Archive for the ‘turismo’ Category

A ciascuno la sua stella

Saturday, August 7th, 2010

Borghi, alture, castelli, perfino grotte. Alcuni allestiti ad hoc, con osservatorio astronomico. Per vivere l’emozione della notte di San Lorenzo … più da vicino

 
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Cadono le stelle e sono cieco, e dove cadono non so». Viene da canticchiare questo ritornello (reso famoso da Samuele Bersani), aspettando la notte di San Lorenzo, quella del 10 agosto. E ci si prepara, come ogni anno, a volgere lo sguardo speranzoso al cielo per cogliere al volo una stella cadente ed esprimere un desiderio, ché ogni occasione è buona.

Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all’interno dell’orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), nell’immaginario collettivo la pioggia di stelle viene vista in modo più romantico. Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo (torturato ed ucciso nel 258 d.C. su una graticola infuocata), sepolto nell’omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando così un’atmosfera magica. Per poterle ammirare appieno è necessario, però, trovarsi in un angolo selvaggio, isolato, lontano dalle luci dei centri abitati, dove impera l’inquinamento luminoso (sì, ai luoghi in collina, in montagna o sulla spiaggia).

In Italia, queste zone “incontaminate” e “più buie” si possono trovare nella Maremma Toscolaziale, in Sardegna, nelle Marche, in Puglia. Sono terreni fertili, per praticare lo “star-watching”, ovvero andar per notti con il naso all’insù (la concentrazione dello sciame meteorico è previsto tra il 12 e il 13). E ovunque vengono organizzate serate a tema per orientarsi nel cielo e scoprire così Vega, la Chioma di Berenice, Deneb o l’Orsa Maggiore.

Una tappa sicura? Perinaldo, in Liguria, definito “il poggio delle stelle”. Questo grazioso borgo medievale, poco distante da Apricale, guarda oltre gli orizzonti, grazie all’orografia del luogo, che convoglia in quota venti costanti, tali da impedire lo stazionamento delle nubi. Qui è situato l’osservatorio astronomico dedicato a Giovanni Domenico Cassini, originario del paese (1625-1712), scopritore della divisione degli anelli di Saturno. Dispone di una specola, che spunta dal tetto sovrastante il cortile del Municipio, e propone serate di osservazioni, sia al telescopio fisso in cupola che a quelli mobili in cortile.

Per perdersi, invece, in un lago di stelle si va a Mantova. Nel chiarore del plenilunio (8 e 14 agosto), si scivola dolcemente sull’acqua del Lago Superiore, tra i canneti: un punto di osservazione insolito, avvolti dalla leggera fragranza che si diffonde dai fiori di loto, bagnati dalla rugiada della notte (Associazione per il Parco).

Per fare una buona “pesca” di “punti luminosi”, anche la riviera romagnola, offre diverse occasioni. A Rimini la volta celeste si contempla nel Tempio Malatestiano, all’interno della Cappella dei Pianeti. A Rivabella, il dieci agosto è una serata tutta dedicata ai sogni e alle cose desiderate con “la Notte dei Desideri”. Tanti gli eventi in programma: il pozzo dei desideri: lancia una stellina nel pozzo e….chissà; Galileo e il suo cannocchiale; le favole delle stelle: racconti, illusioni, magia per i più piccini. Non mancano gli incontri in riva al mare con musica, grigliate di pesce e fuochi d’artificio a Marina Centro (bagni dal 9 a 28), a Rivazzurra (bagni dal 120 al 128 ed i bagni 112 e 113) e a Marebello (bagni 99 - 107).

Fonte: La Repubblica

Etruschi, scoperta più antica tomba dipinta di Tarquinia

Friday, August 6th, 2010

Nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia, zona dell’Alto Lazio che con Cerveteri è patrimonio Unesco per le sue tombe etrusche dal 2004, è venuto alla luce un tumulo che rimanda all’Oriente, a Cipro, e ai rituali funebri omerici. E porta la datazione della pittura negli ambienti funebri alla metà del VII secolo a. C. anticipandola di almeno mezzo secolo rispetto a quanto si sapeva. Firmano il ritrovamento l’Università degli Studi di Torino con Alessandro Mandolesi e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale.

Mandolesi, direttore degli scavi e docente di Etruscologia a Torino, racconta al telefono: “è una tomba imponente, del diametro di 40 metri al centro e un ingresso largo 6 metri con una gradinata. Ancora non siamo entrati nella camera funeraria, abbiamo pochi soldi e lavoriamo a tappe”. Qui hanno lavorato architetti di formazione greca provenienti da Cipro, nella Salamina, e “qui veniva usato un rituale funebre del tipo cantato da Omero con preziosi e altri oggetti”. Quei greci scapparono dagli assiri e furono accolti nella società aperta di Tarquinia. Dove impiantarono il loro modello. Ma che “qui si piega a esigenze religiose, diventa uno spazio a cielo aperto per le cerimonie che si officiavano in omaggio del defunto”. Un dettaglio rivelatore è l’uso di gesso alabastrino di tipo greco noto in Egitto, Cipro e nel vicino oriente. L’intonaco ha tracce di pittura rossa e nera (come nella Grecia dell’VIII-VII secolo a.C.), segnala Mandolesi, forse c’è una figura e questa diventa così “la prima esperienza pittorica” di questa necropoli, avvicinandosi a quella di Cerveteri che è della metà del VII secolo e la più antica a noi nota del popolo etrusco.

Maria Cataldi, l’archeologa responsabile della zona di Tarquinia per la soprintendenza, ricorda: questo tumulo, detto della regina (ce n’è un altro chiamato del re) non è mai stato scavato scientificamente, ma all’esterno spogliato da scavi clandestini. Poi ricorda il dramma: la zona è ricchissima di possibili scoperte, ma mancano i fondi. “Le finanze vengono dall’università di Torino, dalla soprintendenza, dalla Regione Lazio, dal Comune, più da volontari locali molto bravi e generosi”. “Per fare una campagna annuale servirebbero 100mila euro l’anno e si va avanti a 10-20mila euro, poi contiamo aprire la camera e costerà di più”, annota Mandolesi. Finché Rita Cosentino, archeologa della soprintendenza, annota che lì non ci si arriva con i mezzi pubblici e che la norma della manovra economica che vieta l’uso di auto private ai dipendenti del ministero dei beni culturali è, per le nostre ricchezze archeologiche e artistiche, niente altro che un danno incomprensibile.

Fonte: L’Unità

Sabbia & falesie. Oasi Orosei

Tuesday, August 3rd, 2010

 golfo della Sardegna orientale si distingue per la varietà del suo paesaggio, ora sabbioso, ora roccioso e frastagliato. Lo si può gustare da terra, da una barca. E ovviamente dal fondale…

 
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Il litorale del Golfo di Orosei, in Sardegna, si fa particolarmente apprezzare per la notevole varietà dei paesaggi che offre. Nella parte settentrionale ci si imbatte in spiagge di sabbia bianchissima e fine, piccole calette e baie. In quella meridionale, invece, il panorama presenta tratti di costa alta e frastagliata. Questo è un luogo ideale per passare qualche giorno di vacanza soprattutto per chi ama immergersi in un mare limpido e pulito.

Per raggiungere il golfo, che si trova sulla costa centro orientale dell’isola, si possono utilizzare l’aereo o la nave. Il modo migliore per arrivare a destinazione è atterrare all’aeroporto di Olbia oppure attraccare al porto del capoluogo per poi spostarsi in auto di circa 150 chilometri. Raggiunto il litorale, ci si può sbizzarrire nella scelta delle spiagge e dei paesi da visitare. Il consiglio è quello di iniziare l’itinerario da Dorgali, in provincia di Nuoro, considerato uno dei più importanti centri di artigianato e turismo di tutta la Barbagia e famoso soprattutto per la frazione marina di Cala Gonone.

Se passate da Dorgali, fate colazione o concedetevi una pausa per uno spuntino assaggiando una delle specialità tradizionali del paese. Basta una fetta di “pistiddu”, una crostata di marmellata e vino cotto fatto in casa, per iniziare in modo gustoso la giornata. Dal paese si raggiungono facilmente le spiagge più suggestive e, per chi è alla ricerca di un albergo dove passare la notte, in questo tratto di costa ce n’è per tutti i gusti. Ci sono numerose pensioni, la maggior parte a conduzione famigliare a disposizione dei turisti. Prima di proseguire con l’itinerario, concedetevi un po’ di riposo al sole sulla spiaggia di baia Cartoe, che si trova poco più a nord.

L’arenile è raggiungibile via mare, dopo circa 3 chilometri di navigazione oppure in auto seguendo le indicazioni per Osalla e poi proseguendo lungo un tratto di strada sterrata. Una volta giunti alla meta, rimarrete stupiti dalla bellezza del panorama. I colori della sabbia bianca e fine si confondono con le sfumature del mare e le tinte della macchia mediterranea. Protetta naturalmente dai rilievi, la spiaggia dispone di un piccolo chiosco dove acquistare snack e bibite fresche. Sempre a nord, a circa dieci minuti di auto da Orosei vale la pena visitare le spiagge dell’Oasi di Bidderosa. Prima però è necessario prenotare (in alcuni periodi anche con largo anticipo) contattando il Museo Guiso (tel. 0784 997084).

L’oasi protetta è costituita da 5 spiagge. Vi si accede percorrendo un sentiero sterrato. Varcato l’ingresso, appaiono le baie, una dopo l’altra, fino ad arrivare all’ultima che confina con quella di Berchida. Spostandosi verso sud, il consiglio è di passare almeno una giornata a Cala Luna. Si raggiunge facilmente via mare, ma se siete sportivi, vi piace fare trekking e siete allenati potete farvi accompagnare da una guida lungo il percorso che vi conduce direttamente al mare. Da molti questa è considerata tra le più belle spiagge di tutto il Mediterraneo.

 Per i turisti è disponibile un punto di ristoro e c’è la possibilità di affittare l’attrezzatura per fare snorkeling o una gita in canoa. Se invece volete fare un’ escursione, non perdete l’o ccasione di visitare le grotte del Bue Marino. Si raggiungono in barca dal porto di Cala Gonone con un viaggio di circa 30 minuti. Lungo il tragitto si possono ammirare le falesie calcaree che sprofondano nel mare e una volta arrivati all’ingresso si accede attraverso un pontile alla scoperta di particolari stalattiti e stalagmiti. Altre spiagge da non perdere sono Cala Sisine, Biriola e Mariolu. Tutte tre le baie si raggiungono più facilmente via mare. Per gli appassionati di trekking c’è la possibilità di percorrere un itinerario a piedi
Fonte: La Repubblica

I signori delle spiagge

Sunday, July 11th, 2010

Fatturano più di due miliardi. Così le coste diventano un business per i privati. Ma i gestori dei lidi non ci stanno. L’asta sugli arenili scatenerà gli appetiti delle multinazionali delle vacanze

di MICHELE SMARGIASSI

 

 Questa sabbia che sfrigola sotto le piante dei piedi, questo bollente mare immobile è pura polvere d’oro. Ma lo Stato Italiano è un Re Mida dissoluto e prodigo, e la butta dalla finestra. Oltre 100 milioni di euro potrebbero entrare ogni anno nelle casse pubbliche solo applicando meglio le norme che già esistono. Diverse centinaia, se ci decidessimo ad affittare a prezzi di mercato quei 4.042 chilometri di costa balneabile, gloria e vanto e ormai unico patrimonio dell’Italia solatìa, che da decenni regaliamo per pochi spiccioli (97 milioni di euro nel 2009) a 25 mila padroni dell’ombra, che collettivamente ne ricavano ogni anno fino a trenta volte di più: almeno due miliardi di fatturato, più probabilmente un terzo miliardo in nero. Continuiamo a chiamarli tutti “bagnini”, ma è una definizione ormai priva di senso.

Ci sta dentro il romagnolo stagionale in infradito che rastrella ogni mattina l’arenile come faceva il nonno, e il professionista romano in cravatta che subaffitta a peso d’oro un complesso a più piani con piscina, fitness club e ristorante. Tutti ugualmente “concessionari” del Demanio, tutti affidatari di un patrimonio nazionale, il litorale, di fatto privatizzato da decenni, che i più furbi o intraprendenti hanno trasformato in un business da nababbi versando all’erario canoni ridicoli. Un patrimonio di tutti che arricchisce pochi, un «sistema» in cui gestioni oneste e convenienti si mescolano a selvaggi sfruttamenti; una realtà di cui lo  Stato parola di Corte dei conti, ha perso del tutto il controllo.

A meno che non succeda qualcosa, e forse sta succedendo. L’estate 2010 è l’estate dell’ansia per padroni e padroncini delle spiagge. La novità viene da Bruxelles,

Nuove regole: L’Unione europea ha dato all’Italia il termine del 2015 poi il rinnovo delle concessioni non sarà più automatico

e sta sconvolgendo un «sistema arenile» che aveva resistito a tutti gli assalti. Cosa dice la Ue? Che sulla base della “direttiva Bolkenstein” del 2006 sulla concorrenza l’Italia deve abolire il “diritto d’insistenza”, cioè i rinnovi automatici sempre agli stessi affidatari, pratica che già sollevò nel 2006 le perplessità del Garante per la concorrenza («sistema premiale», «rendita di posizione»). E dovrà (sotto minaccia di sanzioni) mettere all’asta le concessioni. Il governo italiano è riuscito a strappare solo un rinvio al 2015. Ed è il caos. La paura. La rivolta. «Il governo ha mostrato le terga a Bruxelles e ora siamo in una valle di lacrime», grida da Viareggio Carlo Monti, leader dei balneari versiliani, «rischiamo la decadenza degli stabilimenti, nessuno spende un euro per riparare una sdraio se non è sicuro di poter restare». Cortei al ministero, sindaci allarmati.

L’Emilia Romagna ha tentato di aggirare della direttiva europea concedendo vent’anni di proroga ai bagnini meritevoli: bocciata impietosamente dalla Cassazione. «Le gare si faranno, punteremo a farle con criteri giusti», ripiega l’assessore Maurizio Melucci. Molta confusione sotto il cielo azzurro: la situazione è eccellente. Mai il “sistema spiaggia” s’è mostrato così nudo come ora che scricchiola sotto la minaccia di una banale legge di mercato. Perché vero mercato, il sistema spiaggia non lo è mai stato. Affittuari perpetui che fanno profitti su un bene pubblico, e vendono a carissimo prezzo ciò che non è loro. Fate un giro su Google, o su eBay: Silvi Marina: 30 metri di litorale, vendesi concessione a 300 mila euro. Tortoreto: 68 metri, 280 ombrelloni: 1,3 milioni di euro. Lido di Savio, 140 ombrelloni, 850 mila euro.

Pisa, metratura imprecisata, 2,2 milioni. Tirrenia, 1600 metri quadri, 150 ombrelloni, 2 milioni. Forte dei Marmi, 60 ombrelloni su 27 metri di battigia: 4 milioni. Com’è possibile ammortizzare cifre del genere nei sei anni tradizionali di una concessione? Se i famigerati “Studi di settore” dell’Agenzia delle entrate stimano “congrua” una dichiarazione dei redditi da 12,8 mila euro annui a fronte di un fatturato medio di 120 mila euro per stabilimento, come possono esserci bagnini che dichiarano addirittura perdite nette sui 6 mila euro con fatturati di 137 mila? E quel 9% di titolari di concessione che dichiarano ricavi sotto i 30 mila euro annui?

LA SABBIA È D’ORO

Eppure non è così profonda, l’ombra degli ombrelloni. L’Italia dei servizi balneari è diseguale, ma l’indice “ombrellone + due lettini” è comunque un metro di misura. Si va dai 15/20 euro al giorno della Romagna ai 40/50 della Versilia ai 60-80 delle esclusive calette liguri. Chi conosce il mercato non fatica a fare due conti: un “bagno” medio in buona posizione può fatturare (si fa per dire: non c’è obbligo di scontrino) tra i 130 e i 200 mila euro a stagione. Se c’è il bar, fanno altri 150-200 mila, il doppio se il bar è anche ristorante. E quanto pagano allo Stato queste aziendine estive? Questo si sa con precisione. Il canone è fissato per legge. Eccone i mirabolanti importi annui: 1,19 euro per metro quadro di arenile, 3.39 euro per metro quadro di superficie coperta (che sia un ripostiglio o un ristorante non fa differenza).

Risultato: per un bagno medio di 2000 metri quadri, con un centinaio di ombrelloni e un ristorante da 200 metri quadri, l’affitto annuo è di 3.448 euro. Fa meno di dieci euro al giorno. Venti, se calcoliamo solo la “stagione”. Insomma basta la rendita di un solo ombrellone a pareggiare il costo della concessione demaniale. Non che lo Stato non ci abbia provato, a colmare la ridicola sproporzione. Ma è sempre stato sconfitto dalla resistenza di una categoria finora compattissima e coccolata (e temuta). Nel 2003 il governo rincarò i canoni del 300%. Sembra tanto: ma il triplo di pochissimo è sempre poco. Esplose lo stesso la rivolta dei bagnini: dopo quattro anni nessuno aveva pagato il rincaro, poi cancellato dalla Finanziaria del 2007. Che tentò un ripiego: impose alle Regioni di rivedere al rialzo le categorie di “valenza turistica”, abolendo la classe C e ricollocando in classe A (con quasi raddoppio del canone) gli arenili pregiati.

Ebbene: nessuna regione, «neppure quelle con spiagge di eccezionale attrattiva», lo ha fatto. La quasi totalità degli stabilimenti balneari italiani risulta tuttora collocata in classe B. A Rimini, ad esempio, Perla dell’Adriatico, una sola spiaggia è in classe A, quella del felliniano Grand Hotel, mentre un chiosco continua a pagare massimo 769 euro anche se è di fatto un ristorantino da 250 metri coperti, che se fosse oltre il lungomare pagherebbe d’affitto tra 50 e 80 mila euro. Cosa spinge le Regioni a sottovalutare il reddito potenziale delle spiagge? Perché in una stagione di tagli ai servizi essenziali nessuna ha voluto aprire un po’ quel rubinetto che gocciola appena?

La risposta è semplice: chi glielo fa fare, a un assessore regionale al turismo, di inimicarsi la categoria cruciale dei bagnini senza guadagnarci nulla, cioè solo per far arrivare più soldi allo Stato centralista? Infatti hanno ritoccato solo (al 10%) la quota dei canoni che resta in tasca alla Regione. E così, per rivalità tributarie fra istituzioni del medesimo Stato si è andati al disastro contabile: il bilancio 2007 prevedeva un introito di 215 milioni, ne incassò solo 85, per l’ira dell’Agenzia del Demanio che ha ipotizzato perfino «il possibile profilarsi di danni erariali» da addebitare alle regioni inadempienti. Solo in Versilia il mancato adeguamento ha fatto perdere alle casse pubbliche 14 milioni di euro in tre anni.

LA BATTAGLIA DEGLI INCAMERATI

Potrebbe finire in niente anche la battaglia più cruenta attualmente in corso sugli arenili: quella degli “incamerati”. Le 25 mila concessioni demaniali marittime non sono tutte capannine e ombrelloni. Una piccola quota, circa 900, è fatta di veri e propri edifici, anche a più piani, in muratura o comunque «non facilmente rimovibili». Sono i grandi imprenditori della battigia, società complesse, con gestioni in subaffitto; tra questi ci sono i grandi complessi con muro di cinta e biglietto d’ingresso a dispetto della norma del libero accesso. Secondo la legge, anche se costruiti a spese del concessionario, quegli edifici sono “incamerati” dallo Stato, cioè resteranno proprietà pubblica.

In cambio, finora, i gestori pagavano canoni ridicoli. Ma qui una legge del 2006 ha calato la mannaia: per le “pertinenze”, così si chiamano queste concessioni «pesanti» (tra cui anche cinema, discoteche, piscine, il celebre Delfinario di Rimini), i canoni sono schizzati a quote quasi di mercato. Un esempio, Rimini, ristorante Lo Squero, tempio del pesce: da 5 a 65 mila euro l’anno, più tre anni di arretrati: «se è così chiudiamo», minaccia il titolare Londei. Però per vent’anni avete pagato l’affitto con la mancia del primo cliente della serata. «Può essere, ma ora è troppo. E quello là davanti», indica l’arenile, «perché allora continua a pagare dieci o venti volte di meno? Solo perché ha le pareti di legno?».

«Forse era meglio accettare l’aumento del 300% nel 2003», si pente Gianni Invino, gestore della discoteca Bahamas, balzato da 6 a 140 mila euro annui. I “grandi concessionari” dunque non ci stanno, e invocano la spalmatura della stangata sui piccoli: rincarare meno e rincarare a tutti, è il grido di battaglia delle associazioni di categoria Sib e Fiba. Questo ovviamente fa arrabbiare i “piccoli”, e il fronte del mare si rompe: «Devono pagare loro che fanno i veri profitti, non noi ‘bifolchi’», reagisce colorito Giorgio Mussoni, bagnino da quattro generazioni, fondatore di Oasi, il sindacato dei bagnini “come una volta”: «Noi paghiamo anche il servizio di salvamento, 16 mila euro, e loro no; noi puliamo la spiaggia e loro no, offriamo gabinetti e docce gratis a chiunque e loro no, facciamo prezzi popolari e diamo il mare a tutti, alla fine ci resta poco in tasca, ma siamo noi a tener su la tradizione di ospitalità della Riviera».

Ma i “grandi” non ci sentono. Hanno tutti fatto ricorso. Sarà un braccio di ferro. Con la segreta speranza di tirare in lungo fino all’avvento del federalismo demaniale, quando dovranno negoziare non più con Tremonti ma con un assessore. E allora le cose potrebbero cambiare, perché a livello locale i “grandi bagnini” godono di una certa simpatia politica. Basta guardare cos’è successo a chi ha provato a tirar giù i reticolati e i muri che in gran parte del centro-sud impediscono il libero accesso alla battigia: in Puglia la legge dell’assessore Minervini, che aveva minacciato le ruspe, è per ora naufragata di fronte all’ostruzionismo del centro-destra; in Abruzzo la maggioranza Pdl ha appena autorizzato i bagnini a recintare gli stabilimenti, con una legge ribattezzata dalle minoranze “una porcata”. Chi la dura, dunque, la vince ancora.

GLI AFFITTI DI CARTONE

Di fatto per le spiagge d’oro si continuano a pagare affitti di cartone, che quest’anno, sfiorando la beffa, sono stati addirittura ridotti del 3,4% da un “conguaglio Istat”. Ci sono tuttora chioschi, sulle spiagge italiane, che pagano meno di un euro al giorno: il prezzo di un caffé. Sempre che lo paghino: in Sicilia la morosità accertata dalla Regione è del 25%. Del resto sul bagnasciuga c’è di tutto. Spiagge “libere” in realtà occupate dai lettini di noleggiatori abusivi, bagni interamente in nero (tre sequestrati a Barletta due mesi fa); spiagge gestite da istituti religiosi che si trasformano in stabilimenti commerciali, per non dire dell’evasione fiscale pura e semplice: sul litorale di Ostia la Guardia di finanza ha accertato redditi sottratti al fisco per 5 milioni di euro in tre anni, in aumento del 146% nel 2009; a Ravenna in maggio un singolo stabilimento ha dovuto restituire al fisco 650 mila euro.

Così la geografia delle coste d’Italia diventa un puzzle che non torna mai. Se i canoni di concessione sono identici per legge da Ventimiglia a Trieste, com’è possibile che, tabelle del Demanio alla mano, una concessione renda in media 13.600 euro se è in Veneto, e solo 2.012 se è nelle Marche? Differenze di dimensione? Ma allora perché un metro di arenile frutta allo Stato 116,2 euro l’anno se è in Romagna, e solo 10 in Puglia? Solo il recupero di questi scarti di redditività farebbe piovere sulle regioni meridionali una manna da 17 milioni di euro l’anno: che si preferisce invece lasciare in tasca ai privati. Denuncia con sconforto la Corte dei conti: «non è possibile stabilire quanto lo Stato incassa dalle concessioni», il demanio marittimo è una realtà fiscalmente «fuori controllo», prevale ormai «una sorta di asserita impotenza a modificare la situazione».

Migliorerà con la devolution? O un solo caos si dividerà in quindici piccoli caos (tante le regioni costiere)? Le Regioni più efficienti, potendo finalmente incassarle in proprio, forse ritoccheranno finalmente le concessioni al rialzo; quelle più clientelari forse erediteranno il “grigio tollerato” centralista. E l’Italia balneare sarà ancora più squilibrata. In questa situazione la spinta liberista dell’Ue, sacrosanta in teoria, potrebbe produrre tutto il contrario nella pratica. «Il mercato sta crollando», denuncia l’assessore Cinquini a Viareggio, «nessuno compra uno stabilimento non sapendo se nel 2015 lo gestirà ancora». Proprio nessuno? Forse qualcuno in grado di rischiare c’è. Grandi catene già attive nella ristorazione, ad esempio, possono scommettere sulla possibilità di vincere le future gare grazie alle proprie economie di scala, e intanto rastrellare concessioni a prezzi di saldo. Si profila lo spettro dei bagni-autogrill, della McSpiaggia? Possibile.

«Distruggeremmo la professionalità costruita in un secolo, la cultura dell’accoglienza che ha fatto la nostra fortuna», paventa l’assessore Gamberini di Rimini. Per altri lo spettro è più inquietante: chi ha soldi da investire anche in piena crisi? «Rischio infiltrazioni mafiose», il presidente Assobalneari Renato Papagni ha avvisato il governo. La richiesta: le future gare privilegino i concessionari uscenti che abbiano dimostrato professionalità e investimenti. Ragionevole: ma potrebbe anche essere la scusa per lasciare tutto come sta. Entro dicembre il governo deciderà come rispettare l’ordine di Bruxelles senza buttare a mare il meglio della tradizione balneare italiana. Col rischio, però, di salvare anche il peggio.

Fonte: La Repubblica

In vacanza (sereni) con la prole

Wednesday, June 30th, 2010

Pianificare la destinazione, sceglieree voli, alberghi e servizi. Una guida ragionata per le famiglie con figli. Anche utilizzando le risorse del web

 
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Quando la famiglia si allarga, viaggiare diventa improvvisamente più complicato. E spesso molto più costoso. Come fare, allora, a organizzare una vacanza con i bambini nel modo più efficiente ed economico? La soluzione può arricare dalla rete. Consigli, classifiche, suggerimenti e strumenti utili:  tra siti italiani, portali stranieri e applicazioni per gli smartphone, l’impresa impossibile di un viaggio con bimbi al seguito si fa improvvisamente più semplice. Ecco come.

Scegliere la meta. Il classico villaggio con animazione compresa è sempre una soluzione valida, per far sì che la vacanza sia tale anche per i genitori, tranquilli di lasciare i figli in mani sicure e con attività adatte a loro. Ma anche i viaggi fai da te si possono organizzare scegliendo le strutture più “children-friendly”, grazie a un buon numero di portali specializzati, in Italia e all’estero. Quanto manca, ad esempio, contiene tutto il necessario per pianificare una vacanza con tutta la famiglia: hotel con offerte o servizi speciali, promozioni e pacchetti su parchi divertimento, guide a misura di bambino per visitare le città e i racconti degli utenti che condividono le proprie esperienze di viaggio.

O ancora Bambini in viaggio, che è invece una vera e propria agenzia turistica on line, che raggruppa mete, strutture, itinerari e località più adatti non solo alle vacanze in famiglia, ma anche studiate per il primo viaggio da soli dei bambini. Bambini.it, invece, contiene un ricco numero di link utili per attività, musei, strutture e iniziative. Da segnalare anche Bambino in viaggio, un portale che raccoglie e promuove gli alberghi più adatti alle famiglie, sia per sconti e tariffe che per servizi ad hoc come attività dedicate, babysitting e sale giochi.

In aereo. In media le compagnie applicano tutte gli stessi sconti: come comunicano da Telefono Blu, “sui voli di linea i bambini vengono raggruppati in due classi: Infant (0-2 anni) e Child (2-11 anni). Di solito gli Infant pagano solo il 10% del biglietto e non hanno diritto al posto prenotato che comunque viene assegnato direttamente a bordo se ci sono posti disponibili; mentre da 2 a 11 anni hanno diritto ad uno sconto del 50% del prezzo del biglietto. Sui voli charter e per le low cost, i bambini fino a 2 anni non pagano o pagano solo il 10% del prezzo del biglietto mentre gli altri pagano generalmente la tariffa piena, come gli adulti”.

Ma oltre agli sconti, sono molti i benefit per i più piccoli, a bordo e a terra. Ad esempio, diverse compagnie (tra cui Alitalia, Emirates. Swissair, Singapore Airlines e altre) mettono a disposizione pasti specifici per i più piccoli: omogeneizzati e latte in polvere per i neonati, piatti semplici e senza spezie per i bambini, magari serviti anche in momenti diversi rispetto a quelli dei genitori, per permettere ai genitori di mangiare con tranquillità. E poi c’è l’intrattenimento, con kit di giochi e album da colorare (Alitalia e Cathay Pacific), babysitter a bordo (Singapore e Austrian Airlines), i film e i cartoni animati più nuovi (Finnair). Mentre a terra, informatevi sulla possibilità di imbarco prioritario o di check-in dedicato, e sulla presenza di zone lounge, nursery e sale giochi adatte a intrattenere i bambini prima dell’imbarco (spesso c’è anche un servizio di sorveglianza, per dedicarsi agli acquisti mentre i figli giocano). Con 

Alitalia e Austrian Airlines, poi si possono associare i bambini al proprio profilo di accumulo miglia, guadagnando punti per tutta la famiglia.

In crociera. Basta un giro in rete per cogliere al volo tante offerte speciali rivolte alle famiglie che scelgono di fare la loro vacanza in crociera. Con Costa Crociere i ragazzi fino a 18 anni in cabina con due adulti viaggiano gratis, o possono avere la loro cabina separata con appena 240 euro in più, e per le famiglie con bambini fino a 3 anni c’è la priorità d’imbarco. Su MSC i minorenni in cabina con i genitori non pagano, e hanno a disposizione un’animazione divisa per fasce d’età, ma anche pasti preparati apposta per venire incontro ai gusti dei bambini. Anche la Carnival, che viaggia prevalentemente in America ma ha qualche rotta anche nel Mediterraneo, fa dell’intrattenimento a bordo per bambini e ragazzi il suo punto di forza: miniclub con caccia al tesoro, pittura su stoffa, cucina creativa per i più piccoli, videogames  e pigiama party dai 12 anni in su e per i teenager discoteca, escursioni e feste in piscina.

Consigli utili. Anche se il viaggio è già organizzato, qualche consiglio in più può sempre tornare utile, e sono moltissimi i siti che aiutano a ricordare ogni dettaglio. Per i viaggi in aereo una guida molto dettagliata la fornisce Telefono Blu, mentre tra i siti stranieri è da segnalare Travel for kids, in lingua inglese, che contiene, oltre a guide e possibilità di prenotare hotel con offerte speciali per i più piccoli, anche moltissimi consigli: ad esempio, mai dimenticare di mettere in valigia un pupazzo di peluche, l’ideale per fare compagnia al bambino in un letto sconosciuto, quali sono i medicinali indispensabili in un kit di pronto soccorso, ma anche come scaldare il latte nel biberon usando i sacchetti per il mal d’aria.

Flying with Kids, invece, offre tutti i consigli possibili per affrontare un volo: come evitare problemi alle orecchie, quanti pannolini di ricambio è meglio portare, e c’è pure un negozio on line con tanti oggetti utili. Dal meccanismo per attaccare il seggiolino a trolley trasformandolo in un passeggino ai giochi da viaggio, dalla tutona impermeabile in cui infilare il bimbo in caso di lotta nel fango alla tisana per conciliare il sonno ai più piccoli.

Con il telefonino. Per chi vuole avere tutto sotto controllo, gli smartphone vengono in aiuto. Travel for kids ha appena inaugurato la versione mobile del sito, per avere a portata di mano le guide delle città con le attrazioni adatte ai bambini, i consigli da viaggio e i giochi da fare per ingannare l’attesa. E le mille applicazioni del “melafonino” si prestano benissimo all’organizzazione di un viaggio, ottimizzando i tempi: si può fare il check in dal taxi che porta in aeroporto, vedere la mappa del terminal trovando negozi e snack, caricare i cartoni animati da guardare in volo e ancora, collegando il telefono a un sistema di controllo domestico, spengere le luci che si erano dimenticate accese

Fonte: Corriere della Sera

Le spiagge più belle del pianeta

Thursday, June 17th, 2010

Dalle Seychelles all’Australia, dalla Grecia alle Hawaii, un tuffo intorno al mondo dove l’acqua è più blu. Una selezione National Geographic Usa. Vedi anche: Le coste più belle d’Italia, le 5 vele 2010

Le spiagge più belle del pianeta

Seychelles A nord del Madagascar, al largo della costa orientale dell’Africa, si estendono le 115 isole dell’Arcipelago delle Seychelles. Questo paradiso dell’Oceano Indiano accoglie ogni anno un gran numero di turisti amanti del sole che alimentano l’economia dell’arcipelago. (Fotografia di Sergio Pitamitz)

Le spiagge più belle del pianeta

Cape Cod, Massachusetts (USA) La penisola di Cape Cod vanta chilometri di spiagge, tranquille stazioni balneari, nonché lauti pasti a base di aragosta e frutti di mare. (Fotografia di Jose Azel, Aurora Photos)
Le spiagge più belle del pianeta
Coronado Beach, California (USA) Le onde costanti della Baia di San Diego attirano orde di surfisti, ma anche folle di bagnanti e amanti dell’abbronzatura. (Fotografia di Sunny Awazuhara-Reed)
Le spiagge più belle del pianeta
Cumberland Island, Georgia (USA) Il bagnasciuga disseminato di conchiglie della spiaggia di Cumberland Island, area protetta della Georgia. Questa isola al largo della costa salì agli onori della cronaca in quanto località del matrimonio segreto tra John F. Kennedy, Jr., e Carolyn Bessette nel 1996.
(Fotografia di Fred Whitehead, Photo Library)
Le spiagge più belle del pianeta
Fraser Island, Australia Le limpide acque del Mar di Tasman lambiscono le spiagge dell’isola di sabbia più grande al mondo, al largo della costa del Queensland. (Fotografia di Andrew Watson, Photo Library)
Le spiagge più belle del pianeta
Mykonos, Grecia Amata soprattutto per la sua architettura, le sue spiagge incontaminate e la sua animata vita notturna, Mykonos è tra le isole più frequentate delle Cicladi. (Fotografia di Gerhard Zwerger-Schoner, Photo Library)
Le spiagge più belle del pianeta
Kailua, Hawaii (USA) Palme di cocco bordano la spiaggia di Kailua, lungo la Costa Kona delle Hawaii.
(Fotografia di Macduff Everton/Getty Images)
Le spiagge più belle del pianeta
Baia Maya, Thailandia Dopo la devastazione dello tsunami del 2004, le coste dell’Arcipelago Phi Phi, al largo delle coste thailandesi, sono tornate nel loro stato originario di paradiso tropicale. (Fotografia di  Paul Quayle, Getty Images/Axion RM)
Le spiagge più belle del pianeta
Città del Capo, Sudafrica Ai piedi dei verdi pendii della Table Mountain, vicino a Città del Capo, la spiaggia di Clifton è tra le più note stazioni balneari sudafricane. (Fotografia di Steve Bloom, Getty Images)
Le spiagge più belle del pianeta
Isola Ocracoke, North Carolina (USA) Ciuffi d’erba punteggiano le sabbie dell’Isola Ocracoke, sito di uno dei primi insediamenti europei dell’America el Nord e tuttora abitata da discendenti del pirata Barbanera. L’isola fa parte delle Outer Banks, una sfilza di isole di barriera che attirano ogni anno migliaia di amanti del sole e del mare. (Fotografia di Terry Donnelly, Getty Images)
Fonte: La Repubblica

Le regole per pedalare sicuri con la bicicletta a norma

Monday, June 14th, 2010
Torna la bella stagione e i cicloamatori rispolverano le due ruote. Ma non tutti sanno che dal 2006 esistono regole molto precise, valide in tutta l’Unione europea, su come debba essere costruita una bici a norma. In Italia a occuparsi di sicurezza sui pedali è l’Uni, l’Ente italiano di unificazione

Torna la bella stagione e i cicloamatori rispolverano la bicicletta, gonfiano le gomme e danno un’aggiustatina ai freni. Insomma, le preparano per nuove passeggiate e scampagnate. L’importante è affidarsi a biciclette sicure, che non ci tradiscano neanche nelle situazioni più complicate. Anche se in pochi lo sanno, dal 2006 esistono regole molto precise su come debba essere costruita una bicicletta a norma. Regole ferree, che richiedono persino dei crash test – come per le automobili - valide in tutti i paesi dell’Unione Europea, anche se non obbligatorie.

Nel nostro paese, ad occuparsi di sicurezza sui pedali è l’Uni - l’ente italiano di unificazione -, che ha pubblicato una guida (che potete navigare attraverso la nostra grafica) e stabilito sigle che ci permettono di riconoscere immediatamente una bici a norma, perché devono essere stampate sul telaio.

A seconda del tipo di bicicletta cambiano anche i test di sicurezza. Per questo l’Uni ha creato quattro sigle differenti:
- le biciclette da città e da trekking devono presentare la sigla EN 14764
- le biciclette da ragazzo, la sigla EN 14765
- le mountain bike, la sigla EN 14766
- le biciclette da corsa, la sigla EN 14781

Come deve essere una bici sicura? Manubrio, telaio, forcelle, sterzo: perché la bicicletta possa fregiarsi della sigla europea, ogni componente deve rispettare precisi parametri. Il manubrio, i telai e le selle, ad esempio, vengono sottoposti a “prove di forza”: macchinari che li premono, li spingono verso l’alto o verso il basso per migliaia di volte. Se, al termine del test, il componente non si è rotto e non si è crepato, viene considerato sicuro.
Anche lo sterzo deve passare una serie di prove: deve poter ruotare di almeno 60 gradi in ogni lato e non dev’essere rigido né più lento in alcun punto della sterzata.

Terminati i test in laboratorio, viene il momento del test su strada. La bicicletta dev’essere stabile in frenata, in curva o durante una sterzata; con due mani sul manubrio ma anche con una sola. Il ciclista, infatti, può aver bisogno di segnalare una manovra agli automobilisti alzando il braccio. Anche in questo caso la sua sicurezza dev’essere garantita.

Se l’asfalto è asciutto, a una velocità di 25 chilometri orari la bici deve arrestarsi in 6 metri; lo spazio diminuisce a 5 metri in condizioni di asfalto bagnato e velocità di 16 km/h.

Le norme europee prescrivono qualche accorgimento anche in fase di assemblaggio: tutte le viti devono essere ben bloccate da rondelle di bloccaggio o dadi autobloccanti; niente bordi taglienti in quelle parti che possono entrare in contatto con le braccia o le gambe del ciclista.

Infine, qualche regola anche sulle biciclette pieghevoli, di cui Consumi si è occupato nel novembre 2009. Queste bici, particolarmente utili soprattutto nelle città, possono essere richiuse alla fine della pedalata in modo da occupare meno spazio. L’Ue chiede ai produttori di queste particolari biciclette di progettarle in modo che il bloccaggio – una volta richiusa la bici – sia sicuro e che sia impossibile riaprirla in modo involontario. Quando la bici è richiusa, i cavi non devono essere danneggiati, mentre durante l’utilizzo nessun meccanismo di bloccaggio deve entrare in contatto con ruote né pneumatici.

Il codice della strada. Dove finiscono gli obblighi dei produttori di biciclette, cominciano quelli dei ciclisti. Che, nel momento in cui circolano sulle strade, devono rispettare il codice esattamente come gli automobilisti. Ecco le principali regole che devono seguire i cicloamatori:
- tenere sempre la destra.
- prima di svoltare a destra o a sinistra, bisogna segnalare le proprie intenzioni con le braccia.
- fuori dai centri abitati e quando il traffico è più intenso, procedere in fila indiana. Si può circolare parallelamente solo se uno dei due ciclisti è un bambino minore di 10 anni e deve comunque pedalare alla destra dell’altro.
- i ciclisti non possono trainare né farsi trainare da altri mezzi.
- non si possono trasportare passeggeri. Unica eccezione: bambini fino agli 8 anni, ma solo se la bici ha un seggiolino regolamentare.
- in presenza di piste ciclabili, i ciclisti sono obbligati a utilizzarle.
- i ciclisti devono procedere in modo uniforme, senza zigzagare. Quando bisogna attraversare una strada molto trafficata o quando le circostanze lo richiedono, bisogna scendere dalla bici e portarla a mano.
Fonte: Kataweb

Viaggi in allegria. Anche per il pet

Saturday, June 12th, 2010

Dal ministero del Turismo, un sito e presto una guida in libreria. Alberghi, ristoranti, campeggi e spiagge dove gli animali sono benvenuti

 
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Uno spot. Una guida turistica. E un sito internet. Per un’Italia a misura d’animale. E per diffondere un messaggio: “Quest’estate non abbandonate i vostri animali domestici”. Si chiama “Turisti a 4 zampe”, ed è la campagna di sensibilizzazione presentata dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Obiettivo: valorizzare le strutture turistiche che accolgono gli animali e porre le basi per una nuova “cultura di amore e rispetto” nei loro confronti. Un impegno che dura da più di un anno. E che “ha visto crescere notevolmente le strutture turistiche che aderiscono al progetto”, ha dichiarato il ministro. 

La guida. Alberghi. Ristoranti. Agriturismi. Campeggi e spiagge. Tutte strutture legate da un unico comune denominatore: poter ospitare animali. Un censimento compiuto dal ministero del Turismo. Che ha riunito tutti gli indirizzi nella guida “Turisti a 4 zampe”. Non si tratta, però, di una semplice schedatura. Il ministero “valorizzerà” queste imprese turistiche. La guida è disponibile sul sito e presto sarà diffusa nelle librerie italiane. Una sorta di Guida Michelin per gli animali.

Sul web. Il sito Turisti a 4 zampe è già attivo. E online è possibile sia ricercare una struttura turistica animal-friendly, sia iscrivere la propria attività nell’elenco ministeriale. A disposizione un avvocato e un veterinario virtuale, ponti a risolvere qualsiasi tipo di problema. Inoltre è consultabile un vademecum che raccoglie consigli utili per poter viaggiare con il proprio animale: una raccolta completa di indicazioni valide sia per l’Italia che per i Paesi esteri. Infine un premio, “Accoglienza Bestiale”, con cui vengono premiati i responsabili delle strutture turistiche più attrezzate.

Lo spot. Sarà trasmesso durante tutto il periodo estivo, in concomitanza “con il picco di abbandoni”, dichiara la Brambilla. Protagonisti del breve cartone animato sono Birba e Birillo, un cane e un gatto che viaggiano in lungo e in largo per l’Italia con i loro padroni. Ancora il ministro: “L’elevato numero di animali lasciati al proprio destino non è proprio di un Paese civile”. Una battaglia che ha anche ricadute economiche: “valorizzare queste strutture significa rendere ancora più appetibile l’offerta turistica del nostro Paese”. Per la Brambilla, anche l’immagine del Paese viene mortificata dagli abbandoni di animali: “sulla rete gira una mail di due turiste straniere. Raccontano che, giunte in un’isola italiana, dopo aver visto vagare randagi magrissimi, hanno deciso di ripartire senza soggiornare. E parlano degli italiani come di un popolo di incivili”.

La coscienza degli animali. Il mese scorso il ministro Brambilla, con Umberto Veronesi, aveva presentato a Milano il manifesto “La coscienza degli animali”. Tra le proposte: abolizione della caccia, divieto d’importazione degli animali esotici, regolamentare il trasporto degli animali da macello e vietare la vivisezione. Molti gli esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo che si sono fatti garanti del manifesto: Vittorio Feltri, Susanna Tamaro, Dacia Maraini e Franco Zeffirelli.

L’Enpa e la Lav. Anche l’Ente Nazionale Protezione Animali ha messo in campo una campagna informativa contro l’abbandono estivo degli animali. Due protagoniste: la cantante esordiente Barbara Monte e la cagnolina Lilly, salvata alcuni mesi fa dalla stessa Barbara. La Lav, associazione che lotta da trent’anni per i diritti degli animali, ha invece fornito i dati relativi agli abbandoni. I numeri: 135mila animali abbandonati ogni anno, il 30% dei quali durante i mesi estivi. Poi la denuncia: “sull’abbandono si è innestato un giro d’affari che sfiora i 500 milioni di euro l’anno. Alcune persone hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove è impedito l’accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai”.
Fonte: La Repubblica

Vele blu, prime Sardegna e Puglia ecco le spiagge di “alta qualità”

Saturday, June 12th, 2010

La classifica 2010 della Guida Blu di Legambiente e Touring Club: i 300 lidi marini e lacustri d’eccellenza nella penisola. Non solo acqua limpida, ma attenzione alla tutela paesaggistica e ambientale

di ANTONIO CIANCIULLO

Sardegna sempre in testa. La Puglia sorpassa la Toscana strappando per un soffio il secondo posto sul podio. La Campania in volata al quarto posto davanti a Sicilia, Abruzzo, Basilicata e Marche. Nel complesso della Penisola, crescono i paesi che conquistano il massimo punteggio, le 5 vele: 14 sul mare, 5 sui laghi. E’ la classifica dell’edizione 2010 della Guida Blu, la bussola per le vacanze firmata da Legambiente e Touring Club: una selezione di eccellenze formata da 300 spiagge marine e più di 70 lacustri che quest’anno ospita anche una sezione sulle grotte marine e una sulla nautica da diporto.

In questi giorni vediamo emergere diverse classifiche balneari, perché diverse sono le griglie di parametri prese in considerazione. Legambiente e Touring club hanno messo a fuoco il modello Italia, che punta non tanto sulla somma dei diversi servizi offerti, quanto su un’abbinata strutturale tra qualità dell’ambiente e proposta turistica. E’ il modello della soft economy, l’economia in cui la tutela del territorio e della coesione sociale fa da traino al fatturato. Non solo acqua pulita (la condizione base per un paese di mare che vuole attirare turisti) ma anche attenzione alla gestione dei rifiuti, alla qualità dell’aria, alla valorizzazione del paesaggio, dei centri storici, delle produzioni tipiche.

Come spiega il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri: “Abbiamo scelto l’Italia che ha scommesso sulla qualità e sulla tutela del territorio, che preferisce abbattere gli edifici abusivi avviando politiche apparentemente impopolari, ma che nel giro di pochi mesi sono in grado di dimostrare tutta la loro efficacia attraendo consensi, turismo, ricchezza per molti invece che per pochi”.

La classifica. Veniamo alla classifica delle spiagge. Al primo posto si piazza la Campania con Pollica (Salerno) e le località costiere Acciaroli e Pioppi: gli edifici pubblici sono alimentati da pannelli fotovoltaici, i sacchetti di plastica sono stati banditi e chi getta mozziconi sulle spiagge prende una multa. Considerazione analoga anche per Brunei, in Sardegna, a circa 9 chilometri da Santa Maria Navarrese (Ogliastra) prossima alle celebri spiagge di Cala Luna, Cala Goloritzè e Cala Sisine.  

Al secondo posto troviamo sempre le Cinque Terre (la Spezia) dove il parco ha eliminato le barriere architettoniche usando ascensori e rampe, ha rilanciato le produzioni locali tipiche e ha inventato la nuova gamma di eco-biocosmesi che usa un sistema di filiera a Km 0 e si basa su materie prime locali.

Al terzo posto c’è la pugliese Ostuni (Brindisi) che ha promosso iniziative di mobilità sostenibile come l’abbinata treno più bici lungo i percorsi ciclabili della via Traiana, ha avviato un progetto di recupero della Casa Cantoniera ex Anas da destinare ad “albergabici” e “bici grill” e ha riutilizzato per scopi irrigui le acque dell’impianto di depurazione di Ostuni.

Capalbio (Grosseto) è quarta per il continuo lavoro di tutela dell’area costiera e del territorio e per l’impegno sul fronte della programmazione culturale e della raccolta differenziata dei rifiuti. Sempre in Toscana la quinta località a 5 vele, Castiglione della Pescaia (Grosseto) che mantiene in buone condizioni il litorale costiero grazie a progetti di conservazione in particolare rivolti all’ecosistema delle dune.

Per quanto riguarda il turismo lacustre, il primato va al Trentino Alto Adige che vanta il maggior numero di località a 5 vele. Ecco l’elenco completo: Appiano sulla Strada del vino (Bz) sul Lago di Monticolo e Fiè allo Sciliar (Bz) sul Lago di Fiè in Alto Adige, Molveno (Tn) sull’omonimo lago in Trentino, Bellagio (Co) sul lago di Como e Massa Marittima (Gr) in Toscana sul lago dell’Accesa.

Swap Vacanze: i viaggi si barattano. Senza spendere un euro

Friday, June 11th, 2010

Questa è l’era del baratto. La filosofia del “do ut des” è vecchia come il mondo, ma oggi va di moda più che mai. È iniziato tutto con gli Swap Party, una sorta di festa per “scambisti” a costo zero con un’unica regola: portare qualcosa da scambiare. Non importa che siano regali da riciclare, abiti sepolti nell’armadio, bigiotteria o cianfrusaglie della nonna. L’importante è rifarsi il guardaroba senza spendere un euro.

Adesso gli swapper pensano in grande e dagli accessori sono passati alle Swap Vacanze. L’appuntamento è a Milano, dal 10 al 12 giugno, per la prima kermesse del baratto dedicata ai viaggi e al turismo ecosostenibile. Tre giorni per scambiarsi tutto quello che fa estate, dalla casa in montagna alla villa in multi-proprietà, dal camper alla roulotte, dal gommone al catamarano. Un’occasione unica per fare “vacanze alternative” e scoprire che un appartamento in Liguria fa gola a chi da anni va in barca a vela alle Maldive, o che la vostra tenda da campeggio vale un loft a Manhattan.

L’incontro è all’EcoConcept Store Atelier del Riciclo e per partecipare bisogna portarsi dietro la “vacanza”, ovvero una foto e una breve descrizione di quello che si vuole scambiare. Una volta registrati all’ingresso, la vacanza verrà esposta in bacheca. Se si vogliono barattare solo abiti, accessori e quant’altro di sfizioso da mettere in valigia per l’estate (parei, occhiali da sole, borse, teli da mare), l’unica clausola è che tutto sia pulito e in buone condizioni.

Scambio reale ma anche spunti interessanti: le Swap Vacanze sono un’opportunità per conoscere le nuove tendenze di viaggio, come l’home Exchange, il couchsurfing e il boat (ma anche car) sharing. Per chi non ha ancora dimestichezza con questi viaggi al risparmio, la kermesse milanese è l’ideale per farsi un’idea sulle eco-oppurtunità del “turismo leggero sul portafogli e sull’ambiente”, con tour operator specializzati.
Ma non è finita qui: gli swapper, oltre a gustare un bio-happy-hour nell’Atelier, possono anche continuare le trattative di viaggio durante una mini-crociera sul Naviglio, con aperitivo a chilometro zero e trattamenti beauty con massaggio rilassante agli olii essenziali.

Info: Atelier del Riciclo, via Casale 3/a, Milano (MM P.ta Genova, tel. 02.89.40.99.42, www.atelierdelriciclo.jimdo.com, www.urbanswaparty.it. Imbarco per happy hour sul battello, Alzaia Naviglio Grande 4. Prenotazione obbligatoria. Biglietto: 15 €.

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