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La Medicina Omeopatica per la cura degli animali

Sunday, March 14th, 2010
intervista ad esperti veterinari omeopatici
Negli ultimi anni, a fronte di una maggiore informazione, c’è stato un aumento della richiesta di cure omeopatiche per gli animali.
 “ Il cliente tipico che si rivolge al veterinario omeopata è il paziente che ha provato e ottenuto su di sè i benefici di questa terapia e chiede lo stesso tipo di cure per il proprio animale, tuttavia all’omeopatia veterinaria arrivano anche proprietari che non hanno conoscenze in merito ma sono scoraggiati, delusi e provati da una medicina improntata all’iperspecializzazione a scapito della considerazione per il paziente. Anche l’attenzione che i veterinari omeopati pongono da anni nella circolazione della corretta informazione tra colleghi ha dato i suoi frutti e all’omeopatia giungono finalmente molti casi di referenza, con un beneficio che si ripercuote sul sapere scientifico in generale, poichè la medicina è una e diverse le possibilità terapeutiche”.
 Chi parla è la D.ssa Maria Serafina Nuovo, Veterinario Omeopata, Veterinario Comportamentalista, Presidente SIMVeNCo, Docente Scuola Medica Omeopatica Hahnemanniana di Torino, Iscritta al Registro Italiano degli Omeopati Accreditati.
 Chiediamo alla dott ssa Nuovo quali sono i motivi che hanno indotto molti proprietari e allevatori a ricorrere all’omeopatia per la cura dei loro animali?

 “ Il ruolo sociale dell’animale è altissimo: componente della famiglia in ambito cittadino, con tutto ciò che questo significa nel bene e nel male, è elemento fondamentale nell’approccio al biologico in ambito rurale. In entrambi i campi la necessità di assicurare agli animali quel benessere che, secondo le indicazioni dell’oms, non sia solo assenza di sintomi ma miglioramento della qualità della vita sotto tutti i suoi aspetti, porta ad una richiesta sempre crescente di trattamenti omeopatici mirati e ad un interesse verso una informazione corretta ed esaustiva. L’omeopatia è cura ma anche prevenzione rispetto a potenziali manifestazioni cliniche e questo si evidenzia in modo particolare nel giovane dove,con l’uso di rimedi omeopatici opportunamente prescritti, secondo criterio di similitudine e dopo attenta e corretta valutazione delle capacità reattive dell’individuo, l’organismo è in grado di rispondere agli eventi avversi e riportarsi in condizioni di omeostasi in modo veloce e stabile. L’effetto è una drastica riduzione nell’uso di farmaci ponderali, cosa importantissima quando si parla di allevamento rurale per le sue ripercussioni sull’ambiente (minore inquinamento ambientale, minori residui nelle produzioni di origine animale) ma altrettanto importante per il cane e il gatto con cui condividiamo gioie e dolori di una giornata in città”.
 Chiediamo ancora alla Dott.ssa Nuovo di descriverci il quadro della realtà istituzionale della veterinaria omeopatica italiana.
 “L’istituzione più importante è l‘UMNCV (unione di medicina non convenzionale veterinaria): si tratta di un organismo politico, a cui aderiscono i rappresentanti delle varie scuole e associazioni veterinarie che si occupano di medicine non convenzionali. E’ molto attivo e ha ottenuto importanti riconoscimenti per la veterinaria in ambito istituzionale (definizione di atto medico veterinario/ articolo dedicato nel codice deontologico vet/ criteri di valutazione degli esperti in mncv/ formazione in omeopatia e agopuntura). Attualmente è entrata nel tavolo di lavoro sul farmaco veterinario del Ministero della Salute e sta fornendo le informazioni corrette per un inquadramento del farmaco omeopatico in veterinaria. Si pone al momento anche come interlocutore nell’ambito della ricerca in veterinaria.
 Inoltre esiste la SIMVENCO (società italiana di medicina veterinaria non convenzionale) nasce all’interno del grande contenitore costituito dalla SCIVAC (società italiana veterinaria animali da compagnia) che comprende numerose società scientifiche affiliate. Il suo scopo è apportare conoscenze, condividere le esperienze cliniche e le acquisizioni che gli omeopati veterinari sparsi sul territorio italiano vanno accumulando e verificando. Organizza due incontri l’anno, sempre di alto livello di preparazione”.
Chiediamo invece al dott. David Bettio, medico veterinario responsabile del DIPARTIMENTO VETERINARIO della FIAMO ( Federazione dei Medici Omeopatici Italiani) qual è l’interesse della classe veterinaria italiana per la medicina omeopatica.
” Le Medicine non convenzionali hanno sempre suscitato, fin dalle loro rispettive origini, curiosità, stupore, interesse scientifico e professionale, opportunità terapeutica, motivo di riflessione o di contrarietà. La loro diffusione è cresciuta in maniera esponenziale in tutto il mondo, contestualmente alle cresciute esigenze terapeutiche di pazienti sempre più attenti alla propria salute ed alla volontà dei terapeuti di fornire “alternative” valide ed efficaci. Basti solo ricordare che in Italia ormai più 11 milioni di persone si curano con tali metodi e tali metodi vengono graditi per le terapie dei propri animali.
 Anche la Medicina Veterinaria ha dovuto adeguarsi a queste rinnovate esigenze terapeutiche. Almeno il 25% dei Medici Veterinari sono venuti a conoscenza (più o meno profonda) di possibilità di cure “ alternative” per gli animali. Di questi, almeno il 50% pratica in maniera più o meno continua almeno una disciplina “alternativa”. Di tutti i Medici Veterinari che non conoscono tali discipline, almeno il 30% vorrebbe conoscerne una o più.
 I risultati terapeutici, molto interessanti, stimolano una pressante richiesta d’intervento veterinario da parte dei Proprietari e d’Allevatori con terapie di questo tipo. La zootecnia biologica non può prescindere dall’uso di tali discipline biomediche. I medicinali omeopatici non rappresentano un problema per i residui chimici negli alimenti di origine animale garantendo in tal senso una assoluta sicurezza sanitaria per l’uomo(residuo zero - tempi di sospensione zero giorni) tali da essere indicati come terapie preferenziali nella normativa CE per le produzioni biologiche (Documento 391R2092, Documento 399R1804, Regolamento CE 2092/91, Regolamento CE 1804/99 , Regolamento CE 834/2007)
 In Medicina Veterinaria molte, ma non tutte le MNC, trovano riscontro pratico-terapeutico e vengono regolarmente utilizzate. La medicina omeopatica nelle varie espressioni è la più applicata e utilizzata nel campo animale, sia per gli allevamenti sia negli animali da compagnia, con notevoli risultati terapeutici nel trattamento della affezioni acute, nella patologie croniche ed da poco anche nel campo dell’oncologia veterinaria.
L’utilizzo dell’Omeopatia in Veterinaria è Atto medico sancito nell’Art. 30 del Codice Deontologico.”
  Al dott. Mauro Dodesini, veterinario di Bergamo, Docente della Scuola Internazionale di Omeopatia Veterinaria di Cortona e del Centro di Omeopatia di Milano,che ha presentato recentemente diversi lavori su patologie ortopediche veterinarie chiediamo quali sono stati i risultati delle sue ricerche:
“nella displasia dell’anca del cane la mia esperienza  ad oggi è di 246 casi con guarigione superiore al 80% dei casi trattati, per  quanto riguarda le lesioni del legamento crociato del cane su 93 casi trattati il successo terapeutico si è avuto in più del 80 % dei casi, infine nei 61 casi di displasia del gomito ben 59 casi hanno avuto un completo recupero funzionale dell’arto.”bibliografia

  1.  A double-blind placebo-controlled study into the efficacy of a homeopathic remedy for fear of firework noises in the dog (Canis familiaris), Nina R. Cracknell, Daniel S. Mills *- The Veterinary Journal 177 (2008) 80–88
  2. A Potentized Homeopathic Drug, Arsenicum Album 200, Can Ameliorate Genotoxicity Induced by Repeated Injections of Arsenic Trioxide in Mice, P. Banerjee1, S. J. Biswas1, P. Belon2 and A. R. Khuda-Bukhsh1,3 - J. Vet. Med. A 54, 370–376 (2007)
  3. Animal models for studying homeopathyand high dilutions: Conceptual critical review, Leoni Villano Bonamin1,2,* and Peter Christian Endler3 - Homeopathy (2010) 99, 37–50
  4. Chronic toxicological effects of high diluted solutions of Aveloz (Euphorbia tirucalli L.) on healthy mice: a preliminary study Marcia CBN Varricchio1 (DSc), Cristiane Pereira1, Fernanda Sales1, Teresa Gomes1, Elaine Daudt2, Carolina Lessa Aquino2, Gleyce Moreno Barbosa1, Nelson Gomes, Alexandre dos Santos Pyrrho1 (DSc), Paulo Eduardo Mansur Hobaica1, Morgana Castelo Branco1 (DSc), Ricardo Kuster1, Carla Holandino1 (DSc) 1Federal University of Rio de Janeiro, 2University of Rio de Janeiro - Int J High Dilution Res, v.7, issue 25, p.174-178, December 2008
  5. Comparison of Homeopathy, Placebo and Antibiotic Treatment of Clinical Mastitis in Dairy Cows – Methodological Issues and Results from a Randomized-clinical Trial, L. Hektoen1,2, S. Larsen1, S. A. Ødegaard1 and T. Løken1 - J. Vet. Med. A 51, 439–446 (2004)
  6. Effects of High Diluted Solutions of Palicourea marcgravii St Hill in Rats Poisoned by Aqueous Extracts of This Plant Luiz Figueira Pinto (DSc), Lilian Rangel de Castilhos1, João Telhado (DSc), Ticiana do Nascimento França (DSc), Marilene de Farias Brito (DSc), Paulo Vargas Peixoto (DSc). Federal Rural University of Rio de Janeiro, (1) University Centre of Vila Velha (ES) - Int J High Dilution Res, v.7, issue 25, p.193-198, December 2008
  7. Evaluating Complementary Therapies for Canine Osteoarthritis—Part II: A Homeopathic Combination Preparation (Zeel_) Anna Hielm-Bjo¨ rkman1, Riitta-Mari Tulamo1, Hanna Salonen2 and Marja Raekallio1 - eCAM 2009;6(4)465–471
  8. Homeopathy versus antibiotics in metaphylaxis of infectious diseases: a clinical study in pig fattening and its significance to consumers. Albrecht H, Schutte A. - Altern Ther Health Med 1999 Sep;5(5):64-8
  9. Medicinal Animals as Therapeutic Alternative in a Semi-Arid Region of Northeastern Brazil Rômulo R.N. Alvesa Maria G.G. Oliveiraa Raynner R.D. Barbozaa Ranjay Singhb Luiz C.S. Lopeza - Forsch Komplementmed 2009;16:000–000
  10. Outcomes from homeopathic prescribing in veterinary practice: a prospective, research-targeted, pilot study RT Mathie_, L Hansen, MF Elliott and J Hoare - Homeopathy (2007) 96, 27–34
  11. Reduction in the Number of Infective Trichinella spiralis Larvae in Mice by Use of Homeopathic Drugs, Nirmal C. Sukul Sudeshna Ghosh Santi P. Sinhababu - Forsch Komplementärmed Klass Naturheilkd 2005;12:202–205
  12. Efficacy of the Potentized Homeopathic Drug, Carcinosin 200, Fed Alone and in Combination with Another Drug, Chelidonium 200, in Amelioration of p-Dimethylaminoazobenzene–Induced Hepatocarcinogenesis in Mice, SURJYO JYOTI BISWAS, Ph.D., SURAJIT PATHAK, M.Sc., NANDINI BHATTACHARJEE, M.Sc., JAYANTA KUMAR DAS, Ph.D., and ANISUR RAHMAN KHUDA-BUKHSH, M.Sc., Ph.D. - THE JOURNAL OF ALTERNATIVE AND COMPLEMENTARY MEDICINE Volume 11, Number 5, 2005, pp. 839–854

Fonte: La Stampa

Foer, perché mangiare animali è lo stesso che divorare uomini

Wednesday, March 10th, 2010

L’ultimo libro di Jonathan Safran Foer, pubblicato da Guanda (pagine, 363, euro 18) è un’opera grandiosa e sconvolgente e, per quando vale il mio giudizio, da leggere assolutamente e da far leggere al maggior numero di persone possibile. Per dare a questo volume intitolato: Se niente importa - sottotitolo - perché mangiamo gli animali? - un inquadramento minimale, si può dire che è un «saggio» sull’alimentazione nelle sue ricadute etiche e filosofiche, ma è anche una denuncia, una perturbante opera morale e insieme una perorazione potentissima a favore di una scelta di vita vegetariana. Se non avessi già scelto di orientarmi in direzione del vegetarianesimo sarei diventato vegetariano già a pagina 30 di questo libro. Anche io ho di recente licenziato un piccolo scritto costruito sul fil rouge di un accorato appello a favore di un’alimentazione priva di violenza e di sangue e segnalo al lettore di questi miei commenti che è in ragione di questa coincidenza che mi è stato chiesto di recensire una pietra miliare di questo calibro, mirabile, vuoi per maestà dell’argomentare, vuoi per altissimo pregio letterario che avrebbe meritato ben altro chiosatore.

Jonathan Safran Foer, a mio parere, è non solo grandissimo scrittore, ma anche un profondo pensatore morale. Già un altro grande della letteratura ebraico-americana, l’ultimo esponente letterario della lingua yiddish, Isaac Bashevis Singer, aveva lanciato un terribile monito: «Nei confronti degli animali siamo tutti nazisti, per gli animali Auschwitz continua per sempre». Jonathan Safran Foer attraverso le sue parole, incise nella materia dell’orrore con la forza incontrastabile di una scrittura sacra, dipana davanti a noi lo sterminio di cui, in quanto esseri umani, in stragrande maggioranza, siamo responsabili diretti, complici, volontari, o indifferenti e distratti, di una violenza atroce e spietata, in gran parte gratuita, inutile, e tossica per i nostri corpi e le nostre anime.

Il lettore che eventualmente si fidi della mia appassionata sollecitazione non si aspetti di incontrare uno di quei libri provocatorii ed aggressivi nei confronti degli onnivori, né tantomeno una di quelle operazioni-provocazione impiantate su un sensazionalismo di maniera, mirante a suscitare facili rigurgiti di pietà o di commiserazione. Qui siamo di fronte a ben altro. Non c’è nessuna retorica dell’intimidazione o del ricatto nello scrittore. L’impressionante e documentata vastità delle informazioni che Safran Foer sottomette alla nostra responsabilità è sorretta da un’incessante interrogazione alla ricerca di senso e di intelligenza.
L’argomentare ininterrotto e rischioso ci chiede di riconoscere contraddizioni, paradossi e verità inquietanti, coniuga l’appello all’ascolto delle ragioni dell’anima con l’ascolto della ragione dell’intelletto. È un’assillante pungolo a riconsiderare la questione della relazione con la vita e con noi stessi attraverso lo sguardo della nostra pervertita relazione con il mondo animale, per come lo intendiamo genericamente, ma anche con tutto il creato e le sue creature viventi, come non sappiamo più pensarlo, perché la routine dell’alienazione ci ha espropriati dell’interiorità.

Il nucleo radiante di questo cammino di Jonathan Safran Foer è un insegnamento della nonna, un’ebrea perseguitata e sopravvissuta che ha conosciuto l’inferno sulla terra e che ridotta allo stremo delle forze dalla persecuzione, sfinita e devastata dalla fame, seppe astenersi dal mangiare un pezzo di carne di maiale per non trasgredire un comandamento, spinta da questa incrollabile convinzione: «Se niente importa, allora perché vivere?».

Jonathan Safran Foer muove dall’intuizione che il grande ammaestramento donatogli da sua nonna nulla ha a che fare con il fanatismo e tantomeno con la religione. È la prescrittiva religiosa ebraica stessa a consentire la trasgressione dei comandamenti se la vita è in pericolo. Il «se niente importa… » attiene alla dignità della vita e ancor più alla dignità del senso stesso della vita. Assillato da questo monito etico, definitivo come il più memorabile dei versetti biblici, Jonathan Safran Foer costruisce il suo cammino nella nostra relazione con l’animale attraverso un respiro creativo che attinge alla molteplicità delle cifre letterarie: dalla riflessione filosofica, alla enumerazione, dall’invenzione grafica, alla graficità liturgica, dalla lettera alla testimonianza, dalla critica letteraria alla citazione e questa molteplicità converge in un fiume di parole che cambia definitivamente non solo il nostro sguardo sui nostri infelici e brutalizzati compagni di pianeta, ma anche lo sguardo intimo sulla nostra relazione con il carnefice che nutriamo in noi nel nostro seno oscuro.

La Svizzera dice no all’avvocato degli animali

Monday, March 8th, 2010

Per i nove milioni di cani e gatti che vivono in Svizzera non ci sarà nessun difensore d’ufficio: nella Confederazione si è votato infatti un referendum per istituire in ogni Cantone un avvocato degli animali maltrattati. L’iniziativa popolare “Contro il maltrattamento e per una migliore protezione giuridica degli animali” non è stata accolta: oltre il 70 % dei votanti si è espresso negativamente nell’urna.

PROPOSTA BOCCIATA - Se la proposta, presentata dalle organizzazioni animaliste del Paese, fosse stata accolta, ogni Cantone avrebbe dovuto istituire la funzione di patrocinatore, incaricato di difendere gli interessi degli animali nei procedimenti per il loro maltrattamento o altre infrazioni alla Legge sulla protezione degli animali. I cittadini elvetici hanno detto chiaramente di no anche alla diminuzione dell’aliquota che fissa la rendita pensionistica; l’articolo costituzionale sulla ricerca sugli esseri umani è stato invece approvato con il 77,2% di «sì».

Fonte: Corriere della Sera

Marea nera nel Lambro, strage di uccelli

Saturday, March 6th, 2010

I germani reali e i cormorani del bacino del Lambro muoiono. La Protezione civile rassicura: «I livelli di idrocarburi nel fiume lombardo e poi nel Po non hanno mai superato la soglia consentita», ma a 10 giorni dallo sversamento di migliaia di metri cubi di liquido inquinante è tempo di primi bilanci sull’impatto ecologico del disastro. «Gli animali che abbiamo ritrovato negli ultimi giorni – dice Manuela Simonini, Commissario polizia provinciale Milano – erano tutti morti». A essere coinvolti solo uccelli: «E’ stata una fortuna - raccontano i volontari al Centro recupero animali selvatici dell’Oasi Wwf di Vanzago - che lo sversamento sia avvenuto in inverno. Fosse successo fra un mese sarebbero morti ancora più animali, in primavera c’è infatti il risveglio, dopo il letargo. E’ al Centro del Wwf che sono stati portati i germani reali colpiti dalla marea nera, in una settimana ne sono arrivati una decina ancora vivi, la metà non cel’hanno fatta.

E se l’emergenza sembra superata, l’impatto a lungo termine sull’ecosistema fluviale di Lambro e Po è tutto da valutare, secondo i ricercatori dell’Irsa, Istituto sulle acque del CNR. Ciò che succederà dipende dalla composizione del liquido finito nei fiumi, che deve ancora essere determinata con esattezza, e dalla quantità della stesso, 5000-7000 metri cubi ma in un primo momento si era parlato di 15mila metri cubi. Poi la valutazione di quanti sversamenti sono stati operati approfittando della marea nera già in atto. Al depuratore di San Rocco a Monza, la prima barriera che il liquido inquinante ha incontrato, una delle vasche di sedimentazione è ancora ricolma di acqua melmosa e il processo di smaltimento è tuttora in corso.

B. Righini e A. Misceo, Rcd

Torna l’incubo rabbia. Il virus si sta propagando al Nord tra animali selvatici

Friday, March 5th, 2010

Le caratteristiche della nuova epidemia presentano modalità e tempi di diffusione modificati rispetto al passato. Convegno a Cesenatico per individuare le nuove strategie di contrasto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia torna l’incubo rabbia. La ricomparsa del virus nelle regioni del Nord, a distanza di quasi 15 anni dall’ultimo caso riscontrato in un animale selvatico, pone ai professionisti della salute, e in particolare quelli dei servizi veterinari e dei servizi di prevenzione delle Asl, davanti alla necessità di individuare e adottare adeguate misure di controllo di questa malattia

Parte da questi presupposti la giornata di studio ‘Che rabbia?!? Attualità e prospettive’, organizzata dalla Società italiana di medicina veterinaria preventiva (Simevep), con il patrocinio dell’assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna e della Facoltà di veterinaria dell’università di Bologna, in programma al Centro ricerche marine di Cesenatico il 12 marzo prossimo.

 

Secondo gli esperti, le caratteristiche della nuova epidemia che presenta modalità e tempi di diffusione modificati rispetto al passato rendono indispensabile il ‘riaggiornamento’ dei professionisti sulle metodologie e le tecniche più attuali ed efficaci per contrastarla, con l’obiettivo di eliminare l’infezione nelle volpi e ridurre il rischio di malattia per gli animali domestici e per l’uomo.

 

Negli ultimi anni la rabbia, eradicata nella maggior parte dei Paesi europei, era ormai percepita come una malattia temibile per l’uomo, ma dimenticata e relegata a ricordi lontani. Ma nell’ottobre del 2008 la malattia, segnalata in precedenza in Slovenia e Croazia, ha fatto la sua ricomparsa negli animali selvatici in Friuli Venezia Giulia.

 

Il primo caso è stato segnalato in provincia di Udine vicino al confine sloveno. In soli 12 mesi la rabbia si è rapidamente propagata in Veneto, in particolare nella provincia di Belluno, e a metà febbraio l’infezione è stata riscontrata in una volpe morta in Trentino, nella Val di Fassa. Segno inequivocabile che l’applicazione delle misure di controllo, che in passato avevano consentito il contenimento e l’eliminazione della malattia, si sono rivelate in questa occasione non sufficientemente efficaci. Ancora oggi, quindi, la prevenzione ha un ruolo determinante per contrastare la diffusione della malattia, dicono gli esperti.

Fonte: Adnkronos

Olanda: anche il cane in sovrappeso se il proprietario è grasso

Friday, March 5th, 2010
 
   
ROMA
Sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda: i chili di troppo “sono contagiosi” per il miglior amico dell’uomo. E se il padrone è sovrappeso, lo è quasi sempre anche il suo cane. Un dato dimostrato da una ricerca realizzata da tre cliniche veterinarie di Amsterdam su un vasto numero di coppie animale-proprietario. Uno studio che punta il dito contro lo stile di vita imposto da padroni sedentari ai loro amici a quattro zampe, a cui i chili in più accorciano la vita.In tutti i casi il peso eccessivo riscontrato dai veterinari, infatti, era legato - per uomo e cane - alla mancanza di esercizio fisico e al cibo troppo abbondante. I proprietari pigri, infatti, non “sfruttano” le possibilità di esercizio fisico date a chi possiede un cane. Per gli esperti, infatti, basterebbe concedersi passeggiate più lunghe per avere effetti fisici benefici per tutti e due. Inoltre chi tende a mangiare troppo si rivela ’troppò generoso anche nelle porzioni destinate agli amici animali.Non c’è nessuna relazione, invece, tra il peso dei gatti - anch’essi ’misuratì insieme ai loro padroni dai veterinari di Amsterdam - e quello dei proprietari. I felini non si fanno condizionare dai padroni e decidono da soli se e quando rimanere intere giornate in poltrona o se far funzionare i muscoli inseguendo un gomitolo.

Fonte: La Zampa.it

Moda insanguinata dalle sofferenze degli animali da pelliccia

Wednesday, March 3rd, 2010
 
   
 
MILANO
Si è conclusa la settimana della moda milanese e, anche quest’anno, per l’autunno/inverno prossimi spopolano i capi orlati o, peggio ancora, totalmente realizzati con pellicce di animali.Proprio nei giorni scorsi è stata lanciata una campagna attraverso la quale in un video choc viene svelato l’orrore degli allevamenti di animali da pelliccia, accompagnato da un nuovo dossier sull’industria della pelliccia. L’iniziativa, lanciata da Adi (Animal Defenders International) e dal network animalista AgireOra, ha lo scopo di chiedere un divieto totale degli allevamenti di animali per la pelliccia in Italia.Il reportage mostra animali con ferite aperte e infette, zampe deformate, occhi malati o mancanti, gabbie e altre strutture danneggiate e pericolose, ciotole per l’acqua vuote, sporche, rotte. Il lancio coincide con la Settimana della Moda milanese, spiega Jan Creamer, direttore esecutivo di Adi, perchè è necessario «risvegliare le coscienze» di chi, nell’industria della moda, ha deciso di «chiudere occhi e cuore alla verità sulla produzione di pellicce». Gli stilisti, continua, «devono prendersi le proprie responsabilità per il modo in cui le pellicce vengono prodotte».Insomma, aggiunge Marina Berati di AgireOra Network, «è una responsabilità di tutti». Degli stilisti, che «si mettano una mano sulla coscienza», ma anche dei cittadini stessi. Occorre dunque informare il pubblico, aggiunge, e «rifiutare questa ’modà fatta di morte, e non comprare mai nulla con inserti di pelliccia, anche quando sembra finta, perchè non lo è quasi mai». L’allevamento di animali per pelliccia è vietato nel Regno Unito, in Austria e Croazia. Nel mondo, concludono i promotori dell’iniziativa, la vendita di pellicce è diminuita del 13,25%, mentre in Italia il fatturato delle vendite è calato del 7% nel 2007-2008.

Fonte: La Zampa.it

Check-up per cani e gatti, 3.300 strutture aperte

Sunday, February 28th, 2010

Stop ad allergie o intolleranze nascoste, prevenire mal di denti e scongiurare problemi articolari. Per cani e gatti parte il primo marzo il mese della prevenzione. Individuare da subito piccoli disturbi e combatterli significa evitare serie malattie per il proprio animale da compagnia. Per tutto il mese prossimo saranno 3.300 le strutture veterinarie aperte dove le visite per gli animali saranno gratis.

Si tratta della quinta edizione della Stagione della Prevenzione, la campagna promossa dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (Anmvi) e da Hill’s Pet Nutrition con il patrocinio della Federazione nazionale ordini veterinari (Fnovi) e del ministero della Salute. La visita ha l’obiettivo di stabilire lo stato di salute dell’ animale ed, eventualmente, verificare la necessità di successivi esami più specifici.

Il progetto ha visto aumentare la partecipazione dei medici veterinari che hanno aderito all’ iniziativa, che sono passati dai 2.558 del 2008 ai 3.300 di questa edizione. Secondo una stima interna della Hill’s, nel 2009 le 2.831 strutture veterinarie aderenti hanno sottoposto a visita di controllo 14.000 esemplari, segnando un incremento del 40% rispetto alla precedente edizione.

L’iniziativa pone l’accento sull’importanza della prevenzione come elemento cardine per la salute e il benessere degli animali e degli umani che li circondano, sottolineando come l’ atteggiamento responsabile di affidarsi alla consulenza del medico non si rifletta solo all’interno delle proprie mura domestiche, ma tocca e tutela diffusamente la salute pubblica. “La prevenzione veterinaria - ha dichiarato Carlo Scotti, presidente di Anvi - è un traguardo culturale a tre: proprietario, animale e medico veterinario.

Per il tramite dell’ animale, il medico veterinario entra in relazione con la società e agisce sui suoi diritti e sui suoi bisogni, diventando un mediatore imprescindibile del rapporto uomo-animale. Questo traguardo culturale va di pari passo con il progressivo innalzamento della considerazione etica e giuridica dell’animale e delle conoscenze scientifiche”. Secondo dati Assalco (Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia) del 2009, Eurispes e ministero della Salute, il 33% delle famiglie italiane ospita un cane o un gatto, mentre la popolazione animale in Italia risulta composta da più di 14 milioni fra cani e gatti.

Per prenotare una visita di controllo gratuita presso la struttura veterinaria più vicina alla propria residenza è sufficiente collegarsi al sito www.stagionedellaprevenzione.it o telefonare al numero verde 800189612.

California, arriva il registro di chi fa del male agli animali

Tuesday, February 23rd, 2010

Dopo il registro dei sex offenders, la California avrà presto il registro degli animal offenders, i nemici degli animali domestici e non. Un disegno legge di Dean Florez, il leader del senato californiano, prevede la pubblicazione online delle foto, i recapiti, i posti di lavoro e vari altri dati di quanti abusano delle indifese creature. Florez, un democratico, è certo del passaggio del disegno, presentato venerdì. «C’è un accordo bipartisan, i californiani amano gli animali, alcuni dei quali sono già protetti da leggi precedenti» ha detto. Il registro degli animal offenders, ha aggiunto il senatore, «sarà il primo di molti in America. Altri Stati, per esempio il Tennessee, ci hanno comunicato che seguiranno il nostro esempio». Per gli animalisti, numerosissimi in America, dove tra i pets si trovano oltre 50 milioni di cani e oltre 50 milioni di gatti, è una svolta storica. Un loro esponente, l’avvocato Gillian Deegan della Virginia, ha commentato che «è un cruciale passo avanti contro chi fa contrabbando di animali, li alleva illegalmente, ne organizza i combattimenti».

STATO ALL’AVANGUARDIA - La California, che ha una fiorente agricoltura, è sempre stata all’avanguardia nella protezione degli animali. Negli ultimi anni, ha stabilito che i polli, i maiali e i vitelli allevati in batteria godano di qualche spazio e ha vietato il taglio della coda delle mucche da latte per facilitare la mungitura. Il registro degli animal offenders corona il lavoro svolto dagli animalisti. «Vi figurerà chi abusa di un animale e viene condannato - ha spiegato Florez -. Il pubblico deve essere informato». Secondo Stephan Otto, il direttore del Fondo per la difesa legale degli animali, «si tratta fondamentalmente di violenti che possono aggredire anche le persone». Se cercassero un impiego, ha concluso, i potenziali datori di lavoro «saprebbero che corrono certi rischi». Otto ha citato un altro registro online di grande utilità pubblica in California, quello dei piromani: «Se si spostano in un altro Stato sono identificabili».

UN MILIONE DI DOLLARI - In America gli animalisti hanno già messo online vari registri di animal offenders come Petabuse.com. Quello ufficiale costerà alla California 1 milione di dollari e verrà finanziato con una piccola tassa sul cibo dei pets. Wayne Pacelle, della Humane society, teme che la tassa sia un ostacolo al passaggio del disegno legge a causa del deficit di bilancio e del debito della California. Ma il registro ha l’appoggio della maggioranza degli americani. Lo conferma l’inattesa conversione del Pentagono al credo animalista. Il New York Times riferisce che nel grandi basi militari in America, speso veri e propri latifondi, il Pentagono spende milioni di dollari annui - 300 milioni nel quinquennio 2004-2008 - per la tutela delle specie in via di estinzione. Il giornale pubblica una foto di un soldato che prepara un nido per i picchi in cima a un albero.

 

 

Ennio Caretto

PS: il cane nella foto è il cane più alto del mondo. Non ha nulla a che fare con la notizia, volevo solo mostrarvelo. Non credo che a lui qualcuno faccia del male

:) regard

L’Italia che non mangia la carne siamo i più vegetariani d’Europa

Saturday, February 20th, 2010

Colpa di un frigorifero troppo illuminato. “Ho visto le bistecche rosse, il prosciutto, il pollo… Prima erano solo “prodotti” comprati al supermercato. Quel giorno ho capito che il frigo era pieno di animali, uccisi e fatti a pezzi per diventare il mio cibo quotidiano. Sono passati venticinque anni. Da allora sono vegetariano”. Quasi un colpo di fulmine, per Franco Castorina, coordinatore nazionale della Società vegetariana di Genova. Luciana Baroni, medico di Mestre e fondatrice della Società scientifica di nutrizione vegetariana si è invece allontanata da fiorentine di manzo e grigliate di pesce il giorno in cui ha compiuto quarant’anni. “Ci pensavo anche prima, alle sofferenze degli animali. Ma non riuscivo a decidermi. Poi ho pensato di farmi un regalo di compleanno: nutrirmi senza provocare sofferenze. E ho scoperto che così si vive anche meglio”.

Si fa presto a dire “vegetariani”. In questa galassia ci sono infatti i “latto-ovo-vegetariani” che escludono carne, pesce, molluschi e crostacei ma si cibano di latte, uova e qualunque tipo di vegetale. Ci sono i “latto-vegetariani” che evitano anche le uova e derivati. Infine ci sono i vegani che assieme a carne e pesce rinunciano anche a latte e uova. Sei milioni - secondo un’indagine Ac Nielsen rielaborata dall’Eurispes - che in questo 2010 dovrebbero diventare sette milioni (i primi in Europa, secondo le stime dell’Unione vegetariana europea). Fra loro, il 10 per cento sono vegani.

“Nella nostra società di nutrizione - dice Luciana Baroni - siamo in 400, quasi tutti professionisti. Cerchiamo di spiegare cosa sia davvero il vegetarismo e come una dieta a base di cibi vegetali rappresenti uno dei più efficaci e piacevoli mezzi per restare sani. Non ci sentiamo missionari, non vogliamo convertire quelli che noi chiamiamo gli onnivori. Siamo però a disposizione di chi cerca un’alimentazione più salubre”

Da qualche anno la dottoressa è anche vegana. “All’inizio pensavo che la sofferenza fosse solo negli allevamenti, con gli animali ingrassati a forza, i trasporti, la macellazione… Poi ho smesso di bere latte e mangiare formaggi perché alla mucca viene portato via il vitello per portare il latte al caseificio. Anche nelle uova ci sono dolore e sofferenza. Il polli da uova sono diversi da quelli da carne e i pulcini maschi che ovviamente non possono fare uova vengono buttati in un macina carne e diventano cibo per altri animali”.

Le associazioni di vegetariani sono diverse (tre le principali, a Milano, Mestre e Genova) ma il messaggio è comune: “Il vegetariano non rinuncia ma sceglie. Il vegetariano è felice”. “Oggi  -  racconta Luciana Baroni  -  mi sono preparata pasta con i broccoli e porri poi pane con tahin, una salsa di semi di sesamo. Se diventi vegetariano, non perdi gli amici. Quelli che vengono a cena da me alla fine mi chiedono le ricette. Se vado a casa d’altri li avverto della mia scelta e un risotto o una pasta riescono a prepararmeli”. Felice anche il genovese Francesco Castorina. “Oggi mi sono cucinato pasta integrale con minestrone e hamburger di lenticchie. Il cibo è importante, nel nostro messaggio. Non a caso, le nostre conferenze sono brevi  - massimo mezz’ora  -  e sono sempre seguite da cene, cuore dei corsi di cucina pratica e teorica. Tante le domande che ci vengono poste. Una dieta vegetariana è pericolosa? Si può vivere senza carne? La nostra dieta  -  rispondiamo  -  è pericolosa se fatta male, come del resto la dieta degli onnivori. Si sopravvive? Gran parte degli indiani da secoli non si cibano di carne. Il ferro e il calcio? Basta scegliere le verdure e i legumi giusti”.

Ravioli di tofu, polpette di piselli, biscotti d’orzo… “Certo, ci vuole più tempo che cuocere una bistecca. Ma basta guardare meno tv e il tempo si trova. Essere vegetariano vuol dire fare una scelta di vita ma non ci sentiamo superiori agli altri. Una signora genovese (ha 85 anni ed è vegetariana da 70) dice però che se si può essere vegetariani senza essere buoni (Hitler era vegetariano, ndr) non ci può essere bontà senza vegetarismo. In passato tanti ci guardavano in modo strano, ora qualcosa sta cambiando. Qui a Genova, ad esempio, ci hanno chiamato a fare conferenze al festival della Scienza. Vuol dire che ci prendono sul serio”.
Non si pagano quote, per entrare nella Società genovese. Basta iscriversi al sito. “Con la scelta vegetariana si diventa anche amici. Alla fine di marzo organizzeremo a Claviere la prima settimana bianca vegetariana, con cucina vegana. Anch’io ho fatto questa scelta, quando ho scoperto che latte e formaggi mi facevano gonfiare le mani”.

Tutti uniti per la propria salute e per la salute del mondo. Vegetariani e vegani, nel loro materiale informativo, raccontano che “per produrre un solo chilo di carne servono dai 7 ai 16 chili di soia o altri legumi, 15.500 litri di acqua pulita e 323 metri quadri di pascolo”. Il chilo di carne viene mangiato da chi se lo può permettere mentre i poveri del mondo debbono rinunciare ai legumi. Per dimostrare che la dieta senza carne e pesce non debilita si citano i nomi di atleti che hanno fatto stupire il mondo: da Carl Lewis a Martina Navratilova, da Paavo Nurmi a Edwin Moses.

“Mentre per una dieta vegetariana non ci sono problemi  -  dice il professor Vincenzino Siani, docente di Ecologia della nutrizione all’università di Tor Vergata  -  qualche dubbio esiste per la dieta vegana. Le proteine si trovano anche in cereali e legumi ma la vitamina B12 nei vegetali non è presente  -  se non in piccola parte in certe alghe  -  e chi anche rinuncia a latte e uova ne resta privo. Per questo i vegani debbono assumere questa vitamina in pillole e questo è il loro tallone d’Achille. Io sono vegetariano ma non vegano. Non ci si può giustificare dicendo che l’uomo per secoli ha mangiato solo vegetali ed è riuscito a sopravvivere. Chi mangiava erbe, foglie e verdure in passato mangiava anche gli insetti che c’erano in mezzo e pezzetti di terra. La nostra igiene ha cambiato il modo di assumere i vegetali, non più “arricchiti” come in passato”.

Il dieci per cento di vegani sembra però in aumento. “Chi da onnivoro diventa vegetariano, nei primi tempi, rinunciando a carne e pesce, si butta sul formaggio e a volte eccede. Crede che a fargli male sia il formaggio e invece è solo l’eccesso di tale cibo. E allora rinuncia. Io continuo ad assumere latte e derivati, sia pure in piccola quantità. Mi sembrerebbe assurdo ricorrere a pillole”.

A Verona, nel giugno scorso, è stato aperto il primo ambulatorio pediatrico vegetariano d’Italia. “I vegetariani  -  racconta il professor Leonardo Pinelli, diabetologo e nutrizionista pediatrico  -  vogliono che anche i loro figli seguano la loro scelta e non sanno a chi rivolgersi. I pediatri non sono preparati e si arrabbiano. “Cosa, non vuol dare la carne a suo figlio?”". L’ambulatorio è pubblico e gratuito, organizzato dalla Asl e dall’università. “Noi sappiamo che la dieta vegetariana fa bene. Sappiamo che il 40% delle malattie, dal diabete al colesterolo all’ipertensione, possono essere affrontate con una dieta vegetale. Ma non abbiamo dati italiani, statistiche e ricerche arrivano quasi tutte dagli Stati Uniti. Noi vogliamo studiare i “nostri” genitori e i “nostri” bambini. Vengono da noi papà e mamme cui non bastano le informazioni prese in Internet o nel negozio macrobiotico. Vengono a chiedere, ad esempio, cosa fare per lo slattamento ai sei mesi, quando gli altri piccoli passano agli omogeneizzati di carne. Noi indichiamo frutta, brodo vegetale, crema di riso o mais e tapioca. Dopo una o due settimane consigliamo le pappine di lenticchie rosse decorticate. Certo, può stupire una scelta vegetariana fatta dai genitori per i neonati, ma saranno comunque i piccoli a decidere quando saranno cresciuti. C’è da rilevare però che il gusto si forma nei secondi sei mesi di vita e ai bimbi resterà per sempre la passione per sapori delicati come quelli dei legumi e delle verdure. I genitori vengono da noi anche per un altro motivo. Alla nonna che protesta perché un bimbo non può crescere senza carne, la mamma potrà farsi forte del parere di un docente universitario”.

Fonte: La Repubblica

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