Posts Tagged ‘abusi’

Medicinali scaduti smaltiti nel terreno

Saturday, February 13th, 2010

Farmaci scaduti e materiale usato degli ospedali direttamente sotto terra. Succedeva tra Veneto e Friuli, ad opera di una banda criminale ora individuata dai carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente. Venerdì all’alba i militari hanno arrestato tre persone, in base ai provvedimenti emessi dal gip Alessio Verni su richiesta del pm Viviana Del Tedesco. In carcere un intermediario della Provincia di Venezia, mentre il responsabile friulano di una società di gestione rifiuti che si occupa di bonifiche e il consulente tecnico della stessa società sono ai domiciliari. Tredici gli indagati, tra cui il dirigente e un funzionario dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) di Udine. Perquisite le sedi delle due società coinvolte, quella legata all’intermediario veneto e quella che si occupa di bonifiche, e dell’Arpa di Udine. I reati contestati, oltre a quelli legati alla gestione abusiva di rifiuti speciali, sono la falsificazione dei documenti di trasporto.

FIALETTE E SIRINGHE - L’indagine “Parking Waste” è iniziata tre mesi fa con la scoperta di una discarica abusiva di rifiuti sanitari (fialette per analisi, siringhe, cateteri e altro) in un’area destinata a parcheggio accanto all’ospedale di Latisana (Udine). Erano destinati a una discarica di Paderno del Grappa (Treviso), dove la banda aveva già fatto sparire 600mila chili di rifiuti speciali costituiti da terreno frammisto a materiale ospedaliero. I documenti di trasporto, secondo il gip di Udine, venivano falsificati anche a danno dei produttori dei rifiuti tra cui la Asl 5 - ospedale di Latisana che pagava 200 euro a tonnellata lo smaltimento, che al sodalizio costava invece la metà. Contestualmente le indagini hanno scoperto la gestione illecita di rifiuti provenienti dalla bonifica di un deposito di carburante a Gorizia. Una parte dei rifiuti, costituita da amianto e terreno, finiva in un centro di stoccaggio della provincia di Trento, quindi veniva spedita in Germania per lo smaltimento definitivo. All’operazione hanno partecipato 30 carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente di Treviso (con i Noe di Udine, Treviso e Venezia), del reparto operativo tutela ambientale di Roma, con il supporto dei carabinieri dei comandi provinciali di Udine, Gorizia e Venezia.

Fonte: Corriere della Sera

Villa Certosa allo sceicco? Cadrebbe il segreto di Stato sugli abusi condonati

Tuesday, December 1st, 2009

Quattrocentocinquanta milioni di euro. Tanto vale villa Certosa, il buen retiro estivo di Berlusconi, secondo lo sceicco Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahayan che regna su Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti. Effettivamente non sono pochi per ottanta ettari di parco più quattromila metri quadri coperti, sotto tre ville. Con il cambio di proprietari finirebbe la cortina impenetrabile del Segreto di Stato che avvolge sin dal 2004 l’eremo privato del premier Silvio Berlusconi e grazie al quale si sono coperti una serie di abusi edilizi (poi comunque tutti condonati) che hanno cambiato uno degli angoli più belli della Sardegna, la Costa Smeralda, sottratta pezzo dopo pezzo. Tutto inizia il sei maggio del 2004 quando il quotidiano La Nuova Sardegna pubblica le foto di un cantiere abusivo sugli scogli di Punta Lada, il confine sulmare della proprietà di Silvio Berlusconi. L’indomani un decreto del ministero dell’Interno dà il via libera ai lavori. Per ragioni di sicurezza nazionale si scava dentro le rocce di granito rosa, giorno e notte, domenica compresa. È il tunnel di collegamento con la villa progettato dal ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi. Più in alto, nel giardino, spiccanounanfiteatro greco da 400 posti (che sarà inauguratoda un concerto di Mariano Apicella), cinque piscine per la talassoterapia, un laghetto artificiale e una serie di dependance per gli uomini della scorta, più un finto vulcano. Arriva la Procura di Tempio Pausania che vuole ispezionare i cantieri su un territorio sottoposto a vincolo paesaggistico da una legge regionale (che vieta di costruire a meno di due chilometri dalla costa). Ma sempre il sei maggio, giorno della pubblicazione delle foto, il ministro dell’Interno emana due decreti: il primoapprova il piano nazionale antiterrorismo e contiene anche il piano segretato per la sicurezza di Villa Certosa, il secondo individua l’area come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio».

Il segreto di Stato vieta quindi ogni accesso,pmcompresi, «allo scopo di preservare la conoscibilità dei luoghi». I magistrati sardi non mollano e ricorrono alla Corte Costituzionale. Solo il 20, 22 e 23 giugno 2005 la Procura di Tempio può finalmenteeffettuare i sopralluoghi richiesti più di un anno prima. Nel frattempo l’Idra immobiliare, proprietaria dei terreni, aveva presentato le richieste di condono edilizio alla Procura di Tempio sulla base di una sanatoria sui reati ambientali approvata dal governo Berlusconi nell’ottobre-novembre 2004. Così l’Idra immobiliare appianò tutte le pendenze e i condoni al modico prezzo di 300.000 euro: Silvio Berlusconi fu assolto il 14 luglio del 2008. Stessa sorte per Giuseppe Spinelli, amministratore della Idra Immobiliare uscito indenne da tredici capi imputazione per presunti abusi edilizi e violazioni ambientali. Determinanti furono i nullaosta dell’ufficio della tutela del paesaggio firmati, tra gli altri, dall’architetto Paolo Vella (oggi parlamentare del Pdl…). Se gli abusi edilizi spariscono grazie alle leggi fatte ad hoc, qualcosa di strano resta: il comune di Olbia rilascia per il faraonico anfiteatro di Villa Certosa la concessione edilizia n.387/04 datata 4 maggio 2004. Le foto della Nuova Sardegna arrivano due giorni dopo e mostrano uno stato dei lavori molto avanzato. È un altro dei miracoli del Berlusconi operaio, in grado di tirare suun teatro da quattrocento posti in due giorni.

Quei reperti archeologici misteriosi

Fonte: L’Unità

Rifiuti, truffa all’impianto di Colleferro tredici persone agli arresti domiciliari

Tuesday, March 10th, 2009

 Due termovalorizzatori dell’impianto di Colleferro sono stati sequestrati e 13 persone sono state poste agli arresti domiciliari con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e favoreggiamento personale. L’operazione è stata condotta dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla procura di Velletri, sono state eseguite nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Le persone indagate sono in tutto 25.

Ai domiciliari sono finiti i dirigenti del consorzio che gestisce l’impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell’Ama per il ciclo dei rifiuti.

Le indagini, durate circa un anno, si sono sviluppate con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, consulenze tecniche. Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando “tutte le norme previste”. Parte del materiale arrivava “di nascosto” dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come cdr.

Significativo è l’episodio che riguarda la combustione di pneumatici all’interno del termodistruttore, nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell’impianto. Il materiale non idoneo veniva annotato dagli operai sulla documentazione e sui registri di accettazione con diverse diciture quali “Munezza”, “Pezzatura grossa” o “scadente”. Le autorità debbono ora verificare se si siano prodotte pericolose immissioni di fumi nell’ambiente circostante, densamente popolato.


Nel mirino della magistratura anche “il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l’autorità giudiziaria”.

Il Gip ha autorizzato la prosecuzione delle attività di termovalorizzazione, che tuttavia dopo il sequestro dovranno avvenire sotto la vigilanza del personale del Noe di Roma.

Fonte : La Repubblica

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