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L’Italia schiava dell’auto ecco cosa si rischia in città

Wednesday, February 24th, 2010

Pascal Acot, storico dell’ecologia, parla all’indomani dello stop al traffico nel nord Italia per l’aumento delle polveri sottili: gravi carenze nel trasporto pubblicodi ANTONIO CIANCIULLO

 

"L'Italia schiava dell'auto ecco cosa si rischia in città"

ROMA - “Abbiamo problemi anche in Francia. A Parigi, con tanto di metro che arriva ovunque e funziona perfettamente, ogni tanto bloccano almeno in parte la circolazione per frenare lo smog. In tutta Europa la battaglia contro l’inquinamento è dura. Ma certo in Italia la situazione è molto particolare, veramente allarmante”. Pascal Acot, ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique e storico dell’ecologia, segue da anni le polemiche sull’inquinamento dell’atmosfera e si stupisce ancora del ritardo con cui, da questo lato delle Alpi, si risponde al pericolo costituito dalle PM10, le polveri sottili.

Dunque lei ritiene che l’intervento sia urgente.
“Non lo dico io. Lo dice l’Unione europea con le sue direttive. Chi non si adegua rischia sanzioni pesanti, da milioni di euro. E l’Italia è tra i paesi nei confronti dei quali è stata aperta una procedura d’infrazione in sede comunitaria proprio per la mancata definizione dei piani di intervento. In altre parole: può capitare di avere un problema. Può capitare di ereditare una situazione in cui i ritardi infrastrutturali accumulati in molti decenni sono pesanti e le condizioni meteo sfavorevoli moltiplicano le difficoltà. Ma non si può far finta di niente. Non si può andare avanti per anni evitando accuratamente di prendere le misure necessarie a tutelare un bene non negoziabile come la salute dei cittadini”.

È difficile però trovare la firma dei veleni che finiscono nei nostri polmoni. Chi non vuole staccarsi dal volante dà la colpa al riscaldamento, chi non vuole investire in una caldaia più efficiente se la prende con le centrali elettriche. C’è perfino chi dice che le polveri sottili sono un fatto naturale…

“Un fatto naturale? Questa è straordinaria! Del resto si può dire di tutto, anche del caos climatico: c’è sempre una frazione del problema che può essere considerata naturale; il punto è che va pesata. E se si misura il ruolo delle polveri sottili prodotte da cause naturali si scopre che è del tutto marginale. I responsabili sono altri e si conoscono per nome e cognome”.

Facciamoli questi nomi.
“Il primo responsabile è il traffico su gomma. E qui si trova una prima spiegazione delle difficoltà in cui si dibatte l’Italia: il rapporto tra l’automobile e il trasporto pubblico, dal punto di vista delle risorse investite e degli spazi dedicati, è assolutamente anomalo rispetto alla media del Centro e del Nord Europa. La prima mossa da fare per recuperare una situazione di normalità è riequilibrare il sistema: più spazio al mezzo pubblico, alle bici, alle auto in condivisione e meno spazio alle automobili, molto spesso occupate da una sola persona”.

Gli altri responsabili?
“Il riscaldamento figura al secondo posto. Forse questo è il campo in cui l’Italia ha fatto meglio: la sostituzione dell’olio combustibile con il metano ha abbattuto in maniera significativa questo tipo di inquinamento. E lo dimostra la diminuzione dell’anidride solforosa, un tipico inquinante legato al riscaldamento. Gli altri contributi allo smog vengono da industrie e agricoltura, ma il loro contributo è, in genere, decisamente limitato”.

Cosa rischiano gli abitanti delle città costretti a respirare un’aria che per legge non è respirabile?
“Molto, moltissimo. L’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato in oltre 8 mila i morti causati dalle polveri sottili nelle 13 principali città italiane e in 800 mila a livello globale le vittime dello smog”.

Pensa che i sindaci o i presidenti delle Regioni abbiamo in mano gli strumenti per battere lo smog?
“In parte sì perché quello che possono fare è molto importante. Possono, e in realtà devono per evitare il rischio di indagini giudiziarie, agire per mantenere i livelli di inquinamento entro i limiti di legge”.

I blocchi?
“I blocchi hanno un significato importante in termini di comunicazione: fanno capire a tutti che il problema c’è ed è serio. Ma appena le auto tornano in circolazione lo smog risale. Quello che veramente serve, e che in parte possono fare anche gli amministratori locali, è migliorare il trasporto pubblico”.

Senza fondi?
“Si possono creare spazi riservati ai mezzi pubblici rendendoli più veloci senza pagare un euro. E poi c’è la partita dei fondi che vanno trovati attraverso un coordinamento nazionale che dia alla difesa della salute e della vivibilità delle città un valore prioritario. Bisogna intervenire anche sul trasporto merci e sui pendolari

Inquinamento, 57 città fuorilegge

Thursday, January 28th, 2010

«Non credo che allargare le braccia sia una risposta». Solitario (o quasi), in una delle regioni più inquinate d’Europa, due giorni fa il sindaco di Vicenza, Achille Variati, s’è preso la sua responsabilità. E domenica ha bloccato la circolazione. Lo stesso hanno fatto i primi cittadini di Pordenone, Cordenons e Porcia: auto ferme nei centri cittadini da sabato, perché le polveri nell’aria avevano superato i limiti per tre giorni di seguito. Milano e Lombardia invece non prevedono blocchi d’emergenza, anche se l’inquinamento non scende sotto i limiti ormai da 14 giorni. In Emilia Romagna, lo scorso 7 gennaio, sono ripartiti i «giovedì del polmone»: blocco preventivo del traffico esteso alla maggior parte delle auto. Nella lotta allo smog, le città italiane avanzano in ordine sparso. In assenza di un piano d’azione nazionale, atteso da anni e ancora in «fase di stesura», ognuno lotta con i propri strumenti. Con la certezza che, quegli strumenti, non bastano. Perché, tra le 88 maggiori città italiane, 57 l’anno scorso hanno sballato i limiti di inquinamento previsti dalle leggi europee.

Le città più inquinate
Storicamente gennaio è un mese nero per lo smog. Le città più sofferenti in quest’avvio di 2010 sono Milano, Padova e Vicenza, che hanno superato per 18 giorni i 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Quella soglia non andrebbe superata per più di 35 volte nell’intero anno. Il conto è facile: in meno di quattro settimane, queste città hanno già bruciato oltre la metà del «bonus» concesso per dodici mesi. Niente di nuovo, almeno per il «catino» padano, chiuso dalle montagne e tra le più sfortunate regioni d’Europa per il naturale ricambio d’aria. Il meteo, quest’anno, quanto sta influendo? «L’aria fredda è più densa e più pesante— risponde Sergio Borghi, direttore dell’Osservatorio meteorologico Milano-Duomo —, quindi tende a ristagnare maggiormente. Un po’ di mobilità potrebbe arrivare da venti settentrionali o da correnti calde dalle zone adriatiche». Arriveranno, queste correnti? «Per i prossimi giorni— spiega l’esperto — è possibile un po’ di dinamismo, ma probabilmente non sufficiente a portare grossi benefici». La classifica delle città più inquinate nel 2009 è stata messa a punto nel rapporto Mal’aria di Legambiente: Napoli al primo posto (156 superamenti), seguita da Torino (151), Ancona (129) e Ravenna (126). Milano è a 108 giorni di aria irrespirabile, Venezia a 60. Ma il quadro complessivo del bacino padano è drammatico: tutti i capoluoghi della Lombardia e dell’Emilia Romagna sono fuori dal limite di legge, 7 su 8 in Piemonte, 6 su 7 in Veneto. «A fronte di questo disastro — spiega Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente — continuiamo ad ascoltare annunci e vediamo politiche di incentivo che non hanno nessuna ricaduta». Esempio: l’incentivo di 200 euro per l’acquisto di nuove bici: «A cosa è servito, se in città le biciclette non si possono usare? Non abbiamo guadagnato neanche un “ciclista”. Quei soldi andavano dati ai Comuni per creare piste ciclabili. Bisogna superare l’equazione infrastrutture uguale autostrade».

Buone pratiche e troppe auto
In dieci anni Bolzano ha alzato la percentuale di mobilità ciclistica dal 5 al 20 per cento. Nel centro di Milano, il bike sharing del Comune ha raccolto oltre 12 mila abbonati in poco più di un anno. Quasi un quarto dei taxi in Lombardia sono ecologici (auto ibride o a metano/gpl) grazie agli incentivi regionali, che però non sono sufficienti per tutti i tassisti che vorrebbero convertirsi alla macchina «verde». «Deve passare il concetto che ognuno può fare qualcosa», ripete il sindaco di Vicenza, Variati, richiamando il «valore formativo» delle domeniche a piedi, ormai abbandonate dalla maggior parte degli enti locali italiani. Spostando lo sguardo al contesto più generale, si scopre però che molti sforzi rischiano di naufragare. Roma, ad esempio, ha un tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo: 76 auto ogni 100 abitanti, oltre il triplo di New York (20). Secondo le stime di Legambiente, gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno appena un viaggio e mezzo a settimana con i trasporti pubblici; le zone a traffico limitato diminuiscono invece che aumentare (da 2,38 metri quadri per abitante del 2008, ai 2,08 metri quadri del 2009); la velocità media delle auto nelle città non supera mai i 25 chilometri orari. Significa congestione. E smog.

Il monito dell’Europa
La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per «il persistente superamento dei valori limite di inquinamento». La nuova direttiva del 2008 concede però agli Stati la possibilità di una proroga se dimostreranno di poter rientrare sotto le soglie entro il 2011. Una prima richiesta di moratoria da parte dell’Italia è stata bocciata a settembre. Entro marzo dovrebbe arrivare il verdetto sulla seconda richiesta: se sarà negativo, il fascicolo potrebbe passare alla Corte europea. L’ipotesi peggiore è quella di pesanti multe. Il documento della Commissione chiarisce, almeno in parte, di chi sono le responsabilità per l’aria avvelenata in Italia. Per la pianura padana, ad esempio, la Commissione considera «le condizioni climatiche avverse» come elemento di oggettiva difficoltà. Il punto critico però è un altro: l’Europa riconosce l’impegno della maggior parte delle istituzioni locali, ma a settembre ha chiarito che «senza misure nazionali i soli provvedimenti regionali non bastano». Come dire: le città, quantomeno, dimostrano buona volontà. Ora tocca al governo.

Gianni Santucci
Armando Stella
Fonte: Corriere della Sera

SOS ALBERI IN CITTA’ ITALIANE, DANNI A SPECIE E CLIMA

Sunday, January 24th, 2010

Le citta’ italiane rischiano di ritrovarsi senza alberi con danni non solo alle specie ma al microclima. La colpa e’ delle potature selvagge che stanno radendo al suolo le chiome urbane e di cui il nostro paese detiene la maglia nera in Europa. L’allarme e’ della Lega italiana protezione uccelli (Lipu) che ha realizzato un dossier completo con il quale fa un confronto tra quanto succede all’estero in citta’ come Londra, Friburgo, Berna e altri centri in Francia, Olanda e Germania con la gestione del verde nelle nostre citta’ italiane. Decine le fotografie che documentano ”i tagli radicali cui nel nostro Paese sono sottoposte le piante in citta’ dove peraltro trovano rifugio ben 190 specie di uccelli, di cui 83 di grande interesse conservazionistico”, afferma la Lipu. Fatte salve le situazioni di pericolo per la circolazione dei mezzi e delle persone e quelle necessarie per la salute delle piante, gli alberi lungo i viali urbani sono molto utili per abbellire il paesaggio, creare ombra e rinfrescare l’aria. ”Eppure - sottolinea la Lipu - vengono tagliati in modo selvaggio, spesso in modo ingiustificato che, in questa stagione, soffrono le potature che ne sradicano rami e chiome riducendoli a brutti scheletri”.

”Nel quadro del microclima locale, ma anche in rapporto ai cambiamenti climatici su scala piu’ ampia - spiega Marco Dinetti, autore del dossier e responsabile Ecologia Urbana Lipu - le aree verdi e la vegetazione nelle citta’ svolgono un ruolo importante: producono ossigeno, rimuovono le sostanze inquinanti, comprese le pericolose polveri sottili PM10, schermano il rumore, oltre che aumentare il valore delle aree urbane e favorire il contatto tra le persone e la natura”. Per quanto riguarda gli effetti positivi sull’ambiente, una pianta con un diametro di 25-30 centimetri assorbe ogni anno circa 30 chilogrammi di anidride carbonica (CO2), rilasciando una quantita’ di ossigeno equivalente a quella necessaria per la vita di 10 persone. Inoltre, la presenza di 20 alberi e’ in grado di annullare le emissioni annue di CO2 di un’automobile, mentre le fasce di vegetazione lungo le strade possono ridurre i rumori del 70-80%.(ANSA).

Legambiente: «Emergenza smog»

Sunday, January 17th, 2010

Smog, polveri e rumore assediano i centri urbani, con l’inquinamento alle stelle in tutta Italia: Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge (35 giorni in un anno) per le concentrazioni di Pm10 (polveri sottili), rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Questo, in sintesi, il contenuto del dossier «Mal’Aria di città» di Legambiente, realizzato in collaborazione con il sito lamiaaria.it, che annuncia anche la partenza delle «vetrine antismog» in varie città. A Palermo, Potenza, Bologna, Milano, Roma, Genova, Torino, Taranto, Firenze e Civitanova, infatti, alcune boutique attrezzeranno le vetrine con mascherine antismog e slogan contro l’inquinamento, che per l’associazione è «un’emergenza nazionale» per cui «servono urgenti provvedimenti strutturali».

MILANO E ROMA - La situazione è «grave», dice Legambiente, anche a Milano con 108 giorni di superamento, a Roma con 67 e Venezia con 60. Mentre, rileva l’associazione, Lombardia ed Emilia-Romagna sono le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (7 su 8) e Veneto (6 su 7). Secondo il dossier, «nulla di buono è stato fatto nemmeno sul fronte ozono che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record: dal primo gennaio 2010 è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettava questo limite (32 su 50)».

IN PIANURA PADANA - La Pianura Padana si conferma come «area critica» anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). E anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti: Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera va alla Lombardia, dove 9 città su 10 hanno superato di molto il limite di legge sull’ozono: «Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell’aria - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - è purtroppo ancora lontano».

CHI INQUINA - La principale fonte di inquinamento atmosferico a livello nazionale è rappresentata dal settore industriale, responsabile del 26% delle emissioni di Pm10 e del 23% di biossido di azoto (NO2), del 79% di ossidi di zolfo (SOx) e del 34% di idrocarburi policiclici aromatici. A seguire, i trasporti, con il contributo maggiore attribuibile ai trasporti su strada con il 22% delle emissioni totali di Pm10, il 50% di NO2, il 45% di CO e il 55% di benzene.

IL TRAFFICO - A Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del Pm10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx. Un’emergenza, osserva Legambiente, »sanitaria prima ancora che ambientale«: nel 2006 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annuali di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2.000 morti l’anno.

IL RUMORE - Ma, avverte il dossier, anche l’esposizione al rumore provoca notevoli effetti negativi sulla salute e la qualità della vita. Eppure, secondo il rapporto Istat «Indicatori ambientali urbani 2008» su 110 capoluoghi di provincia, a fine 2008 sono solamente 68 i comuni che hanno approvato un piano di zonizzazione acustica (5 in più rispetto al 2007). Rispetto ai provvedimenti concreti delle amministrazioni, secondo quanto riportato dal dossier, Milano aveva lanciato un importante segnale con l’Ecopass, ma i suoi risultati benefici sono terminati. A Roma, una delle città con tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo - 76 auto ogni 100 abitanti, cioè oltre il triplo di New York (20) e il doppio di Londra (36) - «i provvedimenti decisi dal comune non hanno fatto altro che lasciare sempre più spazio al trasporto privato». Ultima proposta, davvero «discutibile - afferma Legambiente - è l’idea di inaugurare il nuovo circuito per il Gran premio di Formula uno in un’area quotidianamente intasata dal traffico». Ed i governi nazionali che si sono succeduti «dal 2001 ad oggi - denuncia il dossier - hanno finanziato per il 67% delle risorse della Legge obiettivo le infrastrutture stradali». Ad oggi, conclude Legambiente, «l’unica politica messa in campo è la rottamazione delle vecchie auto». (Fonte: Ansa)

Città italiane “salve”, slittano i limiti sulle polveri sottili

Tuesday, December 29th, 2009
 
   
ROMA
Città italiane “salve” per i limiti sulle polveri sottili. Dal primo gennaio sarebbero infatti dovuti scattare i nuovi limiti per migliorare la qualità dell’aria, ma la direttiva Ue sullo smog, che avrebbe fatto tremare quasi tutte le città d’Italia, è slittata a data da destinarsi dopo il rinnovo del Parlamento Ue.Le nuove indicazioni apponevano delle restrizioni allo smog. I limiti attuali di Pm10 impongono un limite giornaliero di 50 microgrammi a metro cubo con 35 giorni di superamenti in un anno. Mentre la nuova legge prevedeva 7 giorni di superamento in un anno mantenendo fermo il limite dei 50 microgrammi. Anche la media annuale veniva ritoccata: da 40 microgrammi a metro cubo si passava a una riduzione pari a 20 microgrammi a metro cubo.La prima a tremare per un’eventuale entrata in vigore della direttiva Ue sulla qualità dell’aria sarebbe stata Torino. Nell’ultima classifica di Legambiente sull’aria delle città italiane il capoluogo piemontese se la passa male insieme con Frosinone con 41 giorni di superamento dei limiti di Pm10, seguita da Brescia, Sondrio e Alessandria con 38. In quarta posizione, nella classifica attuale, Milano con 35 giorni, poi Lodi e Asti con 33, Lucca con 31 e Napoli con 30. Seguono Mantova con 29, Modena con 28, Firenze, Padova e Reggio Emilia con 27. Como, Rovigo e Vicenza registrano 26 giorni. Al diciannovesimo posto si piazza Pavia e al ventesimo Venezia. Dal ventunesimo al trentesimo posto troviamo: Piacenza con 24 giorni, Cremona e Novara con 23, Ancona e Verona con 22, Vercelli, Carrara, Terni e Treviso con 20, Ferrara e Perugia con 19, Bologna e Parma con 20. La capitale Roma si piazza al 36/o posto della classifica con 17 giorni.Le città fuorilegge oggi sono le prime 6 perché al di sopra dei 35 giorni di superamento dei 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Ma con le nuove regole quasi tutta Italia si ritroverebbe fuori dai parametri Ue. A parte alcune isole felici. Possono dormire sonni tranquilli Salerno, la città in cui l’aria è migliore e in cui non sono stati registrati giorni di superamento. Ma anche Potenza con un solo giorno di superamento, Viterbo, Gorizia e Bolzano con due giorni. Seguono Trieste con 3 giorni, Trento e Aosta con 4 giorni, Caserta con 5. Appena dentro i limiti, Bari con 7 giorni di superamento.

Le polveri sottili, inquinamento nelle città

Friday, December 4th, 2009

Autorità indagate a Milano per inquinamento. Che aria tira, nelle città italiane?
L’aria delle città italiane contiene troppe polveri sottili (Pm10), tanto che all’inizio di quest’anno l’Unione Europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per gli alti livelli d’inquinamento, in particolare per il superamento – negli anni passati e in alcune aree - dei limiti di concentrazione previsti per il Pm10 e per la mancanza di interventi che cerchino di risanare la situazione.

Fonte: La Stampa

Che cos’è il Pm10?
Le polveri sottili, dette Pm10 perché hanno un diametro inferiore ai 10 micron, sono una miscela di particelle solide e liquide. Per le loro dimensioni possono rimanere sospese nell’aria per lungo tempo, essere inalate e arrivare nei punti più profondi dei nostri polmoni. Il Pm10 è formato da metalli (Piombo, Cadmio, Zinco, Nichel, Rame), solfati, nitrati, sabbie, ceneri, fibre di amianto, polveri di cemento e di carbone.

Come si producono le polveri sottili?
In gran parte delle città l’inquinamento da polveri sottili e più in generale quello atmosferico è strettamente collegato al traffico dei veicoli (auto, moto, camion, eccetera). Stando ai dati del Registro delle emissioni di Ispra al 2008 (con dati relativi al 2006) a livello nazionale il 63% del monossido di carbonio, il 64% degli ossidi di azoto e il 41% delle polveri sottili derivano dal settore dei trasporti, e in questo caso il contributo principale è del trasporto stradale. La percentuale cresce nelle aree urbane.

L’aria inquinata è un rischio per la salute?
Non vi sono più dubbi sul fatto che l’inquinamento atmosferico (per non parlare di quello acustico) rappresenti un rischio per la salute umana, anche se per molte delle sostanze nocive che compongono la miscela complessa dell’inquinamento atmosferico gli effetti non sono del tutto noti. Si sa di certo, però, che gli idrocarburi volatili (il benzene, ad esempio, che è cancerogeno) e il monossido di carbonio penetrano nei polmoni e raggiungono il cervello e altri organi tramite il sangue.

Quali malattie provoca l’inquinamento?
Provoca effetti sia di tipo acuto, cioè che si manifestano nella popolazione nei giorni in cui la concentrazione degli inquinanti è più elevata (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, crisi di asma bronchiale, disturbi circolatori e ischemici), sia di tipo cronico, ossia si presentano per effetto di una esposizione di lungo periodo (sintomi respiratori cronici come tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica, ecc.).

Può uccidere?
Sì: studi condotti negli Stati Uniti e in Europa hanno evidenziato una associazione fra i livelli di inquinanti atmosferici e il numero giornaliero di morti o di ricoveri in ospedale per cause respiratorie e cardiovascolari.

Cosa provocano in particolare le polveri sottili?
Le particelle di metalli di dimensioni piccolissime raggiungono il sangue e si possono depositare nelle ossa, nei denti e nei reni. Già piccole quantità di piombo hanno effetti sulle facoltà cerebrali dei bambini. Il particolato («Pm») infine provoca effetti anche sul sistema cardiocircolatorio.

E’ possibile limitare le polveri in città?
Sì, da un lato guidando meno e meglio, dall’altro risparmiando energia.Si può diminuire il numero dei chilometri percorsi con il «carpool» (più persone nella stessa auto), camminando o andando in bicicletta (il che aiuta a mantenersi in forma), usando i mezzi pubblici. Ma si può anche guidare meglio: accelerare gradualmente, rispettare i limiti di velocità, mantenere l´efficienza dell’auto e dei pneumatici, acquistare automobili meno inquinanti o a metano.

Come si può risparmiare energia?
Usando meno benzina, gas e elettricità (prodotta in gran parte da combustibili fossili), si inquina meno l’aria. Si può ad esempio spegnere la luce lasciando una stanza, usare lampadine a risparmio energetico, spegnere riscaldamento o aria condizionata se non servono, usare il ventilatore e non l’aria condizionata, installare miscelatori di aria sui rubinetti.

Quali sono le città dove si respira peggio?
Al 22 febbraio di quest’anno, ricorda Legambiente nel dossier «Mal’aria di città 2009» divulgato a fine febbraio 2009, sei città italiane avevano già esaurito il bonus di 35 giorni di superamento del limite medio giornaliero di 50 microgrammi/metrocubo previsto dalla legge: Torino e Frosinone in testa (con 41 giorni di superamento), Brescia (38), Sondrio (38) e Alessandria (38) e Milano (35).

Ecosistema urbano

Wednesday, October 28th, 2009

Dai rifiuti all’energia, tutte le pagelle dei 103 capoluoghi a confronto:

CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO - XVI edizione
Posizione Città Valore
 
1
   
Verbania
   
69,78
 
 
2
   
Belluno
   
69,57
 
 
3
   
Parma
   
65,39
 
 
4
   
Bolzano
   
63,37
 
 
5
   
Siena
   
63,20
 
 
6
   
Trento
   
63,01
 
 
7
   
Savona
   
63,01
 
 
8
   
La Spezia
   
62,88
 
 
9
   
Bologna
   
61,26
 
 
10
   
Gorizia
   
60,06
 
 
11
   
Mantova
   
59,98
 
 
12
   
Livorno
   
59,73
 
 
13
   
Cuneo
   
59,18
 
 
14
   
Venezia
   
58,95
 
 
15
   
Aosta
   
58,86
 
 
16
   
Perugia
   
58,84
 
 
17
   
Prato
   
58,64
 
 
18
   
Ravenna
   
58,45
 
 
19
   
Cremona
   
57,73
 
 
20
   
Pavia
   
57,55
 
 
21
   
Terni
   
56,75
 
 
22
   
Genova
   
56,70
 
 
23
   
Trieste
   
56,48
 
 
24
   
Ancona
   
56,13
 
 
25
   
Pisa
   
55,96
 
 
26
   
Asti
   
55,78
 
 
27
   
Macerata
   
55,58
 
 
28
   
Reggio Emilia
   
55,19
 
 
29
   
Cagliari
   
55,06
 
 
30
   
Lecco
   
54,85
 
 
31
   
Biella
   
54,48
 
 
32
   
Rieti
   
54,42
 
 
33
   
Udine
   
54,22
 
 
34
   
Salerno
   
54,21
 
 
35
   
Varese
   
54,19
 
 
36
   
Ferrara
   
53,98
 
 
37
   
Pordenone
   
53,93
 
 
38
   
Firenze
   
53,72
 
 
39
   
Campobasso
   
53,69
 
 
40
   
Potenza
   
53,39
 
 
41
   
Bergamo
   
53,24
 
 
42
   
Matera
   
53,19
 
 
43
   
Chieti
   
51,81
 
 
44
   
Modena
   
51,76
 
 
45
   
Forlì
   
51,23
 
 
46
   
Milano
   
50,77
 
 
47
   
Vercelli
   
50,37
 
 
48
   
Brescia
   
50,34
 
 
49
   
Sassari
   
49,77
 
 
50
   
Rimini
   
49,72
 
 
51
   
Piacenza
   
49,70
 
 
52
   
Verona
   
49,69
 
 
53
   
Novara
   
49,66
 
 
54
   
Padova
   
49,53
 
 
55
   
Grosseto
   
49,41
 
 
56
   
Pesaro
   
49,06
 
 
57
   
Massa
   
48,67
 
 
58
   
Rovigo
   
48,35
 
 
59
   
Ascoli Piceno
   
48,20
 
 
60
   
Lodi
   
47,62
 
 
61
   
Bari
   
47,61
 
 
62
   
Roma
   
47,45
 
 
63
   
L’Aquila
   
47,17
 
 
64
   
Arezzo
   
47,15
 
 
65
   
Pescara
   
46,84
 
 
66
   
Taranto
   
46,65
 
 
67
   
Cosenza
   
46,54
 
 
68
   
Alessandria
   
46,52
 
 
69
   
Pistoia
   
46,30
 
 
70
   
Brindisi
   
46,00
 
 
71
   
Benevento
   
45,88
 
 
72
   
Teramo
   
45,74
 
 
73
   
Sondrio
   
45,73
 
 
74
   
Oristano
   
44,84
 
 
75
   
Lucca
   
44,70
 
 
76
   
Reggio Calabria
   
44,07
 
 
77
   
Torino
   
42,97
 
 
78
   
Treviso
   
42,82
 
 
79
   
Vicenza
   
42,47
 
 
80
   
Avellino
   
42,19
 
 
81
   
Lecce
   
42,16
 
 
82
   
Foggia
   
41,84
 
 
83
   
Caserta
   
41,17
 
 
84
   
Ragusa
   
40,62
 
 
85
   
Catanzaro
   
39,68
 
 
86
   
Como
   
39,44
 
 
87
   
Imperia
   
38,73
 
 
88
   
Vibo Valentia
   
37,70
 
 
89
   
Napoli
   
37,60
 
 
90
   
Palermo
   
37,00
 
 
91
   
Latina
   
35,98
 
 
92
   
Nuoro
   
35,61
 
 
93
   
Siracusa
   
35,43
 
 
94
   
Viterbo
   
35,27
 
 
95
   
Isernia
   
35,26
 
 
96
   
Messina
   
34,94
 
 
97
   
Enna
   
33,84
 
 
98
   
Trapani
   
32,49
 
 
99
   
Caltanissetta
   
32,39
 
 
100
   
Frosinone
   
30,48
 
 
101
   
Agrigento
   
27,38
 
 
102
   
Crotone
   
27,03
 
 
103
   
Catania
   
23,02
 
Fonte: Il Sole 24 ORE

La guerra degli alberi

Wednesday, October 7th, 2009

Si moltiplicano le potature e i tagli a Roma e in altri Comuni italiani. I cittadini protestano, per il Servizio giardini è tutto regolare. Ma un agronomo ha esaminato i tronchi appena segati. E parla di scempio. Mandateci le vostre segnalazioni

 

Alberi tagliati alla circonvallazione Casilina

Che fine faranno i 30 platani di Piazza Gentile da Fabriano se cominceranno i lavori di scavo per realizzare i 139 box auto sotterranei previsti? Se lo chiedono, in rivolta, i residenti del quartiere Flaminio e tutti i romani, in quello che è solo l’ultimo episodio di una guerra in corso tra il comune di Roma e i suoi abitanti: la guerra degli alberi. Ottanta platani rasi al suolo in via Nomentana, 29 su viale Tiziano, altri a viale Trastevere, a San Giovanni e sulla Circonvallazione Trionfale, sei “prunus” segati e mai reimpiantati a porta Cavalleggeri, e con lettere ai giornali i cittadini accusano: a Roma, come in molte altre città d’Italia, si abbattono troppi alberi, anche quando non sono pericolanti né malati. E non basta: anche le potature sono malfatte, eccessive e realizzate in periodi sbagliati. Secondo il Servizio Giardini si tratta di interventi regolari e assolutamente necessari, a causa di rami pericolanti o di ostacolo alla visibilità.

Ma il malumore cresce e i cittadini si organizzano. Vicino a un battagliero “Comitato dei platani” sono nate, su Internet, anche le “Platanettes“, groopies accanite. Mentre un agronomo ficcanaso - Marcello Frigieri, ex ricercatore ISPE (Istituto Studi per la Programmazione Economica) nel settore agricoltura - ha fatto di più: e con la sua macchina fotografica, il 23 febbraio di quest’anno, ha documentato un taglio di alberi di robinia sulla Circonvallazione Casilina, per poter poi esaminare i tronchi appena segati.

Racconta Frigieri: «Quel giorno quattro operai, senza la presenza di alcun tecnico né rappresentante del municipio, su 83 robinie psudoacacia, una varietà particolare di robinie, tutte in ottimo stato, ne ha tagliate 59, oltre il 70 per cento. Uno scempio». La cosa gravissima, sostiene l’agronomo, è che le robinie tagliate erano tutte sane, come ha potuto rilevare dallo studio dei tronchi, e come si può constatare a occhio nudo

in queste foto: legni perfetti senza cancri e senza infiltrazioni, nessun difetto e nessun segno di malattia.

Che ne dice il Servizio Giardini? Il direttore Mario Vallorosi parla di «grande lavoro svolto quest’anno, un’imponente opera di messa in sicurezza delle alberature e di manutenzione del verde, programmata e pianificata, con uno stanziamento di 3,5 milioni di Euro». Da gennaio a settembre 2009, spiega, «gli abbattimenti di alberi sono stati 2092, in linea con i 2024 del 2008, i 2004 del 2007, i 2167 nel 2006». Di più, sembrerebbe, visto che alla fine del 2009 mancano ancora tre mesi. Secondo Vallorosi, «l’81 per cento degli abbattimenti è stato fatto perchè gli alberi risultavano instabili, pericolanti, inclinati o a fine del ciclo vegetativo. Il restante 19 per cento di tagli è stato realizzato a causa di malattie, in particolare il cancro colorato, come in via Nomentana».

E le sanissime robine della Circonvallazione Casilina? Infine, sostiene Vallorosi che «gli interventi vengono effettuati dal personale del Servizio Giardini e da ditte private con giardinieri e tecnici specializzati. Ogni intervento viene coordinato da agronomi e periti agrari». Proprio come ha documentato l’agronomo Frigieri sulla Casilina. L’altro grande problema è costituito dalle potature degli alberi. Totalmente inutili, fatte su piccoli ciuffetti di erba sulle sponde del Tevere; realizzate ai primi di settembre proprio all’ora di punta, sulla Cristoforo Colombo; fino al boschetto di 60 allori a Villa Ada, sfoltiti, abbattuti e «desertificati» qualche settimana fa. I cittadini protestano, formano comitati, come “Villa Ada Greens” che denuncia come i lecci della villa a ridosso dell’Ambasciata egiziana stiano per essere sopraffatti dal cemento. Anche la quercia centenaria su Viale Mazzini all’altezza della Rai è stata segata, e il ceppo rimasto appare in ottima salute.

Eppure, anche a proposito di potature, il servizio giardini è tutto contento: «A Roma da gennaio a settembre, in soli 8 mesi, sono state potate circa 22mila piante, molto più di quanto fatto nel 2006 (12.070 potature) e nel 2007 (14.489 potature)», elenca Mario Vallorosi. Interventi che, spiega, «oltre ad essere fondamentali per la sicurezza dei cittadini, hanno restituito luce laddove i lampioni erano ormai sepolti dalle folte chiome degli alberi». Sarà. Nel frattempo, però, il professor Frigieri ha fotografato anche una potatura di ligustri su via Rubicone verso piazza Mincio, quartiere Trieste, realizzata il 30 aprile e il 1 maggio (GUARDA). Documentando come apparivano i tronchi il giorno dopo, miserrimi e spogli: «Qui fa ridere parlare di messa in sicurezza: c’erano venti alberelli in ottimo stato che non davano nessun fastidio, perché fare questa drastica potatura?», chiede Frigieri. «Non si pota a maggio, quando la pianta è in piena attività e nel suo periodo di massima utilità, visto che fornisce fresco e ombra. Bisogna aspettare che vada in riposo vegetativo, una sorta di letargo che arriva da ottobre in poi»

Anche nel cuore delle città c’è un paesaggio da difendere

Tuesday, September 15th, 2009

Consumo del suolo, alterazioni del tessuto urbano e sociale, disordine edilizio, degrado, traffico, inquinamento dell’aria, caos acustico e visivo, emergenza rifiuti. Sono queste le principali minacce per il futuro delle nostre città, piccole e grandi.
Se ne occupa Italia Nostra, che domani a Roma presenterà la Giornata Nazionale dei Paesaggi Sensibili.

I paesaggi sensibili sono quella parte di patrimonio naturale, culturale e artistico che nel nostro Paese rischia di scomparire perché messo in pericolo dall’incuria, dalla speculazione edilizia e dai progetti non sostenibili o falsamente sostenibili (come quello di abbattere oltre 500 querce secolari in Sila, in una zona protetta dall’Ue, per trarre energia dalle biomasse, in merito al quale Italia Nostra sta già protestando).

L’anno scorso la mappa dei paesaggi sensibili ha interessato oltre cinquanta località di pregio, dallo Stretto di Messina all’Appia Antica, dalle Cinque Terre alla Murgia materana, dal Delta del Po alla Necropoli di Tuvixeddu, vicino a Cagliari.

Nel 2009 Italia Nostra dedica la sua campagna nazionale alle città considerate nel loro complesso, dal nucleo originario fino alle periferie che oggi si ingrandiscono sempre di più ma che stentano a diventare autonome dal centro. La Carta di Gubbio, i cui principi furono fissati nel 1960 da un gruppo di architetti, urbanisti, giuristi e amministratori pubblici, considera il centro storico come un monumento che va restaurato e conservato: ecco perché, a partire da sabato 19 settembre, meta delle visite di Italia Nostra saranno proprio i centri urbani.

L’associazione propone, in oltre 40 località italiane, decine di eventi volti a promuovere la conoscenza del territorio e a valorizzare la difesa del paesaggio e del patrimonio culturale. Da Palermo a Cosenza, da Brindisi a Matera, da Roma a Siena, da Lucca a Bologna, da Ferrara a Padova, da Brescia a Torino, da Grosseto a Perugia, da Treviso a Trieste, Italia Nostra denuncerà le situazioni di degrado, le alterazioni del tessuto urbano e del profilo volumetrico, l’espulsione dal centro delle funzioni abitative nonché delle attività artigianali e industriali tradizionali. Per non parlare della congestione da traffico e dalla permanenza di attività improprie e invasive, dell’inquinamento visivo e acustico, della situazione degli spazi pubblici, della mancanza di decoro urbano.

Particolarmente interessata L’Aquila, eletta città-simbolo della campagna nazionale: Italia Nostra ha infatti dichiarato il suo centro storico, distrutto dal sisma del 6 aprile, ‘monumento di cultura urbana su cui intervenire con un piano completo di restauro e recupero integrale.

Le altre località interessate dal progetto sono Alessandria, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Cascina (Pisa), Colfiorito (Perugia), Crotone, Faenza, Firenze, Giulianova, La Spezia, Oristano, Sassari, Siena, Siracusa, il Tigullio, Trento, Verbania, i comuni del lago Maggiore, Edolo, Bergamo, Brisighella, Savona, Sarzana.

Il catalogo dei paesaggi più minacciati e il calendario degli appuntamenti saranno illustrati domani mattina, nella sede romana dell’associazione (viale Liegi 33) dal presidente Giovanni Losavio e dal segretario generale Antonello Alici.

Fonte: La Repubblica

TTW, il veicolo ecosostenibile a misura di città

Sunday, August 2nd, 2009
«TTW One» è l’ultimo progetto dell’azienda laboratorio di creatività ingegneristica e innovazione attualmente inserita nell?Incubatore d’Imprese del Politecnico di Torino. Il piccolo, agile e sicuro veicolo a tre ruote, che può ospitare due passeggeri, si propone come un nuovo modo di concepire il trasporto urbano e suburbano. La sua novità è l’eco-sostenibilità della propulsione, che combina le tecnologie più evolute per trazioni elettriche ibride con un motore gas a metano, per limitare a zero le emissioni e fornire alte prestazioni. Di seguito le immagini del primo esemplare costruito.
Fonte: La Stampa
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