Archive for the ‘Scienze e Tecnologie’ Category

Emigrare nello spazio

Wednesday, August 11th, 2010

L’astrofisico Hawking: “Crescono popolazione e consumo di risorse: possiamo salvarci dalla catastrofe solo esplorando nuovi mondi” dal nostro inviato CRISTINA NADOTTI


LONDRA – Mentre i fondi per le esplorazioni spaziali si riducono, l’astrofisico britannico Stephen Hawking sprona l’umanità a colonizzare lo spazio per evitare un’estinzione data per certa nel prossimo secolo. Complice anche il lancio del suo nuovo libro, atteso per ottobre, l’autore del rinomato “Dal Big Bang ai buchi neri” in un’intervista rilasciata al sito britannico “Big Think” ha lanciato l’allarme su quello che considera il periodo più difficile per la sopravvivenza dell’umanità. Hawking non è ottimista: gli esseri umani sono sempre più abili a sfruttare l’ambiente circostante, ma ancora troppo egoisti per pensare al bene comune del Pianeta, quindi non resta che esportare i nostri vizi e le nostre virtù altrove.
 
“La popolazione e l’uso delle risorse stanno crescendo sulla Terra in modo esponenziale – è l’ammonimento di Hawking – così come cresce in continuazione la nostra capacità di incidere sull’ambiente, sia in termini positivi che negativi. Il problema è che il nostro codice genetico mantiene ancora immutati gli istinti egoisti e aggressivi che erano indispensabili per la sopravvivenza in passato. In queste condizioni non vedo come si potrebbe evitare il disastro nei prossimi cento anni”.
 
“L’unica possibilità di sopravvivenza a lungo termine per la nostra specie è di non restare a guardare quel che stiamo facendo alla Terra, ma di distribuirci nello Spazio, solo lì possiamo avere un futuro”, è la conclusione di Hawkings, che cita poi una serie di momenti cruciali nella Storia in cui siamo stati sull’orlo dell’abisso. Il suo avvertimento dai pericoli che ci verrebbero nel comunicare con gli alieni risale allo scorso aprile, quando l’astrofisico disse che gli extraterrestri ci sono di sicuro, ma possono non essere ben disposti nei nostri confronti. A 63 anni Hawking, costretto all’immobilità dalla distrofia neuromuscolare, sembra sempre più pessimista e pronto a prefigurare per la razza umana tutte le calamità dei più catastrofici film di fantascienza.

Fonte: La Repubblica

Nella nostra galassia ci sono 140 pianeti simili alla Terra

Friday, July 30th, 2010

 La Nasa tace e non conferma, ma lo scienziato Dimitar Sasselov lo dichiara a una conferenza mondiale: secondo i suoi studi e quelli del team che lavora dietro al telescopio Keplero, ci sarebbero 140 pianeti che orbitano nella galassia di dimensioni e probabilmente fattezze simili alla Terra. Scoperte di questo genere aiuteranno, in futuro, a capire origini ed esistenza della vita sugli altri pianeti oltre al nostro. Rispondendo a una domanda vecchia quanto il mondo.

I PIANETIL’annuncio è stato dato questo mese a Londra, nel corso di un evento organizzato da TED (Technology, Entertainment, Design), dal professore di Harvard, astronomo e fisico, Dimitar Sasselov: secondo lo studioso e i suoi colleghi, ci sarebbero centinaia di pianeti che orbitano nella galassia a somigliare al nostro. Nessuno tra questi è stato ancora verificato con certezza ma tra gli oltre 700 localizzati, almeno 140 avrebbero le caratteristiche per dimensioni e presenza di elementi geofisici tanto da poter parlare di “similitudine con la Terra” e senz’altro di “stesse dimensioni della Terra”, come precisa Sassalov nel video del suo intervento, indicando su un planetario ricostruito i 140 punti e ammettendo che qualsiasi astronomo con gli strumenti in suo possesso potrebbe già riconoscerne almeno sessanta. Impossibile, almeno per il momento, capire se su questi pianeti scorra acqua, ci siano rocce o addirittura esseri viventi. Per fugare ogni dubbio, lo stesso professore spiega che verranno promossi a pianeti simili alla Terra quelli che presentano queste caratteristiche: «un corpo piccolo, dotato di rocce, in grado di orbitare intorno a un sole».

KEPLERO – Le dichiarazioni di Sassalov partono dal lavoro del telescopio Keplero, strumento della missione omonima orchestrata dalla Nasa, che è alla ricerca di pianeti che orbitino intorno a un sole dove vi sia vita – almeno allo stadio primordiale – vicina alla nostra. Giusto un anno fa, il telescopio ha restituito la prima immagine raccolta nella galassia, e al 15 giugno 2010 il telescopio aveva già registrato la presenza di 706 candidati. Proprio lo stadio ancora poco avanzato degli studi avrebbe portato la Nasa a tacere (e ricevere critiche da più parti, Nature incluso), almeno per ora, sulla divulgazione di questi dati così suggestivi. Le fonti ufficiali dichiarano che i risultati completi di questo studio saranno divulgati non prima di febbraio 2011.

Fonte: Corriere della Sera

Google: energia eolica per centri dati

Thursday, July 22nd, 2010

Google sempre piu’ ‘verde’: il colosso di Mountain View ha annunciato che per i prossimi 20 anni comprera’ energia eolica da NextEra Energy. Google alimentera’ cosi’ alcuni dei suoi centri dati. L’accordo arriva a tre mesi dall’investimento di quasi 39 milioni di dollari in due impianti di energia eolica del Nord Dakota, sviluppati sempre da NextEra Energy, in grado di produrre abbastanza energia per soddisfare il fabbisogno di oltre 55 mila abitazioni.

“Gettiamo il cane dal cavalcavia” Oscurato gruppo su Facebook

Thursday, July 15th, 2010

Dalla denuncia di alcuni liceali di La Spezia la protesta contro chi istigava alla violenza sugli animali. Indagine per risalire ai promotori dell’iniziativa. Slogan crudeli e il video di un cane cucinato al barbecue. Lo sdegno di molti iscritti. Ma l’assessore all’ambiente avverte: “Il canile in due giorni ha raccolto 6 cani abbandonati: quello su internet non è più un gioco: è un costume diffuso”

di BRUNO PERSANO

“Tutti i cani in autostrada”, meglio “sui binari della ferrovia, sperando nel primo treno che passa”. C’era scritto questo su Facebook “Gioca con noi: Libera FIDO … vediamo se Vinci!”. Il sito è stato oscurato. A denunciare per primi lo scandalo, un gruppo di studenti del liceo classico Costa, a La Spezia. Poi il fuoco della vergogna ha raggiunto l’Ufficio tutela dei diritti degli animali del comune e via via, i carabinieri dei Nas, la polizia postale, fino al ministro al Turismo Michela Brambilla.

FOTO: la pagina della vergogna

La battaglia è stata vinta. Il sito cancellato e l’indagine aperta per risalire ai promotori dell’iniziativa nascosti dietro indirizzi web di comodo. Ma qualcosa, dall’inchiesta, è già emerso. Sembra che i fondatori della pagina su Facebook, siano gli stessi che settimane fa avevano aperto home page per raccogliere adesioni ad una nuova campagna a favore delle “donne oggetto” o dei camerieri che devono essere trattati “come servi e pezzenti”.

“Uniamo l’utile al dilettevole: scaraventiamo i cani dal cavalcavia. I cani rendono le persone peggiori. Liberiamocene”. Era stato caricato persino il video di un cane fatto arrosto sul barbecue. Crudeltà che hanno sollevato il disprezzo di molti iscritti e lo sdegno delle autorità. Il presidente della Provincia della Spezia, Marino Fiasella, promotore del progetto Tutela animali: “Il maltrattamento di un animale è segno di inciviltà”. Ma l’assessore comunale all’ambiente Laura Ruocco avverte: “Il canile in questi ultimi due giorni ha raccolto sei cani abbandonati: quello su internet non è più un gioco: è un costume diffuso”.

Fonte: La Repubblica

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La nuova mappa della gravità terrestre

Wednesday, June 30th, 2010

L’ha realizzata un satellite dell’ESA. Servirà per decifrare il cambiamento climatico

non è sempre uguale perché dipende dalla concentrazione delle masse interne

La nuova mappa della gravità terrestre

L’ha realizzata un satellite dell’ESA. Servirà per decifrare il cambiamento climatico

MILANO - La gravità sulla Terra non è sempre uguale in tutti i punti del globo. Detta così può sembrare un’affermazione che interessa soltanto pochi scienziati specialisti di geodesia. Invece la misura di questo dato è determinante anche per decifrare il cambiamento climatico. Adesso un satellite dell’agenzia spaziale europea Esa ha realizzato la più precisa mappa gravitazionale della Terra che mai i ricercatori siano riusciti a disegnare con strumenti tradizionali. La sua presentazione è avvenuta al congresso degli studiosi della materia riuniti a Bergen, in Norvegia, e organizzato nell’ambito del programma Living Planet dell’Esa. 

IL PROGETTO GOCE - La mappa è frutto di un progetto ambizioso che mirava alla costruzione di un satellite, Goce, il quale volando a bassa quota poteva misurare ad alta risoluzione la forza gravitazionale. Questa non è sempre uguale perché dipende dalla concentrazione delle masse interne la cui distribuzione esatta ovviamente non si conosce. Ma far volare un satellite a bassa quota, come era necessario per l’obiettivo da raggiungere, è un azzardo perché viene frenato dalle particelle atmosferiche e quindi decade rapidamente. Così per far viaggiare Goce ad appena 254,9 chilometri di quota è stato dotato di un avanzatissimo motore ionico che con piccoli ma costanti impulsi neutralizza la resistenza all’avanzamento e garantisce la quota di volo. Il secondo ostacolo da superare è stata la costruzione dello strumento così sensibile da cogliere anche le minime variazioni della forza che ci tiene legati a terra. In questo modo i ricercatori sono riusciti a mettere insieme la forma più corretta del «geoide» che è appunto la forma della Terra secondo un’altezza di riferimento media riferita alla forza di gravità. Sia lo strumento che la costruzione del satellite è avvenuta in buona parte nelle camere bianche di Thales Alenia Space di Torino. «Questo risultato è molto prezioso – spiega il professor Reiner Rummel dell’Università di Monaco di Baviera che guida gli scienziati impegnati nella ricognizione – perché finalmente abbiamo una descrizione precisa di grandi aeree del nostro pianeta riguardanti il Sudamerica, l’Africa, Himalaya, il Sud Est dell’Asia e l’Antartide. Di queste zone si possedevano in alcuni casi povere descrizioni».

CAMBIAMENTO CLIMATICO -Ma scendendo nella pratica forse l’aspetto che più fa capire l’importanza di Goce lanciato in orbita nel 2009 è connesso al «climate change» perché i suoi dati sono essenziali per misurare la circolazione delle correnti oceaniche, le variazioni dei mari e la dinamica dei ghiacciai, cioè tutti elementi che entrano nel gioco dell’ancora complicato processo di cambiamento climatico. Le informazioni raccolte da Goce permettono la complilazione di modelli teorici essenziali per spiegare i mutamenti del pianeta sul quale viviamo. Esse sono poi integrate con altre fornite da vari satelliti riguardanti l’ambiente (dall’acqua, all’umidità dei suoli, all’atmosfera) che l’Esa ha lanciato proprio nell’ambito del programma Living Planet al fine di decifrare una realtà ambientale in gran parte da scoprire ma determinate per capire come affrontare i risolvere i problemi e la tutela del pianeta stesso.

Giovanni Caprara

Fonte: Corriere della Sera

Energia. Studio: Dai rifiuti fino al 6% dei consumi italiani

Saturday, June 26th, 2010

Università Milano-Bicocca ha provato con successo nuova tecnica

Milano, 25 giu. (Apcom) - Se in Italia tutti i rifiuti residui della raccolta differenziata, circa 20 milioni di tonnellate l’anno, fossero bruciati in impianti di nuova generazione, sarebbe possibile produrre oltre 20.000 gigawattora elettrici, pari al 6 per cento circa del consumo nazionale di elettricità. E’ quanto sostengono gli inventori di una nuova tecnica di trattamento dei rifiuti basata sulla creazione di un composto chiamato bioessiccato Amabilis. Il processo è stato provato con successo per tre anni dal dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio dell’Università di Milano Bicocca in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, i Politecnici di Milano e Torino, l’Università Federico II di Napoli, l’Università di Genova, l’Università di Pavia e la società Ecodeco (Gruppo A2A) che hanno valutato gli impatti sulla salute umana, quelli sull’ambiente e il recupero energetico. Le emissioni prodotte dal nuovo combustibile impiegato nel sistema di gestione studiato dalla ricerca sono risultate meno dannose rispetto a quelle prodotte dai tradizionali combustibili da rifiuto utilizzati nei tradizionali termovalorizzatori. Grazie al nuovo sistema di gestione studiato dalla ricerca, il rendimento di produzione di elettricità da rifiuti potrebbe salire dal 27-29 per cento degli impianti convenzionali a circa il 40 per cento per un termo-utilizzatore di grande taglia (capacità di trattamento 500mila tonnellate di rifiuti all’anno). La ricerca è stata condotta in sette impianti di smaltimento dei rifiuti della società Ecodeco localizzati nelle province di Milano, Lodi e Pavia. Più precisamente, gli impianti interessati sono gli Its (Intelligent transfer station) di Lacchiarella (Milano), Montanaso (Lodi), Corteolona (Pavia) e Giussago (Pavia), il bioreattore di Corteolona e i due Termovalorizzatori di Corteolona e Giussago. Copyright APCOM

Nasce il mattone ecologico composto da materie plastiche riciclate recuperate in discarica.

Wednesday, June 23rd, 2010

Il vecchio mattone si veste di nuovo e utilizza componenti derivati esclusivamente da materie plastiche riciclate recuperate in discarica. Il brevetto mondiale Ecomat Research Ltd si declina in tre prodotti: Ecomat, il mattone disponibile nelle misure di 8 e 16 centimetri, pensato per la ripartizione degli interni, Mat Tek?, un “unicum costruttivo”, ovvero, non un semplice mattone ma un sistema costruttivo che integra all’involucro di chiusura la parte strutturale e ingloba l’impiantistica. Strutturato in singoli moduli è realizzato con PPPE polipropilene additivato proveniente da plastiche riciclabili. I vantaggi? È ecologico ed economico: permette una riduzione dell’80% dei costi di gestione dovuto al risparmio sui costi derivanti dalle caratteristiche uniche di questo sistema, dalla fase di esecuzione a quella di utilizzo. Il terzo prodotto, infine, è Mat Pack, un’eco scatola per tamponamenti esterni.
Approfondimenti
Ecomat Research, www.ecomatresearch.com

Foto buffe dei gatti sul web Come far soldi facendo ridere

Wednesday, June 16th, 2010

Il caso di Cheezburger Network, una rete di 53 siti di cosiddetti “tormentoni” che solo lo scorso mese ha attirato 16 milioni di visitatori unici e che genera ricavi a sette zeri grazie a pubblicità, merchandising e diritti di ROSALBA CASTELLETTI

IL SEGRETO di un’impresa di successo? “Fare ridere gli internauti per almeno cinque minuti al giorno”, risponde Ben Huh, il fondatore diIl caso di Cheezburger Network, una rete di 53 siti di cosiddetti “tormentoni”" che solo lo scorso mese ha attirato 16 milioni di visitatori unici e che genera ricavi a sette zeri grazie a pubblicità, merchandising e diritti.

Tutto ha inizio tre anni fa. Nato in Corea del Sud e trasferitosi in California, Huh  -  giornalista convertitosi in imprenditore dot.com  -  cerca di avviare un’impresa, ma con poco successo: lavora 20 ore al giorno e non fa che accumulare debiti. Un giorno nota che il server che ospita il blog sul suo cane Itchmo 1 creato insieme alla moglie Emily è crollato perché un sito web ha pubblicato una sua foto in hotlinking. Si tratta di “I can has cheezburger” 2, un sito di cosiddetti lolcats (dall’inglese laughing out loud, “ridere a squarciagola”, e cats, “gatti”), ossia fotografie di gatti in pose buffe accompagnate da battute spiritose scritte in un inglese sgrammatico, o kitty pidgin, la lingua che parlerebbero i mici se ne parlassero una (esiste anche un dizionario per appassionati )

Huh non ci pensa un attimo e senza usare mezzi termini scrive a uno dei due fondatori del sito, Eric Nakagawa: “Hey stupido, devi smetterla”. Nakagawa si scusa e rimuove l’hotlink all’immagine. Huh intanto si ferma a riflettere: “Se un solo hotlink da questo sito è riuscito a buttar giù il mio server, dovrà ricevere un sacco di visite”. Per capirne di più, si offre di lavorare gratuitamente al sito e, quando si rende conto del suo potenziale, decide di comprarlo.

“È stato un affare remunerativo dal primo giorno”, dice oggi Huh, 32 anni e… allergico ai gatti. In tre anni la compagnia è passata dalle 500mila pagine viste al giorno nel 2007 alle 340 milioni visitate lo scorso mese e ai 18 milioni di contenuti ricevuti ogni giorno dai lettori. La maggior parte del materiale pubblicato è infatti creato dagli stessi visitatori. Le immagini o i video divertenti che non si addicono a nessuno dei siti già esistenti spesso ne ispirano di nuovi.

È così che, dopo il sito per gattofili, sono nati ad esempio “Photobomb” 4, catalogo di fotografie rovinate da intrusi, “Fail Blog” 5, un blog che raccoglie tutti i progetti falliti o insensati documentati dal web, e “There, I fixed it” 6, campionario d’improbabili riparazioni fai-da-te. È su Cheezburger Network che si trova insomma quasi tutto quel genere di contenuti che poi diventa virale su Facebook o Youtube.

“Abbiamo nel cassetto almeno 150 idee per diversi blog e abbiamo in mente di lanciarne uno a settimana”, dice Huh, la cui compagnia “Pet Holdings Inc” oggi conta 40 dipendenti. Solo l’1% di quel che inviano i lettori viene però pubblicato online. Il resto va in libri (due sono rimasti per decine di settimane nella lista di best-seller compilata dal New York Times), magliette, biglietti d’auguri, calendari, magneti, etc… Un successo inarrestabile che ha attirato l’attenzione di varie testate, dal Time a Wired, da The Slate al New York Times, e che non è stato intaccato neppure dalla crisi globale. “L’umorismo - commenta Huh - è certamente a prova di recessione”.

Fonte: La Repubblica

I prof e lo studente che trasformano i rifiuti in ricchezza

Thursday, June 10th, 2010

L’impresa Ant nata dall’Università
di Agraria

FEDERICO MONGA
TORINO

I torinesi, e gli imprenditori non fanno eccezione, si dice siano più formiche che cicale. Un passo alla volta, operosi, grandi lavoratori e giammai fermarsi a cantar vittoria. Azzeccatissimo allora è il nome Ant che in inglese vuol dire proprio formica e che a Grugliasco invece è l’acronimo di Agri New Tech, l’azienda nata da una costola di Agrinnova il centro di ricerca della facoltà di Agraria torinese. Una bella storia imprenditoriale. Un case history, dicono gli anglosassoni. «Un modello che ha pochissimi paragoni in Italia e che invece deve essere replicato», è il parere di Giuseppe Benedetto, direttore delle Attività produttive della Regione. Due professori, Maria Lodovica Gullino e Angelo Garibaldi, e un loro ex studente di 27 anni, Massimo Pugliese, hanno investito 10 mila euro a testa per trasformare i rifiuti in ricchezza. Gli scarti delle nostre tavole in nuova vita.

Siamo nel campo della biotecnologia hi-tech, delle tecniche più avanzate dell’agricoltura moderna. Per andar avanti con l’anglofilia della «Green Economy». Agri News trasforma il risultato della decomposizione dei rifiuti organici frutto della raccolta differenziata, delle potature grazie all’utilizzo in presenza di ossigeno di tre micro organismi che sono stati studiati al centro di ricerca e brevettati sia sul mercato italiano che su quello internazionale. La tutela commerciale non ha un costo eccessivo: attorno ai dieci mila euro. Il grosso investimento sta a monte e, grazie ai fondi della Regione, ha superato il milione e 350 mila euro. Il risultato è quello che si chiama volgarmente concime. Ma si tratta di un concime potenziato, assolutamente biologico, che oltre a aiutare le piante a crescere, le rafforza e ne cura anche alcune patologie. Un agrofarmaco naturale che combatte i parassiti. I clienti sono i centri di ricerca, le aziende agricole in Italia e all’estero, ma anche le imprese produttrici di plastiche biodegradabili.

La formica Ant, che come logo ha proprio l’insetto tanto caro ad Esopo, non fornisce solo servizi e prodotti che tutelano le risorse ambientali. Ma si rvoilge anche a campi di intervento molto vasti e innovativi come la sicurezza alimentare e la valorizzazione delle biomasse. In prospettiva dunque la trasformazione dei rifiuti in energia.

Un business in forte espansione. «Operiamo in un settore - spiega la professoressa Gullino che un po’ torna all’origine dell’azienda agricola paterna - in forte espansione dove non mancano le risorse per gli investimenti, basta solo sapere dove andarle a cercare». E la strada porta soprattutto ai fondi della comunità europea che Agrinnova, presieduta da Garibaldi, diretta da Gullino e dove sono presenti anche grandi aziende come la Ferrero, la Gancia e la Fao, sfrutta fin dalla sua nascita nel 2002. «Questi fondi - ci scherza su il professor Garibaldi - sono finalizzati allo sviluppo della ricchezza e a fornire lavoro ai giovani, e questi sono i due buoni motivi che, alla mia veneranda età sull’orlo della pensione mi hanno convinto a buttarmi nel rischio di impresa». Agri New Tech ha già due commesse, in Marocco e in Ungheria. «Con questi primi fondi - guarda avanti la professoressa Gullino - potremo cofinanziarci con l’Unione Europea altre attività».

La strada sembra quella giusta, e una vetrina importante arriverà all’Expo di Shanghai dove la neonata impresa è stata invitata dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta per partecipare alla manifestazione l’Italia degli innovatori.

Rifiuti elettronici: le nuove regole

Saturday, May 22nd, 2010

La «spazzatura tecnologica» dovrà essere smaltita in un «ecocentro» comunale

Il telefonino si è rotto. Dove si butta? E qual è il sacco giusto per le macchinine radiocomandate, per l’Ipod e per la lampadina ad alta efficienza? Forse il sacco «resto», quello dei rifiuti non riciclabili? Risposta sbagliata. Il posto giusto per la spazzatura elettronica, cioè i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche, a oggi è solo l’ecocentro comunale. Il 18 giugno, però, un decreto legge cambierà tutto.

«UNO CONTRO UNO» – Gli addetti ai lavori hanno soprannominato così il decreto ministeriale numero 65 del 2010, che stabilisce le novità sia per i clienti che per i venditori dei negozi di elettronica. Dal 18 giugno, chi dovrà cambiare il televisore (oppure il frigorifero, la lavastoviglie, il cellulare, il ferro da stiro, il dvd, e decine di altri prodotti elencati a questo link) non dovrà più portarli a proprie spese all’isola ecologica. La vecchia tv sarà ritirata gratuitamente dal negozio dove si acquisterà quella nuova. Quello che fino a oggi era un servizio offerto a pagamento diventa per legge un obbligo per i negozianti, perfino per chi vende online. La spazzatura elettronica sarà poi consegnata ai consorzi di riciclo, che l’anno scorso hanno raccolto 193milioni di rifiuti elettrici. L’entrata in vigore del decreto «Uno contro uno» permetterà di recuperare anche i materiali degli apparecchi della «piccola elettronica», che finora sfuggivano alla raccolta differenziata, finendo quasi sempre per essere buttati nel sacco resto. Dei 193 milioni di rifiuti ritirati, infatti, solo 30 milioni 662 mila sono piccoli apparecchi. La parte del leone la fanno lavatrici, frigoriferi e tv, che insieme raggiungono i 160 milioni di pezzi. Fanalino di coda le lampadine a alto rendimento: l’anno scorso ne sono state raccolte solo 652 mila, eppure, essendo apparecchi che utilizzano il mercurio, metallo molto pericoloso sia per l’ambiente che per la salute umana, è fondamentale che siano portate agli ecocentri, oppure consegnate ai negozi, come appunto prevede il decreto.

LA TV DIVENTA UNA PIASTRELLA – Quello del televisore è forse il caso più virtuoso nell’ambito del riciclo della spazzatura elettronica in Italia. Nel 2009 sono stati venduti circa 7 milioni di televisori, per un totale di circa 80 mila tonnellate di apparecchi. I consorzi di riciclo ne hanno ritirato il 78 per cento, vale a dire che su 100 chili venduti, 78 sono stati recuperati. Un ottimo risultato, che addirittura anticipa il target europeo da raggiungere entro il 2016, che fissa la percentuale al 65 per cento. «Nel 2009 un’azienda di Bologna, il Gruppo Concorde ha realizzato una linea di piastrelle utilizzando il vetro estratto dai vecchi televisori e riuscendo così anche a ottenere un finanziamento dall’Unione Europea» spiega Danilo Bonato, direttore del sistema collettivo «Re.media». Il vetro in questo caso ha sostituito in parte l’impasto del «feld spato», argilla ottenuta tramite escavazioni.

ORO NEL TELEFONINO – Dall’eccellenza alla nicchia: su 100 chili di piccoli rifiuti meno del 10 per cento viene recuperato. Eppure, i cellulari, i notebook e mille altri piccoli prodotti offrono nuovi scenari nella potenzialità del riciclo. Questi apparecchi contengono metalli preziosi, come oro, argento, platino, palladio. Uno studio dell’Istituto per le tecnologie ambientali di Berlino, presentato giovedì all’Ecoforum Raee organizzato dal Consorzio Ecoqual’It, da Tecnoimprese e dalla rivista Ecofocus, rivela che con la tecnologia odierna i tre quarti della quantità di oro e palladio potenzialmente recuperabili finiscono per essere buttati via, persi nei filtri, oppure mischiati ad altri metalli perché i magneti che li estraggono non distinguono, ad esempio, tra oro e ferro. Riuscire a estrarre oro e platino permetterebbe un guadagno di 770 euro a tonnellata di rifiuti. Per farlo occorre affinare le tecnologie di riciclo, usando non dei robot ma operai super specializzati. «Per un “sorting” così preciso forse l’automazione estremizzata non è la risposta giusta» spiega Bonato.

LAMPADINE, EFFICIENTI MA PERICOLOSE– Il mondo dell’illuminazione sta cambiando. La lampadina inventata da Edison, quella col filamento, entro il 2016 sarà fuori commercio. Oggi si va verso il massiccio utilizzo delle lampadine a alta efficienza, l’80 per cento delle quali viene prodotto in Cina. Efficienti lo sono senza dubbio, dato che consumano un quinto rispetto a quelle tradizionali. Tuttavia, contengono mercurio, metallo pericoloso per la salute. Per questo, in caso di rottura dell’involucro, gli esperti consigliano di allontanarsi, di non toccare i pezzi a mani nude e di aerare il locale per circa mezz’ora, dato che il mercurio è un elemento volatile e si diffonde nell’aria. Queste lampadine sono assimilate ai rifiuti elettronici. Quando sono esauste, vanno portate all’ecocentro della propria città, che dovrebbe possedere contenitori adeguati. Oppure, dopo il 18 giugno, potranno essere consegnate ai negozi, acquistandone delle nuove come prevede il decreto «Uno contro uno». «Oggi il riciclo di queste lampadine coinvolge soprattutto il vetro – spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight - Il mercurio estratto viene poi riutilizzato per altri fini, ma non per produrre altre lampadine: servirebbero quantitativi più elevati e concentrazioni adeguate». Il primo obiettivo, tuttavia, sia dell’Unione Europea che dei consorzi di smaltimento, è di evitare la dispersione di mercurio nell’ambiente, in attesa della nuova generazione di lampade, quelle a led, un diodo che produce energia senza bisogno di un metallo pericoloso come il mercurio.

Giovanna Maria Fagnani

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