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Il vino fa ‘eccezione’, etichette poco trasparenti

Wednesday, April 14th, 2010
Perchè sulla bottiglia non sono indicati gli ingredienti? E perché i consumatori non possono sapere quali sono le sostanze impiegate durante la lavorazione? Abbiamo cercato di rispondere a questi e altri interrogativi in occasione della chiusura di Vinitaly

Bianco o rosso, sulla carne o sul pesce, il vino è uno dei prodotti più amati in Italia. Rinomato per le sue tante varietà pecca, a giudizio di diverse associazioni, di un requisito importante per il consumatore: la trasparenza. In occasione della quarantaquattresima edizione del Vinitaly, la fiera più importante del settore, si è riaccesa la polemica sull’”eccezione vino”, ovvero le norme vigenti in materia di etichettatura della bevanda.

A riaprire la discussione è l’Aduc, l’associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, che chiede ai produttori una maggiore trasparenza sull’origine e sulla composizione dei loro vini. In particolare l’Aduc pone l’accento sugli ingredienti presenti nel prodotto finale e nelle sostanze utilizzate durante la lavorazione. Di queste informazioni non è infatti possibile trovare traccia sulle etichette dei vini.

“E’ così difficile – afferma Pino Mastrantoni, segretario dell’Aduc- elencare i principali componenti (acqua, zuccheri, alcoli, aldeidi, eteri, sali, acidi)? Ormai tutti i prodotti alimentari indicano in etichetta la loro composizione; anche le acque minerali riportano analiticamente i propri elementi. Perché non il vino? E’ noto, a pochi, che il vino può essere trattato: aggiunta di mosto per fortificarlo, di enzimi per favorire la trasformazione del saccarosio in glucosio, di gelatine, caseine, albumine, colla di pesce, bentonite (roccia) per la chiarificazione, di solfiti per la conservazione, di anidride solforosa per impedire l’acidificazione, di acido tartarico o citrico per aumentare l’acidità, di acido sorbico o sorbato di potassio per stabilizzare, di solfato di rame per eliminare difetti di gusto e odore, di acidi, fosfati. Di tutti questi trattamenti – conclude Mastrantoni - non ne troviamo traccia nelle etichette, eccetto per i solfiti. Perché il consumatore non dovrebbe saperlo?”.

La scarsa trasparenza in questi aspetti è dovuta alla normativa europea vigente in materia. Mentre per ogni alimento è ormai obbligatorio specificare tutti gli ingredienti, il vino ed altre bevande alcoliche non devono sottostare a questi requisiti. L’unica eccezione sono i solfiti (usati per la conservazione), la cui presenza deve essere indicata se questi sono presenti in quantità superiore ai 10 mg per litro: non è tuttavia necessario specificarne la quantità ed anche questo elemento è oggetto di dure critiche visto che per il consumatore è impossibile conoscere se un vino ne ha 11 mg al litro o 400.

Come è possibile controllare anche sul sito del ministero delle Politiche Agricole,  la legge presta invece molta attenzione alla provenienza delle uve e al conseguente rilascio dei marchi Docg, Doc e Igt, prodotti di qualità più elevata rispetto ai “vini da tavola” le cui uve possono provenire da vigneti diversi. Il problema degli ingredienti e dei processi in etichetta è piuttosto sentito nell’ambiente e tra gli esperti. Non è un caso che alcuni produttori abbiano persino avviato un sistema di autocertificazione, nonostante le leggi (come visto) non lo richiedano.

Dalle associazioni dei produttori ricordano tuttavia che il dibattito in corso sugli ingredienti è sul banco da anni, e che gli interventi normativi susseguitisi hanno sempre dato ragione ai viticoltori. Nessun pericolo per il consumatore, visto l’alto numero di controlli sulla filiera e il rispetto delle norme comunitarie. Inutile specificare gli ingredienti inoltre, poiché si tratta spesso di sostanze usate solo nella trasformazione ed assenti nel prodotto finale. In questa direzione si muovono anche i nuovi regolamenti sul settore alimentare in discussione in Europa, da cui verrà comunque ribadita l’eccezione vino.

Fonte: Kataweb

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