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Gli enti locali si mobilitano contro la privatizzazione dell’acqua

Wednesday, November 26th, 2008

Erano agguerriti i sindaci e gli assessori riuniti a Roma il 21 novembre nella sala della Pace della Provincia per dar vita alla costituzione del Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica.

Rappresentano centinaia di migliaia di cittadini che da Castellammare di Stabia ad Aprilia, città dove si è dato appuntamento il Secondo Forum italiano dei movimenti per l’acqua (22-23 novembre), dall’agrigentino all’area dell’astigiano, formano comitati civici e aprono vertenze sul territorio per contrastare il passo all’incedere della privatizzazione del servizio idrico. Così il conflitto sull’acqua in Italia comincia a mostrare proporzioni rilevanti ed implicazioni inedite.

L’oggetto della contestazione e della mobilitazione straordinaria è un articolo, il 23bis, inserito come modifica apportata in sede di conversione al decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, e approvato dalla Camera il 5 agosto scorso (legge 133/2008).

La norma in questione se da un lato ribadisce il regime di proprietà pubblica delle reti, dall’altro conferma la possibilità di affidamento a soggetti privati della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, nel cui quadro è fatto rientrare il servizio idrico, introducendo l’obbligo del ricorso in via ordinaria alla procedura di evidenza pubblica. D’altro canto, si prescrive che le concessioni rilasciate non mediante gara cessino entro il 31 dicembre del 2010. Viene infine ad essere sottoposta a condizioni restrittive, anche se fatta salva, la possibilità di affidamenti diretti a favore di società in house, cioè a capitale totalmente pubblico.

In sostanza, nel nuovo contesto normativo predisposto dal governo diventa più difficile contenere e limitare il processo di privatizzazione in corso che ha preso le mosse a partire dalla legge Galli del 1994.

Ma l’opposizione, fuori dalle aule parlamentari, non si placa e tende a compattarsi coinvolgendo vari soggetti, per giunta assumendo diversi profili ed iniziative.

Tre Regioni, Piemonte, Liguria e Emilia Romagna hanno impugnato per incostituzionalità l’art. 23 bis. Nei prossimi mesi è atteso lo svolgimento del referendum promosso da ben 144 comuni della Lombardia per l’abrogazione di alcuni articoli della legge regionale 18/2006 grazie a cui si è stabilita la consegna ai privati dell’erogazione dell’acqua.

Nella zona di Latina, gli abitanti contro le superbollette imposte da Acqualatina, controllata per il 49% dalla multinazionale francese Veolia, moltiplicano i loro sforzi per evitare gli esosi aumenti e denunciare l’illegittimo distacco dei contatori. Nello stesso tempo, in Sicilia, i sindaci della provincia di Agrigento si coalizzano per rescindere il contratto con la Girgenti Acque Spa, responsabile di gravi disservizi, e fanno fronte comune con le associazioni di base onde impedire che la società privata imposta dal commissario ad acta della Regione s’impossessi dell’acquedotto.

Il baricentro di questa radicata protesta consiste nella proclamazione del principio che l’acqua è un bene comune nonché diritto inalienabile e inviolabile di ogni persona. Deve perciò ritornare interamente nelle mani dell’autorità pubblica, seguendo l’esempio di Parigi, che si appresta a ristabilire la gestione municipale del servizio idrico, togliendola a Suez e Veolia, i due più importanti operatori privati del settore esistenti al mondo.

Quello che si chiede, insomma, è una gestione razionale, solidale e non speculativa delle risorsa acqua che deve essere sottratta alla logica del mercato.

Sotto l’egida del profitto, come dimostrano gli studi di Water remunicipalisation tracker, le tariffe vengono gonfiate, cresce inefficienza e obsolescenza dei servizi. A rimetterci è l’utenza, soprattutto la parte della popolazione con minor reddito.

Nel 2007 le famiglie italiane, secondo un dossier dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, hanno speso in media circa 230 euro in più, mentre l’Istat, nel rapporto sullo stato degli acquedotti 2008, segnala un regresso nella capacità di distribuzione della rete idrica confrontata con i livelli del 1999.

Sicché il “business dell’acqua” non produce miglioramento ed efficienza ma evidenzia vizi congeniti e spreco di denaro. Avvantaggia pochi manager e alimenta inutili e costose consulenze tecniche. Inoltre, di frequente i grandi gruppi agiscono con condotte illecite per falsare e distorcere il meccanismo concorrenziale, cosa che ha portato l’Antitrust ad applicare pesanti sanzioni pecuniarie nei riguardi di Acea spa e Suez Environnement S.A.

Il sistema di privatizzazione dell’acqua sembra dunque irrimediabilmente entrare in rotta di collisione con l’interesse generale di molte comunità italiane che rivendicano, a giusto titolo, il primato del pubblico, vicino ai bisogni fondamentali dei cittadini senza distinzione di censo.

Fonte: La Stampa

ACQUA: UE, AL VIA ETICHETTA ANTI-SPRECHI E PER EFFICIENZA

Wednesday, October 29th, 2008

Etichettare i prodotti indicando il volume di acqua utilizzato, con un sistema analogo a quello gia’ esistente per l’efficienza energetica. Lo chiede il Parlamento europeo per indurre una maggiore responsabilizzazione dei consumatori sulle questioni legate alle fonti idriche e lo sviluppo di programmi volontari di risparmio da parte dei produttori. I deputati ritengono che il sistema di etichettatura dovrebbe essere volontario, mentre le etichette e i sistemi di etichettatura esistenti dovrebbero essere tenuti in considerazione per evitare di confondere i consumatori con un’eccessiva quantita’ di informazioni. E sollecitano tutte le parti interessate a sviluppare un sistema volontario per la gestione sostenibile dell’acqua e per redigere programmi volontari di risparmio idrico nei vari settori economici (per esempio l’agricoltura, il turismo, l’industria manifatturiera). La risoluzione sottolinea la necessita’ di integrare la questione dell’acqua in tutte le politiche e di definire un approccio realmente integrato per affrontare tale questione, anche mediante gli strumenti finanziari e giuridici dell’Ue, coinvolgendo in tale processo tutti i livelli politici (nazionale, regionale e locale). A preoccupare l’Europarlamento sono la crescente produzione di biocombustibili e lo stato della rete idrica comunitaria, la prima responsabile dell’aumento della domanda di acqua, la seconda della dispersione di notevoli quantita’ di risorsa. Secondo il Parlamento e’ necessario rinnovare le infrastrutture e le tecnologie per promuovere nell’UE un uso piu’ efficiente dell’acqua e ridurne le perdite, ricorrendo anche ai Fondi strutturali, mentre la questione dell’acqua deve essere inserita in tutte le politiche dell’UE, secondo il Parlamento europeo.

Considerando che gli sprechi dovuti alle perdite di acqua nella rete di approvvigionamento pubblico nei centri urbani possono superare il 50%, l’ Europarlamento invita le autorita’ locali a migliorare le reti per la distribuzione dell’acqua divenute obsolete. Inoltre, gli eurodeputati sottolineano che si potrebbe risparmiare fino al 40% dell’acqua utilizzata nell’Ue e, pertanto, chiedono misure concrete, come l’etichettatura, e incentivi finanziari per promuovere un uso dell’acqua maggiormente efficiente e sostenibile. L’elaborazione di un’ efficace politica tariffaria per le acque, che rispecchi il reale valore dell’acqua, potrebbe sensibilizzare i consumatori a un utilizzo piu’ efficiente. Fondamentale e’ il ruolo delle autorita’ regionali e locali e delle organizzazioni della societa’ civile nelle campagne di sensibilizzazione e nell’ organizzazione di attivita’ educative, sostengono gli eurodeputati, mentre la Commissione europea e’ sollecitata a promuovere lo scambio di buone prassi tra regioni, comuni e organizzazioni della societa’ civile in materia di risparmio idrico. Nel sottolineare poi la funzione svolta dalla popolazione agricola europea nella lotta contro l’erosione dei suoli e la desertificazione, la risoluzione chiede che venga riconosciuto il ruolo fondamentale del produttore europeo nella conservazione della copertura vegetale delle regioni colpite dalla siccita’ o minacciate dalla sabbia trascinata dal vento. E esprime preoccupazione per l’incremento della produzione di biocombustibili che farebbe inevitabilmente aumentare la domanda di elevate quantita’ d’acqua evidenziando la necessita’ di sorvegliare attentamente l’impatto del consumo di biocombustibili e di riesaminare regolarmente le politiche comunitarie e nazionali in materia. Invita poi la Commissione ad appoggiare gli Stati membri nel rimboschimento delle zone che sono colpite ciclicamente dalla siccita’ e dagli incendi. I deputati raccomandano infine che il meccanismo comunitario di protezione civile preveda la possibilita’ di intervenire nelle situazioni di crisi determinate dall’estrema siccita’ e sollecitano vivamente il Consiglio ad adottare senza indugio una decisione sulla proposta di regolamento sul Fondo di solidarieta’ dell’Ue, allo scopo di perfezionare la definizione dei criteri e degli eventi eleggibili, compresi gli episodi di siccita’, per contrastare i danni provocati dalle catastrofi naturali in modo piu’ efficace, flessibile e rapido. (ANSA).

ACQUA: SEMPRE PIU’CARA, +32% DA 2002, TOP AGRIGENTO

Wednesday, October 8th, 2008

 Acqua sempre piu’ cara per le famiglie italiane. Il servizio idrico e’ aumentato in media del 32% negli ultimi sei anni e del 4,6% tra il 2006 e il 2007. Con rincari addirittura del 50% in alcune citta’ del Nord-Ovest. E se Agrigento si distingue come la citta’ piu’ cara, Milano risulta la piu’ economica, con tariffe 4 volte piu’ basse di quelle della citta’ siciliana. La Toscana si aggiudica invece il primato di regione piu’ costosa, mentre il Sud si distingue come ’sprecone’. E’ quanto risulta da un’indagine dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che ha preso in esame, per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa o ex nolo contatori).

In un anno una famiglia sostiene in media 229 euro di spesa per il servizio idrico integrato, il 4,6% in piu’ rispetto alla spesa del 2006: considerando il periodo gennaio 2002-agosto 2008 l’aumento e’ addirittura del 32%. Agrigento e’ la citta’ in cui l’acqua e’ piu’ cara (445 euro annui), con tariffe 4 volte piu’ costose che a Milano che, con una spesa annua di 106 euro, e’ invece la citta’ meno cara. La Toscana risulta la regione piu’ costosa per il servizio idrico, con ben sette citta’ nella top ten delle citta’ piu’ care. Mentre nella classifica dei dieci capoluoghi di provincia meno cari, ben otto sono nel Nord. Dei 104 capoluoghi monitorati, ben 70 hanno registrato variazioni all’insu’ delle tariffe (altri 33 sono rimasti invariati e solo Benevento ha avuto una riduzione): Novara ha messo a segno l’aumento piu’ consistente (+50%), seguita da un’altra citta’ piemontese, Verbania (+45%), e poi da Agrigento (+38%). Le tariffe variano nettamente da regione a regione (quelle centrali, in particolare, si contraddistinguono in media per le tariffe piu’ elevate, 267 euro annuali), ma differenze elevate ci sono anche all’interno della stessa regione: in Sicilia, ad esempio, tra Agrigento e Catania la differenza di spesa annua per il servizio idrico raggiunge 269 euro.

E con l’aumentare dei costi aumentano anche gli sprechi. Complessivamente in Italia il 35% dell’acqua immessa nelle tubature va persa: il problema e’ particolarmente accentuato nelle regioni meridionali (49%), evidenzia il rapporto, sottolineando che sono evidenti ”notevoli criticita”’ come nel caso della Puglia con la seconda spesa piu’ elevata ed una percentuale di perdita di acqua ben superiore alla media. ”Al Governo e al Parlamento chiediamo il blocco delle tariffe dell’acqua fino a tutto il 2009”, ha detto il responsabile nazionale delle politiche dei consumatori, Giustino Trincia, che oggi ha consegnato l’indagine al ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. ”E’ indispensabile, inoltre - ha aggiunto - l’istituzione di un’Autorita’ di regolazione del settore idrico con reali poteri d’intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di tariffe, contratti e bollette”. (ANSA).

Ogni italiano consuma 200 litri di acqua al giorno

Monday, September 15th, 2008

Acqua: che spreco. Dalla doccia alla pulizia della casa agli usi in cucina, dal Wc all’irrigazione delle piante, senza tralasciare lavapiatti o lavatrice, ogni italiano consuma una media dai 170 ai 200 litri di acqua al giorno per i propri usi domestici. In testa alla città più sprecona del Bel Paese c’è Torino con 243 litri consumati per ogni abitante ogni giorno, mentre sono gli abitanti di Nicosia, in Sicilia, con i loro 143 litri a testa, a vincere il podio dei più risparmiosi. Subito dopo il capoluogo piemontese si colloca Roma, con 221 litri di acqua pro capite, seguita da Catania (214), Napoli (207), Verona (199) e Milano (191).

I DATI - Secondo il rapporto 2007 dell’Istituto Ambiente Italia-Dexia (Ecosistema Urbano Europa), a consumare circa 169 litri di acqua al giorno a testa per uso domestico sono i palermitani, mentre a Firenze i consumi scendono a 155 litri. Bari (154), Bologna (149) e Nicosia (143) sono invece le tre città tra le più parche nel consumo di acqua domestica, quell’acqua di migliore qualità oggi a disposizione degli usi casalinghi. Ma l’Italia non è il Paese dove si consuma più acqua nelle case. Ai primi posti nel mondo c’è Bristol con 294 litri pro capite, seguita da Parigi (287), Patrasso (285) e Stoccolma (210). Berlino consuma 163 litri, Londra segna 159 litri a cittadino al giorno, Madrid 140, mentre è Heidelberg a registrare la quantitá inferiore di uso di acqua nelle case: 103 litri al giorno per ogni cittadino.

IL BIOLOGO - A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l’eco del documento dell’Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all’oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l’acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.

30 LITRI SPRECATI PER LAVARSI I DENTI - Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d’acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l’acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d’acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall’Agenzia d’Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell’acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d’acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d’acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l’esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l’anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l’uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».

IL GIARDINO - Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d’acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l’acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l’acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l’acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d’acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l’acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po’. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. È il caso di un condominio di Berlino che nelle cantine comuni ha montato un piccolo depuratore per «riciclare» negli sciacquoni l’acqua proveniente dai lavabi o dalle docce. «Un sistema così comporta un risparmio pari al 35%, più del doppio di quello che i singoli cittadini, adottando gli accorgimenti descritti, riescano ad ottenere. Ma certo in Germania l’acqua costa di più che in Italia e si ha maggiore percezione del suo valore» conclude Conte, convinto che basterebbe cominciare dal «recupero dell’acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all’emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata.

Fonte : Corriere della Sera