Posts Tagged ‘arresti’

Il business del calcestruzzo ‘impoverito’

Wednesday, April 28th, 2010

La Calcestruzzi spa di Bergamo, da più di due anni sotto amministrazione giudiziaria, aveva assunto il monopolio nella fornitura in Sicilia del materiale che conteneva minori quantità di cemento. Sette aziende sequestrate, 14 persone in manette per associazione a delinquere e frode


Arrestati da carabinieri e finanzieri i vertici di Cosa nostra siciliana e della Calcestruzzi spa di Bergamo. In una vasta operazione denominata “Doppio colpo”, che ha interessato Sicilia, Lombardia, Lazio e Abruzzo, i militari dell’arma e le fiamme gialle dei comandi provinciali di Caltanissetta hanno arrestato 14 persone e sequestrato sette aziende siciliane operanti nel settore del movimento terra.

Tra gli arrestati boss mafiosi, cui sono stati contestati i reati di associazione mafiosa e illecita concorrenza con violenza e minaccia, e i dirigenti della Calcestruzzi Spa di Bergamo, cui sono stati contestati i reati di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture.

Con l’appoggio della mafia, cui cedeva parte dei maggiori profitti realizzati frodando i propri clienti - ai quali forniva calcestruzzo con minori quantitativi di cemento - l’azienda bergamasca, da più di due anni sotto amministrazione giudiziaria, aveva assunto il monopolio nella fornitura di calcestruzzo in Sicilia.

I provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere al capomafia Giuseppe ‘Piddu’ Madonia, 64 anni, al boss Francesco La Rocca, 72 anni, e a Giuseppe Giovanni Laurino, 53 anni, esponente di spicco del clan Cammarata di Riesi. Carabinieri e guardia di finanza hanno invece posto agli arresti domiciliari gli imprenditori Salvatore Rizza, 78 anni, Santo David e Gandolfo David, 71 e 77 anni; il consulente esterno e l’amministratore del sistema informatico della Calcestruzzi Spa, Gianni Cavallini, 48 anni di Ravenna e Alvis Alessandro Trotta, 41 anni, di Milano; il responsabile del controllo gestione della stessa società, Carlo Angelo Bossi, 41 anni, di Induno (Milano), e due ex dipendenti, Mario De Luca, 47 anni, di Napoli, e Nunzio Anello, 42 anni, di Mazzarino (Caltanissetta); il consulente esterno dell’Italcementi, Giancarlo Bianchi, 54 anni, di Brignano Gero D’Adda.
Sono stati invece condotti in carcere gli imprenditori Francesco Lo Cicero, 56 anni, di Campobello di Licata (Agrigento) e Vincenzo Arnone, 47 anni, di Serradifalco (Caltanissetta).

Lo Cicero, Arnone e i due imprenditori David sono indagati per associazione mafiosa; La Rocca, Madonia, Rizza, Lauria, Lo Cicero, Arnone e gli stessi David sono accusati di illecita concorrenza con violenza e minaccia, aggravato dall’avere avvantaggiato Cosa nostra; a Cavallini, Trotta, Bossi, De Luca, Anello e Bianchi è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi in pubbliche forniture; De Luca e Anello sono anche indagati per truffa.

Sette le aziende sequestrate per un valore complessivo di oltre 5,5 milioni di euro: la ditta ‘David Santo & Gandolfo Snc’ di Polizzi Generosa (Palermo), la società Telg Srl di Riesi (Caltanissetta), l’impresa individuale ‘Lo Cicero Francescò di Campobello di Licata (Agrigento), la ditta ‘Arnone Vincenzo & C. Srl’di Mussomeli (Caltanissetta), l’impresa individuale ‘Ricotta Maria Pià di Caltanissetta, l’impresa individuale ‘Incognito Antoniò di Bronte (Catania) e l’azienda ‘Fo. Tra. Srl’di Gela (Caltanissetta).
Fonte: La Repubblica

Traffico illecito di rifiuti tossici: dieci arresti e 40 perquisizioni in Lombardia

Wednesday, January 20th, 2010

Ci sono anche un consigliere del Comune di Solaro (Milano) e sei funzionari di banca tra gli indagati nell’operazione che ha portato all’arresto di Salvatore Accarino 57 anni, campano di origine e legato alla famiglia siciliana di Giuseppe Onorato, abitante a Fagnano Olona, già condannato per reati analoghi, il figlio Francesco, il fratello Mario e un’impiegata, Myriam Battistello. Agli arresti domiciliari, i titolari di aziende di smaltimento compiacenti che ritiravano i rifiuti inviati dagli Accarino, accettavano per buone le bolle di trasporto falsificate e chiudevano gli occhi sul fatto che gli Accarino avevano il compito di trasportare i rifiuti ma non di trattarli rendendoli, almeno apparentemente, innocui. Fra questi anche un imprenditore e consigliere di minoranza al Comune di Solaro. Domiciliari anche per gli impiegati degli Accarino che si prestavano a taroccare le bolle di accompagnamento dei camion e «le teste di legno» ovvero i prestanome, titolari di conto corrente su cui in effetti operavano gli Accarino.

LA BONIFICA DELLA CARTIERA - Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e riciclaggio. L’organizzazione, secondo quanto accertato dai carabinieri, operava attorno a un sito di Fagnano Olona (Varese), noto come «La Valle», formalmente adibito a ricovero di mezzi, ma di fatto utilizzato illecitamente come base di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi. La famiglia di Salvatore Accarino avrebbe coordinato l’illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica della Cartiera Fornaci di Fagnano Olona, soprattutto terre contaminate da idrocarburi e metalli pesanti. Gli ingenti guadagni sarebbero poi stati riciclati con l’acquisto di mezzi e attrezzature da impiegare nelle società collegate all’organizzazione, oppure acquistando nelle aste pubbliche mediante prestanome unità immobiliari in passato pignorate alla famiglia Accarino

I PRESTANOME - Salvatore Accarino, già fallito e condannato con sentenza confermata in Cassazione proprio per traffico di rifiuti, non poteva gestire imprese né conti correnti. Per questo, secondo i carabinieri del Noe, erano stati individuati dei prestanome che consentivano a Salvatore Accarino di gestire tutto il traffico senza comparire in prima persona. «L’abbiamo individuato - ha detto il pm Sabrina Ditaranto - solo attraverso le intercettazioni telefoniche». Fra gli indagati, anche sei funzionari di banche compiacenti che permettevano a Salvatore Accarino di gestire e fare movimentazioni su conti correnti intestati ad altre persone. Nonostante il suo status di pluriprotestato, Accarino sarebbe stato sistematicamente favorito dai direttori e impiegati di banca di alcuni istituti di credito nelle province di Verbania, Varese e Milano.

L’OPERAZIONE - I carabinieri del Gruppo tutela ambiente (Gta) hanno eseguito dieci provvedimenti restrittivi, una quarantina di perquisizioni, sequestri di sette aziende e decine di mezzi, oltre ad aree e impianti di stoccaggio di rifiuti. Nell’operazione sono stati impegnati circa 200 militari del Gta di Treviso, con il sostegno dei carabinieri dei comandi provinciali di Varese, Monza, Milano e del secondo Elinucleo di Orio al Serio (Bergamo). Gli ordini di custodia cautelare sono stai emessi dal gip Nicoletta Guerrero, su richiesta del pm Sabrina Ditaranto del tribunale di Busto Arsizio (Varese).

Fonte: Ansa.it

COMBATTIMENTO CANI, FERMATE 16 PERSONE

Friday, January 8th, 2010

 Sedici persone identificate e due giovani di 19 e 20 anni denunciati a Caltanissetta con l’accusa di avere organizzato combattimenti fra cani. I poliziotti sono intervenuti nei pressi della stazione ferroviaria in disuso, di contrada Valle dell’Imera. Sul posto sono confluite tre pattuglie che, appostatesi sul posto, hanno accertato la presenza di diverse persone all’interno di un casolare diroccato, dal quale provenivano grida di incitamento e latrati di cani. E’ scattata cosi’ l’irruzione nell’immobile dove due pitbull stavano combattendo tra loro, circondati da diverse persone. Alla vista della polizia i presenti hanno tentato la fuga, ma sono stati fermati. Identificate 16 persone, tutte maggiorenni e residenti a Caltanissetta. Il combattimento era stato organizzato dai due giovani denunciati, proprietari dei cani, chiamati Otello e Jack. Gli animali sono stati sequestrati e affidati a una squadra dei vigili urbani per il ricovero in una struttura idonea: il primo presentava una ferita al collo e all’orecchio sinistro; il secondo una lacerazione nella parte superiore del muso. Il reato contestato ai due denunciati (organizzazione di combattimenti tra cani) prevede la pena della reclusione sino a tre anni e la multa da 50 mila a 160 mila euro.
(AGI) Mrg

Terremoto, due arresti in Abruzzo

Tuesday, November 24th, 2009

Due persone sono state arrestate dai carabinieri di Pescara in relazione a episodi corruttivi nell’ambito degli appalti per la ricostruzione post sismica. Sono Claudio D’Alesio, 50 anni residente a Pescara, imprenditore, amministratore delegato della Fira servizi, e Italo Mileti, 59 anni, ex assessore comunale di Pescara.

L’APPALTO - A disporre l’arresto è stato il gip Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. L’operazione, denominata Ground zero, è del Nucleo investigativo del reparto operativo di Pescara. L’accusa è di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l’intento di pilotare l’aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L’importo dell’appalto è di circa 15 milioni nell’ambito della ricostruzione post terremoto a L’Aquila. Indagini ancora in corso.

Fonte: Corriere della Sera

RIFIUTI: IMPIANTI IRREGOLARI, 15 ARRESTI IN CAMPANIA

Thursday, June 4th, 2009

 La Guardia di Finanza e la Dia di Napoli hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare, tutte agli arresti domiciliari, a carico di esponenti politici, professori universitari e funzionari della Regione Campania, nell’ambito dell’indagine condotta dai pm Noviello, Sirleo e Milita sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione Commissariale. L’accusa è di falso.

Tra gli arrestati un solo politico, il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile. L’inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti cdr in Campania. I destinatari dei provvedimenti della magistratura sono i collaudatori di questi di impianti, tra i quali alcuni docenti universitari.

L’inchiesta ha accertato che le persone arrestate avevano attestato l’idoneità degli impianti quando questi erano già sotto sequestro ed avevano sostenuto la conformità del prodotto del cdr alle specifiche del contratto, che in realtà mancava.

I quindici destinatari delle ordinanze di custodia agli arresti domiciliari sono: Vincenzo Naso, Giuseppe Sica, Aniello Cimitile, Oreste Greco, Vincenzo Sibilio, Alfredo Nappo, Luigi Travaglione, Vittorio Colavita, Vitale Cardone, Rita Mastrullo, Mario Gily, Giuseppe Vacca, Claudio De Biasio, Francesco Scaringia, Filippo De Rossi. L’inchiesta riguarda i lavori delle commissioni di collaudo degli impianti di produzione di cdr (combustibile da rifiuti) realizzati dalla Fibe spa e dalla Fibe Campania spa in seguito ad appalti del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti.
Il reato ipotizzato è di falsità ideologica in atto pubblico.

Sequestrate 100mila tonnellate di rifiuti Dieci arresti tra Puglia e Calabria

Wednesday, May 13th, 2009

Dieci persone arrestate e centomila tonnellate di rifiuti pericolosi sequestrati tra la Calabria e la Puglia. L’operazione condotta da una cinquantina di uomini del Corpo forestale dello Stato ha interessato le province di Reggio Calabria, Brindisi e Lecce. L’indagine è stata diretta dalla magistratura reggina che ha configurato i reati di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi. Un traffico che finora, secondo gli inquirenti, ha prodotto profitti per oltre sei milioni di euro.

I materiali sequestrati provenivano dalla centrale termoelettrica dell’Enel Federico II di Brindisi ed erano stati depositati in una cava di materiale argilloso utilizzata da un’industria di laterizi nella frazione Lazzaro di Motta San Giovanni (Reggio Calabria). Gli scarti, classificati come pericolosi, venivano trasformati con certificati di analisi insufficienti in rifiuti non pericolosi e avviati apparentemente a recupero per la produzione di laterizi. E gli inquirenti sottolineano l’alterazione paesaggistica e idrogeologica, con conseguenti rischi di dissesto in un’area sottoposta a rigorosi vincoli. Il tratto di costa di fronte Lazzaro è infatti un sito di importanza comunitaria denominato Fondali da Punta Pezzo a capo dell’Armi.

Tra gli arrestati figurano il proprietario dell’azienda che lavora laterizi, gli intermediari, i trasportatori e quattro dipendenti dell’Enel, tra i quali tre funzionari. I funzionari dell’Enel coinvolti nell’operazione sono Francesco Lemma, di 56 anni, di Barletta, responsabile dell’ufficio appalti e acquisti per l’Italia meridionale; Diego Baio, 51 anni, di Galatina (Lecce), responsabile dell’Ufficio esercizio ambiente e sicurezza della centrale Enel di Brindisi, e Michele Palermo, 52 anni, di Brindisi, funzionario dell’ufficio appalti e acquisti dell’Enel per l’Italia meridionale. Provvedimento di custodia anche nei confronti di Carlo Aiello, 45 anni, di Brindisi, impiegato dell’Enel, responsabile della linea movimentazione materiale.

Gli altri arrestati sono i cugini Antonio e Giovanni Caserta, entrambi di 47 anni, di Motta San Giovanni, rispettivamente amministratore e dipendente della cava in cui venivano smaltiti i rifiuti pericolosi e della società di laterizi che li utilizzava; Stefania Zaccuri, 35 anni, di Reggio Calabria, dipendente della società Caserta; Giuseppe Antonio Marraffa, 55 anni; Giovanni Monna, 45 anni, di Carovigno (Brindisi), della società Ikos Puglia; Vito Sabatelli (52), di Cisternino (Brindisi).

Le società Caserta, Ikos Puglia e Sabatelli provvedevano al trasporto dei rifiuti dalla Puglia alla Calabria. Antonio Caserta, Marraffa, Monna e Sabatelli sono in carcere, mentre per gli altri sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Le indagini, partite nel 2005 sulla base di segnalazioni di alcuni cittadini di Lazzaro, hanno portato tra l’altro al sequestro della cava, dell’industria di laterizi con gli automezzi e le macchine per il movimento terra e di 15 autoarticolati utilizzati per il trasporto dei residui, per un valore complessivo di sette milioni di euro.

Da parte sua, l’Enel comunica di aver offerto “la sua piena collaborazione alla magistratura fin dal 2007, fornendo documentazione e informazioni”. E’ stata avviata un’indagine interna.
Fonte: La Repubblica

Rifiuti, truffa all’impianto di Colleferro tredici persone agli arresti domiciliari

Tuesday, March 10th, 2009

 Due termovalorizzatori dell’impianto di Colleferro sono stati sequestrati e 13 persone sono state poste agli arresti domiciliari con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e favoreggiamento personale. L’operazione è stata condotta dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla procura di Velletri, sono state eseguite nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Le persone indagate sono in tutto 25.

Ai domiciliari sono finiti i dirigenti del consorzio che gestisce l’impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell’Ama per il ciclo dei rifiuti.

Le indagini, durate circa un anno, si sono sviluppate con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, consulenze tecniche. Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando “tutte le norme previste”. Parte del materiale arrivava “di nascosto” dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come cdr.

Significativo è l’episodio che riguarda la combustione di pneumatici all’interno del termodistruttore, nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell’impianto. Il materiale non idoneo veniva annotato dagli operai sulla documentazione e sui registri di accettazione con diverse diciture quali “Munezza”, “Pezzatura grossa” o “scadente”. Le autorità debbono ora verificare se si siano prodotte pericolose immissioni di fumi nell’ambiente circostante, densamente popolato.


Nel mirino della magistratura anche “il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l’autorità giudiziaria”.

Il Gip ha autorizzato la prosecuzione delle attività di termovalorizzazione, che tuttavia dopo il sequestro dovranno avvenire sotto la vigilanza del personale del Noe di Roma.

Fonte : La Repubblica

Ecomafie nel Casertano, 15 arresti

Thursday, February 5th, 2009

CASERTA - Manette al fratello dell’imprendiotre ucciso perché aveva svelato gli intrecci tra politica e camorra nella gestione dei rifiuti a Caserta. Insieme ad altri 14 tra imprenditori e affiliati al clan dei Casalesi, in carcere è finito Sergio Orsi, fratello di Michele, freddato fuori al Roxy bar di Casal di Principe il primo giugno scorso per aver confidato ai magistrati nomi e cognoni di politici e manager aziendali che governavano il business dei rifiuti in Campania.

“Era ritornato a fare affari con la camorra”. Subito dopo l’omicidio del fratello, Sergio Orsi era stato trasferito in una località protetta insieme alla famiglia e inserito nel sistema di protezione. Quella protezione che il ministero non aveva concesso al fratello assassinato: “Hanno lasciato Michele solo”, denunciò. “Stava dicendo tutto quello che sapeva ed era stato più volte minacciato”. Ma dopo qualche mese, Sergio Orsi interruppe la collaborazione con i giudici e rifiutò la protezione della polizia per ritornare a fare affari con la camorra. “Un riavvicinamento indiscutibilmente agghiacciante - scrive la Dda di Napoli - in previsione degli affari che avrebbe potuto realizzare con l’ipotizzato termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa.

Monopolio in 18 comuni del Casertano. Secondo l’antimafia di Napoli, i quindici conquistavano gli appalti con la violenza e le minacce; avevano il monopolio della raccolta rifiuti in 18 comuni della cintura napoletana. Sono accusati di truffa, illecita concorrenza e associazione mafiosa.

La collaborazione dei pentiti. Fondamentali nelle indagini le intercettazioni e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, l’imprenditore Gaetano Vassallo, lo stesso che accusò Sergio Orsi di aver pagato tangenti al sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino: accuse respinte sia da Cosentino che da Orsi.
Ricercato lo zio del killer. Tra gli arrestati Giuseppe Valente, ex presidente del Consorzio Ce4 dei fratelli Orsi, già in carcere per altre storie con la giustizia. Mentre ancora ricercato resta un esponente del clan dei Casalesi, vicino alla fazione dei Bidognetti, Armando Letizia, zio del presunto killer di Michele Orsi. Così ha raccontato ai procuratori antimafia il primo pentito della frangia stragista dei Casalesi, Oreste Spagnuolo: a sparare contro Orsi, furono Giuseppe Setola e Giovanni Letizia.

Sequestrati beni per due milioni di euro. L’operazione coordinata Carabinieri-Guardia di Finanza ha permesso, oltre che l’arresto dei 15, anche il sequestro di quote societarie e beni per un valore complessivo di circa due milioni di euro.

Arrestato per armi ‘Mimì o’ sfregiato’. In un’altra operazione gli agenti della Squadra Mobile
della Questura di Napoli hanno arrestato a Villaricca Domenico D’Ausilio, 58 anni, detto ‘Mimì o sfregiato’, considerato capo dell’omonimo clan che opera nel quartiere Bagnoli. Il decreto di fermo era stato emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L’uomo è accusato di detenzione di numerosi armi, anche da guerra, nonché di munizioni e di una bomba, rinvenuti nei mesi scorsi, sotterrati nei pressi della sua abitazione di Villaricca. Insieme a D’Ausilio sono stati arrestati anche tre affiliati al clan che devono rispondere della stessa accusa.
Fonte: La Repubblica

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