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Green City Italia

Tuesday, August 10th, 2010
Se per anni le città hanno demandato esclusivamente ai grandi parchi le funzioni benefiche del verde, ora il verde si manifesta in modo sempre più tecnologico ed integrato alle architetture della città: verde pensile, verde verticale, verde “sotto casa”.
FORTUNATO D’AMICO
Festeggia un anno Green City Italia, un progetto per promuovere gli spazi verdi, pubblici e privati, all’interno del contesto urbano. Un irresponsabile uso del suolo, lo spreco a fini speculativi degli spazi destinati alla collettività ed un’ imprudente crescita dei centri popolati, hanno determinato il dilagare dell’edificazione selvaggia e isolato le città dalle più convenienti condizioni ambientali offerte dall’ habitat naturale. Migliorare la qualità della vita è dare a tutti i cittadini un ambiente sano per abitare, lavorare, divertirsi, rispettando la natura e integrando il verde come espressione funzionale all’esistenza stessa della città. Un intuizione semplice ma non banale, dopo che per tanti anni siamo stati abituati a fruire il verde come soluzione decorativa per migliorare l’aspetto estetico dei contesti urbani. Sull’esempio delle esperienze ormai consolidate in Olanda, Germania e Gran Bretagna, ora anche nel nostro Paese si sente l’esigenza di confrontarsi e inserirsi nel dibattito internazionale sulla qualità urbana. Green City Italia propone un radicale ripensamento del nostro rapporto con la natura e comunica la necessità improrogabile di far tornare il verde nelle nostre città. Tra i fautori di questa iniziativa Andreas Kipar e Giovanni Sala, fondatori del gruppo LAND, nato vent’anni fa proprio a Milano, la città più mineralizzata d’Europa. Andreas Kipar è inoltre l’autore del primo Piano del Verde della città di Milano e della strategia dei Raggi Verdi, un sistema di percorsi elaborato per rivitalizzare gli spazi aperti della metropoli attraverso otto tracciati verdi estesi dal centro alle periferie. Idee in controtendenza, nate per ripristinare l’ utilizzo di aree pubbliche eccellenti e attivare un sistema dei servizi che incoraggi condizioni di sicurezza e solidarietà sociale. Gli enormi benefici dal punto di vista collettivo, ricreativo, ambientale, scientifico-culturale, estetico-paesaggistico, ecologico ed economico della filosofia urban green, sono evidenti anche dalla bassa incidenza, in termini di costi, dei progetti ecosostenibili Dare possibilità ad un network di voci di confrontarsi sui temi della qualità ambientale, segnalare mostre, piani di lavoro, manifestazioni, convegni, dedicati al verde e agli spazi pubblici nella città, è la missione che si è attribuita Green City Italia. La sfida tra il macro sistema globale e il micro locale, passa necessariamente da un uso più attento delle risorse non rinnovabili. Per Andreas Kipar rendere le città più verdi è promuovere la sensibilità ambientale a più livelli possibili, incrementando negli amministratori pubblici e nei cittadini la consapevolezza dell’ impiego di energie alternative. “Se per anni le città hanno demandato esclusivamente ai grandi parchi le funzioni benefiche del verde, ora il verde si manifesta in modo sempre più tecnologico ed integrato alle architetture della città: verde pensile, verde verticale, verde “sotto casa”. Un verde capace di sprigionare le emotività dei cittadini, di raffreddare l’aria calda d’estate, di produrre ossigeno, e trattenere polvere sottili e CO2, di intervenire direttamente sul bilancio energetico e climatico dei tessuti urbani. Enfatizzare il verde significa, soprattutto in tempi di scarse risorse finanziarie, inventarsi nuove strategie e sviluppare idee innovative.”
Siete convinti che da ora in poi il concetto di verde urbano non sarà più ridotto a quello di giardinetto pubblico sotto casa dove portare i cani a fare pipi e i bambini a giocare?
Link
http://www.greencity-italia.com
http://www.thegreencity.co.uk/
http://www.die-gruene-stadt.de/
http://www.degroenestad.nl/cgi-bin/neosense.exe/showpage?value=1
http://www.landsrl.com/
http://www.ilverdeeditoriale.com/
http://www.acerinprovincia.com/
http://www.progettogreendesign.org

 

Fonte: La Stampa

Le biciclette elettriche conquistano le città

Sunday, July 4th, 2010

Parigi guida la riscossa delle due ruote tecnologiche, ma anche in Italia cresce la diffusione dei nuovi modelli, leggeri e comodi, per sfuggire al traffico di ERNESTO ASSANTE

Nelle grandi città le due ruote dominano incontrastate lo scenario. Ma pian piano, accanto a moto e motorini, si stanno facendo largo le biciclette elettriche, ecologiche e tecnologiche.

Le due ruote che mescolano l’antico e il moderno hanno molti pregi, quello di spingere chi le usa ad una attività fisica che non può che far bene, ma anche quella di evitare il consumo di carburanti e la produzione di gas di scarico, risparmiando anche il costo della benzina.  Le più diffuse e comode sono le biciclette a pedalata assistita, veicoli moderni ed eleganti che consentono a tutti di muoversi in assoluta agilità e comodità, dotati di un piccolo motore che aiuta chi pedala sottraendo una parte dello sforzo fisico, soprattutto quando si tratta di affrontare le salite. Sono sostanzialmente simili alle biciclette tradizionali ma hanno un motore di dimensioni molto ridotte che solitamente è posizionato prima della ruota posteriore o nella zona dei pedali.

La velocità che possono raggiungere è al massimo di 25 km orari, e non funzionano come i motorini, ovvero non prevedono che il guidatore sia immobile e passivo, richiedono la partecipazione attiva del ciclista. La batteria delle biciclette a pedalata assistita hanno batterie piccole e facilissime da ricaricare con un paio d’ore di collegamento ad una normale presa elettrica.

Ci sono quattro tipi di bici elettriche, quelle classiche, che replicano sostanzialmente la forma delle biciclette tradizionali, quelle leggere, che sfruttano il peso ridotto per integrare meglio motore e sforzo fisico, quelle compatte, di dimensioni ridotte e trasportabili con altri mezzi di locomozione, quelle speciali, con linee avveniristiche, diverse funzioni tecnologiche, o diversa disposizione, ad esempio, di sellino e pedali.
Di questa nuova generazione di biciclette elettriche si è registrato un vero e proprio boom a Parigi, grazie ad un incentivo pari al 25% del prezzo garantito dal comune della capitale francese. Secondo il Journal du Dimanche, le vendite nello scorso anno sono aumentate del 67% e anche per questo nuovo anno sembra che la tendenza sia addirittura al rialzo. Anche nel nostro paese il fenomeno è in netta crescita: in Italia sono molte le aziende specializzate nelle bici elettriche, dalla Italwin alla Frisbee, dalla Cicloone alla Erotech, dalla MiGi alla Armony, e le vendite sono aumentate in tutte le regioni, anche perché, come in Francia, stanno crescendo i comuni, le regioni e le provincie che offrono incentivi all’acquisto di biciclette elettriche, come alternativa al traffico e agli ingorghi.

I prezzi? si va da quelle più economiche, tra i 400 e i 500 euro, ai modelli più tecnologici e raffinati, con prezzi che superano anche i millecinquecento euro.

Fonte: La Repubblica

Ritrovata Avaris, città egizia di oltre 3.500 anni fa

Tuesday, June 22nd, 2010

Avaris fu, circa 1.500 anni prima di Cristo, la capitale egiziana del popolo Hyksos (il cui nome significa «sovrani dei Paesi stranieri»), stirpe nomade asiatica che discese in Egitto al termine del Medio Regno, per governarvi dal 1664 al 1569 a.C.. Ora una missione archeologica austriaca ha localizzato alcuni resti di questa città nei pressi del villaggio di Tell El-Dab’a, nella regione nord orientale del delta del Nilo.

 

LA SCOPERTA – È una scoperta importante per gli archeologi di tutto il mondo. Il team austriaco è presente nell’area già da 35 anni: i primi studi per ritrovare Avartis furono avviati nel 1975. Come ha raccontato l’archeologa a capo della cordata Irene Mueller, grazie all’uso del radar il suo gruppo di studiosi ha potuto identificare la struttura urbanistica di Avaris, e riconoscere diverse vie, costruzioni, abitazioni, templi, un porto affacciato sul Nilo, due isole sommerse, pozzi di diverse dimensioni. Il tutto sotto a una zona particolarmente ricca di verde e coltivazioni, come è possibile vedere nelle immagini da satellite in cui viene sovrapposta l’attuale conformazione fisica del territorio all’estensione della vecchia capitale egizia. Proprio per via delle molte abitazioni e aree agricole presenti oggi nella zona, è difficile fare scavi per portare alla luce gli antichi resti

GLI HYKSOS – A governare questa capitale egizia fu una popolazione che arrivò sul delta del Nilo dall’Asia, gli Hyksos. Veneratori del dio Seth, cui edificarono un tempio ad Avartis, erano composti da semiti e cananei. Da questa città questi nomadi si spostarono poi verso Menfi, ma non governarono mai oltre il Medio Egitto. Furono molti gli scambi con altre popolazioni, negli scritti si trovano infatti tracce dei loro rapporti con Creta, l’Anatolia, le isole dell’Egeo. Come già facevano i faraoni, anche gli Hyksos usavano incidere i propri nomi sugli scarabei (considerati animali sacri) poi collocati tra i bendaggi delle mummie. È grazie a loro che in Egitto si iniziarono a usare i cavalli come animali da traino, e i carri per combattere in guerra.

Fonte: Corriere della Sera

Mappa di città Maya a tempo di record

Thursday, May 13th, 2010

Due archeologi con un’innovativa tecnologia laser sono riusciti in 4 giorni in un’impresa fallita per 25 anni

ARCHEOLOGIA

Mappa di città Maya a tempo di record

Due archeologi con un’innovativa tecnologia laser sono riusciti in 4 giorni in un’impresa fallita per 25 anni

MILANO - Una coppia di archeologi statunitensi ha utilizzato una tecnologia basata sull’uso del laser, detta Lidar, che, montata su un aereo bimotore, ha consentito in pochi giorni di ovviare a un problema che durava da venticinque anni. L’intento dei due, entrambi professori di antropologia della University of Central Florida, era quello di tracciare una mappa della città di epoca Maya di Caracol in Belize e ciò che maggiormente li ostacolava era la foresta, che in parte circonda e in parte ricopre i resti dell’antica città, rendendo molto complicato individuare con certezza rovine e confini. 

DAL CIELO - La pratica di effettuare rilevamenti da un aereo non è certamente nuova. Persino Charles Lindberg, autore della prima traversata dell’Atlantico, la utilizzò per scattare fotografie aeree delle rovine di Pueblo, nell’America sud-occidentale, e la Nasa e altri enti usano metodi di rilevamento radar o satellitare anche a fini archeologici. Ma tra il fitto fogliame della foresta del Belize nessun occhio aereo era ancora riuscito a penetrare così a fondo.

LIDAR - L’acronimo sta per light detection and ranging (rilevamento e classificazione della luce) e una sua evoluzione è l’Airborne Laser Terrain Mapper, la tecnologia usata dai Chase per ridisegnare la morfologia di Caracol. Al termine della secca primavera del Belize, quando il fogliame degli alberi è al minimo, da un aereo che compie 62 voli in direzione nord-sud e 60 in quella est-ovest, parte un flusso continuo di impulsi radar diretti al suolo. Questi inviano un segnale di ritorno che viene registrato e triangolato da ricevitori Gps, che a loro volta mandano i propri dati a computer in grado di produrre vere e proprie fotografie del suolo.

CARACOL - Sono bastate poco più di dieci ore di misurazioni attraverso il laser per mostrare dettagli topografici molto chiari della città Maya. Questa, secondo la coppia di archeologi, si estendeva su una superficie di poco più di 100 chilometri quadrati e nel periodo di massimo splendore, tra il 550 e il 900 d.C., raggiungeva i 115 mila abitanti. Aveva un centro deputato alle cerimonie, con ampie plazas, che si estendeva a zone industriali e quartieri poveri e continuava fino alla zona sub-urbana ricca di case, mercati e terrazzamenti agricoli. Entusiasta il parere della dottoressa Diane Chase : «Siamo stupefatti. Credo che l’uso del Lidar rivoluzionerà l’archeologia Maya allo stesso modo in cui lo hanno fatto la datazione al carbonio negli anni ‘50 e l’interpretazione dei geroglifici Maya negli anni ‘80 e ‘90».

Fonte: Corriere della Sera

Scopri che aria c’è nella tua città

Friday, April 23rd, 2010

 Informazioni dettagliate e previsioni sull’inquinamento atmosferico: grazie all’accordo con Lamiaaria.it, Seat Pagine Gialle è in grado di offrire un nuovo ed esclusivo servizio dedicato a tutti gli utenti del portale Tuttocitta.it, che avranno l’opportunità, consultando le mappe, di conoscere la qualità dell’aria in ognuno degli oltre 8 mila Comuni italiani. Cliccando sull’apposita icona sarà possibile determinare quanto sia effettivamente salubre l’aria che si respira e consultare le previsioni per i quattro giorni successivi. Lo stato dell’aria sarà costantemente aggiornato, in modo da fornire un’indicazione sempre quanto più possibile precisa e utile per scegliere meta e percorso più salubre. «La partnership con Lamiaaria.com ci consente di fornire una nuova informazione estremamente utile e facilissima da consultare», ha affermato Maria Bruna Olivieri, Direttore Businnes Unit Web & Mobile di Seat Pagine Gialle.

L’Italia schiava dell’auto ecco cosa si rischia in città

Wednesday, February 24th, 2010

Pascal Acot, storico dell’ecologia, parla all’indomani dello stop al traffico nel nord Italia per l’aumento delle polveri sottili: gravi carenze nel trasporto pubblicodi ANTONIO CIANCIULLO

 

"L'Italia schiava dell'auto ecco cosa si rischia in città"

ROMA - “Abbiamo problemi anche in Francia. A Parigi, con tanto di metro che arriva ovunque e funziona perfettamente, ogni tanto bloccano almeno in parte la circolazione per frenare lo smog. In tutta Europa la battaglia contro l’inquinamento è dura. Ma certo in Italia la situazione è molto particolare, veramente allarmante”. Pascal Acot, ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique e storico dell’ecologia, segue da anni le polemiche sull’inquinamento dell’atmosfera e si stupisce ancora del ritardo con cui, da questo lato delle Alpi, si risponde al pericolo costituito dalle PM10, le polveri sottili.

Dunque lei ritiene che l’intervento sia urgente.
“Non lo dico io. Lo dice l’Unione europea con le sue direttive. Chi non si adegua rischia sanzioni pesanti, da milioni di euro. E l’Italia è tra i paesi nei confronti dei quali è stata aperta una procedura d’infrazione in sede comunitaria proprio per la mancata definizione dei piani di intervento. In altre parole: può capitare di avere un problema. Può capitare di ereditare una situazione in cui i ritardi infrastrutturali accumulati in molti decenni sono pesanti e le condizioni meteo sfavorevoli moltiplicano le difficoltà. Ma non si può far finta di niente. Non si può andare avanti per anni evitando accuratamente di prendere le misure necessarie a tutelare un bene non negoziabile come la salute dei cittadini”.

È difficile però trovare la firma dei veleni che finiscono nei nostri polmoni. Chi non vuole staccarsi dal volante dà la colpa al riscaldamento, chi non vuole investire in una caldaia più efficiente se la prende con le centrali elettriche. C’è perfino chi dice che le polveri sottili sono un fatto naturale…

“Un fatto naturale? Questa è straordinaria! Del resto si può dire di tutto, anche del caos climatico: c’è sempre una frazione del problema che può essere considerata naturale; il punto è che va pesata. E se si misura il ruolo delle polveri sottili prodotte da cause naturali si scopre che è del tutto marginale. I responsabili sono altri e si conoscono per nome e cognome”.

Facciamoli questi nomi.
“Il primo responsabile è il traffico su gomma. E qui si trova una prima spiegazione delle difficoltà in cui si dibatte l’Italia: il rapporto tra l’automobile e il trasporto pubblico, dal punto di vista delle risorse investite e degli spazi dedicati, è assolutamente anomalo rispetto alla media del Centro e del Nord Europa. La prima mossa da fare per recuperare una situazione di normalità è riequilibrare il sistema: più spazio al mezzo pubblico, alle bici, alle auto in condivisione e meno spazio alle automobili, molto spesso occupate da una sola persona”.

Gli altri responsabili?
“Il riscaldamento figura al secondo posto. Forse questo è il campo in cui l’Italia ha fatto meglio: la sostituzione dell’olio combustibile con il metano ha abbattuto in maniera significativa questo tipo di inquinamento. E lo dimostra la diminuzione dell’anidride solforosa, un tipico inquinante legato al riscaldamento. Gli altri contributi allo smog vengono da industrie e agricoltura, ma il loro contributo è, in genere, decisamente limitato”.

Cosa rischiano gli abitanti delle città costretti a respirare un’aria che per legge non è respirabile?
“Molto, moltissimo. L’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato in oltre 8 mila i morti causati dalle polveri sottili nelle 13 principali città italiane e in 800 mila a livello globale le vittime dello smog”.

Pensa che i sindaci o i presidenti delle Regioni abbiamo in mano gli strumenti per battere lo smog?
“In parte sì perché quello che possono fare è molto importante. Possono, e in realtà devono per evitare il rischio di indagini giudiziarie, agire per mantenere i livelli di inquinamento entro i limiti di legge”.

I blocchi?
“I blocchi hanno un significato importante in termini di comunicazione: fanno capire a tutti che il problema c’è ed è serio. Ma appena le auto tornano in circolazione lo smog risale. Quello che veramente serve, e che in parte possono fare anche gli amministratori locali, è migliorare il trasporto pubblico”.

Senza fondi?
“Si possono creare spazi riservati ai mezzi pubblici rendendoli più veloci senza pagare un euro. E poi c’è la partita dei fondi che vanno trovati attraverso un coordinamento nazionale che dia alla difesa della salute e della vivibilità delle città un valore prioritario. Bisogna intervenire anche sul trasporto merci e sui pendolari

Inquinamento, 57 città fuorilegge

Thursday, January 28th, 2010

«Non credo che allargare le braccia sia una risposta». Solitario (o quasi), in una delle regioni più inquinate d’Europa, due giorni fa il sindaco di Vicenza, Achille Variati, s’è preso la sua responsabilità. E domenica ha bloccato la circolazione. Lo stesso hanno fatto i primi cittadini di Pordenone, Cordenons e Porcia: auto ferme nei centri cittadini da sabato, perché le polveri nell’aria avevano superato i limiti per tre giorni di seguito. Milano e Lombardia invece non prevedono blocchi d’emergenza, anche se l’inquinamento non scende sotto i limiti ormai da 14 giorni. In Emilia Romagna, lo scorso 7 gennaio, sono ripartiti i «giovedì del polmone»: blocco preventivo del traffico esteso alla maggior parte delle auto. Nella lotta allo smog, le città italiane avanzano in ordine sparso. In assenza di un piano d’azione nazionale, atteso da anni e ancora in «fase di stesura», ognuno lotta con i propri strumenti. Con la certezza che, quegli strumenti, non bastano. Perché, tra le 88 maggiori città italiane, 57 l’anno scorso hanno sballato i limiti di inquinamento previsti dalle leggi europee.

Le città più inquinate
Storicamente gennaio è un mese nero per lo smog. Le città più sofferenti in quest’avvio di 2010 sono Milano, Padova e Vicenza, che hanno superato per 18 giorni i 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Quella soglia non andrebbe superata per più di 35 volte nell’intero anno. Il conto è facile: in meno di quattro settimane, queste città hanno già bruciato oltre la metà del «bonus» concesso per dodici mesi. Niente di nuovo, almeno per il «catino» padano, chiuso dalle montagne e tra le più sfortunate regioni d’Europa per il naturale ricambio d’aria. Il meteo, quest’anno, quanto sta influendo? «L’aria fredda è più densa e più pesante— risponde Sergio Borghi, direttore dell’Osservatorio meteorologico Milano-Duomo —, quindi tende a ristagnare maggiormente. Un po’ di mobilità potrebbe arrivare da venti settentrionali o da correnti calde dalle zone adriatiche». Arriveranno, queste correnti? «Per i prossimi giorni— spiega l’esperto — è possibile un po’ di dinamismo, ma probabilmente non sufficiente a portare grossi benefici». La classifica delle città più inquinate nel 2009 è stata messa a punto nel rapporto Mal’aria di Legambiente: Napoli al primo posto (156 superamenti), seguita da Torino (151), Ancona (129) e Ravenna (126). Milano è a 108 giorni di aria irrespirabile, Venezia a 60. Ma il quadro complessivo del bacino padano è drammatico: tutti i capoluoghi della Lombardia e dell’Emilia Romagna sono fuori dal limite di legge, 7 su 8 in Piemonte, 6 su 7 in Veneto. «A fronte di questo disastro — spiega Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente — continuiamo ad ascoltare annunci e vediamo politiche di incentivo che non hanno nessuna ricaduta». Esempio: l’incentivo di 200 euro per l’acquisto di nuove bici: «A cosa è servito, se in città le biciclette non si possono usare? Non abbiamo guadagnato neanche un “ciclista”. Quei soldi andavano dati ai Comuni per creare piste ciclabili. Bisogna superare l’equazione infrastrutture uguale autostrade».

Buone pratiche e troppe auto
In dieci anni Bolzano ha alzato la percentuale di mobilità ciclistica dal 5 al 20 per cento. Nel centro di Milano, il bike sharing del Comune ha raccolto oltre 12 mila abbonati in poco più di un anno. Quasi un quarto dei taxi in Lombardia sono ecologici (auto ibride o a metano/gpl) grazie agli incentivi regionali, che però non sono sufficienti per tutti i tassisti che vorrebbero convertirsi alla macchina «verde». «Deve passare il concetto che ognuno può fare qualcosa», ripete il sindaco di Vicenza, Variati, richiamando il «valore formativo» delle domeniche a piedi, ormai abbandonate dalla maggior parte degli enti locali italiani. Spostando lo sguardo al contesto più generale, si scopre però che molti sforzi rischiano di naufragare. Roma, ad esempio, ha un tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo: 76 auto ogni 100 abitanti, oltre il triplo di New York (20). Secondo le stime di Legambiente, gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno appena un viaggio e mezzo a settimana con i trasporti pubblici; le zone a traffico limitato diminuiscono invece che aumentare (da 2,38 metri quadri per abitante del 2008, ai 2,08 metri quadri del 2009); la velocità media delle auto nelle città non supera mai i 25 chilometri orari. Significa congestione. E smog.

Il monito dell’Europa
La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per «il persistente superamento dei valori limite di inquinamento». La nuova direttiva del 2008 concede però agli Stati la possibilità di una proroga se dimostreranno di poter rientrare sotto le soglie entro il 2011. Una prima richiesta di moratoria da parte dell’Italia è stata bocciata a settembre. Entro marzo dovrebbe arrivare il verdetto sulla seconda richiesta: se sarà negativo, il fascicolo potrebbe passare alla Corte europea. L’ipotesi peggiore è quella di pesanti multe. Il documento della Commissione chiarisce, almeno in parte, di chi sono le responsabilità per l’aria avvelenata in Italia. Per la pianura padana, ad esempio, la Commissione considera «le condizioni climatiche avverse» come elemento di oggettiva difficoltà. Il punto critico però è un altro: l’Europa riconosce l’impegno della maggior parte delle istituzioni locali, ma a settembre ha chiarito che «senza misure nazionali i soli provvedimenti regionali non bastano». Come dire: le città, quantomeno, dimostrano buona volontà. Ora tocca al governo.

Gianni Santucci
Armando Stella
Fonte: Corriere della Sera

SOS ALBERI IN CITTA’ ITALIANE, DANNI A SPECIE E CLIMA

Sunday, January 24th, 2010

Le citta’ italiane rischiano di ritrovarsi senza alberi con danni non solo alle specie ma al microclima. La colpa e’ delle potature selvagge che stanno radendo al suolo le chiome urbane e di cui il nostro paese detiene la maglia nera in Europa. L’allarme e’ della Lega italiana protezione uccelli (Lipu) che ha realizzato un dossier completo con il quale fa un confronto tra quanto succede all’estero in citta’ come Londra, Friburgo, Berna e altri centri in Francia, Olanda e Germania con la gestione del verde nelle nostre citta’ italiane. Decine le fotografie che documentano ”i tagli radicali cui nel nostro Paese sono sottoposte le piante in citta’ dove peraltro trovano rifugio ben 190 specie di uccelli, di cui 83 di grande interesse conservazionistico”, afferma la Lipu. Fatte salve le situazioni di pericolo per la circolazione dei mezzi e delle persone e quelle necessarie per la salute delle piante, gli alberi lungo i viali urbani sono molto utili per abbellire il paesaggio, creare ombra e rinfrescare l’aria. ”Eppure - sottolinea la Lipu - vengono tagliati in modo selvaggio, spesso in modo ingiustificato che, in questa stagione, soffrono le potature che ne sradicano rami e chiome riducendoli a brutti scheletri”.

”Nel quadro del microclima locale, ma anche in rapporto ai cambiamenti climatici su scala piu’ ampia - spiega Marco Dinetti, autore del dossier e responsabile Ecologia Urbana Lipu - le aree verdi e la vegetazione nelle citta’ svolgono un ruolo importante: producono ossigeno, rimuovono le sostanze inquinanti, comprese le pericolose polveri sottili PM10, schermano il rumore, oltre che aumentare il valore delle aree urbane e favorire il contatto tra le persone e la natura”. Per quanto riguarda gli effetti positivi sull’ambiente, una pianta con un diametro di 25-30 centimetri assorbe ogni anno circa 30 chilogrammi di anidride carbonica (CO2), rilasciando una quantita’ di ossigeno equivalente a quella necessaria per la vita di 10 persone. Inoltre, la presenza di 20 alberi e’ in grado di annullare le emissioni annue di CO2 di un’automobile, mentre le fasce di vegetazione lungo le strade possono ridurre i rumori del 70-80%.(ANSA).

Legambiente: «Emergenza smog»

Sunday, January 17th, 2010

Smog, polveri e rumore assediano i centri urbani, con l’inquinamento alle stelle in tutta Italia: Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge (35 giorni in un anno) per le concentrazioni di Pm10 (polveri sottili), rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Questo, in sintesi, il contenuto del dossier «Mal’Aria di città» di Legambiente, realizzato in collaborazione con il sito lamiaaria.it, che annuncia anche la partenza delle «vetrine antismog» in varie città. A Palermo, Potenza, Bologna, Milano, Roma, Genova, Torino, Taranto, Firenze e Civitanova, infatti, alcune boutique attrezzeranno le vetrine con mascherine antismog e slogan contro l’inquinamento, che per l’associazione è «un’emergenza nazionale» per cui «servono urgenti provvedimenti strutturali».

MILANO E ROMA - La situazione è «grave», dice Legambiente, anche a Milano con 108 giorni di superamento, a Roma con 67 e Venezia con 60. Mentre, rileva l’associazione, Lombardia ed Emilia-Romagna sono le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (7 su 8) e Veneto (6 su 7). Secondo il dossier, «nulla di buono è stato fatto nemmeno sul fronte ozono che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record: dal primo gennaio 2010 è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettava questo limite (32 su 50)».

IN PIANURA PADANA - La Pianura Padana si conferma come «area critica» anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). E anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti: Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera va alla Lombardia, dove 9 città su 10 hanno superato di molto il limite di legge sull’ozono: «Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell’aria - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - è purtroppo ancora lontano».

CHI INQUINA - La principale fonte di inquinamento atmosferico a livello nazionale è rappresentata dal settore industriale, responsabile del 26% delle emissioni di Pm10 e del 23% di biossido di azoto (NO2), del 79% di ossidi di zolfo (SOx) e del 34% di idrocarburi policiclici aromatici. A seguire, i trasporti, con il contributo maggiore attribuibile ai trasporti su strada con il 22% delle emissioni totali di Pm10, il 50% di NO2, il 45% di CO e il 55% di benzene.

IL TRAFFICO - A Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del Pm10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx. Un’emergenza, osserva Legambiente, »sanitaria prima ancora che ambientale«: nel 2006 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annuali di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2.000 morti l’anno.

IL RUMORE - Ma, avverte il dossier, anche l’esposizione al rumore provoca notevoli effetti negativi sulla salute e la qualità della vita. Eppure, secondo il rapporto Istat «Indicatori ambientali urbani 2008» su 110 capoluoghi di provincia, a fine 2008 sono solamente 68 i comuni che hanno approvato un piano di zonizzazione acustica (5 in più rispetto al 2007). Rispetto ai provvedimenti concreti delle amministrazioni, secondo quanto riportato dal dossier, Milano aveva lanciato un importante segnale con l’Ecopass, ma i suoi risultati benefici sono terminati. A Roma, una delle città con tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo - 76 auto ogni 100 abitanti, cioè oltre il triplo di New York (20) e il doppio di Londra (36) - «i provvedimenti decisi dal comune non hanno fatto altro che lasciare sempre più spazio al trasporto privato». Ultima proposta, davvero «discutibile - afferma Legambiente - è l’idea di inaugurare il nuovo circuito per il Gran premio di Formula uno in un’area quotidianamente intasata dal traffico». Ed i governi nazionali che si sono succeduti «dal 2001 ad oggi - denuncia il dossier - hanno finanziato per il 67% delle risorse della Legge obiettivo le infrastrutture stradali». Ad oggi, conclude Legambiente, «l’unica politica messa in campo è la rottamazione delle vecchie auto». (Fonte: Ansa)

Città italiane “salve”, slittano i limiti sulle polveri sottili

Tuesday, December 29th, 2009
 
   
ROMA
Città italiane “salve” per i limiti sulle polveri sottili. Dal primo gennaio sarebbero infatti dovuti scattare i nuovi limiti per migliorare la qualità dell’aria, ma la direttiva Ue sullo smog, che avrebbe fatto tremare quasi tutte le città d’Italia, è slittata a data da destinarsi dopo il rinnovo del Parlamento Ue.Le nuove indicazioni apponevano delle restrizioni allo smog. I limiti attuali di Pm10 impongono un limite giornaliero di 50 microgrammi a metro cubo con 35 giorni di superamenti in un anno. Mentre la nuova legge prevedeva 7 giorni di superamento in un anno mantenendo fermo il limite dei 50 microgrammi. Anche la media annuale veniva ritoccata: da 40 microgrammi a metro cubo si passava a una riduzione pari a 20 microgrammi a metro cubo.La prima a tremare per un’eventuale entrata in vigore della direttiva Ue sulla qualità dell’aria sarebbe stata Torino. Nell’ultima classifica di Legambiente sull’aria delle città italiane il capoluogo piemontese se la passa male insieme con Frosinone con 41 giorni di superamento dei limiti di Pm10, seguita da Brescia, Sondrio e Alessandria con 38. In quarta posizione, nella classifica attuale, Milano con 35 giorni, poi Lodi e Asti con 33, Lucca con 31 e Napoli con 30. Seguono Mantova con 29, Modena con 28, Firenze, Padova e Reggio Emilia con 27. Como, Rovigo e Vicenza registrano 26 giorni. Al diciannovesimo posto si piazza Pavia e al ventesimo Venezia. Dal ventunesimo al trentesimo posto troviamo: Piacenza con 24 giorni, Cremona e Novara con 23, Ancona e Verona con 22, Vercelli, Carrara, Terni e Treviso con 20, Ferrara e Perugia con 19, Bologna e Parma con 20. La capitale Roma si piazza al 36/o posto della classifica con 17 giorni.Le città fuorilegge oggi sono le prime 6 perché al di sopra dei 35 giorni di superamento dei 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Ma con le nuove regole quasi tutta Italia si ritroverebbe fuori dai parametri Ue. A parte alcune isole felici. Possono dormire sonni tranquilli Salerno, la città in cui l’aria è migliore e in cui non sono stati registrati giorni di superamento. Ma anche Potenza con un solo giorno di superamento, Viterbo, Gorizia e Bolzano con due giorni. Seguono Trieste con 3 giorni, Trento e Aosta con 4 giorni, Caserta con 5. Appena dentro i limiti, Bari con 7 giorni di superamento.

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