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Meno caldo nelle case per combattere lo smog

Thursday, January 28th, 2010

Stefania Prestigiacomo lo smog sta letteralmente attanagliando le città. E il suo ministero, quello dell’Ambiente, che cosa sta facendo?

«Il ministero sono più di otto mesi che sta lavorando insieme con i ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture per realizzare un Piano nazionale contro lo smog. Una battaglia difficile. Non si può improvvisare. Come, è evidente, non possono bastare i provvedimenti isolati presi dalle singole città».

Si riferisce a Milano, ad esempio? Qui la concentrazione delle polveri sottili sta sforando i limiti quasi tutti i giorni. E allora si sta pensando di tutto: blocco del traffico, targhe alterne per un mese di seguito….
«Milano è leader assoluta in Europa per la battaglia allo smog». E dunque? «Dunque con questo si dimostrano due cose. Che il problema dell’inquinamento urbano esiste, ma che per affrontarlo gli interventi isolati non bastano. Ma anche che i limiti sulle polveri sottili imposti dall’Unione europea sono in assoluto troppo bassi». Che limiti sono? «Non si possono superare la media di quaranta microgrammi per metro cubo per trentacinque giorni, in tutto l’anno. Milano soltanto nei primi ventiquattro giorni di quest’anno li ha superati già diciotto volte. Per questo contro l’Italia l’Unione europea ha aperto una procedura d’infrazione. Anche se non siamo certo soli». Ah no? Chi altro? «Sono state aperte procedure d’infrazione per altri dieci paesi. Come Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Spagna…».

Va bene. Ma a parte i limiti, lo smog ce lo viviamo dentro le narici, ogni giorno. Che fare?
«Il Piano nazionale al quale stiamo lavorando ha diversi livelli di intervento. Le linee guida per i comuni, su mobilità sostenibile e risparmio energetico. Ma in particolari situazione climatiche, anche nelle zone più “virtuose” possono diventare necessarie ulteriori misure. Anche impopolari». Impopolari? «Certo. Si può pensare a temporanei limiti di velocità sulle strade a rischio. Come anche ad intimazioni a tenere le temperature più basse negli appartamenti. Ormai facciamo tutti gli americani: vogliamo stare in casa in magliettina anche se fuori nevica. Non si può avere tutto, se ci teniamo alla salute, dobbiamo modificare i nostri stili di vita».

Riscaldamento? Quando si parla di smog si pensa sempre alle automobili, al traffico…
«Le auto sono certo un elemento determinante. Ma non l’unico».

Certo, perchè insieme al monossido di carbonio c’è anche il monossido di azoto tra principali produttori delle polveri sottili. Dunque, i riscaldamenti….
«Dunque le caldaie vecchie che andranno rottamate e sostituite con altre con migliore efficienza energetica. Come andranno rottamati anche i vecchi mezzi di trasporto pubblici ».

Spese non indifferenti. Avete già quantificato?
«Non ancora. Ma cercheremo formule. Ed incentivi. Dobbiamo studiare bene una metodologia. Non vogliamo commettere lo stesso errore fatto per il pacchetto dei mezzi ecologici». Ovvero? Che è successo? «Avevamo messo a disposizione finanziamenti per i filtri antiparticolato con un’agevolazione del 25% per i mezzi pubblici. Le Regioni non hanno accolto positivamente l’iniziativa, l’unica richiesta è arrivata dal comune di Roma».

Chi sta lavorando concretamente a questo piano?
«Il ministero dell’Ambiente come già detto, con Sviluppo economico e le Infrastrutture. Poi, in ogni ministero, gli uffici e le direzioni competenti. Ma al di là di questo Piano nazionale anti Pm10, che oltre alla mobilità e gli usi civili riguarda anche l’agricoltura, c’è da lavorare pure sull’industria».

Ovvero?
«Il ministero dell’Ambiente sta mettendo sotto esame tutti gli impianti industriali più importanti d’Italia, sono circa duecento ».

E che esame devono superare?
«Quello dell’A.I.A. Ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale ».

Tradotto?
«È una certificazione per la sostenibilità ambientale degli impianti: chi non è in regola deve provvedere in tempi e modalità stabilite e certe. Tutto ciò servirà anche a ridurre le polveri sottili».

E quante di queste aziende hanno superato l’esame, fino ad ora?
«Una sessantina, circa. Il lavoro è lungo. Ma si andrà avanti, a ritmi serrati, fino alla fine. Quando sono arrivata al ministero di autorizzazione ne era stata rilasciata soltanto una».

Fonte: Corriere della Sera

Ultimo decennio, il più caldo del secolo

Sunday, January 24th, 2010

 Il decennio appena terminato è stato il più caldo da quando si è iniziato a registrare le temperature, alla fine dell’Ottocento. La conferma di questo dato, già anticipato dalla Nasa, viene dal rapporto preliminare del Noaa, l’agenzia statunitense per l’atmosfera, che piazza anche il 2009 al quinto posto tra gli anni più caldi dal 1880, a pari merito con il 2006. Un dato che preoccupa anche la Coldiretti per gli effetti sull’agricoltura, compresa quella italiana e i prodotti del made in Italy. L’associazione che segnala lo studio americano, spiega infatti che la temperatura media globale sulla terra e sugli oceani dei primi dieci anni del terzo millennio (2000-2009) è stata la più elevata mai registrata con un valore di 14,3 gradi, superiore dello 0,3 per cento a quella della decade precedente. E nonostante le nevicate e i freddi pungenti delle giornate attorno a Natale possano aver fatto credere il contrario, il 2009 è stato un anno da caldo record.

Dall’Osservatorio geofisico dell’Università di Modena e Reggio Emilia esce un quadro di sintesi dell’anno appena conclusosi che colloca l’anno 2009, al secondo posto per Modena e al quinto per l’Italia e per il pianeta Terra fra gli anni più caldi. Una delle caratteristiche salienti è stata quella di numerosi e frequenti sbalzi termici. Il 21 dicembre la giornata più fredda e il 17 luglio quella più calda. Tra gli effetti del riscaldamento del Pianeta c’é la sottrazione alla coltivazione dei terreni più fertili anche per effetto dei fenomeni di erosione dovuti all’innalzamento dei mari. Un rischio che in Italia riguarda direttamente la pianura padana dove si coltiva un terzo del made in Italy agroalimentare. Il riscaldamento provoca però anche, sottolinea la Coldiretti, il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che, di fatto, prosegue l’associazione, mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici made in Italy. Colture come l’olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta.

Fonte: Ansa.it

Allarme 2010, sarà l’anno più caldo di sempre a causa del Niño

Saturday, December 12th, 2009

 Il 2010 sarà l’anno più caldo di sempre. La previsione è dei meteorologi inglesi del Met Office, che hanno presentato uno studio al vertice sul cambiamento climatico di Copenaghen. Secondo gli esperti ci sono il 90% delle possibilità che il 2010 abbia una temperatura media di 14,58 °C, cioè un incremento di 0,06 gradi sulla temperatura media del 1998, l”anno anno più caldo finora registrato.

EL NIÑO - La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che si sviluppa sulle coste pacifiche equatoriali del Sudamerica e provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell’oceano Pacifico. Secondo Vicky Pope, direttrice del Centro per il cambiamento climatico del Met Office, il rapido esaurirsi di El Niño o una grande eruzione vulcanica sono le uniche possibilità per evitare che il 2010 si trasformi nell’anno più caldo della storia. Per gli scienziati del Met Office, la temperatura del pianeta non dovrà aumentare di oltre 2 gradi e dovrà iniziare a diminuire a partire dal 2020, altrimenti assisteremo a una serie di eventi climatici potenzialmente catastrofici.

ALLARME ITALIA - L’Italia è tra i Paesi più esposti alle ondate di calore estivo che possono mietere migliaia di vittime in una sola stagione, come è avvenuto nell’estate 2003.

Fonte: Corriere della Sera

2000-2009: è il decennio più caldo degli ultimi 160 anni

Wednesday, December 9th, 2009

Se l’avesse saputo, Napoleone non avrebbe mai intrapreso la campagna di Russia nel 1812. Il decennio tra il 1810 e il 1819 fu infatti il più freddo degli ultimi 500 anni. Nello stesso momento in cui uscivano questi dati su Geophysical Research Letters, a Copenaghen l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) annunciava che il decennio tra il 2000 e il 2009 è «molto probabilmente» il più caldo da quando le temperature vengono registrate globalmente con una certa affidabilità e costanza, cioè dal 1850.

DECENNIO CALDO - Il segretario del Wmo, Michel Jarraud, ha precisato che per alcune aree - in particolare Africa e Asia centrale - il 2009 passerà alla storia come l’anno in assoluto più caldo, mentre il più caldo a livello globale resta il 1998 a causa del fenomeno chiamato Enso (El Niño-Southern Oscillation). Il 2009 si posizionerà al quinto posto nella classifica assoluta, in quanto nel 2008 (undicesimo anno più caldo della storia) ha iniziato a svilupparsi un nuovo El Niño (i dati definitivi saranno disponibili nel prossimo marzo). E tutto ciò non lascia presagire nulla di buono per i prossimi anni: è probabile che saranno anni caldi come il 2003.

CALDA ITALIA - Anche per quanto riguarda l’Italia l’attuale decennio che sta per terminare è stato il più caldo in assoluto. La conferma è della banca dati del gruppo di climatologia storica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr). «I dieci anni più caldi della storia in Italia sono tutti successivi al 1990», afferma Teresa Nanni, responsabile del gruppo di climatologia storica Isac-Cnr. La top ten per temperature degli ultimi due secoli in Italia è infatti la seguente: 2003, 2001, 2007, 1994, 2009, 2000, 2008, 1990, 1998, 1997. L’anomalia media di questi primi dieci anni del XXI secolo è di 1,2 °C in più rispetto al periodo di riferimento. La primavera 2009 si situa al quarto posto tra le più calde negli ultimi duecento anni con +1,76 °C rispetto alla media 1961-1990, e l’estate al quinto posto con + 1,87 gradi. Maggio 2009 si pone al terzo posto tra i mesi di maggio più caldi degli ultimi due secoli con +2,9 °C. Maggio 2009 è stato anche il maggio più secco degli ultimi 200 anni e anche agosto si è collocato al quarto posto per scarsità di precipitazioni tra i dati di quel mese.

DECENNIO FREDDO - Una ricerca condotta da scienziati dell’Università di Stato del Sud Dakota (Sdsu), insieme ad altri colleghi statunitensi e francesi, ha scoperto che il decennio più freddo degli ultimi 500 anni fu quello compreso tra il 1810 e il 1819. Già si sapeva che la grande eruzione del vulcano Tambora nel 1815, che uccise oltre 88 mila persone nella sola Indonesia, causò un raffreddamento globale negli anni successivi. E in particolare nel 1816, soprannominato «l’anno senza estate». Ora si è verificato che nel 1809 avvenne un’altra gigantesca eruzione, finora sconosciuta, che abbassò notevolmente le temperature globali a causa dell’immissione in atmosfera di enormi quantità di aerosol di acido solforico che agì da schermo alle radiazioni solari. La scoperta, ha detto Jihong Cole-Dai, del dipartimento di chimica e biochimica dell’Sdsu, è avvenuta analizzando accuratamente le carote di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartide che evidenziano un alto contenuto di gas solforati nell’atmosfera, simile a quello dovuto al Tambora, ma in corrispondenza degli strati di ghiaccio deposti nel 1809.

Paolo Virtuani
Fonte: Corriere della Sera

Dolomiti bollenti, negli ultimi venticinque anni non è mai stato così caldo

Wednesday, November 25th, 2009
Ma finalmente adesso arriverà l’autunno: le temperature sono destinate a scendere

di Gianfranco Piccoli

TRENTO. Il calendario dice che siamo quasi in inverno, ma in alta quota le temperature sono letteralmente estive. Sabato sono stati «abbattuti» record che duravano da decenni: lo zero termico era vicino ai 4000 metri, come nei mesi più caldi dell’anno.

«Mai registrate massime in alta quota così elevate dal 1984, quando sono iniziate le rilevazioni - ha spiegato ieri Günther Geier, previsore dell’ufficio meteorologico della Provincia di Bolzano - lo zero termico era intorno ai 4000 metri: temperature così normalmente le troviamo a ridosso dei mesi estivi, di certo non in novembre inoltrato».

Qualche esempio: sul Pisciadù, gruppo del Sella, a quasi 3000 metri di quota, sabato scorso è stata toccata una massima di 7,4 gradi sopra lo zero. A Capanna Presena, 2.730 metri di quota, di gradi ce n’erano addirittura 11. A Cima Signal, sul confine con l’Austria, a poco meno di 3.400 metri, la colonnina di mercurio ha sfiorato i 5 gradi. Scendendo di quota, aumenta la temperatura: 13 gradi sulla cima della Paganella (2.125 metri), ad esempio. Non c’è da meravigliarsi se le nevicate delle scorse settimane che avevano imbiancato le montagne del Trentino Alto Adige si siano squagliate velocemente. Chi aveva annunciato aperture degli impianti con ampio anticipo rispetto al tradizionale esordio di Sant’Ambrogio, ha dovuto fare marcia indietro, in attesa che dal cielo arrivino notizie diverse. Con queste condizioni, non solo la neve se n’è andata, ma neppure i cannoni per la produzione artificiale (servono 1-2 gradi sotto lo zero) possono essere messi in funzione.

Ma cos’è successo? «Sono arrivate sulla nostra regione masse d’aria subtropicali provenienti dall’Africa - ha spiegato ancora Geier - il fenomeno, in sé, non è eccezionale, si è verificato più volte anche negli anni scorsi. Quello che caratterizza queste masse, però, è la dimensione, davvero notevole». Mentre in alta montagna si «bolliva», a fondovalle invece il clima era molto più rigido: «E’ il fenomeno dell’inversione termica - spiega ancora il previsore - le masse d’aria calda sono più leggere e non sono riuscite ad intaccare l’aria fredda del fondovalle. Così, mentre in montagna anche di notte si registravano valori positivi, nelle valli la temperatura è scesa sotto lo zero».

Una situazione che dovrebbe proseguire ancora per qualche giorno: «Già la scorsa notte l’aria si è raffreddata un po’ - dice Geier - alla fine della settimana ci aspettiamo un cambio deciso. Domenica dovrebbe tornare il brutto tempo, con pioggia e neve - conclude il previsore - sopra i 1.500 metri di quota».

Insomma, in montagna si tornerà ad assaporare un po’ di autunno. A fare gli scongiuri, sono soprattutto gli operatori turistici. Se non arriverà la neve fresca, sperano almeno nel freddo per poter azionare le batterie di cannoni. L’8 dicembre è davvero vicino.

(24 novembre 2009)

caldo e allarme ozono

Wednesday, August 19th, 2009

Caldo. Molto caldo. Caldissimo. L’ondata di afa che ha investito l’Italia non accenna a diminuire. Anzi. Nei prossimi giorni le città in “allarme rosso” saliranno a 13 (ora sono “soltanto” 3). In questi centri, le temperature potranno raggiungere anche i 41 gradi. Secondo le ultime rilevazioni dello speciale sistema di monitoraggio curato dalla Protezione civile, il livello 3 di allerta, il massimo, è previsto a Roma (con temperatura massima percepita 36 gradi), Milano (38), Bolzano (33), Bologna (38), Brescia (37), Firenze (37), Civitavecchia (38), Rieti (34), Latina (40), Perugia (36), Messina (41), Trieste (35), Venezia (36). Per l’allarme ‘livello 3′ si intendono «condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni per le quali è necessario adottare interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio».

WEEK END - Nel fine settimana si tornerà però a respirare. A partire da sabato pomeriggio, infatti, si registrerà un lieve calo delle temperature in tutta Italia, grazie ai temporali previsti nelle zone alpine e prealpine per sabato e nelle zone appenniniche per domenica pomeriggio. Sono le previsioni del Servizio Metereologico dell’Aeronautica Militare Italiana. «Saranno le correnti occidentali atlantiche - dice all’Agi il tenente Andrea Pieravice - a contrastare gli effetti della permanenza sull’Italia di un’area di alta pressione generata dall’anticiclone delle Azzorre con una piccola componente dell’anticiclone Nord-Africano: se fosse stato solo anticiclone Nord-Africano le condizioni sarebbero state peggiori, con scirocco e afa, quindi molto più caldo». L’assenza di venti poi aumenta la percezione della temperatura, perché «l’aria è ferma, con un’umidità relativa piuttosto alta».

ALLARME OZONO - E intanto Legambiente lancia anche l’allerta ozono. Novara, Lecco, Mantova e Alessandria guidano la classifica degli “sforamenti”, ma l’ozono non perdona nemmeno a Ferrara o a Matera: dal 15 luglio le città capoluogo di provincia che hanno già superato il limite di legge previsto per la salute sono quasi raddoppiate, passando da 15 a 28, con Roma che si appresta ad alimentare il gruppo con ben 24 giornate di superamento al 15 agosto. Continua così, con l’aggiornamento odierno, la campagna «Ozono ti tengo d’occhio» realizzata da Legambiente insieme al portale www.lamiaaria.it, per informare in tempo reale i cittadini sulla qualità dell’aria in molte città italiane. A guidare la classifica dell’aria irrespirabile c’è ancora Novara con 67 giorni di ozono off-limits (erano 45 il 15 luglio), seguita da Lecco (62), Mantova (60), Alessandria e Ferrara (57), Bergamo (55), Brescia (53), Matera (51), Varese e Vercelli (49), ma l’emergenza riguarda evidentemente anche molte altre realtà, concentrate soprattutto al Nord e in Pianura Padana. L’ozono può danneggiare la salute degli esseri umani con gravi conseguenze sull’apparato respiratorio e polmonare. Per questo, dal 2010 dovrà essere adeguatamente monitorato dalle amministrazioni locali che sono obbligate ad avvisare la popolazione . «Nelle nostre caotiche città, l’emergenza caldo dei mesi estivi, si trascina inevitabilmente dietro l’emergenza ozono. Il problema dello smog è ormai divenuto cronico e i dati che raccogliamo lo confermano costantemente - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Le amministrazioni locali e il Governo non possono continuare quindi a procrastinare misure e politiche di contrasto serie. È indispensabile infatti - dobbiamo ribadirlo - intraprendere in modo urgente azioni strutturali sulla mobilità urbana, penalizzando anche economicamente il traffico privato e promuovendo modalità sostenibili di trasporto di persone e merci. Solo così si potrà davvero combattere l’inquinamento atmosferico, liberare i polmoni dei cittadini e le strade delle città».

Fonte: Repubblica

Con il caldo, attenzione agli amici a 4 zampe

Tuesday, August 18th, 2009

inque minuti in macchina sotto il sole possono essere fatali per un cane o per un gatto, i colpi di calore sono causa di morte per molti dei nostri amici a quattro zampe. Ecco alcuni accorgimenti da seguire per evitare il peggio

I colpi di calore sono un vero e proprio pericolo per gli animali domestici, possono portare fino alla morte. Per questo con il rialzo delle temperature è bene tenere sotto controllo anche i nostri amici, seguendo alcune precauzioni.

‘Anche una semplice passeggiata, fatta nelle ore più calde, può essere pericolosa’, afferma la dottoressa Elena Garoni, medico veterinario e istruttore cinofilo, dell’associazione culturale ‘Spazio per noi’, dedicata allo studio della relazione tra persone e animali.
‘Noi diminuiamo la temperatura corporea attraverso la sudorazione, gatti e cani hanno le ghiandole sudoripare solo nei cuscinetti plantari e spesso per la loro mole non è sufficiente. Per questo motivo vanno in iperventilazione, ossia aumentano la frequenza respiratoria, tenendo la bocca perta e la lingua fuori’.

‘Ci sono poi razze più a rischio - prosegue la dottoressa Garoni - come le brachicefale, bulldog, carlini, boxer. Questi cani non hanno una canna nasale adeguata e soffrono di difficoltà di respirazione. Il bulldog poi è ancora più in pericolo perché è predisposto alle patologie cardiache. In questo caso il cuore viene richiamato a un maggior lavoro e non regge allo sforzo’.

Ecco allora qualche consiglio per evitare problemi ai nostri amici

ATTENTI A LASCIARLI IN MACCHINA - Non basta parcheggiare all’ombra o lasciare i finestrini appena aperti. L’abitacolo si riscalda e l’animale, con l’iperventilazione, emana a sua volta calore. E in pochissimo tempo la temperatura sale di molto

ACQUA A DISPOSIZIONE - Cane e gatto devono avere sempre acqua a loro disposizione, possibilmente fresca. E’ un elemento fondamentale per la vita, un cane può andare avanti qualche giorno senza cibo, ma difficilmente sopravvive più di 2 giorni senza bere

NON TAGLIARE IL PELO - Il mantello funge da isolamento termico, quindi anche da protezione per il caldo. Se si tosa completamente il cane, la cute rimane scoperta e non possiede un sistema di sudorazione

LE PASSEGGIATE -  Portare fuori i cani nelle ore più fresche, la mattina e la sera. Dovendo per forza farli uscire nelle ore più calde, a metà giornata, è consigliabile stare fuori pochi minuti, al massimo 10. Per un cane che vive in giardino, bisogna stare attenti che abbia delle zone ombreggiate.

IL SOLE
- Ci sono cani che non si rendono conto delle loro difficoltà rispetto al cado e si sdraiano spontaneamente sotto il sole. In quel caso bisogna intervenire facendoli spostare oppure, più semplicemente, bagnandoli piano piano, soprattutto sulla testa. I cani con il mantello nero sono più soggetti di altri perché il colore del pelo aumenta la rifrazione.

LA DIETA -  Potrebbe essere utile anche variare l’alimentazione, ma  sempre sotto consiglio del veterinario, fornendo meno calorie e  grassi. Se gli animali, nel corso dell’inverno, hanno seguito un regime alimentare di mantenimento, si potrebbe passare al light, solo per l’estate. Per il gatto, preferire l’umido al secco.

ANI DA LAVORO - Chi utilizza i cani per determinati lavori, per didattica o pet therapy, sa benissimo che nel corso dell’estate è meglio sospendere le attività. In caso di interventi urgenti, si può far lavorare l’animale 10 o 15 minuti al massimo.

IN SPIAGGIA - Si può tenere solo se le condizioni sono favorevoli, se c’è vento e aria fresca. Ma anche in questo caso il cane soffre per il forte riverbero a cui non può sottrarsi e quindi è meglio sempre portare una piccola tenda, un riparo dove possa stare. Acqua sempre a disposizione, per dargli da bere ma anche per pulirlo dall’acqua salata, che porta a forme allergiche. Mai comunque sulla spiaggia tutto il giorno.

SINTOMI DI UN COLPO DI CALORE - Se si torna alla macchina e si trova il cane che respira in maniera eccessiva,  in uno stato di forte agitazione, è possibile che sia sotto effetto di un colpo di calore

COME INTERVENIRE  - Bisogna far scendere subito il cane dall’auto, metterlo a riposo in un posto fresco e cercare di bagnarlo il più possibile senza stimolarlo a fare nulla. Nel frattempo, rinfrescare l’auto e appena l’animale ha ripreso una respirazione regolare, caricarlo in macchina e portarlo dal veterinario

DISIDRATAZIONE - Non dare mai tanta acqua tutta insieme all’animale assetato, potreppe portare a scompensi come la ritorsione intestinale. Al pronto soccorso, in genere, il cane non viene dissetato ma immerso in una vasca con acqua e ghiaccio

I GATTI - Sono meno soggetti ai colpi di calore perché hanno maggiore capacità di proteggersi e vanno in giro di meno con i proprietari, in macchina o luoghi caldo. Ma anche loro hanno le ghiandole sudoripare solo a livello dei cuscinetti plantari quindi devono aumentare la frequenza della respirazione. Se si nota nel proprio felino una respirazione accelerata e irriquietezza, bisogna subito spostare il gatto in un ambiente più fresco e avvolgerlo in un asciugamano bagnato per rinfrescarlo

Fonte: Kataweb

Arriva “El Niño”, l’ondata di caldo che cancella l’inverno

Tuesday, August 4th, 2009
Il fenomeno stravolge il meteo nel Pacifico. E fa schizzare i termometri
di tutto il mondo. L’Australia teme i colpi sull’economia
Per il prossimo inverno dimenticate cappotti, sciarpe, guanti. Forse basterà un maglione. La colpa, dice l’Indipendent, è tutta del ragazzino, El Niño, il fenomeno che stravolge il meteo nelle zone del Pacifico, facendo aumentare la temperatura delle acque anche di un grado e mezzo e creando pericoli per le tempeste sulle coste. Dopo tre anni di assenza, scrive il quotidiano inglese, El Niño è tornato, e i termometri sono pronti a schizzare anche in Europa.Dove nasce
El Niño, chiamato così dai pescatori perché solitamente si verifica nel periodo natalizio, nasce nell’Oceano Pacifico, il più caldo oceano terrestre. Normalmente i venti spingono la superficie calda dell’acqua verso ovest così, al largo delle coste del Cile e del Perù, può giungere in superficie acqua fredda a rimpiazzare quella spinta via dal vento, stabilizzando la temperatura. Ogni 3-7 anni, però, il vento dell’est non arriva. La temperatura non si abbassa e un fronte di calore si propaga per migliaia di chilometri verso est. climatico e portare in superficie sostanze nutrienti che aumentano la presenza di pesce.Gli effetti
Secondo il centro di Ricerca geofisica dell’Università di Auckland negli ultimi 50 anni le variazioni della temperatura media dello strato atmosferico più basso si sono fondamentalmente allineate alle variazioni indotte nell’Oceano Pacifico orientale dai fenomeni naturali e circa l’80% dei cambiamenti sono causati dal Niño. L’ultimo rapporto australiano, il 2 luglio, lo dava come molto probabile nel 2009, undici anni dopo quello che, nel 1998, provocò la morte di oltre 2.000 persone. Oggi, fanno sapere da Londra, è arrivato. E le cose, nel 2010, possono solo peggiorare. «Ci aspettiamo di vedere più cambiamenti climatici di quelli a cui abbiamo assistito negli ultimi anni» dice Chris Follan, del Met Office Hadley Center.

I rischi
Le zone più colpite sono l’area sud-orientale dell’Asia, i cui boschi minacciati dalla siccità e dalle fiamme, la parte costiera dell’Australia, dove a questo punto è in bilico la produzione di grano, e l’India, uno dei maggiori produttori e consumatori di prodotti che vanno dallo zucchero ai semi di soia, che sta già vivendo la stagione dei monsoni. Secondo un rapporto della Columbia University inoltre un aumento della temperatura superficiale del mare di 1°C comporta un aumento del 20% nel numero di casi di malaria. «Le condizioni hanno raggiunto un punto tale che, se dovessero continuare a questo livello per il resto dell’inverno nel sud e della primavera, il 2009 sarà considerato l’anno di El Niño» scrive il governo australiano in un rapporto fatto circolare dall’agenzia di stampa Reuters. «Non sembra essere un fenomeno debole, ma neanche qualcosa che raggiunga i livelli del 1997/1998». Gli esperti citati dall’Indipendent sostengono che, come intensità, potrebbe piazzarsi al secondo posto nella “classifica” stilata a partire dal 1923, anno in cui il Niño venne teorizzato da Sir Gilbert Thomas Walker, e che raggiungerebbe il culmine durante l’inverno. Le compagnie di assicurazioni stanno già studiando come attrezzarsi di fronte ad una catastrofe, che arriverebbe nell’anno della grande crisi economica.

Fonte: La Stampa

7 mosse ecosostenibili per affrontare il caldo estivo

Wednesday, July 22nd, 2009
martedì 21 luglio 2009
ImageIn questi giorni di afa e caldo, mentre sognate vacanze esotiche imbottigliati nel traffico cittadino o stipati su autobus affollati, ci sono alcuni piccoli accorgimenti a cui potete ricorrere per cercare di ottenere un po’ di refrigerio e combattere quella fastidiosa quanto inevitabile sensazione di spossatezza. Il tutto in modo rigorosamente ecosostenibile.1) Puntate su acqua, frutta e verdura
Innanzitutto, è consigliabile bere molto, anche quando non se ne sente l’urgenza: acqua, succhi di frutta (preferibilmente senza zucchero) e the freddo permettono infatti di mantenere il corpo idratato. Più in generale, una dieta leggera ricca di frutta di stagione e di verdura aiuta a resistere meglio alla canicola. I più golosi ed esigenti tra voi possono ricorrere anche a frullati, macedonie, sorbetti e gelati (meglio quelli alla frutta che quelli alle creme, più pesanti da digerire e meno dissetanti) gustosi e adatti a qualsiasi momento della giornata. Senza contare il frushi, in tutte le sue varianti possibili. È invece consigliabile limitare il più possibile il consumo di caffè e di bevande alcoliche, gassate o molto zuccherate, che hanno un effetto diuretico e ipercalorico e che contribuiscono così alla disidratazione. Inoltre, anche se fa molto molto caldo, cercate di non cedere alla tentazione di bibite troppo fredde o ghiacciate, che nell’immediato danno una piacevole sensazione di refrigerio ma che possono anche provocare dolorose congestioni.2) Consumate pasti leggeri, magari più frequenti
L’alimentazione, come abbiamo visto, è fondamentale. Quindi, meglio evitare pranzi o cene pesanti e consumare piccoli pasti e spuntini sparsi durante tutto l’arco della giornata. In linea di principio, sono più adatti gli alimenti leggeri, freschi e con pochi grassi: la pasta e i carboidrati sono da preferirsi alle carni e ai formaggi fermentati e vanno evitati tutti quei cibi che aumentano la temperatura corporea, come spinaci, peperoncino, cipolle, aglio, radicchio e frutta secca. È preferibile limitare anche il consumo di alimenti caldi, speziati o molto salati e di fritture. Ricordate poi che il caldo può interferire con la corretta conservazione di alcuni alimenti (latticini, carni, dolci con creme…) e che quindi d’estate è necessario prestare una maggiore attenzione sia al momento dell’acquisto dei prodotti che della loro preparazione e del loro consumo.3) Scegliete abiti freschi e ariosi
Nelle giornate di caldo e di sole il benessere passa anche per l’abbigliamento. Vanno preferiti abiti di colore chiaro, non aderenti e in tessuti naturali, dal cotone (possibilmente biologico) al lino, che permettano alla pelle di traspirare e al corpo di liberarsi dal calore (proprio su greenMe.it trovate alcune idee rigorosamente ecosostenibili per T-shirts ed eco-jeans). Se poi vi capita di trascorrere all’aperto le ore più assolate della giornata premunitevi indossando un cappello, magari di paglia e a falde larghe, che non passa mai di moda, e occhiali da sole.4) Fate docce di acqua tiepida
L’acqua è sempre un ottimo rimedio per ridurre la temperatura corporea: fate docce tiepide e bagnatevi di frequente, magari senza asciugarvi. Evitate però di concedervi docce molto fredde subito dopo essere rientrati da ambienti particolarmente caldi e ricordate che è buona norma che una doccia non duri più di cinque minuti, perché l’acqua è un bene prezioso e non va dissipato. Dopo la doccia, per rendere più duraturo l’effetto refrigerante, potete utilizzare creme per il corpo o gel rinfrescanti: sono particolarmente indicati quelli agli agrumi, al mentolo, all’eucalipto e all’aloe vera, meglio se certificati bio-ecologici.

5) Evitate di uscire nelle ore più calde
Per quanti non devono correre al lavoro, il metodo migliore per sottrarsi all’afa cittadina è rimanere in casa nelle ore più calde, tra le undici del mattino e le sei del pomeriggio. E se siete dei patiti dello sport e svolgete una regolare attività fisica, concentratela al mattino presto o al tramonto, quando il caldo è meno intenso. Se avete la possibilità di trascorrere molto tempo dentro casa, cercate di renderla il più possibile ospitale, avendo cura di rinfrescare l’ambiente: ad esempio, potete schermare le finestre esposte al sole diretto con tende, persiane e tapparelle; ricordatevi poi di tenerle aperte al mattino presto, la sera tardi e di notte e di lasciarle chiuse durante il giorno, per tutto il tempo in cui la temperatura esterna è più alta della temperatura interna.

6) Utilizzate con attenzione gli elettrodomestici di casa
Gli elettrodomestici e tutti i dispositivi elettronici o a batteria che abbiamo in casa, per quanto ormai indispensabili alla nostra vita quotidiana, sono delle vere e proprie fonti di calore. Per questo, oltre a preferire lampade fluorescenti a basso consumo e a ricordarsi di spegnere sempre le luci superflue, sarebbe preferibile utilizzare lavatrice e ferro da stiro e ricaricare cellulari e accessori portatili al mattino presto o dopo il tramonto, evitando con cura di farlo nelle ore più calde.

7) E infine… dateci un taglio!
Quest’estate la moda sembra venire incontro alle ragazze che soffrono particolarmente il caldo o che vogliono approfittare delle vacanze per cambiare radicalmente il proprio look: dopo anni di piastra e di capelli lunghi, sulle passerelle e tra le dive di Hollywood è tornato in auge il capello corto. Caschetti lisci o ricci, preferibilmente con la frangia, carré strutturati, geometrici o sbarazzini, con tanto di ciuffi ribelli, e poi tagli asimmetrici, sfilati o scalati: insomma, ce n’è davvero per tutti gli stili e per tutti i gusti. Per aumentare il proprio personale benessere sentendosi davvero un po’ più cool.

Lisa Vagnozzi(GreenMe.it)

Arriva l’ondata di caldo africano: dieci semplici consigli per difendersi

Monday, July 13th, 2009
Come  vestirsi, come alimentarsi e in quale ore è meglio uscire. Ecco come consiglia di comportarsi il ministero della Salute quando la giornata è molto calda

Caldo torrido fino a giovedì, con le temperature massime che schizzeranno verso i 35 gradi in tutta Italia. Un’emergenza che mette a rischio salute e benessere sia dei soggetti più deboli (bambini, anziani e cardiopatici) sia di chi è in perfetta salute se non prende le dovute precauzioni. 

Ecco allora come bisogna vestirsi, come alimentarsi e le ore in cui è meglio uscire nei consigli del ministero della Salute:

  • Ripararsi la testa con un cappello leggero a falde larghe.
  • In auto usare tendine parasole.
  • Indossare indumenti chiari, non aderenti, di cotone o lino, in quanto le fibre sintetiche impediscono la traspirazione.
  • Bere almeno due litri di acqua al giorno e mangiare molta frutta fresca, che contiene fino al 90% di acqua. Gli anziani devono bere anche se non se ne sentono il bisogno, privilegiando l’acqua del rubinetto, che ha le caratteristiche chimico-fisiche ideali per reintegrare in modo adeguato gli elettroliti persi con il sudore.
  • Fare molta attenzione alla corretta conservazione degli alimenti deperibili (latticini, carni, dolci con creme, gelati, ecc.), in quanto le temperature ambientali elevate favoriscono la contaminazione degli alimenti che può determinare patologie gastroenteriche anche gravi.
  • Evitare l’esposizione all’aria aperta nelle ore più calde delle giornate in cui viene previsto un rischio elevato per le successive 24-48 ore (livelli 2 e 3 del bollettino della Protezione civile), deve essere ridotta l’esposizione all’aria aperta nella fascia oraria compresa tra le 12.00 e le 18.00. In particolare, è sconsigliato l’accesso ai parchi ed alle aree verdi ai bambini molti piccoli, agli anziani, alle persone non autosufficienti o alle persone convalescenti.
  • Chi soffre di diabete deve esporsi al sole con cautela, onde evitare ustioni serie, a causa della minore sensibilità al dolore.
  • Evitare l’attività fisica intensa all’aria aperta durante gli orari più caldi della giornata.
  • Evitare continui passaggi dagli ambienti caldi a quelli più freschi, soprattutto se si soffre di una malattia respiratoria.
  • È buona regola coprirsi ogni volta che si deve passare da un ambiente caldo a uno più freddo e ventilato.

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