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Sostenibilità qui e ora: per le aziende è un’occasione, la politica balbetta

Tuesday, June 19th, 2012
Mongolfiera del Wwf a Rio+20 (Afp)Mongolfiera del Wwf a Rio+20 (Afp)

RIO DE JANEIRO - È in arrivo la t-shirt al biossido di titanio. Non ci si deve impaurire: i pigmenti di titanio servono soltanto a riflettere i raggi del sole e non farli così arrivare a surriscaldare la Terra. Sembra un giochetto. E invece i ricercatori dell’università di Perugia, che l’hanno brevettata, hanno fatto i loro calcoli: indossando una simile maglietta si arriva a tagliare fino a un chilogrammo l’anno di anidride carbonica. Miracoli della scienza. Evoluzione esponenziale della sostenibilità. Soltanto la politica sembra non volerci arrivare.

 

RIO+20 - Sono passati vent’anni da quando a Rio de Janeiro i Paesi del mondo si misero attorno a un tavolo e per la prima volta decisero di porre al centro dell’agenda politica i temi dell’ambiente. I problemi del nostro povero bistrattato pianeta. Ma oggi, vent’anni dopo appunto, all’appuntamento di Rio de Janeiro i politici dei Paesi del mondo balbettano ancora, in materia. Litigano. Si fermano davanti a ostacoli che la ricerca ha già superato, a grandi falcate. E che le imprese stanno cominciando ad applicare, in misura sempre crescente. «Le imprese italiane certamente lo stanno facendo e possono vantare un bel primato in questo senso», garantisce Corrado Clini, ministro dell’Ambiente che qui a Rio si è dimostrato alfiere della sostenibilità delle aziende di casa nostra. Spiega Clini: «Basta vedere i loro progetti e la loro adesione volontaria al progetto di carbon footprint, ovvero la misurazione delle tracce di anidride carbonica in ogni fase della produzione. Un sistema che serve, appunto, per elaborare misure per la riduzione dei gas serra nei processi produttivi».

PUBBLICO E PRIVATO - Sono accordi volontari quelli che le aziende hanno firmato, e stanno continuando a firmare, con il ministero dell’Ambiente. Vere e proprie dichiarazione di intenti produttivi. Andrea Illy, quello del caffè, lo ha appena firmato il suo impegno per l’abbattimento dell’anidride carbonica. E alla conferenza qui in corso a Rio ha spiegato: «Nel mio piano di investimenti c’è un milione di euro l’anno per progetti di sostenibilità e dieci milioni a disposizione per realizzarli, questi progetti. Dobbiamo capire che ormai siamo entrati dentro una bolla verde: la sostenibilità è diventata una moda». Difficile dar torto ad Andrea Illy visto che persino un’azienda come Gucci si è presentata a Rio con i suoi primi prodotti eco: arriveranno in commercio a giorni. Un sandalo da donna bio-degradabile, in materiale bioplastico, ma anche una linea di occhiali eco-sostenibili, insieme al packaging riciclabile per gli occhiali a marchio Gucci. Parola d’ordine: sostenibilità. Anche alla Pirelli hanno accettato la sfida. Spiega Paolo Dal Pino, presidente di Pirelli Brasile: «Ormai il prodotto green certifica un marchio ed è diventato conveniente per gli investimenti. Noi qui in Brasile abbiamo trovato il modo di estrarre il silicio dalla lolla di riso invece che dalla sabbia. Il risparmio energetico è incredibile, visto che il riso può essere bruciato a una temperatura di 200 gradi, contro i 1.400 gradi necessari per bruciare la sabbia».

STAGNAZIONE - Eppure i negoziati mondiali qui alla conferenza Rio+20 sono stagnanti. L’empasse è sempre il solito: i Paesi ricchi che non vogliono prendere impegni formali, condizionando a cascata tutti gli altri, i poveri del G77 e quelli in crescita dei cosiddetti Brics, il Brasile ospite come capofila.

fonte: Corriere.it

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