Posts Tagged ‘campagna’

Eco Natale 2009: la spesa si fa in campagna

Sunday, December 6th, 2009

Quest’anno per pranzi e cenoni natalizi vari si prevede per gli italiani una crescita pari al 10% di coloro che andranno a fare la spesa direttamente dal contadino secondo il modello produttore - consumatore, annullando le intermediazioni e garantendo acquisti di qualità a un giusto prezzo. A tal proposito la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) si è fatta promotrice di un progetto chiamato: “La spesa in campagna”, in pratica una rete di circa diecimila aziende agricole che vendono direttamente al cittadino.

Il promuovere la cultura della spesa in fattoria, a km zero, è un aspetto dai molteplici benefici. Oltre alla già citata assenza di rischio di speculazioni e rincari artificiosi che avviene nei contesti cittadini, comprare direttamente dal produttore permette una reale crescita di qualità e freschezza del prodotto con un risparmio quasi fino al 30%.

Negli ultimi anni questa tendenza è stata sempre al centro di una consistente crescita, ma mai come quest’anno il trend sembra aver raggiunto cifre da record che, secondo la CIA, potrebbero addirittura triplicare nell’arco di soli 3 anni. Saranno infatti circa 8 milioni gli italiani che opteranno per questa soluzione. Una soluzione conveniente, appunto, ma non solo per chi compra. In questo difficile momento economico è infatti importantissimo che anche piccole e medie imprese possano incrementare il loro reddito, cosa che non potrebbe accadere se non si fosse venuto a creare questo grande network di aziende agricole sparse nello Stivale.

   

  

 

Insomma una soluzione vantaggiosa per tutti e sconveniente solo per la grande distribuzione che troppo spesso giustifica le sue spese (come il trasporto o quelle pubblicitarie) con incrementi che vanno dal 40% fino ad arrivare ad aumenti del 900% per i beni di prima necessità!

Inoltre, “Spesa in campagna” vuole essere rurale fino ad un certo punto, dato che ha provveduto a creare un funzionalissimo sito (www.laspesaincampagna.net), dotato anche di un utile software GPS da scaricare nel vostro navigatore riuscirete a raggiungere anche quelle realtà più nascoste all’interno della penisola.

La CIA stessa ha provveduto anche a fare un’indagine per testare il livello di fiducia degli acquirenti nel comprare da aziende agricole. Il responso è stato piuttosto lampante: ben il 70% degli intervistati ha piena fiducia in questo tipo di acquisto e comparandolo con i risultati dei negozi tradizionali (60%), grande distribuzione (59%) e hard discount (36%), vediamo come si stia finalmente puntando sempre di più sulla filiera corta e i farmer’s market.

Le parole del presidente nazionale della CIA Giuseppe Politi confermano decisamente - riassumendo - quanto detto fino adesso: La vendita in azienda agricola è un chiaro esempio di una filiera cortissima, direttamente dal produttore al consumatore, che porta vantaggi reciproci per ambedue le parti. Un’iniziativa estremamente valida per integrare in modo adeguato il reddito delle piccole e medie aziende, specialmente quelle che si trovano in zone montane, collinari e periurbane. Nello stesso tempo per i cittadini rappresenta un’occasione ideale per acquistare un prodotto di qualità a costi contenuti“. Possiamo forse dargli torto?

Fonte: Geen me

 

 

 

 

Lavoro nero nelle campagne.

Saturday, September 19th, 2009

Lavoro nero, filiere lunghe. Cosa sappiamo della produzione dei pomodori base della dieta mediterranea, e dei vini doc? Una qualità che, spesso, viene garantita da lavoratori migranti senza contratti e diritti. Un viaggio nelle campagne del Sud invisibile, nelle terre degli stagionali, dei rumeni, dei magrebini, degli africani e della capacità imprenditoriale che non decolla. Da Foggia a Cassibile i migranti lavorano in assenza di diritti umani.

«Non parlo la vostra lingua - racconta Mohamed - preferisco passare il tempo con gli arabi. Non parliamo molto con gli italiani». Sono le cinque del mattino nella piazza centrale di Cassibile, provincia di Siracusa. E’ ancora buio ma gli stranieri sono già disposti nei due lati della piazzetta: da una parte ci sono quelli del Malì dall’altra i migranti venuti dall’est e i magrebini che spesso non vengono “ingaggiati”. «Veniamo qui tutte le mattine e aspettiamo che ci vengono a prendere per andare nei campi». Mohamed ha poco meno di 30 anni e viene dal Marocco. Come molti altri durante la stagione estiva, da maggio a agosto, si ritrova in questo paesino di 5 mila anime del siracusano, per la raccolta delle patate. «Non lavoro tutti i giorni - racconta - quando capita, per un’intera giornata mi danno 40 euro, ma di questi me ne restano pochi. La prima parte va ai caporali, 4 euro a testa per essere accompagnati nelle terre, penso che sia giusto, mettono la benzina, è una cosa che serve a tutti».

Il caporale è una figura storica della tradizione siciliana che negli anni Cinquanta accompagnava i braccianti nelle terre dei signori per poi riportarli la sera nella piazza del paese. Oggi sono stranieri che vivono nel territorio da più tempo e sono legati al caporale italiano, spesso lo stesso proprietario dell’azienda agricola. «Siamo considerati clandestini - continua Mohamed - abbiamo paura di andare in giro perché i cittadini non ci vogliono». A Cassibile i lavoratori sono stagionali e seguono, come in una tratta silenziosa, le terre della raccolta in mezza Italia, in una sorta di Grand Tour del lavoro nero: Cassibile, Alcamo, Rosarno, Castelvolturno, Foggia e Napoli. Dormono negli stessi terreni in cui di giorno lavorano. In mezzo alle piante. Senza acqua, né letti e servizi igienici.

«Siamo dimenticati - aggiunge Alì mentre sorseggia un bicchiere di tè caldo nella sua tenda - Non lavoro da un mese perché non ho il permesso di soggiorno. I caporali non mi vogliono perché non mi conoscono. Ci pagano 40 euro senza contratto, però quando va bene ne prendo solo 32: cinque vanno nelle tasche dei caporali e 3 per il trasporto. La legge è questa: o ci stai o te ne vai. Io sono al ventunesimo decreto di espulsione. Dopo le patate vado nelle campagne vicino a Napoli a raccogliere le noccioline. A ottobre i mandarini e le arance in Calabria dove ci pagano 25 euro ma lavoriamo tutti».

Anche nel Foggiano la giornata nei campi comincia alle cinque. A San Severo, i migranti vivono allo stesso modo in tende di fortuna dispersi tra le piantagioni di pomodoro per l’industria di trasformazione, sono un centinaio. Equamente divisi tra eritrei da una parte e magrebini dall’altra. La manodopera straniera costa tre euro a cassettone che, per una giornata lavorativa di otto ore si traduce in meno di 20 euro nette. Da aprile a ottobre nel territorio secondo gli elenchi anagrafici dell’Inps, sono occupati circa 45 mila lavoratori di questi 16 mila sono stranieri, un dato che è cresciuto dai 4500 del 2006 ai 14 mila del 2007, ma l’80 per cento della manodopera straniera è al di sotto delle 51 giornate necessarie per l’assistenza previdenziale.

«Sono arrivato da circa un mese - racconta Asmelash, eritreo, mentre sventola il suo permesso di soggiorno stagionale. Lavoro solo due giorni a settimana per tre euro a cassone, perché dei cinque una parte va ai caporali». Il campo è simile a quello delle campagne siciliane. La cucina è fatta di pietre e sul fuoco c’è ancora l’odore del tè, alcuni dormono ancora fuori avvolti nelle coperte di pile e nelle sterpaglie una fontana per i bisogni di prima necessità: lavarsi e cucinare. «Ho lavorato solo una settimana - annuisce Gobriot, somalo - non mi hanno ancora pagato e non posso mangiare, voglio i soldi per andarmene in Sicilia perché a Foggia vogliono solo i rumeni». A differenza del resto del meridione, infatti, a Foggia i proprietari delle terre preferiscono i rumeni “regolari e neocomunitari” che vengono pagati a cottimo. «Guadagno 35 euro al giorno - spiega Marika, rumena - perché in media riesco a riempire una decina di cassettoni al giorno. Poi me ne vado a Lecce dove abito con altre persone».

A Vittoria i pomodori hanno il sapore della discordia. «Non posso lavorare per 10 ore di seguito -dice Nabir, 46 anni, magrebino, mentre aspetta il caporale - e essere pagato 20 euro. La colpa è tutta dei rumeni, io non ce la faccio» . Cinque del mattino anche a Vittoria nel ragusano, terra di lotte per i diritti sindacali e culla della cooperativa Rinascita che per prima trasformò braccianti in imprenditori. «Non ci ingaggiano - continua - così non possiamo cumulare le giornate lavorative necessarie per ottenere l’indennità di disoccupazione». E’ tempo di raccolta a Vittoria e piazza Baghdad, così la chiamano per via della presenza di stranieri, è piena. Molti sono magrebini e vivono nella città da diversi anni. «Abito qui dal 1987 - dice - ma adesso me ne andrò perché qui mi vergogno a lavorare . Io ho tre bambini e una moglie cerco di lavorare per riuscire a fare venire mia moglie qui. Non posso vivere né pagare una casa, una luce. Ti chiamano solo se c’è qualche tunisino che ti conosce e ti raccomanda. Nei camioncini ci vanno solo i rumeni perché si portano le donne. Se ci vai con una donna non hai problemi, ti assumono ma per 15-20 euro. Questo non è vivere».

  CONTINUA ...»

Fonte: Il Sole 24 ORE

Pipì nella doccia per salvare la foresta

Monday, August 24th, 2009

Chi non ha mai fatto pipì sotto la doccia alzi la mano. Quella che per molti è un piccola trasgressione potrebbe diventare un importante gesto per salvare la salute del nostro pianeta. L’idea è venuta a una ong brasiliana, SOS Mata Atlântica, che ha fatto un semplice calcolo: se tutti i cittadini brasiliani facessero una volta al giorno pipì nella doccia (evitando quindi di tirare l’acqua del wc) risparmierebbero ciascuno 4.380 litri di acqua potabile all’anno. Per chiarire il concetto la ong ha preparato un divertente spot animato, diventato in breve una star della Rete.

FORESTA ATLANTICA - La campagna, chiamata semplicemente «Pipì nella vasca», è seria: l’obiettivo della ong è salvare in particolare la foresta atlantica del Brasile, un prezioso patrimonio di biodiversità distrutto per più del 90% nel corso del 20° secolo (per le coltivazioni di canna da zucchero e caffè) e ancora oggi minacciato per l’enorme sviluppo di due megalopoli, Rio de Janeiro e San Paolo. Insomma una pipì nella doccia pensando al pianeta. E senza effetti collaterali: essendo l’urina costituita al 95% di acqua, sottolinea la ong, non ci sono rischi igienici o di cattivi odori.

Fonte: Corriere della Sera

Per rispettare l’ambiente “adotta una lampadina”

Wednesday, June 17th, 2009

Le piazzole saranno organizzate con due diversi tipi di cassonetti per neon e normali lampadine, che potranno essere smaltite in maniera corretta

(Rinnovabili.it) – Ecolight, il sistema collettivo per la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), in merito al progetto “Adotta una lampadina” ha comunicato che verranno organizzate circa mille piazzole ecologiche pronte ad accogliere e riciclare le comuni lampadine. Grazie a questa iniziativa si riuscirà a separare il vetro dal metallo e dalle altre parti inquinanti visto che ad oggi vengono recuperate solo il 25% delle lampadine presenti sul mercato.
“Più di mille isole ecologiche hanno già avuto questi particolari cassonetti per la raccolta delle sorgenti luminose – spiega Giancarlo Dezio, direttore generale del consorzio Ecolight -. Abbiamo deciso di stimolare la differenziazione nella raccolta delle lampadine andando incontro quelle che sono le più banali esigenze per chi gestisce una piazzola per la raccolta dei rifiuti: trovare un adeguato posto dove poterle raccogliere, senza che vi sia dispersione di vetro o sostanze inquinanti”.
“Solitamente le lampadine che cambiamo all’interno delle nostre abitazioni vengono messe nel sacco dell’indifferenziato, oppure in mezzo al vetro. Ma non è la loro giusta collocazione: come Raee devono seguire una raccolta a sé ed essere inviate verso gli impianti di separazione e recupero. Procedure che non tutti conoscono, ma che la normativa in vigore prevede”.
Nelle piazzole saranno istallati due diversi tipi di cassonetti, uno per le lampadine ad incandescenza ed un altro per le lampade al neon, che necessitano di un trattamento di smaltimento diverso vista la presenza di un gas all’interno.
In questo modo si avrà la sicurezza che, oltre al vetro e al metallo, verranno smaltiti correttamente anche sostanze pericolose e inquinanti come il mercurio.

Fonte : La Repubblica

I bambini e la campagna “Le more? Caramelle”

Sunday, May 31st, 2009

Per un sondaggio europeo solo uno su tre si è avvicinato alla vita rurale. La fantasia si scatena: il pollo ha 4 cosce, il cotone viene dalle pecore. E l’agricoltore? Un nonno indaffarato di RITA CELI

 

ACCAREZZARE un pulcino, dar da mangiare alle galline, tosare una pecora oppure mungere una vacca. O ancora salire su un trattore, prendere le uova direttamente dal pollaio, raccogliere l’insalata o i pomodori. Non tutti i bambini hanno avuto l’occasione di entrare in una fattoria o guardare da vicino un orto. Anzi, solo uno su tre si è avvicinato alla campagna e, secondo un sondaggio europeo, i bimbi italiani sono i meno esperti in tema di agricoltura, coltivazioni e allevamento.

Le risposte dei bambini sono state curiose se non stravaganti e fantasiose. Anche se il sondaggio dell’Ue non è recente, i risultati sono considerati ancora validi e sono stati evidenziati dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione della festa nazionale di “Scuola in fattoria”, iniziativa promossa per avvicinare i più piccoli alla campagna ma soprattutto educare a mangiare in maniera corretta e sana per contrastare sovrappeso e obesità.

Il sondaggio europeo ha interpellato in particolare i bambini delle scuole elementari che hanno un’immagine particolare della vita in campagna e pensano che l’agricoltore sia un nonno indaffarato, amichevole e altruista. I piccoli pensano che arance, olive e banane crescano nel Regno Unito, le pesche in Finlandia, che il cotone venga dalle pecore, che il pollo abbia quattro cosce (stranamente proprio la parte preferita da mangiare), che lo zucchero non si sa dove venga, che le more sono caramelle, che l’orto sia nel supermercato.

Per i piccoli una fattoria senza animali è quasi inconcepibile. Quasi tre quarti dei bambini europei sono stati in una fattoria almeno una volta e a quasi nove bambini su dieci la visita è piaciuta. La visita è stata più entusiasmante per i bambini spagnoli e irlandesi (64 e 59 per cento rispettivamente), ma meno per i bambini tedeschi e italiani (35 e 27 per cento).

I bambini hanno difficoltà ad associare i prodotti non trattati alla loro forma finale dopo la trasformazione. Per esempio, il 50 per cento dei bambini europei non sa da dove viene lo zucchero, tre quarti non sanno da dove viene il cotone, mentre un quarto crede che cresca sulle pecore. Un terzo dei bambini non è in grado di citare nemmeno un prodotto derivato dal girasole.

La maggior parte dei bambini entra in contatto con la produzione agricola unicamente al supermercato: solo il 10 per cento cita la fattoria come regolare fonte di acquisto per la famiglia. Il numero è più alto in Lussemburgo e Austria (30 e 28 per cento) e più basso in Irlanda (2 per cento), Regno Unito e Spagna (3 per cento entrambe). Quasi un quarto dei bambini non è in condizione di citare un metodo di conservazione del cibo diverso dal congelamento.

Interrogati su quali animali producono latte, tutti i bambini hanno citato le vacche. Tuttavia, tra la metà (Irlanda, Svezia e Italia) e tre quarti (Grecia) dei bambini hanno menzionato anche le capre. Inoltre, in media un bambino su due ha citato le pecore, con una frequenza che va dalla Finlandia, Irlanda e Regno Unito fino alla Grecia, Italia, Portogallo e Spagna.

Forti differenze compaiono quando ai bambini viene chiesto quali prodotti possono essere ottenuti dal latte. Il formaggio è il più citato da tre bambini su quattro. Oltre la metà dei bambini ha citato il burro e lo yogurt e quattro su dieci la crema di latte. Altri prodotti (panna montata, formaggio di latte cagliato, gelato) vengono citati meno frequentemente.

L’iniziativa della Cia è diretta anche a una sana e corretta alimentazione per contrastare obesità e sovrappeso che si riscontrano in maniera evidente soprattutto fra i bambini. I dati parlano chiaro. In Europa la situazione peggiore si riscontra in Gran Bretagna (29 per cento di sovrappeso tra i 5 e i 17 anni, sia nei maschi sia nelle femmine), nei Paesi mediterranei (Cipro, Italia, Malta, Spagna) e del Portogallo. In ogni caso, per l’Organizzazione mondiale della sanità 1 ragazzo su 5 in Europa è sovrappeso. Ogni anno, agli oltre 14 milioni di giovani europei in sovrappeso - 3 milioni dei quali obesi - si aggiungono 400 mila “nuovi” sovrappeso.

In Italia, oltre un terzo dei bambini tra i 6 e i 9 anni risulta in sovrappeso o obeso (34,1 per cento), un dato che scende al 25,4 per cento nella fascia tra i 10 e i 13 anni, e precipita con l’adolescenza (14-17 anni) al 13,9 per cento. Per i bambini e adolescenti italiani, al di sotto della maggiore età, l%u2019obesità infantile si attesta al 4 per cento di media, ma secondo recenti studi, nel 2025, mantenendosi questa situazione, l’obesità infantile nel nostro Paese triplicherà, arrivando al 12,2 per cento. Prevenire, magari con una passeggiata in campagna, è quindi meglio che curare.

Fonte: La Repubblica
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Inquinamento: città più virtuose delle campagne

Friday, March 27th, 2009

Rapporto IIED premia le città per il loro comportamento nei confronti dell’ambiente. Ribaltata l’antica credenza che le campagne inquinano meno delle città stesse.

Quasi in contrasto con gli ultimi dati pubblicati nel rapporto dell’ISPRA sulla qualità dell’ambiente nelle città italiane arriva il nuovo studio dell’ International Institute for Environment and Development che invece dimostra come i cittadini delle grandi metropoli emettono una quantità di emissioni di CO2 pro-capite inferiore rispetto a coloro che vivono nelle piccole città di provincia o nelle campagne. Il rapporto ha dunque considerato lo stato delle principali città europee, dell’Asia e del Nord e Sud America, evidenziando come sebbene questi restino i maggiori centri di inquinamento, il meno inquinare pro-capite dei cittadini è dovuto ad un massiccio uso del trasporto pubblico e dall’avere a disposizione mezzi di sussistenza più efficienti rispetto agli abitanti dei piccoli centri e delle campagne per antonomasia rispettosi dell’ambiente. Evidenzia l’autore del rapporto David Dodman come ad influire sui risultati sia di fatto l’efficienza di un buon governo delle città rispetto alla problematica delle emissioni di gas serra. È il caso di Tokyo e Pechino che registrano un valore di emissioni di CO2 emesse rispettivamente una inferiore all’altra. Quanto ad un caso europeo, se ad esempio si considera Londra, questa da sola nel 2006 ha emesso un quantitativo di CO2 pari all’8% del totale del Regno Unito, ovvero 44,3 milioni di tonnellate di CO2. Se però si considera la popolazione di sette milioni di londinesi, si ottiene che le emissioni pro-capite sono state solo il 55% della media nazionale del 2004. Situazione piuttosto simile negli States, nello specifico a New York, in quanto l’alta densità abitativa e la notevole diffusione di abitazioni di piccole dimensioni favoriscono un volume medio di emissioni per abitante di circa 7,1 tonnellate, in netto contrasto con la media nazionale che invece ammonta a 23,92 tonnellate.

Buio a San Pietro

Sunday, January 18th, 2009
Luci spente per il “cupolone” il 13 febbraio, in occasione della campagna per il risparmio energetico “M’illumino di meno” promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radiodue. L’annuncio del segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano Renato Boccardo

Luci spente per la cupola della Basilica di San Pietro il prossimo 13 febbraio, in occasione della campagna internazionale “M’illumino di meno” per il risparmio energetico promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di Radiodue. Lo ha annunciato Monsignor Renato Boccardo, segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano. Nel comunicare l’adesione il prelato ”auspica che la benemerita iniziativa produca i frutti desiderati per il rispetto e la salvaguardia dei beni del creato”. Il black out volontario per la cupola è previsto tra le 18 e le 19.30.

Per Monsignor Boccardo questo “vuole essere un piccolo segno anche di questa sensibilità per la salvaguardia delle risorse naturali. Il segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano ha ricordato come il tetto dell’aula Nervi, dove il Papa tiene le sue udienze, sia già ricoperto da 5mila metri quadrati di pannelli solari e l’impianto “inaugurato a novembre scorso funziona benissimo, anche in questo periodo di maltempo”. Negli anni passati molte parrocchie hanno partecipato alla campagna salva-clima. Conto alla rovescia quindi per la quinta edizione della giornata di spegnimento simbolico di migliaia di lampadine, non solo in Italia ma anche all’estero, che nell’edizione del 2008 ha “tagliato” all’unisono 400 Megawatt, pari al consumo di circa 7 milioni di lampadine.

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