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“Oscurità mondiale”: 10 minuti di buio per il Pianeta

Thursday, September 18th, 2008

Tutti i cittadini della Terra sono invitati a spegnere luci e apparecchi elettronici dalle 21:50 alle 22 di questa sera e permettere al nostro pianeta di respirare

La proposta, partita dalla pagina Facebook di un giovane ambientalista, Andrés Shelp, ha fatto velocemente il giro di internet rimbalzando dai vari social network e blog della rete. Si chiama “Oscurità mondiale” ed è un invito rivolto a tutti i cittadini della Terra perché oggi spengano luci e apparecchi elettronici per dieci minuti, dalle 21:50 alle 22, ora locale di ogni paese. Un breve blackout, ma che perlomeno permetterà alla Terra di tirare il fiato per 10 minuti. L’iniziativa sta facendo il pieno di consensi anche tra gli ecologisti democratici, che riportano lo slogan dell’iniziativa: “Se ci sarà una risposta collettiva l’energia risparmiata sarà davvero notevole. Stiamo 10 minuti nell’oscurità, prendiamo una candela e semplicemente fermiamoci a guardarla mentre il nostro pianeta respira”. Secondo Fabrizio Vigni, presidente degli ecologisti del Pd “è un’iniziativa simbolica, ma di grande significato, che richiama tutti alla necessità di una rivoluzione energetica ed ambientale per salvare il pianeta. Il risparmio energetico e le energie rinnovabili sono le nuove frontiere del futuro”. Perché, in conclusione “se vogliamo fermare i cambiamenti climatici – dice Vigni – dobbiamo girare il mondo nella direzione giusta subito, non c’è più tempo da perdere”.

ASSOSOLARE, MONITORARE RINNOVABILI ITALIANE

Wednesday, September 17th, 2008

L’Associazione Nazionale dell’Industria Fotovoltaica, Assosolare, esprime preoccupazione per le energie rinnovabili in Italia. L’associazione quindi, in previsione della riunione del Ciace (Comitato Interministeriale affari comunitari ed europei) e del Consiglio europeo, previsto a Bruxelles il prossimo 15 e 16 ottobre, ribadisce la propria posizione rispetto al mantenimento degli obiettivi gia’ fissati. Le rinnovabili devono essere viste come una nuova economia. Assosolare ritiene che sia importante definire anche dei target intermedi vincolanti e introdurre delle penalita’ verso gli stati membri in caso di inadempienze cosi’ come applicare le Actions Plans Nazionali sulle energie rinnovabili (RAPs) che faciliteranno il confronto tra i vari Paesi oltre al monitoraggio degli sforzi nazionali e la responsabilizzazione dei Governi in carica. In particolare, per l’Italia, afferma Assosolare, e’ fondamentale iniziare a monitorare gli interventi delle varie regioni sul fronte rinnovabili imponendo loro premi e sanzioni. Anche la distinzione tra Guarantess of Origin (per la rivelazione e l’etichettamento dell’energia verde) e i Transfer Accounting Certificates (TACs), che ciascun stato membro potra’ applicare volontariamente, e’ uno dei punti proposti dall’Associazione. L’industria del solare e’ un’importante opportunita’ di sviluppo economico per il nostro Paese e l’introduzione di un unico ente che si occupera’ di tutte le procedure amministrative, conclude Assosolare, e’ fondamentale per abbattere le barriere amministrative che ancora frenano lo sviluppo del mercato. (ANSA).

alberi folli

Friday, September 12th, 2008

A volte anche la natura si diverte, cliccate sul link:

http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/alberi-strani/1.html

:)

Il depuratore che non depura: l’Abruzzo finisce sotto accusa

Thursday, September 11th, 2008

Venticinque milioni di euro (erogati dal ministero del Lavori pubblici e dalla Ue) per un potabilizzatore che non serve a niente perché l’acqua del fiume Pescara è talmente inquinata da rendere inutili i macchinari che dovrebbero trasformala in bevanda potabile. Accade in Abruzzo, a Chieti, contrada San Martino. Uno sperpero di denaro politicamente trasversale, contro il quale nessuno ha mosso un dito. Dalla giunta di centro-destra di Giovanni Pace (presidente della Regione dal 2000 al 2005) a quella di centro-sinistra di Ottaviano Del Turco «nessun politico è mai intervenuto per metter fine allo scempio», dice Guido Conti comandante della Guardia forestale di Pescara che, su «input della magistratura contabile», ha inviato un rapporto alla Procura della Corte dei Conti. Risultato? Quattordici dirigenti di enti pubblici (tutti del Partito Democratico), tra cui la Regione, la Asl, l’Azienda Consortile Acquedottistica (Aca) che comprende 64 Comuni e il cui presidente Bruno Catena (Pd) è indagato nell’inchiesta sulla discarica chimica di Bussi (la più grande d’Europa) e l’Ente d’Ambito pescarese (Ato), commissariato, si ritrovano sotto inchiesta con l’accusa di avere sperperato 25 milioni di denaro pubblico. La storia del potabilizzatore di Chieti inizia quarant’anni fa: «Il progetto risale al 1970», racconta Augusto De Sanctis del Wwf Abruzzo. Ma solo nel 1990 nasce un piccolo impianto mai entrato in funzione e costato 850.000 euro, provenienti da fondi pubblici. Nel 2000 l’accelerazione nella realizzazione del megaimpianto quando il ministero dei Lavori pubblici mette sul piatto i fondi europei per la costruzione di grandi potabilizzatori in tutta Italia. E se altrove, oggi, questi impianti funzionano a dovere, quello di Chieti no. «Questi macchinari possono potabilizzare l’acqua fino a un certo livello di inquinamento, superato il quale è impossibile utilizzarli», continua De Sanctis. Per dire: il legislatore classifica i livelli di inquinamento delle acque da 1 a 3.

Il Pescara supera abbondantemente livello 3. E ancora: se il livello massimo di idrocarburi consentito nell’acqua è pari a 1, nel fiume da potabilizzare si arriva a 67. Le analisi rilevano che «bere l’acqua del Pescara significa rischiare il cancro. Tutti hanno sempre saputo dello stato del fiume, tant’è che negli anni ‘90 la Provincia finanziò diverse campagne di sensibilizzazione per allertare la popolazione a non bagnarsi e non bere l’acqua». La legge prevede che le autorità competenti, su tutti la Regione, eseguano analisi sull’acqua. «Nel 2000 però — aggiunge il comandante Conti — l’Asl non fa le analisi». Eppure i lavori iniziano e proseguono lo stesso. L’Aca, che gestisce l’appalto, dal 2000 «una volta all’anno», invia una richiesta alla Regione per le analisi delle acque. Richieste alla quali l’Asl non risponde. Nel 2004, con l’impianto ormai terminato, l’Asl dà finalmente mandato all’Arta di fare le analisi. Il documento porta la data del 26 novembre. E prova l’inquinamento oltre il livello massimo. «La triangolazione delle responsabilità — prosegue Conti — si conclude con il collaudo». Operazione impossibile visto lo stato del fiume. «Ma necessaria per ottenere i finanziamenti europei». Nel 2006 il collaudo. Fatto «senza far funzionare il potabilizzatore».

Davide Milosa

Fonte : Corriere della Sera