubblico”.
Senza fondi?
“Si possono creare spazi riservati ai mezzi pubblici rendendoli più veloci senza pagare un euro. E poi c’è la partita dei fondi che vanno trovati attraverso un coordinamento nazionale che dia alla difesa della salute e della vivibilità delle città un valore prioritario. Bisogna intervenire anche sul trasporto merci e sui pendolari






