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Oasi naturista, rischio scomparsa

Sunday, June 26th, 2011

Più che divieti e denunce firmate - come accadde anni fa - da pretori che non gradivano topless e abbronzatura integrale, potè l’erosione. Capocotta, chilometro 9 della litoranea. Qui c’è l’Oasi naturista, unica spiaggia in Italia regolarmente autorizzata - lo fece tra le polemiche il Campidoglio, all’epoca della giunta Rutelli - alla pratica del nudismo. Ma forse è meglio dire che c’era: perché da un mese mareggiate e correnti hanno cancellato l’arenile. La linea di battigia è arretrata di una cinquantina di metri, sino a raggiungere le dune tutelate della Riserva del litorale e il chiosco-ristorante dove Veronica Ciotoli - la titolare della spiaggia assieme al marito Sandro Lauri - sforna piatti prelibati, recensiti su guide culinarie di mezza Italia. Per gustare i suoi manicaretti, la sera a cena capita gente che non t’aspetti. Dall’ex presidente della Rai Lucia Annunziata all’ex direttore generale di Bankitalia Vincenzo Desario. E poi parlamentari bipartisan, Luca Barbareschi, Giovanna Melandri, attori e registi come Fernan Ozpetek, Pierfrancesco Favino, Licia Colò, Gianmarco Tognazzi, il cantante Sergio Cammariere.

Di giorno non ci sono divieti. La tintarella si può prendere integralmente o anche in costume. E nessuno fa storie. Un’oasi di libertà sin dai tempi - erano gli anni Settanta - in cui a Capocotta venivano ad abbronzarsi Raffaella Carrà e Renato Zero agli albori della sua carriera.
Veronica Ciotoli era una bimbetta quando da queste parti il papà aprì il chioschetto che poi sarebbe diventato l’Oasi naturista. Adesso scuote la testa, preoccupatissima: «Una cosa così non l’ho mai vista. L’erosione si fa sentire ogni anno, ma in genere quel che il mare prende poi restituisce. E la sabbia ritorna. Stavolta è tutto diverso. E’ sparito tutto. La nostra attività è praticamente cancellata. Non sappiamo neanche dove sistemare sdraio e lettini».

Perché la forza del mare si sia accanita proprio in questo punto resta un mistero. A destra e a sinistra, al Porto di Enea e al Settimo Cielo, l’arenile resiste. All’Oasi invece il mare ha divorato tutto. Che però l’intera Capocotta da anni sia sotto tiro dell’erosione marina è comunque un dato di fatto. La spiaggia è arretrata di qualche metro un po’ ovunque, Zagaja, Mec’s, Mediterranea. E il presidente del consorzio dei chioschi, Claudio Presutti, sollecita un intervento di ricostruzione della costa, come è previsto a Ostia, Fiumicino, Ladispoli e in altre località del Lazio: «Noi non abbiamo mai chiesto nulla al Comune e alla Regione, anche se offriamo un servizio importante che nessuno stabilimento è in grado di garantire: ingresso libero e prezzi bassi. Anche per questo, Capocotta deve essere salvata».


Alessandro Fulloni
Fonte: Corriere della Sera

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