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DA METANO ARTICO PROSSIMA CATASTROFE ECOLOGICA

Thursday, September 25th, 2008

Milioni di tonnellate di metano - un gas 20 volte piu’ dannoso dell’anidride carbonica per il suo contributo all’effetto serra - si apprestano ad ‘esplodere’ nell’atmosfera, rischiando di provocare una catastrofe ecologica. E’ questo l’allarme lanciato oggi sulle pagine dell’Independent. Il quotidiano britannico e’ stato il primo a parlare con gli scienziati che hanno raccolto le prove che lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost nella regione artica sta permettendo agli enormi depositi di gas metano sottostanti di liberarsi nell’atmosfera, replicando una dinamica che gia’ in passato aveva causato drammatici cambiamenti del clima.

Secondo quanto scrive oggi il giornale, un’equipe di scienziati che ha navigato lungo l’intera costa settentrionale della Russia ha rilevato concentrazioni estremamente alte (a volte 100 volte superiori ai livelli normali) di metano in diverse aree di parecchie migliaia di chilometri quadrati della Siberia. Negli ultimi giorni, inoltre, i ricercatori hanno visto il mare ribollire a causa del gas che e’ riuscito a attraversare lo strato sottomarino di permafrost, ora in fase di scioglimento. ”In precedenza, avevamo documentato livelli elevati di metano gia’ sciolto nell’acqua. Ieri, per la prima volta, abbiamo trovato un punto in cui l’emissione di metano era cosi’ intensa che il gas non aveva il tempo di sciogliersi nell’acqua e giungeva in superficie sotto forma di bolle”, ha scritto qualche giorno fa in un’email Orjan Gustafsson, uno degli studiosi della spedizione scientifica a bordo della nave russa ‘Jacob Smirnitskyi’. Quanto registrato dagli studiosi sarebbe l’inizio di un ciclo devastante: la fuoruscita di metano accelererebbe esponenzialmente il surriscaldamento globale provocando a sua volta lo scioglimento di altro permafrost e di conseguenza liberando nell’atmosfera altro metano ancora: con il risultato di innescare un meccanismo inarrestabile.

I risultati preliminari raccolti dagli studiosi a bordo della ‘Jacob Smirnitskyi’ verranno pubblicati dalla American Geophysical Union dopo essere statu elaborati e studiati da Igor Semiletov dell’Accademia delle scienze russa. E’ dal 1994 che Semiletov controlla i livelli di metano che fuoriescono dal permafrost: ma mentre negli anni Novanta non aveva mai rilevato livelli elevati del gas, a partire dal 2003 ha trovato diverse ‘’sorgenti”. Negli ultimi decenni la temperatura delle zone artiche e’ salita di circa 4 gradi centigradi, facendo diminuire in maniera notevole l’estensione delle aree coperte da ghiacci anche durante l’estate. Secondo gli scienziati la perdita della coltre di ghiaccio rappresenta un’ulteriore spinta per un surriscaldamento globale sempre piu’ rapido, dato che l’oceano assorbe piu’ calore di quanto invece viene riflesso dalla superficie ghiacciata. (ANSA).

Wwf, stiamo perdendo l’artico

Wednesday, September 17th, 2008

Non c’è mai stato così poco ghiaccio in Artico: lo lascia pensare il fatto che lo spessore del ghiaccio che copre l’Artico è sempre più sottile e che l’estensione della calotta sembra essere la seconda inferiore mai registrata. Settembre è infatti per i ricercatori il mese in cui vengono registrati i dati di scioglimento dei ghiacci artici e nonostante non siano ancora a disposizione i dati definitivi per l’anno 2008, quelli a disposizione già oggi sono pericolosamente vicini al record negativo dell’anno scorso, quando la calotta artica si ridusse a soli 4,13 milioni di km2. Uno scioglimento così massiccio si è realizzato con 30 anni di anticipo rispetto al previsto. I modelli più recenti ci dicono che tra il 2013 e il 2040 ci saranno delle estati in cui l’Artico sarà libero dai ghiacci, come non succedeva da più di un milione di anni.

«Se prendiamo in considerazione i dati riguardanti l’assottigliamento dello strato di ghiaccio, molto probabilmente quest’anno in Artico c’è meno ghiaccio di quanto ce ne sia mai stato da quando sono cominciati i rilevamenti» afferma Martin Sommerkorn, del programma Artico del Wwf. «Questo è anche il primo anno in cui si sono naturalmente aperti sia il passaggio a Nord-ovest sopra l’America settentrionale, sia quello a nord-est sopra la Russia». Secondo Sommerkorn il continuo scioglimento dei ghiacci più antichi e spessi significa che la calotta artica sta seguendo un trend che la sta portando a essere sempre più “giovane” e sempre più sottile.

La parte di ghiaccio che ha almeno 5 anni è diminuita del 56% tra il 1985 e il 2007, mentre il ghiaccio più vecchio è pressoché sparito. Prese tutte insieme, le nuove cifre mostrano chiaramente che l’Artico sta vivendo un declino sempre più rapido. Per il WWF il 2009 sarà un anno cruciale per affrontare il problema dei cambiamenti climatici: i governi mondiali stanno negoziando un nuovo accordo sul clima che dovrà entrare in vigore nel 2013, quando il protocollo di Kyoto cesserà di funzionare. Questi negoziati vanno accelerati per permettere la firma dell’accordo alla Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Mutamenti Climatici dell’Onu che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009, tra soli 15 mesi.

«Per quanto riguarda l’estensione estiva dei ghiacci, ci aspettiamo che i dati definitivi confermino che il 2008 sarà il peggiore o, al massimo, il secondo peggior anno di sempre» prosegue Sommerkorn - .«Questo vuol dire che, da quando si è cominciato a effettuare rilevamenti, in due anni consecutivi sono stati registrati due record negativi in termini di estensione della calotta artica e che questo trend continuerà. Alcune specie come l’orso polare stanno sperimentando sulla propria pelle l’erosione del proprio habitat provocato dai cambiamenti climatici in atto. Questi cambiamenti affliggono anche le popolazioni che hanno sempre vissuto tra i ghiacci artici e che dipendono in tutto e per tutto dal fatto che questo ecosistema si mantenga in salute».

Il trend di riduzione dell’Artico è un allarme per il mondo intero: «L’Artico è un fattore di stabilità per il clima mondiale per due motivi» - sostiene Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia -. «Innanzitutto, il ghiaccio artico si comporta come uno specchio naturale perchè riflette nell’atmosfera le radiazioni solari, il cosiddetto effetto Albedo. Quando il ghiaccio sparisce, le acque artiche assorbono più calore e alimentano il processo del riscaldamento globale creando un rafforzamento (feedback positivo) dell’incremento dell’effetto serra naturale. In secondo luogo, lo scioglimento dei ghiacci rilascia in atmosfera tutti quei gas serra che erano rimasti intrappolati nel ghiaccio stesso, come il metano. Quindi, questo non è solo un problema dell’Artico ma è un problema globale. E, in quanto tale, richiede una risposta globale».

I cambiamenti climatici nella zona artica affliggono l’ecosistema marino, con acque sempre più calde e un processo di acidificazione in atto che altera la distribuzione di alghe e crostacei, alla base della ricchissima catena alimentare della zona polare e sub-polare. Al vertice molte specie già colpite, come le foche dagli anelli, una delle prede degli orsi polari, molte specie costiere come il gabbiano d’avorio che ha visto le proprie colonie delle aree costiere canadesi crollate dell’80% dal 1980 rispetto a quelle di altre regioni. Nelle aree più estreme orientali della Russia, come il Mar di Chukchi, la riduzione dei ghiacci artici sta colpendo anche le popolazioni dei trichechi. Qui in estate ormai il mare è quasi completamente libero dai ghiacci ritiratisi fin dove le acque sono più profonde. Qui i trichechi non possono pescare e le colonie sono costrette ad ammassarsi lungo le spiagge della costa di Chukotcha. In queste condizioni il cibo scarseggia e il rischio di infezioni aumenta. Lo scorso anno il Wwf ha contato in appena 350 chilometri di costa oltre 1.000 trichechi morti, probabilmente sfiancati dalla difficoltà di dover cercare cibo in acque sempre più profonde e spesso agitate.