Archive for the ‘sicurezza’ Category

Temporali estivi: cosa fare per non correre rischi?

Friday, July 30th, 2010

 Mai prendere sotto gamba un temporale estivo: nella bella stagione si registra un aumento dei fulmini e il rischio di rimanerne vittima aumenta. L’invito alla prudenza viene da ricercatori americani del National Lightning Safety Team, promotori di una campagna di sensibilizzazione con lo slogan “When thunder roars, go indoors” (quando il tuono muggisce, andate al chiuso).

 

RISCHI - «Il rischio di essere vittima di un fulmine è fortunatamente molto basso e negli ultimi 30 anni, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione, è diminuito il numero di incidenti fatali e non - riferisce Marco Giustini, epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità -. In Italia, nello specifico, fino agli anni ‘70 gli eventi mortali erano una quarantina all’anno. Negli ultimi anni siamo scesi a circa 10 decessi e a una ventina di eventi non fatali, a fronte di un aumento della popolazione. Un buon traguardo, ma è comunque utile mantenere uno stato di allerta e conoscere i comportamenti da mettere in atto per evitare spiacevoli sorprese». Il fenomeno dei fulmini è particolarmente importante nelle regioni tropicali ed equatoriali ma anche l’Italia, per le sue caratteristiche geografiche, è spesso interessata da fulmini. La presenza di catene montuose e il fatto di essere circondata da un mare caldo alimenta infatti l’intensità delle perturbazioni. «Le Regioni dove più spesso di osservano eventi fatali sono la Sardegna, il Trentino e l’Abruzzo - riferisce l’esperto -. I motivi sono diversi e vanno dalla presenza di aree montagnose dove cadono più fulmini alla maggiore diffusione di attività all’aperto come la pastorizia».

CONSEGUENZE - Fortunatamente solo una minoranza delle persone colpite da un fulmine riporta conseguenze così gravi che conducono all’immediato decesso. «Quando il fulmine si scarica direttamente su una persona il decesso è inevitabile, ma nel caso della fulminazione indiretta, ossia causata dalla corrente che si disperde nel terreno circostante al punto d’impatto del fulmine, le conseguenze sono in genere minori, anche se a volte molto gravi - spiega Giustini -. La fulminazione indiretta può comportare ustioni, arresto cardiaco, arresto respiratorio, problemi alla vista a causa del bagliore del fulmine nonché disturbi uditivi per il rumore dovuto al violento spostamento d’aria».

RACCOMANDAZIONI - Ormai quasi tutti sanno che quando c’è un forte temporale con lampi e fulmini la prima cosa da fare è cercare rifugio al chiuso ed evitare di mettersi sotto gli alberi. Ma gli accorgimenti utili non si fermano qui come ricorda Giustini: «Se si è all’aperto, senza ripari nelle immediate vicinanze, evitare di stare in piedi con le gambe divaricate a causa del rischio di differenze di potenziale elettrico tra i due piedi. È meglio accucciarsi, tenendo i piedi il più uniti possibile e con la testa tra le ginocchia. Ancora se si è in un gruppo di persone, sparpagliarsi per evitare la propagazione dalla scarica tra vicini. Ovviamente non bisogna ripararsi sotto gli alberi isolati, specie se alti. Il bosco fitto è già meno pericoloso, purché si rimanga lontano dai tronchi o dai rami bassi. Un’utile precauzione è anche quella di liberarsi da qualsiasi oggetto metallico (collanine, orologi) e cercare di evitare tutte le strutture metalliche, come per esempio i piloni, tettoie aperte, cabine telefoniche. Se si è al mare, durante un temporale stare distanti dalle barche e dalla spiaggia perché ombrelloni e gli alberi delle imbarcazioni possono attirare un fulmine. Ancora evitare di entrare in contatto con l’acqua o uscire subito se si sta facendo il bagno. Se si ha la possibilità di rifugiarsi in macchina, chiudere bene i finestrini ed evitare di toccare le portiere del veicolo. Infine tenere presente che le persone colpite da fulmine non sono cariche elettricamente e dunque non si rischia nulla a prestare loro soccorso. Al contrario un soccorso immediato può risultare determinante per salvare la vita».

 

 

Antonella Sparvoli

Fonte: Corriere della Sera

Le regole per pedalare sicuri con la bicicletta a norma

Monday, June 14th, 2010
Torna la bella stagione e i cicloamatori rispolverano le due ruote. Ma non tutti sanno che dal 2006 esistono regole molto precise, valide in tutta l’Unione europea, su come debba essere costruita una bici a norma. In Italia a occuparsi di sicurezza sui pedali è l’Uni, l’Ente italiano di unificazione

Torna la bella stagione e i cicloamatori rispolverano la bicicletta, gonfiano le gomme e danno un’aggiustatina ai freni. Insomma, le preparano per nuove passeggiate e scampagnate. L’importante è affidarsi a biciclette sicure, che non ci tradiscano neanche nelle situazioni più complicate. Anche se in pochi lo sanno, dal 2006 esistono regole molto precise su come debba essere costruita una bicicletta a norma. Regole ferree, che richiedono persino dei crash test – come per le automobili - valide in tutti i paesi dell’Unione Europea, anche se non obbligatorie.

Nel nostro paese, ad occuparsi di sicurezza sui pedali è l’Uni - l’ente italiano di unificazione -, che ha pubblicato una guida (che potete navigare attraverso la nostra grafica) e stabilito sigle che ci permettono di riconoscere immediatamente una bici a norma, perché devono essere stampate sul telaio.

A seconda del tipo di bicicletta cambiano anche i test di sicurezza. Per questo l’Uni ha creato quattro sigle differenti:
- le biciclette da città e da trekking devono presentare la sigla EN 14764
- le biciclette da ragazzo, la sigla EN 14765
- le mountain bike, la sigla EN 14766
- le biciclette da corsa, la sigla EN 14781

Come deve essere una bici sicura? Manubrio, telaio, forcelle, sterzo: perché la bicicletta possa fregiarsi della sigla europea, ogni componente deve rispettare precisi parametri. Il manubrio, i telai e le selle, ad esempio, vengono sottoposti a “prove di forza”: macchinari che li premono, li spingono verso l’alto o verso il basso per migliaia di volte. Se, al termine del test, il componente non si è rotto e non si è crepato, viene considerato sicuro.
Anche lo sterzo deve passare una serie di prove: deve poter ruotare di almeno 60 gradi in ogni lato e non dev’essere rigido né più lento in alcun punto della sterzata.

Terminati i test in laboratorio, viene il momento del test su strada. La bicicletta dev’essere stabile in frenata, in curva o durante una sterzata; con due mani sul manubrio ma anche con una sola. Il ciclista, infatti, può aver bisogno di segnalare una manovra agli automobilisti alzando il braccio. Anche in questo caso la sua sicurezza dev’essere garantita.

Se l’asfalto è asciutto, a una velocità di 25 chilometri orari la bici deve arrestarsi in 6 metri; lo spazio diminuisce a 5 metri in condizioni di asfalto bagnato e velocità di 16 km/h.

Le norme europee prescrivono qualche accorgimento anche in fase di assemblaggio: tutte le viti devono essere ben bloccate da rondelle di bloccaggio o dadi autobloccanti; niente bordi taglienti in quelle parti che possono entrare in contatto con le braccia o le gambe del ciclista.

Infine, qualche regola anche sulle biciclette pieghevoli, di cui Consumi si è occupato nel novembre 2009. Queste bici, particolarmente utili soprattutto nelle città, possono essere richiuse alla fine della pedalata in modo da occupare meno spazio. L’Ue chiede ai produttori di queste particolari biciclette di progettarle in modo che il bloccaggio – una volta richiusa la bici – sia sicuro e che sia impossibile riaprirla in modo involontario. Quando la bici è richiusa, i cavi non devono essere danneggiati, mentre durante l’utilizzo nessun meccanismo di bloccaggio deve entrare in contatto con ruote né pneumatici.

Il codice della strada. Dove finiscono gli obblighi dei produttori di biciclette, cominciano quelli dei ciclisti. Che, nel momento in cui circolano sulle strade, devono rispettare il codice esattamente come gli automobilisti. Ecco le principali regole che devono seguire i cicloamatori:
- tenere sempre la destra.
- prima di svoltare a destra o a sinistra, bisogna segnalare le proprie intenzioni con le braccia.
- fuori dai centri abitati e quando il traffico è più intenso, procedere in fila indiana. Si può circolare parallelamente solo se uno dei due ciclisti è un bambino minore di 10 anni e deve comunque pedalare alla destra dell’altro.
- i ciclisti non possono trainare né farsi trainare da altri mezzi.
- non si possono trasportare passeggeri. Unica eccezione: bambini fino agli 8 anni, ma solo se la bici ha un seggiolino regolamentare.
- in presenza di piste ciclabili, i ciclisti sono obbligati a utilizzarle.
- i ciclisti devono procedere in modo uniforme, senza zigzagare. Quando bisogna attraversare una strada molto trafficata o quando le circostanze lo richiedono, bisogna scendere dalla bici e portarla a mano.
Fonte: Kataweb

I problemi al pozzo erano noti Bp nascose il dossier segreto

Tuesday, June 1st, 2010

Un rapporto degli ingegneri della società aveva messo in dubbio la sicurezza della piattaforma esplosa. Notati già un anno fa i difetti al rivestimento del tubo e alla valvola per prevenire fughe di gas di IAN URBINA

WASHINGTON - Da alcuni documenti interni alla BP risultano inequivocabili gravi problemi e molte preoccupazioni legate alla sicurezza della piattaforma di trivellazione Deepwater Horizon molto prima di quanto la società petrolifera stessa abbia riferito al Congresso la settimana scorsa.

I problemi interessavano il rivestimento della tubazione del pozzo e la valvola ausiliaria anti-esplosione, elementi rivelatisi ad alta criticità nella spirale di eventi che ha portato al disastro della piattaforma. Dai documenti risulta infatti che già a marzo, dopo varie settimane di problemi sulla piattaforma, BP era alle prese con grosse difficoltà e nello specifico con una perdita di “controllo del pozzo”. Ben undici mesi prima, per di più, già aveva coltivato preoccupazioni in merito al rivestimento del pozzo e alla valvola ausiliaria anti-esplosione.

Il 22 giugno 2009, per esempio, gli ingegneri della BP avevano espresso il timore che il rivestimento di metallo che la società intendeva adoperare avrebbe potuto cedere per l’alta pressione. In un rapporto interno all’azienda, Mark E. Hafle, ingegnere petrolifero della BP, aveva scritto: “Sicuramente questo sarebbe lo scenario peggiore, tuttavia avendolo visto con i miei occhi, so che cose del genere possono accadere”.

Sebbene il suo rapporto indichi che l’azienda fosse consapevole di alcuni rischi e di aver fatto un’eccezione alla regola, quando venerdì scorso ha testimoniato in Louisiana in relazione alle cause del disastro della piattaforma, Hafle ha ricusato l’idea che l’azienda avesse deciso di correre dei rischi e davanti a un gruppo di sei esperti ha affermato: “Nessuno pensava che ci fosse un problema di sicurezza. Si erano presi in considerazione e risolti tutti i rischi possibili e tutti i motivi di preoccupazione e si era arrivati a un modello operativo che lasciava intuire che, se gestito correttamente, ci avrebbe consentito di lavorare con successo”.

Le preoccupazioni di BP non si dissolsero dopo il rapporto di Hafle risalente al 2009. Ad aprile di quest’anno, gli ingegneri dell’azienda petrolifera sono giunti alla conclusione che il rivestimento “sarebbe stato verosimilmente inefficace come sigillante”, stando al documento, con riferimento al fatto che la tubazione doveva essere rivestita per evitare che dal pozzo fuoriuscissero dei gas.

Martedì scorso il Congresso ha reso noto un memorandum con gli accertamenti preliminari delle prime indagini interne effettuate dalla BP, che indicano che immediatamente prima dell’esplosione del 20 aprile c’erano stati alcuni inequivocabili segnali d’allarme, comprese alcuni rilevamenti delle apparecchiature dalle quali risultava che il gas all’interno del pozzo era in ebollizione, indice probabile di un’esplosione imminente. Un corteo di testimoni si è avvicendato la settimana scorsa alle udienze, riferendo di decisioni sbagliate e scorciatoie prese nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti all’esplosione della piattaforma, ma i documenti interni della BP forniscono un quadro molto chiaro di quando l’azienda e le autorità federali hanno visto palesarsi i primi problemi.

Oltre al rivestimento del pozzo, gli inquirenti stanno concentrando la loro attenzione anche sulla valvola anti-esplosione, un dispositivo ausiliario di sicurezza che avrebbe dovuto essere inserito attraverso una conduttura di trivellazione, nel tentativo in extremis di chiudere il pozzo quando è avvenuto il disastro. La valvola anti-esplosione non ha funzionato, motivo per il quale il greggio ha continuato a fuoriuscire e a riversarsi nelle acque del Golfo del Messico, anche se le ragioni del suo mancato funzionamento restano poco chiare.  I documenti, in ogni caso, dimostrano che a marzo, dopo alcuni problemi riscontrati sulla piattaforma, i vertici di BP avevano informato gli enti federali preposti ai controlli che stavano incontrando difficoltà e andavano incontro a una “perdita di controllo” del pozzo.

 ”La cosa più importante in momenti del genere è fermare tutto, e mettere sotto controllo le operazioni” ha detto un esperto. Egli ha anche aggiunto di essersi molto stupito per il fatto che la compagnia petrolifera non abbia fatto un’analisi per valutare se le operazioni di estrazione del greggio dovessero continuare, una volta riportato il pozzo sotto controllo.
(© The New York Times- la Repubblica.
Traduzione di Anna Bissanti)  

Da Villa Adriana a Pompei tutti i capolavori a rischio

Friday, April 2nd, 2010

“A Piazza Armerina se avessimo curato meglio i resti, dopo avremmo speso molto meno”di CARLO ALBERTO BUCCI

 

Da Villa Adriana a Pompei tutti i capolavori a rischio

I trecento metri quadrati di terra zuppa d’acqua che martedì mattina hanno schiantato la volta della galleria traianea della Domus Aurea non sono l’unico peso insostenibile sulla schiena spezzata del patrimonio italiano. Una mappa dell’archeologia a rischio crolli evidenzia una situazione grave nella Roma dei palazzi imperiali e degli acquedotti, sull’Appia antica come a villa Adriana, a Pompei, a villa Jovine a Capri, a piazza Armerina in Sicilia, fino in Puglia.

“Quello che è successo ieri alle Terme di Traiano temo che possa succedere anche a Villa Adriana a Tivoli. Lì il pericolo è ancora maggiore” ha detto ieri il presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Andrea Carandini presentando la mostra “Villa Adriana. Una storia mai finita”. Più cauta la padrona di casa, la soprintendente del Lazio Marina Sapelli Ragni: “Rischi immediati di infiltrazioni non ce ne sono, però è vero che abbiamo muri alti anche 20 metri e che dobbiamo tenere sotto controllo la vegetazione rigogliosa. Attenzione e preoccupazione sono costanti”. I fondi per la manutenzione ordinaria dei 30 edifici e degli 80 ettari sono una bazzecola: 900mila euro l’anno mentre prima del Giubileo del 2000 in quattro anni ebbero 44 miliardi di lire.

Il commissario per l’archeologia di Roma, Roberto Cecchi, ha lanciato il piano di “manutenzione programmata” che prevede interventi minimi e costanti, controllo capillare per evitare che si arrivi al restauro. E il commissario della Domus Aurea Luciano Marchetti ha scoperto ieri che i pozzetti di scolo dei giardini sopra la zona del crollo non erano stati mai svuotati: ma il verde di Colle Oppio spetta al Comune.

Racconta Beatrice Basile, che guida la Soprintendenza di Enna: “Alla villa romana del Casale a Piazza Armerina il degrado è stato fortissimo per anni e anni. Sarebbe bastato curare meglio i resti per evitare di spendere tanto nel restauro. Per la manutenzione di tutto l’Ennese avevamo 150mila euro l’anno. Fino al 2009. Ora? Nulla”. Stessa cifra, “zero euro”, avuta da Rita Cosentino, direttrice delle 1000 tombe etrusche di Cerveteri (40 le visitabili): “Le piogge hanno messo a rischio i tumuli in tufo. Abbiamo tenuto pulito il sito, ma grazie a dipendenti e volontari. Meno male che ora arrivano 250 mila euro di Arcus”.Montegrotto: 3,5 milioni negli ultimi anni per un piccolo, certo importante, sito non particolarmente a rischio. Ma lì a scavare c’è l’archeologa Elena Ghedini, sorella dell’avvocato del premier e membro del consiglio superiore Beni culturali. A Canosa gli ipogei ellenistici, come quello de Lagrasta o del Cerbero, hanno bisogno di cure continue. Ma per la manutenzione di tutta la Puglia la Soprintendenza archeologica guidata da Teresa Cinquantaquattro ha meno di 200mila euro. Quanto arriva a Canosa? “Poco o nulla”. Ricchissima perché autonoma, ma con una marea di case, affreschi e templi da curare, è la Soprintendenza speciale di Pompei. Ieri il commissario Marcello Fiori ha presentato uno stanziamento di 39 milioni di euro. “Il 90 per cento andranno in restauri” assicura il direttore generale per l’Archeologia, Stefano De Caro. Che sottolinea: “A Ercolano abbiamo fatto scuola per la manutenzione. La programmazione è la nuova frontiera della tutela”.

Fonte: La Repubblica 

Bolletta a punti, quanto si risparmia?

Sunday, November 22nd, 2009
Al debutto la nuova offerta di E.On per il consumo domestico di gas ed elettrici
FTAOnline

Si accende il programma di fidelizzazione di E.On. Con il nuovo catalogo raccolta punti la multi utility premia i clienti più “risparmiosi” offrendo sconti sulla bolletta elettrica o del gas o regali dedicati al tema dell’”Ambiente e Sicurezza”.

Tra le altre iniziative in favore dei clienti E. On offre anche sconti significativi in bolletta e agevolazioni particolari ai possessori della Social Card.

Come funziona la raccolta punti?

A poter beneficiare degli sconti fedeltà sono principalmente i clienti residenziali per l’energia elettrica e il gas che, attraverso la raccolta punti “E.ON Energia Premiata”, il programma fedeltà che sostiene l’ambiente, potranno ricevere dei punti bonus calcolati proporzionalmente al risparmio sui consumi energetici, rispetto all’anno precedente.

L’obiettivo della società, oltre all’evidente tentativo di fidelizzazione, è quello di stabilire le basi per un circolo virtuoso dell’efficienza.
I premi che si ottengono attraverso la raccolta, rappresentano infatti a loro volta una forma di incentivo per i clienti a realizzare un ulteriore risparmio di consumi e di costi. I punti, infatti, possono essere anche convertiti in sconti in bolletta: da 10 a 100 euro, a scelta, sulla bolletta elettrica o su quella del gas. Il catalogo dell’edizione 2009/2010 propone anche regali dedicati proprio al tema dell’”Ambiente e Sicurezza” dove è possibile scegliere di ricevere il rilevatore di gas, l’antifurto senza fili o il caricabatterie a energia solare.

Agevolazioni per la Social Card

Buone notizie in bolletta per i possessori di una social card, a cui sarà concesso il raddoppio dei punti accumulati. Diverse sono le possibilità per incrementare la propria raccolta: 500 punti sono erogati sottoscrivendo la nuova offerta “E.On Energia Assicurata” o presentando nuovi clienti con l’iniziativa “Member Get Member”. Grazie a una promozione speciale, inoltre, e’ possibile moltiplicare i punti comunicando l’autolettura del gas: 150 punti, se attuata tramite numero verde 800 64 77 64 o recandosi allo sportello territoriale, e 300 punti se si effettua tramite il sitowww.eon-energia.com. Infine, per la domiciliazione bancaria (Rid) o postale (Banco Posta) i punti salgono a 500.

 

Fonte: La Stampa

Vecchie, pericolose e pericolanti: ecco lo stato delle scuole italiane

Tuesday, October 6th, 2009
Intonaco che cade, quadri elettrici aperti, spigoli vivi, finestre rotte, palestre malandate, assenza di criteri antisismici. E’ la fotografia dell’edilizia scolastica italiana scattata da Cittadinanzattiva nel VII Rapporto nazionale sulla sicurezza nelle scuole. Promossi solo 16 istituti in tutto il Paese.
Vecchie, pericolose e pericolanti. Spesso fatiscenti. È la fotografia delle scuole italiane scattata da Cittadinanzattiva con la campagna “Imparare Sicuri”, durante la quale sono state monitorate 106 scuole, 48 elementari, 18 medie, 19 licei, 11 scuole dell’infanzia e 10 istituti comprensivi in 11 regioni. Sommando tutti i parametri presi in considerazione nell’indagine, il voto più alto l’ha ottenuto l’Istituto Tecnico Commerciale e Geometri di Matelica (Macerata) con 89 punti su 100. Dietro la lavagna sono finiti l’Ipsia “Leonardo da Vinci” di Matera e l’elementare Alcide Cervi di La Spezia con 50 punti. (GUARDA LE TABELLE: SCUOLE PROMOSSE | SCUOLE BOCCIATE)

Un bollettino di guerra. La rassegna dei problemi è lunga: intonaco che cade; quadri elettrici aperti; spigoli vivi; finestre rotte o scheggiate nella metà degli istituti presi in esame. E non si tratta di piccoli casi isolati. Per dare un’idea, il 27% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato. Tanto che è stato necessario chiedere un intervento di manutenzione nell’88% dei casi e un intervento straordinario in quasi la metà (46%). L’unica consolazione è che tutte le scuole monitorate hanno fatto le prove di evacuazione almeno una volta in un anno.  GUARDA IL VIDEO

La palestra (quando c’è) è l’ambiente scolastico più malandato. Quella che dovrebbe essere l’ora più divertente per gli alunni si svolge in un luogo sporco, insicuro (nel 28% dei casi), fatiscente (nel 20%) e scomodo (nel 23% dei casi mancano addirittura gli spogliatoi). Nonostante tutto gli edifici scolastici continuano a svolgere un’importante funzione sociale che va oltre le lezioni di matematica e geografia. Quasi tutte (il 92%) sono aperte il pomeriggio per ospitare didattica alternativa, attività culturali o sportive.

Barriere architettoniche. In una scuola su cinque gli alunni con ridotte capacità motorie si trovano in difficoltà già dall’ingresso. Solo la metà degli istituti dispone di un ascensore, che nel 23% dei casi non funziona. Ma gli ambienti più ostili ai disabili sono la palestra e i laboratori scientifici. E l’odissea si ripete anche all’ora di pranzo: il 17% delle mense presenta barriere architettoniche.

Cade l’intonaco. Secondo l’indagine di Cittadinanzattiva, nelle scuole del nostro paese sono frequenti anche i distaccamenti di intonaco dalle pareti, spesso a causa dell’umidità o di infiltrazioni d’acqua. A giudicare dai dati, gli spazi meno curati sarebbero proprio le aule dove si tengono le lezioni con il 17% dei casi. Subito dopo vengono i laboratori scientifici e le palestre. Molto meglio le aule docenti con il 5%. Non si tratta semplicemente di un fenomeno brutto a vedersi o di un segno di incuria. Spesso, infatti, la “pioggia” di intonaco è il segnale inquietante di un solaio mal costruito o realizzato con materiali scadenti. Quindi più soggetto a crolli. Le scuole costruite tra gli anni Quaranta e Settanta sono più esposte a questo rischio. Del resto non è raro che un pezzo di soffitto crolli in testa ai ragazzi durante le lezioni. Il caso più eclatante è quello del novembre 2008 quando Vito Scafidi, 17 anni, morì durante la lezione in un liceo del torinese per colpa di un tubo fissato male che aveva sfondato il tetto. Ma le cronache locali riportano episodi simili (fortunatamente con lieto fine) ogni settimana. GUARDA LA TABELLA SUGLI INFORTUNI SCOLASTICI

Elettricità. Gli impianti elettrici sembrano il punto di forza delle scuole italiane. L’80% degli istituti ha lampade di emergenza; non si trovano quasi mai fili scoperti e gli interruttori sono spesso in buono stato tranne che nelle aule studenti, dove sono rotti nel 29% dei casi. È facile però imbattersi in cavi volanti, soprattutto nelle segreterie e nelle aule studenti. Preoccupante anche il modo in cui vengono custoditi i quadri elettrici: sono aperti in 4 aule computer su 10 e chiunque potrebbe manometterli. Il dato migliora solo leggermente nelle mense (35% dei casi) e nelle palestre (33%). Ancora rare le scuole verdi: secondo i dati nazionali a utilizzare fonti di energia rinnovabile sono solo il 7%. Più della metà degli istituti, però, monta lampadine a basso consumo.

Rischio sismico. Una delle realtà più inquietanti del rapporto “Imparare sicuri” riguarda il rischio sismico o idrogeologico cui sono esposte le nostre scuole. Per dare un’idea della particolarità del nostro territorio, più della metà degli istituti monitorati si trova in aree a rischio sismico (54%) e il 26% in zone a rischio idrogeologico. A fronte di questi dati un terzo delle scuole prese in esame non è in possesso del certificato di agibilità statica, fondamentale per attestare la sicurezza di un edificio in caso di terremoto. Nel 35%, invece, nessuno sa con certezza se il certificato sia stato rilasciato o no. Nella peggiore delle ipotesi il 68% delle strutture sottoposte all’indagine di Cittadinanzattiva potrebbero essere a serio rischio in caso di sisma. Nel frattempo in Molise decine di scuole non hanno ancora riaperto i battenti: dopo il terremoto in Abruzzo si è scoperto infatti che molti edifici non sono agibili. La tragedia della scuola di San Giuliano di Puglia, dove 27 bambini morirono sotto le macerie, ha lasciato il segno.

Approfondimenti

Fonte Kataweb

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