Archive for the ‘Uncategorized’ Category

SCUOLE DI PISA, ARRIVA FOTOVOLTAICO SUI TETTI

Friday, September 5th, 2008

Anche il Comune di Pisa ha deciso di realizzare impianti di tipo fotovoltaico per la produzione di energia elettrica negli edifici pubblici e, in particolare, nelle scuole. La tariffa incentivante, in relazione alla potenza nominale e alla tipologia dell’impianto medesimo, riconosciuta dal Gestore del servizio elettrico (Gse) per un periodo di 20 anni a decorrere dalla data di entrata in servizio dell’impianto, ha convinto il Comune a realizzare gli impianti nelle due sedi della scuola media Gamerra. Il Gse installera’ per ogni scuola due contatori, uno che contabilizza tutta l’energia prodotta dall’impianto su cui vale la tariffa incentivante e un contatore bidirezionale al posto di quello esistente attualmente nella scuola. I vantaggi economici del progetto sono costituiti dalla somma dei benefici economici del Conto Energia e dal risparmio derivante dall’autoproduzione della corrente. Alla gara indetta hanno preso parte 52 ditte e l’aggiudicataria e’ la Colombini Impianti di Cascina (Pi), che sull’importo lavori a base d’asta di 175.679,82 euro ha offerto il ribasso di 18,159%. I lavori avranno una durata complessiva di novanta giorni.(ANSA).

ORSI, 2.500 FIRME CHIEDONO MAGGIORE SICUREZZA IN TRENTINO

Friday, September 5th, 2008

- Sono circa 2.500 le firme raccolte in Trentino - nei Comuni della Rendena, Giudicarie, Chiese, Valle dei Laghi e Val di Non - in calce alla petizione con la quale si chiede di assumere misure per garantire sicurezza alla convivenza tra la popolazione degli orsi ”trentini” e gli abitanti delle valli interessate al progetto Live Ursus. Di qui la richiesta, cuore della petizione, di catturare gli orsi che ormai considerano i centri abitati come luogo privilegiato per rispedirli ai territori di origine. Il pacchetto delle firme e’ stato consegnato stamani al Presidente del Consiglio provinciale da una delegazione accompagnata dal vicepresidente del Consiglio provinciale Nerio Giovanazzi, promotore dell’iniziativa.”Non ho nulla contro il progetto Live Ursus - ha affermato Giovanazzi - ma sono convinto che esso potra’ sopravvivere solo se agli abitanti delle nostre valli sara’ garantita sicurezza rispetto alle pericolose incursioni di alcuni esemplari nei paesi e nelle abitazioni”. Giovanazzi si e’ quindi augurato che il Governatore Lorenzo Dellai ”con un atto di coraggio” esprima la volonta’ di affrontare il problema della sicurezza. (ANSA).

Navi robot contro il riscaldamento globale

Thursday, September 4th, 2008

       

Navi «spruzzanuvole» contro il riscaldamento globale: uno scienziato britannico vuole spedire negli oceani centinaia di navi fantasma, capaci di creare giorno e notte delle scie d’acqua nebulizzata che riflettano meglio il calore del sole - ciò dovrebbe fermare il riscaldamento dell’atmosfera. La tecnica si rifà all’idea di un inventore tedesco - ha però i suoi rischi.

«FAR BRILLARE LE NUVOLE» - L’incredibile idea spicca se non altro per i bassissimi costi: per neanche 100 milioni di euro all’anno un terzetto di scienziati intende preservare il pianeta da un collasso climatico. Stephen Salter, dell’Università di Edimburgo, assieme a due colleghi ha progettato vascelli azionati da una tecnologia a motore rotante e robotizzati che durante il tragitto negli oceani spruzzano in aree specifiche minuscole goccioline d’acqua di mare nelle nuvole sovrastanti per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Le goccioline spruzzate da questa flotta senza equipaggio agirebbero da nuclei di condensazione e dovrebbero far diventare le nubi sopra gli oceani le più chiare possibili. In pratica, le goccioline aumenterebbero la superficie in modo da «far brillare le nuvole» e riflettere più radiazioni del sole nello spazio; in questo modo si contrasterebbe il riscaldamento causato dai combustibili fossili.

COSTI - Salter è convinto che l’idea possa funzionare. «Sono necessarie 1.200-1.500 navi», ha spiegato il ricercatore. Queste misurerebbero circa 45 metri di lunghezza e peserebbero 300 tonnellate. Stando alle stime di Salter, i costi per questo cosidetto progetto di Geo Engineering, ovvero l’intervento umano nel sistema Terra, sarebbero del tutto modesti. «Per provare la fattibilità tecnica servirebbero circa 5 milioni di euro», ha detto lo scienziato. L’ulteriore sviluppo avrebbe costi attorno ai 20 milioni di euro. Una volta che le navi saranno in acqua potranno anche operare come laboratori scientifici galleggianti per raccogliere dati su meteo e inquinamento e informazioni sulle acque dell’oceano, sulle popolazioni marine e sui parametri chimici delle acque.

RAFFREDDARE L’ARTICO - «Dovrebbero essere costruite 50 navi all’anno, che poi sarebbero in azione per 24 ore su 24 per tutto l’anno», ha detto Salter. «Cinquanta navi all’anno basterebbero, secondo i nostri calcoli, per preservare lo status quo. La bellezza di questo sistema», continua Stephen Salter, autore di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Philosophical Transactions della Royal Society, «è che funziona con vento e acqua marina. Si può applicare localmente, per raffreddare l’Artico o i mari attorno alle barriere coralline. Potremmo addirittura concederci di tornare indietro a una piccola era glaciale. Gli effetti possono essere attivati o interrotti completamente in caso dovesse accadere qualcosa di inaspettato».

EFFETTO MAGNUS - La tecnica delle navi spruzzanuvole si rifà a un’idea dell’ingegnere aeronautico tedesco Anton Flettner (1885-1961) - i rotori Flettner, una forza rotazionale aerodinamica sperimentata già 80 anni fa. Questi rotori sono costituiti da un cilindro ad asse verticale con pale fisse o mobili, che creano un momento motore che fa ruotare il cilindro intorno al suo asse verticale e un risucchio come intorno all’ala portante di un aereo. La spiegazione di questo effetto rimanda all’effetto Magnus. Esempi tipici sono i tiri a effetto, per esempio, nel gioco del calcio: colpendo la palla di taglio il calciatore le imprime una rotazione sull’asse che determina la più o meno accentuata incurvatura della traiettoria. Nel 1926 una nave che sfruttava la forza rotazionale, progettata da Flettner attraversò l’Atlantico, ma poi la tecnologia non fu sviluppata a causa della Grande depressione del 1929. Materiali moderni e aumento dei costi energetici hanno spinto a una rivalutazione del sistema.

GOCCIOLINE - Per Salter i rotori Flettner sono l’ideale perché si adattano benissimo per un controllo computerizzato. Le navi potranno muoversi a una velocità di crociera compresa tra 8 e 24 nodi e useranno turbine a elica anche per i generatori di nebbioline. L’acqua del mare verrebbe filtrata prima di essere spinta attraverso dischi del diametro di 15 centimeti perforati con un miliardo di buchi minuscoli, in modo da produrre una nebbia di goccioline ognuna più piccola di un micron. Queste gocce sarebbero poi sparate in cielo con ventilatori montati all’interno dei cilindri dei motori: le «navi creanuvola» saranno teleguidate da una centrale operativa. Nel mondo accademico l’idea Salter sembra convincere: «Potrebbe verosimilmente funzionare», ha detto Oliver Wingenter del New Mexico Institute of Mining and Technology di Socorro. Una delle conseguenze di questa forma di Geo Engineering, spiega lo scienziato, potrebbe però essere una diminuzione delle precipitazioni. Anche Salter ammette che, a livello regionale, queste navi fantasma potrebbero effettivamente influenzare il clima in maniera radicale.

Elmar Burchia

Fonte: Corriere della Sera

ECO-ENERGIA: SOLARE TERMODINAMICO, VIA LIBERA AGLI INCENTIVI

Thursday, September 4th, 2008

L’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas ha reso pubbliche le istruzioni per accedere agli incentivi nel solare termodinamico. Con la delibera 95/08 ha infatti stabilito le modalita’ operative per il riconoscimento della tariffa costante e della durata di 25 anni, prevista dal Dm 11 aprile 2008 con i criteri per l’incentivazione della produzione elettrica da fonte solare mediante cicli termodinamici. Le procedure replicano le modalita’ del conto energia adottate con successo per la valorizzazione e la diffusione del solare-fotovoltaico dall’inizio del 2005. L’obiettivo fissato dal Dm 11 aprile 2008 e’ quello di conseguire i 2 milioni di mq di superficie captante cumulativa entro il 2016. La Delibera fissa dunque le condizioni per l’ ammissibilita’ agli incentivi e le relative modalita’ e condizioni di erogazione, stabilendo che l’incentivo venga corrisposto con frequenza mensile, per una durata di 25 anni a partire dalla data di entrata in esercizio dell’impianto. Nel caso di impianti ibridi, l’incentivo viene erogato a titolo di acconto, salvo conguaglio da effettuarsi al termine dell’anno solare, in conseguenza della frazione di integrazione, della quota di produzione netta cioe’ non attribuibile alla fonte solare. La Delibera definisce anche gli obblighi da rispettare a cura del soggetto responsabile e stabilisce la gestione delle verifiche sugli impianti ammessi all’incentivo da parte del Gestore servizio elettrico (Gse). (ANSA).

CACCIA AI DELFINI, IL MONDO SI MOBILITA

Thursday, September 4th, 2008

Mobilitazione internazionale ieri in oltre 50 citta’ del mondo per la quinta edizione del ”Japan dolphin day”. Una giornata mondiale di protesta contro l’ uccisione in Giappone di delfini, oppure la loro cattura per finire nei delfinari. Dalle Bahamas al Canada, passando per Germania, Olanda e Ungheria, fino a Hong Kong, Usa e Venezuela, saranno circa ottanta le organizzazioni unite nella protesta da un network internazionale. Nel nostro Paese domani mattina, di fronte all’ambasciata giapponese, sono pronti a manifestare gli animalisti italiani. ”Se il mondo intero e’ rimasto giustamente scioccato per la storia della piccola megattera di Sidney - afferma Ilaria Ferri, presidente degli animalisti italiani - vorrei che tanta apprensione ci fosse anche per gli oltre 23mila piccoli cetacei uccisi in Giappone, considerati come animali concorrenti nella pesca”. Normalmente, spiegano gli animalisti italiani, ”da ottobre a marzo a Taiji migliaia di delfini sono braccati e crudelmente uccisi. Quest’anno hanno cominciato gia’ ieri, a settembre: ormai giocano all’anticipo”. Come avviene la ‘caccia’ ai delfini? ”I pescatori su una barca, una volta avvistato il branco - spiegano gli animalisti - picchiano su pali di acciaio per creare un muro di suoni e disorientare i delfini, indirizzandoli verso baie e fiordi”. Poi ”l’imboccatura di questi viene bloccata con delle reti e quindi inizia la selezione degli animali”, dove ”i piu’ giovani vengono strappati alle madri per finire nei delfinari mentre altri vengono arpionati e sommariamente smembrati e la loro carne utilizzata a scopi alimentari”. Per far conoscere il dramma della ‘caccia’ ai delfini a Tiji, in tutto il mondo nel 2009 verra’ diffuso anche un documentario, con le immagini filmate di nascosto dal gruppo americano Ocean Preservation Society (Ops), grazie all’aiuto della coalizione ‘Save Japan Dolphins’. Le specie coinvolte sono tursiopi, stenelle, grampi, globicefali e anche pseudo orche. ”Adesso e’ importante inviare fax e firmare la petizione sul nostro sito per dare un segnale forte al governo giapponese” spiega Ilaria Ferri, che non e’ riuscita ad avere nemmeno un indirizzo di posta elettronica dall’ambasciata giapponese in Italia alla quale inviare messaggi. ”Sono sconcertata dal fatto che l’ambasciata - afferma il presidente dell’associazione - abbia detto che non esiste una email a disposizione del pubblico presso la quale inviare forme di protesta. Per questo invieremo le firme direttamente al governo giapponese”. (ANSA).

Povera notte, si stanno spegnendo le lucciole

Thursday, September 4th, 2008
Le lucciole sono scomparse. E l’unica certezza è che a inghiottirle non è stato il buio. E nemmeno qualche bambino cattivo, di quelli che giocavano a rinchiuderle in un barattolo di marmellata, per poi guardarle spegnersi piano piano, mentre la mamma urla dalla finestra che è ora di andare a letto. I bambini di oggi, le lucciole, non le hanno nemmeno mai viste. Qualcuno dice che è colpa delle nostre città, illuminate a giorno anche alle due di notte, qualcun altro sostiene che la vera causa sono i cambiamenti climatici. Su un punto, però, sono tutti d’accordo: capire cosa sta succedendo alle lucciole è fondamentale per comprendere lo stato di salute di un ecosistema. La moria è un fenomeno mondiale: le lucciole sono sparite dalle pianure degli Stati Uniti e lungo i fiumi del sud Est asiatico, dalle campagne italiane e dai sobborghi delle città australiane.Pasolini se n’era accorto nel 1975. E gli era sembrato un cattivo presagio, come se con questi minuscoli insetti si stesse estinguendo qualcosa di molto più importante. Oggi l’allarme arriva anche dalle università e dai centri di ricerca internazionali, che assistono impotenti al declino di questi insetti romantici, senza capirne fino in fondo le cause. La settimana scorsa un centinaio fra biologi ed entomologi si è riunito a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, per cercare di risolvere il mistero. «Quando parli con una persona anziana delle lucciole, succede sempre la stessa cosa - racconta Stefan Ineichen, un ricercatore svizzero che ha aperto un sito web interamente dedicato a questi insetti -. Ne ricordano tantissime durante la loro infanzia, e adesso si ritengono fortunate se riescono a scorgerne una».

Il problema è che nessuno riesce veramente a monitorarle. Fino ad oggi sono state censite oltre duemila specie, e ne vengono scoperte di nuove ogni anno, ma studiarle è complicato: possono vivere fino a due anni ma l’età adulta, in cui producono luciferina, la sostanza fluorescente che rende possibile l’illuminazione, dura solo tre settimane. Inoltre sono per lo più i maschi ad essere visibili, anche se si è ancora lontani dal decifrare il significato dei loro flash, una specie di codice Morse, legato al rituale amoroso e alla presenza di eventuali pericoli. Le femmine, invece, trascorrono la maggior parte della loro vita a terra, e si illuminano di rado.

A Chiang Mai, famosa per i suoi templi bhuddisti ma anche per lo spettacolo del fiume Mae Klong illuminato dalle lucciole, la loro scomparsa è vissuta come un lutto. «Erano un simbolo di questa città - racconta Preecha Jiabyu, un barcaiolo che di notte accompagna i turisti lungo le rive del fiume - Adesso bisogna allontanarsi di almeno due miglia dal centro per riuscire a vederne qualcuna. Negli ultimi tre anni sono diminuite del 70%». Ma questa è solo una stima. Per provare a contarle, e quindi a quantificare una volta per tutte l’ordine di grandezza della moria, i biologi stanno adottando vari metodi: un gruppo di ricercatori europei ha provato a misurare il numero di insetti che vola attorno a un pezzo di legno durante l’arco di un’intera notte mentre gli scienziati dell’Istituto di ricerca forestale malese stanno fotografando mensilmente la popolazione di lucciole che vive lungo il fiume Selangor. «In questo modo speriamo, nel giro di alcuni anni, di avere numeri attendibili» spiega Christopher Crastley, un entomologo del Massachusetts. Ma questo è solo il primo passo. Perché ogni regione del pianeta ha le sue specificità ambientali, e quindi le cause della scomparsa potrebbero essere diverse.

L’unico a non avere dubbi è Preecha Jiabyu: «È colpa dell’inquinamento del fiume: sta uccidendo anche i pesci. Per quanto mi riguarda preferisco la barca a remi, ma i miei concorrenti continuano a viaggiare a motore. Non capiscono che così, tra un paio d’anni, non avranno neanche più turisti da portare in giro? Mi sento come se, con le lucciole, stia morendo una parte di me».

Fonte : La Stampa

Svegliatevi, c’è il solare termico

Thursday, September 4th, 2008

EARTH POLICY INSTITUTE
Dopo 15 anni di ibernazione, gli impianti a energia solare di tipo termico hanno fatto un balzo nel 2007, con 100 megawatt di nuova potenza installata nel mondo. Negli Anni 90 i prezzi bassi dei combustibili fossili, combinati con la fine degli incentivi statali, aveva tagliato le gambe allo sviluppo del solare termico. Adesso, con il rapido aumento del prezzo dell’energia, le preoccupazioni crescenti per i cambiamenti climatici e nuovi sussidi in arrivo, questa tecnologia sta conoscendo un periodo d’oro.

Il potenziale del solare è virtualmente illimitato. L’energia che arriva sulla Terra dalla nostra stella in 70 minuti è equivalente al consumo annuo di tutto il Pianeta. La potenza installata del solare termico («Concentrating solar thermal power» o «Csp») raddoppierà ogni 16 mesi nei prossimi cinque anni, arrivando a 6.400 megawatt nel 2012, 14 volte quella odierna. A differenza del solare fotovoltaico, che usa semiconduttori al silicio per convertire i raggi solari direttamente in elettricità, le centrali «Csp» usano il calore. Come gli specchi di Archimede, le superfici riflettenti concentrano i raggi in un contenitore pieno di liquido, generando vapore, che a sua volta muove le turbine per produrre elettricità. C’è bisogno di un forte irraggiamento e i deserti sono il luogo ideale. Questa tecnologia non emette gas serra e sfrutta un «combustibile» gratuito. In più l’eccesso di calore raccolto durante il giorno può essere sfruttato per continuare a produrre elettricità di notte.

Usa e Spagna sono i due Paesi leader. Insieme metteranno in campo 5.600 megawatt di capacità installata entro il 2012, il 90% del totale mondiale. Il più grande progetto già realizzato è la «Solar Electricity Generating Station» nel deserto del Mojave, in California, entrato in funzione tra il 1985 il 1991 con 354 megawatt. Nel giugno del 2007 è stato affiancato dal «Nevada Solar One» di 64 megawatt. Oggi ci sono una dozzina di centrali «Csp» in progetto negli Usa, per circa 3.100 megawatt: notevoli sono il «Mojave Solar Park» da 553 megawatt, il «Solar One» da 500 e il «Solar Two» da 300, tutti in California, oltre a una centrale da 300 megawatt in Florida e una da 280 in Arizona. In Spagna è entrata in funzione la «PS10»: la torre è parte di un progetto da 300 megawatt, la «Solúcar Platform».

Ma il progetto che potrebbe cambiare le sorti del solare termico è in Nord Africa: meno dello 0.3% della superficie dei deserti in Africa del Nord e Medio Oriente potrebbe produrre abbastanza elettricità per tutta l’Unione Europea. La «Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation» - un’iniziativa del Club di Roma, della Climate Protection Foundation di Amburgo e del National Energy Research Center in Giordania - ha lanciato nel 2003 il «Desertec Concept», un piano per sviluppare una rete per l’energia rinnovabile tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Il piano prevede centrali «Cps» per 100 mila megawatt e cavi ad alta tensione attraverso il Mediterraneo. La nazione leader è l’Algeria, che ha progettato un cavo lungo 3.000 chilometri tra Adrar e Aquisgrana per esportare 6.000 megawatt di elettricità solare in Europa entro il 2020. Gli incentivi statali giocano un ruolo importante. Negli Usa i sussidi arrivano al 30%, in Spagna i produttori di energia solare hanno un prezzo garantito di 0.26 euro per kilowattora. Negli Usa il costo del solare termico è di 13-17 centesimi al kilowattora, compresi i sussidi, il che significa che le centrali «Cps» sono già competitive con quelle a gas. Il dipartimento dell’Energia statunitense vuole ridurre il costo a 5-7 cents entro il 2020, rendendo i «Cps» competitivi anche con le centrali a carbone. Francia, Grecia, Italia e Portogallo hanno in progetto centrali «Cps» per 3.200 megawatt entro il 2020; la Cina per 1.000 megawatt. In Israele, il ministero delle Infrastrutture prevede la costruzione di una centrale da 250 megawatt nel Negev: produrrà elettricità per le 100 mila auto elettriche che la «Project Better Place» ha pianificato di produrre entro il 2010.

Uno studio della Ausra, azienda specializzata in energia solare, evidenzia che il 90% dei combustibili fossili usati negli Usa per produrre elettricità e nei trasporti potrebbe essere sostituito dall’energia di centrali «Csp», a costi minori di quelli del petrolio. Per ospitare gli impianti ci vorrebbero 38.850 chilometri quadrati, una volta e mezzo il Piemonte. Sembra tanto, ma le centrali «Csp», a parità di energia prodotta, usano meno terra degli impianti idroelettrici, se consideriamo le superfici coperte dai laghi artificiali creati dalle dighe, o delle centrali a carbone, se consideriamo la terra distrutta dalle miniere. Di questo passo nel 2020, le «Csp» potranno sostituire 135 impianti a carbone, i peggiori dal punto di vista ambientale.

Adattato da: «Plan B 3.0: Mobilizing to Save Civilization» (Edizioni Ambiente, 2008)

Chi è Lester Brown Ecologista
RUOLO: E’ FONDATORE DEL WORLDWATCH INSTITUTE E DIRETTORE DELL’EARTH POLICY INSTITUTE A WASHINGTON
LIBRI «ECO-ECONOMY» E «PLAN B 3.0 MOBILIZING TO SAVE CIVILIZATION»

Fonte : La Stampa

Morto il cucciolo di panda, l’intero Giappone in lutto

Wednesday, September 3rd, 2008
È stata una vera e propria doccia fredda in Giappone per gli amanti degli animali, ancora in festa per la recente nascita di un panda gigante: il cucciolo è stato infatti trovato morto nel fine settimana a soli tre giorni dal lieto evento, che era stato il frutto di una rara inseminazione artificiale andata a buon fine.Il panda era nato il 27 agosto nello zoo municipale di Kobe, nel Giappone centrale e, secondo i responsabili dello zoo, il cucciolo potrebbe essere morto per non essere stato allattato sufficientemente dalla madre, un panda gigante cinese di 12 anni di nome Tan Tan, oppure perchè quest’ultima potrebbe aver stretto con forza eccessiva il proprio piccolo.

Dopo soli tre giorni di vita, il piccolo panda, trovato senza vita dagli inservienti dello zoo, pesava 82 grammi ed era lungo 19 centimetri.

La nascita del cucciolo era stata considerata un piccolo miracolo: si trattava infatti del dodicesimo panda nato in Giappone, ed era stata solo la quarta nascita in assoluto per inseminazione artificiale, dopo il primo caso del 1988 presso lo zoo di Ueno a Tokyo, lo stesso dove ad aprile era deceduto, tra le lacrime di grandi e piccoli, il popolarissimo panda Ling Ling

Fonte: La Zampa.it

L’energia rincara. Per le famiglie 680 euro in più

Wednesday, September 3rd, 2008

I conti fatti dalle associazioni dei consumatori, lasciano pochi dubbi: se ne sono andati via più di 56 euro al mese per pagare l’energia nell’anno 2007-2008

La spesa per l’energia delle famiglie italiane è rincarata complessivamente di 680 euro l’anno nel periodo 2007-2008. A fare questi amari conti sono le associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Nello specifico, ad avviso di queste associazioni, la benzina è cresciuta di 180 euro e il gasolio di 324. Salata anche la bolletta del riscaldamento domestico (+180 euro), come quella della luce e del gas (+250 euro). Nel frattempo, spiegano le associazioni, nelle case dell’erario è entrato un cosiddetto extragettito di 1.920 milioni di euro. Le organizzazioni dei consumatori mettono sul tavolo la loro proposta che consiste in un ventaglio di misure tra cui il blocco e la restituzione dei centesimi in più di Iva sul carico fiscale, la riduzione dell’Iva per il riscaldamento e, non ultima, la tanto discussa liberalizzazione nella distribuzione dei carburanti.

Fonte : La Repubblica

“Un’agenzia mondiale per il solare” appello tedesco per le rinnovabili

Wednesday, September 3rd, 2008

VALENCIA - Un metro quadrato di sole vale un barile di petrolio. Da qui bisogna partire per vincere la scommessa del futuro e i ricercatori europei, insieme alla commissione europea, hanno scelto la 23esima Fiera del Fotovoltaico aperta oggi a Valencia per lanciare un vero e proprio appello. “In un barile di petrolio, pari a 159 litri di oro nero, sono contenuti 1,5 MW di energia. Questo significa che ogni metro quadrato della nostra terra riceve ogni giorno la stessa quantità di energia dal Sole”, ha detto in un accalorato intervento Daniel Lincot, direttore della ricerca al Cnrs, il Cnr francese, aprendo i lavori della conferenza.

“Ma nonostante la crescita degli ultimi anni - ha aggiunto - la nostra previsione è che nel 2020 il contributo dell’energia solare in Europa arriverà solo al 3% dell’energia globale con una copertura di non più di 1000 km quadrati complessivi. Per questo abbiamo preparato una appello internazionale per il sostegno della ricerca e dello sviluppo del fotovoltaico, nella convinzione che sia possibile fare molto di più coordinando le forze dei tanti soggetti che stanno lavorando per lo sviluppo dell’energia più sostenibile per il pianeta”.

Per spingere la crescita del fotovoltaico si punta moltissimo sui nuovi film sottili, prevalentemente in telloruro di cadmio, che costa sensibilmente meno rispetto ai tradizionali pannelli a base di silicio e garantisce un rendimento paragonabile. Ma molto resta ancora da fare nel campo della ricerca e la Germania, che detiene la leadership mondiale con il 42% dell’installato e il 46% del generato, ha lanciato a Valencia la proposta di dare vita ad un’agenzia internazionale per le rinnovabili: “Il governo tedesco propone ai partner europei e internazionale di dare vita ad un agenzia, come l’Aie, che possa lavorare con risorse almeno paragonabili a quelle che vengono destinate al nucleare”, ha sottolineato Hans-Joef Fell, deputato del Parlamento tedesco.


Il 2007 si è chiuso con incredibile crescita del mercato (+35,5% sul 2006), secondo l’Epia (l’associazione delle industrie del settore), sfiorando 1 GW di produzione, obiettivo ampiamente superato nei primi mesi di quest’anno. Per la prima volta l’Italia compare nella classifica dei primi cinque, seppur con soli 100 MW di installato e 50 MW di energia prodotta, a fronte dei 1100 MW della Germania, ma anche dei 512 MW della Spagna.

Fonte: La Repubblica

Un ponte tibetano sopra il paese fantasma

Wednesday, September 3rd, 2008

 

Quando sarà costruito, entro il prossimo anno promette il sindaco, sarà uno dei ponti tibetani più lunghi del mondo. Duecento metri di architettura postmoderna, realizzati con corda, acciaio e legno, un metro di larghezza, a quattro metri di altezza sul lago artificiale di Vagli, nella parte orientale delle Alpi Apuane, in provincia di Lucca. Sarà un ponte unico e quasi sfiorerà il «paese trasparente», ovvero Fabbriche di Careggine, borgo da mezzo secolo sommerso dalle acque della diga e appena visibile sotto l’acqua increspata, con le case, i campanili gli antichi vicoli quasi intatti. Uno spettacolo unico nello scenario di una Toscana inconsueta e straordinaria. Che potrebbe interessare ogni anno almeno centomila turisti, come ha stabilito, con «scientifiche proiezioni demoscopiche», uno studio che il Comune di Vagli Sotto ha commissionato a un istituto di ricerche di Genova.

IL PROGETTO

- Progetto e costruzione del ponte costeranno un milione di euro e i lavori inizieranno a ottobre. Il primo lotto, già approvato, prevede l’installazione di due postazioni ancorate con piloni di cemento dentro la roccia. «Servono però altri tre milioni per le infrastrutture – spiega il sindaco Mario Puglia, Pdl – che cerchiamo di ottenere da sponsor e pure dagli spot pubblicitari girati sul ponte dalle tv. Vogliamo infatti realizzare una rete di bus navette, costruire parcheggi, punti di ristoro per i turisti. E anche un piccolo approdo sul lago artificiali con barconi che possano traghettare i turisti da una parte all’altra delle sponde». I primi riscontri sono positivi. Al business è interessata Mediaset che potrebbe acquistare diritti di ripresa per alcune fiction. Venerdì ci sono stati i primi contatti e l’affare pare sia quasi fatto.

IL PAESE SOMMERSO

- Qualche finanziamento per alcune infrastrutture collegate al progetto potrebbero arrivare anche dal governo. Come il piano, ambiziosissimo, da cinque milioni di euro per realizzare una cupola di vetro per coprire il villaggio sommerso di Fabbriche, un paese (31 case e una chiesa) abitato sino al 1953 da 28 famiglie, in tutto 146 abitanti, costretti ad abbandonare abitazioni, ricordi e persino i propri cari sepolti nel vicino cimitero. L’acqua del torrente Edron confluì nella diga, voluta nel 1941 dal regime fascista, e annegò il paese. Ma non i ricordi e le leggende. Storie fantastiche, ancora oggi sorprendentemente vive, che raccontano di fantasmi aggirarsi nelle notti di luna piena sulla superficie dell’acqua e di grida, strane musiche, invocazioni.

OGNI 10 ANNI RIAFFORA

- Secondo il sindaco, il progetto del ponte sarebbe una panacea per l’economia del piccolo comune montano. Qui il turismo di massa si ha soltanto una volta ogni dieci anni quando la diga viene svuotata e il sole torna a illuminare case e chiesa di Fabbriche, il paese sommerso. «Quella di Vagli è la diga più grande di centro Italia – spiega Puglia - con 34 milioni di metri cubi di acqua e un’altezza di quasi 100 metri. Quando la svuotiamo, di solito una volta ogni dieci anni, a Vagli arrivano un milione di persone, interessate al paese sommerso, alla sua storia e alle sue leggende. Il ponte sarà un’attrazione permanente e se riusciremo a realizzare la campana di vetro su Fabbriche avremo centrato un grande obiettivo». La data per svuotare l’invaso è stata fissata per il 2011 e pare che le prenotazioni siano già migliaia. E per la prima volta sarà possibile camminare sopra il “paese trasparente” cullati dal vento.

Fonte : Corriere della Sera

Fermate il test sul Big Bang o la Terra sparirà

Tuesday, September 2nd, 2008

 Per gli studiosi che si apprestano a spingere il pulsante d’accensione, si tratta di ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il Big Bang: ovvero di riportarci indietro nel tempo sino al momento della creazione del nostro universo, all’inizio del mondo.

Ma per un gruppo di preoccupati ricercatori l’esperimento che dovrebbe cominciare tra dieci giorni in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro pianeta. Così, all’ultimo momento, gli oppositori del progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe bloccare il più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi.

Oggetto della contesa è il Large hadron collider, un acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi centigradi, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l’universo. Venti paesi europei, più gli Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.

Vero è che il nuovo acceleratore ha suscitato attenzioni e polemiche perché è il più grande mai costruito, con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l’altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole. La speranza è individuare, così facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs, giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente. Ma gli scienziati ammettono che ci vorranno anni prima di arrivare eventualmente a un risultato del genere, per le difficoltà nel trovare particelle così infinitesimamente piccole nel caos primordiale post-Big Bang creato dentro l’acceleratore.

Abbiamo ancora dieci giorni per salvare la terra?, si chiede, con leggera ironia, il Sunday Telegraph. “I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell’esperimento è serio”, afferma il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni colleghi. Replica James Gillies, portavoce del Centro Ricerche Nucleari di Ginevra: “Il ricorso non introduce nessun argomento che non sia già stato esaminato e respinto in passato, se questi esperimenti fossero rischiosi lo sapremmo già”.

In ogni caso lo sapremo con certezza dopo il 10 settembre, se la Corte Europea, come sembra di capire, darà luce verde all’iniziativa: che non sarà la “fine del mondo”, ma un po’ di curiosità al di fuori dei confini della scienza, in questo modo, l’ha ottenuta.

Fonte : La Repubblica
Qualcuno, tuttavia, teme che l’esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c’è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l’acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall’acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent’anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.

Il dramma degli orsi naufraghi “Il loro iceberg si è sciolto”

Tuesday, September 2nd, 2008

 L’immenso iceberg su cui si trovavano si è dapprima staccato dalla terraferma e quindi si è gradualmente, completamente sciolto. Così nove orsi polari si sono ritrovati nelle acque gelide del mare d’Alaska, trasportati dalla corrente, costretti a nuotare 24 ore su 24 per sopravivere. La terra più vicina era a una distanza raggiungibile per questi instancabili animali: un centinaio di chilometri più a sud. Ma l’istinto li ha spinti a muoversi in direzione opposta, verso nord, e in quel senso di marcia il primo pezzo di ghiaccio che offrirebbe loro un approdo si trova a seicento chilometri, una distanza quasi certamente insormontabile anche per formidabili nuotatori come loro. Un tempo era più vicino, ma si è ridotto a causa del cambiamento climatico che riscalda il pianeta, facendo ritirare il manto di ghiaccio sempre di più verso il Polo Nord.

L’avventura degli orsi sperduti tra l’Alaska e il Polo è così presto diventata una tragica odissea per tornare a casa, filmata, fotografata e seguita dagli specialisti del governo americano e delle compagnie petrolifere che operano in quella desolata, inospitale, selvaggia regione del globo. Il gruppo ha percorso finora un centinaio di chilometri. Alcuni degli orsi sono morti, affogando per la stanchezza: i rilevatori che li osservano dall’alto in aereo e in elicottero non sono sicuri di quanti siano ancora in vita. Di certo i superstiti appaiono stremati. Il World Wide Fund for Nature sta considerando di chiedere alle forze armate degli Stati Uniti l’invio di una nave per cercare di salvare gli orsi: anche se il salvataggio sarebbe un’operazione estremamente complicata

La vicenda è stata raccontata oggi dal Daily Mail di Londra, che ha pubblicato la foto di uno degli orsi nel mare d’Alaska, scattata da distanza ravvicinata da un elicottero. Non è la prima volta che orsi polari finiscono in mare a causa dello scioglimento dei ghiacci. Sempre più spesso capita che arrivino a nuoto, o su piccoli iceberg, fino all’Islanda, dove la popolazione locale peraltro li uccide a fucilate appena raggiungono la riva. La foto di un orso polare su una minuscola piattaforma di ghiaccio ha fatto il giro del mondo qualche mese or sono. “Tutti gli orsi polari sono minacciati dal surriscaldamento del pianeta, rischiano l’estinzione”, dice al Mail il professor Richard Steiner della Università dell’Alaska. Chissà se qualcuno dei nove bestioni dispersi riuscirà a salvare la pelle, completare l’odissea e ritrovare miracolosamente la via di casa.

Fonte: La Repubblica

Fotovoltaico: a Valencia una cinque giorni “solare

Tuesday, September 2nd, 2008

Dall’1 al 5 settembre si svolgerà in Spagna la 23a “European Photovoltaic Solar Energy Conference and Exhibition”

Il settore del fotovoltaico europeo dall’1 al 5 settembre si da appuntamento in Spagna e più precisamente nella città di Valencia dove avrà luogo la 23a edizione del “European Photovoltaic Solar Energy Conference and Exhibition” (EU PVSEC). Con oltre 600 espositori provenienti da tutto il mondo, che occuperanno i 48.000 metri quadrati messi a disposizione dalla Fiera, l’evento si è oramai affermato come il più rilevante del settore del fotovoltaico nel panorama internazionale. Oltre all’area dedicata all’esposizione (che sarà aperta dall’1 al 4 settembre), per ben 5 giorni si terranno una serie di conferenze, dibattiti, gite per ricerche sul campo e forum relativi ai nuovi sviluppi della ricerca di settore, alle nuove tecnologie e ai trend del mercato dell’industria solare. L’EU PVSEC, per i quali sono attesi 20.000 visitatori, è sostenuto dalla Commissione europea, dal Consiglio mondiale per le energie rinnovabili (WCRE), dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) e dall’Associazione europea dell’industria del fotovoltaico (EPIA).

Fonte : La Repubblica

La scomparsa del Polmone del Mondo

Monday, September 1st, 2008

Negli ultimi trent’anni, in Amazzonia, sono stati rasi al suolo per sempre 750 milioni di chilometri quadrati di foresta, un’area pari a due volte e mezzo quella dell’Italia. «Nella mia regione si estrae un’enorme varietà di prodotti locali. Questo deve essere preservato perché per sviluppare l’Amazzonia brasiliana non esistono solamente il bestiame, i pascoli e la costruzione di vie asfaltate. Si sta disegnando il progetto di una strada che, dietro alla maschera del progresso, porta soltanto devastazione. Non credo in questo tipo di progresso. Questa è distruzione». Era il 25 ottobre 1985 quando il poeta brasiliano Jaime da Silva Araùjo pronunciò queste parole all’Università di Brasilia durante il primo convegno dei “seringueiro”, i raccoglitori di lattice prodotto dalle piante che vivono nella foresta, organizzato da Chico Mendes, leader sindacale poi ucciso nel 1988. L’ultimo trentennio ha dimostrato che da Silva aveva visto giusto: quest’area del pianeta di oltre sei milioni di km quadrati, cioè venti volte l’Italia, viene distrutta a ritmi impressionanti e crescenti.

L’AMBIENTE - Nella più grande foresta del pianeta vivono circa 2mila specie di pesci e altrettante di uccelli, 1.800 tipi di farfalle, 3 mila di formiche, 2.500 di api, 470 di rettili, 500 di anfibi, oltre 400 di mammiferi. A grandi linee la metà degli animali del pianeta, compreso l’uomo, qui è rappresentata. Tra questi uno che manca è la mucca. Non era prevista dalla natura la presenza di bovini in Amazzonia. Ci ha pensato l’uomo che è arrivato in queste zone negli ultimi 40 anni: dai 90 mila capi del 1970 si è arrivati agli oltre due milioni nel 2004. Per allevarli l’uomo del progresso ha sterminato gli indios, disboscato, realizzato strade. Il risultato è che ogni dieci anni gli alberi di una superficie pari a quella dell’Italia sono stati rasi al suolo, o incendiati. I bovini all’inizio rendono bene, ma dopo pochi anni il terreno destinato a pascolo diventa sterile.

Amazzonia: la flora e la fauna

Le immagini satellitari e gli studi elaborati dall’Istituto brasiliano dell’ambiente hanno confermato che le piante scompaiono a una velocità crescente: nel triennio 2002-2004 sono stati distrutti mediamente 24 mila km quadrati di foresta; ogni minuto scompare un’area equivalente a sei campi di calcio. Il proliferare delle piantagioni di soia e mais, legato alle scelte del governo Lula sui biocarburanti, e l’intensificarsi dello sfruttamento del legname fanno il resto. Secondo lo stesso governo brasiliano il 60% del legname viene esportato illegalmente negli Usa, nella Ue e in Cina e il ministero per l’Ambiente e le Foreste, che dovrebbe svolgere i controlli, è senza fondi. Se nel 1970 la produzione di legna era di 53mila metri cubi, nel 2005 è stata di un milione e 100 mila.

Secondo Greenpeace sono oltre 3 mila le segherie abusive che lavorano nella zona. L’Amazzonia brasiliana è un insieme geografico molto complesso: non è solo piante e animali. È soprattutto acqua. È il più grande bacino idrografico del mondo (7 milioni di km quadrati contro i 2,8 del Nilo) e questa risorsa primaria è minacciata dalle crescenti dighe e dall’innalzamento climatico che alza sempre di più il livello delle nevi perenni sulle Ande, che alimentano il Rio delle Amazzoni. Il rubinetto del più grande fiume del Mondo si stia progressivamente chiudendo.

Amazzonia: la scomparsa del Polmone del Mondo

LE STRADE - Per facilitare la crescita economica della regione la giunta militare brasiliana già all’inizio degli anni 70, oltre ad offrire incentivi agli imprenditori interessati allo sviluppo delle «fazendas», cominciò ad aprire quelle che venivano chiamate le «strade del progresso». Una tra tutte: la Transamazonica. Una strada lunga 5mila e 500 chilometri che dal Nordest del paese avrebbe dovuto tagliare tutta l’Amazzonia brasiliana fino al confine con il Perù. Il disegno era quello di portare 100mila famiglie a lavorare nei latifondi. Oggi, dopo 35 anni, è una striscia di asfalto abbandonata che viene utilizzata in alcuni tratti per gare di rally e di motocross. Ma il “progresso” non si ferma: nel 2001 è stata inaugurata l’autostrada Managua-Caracas e nel 2005 si è dato il via al progetto dell’autostrada Transoceanica, senza dimenticare la nuova «Soia highway», che dovrà collegare Manaus con gli sbocchi al mare del Perù.

LE LOTTE E LE ALTERNATIVE AL “PROGRESSO” - Chico Mendes è stato uno dei tanti sindacalisti dei seringueiros uccisi in Brasile - cinque solo negli anni ’80 - ma è certamente il più famoso. È considerato l’inventore dell’«empate», cioè dell’occupazione collettiva e non violenta di una zona destinata alla deforestazione. La prima forma di lotta di questo tipo risale al 1976. Da allora, in buona parte della popolazione locale, grazie al lavoro di Mendes e dei suoi compagni, tra i quali per un periodo anche l’attuale presidente Lula, si è sviluppata la consapevolezza che questa regione brasiliana deve difendere un modello di sviluppo diverso da quello arrivato con le «strade del progresso».
La ricchezza dell’Amazzonia è immensa, ma bisogna saperla raccogliere e preservare. Fino ad ora è accaduto il contrario. Le attività estrattive naturali potrebbero evitare il fenomeno dell’emigrazione nelle favelas urbane delle popolazioni locali: dall’albero del lattice alle noci brasiliane, all’infinita quantità di erbe e piante medicinali. La foresta in questo contesto è in grado di rigenerarsi, ma se vengono bruciati centinaia di ettari per fare agricoltura e allevamento su larga scala il suolo diventa sterile e si ottiene il deserto.
Il Wwf, che insieme ad altre organizzazioni internazionali sta lanciando da tempo allarmi spesso inascoltati sulla situazione dell’Amazzonia, e sta collaborando con le popolazioni locali a progetti di sviluppo compatibile, ha deciso di riaccendere i riflettori internazionali su questa area del pianeta. Ha organizzato un giro nelle regioni brasiliane dell’Acre e di Rondonia. Corriere.it seguirà quest’iniziativa e ne darà conto.

Fonte: Corriere della Sera

Auto elettriche come telefonini In regalo se compri la ricarica

Friday, August 29th, 2008

NEW YORK — «Volt», l’auto che dovrebbe fare l’«elettroshock» a una General Motors ormai a rischio di estinzione, arriverà sul mercato nel 2010. I problemi tecnici da risolvere per dare alla vettura elettrica affidabilità e buona autonomia sono ancora molti, ma il gruppo di Detroit ha già fissato la data del lancio, bisognoso com’è di dimostrare che è capace di costruire auto diverse dai veicoli a benzina. Le incognite, però, rimangono visto, tra l’altro, che già anni fa la GM lanciò la EV1, una pionieristica auto elettrica che, dopo un po’, fu abbandonata. Oltre all’autonomia delle batterie, il problema è l’assenza di una rete di stazioni di ricarica. Lo è anche per i californiani della Tesla Motors che hanno già cominciato a vendere dei «bolidi» a propulsione elettrica che hanno il fascino delle «supercar» sportive e piacciono molto ai manager della «Silicon Valley». Ma, anch’esse con un’autonomia di poche decine di miglia.

La svolta, almeno dal punto di vista della rete di distribuzione, potrebbe venire dal progetto di Shai Agassi, «visionario» imprenditore israeliano cresciuto nelle imprese informatiche californiane che, poco più di un anno fa, ha lasciato la Sap, gigante europeo del software, per inseguire il suo sogno: creare un’infrastruttura di distribuzione dell’energia che consenta di fare con l’auto elettrica quello che avviene oggi coi telefonini, con le società di telecomunicazione che non vendono l’apparecchio, ma il servizio e la relativa ricarica. Insomma l’«auto gratis»: un altro esempio di cessione di un prodotto industriale a titolo gratuito perché il fornitore guadagna poi sulla gestione del servizio. Il progetto di Agassi, tutto basato su tecnologie già disponibili, aveva bisogno di grandi intelligenze tecniche e imprenditoriali, di molti soldi per finanziare la rete infrastrutturale, di qualche governo disposto a favorire la sperimentazione del nuovo sistema su tutto il suo territorio e di un’auto adatta.

In pochi mesi Agassi ha convinto il governo di Israele (il presidente Shimon Peres crede ciecamente in lui), mentre anche la Danimarca sta pensando di scaricare l’elettricità prodotta dalle sue centrali eoliche nei veicoli della Better Place (letteralmente: un posto migliore), la società per il «trasporto verde» fondata dal giovane imprenditore (classe 1968). Poi Agassi ha messo insieme 200 milioni di dollari investiti nell’avventura da Idan Ofer, imprenditore dell’energia e dei trasporti, da due società di «venture capital» e dalla banca Morgan Stanley e ha trovato in Carlos Ghosn, il capo del gigante franco-giapponese dell’auto Renault-Nissan, un imprenditore che, per nulla convinto che il futuro dell’auto sia nei modelli ibridi (tipo Toyota Prius) o nell’etanolo di derivazione agricola, stava cercando qualcosa di diverso e innovativo. Ghosn ha promesso ad Agassi di portare entro il 2011 sul mercato una vettura elettrica adatta al suo sistema di distribuzione, ma già nel prossimo inverno 50 prototipi Renault circoleranno per le strade di Israele dove, nel frattempo, Better Place sta realizzando una rete di mille punti di rifornimento.

L’impresa di Agassi è decollata anche perché l’idea che è alla sua base ha convinto finanziatori, governi, partner automobilisti ma anche molti ingegneri e manager che hanno lasciato posti sicuri (alcuni vengono dalla Sap, come Agassi) per tentare la nuova avventura senza nemmeno conoscere il «business plan» della società. Divenuto ormai una celebrità — per gli analisti di Deutsche Bank il suo sistema rivoluzionerà l’industria dell’auto e potrebbe portare addirittura all’estinzione del motore a benzina —, la rivista tecnologica Wired gli ha dedicato l’ultima copertina, nella Silicon Valley lo considerano un pioniere come loro, salvo che lui parte fin dall’inizio con investimenti giganteschi — Agassi affronta ora la sfida più dura: quella del mercato americano. Le sue missioni a Washington non hanno dato grandi frutti: i politici sono sensibili alle energie alternative che riducono la dipendenza Usa dal petrolio d’importazione, ma temono che la schiavitù della benzina sia sostituita da quella delle batterie, visto che l’America oggi non produce questo tipo di accumulatori. Ma il buco nell’acqua a livello federale è compensato dall’attenzione dei sindaci che vogliono sperimentare il nuovo sistema di distribuzione dell’elettricità per queste vetture «pulite» a New York, a San Francisco e in alcune città del Michigan.

Fonte : Corriere della Sera

Solare a costo zero con le banche

Tuesday, August 26th, 2008

I clienti (famiglie e imprese) chiedono alle banche se possono finanziare la posa di pannelli fotovoltaici sul tetto della casa o dell’azienda. Le banche si adeguano e – in genere cautissime – cominciano ad accorgersi che le fonti rinnovabili di energia o gli investimenti nell’efficienza energetica sono non mode passeggere o velleità da figli dei fiori, bensì fonti di business. Per chi investe e per chi finanzia l’investimento. È nato perfino un premio per l’ecobanca più brava, il Green Globe Banking Award vinto quest’anno da Intesa Sanpaolo.

Quanti sono gli italiani interessati a mettere i pannelli solari sul tetto? Incalcolabili e sfuggenti alle statistiche. Basti sapere che fino a venerdì pomeriggio il Gestore dei servizi elettrici (la Spa pubblica che gestisce gli incentivi al fotovoltaico) aveva censito 10.220 microimpianti solari incentivati con le norme più recenti, pari a 69,9 megawatt, e 4.807 minicentrali fotovoltaiche incentivate con il «vecchio conto energia», pari ad altri 100,2 megawatt. Un indicatore qualitativo importante della sensibilità del mercato fotovoltaico viene dalla Popolare di Vicenza, che ha appena aperto una linea di finanziamento per l’acquisto di impianti fotovoltaici: «Almeno un’azienda cliente su tre ha dimostrato interesse ad approfondire la nostra offerta», osserva Emanuele Giustini, vicedirettore generale della Banca Popolare di Vicenza con responsabilità della divisione Mercati.

Le banche in genere articolano i finanziamenti in modo che il cliente non sborsi un euro e che le rate siano ripagate dagli incentivi statali al fotovoltaico. L’incentivo erogato dal Gestore del servizio elettrico sulla base delle indicazioni del ministero dello Sviluppo economico e dell’Autorità dell’energia dura vent’anni ed è costante nel tempo. Poiché è legato ai chilowattora prodotti dal pannello, la sua entità varia secondo le condizioni di produzione. Finché non è saldato il finanziamento, chi ha investito nel fotovoltaico guadagna sulla vendita dei chilowattora oppure più spesso sul solo risparmio conseguito sulla bolletta elettrica. Non tutte le banche offrono pacchetti così strutturati come la Popolare di Vicenza, e spesso si limitano a un più freddo credito a tasso agevolato. Ma ecco alcuni dei nomi tra gli istituti di credito più attivi: non è un elenco completo ma una rassegna a titolo indicativo.

Il Monte dei Paschi di Siena è stato uno dei primi istituti bancari ad avviare finanziamenti ambientali, a cominciare dalla sua Banca Verde ma anche con il finanziamento Welcome Energy. Molto impegnata è anche Intesa Sanpaolo, con un programma di finanziamenti che si estendono anche al contenimento dei consumi e all’efficienza energetica anche attraverso le banche controllate: è il caso della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo che a Belluno ha firmato un accordo con l’Unione artigiani piccola industria. Attivissima anche la Banca di credito cooperativo il cui programma – che la Bcc ha presentato di recente in occasione delle Giornate della Microgenerazione – è molto esteso: ha aderito al progetto promosso dall’assessore all’Ambiente della Provincia di Milano, Bruna Brembilla, e le Bcc di Carugate e Cernusco finanziano anche la certificazione energetica delle case, mentre con il Comune di Monza e la Legambiente sono incentivati i pannelli solari tramite le Bcc Carugate, Centropadana, Carate Brianza, Lesmo e Sesto San Giovanni. La Popolare di Sondrio ha firmato un accordo con il Gestore dei servizi elettrici, l’organismo che gestisce gli incentivi al fotovoltaico.

Finanziamenti agevolati o pacchetti fotovoltaici sono proposti da Popolare Pugliese, Ubi, Banca Popolare Etica, Artigiancassa (Paribas), Banco di Napoli, Banca di Palermo (il finanziamento è esteso anche al risparmio energetico). Alcune banche si sono alleate con le aziende che forniscono le tecnologie, per offrire ai clienti il pacchetto completo chiavi in mano. Prestitempo (Deutsche Bank) ha firmato un accordo con la Suntechnichs, che fornisce gli impianti fotovoltaici, come Mps si è alleata con la Schmack per agevolare chi vuole dotarsi di impianti a biogas. Banca Etruria partecipa in Umbria al progetto «Mille tetti fotovoltaici» in 28 comuni, così come Mps e Banca Toscana aderiscono a un programma simile della Provincia di Grosseto. Intese da ricordare sono quella nel Leccese della Banca della Terra Nuova con gli agricoltori salentini della Cia oppure quella nel Modenese tra la Banca di Cavola e Sassuolo con gli artigiani della Cna e la Legambiente.

Fonte: Il sole 24 ore

Recoplastica: quando differenziare fa guadagnare

Tuesday, August 26th, 2008

Anche i rifiuti hanno un valore, soprattutto se differenziati. Apre i battenti a Torino il primo negozio che acquista spazzatura a peso. L’iniziativa viene inaugurata nel capoluogo del Piemonte dove la problematica dei rifiuti sembra stare particolarmente a cuore ai cittadini.

Il negozio dei rifiuti

Situato a Moncalieri (To), in via Santa Croce 11/B, il negozio si propone di essere di supporto soprattutto per chi ha difficoltà nel recarsi in discarica per lo smaltimento dell’immondizia. L’iniziativa si deve a Recoplastica, società di recupero piemontese, che in seguito ai numerosi contatti (circa 8.000) seguiti all’annuncio del punto vendita ha ipotizzato un su grande scala, con aperture in tutta Italia. Un’idea che potrebbe avere successo anche a Vedelago (Tv), comune dove si ricicla oltre il 90% dei rifiuti che provengono da un’area in cui vive un milione di abitanti.

Il meccanismo

Una dinamica di incentivo alla raccolta differenziata che premia i più attenti alla tematica del riciclo. Il negozio paga infatti a peso i rifuti differenziati in base alle quotazioni di mercato che variano di settimana in settimana.

Il prezziario si aggira intorno ai:

  • 50 centesimi per un Kg di alluminio
  • 20 centesimi per un Kg di ferro
  • 18 centesimi per il Pet
  • 5 centesimi per la carta.

Lo sviluppo commerciale

Piace a sindaci e cittadini l’iniziativa, da cui si ipotizza già di ricavare un franchising. Intanto apriranno ad ottobre altri due centri a San Gillio e Santena, sempre in provincia di Torino.
I dettagli del progetto saranno illustrati il prossimo 13 settembre in un meeting che radunerà cittadini di tutt’Italia. “Stiamo ancora definendo il business plan del franchising - sostiene Roberto Gravinese, proprietario del progetto - che offrirà un pacchetto “chiavi in mano”. Ogni Ecopunto Recoplastica dovrebbe avere un’utenza media di 2.500 persone”. Senza contare che “l’utile mensile dovrebbe ammontare a 2.000 - 2.500 euro”.

Fonte: La Stampa

Cibi sani, i sette miti sfatati dall’Ue

Monday, August 25th, 2008

Lo yogurt o il latte o il formaggio che promette di fare crescere ragazzetti robusti e senza carie. La merenda a base di frutta e fermenti con lactobacilli che si impegna a regalare loro un sistema immunitario a prova di bomba. E ancora: le pastigliette ai semi di lino e soia che si propongono come le migliori alleate delle donne contro l’osteoporosi. Quindi quelle a base di fichi d’India che si attribuiscono poteri anticolesterolo. Bufale. È così in quasi il 90% dei casi. A dirlo è l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare (Efsa) che, dopo aver ricevuto mandato dalla Ue di valutare il nesso diretto tra slogan salutistici e reali proprietà benefiche di alcuni prodotti alimentari, ha reso noti i risultati dei primi esami effettuati: 7 messaggi su 8 non hanno superato la prova. La motivazione: non mantengono quello che promettono. O almeno, non c’è studio scientifico che lo dimostri. Una microfotografia, sostengono le associazioni dei consumatori, dall’Aduc ad Altroconsumo, estendibile su larga scala anche ai prodotti italiani. «Non sono le singole aziende a essere state bocciate, ma gli ingredienti sbandierati come miracolosi sulle confezioni di prodotti in vendita in Europa». Come dire: «Così come succede per le sentenze, queste “pagelle” faranno scuola».

LE REGOLE - Il regolamento comunitario (1924/2006) sui claim nutrizionali e salutistici parla chiaro: ogni promessa lanciata attraverso etichette o slogan promozionali deve essere mantenuta. Regola che vale anche per i marchi. Le aziende, a seconda del prodotto che pubblicizzano, hanno tempo fino al 2010/2015 per mettersi a norma. Finestra giudicata eccessiva da consumatori ed esperti. A quelli dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare è stato affidato il compito di verificare ogni «promessa»: 220 gli slogan di prodotti alimentari per i quali è stato richiesto un parere da parte di aziende private (ma anche di multinazionali o consorzi di produttori); 2.500 le sollecitazioni d’ogni tipo presentate all’Efsa dalla commissione europea. Degli otto slogan presi in esame (britannici, tedeschi, francesi e irlandesi) cinque assicurano benefici per lo sviluppo e la salute dei più piccoli e tre una riduzione del rischio di malattie degli adulti. Tutte bocciate le «children promesse».

MA GLI YOGURT ANTICOLESTEROLO FUNZIONANO - Tra le «senior», l’unica ad aver ottenuto il via libera dell’Efsa è stata quella che attribuisce agli steroli vegetali benefici per il cuore: riducono il colesterolo cattivo, dicono ben 41 studi clinici elencati dagli scienziati. Basta un giro tra gli scaffali dei supermercati: le promesse multicolori fanno bella mostra di sé sulle confezioni di yogurt e snack non si contano. «Aiuta a ridurre il colesterolo in modo naturale», «aiuta a mantenere il colesterolo basso» assicurano i prodotti promossi a base di steroli vegetali. Ma poi ecco altri messaggi che presto saranno sottoposti all’esame del Panel dell’Efsa competente su prodotti dietetici, nutrizione e allergie (Nda): «Buono per crescere», promette il latte alla «buona» frutta per bambini. E ancora: «Rinforza le tue difese naturali», «nutre la tua pelle dall’interno», «per favorire una azione antiossidante», «per favorire il senso di sazietà», «Q10, la bontà antietà». Le «pagelle» dell’Efsa saranno inviate alla Commissione europea e agli Stati membri. Toccherà a loro trasformare le raccomandazioni in regolamenti. Per questo l’Aduc ha chiesto un intervento al dipartimento Sanità del ministero del Welfare. La senatrice Donatella Poretti ha preannunciato un’interrogazione parlamentare. Altroconsumo plaude. «Certo, al ritmo di otto prodotti alla volta, non si va molto lontano» dice Franca Braga, supervisore indagini alimentari dell’associazione. Che poi aggiunge: «Queste prime “pagelle”, però, sono un importante indicatore scientifico che segna la strada non solo per le aziende prese in esame ma per l’intero settore».

Alessandra Mangiarotti
25 agosto 2008

NUCLEARE: RAPPORTO ENEA; PER L’ITALIA IMPORTANTE RIENTRO

Monday, August 25th, 2008

Il rientro del nostro paese nel nucleare ”rappresenta non solo un modo per riequilibrare il mix di fonti, oggi dominate nella produzione di energia elettrica dal gas, ma anche il reingresso in una tecnologia di grande complessita’ e con importanti ricadute industriali”. Questo quanto afferma l’Enea nel rapporto ”Energia e ambiente 2007” presentato oggi a Roma. In particolare il presidente dell’Enea, Luigi Paganetto, ha sottolineato che ”per l’Italia l’importante rientro nel nucleare e’ il rientro in una tecnologia”. Sul fronte della riduzione delle emissioni, secondo lo scenario descritto nel rapporto, la quota del nucleare con tecnologia di terza generazione arriva a contribuire alla riduzione complessiva delle emissioni per il 6% nel 2020 e il 10% nel 2040. Ad oggi, ricorda l’Enea nel rapporto, sono in esercizio nel mondo 439 reattori nucleari che coprono circa il 16% della produzione mondiale di energia elettrica. La maggioranza del parco mondiale attuale e’ costituito da reattori della cosiddetta seconda generazione sviluppata negli anni ‘60-’80. La terza generazione sviluppata negli anni ‘90 rappresenta lo stato dell’arte attuale, cioe’ i reattori disponibili oggi sul mercato. Per il futuro i reattori della generazione III+ sono destinati ad essere introdotti sul mercato entro i prossimi 10-15 anni con un ruolo che potrebbe essere definito da battistrada rispetto ai sistemi di quarta generazione che, secondo l’Enea, potranno divenire operativi fra 25-35 anni. (ANSA).

Lazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzznucno.jpg La redazione di Pianeta verde ribadisce il suo fermo no alla scelta del nucleare

CALABRONE INSEGNA COME SI MUOVONO GLI ASSASSINI

Monday, August 25th, 2008

- Un calabrone va a caccia di cibo con la stessa ‘tattica’ con cui un assassino colpisce le sue prede. Lo afferma uno studio dell’università di Londra, secondo cui lo studio di come questi insetti si muovono potrebbe fornire strumenti utili nelle indagini. I ricercatori hanno studiato con l’aiuto di due ex detective il modo in cui il calabrone si sposta di fiore in fiore, applicando dei piccoli numeri sulla schiena degli insetti e annotando su che fiori si posavano grazie anche a dei radiotrasmettitori.

Il risultato è stato che l’insetto non mangia mai vicino al nido, creando una vera e propria ‘zona cuscinetto’, per evitare che i predatori riescano a trovarlo. Questo tipo di comportamento è simile a quello dei serial killer: “Molti assassini colpiscono nelle vicinanze di casa, ma non nel proprio palazzo - conferma Nigel Raines, che ha coordinato lo studio pubblicato dalla rivista Interface - per paura di essere visti da qualcuno che conoscono”.

Questo comportamento, spiegano gli esperti, è applicabile a un gran numero di altri animali, dai pipistrelli agli squali. Nel caso dei serial killer i ricercatori sperano di creare modelli matematici in cui sostituendo alla posizione dei fiori quella di dettagli delle scene del crimine, dalla posizione dei corpi ad eventuali auto abbandonate, si riesca ad avere elementi utili per la ricerca dell’assassino.

Fonte : Ansa

PESCI BUGIARDI QUANDO SI TRATTA DI SESSO

Monday, August 25th, 2008

Quando si tratta di sesso, anche i pesci mentono: corteggiano una femmina per arrivare a un’altra, secondo uno studio dei ricercatori dell’universita’ di Potsdam (Germania orientale), che apparira’ sulla rivista scientifica americana Current Biology. I biologi, sotto la guida del professor Martin Plath, hanno osservato come i piccoli pesci messicani dei ciprinodontiformi - conosciuti in acquariologia come killifish - per assicurarsi una femmina particolarmente prolifica disorientano i loro rivali in amore mostrando, inizialmente, interesse per partner femminili meno attraenti. Appena ha portato i concorrenti maschili sulla partner sbagliata - secondo l’anticipazione dello studio - il pesciolino messicano si getta sulla preda che sembra garantire una prole massiccia. Gli studiosi di Potsdam hanno studiato il comportamento riproduttivo di due specie diverse tra loro imparentate di cyprinodontiformes, pesciolini messicani vivipari di acqua dolce lunghi solo pochi centimetri. Una delle due specie messe a confronto si riproduce sessualmente, l’altra invece tramite partenogenesi e quindi senza bisogno di fecondazione diretta. Nel caso della partenogenesi, infatti, lo sperma maschile e’ necessario solo per attivare lo sviluppo dell’ovulo e le femmine partoriscono solo altre femmine. Tuttavia occorre loro, in modo quasi parassitario, lo sperma dei maschi dell’altra specie. I maschi, desiderosi di trasmettere i loro geni, non hanno alcun vero vantaggio dalla partenogenesi perche’ in realta’ sarebbe per loro uno spreco di liquido seminale. Proprio per questo, in competizione con gli altri maschi, cercano di confondere loro le idee, corteggiando inizialmente una femmina partenogenetica. Appena gli altri abboccano, l’imbroglione si dilegua in cerca di una partner sessualmente attiva, soprattutto se grossa e prolifica, alla quale trasmettere il proprio patrimonio genetico. Qualche anno fa studiosi svedesi avevano scoperto simulazioni di orgasmi tra le trote: le femmine della trota fario o di ruscello in questo modo, vibrando animatamente poco prima della fecondazione, si evitavano la gravidanza per opera di partner sgraditi. Gli studiosi Erik Petersson e Torbjoern Jaervi, della Commissione ittica svedese, avevano accertato che in 69 rapporti sessuali su 117 l’orgasmo era simulato. (ANSA)

GREENPEACE INSEGUE NAVE VELENI IN BOCCHE BONIFACIO

Monday, August 25th, 2008

Oggi gli attivisti di Greenpeace a bordo della nave ”Arctic Sunrise” hanno inseguito un cargo con bandiera ombra, panamense, che transitava nelle Bocche di Bonifacio. Gli attivisti sui gommoni hanno aperto uno striscione con la scritta ”Stop ai carichi pericolosi” per chiedere che questi trasporti siano vietati in quest’area sensibile tra Sardegna e Corsica. Lo riferisce l’associazione, spiegando che il cargo panamense ”Hyundai Supreme” trasportava circa 560 tonnellate di sostanze pericolose di classe 8 (prodotti ammoniacali) e 9 (derivati da etanolo), le piu’ elevate nella categoria dei trasporti navali a rischio dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO). La nave ha regolarmente avvisato del suo passaggio le autorita’ francesi e italiane che non possono impedire il passaggio di navi con altre bandiere. A quel punto gli attivisti di Greenpeace hanno chiesto per radio al cargo di confermare la natura del carico, senza avere risposta. ”Dalle Bocche di Bonifacio passano ogni anno almeno 300 navi come questa - afferma Alessandro Gianni’, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - non e’ questione di se, ma di quando ci sara’ il prossimo incidente. Continuare a fare finta di niente e’ una follia”. Per questo gli ambientalisti hanno scritto ai ministeri dell’Ambiente di Francia e Italia, con l’obiettivo di definire le Bocche di Bonifacio ”area marina particolarmente sensibile”.(ANSA).

LEGAMBIENTE, NO A CENTRALE CARBONE SALINE JONICHE

Monday, August 25th, 2008

Legambiente dice ”no alla centrale a carbone delle Saline Joniche”, una zona che ”ha bisogno invece di una ricostruzione industriale”. ”L’associazione ambientalista - e’ detto in una nota - presentera’ le proprie osservazioni al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e allo stesso tempo invitera’ la Sei, la societa’ che ha acquistato l’rea industriale dell’ex Liquichimica, a un confronto tecnico-scientifico”. ”In uno scenario nazionale - prosegue il comunicato - di grave ritardo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra obbligatori secondo il Protocollo di Kyoto, la costruzione di una nuova centrale a carbone come quella proposta dalla Sei, non farebbe altro che aumentare il contributo dell’Italia al riscaldamento globale. Con questa nuova centrale si aumenterebbe la produzione di CO2 in atmosfera di oltre 7,5 milioni di tonnellate”. ”Il nostro Paese - aggiunge Legambiente - deve smettere di temporeggiare e per evitare le multe salate, previste anche dal nuovo accordo europeo di riduzione del 20 per cento della CO2 entro il 2020, e deve trasformare il suo sistema energetico in modo sostenibile, puntando sul gas come fonte fossile di transizione e fondandolo sull’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, cosi’ come e’ stato fatto in Germania, dove il settore delle fonti pulite garantisce occupazione a 250 mila persone”. ”Questo nuovo progetto - e’ detto ancora nella nota di Legambiente - oltre ad aumentare l’inquinamento locale, sarebbe l’ennesimo tassello del clamoroso fallimento del disegno di ‘industrializzazione forzata’ della Calabria, che nel corso degli ultimi 35 anni ha continuato a investire in opere di grande impatto sull’ambiente e fallimentari sul piano economico e occupazionale. La Sei prenda atto anche dell’opposizione della Regionale Calabria e abbandoni questo progetto”. Legambiente propone ”una riconversione sostenibile dell’ex area industriale di Saline. Oltre ai progetti di sviluppo in ambito portuale, le alternative potrebbero essere quelle di utilizzare alcune delle strutture e dei silos industriali per realizzare una delle due centrali solari termodinamiche a concentrazione in Calabria e un parco tecnologico per le energie alternative, che serva come luogo di produzione, ma soprattutto di sperimentazione delle varie applicazioni tecnologiche che la ricerca avanzata in questo campo propone”. ”Tale iniziativa - conclude la nota - darebbe l’opportunita’ di un coinvolgimento dei centri di ricerca, delle imprese e delle Universita”’. (ANSA).

Un cane su sei soffre l’auto:alcuni consigli di viaggio

Monday, August 11th, 2008
Il mal d’auto non è un problema solo umano: i lunghi viaggi in macchina, verso le mete di villeggiatura, sono mal sopportati anche e soprattutto dai cani: per uno su sei il tragitto può diventare un mezzo inferno, con ansia, problemi di stomaco, disidratazione. Per questo, alla vigilia del grande Esodo ferragostano, la direzione generale della Sanità animale del Ministero della Salute ha pubblicato sul sito del Ministero un decalogo per evitare sofferenze inutili al migliore amico dell’uomo.

Considerando, ricorda il Ministero, che il mal d’auto o cinetosi è un problema comune più di quanto si possa pensare; può colpire cani di tutte le età, anche se i cuccioli e i giovani sono più predisposti (un cane su sei: più del 17%). I segni tipici della cinetosi sono agitazione, affanno, salivazione eccessiva, eruttazione ed infine vomito. Il disagio può manifestarsi ancor prima di entrare in macchina a causa del ricordo di esperienze precedenti (anticipazione). La cinetosi si manifesta quando il cervello riceve stimoli discordanti dagli organi di equilibrio.

Questa condizione toglie piacere al viaggio e può trasformarlo in una esperienza stressante anche per il proprietario. Esistono nuovi farmaci da poter somministrare prima del viaggio efficaci, sicuri e privi di effetti indesiderati come apatia e sonnolenza, ma ci sono anche alcuni accorgimenti utili da praticare: aprire parzialmente il finestrino durante il viaggio per permettere l’ingresso dell’aria fresca; cercare di guidare il più dolcemente possibile evitando accelerazioni e frenate non necessarie; assicurarsi che la temperatura all’interno dell’auto non sia nè troppo calda nè troppo fredda; durante i viaggi lunghi, fare soste regolari per fare scendere il cane dalla macchina e permettergli di bere.

È bene inoltre abituare il cane ai viaggi in auto iniziando con brevi tragitti e aumentando gradualmente la durata del viaggio. L’associazione del viaggio a un attività piacevole, ad esempio una passeggiata una volta giunti a destinazione, può aiutare a ridurre l’ansia e la paura. Portare in auto un suo gioco o la sua coperta per rendergli l’ambiente più famigliare, così come gratificare con carezze e parole affettuose quando durante il viaggio rimane tranquillo. Ignorare ed evitare di rassicurare il cane quando invece si agita, abbaia o piagnucola, consiglia il Ministero altrimenti si rischia di aumentare il suo disagio.

Fonte: La zampa,it