Posts Tagged ‘Ambiente’

Ambiente e concertazione la sostenibilità secondo Terna

Saturday, November 22nd, 2008

Dall’incremento dell’efficienza energetica all’ospitalità offerta sui tralicci ai nidi dei rapaci, dagli sforzi per ampliare la percentuale di personale femminile alla concertazione con gli enti locali, dall’attenzione per la formazione dei dipendenti al codice etico interno. Il Rapporto di Sostenibilità 2007 presentato oggi da Terna, l’azienda a partecipazione statale che detiene la stragrande maggioranza della rete elettrica nazionale, è un grande almanacco di “buone azioni” che spaziano dalla tutela ambientale alle relazioni industriali, dal confronto con le comunità locali alla responsabilità sociale d’impresa.

Difficile verificare nel dettaglio la validità e l’efficacia di tutti gli impegni presi, ma l’iniziativa della Spa nata da una costola dell’Enel merita comunque di essere segnalata in quanto rappresenta comunque un’eccezione nel panorama delle imprese italiane. “Su un totale di circa 400 titoli quotati in Borsa - ricorda il direttore delle relazioni esterne Giovanni Buttitta - le aziende italiane che presentano un rapporto di sostenibilità sono appena 14″.

“Abbiamo iniziato nel 2006 e siamo arrivati alla terza edizione cercando via via di migliorarlo - precisa Fulvio Rossi, responsabile della Responsabilità Sociale d’Impresa del gruppo - Il Rapporto è certificato dalla società di revisioni Kpmg e vuole far conoscere le attività dell’azienda e le sue performance al di là dei risultati economico finanziari riportati nel bilancio. Per compilarlo ci affidiamo alle linee guide della Sustainabilty Reporting Guidelines definite dal Global Reporting Initiative, un’organizzazione non profit internazionale, applicando in particolare gli indicatori del settore del quale facciamo parte, quello delle electric utilities“.

Come detto le azioni elencate nel rapporto sono tante e il ventaglio dei campi d’intervento è vasto. Tra le citazioni ne merita una anche “Lettori per il clima l’iniziativa promossa in collaborazione con Repubblica.it, per la divulgazione della cultura del risparmio energetico a cui hanno partecipato 15.000 utenti”. I punti su cui Terna insiste in particolare sono comunque due: la sostenibilità ambientale e il metodo della concertazione nella progettazione delle infrastrutture. L’azienda ha avviato in particolare su base volontaria la stipula di protocolli di intesa con le tutte le regioni (mancano ancora all’appello Veneto, Lazio e Friuli) per integrare ed estendere i principi fissati dalla Vas, la Valutazione ambientale strategica introdotta da una direttiva europea del 2001.

“Il rispetto dell’ambiente e la concertazione con le comunità locali - spiega il direttore della Pianificazione e Sviluppo della Rete Gianni Armani - innescano un circolo virtuoso: consentono di preservare le ricchezze naturali e culturali del territorio, facilitano l’accettazione delle infrastrutture e quindi consentono di ottenere un servizio elettrico più efficiente e benefici economici per la collettività”.

Su questi temi Terna si è data obiettivi particolarmente ambiziosi lanciando proprio un anno fa una serie di progetti per ridurre la dispersione di elettricità lungo la rete di distribuzione. Interventi che una volta a regime promettono di garantire il risparmio di trecento milioni di kilowattora, tanti quanti ne consumano centomila famiglie nell’arco di un anno. Allo stesso modo l’azienda si è impegnata a rinnovare le infrastrutture anche dal punto di vista paesaggistico, smantellando lì dove è possibile i vistosi e antiestetici tralicci in acciaio, razionalizzando le linee o interrando i cavi.

Operazione quest’ultima, che si è rivelata un autentico grimaldello per conquistare la fiducia delle istituzioni locali. “Le amministrazioni sono particolarmente sensibili a questa possibilità - ricorda ancora Buttitta - e su questo tema si trova spesso un fertile terreno di incontro. Anche se non risolve tutti i problemi, siamo convinti dell’indispensabilità delle concertazione e grazie ai protocolli regionali gli investimenti in infrastrutture dopo un lungo stop si sono quintuplicati”.

Fonte: La Repubblica

Congo a rischio catastrofe

Tuesday, November 4th, 2008
La tregua unilaterale concessa dai ribelli ha concesso una giornata di relativa calma agli abitanti di Goma ma sia la Croce Rossa che Amnesty lanciano l’allarme su una crisi umanitaria incipiente. Dall’Italia pronto un fondo di 900mila euro per gli sfollati

GOMA - La tregua unilaterale decretata dai ribelli di Laurent Nkunda nell’est della Repubblica democratica del Congo sembra tenere, dando un attimo di respiro agli abitanti di Goma, mentre la comunità internazionale tenta di arginare l’incombente tragedia umanitaria regionale.

La missione delle Nazioni Unite in Congo (Monuc) afferma che la situazione riguardo alla sicurezza «è stabile». Ma un portavoce della Croce Rossa chiarisce che la situazione umanitaria è «catastrofica». Anche Amnesty International lancia l’allarme: «Se la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite (Monuc) non riceverà rinforzi adeguati a proteggere i civili, sarà una catastrofe».

RIBELLI - Il capo ribelle congolese di etnia tutsi Nkunda, le cui truppe si sono arrestate alle porte della città - e la cui avanzata ha provocato la fuga di decine di migliaia di persone - ha assicurato che i caschi blu dell’Onu non sono in grado di «impedirgli» di prendere la città, capitale della provincia del Nord-Kivu, ma che Goma per lui «non è un obiettivo strategico», altrimenti vi sarebbe già entrato.

Ma nel caos si è diffusa anche un’altra voce, secondo la quale Nkunda sarebbe morto per un infarto in un ospedale di Kigali. A comunicarlo, secondo quanto riferisce il quotidiano belga ‘le Soir’ sul suo sito Internet, è stata una persona che si è qualificata come portavoce del gruppo ribelle.<!–


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ORGANIZZAZIONI EVACUATE
- A Goma regna una calma carica di tensione. Dopo i saccheggi e le violenze della notte scorsa, soldati congolesi (i pochi rimasti) e soldati Onu pattugliano le strade. Gran parte delle organizzazioni umanitarie internazionali hanno deciso di evacuare dalla città il proprio personale. Evacuato anche il personale civile delle Nazioni Unite.

Gli abitanti, quelli rimasti, preferiscono stare serrati in casa. Negozi, mercati, scuole sono rimasti chiusi. «La situazione della sicurezza a Goma è stabile. Per ora la tregua decisa dallo Cndp (i ribelli) è rispettata da tutte le parti», ha detto il capo delle operazioni militari Monuc, il colonnello Samba Tall, che si trova a Kinshasa. «Per noi il mandato Monuc non è cambiato - ha aggiunto - continueremo a proteggere la popolazione».

DRAMMA UMANITARIO - La comunità internazionale, intanto, si mobilita davanti al profilarsi dell’ennesimo dramma umanitario, con decine di migliaia di civili in fuga dai combattimenti nell’insieme della regione del Nord Kivu, in particolare a Rutshuru (75 chilometri a nord di Goma), e davanti alla possibilità dell’accendersi di un conflitto diretto tra la Repubblica democratica del Congo e il Rwanda.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato nella notte l’offensiva dei ribelli e ha espresso preoccupazione per lo scambio di colpi d’arma da fuoco alla frontiera con il Rwanda. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha inviato due emissari, uno a Kinshasa, l’altro a Kigali.

Gli europei esamineranno entro venerdì la possibilità di inviare nella regione una missione militare con compiti umanitari, ha dichiarato il ministro degli esteri francese Bernard Kuochner, il cui paese è presidente di turno Ue. Il commissario europeo allo sviluppo, Louis Michel, arrivato a Kinshasa, ha però affermato di «non credere all’opzione militare» bensì «all’opzione diplomatica e all’opzione politica».

Il segretario di stato aggiunto Usa per gli affari africani, Jendayi Frazer, è attesa a Kinshasa per incontrare il presidente Kabila. Si recherà poi a Kigali, ma non ha mancato di avvertire i ribelli che «non dovranno entrare a Goma». Rosemary Museminali, ministro degli esteri rwandese, è anche lei attesa a Kinshasa, in un momento in cui i due paesi si accusano ciascuno di aver bombardato il territorio dell’altro.

L’ITALIA - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha dato disposizioni affinché si intraprendano, attraverso la Cooperazione italiana, adeguati interventi sul piano dell’emergenza umanitaria nella Repubblica democratica del Congo. Lo rende noto la Farnesina.

Un fondo di emergenza di 900.000 euro è stato costituito presso l’Ambasciata d’Italia a Kinshasa per interventi sanitari e di accoglienza in favore degli sfollati dalla regione del Kivu. Parte di tali fondi (300.000 euro) saranno destinati ad acquisti di beni di prima necessità (cibo, coperte, vestiario) da distribuirsi tramite l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Fonte: La Nuova Ecologia

 

Contro mafia, cemento e discriminazione Va in piazza il biologico consapevole

Sunday, October 5th, 2008

I DOLCI alla mandorla prodotti dalla cooperativa L’Arcolaio hanno il sapore del riscatto, quello dei detenuti del carcere di Siracusa. Una storia tra tante, che dà un volto a un settore, quello biologico, fatto di donne e di uomini che spesso hanno portato avanti scelte coraggiose. Aziende che lottano contro la mafia, l’abusivismo o anche più semplicemente la diffidenza ai cambiamenti.

Oggi tutte queste realtà si ritroveranno per la Biodomenica, iniziativa promossa dall’Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab), in collaborazione con Coldiretti e Legambiente, e la partnership di Repubblica.it. In 50 piazze d’Italia saranno presenti stand gastronomici, per degustare prodotti e informarsi.

Il reinserimento sociale. “Il biologico è stata una scelta etica, naturale”, racconta Giovanni Romano, presidente della cooperativa L’Arcolaio, nata nel 2003. Specialità: dolcetti alla mandorla. Da tre a sei detenuti prendono parte alle attività del laboratorio di panificazione e pasticceria, e presto altri cinque lavoreranno alla fattoria biologica. Ma non è così facile riavere indietro una vita normale. “Molti, una volta usciti, sperano di trovare un impiego con questo mestiere, ma non è facile, c’è ancora tanta diffidenza, soprattutto al sud”.

Cartoline da un’occupazione. La storia di Agricoltura Nuova, cooperativa attiva nel sud di Roma, comincia 30 anni fa e solo con il tempo si avvicina al biologico. “Questa realtà nasce nel 1977, da un’occupazione di terre demaniali portata avanti da braccianti e disoccupati - dice Donato De Marco - La svolta è stata passare alla vendita diretta ai consumatori: così abbiamo aumentato gli utili e ridotto i prezzi. Dalla metà degli anni ‘90 tutto ciò che produciamo è biologico: verdura, frutta, formaggio, miele, carni.


Lottare contro il cemento e la mafia. Queste terre, dove oggi lavorano 25 soci con regolare affitto, sono state strappate alla speculazione edilizia. “Erano già lottizzate - ricorda De Marco - Poi, grazie alla legge sugli usi civici, siamo riusciti a preservarle. Oggi siamo stati regolarizzati, il terreno è diventato area protetta ed è più facile difendersi”. Lotte aspre, simili a quelle delle cooperative che sorgono su terreni confiscati alla criminalità organizzata. Come la cooperativa Valle del Marro di Gioia Tauro, realizzata dall’associazione Libera di Don Ciotti, oggetto di continue intimidazioni da parte degli uomini della ‘Ndrangheta.

Un modello che funziona. Ma molto più spesso c’è un nemico più comune da sconfiggere: la mentalità. “Abbiamo dovuto vincere prima di tutto l’individualismo tipico contadino - racconta Antonella Del Quattro, della cooperativa Valli Unite, in provincia di Alessandria. “L’idea nasce da tre ragazzi del posto che a metà degli anni ‘70 decidono di lavorare insieme la terra. La scelta del biologico è stata fatta partendo dall’alta incidenza di malattie, secondo alcuni dovute all’uso di certi di certi concimi chimici”. A poco, visto che l’esperienza funzionava, molti agricoltori della valle si sono uniti all’organizzazione. “Oggi non è più così strano lavorare in condivisione e produrre biologico, e siamo in ottimi rapporti anche con chi non ha aderito al nostro progetto”.
Fonte: La Repubblica

Sei gradi alla fine del mondo

Wednesday, October 1st, 2008
Il riscaldamwento del pianeta entro fine secolo può portare a una catastrofe ambientale di portata inimmaginabile. E’ la tesi di Sei gradi» di Mark Lynas, best seller mondiale pubblicato negli Stati Uniti dal National Geographic e in Italia da Fazi. Ma è davvero così? Ne discutono in questa pagina il geologo Mario Tozzi, Richard Lindzen, professore di Meteorologia al Massachusetts Institute of Technology e Piero Bianucci.
Nel 2001, il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc, vincitore del Nobel per la pace nel 2007) pubblicò uno studio sconvolgente in cui prevedeva che, se l’umanità non avesse cambiato rotta, entro la fine del secolo la temperatura globale sarebbe aumentata da un minimo di 1,4 a un massimo 5,8 °C.Nel suo libro Mark Lynas, descrive, grado per grado, le conseguenze di un tale cambiamento climatico – apparentemente di poco conto – sulla Terra. Con l’innalzamento di un grado, secondo Lynas, gran parte delle barriere coralline e dei ghiacciai scomparirebbero. Se si salisse di tre gradi la maggioranza della foresta amazzonica verrebbe distrutta da incendi e periodi di siccità. Un ulteriore innalzamento (4 gradi) vedrebbe il livello degli oceani alzarsi al punto di distruggere paesi quali il Bangladesh e l’Egitto e sommergere città come Venezia. Con cinque gradi in più milioni di persone sarebbero costrette a lasciare le aree in cui vivono perché oramai inabitabili. Ma con sei gradi in più, quasi tutte le forme di vita (compresa quella umana) scomparirebbero.L’AUTORE
Giornalista, scrittore e ambientalista Mark Lynas ha trentacinque anni e vive a Oxford. Si è laureato in Storia e Politica all’Università di Edimburgo. La sua passione è lo studio dei cambiamenti climatici. Collabora a riviste prestigiose come New Statesman, Ecologist, Granta e ai quotidiani The Guardian e The Observer. E’ conosciuto in tutto il mondo per il saggio Sei gradi.IL VERDETTO
di PIERO BIANUCCI
Certezze. La temperatura della Terra sta salendo, 10 degli ultimi 11 anni sono stati i più caldi dall’Ottocento ad oggi. Un secolo fa nell’aria c’erano 290 parti di anidride carbonica per milione, ora sono 380 e ciò si deve al consumo di combustibili fossili. I carotaggi fatti in Antartide e nell’Artico hanno permesso di ricostruire il clima fino a un milione di anni fa, confermando le preoccupazioni.
Dubbi. I modelli climatici indicano aumenti da 1,5 a 5 °C per il 2100. La stima più ragionevole dice 2 gradi. La maggioranza dei climatologi è in allarme, alcuni gridano alla catastrofe, pochi altri minimizzano. Ma nella scienza non si vota, l’esperimento ha l’ultima parola, e i modelli al computer non sono esperimenti.
Azioni. L’esperimento vero lo sta facendo l’umanità intera. Purtroppo ha il difetto di essere quasi irreversibile. Senza drammi e senza scrollate di spalle, conviene dunque smettere fin d’ora di aggiungere gas serra all’atmosfera. Tra un secolo petrolio e metano saranno in ogni caso insufficienti. Tanto vale lavorare subito per sostituirli. Chiunque abbia ragione. Come si dice, due piccioni con una fava.

Fonte : La Stampa

“Dai respiro all’ambiente” con l’efficienza energetica

Thursday, September 11th, 2008

Dall’11 al 24 settembre nei supermercati e ipermercati Coop d’Italia saranno distribuite gratuitamente da parte di Enel lampadine a risparmio energetico e kit “rompigetto”

Prenderà il via il prossimo 11 settembre “Dai respiro all’ambiente”, l’iniziativa su scala nazionale promossa da Enel e Coop volta al risparmio e all’efficienza energetica. Fino al 24 settembre nei 1.200 punti vendita Coop saranno consegnati in omaggio kit contenenti una lampadina fluorescente compatta della potenza di 20 W e una vita di 10.000 ore, e gli economizzatori idrici: rompigetto ed erogatori a basso flusso da applicare ai rubinetti per aumentare la potenza dell’acqua e diminuirne drasticamente il consumo. “Con la sostituzione delle vecchie lampadine con quelle ad alta efficienza energetica e l’applicazione dei rompigetto – spiega Livio Gallo, Direttore Divisione Infrastrutture e Reti di Enel – risparmieremo circa 108 milioni di kilowattora, i consumi degli abitanti di una città come Spoleto, e 65.000 tonnellate di CO2 non saranno immesse nell’atmosfera”. “Per noi – ha spiegato Aldo Soldi, presidente Coop-Ancc – è la prosecuzione dell’impegno a favore dell’ambiente. Entro la fine del 2009, con un anno di anticipo sull’obbligo di legge, Coop interromperà la vendita delle vecchie lampadine a incandescenza. Una scelta niente affatto banale se si pensa che Coop vende in un anno circa 5,5 milioni di lampade ad incandescenza che intendiamo sostituire con analoghe a risparmio energetico. Solo questa riconversione potenzialmente riduce le emissioni di CO2 in atmosfera di 120.000 tonnellate all’anno”.
A tutti i clienti inoltre sarà data anche una brochure sul risparmio energetico con consigli semplici, dalla giusta collocazione degli elettrodomestici, all’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie, fino alla temperatura consigliata per i termosifoni, che possono essere messi in pratica da tutti senza dover ‘rivoluzionare’ i propri stili di vita. Coop inoltre promuoverà presso i suoi supermercati e ipermercati anche le lampade con sensore (in grado di reagire alla nostra presenza, accendendosi e spegnendosi automaticamente), le pile ricaricabili con caricatore, gli elettrodomestici di classe A e A+.

Fonte : La Repubblica