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La democrazia dell’acqua e l’economia dei cowboy

Saturday, August 21st, 2010

La scienziata indiana e la sua lotta per i diritti idrici. “La democrazia si fonda su questo bene comune. La creazione di un mercato non gestito dalla collettività ci riporta al far west. Non possiamo diventare egoisti nell’uso delle risorse della natura” di VANDANA SHIVA

Ci troviamo di fronte a una crisi idrica globale, che minaccia di peggiorare nei prossimi decenni; e man mano che la crisi si aggrava proseguono gli sforzi per ridefinire il concetto di diritti idrici. Un passo storico è avvenuto il 28 luglio, quando le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione che recita così: “L’acqua è una risorsa limitata e un bene pubblico fondamentale per la vita e la salute. Il diritto a disporre di acqua è indispensabile per condurre una vita dignitosa. È un prerequisito per la realizzazione di altri diritti dell’uomo”.

Ma l’economia globalizzata trasforma sempre di più la definizione dell’acqua da proprietà comune a bene privato, da estrarre e rintracciare senza limiti. L’ordine economico globale esige la rimozione di tutti i vincoli, la deregolamentazione dell’uso dell’acqua e la creazione di mercati dell’acqua. I fautori del libero scambio delle risorse idriche considerano i diritti di proprietà privata l’unica alternativa alla proprietà pubblica, e il libero mercato l’unico sostituto della regolamentazione burocratica delle risorse idriche.

L’acqua deve rimanere, più di qualsiasi altra risorsa, un bene pubblico e dev’essere gestita dalla collettività. Nella maggior parte delle società l’acqua era ed è un bene che non può essere posseduto da privati. Testi antichi come le Istituzioni di Giustiniano dimostrano che l’acqua e altre risorse naturali sono beni pubblici: “Per legge di natura queste cose sono comuni all’umanità: l’aria, l’acqua corrente, il mare e di conseguenza la riva del mare…”.

L’arrivo delle moderne tecnologie di estrazione dell’acqua ha accresciuto il ruolo dello Stato nella gestione delle risorse idriche. Soppiantando i metodi di autogestione, queste tecnologie hanno inflitto un duro colpo alle strutture democratiche per la gestione delle risorse idriche, che giocano un ruolo sempre meno importante nella conservazione. La globalizzazione e la privatizzazione delle risorse idriche stanno erodendo i diritti della popolazione e la proprietà collettiva si sta trasformando in proprietà delle grandi aziende. Le comunità di persone reali, con bisogni reali, vengono messe da parte nella corsa alla privatizzazione.

La spinta a privatizzare le risorse idriche comuni nasce da quella che io chiamo “l’economia del cowboy”: se arrivi per primo in un posto hai il diritto assoluto di stuprare, saccheggiare, inquinare. Non hai nessun dovere verso i tuoi vicini, verso quelli che sono venuti prima di te, verso gli abitanti del luogo o quelli che sono venuti dopo di te. È interessante osservare che gli attuali tentativi di privatizzazione e queste leggi da far west sulle risorse idriche sono visti come un modello dal Cato Institute, un istituto di ricerca della destra americana: “Dalla frontiera occidentale, in particolare dai giacimenti minerari, sono nate la dottrina dell’appropriazione preventiva e le basi della commercializzazione dell’acqua. Questo sistema ha offerto gli ingredienti fondamentali per un mercato efficiente dell’acqua, dove i diritti di proprietà sono ben definiti, rispettati e trasferibili”. (T. Anderson e P. Snyder).

La tendenza attuale a estendere l’economia del cowboy a livello globale è la ricetta ideale per distruggere le scarse risorse idriche mondiali e per escludere i poveri dal diritto all’acqua. Dal momento che l’acqua cade sulla terra in modo disomogeneo, dal momento che ogni essere vivente ha bisogno dell’acqua, la gestione decentralizzata e la proprietà democratica sono gli unici sistemi efficienti, sostenibili ed equi per il sostentamento di tutti.

Un elemento fondamentale della filosofia indiana, essenziale per la giustizia sociale, è l’uso accorto e morigerato delle risorse. Secondo un antico testo indiano, le Ishopanishad: “Un uomo egoista nell’usare le risorse della natura per soddisfare i propri bisogni crescenti non è nient’altro che un ladro, perché usare le risorse al di là del proprio bisogno vuol dire usare risorse a cui altri hanno diritto”. E come disse con straordinaria concisione il Mahatma Gandhi: “La terra offre abbastanza per i bisogni di ciascuno, ma non per l’avidità di ciascuno”.

Oltre lo Stato e oltre il mercato c’è la forza della partecipazione collettiva. Oltre le burocrazie e oltre il potere delle aziende c’è la promessa della democrazia idrica.
 
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Fonte: La Repubblica

Ecco quanto pesano i rincari di acqua e rifiuti nelle tasche degli italiani

Wednesday, August 11th, 2010

 

Tariffe alle stelle. Nel 2009, anno nel quale gli italiani hanno tirato la cinghia riducendo i consumi e nel quale i prezzi sono aumentati meno che negli ultimi cinquant’anni, i bilanci delle famiglie comunque sono stati colpiti dall’aumento delle tariffe. «In controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza».

Lo evidenzia il ministero dell’Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti quelli per le tariffe dell’acqua potabile (+5,9%) e dei rifiuti (+4,5%). Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti.

Se in generale «nel 2009 l’inflazione è scesa ad un valore tra i più bassi - evidenzia il ministero dell’Economia - degli ultimi cinquant’anni», le tariffe hanno viaggiato «in controtendenza». I prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) «hanno infatti registrato fin dall’inizio dell’anno - si legge nella Relazione di via XX Settembre - una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009». Il rincaro delle tariffe ha riguardato sia quelle «controllate a livello nazionale, sia quelle regolate localmente».

L’aumento generale può risultare contenuto (+1,3%) perché comprensivo del calo delle tariffe energetiche, spiccano gli aumenti di molte delle voci: dal +7,3% dei traghetti al +4,6% dei biglietti dei treni, dal +5,6% dei servizi postali fino al +4,4% per i biglietti di ingresso ai musei.

«Tra le voci più importanti per i bilanci delle famiglie - si legge nel dossier del ministero dell’Economia - la dinamica inflazionistica si è confermata notevolmente sostenuta, oltre che in accelerazione, per gli esborsi relativi all’acqua potabile e ai costi della raccolta dei rifiuti urbani: nel caso della prima la crescita media annua è risultata appena inferiore al 6%, mentre per la seconda voce è stata del 4,5%».

Nella media del 2009, la crescita dei prezzi per l’insieme delle tariffe non energetiche è stata del 2,5%, in aumento rispetto al 2,1% del 2008 e oltre un punto e mezzo più elevata - rileva il Tesoro - rispetto a quella dell’indice generale.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Acqua e rifiuti, è caro tariffe aumenti doppi rispetto all’Europa

Monday, August 2nd, 2010

Confartigianato: in cinque anni sono salite del 32% contro il 15% circa del resto dell’area euro

di VALENTINA CONTE

ROMA - Bollette care, carissime. Due volte più salate a Roma, Bologna, Milano che a Parigi, Londra, Madrid. Tre volte più alte dell’inflazione negli ultimi cinque anni. E con un forte differenziale tra le città italiane. Fino al paradosso: Napoli paga più di tutti la raccolta rifiuti, l’acqua di Firenze costa quattro volte quella di Milano, a Cagliari si rischia il salasso.

Un’impennata nel costo dei servizi pubblici locali registrata nonostante la crisi e “un contesto di forte rallentamento dei prezzi”, quasi una deflazione per il brusco calo della domanda di beni e servizi. Secondo i calcoli dei ricercatori di Confartigianato che elaborano in uno studio i dati del ministero dello Sviluppo economico, tra giugno 2005 e giugno 2010 le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto pubblico sono salite del 28,4%, tre volte l’inflazione e il doppio della crescita registrata in Europa. Solo acqua e rifiuti sono aumentate del 32% contro il 15% dei paesi euro. Se si considera l’ultimo biennio (giugno 2008-giugno 2010), quello della recessione, le differenze esplodono: il 9,9% in più sulle bollette italiane contro il 6,9% dell’area euro. Ma l’acqua, ad esempio, sale del 16% contro il 7,1% europeo.

“Il mercato dei servizi pubblici in Italia vale 32 miliardi di euro, ma solo una sua reale liberalizzazione, attraverso gare non di facciata, potrebbe migliorare i prezzi per i cittadini”, commenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato. Le differenze tra i capoluoghi, intanto, sfiorano il ridicolo. Per un appartamento di 80 metri quadri si pagano (dati 2009) 331 euro a Napoli e 135 euro a Firenze come tassa rifiuti, con risultati non sempre apprezzabili. L’acqua costa 103 euro l’anno a un milanese e 431 euro a un fiorentino. Dieci abbonamenti mensili per il trasporto pubblico vengono 480 euro a Palermo, 270 euro nella non lontana Catania e 280 euro a Venezia. Le bollette di gas ed elettricità sono salatissime per i cagliaritani (2.335 euro l’anno), molto meno per i veneziani (1.497 euro). La città sarda si colloca poi al primo posto assoluto per i servizi locali più cari, calcolati assieme: 3.108 euro contro i 2.179 sborsati da Milano, ultima. Seguono, nella classifica dei salassi, Palermo (2.633), Genova (2.559), Napoli (2.537), Firenze (2.507) e Roma (2.461).

L’incidenza della spesa per i servizi pubblici sul Pil pro-capite locale, la ricchezza prodotta, quasi mai corrisponde a un incremento di qualità. E’ altissima a Napoli (14,6%), Palermo (15%), Catania (14,8%). Più contenuta, e quindi servizi più convenienti, a Milano (6%), Bologna (7%), Roma (7,6%). Senza pensare che solo due terzi dell’acqua erogata raggiungono i rubinetti delle famiglie. Un terzo si perde: ben 2.610 milioni di metri cubi, praticamente la portata del fiume Brenta, sprecato da una rete idrica vecchia e inefficiente.

Fonte: La Repubblica

Voto storico all’Onu: «L’acqua è un diritto umano fondamentale»

Friday, July 30th, 2010

L’accesso all’acqua potabile e ad uso igienico è un diritto umano fondamentale. Lo stabilisce una risoluzione delle Nazioni unite, approvata questa notte al Palazzo di Vetro dall’Assemblea generale. La risoluzione, non vincolante, è passata con il voto a favore di 122 nazioni, nessun contrario e 41 astensioni.

L’inserimento nella Dichiarazione dei diritti umani è un passo decisivo per affrontare la questione sempre più urgente della mancanza di risorse idriche sufficienti per centinaia di milioni di persone nel nostro pianeta. Secondo le stime fonite dall’onu, ogni anno 1,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muore per malattie legate alla carenza d’acqua o di strutture igieniche. Il testo della risoluzione riporta che 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi vivono in condizioni igienico sanitarie insufficienti. Fra le nazioni che si sono astenute vanno elencati gli Stati uniti, il Canada, il Regno Unito, l’Australia: a loro parere la risoluzione potrebbe minare l’iter in corso a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti Umani per costruire un consenso sui diritti legati all’acqua.

Fonte: L’Unità

Gli insospettabili effetti dell’acqua

Saturday, July 24th, 2010

 Dovete studiare o lavorare fino a notte fonda rimanendo ben svegli. Volete perdere un po’ di peso. State per donare il sangue e vorreste evitare di svenire come vi è successo la volta scorsa. La soluzione, in tutti i casi, è bere. Ma non indovinereste mai che cosa: un semplice, normalissimo bicchiere d’acqua. Lo dimostra uno studio pubblicato su Hypertension, spiegando che l’acqua fa ben altro che togliere la sete.

 

PRESSIONE - David Robertson, farmacologo e neurologo alla Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, scoprì già dieci anni fa che l’acqua ha un effetto ipertensivo nei pazienti senza baroriflesso, privi cioè del sistema che mantiene la pressione nella norma. Non ha effetti significativi nei sani, dove però fa contrarre i vasi sanguigni e aumenta l’attività del sistema simpatico, quello che ci predispone alla lotta o fuga in caso di allarme, ci mette in allerta e fa aumentare il dispendio energetico. Per capire meglio che cosa succede, Robertson ha deciso di studiare il fenomeno nei topolini, scoprendo, intanto, che non dipende da meccanismi dovuti all’introduzione dell’acqua in bocca o nell’esofago: anche iniettarla nello stomaco porta allo stesso effetto ipertensivo. Nessuna conseguenza, invece, se si inietta una soluzione salina (ovvero acqua contenente sali): significa che l’effetto non è dovuto a una semplice “tensione” dei tessuti, stirati quando si introduce un bel po’ di liquido. Il motivo per cui l’acqua aumenta la pressione, hanno scoperto gli statunitensi, è un altro: diluisce il sangue in partenza dallo stomaco, riducendo quindi la concentrazione dei sali che vi sono presenti; questo allerta l’organismo, attiva il sistema simpatico e fa aumentare la pressione del sangue per riportare la concentrazione dei sali nella norma, attraverso l’azione di una proteina chiamata Trpv4. I topi che non la possiedono, infatti, non rispondono all’acqua.

PESO E SVENIMENTI - Il significato fisiologico dell’effetto pro-ipertensivo dell’acqua, oramai accertato, resta da chiarire. Ma alcune conseguenze dell’attivazione del sistema simpatico possono essere messe a frutto: «Questa attivazione comporta un maggior dispendio energetico - spiega Robertson -. Ho calcolato che semplicemente bevendo ogni giorno un litro e mezzo di acqua, senza cambiare niente altro nella dieta, si possono perdere oltre due chili nel giro di un anno. Non è la risposta ai nostri problemi di peso, ma di certo è interessante pensare che una semplice iperattivazione del sistema simpatico possa comportare un tale effetto». C’è un’implicazione ancora più immediata degli studi di Robertson: la Croce Rossa americana, sulla base delle prime segnalazioni del ricercatore, ha condotto uno studio per verificare se bere acqua prima di donare il sangue può ridurre il rischio di svenimento. È così: mezzo litro d’acqua prima del prelievo abbassa del 20 per cento la probabilità di perdere i sensi. «Non è un effetto da poco: molti donatori non ripetono l’esperienza se svengono dopo aver dato il sangue. Il numero dei donatori può crescere adottando uno stratagemma semplice, semplicissimo: come bere un bicchier d’acqua», conclude Robertson.

 

 

Elena Meli

Inquinamento della falda, sequestrata l’area ex Montedison a Santa Giulia

Wednesday, July 21st, 2010

La Guardia di finanza di Milano martedì mattina ha eseguito il sequestro preventivo dell’area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano Santa Giulia spa facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la falda acquifera sottostante l’area - che attualmente rifornisce di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia - sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l’ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene e altre dannose per fertilità e gravidanza. Nelle settimane scorse, la Procura aveva ordinato una perizia per verificare la presenza di materiali pericolosi nei terreni sui quali sta sorgendo il nuovo quartiere. I reati ipotizzati per questo filone d’inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.

INDAGATI GROSSI E ZUNINO - Il sequestro è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta su presunte irregolarità per la bonifica dell’area di Montecity Santa Giulia, per la quale sono finiti indagati (e anche arrestati) l’imprenditore nel campo dei rifiuti Giuseppe Grossi, alcuni suoi collaboratori e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli (che ha patteggiato come Grossi). Nella presente inchiesta tra gli indagati ci sono appunto Giuseppe Grossi e l’immobiliarista Luigi Zunino. Insieme a loro, figurano nel registro degli indagati altri imprenditori attivi nel settore del «movimento terra» ed ex amministratori delle società che si sono occupate degli affari nella zona al centro dell’indagine condotta dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio. Oltre a Grossi e Zunino, sono accusati di discarica abusiva, smaltimento illecito dei rifiuti e avvelenamento delle acque anche Silvio Bernabè, ex ad di Milano Santa Giulia spa, Ezio Streri, ex amministratore gruppo Santa Giulia, Davide Albertini Petrone, direttore generale di Risanamento, Vincenzo Bianchi, imprenditore edile e ex ad Lucchini Artoni, Bruno Marini e Alessandro Viol della Edilbianchi, la società specializzata nelle attività di movimento terra, e Claudio Tedesi, titolare di una società specializzata nelle bonifiche e direttore dell’Asm di Pavia.

 
 

 

VICINO ALLA SCUOLA - A quanto si è appreso, il presunto inquinamento riguarda due falde acquifere, una a 7 e una a 30 metri di profondità, dove sono state trovate sostanze pericolose come cloruro di vinile. Secondo le indagini l’area del parco Trapezio, nei pressi del quale sorge una scuola, è costituita da terreni di cui non si conosce la provenienza e di rifiuti allo stato non identificati. L’Arpa, che ha fatto un lavoro definito «immenso» e dettagliato, ha scoperto nell’area una «falda sospesa» (a soli 6/7 metri di profondità e ritenuta quindi superficiale) che nel corso della bonifica era stata monitorata solo una volta e poi «dimenticata». Tale falda, dalle analisi effettuate, è risultata inquinata in modo grave. In base agli accertamenti anche la falda di secondo livello, che si trova a una profondità di 30 metri e alla quale attinge l’acquedotto, è risultata inquinata, anche se non a livello così alto come quella sospesa. Tra le sostanze nocive rinvenute nelle acque ci sono solventi, cloruro di vinile, tricloro metano e tricloro etilene. Rilevati anche il cromo esavalente e il cadmio, «sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati», come si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip Fabrizio D’Arcangelo.

LE PRESE DELL’ACQUA POTABILE - «Per quanto riguarda la prima falda sono presenti le opere di captazione facenti capo a 2 centrali dell’acquedotto di Milano, denominate centrale Ovidio e centrale Linate, che attualmente riforniscono di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia», si legge nel decreto di sequestro preventivo. Si tratta di un’annotazione dell’Arpa. La prima falda, situata fino a una profondità di 35-40 metri, conterrebbe, secondo i monitoraggi dell’Arpa, «un inquinamento da solventi clorurati che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge con elevate concentrazioni di tetracloroetilene (ndr, fino a 20 volte sopra il limite di legge) e di triclorometano (ndr, di poco oltre il limite di legge), tutte sostanze cancerogene».

LE SCORIE SEPOLTE - Dagli accertamenti è emerso inoltre che su alcuni terreni dell’area sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state «riportate», senza alcun titolo, scorie di acciaieria che andavano trattate invece come rifiuti. L’area Santa Giulia ha un’estensione di circa un milione di metri quadrati, un valore di mercato stimato di circa un miliardo di euro e occupa gli spazi su cui sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e dell’acciaieria Redaelli. Nel 2000 il gruppo guidato dall’immobiliarista Luigi Zunino propose, con un programma integrato di intervento, il riutilizzo del complesso urbanistico presente in quella zona, dando vita così al «progetto Montecity» firmato anche dall’architetto Norman Foster. Progetto che prevede la realizzazione di un complesso di edilizia sociale e convenzionata con investimenti privati di circa 1,6 miliardi. In questo filone d’inchiesta gli investigatori hanno effettuato anche numerose perquisizioni e sequestrato documenti come certificati di analisi di laboratorio dei campioni delle acque e dei terreni svolte nel tempo e documenti relativi all’esecuzione delle opere di bonifica e smaltimento dei rifiuti.

RISANAMENTO CEDE IN BORSA - Il titolo della società immobiliare Risanamento di Luigi Zunino, ormai controllata dalle banche che la scorsa estate ne hanno ristrutturato il debito e condotto in porto il salvataggio, perde il 7,81% a 0,34 euro dopo la notizia del sequestro. Il sequestro preventivo prevede di norma il blocco dell’area «fermata» e la nomina di un custode giudiziale che dovrà valutare le attività ordinarie da compiersi all’interno della zona sequestrata. Il gruppo Risanamento «si riserva di procedere a ogni necessaria valutazione in merito» al decreto di sequestro preventivo, si legge in una nota della società, che aggiunge che il 22 luglio si terrà un Consiglio di amministrazione.

Redazione online
Fonte: Corriere della Sera

Acqua, un milione di firme

Saturday, July 10th, 2010

Militanti di sinistra e leghisti. Cattolici e anarchici. Tutti insieme, hanno raccolto una quantità impressionante di adesioni al referendum contro la privatizzazione. E la battaglia continua

Sindaco per un giorno, quello del suo centesimo compleanno, Vittorio Cloè dà l’esempio: una bella firma per il referendum per l’acqua pubblica a Vico nel Lazio (Frosinone). Non è solo. Nel giro di due mesi di banchetti e iniziative, firmano in più di un milione in tutt’Italia, ben distribuiti per regione. Senza partiti o megafoni tra i media, sito Internet, quello sì, aggiornatissimo (acquabenecomune. org), padre Alex Zanotelli in tour a predicare “no ai profitti sull’acqua”, un pullulare di referenti locali che a livello nazionale non sono nessuno, ma sulla materia la sanno lunga come nonno Vittorio.

La macchina referendaria per difendere l’acqua dai privati si muove così. Silenziosa eppure efficace.

Centro sociale Rialto a Roma, sede nazionale del Forum italiano movimenti per l’acqua: il traguardo è storico. In poco tempo, hanno mietuto firme più del referendum sull’aborto, scala mobile o caccia. Tutto per chiedere una consultazione popolare che cancelli le leggi italiane sulla privatizzazione del servizio idrico: la Ronchi dello scorso autunno, ma anche le norme precedenti in materia. Per l’acqua pubblica nella “civile” Italia, così com’è avvenuto nei paesi più poveri del mondo, è in corso una specie di rivoluzione. E il risultato è una specie di miracolo.

“Dalle parrocchie ai centri sociali”. Marco Bersani, 51 anni, responsabile Acqua e beni comuni di Attac, una delle tante realtà del Forum per l’acqua, sintetizza così la formula vincente da difendere da ogni agguato. E ce ne sono.

“Nel vuoto delle ideologie post ‘900, il tema acqua pubblica ricostruisce un pensiero politico capace di rivolgersi a tutti”, è convinto Emilio Molinari, europarlamentare di Democrazia proletaria negli anni ‘80, uomo di lotte per l’acqua nei ‘90, da Porto Alegre a Mumbai, nei Forum Sociali noglobal, modello che un po’ può descrivere l’attuale battaglia italiana sulle risorse idriche. Solo un po’, però. Perché lo sforzo referendario coinvolge a raggio più largo: cattolici e militanti di sinistra, leghisti, associazioni di destra e gente nuova all’impegno politico. I partiti dovranno farci i conti, ragionano al comitato, sapendo che qualcuno li ha già dovuti fare e a sue spese. E citano Di Pietro

Con lui è stata rottura, quasi subito. “Non ha accettato di stare tra i sostenitori della campagna con la sinistra extraparlamentare”, dice Marco Bersani, “voleva un posto tra i promotori, dove noi non abbiamo voluto i partiti. Perciò si fa la sua raccolta firme sull’acqua, senza chiedere che sia davvero patrimonio di tutti…”.

Ma il Forum ci tiene alla sua autonomia. “Serve a coinvolgere tutti”, continua Bersani, “invece Di Pietro col suo slogan “Fermiamolo”, rivolto a Berlusconi, porta la battaglia al solito scontro tra schieramenti: controproducente”. E se il leader dell’Idv ha deluso, perché, come dice Roberto Gelli, “grillino” di Torino, “si rischia pure la confusione di due referendum”, col Pd la storia non è nemmeno iniziata.

Il segretario Pier Luigi Bersani preferisce la “via dell’iniziativa parlamentare” al referendum. Nessuna adesione ufficiale dunque, con tanti “se”. “Avessero almeno ripreso la nostra proposta di legge del 2007, governo Prodi: giace in Parlamento, pur sostenuta da oltre 400 mila firme”, spiegano al comitato. Niente. Ma la “storia non iniziata” ha trovato da sola una sua strada.

Al Forum snocciolano l’elenco delle federazioni del Pd che, a dispetto delle direttive di partito, hanno aderito all’iniziativa. Vai a controllare e ci trovi: Veneto, Umbria, Pavia, Monza, Brianza, Vercelli e via elencando. E poi i Giovani democratici, oltre a vari esponenti nazionali che alla fine hanno firmato (mentre altri difendono le privatizzazioni). Giovanni Cocciro, assessore ai Beni Comuni di Cologno Monzese, fede Pd, anima per l’acqua pubblica, si arrabbia per “quei sindaci del mio partito che se ne stanno zitti”. Tanto più che, per restare al Nord, la Lega ha già offerto praterie di firme alla campagna referendaria. Lontano da Roma e col peso della legge Ronchi sulla coscienza, i padani sono in prima linea. Non se ne sorprende Giulio Di Capitani, assessore leghista all’Agricoltura in giunta Formigoni, un passato di impegno per l’acqua pubblica: “L’acqua va estromessa dalle risorse utili a trarre profitto. Se la battaglia referendaria non sarà strumentalizzata dalla politica, tutti dovrebbero partecipare, a partire dalla Lega

Se ne vedranno delle belle. Al momento, posto che vai, vertenza che trovi. Perché il Forum per l’acqua è attivo da cinque anni di battaglie locali. Da Arezzo, uno dei primi comuni (di centrosinistra) ad assaggiare il prezzo salato dell’acqua privata. Fino a Palermo, dove il governatore Raffaele Lombardo ha inserito in Finanziaria un pretesto per assicurarsi il sostegno del Pd: una norma per l’acqua pubblica, appunto.

“Inutile orpello”, commenta Giuseppe Sunseri, responsabile raccolta firme in Sicilia.

C’è il caso di Nola, città di Giordano Bruno, monarchica e poi democristiana, schierata contro divorzio e aborto, ma l’acqua no. “Non si tocca”, dice Restituta De Lucia, 70enne, di Azione Cattolica, segretaria della Pastorale sociale del Lavoro in città e anche delegata alla Salvaguardia del creato. Contro la Spa Gori, che gestisce il servizio idrico a Nola con rincari “da 0,40 a 1,29 euro al metro cubo”, la battaglia è radicale. “Sciopero delle bollette dal 2004″, racconta Restituta a nome dei “6 mila utenti che, su 11 mila abitanti, non pagano. Pure il vescovo è con noi”.
A Nola si firma nelle parrocchie e si lavora fianco a fianco “con l’estrema sinistra e l’associazione dei Borboni”.

Da Cosenza, Alfonso Senatore dice che “persino gli autisti dei bus locali hanno fatto le staffette per portare i moduli referendari da Trebisacce a Oriolo”, dal mare alla montagna. Il comitato? Anche qui, fritto misto: “Io vengo dall’Azione cattolica, ma c’è chi viene da Lotta continua, chi dall’anarchia”. Al Nord, Vicenza, la battaglia referendaria è fatta da “No dal Molin” e denuncia l’inquinamento della falda acquifera vicina al cantiere della nuova base Usa. “Riserva potabile da cui si disseta mezzo Veneto”, spiega il referente locale Filippo Canova, “si scrive acqua, si legge democrazia”, ripetono al Forum, certi di aver salvato dalle ceneri della storia lo strumento referendum. “Lo difenderemo, contro ogni tentativo parlamentare di vanificarlo”, promette Molinari.

Fonte: L’Espresso

Ecco chi si berrà la tua acqua

Thursday, June 17th, 2010

A far profitti con la privatizzazione delle risorse idriche saranno i big del capitalismo italiano. A iniziare dal banchiere del Vaticano. E i Comuni non conteranno più niente

Corteo contro la privatizzazione dell acqua, marzo 2010

Corteo contro la privatizzazione
dell’acqua, marzo 2010

L’accordo è fatto. L’acqua volerà in Borsa e una multinazionale nata dalla fusione di tre società ne controllerà la gestione. Iride, una multiutility, è una spa composta da altre spa e da altre spa e da altre spa. Come in una scatola cinese. La mega società è attualmente controllata dai comuni di Genova e Torino. La parte genovese è l’Amga (Azienda municipale gas e acqua) che nel 1995 si quota in borsa per poi, nel 2000, scorporare le acque in una società a parte e riassorbire gli acquedotti De Ferrari Galliera e Nicolay. Nasce Mediterranea. Nel 2006 arriva anche la fusione con l’Aem torinese che conclude la genesi di Iride: un colosso dell’acqua pubblica italiana che presto finirà nelle mani degli azionisti d’Europa.

Accanto a Genova e Torino, infatti, alla guida della multiutility c’è l’F2i: una società italiana di gestione del risparmio, titolare del Fondo destinato a effettuare investimenti nel settore delle infrastrutture. I fondi posseduti da F2i sono controllati da istituti bancari, casse previdenzali, fondazioni bancarie, assicurazioni, istituzioni finanziarie dello Stato (-8.10%), sponsor e management. Per un gruzzoletto pari a 1,8 miliardi di euro.

Il presidente della Spa si chiama Ettore Gotti Tedeschi, vecchio banchiere, uomo d’oro della Chiesa nonché attuale presidente dello Ior, la Banca Vaticana, che, dopo esser stato scritto insieme a 71 altri colleghi nel registro degli indagati del processo Parmalat del 2005, è stato prosciolto nel 2007. Amministratore delegato di F2i è invece Vito Gamberale, una carriera tra Autostrade Italia, Eni, Banca Italia e Benetton per la quale curava l’amministrazione di Atlantia. Arrestato durante Mani Pulite, venne poi assolto, anch’egli, dall’accusa di abuso d’ufficio e concussione. Gamberale è l’uomo che ha guidato l’accordo tra Iride e F2i. Il piano per la privatizzazione ruota infatti tutt’intorno alla spa di Tedeschi e al sostegno che questa riceve da un’altra azienda: la San Giacomo srl, una società dal nome promettente che trasforma le acque in buone azioni.

Lo scopo di Iride è raggiungere il delisting, ovvero l’uscita e l’accorpamento al colosso idrico Iride della Borsa di Mediterranea delle acque, socio di Acque Potabili, a sua volta detenuta da Acque Potabili S.p.A. con sede in Torino, Acquedotto di Savona S.p.A. con sede in Savona, Acquedotto Monferrato S.p.A. ancora a Torino e da Acque Potabili Siciliane S.p.A, a Palermo. E infatti, è solo grazie all’accorpamento delle gestioni idriche di Piemonte, Liguria, Emilia e Sicilia, che F2i potrà lancere, come annunciato, un’offerta pubblica di acquisto totalitaria su Mediterranea al prezzo di 3 euro per azione.

Il primo passo sarà quello di escludere i soci forti di Veolia, la multinazionale dell’acqua francese che detiene il 17% delle azioni. Poi le quote verranno ritirate dalla borsa e inizierà il percorso ad ostacoli. Il Fondo crescerà in San Giacomo e con i 237 milioni che sono già in cassaforte comincerà l’assalto alle acque del Sud, soprattutto siciliane. A quel punto, Iride e F2i potrebbero creare un polo industriale dell’acqua rafforzato grazie all’acquisizione di Mediterranea e divenire un “campione nazionale” del servizio idrico integrato, così come richiesto nel decreto Ronchi. Ma non è finita. Iride potrebbe anche compiere un altro passo in avanti e accorpare Enìa, la multiservizi emiliana quotata a Piazza Affari e nata dalla fusione delle spa delle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Insieme, i due colossi definirebbero un asse “padano occidentale” con 4 miliardi di capitalizzazione e 2,5 milioni di “clienti” che al Sud, tra Palermo e Enna, si comprano come caramelle.

L’acqua vola in borsa e il controllo del servizio idrico si concentra nella mani dei soliti noti che forse non baderanno alla qualità della gestione ma solo ai profitti e agli investimenti. Un rischio, questo, per il Sud d’Italia dove il controllo sull’acqua ha causato contrasti che sono all’origine di molti scontri tra clan. Ma non solo. Tutti i Comuni d’Italia pagheranno il loro prezzo: dovranno rinunciare pubblicamente al loro ruolo di “imprenditori-gestori” dei beni comuni divenendo meri “azionisti”. Come ha notato Massimo Mucchetti del Corriere «il Comune non sarà più responsabile e garante di un servizio e di un diritto per tutti i cittadini ma sarà solo uno dei tanti soci che attende l’assemblea di aprile per sapere quanto incasserà sotto forma di dividendo». Se mai riuscirà ad incassare qualcosa

Fonte: L’Espresso

Perché il WWF aderisce ai referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici?

Wednesday, June 16th, 2010

L’acqua è vita e la vita non può essere oggetto di speculazione. L’acqua dev’essere considerata come un bene comune e dev’essere sottratta dai processi speculativi. Le nuove norme che prevedono la gestione dei servizi pubblici, e tra questi la gestione dei servizi idrici, impongono di dismettere entro il 31 dicembre del 2011 ogni tipo di gestione pubblica.

Il gestore del rubinetto diventa il proprietario dell’acqua

Dando il servizio di gestione di tutti gli impianti che fanno arrivare l’acqua sino ai nostri rubinetti, l’obbligo di privatizzazione della gestione comporta di fatto la privatizzazione della risorsa. Dunque poco importa se la legge dice che l’acqua rimane pubblica quando la stessa legge dice che tutti i servizi idrici devono essere privatizzati.

La privatizzazione dei servizi ci porta a monopoli e questi comportano inefficienza, alti prezzi e dipendenza

Anche le leggi di mercato sconsigliano di affidare in esclusiva i servizi essenziali ai privati, perché ciò comporta la costituzione di un potere enorme in mano ad uno solo operatore, che senza concorrenza non ha interesse a raggiungere l’interesse dell’utente, ma solo il proprio. E l’utente di fronte ad un solo operatore diventa ricattabile. La privatizzazione comporta una gestione mirata a  garantire il profitto del gestore anche a discapito della salvaguardia della risorsa. La tutela dell’acqua non può essere affidata solo al prezzo di mercato. Agisci con il WWF: firma e fai firmare per il referendum per la tutela dell’acqua.

Le logiche di mercato portano alla vendita e al consumo di sempre maggiori quantità di acqua, la salvaguardia della risorsa richiede invece risparmio ed efficienza nel suo uso. La proposta del WWF

Non siamo contro la partecipazione dei privati nella gestione dei servizi pubblici, ma è stata superata la misura. La battaglia per restituire all’acqua la certezza di essere pubblica assume oggi un valore più che simbolico e impone una riflessione sull’attuale tendenza a privatizzare tutti i servizi.

Il WWF ritiene estremamente pericoloso rimettere la possibilità di erogare un servizio pubblico solo se esiste la possibilità di trarre da questo guadagno

Il WWF, assieme al “Forum dell’Acqua” e con l’adesione di 400.000 cittadini, ha presentato una proposta di legge che rivede il modello di gestione della risorsa acqua. Il Parlamento l’ha bloccata. A questo punto non rimane che la via del referendum.

L’acqua, come l’aria che respiriamo, dipende dai cicli naturali. la sua qualita’ e’ strettamente collegata alla conservazione dell’ambiente e alla prevenzione di ogni forma di inquinamento

Questo impone una visione d’insieme e la possibilità d’intervento su ogni fase del ciclo e della gestione dell’acqua che solo la Pubblica Amministrazione può e deve avere. Questo è quanto noi chiediamo. 

DOVE PUOI FIRMARE >>

Giobbe Covatta firma a Teramo ai banchetti del WWF, guarda il video >>

Vai al sito della campagna: www.acquabenecomune.org    Scarica il pieghevole WWF su Referendum Acqua >>

imbrocchiamola!

Tuesday, June 15th, 2010

Imbrocchiamola!

Bere acqua del rubinetto è la scelta ecosostenibile che vi proponiamo in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. L’iniziativa Imbrocchiamola, uno degli appuntamenti proposti da Ridurre si può, promuove in collaborazione con Altreconomia l’uso dell’acqua di rubinetto a casa, al ristorante, in pizzeria al bar: per ridurre i consumi di acque minerali, per evitare sprechi di energia e risorse, per diminuire la produzione di rifiuti plastici, per abbattere le emissioni di anidride carbonica causate dai camion che trasportano le bottiglie.

L’Italia ha il record mondiale del consumo procapite di acque minerali. Questo significa un grande spreco di risorse, montagne di bottiglie di plastica da smaltire e tante emissioni di CO2 per il trasporto su gomma che potrebbero essere risparmiate. Per questo invitiamo tutti a preferire l’acqua del rubinetto. Visitate www.imbrocchiamola.org per conoscere tutti i dettagli della campagna e gli esercizi che aderiscono all’iniziativa. Con Imbrocchiamola parte anche la campagna di informazione rivolta ai cittadini e alle amministrazioni locali per promuovere l’uso “dell’acqua del Sindaco”, per diffondere buone pratiche come la divulgazione sistematica dei dati sulla qualità delle acque di rubinetto e l’eliminazione delle acque imbottigliate nelle mense scolastiche.

 

Aggiornamenti

L’informazione non deve creare allarmi ingiustificati

Vogliamo esprimere il nostro assoluto dissenso circa le informazioni divulgate dalle pagine nazionali del Corriere della Sera del 12 maggio 2009, dove un giornalista, Mario Pappagallo, noto anche come autore di libri sulle acque minerali, si è preso la responsabilità di diffondere dati che, se confermati, dovrebbero determinare la dichiarazione dello stato di grave emergenza sanitaria in tutto il Paese. Secondo lo studio presentato nel giornale l’acqua del rubinetto sarebbe inquinata.

Leggi il comunicato

Per questo abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere le dovute verifiche: se c’è un’emergenza sanitaria qualcuno la confermi. Se invece si genera allarme ingiustificato i colpevoli ne rispondano.

Leggi l’esposto

 

Approfondimenti

Dossier: Il far west dei canoni di concessione per le acque minerali ( marzo 2010)

documento: Acqua: pubblica, privata o pulita? ( febbraio 2010)

Dossier: La lotteria dei canoni di concessione per le acque minerali (2009)

Dossier sulle acque minerali: Un Paese in bottiglia (2008)

Materiali utili per organizzare la campagna

Vetrofania

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