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Fai, 600 mete per un weekend

Friday, March 19th, 2010

Da Casa Verdi a Milano ai sotterranei di Ortigia, dall’arsenale di Taranto a Palazzo Chigi: per la 18ma edizione della Giornata di Primavera, 590 aperture straordinarie di monumenti e musei, il 27 e 28 marzo

 
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Da Casa Verdi a Milano, al Museo del Corallo a Torre del Greco, passando per i sotterranei mistici di Ortigia, il bellissimo centro storico di Siracusa, e risalendo in bicicletta il Rubicone a scoprire Villa Torlonia, meglio nota come La Torre amministrata dal padre di Giovanni Pascoli che vi morì in circostanze misteriose, e magari godersi dall’alto la natura del monte Scalambra facendo parapendio a Serrone.

C’è solo l’imbarazzo della scelta per la diciottesima edizione della Giornata Fai di Primavera che per sabato 27 e domenica 28 marzo, tra itinerari tematici, aperture straordinarie, escursioni naturalistiche e attività sportive (anche estreme pur di innamorarsi del paesaggio italiano) propone un repertorio di ben 590 monumenti lungo tutte le regioni. Il tutto, sempre rigorosamente a contributo libero da parte del pubblico, un “gesto simbolico e concreto” per sostenere l’attività del Fondo ambiente italiano da anni impegnato nell’impresa titanica, non facile e scontata, di difendere, recuperare e rendere fruibile quanto più patrimonio storico artistico ambientale possibile.  

Diciotto anni per l’iniziativa del Fondo Ambiente Italiano, che è stata presentata al ministero per i Beni culturali, a Roma. Una kermesse che fino ad oggi ha coinvolto oltre cinque milioni di persone, che viene festeggiata alla grande (ma senza mai abbassare la guardia, senza ma perdere di vista le scottanti emergenze, le aree da proteggere, i siti a rischio, gli eco-mostri…) con un programma fitto di eventi presentato oggi al ministero per i Beni culturali. Impossibile elencare le quasi seicente bellezze del carnet (l’elenco completo è consultabile sul sito www.fondoambiente.it e www.giornatafai.it oppure al numero 0289780115 24 ore su 24), ma ecco alcune chicche speciali che il Fai “cucina” espresse per l’evento da gran chef qual è. 

Ecco Casa Verdi a Milano, la casa di riposo voluta dal grande compositore per accogliere musicisti meno abbienti, che custodisce ancora oggi, oltre alla sua tomba, quadri, mobili, vestiti e strumenti musicali come l’ultimo pianoforte usato dal maestro. E la Villa romana di Casignana, presso Reggio Calabria, uno dei complessi arheologici più importanti della Magna Grecia, con la sua parata di stanza residenziali ricche di raffinate decorazioni e sofisticati impianti termali.  A Firenze apre per la prima volta il Palazzo della Banca d’Italia, edificato quando la città era Capitale, mentre a Roma sarà la volta di Palazzo Chigi, gioiello seicentesco, dal 1961 sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che schiuderà eccezionalmente lo studio del Presidente e la Biblioteca Chigiana.

Se a Venezia si può scoprire il gotico Complesso della Misericordia, con il grande salone affrescato dalla scuola di Paolo Veronese e la chiesa dell’Abbazia chiusa dal 1969, a Napoli si può entrare nell’antico Conservatorio di San Pietro a Majella.  A Piacenza, dopo anni di degrado e abbandono, un restauro ha riportato all’originario splendore gli affreschi della Sala dei Teatini dell’ex chiesa di San Vincenzo, e a Genova il recente restauro ha rianimato Palazzo Grimaldi della Meridiana, che prende il nome dall’orologio solare disegnato al posto di una finestra.

Ma spicca anche il cuore più mistico di Ortigia, il bellissimo centro storico di Siracusa dove scoprire l’ipogeo segreto di San Filippo impreziosito dai suoi affreschi con motivi cristiani e bizantini, così come il quartiere medievale “dimenticato” della Pigna a Sanremo, nella parte alta della città ligure, dal caratteristico andamento concentrico di vicoli, carrugi, passaggi coperti, piazzette e scalinate.  

Imperdibile, a Rieti, il sentiero dei santuari francescani, tra La Foresta, Greccio e Poggio Bustone, a ripercorrere il cammino di San Francesco dal luogo in cui dettò la regola del suo ordine a quello dove nacque il Cantico delle Creature. Tante ancora le aperture (per il 40% fruibili da persone con disabilita’ fisica) tra palazzi, teatri, castelli, biblioteche, persino zone militari come l’Arsenale di Taranto.   In Campania è l’occasione per conoscere Lauro il paese dipinto di Umberto Nobile, il famoso scienziato e generale dell’aeronautica che sorvolò il Polo Nord col dirigibile. Dal centro storico con i murales naif, alla Villa Imperiale romana del I sec. a.C. all’ex Certosa di San Giacomo, al Museo Nobile.  

Tra i giardini, ecco l’Hortus Conclusus di Palazzo Genova Rulli a Vasto, un’area verde protetta in pieno centro, una delizia ottocentesca di giardino d’inverno con rare specie esotiche come la china. E la Limonaia del Castel a Limone sul Garda in Lombardia, con i resti dei giardini di limoni che tanto affascinarono Goethe.

In Liguria, per la Giornata Fai di Primavera sara’ reso percorribile uno dei sentieri storici del Monte di Portofino, dalla Cappelletta delle Gave all’Abbazia di Cervara. aree naturalistiche. E in Puglia, val la pena visitare la Masseria Pavoni dei fratelli Carrino a Lucera, per un viaggio nel tempo dell’antica cultura della transumanza e della cura del gregge.  Infine, col progetto “Un ponte tra culture” visite guidate in lingue, dall’arabo all’ucraino, rivolte alle comunità straniere locali in 18 città, tra cui Bari, Brescia, Cremona, Milano, Perugia, Reggio Calabria, Siracusa, Torino, Udine, Venezia.

(18 marzo 2010)
(18 marzo 2010)

“Un’arma puntata alla tempia del governo” il j’accuse di Saviano contro Cosentino

Friday, March 19th, 2010

 ”La vicenda dei rifiuti è stato un grande affare. Per la destra e per la sinistra. E se un politico come Cosentino, indagato per i rapporti con i casalesi, gode di un tale ascolto a Roma è perché ha un’arma puntata alla tempia del governo: l’immondizia. Se vuole, può di nuovo riempire la regione di rifiuti”.

Roberto Saviano parla del “suo” Mezzogiorno alla vigilia dello snodo elettorale, dei rifiuti che tornano sulle strade, delle collusioni della classe politica, delle liste compilate tradendo il codice etico. Ma anche delle “gigantesche responsabilità” del centrosinistra in Campania. Sono passati quattro anni dall’exploit di Gomorra. Saviano è un trentenne che riserva alla sua terra un’analisi durissima. E dolente. “L’unica speranza è che la diaspora dei laureati, che partono in maggior numero dalla Campania e dalla Sicilia, termini. Che i giovani tornino per unirsi alla parte sana del territorio”. Uno sguardo senza veli. “La speranza del Rinascimento è ripiegata in Medioevo”.

Saviano, partiamo da una contraddizione. Il governo rivendica la soluzione strutturale dell’emergenza, poi arriva un’inchiesta a raccontare che quello del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa era un progetto in mano al clan dei casalesi, che coinvolgeva il sottosegretario campano, Nicola Cosentino, indagato per concorso in associazione mafiosa.
“Tutta la vicenda Cosentino è interna all’emergenza rifiuti. Infatti l’emergenza ha portato valanghe di denaro in Campania, i consorzi sono diventati strumenti di prebende, di gestione economica e occupazione del territorio. I clan e la politica si incontravano nei consorzi. Ci si chiede come mai un politico con queste pesanti accuse sia così tanto ascoltato da un primo ministro. Un politico che per tutti sarebbe pesante da tenere vicino. Ma la lettura che io faccio della vicenda è molto chiara. Nicola Cosentino ha un’arma che punta alla tempia del governo: i rifiuti. Cosentino ha il potere di far saltare l’equilibrio che ha permesso al governo di eliminare i rifiuti dalla Campania”.

Il leader campano del Pdl eserciterebbe un tale potere di ricatto?
“Un politico come lui, nonostante debba risolvere questo problema, ed è giusto che lo risolva, perché ha tanto ascolto? La mia lettura è che potrebbe, in meno di 48 ore, far tornare la Campania nella crisi. Permettere un’altra volta alle strade di essere foderate di spazzatura. E questo, come immagine, sarebbe lo sgambetto che l’opposizione attende al governo Berlusconi”.

Ci fu uno scandalo anche all’ente Provincia di Caserta, per il cui rinnovo si vota a fine marzo. L’ex giunta, governata dal Pd, aveva affidato lavori per grossi importi alla ditta riconducibile allo stragista dei casalesi, il killer Giuseppe Setola.
“Certo. Questo avviene in una regione dove la vicenda rifiuti, sia chiaro, è stato il grande affare di destra e sinistra, addirittura il grande affare che ha permesso la costruzione di una classe di imprenditori. E addirittura, io direi, di una classe di governo. La sinistra, che in questa regione governa da ben più di un decennio, ha avuto responsabilità gigantesche. Quella storia di Caserta è particolarmente grave. La ditta della famiglia Setola fece un salto di qualità con i lavori ottenuti dalla Provincia”.

Vigilia delle regionali. Il codice etico è applicato ai candidati?
“No, la questione morale non si pone proprio, si usa solo quando può diventare un argomento che fa appeal. In Campania, come in Calabria e in Sicilia, senza l’appoggio delle organizzazioni, non si può vincere. Certo, ci sono stati politici che ce l’hanno fatta senza il sostegno dei clan, ma hanno avuto bisogno di uno slancio, di una società civile più attiva”.

Allo snodo del 2010, nutre speranze per il sud?
“Il Rinascimento di memoria bassoliniana oggi si è compiuto in un Medioevo. Da campano e napoletano non ho alcuna fiducia nella classe dirigente campana. Spero possa esserci un azzeramento”.

Non è disfattista, un inno alla mancanza di impegno?
“Forse sì. Ma mi sentirei falso a dire altro. L’unica speranza che ripongo è nel talento delle persone. L’unica speranza è immaginare che la diaspora dei laureati cessi, che loro tornino a unirsi alla parte sana del territorio”.
Roberto Saviano sorride amaro. “A volte, per darmi una speranza penso: tutti sono caduti, cadranno pure loro”.

Fonte: la Repubblica

Rifiuti per strada e da Napoli a Caserta

Friday, March 19th, 2010

Da Roma ha già fatto sapere che oggi non intende parlare di emergenza rifiuti. “Non al presente”. Eppure lo spettro di una nuova, strisciante emergenza incombe sul ritorno di Silvio Berlusconi a Napoli. Il premier arriva in città, alle 17 di oggi, a lanciare il candidato presidente alla Regione Stefano Caldoro, che i sondaggi danno in vantaggio sullo sfidante del Pd, Vincenzo De Luca. Ma la polemica sull’immondizia che da almeno sei giorni torna ad occupare alcuni quartieri di Napoli e numerosi comuni del casertano, in seguito alle agitazioni di 1300 dipendenti che non percepiscono lo stipendio, preoccupano non poco il Cavaliere. Che proprio in Campania, al banco di prova del disastro rifiuti, battezzò la nascita del “governo del fare”.

Al padiglione 6 della Mostra d’Oltremare, imponente struttura di epoca fascista alla porta occidentale della città, ad attendere il primo ministro ci saranno 5mila bandiere, oltre 300 pullman di sostenitori, un palco di dieci metri per quattro. Parallelamente, è partita la corsa contro il tempo per cancellare la crisi.

Quattrocento tonnellate di immondizia sparse tra il cuore di Napoli e le periferie. Altre 300 nel casertano. E ancora 700 tonnellate ad Aversa, dove il sindaco Domenico Ciaramella ha inviato un esposto alla Procura di Santa Maria Capua Vetere. “Si tratta di un servizio - scrive Ciaramella, alla guida di una coalizione di centrodestra - che doveva essere garantito dal Consorzio unico di bacino delle Province di Napoli e Caserta. Si è determinato un problema igienico-sanitario, a terra abbiamo 700 tonnellate di rifiuti

L’esposto è stato presentato “affinché vengano valutate ipotesi di reato e responsabilità per la nuova emergenza, da non addebitare al Comune, ma soltanto allo stato di agitazione proclamato dai lavoratori del Consorzio, che non ricevono lo stipendio da due mesi. Alcuni, ritenuti in esubero, sollecitano la stabilizzazione”. E tra i sindacati dei lavoratori che bloccano impianti e strade, c’è una sigla da sempre vicina alla destra, il Sindacato azzurro. Il consorzio sarebbe gravato da enormi sprechi e disservizi, ma nessuno interviene con i tagli. Un braccio di ferro che coinvolge due livelli istituzionali. Da un lato i Comuni che appaiono morosi nei confronti della lunga gestione commissariale, per 140 milioni di euro. Dall’altro, le Province di Napoli e Caserta, che per effetto del decreto legge voluto dal sottosegretario Guido Bertolaso, devono assorbire questi dipendenti e gestire la raccolta, non accettano di buon grado la disposizione. Determinando la prima frattura, sul tema rifiuti, in seno al Pdl. “Le risorse per gli stipendi non le abbiamo. Non possiamo firmare cambiali in banco”, aveva già tuonato il presidente della Provincia, Luigi Cesaro, prevedendo il disastro.

Oggi risulterà ovviamente sgombro dai sacchetti il percorso napoletano del premier. Ad assicurare “la rimozione immediata” ci ha pensato la task-force individuata dal prefetto di Napoli, dopo una lunga riunione a Palazzo di governo con le parti. E la severa lettera del sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta. Che chiede di “superare le attuali criticità economico-finanziarie del Consorzio unico” e ricorda alle Province di “intervenire con assoluta urgenza”.
Fonte: La Repubblica

Nucleare, la centrale diventa mini

Friday, March 19th, 2010

 vantaggi: costruzione sotterranea, struttura modulare, stoccaggio interno delle scorie per almeno 60 anni

La nuova frontiera dell’energia

Nucleare, la centrale diventa mini

I vantaggi: costruzione sotterranea, struttura modulare, stoccaggio interno delle scorie per almeno 60 anni

Nelle acque lungo le coste più a nord della Russia l’anno prossimo si potrà scorgere una nave dalle strane forme squadrate: è l’Akademik Lomonosov, la prima centrale nucleare imbarcata di serie uscita dai cantieri Baltic Shipyard di San Pietroburgo. Il piano di lavoro già organizzato prevede la produzione di sette navi di questo tipo entro il 2015. A bordo due reattori nucleari KLT-40 forniranno 70 Megawatt di elettricità sufficiente per alimentare una città di 200 mila abitanti. Inoltre si prevede la possibilità di installare, a seconda delle richieste, altri tipi di reattori già esistenti fino alla potenza di 325 Megawatt. La nuova flotta sarà utilizzata soprattutto nel mare Artico russo e cinque unità saranno impiegate da Gazprom per alimentare le basi offshore per l’estrazione di gas e petrolio ma anche in diverse località: dalla penisola Kamchatka a zone della Repubblica Sakha secondo un accordo concluso da Rosatom, la società nucleare di Stato russa. Forse è questa l’iniziativa più spettacolare che rappresenta a livello internazionale l’interesse sempre più consistente per le centrali nucleari di piccolo e medio taglio. Oggi ci sono almeno una quindicina di impianti di questo genere in fase avanzata di sviluppo nei Paesi più disparati: dalla Corea del Sud al Giappone, dall’Argentina al Sud Africa agli Stati Uniti. 

Qui nelle scorse settimane il presidente Obama ha rilanciato il ritorno all’atomo garantendo investimenti per 54 miliardi di dollari e iniziando con la costruzione di nuove centrali «ognuna delle quali — ha precisato — corrisponderà al taglio di 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera e alla riduzione di 3,5 milioni di auto sulle strade». Ma negli Stati Uniti si guarda in parallelo con sempre maggior interesse alle piccole centrali nucleari l’ultima delle quali, in progetto da parte di Babcock & Wilcox, sta per raggiungere la Nuclear Regulatory Commission da cui ottenere l’autorizzazione. Tre grandi società energetiche ne hanno già richiesto l’installazione prevista entro il 2018 e altre quattro sono in trattative. L’impianto mPower, come è chiamato, raffreddato ad acqua, ha una potenza di 140 Megawatt, cioè circa dieci volte minore delle centrali tradizionali a cui si fa ricorso. «Vediamo significativi benefici dalla nuova tecnologia modulare», dichiara sul Wall Street Journal Donald Moul, vice presidente di First Energy, una delle società acquirenti. Infatti la centrale prevede l’aggiunta di ulteriori reattori a seconda delle necessità. Numerosi sono i vantaggi indicati. Oltre al fatto di essere del tutto interrata, ha minori parti in movimento, viene installata già completa e al suo interno è previsto lo stoccaggio delle scorie per i 60 anni previsti di funzionamento. Inoltre, essendo la potenza ridotta, non richiede la collocazione su grandi corsi d’acqua.

Ma c’è un altro elemento che gioca a favore. È l’investimento necessario più ridotto: mPower costa 750 milioni di dollari rispetto ai 5-10 miliardi necessari per una centrale consueta e che possono generare preoccupazioni negli investitori. «Inizialmente ero scettico per una perdita di economia di scala — nota Jack Baker, alla guida di Energy Northwest — ma mi sono convertito analizzando i costi perché i piccoli impianti richiedono meno cemento, ferro e sono più semplici». Dall’altra parte c’è chi sostiene che una proliferazione di piccoli impianti possa aumentare il rischio di contaminazione in caso di incidente e accrescere l’allarme terrorismo in aree abitate. Le nuove centrali «mini» escono, sia negli Stati Uniti che in Russia, soprattutto dall’esperienza maturata con i piccoli reattori costruiti per le navi, i sottomarini e i rompighiaccio. Fino a epoche recenti l’International Atomic Energy Agency (Iaea) considerava il limite di questa categoria a 300 Megawatt, ma ora si è saliti a 500. In questo ambito ricade, dunque, anche il progetto ormai completato del reattore Iris (335 Megawatt) nato da una collaborazione internazionale guidata dall’americana Westinghouse assieme al Mit e ad altri centri di ricerca statunitensi, ma con una forte presenza italiana (il 30 per cento). Varie università (da Pisa a Torino), l’Enea e numerose industrie sono coinvolte, il tutto coordinato dal Politecnico di Milano. In Estonia, la società elettrica Eesti che ha partecipato allo sviluppo ne ha già programmato l’installazione per il 2015. «Il programma è partito nel 1999», precisa il professor Carlo Lombardi del Politecnico milanese che ha guidato l’operazione in Italia

Il reattore è ad acqua pressurizzata e offre una serie di vantaggi a partire da una maggiore sicurezza perché utilizza una ridotta quantità di materiale fissile e perché tutti gli impianti sono più semplici e interni al contenitore. Tra l’altro, nell’occasione, si superò grazie all’Enea anche l’aspetto del rischio sismico dotando il reattore di una piattaforma di base con ammortizzatori». I finanziamenti per il progetto, nella sostanza un piano di ricerca innovativo, provenivano da risorse interne o dal ministero delle Attività produttive, e ognuno è proprietario di ciò che ha realizzato. Ora l’intero gruppo dei 25 partner di dieci nazioni, soprattutto industriali, è alle prese con la suddivisione delle percentuali di lavoro per la produzione. Tra le società c’è anche il colosso francese Areva, anche se a Parigi si sostiene maggiormente la soluzione delle grandi centrali. «Ci possono essere diverse logiche nelle scelte energetiche da compiere — precisa il professor Lombardi —. Tuttavia nel rilancio del nucleare non sarebbe sbagliato che l’Italia andasse anche nella direzione delle piccole centrali».

Fonte: Corriere della Sera

Impianto nucleare in costruzione a Gori, in Corea del sud (Afp)
Impianto nucleare in costruzione a Gori, in Corea del sud (Afp)

Legambiente premia gli eco-alberghi migliori

Friday, March 19th, 2010

Otto strutture ricettive hanno meritato il riconoscimento dell’associazione ambientalista 
LEGGI: IL DECALOGO DI LEGAMBIENTE TURISMO

Qualità, rispetto dell’ambiente, valorizzazione dell’enogastronomia locale e innovazione nell’uso di risorse naturali. Sono le caratteristiche degli otto tra hotel, bed & breakfast e ristoranti premiati da Legambiente Turismo per il 2009.

Ecco le aziende che hanno meritato il riconoscimento:

Hotel Viticcio nell’Isola d’Elba;
Hotel Dory di Riccione;
Hotel Universal di Senigallia (AN);
Agriturismo Iscairia di Ascea Marina (SA) nel Cilento;
Bed & Breakfast Piazza Nuova Guest House di Ferrara;
Agriturismo Corte Papadopoli di Ca’ Mello - Porto Tolle (RO), nel Delta
del Po Veneto;
Bed & Breakfast Il Dosso di Nigoline del Gruppo Sebino/Franciacorta (BS);
Ristorante Don Claudio di Jesolo Lido (VE).

Premiate anche le strutture di Finale Ligure (SV) e quelle di Lovere nell’Alto Sebino (BG). 

“I dati disponibili - spiega  Luigi Rambelli, presidente nazionale di Legambiente Turismo - ci confermano che anche nel 2009 l’Italia è stata scelta dal turismo estero soprattutto per l’accoglienza, l’ambiente e paesaggio naturale, le sue città e opere d’arte, la cucina e i pasti, il livello di sicurezza”. Rambelli ha inoltre aggiunto che “la logistica, l’informazione e i servizi sono invece i punti neri dell’offerta e l’azione della nostra associazione è diretta a rendere più accoglienti e gradevoli destinazioni turistiche e strutture ricettive”.

Le aziende che aderiscono a Legambiente Turismo per il 2010 sono a tutt’oggi 363 tra hotel, agriturismi, bed & breakfast, campeggi e ristoranti distribuiti su sedici regioni italiane.

Fonte: Kataweb

ACQUA: DA RUBINETTO SANA, LOW COST E PIU’ CONTROLLATA

Thursday, March 18th, 2010

L’acqua del rubinetto e’ ‘’sicura e controllata, di qualita’, oltre che economica e rispettosa dell’ ambiente, laddove solo un terzo delle bottiglie utilizzate per l’acqua minerale viene raccolto in modo differenziato e destinato al riciclaggio”. E’ quanto emerso dai dati diffusi oggi da Legambiente e Federutility, la federazione delle aziende di servizi pubblici locali che operano nel settore idrico, secondo cui sono 250mila le analisi effettuate in un anno nella citta’ di Roma, altrettante in Puglia e 350mila in Provincia di Milano, Pavia e Lodi. ”Sono numeri che dimostrano - ha affermato il vice presidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri - quanto l’acqua di rubinetto delle nostre case sia molto piu’ controllata di quelle in bottiglia”. Mentre per le acque minerali, infatti, le prescrizioni normative prevedono la realizzazione di una sola analisi l’anno da parte dei soggetti titolari della concessione, che viene inviata al ministero della Salute insieme a una autocertificazione relativa al mantenimento delle caratteristiche delle acque, l’acqua potabile di rubinetto, come precisato dal direttore dell’Iss (Istituto superiore di Sanita’) Massimo Ottaviani, rispetta parametri di qualita’ costante nell’Unione europea a 27, e secondo valutazioni Oms (Organizzazione mondiale della sanita’), ”non ha problemi tossicologici, e quindi sanitari”. L’Italia ho poi previsto un regime di controlli, come sottolineato dal vice presidente di Federutility Mauro D’Ascenzi, un regime di controlli piu’ restrittivo, con un numero di analisi che dipende dal volume di acqua distribuito, dalla lunghezza e dalla complessita’ dell’acquedotto. ”Sempre molto piu’ numerosi - ha detto - dei quattro controlli di routine e del controllo annuale di verifica previsti in attuazione della direttiva europea 98/83/CE. Sono, solo per fare altri esempi, quasi 30mila in Emilia Romagna, 9.500 in Sardegna, 8.500 in Basilicata”. Federutility, ha precisato il direttore generale Adolfo Spaziani, distribuisce 200 litri d’acqua potabile al giorno per 55 milioni di abitanti nel Paese. L’obiettivo della campagna, partita oggi in vista della Giornata mondiale dell’Acqua il 22 marzo, ha aggiunto D’Ascenzi, ”e’ ridurre il numero delle bottiglie di plastica e imballaggi tra i rifiuti inquinanti, e informare e dare consigli sul risparmio idrico e la tutela di questa preziosa risorsa che incide nelle tasche degli italiani poco piu’ dell’1%, a fronte del 7% per la telefonia. Non e’ una battaglia per togliere quote di mercato all’industria delle acque minerali, ma con Legambiente vogliamo dare significato alla storia, ingegneria, cultura, investimenti economici, che sono dietro a una goccia d’acqua distribuita in ogni casa”. ”Non bere l’acqua di casa - ha osservato Venneri - significa rinunciare ad una risorsa sana, perche’ controllata con rigorose norme sanitarie, e molto economica, visto che un litro di acqua ‘del Sindaco’ puo’ costare fino a mille volte meno di quella in bottiglia. E poi l’acqua di rubinetto rispetta l’ambiente, non produce rifiuti plastici ed e’ a ‘chilometri zero’; non viaggia per centinaia di chilometri su inquinanti Tir, evita il consumo di combustibili fossili, l’emissione di Co2 e di polveri sottili”. Infatti i due terzi delle bottiglie di plastica utilizzate per l’acqua minerale non vengono raccolti in modo differenziato e finiscono in discarica o in un inceneritore. Inoltre il consumo annuo di 12 miliardi di litri di acqua imbottigliata comporta, per la sola produzione delle bottiglie, l’utilizzo di 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (Pet), con un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. La fase del trasporto dell’acqua minerale infine influisce non poco sulla qualita’ dell’aria: solo il 18% del totale di bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto viene movimentato su strada. (ANSA).

Basilea: i bimbi studieranno i cani

Thursday, March 18th, 2010

Negli asili i piccoli impareranno a riconoscere gli atteggiamenti pericolosi dei quadrupedi

la lezione durerà due ore e sarà condotta da addestratrici specializzate

Basilea: i bimbi studieranno i cani

Negli asili i piccoli impareranno a riconoscere gli atteggiamenti pericolosi dei quadrupedi

MILANO - Spesso le cronache raccontano di attacchi di pitbull e di altri cani pericolosi. Con conseguenze spesso fatali. Molte delle vittime di queste aggressioni sono bambini, inconsapevoli del potenziale pericolo. E puntualmente torna alla ribalta la necessità di fissare regole per evitare che si ripetano tali tragedie. Introducendo delle «black list» di razze pericolose o responsabilizzando i proprietari, facendoli rispondere civilmente e penalmente dei danni arrecati dai loro cani. La domanda è: cattivi cani o cattivi padroni? In Svizzera le autorità provano a risolvere il problema partendo proprio dai più piccoli. Negli asili di Basilea è stata introdotta la materia obbligatoria che mette in contatto cani e bambini. I piccoli imparano così a riconoscere i segnali di pericoli e le regole più elementari nell’atteggiamento con i quadrupedi. 

REGOLE - A volte tutto si svolge molto in fretta: il cane spunta all’improvviso e si dirige verso il bambino che sta giocando o ritorna da scuola. Lui lo vuole accarezzare, incurante del rischio. E l’animale lo assale, azzannandolo a una gamba, ferendolo al collo o su varie parti del corpo. Purtroppo è accaduto troppe volte. E le statistiche dimostrano che le vittime sono perlopiù bambini. Molti sono i fattori che portano a questo epilogo. E non sempre la colpa è quadrupede. Per evitare simili situazioni negli asili di Basilea diventa obbligatorio il corso di prevenzione che avvicina il bambino al cane. Una lezione dura due ore; due istruttrici e dei cani appositamente addestrati insegnano in modo giocoso le regole basilari. Per esempio: come comportarsi quando si cammina davanti ad un negozio dove c’è un cane al guinzaglio. O, cosa non fare quando un cane sta dormendo. «Ci sono bambini che non hanno mai neppure accarezzato un cane. Vogliamo che non abbiano più paura e che sviluppino rispetto per l’animale», ha spiegato Anne Lévy, direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica.

OBBLIGATORIO - Un simile progetto pilota era partito in Svizzera già tre anni fa. Tuttavia, il corso era solo facoltativo; dall’anno scolastico 2010-2011 sarà obbligatorio per ogni bambino. Ciononostante, Lévy è convinta: «Non esiste una difesa sicura e assoluta dalle aggressioni, il giusto comportamento, però, può evitare il verificarsi di molti di questi incidenti».

Fonte: Corriere della Sera

Clima. Al via terza fase Terrafirma contro catastrofi naturali

Wednesday, March 17th, 2010

Progetto Esa per monitorare movimenti superficie terrestre

 

Roma, 16 mar. (Apcom) - Contro l’aumento dei disastri naturali causati dai cambiamenti climatici è partita la terza fase del progetto Terrafirma, presentata oggi a Roma presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’obiettivo del progetto è quello di creare un servizio a livello europeo per la disseminazione di informazioni riguardo l’identificazione e la quantificazione dei movimenti superficiali della Terra. Lo scopo finale è la mitigazione della pericolosità e del rischio per le popolazioni, per gli edifici e per le infrastrutture. In questa terza fase, il progetto sarà incentrato su tre tematiche specifiche: idrogeologia, tettonica attiva e inondazioni. Terrafirma fornisce supporto alle varie protezioni civili, all’oganizzazione e alla gestione delle emergenze, alle autorità costiere, come anche agli enti coinvolti nella gestione delle reti stradali e ferroviarie, combinamdo l’informazione estratta dalla tecnologia satellitare radar ed analisi fatte da esperti per la mitigazione del rischio geologico. “Terrafirma sfrutta le tecnologie spaziali per fornire mappe di spostamento del terreno estremamente accurate, per l’identificazione e la mitigazione della pericolosità geologica. Questa terza fase del progetto sarà sviluppata sull’esperienza maturata dagli utenti negli ultimi cinque anni”, ha detto Philippe Bally della European Space Agency (Esa). A causa dei cambiamenti climatici, la frequenza dei disastri naturali vedrà un aumento nei prossimi anni, creando un forte bisogno di conoscere i pericoli naturali per prepararsi a questa nuova realtà. Questo servizio europeo fornisce informazioni collegate ai movimenti del terreno e informazioni aggiornate sui rischi naturali. Terrafirma è supportato dall’iniziativa GMES dell’Esa, coinvolge più di 20 esperti nel campo dell’osservazione della terra, sorveglianza geologica e specialisti in terremoti, inondazioni, frane e in idrogeologia. Il progetto avrà una durata di tre anni per un costo complessivo di 3,2 milioni di euro. Terrafirma coinvolge altri partner italiani oltre all’Ingv, quali Tele-Rilevemento Europa e l’Università degli Studi di Firenze. Copyright APCOM (c) 2008

Giappone. Toyota, Mitsubishi, Nissan, Fuji insieme per auto verde

Tuesday, March 16th, 2010
Fondano associazione per promuovere veicoli elettrici

- Quattro costruttori auto giapponesi, Toyota, Nissan, Mitsubishi e Fuji Heavy, insieme all’utility Tokyo Electric Power, hanno fondato un gruppo per promuovere l’auto elettrica, uniformare gli apparecchi per la ricarica delle batterie e commercializzare la tecnologia all’estero. I responsabili delle cinque aziende hanno tenuto una conferenza stampa oggi a Tokyo per lanciare l’associazione che raggruppa 160 tra aziende, alcune delle quali straniere, e agenzie governative. Secondo i promotori dell’associazione, che si chiamerà “CHAdeMo”, dalle parole inglesi “charge” e “move” e in giapponese suona come “ti va un po’ di té?”, è arrivato il momento di far decollare l’auto elettrica. Ma restano da superare ostacoli quali la tecnologia per le batterie, i costi e la localizzazione delle stazioni di ricarica. “I costruttori auto si fanno concorrenza sotto molti aspetti, ma tutta l’industria deve unirsi e fare un’offerta conveniente ai consumatori” ha detto il numero uno di Nissan Toshiyuki Shiga. Nissan conta di vendere un numero limitato di veicoli elettrici quest’anno, mentre Mitsubishi e Fuji Heavy hanno già un’auto elettrica sul mercato. Toyota invece ha cominciato a offrire in affitto le sue auto ibride gas-elettricità. Il gruppo sta ancora lavorando sulla piattaforma di ricarica. La standardizzazione richiede che tutti i costruttori si mettano d’accordo sul voltaggio, sulle prese e su altri aspetti tecnici, garantendo allo stesso tempo una ricarica relativamente rapida. Si fa notare per la sua assenza Honda, presente solo nel gruppo di ricerca. Honda non ha una politica aggressiva sull’auto elettrica e punta piuttosto sulle celle di combustibile. Copyright APCOM (c) 2008

Castelli, monasteri e la vigna di don Cauda

Monday, March 15th, 2010

«In un giorno dell’uomo stanno i giorni del tempo (…). Tra l’alba e il tramonto è compresa la storia universale», Jorge Luis Borges. Mi piace il termine gnomonica, ha un suono mangereccio, gustoso, che ben si apparenta a una scorribanda tra cantine (25), luoghi (20) tra cui 9 castelli (Portacomaro, Castell’Alfero, Cortanze, Montiglio, Piea, Verrua Savoia, Razzano di Alfiano Natta, Vignale Monferrato, questi ultimi tre in provincia di Torino e Alessandria) del Monferrato dove s i snoda, in questo weekend, Golosaria 2010, la ghiotta manifestazione ideata dall’enogastronomo Paolo Massobrio. È un Monferrato coperto di neve, forse (speriamo) l’ultima di questo lungo inverno. È una terra che invita al viaggio e alla riflessione sul tempo e sui tempi.

La gnomonica è la scienza che studia le teorie sulla divisione del giorno e la traiettoria del sole. Insomma, è la scienza delle meridiane. Più che orologi un invito ad affrontare il mistero, a porsi domande. Le meridiane sono anche opere d’arte straordinarie che troveranno spazio a Portacomaro in una mostra curata da Fabio Garnero che questi oggetti costruisce, recupera e diffonde. La gnomonica è la scienza dello scorrere del giorno e la cucina è la scienza degli uomini di buona volontà che lungo questo percorso cercano il loro posto, imbandiscono le loro tavole. E qua, lungo queste strade tra colli placidi, esistono tavole, cantine, luoghi di storia e di cultura. Castelli, ma anche luoghi di Fede, come l’abbazia di Grazzano Badoglio dove si parlerà di Aleramo, il fondatore del Monferrato. Qui si raccontano storie, che sembrano favole ma non lo sono. Come quella del parroco Don Cauda (un cognome che mette appetito) che acquistò da un contadino una vigna che produceva un buon barbera per trasformarla in una di ruché. Alla domenica diceva messa, poi si rimboccava la tonaca e andava nei campi. Il suo vino si chiamò «Ruché del parroco».

 

Ma prima di arrivare a Grazzano Badoglio dove si concluderà Golosaria, c’è da salire e scendere colli, lungo il corso del giorno, come un fiume che ha molti approdi dove trovare rifugio. Facile riconoscerli. Basta seguire il profumo dei salumi, dei formaggi, dei dolci, dei mieli, dei cioccolati (c’è una rassegna con 30 diverse creme gianduja), delle paste artigianali, dei vini, delle birre. E, a proposito di profumi, domani al castello di Piea si potranno ammirare, per il primo anno di fioritura, 13.000 piante di narcisi. Il bello, ma anche il buono. E davanti a un bel piatto di cardi gobbi di Nizza gratinati e tartufati, a uno sformato di peperoni, a una montagna di agnolotti, a una finanziera sabauda, a una bagna caöda, a un bunet, a fine giornata si può riconoscere che la gnomonica ha un senso. Discussa a tavola, però.

 

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