La Medicina Omeopatica per la cura degli animali

intervista ad esperti veterinari omeopatici
Negli ultimi anni, a fronte di una maggiore informazione, c’è stato un aumento della richiesta di cure omeopatiche per gli animali.
 “ Il cliente tipico che si rivolge al veterinario omeopata è il paziente che ha provato e ottenuto su di sè i benefici di questa terapia e chiede lo stesso tipo di cure per il proprio animale, tuttavia all’omeopatia veterinaria arrivano anche proprietari che non hanno conoscenze in merito ma sono scoraggiati, delusi e provati da una medicina improntata all’iperspecializzazione a scapito della considerazione per il paziente. Anche l’attenzione che i veterinari omeopati pongono da anni nella circolazione della corretta informazione tra colleghi ha dato i suoi frutti e all’omeopatia giungono finalmente molti casi di referenza, con un beneficio che si ripercuote sul sapere scientifico in generale, poichè la medicina è una e diverse le possibilità terapeutiche”.
 Chi parla è la D.ssa Maria Serafina Nuovo, Veterinario Omeopata, Veterinario Comportamentalista, Presidente SIMVeNCo, Docente Scuola Medica Omeopatica Hahnemanniana di Torino, Iscritta al Registro Italiano degli Omeopati Accreditati.
 Chiediamo alla dott ssa Nuovo quali sono i motivi che hanno indotto molti proprietari e allevatori a ricorrere all’omeopatia per la cura dei loro animali?

 “ Il ruolo sociale dell’animale è altissimo: componente della famiglia in ambito cittadino, con tutto ciò che questo significa nel bene e nel male, è elemento fondamentale nell’approccio al biologico in ambito rurale. In entrambi i campi la necessità di assicurare agli animali quel benessere che, secondo le indicazioni dell’oms, non sia solo assenza di sintomi ma miglioramento della qualità della vita sotto tutti i suoi aspetti, porta ad una richiesta sempre crescente di trattamenti omeopatici mirati e ad un interesse verso una informazione corretta ed esaustiva. L’omeopatia è cura ma anche prevenzione rispetto a potenziali manifestazioni cliniche e questo si evidenzia in modo particolare nel giovane dove,con l’uso di rimedi omeopatici opportunamente prescritti, secondo criterio di similitudine e dopo attenta e corretta valutazione delle capacità reattive dell’individuo, l’organismo è in grado di rispondere agli eventi avversi e riportarsi in condizioni di omeostasi in modo veloce e stabile. L’effetto è una drastica riduzione nell’uso di farmaci ponderali, cosa importantissima quando si parla di allevamento rurale per le sue ripercussioni sull’ambiente (minore inquinamento ambientale, minori residui nelle produzioni di origine animale) ma altrettanto importante per il cane e il gatto con cui condividiamo gioie e dolori di una giornata in città”.
 Chiediamo ancora alla Dott.ssa Nuovo di descriverci il quadro della realtà istituzionale della veterinaria omeopatica italiana.
 “L’istituzione più importante è l‘UMNCV (unione di medicina non convenzionale veterinaria): si tratta di un organismo politico, a cui aderiscono i rappresentanti delle varie scuole e associazioni veterinarie che si occupano di medicine non convenzionali. E’ molto attivo e ha ottenuto importanti riconoscimenti per la veterinaria in ambito istituzionale (definizione di atto medico veterinario/ articolo dedicato nel codice deontologico vet/ criteri di valutazione degli esperti in mncv/ formazione in omeopatia e agopuntura). Attualmente è entrata nel tavolo di lavoro sul farmaco veterinario del Ministero della Salute e sta fornendo le informazioni corrette per un inquadramento del farmaco omeopatico in veterinaria. Si pone al momento anche come interlocutore nell’ambito della ricerca in veterinaria.
 Inoltre esiste la SIMVENCO (società italiana di medicina veterinaria non convenzionale) nasce all’interno del grande contenitore costituito dalla SCIVAC (società italiana veterinaria animali da compagnia) che comprende numerose società scientifiche affiliate. Il suo scopo è apportare conoscenze, condividere le esperienze cliniche e le acquisizioni che gli omeopati veterinari sparsi sul territorio italiano vanno accumulando e verificando. Organizza due incontri l’anno, sempre di alto livello di preparazione”.
Chiediamo invece al dott. David Bettio, medico veterinario responsabile del DIPARTIMENTO VETERINARIO della FIAMO ( Federazione dei Medici Omeopatici Italiani) qual è l’interesse della classe veterinaria italiana per la medicina omeopatica.
” Le Medicine non convenzionali hanno sempre suscitato, fin dalle loro rispettive origini, curiosità, stupore, interesse scientifico e professionale, opportunità terapeutica, motivo di riflessione o di contrarietà. La loro diffusione è cresciuta in maniera esponenziale in tutto il mondo, contestualmente alle cresciute esigenze terapeutiche di pazienti sempre più attenti alla propria salute ed alla volontà dei terapeuti di fornire “alternative” valide ed efficaci. Basti solo ricordare che in Italia ormai più 11 milioni di persone si curano con tali metodi e tali metodi vengono graditi per le terapie dei propri animali.
 Anche la Medicina Veterinaria ha dovuto adeguarsi a queste rinnovate esigenze terapeutiche. Almeno il 25% dei Medici Veterinari sono venuti a conoscenza (più o meno profonda) di possibilità di cure “ alternative” per gli animali. Di questi, almeno il 50% pratica in maniera più o meno continua almeno una disciplina “alternativa”. Di tutti i Medici Veterinari che non conoscono tali discipline, almeno il 30% vorrebbe conoscerne una o più.
 I risultati terapeutici, molto interessanti, stimolano una pressante richiesta d’intervento veterinario da parte dei Proprietari e d’Allevatori con terapie di questo tipo. La zootecnia biologica non può prescindere dall’uso di tali discipline biomediche. I medicinali omeopatici non rappresentano un problema per i residui chimici negli alimenti di origine animale garantendo in tal senso una assoluta sicurezza sanitaria per l’uomo(residuo zero - tempi di sospensione zero giorni) tali da essere indicati come terapie preferenziali nella normativa CE per le produzioni biologiche (Documento 391R2092, Documento 399R1804, Regolamento CE 2092/91, Regolamento CE 1804/99 , Regolamento CE 834/2007)
 In Medicina Veterinaria molte, ma non tutte le MNC, trovano riscontro pratico-terapeutico e vengono regolarmente utilizzate. La medicina omeopatica nelle varie espressioni è la più applicata e utilizzata nel campo animale, sia per gli allevamenti sia negli animali da compagnia, con notevoli risultati terapeutici nel trattamento della affezioni acute, nella patologie croniche ed da poco anche nel campo dell’oncologia veterinaria.
L’utilizzo dell’Omeopatia in Veterinaria è Atto medico sancito nell’Art. 30 del Codice Deontologico.”
  Al dott. Mauro Dodesini, veterinario di Bergamo, Docente della Scuola Internazionale di Omeopatia Veterinaria di Cortona e del Centro di Omeopatia di Milano,che ha presentato recentemente diversi lavori su patologie ortopediche veterinarie chiediamo quali sono stati i risultati delle sue ricerche:
“nella displasia dell’anca del cane la mia esperienza  ad oggi è di 246 casi con guarigione superiore al 80% dei casi trattati, per  quanto riguarda le lesioni del legamento crociato del cane su 93 casi trattati il successo terapeutico si è avuto in più del 80 % dei casi, infine nei 61 casi di displasia del gomito ben 59 casi hanno avuto un completo recupero funzionale dell’arto.”bibliografia

  1.  A double-blind placebo-controlled study into the efficacy of a homeopathic remedy for fear of firework noises in the dog (Canis familiaris), Nina R. Cracknell, Daniel S. Mills *- The Veterinary Journal 177 (2008) 80–88
  2. A Potentized Homeopathic Drug, Arsenicum Album 200, Can Ameliorate Genotoxicity Induced by Repeated Injections of Arsenic Trioxide in Mice, P. Banerjee1, S. J. Biswas1, P. Belon2 and A. R. Khuda-Bukhsh1,3 - J. Vet. Med. A 54, 370–376 (2007)
  3. Animal models for studying homeopathyand high dilutions: Conceptual critical review, Leoni Villano Bonamin1,2,* and Peter Christian Endler3 - Homeopathy (2010) 99, 37–50
  4. Chronic toxicological effects of high diluted solutions of Aveloz (Euphorbia tirucalli L.) on healthy mice: a preliminary study Marcia CBN Varricchio1 (DSc), Cristiane Pereira1, Fernanda Sales1, Teresa Gomes1, Elaine Daudt2, Carolina Lessa Aquino2, Gleyce Moreno Barbosa1, Nelson Gomes, Alexandre dos Santos Pyrrho1 (DSc), Paulo Eduardo Mansur Hobaica1, Morgana Castelo Branco1 (DSc), Ricardo Kuster1, Carla Holandino1 (DSc) 1Federal University of Rio de Janeiro, 2University of Rio de Janeiro - Int J High Dilution Res, v.7, issue 25, p.174-178, December 2008
  5. Comparison of Homeopathy, Placebo and Antibiotic Treatment of Clinical Mastitis in Dairy Cows – Methodological Issues and Results from a Randomized-clinical Trial, L. Hektoen1,2, S. Larsen1, S. A. Ødegaard1 and T. Løken1 - J. Vet. Med. A 51, 439–446 (2004)
  6. Effects of High Diluted Solutions of Palicourea marcgravii St Hill in Rats Poisoned by Aqueous Extracts of This Plant Luiz Figueira Pinto (DSc), Lilian Rangel de Castilhos1, João Telhado (DSc), Ticiana do Nascimento França (DSc), Marilene de Farias Brito (DSc), Paulo Vargas Peixoto (DSc). Federal Rural University of Rio de Janeiro, (1) University Centre of Vila Velha (ES) - Int J High Dilution Res, v.7, issue 25, p.193-198, December 2008
  7. Evaluating Complementary Therapies for Canine Osteoarthritis—Part II: A Homeopathic Combination Preparation (Zeel_) Anna Hielm-Bjo¨ rkman1, Riitta-Mari Tulamo1, Hanna Salonen2 and Marja Raekallio1 - eCAM 2009;6(4)465–471
  8. Homeopathy versus antibiotics in metaphylaxis of infectious diseases: a clinical study in pig fattening and its significance to consumers. Albrecht H, Schutte A. - Altern Ther Health Med 1999 Sep;5(5):64-8
  9. Medicinal Animals as Therapeutic Alternative in a Semi-Arid Region of Northeastern Brazil Rômulo R.N. Alvesa Maria G.G. Oliveiraa Raynner R.D. Barbozaa Ranjay Singhb Luiz C.S. Lopeza - Forsch Komplementmed 2009;16:000–000
  10. Outcomes from homeopathic prescribing in veterinary practice: a prospective, research-targeted, pilot study RT Mathie_, L Hansen, MF Elliott and J Hoare - Homeopathy (2007) 96, 27–34
  11. Reduction in the Number of Infective Trichinella spiralis Larvae in Mice by Use of Homeopathic Drugs, Nirmal C. Sukul Sudeshna Ghosh Santi P. Sinhababu - Forsch Komplementärmed Klass Naturheilkd 2005;12:202–205
  12. Efficacy of the Potentized Homeopathic Drug, Carcinosin 200, Fed Alone and in Combination with Another Drug, Chelidonium 200, in Amelioration of p-Dimethylaminoazobenzene–Induced Hepatocarcinogenesis in Mice, SURJYO JYOTI BISWAS, Ph.D., SURAJIT PATHAK, M.Sc., NANDINI BHATTACHARJEE, M.Sc., JAYANTA KUMAR DAS, Ph.D., and ANISUR RAHMAN KHUDA-BUKHSH, M.Sc., Ph.D. - THE JOURNAL OF ALTERNATIVE AND COMPLEMENTARY MEDICINE Volume 11, Number 5, 2005, pp. 839–854

Fonte: La Stampa

Unesco-Italia, il Patrimonio in 450 clic

A Villa d’Este di Tivoli, la mostra di Luca Capuano, che per sei mesi ha esplorato con la sua reflex i 44 siti World Heritage del nostro Paese. Da Alberobello alle Dolomiti, da Siena alle Eolie

 
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Sono alcuni tra i luoghi più belli d’Italia, 44 meraviglie sparse per lo Stivale, e nominate dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Una ricchezza enorme - l’Italia è al primo posto nel mondo per il numero di siti riconosciuti - fatta di centri storici, parchi naturali, mare e montagna, raccontata (o meglio, “scritta e descritta”) da Luca Capuano in una mostra fotografica dal titolo Il paesaggio de/scritto. Luoghi Italiani Patrimonio dell’UNESCO.

L’esibizione, che comprende più di 450 foto, verrà inaugurata sabato 13 marzo a Villa d’Este a Tivoli, dove resterà aperta al pubblico fino 18 aprile.Un viaggio visivo da Nord a Sud del Paese, dalle Eolie alle Dolomiti, promosso e organizzato dal ministero dei Beni Artistici e Culturali, dall’Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO, dal Comune di Tivoli e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.

Luca Capuano, incaricato di compiere questa “impresa” iconografica, ha scattato migliaia di immagini andando in giro per l’Italia a bordo di un camper. “Sono partito da Firenze, sono andato a Sud e poi di nuovo su fino alle Dolomiti, alla Ferrovia Retica, la mia ultima tappa”, racconta lui, fotografo specializzato in immagini di architettura e nella ricerca sul paesaggio. “Il viaggio è durato 4-5 mesi, poi stati altri due mesi di editing”. Il frutto di questa opera magna è raccolto in un catalogo edito da Logos, che sarà distribuito, oltre che nel bookshop di Villa d’Este, anche in tutte le librerie sul territorio nazionale.

Una riproposizione in chiave contemporanea dei Grand Tour, i viaggi di formazione romantica dei nobili europei che volevano immergersi nelle bellezze italiane. “L’esposizione nasce da una doppia necessità”, spiegano dall’Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO. “Da un lato produrre una documentazione accurata sullo stato dell’arte dei luoghi facenti parte della Lista UNESCO, dall’altro proporre al pubblico una visione complessiva dello straordinario paesaggio che abbiamo la responsabilità di preservare e capire, per poterlo tramandare alle generazioni future come momento di elevata riflessione sull’umanità stessa”.

La mostra parla un linguaggio iconografico particolare e unico, impregnato allo stesso tempo di atteggiamento documentale e rappresentazione della contemporaneità. E’ infatti lo sguardo di un solo autore, fotografo di architettura ma anche attento indagatore dell’attuale, rigoroso nelle prospettive e nella ricerca sugli spazi, a farsi interprete della più grande indagine mai realizzata sul patrimonio italiano. “Il mio obiettivo - spiega Capuano - è stato quello di far emergere l’essenza dei singoli siti, mettendo in luce il legame tra passato e presente. Per far questo ho cercato di mantenere forti due linguaggi distinti. Innanzitutto quello documentale, di traccia della realtà, volto alla descrizione del luogo in questione. In secondo luogo quello autorale, dunque di scrittura vera e propria, che rappresenta il mio sguardo personale su opere e paesaggi”.

 risultato, come si è detto, è duplice: un lavoro di filologia del patrimonio, ma anche una riflessione sul rapporto espressivo che questo ha con il presente. “Quando ho ricevuto questo incarico mi sono subito posto il problema di come rapportarmi al contemporaneo”, racconta Capuano. “Alla fine ho scelto di ridurre al minimo la contaminazione senza negare il rapporto con il presente. Ho eliminato gli elementi che potevano distrarre lo spettatore e creare contrasti disarmonici”. Un esempio? “Nei centri storici più frequentati ho fotografato in orari improbabili, dalle quattro di mattina in poi, così da evitare il turismo di massa. Dove c’era una cartellonistica troppo evidente, ho optato per l’eliminazione, e così vale anche per pannelli e lavori in corso. In questo modo - aggiunge il fotografo - ho rispettato il concetto di tutela come qualcosa che è sempre stato e deve continuare a essere anche nel futuro”.

L’esibizione, aggiungono gli organizzatori, si presenta come “un appuntamento imperdibile per gli appassionati di cultura nel senso più ampio, del sapore unico e delle meraviglie della natura e dell’arte, ma anche un vero evento per coloro che vogliono affrontare un percorso importante nella fotografia autorale contemporanea: qualunque sia la chiave di lettura, protagonista indiscussa è l’Italia, con le sue crepe e i suoi bagliori, i paesaggi e le visioni puntuali, le sue armonie e le sue contraddizioni”. La mostra è stata realizzata con il patrocinio della Commissione Nazionale UNESCO presso il Ministero degli Esteri, della Regione Lazio e della Provincia di Roma. Si è avvalsa anche della collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e del Comune di Ferrara

Fonte: La Repubblica

A Pisa l’eco-ospedale: sarà riscaldato dal giacimento geotermico

Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello

A 600 metri di profondità

A Pisa l’eco-ospedale: sarà riscaldato
dal giacimento geotermico

Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello

PISA – A una profondità di seicento metri a est della città, c’è un grande giacimento geotermico di acqua a cinquanta gradi di temperatura. È stato individuato dopo una ricerca di Cnr ed Enel e adesso è al centro di un progetto unico nel suo genere in Italia. Sarà impiegato per riscaldare il grande ospedale di Cisanello, una delle strutture sanitarie più prestigiose d’Italia che entro l’anno raddoppierà la sua volumetria, e per dare energia ad alcune strutture universitarie che sorgeranno vicino all’ospedale. E per la prima volta saranno utilizzate nuove tecnologie che consentiranno di sfruttare il bacino senza alterarne la struttura e dunque provocare danni alla falda e allo stesso modo produrre energia pulita a emissioni zero

 
 

DUE POZZI - «Il progetto prevede la perforazione di due pozzi», conferma Alessandro Sbrana, ordinario di geotermia all’Università di Pisa. «Il primo per l’estrazione, il secondo per l’immissione di nuova acqua. Un metodo che non crea squilibri ambientali e allo stesso tempo consente di utilizzare una grande risorsa energetica». Il giacimento geotermico dovrebbe estendersi per diversi chilometri quadrati (sono in corso studi e valutazioni) e il progetto prevede la realizzazione anche di un sistema di piscine di riabilitazione. «Si tratta, infatti, di acqua termale», continua il professor Sbrana, «che dunque può avere un doppio impiego: energetico e curativo». Il primo pozzo perforato è in grado di produrre 200 tonnellate di acqua termale ogni ora, una quantità ragguardevole secondo gli esperti. Secondo Fabio Roggiolani, presidente della commissione Sanità della Regione Toscana, il progetto di Pisa è al centro di un piano regionale per rendere energicamente ecologica l’intera sanità toscana. «Il progetto Cisanello si basa su un sistema completamente chiuso e dunque senza emissioni di anidride carbonica, inquinanti e vapore acqueo», spiega Roggiolani, «Può essere una rivoluzione per la conversione della geotermia tradizionale, che purtroppo inquina come sull’Amiata, nelle province di Grosseto e di Siena». Il sistema a ciclo chiuso è in funzione in più di trenta nazioni, ma non in Italia. La Regione sta lanciando un secondo progetto per costruire una centrale geotermica a ciclo completamente chiuso a Monterotondo, in provincia di Grosseto: produrrà energia elettrica senza inquinare.

Marco Gasperetti
Fonte: Corriere della Sera

Auto ecologiche: Legambiente dà i voti

auto ecologiche legambiente
Legambiente ha dato le pagelle alle case automobilistiche. Sono state pubblicate le classifiche delle auto più ecologiche, divise per categorie: auto mini, piccole, medie inferiori, medie medie superiori, Monovolume 5 posti, Monovolume 6+ posti, 4×4 e auto a metano. Naturalmente tutte queste statistiche hanno dato vita a una sola classifica generale, dominata da una sola vincitrice, la Toyota Prius 1.8 Hybrid. Le auto più premiate da Legambiente sono state le GPL e le ibride, queste ultime a metà tra il motore termico tradizionale alimentato a benzina e il propulsore elettrico.

Le vetture esaminate nel dettaglio sono state ben 850 e i marchi presi in considerazione 100, i più venduti in italia nel 2009.
 
Ad accumulare punteggio sono stati sia i parametri contenuti di consumi ed emissioni nocive che lo stesso prezzo d’acquisto; insomma la convenienza totale del prodotto ha decretato i vincitori. La Toyota Prius Hybrid, auto più ecologica in assoluto, ha schiacciato la concorrenza con i suoi miseri 89 grammi di CO2 al chilometro, mentre il secondo posto è stato conquistato dalla piccola Toyota IQ (prima in assoluto nella categoria “Auto mini”), che con il suo 1.0 da tre cilindri è riuscita a totalizzare solo 99 grammi di anidride carbonica ogni 1.000 metri.
 
Medaglia di bronzo, invece, alla Nissan Pixo GPL Eco, che vanta 96 grammi/Km di CO2. Vince nei consumi, ma si posiziona ottava a causa di altri fattori (come la rumorosità) la minuscola Smart Fortwo, che brucia solo 3,4 litri di carburante ogni 100 chilometri. Quarta la Honda Insight Hybrid, mentre più avanti, di seguito, troviamo la Suzuki Alto 1.0 GPL, la Suzuki Splash 1.0 GPL, la Honda Civic 1.3 Hybrid, la Smart Fortwo, la Dahiatsu Cuore 1.0 Sho Green Powered e la Volkswagen Polo 1.6 TDI BlueMotion.

Via | Sole24Ore

Verdure surgelate meglio di quelle fresche

Lo dice una ricerca inglese. L’esperto: nel passaggio dal campo alla tavola l’ortaggio perde parte dei suoi nutrienti, mentre il surgelamento ne conserva le proprietà
FOTOGALLERIA: Come congelare gli alimenti

Verdure surgelate meglio di quelle fresche? Sembra di si, stando a un recente studio condotto dall’Institute of Food Research di Norwich, nel Regno Unito. L’indagine rivela che i vegetali sottozero sono più sani di quelli freschi, in quanto questi ultimi perdono parte delle proprietà nutritive nel periodo trascorso tra la raccolta e la consumazione.

Pochi sanno infatti che gli ortaggi “freschi” impiegano anche fino a due settimane da quando vengono raccolti per raggiungere le nostre tavole, mentre il congelamento, effettuato poco dopo la raccolta, arresta il processo di deterioramento e conserva intatti i nutrienti, tra cui le preziose vitamine.

Il risultato della ricerca inglese, però, non è una novità. “Anche noi eravamo arrivati alle medesime conclusioni ben quindici anni fa - spiega Andrea Ghiselli, ricercatore dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione-. Se è vero che vegetali freschi e surgelati possono contare sullo stesso apporto nutrizionale - continua Ghiselli - c’è tuttavia da considerare che dal momento in cui viene raccolto il vegetale muore e inizia a deteriorarsi, con la conseguente riduzione di una parte delle proprie sostanze nutritive”.

Ma ciò che effettivamente spinge i consumatori a preferire i surgelati è che questi permettono di disporre di una varietà sensibilmente più ampia quando si fa la spesa, e per di più offrono la possibilità di avere svariati prodotti in qualsiasi stagione dell’anno, come ad esempio i piselli, che freschi sarebbero disponibili solo per periodi limitati.

“Il problema semmai - precisa l’esperto - può essere costituito dal progressivo impigrimento nel cucinare e quindi nell’alimentazione. La reperibilità e la facilità di utilizzo dei prodotti in busta sottozero porta spesso ad adagiarsi nella comodità rischiando di sfociare nella monotonia gastronomica”. Inoltre, spesso non si ha il tempo oppure la voglia di preparare soffritti o tagliuzzare ortaggi e si opta quindi per soluzioni già pronte e più veloci ma meno personalizzabili. più omologate”:

In conclusione, le verdure surgelate sono ottime e non hanno nulla in meno di quelle fresche, nonostante molti ancora le considerino poco sicure, ma se si ha tempo bene acquistare anche più varietà di vegetali freschi e lasciare qualche spazio all’inventiva culinaria e alle tradizioni gastronomiche locali.

Fonte: Kataweb

Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l’elefante morto

Le immagini sono choc, ma la storia che c’è dietro lo è altrettanto, perché parla di miseria e disperazione, di morte e lotta per la sopravvivenza. Per la maggior parte di noi, un elefante morto di vecchiaia nella savana è solo una scena triste, ma per centinaia di disperati che ogni giorno muoiono di fame nello Zimbabwe è stata un’autentica manna. Pochi minuti dopo aver individuato la carcassa in un angolo remoto del “Gonarezhou National Park”, (la seconda riserva del paese, che si estende su una superficie di 5mila chilometri quadrati), un gruppo sempre più crescente di persone ha, infatti, cominciato ad uscire dalla boscaglia circostante, proveniente da ogni dove.

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SPOLPATO IN DUE ORE - Armati di machete, asce e coltelli fatti con barattoli di latta, gli uomini si sono avvicinati al pachiderma morto (un gigante di 6 tonnellate e alto quasi 4 metri) e in meno di due ore (1 ora e 47 minuti, per la precisione) lo hanno letteralmente spolpato, strappandone la carne a pezzi e lasciandone solo lo scheletro. Neanche la proboscide e le orecchie si sono salvate da questo autentico scempio e pure le stesse ossa sono state successivamente portate via, per essere bollite e diventare così una zuppa. Nemmeno 24ore più tardi, tutto quello che è rimasto dell’elefante era una macchia di sangue nella savana. Una scena di una crudeltà terribile quella che è apparsa davanti agli occhi attoniti del fotografo inglese David Chancellor, che era nello Zimbabwe per fotografare gli elefanti nel loro habitat naturale. Grazie a quelle immagini, dal titolo “Elephant Story”, l’uomo ha vinto uno dei prestigiosi “World Press Photo 2010”, ma ha ammesso al londinese “Daily Mail” di non riuscire davvero a dimenticare quanto visto in quell’angolo sperduto di mondo.

LOTTA PER IL CIBO - «Poco dopo l’alba, un abitante della zona ha visto la carcassa dell’elefante mentre passava in bicicletta – ha raccontato Chancellor -. Sembrava in mezzo al nulla, ma in appena un quarto d’ora sono arrivati centinaia di disperati da ogni direzione: le donne hanno formato un cerchio attorno all’animale e gli uomini stavano all’interno e ho visto gente litigare e accoltellarsi a vicenda, pur di accaparrarsi più carne possibile per la famiglia. Carne che è stata poi portata a casa per essere lavata, essiccata e, quindi, messa da parte, ma c’è anche chi l’ha mangiata lì, al momento. E nei villaggi circostanti hanno fatto poi festa per due giorni, per celebrare la fortuna che era loro capitata”. Già, perché quell’elefante morto ha significato la sopravvivenza garantita per un bel po’ di tempo, stante la tremenda situazione economica in cui versa il paese sotto il regime di Robert Mugabe

ALLARME DELLA CROCE ROSSA - Non a caso, giusto giovedì la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un grido d’allarme, definendo “assai critica” la situazione dello Zimbabwe, dove oltre 2 milioni di persone – ovvero, un abitante su quattro – muore di fame, e chiedendo agli Stati Uniti un aiuto immediato di almeno 24 milioni di dollari per alleviare la crisi. «In alcune zone del paese la situazione è difficile come mai si è visto prima d’ora – ha spiegato Emma Kundishora, della Croce Rossa dello Zimbabwe, al sito dell’agenzia d’informazione “ZimOnline” – e per esempio a Masvingo le piogge non sono arrivate in tempo e così tutto il raccolto è andato perduto». Nel gennaio dell’anno scorso Jonny Rodrigues, un attivista della “zimbabwe Conservation Task Force”, aveva rivelato alla Bbc che la carne di elefante veniva data nel rancio ai soldati di Mugabe perché era la sola disponibile, visto che i contratti per la fornitura di carne bovina erano stati cancellati, ma nessun uomo del governo aveva confermato l’accusa.

Fonte: Corriere della Sera

Da Legambiente le EcoTopTen di auto, tv, condizionatori e lavatrici con anima verde

Strumento importante di informazione per scelte d’acquisto più consapevoli anche dal punto di vista ambientale
- Arrivano le EcoTopTen 2010 sulle auto, le tv, i condizionatori e le lavatrici con l’anima piu’ verde. Ad assegnare i punteggi e’ Legambiente che ha cosi’ voluto offrire al consumatore “uno strumento importante di informazione per scelte d’acquisto piu’ consapevoli anche dal punto di vista ambientale”, visto che “districarsi in un mercato dove la concorrenza tra prodotti diversi e’ spesso basata solo sul prezzo, puo’ essere impresa non da poco”.  

”Le nostre EcoTopTen nascono per aiutare i consumatori ad orientare i propri acquisti anche dal punto di vista ecologico e, di conseguenza, stimolare l’innovazione tecnologica delle aziende produttrici - spiega Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente - I criteri di scelta sono stati non solo la preferibilita’ ambientale ma anche l’efficacia e la convenienza dei prodotti. Questa e’ l’evoluzione verso la vera green economy: una trasformazione industriale che puo’ coinvolgere anche settori tradizionali”. 

Le EcoTopTen presentano, per ogni tipologia di prodotto, la top ten dei modelli piu’ ecologici in senso assoluto e le top ten dei modelli con le migliori prestazioni ambientali considerati per categoria. Per quanto riguarda le auto, oltre 850 modelli sono stati selezionati sulla base delle prime 100 marche di auto piu’ vendute sul mercato italiano nel 2009 (fonte: Anfia) e dopo due anni di assenza dal vertice della classifica, tornano al primo posto delle auto piu’ rispettose dell’ambiente: le ibride elettrico-benzina di grande cilindrata che si contendono le migliori prestazioni con le GPL di classe mini e piccola, mentre le auto diesel sono rappresentate prevalentemente dalle piccole cilindrate. 

Secondo le direttive della Commissione Europea entro il 2012 il 65% dei veicoli venduti non dovranno superare i 120 grammi di CO2 per chilometro, nel 2015 si deve giungere al 100%. Obiettivo al 2020 saranno i 95 grammi di CO2. L’intesa ha previsto che si arrivi ad una riduzione di emissioni fino a 130gr/km grazie al miglioramento della tecnologia dei motori, alla quale si aggiunge una ulteriore riduzione di 10 gr/km con una migliore performance dei pneumatici e con l’uso di biocarburanti. Quindi 120 grCO2/km. 

Ogni graduatoria si basa sulla valutazione di centinaia di modelli delle principali marche piu’ vendute sul mercato italiano. “Sono stati volutamente esclusi dalla nostra analisi - fa sapere Legambiente - i prodotti con un carico ambientale troppo elevato: per le auto le vetture che superano la soglia dei 180 grammi di emissioni di CO2 per chilometro, per le lavatrici e i condizionatori (solo residenziali) i modelli che non raggiungono almeno la classe AAB e la classe A di efficienza energetica, per i televisori sono stati considerati solo gli LCD con consumi inferiori alla soglia di 200 watt in modalita’ acceso”. 

Dal quadro stilato nelle EcoTopTen emerge che “tutte le auto di nuova immatricolazione sono ormai ‘Euro 4′, ma modelli ‘Euro 5′ in circolazione, che anticipano le omologazioni del gennaio 2011, sono gia’ piu’ della meta’ dei veicoli analizzati e gli Euro 6 della nostra classifica sono gia’ sei! Da un confronto con le EcoTopTen degli anni passati risulta che tra il 2008 e il 2009, i modelli sotto i 120 gr CO2/km erano raddoppiati passando da circa quaranta a un’ottantina. Nel 2010 sono piu’ che raddoppiati: sugli 850 modelli analizzati sono saliti a ben 170: il 20%! Quasi tutte auto mini e piccole con una buona rappresentanza di medie inferiori. Esclusi, ovviamente, sia i Suv e i fuoristrada. 

L’EcoTopTen TV prende in esame 180 modelli selezionati sulla base dei marchi di televisori piu’ venduti sul mercato italiano nel 2009. Le prime 10 posizioni nella EcoTopTen dei televisori sono occupate da tv con le performance decisamente migliori, dal punto di vista dell’efficienza energetica, anche rispetto al criterio minimo di base per ottenere la certificazione Ecolabel. Si aggiudicano il podio due apparecchi a Led appartenenti alla categoria super grande. Dalla EcoTopTen si evince che l’industria, almeno su alcuni prodotti di punta, anticipa la politica producendo modelli di gran lunga piu’ efficienti rispetto a quanto richiesto dalla normativa. In questi modelli le case produttrici hanno saputo coniugare innovazione, marketing e attenzione all’ambiente. Anche se su apparecchi con schermi di dimensioni elevate. 

Per quanto riguarda i condizionatori la nostra indagine ha preso in considerazione solo i modelli portatili e i mono e multisplit a pompa di calore sino a 12 kW, con scambiatore aria-aria. 15 sono i marchi che hanno partecipato al progetto con 369 modelli di cui 336 fissi (mono e multisplit) e 33 portatili. Il criterio di selezione e’ quello che determina la classe A dell’etichetta energetica europea sul consumo elettrico riferito all’indice di efficienza energetica dato dal rapporto tra il freddo prodotto e i consumi elettrici. 

La EcoTopTen sulle lavatrici prende in esame 236 modelli di 22 case produttrici. Ammesse le lavatrici di classe energetica AAA e AAB selezionate in base ai consumi elettrici e idrici rispetto al carico utile e alla presenza del doppio ingresso. I consumi considerati sono relativi al ciclo standard di prova, ovvero ad un lavaggio a cotone a 60 °C. 

Oltre alla EcoTopTen assoluta, sono state presentate 7 classifiche per categoria, redatte raggruppando le lavatrici per carico utile: Piccolo Carico (minore o uguali a 6 Kg), Medio Carico (maggiori di 6 Kg, minori o uguali a 8 Kg), Grande Carico (superiori agli 8 Kg). Inoltre, tre classifiche comprendenti solo prodotti di classe AAA, sempre sulla base del carico utile. Infine la graduatoria delle 7 asciugatrici di classe A. 

Questa EcoTopTen testimonia un mercato estremamente competitivo in cui numerosi produttori sono consapevoli che i consumatori sono particolarmente attenti nei confronti di minori consumi e hanno una sensibilità ambientale sempre maggiore e che questi aspetti sono ormai fondamentali per il successo commerciale di un prodotto. La classifica delle auto è stata redatta in collaborazione con l’Associazione Traffico e Ambiente Svizzera (ATA). 

Le EcoTopTen sugli elettrodomestici sono state stilate con il supporto scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia. EcoTopTen è assolutamente indipendente rispetto ai vari produttori e alla varie etichette: le valutazioni avvengono sulla base delle dichiarazioni delle case produttrici e il voto finale assegnato a ogni modello è calcolato tenendo conto di precisi indicatori di carattere ambientale e sanitario (per il dettaglio vedi le Istruzioni d’uso relative a ogni EcoTopTen). Più alto è il punteggio, più il prodotto è preferibile dal punto di vista ambientale. Tutti i modelli analizzati e i dossier completi saranno consultabili dal sito www.viviconstile.org.

Fonte: ADNkronos

Rinnovabili. Italia non ne produrrà a sufficienza per il 2020

Dovrà importarla in parte per centrare target pacchetto clima Ue

 

Bruxelles, 11 mar. (Apcom) - L’Italia è uno dei cinque Stati membri dell’Ue che prevede di non riuscire a conseguire entro il 2020 il proprio obiettivo nazionale di aumento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili nel suo fabbisogno energetico, e che intende acquistare all’estero l’energia ‘verde’ supplementare necessaria per rispettare gli obblighi del ‘Pacchetto clima’ dell’Ue. Il dato , non nuovo, è stato confermato ufficialmente oggi a Bruxelles dalla Commissione europea, che ha pubblicato i le previsioni inviate dai governi dei Ventisette riguardo alla produzione e importazione delle rinnovabili nei prossimi 10 anni. Le previsioni degli Stati membri, a detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger, “confermano che l’Ue riuscirà a raggiungere, e addirittura superare, l’obiettivo del 2020″, ovvero l’aumento al 20% della quota del consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili (nel 2005 si era all’8,5%). Secondo le proiezioni, si dovrebbe raggiungere il 20,3%. Si tratta, ha osservato la portavoce, di “un segnale molto positivo che dimostra come gli Stati membri prendano sul serio la politica Ue a favore delle energie rinnovabili”. Oltre all’Italia, solo quattro altri paesi (Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Malta) dovranno ricorrere alle importazioni di energia ‘verde’ per conseguire i propri obiettivi nazionali, mentre 12 dei 27 Stati membri (comprese Francia e Gran Bretagna) prevedono sia sufficiente la propria produzione nazionale di rinnovabili, e 10 riusciranno addirittura a superare il target. Fra questi, la Germania, la Svezia, la Spagna e la Polonia Quel che emerge subito dal confronto con gli altri paesi è la mancanza di determinazione dell’Italia a produrre nella Penisola stessa tutta l’energia rinnovabile che servirebbe per rispettare l’obiettivo nazionale (il 17% nel 2020, rispetto al 5,2% del 2005), nell’ambito dell’obiettivo comunitario complessivo del 20%, e questo nonostante il fatto che i sussidi pubblici italiani per incentivare la produzione di elettricità rinnovabile siano i più alti di tutta l’Ue, pari a 70 euro per Megawatt/ora generato, e che il potenziale per il solare del Mezzogiorno (in particolare Sicilia, Puglia, e Sardegna) sia il più alto d’Europa insieme a quello del Sud della Penisola iberica. L’Italia, secondo quanto il governo stesso ha comunicato a Bruxelles, intende investire e generare posti di lavoro in paesi terzi piuttosto che utilizzare tutto il potenziale che ha in casa propria: prevede, infatti, di acquistare energia rinnovabile e biocarburanti per circa 4 Mtep (miliardi di tonnellate di equivalente petrolio) all’anno (calcolati al 2020) da alcuni paesi terzi, e in particolare fino a 1,1 Mtep di elettricità ‘verde’ da Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia. Nel rapporto italiano si prevede anche la crescita di queste importazioni in quattro tappe: 0,086 Mtep nel 2014, 0,860 nel 2016, 1,170 nel 2018 e 1,170 anche nel 2020. (Segue) Copyright APCOM (c) 2008

Fonte: La Stampa

Fare la spesa rispettando l’ambiente: si può con il carrello virtuale

Il Wwf lancia un programma sul web con cui si può calcolare quanto si inquina in base alle nostre scelte alimentari. Abbiamo provato anche noi: ecco le simulazioni di una spesa “eco-friendly” e di una più sprecona
La ricerca: Il cervello sottostima la spesa, sorprese alla cassa

Comprate un pomodoro di serra e un merluzzo surgelato, metteteli in una busta di plastica. Avete appena contribuito al riscaldamento globale del pianeta Terra. Le azioni dell’uomo contribuiscono pesantemente sull’effetto serra. Anche quelle più piccole e innocenti, come fare la spesa al supermercato. Ognuno può contribuire con le sue azioni a diminuire le emissioni di gas serra. Già, ma come?

Il Wwf, attraverso il servizio “carrello della spesa virtuale” ci insegna a fare la spesa rispettando l’ambiente. Basta scegliere un “avatar” (maschile o femminile), digitare il numero dei componenti della nostra famiglia ed entrare nel supermercato fatto di pixel. Carrello alla mano, è il momento di scegliere i prodotti che compreremmo normalmente. Per alcuni (frutta, verdura, carne, latte) possiamo anche decidere il confezionamento: vaschetta o bustina? Cartone o plastica?

Alla fine della spesa, il programma ci interroga sulle nostre abitudini. Diamo la precedenza a prodotti locali, di stagione e biologici? Scopriremo che se la risposta è sì, il nostro impatto sull’ambiente sarà più ridotto. All’ultima schermata ci viene presentato il conto. Non in euro ma in chilogrammi di CO2. A ogni prodotto corrisponde una certa quantità di gas serra che varia a seconda dell’imballaggio, del processo produttivo e della provenienza. In un grafico a torta il Wwf ci informa quali generi alimentari hanno inciso di più sul conteggio finale. In genere, quasi sempre la carne.

Anche se non ci pensiamo mai, la capacità di influire sul riscaldamento globale (global warming potential) dipende dalla quantità di CO2 che si genera per produrre, trattare, confezionare e trasportare i prodotti fino al punto vendita.

La nostra spesa. Per mettere alla prova il programma messo a punto dal Wwf con la collaborazione dell’Università della Tuscia e della Federico II di Napoli, abbiamo provato a fare una spesa “eco-friendly” e una meno attenta all’ambiente. Nella prima abbiamo privilegiato frutta e verdura biologica e di stagione, pesce fresco, formaggi prodotti da contadini locali, imballaggi diversi dalla plastica e meno ingombranti possibile. Nella seconda abbiamo scelto frutta e verdura fuori stagione, formaggi esteri e pesce congelato. Tutto in confezioni ingombranti e, ove possibile, di plastica. Un fattore tutt’altro che secondario: ciascun italiano produce quasi 550 chili di rifiuti l’anno. Di questi, quasi il 40% è costituito dagli imballaggi.

La differenza si nota: la spesa “verde” ha prodotto quasi 15 chili di CO2 in meno rispetto a quella più inquinante. Aiutare il pianeta tra gli scaffali del supermercato si può.
Fonte: Kataweb

Un “Tavolo Sapiente” per far luce sul mondo dell’energia pulita

Legambiente e Chimica Verde hanno organizzato, all’interno dell’area “Best Practices” della Fiera, un percorso didattico interattivo studiato per offrire informazioni sulla produzione di energia pulita

(Rinnovabili.it) – Pensato per i ragazzi, adatto a chiunque, il Tavolo Sapiente, che aspetta a Cremona dal 19 al 21 marzo i visitatori di Vegetalia AgroEnergie, non è solo un gioco didattico, ma un diverso modo per avvicinare il pubblico della fiera al mondo delle energie pulite e dei cambiamenti climatici. Progetto realizzato da Legambiente e dall’associazione Chimica Verde, impiega l’interattività per approfondire temi caldi quali: il surriscaldamento globale, il risparmio domestico e le fonti energetiche tradizionali e non.
Il tavolo è composto da otto monitor touch screen, suddivisi in quattro ‘spicchi’ ognuno contenente dieci domande per le quali però non esistono delle semplici risposte ‘giusto o sbagliato’, ma una spiegazione ragionata e dettagliata dei diversi argomenti. Agli esperti di Legambiente e Chimica Verde il compito di illustrarne il funzionamento e spiegare le esperienze in tema di energia pulita condotte in seno alle associazioni stesse.
Allestito non a caso nell’area Best Practices il Tavolo Sapiente sarà accanto alle migliori applicazioni tecnologiche del settore realizzate da diversi Comuni italiani ed esposte per l’occasione.

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