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Condor, pitoni, orsi e antilopi Il business degli animali esotici

Saturday, August 28th, 2010

 Padre Fedele riuscì a portare un cercopiteco nella curva del Cosenza. In mezzo agli ultras. Rosso e blu come la squadra del cuore e con il muso bianco, sfumatura che al religioso non interessava. Padre Fedele Bisceglia missionario in Congo prelevò dai bacini della foresta tropicale la scimmia, la sistemò in una scatola degli attrezzi, saltò la dogana francese in partenza, la dogana italiana allo sbarco, e la domenica mostrò il cercopiteco agli amici del Cosenza calcio. Il suo trofeo. Si prese, rapido, una denuncia per “detenzione illegale di specie protetta” dal Corpo forestale.

Padre Fedele è un’icona dell’italiano all’estero, in viaggio in terre esotiche. Curioso, preleva animali, depreda habitat. L’Italia, lo hanno appurato report internazionali di autorità statali e organizzazioni non governative, è uno snodo decisivo del traffico di animali esotici, rari, in via d’estinzione: tre milioni di “parti morte” importate (pelli di pitone, denti di caimano e di squalo), duemila sequestri di animali vivi l’anno, 1.536 reati contestati, cinque arresti. Il giro d’affari del brand “animale esotico” arriva a due miliardi l’anno ed è “in crescita esponenziale”, spiega Massimiliano Rocco, direttore dell’ufficio “Traffic” del Wwf.

Perché l’Italia è considerata, da tempo, un paese centrale del “commercio selvaggio”? E come si è formata questa cultura predatoria? L’archivio estemporaneo del Cites di Roma, acronimo che nel mondo segnala l’istituto che cura le specie protette e da noi s’incardina nel Corpo forestale di Stato, segnala che dall’Italia partono i più importanti serial killer di leopardi e orsi bianchi, i collezionisti di pappagalli dai colori abbacinanti e tartarughe protette. È da noi che si sono formati alcuni fra i più conosciuti raider di safari: Giorgio Barbero, oggi 81 anni, imprenditore vinicolo nato a Cuneo e residente nel Torinese, ha pubblicato un libro di 576 pagine pieno di foto per documentare gli ottanta safari organizzati nel mondo, tutti illegali. In trent’anni, illustrano i suoi video, non ha quasi mai sparato: gli bastava raggiungere il giorno dopo i sherpa assoldati per farsi fotografare con le corna ritorte strappate al Bos Gaur, bovino indiano che sarebbe intoccabile. Il libro di Barbero, “I miei sentieri”, e l’incredibile museo di fiere impagliate che l’uomo in trent’anni ha organizzato sul Lago della Spina di Pralormo, sono diventate un atto di accusa schiacciante per la sua condanna (in Cassazione) per traffico di specie protette. Diecimila euro di ammenda e via, finché regge l’età, verso un altro raid predatorio.

La Convenzione di Washington. Dal 1975 la Convenzione di Washington definisce le mille specie animali “totalmente protette” e le 36mila che si possono muovere - vive o morte, intere o a pezzi - solo con un certificato allegato e in quote definite. L’Italia ha aderito alla Convenzione quattro anni dopo, ma l’ha trasformata in una legge nazionale solo nel 1992. Il “Wild life trade”, il commercio del selvaggio, nel mondo vale 125 miliardi di euro l’anno (corrisponde agli investimenti in tecnologia pulita preventivati per i prossimi sette anni, per capire, e non è lontano dai fatturati del narcotraffico). Bene, secondo gli uffici Cites di Ginevra altri 35 miliardi sono frutto di esportazioni illegali, proibite, che mettono a rischio la sopravvivenza di specie intere.
I due mercati del “wild life” - emerso e sommerso - viaggiano insieme e si fondono con altri due settori primari del commercio internazionale: le transazioni del legname e quello di farmaci e parafarmaci (spesso estratti da piante rare e intoccabili). Anche qui il nostro paese è motore, legale e illegale.

Emerso e sommerso. L’Italia è il primo acquirente al mondo di pelli di rettile (diventeranno borse di Gucci, Versace, Prada) e il monopolista dell’importazione delle lane sudamericane (il 96% arriva nei nostri scali). Gli stilisti italiani importano le quote loro concesse con certificati allegati a ogni pelle di serpente. Ma l’ultima inchiesta del Corpo Forestale ha segnalato alle procure un raider senegalese pronto a spedire in pacchi postali 2.500 pelli illegali di pitoni delle rocce e varani del Nilo. Imbustati a Dakar, approdati nel centro di smistamento di Lonate Pozzolo, nel Milanese, venivano ritirati da immigrati ignari del contenuto e quindi portati dall’intermediario, un vero e proprio venditore all’ingrosso di frodo, alle grandi aziende di conceria di Prato e del Bolognese, produttori, loro, per conto dei grandi stilisti. Nel viaggio da Dakar all’atelier di via Montenapoleone il valore del “pezzo” si era centuplicato: quel sequestrò giudiziario ha messo in fila tre chilometri di pelle abusivamente importata. Dicevamo le lane, merce decisiva per i bilanci dell’import nazionale. Anche lì, parallelamente al business codificato, viaggia il proibito. Un grande produttore del Nord-Ovest, leader mondiale, ha avuto uno stock di “scialli dello scià” confiscato perché, si scoprì, quella lana era stata sfilata ad antilopi tibetane in via d’estinzione.

Qual è il rapporto fra i traffici di animali morti e i viaggi delle specie protette ancora vive? Anche qui c’è una commistione tra affari legali e affari di frodo? Lo schema è consolidato: all’interno dei grandi commerci si insidia una quota - consistente - di business abusivo fatto, perlopiù, di pelli, zanne d’avorio, coralli.

Macachi come souvenir.  Laterale a questo, ancora, è cresciuto un florido mercato di animali vivi che dalle modalità distruttive degli anni Ottanta-Novanta, il turismo estivo che tornava con macachi come souvenir, è passato al saccheggio calibrato dei collezionisti e dei commercianti istruiti che spesso preferiscono prelevare uova non schiuse. Il nostro paese, ponte per i traffici delle specie che dall’Africa salgono in Nord-Europa, è diventato la base mondiale per il commercio dei rapaci sudamericani. Nel 2005 con l’”operazione Condor”, la più importante sugli animali protetti fin qui condotta dalle nostre polizie, i sovrintendenti del Corpo forestale Marco Fiori e Ivan Severoni intercettarono un carico di uova al porto di Ancona e risalirono a un cittadino austriaco che aveva trasformato un hangar abbandonato nell’entroterra di Brindisi in un ranch per la ricezione di avvoltoi e aquile andine. Ne trovarono duecentocinquanta. Nell’hangar l’austriaco cambiava la storia anagrafica degli animali e, con la complicità di funzionari tedeschi, ne avviava coppie in tutta Europa. Due vennero acquistati, intorno ai 30 mila euro, dal deltaplanista dei record Angelo D’Arrigo: amava volare con i rapaci sopra la testa.

Gli interessi delle mafie. Mafie internazionali, nel Sud-Est asiatico e in Sudamerica soprattutto, aprono nuove rotte e offrono logistica al commercio selvaggio. Anche in Italia ci sono stati incroci tra la passione dei collezionisti senza scrupoli e la camorra. Riscontri investigativi e alcune intercettazioni telefoniche datate - le uniche fin qui concesse, all’inizio dei Novanta - ci dicono che, spesso, pappagalli amazzonici e i pericolosi pitoni reticolati viaggiano nei sottofondi di casse che già occultano stupefacenti. La criminalità organizzata controlla, per esempio, la vendita sui mercati della Campania delle tartarughe fatte arrivare dal Nilo e dal Nordafrica. E se Fabrizio De Andrè nel “Don Raffaè” ispirato dal boss Cutolo raccontava di un assessore, “Dio lo perdoni”, che nella roulotte teneva i visoni, è letteratura acclarata quella della bestia rara usata dai capi della malavita per status symbol: pitoni moluro, storia di mezzo agosto, sono stati messi a guardia di pani di eroina. Un coccodrillo di due metri ha vissuto in semilibertà nel giardino di uno spacciatore, allocato sopra una scuola elementare di Napoli. Poi ci sono le due tigri di Francesco “Sandokan” Schiavone, storico capo dei casalesi.

Il titolare di un pub di Catania, per attirare clientela, aveva ospitato fra i tavoli un coccodrillo nano, iguane esotiche, scorpioni, tarantole, poi due gechi e una rana. Due cincillà sudamericani li aveva chiusi in una teca di vetro a forma di bara, sulla quale venivano serviti i cheeseburger. Le guardie zoofile dell’Ente nazionale per la protezione degli animali hanno fermato il macabro zoo fast food. A Quarto Oggiaro la testa di un pitone reale si è affacciata dal water di un bagno, e questa è notizia di inizio estate. In una casa di Brunico sono stati allevati per anni, nell’illegalità più temeraria, 400 ragni velenosi. Non è servito il sequestro della stagione 2003 all’aeroporto di Malpensa: la dogana aveva intercettato un carico di scorpioni per collezionisti, tra loro c’era l’Androctonus Australis, il cui veleno è più potente di quello di un cobra. La scoperta stimolò la rapida approvazione di una legge che avrebbe dovuto vietare la detenzione di animali pericolosi, ma sette anni dopo sui forum dei principali siti di aracnofilia si offrono a dieci euro l’uno la “Cyclosternum fasciatum”, grosso ragno dell’America centrale dai peli urticanti, la Poecilotheria Regalis, “tarantola ornamentale indiana”, e la Pterinochilus murinus, “imprevedibile, veloce, aggressiva e con un veleno da non sottovalutare”. Il 70% delle inserzioni di animali, in rete, riguarda il commercio di animali rari e un sito francese segnala ai cacciatori quali sono le specie appena riscoperte dagli scienziati, e quindi più gustose da far fuori. La Società italiana veterinari animali esotici, poi, stima che in Italia ci siano dodicimila possessori di ragni. Chi li rifornisce? E perché da noi mancano i controlli? Giovanni Guadagna, responsabile dell’ufficio cattività dell’Enpa, segnala: “Alcuni collezionisti e organizzatori di mostre dove si è potuto vendere aracnidi poi sequestrati sono stati chiamati come membri della commissione ministeriale che avrebbe dovuto stilare l’elenco degli animali pericolosi”.

Tartarughe in valigia. All’aeroporto di Fiumicino hanno fermato scimmie morte assiderate provenienti dalla Nigeria: se la stiva non è climatizzata, in volo si va a 50 gradi sotto zero. Poi 277 tartarughine del Nilo stipate in una valigia rosa fucsia, questo era bagaglio a mano. I pappagalli amazzonici la Finanza aeroportuale li scopre perché partono addormentati a forza e arrivano, dopo 12 ore e un paio di scali, svegli e rumorosi. Un funzionario del consolato italiano in Congo, forte della sua incontrollabile valigetta diplomatica, per anni ha importato rapaci a Roma, aquile, falchi, nibbi, mischiandoli a tappeti e pietre preziose. Quando l’hanno fermato ha protestato: “A Brazzaville li compravo per pochi dollari”. È stato denunciato anche per maltrattamento. E in questi giorni, in tre regioni diverse, sono state segnalate “tartarughe azzannatrici” in libertà. Fanno male, e sarebbero protette.
L’ultima inchiesta del Corpo Forestale è nata da venti fotografie che ormai hanno fatto il giro di Internet: un obitorio italiano di animali esotici. Antilopi e cuccioli di zebra accatastati, macellati. Pance sfondate, grossi uccelli decapitati. Nel mucchio macabro c’è uno scimpanzè. Un sacco di farinacei arriva dalla provincia di Reggio Emilia, un altro di fertilizzanti dal Casertano. Quelle carcasse potrebbero essere “avanzi” di uno zoo in difficoltà, animali esotici ammalati e quindi abbattuti. Le indagini sono in corso. “Per capire la mentalità di un predatore italiano”, ancora gli investigatori del Corpo forestale, “basta dire che il nostro raider da safari cerca l’illegalità, la pretende. In Alaska è possibile cacciare gli orsi bianchi, in Siberia è vietato. L’Interpol ci ha appena comunicato l’uccisione di due orsi bianchi in Siberia: sono stati due italiani”.

Il bestiario della rovente estate 2010

Tuesday, July 20th, 2010
Il clima ha messo in difficoltà gli uomini e ancora di più gli animali, vittime della nostra follia
MARIO TOZZI
Un’estate torrida come non se ne registravano da 130 anni ha messo in difficoltà gli uomini, ma ha anche visto come protagonisti animali non umani che non ci rassegniamo a considerare compagni di viaggio - con pari dignità - in questa avventura della biosfera. Quando ci imbattiamo negli animali non umani, incorriamo inevitabilmente in una serie di errori etologici dovuti all’improvvida supponenza di ritenerci più intelligenti, sensibili e importanti di tutti gli altri. L’estate del 2010 ne è la prova provata.B come Balene
Animali straordinari, talmente simili da comunicare con un’estensione di armoniche paragonabili solo a quelle create da Bach. Le torturiamo uccidendole in modo barbaro: come se una mucca al macello fosse costretta a correre infilzata da fiocine. Nell’anno della biodiversità la Commissione Internazionale Baleniera ha escluso la società civile e le Ong dalla discussione, non ha tenuto conto dei dati scientifici e ha fatto finta di non vedere il problema di quegli Stati (come il Giappone) che vogliono continuare il (lucroso) massacro nascondendolo sotto la scusa degli esperimenti scientifici. Il fallimento dei negoziati non ha permesso neppure di tutelare quelle balene minacciate direttamente di estinzione: vent’anni fa lo stop alla caccia commerciale, oggi l’ipocrisia della caccia per motivi scientifici (inspiegabili) che ha consentito già 33 mila uccisioni.

E come Elefanti
La notizia drammatica dell’uccisione di una nostra connazionale in Tanzania da parte di un branco di elefanti non può far passare sotto silenzio che i proboscidati sono ancora in grave pericolo in tutto il mondo, tanto che si pensa di riaprirne la caccia per l’avorio delle zanne. E impone di sottolineare che parliamo di animali straordinariamente intelligenti e sensibili, non di un «branco assassino», come pure si è letto. Gli elefanti festeggiano le nascite e si riconoscono a distanza di anni; piangono le morti e si difendono collettivamente, tanto che erano gli ultimi animali a cadere nelle arene dei romani. Una proboscide è molto di più di una mano, è un pezzo di cervello: diecimila muscoli e un milione di nervi per un prodigio biologico ineguagliato. Se un branco di elefanti carica c’è sempre una ragione (bio)logica.

M come meduse
«Ma come, non ci lasciano fare il bagno? Ma non si sa nemmeno se sono animali, fatti tutti di acqua, e dov’è la testa, dove sono gli occhi?» I celenterati sono su questo pianeta da almeno 500 milioni di anni, gli uomini da poco più di 200 mila: il motivo di un successo evolutivo così clamoroso sta anche nel lasciarsi andare alle correnti marine, protette da una capacità urticante che salva loro la vita. Se proliferano a dismisura dipende dal fatto che noi uomini stiamo sterminando i loro naturali predatori e dal cambiamento climatico che stiamo favorendo.

O come orso (Dino)
Proprio mentre era in corso la Conferenza nazionale sulla Biodiversità a Roma, le autorità locali pensarono di togliere la liberà all’orso bruno, specie simbolo dell’intero arco alpino, che conta appena una trentina di esemplari, reintrodotti da pochi anni. Il tutto considerando che l’orso Dino non aveva dimostrato seri segni di pericolosità, ma un atteggiamento normale per la specie. Eppure esiste un Protocollo del Pacobace (Piano di Azione per la Conservazione dell’orso bruno sulle Alpi Centro-Orientali), redatto in base alle indicazioni scientifiche, e sottoscritto anche dalla Regione Veneto, che prevede la cattura solo come misura estrema. La possibilità di espandersi sul territorio per una grande specie come l’orso è l’unica possibilità che ha di sopravvivere. Gli strumenti per creare la convivenza con l’uomo ci sono e hanno già dimostrato di funzionare in diverse aree. Per tante comunità, come in Abruzzo, l’orso è diventato un simbolo su cui fondare attività economiche come il turismo. Perché a Dino un diverso trattamento?

P come polpo
Il polpo tedesco Paul (in realtà elbano d’origine) ha meravigliato il mondo intero per aver azzeccato i pronostici sulle partite dei Mondiali di calcio. Ma la vera meraviglia è l’intelligenza del polpo stesso. In una famosa esperienza, un polpo messo in un acquario si doveva conquistare il cibo mettendo dentro una vaschetta posta sul fondo una pallina rossa, scegliendola a confronto con una bianca. Dopo qualche tentativo il polpo comprende che si ottiene cibo con quella rossa e non sbaglia più. Viene poi posto un altro polpo in un acquario identico, proprio di fronte al primo. Il secondo polpo non ha bisogno nemmeno di provare: guarda cosa fa il primo e lo imita alla perfezione. Ci piace pensare che entrambi abbiano svitato i coperchi degli acquari e se ne siano andati verso mare alla fine della giornata. Questi sono gli animali inferiori che sbatacchiamo sugli scogli prima di farli arrosto: magari pensateci un attimo la prossima volta

Fotografato l’animale che si credeva estinto da 60 anni

Tuesday, July 20th, 2010

Alcuni ricercatori britannici sono riusciti ad immortalare il «Lori gracile», minuscolo primate notturno

Ci sono voluti 1.000 appostamenti nelle notti delle foreste dello Sri Lanka

Fotografato l’animale
che si credeva estinto da 60 anni

Alcuni ricercatori britannici sono riusciti ad immortalare il «Lori gracile», minuscolo primate notturno

MILANO - Con quegli occhioni spalancati, la pelliccia densa e soffice di colore bruno-rossastro, se ne sta lì, su un ramoscello di un albero in una foresta dello Sri Lanka. Quasi impaurito dal flash della fotocamera. E’ l’incredibile scatto al lori gracile (o meglio ad un esemplare della sottospecie, il Loris tardigradus nycticeboides). Per la prima volta infatti alcuni ricercatori britannici sono riusciti a fotografare il minuscolo primate notturno considerato oramai estinto da oltre 60 anni. 

 

LO SCATTO - C’è voluto un pizzico di fortuna e tanta pazienza, ma alla fine eccola la preziosa foto al lori gracile. Un team di ricercatori britannici del programma di protezione e monitoraggio degli animali in via d’estinzione della Zoological Society of London (ZSL) hanno fotografato per la prima volta il rarissimo quadrupede arboricolo, un esemplare adulto di sesso maschile senza coda che sta su un palmo di mano (è lungo circa 15cm-25 cm) e tra le specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione

MINACCIATO - Ci sono voluti 1.000 appostamenti nelle gelide notti delle foreste dello Sri Lanka centrale per catturare su pellicola l’animaletto attivo soprattutto di notte e di cui si contano poco meno di 100 esemplari. Il team è anche riuscito a catturare tre esemplari vivi abbastanza a lungo per misurarli. Dall’anno della sua scoperta, nel 1937, l’animaletto è stato avvisato solo quattro volte. Ovviamente soddisfatti i ricercatori: «Siamo felicissimi di aver catturato le prime immagini e di aver così dimostrato che questa specie continua ad esistere, soprattutto dopo che era praticamente sparita per 65 anni», ha spiegato il biologo Craig Turner. Secondo gli esperti questa specie è quasi completamente estinta a causa dalla distruzione del suo habitat naturale nelle foreste tropicali a sud dell’India meridionale e dello Sri Lanka, habitat che ha fatto posto negli anni alle grosse piantagioni di tè.

Elmar Burchia

 
La foto scattata al Loris tardigradus nycticeboides

“Gettiamo il cane dal cavalcavia” Oscurato gruppo su Facebook

Thursday, July 15th, 2010

Dalla denuncia di alcuni liceali di La Spezia la protesta contro chi istigava alla violenza sugli animali. Indagine per risalire ai promotori dell’iniziativa. Slogan crudeli e il video di un cane cucinato al barbecue. Lo sdegno di molti iscritti. Ma l’assessore all’ambiente avverte: “Il canile in due giorni ha raccolto 6 cani abbandonati: quello su internet non è più un gioco: è un costume diffuso”

di BRUNO PERSANO

“Tutti i cani in autostrada”, meglio “sui binari della ferrovia, sperando nel primo treno che passa”. C’era scritto questo su Facebook “Gioca con noi: Libera FIDO … vediamo se Vinci!”. Il sito è stato oscurato. A denunciare per primi lo scandalo, un gruppo di studenti del liceo classico Costa, a La Spezia. Poi il fuoco della vergogna ha raggiunto l’Ufficio tutela dei diritti degli animali del comune e via via, i carabinieri dei Nas, la polizia postale, fino al ministro al Turismo Michela Brambilla.

FOTO: la pagina della vergogna

La battaglia è stata vinta. Il sito cancellato e l’indagine aperta per risalire ai promotori dell’iniziativa nascosti dietro indirizzi web di comodo. Ma qualcosa, dall’inchiesta, è già emerso. Sembra che i fondatori della pagina su Facebook, siano gli stessi che settimane fa avevano aperto home page per raccogliere adesioni ad una nuova campagna a favore delle “donne oggetto” o dei camerieri che devono essere trattati “come servi e pezzenti”.

“Uniamo l’utile al dilettevole: scaraventiamo i cani dal cavalcavia. I cani rendono le persone peggiori. Liberiamocene”. Era stato caricato persino il video di un cane fatto arrosto sul barbecue. Crudeltà che hanno sollevato il disprezzo di molti iscritti e lo sdegno delle autorità. Il presidente della Provincia della Spezia, Marino Fiasella, promotore del progetto Tutela animali: “Il maltrattamento di un animale è segno di inciviltà”. Ma l’assessore comunale all’ambiente Laura Ruocco avverte: “Il canile in questi ultimi due giorni ha raccolto sei cani abbandonati: quello su internet non è più un gioco: è un costume diffuso”.

Fonte: La Repubblica

F

«Life», ecco il volto della natura invisibile

Thursday, July 15th, 2010

 Ippopotami capaci di volare, delfini che formano cerchi perfetti nell’acqua per catturare i pesci, camaleonti che rubano il cibo direttamente dalle tele dei ragni. Nel mondo, sono tutte cose che capitano ogni giorno. Solo che nessuno le ha mai viste. Fino ad ora. Perché quello che per l’occhio umano è impossibile da codificare è stato invece catturato dalle super telecamere ad alta velocità della Bbc, che hanno ripreso scene da addirittura ottomila fotogrammi al secondo. Rendendo, di fatto, visibile l’invisibile.

 

Life la vita sul Pianeta Life la vita sul Pianeta    Life la vita sul Pianeta    Life la vita sul Pianeta    Life la vita sul Pianeta    Life la vita sul Pianeta    Life la vita sul Pianeta    Life la vita sul Pianeta

LA NATURA IN ALTA DEFINIZIONE - Ed così che è nato quello che per molti sarà il vero evento televisivo di questa estate: «Life» (per l’Italia, la voce e il volto della serie sarà quello di Tessa Gelisio, che così racconta il suo approccio con queste immagini). Da quest’oggi, ogni mercoledì, in prima serata su Retequattro, andrà in onda questa incredibile serie naturalistica realizzata dalla Natural History Unit di Bbc: il più importante dipartimento del mondo di riprese televisive dedicato alla natura e agli animali. Dieci episodi girati in alta definizione — per un budget di oltre 12 milioni di euro — che raccontano come mai prima d’ora gli animali, le piante e la loro spettacolare lotta per la sopravvivenza

TREMILA GIORNI DI RIPRESE - Enorme lo sforzo produttivo che si riflette nei numeri: 3mila giorni di riprese, 4 anni di lavoro, 7 continenti visitati. Cifre che però hanno reso possibile la realizzazione di immagini finora mai viste, come lucertole che camminano sull’acqua. Oppure quelle che hanno catturato la lingua saettante del camaleonte nel momento in cui intrappola un insetto o ancora l’ansiogena caduta di una minuscola rana, salva per miracolo dopo essersi aggrappata alla fogliolina di un albero. E così, senza rendersene sempre conto, ci si ritrova commossi o divertiti dalla magia della natura. Suggestioni autentiche che per ora hanno già regalato sei nomination agli Emmy Awards, per questa straordinaria serie tv.

Fonte: Corriere della Sera

Il decalogo: come proteggere la salute degli animali

Sunday, July 11th, 2010

L’esposizione al caldo eccessivo puo’ provocare l’insorgere di patologie che possono porre in serio pericolo la vita e il benessere dei nostri animali

Il caldo eccessivo puo’ provocare l’insorgere di patologie che possono porre in serio pericolo la vita dei nostri animali

come proteggere la salute degli animali
ROMA - Il caldo eccessivo puo’ essere fatale anche per gli animali domestici e per questo il ministero della Salute ha preparato dieci semplici regole da seguire durante la stagione estiva. ”La cura e la tutela del benessere e della salute dei nostri amici animali e’ in estate ancora piu’ importante”, sottolinea in una nota il sottosegretario Francesca Martini. ”L’esposizione al caldo - prosegue la nota - eccessivo puo’ provocare infatti l’insorgere di patologie che possono porre in serio pericolo la vita e il benessere dei nostri animali. Bastano pero’ dei semplici ma importanti accorgimenti per passare insieme un’estate serena e in salute”. Ecco il decalogo:
1 - Non lasciare il cane in auto, neppure all’ombra, e non lasciarlo legato in posti esposti al sole; assicurarsi sempre che abbia dell’acqua fresca ed evitare di portarlo a passeggio nelle ore piu’ calde.
2 - Se si sospetta che l’animale abbia un colpo di calore, bagnare subito con acqua tutto il corpo, o almeno collo, ascelle e cuscinetti plantari. Portarlo poi in un posto ventilato e lontano dal
caldo. E’ opportuno consultare comunque un veterinario il prima possibile.
3 - Non lasciare residui di cibo nelle ciotole perche’ vengono decomposti dai batteri, che con il caldo si sviluppano velocemente, e possono provocare delle infezioni anche gravi.
4 - Dopo una passeggiata ispezionare sempre accuratamente mantello, orecchie e spazi interdigitali delle zampe per individuare i famigerati ‘forasacchi’, semi di graminacea, chiamati ariste, proveniente da piante comuni come l’orzo selvatico o l’avena selvatica.
5 - Prestare attenzione anche a quello che il cane puo’ ingerire durante le passeggiate in campagna perche’ i terreni possono essere concimati o trattati con sostanze anche tossiche e a volte possono essere presenti resti di cibo avariato.
6 - L’aumento della temperatura favorisce lo sviluppo di numerosi parassiti come pulci, zecche, zanzare. A scopo preventivo e’ fondamentale effettuare regolari trattamenti antiparassitari secondo le indicazioni del veterinario.
7 - Non tenere gli animali in ambienti eccessivamente condizionati e fare attenzione agli sbalzi di temperatura.
8 - Se si viaggia con gli animali bisogna cercare di evitare le ore piu’ calde e ricordarsi di portare la ciotola per l’acqua e un piccolo asciugamano per rinfrescarlo in caso di necessita’. La temperatura interna non deve essere troppo calda ne’ troppo fredda. La guida deve essere la piu’ dolce possibile con soste regolari per far scendere il cane dall’auto e farlo bere.
9 - Cuccioli e animali giovani sono i piu’ predisposti al mal d’auto, o cinetosi. I segni tipici sono agitazione, affanno, salivazione eccessiva, eruttazione ed infine vomito. Il veterinario puo’ prescrivere nuovi farmaci efficaci e privi di effetti indesiderati da somministrare prima del viaggio.
10 - Prima di andare in vacanza e’ sempre opportuno effettuare un check-up dal veterinario. Per i viaggi all’estero con cani e gatti e’ necessario farsi rilasciare il passaporto dai servizi veterinari dell’azienda sanitaria locale.
Fonte: Ansa.it

Animali abbandonati in strada: la LAV lancia la nuova campagna per l’estate 2010

Saturday, July 10th, 2010

Come ogni anno, la storia si ripete: arrivano le ferie estive e l’animale domestico che ci ha fatto compagnia durante l’inverno – che sia gatto o cane, coniglio o tartaruga, serpente o uccellino  - viene abbandonato al momento di andare in vacanza.

Secondo le stime, ogni anno – tra cani e gatti - vengano abbandonati circa 135.000 animali domestici e l’80% di questi muore a causa di incidenti stradali, mentre il restante venti è destinato a vivere in un canile, perché sono davvero pochi quelli che riescono ad essere adottati.  Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute ci sono attualmente 660.517 cani randagi e 1.290.692 gatti. 
In base ai dati della LAV, i cani detenuti in canili di vario tipo sono circa 1.600.000 e 45.000 sono gli incidenti causati in autostrada da animali abbandonati o smarriti

A sottolineare che l’abbandono degli animali è un reato punito dalla legge, è scesa in campo proprio l’associazione Anti Vivisezione che ha lanciato la nuova campagna pubblicitaria e promuosso iniziative di vario tipo in diverse città. Nella nuova campagna stampa della LAV contro l’abbandono di animali, ad esempio, è raffigurato, provocatoriamente, un cane su un tapis roulant che si “allena” ad essere abbandonato. Tra i punti chiavi della campagna, la distribuzione di una guida con alcune informazioni utili, dal titolo “Il Sì per tutta la vita”, dove vengono ricordati i diritti e i doveri dei proprietari di animali e che può essere richiesta anche online.

Abbandonare un animale è un reato, punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro, ma è anche un problema sociale e culturale che deve essere contrastato tanto dalle istituzioni quanto dai singoli cittadini: non c’è dubbio, infatti, che per arginare il fenomeno del randagismo è indispensabile l’impegno di tutti i membri della società - dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale LAV Settore Cani e Gatti - Gli aspetti chiave da potenziare con la massima urgenza sono le sterilizzazioni, l’anagrafe canina e il relativo microchip identificativo e l’istituzione dell’anagrafe felina, l’incentivazione delle adozioni dai canili e dai gattili, l’aumento della quota di detrazione delle spese veterinarie dalla dichiarazione dei redditi, rendendola totale per chi adotta un cane dalla strada o da un canile, e la riduzione al 10% dell’IVA sul cibo per animali e sulle prestazioni veterinarie perché un cane o gatto non sono beni di lusso”.

L’iniziativa della LAV sarà accompagnata a quella organizzata per prevenire il fenomeno del randagismo, patrocinata dall’ ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani).

Fortunatamente gli esempi di una gestione responsabile del randagismo non mancano e possiamo citare due casi tra i non numerosi: il nuovo Parco canile rifugio di Milano, di gestione comunale, dove nei primi sei mesi di apertura sono stati adottati più animali che in cinque anni nei canili convenzionati della stessa Amministrazione. Nel Parco canile è presente anche un ricovero per gatti e vi è anche un ristoro per umani che permette di socializzare con gli animali - afferma Gianluca Felicetti, Presidente della LAV La Regione Toscana sta attuando un sistema integrato di controllo del randagismo secondo quanto previsto dalla Legge Regionale e un Piano Regionale annuale finanzia interventi di potenziamento, nuova costruzione ed adeguamento dei canili. Questo impegno di tutti i soggetti coinvolti (Comuni, Asl e volontariato), secondo quanto emerge dalla seconda edizione del “Report sul controllo del randagismo in Toscana (2009)”, ha portato a raddoppiare le iscrizioni in anagrafe canina (52043 iscrizioni nel 2008 a fronte delle 25632 nel 2003), ogni giorno 142 cani vengono iscritti all’Anagrafe Canina, 18 cani vaganti vengono recuperati e custoditi in Canile Sanitario, 17 cani escono dal Canile Sanitario per restituzione o adozione, 20 gatti liberi di colonie vengono sterilizzati; nel 2008 sono stati sterilizzati 543 cani e 7293 gatti. Ci auguriamo che l’affermarsi della cultura della tutela degli animali d’affezione possa tradursi in risultati concreti anche nelle aree più critiche della Penisola, dove purtroppo non sono mancati gravissimi fatti di cronaca, e che altri 130 mila animali non debbano ‘allenarsi’ ad essere abbandonati”.

Per quanto riguarda le iniziative locali, la sezione di Alessandria, ad esempio, intende allestire alcuni tavoli informativi per incoraggiare la campagna “Abbandonate solo la città” e “Tutti al mare”. La LAV di Alessandria sarà presente con dei banchetti informativi il 3 luglio, in Piazzetta della Lega ad Alessandria (in caso di pioggia si sposterà sotto i Portici di Piazza Garibaldi) e il 10 luglio a Casale Monferrato, in Piazza Mazzini, dalle 10.00 alle 19.00. 
In altre città invece, per incoraggiare l’adozione di animali, si stanno creando delle reti per mettere online i canili comunali, rendendo visibili ed accessibili a chi intende adottare un cane.

Verdiana Amorosi

Fonte: Green.me

Gli animali prigionieri del greggio “Ucciderli è il male minore”

Saturday, July 10th, 2010

Per la biologa tedesca Silvia Gaus del “Wattenmeer National Park” è più umano praticare l’eutanasia agli uccelli finiti nel petrolio che cercare di prolungarne la vita: “Così soffrono più a lungo prima di morire”. E il dibattito s’infiamma nelle organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo di PAOLO PONTONIERE

SAN FRANCISCO - E’ possible che ripulire gli uccelli finiti nel petrolio che sta fuoriuscendo dal fondale del Golfo del Messico non sia solo inutile ma anche crudele? La domanda sta facendo il giro dei siti ecologici da quando il San Francisco Chronicle, il maggiore quotidiano della California settentrionale, ha sollevato la questione con una paio di editoriali. Una polemica che, per usare un’espressione cara agli americani, corre alla stessa velocità con cui il fuoco si diffonde nelle praterie.

Quello della riabilitazione dei volatili rimasti improgionati nel petrolio che esce dalla piattaforma DeepSea Horizon della BP è uno degli aspetti più importanti delle operazioni di salvataggio nel Golfo del Messico, e anche il più controverso. Sopratutto da quando, all’inizio di giugno, la biologa tedesca Silvia Gaus del “Wattenmeer National Park” ha dichiarato che è più umano eutanizzare gli uccelli finiti nell’olio nero che cercare di prolungarne la vita. Le dolorosissime operazioni di pulizia, secondo l’esperta, li farebbero soffrire inutilmente e non aumenterebbero affatto le loro possibilità di sopravvivenza.

A sostegno della propria tesi, la Gaus riporta i dati statistici delle operazioni di salvataggio condotte nella maggior parte delle fuoriuscite petrolifere degli ultimi 40 anni. “Secondo studi attendibili, gli uccelli ripuliti finiscono col soffrire più a lungo e fanno una morte molto dolorosa. Solo l’uno per cento è ancora vivo a un anno dal salvataggio e tra questi ben pochi riescono riprodursi”, ha spiegato. E la durata di vita media non ha superato i sei giorni dal momento del rilascio.

Per confermare la tesi, la biologa ha anche citato un rapporto stilato anni fa dal WWF (World Wildlife Found), una delle maggiori organizzazioni ambientaliste del pianeta. Nel documento, che faceva seguito a un incidente avvenuto in acque spagnole, il WWF esprimeva dubbi sull’opportunità di ripulire gli uccelli finiti nel petrolio versato in mare dalla Prestige, una super petroliera naufragata al largo della costa galiziana rilasciano in mare oltre 60 milioni di litri di petrolio. Il WWF in realtà si è affrettato a emettere un comunicato cercando di rettificare la posizione assunta nel 2002, ma senza esprimersi né a favore né contro la posizione della biologa tedesca. L’organizzazione ambientalista ha comunque precisato che il Golfo del Messico è diverso da quello della Galizia e che è ancora troppo presto per stabilire con certezza se le operazioni di salvataggio aviario stiano funzionando o meno.

Rilanciata poi dalla CNN, da National Public Radio e dai maggiori media statunitensi, la discussione si è trasformata in breve in una tempesta mediatica che adesso coinvolge gli stessi ambientalisti, tra esperti che si schierano a favore e contro il salvataggio. Tra questi ultimi spicca Brian Sharp, ornitologo dell’Oregon e presidente di Ecological Perspectives, un’organizzazione ambientalista di Portland. Intervenendo sul Chronicle Sharp, che ha fatto una ricerca sull’impatto che il disastro della Exxon Valdez ha avuto sulla salute degli uccelli che popolano la Prince William Sound, Sharp ha affermato che solo il 10 per cento degli uccelli ripuliti e reintroddotti nel proprio ambiente naturale è riuscito a sopravvivere a un anno dall’incidente e che la maggior parte è morta nei primi otto giorni per blocchi renali, asfissia e altri sintomi di avvelenamento. Nel caso della Exxon Valdez, inoltre, la Exxon aveva sfruttato il fatto di aver salvato 800 uccelli al costo di 40 milioni di dollari per poter ottenere lo sconto di un 1 miliardo di dollari sulla penale da pagare.

“Ora - spiega Sharp - può sembrare che 500 mila dollari ad animale (a un anno dal disastro della Valdez ne sopravvivevano solo 800) siano tantissimi, ma non quando li si condiera alla luce delle multe di miliardi di dollari che il tribunale avrebbe potuto appioppare alla Exxon se non ci fosse stata la storia del salvataggio degli uccelli. E’ comprensibile che i volontari vogliano salvare gli uccelli, ma bisogna essere realistici e considerare l’effetto che questi tentativi avranno sul progresso delle opere di pulizia ambientale e sui procedimenti legali che faranno seguito al disastro”.

Diametralmente opposta la posizione di Michael Zaccardi, direttore di “The Oiled Wildlife Care Network” del Wildlife Health Center dell’università della California a Davis, e di Jay Holcomb, direttore dello International Bird Rescue Research Center, di Fairfield in California. I due ambientalisti, le cui organizzazioni sono adesso impegnate nelle operazioni di salvataggio nel Golfo del Messico, sostengono che coloro che critano gli sforzi si basano su dati vecchi e non tengono conto del miglioramento delle tecniche di recupero. I ricercatori sottolineano inoltre che, negli ultimi incidenti petroliferi, oltre il 50 per cento degli uccelli salvati sono ritornati al loro ambiente naturale. Addirittura, nel caso di una fuoriuscita avvenuta in Antartide alla fine del 1999, dei 12 mila pinguini salvati, ben il 95 per cento è riuscito a far ritorno ai ghiacciai. “Studi condotti di recente negli USA dimostrano che la percentuale di sopravvivenza degli uccelli recuperati ha raggiunto, in alcuni casi, anche il 60 per cento”, afferma a sostegno di quest’ultima tesi Roger Helm, capo del dipartimento salvaguardia ambientale dello US Fish and Wildlife Service, l’agenzia che si fa carico del benessere delle speci animali negli Stati Uniti.

Ma il biologo J. V. Ramsen, curatore di biologia del museo delle scienze naturtali di Baton Rouge in Alabama, è scettico: “I tassi di sopravvivenza sono troppo alti, almeno nel contesto di questo incidente. Gli uccelli hanno ingerito una sostanza altamente tossica. Se i soccorritori riescono a dimostrare che il 25-50 per cento può essere ripulito e rilasciato senza morire a seguito di pene strazianti, allora dico ‘okay diamoci da fare’. Per quanto sia penoso dirlo, se sopravvivono ok, ne vale la pena, altrimenti è meglio sottopporli a eutanasia. E i dati, per ora, danno torto ai soccorritori”.

Fino a oggi nel Golfo sono stati recuperati poco più di 1000 uccelli, e di questi il 50 per cento è morto immediatamente. Del restante 50, solo 39 tra quelli ripuliti sono stati reintrodotti nel proprio ambiente naturale e tutti all’interno del Pelican Island National Wildlife Refuge, un’area protetta al largo della Florida.

fonte: La Repubblica

Wwf, le regole d’oro per osservare gli animali

Wednesday, June 30th, 2010
Come avvicinarsi all’animale senza che il suo comportamento venga influenzato dalla presenza umana
ROMA
In occasione dell’estate il WWf dedica un sito al turismo (www.viaggiambiente.com) per tutti gli appassionati degli animali in modo che possano venire a con i propri beniamini nel miglior modo possibile.In generlale bisognerebbre o0sservare gli animali da una distanza che essi considerano di sicurezza e avvicinarsi lentamente, evitando movimenti improvvisi. Individuare i segnali degli animali che avvertono che siamo troppo vicini, per poterli apprezzare senza che il comportamento venga influenzato dalla presenza dell’uomo.
Non offrire cibo e non inseguirli o disturbarli.MAMMIFERI
Evitare di seguire l’animale per fotografarlo e utilizzare teleobiettivi. Fare particolare attenzione alle femmine con i piccoli, particolarmente protettive. Avvicinarsi vuol dire mettersi in pericolo, oltre a far spendere agli animali energie inutili.
Per l’osservazione a distanza usare binocoli e cannocchiali. Fermarsi in caso ci siano questi segnali: testa alzata e orecchie rivolte verso la direzione dell’osservatore; l’animale mostra un comportamento nervoso; l’animale muove indietro o abbassa la testa con le orecchie all’indietro, i peli sul collo e sulla schiena sono eretti.

MAMMIFERI MARINI
Se si è su una imbarcazione restare a una distanza di ameno 100 metri dall’animale e non dirigersi nella sua direzione. Evitare di circondare o sospingere gli animali e di interporsi tra i membri di un gruppo, specialmente tra una femmina e il suo piccolo.
Non immergersi o nuotare assieme agli animali o cercare di toccarli. Fermarsi in caso di un rapido cambiamento nella direzione o nella velocità del nuoto, tentativi di fuga, comportamenti aggressivi, vocalizzazioni, movimenti della coda o delle pinne o salti.

Fonte: La Zampa.it

UCCELLI
Osservare sempre qualsiasi specie nidificante a distanza e non maneggiare uova o piccoli, anche quelli che sembrano apparentemente perduti. Se ci si imbatte in giovani uccelli che hanno appena lasciato il nido non spostarli. Spesso sono vicini al loro nido e i genitori sanno come ritrovarli.
Utilizzare i binocoli e i cannocchiali per l’osservazione a distanza. Fermarsi in caso di: testa alzata, sguardo rivolto verso l’osservatore; l’animale alza o abbassa la testa; l’uccello si liscia eccessivamente le penne fa l’atto di beccare la terra, si strofina il becco; richiami di allarme, ripetuti cinguettii e manifestazioni per distrarre l’intruso come fingere una ala rotta

La Zoomafia 2010 in Italia,rapporto choc della Lav

Sunday, June 20th, 2010
Tra combattimenti clandestini e giubbotti in pelle di procione, ecco la situazione dello sfruttamento animale nel nostro Paese.
Un giro d’affari da circa 3 miliardi di euro nel solo 2009: questa è la cifra scioccante che emerge dal “Rapporto Zoomafia 2010”della LAV, che ha analizzato lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2009.
 
Il bilancio della lotta alle zoomafie risulta incerto. Se gli interventi contro le corse di cavalli clandestine sono calati drasticamente, nonostante il fenomeno sia in continua crescita, buone notizie arrivano invece  dal fronte della lotta all’importazione illegale di cuccioli dall’Est. In 15 mesi sono stati infatti sequestrati 886 cuccioli e denunciate 41 persone, tra trasportatori, allevatori e commercianti.Stabile invece il business legato alla gestione di canili “illegali” (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale) così come il business sui randagi, che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti stimati intorno ai 500 milioni di euro l’anno, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili.
 
Desta grande preoccupazione la cosiddetta “Cupola del Bestiame”, che tra furto di animali da allevamento e la commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati, fattura circa 400 milioni di euro l’anno. Nel 2009 i Nas hanno sequestrato 38mila tonnellate di alimenti tra cui carne invasa da parassiti; formaggi e latte scaduti pronti per essere riciclati, o prodotti con latte proveniente da animali affetti da brucellosi; salumi scaduti, rietichettati e venduti come prodotti tipici; false uova biologiche. Sequestrate anche oltre 200mila uova a rischio salmonella. Particolarmente inquietante sono i fenomeni di collusione: solo nel 2009 sono stati 11 i veterinari denunciati, di cui 4 arrestati nel corso di varie inchieste.
 
Per quanto riguarda il rischio di estinzione delle specie rare l’ultima minaccia arriva dal web. Ogni giorno su Internet vengono scambiati migliaia di esemplari appartenenti a specie selvatiche e prodotti proibiti derivati da animali protetti. Leoni, tigri, bertucce, macachi, testuggini, boa constrictor, lince rossa, tartaruga azzannatrice,  varano del Nilo, volpe del deserto, ma anche accessori realizzati con pelle di pitone delle rocce, monili in avorio, giubbotti di pelle di procione, cinture in pelle di coccodrillo, pelli di varano del Bengala, conchiglie rare, uccelli morti, caviale: questo lo strano repertorio di animali vivi, prodotti ricavati da animali e parti di essi sequestrati nel nostro Paese nel 2009.
 
Il fenomeno della cinomachia (lotta tra cani) risulta in calo nel 2009, ma si registrano molti casi di combattimenti tra animali mai sfruttati prima a questo scopo. Preoccupano anche i numerosi filmati cruenti riguardanti animali che circolano nella rete. E’ stato addirittura denunciato, e successivamente chiuso, un social network chiamato “Sì al combattimento tra cani”, in cui i membri consideravano questa pratica disumana una sorta di sport estremo. Aumentano inoltre i casi di animali sfruttati a scopo intimidatorio: cani aizzati contro persone o per commettere rapine, galline sgozzate e addirittura il surreale caso di un coccodrillo usato da un boss mafioso per spaventare i propri rivali.
 
Continua infine il saccheggio dei mari da parte delle organizzazioni mafiose attraverso il traffico di datteri di mare o di ricci destinati alla ristorazione. Numerosissimi anche i casi di vendita fraudolenta e violazione delle norme igieniche: pesce decongelato venduto come fresco, carne di squalo spacciata per pesce spada e addirittura il caso di un venditore ambulante che per sfuggire ai controlli nascondeva le cozze nel cassonetto dell’immondizia.

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